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mercoledì 10 febbraio 2010

Puglia: conclusa legislatura Vendola, stabilizzati 8mila precari

Sanità: controlli più severi nei confronti dei privati; stabilizzati a tempo indeterminato quasi 8mila lavoratori

La notte scorsa il Consiglio Regionale della Puglia ha approvato, dopo una lunga maratona durata quasi 48 ore, il pacchetto “Omnibus”, contenente numerose norme riguardanti la sanità della regione.

L’approvazione del pacchetto, decisa dai voti della maggioranza (Partito Democratico, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, SeL), pone fine alla legislatura di Vendola, che il governatore uscente ha concluso stringendo la mano a Rocco Palese, suo avversario, insieme a Adriana Poli Bortone, per le prossime elezioni regionali.

Tra le norme più importanti approvate sono presenti controlli più severi nei confronti dei privati che vogliono entrare nel mondo della sanità, tagli a diverse tariffe, un’azione di monitoraggio sugli innesti di protesi, procedura intorno a cui ruotava lo “scandalo Tarantino” scoppiato in estate dopo l’evoluzione del caso D’Addario-Berlusconi, e, soprattutto, la stabilizzazione a tempo indeterminato di quasi 8mila lavoratori che, fino ad oggi, avevano lavorato nel settore della sanità con contratti a tempo determinato.
Un risultato importante che mette in luce un problema di carattere nazionale, legato all’esistenza della Legge 30 Biagi-Maroni, che coinvolge milioni di giovani precari costretti a lavorare in condizioni di schiavismo o a rimanere per anni nel medesimo posto di lavoro venendo però ogni anno licenziati e subito riassunti (come accade nel mondo della scuola) per evitare di dar loro i diritti propri dei lavoratori a tempo determinato.

“Per noi – ha detto il governatore Vendola, a margine della votazione – la lotta alla precarietà è stata una stella cometa. Ci sono famiglie che vivono con il cappio al collo di un contratto a tempo determinato [...] È stato un piacere condividere questi cinque anni con Palese e con i consiglieri di maggioranza e opposizione. Abbiamo cercato di essere classe dirigente e qualche volta ci siamo riusciti”
“Ora – ha aggiunto, riferendosi alla sanità – possiamo controllare di più e meglio. Non abbiamo avuto la bacchetta magica. Il mio rimpianto? Non essere riuscito ad aiutare chi era caduto e non poteva rialzarsi, stretto tra l’emergenza e la programmazione”.

“Con piacere ho stretto la mano – ha commentato il candidato PdL – e mi auguro di continuare a farlo in campagna elettorale. Ciò non toglie che noi pugliesi tiriamo un sospiro di sollievo per la fine di questa legislatura”.
Spazio, ora, alla campagna elettorale, che vedrà i tre contendenti impegnati fino al 28 marzo. In attesa di capire se il centrodestra arriverà davvero diviso al voto o se, alla fine, il PdL riuscirà a convincere la Poli Bortone e l’Udc a convergere su Palese.

L’ultimo sondaggio (28 gennaio, Crespi Ricerche) vedeva Vendola al 42%, Palese al 39% e la Poli Bortone al 19%.


www.newnotizie.it

GUERRE CLIMATICHE


Ci è stata segnalata una notizia veramente sconvolgente. Non sappiamo quanto sia vera o attendibile ma leggete e commentate. Rimarrete scioccati.

LA COLONIZZAZIONE DI HAITI

E'iniziata la colonizzazione di Haiti,prima è stata distrutta,;hanno provocato un terremoto tramite la tecnologia H.A.A.R.P.,adesso la ricostruiranno,e il fantoccio Obama ha scelto Bush e Clinton per gestire gli aiuti alla popolazione locale.
Avesse scelto Jack lo squartatore gli abitanti erano più al sicuro!
Quindi aspettiamoci ricostruzioni da parte del gruppo Carlyle o associati e prestiti dal FMI e dalla Banca Mondiale,tanto per rendere ancora più schiavi gli Haitiani...

Cos'è HAARP?
Presso Gakona, circa 200 km a Nord-Est del Golfo del Principe Guglielmo, un terreno di proprietà del Dipartimento della Difesa USA fu scelto il 18 ottobre 1993 da funzionari dell’Air Force e a partire dall’anno seguente venne disseminato di piloni d’alluminio alti 22 metri, il cui numero è cresciuto di anno in anno fino ad arrivare a 180. Ognuno di questi piloni porta doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la «banda bassa» da 2.8 a 7 MegaHerz e l’altra per la «banda alta» da 7 fino 10 MegaHerz.

Tali antenne sono capaci di trasmettere onde ad alta frequenza fino a quote di 350Km, grazie alla loro grande potenza. A pieno regime, l’impianto richiede 3.6 MegaWatt (la potenza di 100 automobili), assicurati da 6 generatori azionati da altrettanti motori diesel da 3600 cavalli l’uno. Scopo ufficiale di queste installazioni è studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Come si sa, questo strato è composto da materia rarefatta allo stato di plasma, cioè di particelle cariche (ioni), e ha la proprietà di riflettere verso terra le onde hertziane, in particolare nelle ore notturne. (In questo processo sono molto d'aiuto le scie chimiche...)E’ per questo, ad esempio, che di notte ci è possibile ascoltare alla radio le stazioni AM di molti Paesi stranieri, dato che la riflessione ionosferica permette ai segnali di scavalcare la curvatura terrestre.

Secondo lo stesso principio è plausibile che le irradiazioni delle antenne HAARP possano rimbalzare fino a colpire gli strati bassi dell’atmosfera sopra un Paese distante migliaia di chilometri. Ed interferire quindi con i fenomeni meteorologici. Un uso militare dell’HAARP è ammesso dalla Federazione Scienziati Americani. Un uso, tuttavia, non distruttivo, ma solo di ricognizione. Modulando i segnali in frequenze bassissime, cioè onde ELF o VLF, si potrebbe «vedere ciò che succede nel sottosuolo, individuando bunker, silos di missili, e altre installazioni sotterranee di Stati avversi. Al di là di ciò, la «guerra ecologica» appare terribilmente possibile da oltre vent’anni.

Già nel 1976 l’Enciclopedia Militare Sovietica ventilava il rischio che gli Stati Uniti, per via elettromagnetica o per via astronautica, potessero modificare il clima dell’Eurasia lacerando lo strato di ozono sopra l’URSS. L’Unione Sovietica si accordò così con gli USA perché fosse proibito l’uso dei cambiamenti climatici ambientali. A livello ONU, ciò fu ribadito con la convenzione ENMOD (Environmental Modifications), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Ma pochi anni dopo, negli Stati Uniti, lo scienziato considerato il padre dell’HAARP ideava un sistema volto apertamente a controllare i fenomeni meteo. L’11 agosto 1897 il dott. Bernard Eastlund brevettava con numero di «patente» 4,686,605 il suo «Metodo e apparato per l’alterazione di una regione dell’atmosfera, della ionosfera o della magnetosfera».

Si dice che Eastlund, fisico del MIT si sia ispirato ai lavori del grande genio Nikola Tesla (1856-1943), lo scienziato jugoslavo emigrato in America nel 1884. A Tesla dobbiamo molti ritrovati che resero possibile la diffusione dell’elettricità, soprattutto la corrente alternata trifase (mentre Edison era rimasto arroccato sulla corrente continua). Inoltre aveva tentato di sviluppare un sistema di trasmissione dell’energia via etere, il che avrebbe reso inutili i cavi, nonché un apparecchio per ottenere elettricità gratuita per tutti ricavandola dalle oscillazioni naturali del campo elettrico terrestre. Quando Tesla morì, l’8 gennaio 1943, gli agenti dell’FBI diedero la caccia a tutti i suoi progetti, e su questi permane il mistero.Tesla aveva parlato persino di raggi della morte, efficaci fino a 320 km di distanza.

Non sappiamo esattamente quanto vi sia di Tesla nei progetti del dott. Eastlund e nell’HAARP. Fatto sta che negli anni Novanta Eastlund fondò una sua compagnia, la Eastlund Scientific Enterprise, che fra le attività menzionate sul suo sito web comprende tanto la partecipazione al programma HAARP, quanto l’esplicita ricerca nel campo delle modificazioni meteorologiche. Che dire?Nel libro: «Guerra senza limiti», scritto da due colonnelli dell’aeronautica Cinese, Qiao Liang e Wang Xiansui,vi sono cose che fanno rabbrividire,dicono infatti: «Utilizzando metodi che provocano terremoti e modificando le precipitazioni piovose, la temperatura e la composizione atmosferica, il livello del mare e le caratteristiche della luce solare, si danneggia l’ambiente fisico della terra o si crea un’ecologia locale alternativa. Forse, presto, un effetto El Nino creato dall’uomo diverrà una superarma nelle mani di alcune nazioni e/o organizzazioni non-statali».

Non credete sia possibile vero?

Avete mai sentito parlare di Shoichi Nakagawa, 56enne ex ministro delle Finanze giapponese,trovato morto a letto nella sua abitazione a Tokyo?
Gli fu posta una domanda:"Come mai avete passato il controllo del sistema finanziario giapponese a gruppi oligarchici anglo-americani?"
Il ministro rispose che se non l'avessero fatto avrebbero distrutto il Giappone con Terremoti.
Adesso il ministro è morto d'infarto,ma tu guarda le coincidenze......





Bene adesso passiamo ad Haiti.
Da un articolo scritto da Alessio Di Benedetto ed intitolato "Angeli, non suonate quest’arpa". Come è noto, con H.A.A.R.P. si intende un gigantesco sistema di antenne ubicate a Gakona (Alaska), il cui scopo ufficiale è lo studio della ionosfera, ma che in realtà è una potente arma per manipolazioni climatiche e tettoniche. Occorre ricordare che impianti simili, altrettanto potenti, sorgono anche altrove, in Svezia, Russia, Francia, Italia… Lo studio di Alessio Di Benedetto è un contributo fondamentale, poiché dovuto ad un esperto nel campo delle frequenze: l’autore, infatti, è docente di Storia ed estetica musicale presso il conservatorio di Foggia. Ha scritto numerosi libri di argomento musicale, in cui spazia dalla storia antica alla fisica, dalla simbologia alle scienze di frontiera. Le sue numerose pubblicazioni hanno riscosso grande successo di critica e di pubblico. Chi meglio di Di Benedetto dunque, abituato a disquisire di armoniche, frequenze, vibrazioni… può comprendere i veri fini di H.A.A.R.P.? Il testo illumina, con mirabile chiarezza e sulla base di investigazioni scientifiche, la relazione tra risonanza Schumann, la pulsazione naturale della Terra, e l’inquinamento elettromagnetico.E’ doveroso ringraziare ancora una volta il gentilissimo Dottor Gianni Ginatta che ci ha segnalato l’articolo. Validissimo ricercatore, animato dal sincero desiderio di verità, al Dottor Ginatta vanno i nostri attestati di stima per la sua abnegazione e per il suo disinteressato sostegno.

L’uomo materialistico, assetato di potere e di odio per il mondo ed il creato, ha messo a punto un sistema di distruzione del Canto della Terra, la cui voce risuona alla frequenza di 7,83 htz. Ci riferiamo al Progetto H.A.A.R.P., un vero e proprio piano di manipolazione mentale, per controllare il nostro modo di pensare. Esso è stato realizzato dai poteri forti statunitensi attraverso l’emissione nell’atmosfera di segnali sonori molto bassi (infrasuoni) che interferiscono con il flusso di onde analoghe irradiate dal cervello umano. Non dimentichiamo che, dal punto di vista della Fisica vibrazionale, tutti i processi biologici dipendono dalle interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali. Qualsiasi attività umana organica e vitale pulsa in risonanza con la frequenza Schumann. La nostra stessa salute dipende dall’accordo con siffatto suono. L’alterazione artificiale di cui è fatta oggetto questa frequenza della Terra ci impedisce di sognare, di fantasticare, d’inventare, di stare in pace con noi stessi e con gli altri.

[...] Il cervello emette onde che, nello stato di veglia, funzionano all’incirca tra 13 e 33 hertz (onde Beta) o che durante lo stato di meditazione profonda variano tra 3 e 7 hertz. Le onde Alfa (7-12 hertz) si sprigionano nel dormiveglia o in una condizione meditativa leggera. Infine vi sono le onde Gamma (34-60 hertz) che sono preposte a collegare tempo e spazio a livello neuronale e ad interrelare la realtà in quanto interpretazione complessiva (memoria e coscienza). L’uomo è il prodotto di un’interferenza d’onda generata tra il suo campo elettrodinamico e la risonanza di cavità Schumann. Il cervello umano è un complicatissimo congegno ricetrasmittente. Ne consegue che le turbolenze geomagnetiche causate da H.A.A.R.P. e dall’innalzamento della temperatura terrestre (provocato anche dalle scie chimiche, n.d.r.), provocano disturbi mentali e del comportamento. L’elettrosmog potrebbe oggi causare cambiamenti evolutivi incontrollabili e distruggere alcune specie viventi nonché scatenare attacchi cardiaci, tentativi di suicidio, crimini efferati…

La cassa di risonanza Terra-Ionosfera subisce delle modulazioni naturali derivanti dalle macchie solari, dal ciclo lunare, dalle maree che variano lo spessore risonante della biosfera. Progetti come H.A.A.R.P., che riscaldano o eliminano la ionosfera, costituiscono potenzialmente una minaccia di proporzioni catastrofiche per gli equilibri armonici degli esseri viventi e del pianeta.L’innalzamento della risonanza Schumann deriva da immissioni di reti elettromagnetiche artificiali e di cluorofluorocarburi che stanno distruggendo l’ecosistema vibrazionale terrestre. Nulla a che vedere dunque con la ventilata elevazione della coscienza planetaria.

[...] Già nel 1915 Nikola Tesla rilasciò un’intervista al New York Times in cui affermò che era possibile alterare la ionosfera. Variando le frequenze in gioco ed i tempi di esposizione, si possono ottenere i seguenti risultati:


- influire in maniera drastica sul tempo atmosferico;

- provocare terremoti;

- interferire con le onde cerebrali di uomini ed animali;

- generare esplosioni nucleari senza ricaduta radioattiva;

- eseguire la tomografia della Terra;

- irradiare calore persino in bunker situati a grandi profondità;

- eliminare le comunicazioni su aree specifiche vaste, mantenendo quelle militari.



La ionosfera è simile ad una sottile pelle protettiva contro le particelle ad alta energia che viaggiano verso la Terra dal Sole. Dan Eden ricorda che persino un buco temporaneo o uno strappo in questo campo ionizzato potrebbe produrre delle mutazioni genetiche e persino la morte. Alcuni scienziati temono pure che la ionosfera potrebbe collassare per uno squilibrio elettrico.

[...] Siamo perciò di fronte ad una delle armi geofisiche il cui potere devastante non ha confini e che è in grado di produrre alluvioni o siccità, esplosioni radianti a qualsiasi altitudine e sotto la crosta terrestre, provocando terremoti di qualsiasi entità.

A tal proposito Osservate la risonanza H.A.A.R.P. (evidenziata in fucsia) nei giorni precedenti, durante il sisma (12 gennaio 2010) e dopo il terremoto (artificiale) nello stato di Haiti. Abbiamo unito i sei grafici significativi (dal 9 al 14 gennaio 2010), così da rendere meglio l’idea di che cos’è H.A.A.R.P. e quanto sia reale il suo potere distruttivo. Consigliamo di salvare questo filmato, così da mostrarlo, di volta in volta, allo scettico di turno.
Ecco la foto:





da informatieliberi.blospot.com

Cio' che che si puo' fare


«L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Dieci, quindici, venti anni addietro era impensabile che il manicomio potesse essere distrutto. D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so! Ma, in tutti i modi, abbiamo dimostrato che si può assistere il folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E' quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.»

(Franco Basaglia in Conferenze brasiliane, 1979)
Domenica 7 e lunedì 8 febbraio in prima serata su Rai Uno è andata in onda la fiction su Franco Basaglia, “C'era una volta la città dei matti”. È la prima volta che in maniera così massificata viene proposta questa esperienza, e nonostante le “necessarie” esigenze della fiction, è stato fatto in maniera “storicamente” corretta. Fa una certa impressione, per chi come me lavora all'interno di quello che era il manicomio di Trieste, rivedere quelle immagini. Risentire le storie delle persone recluse all'interno, e ripercorrere quella rivoluzione di cui è stato portatore Basaglia con le proprie teorie tradotte in pratica.
Una storia potente che ha prodotto politica, cultura e trasformazione non solo a Trieste e non solo in Italia. Il rischio latente di questa operazione fiction è che in questo modo ci sia la volontà di chiudere definitivamente i conti con quella esperienza, malinconia dei bei tempi andati, un santino di Franco Basaglia; chiuso il cassetto e non se ne parli più.
Non so se sia effettivamente questa la volontà o la speranza di qualcuno, sicuramente viviamo un ritorno a politiche esclusive, di contrazione dei diritti civili e delle libertà individuali. Si ritorna a parlare di manicomi, mentre le carceri esplodono strapiene delle “maggioranze devianti”, i CIE (ex Cpt) sono i nuovi muri entro cui vengono cancellate storie e vissuti e dove la stessa barbarie, dei manicomi di allora, con nomi e obiettivi diversi vive la propria istituzionalizzazion-e.
In questo momento quindi assume un valore particolare l'incontro internazionale che si svolgerà dal 10 al 13 febbraio a Trieste all'interno dell'ex Ospedale Psichiatrico: “Trieste 2010: che cos'è salute mentale? Per una rete mondiale di salute comunitaria”.
Nella volontà degli organizzatori vuole essere una sorta di forum destinato a riunire e a valorizzare le più diverse reti che in oltre quarant’anni si sono formate – in Italia e nel mondo – attorno alle questioni suscitate dalla chiusura dei manicomi e dalle pratiche di contrasto all’esclusione.
Un migliaio di persone provenienti da tutte le parti del mondo si ritroveranno in diversi workshop che ruotano attorno a quatto macrotematiche:

I SAPERI E I PARADIGMI: il tema dei diritti umani globali – alla salute, alla cittadinanza e alla libera espressione – si pone ancora e sempre all’interno del rapporto con saperi specifici che, direttamente o indirettamente, legittimano o inficiano l’esigibilità del diritto. In una fase segnata dalla frammentazione e dal conflitto tra diversi paradigmi, la coesistenza di pratiche e di modelli eterogenei trova il proprio limite in istituzioni deboli, sconnesse, soffocate da procedure. E’ possibile definire la salute mentale nel suo senso per le persone e per i sistemi di cura marcando la distanza con la psichiatria riduzionista?

LA PRATICA CRITICA ANTI ISTITUZIONALE: nel processo di deospedalizzazione dell’assistenza psichiatrica, verificatosi su scala globale in generale nel mondo, solo parzialmente si è spostato l’asse dalla custodia-controllo alla cura, dall’ospedale al territorio, dalle istituzioni ai servizi, dalla malattia alla persona. È possibile creare un sistema globale per un determinato territorio, che risponda ai bisogni di salute, alla realizzazione personale degli individui e che attivi le risorse umane, economiche, sociali e culturali di una comunità? Quali sono i soggetti, i luoghi e le forme della deistituzionalizzazi-one?

LA “MAGGIORANZA DEVIANTE”: ECONOMIA SOCIALE E INCLUSIONE: il particolare contesto storico-sociale attuale, caratterizzato dalla crisi economica in atto, spinge a ridefinire standard e obiettivi macroeconomici e di coesione sociale. La crisi interroga sulla sicurezza individuale e collettiva, sugli stili di vita, sui valori e sulla possibilità di sopravvivenza. Chi è oggi la “maggioranza deviante” e chi oggi si impegna a garantire cura, diritti e inclusione sociale dei soggetti vulnerabili? Dove va l’economia sociale tra mercatizzazione ed economia pubblica? Qual è il ruolo delle cooperative sociali e cosa accade nel confronto con il mercato? E ancora, dai luoghi di cura alla cura dei luoghi: l’esperienza del lavoro nei luoghi (trasformazione e costruzione di contesti iniziata nel manicomio) costringe a fare i conti con le differenze.

MEMORIA, ARCHIVI IN MOSTRA E COMUNICAZIONE: alla costruzione del presente, della realtà che ci interpella qui e ora, con ineguale tensione, risulta essere contemporanea e coestensiva la definizione della memoria o, più precisamente, di una pluralità di memorie in conflitto. Tale pluralità è rintracciabile nella dimensione dell’archivio, non solo per poter ripensare e ritrovare il passato e il presente senza cancellazioni, manipolazioni ideologiche, falsificazioni, ma anche per renderli immediatamente interpretabili sul piano documentale, per produrre una distanza storica dall’eccessiva prossimità (la “falsa immediatezza”) del “contemporaneo”. Troppo spesso il presente immemore riproduce “istituzionalizzazione” – all’apparenza senza concetto. Dalla memoria all’attualità dei contesti e delle persone: qual è oggi la rappresentazione della salute mentale o più spesso della malattia che i media offrono? Quale può essere il contributo nel contrasto dello stigma e dell’esclusione sociale di radio e televisione, di Internet e web tv?

I temi sono di assoluto interesse e le domande che vengono poste ambiziose ma necessarie, forse queste giornate serviranno per capire se un epoca è proprio finita, se il prodotto finale dell'incontro internazionale sarà una splendida orazione funebre in memoria di Franco Basaglia, oppure se ci sono le capacità e la volontà di attualizzare quanto ci ha consegnato, rilanciando con idee e proposte all'altezza delle necessità del momento.
Probabilmente è uno di quei momenti in cui è giusto esserci, non come semplici spettatori interessati, ma come soggetti che, in tutti questi anni dentro i movimenti, nella cooperazione o nei progetti a bassa soglia, nel lavoro sul campo delle sostanze o nei percorsi di riconoscimento dei diritti per i nuovi cittadini, hanno sperimentato la critica alle istituzioni mantenendo al centro la dignità delle persone e il riconoscimento dei diritti di tutti. Continuando in ciò che si può fare.

Alessandro Metz

http://www.trieste2010.net/
da GlobalProject

Nuova trivella a Susa: bloccata l'autostrada, la polizia carica, i No Tav resistono!



Sembra essersi rotta la tregua non dichiarata per quanto concerne la stagione dei sondaggi... una tregua soprattutto indotta dalla forza e dalla determinazione espressa dal movimento No Tav, nodale il passo del 23/24 gennaio: 40mila No ai sondaggi e al Tav con la marica di Susa vs nemmeno un migliaio di politicanti e impresari al Lingotto...
Ieri sera alle 17 si è tenuta un'assemblea al presidio No Tav all'autoporto di Susa per decidere la risposta da mettere in campo dinnanzi al posizionamento di una nuova trivella, nella notte, a Susa... L'assemblea si è espressa convintamente per contestare la trivellazione, per rimettersi in marcia per ribadire che il movimento No Tav non starà in silenzio dinnanzi al bluff dei sondaggi, farà arrivare la sua protesta in ogni sito!

Dal presidio No Tav 400 persone si sono messe in marcia per bloccare l'autostrada, munite di fiaccole e di bastoni da sbattere contro i guardrail...
Diversamente da altre occasioni l'atteggiamento delle forze dell'ordine, quasi a voler lanciare un segnale intimidatorio, nelle prime battute è stato duro: dinnanzi al procedere dei No Tav diverse camionette si sono schierate lungo l'autostrada per fermare la marcia, i carabinieri in assetto antisommossa si sono schierati ed hanno caricato i No Tav.

Solo dopo le cariche la polizia si mette da parte.. interessata soprattutto a trincerare e difendere la trivella. I No Tav ripartono in corteo e bloccano l'autostrada per 1 ora e 1/2, per dare immediatamente una risposta alla nuova trivella.
Non avranno vita facile in Valle!

Ma se l'obiettivo di parte opposta era quello di intimorire i No Tav, facendoli arretrare e rinunciare alla marcia hanno fatto ancora i conti senza l'oste! I No Tav hanno risposto, hanno resistito alla carica, riposizionandosi lungo l'autostrada e costringendo ad arretrare le forze dell'ordine!

La marcia contro la trivella ha quindi proseguito, spostandosi (quindi bloccando anch'essa) la statale 24, dirigendosi nuovamente verso il presidio di Susa. Il movimento si è fatto trovare nuovamente presente, pronto a ribattere nell'immediato alla provocazione della trivella... No Tav No Sondaggi!

da Infoaut

La “questione morale” ancora al centro del problema italiano


IL “CONSENSO ELETTORALE” PUO’ ESSERE UTILIZZATO COME “PURGA” DI OGNI COLPA?…

L’OPINIONE DI PAOLO BORSELLINO SUL RAPPORTO TRA POLITICA E MAGISTRATURA:

“C’è un equivoco di fondo.

Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.

No!

La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale.

Le istituzioni, invece, hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali!”

(Paolo Borsellino)

UNA RIFLESSIONE SUL RAPPORTO TRA MORALITA’ PUBBLICA E POTERE:

Quella sopra richiamata è un’opinione:

- chiara ed “inequivocabile”

- autorevole (data la fonte)

- e personalmente pienamente (e “convintamente”) condivisa!

Oggi si ha la tendenza a sovraccaricare la Magistratura di compiti e responsabilità non proprie…

Occorrerebbe, invece, ribadire con forza che:

- alla Magistratura compete solo un “giudizio penale” (in ordine l’accertamento di fatti di reato)

- mentre alla politica dovrebbe spettare un autonomo e trasparente “giudizio morale” sulla condotta della classe dirigente (dalla stessa selezionata, ancor più in virtù dell’attuale sistema elettorale per quanto attiene i parlamentari!).

Posizioni del genere si tacciano normalmente di “inutile moralismo” o “datato “giustizialismo”…

Quanto di più sbagliato, a mio avviso!

Si tratta, semmai, di semplice “garantismo” rivendicato a tutela dei cittadini (detentori originari della sovranità), che hanno diritto a veder affidata l’amministrazione della “Cosa Pubblica” a personalità (politici ed autorità di Stato) di indiscusso valore ed “integrità morale”!

Certamente chi fa politica o gestisce le finanze pubbliche:

- non può essere solo un “brav’uomo”, una persona onesta e corretta (in grado di valutare l’“opportunità” delle proprie azioni)

- bensì deve essere anche una persona capace, competente, d’esperienza…

Credete forse che in Italia (tra circa 50 milioni di cittadini eleggibili) sia davvero impossibile o terribilmente arduo individuare persone disponibili a mettersi al servizio della Collettività e, allo stesso tempo, in grado di fornire adeguate garanzie e di professionalità e di rettitudine?!

La “moralità” (pubblica e privata) di chi rappresenta il Popolo (e, in sua veste, ne esercita la sovranità) resta sempre e comunque una qualità, una dote “irrinunciabile” per chiunque eserciti funzioni pubbliche!

Il semplice “consenso elettorale” (cui spesso ci si aggrappa come “purga delle proprie colpe” o forma di “immunità”!), invece, non può mai, da solo, cancellare:

- i “misfatti” (pubblici e/o privati)

- o le “ambigue frequentazioni” di un personaggio politico!

L’ARTICOLO SEGUE SU:

http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/LA-QUESTIONE-MORALE-ANCORA-AL-CENTRO-DEL-PROBLEMA-ITALIANO-b1-p238.htm

Gaspare Serra

Blog “Spazio Libero”:

http://spaziolibero.blogattivo.com

Gruppo facebook “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia”:

http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472
da Reset-Italia

LECCE - Sentenza processo nottetempo e presidio


Mercoledì 10 febbraio ci sarà la sentenza d'appello del processo contro alcuni anarchici salentini accusati di associazione sovversiva. La sentenza era già prevista per il 18 novembre scorso ed è stata rinviata poi al 10 febbraio.Nel pomeriggio dalle 18 alle 21 ci sarà un presidio in piazza S.Oronzo a Lecce per parlare del processo e di Cie, delle lotte contro questi luoghi infami, ma anche di fascismi, revisionismo, cancellazione e mistificazione del passato e della memoria. Il 10 febbraio infatti è anche il giorno in cui si ricordano le foibe, commemorazione con la quale si cerca di riabilitare i fascisti.
No fascismi No repressione
Anarchici salentini

martedì 9 febbraio 2010

Più trasparenza per la costituzione dei seggi elettorali

Sinistra ecologia e libertà Nardò chiede che si proceda alla nomina degli scrutatori per sorteggio e non per indicazione dei partiti.

In vista delle prossime elezioni amministrative regionali il circolo neritino di ‘sinistra ecologia libertà’ ha inviato una proposta pubblica al sindaco di nardò, a tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale, nonché al presidente della commissione elettorale, affinché per la costituzione dei seggi elettorali si proceda alla nomina degli scrutatori per sorteggio e non per indicazione dei partiti.

Tale proposta ha il fine evidente di evitare che l’assegnazione avvenga in base a spartizioni e possa favorire clientele e favoritismi, ma si basi invece su principi di trasparenza ed equità.

In tal modo anche le operazioni di voto e scrutinio avrebbero maggiori garanzie di correttezza e trasparenza e si assicurerebbe il giusto clima di serenità e obiettività.

‘sinistra ecologia e libertà’ si augura che possa essere questo un primo passo verso un concreto rispetto del diritto dei cittadini di uguaglianza davanti alla legge, contro ogni logica di privilegio e discriminazione.



di seguito il testo della proposta inoltrata in data odierna.



al signor sindaco
ai membri della giunta comunale
ai consiglieri comunali
ai membri della commissione elettorale
a tutti i partiti politici e le associazioni

in vista delle prossime consultazioni elettorali, il circolo

neritino di sinistra ecologia libertà, propone che la

nomina degli scrutatori per la composizione dei seggi

elettorali avvenga per sorteggio fra i nominativi degli

iscritti all’ albo e non per designazione da parte delle

forze politiche.

ciò al fine di garantire criteri di trasparenza ed equità.

Nardò 8 febbraio 2010

Claudia Raho
sinistra ecologia libertà - nardò

SPECULATION - BLOB NO AL PORTO TURISTICO DI FIUMICINO



lunedì 8 febbraio 2010

LA POLITICA CANGIANTE DEI FRASCA CHE NON E’ POLITICA: E’ TRASFORMISMO

Il fenomeno costante che dilaga nella classe politica meridionale è il trasformismo, il “cambio di casacca” che troppo spesso costituisce una degenerazione alla quale purtroppo i cittadini, o sarebbe meglio dire i “ sudditi”, sono abituati da lungo tempo ormai.
Anche a Nardò, simbolo di prassi degenerate e consolidate gli esempi di politici (ma sarebbe meglio dire politicanti) che cambiano spesso partito o addirittura schieramento non mancano.
Penso ad esempio al nostro Sindaco che è riuscito nel miracolo di essere primo cittadino con uno schieramento( centro-destra) e poi di farsi eleggere sempre a Sindaco con lo schieramento avverso(centro-sinistra).
Nardò è l’emblema delle contraddizioni e delle patologie della classe meridionale e nelle pagine di storia della sua amministrazione spesso si assiste a questo “ballo del potere”: da una parte all’altra, da destra al centro, a sinistra, e tutto senza neanche un minimo cenno di degna giustificazione al proprio elettorato.
Da tempo generiamo “mostri della politica” e per ora non diamo segni di ritrosia, continuiamo a perseverare in una tradizione che ci vede eleggere persone di statura morale alquanto dubbia.
Proprio in queste ore in città si mormora del passaggio di Cosimo Frasca( udite,udite:il più suffragato d’Italia nelle ultime elezioni con l’Udc) dall’Udc al Pdl.
Anche se pochi ancora si indignano credo sia giunto il momento di porre delle domande :
- Chi è Cosimo Frasca?
- Che idea ha dello sviluppo della città?
- Come è possibile che abbia un seguito così numeroso ?
- Cosa ha fatto di buono per meritare tanto consenso fra i suoi concittadini(o con-sudditi)?
- Come imposta le sue campagne elettorali?
- Deve dare spiegazioni al suo elettorato di riferimento per questo repentino cambio di partito? O deve infischiarsene dei vincoli che ha stretto durante questi mesi?
- E poi, dove è finita la dignità di un popolo?
- In definitiva, “ ci è chiu fessa la orpe o ci la secuta”?

ANTONELLO VENDITTI - BRUCIA ROMA



ANTONELLO VENDITTI - BRUCIA ROMA
"Le cose della vita" 1973

Brucia Roma, brucia Roma
co' li romani
brucia Roma, brucia Roma
co' li cristiani
brucia Roma, brucia Roma
er parlamento
brucia Roma, brucia Roma
cor Papa dentro
Brucia Roma, brucia Roma
e ce lo sapevamo
c' 'o sapeva morto bbene
puro Nerone
ma mentre solo lui sapeva suonare la cetra
mo' noialtri semo in tanti a sparare
E vorrei sapè dar professore
che fine ha fatto
Menenio Agrippa su Monte Sacro
lui combatteva pei diritti
dei contadini
e la plebe lo seguiva
mentre moriva
E vorrei sapè che fine ha fatto
Tiberio Gracco
puro lui fu assassinato mentre lottava
lui lottava pe' la plebe
e allontanare i pregiudizi
lui lottava pei diritti
e i peregrini
che poi sarebbero gli emigrati d'adesso
ma questo er professore nun me l' ha detto
e allora
brucia Roma, brucia Roma, brucia Roma
brucia Roma....

Diario da Haiti: gli aiuti selettivi

Gli aiuti e le esclusioni

di Fabrizio Lorusso
“Tutte le persone che ne hanno bisogno possono ricaricare il telefono gratis”, “Tutti i responsabili sindacali, le Ong e le organizzazioni umanitarie che vengono possono usare Internet gratis e possono fare anche delle riunioni”.

Dopo due giorni di viaggio tra aerei ed autobus da Città del Messico a Santo Domingo e poi a Port-au-Prince, Haiti, mi accoglie così il cartello scritto in creolo affisso sulla porta d’entrata dell’Aumohd, l’associazione di avvocati dedicati alla difesa dei diritti umani che operano nei quartieri disagiati di Porto Principe e che mi ospiteranno per una ventina di giorni nella zona Delmas, una delle tante città dentro la città che compongono la disastrata capitale haitiana. Il centro operativo dell’associazione funziona perfettamente grazie ad un generatore di corrente a benzina che alimenta alcuni computer portatili, dei cellulari e un paio di stampanti, strumenti indispensabili per ricominciare le attività di supporto alla popolazione e cercare la maniera migliore di ottenere i famosi “aiuti umanitari internazionali” che si vedono più alla televisione e nelle notizie che nella difficile realtà quotidiana.

Tutta la zona è senza elettricità e non si sa quando sarà ripristinata. Si vendono per la strada candele e pile per supplire alla mancanza di luce pubblica. Il generatore dell’Aumohd è a disposizione di tutti quelli che ne hanno bisogno e presto verrà istallato un piccolo centro medico per le cure d’emergenza e l’assistenza sanitaria se si riusciranno a recuperare dei fondi. Un amico compagno di viaggio, Diego Lucifreddi, e io abbiamo fatto la nostra piccola parte portando dal Messico un centinaio di scatole e flaconcini di antibiotici, antiematici, paracetamol, aspirine, d’alcol, oltre a garze sterili, vitamine e termometri ma i bisogni eccedono la capacità di due viaggiatori e richiedono un contributo di massa.

Il conteggio ufficiale delle vittime del terremoto del 12 gennaio scorso ha ormai superato la cifra di 200mila anche se molte abitazioni, uffici, chiese, negozi e strade non sono ancora state esplorate e sgomberate, quindi restano migliaia di vittime intrappolate nelle macerie di una metropoli trasformatasi rapidamente in un accampamento gigante e brulicante.

Lo shock post terremoto è uno dei fantasmi che si aggirano per le vie, per i parchi e le piazze di Porto Principe, occupate da accampamenti, tendopoli e rifugi d’emergenza che ormai sono una dimora per migliaia di senza tetto (il numero degli sfollati sembra aver superato il milione) e per le persone che non vogliono ritornare a casa perché gli spazi chiusi e le crepe enormi sulle pareti fanno troppa paura.

Le notti infestate dalle zanzare e dal calore asfissiante passano nella speranza di poter trovare un pasto per il giorno dopo o di poter inviare qualche soldo ai membri della famiglia che se sono andati a vivere in luoghi più sicuri fuori città. Quindi il secondo fantasma che minaccia la sopravvivenza della capitale è la fame dato che la massa enorme di viveri e medicine arrivati da tutto il mondo non filtrano verso i quartieri disagiati e alle associazioni veramente bisognose. Basta camminare dieci minuti sulla lunghissima e trafficata via Delmas per rendersi conto che la distruzione provocata dalle scosse del 7° grado della scala Richter è stata massiccia e ha cancellato interi condomini e palazzi sconvolgendo la struttura e l’anima delle strade, ma non ha abbattuto la volontà di sopravvivenza della gente comune e la vitalità del popolo haitiano. Forse una casa su quattro è crollata o minaccia di farlo presto se ci saranno nuove repliche del sisma o se l’incuria e l’impotenza dello Stato continueranno. L’unico palazzo governativo rimasto in piedi è quello del ministero degli interni nel cui giardino sono attualmente accampate centinaia di persone. In certi quartieri i politici non sono ben visti dato che appaiono magicamente durante la campagna elettorale e nei momenti d’estrema emergenza (molto frequenti ad Haiti), ma poi scompaiono nella polvere di strade mai asfaltate e nel silenzio di promesse non mantenute.

Inoltre l’offerta di cibo per la strada scarseggia, sono pochissimi i supermercati aperti e, solo per fare un esempio, una pizza da Domino’s costa da 10 a 20 dollari USA che è un prezzo assolutamente proibitivo. Stanno anche iniziando a proliferare i venditori di medicine e prodotti per l’igiene personale che alimentano il mercato nero della rivendita o “riciclaggio” degli aiuti umanitari selettivamente distribuiti. E’ urgente promuovere l’attivazione di canali alternativi di finanziamento e d’aiuto (vedi raccolta fondi: http://prohaiti2010.blogspot.com ) per la popolazione che si trova ai margini. Sembra che il problema dell’acqua sia stato parzialmente risolto e che il suo prezzo sia relativamente sotto controllo ma in alcuni casi supera il dollaro e mezzo al litro e quando non si hanno più entrate di nessun tipo, direi che il problema resta aperto e drammatico.

di Fabrizio Lorusso da GlobalProject

23 pallottole davanti al teatro milanese dove va in scena Giulio Cavalli

Giulio Cavalli è un rompiballe. Uno di quei rompiballe che ce ne vorrebbe qualche centinaio per rendere questo Paese un posto appena appena vivibile invece della fogna in cui si è trasformato. Questa sera Giulio il giullare non è riuscito ad andare in scena a Milano. Non per la neve. Non per un problema tecnico. Non è andato in scena per 23 pallottole messe in bella vista davanti al teatro. Ventitre, numero tondo ed inequivocabile. Pallottole trovate dagli agenti della Digos milanese che ormai lo seguono giorno per giorno. A cento passi dal Duomo.
Eh si, Giulio Cavalli è un vero rompiballe. Perché questa sera ha deciso di non andare in scena. Anche se il pubblico l’avrebbe voluto vedere comunque. «Facce ride… facce piagne…», uno quasi vorrebbe che la cosa finisse lì. No, Giulio è talmente rompiballe che non è riuscito e non ha voluto andare in scena con l’angoscia di sentirsi ancora e ancora minacciato. Perché Giulio è anche una persona seria e con quello stato d’animo avrebbe fatto un pessimo spettacolo e un pessimo servizio al suo pubblico. Perché Giulio è prima di tutto uomo civile e artista, voce narrante di una Lombardia colonizzata da omuncoli d’onore con commercialista brianzolo. Nomi, cognomi e presa per culo. Questa è l’arte del giullare Cavalli. Tu sei un mafioso? E io ti porto in scena, ti svelo, metto in ridicolo la tua criminalità, umanità presunta, presunto potere.

Scrivo mentre ho ancora dentro la testa le sue parole appena pronunciate al telefono. «Non se ne può più. Non di andare avanti, non di continuare a fare questa storia. Non se ne può più di fare le cose secondo i dettami della buona educazione, dell’opportunità politica. La cosa assurda è che dopo che ti minacciano la prima, la seconda, la terza volta, sembra che non sia possibile più raccontarla sta storia. Io mi sono rotto le palle di essere responsabile, ben educato».

Quando Giulio si è candidato in molti temevamo un’escalation della minaccia e dell’intimidazione. Puntualmente è arrivata. Omuncoli senza fantasia, senza onore. Fa paura il buffone? Fa paura la risata? Eh si, che fanno paura.

Giulio Cavalli è un rompiballe.
Non riesce a stare a tavola e spesso sbaglia posate.
E poi parla sempre forte.
Ride che sembra un raglio e si specchia sempre troppo poco spesso.
A volte ti fa incavolare come solo un attore di razza riesce a fare. Giulio è così.
È un uomo. E andrà in scena. E farà la sua campagna elettorale.
E non starà zitto e racconterà anche le sue paure. Perché Giulio è un uomo, non un quaquaraquà

http://www.orsatti.info/archives/2958
da Indymedia







'Gli Ogm? Il colpo di grazia per la nostra agricoltura'


Dietro ci sono soltanto enormi interessi economici e probabili conseguenze sulla nostra salute, quindi prima di credere a quella o a quell'altra parte, domandiamoci sempre: cosa e chi ha da guadagnarci?

Ogm sì, Ogm no. L'eterna lotta fra opposti schieramenti che si scontrano intorno a questi famosi sconosciuti organismi geneticamente modificati non ha colore politico, né partiti."Dietro ci sono soltanto enormi interessi economici e probabili conseguenze sulla nostra salute, quindi prima di credere a quella o a quell'altra parte e prendere posizione, domandiamoci sempre: cosa e chi ha da guadagnarci?". È così che Marina Mariani, agronoma, specializzata in Ogm, docente di legislazione e sicurezza alimentare al Politecnico del Commercio di Milano, ci spiega la complessa questione del transgenico, tornato alla ribalta delle cronache proprio in questi giorni grazie alla decisione del Consiglio di Stato di sollecitare risposte concrete alle richieste di quegli agricoltori che intendono coltivare mais Ogm. "E si tratta del tipo più pericoloso, il mais Mon 810, attenzione", precisa la studiosa.

Ma andiamo per gradi. Gli organismi geneticamente modificati più coltivati nel mondo sono prevalentemente sei: soia, mais, colza, cotone, riso e frumento. Dediti alla loro produzione, 125milioni di ettari sparsi in 23 paesi. Una quantità enorme, diffusa principalmente negli Stati Uniti, quindi in Argentina, Brasile, Canada, Cina e India. Eppure, a tirare le fila dell'immane mercato che ne consegue e a goderne i golosi proventi sono davvero in pochi, molto pochi. Cinque per l'esattezza, cinque grandi multinazionali: Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer Crop Science e Dow, che gestiscono attualmente il 35 percento del mercato mondiale delle sementi, alimenti base per il cinquanta percento della popolazione mondiale. Un business da capogiro.

"Gli Ogm - ci spiega Marina Mariani - sono organismi definiti "sostanzialmente equivalenti" a quelli prodotti in natura, ma, attenzione, è proprio in quell'avverbio che si nasconde un mondo di pericolosi non detti, supportati da scarse ricerche scientifiche, che quando producono risultati scomodi vengono secretate o insabbiate. La cosa che inquieta è che sono le medesime multinazionali produttrici Ogm a garantire sulla salute dei consumatori, gestendo direttamente analisi e controanalisi. Che mai e poi mai sono state ufficialmente affidate a centri di ricerca indipendenti. Eppure, tanti scienziati e dei più svariati paesi al mondo ne hanno dimostrato la pericolosità. Come si spiega il fatto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) basi il suo giudizio finale esclusivamente sugli studi dell'industria che li vende?".

E se gli Ogm sono stati presentati come l'invenzione che avrebbe sconfitto la fame nel mondo, i numeri e le ricerche smentiscono questa affermazione, additandola come l'ennesima bufala ai danni dei consumatori e a tutto vantaggio dei produttori, che controllando il mercato delle sementi "controlleranno il mondo". "I semi Ogm non sono più produttivi di quelli naturali - spiega l'agronoma - né tanto meno scongiurano l'uso di pesticidi. Anzi. Diciamo è provato che gli Ogm stimolano la selezione naturale di piante e insetti, sempre più resistenti ai vari pesticidi, che quindi dovranno continuare a essere usati sempre in maggiori dosi e sempre diversi. E guarda caso, chi è che produce i pesticidi perfetti per queste sementi? Multinazionali quali la Monsanto naturalmente. Una maniera per stringere ancor più il legame con i compratori, che così facendo diventerà perenne. È ormai risaputo, infatti, che sta per essere introdotto in ogni singolo seme modificato il gene terminator, un'invenzione diabolica che provocherà l'aborto dei semi di seconda generazione, in modo che gli agricoltori Ogm siano costretti ad ogni stagione a ricomprare nuove sementi, diventando schiavi del produttore". La diffusione Ogm rende l'agricoltura definitivamente dipendente dalle industrie sementifere e se si aggiunge il fatto che la diffusione Ogm è irreversibile i conti son presto fatti. "Sì - ci spiega l'esperta - una volta piantato un alimento Ogm nel terreno non si torna indietro, perché la diffusione di questi prodotti è incredibilmente alta e una volta piantato si spargerà, contaminando i terreni nei dintorni, i cui effetti dureranno anni". Per questo nei paesi ad alta coltivazione Ogm sono state imposte ferree distanze di sicurezza tra Ogm e prodotti biologici. Distanze impossibili da rispettare in Italia, dove i campi sono troppo piccoli per permettersi ettari ed ettari da destinare a fungere da aree di sicurezza anti Ogm. Quindi, più agricoltori italiani pianteranno Ogm, più alimenti biologici ne verranno contaminati accidentalmente e le conseguenze sulla salute saranno imprevedibili. "Premettendo che mai nessuno ha eseguito test Ogm su persone per più di un giorno, da quanto emerge dagli studi sui topi, il consumo di prodotti geneticamente modificati porta allergie e forme tumorali molto gravi. Da uno studio statunitense emerge che in Usa dal 1996 sono aumentati i disturbi gastrointestinali, le allergie, le infezioni, i tumori del sistema linfatico, della prostata, del pancreas e del seno, e il fatto che quella data corrisponda al lancio degli Ogm non può essere una mera coincidenza".

Eppure, c'è chi difende gli Ogm a spada tratta, appellandosi però non al fatto che fanno bene, bensì al fatto che nessuno ha mai provato che una malattia sia stata provocata direttamente dal consumo di Ogm. Fra questi Federico Vecchioni, presidente di Confagricolutra: "Al mondo c'è chi coltiva così 111 milioni di ettari. Non credo per annientare la specie umana, ma perché ritiene di essere al servizio della scienza", ha spiegato lanciando la polenta transgenica alla Fieragricola di Verona. Questa l'approssimazione di chi vede dietro ai geneticamente modificati solo una montagna di soldi. "Che poi è tutto da dimostrare se i contadini che ne faranno uso avranno dei guadagni - precisa l'agronoma - non vorrei mai che si ritrovassero come i coltivatori di cotone Ogm indiani, molti dei quali, strozzati dai debiti, non hanno visto altra scelta che il suicidio. Mi sento anzi di dire che l'intrusione degli Ogm in Italia sarà il colpo di grazie per la nostra agricoltura".

E le leggi? Sia quelle italiane che le europee si basano sul principio espresso dal presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro: "E' giusto e sacrosanto il diritto dei consumatori di sapere se un prodotto contiene o no Ogm, ma è altrettanto sacrosanto il diritto degli agricoltori di scegliere se coltivare o no produzione Ogm in Europa". Quindi un appello alla libertà, che nella pratica non viene rispettato. "Impossibile sapere cosa si mangia veramente - spiega l'agronoma - perché le norme stabiliscono che se un Ogm è presente entro lo 0.9 percento non deve essere segnalato. Percentuale che l'Ue tollera persino nei prodotti marcati Bio. Quindi dove sta la libertà?".

L'unica via d'uscita dunque per quel 74 percento di italiani contrari ai geneticamente modificati e per quelle 172 regioni e 4500 enti "Ogm free" è "non abbassare mai la guardia, controllare attentamente le etichette di quel che si acquista, preferire i Bio nonostante i rischi accidentali e non smettere di lottare". Con un avvertenza, gli unici paesi espressamente ani-Ogm sono Austria, Cipro, Francia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Romania.

di Stella Spinelli da PeaceReporter

Fine di una illusione

di Pietro Ancona
La gravissima scelta del Congresso dell’Idv di appoggiare il discusso ed equivoco sindaco di Salerno nella corsa per la Presidenza della Campania compiuta addirittura per acclamazione da un Congresso voglioso di governo e di stare in maggioranza spegne le speranze di un’alternativa morale e politica al bipolarismo tra simili o addirittura eguali. Nonostante l’avvertimento di De Magistris che votare De Luca significa consegnare la Campania alla camorra ed ai casalesi, le pulsioni profonde del Congresso, alimentate dai segnali lanciati da Di Pietro e da Bersani, hanno travolto tutto e tutti.Avevo visto situazioni simili nei congressi socialisti che di fronte alla prospettiva di acquisire comunque un poco di potere non si curavano nè del come, nè del quando, nè delle cose che bisognava almeno
salvare in una azione di governo. La frase di Di Pietro ” di opposizione si può morire” preceduta da
quella sulla piazza che “non basta” conclude malinconicamente una fase della politica italiana in cui
il pungolo dell’IDV era riuscito spesso a trascinare il PD lontano dall’abbraccio mortale con il centro destra e dal pensiero unico. Il merito di tutto questo è anche di Casini e della idea di inaffidabilità che ha generato nel PD che lo voleva alleato. I due forni di Casini che poi è il forno solo della convenienza di potere hanno spinto Bersani a trovare una intesa con Di Pietro, a conquistarlo ideologicamente alla sua teoria e prassi della politica che prevede la ricerca dell’accordo con la maggioranza. Bersani ha commissariato il Congresso IDV. Lo ha seguito dalla prima all’ultima battuta ed è riuscito nel suo disegno. Un Di Pietro “moderato” che appoggia De Luca in Campania e smentisce il malcapitato Genchi per le cose che aveva avuto l’ingenuità di dire sul conto del false flag
di Tartaglia, un Di Pietro che potrebbe confluire nel PD diventa una acquisizione importante
per la stabilizzazione a destra del PD che, a questo punto, potrebbe anche lasciare al loro destino gli
espulsi dal Parlamento comunisti e verdi.
Mi auguro a questo punto che tutte le persone che in qualche modo hanno appoggiato Di Pietro a crescere ed a resistere in questi mesi decidano di compiere una scelta diversa e di collocarsi davvero a sinistra. Micromega, il Fatto, i tanti gruppi che fanno capo a Grillo, il popolo viola e quanti altri hanno ammirato e sostenuto il coraggio con cui Di Pietro si è battuto contro Berlusconi infischiandosene financo delle buone maniere ed ha strattonato lo stesso Presidente della Repubblica richiamandolo alle sue responsabilità di custode della Costituzione debbono prendere atto che il moderatismo italiano ha dominato alla grande il Congresso e che il politicismo di gran parte di coloro che sono arrivati all’IDV soltanto per conquistarvi spazi disponibili chiusi altrove l’ha avuto vinta senza bisogno di combattere tanto.
Pietro Ancona

http://www.repubblica.it/politica/2010/02/06/news/bossi_attacca_l_udc_non_conta_niente-2205484/

da Reset-Italia

domenica 7 febbraio 2010

«È una battaglia culturale». Nichi acclamato al congresso dell’Idv


«La crisi del berlusconismo obbliga tutti noi a costruire la battaglia culturale prima ancora che politica. Allora ci dobbiamo parlare». È il messaggio che lancia Nichi Vendola che ieri è intervenuto a Roma al congresso dell’Italia dei valori. Vendola che è stato accolto da applausi e da un coro «Nichi-Nichi» ha affermato: «Dobbiamo confrontarci sul vocabolario comune, quello dell’Idv, quello del Pd, quello di Sinistra Ecologia e Libertà». «La parola fondante sia il diritto, punto di partenza sia la Costituzione italiana e gli articoli uno, due e tre».


«Abbiamo un governo bancomat e aziende che sembrano uscite da un film di Woody Allen “Prendi e scappa”», ha detto ancora Vendola riferendosi al governo nazionale. Il presidente pugliese, candidato alla riconferma per il centrosinistra, ha attaccato il governo «per la mancanza di una politica industriale» nell’af frontare la crisi economica. «Tremonti - aggiunge Vendola - dice cose di sinistra ma quello che fa e quello che non fa sono cose diverse. È un ministro “orwelliano”, non c’è conseguenza alle sue parole da no-global».

«Sosteniamo Vendola per battere un modello di governo regionale, quello di Palese e Fitto, schiavo delle visioni di Berlusconi, che vuole sfregiare la nostra regione con l’installazione di centrali nucleari, le trivellazioni petrolifere, l’ampliamento delle centrali a carbone, col proliferare delle centrali a biomasse che sputano diossina. L’Italia dei Valori pugliese» afferma Pierfelice Zazzera coordinatore pugliese dell’Italia dei valori, «accetta, responsabilmente, di diventare una forza per l'alternativa di governo».
«In questi giorni - ha aggiunto Zazzera ricordando anche le critiche mosse negli ultimi cinque anni alla giunta regionale di centrosinistra - abbiamo avuto con Vendola un confronto schietto su questi temi. Abbiamo chiarito che il nostro compito in queste settimane di campagna elettorale sarà quello di lavorare pancia a terra perché sia riconfermato alla presidenza della nostra regione. Ma nella chiarezza dei ruoli e delle storie di ciascuno - ha concluso Zazzera - abbiamo anche tenuto a precisare che continueremo il nostro lavoro, leale e puntuale ad un tempo, di monitoraggio continuo sull'attività politica e di governo, a garanzia dei cittadini e dello stesso presidente».

«Il Pdl da un lato e l’Udc dall’altro non sanno come convincere i propri elettori che questa campagna elettorale ha un esito pressochè scontato. E non potrebbe essere altrimenti considerando l’ottimo lavoro svolto negli ultimi cinque anni dal governo Vendola. Possono provarle tutte, ma i pugliesi non sono stupidi, l’hanno già dimostrato cinque anni fa votando “il diverso, il pericoloso e il sovvertivo Vendola”. Lo dimostreranno anche questa volta, votando il poeta dei fatti», afferma il consigliere regionale dei Socialisti autonomisti Domenico Caputo.

NICHI e la sua campagna elettorale: la poesia è nei fatti




Dalla Fabbrica di Nichi, il Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola,
presenta la sua campagna elettorale.


Prossimo appuntamento: sabato 13 febbraio nello Spazio 7 della Fiera del Levante
per la manifestazione di apertura ufficiale con tutta la coalizione !!









Haiti: solidarietà e petrolio


La gara di solidarietà scatenatasi tra le potenze mondiali all’indomani del rovinoso terremoto del 12 gennaio scorso ad Haiti, a stento nasconde una feroce competizione con in palio il controllo di un’area della terra ricca di risorse energetiche e minerarie.

interventismo di Washington nei confronti del paese più povero di tutta l’America Latina e prefigura un’occupazione che potrebbe presto procedere di pari passo con lo sfruttamento del petrolio caraibico.
L’anno successivo alla deposizione del presidente haitiano democraticamente eletto, Jean-Bertrand Aristide, orchestrata dall’amministrazione Bush nel 2004, l’Istituto di Geofisica dell’Università del Texas diede il via ad un ambizioso progetto per giungere ad una mappatura geologica del bacino caraibico. Da ultimarsi entro il 2011, la ricerca ha beneficiato dei generosi finanziamenti di alcune delle maggiori multinazionali petrolifere, tra cui Chevron, ExxonMobil e Shell. L’obiettivo principale dello studio non è altro che quello di stabilire una connessione tra la conformazione geologica dei Caraibi e la possibile presenza di idrocarburi in quantità consistenti.

Come descrive esaustivamente il giornalista e ricercatore tedesco-americano F. William Engdahl sul sito globalresearch.ca, il progetto dei geologi americani si baserebbe su una teoria che identifica le aree terrestri sismicamente più attive come quelle potenzialmente più ricche di petrolio e gas naturale. Ciò deriverebbe dall’intersezione delle placche tettoniche terrestri, il cui movimento è appunto all’origine dei terremoti. Le aree dove convergono diverse placche potrebbero essere caratterizzate, infatti, da movimenti verso la superficie di grandi quantità di petrolio o gas provenienti dal mantello terrestre.

Tale teoria - detta dell’origine abiotica del petrolio - è ancora poco diffusa nella comunità scientifica e sostiene che gli idrocarburi si formino in seguito a processi non biologici che avvengono proprio in profondità nel mantello terrestre. Il petrolio, perciò, non sarebbe un combustibile fossile prodotto da materia organica rimasta sepolta in assenza di ossigeno per milioni di anni (teoria biogenica). Di conseguenza, esso non sarebbe più da considerare una risorsa limitata, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero sul piano geopolitico e dei rapporti tra le potenze mondiali e i paesi produttori.

Haiti, e l’intera isola di Hispaniola che condivide con la Repubblica Dominicana, si trova precisamente all’incrocio delle placche tettoniche nordamericana, sudamericana e caraibica. Una zona dalla conformazione simile ad altre estremamente ricche di riserve petrolifere, come quella che in Medio Oriente va dal Mar Rosso al Golfo di Aden, oppure al largo delle coste della California. Tutto ciò, assieme a resoconti diffusi negli ultimi tre decenni dagli organi di stampa e dai vertici politici haitiani circa la presenza sull’isola di giacimenti inesplorati, sta contribuendo ad inasprire le rivalità tra i tre paesi che più si sono dati da fare nelle operazioni di soccorso: USA, Francia e Canada.

Poco meno di due anni fa, un giornalista haitiano aveva fatto riferimento in un suo articolo ad una importante nota informativa diramata nell’estate del 1979 da un funzionario governativo. In questo documento si citava il sondaggio di cinque pozzi di grandi dimensioni, da cui erano stati estratti dei campioni. Questi ultimi erano poi stati inviati presso un laboratorio di Monaco di Baviera che aveva confermato la presenza di tracce di petrolio. Nello stesso anno era stato inoltre condotto uno studio geologico in alcune aree dell’isola che aveva individuato undici pozzi ritenuti adatti ad un’esplorazione immediata.

Nonostante i risultati promettenti, i potenziali giacimenti di Haiti rimasero inesplorati e non attirarono l’attenzione delle compagnie petrolifere. Le speculazioni sarebbero riprese a circolare all’alba del nuovo secolo. Nel marzo del 2004, a pochi mesi dall’inizio del progetto dell’Università del Texas e subito dopo la rimozione di Aristide, in un altro giornale locale lo scrittore haitiano Georges Michel ricordava come al di sotto delle acque al largo di Hispaniola fossero presenti riserve di idrocarburi ancora intatte e come ciò fosse noto da quasi un secolo.

Recentemente poi, il Direttore del Dipartimento minerario del paese, Dieseul Anglade, ha segnalato la necessità di ampliare ed approfondire le ricerche che confermino la presenza di giacimenti petroliferi. Anglade ha rivelato alla stampa che le 11 perforazioni realizzate dalle compagnie straniere hanno permesso di scoprire “indizi importanti di depositi consistenti di idrocarburi”. Le perforazioni sono state effettuate da tre compagnie europee nelle zone di Plaine du cul-de-Sac, Artibonite, Plateau Central e nel golfo di Gonave. Diversi ricercatori francesi si sono detti certi dell’esistenza zinco e uranio 238 e 235, gli stessi che utilizzano i reattori nucleari per generare energia.

L’interesse crescente per il petrolio di Haiti fu ribadito successivamente in una intervista dell’estate del 2008 al direttore del Dipartimento dell’Energia, il quale rivelava la richiesta pervenuta al governo di concessioni per condurre esplorazioni sotterranee alla ricerca di petrolio da parte di quattro compagnie estere. A confermare gli appetiti nei confronti dei Haiti, soprattutto dopo il terremoto, c’è anche una dichiarazione rilasciata dal responsabile delle esplorazioni per la compagnia texana Zion Oil & Gas Inc., Stephen Pierce, a Bloomberg News lo scorso 26 gennaio, nella quale viene ipotizzato come il sisma avrebbe provocato la risalita del petrolio verso la superficie.

Quella che, secondo l’ex numero uno dell’ente per le raffinazioni dominicano (REFIDOMSA), equivale a una “cospirazione illegale per impossessarsi delle risorse del popolo di Haiti” appare dunque iniziata. La priorità di Haiti e delle ricchezze del sottosuolo caraibico per Washington, nonostante gli impegni già gravosi in altre aree del globo, è testimoniata non solo dall’invio di un foltissimo contingente militare, ma anche dall’impegno assunto in prima persona dagli ex presidenti Bill Clinton e George W. Bush.

Proprio il predecessore di Obama alla Casa Bianca aveva appoggiato la cacciata di un presidente, Aristide, appunto, che aveva tra l’altro prospettato chiaramente un piano d’investimenti in ambito petrolifero basato su capitali pubblici e privati, i cui proventi sarebbero andati in buona parte a beneficio dell’economia dell’isola. Dall’esilio di Aristide, Haiti è diventata invece un paese praticamente occupato, patrocinato dal cosiddetto inviato speciale dell’ONU Bill Clinton, assoggettato ai dettami del Fondo Monetario Internazionale e ora in fase di spartizione tra gli interessi americani, francesi e canadesi.

Il controllo di Haiti è diventato, d’altra parte, sempre più importante per gli Stati Uniti dopo la recente scoperta di un giacimento di petrolio molto consistente al largo di Cuba e alla luce dei progressi fatti segnare in America Latina da Russia e Cina. L’Avana ha infatti siglato un accordo di sfruttamento del nuovo pozzo sotterraneo con la spagnola Repsol, mentre nel corso di un viaggio in Sudamerica nel 2008, Medvedev si era assicurato la possibilità di accedere al nickel e al petrolio cubani. Allo stesso modo, nel novembre dello stesso anno, per la prima volta la Cina aveva annunciato ufficialmente la propria politica nei confronti dell’America Latina e dei paesi caraibici, gettando le basi per futuri accordi bilaterali e cooperazioni economiche.

Dietro la facciata umanitaria dell’intervento americano ad Haiti, insomma, sembra nascondersi ancora una volta il tentativo da parte di Washington di riaffermare il primato dei propri interessi strategici ed economici in un’area del pianeta in grande fermento. Non proprio un "nuovo corso".

Related Link: http://www.altrenotizie.org/esteri/3004-haiti-solidarie....html

da Indymedia

Due euro per la fortuna

Mihai Mircea Butcovan è uno scrittore romeno. Vive in Italia dal 1991.

Questa storia comincia così, con due euro. Ma sono più di due le ragioni per cui i nomi dei protagonisti è meglio tenerli nascosti. È la storia di un uomo e una donna. Lui era rimasto archiviato nella mia memoria come l’Olandese volante.

Lo incontravo a Milano alle presentazioni di libri, alle letture di poesie e ai dibattiti sull’immigrazione. Arrivava, zaino in spalla, da turni di lavori saltuari e precari come la sua condizione. Alzava la mano, si scusava per il ritardo e interveniva nel dibattito con domande pertinenti e stimolanti. Quasi sempre doveva scappare prima di mezzanotte, in tempo per l’ultima corsa dei mezzi pubblici. Poi è scomparso.

L’ho incontrato di recente in metropolitana. Negli ultimi mesi all’Olandese volante sono capitate molte cose, tra cui una donna. Allora mi ha invitato a casa sua per prendere un caffè e per farmela conoscere.

Lungo i navigli
Ora sono qui, con una fetta di torta e una tazza di caffè, davanti a due persone che mi raccontano la loro storia. A cominciare dai due euro. Alcuni mesi fa lui passeggiava in bicicletta lungo uno dei navigli di Milano. Andava a studiare, all’ombra degli alberi, per il corso di operatore sociosanitario. Passava davanti a un campo rom quando lei lo ha fermato chiedendogli due euro.

“Dammi un po’ di fortuna in cambio”, ha detto lui. Ma qualcosa era già successo in quell’incontro di sguardi e di storie. Lui, curioso e avido di sapere, si è fermato altre volte a fare domande: su di lei, sulla sua vita nel campo, sulla sua storia, raccontandole nel frattempo la propria. È nata così la storia d’amore tra un Olandese volante meneghino e una rom albanese.

Lui ha vissuto per un paio di mesi nel campo rom, ma le abitudini e le condizioni di vita del posto erano insostenibili. Le leggi non scritte che regolano la vita nel campo non facevano per lui, e nemmeno più per lei. La famiglia d’adozione della ragazza era impegnata in attività che sconfinavano nell’illegalità, lei era stata minacciata ed era diventata oggetto di tentativi di compravendita.

Per andare a vivere insieme ed emanciparsi da quella situazione, hanno chiesto aiuto ai loro conoscenti. Così si è attivata una piccola rete di solidarietà che ha permesso alla nuova coppia di prendere in affitto un appartamentino. Secondo lui ci sono ancora alcuni lavori da fare. Lei sogna una cucina nuova. Ma le torte che prepara in quella vecchia sono comunque squisite.

Una storia europea
Lui parla cinque lingue: neerlandese, tedesco, francese, italiano e inglese. Vorrebbe imparare anche il romanès. Ha una laurea in sociologia e un dottorato in lettere, ottenuto nei Paesi Bassi. Lei non sa né leggere né scrivere. Ma parla il romanès, il greco, l’albanese e l’italiano. È nata in Albania e ha vissuto tra la Grecia e il Kosovo.

Lui ha scritto un libro, pubblicato nei Paesi Bassi, sui partiti e i movimenti politici italiani dal 1970 al 1990. Quando gli chiedo di parlarmene, lo fa quasi con imbarazzo. “Il mio studio”, dice, “giunge alla conclusione che negli ultimi decenni i partiti politici italiani hanno cancellato ogni capacità di rinnovarsi e di rinnovare il sistema della democrazia parlamentare”.

Gli chiedo perché non cerca un editore italiano. “Il libro tratta della storia italiana recente che è, per forza, anche una storia europea”, dice lui, evitando di rispondermi.
“Come la nostra storia”, interviene lei.
“Oggi la nostra priorità è sistemare casa e trovare un po’ di serenità economica. Ci siamo accorti di poterci ancora innamorare, nonostante esperienze di vita non esattamente stimolanti”, aggiunge lui, al momento dei saluti.

Buona fortuna, Olandese volante. Mihai Mircea Butcovan

da Internazionale

BRUSCO - DE CHE




BRUSCO - DE CHE

Io sono clandestino in questo mondo incomprensibile navigo tra faccie che non riesco più a distinguere vivo circondato da un esercito convinto che
che va bene che va tutto bene
Ogni tentativo di svegliarmi pare inutile mi ritrovoprigioniero della solitudine
Ho paura di iniziare pure io a ripetere
che va bene che va tutto bene
Mà de che non mi metti in mezzo a me
De che non mi metti sotto a me
De che non mi tieni zitto a me
Ogni giorno lotto contro il mondo per emergere
De che non ci sono regole
De che non mi va di perdere
De checerco di difendere quello che mi spetta quello che mi voglio prendere
Questa è la mia vita sta nelle mia dita non si prende mica
Mi dispiace reghà restero alla guida per un altra sfida
Roba da suicida Vada come Vada tanto non c'e' via di uscità non mi metto in riga
sono un parassita odio la fatica il mondo mi schifa cosa vuoi che ti dica
L'importante e pensare che va tutto bene STICA'
Mà de che non mi metti in mezzo a me
De che non mi metti sotto a me
De che non mi tieni zitto a me
Ogni giorno lotto contro il mondo per emergere
De che non ci sono regole
De che non mi va di perdere
De checerco di difendere quello che mi spetta quello che mi voglio prendere
Bum forse non l'hai capito ancora
Bum che di vita ce nè una sola
Bum vivila prima che vola
D'ora in ora prima che peggiora
Bum i primi giorni giù a scuola
Bum poi sei già grande e lavora
Bum con il tempo che ti divora
D'ora in ora fino alla tua ora
Mà de che non mi metti in mezzo a me
De che non mi metti sotto a me
De che non mi tieni zitto a me
Ogni giorno lotto contro il mondo per emergere
De che non ci sono regole
De che non mi va di perdere
De checerco di difendere quello che mi spetta quello che mi voglio prendere
Tutto quello che ti meriti ti meriti è
E quello che ti spetta e il mondo non ti vuole far aver
Ogni giorno lotta e devi vincere perchè se perdi te fai perde anche me
E io de perde non ne voglio sape
Ogniuno nel suo regno deve essere il re
Me sò rotto de dove sta bono e vede lo schifo che c'e' su sto mondo hoyeee!!
Io vorrei una terra meno malata
Io vorrei che la vità fosse più amata
Io vorrei un sorriso ovunque se vada
Io Vorrei... Io Vorrei
Mà resto clandestino in questo mondo incomprensibile navigo tra faccie che non riesco più a distinguere vivo circondato da un esercito convinto che
che va bene che va tutto bene
Ogni tentativo di svegliarmi pare inutile mi ritrovoprigioniero della solitudine
Ho paura di iniziare pure io a ripetere
che va bene che va tutto bene
Mà de che non mi metti in mezzo a me
De che non mi metti sotto a me
De che non mi tieni zitto a me
Ogni giorno lotto contro il mondo per emergere
De che non ci sono regole
De che non mi va di perdere
De checerco di difendere quello che mi spetta quello che mi voglio prendere
Sono clandestino in questo mondo incomprensibile navigo tra faccie che non riesco più a distinguere vivo circondato da un esercito convinto che
che va bene che va tutto bene.... DE che De Cheee

sabato 6 febbraio 2010

IL CALCIO-MERCATO E' CHIUSO, ORA SI APRE IL MERCATO DELLA POLITICA


La sete di potere gioca brutti scherzi. Ed è così che Damiano Cosimo Frasca detto Mino (nel comunicato diffuso alla stampa c'era scritto così) abbandona l'UDC per approdare al più quotato - forse - partito del PDL La Puglia Prima di Tutto che, nelle ultime elezioni provinciali, aveva visto in Francesco Zuccaro il suo candidato neretino.
Di colpo mister 3.000 voti lascia perdere la croce per impugnare lo scettro.
La Politica non è una cosa seria, in questo periodo storico, ma è un mix di opportunismo e interessi. Ed ecco i dannati che traslocano da un partito all'altro senza badare a "spese".
In Italia la situazione politica è veramente disastrosa: senza opposizione da quindici anni e con un sultanato di destra che vuole imporre sempre più uno sfrenato neoliberismo che ci porterà inesorabilmente al collasso. Una politica in cui Capezzone da radicale convinto diventa pidiellino convinto; oppure Bondi da compagno comunista a compagno pidiellino; oppure Bonaiuti, Cicchitto, Frattini, Boniver, Tremonti, Brunetta, Concia, Rutelli, Veltroni, Mastella ecc. ecc. ecc.
In questo clima di confusione totale il popolo pensante ha perso completamente la fiducia nelle figure politiche, lasciando il campo al popolo dormiente facilmente ricattabile - in molti casi per colpa di vere e proprie crisi economiche e quindi sociali - che continuerà sempre a farsi abbagliare dal favore, non capendo che non sono i politicanti a farlo ma è perfettamente il contrario essendo noi elettori i benefattori di turno. I politicanti ci umiliano ulteriormente presentandosi durante il periodo elettorale con tantissimi buoni propositi, sistematicamente smentiti, per poi rinnovarli alla prossima occasione. Ma tra un’ elezione e l'altra cosa facciamo???
I cosiddetti politici hanno perso e continueranno a perdere sempre più il contatto con la realtà. Il traguardo del potere una volta tagliato ti allontana dalle grida di disperazione, facendoti frequentare quei salotti buoni, quella borghesia ricca e fasulla che continua ad affossare inesorabilmente il nostro paese.
La Politica dovrebbe essere una cosa nobile e proprio per questo non tutti sono in grado di farla.
Nel momento in cui uno raggiunge un ruolo politico importante, il potere acquisito non deve far dimenticare quelle che sono le reali esigenze della cittadinanza.
Il politico non dovrebbe essere retribuito. Senza un salario garantito si avvicinerà alla politica solo colui che la sente come una questione di vita, come una passione da espletare (un pò come un pittore, se non sai usare il pennello non ti azzarderai mai a disegnare su una tela). L’Amore per la Politica viene sistematicamente soffocato dalla sete di potere, dal profitto, dal guadagno.
Ritornando alla situazione neretina, l’UDC perde il suo uomo di punta e il PD, già da un pò, la sua donna “mille bandiere” Mirella Bianco (un salto di qualità, direi, di male in peggio!).
Frasca non mi ha mai dato l’idea del politico. Almeno dai suoi discorsi non sono mai rimasto impressionato positivamente.
Non è una questione di dialettica, un tempo i più grandi capipopolo erano contadini e muratori che da autodidatti riuscivano a smuovere intere masse di invisibili cercando di restituire loro un pò di dignità, semplicemente non ha il fare dell'Uomo Politico.
Forse il consigliere Frasca non ha degli ideali ben saldi riscontrabili pienamente in un simbolo, in un partito. Le tessere ad un partito ormai si fanno e si disfanno come niente.
Se faccio parte di un partito, vuol dire che credo il quel progetto e nel momento in cui le cose vanno in una direzione contraria a quella che è la mia visione della politica, due sono le cose da fare; o si fanno delle battaglie interne affinchè si cambi la linea politica oppure si abbandona il partito ritornando sulla terra ferma fra i comuni mortali.
La parola trasformismo è lo stile predominante della politica italiana nonché di quella neretina, dagli Zuccaro (non mi riferisco a Francesco Zuccaro) ai Frasca passando dai Vaglio ai Fracella.
Quale credibilità ha la classe dirigente della nostra Nardò??? Nessuna.
Riscopriamo il sentimento nobile della politica.
Basta opportunismo.