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lunedì 7 settembre 2009

Nuovi sbarchi sulle coste del Salento: rintracciati 17 clandestini

Sono di origine afghane i clandestini rintracciati ieri mattina dai carabinieri della Compagnia di Tricase, guidati dal Capitano Andrea Bettini. I militari gli hanno individuati in località San Gregorio, nel capo di Leuca. I clandestini, tutti sprovvisti di documenti, sono diciassette, dei quali circa la metà sono minorenni e non vi sono donne.Alcuni di loro indossavano abiti umidi, mentre gli altri si erano già cambiati ed avevano conservato gli abiti bagnati in alcuni borsoni.

Condotti in caserma sono stati rifocillati e fatti visitare da personale sanitario che ne ha accertato il sostanziale buono stato di salute. Le ricerche finalizzate ad individuare ulteriori immigrati irregolari sono tuttora in corso.

da IlCorriereSalentino

Maglie: Copersalento basta con le idiozie

Lecce (salento) - Resoconto della posizioni determinata ribadita nella partecipatissima riunione d’emergenza di venerdì sera, dell’Unità di Crisi Permanente sorta in seno al Coordinamento Civico di Maglie e che sta vedendo anche l’avvicinamento di ulteriori realtà associative, politici di destra, centro e sinistra, e liberi cittadini provenienti da ogni parte del Salento.

“In merito alla proposta dell’ istituzione di un ‘Osservatorio Permanente’ dell’attività di Copersalento, interviene il Coordinamento Civico di Maglie: «Per favore, smettiamola con queste idiozie, specchietti per allodole, con cui continuamente si cerca di distrarre ed aggirare l’attenzione della totalità dei cittadini, dalle vere problematiche contingenti e di forte emergenza sanitaria:
prima la folle richiesta a cittadini e associazioni di volontariato, di accollarsi i costi di chiusura di una fabbrica, che deve ancora pagare i danni causati agli abitanti e alle vessate aziende agricole e pastorali, nonché i danni di immagine per tutta la Città e alla salute delle persone di tutto il Salento; stigmatizzammo, allora, quella proposta che in effetti cadde nel vuoto, nonostante la manifestata buona volontà di qualche facoltoso cittadino che la sottoscrisse in solitudine. Oggi il teatrino si ripropone con un “Osservatorio Permanente” per controllare l’attività di Copersalento. Una mossa che cela solo la volontà di una nuova, questa volta perenne, (‘permanente’), riattivazione di quell’inquinante inceneritore di biomasse o rifiuti che siano. E’ mai possibile, ci chiediamo allibiti e sconcertati, arrivare a chiedere ai cittadini e alle associazioni di volontariato di dovere perennemente controllare una fabbrica privata, che inquina elargendo solo fumi mortali e nocive ceneri al territorio? Se qualcuno crede che queste forme di pseudo-democrazia partecipata possano distogliere dai veri obiettivi che è necessario perseguire per uscire davvero dalla catastrofe ambientale e sanitaria in cui siamo sprofondati, e per costruire un futuro migliore per questa vilipesa Città, si sbaglia e si inganna. Cadrà qualcuno forse in questi tranelli, ma la Città tutta è stanca e vuole soltanto cambiare pagina e chiudere definitivamente con il passato di fumi e veleni. Vuole un’amministrazione che abbia il coraggio e la responsabilità di dire ‘No’, a qualsiasi nociva per natura attività di incenerimento o di combustione di materiali di origine biologica sul territorio comunale e su quello dei paesi vicini. Per questo invitiamo l’amministrazione tutta ad un atto di serietà politica e a scoprire finalmente le carte in tavola, parlando apertamente ai cittadini dei progetti del nuovo inceneritore-termovalorizzatore di cui già diversi suoi consiglieri hanno timidamente parlato, quasi a sondare le acque, o della nuova centrale a biomasse che sia. Si tratta sempre della stessa tipologia di impianto che può bruciare differenti masse combustibili; sia che si tratti di cdr (combustibile da rifiuti), o di ramaglie (scarti di potatura), o di cippato (legno), o di qualsiasi altro prodotto di origine biologica, il problema non cambia, come ha dimostrato bene Copersalento che ha emesso alti quantitativi di diossina anche solo nelle fasi in cui ha bruciato soltanto legno. Le perifrasi non ci ingannano, né ci ingannano i tentativi, nei momenti del massimo crollo del consenso, da parte di qualcuno, di fare passare tutto il celato indicibile progetto come una semplice ristrutturazione! I cittadini hanno diritto alla verità, dopo tanto tormento e sofferenze, non meritano di essere ancora e da più fronti apparentemente disgiunti, ma sottobanco ben accordati tra loro in una sola fatale regia, presi ripetutamente in giro! Non è quello di Maglie il popolo dei guitti, o non lo è più, come qualcuno, con offensiva arroganza, ancora ritiene. Nell’ostinata lucrosa aspirazione politico-imprenditoriale ad avvelenare i cittadini, incurante financo della tragedia sanitaria abbattutasi su Maglie e sul suo circondario, se si vuole davvero dare testimonianza di democraticità, si indica un ‘referendum popolare’: siano gli abitanti a dire, nella rispettosa segretezza del voto, se vogliono ancora un futuro di fumi e di industrie nocive nel densissimamente abitato cuore del Salento, o un futuro finalmente rispettoso della loro vita e del loro diritto inalienabile alla salute! Una decisione di così vitale importanza, quale la ripresa di veleniferi processi industriali di combustione, deve essere lasciata alla volontà dei cittadini di Maglie e dei paesi vicini, le vere vittime di tutto quanto è avvenuto e si vuole ancora perpetrare a loro oltraggio. Ogni altra apparente soluzione aggiunge soltanto la beffa all’inganno!» (il Coordinamento Civico di Maglie).”


COORDINAMENTO CIVICO PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DEL TERRITORIO

Rete Civica delle Associazioni del Salento: Coordinamento Civico di Maglie, sodalizio di 25 associazioni, che arriva a oltre 45 con tutta la rete dei comitati e movimenti partner, ufficialmente registrato e presentatosi pubblicamente al Prefetto di Lecce, dott. Mario Tafaro, in data 10 dicembre 2008.

Sede presso il Tribunale dei Diritti del Malato nell’Ospedale di Maglie: TDM MAGLIE-ASL Le/2 c/o Ospedale civile "M.Tamborino" Via N. Ferramosca CAP 73024 - 0836 4201(Cent. Osp.) - 0836/420552 - gianfranco.andreano@email.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Alcune delle associazioni membre e partner del Coordinamento Civico: Cittadinanza Attiva/Tribunale dei Diritti del Malato (TDM); Lega Italiana Tumori (LILT); Movimento per “La Rinascita del Salento”; Associazione culturale Socrate (Poggiardo); Federconsumatori; Associazione il Ciclone (Maglie); Amici della Città (Maglie); Associazione nazionale Giovani & Liberi; Italiana Medici per l’Ambiente (Tricase); Coordinamento Medici Emergenza Territoriale; Associazione La Rinascita del Bosco del Belvedere (Parco dei Paduli-Supersano, ecc.); Associazione Amici della Musica (Diso); Biblioteca di Sarajevo (Maglie); Associazione Porta di Mare (Nardò); Associazione Giovani Avvocati della Provincia di Lecce; Fondazione Popoli e Costituzioni (Galatina); Associazione Marinai d’Italia (Maglie e P.to Cesareo); Gruppo Leccese Meet-up Beppe Grillo (Lecce); Associazione Italiana Medici Cattolici (Otranto); Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada (Maglie); Associazione Rangers d’Italia (Lecce); World Wildlife Fund (WWF) Italia; diversi circoli locali salentini di Legambiente (Cutrofiano, ecc.); Codici Cursi, Generazione (Cursi); Forum Ambiente e Salute di Lecce; Coda Libera (Cursi); Nuova Messapia (Soleto-Grecìa Salentina); Grande Salento; Io Conto (Ugento); SUM (Ass.ne Stati Uniti del Mondo, sede di Maglie); ecc. ecc.

La rete del Coordinamento è aperta all’adesione di altre realtà associative e all’adesione e collaborazione di liberi cittadini normalmente nelle attività standard volte alla tutela della salute, dell’ambiente, della cultura e del paesaggio, e nei momenti di massima urgenza, quale quella vivificata nella costituzione dell’ ‘Unità di Crisi Permanente’ presso il Coordinamento, contro la costruzione dell’ “Orco di Maglie”, il nuovo mega-inceneritore previsto sul suolo della Città.

da IlPaeseNuovo

SIAMO TUTTI SULLO STESSO TETTO!!!

Tettologia marxista


L’estate ci ha consegnato uno scenario delle lotte sociali nel paese probabilmente inaspettato. Oggi possiamo sostenere ironicamente di essere passati ad uno “sviluppo verticale delle vertenze”, ovvero dalle piazze e dalle strade ora si sale sui tetti, verso l’alto, da una gru al tetto della fabbrica, dal tetto del provveditorato a quello di un museo. L’esperienza della Innse a Milano ha senza dubbio segnato uno spartiacque per quelle che sono le lotte che si svilupperanno. Come tutti gli anni i movimenti si sforzano di annunciare autunni caldi, caldissimi, bollenti, fino ad esaurire gli aggettivi. La recente propensione dei metereologi a considerare l’estate con un mese in più potrebbe venir incontro a molti. Questo per dire che di autunni freddissimi ne abbiamo vissuti diversi, e negli ultimi anni solo grazie all’onda e grazie ai movimenti in difesa dei beni comuni c’e’ stata più calura o quanto meno temperature miti.Ma andiamo con ordine, in una riflessione pre-autunnale che prova a svilupparsi sulla fase e la tendenza e sull’approccio al conflitto sociale che ne deriva. La fluidità delle dinamiche della crisi ci portano a misurarci con una dinamica del tessuto sociale che invece di costruire comune si rinchiude nella risoluzione della propria personalissima condizione davanti al depauperamento globale.
Noi la crisi non la paghiamo….certo, senza dubbio…
Ma molti lavoratori (spesso anche studenti) smettono di iscriversi ai sindacati (tutti) e smettono anche di percepire loro stessi come soggetti in conflitto, vivono come normalità la rifunzionalizzazione lavorativa e la riqualificazione professionale, il precariato si tramuta in disoccupazione e lavoro nero, ed i lavoratori autonomi, principalmente legati al settore manifatturiero, si tramutano in disoccupati con l’aspettativa di esserlo per lunga durata, spesso cinquantenni e quindi espulsi dai processi produttivi, tutto questo senza un elemento che ci porti a constatare la tendenza ad una ricomposizione di classe che permetta la costruzione di una dinamica di conflitto adeguata davanti alla crisi.
Insomma, piuttosto che rappresentare l’accelerazione di un processo di trasformazione della società in termini di costruzione di comune, la crisi ed una dinamica di gestione videocratica del dominio, che ha portato ad un mutamento biopolitico del paese, ci raccontano altro. Ci parlano di un tessuto sociale incapace di opporsi ad una gestione della crisi fatta di smantellamento dello stato sociale e trasformazione/espulsione del/dal mercato del lavoro e davanti alla quale l’italiano medio si ipersoggettivizza rendendo evidente un meccanismo di sussunzione del lavoro al capitale che assume una ulteriore complessità perché avviene anche in termini biopolitici.
In sostanza viviamo in un paese di merda.
Nonostante l’onda ed i movimenti in difesa dei beni comuni, il nodo centrale delle condizioni materiali di vita e quindi i nodi legati al lavoro/reddito/welfare restano in termini di conflitto nel nostro paese poco in salute. La fase dunque ci mette davanti all’impossibilità, al momento, di costruire percorsi di trasformazione sociale che siano immediatamente incompatibili con il quadro generale che analizziamo o che siano, più semplicemente, profondamente rivoluzionari rispetto all’esistente. Davanti a ciò dobbiamo avere la capacità di riaggiornare pratiche, codici di linguaggio, modelli organizzativi del conflitto sociale e specialmente avere un’ idea differente dei termini vertenziali dello scontro sociale.
Davanti a questo scenario piombano, tra agosto e settembre, nell’ordine : i gruisti di Milano, i vigilantes capitolini, le leonesse del Sannio, ancora gli sfrattati capitolini e con in mezzo la Manuli, la Lasme, la Cnh, ecc. ecc.
Senza dubbio queste esperienze hanno avuto il merito importante di rappresentare una destrutturazione della logica di dominio del capitale: la fabbrica si chiude e si vende – no, la fabbrica la occupiamo e tu non vendi. Un paradigma semplice ma che tiene in sé un meccanismo di destrutturazione ed al tempo stesso una auto valorizzazione delle lotte che non si tramuta immediatamente in incompatibilita’. La Innse ha avuto il merito di cominciare, e anche di vincere….dicono.
Sono sempre dell’idea che sia complicato parlare di sconfitte e di vittorie.
La Innse rappresenta un modello di auto valorizzazione delle lotte importante, rappresenta la speranza per centinaia di migliaia di operai del settore manifatturiero che vedono scomparire il proprio lavoro perché l’azienda non riaprirà, oppure perché si troveranno alla fame perché finisce la C.i.g, e non ci sono ammortizzatori sociali. Ma infondo la Innse cosa ha significato? Al di là della scommessa profondamente azzeccata delle pratiche di lotta, resta da fare una considerazione di carattere vertenziale. Gli operai licenziati occupano la fabbrica e sono loro stessi a trovare un altro padrone. Al di là delle considerazioni sulla “gioia del lavorare in fabbrica”, ed anche sulla necessità di trasformazione profonda del tessuto produttivo industriale del nostro paese, nonché del sostituirsi ad un compito proprio del capitale, ma i paragoni con l’argentina Zanon sono eccessivi da questo punto di vista. Siamo ancora lontani dall’autogestione delle fabbriche e dalla costruzione di reti di cooperative autogestite capaci di essere un’anomalia affermata, come le esperienze di “bajo controlo obrero” in argentina. Lontani anni luce.
Innse no es del pueblo. Ma la Innse ci da un esempio oppure no ?
Ci racconta del conflitto sociale ai tempi della crisi e di come dobbiamo provare a cimentarci oggi nel conflitto capitale/lavoro. Quegli operai hanno costruito comune, hanno avuto la forza e la consapevolezza di cosa rappresentavano in quel momento ed hanno dato un esempio di come si possa affrontare oggi, ai tempi della crisi, il nodo delle condizioni materiali. Essere licenziati senza prospettive con un rischio altissimo di espulsione dal mercato del lavoro per i più e di perenne ed incerta riqualificazione per altri, rimanere senza reddito assoluto e senza prospettive di ammortizzatori sociali, oppure attraverso il protagonismo vero prendere in mano in termini collettivi le sorti della propria sopravvivenza senza piegarsi ad una fine triste ed inenarrabile. La Innse non ha chiuso, ha un nuovo padrone, i costi di questa operazione probabilmente ricadranno sulle condizioni di lavoro e di salario degli operai stessi, ma quel protagonismo che c’e’ stato significa mantenere aperto un terreno di conflitto, mantenere viva una resistenza, non piegarsi tout court alla logica dominante di gestione della crisi. Gli operai avranno ancora un salario.
L’andamento di quella lotta non può essere che merito degli operai stessi, della loro capacità di decisione collettiva e di autogestione. La Fiom senza dubbio ha avuto un ruolo, ma non per questo rappresenta oggi la punta avanzata del conflitto. La stessa Fiom che alla Innse è stata al fianco del protagonismo operaio, alla Lasme di Melfi fa scendere gli operai dai tetti. Giusto per intenderci. Questo ci racconta che non possiamo guardare a queste lotte a partire dalla considerazione sulle organizzazioni sindacali che vi partecipano, ma solo ed esclusivamente dalla capacità di autorganizzazione e di autonomia degli operai stessi. C’e’ da sperare, ne sono certo, nella volontà non solo della Fiom, ma anche dei sindacati di base, di investire in esperienze come queste che vedano il protagonismo vero dei lavoratori. In particolar modo i sindacati di base portano nel loro dna questa tendenza. Tutto questo, che è volontà in potenza, deve però sempre misurarsi con il reale radicamento dei soggetti sindacali in questione. La stessa crisi delle organizzazioni sindacali tutte, potrebbe essere superata in avanti da un tale protagonismo. Perché, infatti, dalla Innse si sono poi sviluppate con le stesse pratiche altre lotte. La Manuli e la Lasme senza dubbio, ma anche i precari della scuola che a Benevento occupano il tetto del provveditorato ad oltranza e che rappresentano un settore sociale e lavorativo diverso dal mondo operaio, ed è proprio per questo che oggi le lotte dei precari della scuola possono contribuire ulteriormente a quella tendenza alla ricomposizione di classe che tutti auspichiamo. Ma anche qui dobbiamo guardare alla Innse per capire che 57 mila precari senza incarico, davvero come dicono i sindacati di base il più grande licenziamento di massa, dovranno misurarsi con la stessa dinamica avuta alla Innse. Non hanno bisogno di un nuovo padrone, ma di reddito o salario che venga garantito attraverso una serie di misure che siano il più durature possibile. In questo modo potremmo parlare di generalizzazione delle pratiche, di spinta positiva delle lotte sociali, di consolidamento di una resistenza sociale dal basso, ed anche di una nuova militanza che bisognerebbe mettere a valore.
In questo scenario quindi, senza dubbio non stiamo parlando della trasformazione definitiva e completa dell’esistente…ci mancherebbe, ma stiamo parlando dello sviluppo di lotte che passano per un protagonismo sociale vero e che vertenzialmente portano qualcosa a casa, ed in questo il segno è positivo. Inoltre la diffusione delle pratiche, l’occupazione, il blocco, il salire sui tetti, rappresenta di per sé una costruzione di comune tra segmenti diversi della moltitudine, ed è questo un altro segno positivo.
Davanti a questo quadro non lo so se dobbiamo ripetere la solita prosopopea di aggettivi per descrivere l’autunno, ma senza dubbio c’è qualcosa di interessante che si muove.
Il patchworking, ovvero il mettere insieme i pezzi, è una delle priorità dei movimenti oggi. Rispetto a questo duro e complesso lavoro sociale e politico, ognuno fa anche i conti con la propria inadeguatezza. Viene semplice per l’Onda, fortunatamente, provare a costruire un terreno di lotta comune con i precari della scuola, seppur tenendo conto delle “temperature” diverse che ci sono in questo preciso periodo, ma la sfida è costruire comune in maniera molto più ampia. Se è vero come detto che esiste una crisi complessiva della forma sindacato che investe tutti, dai confederali a quelli di base, ovviamente caratterizzati da una prefigurazione di via d’uscita diversa dai primi, è pur vero che il resto delle strutture di movimento, a cominciare dai presidi territoriali rappresentati dai centri sociali, devono fare i conti con la loro composizione e con la loro capacità di stare dentro i termini del conflitto di cui stiamo parlando e dei suoi nodi centrali. Nonostante ciò, proprio perché l’Onda ed i movimenti in difesa dei beni comuni hanno prodotto tanto, sia in termini di soggettività sia in termini di trasformazione dei territori politici, oggi più che mai è necessario consolidare queste posizioni per provare ad avere un ruolo proprio in quel percorso di ricomposizione descritto prima.
E lo stesso vale per i centri sociali attraversati più che mai da questi movimenti.
Fermo restando che la fluidità della moltitudine ci consente di conoscere la lotta alla precarietà, la lotta per i beni comuni, per la formazione e per la casa spesso nello stesso luogo politico e nello stesso territorio.

di Antonio Musella da GlobalProject

Afghanistan, il rapimento di Stephen Farrell e l'informazione "embedded"

Stephen Farrell è uno dei colleghi che frequentemente si incontra a Kabul. E' stato rapito mentre svolgeva una delle più basilari ma fondamentali attività di un giornalista in Afghanistan: andare a vedere di persona. Sempre più l'informazione in Afghanistan è "guidata" dagli uffici stampa dei contingenti, che spesso offrono un "embeddment" dove al massimo vedi quello che qualcuno vuole farti vedere e dove sei staccato dalla realtà del paese, senza contatti diretti con la popolazione. Dall'altra parte ci sono i Talebani, con le loro telefonate piene di cifre approssimative, di annunci magniloquenti, di video di propaganda grondanti sangue, e soprattutto con le minacce nei confronti di chiunque ponga anche solo semplici domande, con le accuse ai giornalisti di essere spie.In mezzo i giornalisti. Prima di tutto quelli afgani sempre più sotto pressione anche dal governo. Basta ricordare il caso di Parwaz da tre anni in galera condannato in primo grado a morte e poi in secondo grado a vent'anni, per un semplice pezzo sulla libertà delle donne afgane. Il mestiere di giornalista non è mai stato più difficile in un paese in cui la comprensione "diretta" delle cose è forndamentale. DOve basta poco per avere una viisone distorta degli avvenimenti, dove i sentito dire, diventano verità incontrovertibili in pochi minuti. Un paese con i nervi a fior di pelle dove il ruolo di una libera informazione è sempre più cruciale. Stephen stava verificando le circostanze dell'eccidio di Kunduz, sapere quanti civili erano rimasti uccisi, quanti talebani. Ora, come già in altre occasioni, ci rivolgeremo alle associazioni dei giornalisti afgani, agli stessi portavoce dei talebani, per dire che Farrel non è altro che un osservatore indipendente, che il suo lavoro è una garanzia per tutti. I Talebani dimostrerebbero capacità di distinguere e di comprendere se lo lasceranno libero senza condizioni. Sarebbe un modo per dimostrare che anche da parte nostra c'è possibilità di distinguere tra le fila di un movimento, quello dei talebano, tutt'altro che monolitico.

di Duilio Giammaria da Articolo21

Algeria, estorcevano dai 2 ai 3mila euro per un viaggio verso l'Italia sulle carrette del mare. Sgo

Lo riporta il giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat'

Organizzavano i pericolosi viaggi dalle coste algerine all'Italia per la gente in fuga dalla povertà e dalla guerra, approfittando della loro situazione per spillare loro soldi. E la polizia algerina li ha scoperti e arrestati.

Lo riporta il giornale arabo 'al-Sharq al-Awsat', la banda utilizzava le coste della città orientale di Annaba per far partire le carrette del mare cariche di clandestini africani verso la Sardegna. Gli inquirenti hanno a lungo seguito i movimenti del gruppo, capeggiato dal pericoloso criminale Ali Bin Zahwa, 40 anni, scoprendo come riusciva a raggruppare numerosi immigrati in arrivo dall'Africa centrale e meridionale.I clandestini entravano in Algeria attraverso i confini meridionali e arrivavano ad Algeri, dove un complice li inviava ad Annaba. Da qui la partenza. I disperati potevano spendere dai 2 mila ai 3 mila euro per un viaggio verso l'Italia. Zahwa guidava la banda insieme al fratello: entrambi avevano lasciato la scuola all'età di 15 anni e da allora hanno sempre operato nell'ambito della criminalità organizzata locale.Fondamentali per la cattura, le testimonianze di alcuni membri della banda che avevano litigato con il capo per la spartizione dei proventi delle attività illecite.

di Stella Spinelli da PeaceReporter

"Dortmund è antifascista!"

Migliaia di compagn* impediscono la marcia neonazista. Oltre 200 fermi di polizia che protegge i nipotini di Hitler e lancia una gran quantità di gas lacrimogeni.

Dortmund, 5 settmbre 2009

La cronaca - Le autorità tedesche decidono dapprima - e non è la prima volta che succede - di illegalizzare la marcia antifascista, quindi l'autotizzano sotto strettissima ed asfissiante controllo poliziesco.

Nel primo pomeriggio la polizia cittadina si rende conto di non poter gestire la mobilitazione antifascista di oltre 3000 compagn* provenienti da varie zone della Germania, molti giunti in autobus (da Berlíno, Freiburg, Düsseldorf...). 600 i neonazisti presenti (di fronte ai 1000 che si aspettavano). La polizia decide dunque di impedirne la manifestazione e spostare il luogo del concentramento.

La manifestazione antifa sfila dietro lo striscione "Dortmund non tollera i nazisti!" e, a fin corteo, più di metà dei parteipanti sfonda i cordoni polizieschi. La polizia carica coi lacrimogeni. I manifestanti rispondono con lanci di pietre e bottiglie di vetro. Fronteggiamenti e scontri continuano per tutto il pomeriggio.
A fine giornata si contano 243 fermi/arresti tra gli antifascisti
e 12 feriti (di cui 10 poliziotti) e 15 automezzi della polizia variamente danneggiati. Alle 21 dis era inizia il festival musicale (Per Dortmund, contro i nazisti!" che arriva a radunare quasi 10.000 persone.

Compagni e compagne del movimento antifa tedesco (presenti tutte le aree della galassia antifascista: autonomi, libertari, marxisti-leninisti , pezzi di sinistra istituzionale) giudicano molto positivamente il risultato della giornata. Anche il tentativo nazista di iniziare il corteo viene respinto e impedito dalla compattezza e determinazione della manifestazione.

da Infoaut

"Berlusconi? si sente più dio di dio"


«Più che feroce direi che è assurdo. L'attacco alla stampa italiana da parte di Silvio Berlusconi ha dell'assurdo, essendo lui padrone di tre reti televisive, controllandone altre tre o quattro, e poi di giornali. Insomma essendo lui il padrone di un terzo buono dell'informazione italiana, come fa a dire che l'informazione è ridicola? A meno che non parli di sé». Giorgio Bocca è Giorgio Bocca: un partigiano, un decano del giornalismo, un veterano dell'antiberlusconismo. Che pure un passaggio in Fininvest l'ha fatto, negli anni 80, i tempi in cui l'uomo del Biscione a qualcuno era sembrato un innovatore, dall'altra parte c'era la Rai dei Bernabei e degli Agnes. «L'antitaliano», la sua rubrica sull'Espresso, è ormai da tempo un'osservatorio dell'Italia berlusconiana, come dire ai tempi del colera, «il paese delle fiction», «il verissimo della saga familiare». Aderisce alla manifestazione per la stampa senza bavaglio dei 19 settembre, «arriva anche troppo tardi».
Come giudica lo scontro in corso fra il presidente del consiglio, attraverso il suo Giornale, e il Vaticano?
Ho l'impressione che Berlusconi sia in vera difficoltà. Non vorrei che fosse solo un mio desiderio, ma stavolta si è trovato contro la Chiesa, che è la sola che può mettere fine al suo potere. Quindi è terrorizzato che stia arrivando la fine. E ha perso il controllo. La pretesa di dire che Vittorio Feltri (il direttore del Giornale, ndr) abbia pubblicato quell'attacco a Dino Boffo (l'ormai ex direttore di Avvenire, ndr) senza che lui ne sapesse niente, poi, non sta né in cielo né in terra. Chi lo conosce sa che nulla nelle sue aziende avviene senza il suo permesso. Io, del periodo in cui ho lavorato per Canale 5, ho un ricordo kafkiano. Una volta mi scelse per farsi intervistare sul tema della tv. Arrivò, con tutti i suoi aiutanti, facemmo l'intervista, e io proprio perché ero un dipendente del 'padronissimo' cercai di fare qualche domanda poco simpatica. L'intervista non venne mai trasmessa. Più tardi cercai di sapere chi l'aveva soppressa. In un palazzo di mille persone non ce n'è fu una che ebbe il coraggio di dirmi che l'aveva deciso lui.
Lì capì il personaggio?
Ci ho messo molto tempo a capire, anche perché alla fine sono un ingenuo, che tra lui e la democrazia non c'è il minimo rapporto.
Però ritiene che nel caso Boffo, Berlusconi si sia fatto prendere la mano, senza valutarne le conseguenze?
Per capire Berlusconi bisogna pensare che nell'87 lui diventa padrone del Giornale fondato da Indro Montanelli. Qualsiasi altro imprenditore al mondo ne avrebbe fatto un Corriere, o una Repubblica, insomma un grande quotidiano di informazione. Lui no: ne ha fatto un giornale giallo. E lo ha adoperato per le sue liti con gli avversari e per la loro diffamazione.
Stavolta però Berlusconi ha ingaggiato una sfida con l'Altissimo.
Scegliendo anche male l'avversario. Boffo non aveva fatto una campagna antiberlusconiana. Si è limitato a scrivere che al suo giornale arrivavano lettere di cattolici che non approvavano il comportamento di Berlusconi. Ma il solo essersi permesso di parlar male di lui ne ha fatto un nemico da uccidere. Perché hanno ragione quelli che dicono che si tratta di un omicidio.
Cosa pensa di Vittorio Feltri?
Niente. Ci sono alcuni personaggi di cui preferisco non pensare niente. Mi fanno paura.
Attaccare il giornale dei vescovi, provocando una rottura con le gerarchie vaticane, è stata un'ingenuità, o l'effetto della sua temerarietà?
Lì il contributo di Feltri è stato notevole. Come Berlusconi, anche Feltri è un megalomane. Cerca grane e scontri. È già stato mandato fuori dall'associazione della stampa. Ha sempre vissuto borderline. Sceglierlo per una direzione dice già tutto: se c'è lui sarà un giornale di lotta e di diffamazione.
Lei prima ha detto: «la Chiesa è la sola che può mettere fine al suo potere».
Vista l'opinione pubblica, che sopporta tutto, l'unica speranza è che la Chiesa gli si metta contro e gli faccia perdere le prossime elezioni.
Succederà davvero?
Non lo so. Alla lunga la Chiesa non vuole, almeno non desidera, un governo irresponsabile, spregiudicato, che - tanto per dire - dall'oggi al domani si allea con Gheddafi.
L'approvazione di qualche legge eticamente sensibile, come quella sul testamento biologico, potrebbe far tornare il sereno fra Palazzo Chigi e Oltre Tevere?
Non lo so. Ma il conflitto è organico, andrà avanti comunque. Perché Berlusconi si sente più dio di dio.
Se l'unica speranza è la Chiesa, vuol dire che le opposizioni non sono in buono stato.
Sono in uno stato penoso. Sosterrò il Pd, nonostante tutti i suoi errori. Ho fatto una vita nella sinistra laica, e adesso non cambio certo opinione. Ma mi dolgo di vedere il Pd così sbriciolato e fiacco.
C'è un candidato alla segreteria del Pd che le sembri meno fiacco?
Questo di Bettola...
Pierluigi Bersani.
Bersani. Almeno è uno che si capisce quando parla.
Walter Veltroni le piaceva?
Veltroni scrive romanzi. Lasciamoglielo fare.
Tutta questo scontro Berlusconi ha l'effetto di cancellare alcuni grandi problemi del paese. La crisi, innanzitutto. Alla fine non le sembra un trappolone?
Trappolone piuttosto mi sembra la posizione dei fascisti democratici, come Gianfranco Fini. Fanno un gioco a due: uno fa l'estremista, l'altro il moderato. Poi però non a mette in crisi il governo.
Lei non crede alla sincerità di Fini.
Ci credo. Penso nel nuovo comportamento di Fini ci sia il fatto che dopo la separazione ha potuto cambiare amicizie e ha potuto finalmente ragionare in tranquillità. E si è convinto che la democrazia è meglio del fascismo. Ma è il gioco complessivo che non va. Lui alla fine puntella questo governo. O comunque aspetta, per sostituirlo alla guida del partito.
Lei la Lega la conosce bene. Qual è il ruolo della Lega in questa vicenda?
La Lega è un movimento misterioso. Impossibile da capire. È un insieme di motivazioni di potere locale. Io ho fatto molte interviste a Umberto Bossi. Sembrava sempre di parlare con un matto.
Lei pensa che sia un matto?
No, è un furbo. Ma l'idea della secessione è totalmente stupida nella globalità attuale.
E Berlusconi? Anche lui un matto furbo?
No, Berlusconi è Berlusconi. Quando l'ho conosciuto Eugenio Scalfari diceva: 'Giorgio si è innamorato di lui'. Apprezzavo alcune doti imprenditoriali e anche umane, fin lì avevamo una tv di stato in cui per fare un'intervista arrivavano venti persone. Con Berlusconi ne bastavano tre. Mi sembrava un progresso.
Cosa pensa del giro di escort a Palazzo Grazioli?
Mi dispiace che l'attacco al presidente del consiglio sia partito da questi fatti minori. In Italia l'amore per le mignotte non è una novità. Loro sono povere diavole, a volte furbe, che cercano di sfruttare l'occasione. Non sono certo le puttane ad essere pericolose, sono gli uomini politici. E in più Berlusconi è il capo del governo, non può circondarsi di gente di malaffare. Non intendo queste ragazze ma i loro gargagnan.
Nel dopo Berlusconi chi vede?
La classe politica italiana è di livello bassissimo, come gli italiani del resto. Il fatto che l'attacco alla democrazia lasci indifferenti gli italiani, per uno che ha fatto il partigiano è una roba triste e dolorosa. E Berlusconi ha buon gioco per l'inerzia di tutti. Da noi non c'è un'opinione pubblica. Il personaggio più coraggioso di tutta questa vicenda è la moglie di Berlusconi. Se non ci fosse stata lei, non era successo nulla.
Allora come si esce da quest'anomalia italiana?
Come siamo usciti dal fascismo. Quando eravamo rassegnati a tenercelo per tutta la vita, è capitato qualcosa che lo ha fatto cadere.
Qualche giorno fa, alla festa del Pd, il centrista-cristiano Bruno Tabacci ha proposto un comitato di liberazione nazionale da Berlusconi. Un Cln.
Sono perfettamente d'accordo. Ma ho visto che D'Alema ha subito dissentito.
D'Alema sostiene che più che più che un comitato straordinario di antiberlusconiani serve un'alternativa di governo. Un vera alleanza con l'Udc, insomma.
Quello che serve è una maggioranza. Certo, Casini è un altro bel personaggio. Mi ricordo di lui al processo Andreotti a Palermo. Sosteneva un amico di Salvo Lima. Insomma il materiale umano a disposizione è pessimo dappertutto. Ma tra i partiti ci saranno pure politici ragionevoli. Tabacci è uno dei migliori.
Senta, nel '43 però c'erano gli americani. Speriamo in Obama?
Gli americani si fanno sempre gli affari loro. Quello che nessuno avrebbe immaginato era la guerra partigiana. A liberarci, dobbiamo pensarci noi.

di Daniele Preziosi da Il Manifesto

L'associazione culturale pediatri: non c'è affatto pandemia!


Lettera aperta ai politici, ai professionisti della salute e ai mezzi di comunicazione

Quello che sappiamo per certo di questo nuovo virus influenzale A/H1N1, è che per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Diventa perciò difficile capire perché sia stato dichiarato lo stato di pandemia,modificando addirittura i criteri della definizione (è scomparsa ad esempio l’elevata mortalità), come spiega Tom Jefferson della Cochrane vaccines field in un’intervista a Spiegel. Nessuno è però in grado di dire se in futuro questo virus si modificherà e diventerà pericoloso. Il suo comportamento, come quello di tutti i virus, è assolutamente imprevedibile.
La bassa mortalità, ossia quanti morti rispetto ai casi, riscontrata finora nei paesi dove l’A/H1N1 è già circolato ampiamente (dello 0,3% in Europa e 0,4% negli USA), potrebbe essere in realtà ancora inferiore perché facilmente diversi casi con sintomi lievi sfuggono alla sorveglianza e alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause presenti e non al solo virus.

I sintomi della nuova influenza sono assai generici (febbre, tosse, raffreddore, dolori muscolari, malessere, vomito o diarrea) e, come quelli dell’influenza stagionale, possono essere causati da molti altri virus o batteri. Questo è uno dei motivi per cui il fenomeno “influenzale” nel suo complesso, viene generalmente sovrastimato.

I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di sperimentazione. Nessuno è in grado oggi di sapere se e quanto saranno efficaci e sicuri. Ma per diventare aggressivo il virus dovrebbe cambiare (per mutazione? riassortimento con altri virus?), quindi i vaccini mirati al virus attuale, potrebbero non essere utili. Sulla sicurezza sia l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l’Agenzia del farmaco europea (EMEA), fanno presente la necessità di un’attenta sorveglianza postmarketing per rilevare eventuali effetti collaterali che potrebbero manifestarsi con l’uso su grandi numeri, anche perché alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove. Abbiamo già visto durante la pandemia del 1976, diversi casi di Guillain-Barré (una neuropatia periferica) associati alla vaccinazione di milioni di americani contro un virus anch’esso di derivazione suina. Chi decide di vaccinarsi, dovrebbe firmare un “consenso informato” che illustri con precisione benefici e rischi.

Quanto al vaccino contro l’influenza stagionale, recenti studi confermano i dubbi sulla sua efficacia sia nei bambini che negli anziani. E sotto i 2 anni di età, è risultato del tutto inefficace. Non si vedono quindi motivi per offrire la vaccinazione stagionale ai bambini sani, per la quale oltre a tutto, ci dice il Center for Disease Control europeo (ECDC), per prendere decisioni servono informazioni basilari come l’impatto della vera influenza (numero di casi, ricoveri e complicazioni) nelle varie età dell’infanzia. Informazioni che non abbiamo.

Riguardo agli antivirali a cui il nuovo virus è risultato sensibile in laboratorio - Oseltamivir (Tamiflu) e allo Zanamivir (Relenza) - non sappiamo quanto siano efficaci “in vivo”. Per ora non abbiamo studi al riguardo. Si sa però che entrambi sono poco efficaci verso l’influenza stagionale e sono già state segnalate resistenze del nuovo virus all’Oseltamivir, in alcuni paesi (Danimarca, Giappone, Cina, USA). Inoltre non va dimenticato che gli antivirali possono dare a volte effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito a cui è stato somministrato l’Oseltamivir in occasione dell’epidemia di A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici. Gli antivirali vanno quindi usati solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni di salute.
Sull’uso dei vaccini e degli antivirali, c’è chi come Ernesto Burgio (direttore scientifico di ISDE, Medici per l’ambiente) esprime un’ulteriore perplessità: entrambi potrebbero favorire la mutazione del virus verso ceppi più aggressivi.

Cosa fare?
Andrà innanzi tutto mantenuta calma e lucidità, di fronte alle notizie allarmanti diffuse quotidianamente dai mezzi di comunicazione. Se i casi di influenza saranno più numerosi del solito o il virus dovesse diventare aggressivo, sarà importante permettere ai medici e alle strutture sanitarie di dedicarsi ai pazienti più gravi.
La chiusura delle scuole – con tutte le sue ricadute sociali - potrebbe essere presa in considerazione solo se in futuro dovesse circolare un virus altamente aggressivo (non l’attuale A/H1N1). In tal caso andrebbero chiusi anche tutti i luoghi di ritrovo come i cinema, le discoteche, ecc.

Potremo invece mettere in atto da subito le uniche misure che si sono dimostrate efficaci nell’impedire la diffusione di tutti i virus respiratori (come l’H1N1 anche se dovesse cambiare):
- lavarsi le mani spesso e accuratamente, con acqua e sapone
- ripararsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce (e dopo lavarsi le mani)
- evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, facili vie di entrata dei virus
- stare a casa quando si hanno sintomi di influenza
- evitare i luoghi affollati quando i casi di malattia sono molto numerosi

L’uso della mascherina è risultato efficace negli ambienti di assistenza sanitaria, mentre per altre circostanze l’efficacia non è stata stabilita.

Luisella Grandori
Responsabile Gruppo vaccinazioni ACP

Michele Gangemi
Presidente ACP

da Indymedia

Il Giudice Imposimato: 'Aldo Moro doveva morire perche' scomodo per troppe persone e troppe fazioni'


Bugie, depistaggi, omissioni nell'Italia di 30 anni fa: un magistrato ed un giornalista hanno deciso di tornare sul caso Moro, puntando l'attenzione su quei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano.

Il magistrato è Ferdinando Imposimato, che ieri a Pietracatella, in un incontro organizzato dalla Pro loco Pieramurata con la collaborazione del consiglio comunale del paese, ha tracciato il quadro storico-politico dell'Italia della fine degli anni '70.
Imposimato, assieme al giornalista Sandro Provvisionato, ha esposto in un libro la sua tesi sul rapimento e sull'uccisione del Presidente della Dc. Una tesi che è chiara fin dal titolo del libro: «Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro: il giudice racconta». Quel «doveva morire» serve a sottolineare che troppe persone e troppe fazioni hanno voluto la morte di un uomo considerato scomodo. «Il sequestro Moro, partito come azione brigatista alla quale non è estraneo l'appoggio della Raf e l'interessamento, per motivi opposti, di Cia e Kgb, è stato gestito direttamente dal Comitato di crisi costituito presso il Viminale. Il delitto Moro non ha avuto una sola causa», ha detto nel corso del convegno il giudice Imposimato riprendendo quanto si può leggere nel libro. L'omicidio Moro avrebbe dunque rappresentato il punto di convergenza di interessi di varia natura. Ha spiegato infatti il giudice conosciuto per la sua azione contro il terrorismo e la criminalità organizzata: «In questa operazione sono intervenuti la massoneria internazionale, agenti della Cia, del Kgb, la mafia ed esponenti del governo, gli stessi inseriti nel comitato di crisi. Tutti questi dopo il 16 marzo hanno vanificato le opportunità emerse per salvare la vita di Moro, spingendo di fatto le Br ad ucciderlo». L'assunto che fa venire i brividi è che «in sette occasioni Moro poteva essere salvato», ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent'anni dopo, uno dei magistrati più impegnati a risolvere il caso, ripercorre i meandri dell'inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista ed offre testimonianze e rivelazioni decisive. «Se ad assassinare il presidente furono le Br, i mandanti vanno cercati altrove»: Imposimato intende parlare di chi c'era, di chi sapeva. Ne esce il resoconto di un'Italia e di un contesto internazionale in cui la lotta per il potere non ha lasciato ben pochi completamente «candidi».

da Indymedia

SENEGAL - COOPERATIVA FEMMINILE CONTRO LE ALLUVIONI

“Anche quest’anno, come tutti gli anni in questo periodo, ci troviamo sotto l’acqua. Le nostre case sono inondate e i nostri bambini giocano e vivono nel fango. Tutto questo deve finire, mi sono detta un giorno di cinque anni fa”: è iniziata così l’avventura di Mae Omar, ideatrice e presidente della cooperativa di donne di Guinaw-Rail, circa 20 chilometri a sud della capitale, della quale fanno parte ormai 800 socie. “Quello che facciamo è aiutarci l’una con l’altra per comprare terreni lontano dalla periferia della capitale, dove il terreno è friabile e argilloso” racconta la responsabile alla MISNA, precisando che “l’idea si basa sul fatto che nessuna di noi ha la possibilità da sola, di richiedere un mutuo alla banca: gli interessi sono alti e le garanzie impossibili da soddisfare. Allora creiamo gruppi di 10 o 15 persone che ogni mese depositano quello che possono e, quando la cifra raggiunge una certa consistenza, la depositiamo in banca e apriamo le pratiche per il prestito”. Quello che ogni socia deposita viene meticolosamente appuntato su un registro, con la data e la cifra che la persona si impegna a versare mensilmente. “Con questo sistema abbiamo già comprato terreni per 96 membri, a circa una ventina di chilometri da qui, a Kounoun” prosegue la Omar, “e speriamo di poter ottenere presto i documenti che certificano l’acquisizione e ci consentiranno di costruire le nostre case”. Quest’anno le alluvioni in Africa occidentale hanno già causato diverse vittime e migliaia di sfollati tra Mali, Niger, Togo, e Burkina Faso, mentre intense precipitazioni hanno investito varie regioni del Senegal. “Purtroppo le periferie delle grandi città come Dakar spesso sorgono in modo disordinato, abusivo – afferma la presidente – e in caso di emergenze, la situazione peggiora causando danni all’intera popolazione”. Lo scorso anno, a Guinaw-Rail diverse centinaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case e trovare riparo in edifici scolastici o altre strutture messe a disposizione per l’emergenza. “Ormai siamo esperte, sappiamo quando le piogge arriveranno e i danni che causeranno. Ma per tutelarci e venire fuori dalla miseria in cui si vive a Guinaw-Rail dobbiamo trovare un altro posto dove costruirci una casa e un futuro” dice ancora Omar “o creare le condizioni perché lo facciano, un giorno, i nostri figli”.

da Misna

BLOB A VENEZIA





domenica 6 settembre 2009

Giorgio Gaber - Sogno in due tempi



Sogno in due tempi
di Gaber - Luporini


Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui, come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.
Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa... Insomma, sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e, stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.
Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi. A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende... nude. Ma lì il significato mi sembra chiaro.
Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi… è come avreli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.
Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire? Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme da ogni parte. Si diventa filosofi, nei sogni.
Oddio, oddio cosa vedo? Fine della filosofia. No, non può essere una testa. Forse una boa. Non so per cosa fare il tifo. La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.
No, no... si muove, si muove. Mi sembra di vedere gli spruzzi. Non è possibile che sia un pesce. È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.
(con enfasi decrescente) È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!
E ora che faccio. La zattera è un monoposto, ne sono sicuro. Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.
(al naufrago) "Non tiene!"
Macché, non mi sente. Sarà a cento metri. Che faccio? Ma come 'che faccio'... Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza, l'ospitalità. Ho lottato tutta la vita per questi principi. Sì, ma non mi ero mai trovato... Ma quali principi? Questa è la fine. Qui in due non la scampiamo. E lui avanza verso di me, fende le onde. Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta... Madonna, come fende!
Quasi quasi gli preparo un dentice. E se non gli piace il pesce? Se gli piace solo la carne?... umana. E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza: mors tua vita mea. Oddio... non dovrò mica ucciderlo?
Ma che dico, sto delirando! Lo devo salvare. Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini. Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...
Guarda come nuota... è una bestia! Ma io lo denuncio! Ormai sarà dieci metri. Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso. Ma no, poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!
Che faccio? Che faccio? Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire... Potrei darglielo con violenza sulla testa. Siamo al gran finale del dramma. Il dubbio mi divora. L'interrogativo morale mi corrode. Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...
E a questo punto mi sono svegliato. Maledizione! Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia. Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!
Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono. Qualche volta funziona.
Ecco, ecco... sì, ce l’ho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto. Un uomo su una zattera... giusto. Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia. Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota. No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto! A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale... Ho le idee chiarissime. Sono per l'accoglienza!
Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre... Alzo la testa verso il mio salvatore... Eccomi!
PUMMM! Dio, che botta!
A questo punto mi sono svegliato di nuovo. Mi basta così. Non voglio sapere altro. Spero solo che non sia un sogno ricorrente.
*Però una cosa l'ho capita. No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già. Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'. C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere atutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta. Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza.*


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Nota:
* Il testo della stagione 1995-'96 è leggermente diverso da quello qui riportato; il finale, compreso tra gli asterischi, non è presente nella versione inserita nella stagione teatrale 1994-'95.


Brevi dalla frontiera

Notizie sfuggite alla «grande» stampa, nelle «brevi dalla frontiera» di Fortress Europe. Come questa: ad Arcevia, nelle Marche, una donna di 83 anni e il figlio di 61 sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina perché ospitavano due badanti senza permesso di soggiorno in una casa che è stata messa sotto sequestro

OSPITANO BADANTI IRREGOLARI, SEQUESTRATO IMMOBILE
ARCEVIA [ANCONA], 30 LUG – I carabinieri di Arcevia hanno sequestrato nella frazione di Piticchio un immobile, del valore di 500 mila euro, dove una donna di 83 anni e il figlio di 61, E.N. e A.F., ospitavano due donne albanesi prive di permesso di soggiorno.
I due sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per aver assunto alle proprie dipendenze come badanti le due straniere irregolari. L’immobile, che ha una superficie di circa 250 metri quadrati, con circa 1.500 mq di giardino annesso, nel caso si dovesse giungere a una condanna di madre e figlio sarà oggetto di confisca e, nel caso sia disposta la vendita, il ricavato potrebbe essere destinato al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina. [ANSA]

FERMATI 4 IRACHENI LUNGO A 14
VASTO [CHIETI], 29 LUG – Quattro iracheni sono stati fermati dalla Polizia autostradale di Vasto sud [Chieti] mentre camminavano a piedi lungo la corsia nord dell’Autostrada A14. I quattro, che secondo gli inquirenti erano appena scesi da qualche tir in transito verso il nord Italia, sono stati trasferiti nella Questura di Foggia per le formalità di rito relative al rimpatrio. [ANSA]

SBARCO A LAMPEDUSA, MIGRANTI A PORTO EMPEDOCLE
PALERMO, 29 LUG – Un’imbarcazione con a bordo 25 migranti è stata intercettata a poche miglia da Lampedusa da una motovedetta dei carabinieri. Gli immigrati sono ancora a bordo dell’unità, in attesa di essere trasferiti a Porto Empedocle. Nei loro confronti non potrà infatti scattare il respingimento, così come avvenuto oggi con altri 14 immigrati che stanno per essere riportati in Libia, perchè in questo caso l’operazione di soccorso è avvenuto all’interno delle acque territoriali. [ANSAmed]

SCATTA RESPINGIMENTO IN LIBIA PER 14 MIGRANTI
LAMPEDUSA [AGRIGENTO], 29 LUG – Un nuovo respingimento di immigrati è stato deciso dalle autorità italiane. Sta facendo infatti rotta verso la Libia la motovedetta della guardia di finanza che ha preso a bordo i 14 immigrati, fra cui due donne e un ragazzo, soccorsi a circa 35 miglia a sud di Lampedusa dal motopesca Florio. Secondo quanto ha reso noto la centrale operativa del comando aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, saranno affidati a un’unità militare libica già partita da Tripoli. Si tratta di una delle motovedette italiane consegnate alle autorità libiche nell’ambito dell’accordo siglato con il nostro governo. Il trasbordo dovrebbe avvenire a circa 70 miglia a Sud di Lampedusa. Le operazioni di soccorso degli immigrati, alla deriva nel Canale di Sicilia dopo essere rimasti senza carburante, sono state coordinate dalle autorità maltesi visto che il gommone si trovava in acque di competenza Sar della Valletta. [ANSA]

ARRESTI NEL TERAMANO; 10 MILA EURO PER UN VISTO
TERAMO, 29 LUG – Sono 14 le persone finora rintracciate e arrestate nell’ambito dell’Operazione «Money for Visa» della squadra mobile della questura di Teramo e coordinata dalla Procura di Teramo, che ha smantellato una organizzazione che trafficava in visti per lavoro stagionale, riscuotendo da 6 a 10.000 euro per ciascuno di essi da cittadini non comunitari, soprattutto pachistani e bengalesi. Tra gli arrestati figurano i faccendieri di varie nazionalità, deputati al reclutamento di extracomunitari bisognosi dei visti per l’ingresso in Italia, un consulente del lavoro del Teramano che organizzava le pratiche a 5 imprenditori compiacenti che fingevano le assunzioni degli immigrati ai fini del rilascio dei permessi di soggiorno. L’indagine era stata avviata lo scorso mese di ottobre, con la denuncia di un cittadino tunisino che dopo aver sborsato 10.000 euro per «comprare» un visto di ingresso in Italia, una volta nel nostro paese era stato messo alla porta dall’azienda in cui gli era stato detto che avrebbe trovato lavoro. Si è rivolto alla polizia, a differenza di tanti altri che, senza un permesso di soggiorno valido, si sono dati alla strada o in altri casi trasferiti in altri paesi dell’area Schengen. La squadra mobile teramana è così riuscita a individuare almeno un centinaio di richieste di visto presentate nei centri unici di prenotazione delle prefetture di Teramo, Ancona, Macerata, Chieti o delle province di Ascoli Piceno e Pesaro – molte delle quali respinte all’origine – che facevano registrare le stesse modalità di raggiro. [ANSA].

MARONI, A FINE ANNO DECISIONE CENTRI LAMPEDUSA
ROMA, 29 LUG – «A fine anno prenderemo una decisione sui Centri per immigrati di Lampedusa. Le cose stanno andando benissimo sul fronte sbarchi, l’accordo con la Libia funziona bene e se le cose continuano ad andare così per tutta l’estate potremmo pensare ad una diversa destinazione delle strutture». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, conversando con i cronisti alla Camera. [ANSA].

DA GIUGNO 187 STRANIERI RIMPATRIATI DA POLIZIA
ROMA, 29 LUG – Centottantasette stranieri sono stati rimpatriati dal primo giugno scorso ad oggi dalla questura di Roma nel loro paese. Lo ha reso noto la questura spiegando che i servizi di controllo del territorio disposti dal questore Giuseppe Caruso nella capitale e nella provincia nell’ambito del «Patto Roma sicura», nello stesso periodo, hanno portato all’identificazione di 2.125 stranieri [1.371 extracomunitari e 754 comunitari] dei quali 793 donne e 1.332 uomini. In seguito ai controlli contro la prostituzione sono stati portati per accertamenti nell’ufficio immigrazione 35 donne extracomunitarie e 444 comunitarie, trovate a prostituirsi per strada. In base agli accertamenti dalla polizia sono stati emessi 621 provvedimenti di espulsione [in maggior parte nei confronti di bengalesi, nigeriani, marocchini, egiziani] e arrestati 101 stranieri che non avevano rispettato l’ordine di rimpatrio emesso dal questore. Portati nel loro paese d’origine con personale di scorta, 187 stranieri, per la maggior parte romeni, nigeriani, algerini e marocchini. Inoltre, a 100 romene fermate per prostituzione sono stati notificati decreti di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza con intimazione a lasciare l’Italia entro 30 giorni e ad oggi ne sono state rimpatriate 16. Sempre in questo periodo 123 stranieri sono stati trattenuti nel Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria. [ANSA].

TRATTA:MAMAN E PROSTITUZIONE COATTA,VOCI DELLE MIGRANTI
ROMA, 28 LUG – Prostitute coatte per giungere in Italia. È il drammatico destino di molte migranti africane, che dirette a Lampedusa, diventano ostaggio di «maman» [donne che fanno reclutamento delle giovani] e «brother» [il primo adescatore] che le sfruttano e le violentano durante il viaggio che è «della speranza» ma che si trasforma in un incubo. Tripoli e dintorni i luoghi dove sono attive queste ‘case chiusè. Emerge da un dossier di testimonianze di donne migranti, per lo più nigeriane, ospitate nel Cie di Ponte Galeria, a Roma, messo a punto, e presentato oggi, da Be Free, una cooperativa sociale che lavora nel contrasto alla tratta e che gestisce nel Cie romano uno sportello di consulenza ed assistenza. Un documento che segnala «il rischio concreto di sfruttamento della prostituzione anche nel nostro paese». Centoundici le donne intervistate fra l’agosto 2008 e il marzo 2009 da Be Free. «…In questa casa – racconta una giovane – eravamo più di 30 ragazze nigeriane. Sono stata là per circa quattro mesi, dovevo andare a letto con una media di 5 uomini al giorno». Un’altra dice: «lui mi ha condotta in una casa chiusa dove c’erano molte altre nigeriane, costrette alla prostituzione. La casa era gestita da un uomo marocchino in collaborazione con un gruppo di uomini e donne nigeriane. Ogni mese noi dovevamo dargli 50 euro per stare là ed inoltre per ogni cliente con cui dovevamo andare lui prendeva sempre dei soldi. Sono rimasta lì un anno. Dopo sono riuscita a saldare il mio debito e ad imbarcarmi per la Spagna pagando 900 dollari». Tariffe fisse per le prestazioni coatte: «un dinar e mezzo con il preservativo, due dinar senza preservativo. I soldi – fa sapere un’altra migrante – venivano presi da noi che poi li dovevamo dare per intero ad H. Era sempre lui che ci portava i clienti e cosa dovessimo fare con lui. Noi non potevamo rifiutarci di avere rapporti non protetti, se lo facevamo venivamo prese a calci e picchiate violentemente con catene ed oggetti vari». Le migranti parlano di un viaggio verso l’Italia, lungo anche di anni e con numerose le tappe, «illegale dopo una permanenza in Libia, dalle cui coste dopo vengono poi imbarcate verso Lampedusa». Una donna su quattro ha raccontato storie di sfruttamento sessuale, molte di sfruttamento lavorativo; il 25% delle nigeriane che hanno subito abusi sessuali sono state prostituite in Libia, tutte le altre in Italia. Per indurre le donne a prostituirsi di solito viene addotto il risarcimento del debito di viaggio. Nelle ‘case chiusè, gli aguzzini «agiscono con violenze fisiche, psicologiche, sequestri e torture. Le ragazze non possono rifiutarsi di avere rapporti con i clienti né di consegnare i soldi agli sfruttatori; né possono proteggersi con i contraccettivi. All’opera sono trafficanti libici, epicentro della organizzazione criminale transazionale». Con il dossier – dice Oria Gargano, presidente di Be Free – «vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica verso il dramma vissuto da molte migranti e del problema libico. Ecco perché nei respingimenti degli ultimi tempi non c’è niente di umano, è un reato gravissimo». Gargano chiede anche che la protezione prevista dall’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione sia considerato un crimine transazionale». [ANSA]

SPAGNA, SOLO 4.000 RIMPATRIATI CON PIANO GOVERNO
MADRID, 28 LUG – Sono stati solo 3.977 gli immigrati in situazione regolare in Spagna che hanno deciso di ritornare nella loro patria avvalendosi del Piano di ritorno per disoccupazione lanciato lo scorso novembre dal governo socialista: lo riferisce il quotidiano La Vanguardia. La cifra, che annovera i ritorni volontari fino all’inizio di giugno, è ben inferiore alle 100 mila adesioni previste dal governo. Il piano è mirato a far rientrare in patria gli immigrati in situazione regolare che hanno perso il lavoro in Spagna. Lo stato offre il pagamento degli assegni di disoccupazioni in due sole volte: circa metà prima della partenza e metà all’arrivo. In cambio chiede agli immigrati di rinunciare ai permessi di lavoro e soggiorno e di impegnarsi a non farne richiesta per almeno tre anni. La grande maggioranza degli immigrati che si avvalgono del piano è di origine latinoamericana. [ANSA]

GRECIA, HRW DENUNCIA ARRESTI E ESPULSIONI
ROMA, 28 LUG – Human Rights Watch, l’organizzazione che difende i diritti dell’uomo, lancia accuse contro la Grecia, rea a suo giudizio di arrestare o espellere un gran numero di immigrati e di persone che fanno richiesta di asilo politico. In un comunicato diffuso alla stampa, Hrw afferma di avere ricevuto segnalazioni «da fonti credibili» circa il trasferimento di un gruppo di immigrati dall’isola di Chios in una zona alla frontiera con la Turchia, da dove sono stati costretti ad attraversare il confine. Ci sarebbero stati altri casi analoghi e quando gli attivisti sono riusciti a bloccare i trasferimenti gli immigrati sono stati arrestati. «Temiamo – ha detto Bill Frelick, direttore di Hrw per i rifugiati – che si impedisca agli immigrati di chiedere asilo politico, che i bambini che arrivano soli non ricevano protezione, che gli immigrati siano tenuti in inaccettabili condizioni di detenzione e anche che siano espulsi in Turchia», Hrw denuncia altri episodi considerati inaccettabili avvenuti nel mese di luglio. Si fa menzione in particolare di quando ad Atene centinaia di immigrati sono stati rinchiusi in un tribunale abbandonato e chi cercava di andarsene veniva messo in carcere. [ANSA].

IMMIGRAZIONE: BARCONE CON 200 HAITIANI NAUFRAGA AI CARAIBI
ROMA, 28 LUG – Un barcone sul quale si stima vi fossero almeno 200 migranti provenienti da Haiti si è rovesciato nel Mare dei Caraibi al largo delle isole di Turks e Caicos. Lo rende noto la guardia costiera statunitense citata dal sito della Bbc. Finora sono stati salvati 70 dei naufraghi, aggrappati alla barriera corallina, mentre sono stati recuperati in mare quattro cadaveri. Ma si teme che il bilancio sarà molto più elevato. Barconi pieni di haitiani attraversano spesso i Caraibi e diretti per lo più alle Bahamas o alla Florida. [ANSA]

AL PORTO DI BARI SCOPERTI 5 AFGHANI NASCOSTI IN UN TIR
Cinque afghani sono stati scoperti al porto di Bari da militari della Guardia di Finanza, in collaborazione con agenti della polizia di frontiera e funzionari dell’Agenzia delle Dogane. Viaggiavano a bordo di un camion cipriota guidato da un cittadino rumeno, sbarcato dalla motonave «Ionian King», proveniente dalla Grecia. Erano nascosti in un doppiofondo ricavato nel serbatoio dell’automezzo con accesso attraverso una botola creata sul pianale di carico. Gli extracomuntari, tutti di origine afghana, tra i quali tre minorenni, erano sprovvisti dei documenti idonei per l’ingresso nel territorio nazionale. I cinque, in considerazione delle condizioni di salute precarie, dovute alla lunga permanenza in un vano angusto e alla temperatura elevata, sono stati accompagnati all’Ospedale per le cure del caso. Gli immigrati sono stati affidati alla Polizia per l’identificazione. L’autista del camion, un cittadino rumeno di 40 anni, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tir è stato sequestrato.

SBARCO IN CALABRIA, ARRIVANO IN 24
AFRICO [REGGIO CALABRIA], 27 LUG – Ventiquattro immigrati di etnia curda, tra i quali quattro donne e due bambini, sono giunti stamani sulle coste calabresi a bordo di un motopeschereccio che si è arenato nelle vicinanze di Bianco, nella Locride. I 24 immigrati stanno tutti bene ed hanno detto di provenire da Iraq ed Iran. Il battello su cui sono giunti in Calabria, denominato «Istambul», batte bandiera greca. Sul luogo dello sbarco sono intervenuti carabinieri, polizia e guardia di finanza che hanno soccorso i migranti che saranno trasferiti in giornata nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. [ANSA].

ARRESTATI ROMENI IN PORTO BRINDISI
BRINDISI, 27 LUG – Avevano nascosto nel vano posteriore modificato della loro Volkswagen passat station vagon, due cittadini afghani, uno dei quali minorenne. Lo hanno scoperto agenti di polizia di frontiera nel porto di Brindisi che hanno arrestato due cittadini romeni, entrambi di 42 anni. I due erano sbarcati dalla nave ‘Ionan Sky’ proveniente da Igoumenitsa a bordo dell’auto, con targa svizzera, il cui vano posteriore era stato adattato per consentire di nascondere persone. Al momento del controllo dell’auto gli agenti hanno notato movimenti sotto alcune masserizie poste per celare il vano ricavato dove è la ruota di scorta ed hanno scoperto i due afghani, che erano quasi in stato di asfissia. [ANSA].

MINI SBARCO A LAMPEDUSA, BLOCCATI DUE TUNISINI
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 26 LUG – Due tunisini sbarcati a Lampedusa sono stati bloccati dalle forze dell’ordine mentre vagavano per le strade del paese. I due hanno detto di essere giunti con una piccola barca in vetroresina, che però non è stata trovata. Secondo gli investigatori, invece, sarebbero stati lasciati sull’isola da un peschereccio che si è poi allontanato. Gli extracomunitari sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza, in contrada Imbriacola, dove in questo momento sono gli unici ospiti; da diverse settimane, infatti, non si registrano sbarchi a Lampedusa. [ANSA].

fonte-Fortress Europe
da Carta

"La passione ultras non si tessera!" No alla tessera del tifoso


Questa tessera è un reale e incombente pericolo. E' necessario batterci per i nostri diritti e la nostra libertà". Più di 100 tifoserie quest'oggi convergeranno, da tutt'Italia, in direzione dello Spazio Roma di Tor di Quinto (vicino lo stadio Olimpico), per l'annunciato raduno ultras contro la tessera del tifoso. Una battaglia comune, degli ultras, contro il provvedimento voluto dall'ex ministro dell'interno Giuliano Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e realizzato adesso dal suo successore, Roberto Maroni. La tessera dovrebbe prendere servizio dal prossimo anno, per ora restano tutte le altre misure restrittive che hanno battuto il terreno per quest'ennesimo strumento di controllo e gestione nei confronti delle curve, laboratorio ad uso e consumo degli architetti della repressione, uno dei pochi ambiti sociali e genuini sopravvissuti al deserto e alla frammentazione pauperizzante che domina il resto della società capitalistica.

La lotta contro, come viene scritto nel manifesto che indice il raduno ultras, "questa tessera del tifoso" è stata abbozzata, da un fronte che si sta sempre più allargando, nel maggio scorso, con una prima riunione a Sesto San Giovanni. A giugno 74 gruppi si sono ritrovati a Latina per cominciare a mettere in piedi una prima campagna, nel giro di un paio di settimane il dissenso contro la tessera è stata manifestata nelle città con murales striscioni e dibattiti. Con l'inizio del campionato la questione è tornata attuale, critiche sono state mosse anche da parte di presidenti (Maurizio Zamparini) e allenatori (Marcello Lippi).

Tessera del tifoso presentata come strumento di contrasto degli episodi di violenza (...) da parte dei club, la cui natura di schedatura liberticida (altro passaggio securitario, schedatura progressiva; esempio: biglietto nominativo) prende forma anche nella misura con la quale viene gestita: a discrezione delle questure! Espressione della paranoia securitaria ne è l'articolo 9 della legge 401/89: la card sarà vietata per qualsiasi persona che sia stata sottoposta a Daspo o condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.


"No alla tessera di Maroni, la passione ultras non si tessera!"

da Infoaut

Ancora su Saviano: ah come lo odio!

Due agenzie su Roberto Saviano: che goduria! Ricordate l’ultima sparata sull’Eta che secondo il neo-eletto “genio” d’Italia sono un gruppo di mafiosi che si finanzia con la cocaina? Bhé, l’ETA non s’è certo sprecata a rispondere, ma l’ha fatto addirittura il governo spagnolo, nella figura del ministro dell’interno. Eheheh.
La seconda è ancora più bella: una proposta di candidatura che io approvo!

1- Il ministro dell’Interno spagnolo, Alfredo Rubalcaba, ha detto che non vi e’ ‘nessuna prova’ di un collegamento dell’Eta con il traffico di droga, di cui aveva parlato a Santander lo scrittore napoletano Roberto Saviano.

In un intervento all’universita’ Menendez Pelayo, Saviano aveva affermato, secondo El Pais, che l’Eta ‘traffica con la cocaina’ per finanziarsi in coordinamento con le Farc colombiane e ottiene in cambio ‘appoggi e armi dalla Camorra’. Rubalcaba oggi ha detto ai cronisti che ‘non abbiamo alcuna prova che l’Eta sia implicata nel traffico di cocaina’. Secondo El Pais Saviano ha inoltre affermato ieri che la ‘Spagna e’ infettata dalla Mafia’, sostenendo che ‘molti mafiosi russi e italiani’ vivono ‘in tutta tranquillita” nel paese iberico.

2-“Propongo a Roberto Saviano di candidarsi alle prossime regionali della Campania. L’ho contattato per un incontro, mi piacerebbe che tutte le forze politiche che dicono di combattere la Camorra, lo incentivassero e lo sostenessero per convincerlo a scendere in politica in una forza trasversale”. Lo afferma il Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore. “L’Italia intera ha bisogno di uomini come lui, candidati indubitabilmente onesti e coraggiosi. Una sua eventuale candidatura sarebbe rappresentativa del popolo che cerca rappresentanti della cui integrita’ morale si puo’ essere certi, altrimenti rischiamo di vedere come prossimo presidente della Regione un politico notoriamente colluso con la malavita”, afferma il Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore.

Se non avesse voglia di accettare gli ripropongo il link con l’invito di Peres: http://baruda.net/2009/02/26/grande-peres/

da Indymedia

Un grido da Ganfuda: "Venite a vedere come ci fanno morire"

BENGASI – “La comunità internazionale deve sapere. Siamo pronti a morire. Da ieri abbiamo iniziato uno sciopero della fame. Abbiamo paura. Questi ci ammazzano. Meglio tornare. Meglio tornare nel nostro paese, fanculo la guerra, in Somalia almeno eravamo liberi. Qua dentro stiamo tutti impazzendo. Nessun essere umano potrebbe tollerare quello che sta accadendo qui. La comunità internazionale deve sapere”. Dopo aver pubblicato le foto delle torture inflitte dalla polizia libica ai rifugiati somali arrestati sulla rotta per l'Italia e detenuti a Ganfuda, vicino Bengasi, siamo riusciti a raggiungere telefonicamente uno di loro. Questo è il suo drammatico racconto. Alle sue parole non rimane niente da aggiungere.
“È cominciato tutto di sera, intorno alle venti. Dopo cena. Sai Ganfuda è una grande prigione. E al centro c'è un grande cortile. Dove ci portavano la sera per l'ora d'aria. All'epoca eravamo un migliaio, di cui la metà somali. Quella sera, a un certo punto, somali e nigeriani hanno assaltato in massa il cancello per fuggire. I poliziotti erano sbalorditi. Erano in minoranza, non sapevano cosa fare. All'inizio ci hanno attaccato con i manganelli. Poi con i coltelli, e alla fine, quando la situazione era ormai completamente fuori controllo, hanno iniziato a sparare, per spaventarci. Sparavano in aria. Ma alcuni sono stati feriti. Hai visto le foto che abbiamo mandato a Shabelle? Lì si vedono! Sono quelli con le garze alla schiena, loro li hanno portati in ospedale, e li hanno riportati in carcere dopo due o tre giorni. Da quel giorno è un inferno. Ci tengono rinchiusi in cella 24 ore su 24, non possiamo nemmeno affacciarci alla feritoia della porta.

Io di cadaveri personalmente ne ho visti cinque. È stata la polizia a dirci il giorno dopo che i morti erano 20. Non conoscevo bene le vittime. Però due cari amici fanno parte del gruppo dei 130 che sono scomparsi. Tutti i giorni mi telefonano i loro familiari, da Mogadiscio, e mi chiedono notizie. Ma nessuno sa che fine abbiano fatto. Se siano riusciti a fuggire, o se siano in un altro carcere. Con uno di loro avevamo fatto il viaggio insieme. Eravamo partiti dal Sudan sulla stessa macchina. Quando ci hanno arrestato, sei mesi fa, avevamo appena attraversato il Sahara. Prima ci hanno portato nel carcere di Kufrah. Siamo stati lì per un mese. Poi ci hanno trasferito qui a Ganfuda. Dicevano che questo era il centro dei somali.

Dopo il massacro ci hanno chiamato Amnesty e Human Rights Watch, dicendo che avrebbero avvisato le Nazioni Unite. Ma non abbiamo visto nessuno. Intanto dicono che ci sia stata una specie di amnistia. Un accordo tra la Libia e il governo somalo per cui una parte dei somali detenuti in Libia saranno rilasciati. Ma quell'accordo non vale per noi? Perché il nostro primo ministro non ci viene a visitare? L'unico modo per uscire è la corruzione. C'è uno strano giro sai. C'è un accordo tra gli intermediari somali e certi poliziotti libici. Paghi 1.100 dollari e sei fuori.

Voi da fuori non potete immaginare. Siamo disperati, ci lasceremo morire con questo sciopero della fame! Siamo persone, non possono trattarci come animali!Guarda, davanti a me c'è un ragazzo di 16 anni. Mi fa una pena. L'hanno accoltellato cinque volte, nella coscia. Siamo profughi, non possono trattarci così. Prendi il mio caso. Io ho 25 anni. Ho lasciato Mogadiscio alla fine del 2008. In Somalia non avevo un lavoro vero e proprio. Sai com'è la situazione. Il paese è allo sbando, è difficile avere un impiego stabile. E sono dovuto fuggire. L'inglese lo parlo così bene perché ho un fratello e una sorella a Londra. Il mio progetto era di raggiungerli. Ma non so se lo sia ancora. Vedi in Libia abbiamo perso la speranza. Non ci resta che la morte. È molto triste. Non riesco a spiegarti. Dovresti vedere con i tuoi occhi. Scrivi. Scrivi sul tuo giornale che chiediamo alla comunità internazionale, alle Nazioni unite e al governo somalo di venire qui a Ganfuda a vedere di persona quello che stiamo passando.

Scrivi sul tuo giornale, che qui in carcere è peggio che in guerra. Perché non siamo liberi, perché abbiamo perso la nostra dignità. Perché siamo torturati. Prima non ti ho detto una cosa. Tu non sai cosa è successo dopo la rivolta. Per sette giorni, ogni giorno, a ogni cambio di turno, i militari entravano nella cella, senza dire niente, si guardavano intorno e poi iniziavano a picchiare. Ci prendevano a bastonate. Seminavano il terrore. Poi uscivano. E dopo qualche ora arrivava un altro gruppo. Che poi hanno una specie di manganello elettrico. Ma quello lo usavano soprattutto per torturare gli eritrei. Credimi. Ti ho detto la verità e voglio essere sincero fino in fondo. Gli eritrei sono stati torturati più dei somali. Molto di più. E sai perché? Perché sono cristiani. Per un problema di religione, i poliziotti sono così ignoranti… Alcuni ragazzi stanno impazzendo. Li vedi la notte, quando tutti dormono a terra. Loro restano in piedi e continuano a parlare al muro, come se avessero le allucinazioni.

Adesso che mi dici che l'Italia sta respingendo in Libia i somali fermati in mare, non so, forse sarebbe meglio rispedirci tutti direttamente in Somalia. Non so come se la passano i respinti nei campi a Zuwarah e Tripoli, ma se è come da noi a Ganfuda, tanto vale che ci rimpatriate tutti. Portateci via. Dove volete. Anche in Somalia. Ma fateci uscire da qua”.

Fonte:http://fortresseurope.blogspot.com/2009/09/un-grido-da-ganfuda-venite-vedere-come.html

Gheddafi-Berlusconi connection


Il Guardian scava nelle operazioni finanziarie e lancia l'accusa di conflitto d'interessi. I negoziati tra i due paesi potrebbero essere influenzati dagli affari comuni dei due leader

LONDRA - Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell'amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste "un altamente discutibile comune interesse negli affari". Così scrive il Guardian, in un articolo che, andando a scavare dentro una serie di operazioni finanziarie, accusa Berlusconi di un "decisamente sconcertante conflitto d'interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia".
Il quotidiano londinese titola il suo scoop "La Gheddafi-Berlusconi connection" secondo il Guardian si tratta di una faccenda che "meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo". Le rivelazioni fatte dal giornale di Londra contengono inoltre, secondo quanto appurato da Repubblica, un errore; ma una "connection d'affari" tra Berlusconi e Gheddafi indubbiamente esiste.

Il Guardian scrive che in giugno, come riportato "da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor", una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il 22 per cento" del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.

Il quotidiano londinese aggiunge un altro motivo di conflitto d'interesse: il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l'impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. Interpellato da Repubblica, Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L'ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell'ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l'aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell'operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento.

Il Guardian sottolinea comunque il fatto che il legame d'affari tra Gheddafi e Berlusconi rappresenta un conflitto d'interessi: i negoziati tra i due paesi su immigrazione, compensazioni coloniali, investimenti, la visita del premier italiano a Tripoli alla vigilia delle celebrazioni per il quarantennale della presa del potere da parte del colonnello, sarebbero solo una parte della storia, se "i due leader sono connessi da qualcosa di più della convenienza politica". E il quotidiano londinese si meraviglia che sulla stampa nessuno abbia finora "richiamato l'attenzione" su questo collegamento.

da Indymedia

RINO GAETANO - TI TI TI



TI TI TI

A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

Colpo di coda. Vaglio ritira le dimissioni.

"La gente non voleva il commissariamento". Queste le parole di Antonio Vaglio che in estremis ritira le dimissioni e si appresta a varare un nuovo esecutivo forte dell'appoggio di Giuseppe Fracella come sedicesimo uomo.
Non è ancora ufficiale, ma la "stampella" sembra essere proprio lui, lo si evince dalle dichiarazioni inequivocabili di ieri del cordinatore cittadino di "Io Sud" Andrea Frassanito: "La politica a Nardò deve tornare a mirare all'interesse generale. Lo sviluppo socio economico del territorio è l'obiettivo del movimento politico Io Sud. Siamo una forza territoriale pronta al dialogo con tutti"
A questo punto una riflessione sorge spontanea: potrà anche essere vero che la gente non voleva il commissariamento,ma noi crediamo che le proposte fatte alle forze di minoranza di cambiare casacca sono irrispettose della volontà degli elettori e offensive nei loro confronti, proprio come dichiarato in un comunicato di qualche giorna fa dal movimento politico culturale neretino (PD ) "Costruire Insieme".