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martedì 15 febbraio 2011

Il calcio rivoltato


di Mauro Valeri
Il mondo dello sport del Nord Africa si schiera con le rivolte popolari, bloccando campionati e richidendo giustizia e libertà per i propri paesi. In piazza scendono anche gli ultràs organizzati.

Sono diversi i mass media che hanno evidenziato come alle proteste che stanno interessando diversi paesi del nord Africa abbiano partecipato o partecipino anche calciatori, allenatori e tifosi. In Tunisia, ad esempio, già nei primi gironi della protesta contro Ben Alì, c’era stata una decisa presa di posizioni da parte dei calciatori. Tra i primi a protestare sono stati i giocatori dell’Esperance Sportive de Tunis, la squadra più importante del paese.
Di fronte alla demenziale sproporzione tra la povertà di milioni di persone e lo stipendio di 70mila dollari al mese garantito dal presidente della squadra, Hamdi Meddeb, al nuovo allenatore, Nabil Maaloul, i calciatori hanno deciso una curiosa quanto efficace forma di sabotaggio: nella partita che li opponeva all’Etoile du Sahel, si sono fatti segnare ben cinque reti senza opporre alcuna resistenza.Poi hanno deciso di fermare il campionato, anche per permettere a molti tifosi (e a molti degli stessi calciatori) di partecipare alle proteste di piazza. Solidale con il popolo e i manifestanti anche l’allenatore, Rabah Saadane (già ct della Nazionale algerina), che ha rinunciato a sedere sulla panchina dello Yemen con questo commento: “Ringrazio per l’offerta generosa, ma in questo momento è un insulto guadagnare altro denaro mentre la mia gente muore di fame per le strade”.
Una interessante versione magrebina del salary cap! Altrettanto curioso l’autoesonero del ct della Nazionale tunisina, Fouzi Benzarti all’indomani della caduta di Ben Alì. Dopo aver confessato che aveva accettato di fare l’allenatore solo perché obbligato dal dittatore, Benzarti ha lasciato l’incarico dichiarando: “Ora che non c’è più, mi sento libero come il mio popolo”. Libero anche di non essere più utilizzato per alimentare quel panem e circenses (sempre più “circo” e sempre meno pane, verrebbe da dire), a cui molti dittatori vorrebbero relegare il calcio. All’appello della piazza non sono mancati i tifosi, specie quelli delle due squadre di Tunisi, l’Esperance e il Club African, in genere molto propense a scontrarsi, che invece nei giorni della protesta hanno trovato parole d’ordine comuni: oltre a pane e lavoro, hanno manifestato per la “’libertà per gli ultrà incarcerati, l’abolizione del locale daspo e del divieto di introdurre (e usare) fumogeni negli stadi” (Il Manifesto, 26 gennaio 2011).
Al Cairo, invece, tra i milioni di manifestanti, sono state notate moltissime magliette rosse dell’Al-Ahly, la squadra della capitale, che è anche la più blasonata del paese e dell’intero continente. A mettersi in evidenza sono stati soprattutto gli Ultrà Ahlawy, il primo gruppo ultrà organizzato dell’Egitto (è stato fondato nel 2007), che ha aderito ufficialmente alla protesta di piazza. Alessandra Cardinale, su Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio, riporta le parole di Assad, ventenne, presentato come “capo ultrà del Al-Ahly”: “Gli ultras sono tra le persone che protestano nelle strade e spesso siamo proprio noi a guidare i nostri fratelli e le nostre sorelle (…). Chi meglio di noi conosce i metodi della polizia? (…) Il governo ha avuto sempre paura di noi perché è difficile inquadrarci ideologicamente, per questo diamo fastidio”. Accanto ai tifosi, in piazza al Cairo, come ha ricordato Stefano Boldrini su La Gazzetta dello Spot dell’8 febbraio, è sceso anche Wael Gomaa, simbolo dell’Al-Ahly e della Nazionale (e per molti considerato l’attuale miglior difensore di tutta l’Africa): “Io sono al fianco del mio popolo. In Egitto ci sono troppe ingiustizie sociali, troppa disparità tra ricchi e poveri. Bisogna intervenire e pensare anche al futuro. I nostri giovani non hanno speranze nell’Egitto attuale: dobbiamo aiutarli… Mubarak ha fatto il suo tempo: l’Egitto non può più aspettare”. ”
Difficile immaginare simili situazioni in Italia, soprattutto vedere una partecipazione di giocatori e allenatori ai problemi del paese (è di fatto immaginabile un Del Piero che, nella trattativa per il suo nuovo ingaggio – quello scaduto era di 7.5 milioni di euro netti in due anni, cioè 312.500 euro al mese – faccia un gesto di solidarietà verso gli operai Fiat o i precari di Torino!). Che il futuro sia nelle mani degli ultras?

Tratto dal blog www.sportallarovescia.wordpress.com
da GlobalProject.info

venerdì 15 ottobre 2010

Tako je, Ivan, molto bene!


... intercettazione sfuggita ai controlli alla frontiera ...

di Cristiano Doni
- Pronto?
- Allora, che te pare?
- Molto bene, direi!
- Ascolta il GR, stamattina ci ho messo la ciliegina...
- Cioè?
- Conferenza stampa dell'avvocato dell'animale: voleva solo protestare contro la sua nazionale e la federazione, non immaginava che il caso avrebbe avuto risvolti politici, chiede scusa all'Italia.
- Bene, bene, bene...Così puzza meno.
- Già, e mi serviva per completare il quadretto dell'intervista ai secondini, che lo adorano: Ivan è educatissimo, ha sbagliato per generosità, praticamente un bravo ragazzo! L'accordo è sempre valido, quindi se te ne viene in mente qualche altra prima che lo molliamo...
- Sarei tentato di fargli menare qualche zingaro in galera (ride), ma è meglio che ci fermiamo qua.
- Ah, tanto per quello ci ha già pensato di suo, con i secondini ovviamente (ride), ma non l'abbiamo detto ai giornalisti! (ride) Tanto quando rientra ci pensa lui ad alzare altri casini. Sennò a che servono gli eroi?
- Eh già, a che cazzo servono gli eroi senza guerre? (ride) Piuttosto, i fratellini di Belgrado son rimasti contenti?
- Quelli stanno a festeggià da due giorni!
- E ce credo!
- Dragan, il capo, mi fa: "Ti ha detto io che con calcio si risolve tutto? Ti ha detto o no? Noi ha cominciato guerra di dieci anni allo stadio di Zagreb!". Figurati che quando gli ho letto il testo della telefonata di Tadic a Berlusconi manco me l'hanno fatto finire, stavano tutti là col vivavoce a sbellicarsi. Tra la storia dei froci e questa, il governo di là sta boccheggiando. Il ministro degli interni, che ha mangiato la foglia prima degli altri, con la dichiarazione che ha fatto mò se lo bevono. E manco in vacanza in Italia può venire, Maroni sta incazzato come un bufalo!
- E pure stavolta non c'ha capito un cazzo, il padano! Mo' se ne esce pure con la storia di imputare l'animale per "tentata strage"! Ma sarà idiota? Aspetta almeno che gliene facciamo fare una! (ride) Gli faccio vedere io come si fa una strage VERA a 'sto cretino, tornasse a suonare il flauto invece di rompere i coglioni...
- Beh, se non altro non ci fa la figura di merda di Alzano.
- Ah, quella è insuperabile, ma là ha fatto tutto da solo. Stavolta invece bisogna che si toglie dalle palle subito e che la roba la prende in mano Frattini, sennò rischiamo di non fare il cappotto. Col cazzo che entrano in Europa a fare affari 'sti quattro slavocomunisti.
- Appunto. E c'ha pure ragione Dragan: "Questo è primo governo di puttane di storia di Serbia! Vuole regalare Kosovo a albanesi di merda per fare servi in Europa!".
- Hai chiamato la Farnesina?
- Sì, tutto a posto sembra. Poi però lo sai come sò questi, se a Bruxelles gli fanno brutto... Pure noi, a puttane nel governo...
- Eh, vabbè. Non stiamo a fasciarci la testa prima di cadere. Tanto prima o poi 'sta pagliacciata dell'Europa...
- Massì dài, che tanto son soddisfazioni.
- Eh, ad averne di serate così. Li hai visti 'sti rossi di genovesi, tutti là a cantare l'inno?
- A cantare? A sgolarsi! "Siam-pron-tialla-mor-te, Siam-pron-tialla-mor-te, Italia-oh-oh-oh-oh-oooh-oh".
- Eh, là son stati bravi i ragazzi nostri che han fatto montare i cori. Venissero a raccontarmi ancora che nelle curve non si coltivano i veri valori!
- Ah, ah! Grandioso! oh-oh-oh-oh-oooh-oh! Che imbecilli!
- Ooh-oh-oh-oh-oooh-oh! Ah, ah! Che patrioti vuoi dire!
- (ride) Vabbè, ciao.
- (ride) Ciao, bello.
CLICK

da GlobalProject

mercoledì 13 ottobre 2010

Italia-Serbia, ennesimo flop del sistema-controllo


Diciassette fermati, trentacinque denunciati, e altre centinaia di persone in via di identificazione: questo il bilancio della serata di scontri che ha tenuto in scacco per ore il servizio di sicurezza predisposto dal ministro Maroni, dimostrando di fatto in Eurovisione l'inutilità del meccanismo preventivo italiano, che da tanti anni ormai viene testato sui tifosi, e che è culminato con l'introduzione della tessera del tifoso.
I tifosi serbi, che dal loro arrivo hanno cercato lo scontro con le forze dell'ordine, sono stati poi incanalati dentro il settorino a loro riservato all'interno dello stadio Marassi, dal quale hanno fatto partire lanci di petardi e fumogeni alla volta del campo. La partita per la qualificazione ad Euro 2012, iniziata con circa 40 minuti di ritardo, è poi stata sospesa pochi minuti dopo, per essere vinta a tavolino 3-0 dalla nazionale italiana.
Ennesima figuraccia, dunque, per il sistema-controllo tanto sbandierato e pubblicizzato da Maroni e dal governo: gli ultras nazionalisti sbarcati a Genova sono gli stessi che solo pochi giorni fa hanno contestato il Gay Pride di Belgrado, scontrandosi per ore con la polizia e mettendo a ferro e fuoco la città, la rivalità tra le squadre slave e quella azzurra hanno in più occasioni prestato il fianco a episodi di carattere nazionalista (vedi Trieste 2002, Sofia 2008, la svastica umana di Livorno etc..), ma soprattutto, i serbi non hanno evidentemente dimenticato la partecipazione italiana nel bombardamento di Belgrado e la posizione assunta nella vicenda Kosovo.

Possibile che ministro e osservatorio, tanto attenti a reprimere qualsiasi iniziativa degli ultras italiani, e tanto preoccupati di far passare messaggi di entusiatica adesione alla tessera del tifoso, si siano semplicemente scordati di tutto questo?

E' difficile dire che tutto va bene, sostenere che le tue regole sono giuste e redditizie, che gli ultras italiani sono tutti delinquenti, quando basta un energumeno incappucciato con un paio di pinze in mano a scardinare la montagna di pressappochismo, menzogne e ipocrisie che voi chiamate ordine. - [Domenico Mungo per Tifonet]

da Infoaut

Il Kosovo a Marassi

I serbi in curva allo stadio Marassi di Genova fanno parte delle milizie parafasciste e nazionaliste. Non sono semplici ultras di Belgrado. I telecronisti non ci hanno capito nulla come al solito: eppure i serbi in curva hanno mostrato uno striscione che diceva “Kossovo cuore di Serbia” e poi hanno bruciato una bandiera albanese. È stata un’azione preordinata: vogliono in qualche modo far pagare all’Italia l’intervento in Kosovo per difendere la minoranza albanese.
I serbi sugli spalti sono fascisti e nazionalisti. Convinti sostenitori della pulizia etnica.
da
http://www.ilpost.it/

da Indymedia

sabato 17 luglio 2010

IL RITORNO DI ZEMAN


E’ stato uno dei più innovativi allenatori italiani di calcio e la sua visione critica del mondo che ci gira intorno, farmacie comprese, gli è costato l’indesiderabilità da parte del potere. Porte in faccia Zdenek Zeman ne ha prese parecchie ma, sigaretta tra le labbra e voce bassa e tagliente, se n’è sempre fatta una ragione. Ora, per gli appassionati del football, torna in panchina ad allenare il Foggia. Chiamato da Pasquale Casillo che già lo volle nel 1986. L’ imprenditore uscito indenne dalle accuse di legami con la camorra è tornato anch’esso al suo vecchio amore e ha comperato la società rossonera che milita adesso in Prima Divisione. L’ultimo campionato è stato disastroso a dire il vero. E i ricordi del bel tempo che fu non hanno trovato adeguati investitori in questi anni. Ma il miracolo già fatto dalla coppia Casillo Zeman in passato potrebbe ripetersi. I tifosi sono tornati a parlare della squadra e di calcio e c’è grande attesa per i programmi e le parole che Zeman dirà per le mete future, con la serietà che lo contraddistingue. Tutti sono consapevoli della difficoltà dell’impresa. Riportare sù dall’inferno il Foggia non sarà un compito da poco. Certo Zeman è Zeman. Ed è l’unico che senza bacchetta magica può cambiare il corso delle cose. Casillo lo sa bene e lo ha richiamato subito.
Le sfide sono belle e questa lo è senza dubbio alcuno. Ci vorrà molta pazienza, anche perchè i caratteri dei due personaggi sono noti e, sia pur avendo anni fa trovato un modus vivendi, non è detto che si riesca a ricreare un clima favorevole ai miracoli.

Sicuramente i nuovi passi del Foggia saranno da seguire con attenzione e, per quanto riguarda i romanisti, con molto affetto. Con l’augurio che ci siano ancora nella città, e nei vivai della regione, dei campioni da scoprire come negli anni d’oro del Foggia. Senza i quali anche uno come Zeman poteva fare poco, e tutt’oggi poco potrà fare.

sabato 19 giugno 2010

SUDAFRICA: MONDIALI DI CALCIO,TRA SPETTACOLO E GUERRA INTERNA.


Giugno 2010, iniziano gli attesi mondiali di calcio dove, sul campo, le nazioni si sfideranno ognuna sotto le rispettive bandiere, al meglio rappresentate da undici giocatori per squadra che guadagneranno milioni (soprattutto nel caso delle squadre europee) per rincorrere una palla ed infilarla in una rete.
La nazionale italiana, sotto l’egida della Figc, è ovviamente in prima fila nel promuovere questo mondiale. Un gioco, sì, ma che smuove interessi economici ed appetiti legati ad introiti televisivi (diritti tv), finanziari (sponsor) e d’immagine (turismo).
Basterebbe solamente dare uno sguardo al conto in banca (rigorosamente ubicato in qualche paradiso fiscale) dei calciatori e un altro alle mosche che escono dal portamonete di un comune tifoso – che in queste particolari occasioni sembra riscoprire il ripugnante e fanatico attaccamento per la patria pur sostenendo il peso più cospicuo di una crisi economica provocata anche da chi ci governa – per arrivare a capire che non le incitazioni e gli applausi meriterebbero questi privilegiati ma disprezzo e sonore legnate dietro la schiena.
A questo punto ci viene detto, però, che lo sport, ed il gioco del calcio in particolare, possiede un alto valore educativo poiché esorta a competizioni di tipo pacifico.
Il calcio rappresenterebbe un differente modo di affrontare le rivalità, sarebbe un perfetto viatico contro le conflittualità riuscendo a portare la contesa al livello della competizione agonistica.
Sarebbe sufficiente prendere in esame quali trasformazioni hanno subito gli stadi in questi anni per obiettare a questa lucida menzogna.
In Italia, le strutture sportive assomigliano sempre più a fortini super controllati, con veri e propri check-point e tornelli all’ingresso, telecamere, sbirri in antisommossa, proposte di tessere identificative, vie perimetrali sorvegliate e transennate e così via.
La gestione degli stadi è un qualcosa che rassomiglia ad un laboratorio pratico applicato, sperimentale per la prossima gestione mega-autoritaria e militare dell’intero vissuto sociale.
Questo, in Sudafrica, con i mondiali di calcio, lo si può notare ancora meglio.
Il comitato organizzatore ed il Governo dello stato africano, ufficialmente per tutelare la sicurezza delle rappresentanze calcistiche e delle migliaia di tifosi che si prevede parteciperanno, hanno messo in opera un dispiegamento di forze tale da far pensare ad un aperto scenario di guerra.
I nemici, contro cui questa guerra è formalmente diretta, vengono indicati negli hooligan e nella criminalità locale, alimentata dal forte contesto di miseria in cui vive la gran parte della popolazione che occupa i sobborghi delle grosse città del Sudafrica.
Quest’ultima, sospinta a vivere nelle bidonville agli estremi margini di Johannesburg, Pretoria e Durban, rappresenta senz’altro il vero motivo dell’enorme schieramento di forze in campo, il cui compito è nascondere e confinare nei loro ghetti la gente dei bassifondi, per non turbare il tranquillo svolgimento dello spettacolo calcistico e lo sfavillio delle trasformazioni urbane che lo hanno preceduto; un po’ come sta accadendo in altre parti del mondo, dove i quartieri poveri e le popolazioni eccedenti pagano sempre più il prezzo del deterioramento sociale ed ambientale provocato dal sistema capitalista e ne subiscono – e sempre più ne subiranno, visti anche gli studi militari sugli scenari futuri (vedi Nato) – la sua guerra interna e permanente, venduta come doverosa salvaguardia della sicurezza dei cittadini (in Sudafrica, ben 500 persone sono state uccise negli ultimi 12 mesi dalla polizia).
Così, il Sudafrica si trasforma nell’Afghanistan: il governo di Pretoria ha destinato l’equivalente di 60 milioni di euro per il reclutamento di 41mila agenti e l’ingaggio di altre 10mila guardie di società private, portando così il numero di sbirri operativi durante i Mondiali a quasi 200mila unità.
Per le vie delle città stazionano uomini in assetto da guerra e mezzi armati, militari e forze speciali presidiano centri commerciali, aeroporti, stazioni e strade con le armi in pugno tra gli increduli clienti e passanti, i magazzini sono stati riempiti di armi e mezzi blindati pronti ad intervenire, agli angoli sono stati posizionati cannoni ad acqua mentre nei cieli ci sono gli elicotteri in volo permanente. In prossimità degli stadi e dei punti sensibili sono messi in campo drappelli di agenti in borghese.
La polizia, ancora prima dell’inizio dei Mondiali, aveva già iniziato con il confinamento dei quartieri periferici – mentre per entrare negli hotel e nei villaggi a 5 stelle dove soggiornano i ricchi bianchi servono addirittura le impronte digitali – e con il rimpatrio per via aerea di quei tifosi stranieri indesiderati, i cui nomi sono finiti in una sorta di “lista nera” a disposizione della Saps (la polizia sudafricana).
Molti aerei atterrati in Sudafrica sono stati bloccati per ore e i passeggeri controllati uno ad uno. Questo genere di operazioni sono state incrementate durante gli ultimi giorni immediatamente precedenti i Mondiali.
Infine, in Sudafrica sono presenti poliziotti dell’Interpol, esperti della Gendarmeria francese ed agenti dei servizi di intelligence di diversi stati, impegnati anche a vigilare le residenze per ricchi ed i centri operativi in cui si sono stabilite le rappresentative internazionali – veri e propri bunker come il “Leriba Lodge” degli azzurri nella cittadina di Irene, le Unità di crisi degli Stati allestiti nei consolati e nelle ambasciate (quella della Farnesina ha sede all’ambasciata italiana di Pretoria) o l’Irene Country Lodge della squadra americana, accompagnata da un nutrito gruppo di squadre speciali USA e della CIA –, delimitati da filo spinato elettrificato, poliziotti in antisommossa e vigilantes privati per meglio tutelare l’ostentazione di piscine e campi da tennis e da golf, che fanno a pugni con la miseria delle periferie.
Al tendone allestito per le conferenze stampa dei calciatori e degli allenatori delle squadre, invece, metal detector e strumenti per la rilevazione di esplosivi mentre anche i giornalisti hanno subito perquisizioni totali prima di potervi accedere.
Fortuna che lo sport, secondo la meschina retorica, dovrebbe portare pace e armonia tra i popoli; senz’altro porta alla pacificazione delle popolazioni.
Quello che dovrebbe essere, secondo la propaganda della Fifa (l’associazione internazionale di calcio), “il gioco più bello del mondo”, in realtà è un complesso lucroso distante anni luce dal genuino piacere ludico, che si serve della guerra interna per i suoi affari, appoggiando le tentazioni autoritarie dei governi di turno, i quali sperimentano nuove disposizioni e misure repressive estendendo ancora una volta le conseguenze sulla società.
Niente di diverso da come opera il capitalismo in ogni luogo e situazione.

Figure Interne del Fronte d’Attacco.

sabato 12 giugno 2010

Calcio e sciovinismo: il fascista Capello carica la nazionale inglese con un video dall'Afganistan

Dai campi di battaglia dell'Afghanistan a quelli di altre battaglie, metaforiche ma non del tutto, in Sud Africa. I giocatori dell'Inghilterra hanno ricevuto un video di auguri e incitamento da un battaglione di soldati britannici stanziati ad Helmand, sul fronte della guerra contro i Talebani. Fabio Capello ha riunito la squadra e ha voluto che tutti lo guardassero, come ulteriore fonte di ispirazione per i Mondiali che cominciano domani per la squadra dei Tre Leoni.

L'emozione, a quanto pare, è stata forte. "Sono ragazzi e giovani uomini come noi, hanno la nostra stessa età, ci somigliano fisicamente, ma loro sono in Afghanistan a rischiare la vita per la libertà e a difendere il nostro paese, mentre noi indossiamo una maglia e calzoncini corti per una partita di pallone", ha commentato il capitano Steven Gerrard. "Vedere la gioia con cui questi soldati ci hanno mandati gli auguri ci ricorda quanto siamo fortunati, rispetto a loro. E ci spingerà a dare ancora di più, a dare il massimo, per rappresentare degnamente l'Inghilterra, i nostri tifosi, inclusi i nostri soldati, nelle partite che ci aspettano".
E' quello che desiderava sentire Capello. Il coach ha mandato a sua volta un messaggio ai soldati britannici in Afghanistan. Il messaggero è stato il primo ministro David Cameron, che ha visitato le truppe britanniche in Afghanistan proprio ieri, dicendo loro: "Vi porto un messaggio dell'uomo più importante di Inghilterra". Ed ecco le parole dell'allenatore: "In un momento in cui i giocatori ricevono un sostegno incredibile dal Paese, alla vigilia della Coppa del Mondo, è importante che voi sappiate quanto i vostri sforzi significhino per tutti i giocatori e lo staff della nazionale. llvostro coraggioso servizio al Paese significa tanto per i giocatori e tutti abbiamo rispetto totale per i sacrifici incredibili che voi e le vostre famiglie avete fatto. Anche se faremo tutto il possibile per raggiungere il successo in Sud Africa per l'intero Paese, voglio che sappiate che noi crediamo che siete voi i veri eroi".

Coincidenza vuole che la prima partita dell'Inghilterra, domani contro gli Stati Uniti, stia davvero assumendo i contorni di una battaglia: le accuse sempre più sferzanti del presidente Obama alla Bp per il disastro petrolifero nel golfo della Louisiana, in particolare l'uso ripetuto dell'espressione "British Petroleum", che normalmente non viene usata poiché tutti nell'azienda e nel mondo dell'oro nero preferiscono chiamarla da molti anni con il diminutivo di due lettere Bp, ha scatenato una dura reazione nei media e nell'opinione pubblica britannica. "Obama vuole infangare tutta la Gran Bretagna", titolano i tabloid popolari. "Ne abbiamo abbastanza", rispondono vari esponenti della City, accusando Washington di una campagna tesa a mettere in ginocchio la Bp, magari perché possano comprarla a buon mercato aziende petrolifere americane. E una vignetta del Times ritrae il capo della Casa Bianca vestito da calcio, mentre tira un pallone con su scritto Bp nella porta dell'Inghilterra. "Cameron deve fare di più per rispondere per le rime a Obama", titola il Daily Telegraph.

E qualcosa Cameron ha fatto, decidendo di fare sventolare la bandiera dell'Inghilterra, accanto all'Unione Jack, bandiera britannica, sul pennone di Downing street, per l'intera durata dei mondiali. L'Inghilterra è l'unica squadra dei mondiali che non rappresenta una nazione, ma solo parte di una nazione: il premier, tuttavia, ha detto in parlamento che tutto il paese, in queste circostanze, dunque incluse anche Scozia, Galles e Ulster, farà il tifo per "gli uomini di Fabio Capello". Qualcuno commenta che sembra di essere tornati al clima della guerra d'indipendenza tra Regno Unito e "colonie americane". Vedremo domani chi vincerà questa volta.

da Indymedia

martedì 20 aprile 2010

Derby di Roma: c'e' poco da gioire.


don Paolo Padrini
Ieri abbiamo assistito ad un derby romano che oltre allo spettacolo calcistico ci ha dato, per l'ennesima volta, uno spettacolo di violenza e di degrado sociale.

Una persona accoltellata e mamma e figlio che hanno rischiato di bruciare in un'automobile fuori dallo stadio.

E quali sono stati i commenti dei giornali?

"Una giornata fantastica rovinata dai soliti delinquenti"..."una festa rovinata"...


Quali le conseguenze? Evidentemente...nessuna. Come si fa a toccare il calcio? Come si fa mettere in discussione una partita con la quale si giocano non solo gli interessi sportivi di uno scudetti, ma anche quelli economici di tutto il mondo che gli gira attorno.

Che dire? Evidentemente io ho la mia opinione, ch non fara' piacare e molti lettori: la partita andava sospesa, oppure - ora che e' finita, andava cancellata dal calendario sportivo, annullandone il risultato.

Una decisione drastica che farebbe davvero comprendere a tuti com il calcio possa davvero essere una bella festa ma solo se chi e' fuori e dentro si diverte, senza, possibilmente, accoltellare nessuno.

http://passineldeserto.blogosfere.it/2010/04/derby-di-...

da Indymedia

martedì 13 aprile 2010

Infostadio - news dalle curve

da Infoaut
VERONA-PESCARA

La polizia di Verona ha fermato e condotto in questura tre tifosi del Pescara al termine dell'incontro tra l'Hellas e la formazione abruzzese. Secondo gli agenti i tre fermati sarebbero tra i più accesi protagonisti di uno scontro con le forze dell'ordine che avevano evitato che le due tifoserie entrassero in contatto. Da quanto si è appreso in ambienti investigativi per uno dei tre tifosi il fermo potrebbe tramutarsi in arresto.

ASSEDIO AMARANTO

La sconfitta contro il Livorno ha forse posto fine alle speranze di salvezza degli amaranto. Il ritorno di Ruotolo e l'esonero di Cosmi non hanno sortito l'effetto sperato e i labronici sono stati sconfitti per 2-0 dall'Udinese rimanendo così desolatamente soli all'ultimo posto in classifica a quota 26 punti, a -9 dal Bologna quartultimo. Gli ultras toscani hanno sfogato la loro rabbia prima durante e dopo la partita con i friulani, lanciando i fumogeni in campo e bersagliando il pullman della squadra con sassi, bottiglie e oggetti vari. In centinaia hanno atteso i giocatori, scortati dalla polizia, fuori dallo stadio alla fine della gara.

Ci sono volute due ore perché si concludesse l'assedio a giocatori e dirigenti del Livorno da parte di centinaia di tifosi che li hanno contestati dopo la partita e che li hanno aspettati all'esterno dello stadio Picchi. Il pomeriggio infernale degli amaranto, quello che ha tolto anche le ultimi flebili speranze di salvezza, è finito verso le 19 quando i giocatori hanno potuto uscire dallo stadio Picchi attraverso un'uscita secondaria. Nel frattempo il pullman degli amaranto era stato fatto bersaglio di una sassaiola mentre era parcheggiato davanti all'ingresso principale. Inutile anche il tentativo di mediazione per riportare la calma fatto dai dirigenti labronici Claudio Garzelli, Nelso Ricci ed Elio Signorelli che hanno avuto un breve confronto con gli arrabbiati ultrà toscani. Le forze dell'ordine hanno vigilato affinché la situazione non peggiorasse fino alla decisione finale di spostare il pullman creando un diversivo. I tifosi infatti hanno provato a seguire il bus ma così facendo si sono trovati le vie d'accesso sbarrate da polizia e carabinieri. Così il pullman, fatti salire i giocatori mentre i supporters erano ormai lontani, ha potuto raggiungere, ben scortato, il centro Coni di Tirrenia.

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GENOA-SAMP

Scontro tra tifosi di Genoa e Samp fuori dallo stadio Galileo Ferraris prima del derby della Lanterna. L'intervento della polizia ha riportato la situazione alla calma. Secondo quanto ricostruito in questura un centinaio di tifosi rossoblù, molti col volto travisato da caschi e alcuni armati di bastoni, da corso Sardegna hanno imboccato corso De Stefanis, sconfinando nella zona dei doriani, cercando lo scontro, al quale hanno risposto gli ultras blucerchiati. Sul posto è subito intervenuta la polizia, riuscendo a disperdere i tifosi dopo un paio di cariche e aver lanciato dei lacrimogeni. Tre poliziotti sono comunque stati trasferiti in codice verde al pronto soccorso dell'ospedale San Martino dalle ambulanze del 118, dopo gli scontri. Secondo quanto si è appreso uno è stato ferito al volto, un'altro ad un piede, ma si tratterebbe di lesioni lievi.

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MODELLO TUNISINO

Ancora violenza nel calcio africano, sconvolto due mesi fa dall'attentato terroristico contro il Togo prima della coppa continentale. Stavolta però si tratta di "guerra" tra tifosi. Le notizie, di stampa e ufficiose, parlano di tre morti, di una trentina di feriti, di due giocatori e 142 tifosi arrestati. Il bilancio dell' incontro di calcio, giovedì sera, tra l'Esperance Sportif di Tunisi e il Club Sportif di Hammam Lif, giocato nello stadio di El Menzah, a Tunisi, pare purtroppo confermare quello che, da molte parti, viene sempre più sottolineato come fenomeno dilagante anche nel calcio africano: la violenza attorno al calcio o negli stadi. E in quello di El Menzah in particolare, sede dell' Espèrance, che già era stata "graziata" dalla Lega nazionale professionisti per un uso sconsiderato di fumogeni da parte dei suoi supporter: condanna, con la condizionale, ad un match a porte chiuse.

Sanzione che, dopo quanto accaduto giovedì sera, verrà applicata con indubbie aggravanti e c'è chi preconizza la condanna a tre incontri a porte chiuse. Perchè, stando anche a dichiarazioni di alcuni degli spettatori, il lancio di fumogeni, le aggressioni e i tentativi di invasione del campo, sarebbero da addebitare proprio ai supporter della formazione ospitante. Tanto che il primo vicepresidente dell' Esperance, Badine Tlemami, dichiara alla stampa, a nome del comitato direttivo, che «noi siamo dispiaciuti e condanniamo» l'atteggiamento dei tifosi esperantisti.

Atteggiamento assolutamente antisportivo così come quello, viene fatto rilevare da più parti, anche di alcuni giocatori, che con i loro comportamenti sul terreno di gioco contribuiscono a far crescere la tensione sugli spalti. Ed è forse anche per questa forma di «incitamento» alla violenza che, secondo quanto riporta il giornale francofono di Tunisi Le Quotidien, due dell' Espèrance sarebbero finiti in manette. Un malessere generale, notano i giornali, e quanto accaduto a El Menzah, scrive ancora Le Quotidien, testimonia, ancora una volta, «l'estrema leggerezza con la quale il football viene gestito» in Tunisia. Per la cronaca l'incontro (sospeso tra l' altro per un quarto d'ora per un' interruzione della corrente elettrica all'impianto di illuminazione artificiale) si è concluso in parità: 3 a 3.

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GRANATA PER IL FILA

Tifosi del Toro furibondi: in un centinaio hanno protestato venerdì mattina intorno alle 10, bloccando corso Vinzaglio. Sono dovute intervenire le forze di polizia per trovare una soluzione pacifica e soprattutto per sbloccare il traffico dei mezzi pubblici. Sono arrabbiati per la questione del loro campo storico, di cui da anni è ferma la ricostruzione. Nella giornata di venerdì era in programma infatti l'incontro tra il Comune di Torino e l'Agenzia delle Entrate per la questione ipoteche che gravano da ormai troppo tempo sul Filadelfia. Ed ecco la svolta: l'Assessore Sbriglio ha comunicato che si è giunti ad un accordo con l'annullamento definitivo delle ipoteche per una cifra di 535.000 euro e ha garantito che da martedì prossimo cominceranno i lavori per sbrigare le pratiche: «Nei prossimi giorni parlerò con il Presidente Cota e vedremo il da farsi».

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UTC: TORNEO RAVANO

Queste righe vogliono raccontarvi ciò che è accaduto mercoledì 7 aprile al Palazzetto dello Sport durante il primo giorno del Torneo Ravano. Sono ormai diversi anni che presenziamo a questo torneo, con i nostri striscioni e le nostre bandiere, per portare colore ad un evento tanto caro a Paolo Mantovani. Al Torneo Ravano ci siamo sempre sentiti un pò come fossimo a casa nostra, essendo un torneo organizzato dalla Sampdoria ed al quale siamo sempre stati legati. A differenza degli anni passati, quest'anno abbiamo deciso di lasciare i nostri vessilli da parte, per portare invece diversi striscioni contro la tessera del tifoso, striscioni il cui contenuto non era né minaccioso né offensivo, ma che semplicemente davano voce al nostro pensiero. Ci siamo illusi che, essendo un torneo amatoriale per bambini e che come tale non è soggetto a particolari normative che regolamentino il comportamento degli spettatori, lontani da decreti e leggi speciali, fossimo liberi di esprimere il nostro dissenso, ripetiamo, in modo totalmente pacifico. Ci siamo sbagliati. E' arrivato puntuale l'intervento del questore di Genova e della digos. Le pattuglie inviate sul posto, il cui atteggiamento si è confermato ancora una volta minaccioso ed arrogante (nel bel mezzo di un contesto fatto di bambini, famiglie ed organizzatori), ci hanno imposto di togliere gli striscioni, alcuni dei quali sequestrati come prove... ma prove di quale reato?! Quale legge stavamo violando? Abbiamo ormai la certezza che il libero pensiero in questo paese non è tollerato. Chi la pensa diversamente da chi comanda merita di essere messo con le spalle al muro, perseguitato secondo normative create appositamente da loro, "rimosso" affinché tutto fili liscio... Ciò che è successo al Torneo Ravano non è altro che la punta di un iceberg. Le imposizioni che subiamo sistematicamente allo stadio ed in trasferta ne sono concreti esempi, così come la richiesta di autorizzazione necessaria per portare allo stadio bandiere e materiale coreografico, altrimenti niente, non si entra!... E' giusto che voi sappiate, che veniate a conoscenza di ciò che succede intorno a voi. Ma è soprattutto importante che non chiudiate gli occhi davanti alla minaccia di perdere la vostra libertà. State pur certi che non alzeremo bandiera bianca davanti alla loro arroganza, ne tanto meno riusciranno a fermare il nostro pensiero. Siamo liberi. Liberi di pensare, liberi di prendere posizione! NON DIVENATARE LORO COMPLICE... NON FARE LA TESSERA DEL TIFOSO!

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UTC: NOI LA TESSERA NON LA FACCIAMO!

"Poche sentite parole indicano la strada che noi Ultras Tito Cucchiaroni, al seguito della Sampdoria da oltre 40 anni, abbiamo preso con decisione unanime. Rifiutiamo la tessera in quanto strumento di schedatura a pagamento, che opera una distinzione tra tifosi buoni e cattivi dando in ogni caso alle questure carta bianca per provvedimenti restrittivi della libertà personale anche a chi non ha subito condanne definitive e perchè contribuirà a svuotare ancora di più gli stadi italiani. Mai altro argomento aveva messo d'accordo tutti i ragazzi che militano nel gruppo.

Dopo le numerose manifestazioni di dissenso non potevamo che scegliere la linea della coerenza, fedeli alle nostre idee. Sappiamo bene cosa significa tutto cio: nell'immediato rinunciare al nostro abbonamento di Gradinata Sud, chi dopo venti, chi dopo trenta, chi dopo quarant'anni e più. Nel futuro un modo nuovo di vivere lo stadio, un modo diverso che il nostro infinito amore per la Sampdoria saprà comunque rendere unico come unica è stata la Sud fino ad oggi. Avete capito bene, noi non ci pieghiamo, ma non molliamo e anzi rilanciamo.

Andremo avanti a modo nostro, da sampdoriani, statene certi. A chi ci ha sempre seguito diciamo: vi vogliamo ancora al nostro fianco, abbiamo ancora tanto da dare, da ricevere e soprattutto da divertirci insieme. Quindi... non fate la tessera! A tutti gli altri tifosi sampdoriani chiediamo il rispetto che meritano le decisioni importanti come questa, perchè sempre abbiamo voluto il bene del Doria, sempre l'abbiamo difeso anteponendolo a tutto.

A tutti diamo appuntamento prossimamente per un'iniziativa comune durante la quale condivideremo le azioni per il prossimo futuro.

"Per la Sampdoria..."
Ultras Tito Cucchiaroni

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INTER-JUVE: LE LIMITAZIONI DIVENTANO UN CASO POLITICO

La polemica su Inter-Juventus, gara in programma venerdì 16 aprile, anticipo della 15° giornata di ritorno, diventa ora un caso politico con tre ministri (e tifosi) impegnati a cercare una soluzione.

I fatti: l'accesso alla gara per motivi di ordine pubblico sarà consentito ai soli abbonati dell'Inter e ai possessori della tessera del tifoso. Cosa che ha fatto infuriare i sostenitori juventini per due motivi. In primis perché la Juve non ha ancora varato la sua tessera del tifoso. Secondo motivo perché lamentano la mancata par condicio tra le due tifoserie visto che all'andata ai tifosi interisti fu consentito di seguire la squadra a Torino.

Da giorni i blog raccolgono gli sfoghi del popolo bianconero. E ieri la questione è diventata oggetto di dibattito nel corso della trasmissione "Ventura Football Club", in onda su Radio 1, in cui sono intervenuti prima il ministro della Difesa Ignazio La Russa, poi quello degli Interni Roberto Maroni e infine quello delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli.

È stato La Russa a lanciare la provocazione: visto che Inter-Juve sarà riservata ai soli abbonati perchè considerata una gara a rischio dall'Osservatorio del Viminale, si potrebbe «consentire l'ingresso anche a tutti gli iscritti agli Inter club». Una proposta, dice La Russa, «di cui ho già parlato con il ministro Maroni che si è detto d'accordo».

Il diretto interessato, intervenuto subito dopo, si è però mostrato più cauto. «Io sono per la massima partecipazione ma anche per la massima sicurezza", ha spiegato Maroni . "Ma purtroppo in questi anni abbiamo assistito ad episodi di violenza ingiustificati che ci hanno costretto a prendere misure restrittive». È chiaro però che «se c'è un'assunzione di responsabilità delle squadre e delle tifoserie, gli stadi devono essere aperti a tutti, se invece non c'è, diventa difficile».


Maroni ha assicurato che prenderà in considerazione la proposta del collega della Difesa. «Né parlerò con il capo della polizia e con il prefetto di Milano, se loro mi dicono che è una cosa che si può fare, conoscendo le tifoserie, naturalmente lo faremo. Sempre però garantendo a tutti la sicurezza, perché se poi succede qualche cosa facciamo rispondere il ministro La Russa».


Ma anche se ciò accadesse non risolve il problema dei tifosi ospiti. Ed il terzo ospite (anche lui membro del Governo) ha sollevato la questione. «Tutti sanno che io sono un fazioso tifoso juventino - ha esordito Altero Matteoli ¬ e, probabilmente, se chiedessi un biglietto alla società, mi farebbero assistere all'incontro in quanto ministro. Ma a parte il fatto che finirei su tutti i giornali il giorno dopo, tutti gli altri tifosi juventini non avrebbero comunque accesso allo stadio. E come si spiega questa discriminazione?».

Matteoli ha anche criticato il principio di vietare l'accesso agli stadi. «È assurdo - ha detto - Chi commette un reato merita di essere punito severamente ma non si può prevenire un reato abolendo il reato. Se vogliamo inasprire le pene ben venga, ma non è possibile proibire ai tifosi di andare allo stadio. Viene meno uno degli spettacoli più belli".

Parole che vengono ripetute da mesi da quanti criticano i provvedimenti restrittivi, che anziché colpire i teppisti penalizzano le brave persone.

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STADIO ITALIA - I CONFLITTI DEL CALCIO MODERNO

Dopo alcune settimane di ritardo dal 7 aprile è finalmente disponibile nelle librerie l'atteso volume Stadio Italia, i conflitti del calcio moderno, un libro collettivo , al quale hanno partecipato anche vari autori livornesi, che analizza e mette al centro della riflessione sul calcio, "i poteri e le istituzioni che governano il gioco, l'economia che lo ristruttura completamente, i conflitti che lo attraversano. È così una controinchiesta, una prima descrizione dei meccanismi di potere che, trasformando il calcio, trasformano ben più delle regole di un gioco". Riproponiamo per l'occasione anche sul sito gli estratti già pubblicati sull'ultimo numero cartaceo (marzo) di Senza Soste.

Quali conflitti si giocano attorno al calcio moderno, quello cresciuto sotto i riflettori delle pay tv? Quali tecnologie di controllo, quali modelli di consumo, quali normative di sicurezza nascono sul terreno del calcio moderno per essere esportate nel complesso della società? Come sta cambiando la cultura del tifo mentre il calcio è un brand televisivo maturo difeso da una legislazione di sicurezza? Che ne è delle tifoserie, dei conflitti aperti dal calcio, mentre si progettano stadi che coincidono con i centri commerciali? E infine, quale è la natura inquieta del gioco del calcio, sport attorno al quale, come nessun altro, si giocano miriadi di conflitti?

Queste ed altre domande si è posto il volume collettivo Stadio Italia, i conflitti del calcio moderno, Casa Husher, Firenze (pg. 250, euro 14,00) curato da Silvano Cacciari e Lorenzo Giudici. Il libro, per un totale di undici autori di cui molti livornesi, tenta di offrire una sistematizzazione e raccolta di materiali nuovi, inediti, spiazzanti con una bibliografia che fa i conti con le più recenti produzioni d'Oltremanica su questi argomenti. Affronta i temi dei conflitti legati al calcio dal punto di vista della storia soggettiva delle curve come dei comportamenti delle istituzioni del controllo, del marketing legato al football come prodotto, delle modalità di racconto del gioco tramite il cinema e la televisione. Il testo contiene poi un'inchiesta sulle mutazioni della tifoseria livornese: come viene vissuto oggi l'evento calcistico e quale giudizio viene dato dal resto della città nei confronti di chi vive il calcio in curva.

Nel complesso gli autori invitano a ripensare lo stadio come paradigma, il centro simbolico di un insieme di pratiche, di relazioni, di memorie e di identità che ospita al suo interno un gioco per sua natura destinato a generare conflitti. Non ridurre a questioni di ordine pubblico, gli elementi di tensione che attraversano il calcio e l'intero tessuto sociale in cui è immerso offre un nuovo punto di osservazione per valutare temi decisivi per un'analisi del potere ai giorni nostri.

Applicati al calcio, all'ultras, i dispositivi di controllo e repressione del dissenso, finiscono infatti per circolare in tutte i settori "caldi" di un contesto sociale: lo stadio diventa a quel punto un laboratorio di un modello sociale da imporre altrove.

Del resto chi ha vissuto sulla propria pelle la continua opera di contenimento della "cultura da stadio" aveva appeso da tempo alla "balaustra" uno striscione inequivocabile: "Leggi speciali: oggi per gli ultrà, domani in tutta la città". Una segnalazione ignorata per essere poi percepita nella realtà della piazza in particolare con le vicende di Napoli 2001 e del G8 genovese: pratiche di polizia "fuori controllo" che fecero gridare allo scandalo i cittadini ma che non sorpresero eccessivamente chi aveva già subito gli abusi di prassi che non sottostavano a "regolari" garanzie giuridiche. Per introdurre i materiali del libro presentiamo alcuni estratti proprio di un'intervista ad un tifoso sampdoriano che ha partecipato agli incidenti del luglio 2001 che dimostrano la capacità degli ultras, non comune nelle strade di Genova, di sapere rispondere alle strategie de-regolarizzate della polizia, assumendo, con altri soggetti, un ruolo di primo piano nella resistenza alla dichiarazione di guerra che il potere repressivo, e non altri, esternarono con brutale violenza a protezione di quel summit.

Hai partecipato, in qualche modo, alle discussioni che hanno fatto da sfondo alle giornate genovesi anti-G8?
No. Non ho seguito un granché la fase dei preparativi. Con qualche altro sono stato a sentire un paio di cose delGenova Social Forum
ma ce ne siamo andati via ben velocemente [..] dai discorsi che sentivi, non solo nessuno di questi pensava di andare in piazza ad attaccare gli sbirri e provare non dico a far saltare ma per lo meno a disturbare sul serio il G8, ma non prendevano neppure in considerazione l'idea che fossero proprio gli sbirri a venire a cercare te.

Ma voi, come gruppi di tifosi, siete scesi in piazza in maniera unitaria, anche da un punto di vista organizzativo?
[...] Ci siamo andati portandoci dietro delle cose ma senza un piano in testa. L'idea era quella di stare a vedere come buttava e poi metterci dentro alle situazioni che ci sembravano meglio. In piazza, ma lo sapevamo già da prima, avremmo trovato altri gruppi come noi. Tra noi non c'era un'organizzazione ma un po' l'idea, come in parte è stato, che quando ci sarebbe stato da muoversi lo avremmo fatto come siamo abituati a fare.

Un modello che avete ripreso dall'esperienza maturata nelle vicende legate allo stadio?
Sì, in gran parte l'esperienza dello stadio e di tutto quello che succede intorno era il bagaglio che un po' tutti condividevamo. In piazza ci siamo comportati allo stesso modo almeno all'inizio anche se poi, parlo almeno per il mio gruppo e per qualche altro, abbiamo seguito molto il modello dei black block.

Per quale motivo?
Un po' perché il loro modello operativo, parlo proprio da un punto di vista tecnico, non era molto distante dal nostro. Cioè, forse è il caso che mi spiego meglio. Anche loro si è visto che erano abituati a muoversi per gruppi non troppo numerosi che dovevano conoscersi molto bene tra loro. Si è visto da come si muovevano. Erano pressoché perfetti. E questo vuol dire che tra loro erano molto uniti e ognuno aveva una fiducia cieca nell'altro. Questo succede solo tra gruppi che sono molto legati, che condividono molte cose. Questo è una cosa che li rendeva simili a noi perché, anche nei gruppi da stadio, quando ti devi mettere a fare le cose le fai con quelli con i quali condividi gran parte della tua vita. Per fare gli scontri e non combinare casini devi essere legato con chi li fai, sapere che su di lui puoi contare come su un fratello. Per questo non basta la semplice condivisione di una fede calcistica così come, credo, per quanto riguarda i black block non basta la condivisione di un'idea politica. In piazza, non di rado, ti giochi il culo e lo puoi fare solo con chi sei molto affiatato. Con tutti gli altri puoi coordinarti, decidere di colpire insieme in un certo modo. Questo va bene, ma, quando poi si tratta che ognuno deve fare la sua parte, la cosa migliore è che ogni gruppo veramente affiatato faccia il suo. I black, da quello che ho visto, si muovono in un modo molto simile anche se con maggiore organizzazione e coordinazione. Io e molti di noi ne siamo rimasti letteralmente affascinati. Questo per quanto riguarda l'aspetto diciamo tecnico, del modo di stare in piazza, ma poi anche perché il loro modo di muoversi ci è sembrato quello che più pagava. In questo sono molto diversi da noi. Infatti, contrariamente a noi che soprattutto eravamo abituati al confronto diretto con gli sbirri, loro riducevano il più possibile il contatto. Non andavano alla ricerca del corpo a corpo come di solito facciamo noi. Quando attaccavano gli sbirri lo facevano all'improvviso, da una posizione di forza, se li tiravano dietro ma allo scopo di liberare una zona, dove altri gruppi intervenivano per fare le loro storie. In questo modo, attraverso attacchi improvvisi e veloci ripiegamenti non facevano più capire un cazzo agli sbirri, che si affannavano a corrergli dietro senza mai riuscire a ingaggiare un vero e proprio contatto con loro[...] Molti di noi hanno finito con l'unirsi a loro, rimanendo entusiasti non solo della loro tattica in piazza, ma anche di come erano attrezzati per reggere le situazioni, riuscendo a cavarsela in ogni circostanza, usando al meglio tutto ciò che la città gli offriva. Una cosa che ci ha molto colpito era come loro avessero dietro soprattutto degli attrezzi da lavoro che usavano per recuperare, strada facendo, gli strumenti di offesa e di difesa che gli servivano. Con quelli hanno smontato mezza città. Questo è stato un insegnamento molto utile. Con qualche cacciavite, chiave inglese, pinze e tenaglie è possibile recuperare una quantità di materiale offensivo e difensivo impressionante. A questo punto anche il materiale incendiario non hai bisogno di portartelo dietro perché lo puoi recuperare in un sacco di posti. I supermarket, tanto per dire, ne sono pieni. Un'altra cosa che ci ha parecchio impressionato è stata la loro conoscenza quasi perfetta del territorio. Si muovevano come se a Genova ci fossero nati.[..]. Dopo il G8 abbiamo iniziato a muoverci [come gruppo ultras, ndr] tenendo maggiormente a mente quel tipo di insegnamento.

mercoledì 17 marzo 2010

Camerata Zarate, presente! Insieme alla Polverini... .


Questa foto, scattata domenica all'Olimpico in occasione di Lazio-Bari, dimostra tutta la cultura politica di una curva e di Mauro Zarate, attaccante della squadra biancoazzurra.

Per Zarate non c'è nemmeno la scusante delle umili origini e magari di una bassa cultura. Il numero dieci della Lazio proviene infatti da una famiglia piuttosto ricca e, probabilmente, magari piena di nostalgie verso la dittatura di Videla (quella che i dissidenti li gettava in mare dall'elicottero). Illuminante il confronto tra le reazioni a questo gesto (nessuna) e quelle che sono seguite nei confronti di Balotelli quando ha manifestato insofferenza per i cori razzisti a Verona. Balotelli è stato colpevolizzato ed accusato di non saper fare il calciatore mentre, per Zarate, fare il saluto romano e contribuire a propagandare il fascismo in un luogo pubblico fa parte della più tranquilla normalità. Siccome un calciatore può essere squalificato anche per i gesti allo stadio, e non solo se sta giocando, il paragone con Paolo Di Canio è illuminante.

Cinque anni fa Di Canio, per un saluto romano dopo Livorno-Lazio, fu squalificato per una giornata. E al governo c'era il centrodestra. Oggi è tutto nella norma anzi, i media ritengono che non sia neanche opportuno sollevare l'attenzione su questo gesto. Questa naturalizzazione del fascismo dovrebbe far capire qualcosa al centrosinistra. Non è che omettendo di denunciare questi gesti pubblici che il fenomeno si sgonfia. Anzi, l'apologia del fascismo e dello squadrismo finisce per essere considerata naturale come se si trattasse di una conversazione durante una passeggiata. Del resto uno striscione enorme "Roma è fascista", in occasione di un Roma-Livorno, non trovò neanche un filo di critica presso l'allora sindaco della capitale Veltroni (che nello stesso anno intitolò una via al fascista Paolo Di Nella). Il centrosinistra, a furia di cercare di assorbire fenomeni, sta quindi giocando con un fuoco che rischia di bruciarlo (e noi con lui).

E che dire di quel genialoide di consigliere comunale del centrosinistra che a Livorno voleva ripristinare "la sovranità democratica in curva" contro la cultura di sinistra della nord ?
Lo vogliamo vedere subito al campo di allenamento della Lazio a chiedere il ripristino della sovranità democratica.
Il difensore della democrazia si vede nei momenti difficili.

P.s: Inutile rammentare che insieme a Zarate era presente in balaustra anche la candidata del PdL alla Regione Lazio Renata Polverini. Una scena pietosa che racconta senza ulteriori commenti la ridicolezza sia della candidata che della curva-business della Lazio

da Indymedia

martedì 23 febbraio 2010

Infostadio - news dalle curve

PROTESTA OPERAIA

Approda sui campi della serie A la protesta dei lavoratori dell'Alcoa: una delegazione di operai ha sfilato al S.Elia. Prima dell'inizio di Cagliari-Parma, operai dello stabilimento di Portovesme, in lotta da mesi hanno sfilato con uno striscione, mentre dalle gradinate altri 200 operai, caschetto in testa, cantavano 'Non molleremo mai'. Applausi da tutto lo stadio, dalla Curva Nord gli ultras rossoblu hanno risposto cantando 'Siamo tutti operai'. I lavoratori dell'Alcoa, impegnati da mesi in una mobilitazione a sostegno della vertenza per il mantenimento della produzione di alluminio della multinazionale americana, non sono nuovi a questo tipo di proteste, stavolta autorizzata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni e con la collaborazione del Cagliari Calcio. Recentemente hanno occupato l'aeroporto di Cagliari, bloccato la Statale 131 in Sardegna e manifestato per le vie di Roma e con presidi sotto Palazzo Chigi in occasione degli incontri nella Capitale per lo sblocco della vertenza. Il prossimo vertice, forse decisivo, tra governo, azienda, sindacati e istituzioni e' in programma giovedi' 25 a Roma.

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I GRANATA PER HAITI ATTO II

Dopo la riuscita raccolta della partita Torino - Brescia, dove sono stati raccolti più di 1600 euro, il Popolo Granata scende di nuovo in campo per Haiti. E lo fa con l'aiuto e la collaborazione di un vero Cuore Granata : Giacomo Ferri. Anche lui sostenitore dell'iniziativa per una ulteriore raccolta fondi allo stadio Olimpico il giorno 20 febbraio 2010 prima della partita Torino-Salernitana dentro le porte di ingresso, di nuovo in collaborazione con l'Associazione Agire.

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BASTA DIVIETI

L'Atalanta dice basta ai divieti di trasferta inflitti ai suoi tifosi. Il presidente Alessandro Ruggeri non ha gradito l'ennesimo stop imposto dal Casms per la sfida di domenica 28 febbraio con il Milan a San Siro e attraverso il sito del club ha espresso il suo malcontento senza tanti giri di parole. "Stiamo attraversando una fase delicatissima del campionato abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Possiamo salvarci solo stando uniti: società, squadra e tifosi. Chiediamo continuamente al nostro pubblico di sostenerci, di venire allo stadio. E poi siamo costretti a scontrarci con restrizioni che, con tutta la buona volontà, proprio non riesco a capire".

A Ruggeri non piace l'idea di giocare contro i rossoneri senza il supporto dei sostenitori atalantini, che a San Siro si sono fatti sentire. "Ancora una volta i nostri tifosi non potranno seguire la squadra in trasferta, proprio quando ne abbiamo più bisogno. Calcolando anche Milano, ci sono state vietate otto trasferte su quattordici. E ad essere penalizzati siamo sempre noi".

Già perché un club che gioca senza tifosi è sfavorito. Se poi succede più volte non c'è par condicio tra i club. E' un dato su cui riflettere visto che ormai è acclarato che le società calcistiche dopo anni di lassismo e cinico sfruttamento si stanno adoperando contro i violenti della domenica?

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BILBAO-ANDERLECHT

Che il problema della violenza negli stadi non sia solo un problema italiano è chiaro. Per avere la conferma basta vedere quello che è successo in Europa League ieri sera.

A Bilbao, in occasione della partita tra Athletic Bilbao e Andrelecht ci sono stati disordini tra le due tifoserie. Già prima dell'inizio della partita alcuni tifosi ospiti hanno provocato disordini all'esterno dello stadio, che hanno costretto all'intervento della polizia che ha arrestato quattro ultas.

Ma il peggio si è avuto dopo, quando dal settore riservato ai tifosi dell'Anderlecht sono partiti petardi e fumogeni e poi al termine della partita le due tifoserie sono scese in campo letteralmente, invadendo il terreno di gioco e affrontandosi senza esclusioni di colpi. L'intervento della polizia ha evitato che la situazione degenerasse ancora di più.

Ora si attende per sapere se la Uefa prenderà qualche decisione in merito.

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GIRO DI VITE

di Sergio Mutolo

La sicurezza negli stadi sta diventando un affare sempre più complicato da gestire. Divieto di trasferte. Pre-filtraggi. Tornelli. Limitazioni assurde alla vendita dei biglietti. Tessera del tifoso. Un incrocio di norme che non ha finora risolto il clima di violenze. Anzi, sta allontanando gli appassionati. Il Viminale pensa a un nuovo giro di vite. Servirà davvero a riportare le famiglie allo stadio?

Secondo il Ministero degli Interni la gestione della sicurezza negli stadi del calcio italiano è ancora piena di buchi. Lo confermerebbero gli episodi di violenza registrati a Torino e a Udine, per fermarsi a due partite giocate di recente. Non è più sufficiente fare come si è fatto finora, ovvero anticipare l'orario di arrivo dei tifosi allo stadio per migliorare il controllo agli ingressi.

Un primo suggerimento che arriva dal Viminale è quello di utilizzare di più e meglio le telecamere a circuito chiuso di cui sono dotati gli impianti. Le domande che i tutori dell'ordine si pongono sono diverse. Una su tutte: per quale ragione non viene (quasi) mai individuato chi lancia un petardo o brucia un seggiolino o compie un qualsiasi atto di violenza durante la partita?

Un altro elemento critico è il fatto che gli pseudo-tifosi arrestati (per esempio quelli di Udine, teppisti arrivati da Napoli al solo scopo di creare disordini) vengono di norma rilasciati il giorno dopo. Qui il richiamo è diretto alla magistratura, per la quale - almeno così sembra dalla larghezza usata nelle scarcerazioni - i reati da stadio sono considerati minori. Tuttavia il Viminale fa notare che i Daspo comminati quest'anno sono 909, rispetto ai 4.000 tuttora in atto. Cifre che devono far riflettere tutte le componenti interessate al problema.

I rimedi proposti? Un ulteriore giro di vite delle attività preventive di polizia. Si parla addirittura di vietare le partite in notturna, che sono maggiormente a rischio. Bisognerà vedere cosa ne pensano, sul punto, le pay tv (ovvero la mammella da cui attingono latte i club per sopravvivere a una crisi economica devastante). Si prospettano controlli più severi lungo le zone di pre-filtraggio e ai tornelli, per impedire l'introduzione di materiale vietato per legge. Staremo a vedere.

A proposito della Tessera del tifoso, la panacea di tutti i mali del calcio violento secondo il ministro Roberto Maroni, il documento dovrebbe diventare obbligatorio dalla prossima stagione. Fin qui in serie A hanno aderito solo in tre: Inter, Milan e Siena. Anche la Juventus si è dichiarata pronta ad adeguarsi. Il club bianconero ha fatto sapere che ciò avverrà in occasione della campagna abbonamenti della prossima stagione. Tutte le altre nicchiano o sono contrarie.

Intanto si sono perse le tracce della commissione congiunta Viminale-Lega Calcio, che si sarebbe dovuta riunire per risolvere i problemi connessi a un documento che la maggior parte dei club non gradisce e che il tifo organizzato respinge (in nome della violazione della privacy).

Se il ministro Maroni non innesterà la retromarcia, tuttavia, la tessera sarà indispensabile per le trasferte a partire dal prossimo campionato. Ma, se questo dovesse avvenire, bisognerà che venga sanata nei punti deboli e che sia presentata non come uno strumento di polizia (quale oggi appare ai più). Perché è alla stregua di una ennesima schedatura ai loro danni che la vivono i tifosi da stadio.

Il fatto è che ci sarebbero centinaia di migliaia di tifosi che vorrebbero gustarsi le partite dal vivo. E che, di fatto, non riescono a farlo per tutti i paletti che si trovano ad affrontare. E' da questi che si deve ripartire, rendendo il sistema di accesso più agevole di quanto non sia oggi, per salvaguardare il futuro di un calcio che diversamente rischia la deriva.

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AJAX-JUVE

Sono circa 200 le persone coinvolte, tra italiani e olandesi, negli incidenti avvenuti prima della partita tra Ajax e Juventus, nei pressi della stazione centrale di Amsterdam. Gli italiani sono perlopiù residenti in Olanda e si stavano recando allo stadio per assistere alla partita. Sono stati attesi da alcuni supporter dell'Ajax, che volevano 'punirli' per il loro gemellaggio con l'Aja, squadra olandese rivale di quella di Amsterdam. E' intervenuta la polizia, che peraltro aveva previsto questa eventualità, ed è riuscita a sedare i disordini, ma resta ancora alto l'allarme in città anche a un'ora dal termine della partita.

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BOYS REGGINA

Lo storico gruppo ultras'Boys Reggio 1986' ha deciso di sospendere la propria "attività" e abbandonare le curve d'Italia, dove appassionatamente seguiva la Reggina in tutte le trasferte oltre ovviamente alla Sud dell'Oreste Granillo.

La scelta è la naturale evoluzione di una situazione che, nel corso degli anni, è andata via via precipitando in modo particolare dopo la decisione dei capi storici (Carminello prima e Ciccio Cascianopoi) di lasciare il ruolo di leader abbandonando la sud dopo un'infinità di procedimenti a loro carico accumulati in 25 anni di "militanza". Gli altri componenti avevano provato a continuare la strada di quello che, per molto tempo, è stato il gruppo principale della curva reggina, e due anni fa avevano ricominciato con un nuovo direttivo composto da 20 ragazzi mentre comunque i tesserati diventavano sempre meno in rapporto all'entusiasmo nei confronti della squadra che andava scemando.

In un comunicato, oggi, i Boys denunciano situazioni ai loro occhi poco chiare: "Non vorremmo essere malpensanti, ma troppe coincidenze ci inducono a pensare che ci sia stato un 'complotto' per appiedare tutti i gruppi della penisola. Non si spiega altrimenti come in due anni abbiamo ricevuto sedici diffide sui venti ragazzi che portavano avanti il nostro gruppo. Praticamente tutto il direttivo". Dopo i tristi episodi della trasferta di Vicenza e dei giorni scorsi a Reggio in cui tra gruppi ultrà si è venuti alle mani e, ancora oggi, quattro ragazzi dei Boys sono in rinchiusi in carcere, la decisione: "Il daspo può vietarci l'accesso allo Stadio, ma non può impedirci di vivere ultras sei giorni su sette, così come ormai avviene da 25 anni".

Saranno gli altri gruppi ultrà a guidare la curva della Reggina il cui futuro, adesso, è tutto da costruire anche se certamente, con questa triste decisione, paradossalmente è alta la possibilità che gli altri gruppi ritrovino compattezza e omogeneità.

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MINACCE SERBE

Sei tifosi serbi sono stati incriminati per aver minacciato un giornalista autore di inchieste-denuncia sul mondo degli hooligans. Dovranno rispondere dell'accusa di aver messo in pericolo l'incolumità di Brankica Stankovic, reporter della radio privata B92 che aveva diffuso nomi e foto dei responsabili di una serie di aggressioni compiute da pseudo-sostenitori del Partizan Belgrado, tra cui quella costata la vita a un tifoso francese del Tolosa, a settembre. Se giudicati colpevoli, i sei rischiano fino a otto anni di carcere.

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JUVE-GENOA

Dieci tifosi sono stati denunciati dalla Digos di Torino per gli incidenti di lunedì scorso allo Stadio Olimpico. Si tratta, secondo quanto si è appreso, di tre genoani e sette juventini. Gli investigatori della questura di Torino li hanno identificati attraverso l'esame dei filmati delle telecamere di sicurezza. Per risalire all'identità di quelli genoani, nel pomeriggio alcuni poliziotti torinesi si sono recati a Genova per esaminare le immagini con i loro colleghi del capoluogo piemontese. I dieci denunciati si sono resi protagonisti degli incidenti in cui, ieri pomeriggio, è rimasto ferito un poliziotto di 39 anni. L'uomo, che è ora ricoverato al Cto di Torino con una prognosi di 40 giorni, è stato colpito in pieno petto da un bengala che gli ha procurato ustioni di secondo grado al torace.

da Infoaut

venerdì 29 gennaio 2010

Ajax, la squadra del ghetto


di Elvis Lucchese

Negli anni Trenta il tracciato del tram di Amsterdam era stato deviato per il ghetto cittadino, affinchè potesse raccogliere i numerosi tifosi che la domenica andavano ad affollare lo stadio dell'Ajax. Oggi il club della capitale olandese è una realtà professionistica milionaria, ma la sua storia - raccontata dal giornalista inglese Simon Kuper in "Ajax, la squadra del ghetto" - parla di una società emergente prima della guerra con una connotazione sociale ben definita.
L'occupazione nazista segnerà la fine di questa passione per i migliaia di ebrei deportati ed uccisi, fra i quali l'ala destra Eddie Hamel, idolo dei tifosi biancorossi, morto ad Auschwitz. Un libro che indaga nella storia e nella memoria, che destabilizza; il racconto dell'antisemitismo da una prospettiva inedita, quella del calcio.

da GlobalProject

venerdì 15 gennaio 2010

Bari: razzismo, scritte contro Balotelli - Ombre sul big match di sabato notte


Il ministro dell'Interno Maroni chiede «tolleranza zero»
e sospensione della partita nel caso di cori razzisti


di Vincenzo Damiani
BARI - «Tolleranza zero» per i cori razzisti negli stadi, dice Roberto Maroni a SkyTg24, e chiede che gli arbitri intervengano per decidere la sospensione immediata delle gare nel caso in cui ci siano cori razzisti come quelli di cui è spesso oggetto il calciatore dell’Inter Mario Balotelli.

IL MINISTRO - Ora, intanto, compaiono scritte razziste (con tanto di svastica) sui muri di Bari all'indirizzo di Super-Mario. Un caso isolato? Non c'è che da attendere la partita di sabato sera (ore 20,45) che rischia di essere «sorvegliata speciale» visto che il ministro Maroni ha chiesto il pugno duro. «La Figc - ha detto il numero uno del Viminale - deve darsi delle regole molto rigide. Se c’è anche il minimo dubbio che un coro sia un coro razzista, secondo me l’arbitro deve immediatamente sospendere la partita e prendere i provvedimenti conseguenti».

LE SCRITTE - «Balotelli non sarai mai italiano», «Balotelli negro di m….»,e anche qualche svastica di contorno. A meno di una settimana dall’affascinante sfida del San Nicola contro la capolista Inter, nel centro di Bari sono comparse frasi e simboli poco edificanti per una città e una tifoseria ospitale e accogliente come quella del capoluogo La loro apparizione - su via Capruzzi e vicino all’Ateneo - non è passata inosservata: gli agenti della Digos le hanno notate e stanno indagando sugli autori. Intanto, hanno dato ordine di cancellarle, anche se domenica sera erano ancora al loro posto. La polizia esclude che possa essere stata la mano di un tifoso biancorosso a fissare sui muri quegli obbrobri, però l’allarme emulazione c’è e non viene sottovalutato. Ormai, insultare il giovane talento dell’Inter sembra essere diventato sport nazionale: da Torino a Verona, passando per Cagliari gli episodi si sono ripetuti con una certa e frequenza nell’ultimo anno. Qualche ragazzino - si teme - magari nemmeno di fede biancorossa potrebbe essere portato a copiare il cattivo esempio. Meglio, quindi, spegnere sul nascere ogni velleità. «Si tratta di casi isolati - commenta Stanislao Schimera, capo della Digos barese - non riteniamo nemmeno imputabili a componenti della tifoseria organizzata. Abbiamo chiesto che quelle scritte vengano cancellate immediatamente. Sabato sera ci sarà il pienone, sono attesi circa 55mila spettatori. Sono sicuro - rassicura il dirigente - che sarà una grande festa, come quella vissuta con la Juventus. Non ho dubbi sul grado di civiltà dei supporter di casa». Ad ogni modo, i controlli all’ingresso del San Nicola saranno serrati: ogni striscione dovrà passare al vaglio delle forze dell’ordine.

da Il Corriere Della Sera

martedì 12 gennaio 2010

Il calcio come metafora

In Africa il calcio è onnipresente. Spesso fa da catalizzatore delle frustrazioni locali, esasperando sentimenti nazionalisti (com’è successo negli scontri tra Algeria ed Egitto durante le qualificazioni ai Mondiali). Altre volte semplicemente affolla il panorama delle città.

Dai campi profughi in Sudan alle macerie di Mogadiscio e alla moderna Abidjan, i calciatori sono ovunque, scrive Der Spiegel. Forse per la sua semplicità: basta mettere su due porte e arrangiare un pallone, anche fatto di stracci.

Per questo la Coppa d’Africa è così seguita in tutto il continente. L’attacco alla nazionale del Togo, gli Sparvieri, ha fatto riemergere vecchie paure, che non hanno niente a che fare con lo sport. Il quotidiano Le Togolais mette insieme alcuni elementi del passato per ricostruire una rete di vecchi rancori panafricani.

Il 3 giugno 2007 l’elicottero che trasportava i funzionari della Federazione togolese di calcio era esploso misteriosamente mentre tornava dalla Sierra Leone dopo un’eliminatoria (per questo era stata scelta la via di terra, per raggiungere l’Angola?). E l’attacco del 10 gennaio scorso in Cabinda è stato concentrato, secondo alcuni testimoni, proprio contro il bus che trasportava i funzionari della federazione. Forse c’entra il fatto che l’ex dittatore di Lomé, Gnassingbé Eyadéma, fosse uno dei principali sostenitori dei guerriglieri angolani e sierraleonesi?

E potrebbe non essere finita qua, continua Le Togolais, visto che il terzo amico di Eyadéma era Mobutu, che aveva affidato al dittatore togolese tutte le sue fortune prima di abbandonare la Repubblica Democratica del Congo.

da Internazionale

lunedì 4 gennaio 2010

Che razza di gioco e' questo?


Un libro sulla discriminazione nel calcio italiano

di Elvis Lucchese
"Che razza di gioco è questo?" è la domanda alla quale cercano di dare una risposta tredici autori (giornalisti, storici, sociologi, ma anche gente di spettacolo) nel libro pubblicato da Sedizioni con il sottotitolo "La discriminazione razziale nel mondo del calcio".Partendo dai recenti fatti riguardanti Mario Balotelli, accolto negli stadi da striscioni che affermano che "un nero non può essere italiano", il libro articola una riflessione su un fenomeno che un sistema sportivo sempre più lontano dalla società e dominato dal business minimizza continuamente, quando non lo smentisce del tutto. Ne parliamo con l'editore di "Che razza di gioco è questo?", Diego Dejaco.

da GlobalPoject

martedì 15 dicembre 2009

Infostadio - news dalle curve

Tafferugli Bergamo - Rissa eccellente - Libro ultras destra - Contestazione Toro - Su Tessera del tifoso - Daspo per tifosi Carrarese - Terzo tempo Rimini-Cesena - 30 anni per omicidio

TAFFERUGLI BERGAMASCHI

A Bergamo nel dopo partita Atalanta-Inter, uno dei sei pullman con i tifosi milanesi e' stato preso d'assalto da ultras bergamaschi. Alcuni supporter atalantini hanno teso un vero e proprio agguato lanciando sassi, bombe carta, bottiglie e fuochi d'artificio all'autobus. Alcuni tifosi interisti sono scesi dal pullman e per alcuni istanti le due tifoserie sono entrate in contatto prima dell'intervento di polizia e carabinieri. Un carabiniere e' rimasto contuso alla mano destra.

IN ECCELLENZA, ECCELLENTI!

I carabinieri di Torino hanno denunciato 28 persone per una rissa avvenuta durante una partita di calcio giocata su un campo della provincia. Giocatori e dirigenti di due squadre del campionato regionale di Eccellenza Uisp, più uno degli allenatori, si sono affrontati utilizzando le bandierine dei guardalinee, quelle del calcio d'angolo e alcuni bastoni prelevati da un vicino orto. Quattro persone sono rimaste ferite, con prognosi da che variano da cinque a dieci giorni.

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LUCCA, ULTRAS DI ESTREMA DESTRA E PLURICONDANNATO PRESENTA UN LIBRO FRA GLI ONORI DELLA POLITICA

di Toto Barbato

Sta scatenando un terremoto politico a Lucca la presentazione del libro "Ultras, storia del tifo rossonero" scritto dal capo del disciolto gruppo di estrema destra dei tifosi della lucchese Bulldog, Andrea Palmeri. L'autore è imputato in alcuni processi legati a violenze nei confronti di giovani esponenti della sinistra lucchese ed è stato fermato dalla polizia di Sofia dopo Bulgaria-Italia per aver incendiato la bandiera bulgara nella curva dei tifosi azzurri.

La presentazione è fissata per lunedì 21 dicembre alle 21 in una sala comunale ad Altopascio ed è già stata annunciata anche la presenza dell'assessore comunale allo sport del comune di Lucca Lido Moschini e l'assessore alla Sicurezza di Altopascio ed esponente di Forza Nuova Alessandro Balduini.

In un comunicato il presidente della provincia Stefano Baccelli ha scritto che "Un libro sul fenomeno del tifo da stadio può essere spunto di riflessione e di discussione, ma può diventare un problema se il tifoso che lo ha scritto, che pure rappresenta la frangia estrema della destra fascista e predica la violenza come suo credo, ed è pluricondannato, viene accolto a braccia aperte non da una, ma da ben due amministrazioni pubbliche di centro-destra: Lucca e Altopascio. La considero una scelta assolutamente fuori luogo".

A Baccelli hanno fatto eco con una nota analoga i capigruppo di maggioranza del Consiglio provinciale di Lucca Andrea Palestini (PD) Barbara Mangiapane (SD) Fabrizio Bianchi (PdCI) Marco Bonuccelli (PRC). Matteo Giordano, consigliere della circoscrizione 1 di Lucca per RC ha aggiunto che "La società civile antifascista organizzerà delle manifestazioni pacifiche per riaffermare il valore e l'importanza dello sport e per protestare contro questo ulteriore scempio alla democrazia e per riaffermare i valori democratici della nostra Costituzione".

Il sindaco di Altopascio Maurizio Marchetti ha per contro fatto sapere che la sala dove verrà presentato il volume Ultras è stata richiesta dalla casa editrice e concessa come in tutti gli altri casi.

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CONTESTAZIONE GRANATA

Poco dopo il fischio finale di Torino-Sassuolo, gara vinta dagli ospiti 1-0, una trentina di tifosi granata ha invaso la tribuna autorità urlando slogan contro il presidente Urbano Cairo. Gridando "Vergognatevi" e "Vogliamo un presidente", gli ultras del Torino hanno inveito contro il patron granata prima di essere dispersi e allontanati dal servizio di sicurezza e dalla polizia. Già durante la partita erano stati numerosi e ripetuti i cori della curva granata contro la squadra e la società.

Quando i tifosi, dalla Maratona, hanno raggiunto la tribuna, Urbano Cairo non c'era. Già dall'inizio non aveva seguito la gara nel solito posto, ma in "Tribuna Granata"; quindi, dopo il gol del Sassuolo, aveva lasciato del tutto gli spalti dell'Olimpico. Erano circa centocinquanta, di cui un terzo ha avuto accesso alla tribuna, dove non sedeva più neppure Foschi: anche il ds, in un secondo momento, aveva abbandonato lo stadio. Prima della conclusione della gara, l'automobile del presidente era pronta a partire, ma Cairo è infine rimasto, parlando anche con i giornalisti in mixed-zone.

Altri tifosi hanno invece raggiunto gli spogliatoi: quattro di essi hanno parlato con alcuni giocatori e con mister Beretta. All'esterno, intanto, in corso Agnelli 3-400 tifosi attendono l'uscita del pullman granata. Alcuni sparano petardi e mortaretti, a controllarli carabinieri e polizia.

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SULLA TESSERA DEL TIFOSO

Mercoledì 18 Novembre, Paola Frassinetti ha partecipato alla conferenza stampa, indetta dall'On. Claudio Barbaro, in cui è stata presentata la proposta di modifica all'art. 9 Legge 4 Aprile 2007 n 41, per fare chiarezza in materia di titoli di accesso agli stadi e tessere del tifoso.

L'occasione era propizia per fare ragionare su questo nuovo strumento, che avrà la funzione di regolamentare preventivamente l'accesso agli stadi; strumento che ha l'intento di creare una tifoseria selezionata e di rafforzare la fidelizzazione al club di appartenenza con accumulo di punti ed agevolazioni per acquisti di biglietti futuri o altri premi (strumento di loyalty).

Di seguito il comunicato stampa: Tessera del tifoso, presentato ddl contro "diffida a vita"

"La tessera del tifoso può essere un utile sistema per fermare la violenza negli stadi, a patto però che non si tramuti in un provvedimento ingiustamente restrittivo nei confronti di quei tifosi che hanno già scontato regolarmente una diffida. Per questo ho subito sottoscritto la proposta di legge presentata dall'onorevole Barbaro, che intende intervenire sull'art. 9 della legge 4 aprile 2007 n. 41". Lo dichiara l'onorevole Paola Frassinetti (Pdl), vicepresidente della commissione Cultura e Sport. Oggi i due parlamentari hanno presentato alla stampa la proposta di legge di modifica della 41/2007 in materia di titoli di accesso agli stadi e tessere del tifoso.

"Una diffida a vita - spiegano - creerebbe addirittura un'anomalia giuridica, perché sarebbe una limitazione a vita della libertà personale. La nostra proposta di legge intende rivedere gli elementi di criticità dell'art. 9".

Uno dei punti cruciali è, infatti, il comma 1 dell'art. 9: "E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili dell'emissione, distribuzione, vendita e cessione del titolo di accesso di cui al DM 06/06/05 del Ministro dell'Interno, pubblicato sulla G.U. n.150 del 30/06/05, di mettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'art.6 della legge 13 dicembre 1989 n.401 ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

Sembra chiaro dal tenore letterale dell'articolo che il tifoso che in passato sia stato raggiunto da DASPO o che sia stato condannato per reati "da stadio" anche con una sentenza non definitiva, non potrà mai più acquistare la Tessera del Tifoso e di conseguenza mai più accedere allo stadio, anche se ha già scontato il DASPO o è stato condannato in primo grado ma assolto in Appello o in Cassazione.

Sono infatti già numerosi i casi di tifosi che si sono visti revocare la tessera, o non hanno potuto acquistarla, nonostante siano stati assolti per il reato loro contestato, o nonostante abbiano già scontato il DASPO cui erano sottoposti.

In altre parole, stando a questo articolo, nessuna persona che ha avuto un DASPO potrà mai acquistare la Tessera del Tifoso e pertanto si ritroverà DIFFIDATO A VITA, anche se ha scontato regolarmente la diffida, magari otto o dieci anni prima.

Alla conferenza stampa, è stata presentata la proposta di modifica di questo articolo: ... ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, fino al completamento dei cinque anni successivi alla data della condanna e che non abbiano già scontato, anche parzialmente, per lo stesso episodio, la misura inflitta con provvedimenti di cui al già citato articolo 6 della legge 401/1989.

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CINQUE ANNI DI DASPO PER I TIFOSI DELLA CARRARESE

Mano pesante della questura spezzina nei confronti dei tifosi della Carrarese protagonisti a fine agosto di violenti scontri con le forze dell'ordine prima della partita di coppa Italia con lo Spezia.

Al termine dell'istruttoria condotta dalla divisione anticrimine a tre tifosi apuani sono stati vietati gli stadi per cinque anni, il massimo previsto dalla normativa. Un quarto tifoso carrarese se l'è cavata, si fa per dire, con un'inibizione di due anni e mezzo. Gli incidenti si sono verificati prima dell'inizio della partita quando circa 400 tifosi della Carrarese hanno travolto gli steward, divelto una cancellata e ingaggiato un corpo a corpo con alcuni poliziotti. Ieri il cerchio attorno a loro si è chiuso con l'inibizione ad assistere a manifestazioni sportive. Per tre di loro cinque anni di espulsione dagli stadi un quarto ha avuto un Daspo di due anni e mezzo e quando giocherà la Carrarese tutti e quattro dovranno presentarsi al commissariato di Carrara per firmare il registro.

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RIMINI-CESENA, IL TERZO TEMPO

Sarebbero stati quasi un centinaio i protagonisti della rissa tra ultras del Rimini e del Cesena di martedì sera, in cui un 27enne cesenate è rimasto ferito con una mazza da baseball. Lo scontro, che ha coinvolto decine di persone, sarebbe stato premeditato. Oltre al giovane ferito, al momento, altre due persone sono state denunciate per rissa aggravata, ma la Digos è al lavoro per identificare altri protagonisti dello scontro. Poco prima, in zona, si era tenuta un'assemblea dei gruppi di supporter biancorossi. La Polizia è arrivata sul posto intorno alle 22, chiamata dai residenti allarmati per lo scenario da guerriglia urbana.

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30 ANNI DI CARCERE PER OMICIDIO

Un tifoso della squadra di calcio serba del Rad, Bojan Hrvatin, è stato condannato a trent'anni di reclusione dal tribunale distrettuale di Belgrado, per aver ucciso Bajan Majicun, sostenitore del Vozdovac. L'episodio risale all'agosto del 2006. Hrvatin, con alcuni altri tifosi del Rad, aveva assaltato un treno che trasportava fans della squadra avversaria: il gruppo era armato di coltelli e biglie d'acciaio. Condannati a pene da un anno e mezzo fino a tre anni i tre 'complici' di Hrvatin, Aleksandar Kovacevic, Aleksadar Pavlovic e Goran Pantelicha.

da Infoaut

giovedì 26 novembre 2009

Esportiamo razzisti


di GIANNI MURA
Brutto mercoledì. Il Milan deve accontentarsi dell'1-1 a San Siro col Marsiglia (che colpisce una traversa e un palo). Il Bordeaux batte 2-0 la Juve (le basterà un pari a Torino col Bayern). Purtroppo alla ribalta vanno i cori di tifosi juventini contro Balotelli.

Così si deve registrare un ulteriore passo avanti che in realtà è un salto in basso. Dai cori d'insulti a Balotelli a Torino (lui assente, a Barcellona) ieri si è passati ai cori d'insulti a Balotelli a Bordeaux (lui in Italia).
Esportiamo razzisti, è un dato di fatto. Definirli ignoranti o stupidi, come fanno molti dell'ambiente pallonaro, è riduttivo, è sbagliato. Sono razzisti e sono fieri di esserlo. Quando, prima che cominciasse la partita, parte dei tifosi juventini ha intonato il solito coro demente già usato altrove con Lucarelli ("se saltelli muore Balotelli"), l'altoparlante ha ricordato che l'Uefa intende bandire il razzismo dagli stadi, il gruppo di ultrà ha urlato la sua miserabile certezza: "non esistono negri italiani", "un negro non può essere italiano". Un razzista sì, evidentemente. A quel punto Buffon, il capitano, e Secco sono andati a parlamentare e i cori sono cessati.

Non è solo questione di civiltà, ma anche di sanzioni. Platini l'ha detto molte volte, l'Uefa non è più disposta a tollerare cori, striscioni, manifestazioni che puzzino di razzismo. Per cori del genere, sempre contro Balotelli, era stato squalificato il campo della Juve, sentenza poi attenuata in partita a porte chiuse. Di fronte a questo rischio, su scala europea, normale che la Juve intervenisse. La società si sta impegnando molto, contro il razzismo, e nulla può essere rimproverato ai suoi dirigenti, ai suoi tesserati. Nella sua maglia il bianco e il nero felicemente convivono e hanno scritto una storia ricca di pagine gloriose. Il problema vero sono i suoi tifosi, non tutti ovviamente ma i recidivi nei cori offensivi.

Tra dieci giorni si gioca Juventus-Inter e il cammino d'avvicinamento alla partita è un pentolone ribollente di veleni, che non promette niente di buono. Ed è quasi superfluo l'invito di smorzare i toni. Lo fanno i tesserati, ma non i tifosi, teste calde e vuote (cui dare un nome e un cognome non sembra così arduo). La Juve non scende a patti con questa gente che la danneggia, anche se sventola le sue bandiere, e fa bene. Ma rischia un periodo, quanto lungo non si sa, sotto ricatto.

Ormai in Italia fare cori contro Balotelli sembra diventato un gioco di società. Attenzione, però: è una questione che non riguarda solo lui né solo il calcio. E non la si risolve chiedendo a Lippi di convocarlo per i mondiali, di considerarlo un simbolo. Balotelli ha il diritto di non essere insultato per il colore della sua pelle sia che giochi in Nazionale, nell'Inter o nella Sangiustese. Come ce l'ha chi non fa sport, non gioca a calcio e pensa che sarebbe meglio vivere in un mondo meno malato, e che il passato non passa mai del tutto.

da Indymedia

martedì 24 novembre 2009

InfoStadio - news dalle curve


DASPO IN ARRIVO PER I GRIFONI

Momenti di tensione e qualche tafferuglio poco prima delle 19 alla stazione ferroviaria di Livorno dove un gruppo dei circa 400 ultrà genoani, scortato dalla polizia, era in attesa di salire sul treno che li avrebbe riportati a Genova, ha tentato di salire sul convoglio senza pagare il biglietto.

Sono scoppiati disordini e due ferrovieri e due poliziotti sono rimasti lievemente contusi nei tafferugli. Dopo alcuni minuti di tensione, la polizia ha riportato la calma e, quando tutti i tifosi avevano acquistato il biglietto del treno, ha scortato gli ultrà a bordo del convoglio che è partito.Ora, la polizia visionerà le immagini delle telecamere di sicurezza della stazione e i filmati girati dalla polizia scientifica per individuare e denunciare i responsabili dei disordini.

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SIENA:CORTEO TIFOSI CONTRO SOCIETA'

Circa 800 tifosi del Siena hanno sfilato in corteo nelle vie del centro per contestare il presidente Giovanni Lombardi Stronati. I sostenitori bianconeri hanno rivolto un appello alle istituzioni cittadine per trovare un'alternativa alla proprieta', considerata inadeguata e incapace di garantire la permanenza in A. I tifosi hanno innalzato striscioni,tra i quali vi era una citazione di un verso della Divina Commedia:'Ricordati di me che son la Robur, Siena mi fe' disfecemi Stronati'.

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EGITTO-ALGERIA LA GUERRA DEL PALLONE

No, non cala la tensione. Anzi, sembra essersi rinfocolata quando tutto sembrava finito, gli algerini potevano godersi il trionfo per la qualificazione ai Mondiali e agli egiziani non restava che rassegnarsi alla sconfitta. E invece tutto tutto si è riacceso, ieri con il ritito dell'ambasciatore ad Algeri da parte del governo algerino, e tra ieri notte e oggi con la discesa di migliaia di tifosi egiziani nelle strade di Zamalek, il quartiere del Cairo dove ha sede l'ambasciata algerina. E quegli atteggiamenti aggressivi mostrati almeno finora principalmente dagli algerini sono venuti fuori anche tra gli egiziani. Tanto che questa notte a Zamalek si sono viste volare pietre e bottiglie infiammabili, rompere vetrine e distruggere automobili: bilancio finale, 35 feriti tra agenti e dimostranti. Stamani il quartiere, uno dei più vivaci del centro cittadino, era semideserto e contava le ferite, ma non era finita. Subito dopo la preghiera altre folle di manifestati si sono riversati nelle strade, lanciando slogan e sventolando bandiere. 'Misr, Misr' urlavano, il nome arabo dell'Egitto. E anche dalle autoradio dei tassisti, generalmente sintonizzate sulla musica leggera o programmi religiosi, si levavano canzoni patriottiche. Si sa che che non è solo il calcio in questione, in questa duello tra i due Paesi, ma anche la patria. Ne parlavano stamani i giornali governativi, con Alaa Mubarak, uno dei due figli del presidente, a dire che l'Egitto «ha sopportato abbastanza», ed i legami di fratellanza araba «vanno rispettati solo se anche gli altri lo fanno». Gli incidenti tra tifoserie, osservava da parte sua l'editorialista Ibrahim Issa sull'indipendente Al Dostur, hanno l'effetto di «spingere i popoli tra le braccia dei governanti dei due paesi». Ma di patria ha parlato da Dubai anche il grande imam dell'Egitto Qaradawi, per invitare la «nazione araba» ad abbandonare le lotte intestine. E un invito alla ragione è giunto anche, tramite l'Afp, dal segretario della Lega Araba Amr Moussa.

Ma le armi sono ancora tutt'altro che deposte anche sul fronte diplomatico. E se il governo algerino ha convocato l'ambasciatore del Cairo per lamentare l'«escalation» della campagna mediatica egiziana, il ministro degli esteri d'Egitto ha anche oggi protestato con il suo omologo per le aggressioni. Perfino gli artisti hanno detto la loro: il presidente del sindacato di quelli egiziani ha detto che nuove cooperazioni con l'Algeria «non sono benvenute» ed il presidente dei musicisti ha detto che nessun andrà in quel Paese.

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I SIMBOLI VIETATI

di FULVIO BIANCHI

Michel Platini dà battaglia su due fronti: il fair play finanziario e il razzismo. Il n.1 dell'Uefa non tollera i "buu" negli stadi, i simboli di discriminazione razziale. Tanto da aver emanato norme durissime: l'arbitro infatti nelle Coppe può anche sospendere la partita in caso di cori, o simboli, o striscioni razzisti. Cosa che in Italia non è possibile: da noi la procedura prevede che l'ultima parola, prima dello stop alla partita, tocchi al funzionario di polizia (così è stato deciso pere volere del Viminale).

In Uefa sono previste sanzioni durissime, dalle porte chiuse alla sconfitta a tavolino. Tanto che il massimo organismo europeo, in collaborazione con il "Fare" (Guarda i simboli vietati) ha fatto avere un elenco a tutti i club che partecipano alle Coppe, e per conoscenza anche alle Federazioni europee. In questo elenco ci sono tutti i simboli razzisti che non possono assolutamente essere portati in uno stadio: una lista lunga, ma c'è da dire che soprattutto nell'Est Europeo ci sono segnali preoccupanti. Antisemitismo, razzismo, simboli che ricordano le Ss. Succede in Croazia, Polonia, Bulgaria, Romania, Russia, eccetera. Anche, ma raramente, in Germania.

In Italia, dopo il caso Raciti, la situazione è migliorata: non si vedono più svastiche, croci celtiche, striscioni che inneggiano ai forni o alle foibe. Un campionario vergognoso che sino a pochi anni si vedeva in alcune curve. Ora massima attenzione: non sono consentiti simboli nemmeno di partiti politici. Per gli striscioni bisogna inoltrare domanda 7 giorni prima della partita, mediante fax o email da inviare alla questura. "Analoga disciplina dovrà essere applicata per le bandiere, fatte salve quelle riportanti solo i colori sociali della propria squadra e quelle degli Stati rappresentati in campo", come spiega la determinazione dell'Osservatorio (8 marzo 2007). Quindi, teoricamente a Udine non si potrebbe portare allo stadio nemmeno la bandiera del Friuli: ma per fortuna, con buon senso, viene consentita. Con buon senso, si potrebbe riaprire anche agli striscioni, soprattutto quelli ironici: basterebbe un controllo prima della partita ai cancelli dello stadio. Intanto si tenta di porre riparo all'articolo 9 del dl 8 febbraio 2007 n.8, "in materia di accesso agli stadi" deciso dall'ex ministro Giuliano Amato. Articolo contestato dai tifosi, e criticato anche dallo stesso ministro Bobo Maroni. Ora se ne occupa la Commisione affari costituzionali del Senato. Il ddl, presentato dal senatore Domenico Benedetti Valentini e sottoscritto da altri quattro senatori del Pdl (Bevilacqua, Mugnai, Augello e Fasano) prevede che il divieto di ottenere titoli di accesso agli stadi (biglietti e tessere del tifoso) "decada quando non è più in essere la diffida amministrativa subita in passato (il Daspo, ndr) e quando, in caso di condanna, siano trascorsi cinque anni dal passaggio in giudicato". "In sostanza - spiega Benedetti Valentini - si conferma la linea di rigore nella prevenzione contro la violenza nelle manifestazioni sportive, ma si ripristina il diritto costituzionale dei singoli, che non possono essere sanzionati 'a vità quando abbiano ormai scontato il tempo di diffida o di presunzione di pericolosità".

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NO ALLA DIFFIDA A VITA

Di R.Stracca

No alla diffida vita, no a quello che viene definito un "mostro giuridico". E' la di modifica dell'articolo 9 della legge Amato, firmata dai deputati del Pdl Claudio Barbaro e Paola Frassinetti. L'articolo 9 prevede infatti che chi ha ricevuto un Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, non possa acquistare biglietti. O titoli equiparabili, come la tessera del tifoso. Per sempre. Anche quando si è finito di scontare la diffida.

La proposta Barbaro-Frassinetti specifica che il Daspo deve essere «in atto». Quando non lo è più, il tifoso può tornare a fare il tifoso. In secondo luogo, la legge Amato non prevede la possibilità di sottrarre, in caso di condanna definitiva, gli anni senza stadio già scontati con il Daspo.

C'è da registrare, dopo la manifestazione ultras contro la tessera del tifoso del 14 novembre a Roma, l'allargarsi di un fronte politico trasversale che non vuole punire a prescindere chi vive la passione sportiva, ovviamente nei limiti della legalità. Come ha sottolineato Alessandro Cochi, delegato per lo sport del sindaco di Roma, Alemanno. "Le modifiche e i correttivi che saranno apportati a questo provvedimento sono tutti volti a tutelare e salvaguardare la figura del tifoso, elemento fondamentale e anima del movimento sportivo, che non deve subire alcun tipo di manipolazione a fini politici, ma essere il centro di un più ampio ragionamento anche in maniera traversale, proprio come sta accadendo con l'ex sottosegretario Paolo Cento, i radicali Perduca e Staderini, e gli onorevoli del Pdl Benedetti, Valentini, Barbaro e Frassinetti, che tenga in considerazione la passione sportiva e la incanali nella giusta direzione della legalità».

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SCONTRI HURACAN-SAN LORENZO, 20 FERITI

Una ventina di feriti, due arresti e inizio della partita slittato di mezz'ora. E' il bilancio degli scontri tra tifosi in occasione del derby di Buenos Aires vinto poi dal San Lorenzo sull'Huracan per 2-0. La polizia è stata costretta a ricorrere ai lacrimogeni e giocatori e ufficiali di gara sono stati obbligati a rientrare negli spogliatoi in attesa che tornasse la calma. A far scoppiare gli incidenti lo striscione con i colori del San Lorenzo esposto in modo provocatorio dai tifosi dell'Huracan.

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21 DASPO PER GLI ULTRAS ROSSOBLU

Il Questore di Ascoli Piceno, Dott. Giuseppe Fiore, in seguito agli episodi di violenza posti in essere da 21 tifosi della Sambenedettese in occasione della partita Fermana-Samb disputatasi presso lo Stadio Comunale "B.Recchioni" di Fermo lo scorso 4 novembre, ha emesso 21 provvedimenti di Divieto di Accesso ai Luoghi ove si disputano Competizioni Sportive (Daspo) con l'obbligo di firma presso un Ufficio di Polizia. Tali provvedimenti rientrano in una ormai consolidata linea di rigore verso coloro che utilizzano lo sport come pretesto per dare sfogo a vandalismi e a fatti delittuosi che nulla hanno a che fare con il sano tifo calcistico.

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SCONTRI IN BASILEA-ZURIGO

Almeno 25 feriti e due arrestati: è il bilancio del pre e post partita di Basilea-Zurigo, sfida valida per gli ottavi di finale della Coppa di Svizzera. Già prima dell'inizio della sfida, tifosi dello Zurigo hanno divelto seggiolini e causato altri danni nel settore ospiti dello stadio. La polizia è intervenuta per calmare gli animi con manganelli di gomma e con il lancio di gas lacrimogeno, mentre al termine della partita, le forze dell'ordine hanno evitato contratti tra le due tifoserie. Il Basilea si è imposto 4-2 sullo Zurigo.

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UNDICESIMO ARRESTO A BELGRADO

La polizia serba ha annunciato l'arresto di un ulteriore sospettato per la morte di Brice Taton, il tifoso francese del Tolosa deceduto due mesi fa a Belgrado in seguito ad un'aggressione da parte di hooligans della squadra locale del Partizan. Le autorità serbe, che abitualmente non diffondono le generalità complete degli indagati, hanno fatto sapere che l'11.mo sospettato finito in manette è un uomo di 39 anni. Taton, aggredito prima del match di Europa League disputato a settembre a Belgrado, morì diversi giorni dopo l'aggressione subita in un bar. La vicenda ha indotto le autorità di Belgrado a mettere al bando diversi gruppi di tifoseria organizzata.

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SE LO STADIO NON CE L'HAI...

«Se lo stadio non ce l'hai, ce lo portiamo noi». La versione parafrasata di un coro da curva riassume la volontà del Comune di Pisa, in accordo con il Pontedera, di consentire ai tifosi nerazzurri di assistere al derby in programma a Pontedera fra dieci giorni. Pisa presterà allo stadio Mannucci le tribunette usate a giugno nei lungarni per il Gioco del Ponte, scacciando così l'incubo di una terza trasferta vietata. Dopo la serrata totale della gara di Vignola con il Boca Pietri, lo scampato pericolo in occasione del match di Rosignano (trasferito in extremis a Santa Croce sull'Arno) e il divieto imposto ai pisani domenica scorsa a Chioggia, le amministrazioni sono corse ai ripari garantendo ai supporter nerazzurri il diritto di assistere ad una gara (per di più un derby) della propria squadra del cuore e alla società locale (ossia il Pontedera) di poter beneficiare di un incasso importante, visto che in D il ricavato va interamente alla formazione di casa.

Finora le gare vietate hanno portato bene al Pisa (successo per 6-1 a Vignola e per 5-2 a Chioggia), ma sulla scaramanzia prevale la voglia dei tifosi di essere presenti... nella buona e nella cattiva sorte: il tifoso pisano vuole vedere il Pisa allo stadio, non importa la categoria. E in una stagione maledetta, dopo le sofferenze dell'ultima estate ed il crollo di tre categorie, l'impossibilità di andare alla partita senza aver commesso alcuna malefatta è percepita come l'ennesima ingiustizia che la città della Torre non è disposta a mandar giù.

In realtà le serrate non sono mai riuscite a tenere troppo lontani i pisani dal Pisa. Duecento hanno raggiunto Vignola anche a costo di restare dietro alle mura divisorie dello stadio; più fortunati i circa 80 che hanno raggiunto Chioggia e, pur rimanendo fuori, hanno potuto vedere (o almeno intravedere) la partita attraverso le maglie di una rete separatoria, per di più gratis, in barba ai divieti. Anche i tifosi di casa, persino quelli meno amici, hanno il piacere di confrontarsi sugli spalti con la curva nerazzurra a colpi di sfottò, in una cornice irripetibile per piccole piazze di paese e in una giornata da menzionare negli annali.

Significativi i cori con cui, domenica scorsa, gli ultrà del Chioggia chiedevano alle forze dell'ordine di consentire l'ingresso alle decine di pisani accorsi. A Pontedera poi, dove dimorano molti appassionati nerazzurri, accogliere gli uomini di Cuoghi ed i loro supporter è un piacere, ferma restando la reciproca legittima volontà di prevalere nei 90' di gioco.

Gli esodi di massa del tifo rossocrociato - da un minimo di mezzo migliaio per i viaggi più lunghi ai due-tremila persone pronte ad affollare gli stadi più vicini - sono croce e delizia per le altre realtà calcistiche della serie D (girone D): manna per le casse sociali e spietati nel mettere a nudo tutti i limiti di impianti sportivi accettabili per i numeri delle tifoserie dilettantistiche, ma totalmente inadeguati per un pubblico che si muove praticamente come faceva in serie B, dove era costantemente ai vertici per affluenza e partecipazione.

D'altra parte il campo quest'anno offre la D, e con questa categoria il Pisa deve confrontarsi. «Per Pontedera ci siamo mossi volentieri - spiega l'assessore allo sport Federico Eligi - noi mettiamo a disposizione le tribune del Gioco del Ponte, che aumentano la capienza di 1200 posti, e forniamo il supporto tecnico per il montaggio secondo le normative; le spese vive sono a carico del Pontedera Calcio. Era l'unico modo per evitare un'ingiusta penalizzazione per i nostri tifosi: mi pare che quest'anno la città stia subendo delle decisioni che comincia a considerare inaccettabili e punitive, visto che né in casa né fuori i tifosi si sono comportati male».

da Infoaut