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domenica 5 luglio 2009

Aggressione razzista a Roma


Altro disgustoso episodio di razzismo nel nostro paese. Quest'oggi, a Roma, nel quartiere Monteverde, un uomo di origine congolese è stato aggredito e picchiato da 3 italiani in via Donna olimpia al grido di "sporco negro" e "dovete tornare a casa vostra".
L'uomo stava lavorando, suonando ai campanelli dei condomini e distribuendo volantini di pubblicità nelle buche delle lettere. Il cittadino congolese, rifugiato politico in Italia dal 2004, ha scatenato l'ira di un uomo disturbato durante il "suo riposino pomeridiano", il quale l'ha prima insultato pesantemente insultato dalla finestra e poi aggredito spaccandogli una bottiglia in testa. Le grida hanno attirato l'attenzione di altri 2 cittadini italiani che si sono uniti nell'aggressione, raggiungendolo e picchiandolo ancora.

Il congolese è, come detto, un rifugiato politico in Italia dal 2004, si è sposato in Italia, vive a Roma e ha una bambina di pochi anni. E' stato accompagnato in ospedale dov'è stato dimesso con 7 giorni di prognosi per un trauma cranico e una ferita al sopracciglio sinistro.

Altro segnale questo odierno, a pochi giorni dall'approvazione del pacchetto sicurezza, che istituzionalizza il razzismo nell'ideologia di discriminazione e xenofobia che sta a monte, di un clima pesante e retrivo che si respira nel paese, alla quale si è giunti attraverso un continuo e propagandistico soffiare sul fuoco della politica, sempre più propensa (trasversalmente) a dare soluzione all'ingovernabilità delle realtà territoriali per vie securitarie, definendo il capro espiatorio di turno da scegliere tra i gradini più bassi della piramide sociale.

da Infoaut

sabato 4 luglio 2009

HONDURAS - DOMANI PREVISTO IL RIENTRO DI ZELAYA


Il presidente legittimo invita i suoi sostenitori ad appoggiare il suo rientro ed a marciare verso Tegucigalpa.

Ad accompagnare Zelaya domani ci saranno il presidente ecuadoriano Correa, la presidente argentina C. Kirchner ed il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto. Si aggiunge anche il premio Nobel per la pace, la guatemalteca Rigoberta Menchú. Il presidente dell’OEA, José Miguel Insulza, è invece già oggi a Tegucigalpa, non per negoziare con il governo golpista di Micheletti ma per ricordare la scadenza dell’ultimatum dell’OEA. A Micheletti rimangono solo 24 ore per ripristinare l’ordine costituzionale in Honduras.

Continua intanto la repressione da parte dell’esercito per impedire ai sostenitori di Zelaya di raggiungere la capitale. Oggi la polizia nazionale informa che circa 157 persone sono state arrestate per non aver rispettato il coprifuoco indetto dal governo illegittimo di Micheletti. Si sommano alle 80 di ieri. Nelle zone interne del paese continuano a registrarsi black out elettrici. Si ricorda poi che da ieri sono sospese tutte le libertà costituzionali in Honduras in seguito ad un decreto approvato dal Congresso di Micheletti.

Lo stesso Micheletti si trova così con le spalle al muro. Notizia di ieri è che abbia dato la disponibilità ad anticipare le elezioni di novembre pur di non permettere il ritorno alla presidenza di Zelaya, aprendosi così ad una eventuale negoziazione, che per fortuna ancora non ha trovato controparte.

Domani sarà il giorno decisivo e le possibilità che il colpo di Stato vada in porto sono tutt’ora poche visto la totale assenza di appoggio internazionale e l’isolamento economico in atto.

di Antonio Pagliula da VeroSudAmerica

Roba da non crederci

Ecco, quando leggo certe notizie mi rendo conto che - nonostante quello che ne dicano certi cialtroni - l'immaginazione è arrivata davvero al potere:
"Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis"

ricopiata qui sopra una delle (tante e schifose) norme contenute nel famigerato "pacchetto schifezza" approvato ieri.

Tutti stanno dicendo che questo significa che i punti sulla patente verranno tolti anche a chi commette una violazione guidando un qualsiasi veicolo, monopattini, biciclette e skateboard compresi.

Voci incontrollate dicono che col prossimo decreto il provvedimento verrà esteso anche a chi usa i pattini, ma solo quelli con le ruote in linea...

HITLER COLPISCE ANCORA - SENTITE ECCLESTONE COME NE PARLA


Il patron della F1 in un'intervista al Times sposa la tesi secondo cui il totalitarismo è indice di efficienza. Poi smorza i toni: "Mosley è un leader forte, come la Thatcher, che mi piaceva più di Brown e Blair"

ROMA - Adolf Hitler sapeva "fare" le cose. E' l'ultima scioccante provocazione del patron della formula 1, Bernie Ecclestone, che in un'intervista al "Times" ha fatto propria la mai del tutto scomparsa corrente di pensiero secondo cui i regimi totalitari spesso funzionano meglio delle democrazie.

"In molti modi, suppongo sia terribile da dire, al di là di cio che ha fatto, Hitler era in grado di comandare molta gente e di fare le cose", ha spiegato nell'intervista, e chissà se pensava anche alla "badget cup", al tetto alla spesa per le squadre di Formula 1 che lui e Mosley non sono riusciti a far passare. Mentre la democrazia "non hanno fatto poi così bene a molti paesi, compresa la Gran bretagna".

Ecclestone rincara la dose dalle pagine online del giornale inglese. "I politici si preoccupano troppo per le elezioni", ha spiegato, virando poi su questioni di politica internazionale: "Abbiamo fatto una cosa terribile nel sostenere l'idea di liberarsi di Saddam Hussein. Era l'unico che poteva controllare il paese. Siamo andati in quel paese senza avere idea della cultura. Gli americani probabilmente pensano che la bosnia sia un quartiere di Miami. Ci sono persone che muoiono di fame in Africa e noi rimaniamo seduti senza fare nulla, ma siamo coinvolti in cose che dovremmo lasciar stare".

Nell'intervista al Times ecclestone paragona il presidente della Fia, Max Mosley, all'ex premier britannico Margaret Thatcher. Il numero uno della federazione internazionale, nel braccio di ferro con i team di formula 1, è stato accusato di essere un "dittatore". "Io preferisco i leader forti - ha affermato ecclestone - Margaret Thatcher prendeva delle decisioni e le portava avanti. E' stata l'unica a far progredire questo paese. Tutti questi ragazzi, Gordon (Brown) e Tony (Blair), cercano di accontentare tutti in ogni momento". Mosley invece "ha fatto un super lavoro. E' un ottimo leader. Non credo che il suo passato sia un problema", conclude, riferendosi non tanto allo scandalo del festino sadomaso, quanto ai trascorsi politici suoi e soprattutto padre Oswald, che negli anni Trenta fu fondatore e leader del partito fascista britannico

4 luglio 2009

Fisco; Torna lo scudo fiscale, provvedimento in rampa di lancio

09:19 - ECONOMIA- 22 GIU 2009
Dei capitali esportati illegalmente nel mondo da Italia circa 10%
Roma, 22 giu. (Apcom) - Il provvedimento "è in rampa di lancio" e la decisione sarebbe "di fatto già presa". Unico aspetto ancora non definito dal governo sarebbero i tempi. Due quotidiani, 'La Repubblica' e il 'Corriere della Sera', dedicano oggi ampio spazio al varo dello scudo fiscale Ter per il rientro dei capitali esportati illegalmente all'estero. "Il rimpatrio dei capitali dall'estero - scrive il 'Corsera' - è una decisione di fatto già presa: si tratta solo di valutarne bene i tempi. Per opportunità il governo ritiene necessario attendere il G8 di L'Aquila del 9-10 luglio, che avrà di nuovo sul tavolo la questione dei paradisi fiscali" e "qualche paese importante, come la Gran Bretagna, ha tuttavia già rotto gli indugi", complice la crisi economica e la stretta sul credito e la nuova offensiva contro i paradisi fiscali e il segreto bancario su cui è al lavoro l'Ue. Mercoledì prossimo, ricorda il quotidiano, a Parigi "se ne parlerà nel vertice dei ministri dell'economia dei Paesi Ocse, l'organizzazione che riunisce i Paesi più industrializzati". Per quanto riguarda il meccanismo individuato dai tecnici del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, si tratterebbe di un'aliquota differenziata. Il Corsera parla di una forchetta tra il 4 e l'8%, mentre per 'La Repubblica' si tratterebbe invece di una forchetta "tra il 7 e il 10%". Sulle penalità, "la generosità sarà massima, condono totale e tombale, accompagnato dall'anonimato" (Repubblica). Tra le ipotesi ci sarebbe anche quella di prevedere lo scudo "solo per quei capitali che rientrano e non per quelli che emergono pur rimanendo all'estero (contrariamente dunque alle due versione precedenti di scudo fiscale introdotte da Tremonti, n.d.r) oppure in alternativa di fissare un'aliquota più conveniente per quelli che effettivamente tornano in patria", prosegue 'La Repubblica'. Sarebbero ipotizzati anche "incentivi per spingere quei capitali verso destinazioni specifiche, per esempio una emissione speciale 'Abruzzo' di titoli di Stato oppure la ricapitalizzazione ddelle imprese". 'La Repubblica' si sofferma poi sulla dimensione del fenomeno: "L'Italia di capitali esportati illegalmente, sembra averne accumulati più di altri in proporzione alla dimensione della sua economia. I francesi per esempio pare che di miliardi ne abbiamo esportati cento e, secondo Global Wealth 2008 pubblicato lo scorso anno da Boston Consulting Group, nel mondo i capitali esportati illegalmente dovrebbero ammontare a 7mila 500 miliardi di dollari, circa 6mila miliardi di euro. I 550 miliardi di euro esportati dagli italiani sono quasi il 10% del totale stimato, contro una economia che conta circa il 3% del pil planetario". Di questi 550 miliardi di euro: "300 sarebbero in Svizzera, 100 in Lussemburgo, una quarantina a Montecarlo" e gli altri sparsi in vari paradisi fiscali.

Prima si doveva aspettare la fine delle elezioni, ora invece il G8 di L'Aquila; tanto è solo una formalità.

E Vendola si sfogò: D'Alema vuole farmi saltare

"Come va? Insomma... C'è il rischio che quest'estate non possa andare in vacanza perché sarò già impegnato con la campagna elettorale". Sono le parole che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, confida in queste ore a persone a lui vicine. La partita è difficile: rimettere in piedi la Giunta regionale da lui stesso azzerata dopo la nota bufera barese.
E l'avversario che Vendola teme di più ha un nome e un cognome: Massimo D'Alema, figura del Partito Democratico praticamente leader in Puglia. Sospira Nichi: "C'è l'ipotesi che D'Alema voglia farmi saltare". Una metafora politica, ovviamente. Vendola confida di essere ormai alle prese con due fronti: "La destra e D'Alema", appunto.

Comunque vada, si voterà l'anno prossimo, a fine marzo. Resta da vedere se in Puglia si arriverà a questa scadenza con una nuova giunta di Centrosinistra. E se sarà ancora l'attuale figura carismatica di "Sinistra e Libertà" il candidato presidente della coalizione. Vendola ricorda che sta facendo tutto il possibile: "Ho messo subito al centro la questione morale ...". E poi cita anche la sua apertura all'Udc. "Ora la situazione è più chiara - continua Vendola"; anche se, ammette, difficile. Non resta che aspettare e vedere. Anche se Vendola potrà andare, o meno, in vacanza.

di Francesco Cocco da AffariItaliani

CAPAREZZA - VIENI A BALLARE IN PUGLIA




CAPAREZZA - VIENI A BALLARE IN PUGLIA
I delfini vanno a ballare sulle spiagge. Gli elefanti vanno a ballare in cimiteri sconosciuti.
Le nuvole vanno a ballare all'orizzonte. I treni vanno a ballare nei musei a pagamento.
E tu dove vai a ballare?

RIT: Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perchè può capitare che si stacchi e venga giù.

Ehy turista so che tu resti in questo posto italico. Attento! Tu passi il valico ma questa terra ti manda al manicomio.
Mare adriatico e Jonio, vuoi respirare lo iodio ma qui nel golfo c'è puzza di zolfo, che sta arrivando il demonio.
Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA. Qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa.
Nella zona spacciano la morìa più buona. C'è chi ha fumato i veleni dell'ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma. Fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese.
Turista tu balli e tu canti, io conto i defunti di questo paese. Dove quei furbi che fanno le imprese,no non badano a spese, pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese.

RIT: Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù.

E' vero, qui si fa festa, ma la gente è depressa e scarica. Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia in quella bolgia si accoppa chi sgobba e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda finché non ingombra la tomba.
Vieni a ballare compare nei campi di pomodori dove la mafia schiavizza i lavoratori, e se ti ribelli vai fuori. Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati in barattoli. Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli.
Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d'essere figli di emigrati. Mortificati, non ti rovineremo la gita.
Su, passa dalla Puglia, passa a miglior vita.

RIT: Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia dove ti aspetta il boia boia boia.
Agli angoli delle strade spade più di re Artù, si apre la voragine e vai dritto a Belzebù.
O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via e subito penso che potrei morire senza te.
E subito penso che potrei morire anche con te.


CapaRezza (pseudonimo di Michele Salvemini) (Molfetta, 9 ottobre 1973) è un rapper italiano.
Figlio di una maestra e di un operaio che suonava in un gruppo musicale, Michele cominciò a suonare da bambino. Studiò ragioneria, anche se avrebbe voluto fare il fumettista. Dopo il diploma decise di darsi alla pubblicità e vinse una borsa di studio per l'Accademia di Milano, ma ben presto abbandonò il mondo pubblicitario per dedicarsi a tempo pieno alla musica.

Mikimix
Iniziò la sua carriera come rapper col nome di Mikimix, componendo canzoni melodiche e minimali, ma con scarsa valenza artistica e con poco successo. Dopo alcune serate nei locali di Milano esordì al Festival di Castrocaro. Partecipò a Sanremo Giovani 1995 con la canzone Succede solo nei film e al Festival di Sanremo 1997 nella categoria "Giovani" con la canzone E la notte se ne va, pubblicando successivamente un album dal nome La mia buona stella, prodotto dalla casa discografica Sony.

CapaRezza
CapaRezza in concerto a Torino nell'aprile 2006Ritornato a Molfetta, nel suo garage continuò a comporre - negli anni ha registrato un centinaio di nastri, che brucerà "per evitare che escano postumi". Si fece crescere capelli e pizzetto e cambiò il nome in CapaRezza (Testa Riccia in dialetto molfettese, nome assegnatogli a causa della sua riccia e vaporosa acconciatura) e pubblicò il primo album intitolato Caparezza ?! (2000). Il livello delle composizioni ebbe il favore del pubblico sebbene la parte musicale non sia ancora curata come nel lavoro successivo, Verità supposte (2003), quello che lo farà approdare al successo. Nel 2006 arriva il terzo album, Habemus Capa.

Il successo
CapaRezza divenne famoso per aver composto alcuni brani quali Il secondo secondo me (2003), Fuori dal tunnel, Vengo dalla luna e Jodellavitanonhocapitouncazzo (2004) (anche se il primo singolo estratto è Follie preferenziali che è passato quasi inosservato presso i principali canali di musica), che sono tutti singoli estratti dall'album Verità supposte (2003). In particolare Fuori dal tunnel è stato oggetto di un caso curioso: il brano è diventato un vero e proprio tormentone estivo nonostante non fosse certo questo l'intento di CapaRezza, che anzi ha sempre protestato contro l'utilizzo in discoteche e programmi televisivi (per esempio Amici di Maria De Filippi su Canale 5) della sua canzone come pezzo per ballare allegramente, mentre in realtà il testo è un atto d'accusa contro il "divertimentificio" notturno che impone a tutti di svagarsi allo stesso modo. CapaRezza ha poi utilizzato questo fatto per dimostrare, nel corso di interviste a giornali specializzati e non, come nella società della comunicazione per eccellenza si possa ancora distorcere il senso di un testo in modo così grossolano. L'unico programma che ha ricevuto da CapaRezza il permesso per poter utilizzare Fuori dal tunnel è stato Zelig Circus.

CapaRezza tende sempre a "denigrare", ma senza rinnegarla, la prima parte della sua carriera non molto conosciuta, in quanto poco coerente rispetto al suo attuale pensiero di musicista lontano dal mainstream e alle logiche di mercato; difatti nel brano Mea Culpa contentuto in ?! si riferisce chiaramente alla prima parte della sua carriera artistica, definendosi "uno schiavo ritratto in un contratto controproducente".

Nonostante la sua musica non possa definirsi "impegnata", i suoi testi trattano tematiche sociali, cosa ben evidente durante le sue partecipazioni al Concerto del Primo Maggio. Da un punto di vista esclusivamente tecnico le sue composizioni sono ben curate, seguendo lo stile di Frank Zappa, cui CapaRezza si ispira considerandolo il suo "maestro".


Altri impegni
CapaRezza, oltre che portare avanti la sua carriera da solista, è anche una sorta di talent scout, e aiuta le band pugliesi a farsi strada nel mondo della musica. Fa anche parte del gruppo Sunny Cola Connection, che canta in dialetto molfettese, il cui album Alla Molfettesa Manera (2005) è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale ([1]).

Nel 2005 esce Seguendo Virgilio - dentro e fuori il Quartetto Cetra, omaggio a Virgilio Savona del Quartetto Cetra, album in cui vari artisti rivisitano alcuni brani di Savona. Tra questi anche CapaRezza con il brano Sciabola al fianco pistola alla mano.

Cantando all'MTV Day del 16 settembre 2006 ha mostrato ottime doti di cantante rock.

Nel settembre del 2006 esce Unusual, disco di tributo a Giuni Russo, curato e prodotto da Franco Battiato e Maria Antonietta Sisini. Un cd e un dvd che raccolgono brani originali del repertorio di Giuni Russo remixati e riarrangiati con la partecipazione di molti artisti italiani e internazionali. Tra questi anche CapaRezza con il brano Una vipera sarò.


DiscografiaAlbum
2000 - Caparezza ?!
2003 - Verità supposte
2006 - Habemus Capa

Demo
1999 - Ricomincio da Capa
1999 - Con Caparezza... nella monnezza
1999 - Zappa

Altro
2005 - Alla molfettesa manera (Sunny Cola Connection)
1997 - La mia buona stella (MikiMix)

Singoli
2000 - Tutto ciò che c'è
2000 - Tutto ciò che c'è - Remix
2000 - La fitta sassaiola dell'ingiuria
2000 - Chi c*zzo me lo
2000 - La gente originale
2003 - Follie preferenziali
2003 - Il secondo secondo me
2003 - Fuori dal Tunnel
2004 - Vengo dalla luna
2004 - Giuda me
2004 - Jodellavitanonhocapitouncazzo
2006 - La mia parte intollerante (feat. Gennaro Cosmo Parlato)
2006 - Torna Catalessi
2006 - Dalla parte del toro
2006 - The Auditel family

Video
2000 - Tutto ciò che c'è
2000 - La fitta sassaiola dell'ingiuria
2003 - Follie preferenziali
2003 - Il secondo secondo me
2003 - Fuori dal Tunnel
2003 - Limiti (Video censurato)
2004 - Vengo dalla luna
2004 - Jodellavitanonhocapitouncazzo
2006 - La mia parte intollerante
2006 - Torna Catalessi
2006 - Gli insetti del podere (Video a cura di Bettella)
2006 - Dalla parte del toro
2006 - The Auditels Family (Video auto prodotto)

Collaborazioni
Numerose sono le collaborazioni con artisti nazionali ed internazionali (oltre a quelle incluse nei suoi album):

Stefano Miele (Musicanarkica) da Flux
Bisca (Facce) da AH!
Malos cantores (Nella stessa casa) da Un gran raap sardo
Macaco (Las luces de la ciudad) da Ingravitto
Medusa (Il mio gatto)
Folkabbestia con Erriquez della Bandabardò (Tre briganti e tre somari) da Breve saggio sulla canzone italiana
Antianti con Diegone (Picciotti della benavita) da Il tappeto dava un tono all'ambiente
Après la classe (Lu sule lu mare lu jentu) da Après la classe
Modaxì (Alleluia)
The Art of Zapping (Come quando fuori picche) da Volume 3
Skapcrrat (Sono il male) da pezzi di pizza pazza per pazzi di pezzi di pizza
Hi-Fi Soundsystem (Il ballo del ghiacciolo)
Biro (Toys 'r us), (State's Calling) da Leavin'
2C (Dimmi che si fa), (7 Secondi) da Blackout
La loggia (Mi chiamo fuori) da 6Giovaniprestanti
Mezen (P'mo)
Gedo/Altra metà (Come puoi), (In quanto) da Cose che capitano
Trigga (Il grilletto e la monnezza) da Il grilletto parlante
Er Piotta (Troppo avanti) da Multi Culti

DVD
Nel 2005 esce il DVD In Supposta veritas contenente l'ultimo concerto del suo secondo tour a Molfetta tutti i video rilasciati dal primo e secondo album e dei contenuti Extra contenenti live come il duetto con Angelo Branduardi nella canzone La fitta sassaiola dell'ingiuria, Dualismi nell'Arezzo Wave, Follie preferenziali nel concerto del primo maggio e il video della canzone Limiti mai messo in onda.

FONTE WIKIPEDIA

Lettera di un’aquilana indignata al Presidente Berlusconi


Egregio Presidente,
mi chiamo Roberta Anselmo, ho 45 anni e sono una palermitana che vive a L’Aquila da 19 anni avendo sposato un aquilano. Ho una figlia di 16 anni e un figlio di 13, sono un’insegnante e attualmente, dopo il sisma del 6 aprile, dimoro insieme ad altre 2 famiglie nella casa al mare (70 mq. con un bagno), di proprietà di mio marito e mia cognata, a Silvi Marina; per dormire condividiamo un camper che mio fratello da Palermo, dopo 3 giorni dal terremoto, mi ha comprato e portato qui.La mia prima abitazione è inagibile di riflesso perché dipendente da quella ubicata sopra di noi, ereditata dai miei suoceri, e quindi per noi seconda casa non adibita né ad attività produttiva né professionale, che ha subito notevoli danni: ad oggi, con verifica effettuata il 29 aprile, non è stata ancora pubblicata la lettera di identificazione del grado di inagibilità.

Le scrivo perché ho partecipato alla manifestazione del 16 giugno e sono indignata, ferita, offesa e arrabbiata per le affermazioni da Lei pronunciate a commento di questo evento e pubblicate sul “Centro” del 20 giugno 2009.
Lei afferma che questa manifestazione è basata sul nulla e che ci dobbiamo vergognare perché stiamo speculando sui morti. Trovo tali dichiarazioni indegne, inopportune ed ignobili: non credo proprio che Lei si possa permettere di dire certe frasi senza neanche essersi preso la briga (o Lei o qualunque rappresentante del suo partito) di venire a Montecitorio a controbattere le nostre dichiarazioni.

Le persone che erano lì quella mattina erano tutte cittadini feriti e parenti dei morti del 6 aprile, che non hanno più non solo le persone, le case, il lavoro ma non hanno più né una vita né una speranza di normalità, non sono di certo venute a perdere il loro tempo o a fare shopping nella capitale.
Io comprendo perfettamente che da parte del Governo è stato ed è attualmente molto difficile affrontare tale evento così disastroso e ritengo che l’emergenza immediata sia stata gestita molto bene ma abbiamo bisogno di risposte e di promesse inserite nelle norme che il Parlamento si accinge a varare. Noi siamo solo dei cittadini che guardano i fatti, non riusciamo ad entrare nelle maglie contorte di una politica lontana da noi e vorremmo tanto che Voi ci forniste delle risposte semplici, chiare, coerenti e vere.

Le mie domande sono:
1) Perché, dopo il primo periodo di emergenza, le persone ospitate a spese dello Stato negli alberghi, con un costo enorme, non sono state sistemate in case della costa ammobiliate, con affitti calmierati pagati molto meno dallo Stato? Ciò avrebbe comportato un notevole risparmio di spesa e una normalità più accettabile per la famiglie.

2) Perché il decreto n. 39 e la sua conversione non prevede la contribuzione per la ricostruzione delle seconde case senza fare differenza tra le diverse tipologie di titolarità? A L’Aquila esistono numerosi proprietari di seconde case che, se non hanno abbastanza soldi per sistemarle dovendo pensare alla prima, impediranno di fatto la ricostruzione ai proprietari di prime case legate a loro fisicamente e strutturalmente.

3) Perché non inserire la tassa di scopo che permetterebbe la riattivazione del circuito economico della nostra città ormai completamente a terra dal punto di vista economico?

4) Come si pensa di aiutare tutte le famiglie che vivevano con attività commerciali e professionali site nel centro storico?

5) In quali scuole porteremo i nostri figli e dove andremo ad insegnare noi docenti a settembre? Nelle tensostrutture? Ce ne sono solo due attualmente e l’inverno sarà molto rigido! In edifici agibili? Ancora non è dato sapere e tra il G8 e le ferie estive dubito fortemente che i tempi permetteranno una sistemazione adeguata.

6) Perché l’ordinanza n. 3769, che dovrebbe consentire l’attivazione di convenzioni per l’affitto degli aventi diritto in appartamenti agibili a L’Aquila per permettere a coloro che non hanno più casa o devono risistemarla, non da questa opportunità a coloro “che dispongono di un’altra soluzione abitativa alternativa nel territorio abruzzese”? Qual’è la ratio legis di tale provvedimento? E’ quello di far rientrare la gente nella propria città per lavorare e seguire i lavori di ricostruzione o è quello del risparmio? Così come è posta la norma tutti coloro che possiedono una qualunque unità abitativa anche a 300 chilometri da L’Aquila, non potranno usufruire del contributo statale per l’affitto. Ma queste persone come possono lavorare a tali distanze e i figli in quali scuole devono iscriverli?

7) Ringraziando per le future case in via di costruzione per i 13.000 aquilani che hanno perso le case, gli altri dove andranno a settembre visto che i tempi tecnici per le operazioni di ripristino sono lunghissimi?

8 ) Quanti soldi ha davvero lo Stato per aiutarci quando Tremonti dichiara a L’Espresso della scorsa settimana che per il terremoto sono stanziati da 2 a 4 miliardi di euro? Si potrebbe capire veramente e con chiarezza quanto può aiutarci lo Stato senza darci illusioni inesistenti?

Sono queste alcune domande alle quali avrei gradito Lei rispondesse il 16 giugno e onestamente non ritengo per questo di speculare sui morti! Se fossi nata e cresciuta in un paese del terzo mondo non mi sarei aspettata niente dallo Stato ma sono italiana e cittadina di un paese facente parte delle 8 potenze mondiali più grandi; siamo uno Stato democratico e sociale e per ciò mi sento libera di parlare, manifestare pacificamente e chiedere aiuto per coloro che sono più sfortunati, è la Costituzione che me lo dice e per me questa Carta è il punto di riferimento dei miei valori.

La mia famiglia non ha avuto ancora un euro per l’autonoma sistemazione e stiamo usando i nostri risparmi per una sommaria sistemazione a settembre, è giusto così, se si ha la possibilità non si deve pesare sullo Stato ma di certo Lei non mi può offendere tacciandomi dell’ignominia che ha dichiarato solo perché sono venuta a manifestare per tutelare i diritti di coloro che hanno meno di me!
Mi piacerebbe avere una risposta che purtroppo sono certa non arriverà ma almeno la mia coscienza di cittadina è pulita, ci tenevo davvero a risponderLe perché le Sue dichiarazioni mi hanno fatto molto male. Le auguro buon lavoro.

da Indymedia

Secondo me manco i famigliari di Pansa sono andati al cinema...


Nel primo week-end di programmazione , quello in cui solitamente si registrano le migliori prestazioni, questa pietra miliare della cinematografia mondiale che è "Il sangue dei vinti" tratto dall'impareggiabile opera di Pansa, si è piazzata al 22° posto incassando solo 27.000 euro in tutta Italia (Fonte CINETEL, l’ente che monitora l’affluenza delle sale).
Incassi che al 26 giugno sono arrivati a 73.316 euro, una miseria se si considera che il film (coprodotto dalla Rai con i soldi pubblici, I MIEI SOLDI PORCA TROIA!) è costato 9 milioni di euro e che ha potuto contare su un battage pubblicitario di Stato considerevole.

Una puntata speciale di Porta a Porta (a cui partecipò anche Paolo Ferrero), e almeno una “marchetta” su TG1 e TG2 in prima serata. Nonostante questo gli spettatori che hanno deciso di sorbirsi questo polpettone anticomunista sono stati circa 10.000, ben sotto le aspettative di Gasparri, Alemanno e soci che lo avevano fortemente sponsorizzato inserendolo a forza nell’ultimo Festival del Cinema di Roma dopo che era stato rifiutato (per manifesta inferiorità) dalla kermesse veneziana.

Ma non sperate che la porcata sia finita qui: reduci dai tg di Minzolini, dall'entusiasmante programmazione estiva che ci attende e da tutte le altre vergogne del disservizio pubblico ingiustamente alimentato con i soldi di autentici coglioni come il sottoscritto, sotto forma di fiction in 2 puntate questo autentico capolavoro sarà propinato in prima serata sulla RAI in autunno contando sul fatto che, complice una programmazione misera, milioni di italiani saranno costretti a sorbirsi 4 ore di puro revisionismo.

Alla prossima puntata, con il capolavoro commissionato dalla Lega su Alberto da Giussano, interpretato da un quasi Oscar come Raz Degan e, logicamente, PAGATO CON I MIEI FOTTUTI SOLDI.

da Indymedia

Operazione antiterrorismo a FIrenze...E.H.L

NO AL TERRORISMO DI STATO CONTRO IL PAESE BASCO

Nella notte tra il 30-6 e l’1-7 a Firenze, i carabinieri hanno sequestrato 2 compagni che lavorano al CPA Fiernze Sud: un compagno basco e un compagno di EHL Firenze, il comitato fiorentino di solidarietà col Paese Basco.

I due sono stati fermati nel corso di un operazione militare, per strada, da uomini in borghese che li hanno minacciati puntandogli alla testa le loro armi. Immediatamente sono arrivate altre pattuglie, sventolando i loro mitra, e alimentando il clima di terrorismo subito creato ad arte.

Dopo averli immobilizzati e perquisiti -alla ricerca di armi che non sono state trovate-, i due sono stati portati in caserma; mentre il compagno di EHL è stato rilasciato alcune ore dopo -senza alcun verbale-, il compagno basco è stato trattenuto sotto sequesto con la scusa che sarebbe stato un militante di ETA in possesso di documenti falsi.

Il primo luglio nel pomeriggio anche lui è stato rilasciato, dopo un test sulle impronte digitali e sulla saliva, asserendo nel verbale che si era trattato di uno “scambio di persona”.

Come Comitati di solidarietà col Paese Basco, attivi in tutt’Italia, ci sentiamo pesantemente coinvolti da questi gravi avvenimenti.

Da diversi mesi stiamo lavorando alle più varie attività di denuncia delle condizioni antidemocratiche che gravano sul popolo basco, a cui viene sistematicamente negata, da parte degli stati europei di Spagna e Francia, qualsiasi possibilità di decidere autonomamente del proprio futuro.

Interpretiamo questa montatura fiorentina come un chiaro atto intimidatorio contro il lavoro che stiamo svolgendo.

Il fatto che la montatura non sia andata “a buon fine”, e che non sia partita sui media l’ennesima campagna di criminalizzazione, non riduce di nulla la gravità dei fatti; e anzi evidenzia come gli stati europei siano interessati a costruire questo genere di operazioni per attaccare le lotte per il Paese Basco.

Con l’aggravarsi della pesante situazione repressiva contro la Sinistra indipendentista basca, e nonostante questo, abbiamo visto crescere a livello internazionale la solidarietà per il Movimento indipendentista basco.

Le attività che nei più diversi luoghi del mondo si sono svolte e si svolgono per sostenere la sua giusta lotta possono mettere seriamente in discussione l’isolamento in cui gli Stati Francese e Spagnolo vogliono costringere la Sinistra basca, con l’obiettivo di indebolirla e aprire la strada a una soluzione puramente militare del conflitto in corso, tanto cercata dai due stati occupanti.

Vogliamo ribadire che questo genere di intimidazioni, questo nuovo atto di terrorismo di stato, di guerra sporca contro il Paese Basco, che questa volta si è svolto a Firenze, non solo non raggiunge l’obiettivo di distoglierci dal nostro lavoro, ma ci spinge a intensificare i nostri sforzi per rendere impraticabile agli Stati la strategia militare, e ridurli a riconoscere le cause del conflitto, primo e inevitabile passaggio di una sua giusta risoluzione che veda restituire alla popolazione basca il diritto a decidere del proprio futuro.

SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI SEQUESTRATI
SVILUPPIAMO IL SOSTEGNO AL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE BASCO
EUSKAL HERRIA NON CAMMINA DA SOLA!

(Amici/che dei Paesi Baschi)
Euskal Herriarren Lagunak
Firenze-Bologna-Milano-Torino-Roma-Friuli
Italia, 04/7/2009

da Indymedia

venerdì 3 luglio 2009

LAVORATORI ADELCHI, UN ALTRO ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE

E’ la prima uscita ufficiale da presidente della Provincia di Lecce quella che Antonio Gabellone ha avuto questa mattina con la stampa per parlare degli esiti positivi dopo l’incontro con i rappresentanti del governo a Roma sul caso “Adelchi”, il calzaturificio di Tricase attanagliato da una crisi senza soluzione di continuità, con oltre 500 lavoratori che ogni giorno vivono sotto la scure del licenziamento.
Gabellone ha strappato un altro di cassa integrazione. La soluzione tampone non risolve certo il problema. Tant’è. “Una battaglia che abbiamo combattuto con grande impegno – dice il neo presiedente della Provincia di Lecce – cominciando con il vertice di sabato mattina in Prefettura, dove abbiamo affrontato il problema sulla fine della cassa integrazione primaria per i lavoratori della Nuova Adelchi. Da lì, la decisione di un incontro a Roma con il governo. Così, d’intesa con il ministro Fitto e il gruppo parlamentare salentino, siamo riusciti a ad avere un incontro in tempi rapidissimi con il sottosegretario al ministro del lavoro Pasquale Viespoli, proprio perché 600 famiglie meritano tutta l’attenzione del caso. E siamo riusciti per un altro anno a garantire con continuità la cassa integrazione agli operai dell’Adelchi. Lunedì mattina intanto – conclude Gabellone - è previsto qui in Provincia un incontro con i sindacati così da avviare la concertazione provinciale. Non ci fermiamo. Ovviamente tutto questo non risolve il problema dell’occupazione, ecco perché vorremmo poi conoscere il progetto di rilancio dell’azienda, sulla base anche dei prossimi incontri con i rappresentanti del governo”.

Prima del rinnovo di un anno della cassa integrazione, l’azienda aveva comunicato ai lavoratori di non avere più commesse e, di conseguenze, poche alternative: investita dal vortice della crisi, che nel settore del Tac sembra essere quasi doppia. Motivo per il quale il sindaco di Tricase, la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, il ministro agli Affari regionali, sottosegretario al ministero dell’Interno e prefetto di Lecce avevano ricevuto una lettera dei lavoratori con la richiesta urgente di convocazione di un tavolo interistituzionale. La stesura del documento era anche stata sottoscritta dai sindacati Filtea Cgil, Femca Cisl, Uilta Uil e Failts Cisal, dopo una lunga assemblea con i lavoratori.

L'agente è gay? Va punita

Ha dichiarato di essere lesbica. Ha denunciato le discriminazioni subite. Ha sfilato al Pride. E ora il questore di Padova vuole il suo licenziamento.

Il giorno prima aveva sfilato con altri 150 mila contro le discriminazioni sessuali al Gay Pride di Genova. Una volta ritornata a casa però ha trovato ad attenderla la lettera del suo 'capo', il questore di Padova, Luigi Savina, con cui si avvia la pratica della sua destituzione dalla Polizia. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in forza alla polizia patavina, nei mesi passati ha fatto coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità. E da ottobre dello scorso anno, da quando ha reso pubblica la sua tendenza sessuale, per lei è cominciato un calvario. Dapprima è stata 'processata' da una commissione di disciplina, che ha proposto di punirla con una sospensione dal servizio 'fino a sei mesi'. Ma ora, forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è arrivata la nuova tegola: la destituzione. Che nei fatti significa licenziamento.

Il questore Savina nega che nel provvedimento si parli di licenziamento, ma non dice quale punizione intende infliggere all'agente Zanaga. Infatti con la lettera si è solo avviata la pratica di contestazione degli addebiti, mentre i provvedimenti adottati verranno resi noti solo successivamente. A parlare apertamente di destituzione è invece il funzionario incaricato di seguire il caso per conto del questore. E Savina infatti scrive che non è più sufficiente la sola 'deplorazione' con la conseguente sospensione. D'altra parte in questi giorni Luana Zanaga si è anche sentita rivolgere l'accusa di essere pericolosa. Perché, come è scritto espressamente nella lettera del questore Savina, alla fine di maggio ha rilasciato delle dichiarazioni, senza autorizzazione a 'L'espresso', riportate nell'articolo 'Agente gay a rapporto' e poi riprese dal sito Dagospia. Nell'articolo l'agente gay diceva di vivere in un ambiente omofobico, di aver subito il mobbing e di essere stata sottoposta a vessazioni. Come successe anni fa, quando la costrinsero ad andare dal medico per attestarne l'idoneità visto che era omosessuale. "Mi chiedevano se stavo bene con la mia omosessualità e io rispondevo che stavo benissimo", accennava nell'articolo.


Per il capo della Questura di Padova queste accuse sono fortemente denigratorie e portano discredito alla Polizia. Nessun cenno invece, nella lettera, agli altri giornali, riviste e tv che hanno riferito della poliziotta. O alla solidarietà manifestatale dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Pubblicazioni uscite nello stesso periodo e anche successivamente.

Più che per le dichiarazioni dell'agente Zanaga, viene il sospetto che l'infrazione più grave sia aver parlato con il nostro giornale. Invece di approfondire e verificare le accuse della poliziotta sull'ambiente omofobico, si preferisce rimuovere chi solleva dubbi e parla di discriminazioni. Nessuno, infatti, ha chiesto all'agente di portare le prove delle sue accuse. Una denuncia, la sua, circostanziata, precisa e grave, come nel caso dei due poliziotti che le scrissero che doveva "bruciare in un lager". Dunque non c'è stato accertamento della verità, ma è comunque in arrivo una punizione esemplare perché ha parlato.

Così Luana Zanaga rischia di veder svanire il sogno di una vita, cioè fare la poliziotta, solo perché difende e rivendica la propria sessualità.

da L'Espresso

Dove si vota a luglio

Sono sei gli appuntamenti elettorali di luglio, e coinvolgono Bulgaria, Messico, Indonesia, Repubblica del Congo, Mauritania e Kirghizistan.

Il 5 luglio si vota per le elezioni parlamentari in Bulgaria. Secondo i sondaggi la coalizione di centrodestra Gerb, guidata dal sindaco di Sofia Bojko Borisov, dovrebbe ripetere l’exploit delle elezioni europee e soffiare la maggioranza alla coalizione di centrosinistra, vincitrice delle elezioni del 2005. A seguito della riforma elettorale approvata ad aprile, una parte dei parlamentari bulgari - 31 su 240 - sarà eletta col sistema maggioritario. Secondo il Wall Street Journal, Borisov non sarebbe l’uomo più adatto a risollevare le sorti del più povero paese dell’Unione europea: “Il populismo di Borisov, la sua retorica sulla sicurezza e le sue vaghe idee economiche hanno innervosito gli investitori stranieri, e gli analisti sono preoccupati per la sua inesperienza. Le paure aumentano a causa del fatto che chiunque vincerà le elezioni dovrà comporre un governo di coalizione, e questo finirà per impedire decisioni coraggiose e aumentare il malcontento, già molto diffuso”. Lo slogan di Borisov, però, chiede fiducia: “Bulgaria, yes we can!”. Vi ricorda qualcosa?

Sempre il 5 luglio si vota in Messico, anche qui per le elezioni parlamentari. Alle ultime elezioni, nel 2006, il partito di maggioranza relativa fu quello del presidente Calderón, il conservatore Partito d’azione nazionale. A questo giro, però, l’opposizione del Partito rivoluzionario istituzionale sembra in vantaggio e potrebbe quindi centrare il sorpasso. La situazione nel paese centroamericano continua a essere molto instabile e alcuni cittadini si stanno organizzando per annullare in massa la scheda elettorale, come segno di protesta. Secondo alcuni importanti sondaggisti, racconta Time, potrebbe trattarsi dell’inizio di qualcosa di più grande: “Anche se solo una piccola percentuale di persone andrà a votare per annullare la scheda, il dato dell’astensione potrebbe attestarsi attorno al 70 per cento. Una cifra scioccante, ‘che i politici non potrebbero più ignorare’”.

L’8 luglio, invece, elezioni presidenziali in Indonesia. Il presidente uscente, il democratico Susilo Bambang Yudhoyono, dovrebbe essere favorito per la rielezione, ma sembra che i suoi avversari stiano colmando lo svantaggio e potrebbero quindi costringerlo a un secondo turno, previsto per l’8 settembre. L’avversario meglio posizionato è Megawati Sukarnoputri, già presidente dal 2001 al 2004 e primo presidente donna del paese. Sukarnoputri è la figlia di Sukarno, leader indipendentista e primo presidente della storia dell’Indonesia, che fu deposto nel 1967 da un colpo di stato guidato da Suharto, che governò il paese ininterrottamente fino al 1998. Proprio il principale partito sostenitore di Suharto, il Golkar, sostiene la candidatura di Jusuf Kalla, oggi vicepresidente, da tempo in rotta con Yudhoyono. “Anche se l’80 per cento degli indonesiani è musulmano e l’Indonesia è la nazione con più musulmani al mondo”, nota Voice of America, “tutti i partiti di ispirazione islamica hanno perso terreno alle elezioni legislative di aprile, e i partiti che si contenderanno la presidenza sono tutti laici e secolarizzati”. Una curiosità: la legge elettorale indonesiana obbliga i candidati alla presidenza e alla vicepresidenza a sostenere e superare un accurato esame medico e un test della personalità, della durata di oltre dieci ore.

Il 12 luglio si vota per le presidenziali in Repubblica del Congo (da non confondere con la Repubblica democratica del Congo, l’ex Zaire). Difficile che il presidente uscente Denis Sassou-Nguesso possa mancare la rielezione. Sassou-Nguesso, eletto nel 2002 con l’89 per cento dei voti, era già stato presidente dal 1979 al 1992. Venne poi sconfitto nella prima elezione multipartitica della storia della Repubblica del Congo ma tornò al potere cinque anni dopo, quando rovesciò con la forza il governo democraticamente eletto. La candidatura del suo principale sfidante, l’ex primo ministro Ange Édouard Poungui, è stata bocciata dalla corte costituzionale, che ha così impedito al principale gruppo di opposizione del paese di presentare un proprio candidato. Secondo gli osservatori dell’Unione africana, le ultime elezioni del paese - le legislative del 2007 - sarebbero state palesemente truccate. Secondo Afrik.com, l’ennesima frode elettorale potrebbe generare disordini: “A Brazzaville, la capitale, ci sono già state diverse interruzioni all’energia elettrica, all’acqua e ai servizi sanitari. Maixent Hanimbat, presidente di un forum per i diritti umani, sostiene che all’annuncio dei risultati elettorali il malcontento potrebbe essere tale da far scoppiare una guerra civile”.

Il 18 luglio elezioni presidenziali in Mauritania. Si vota in seguito al colpo di stato militare del 2008, che depose il presidente Sidi Ould Cheikh Abdallahi. Mohamed Ould Abdel Aziz, generale dell’esercito che che guidò il golpe, è candidato ed è praticamente certo della vittoria. I principali partiti d’opposizione hanno annunciato che non parteciperanno al voto, che reputano essere “un’enorme messinscena”. Dei candidati ammessi alle elezioni, l’unico contrario al golpe del 2008 è il generale Ely Ould Mohamed Vall, già alla guida del golpe del 2005.

Il 23 luglio invece si vota in Kirghizistan. Il presidente uscente è il filosovietico Kurmanbek Bakiev, che vinse le ultime presidenziali con l’88,9 per cento dei voti. Il suo sfidante più accreditato è Almazbek Atambaev, già primo ministro, ma difficilmente il presidente dovrebbe mancare la rielezione.

da Internazionale

MANU CHAO - CLANDESTINO




CLANDESTINO
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazn
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel

Pa' una ciudad del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la dej
Entre Ceuta y Gibraltar
Soy una raya en el mar
Fantasma en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el corazn
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Yo soy el quiebra ley

Mano Negra clandestina
Peruano clandestino
Africano clandestino
Marijuana illegal

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazn
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel

Argelino, Clandestino!
Nigeriano, Clandestino!
Boliviano, Clandestino!
Mano Negra, Ilegal!


CLANDESTINO

Vado solo con la mia pena
da sola va la mia condanna
correre é il mio destino
per fregare la legge.
Perso nel cuore
della grande Babilonia
mi chiamano Il Clandestino
perché non porto documenti.
In una città del nord
me ne andai a lavorare
la mia vita la lasciai
tra Ceuta e Gibilterra.
Sono una razza nel mare
un fantasma nella città
la mia vita va proibita
dice l’autorità.
Solo vado con la mia pena
sola va la mia condanna
correre é il mio destino
perché non porto documenti
perso nel cuore
della grande Babilonia
mi chiamano Il Clandestino
sono il fuorilegge.
Manonegra clandestina
peruviano clandestino
africano clandestino
marijuana illegale.
Algerino clandestino
nigeriano clandestino
boliviano clandestino
marijuana illegale

VIA DAL “TEMPIO” GLI ARTIGIANI CON LE LORO BANCARELLE

Blitz ieri sera nel cuore del centro storico di Lecce, in via Vittorio Emanuele, da parte della municipale. Una ventina di artigiani hanno dovuto chiudere le loro bancarelle di prodotti fatti a mano.

Non sono ambulanti. Nemmeno saltimbanchi, artisti di strada. Sulla carta, ancora, neanche commercianti. Forse, artigiani?La loro figura professionale, per il burocratese, non ha ancora collocazione. Sarà diverso, chissà, quando il Comune di Lecce farà passare il provvedimento che disciplina definitivamente questa categoria (artigiani, pare di capire), ma, per intanto, ieri sera, una ventina di bancarelle “internazionali” che espongono manufatti in cuoio, collane, bracciali, borse, nel cuore del centro storico di Lecce, in via Vittorio Emanuele, sono state fatte chiudere dagli agenti della municipale. I quali, molto garbatamente, e in più tranche, hanno invitato gli artigiani prima a rispettare i 5 metri di distanza imposti dalla legge tra una bancarella e l’altra, poi a lasciare libero definitivamente il suolo pubblico.

E così questa mattina, una ventina di artigiani, tra cui salentini ma anche spagnoli, indiani, africani, si sono dati appuntamento vicino la chiesa di Santa Croce per poi recarsi presso l’ufficio Cultura del Comune. Già, ma cosa c’entra l’ufficio Cultura del Comune con la vendita di borse in cuio, bracciali e collanine? E’ quello che si sono chiesti artigiani cacciati dal "Tempio", anche se ieri sera sarebbero stati proprio gli agenti della municipale e indirizzarli verso lo sportello comunale. Ed infatti, una volta lì, i responsabili della Cultura hanno invitato il gruppo a recarsi da tutt’altra parte, negli uffici dell’Annona. Anzi, no. Forse è meglio andare negli uffici della municipale “turistica”, in piazza Sant’Oronzo, proprio sotto Palazzo Carafa. E una volta lì, spallucce da parte degli impiegati: “Non è passato ancora il provvedimento che regola questo tipo di vendite”. Ma quale provvedimento?

“Hanno avuto tutto l’inverno per pianificare il nuovo regolamento – sbotta una ragazza che espone con la sua bancarella su corso Vittorio Emanuele – e adesso che tutto dovrebbe essere pronto perché ormai siamo in piena estate, l’amministrazione comunale non sa ancora cosa fare. C’è chi dice che siamo artisti di strada, ma non è vero. C’è chi dice che il permesso per esporre, vale a dire l’autocertificazione sulla base della legge regionale 114, numero 11 del 2003, non è più valido… insomma, siamo in pieno marasma e chi ci sta rimettendo siamo noi, che ieri sera non abbiamo potuto lavorare e che rischiamo di non potere esporre per tutta l’estate”.

Ecco cosa risponde al telefono l’assessore alle Attività produttive Attilio Monosi: “Non sono artisti di strada ma artigiani che nella loro attuale collocazione amministrativa non possono occupare il suolo pubblico nel centro storico per vedere i loro prodotti. D’altronde c’è una decisione presa in un consiglio comunale del 2005, poi trasformata in ordinanza a firma del sindaco, che vieta espressamente la vendita di prodotti artigianali e manufatti nel centro storico”.

E’ evidente che in tutta questa storia, come fanno notare i diretti interessati, al di là del nuovo provvedimento, ancora poco chiaro, e non ancora esecutivo, che c’è un preciso indirizzo dell’amministrazione comunale di volere vedere le strade della città vecchia sgombre da artigiani, diverso è invece per i ritrattisti e gli artisti di strada, categorie che non “distraggono” i passanti dagli acquisti nei negozi.

Il punto è proprio questo. Potrebbero gli artigiani fare storcere il naso ai commercianti del centro storico anche se la loro produzione di piccola bancarella non avrebbe nulla a che fare con gli oggetti esposti nelle vetrine dei negozi di via Vittorio Emanuele? Forse. Potrebbero i negozianti adirarsi perché gli artigiani non sono tenuti a pagare tasse e imposte, mentre loro sì? E se quella dei falsi artisti di strada, artigiani, invece, rappresenta una realtà lavorativa a tutti gli effetti, perché renderla difficile più di quanto già non lo fosse?

In attesa di fare chiarezza sui punti in questione e di risposte, decine di piccoli lavoratori che non espongono certo per hobby, rischiano di non poter lavorare, senza che nesuno li abbia avvertiti per tempo, magari quando era ancora inverno.

di Vincenzo De Filippi da LeccePrima

Il berlusconismo è un fenomeno inspiegabile

“Possiamo definirla la Grande eresia dell’illuminismo: l’idea che tutto il mondo sia riconducibile a un’analisi e una spiegazione logica. In realtà, non è così”, scrive l’Irish Independent
“L’intero fenomeno Silvio Berlusconi è una continua negazione del ruolo della ragione nelle relazioni umane. Ci sono alcuni eventi nella vita che non hanno spiegazioni. E la popolarità del premier italiano è tra questi”.

COME GLI STATI UNITI HANNO CAMBIATO IN TRE GIORNI LA LORO STRATEGIA MILITARE

Le decisioni di Barack Obama delle ultime settimane danno un nuovo impulso alla strategia militare degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan, ricalibrando sforzi e risorse sulla base dei principi annunciati dal presidente stanutitense già durante la campagna elettorale.

Martedì scorso i soldati americani hanno lasciato le città irachene in vista del ritiro dall’Iraq, previsto per l’agosto del 2010, e del ritorno completo delle truppe negli Stati Uniti, previsto per la fine del 2011. Per avere un’idea di come sono cambiati negli anni i numeri e la dislocazione delle forze statunitensi in Iraq, è preziosa la mappa interattiva del New York Times.

Sempre il New York Times, con un lungo editoriale, mette in guardia sui rischi a cui vanno incontro l’Iraq e, di riflesso, anche gli Stati Uniti. “C’è un enorme quantità di cose ancora da fare – e non molto tempo – per aiutare gli iracheni e ridurre le possibilità che il ritiro degli Usa possa generare il caos. Obama ha ragione quando dice che gli Stati Uniti non possono risolvere tutti i problemi dell’Iraq prima di andare via. Presto l’esercito iracheno dovrà cavarsela da solo. Gli Stati Uniti dovranno aiutare l’Iraq a costruirsi una flotta aerea e una navale, uno sforzo che probabilmente andrà oltre la scadenza del 2011. Washington dovrà valutare la pericolosità degli stati vicini ma anche quella dell’Iraq stesso, che ha una lunga storia di minacce nei confronti dei paesi suoi confinanti, e decidere quanta potenza di fuoco vendere a Baghdad”.

“La disputa più pericolosa è sulla regione di Kirkuk, ricca di petrolio e gruppi etnici. Ad aprile, l’Onu ha diffuso un rapporto che propone diverse opzioni per Kirkuk, tra cui la sua trasformazione in regione autonoma, governata congiuntamente da curdi, arabi e turkmeni. C’è poi la questione dei profughi: quattro milioni di iracheni hanno perso la loro casa e vivono in condizioni difficili. Molti sono sunniti, una volta parte dell’élite privilegiata. Più di ogni altra cosa, però, l’Iraq ha bisogno di un governo competente”.

“Se vuole guadagnarsi la lealtà e la fiducia delle persone, dovrà fare un lavoro molto migliore di quello fatto finora per fornire i servizi di base a tutti gli iracheni. Cresce invece la preoccupazione che il primo ministro Maliki stia accumulando troppo potere, estromettendo i suoi rivali e costruendo una casta di militari leali solo a lui. Washington dovrà chiarire che non appoggerà nessuno strappo e che, anzi, troverà il modo per incoraggiare la comparsa di altri leader politici. Insomma”, conclude il New York Times, “gli Stati Uniti non possono sistemare tutto, ma tempo che rimanehanno la responsabilità e l’interesse strategico di fare del proprio meglio per aiutare l’Iraq a venire fuori da questo disastro come uno stato funzionante, sovrano e ragionevolmente democratico”.

Gli Usa fanno un passo indietro in Iraq ma si preparano all’offensiva finale in Afghanistan: Obama è deciso a voltare pagina, dopo il pantano degli ultimi mesi. In queste ore una grande operazione militare - la più imponente dai tempi del Vietnam, secondo il Daily Telegraph - sta cercando di togliere ai taliban il controllo della provincia di Helmand, territorio fondamentale nella produzione dell’oppio e cruciale per la loro organizzazione strategica. “La spedizione che guida le operazioni in Afghanistan”, riferisce il New York Times, “coinvolge buona parte degli oltre 21mila soldati che Obama ha deciso di inviare in Afghanistan all’inizio dell’anno, per mettere fine alle violenze e al dominio dei talebani nel sud del paese”.

da Internazionale

ITALIANI BRAVA GENTE - TURISTA: NON VENIRE IN ITALIA

Vi piace l'Italia? Siete rimasti soddisfatti dei suoi monumenti, dei suoi paesaggi, della sua cucina? Bene, sappiate che il solo motivo per cui voi, stranieri, siete bene accolti in Italia è perché avete in tasca la carta giusta, quella in grado di aprire tutte le frontiere, di conquistare tutte le simpatie, di assicurare tutte le gentilezze: il denaro.
Turisti, non siete i soli stranieri che hanno scelto il nostro paese come meta. Ogni giorno approdano in Italia anche masse di poveri e disperati — in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla carestia. Ma mentre voi siete stranieri ricchi (turisti), loro sono stranieri poveri (immigrati).
Voi arrivate con l’intenzione di divertirvi, loro arrivano nella speranza di sopravvivere.
Voi ricevete sorrisi e lusinghe, loro ricevono disprezzo e violenza.
Per voi si aprono le porte di accoglienti alberghi, per loro si aprono le porte di veri e propri lager.
Gli stranieri poveri in Italia, quando non sono subito respinti, vengono braccati, perseguitati, umiliati, arrestati, percossi, espulsi dopo un periodo di detenzione che può arrivare fino a sei mesi. Chiunque li aiuti, dando loro ospitalità, può essere imprigionato per 3 anni. E in carcere possono finire anche i medici, se li curano senza denunciarli.
In questo clima di terrore non c'è da stupirsi se il ministro dell’Interno, dopo aver dichiarato di voler essere «molto cattivo con gli immigrati», ha ordinato di respingere in mare le imbarcazioni cariche di disperati; o se un esponente di un partito al governo ha proposto di riservare ai soli italiani i posti a sedere nella metropolitana di Milano.
Turisti, state visitando uno dei Paesi culla della civiltà, ma in cui la sola civiltà presente è quella del razzismo e della xenofobia. Oggi in Italia non ci sono più poeti come Dante, amanti come Giulietta e Romeo, inventori come Leonardo; ci sono solo reazionari, poliziotti e controllori, tutti dotati di manette e manganelli.
Sappiate, turisti, che è anche attraverso i vostri soldi che il regime italiano sta attuando la sua politica. Sostenendo l'economia italiana, sostenete l'economia di un paese razzista e xenofobo. Siete sicuri di volerlo fare? Volete essere anche voi complici delle retate, degli arresti di massa, dei lager, delle deportazioni?
È con il cuore gonfio di vergogna che vi esortiamo: turisti, abbandonate l'Italia!
Andate via da questo paese, così splendido, ma così abietto.
Andate via, subito, non finanziate l'infame guerra contro i poveri condotta dal governo italiano. Andate via e spargete la voce fra tutti i vostri conoscenti:
l'Italia è un paese razzista, boicottatelo!!!

La decretopropagandamania

http://lasciamiscrivere.blogspot.com/
È passato al Senato divenendo legge, il Decreto-propaganda sulla sicurezza. Mi piace chiamarlo in questo modo perché, come tutte le propagande della storia anche questo ddl è stato conclamato sin dai tempi della campagna elettorale.
La stampa parla molto, e spesso lo fa a vanvera. Sottovalutando la curiosità dei lettori nessun sito dei grandi giornali si è degnato di rimandare il lettore con un semplice link al testo integrale:
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00393348.pdf .
Le contestazioni, come di routine, sono tante, ma si sa, l’opposizione politica in Italia dura meno di un fine settimana, tempo lunedì, e nessuno parlerà più dei disagi che questo decreto (ormai legge) provocherà.
Ma cerchiamo di capire, un passo alla volta, cosa scaturirà da questa neonata legge dello Stato.
Permetterà la nascita, come recita nell’Art 52, di “associazioni volontarie di cittadini” che, senza alcun onere per lo Stato, coadiuveranno con le forze dell’ordine al mantenimento della sicurezza.
Sanzionerà chi (come Borghezio ndr) imbratterà muri o suoli pubblici, con la reclusione da 1 a 6 mesi di carcere e consentirà multe pecuniarie da 500 a 1000 euro a chi insozzerà le strade.
All’ Art 13, invece, prende forma il capitolo Rom, uno di quei denti che all’italiano medio duole un giorno si e l’altro no; verrà punito con il carcere sino a 3 anni chi utilizzerà i minori per praticare l’accattonaggio. Mi dispenso da ogni tipo di commento, ma non posso non notare come non vi sia nessuna traccia di integrazione, ma, come tutte le propagande della storia, anche questo articolo seguita ad utilizzare il manganello. Lo stesso che viene utilizzato contro “l’incidentalità notturna” menzionata nell’ Art 57, i fondi a contro il bollettino di guerra delle strade italiane, verranno devoluti solo per aumentare i controlli e non per “educare” il Cittadino (e la maiuscola non è scritta a caso).
Saranno multati dai 5000 ai 10000 euro gli immigrati che entrano o soggiornano sul suolo italiano illegalmente e sarà il questore che potrà dare l’ultimatum di 5 giorni, dopo i quali l’immigrato deve abbandonare il paese. Se decidesse di non farlo, vi sarà per lui una cella che lo accoglierà da 1 a 4 anni.
Per avere il permesso di soggiorno però, l’immigrato deve sostenere un esame di lingua italiana, al quale non viene in alcun modo preparato.
Per fortuna in questo ddl si son ricordati di un diritto internazionalmente riconosciuto infatti, l’Art 45 cita : “per il rilascio del permesso di soggiorno, non è richiesto il contributo (80 – 200€) ai soggetti che chiedono asilo politico, protezione sussidiaria e motivazioni umanitari”.
Anche nell’ Art 53, dopo che nel ’91 il Parlamentò lo ratificò (due anni dopo), si sono ricordati della Convenzioni sui diritti del fanciullo, menzionando che, la dove un minore (parliamo sempre, ovviamente, di immigrati) dovrà essere rimpatriato, questa sarà rispettata. C’è da dire : menomale!
Almeno, ringraziando il buon senso di qualche tecnico in qualche ministero negli Art 62 e 39 si introduce la possibilità di sciogliere i Consigli comunali e provinciale a seguito di infiltrazioni di stampo mafioso e nuove misure per i detenuti “speciali” con a carico reati per mafia.
C’è però, come su ogni torta, la ciliegina. L’Art 60 – che invito a leggere integralmente – da al Viminale (ministro dell’interno) un incondizionato potere di controllare la rete internet. Uno di quei poteri che solo nell’Unione Sovietica di Stalin veniva concesso al proprio ministero degli interni.
Che nessuno, tra quelli che non condividono questa nuova legge, si illuda di essere la maggioranza del paese. L’italiano (quello in maggioranza) vuole tutto quello che è scritto in questi 60, e più, articoli. Il problema da risolvere era l’immigrato, possiamo ora convenire o meno con questo ddl, ma tanti pensano davvero che per risolvere alcune forme di criminalità c’è bisogno di queste misure.
E voi, pochi e silenti oppositori, non illudetevi: “perdete ogni speranza voi che entrate”… in Italia.

Diego Ruggiano da Indymedia

Scaricabarili pericolosi

Il disastro di Viareggio non trova ancora una spiegazione plausibile né una ricostruzione nella catena di responsabilità che possa aiutare a prevenirne altri. E' questa la giungla creata dalla liberalizzazione del trasporto ferroviario delle merci, nel 2007, che nel 2010 toccherà al trasporto passeggeri.

Rete ferroviaria italiana [Rfi] è stata costituita dal gruppo Ferrovie dello stato [Fs], nel 2001, per separare il gestore della rete infrastrutturale dal soggetto che fornisce il servizio di trasporto di persone e merci, così come richiesto dalle direttive comunitarie. Ma, di fatto, le due società continuano a far parte di Fs. Rfi, che opera su concessione dello stato italiano, guadagna soprattutto dal noleggio della rete [i binari] alle aziende e compagnie ferroviarie che lo richiedono, sia italiane [essenzialmente Trenitalia Spa, dello stesso gruppo Fs], sia straniere, garantendo la manutenzione, il personale, le stazioni, ecc. Nel 2008, pare che abbia fatturato sotto questa voce oltre un miliardo di euro. A partire dal 2007, con la liberalizzazione in Europa del traffico merci, si è creata in Italia l’intricata situazione venuta a galla con il disastro ferroviario di Viareggio. In questo caso, il proprietario e gestore della rete è, appunto, Rfi [Fs]; l’azienda ferroviaria affittuaria è Fs [è suo il locomotore del convoglio di Gpl]; il proprietario dei vagoni è la filiale viennese della multinazionale americana Gatx Rail, che li noleggia; i vagoni sono stati immatricolati in Germania e Polonia; infine, è ancora sconosciuto l’affittuario dei vagoni per trasportare il Gpl esploso a Viareggio, partito dalla Exxon di Trecate e diretto all’Aversana petroli del padre del sottosegretario Nicola Cosentino.
La sicurezza dei convogli, dice Fs, sta in capo ai proprietari, quindi alla Gatx, che a marzo ha commissionato la revisione a un’azienda di Mantova. Questa, però, si discolpa sostenendo di aver fatto il lavoro richiesto dal committente, che non comprendeva l’analisi con gli ultrasuoni, l’unica in grado di scoprire piccole lesioni negli assi delle ruote: sono quelle all’origine del deragliamento a Viareggio. La Gatx risponde che la manutenzione era invece in carico a Fs cargo, a cui compete la manutenzione del convoglio in esercizio. Fs nega e punta il dito anche contro l’Agenzia italiana per la sicurezza delle ferrovie, istituita nell’agosto 2007 e con sede proprio a Firenze, come soggetto tecnicamente indipendente rispetto agli operatori del trasporto ferroviario. La quale si difende denunciando non solo di non avere personale, risorse né poteri adeguati, ma anche le carenze di Trenitalia cargo [cioè la divisione per il trasporto delle merci di Trenitalia, che è la società che gestisce le attività di trasporto passeggeri e di logistica di Fs]. Infine, c’è anche un’Agenzia ferroviaria europea [Era], pare priva di poteri e competenze. Così, almeno, ha detto il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, intervenuto ieri alla camera per riferire sul disastro di Viareggio, per esaltare Berlusconi e per difendere le Fs. «Il carro sviato non era del gruppo Fs, ma della società privata americana Gatx, con sede europea a Vienna, cui spettano, secondo le direttive comunitarie, anche le attività di revisione e manutenzione», ha detto il ministro, che ha annunciato una commissione d’inchiesta.
Un sostegno dato forse per giustificare se stesso e il proprio governo, che continua a investire su strade, autostrade e alta velocità, taglia norme e fondi sulla sicurezza, non incentiva affatto il trasporto merci su ferro ma quello su gomma, come ha detto lo stesso dall’amministratore delegato delle Ferrovie dello stato, Mauro Moretti, nel corso di un’audizione in commissione lavori pubblici del senato, lo scorso febbraio. In quella occasione, Moretti ha parlato esplicitamente di una politica anti ferrovie in favore del trasporto merci su gomma, incentivato e aiutato in tanti modi, dai rimborsi sulle accise alla riduzione dei pedaggi autostradali. Intanto però, fa sapere la Regione Toscana, di treni pericolosi come quello deragliato a Viareggio ne passano 175 in regione e rappresentano il 70 per cento dei 250 che in media attraversano l’Italia.

di Anna Pacilli da Carta