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martedì 12 gennaio 2010

LECCE - Corigliano d'Otranto e Bollenti Spiriti, inaugurato il primo laboratorio urbano AIQF

Vanta il primato di essere il primo laboratorio urbano realizzato nel Salento quello che è stato inaugurato ieri alle ore 11.00 presso lo spazio socio culturale realizzato dalla riconversione dell’ex scuola elementare “Don Bosco” a Corigliano D’Otranto nell’ambito del progetto “Bollenti Spiriti”. Per il sindaco Ada Fiore non a caso rappresenta il traguardo di un lungo cammino che conferma il ruolo di Corigliano “città fucina” di idee creative ed espressive da trasmettere da ora in poi con strumenti tecnologicamente avanzati.


Il Progetto “Laboratorio-Officina Agorà”, promosso in sinergia con AIQF con il coinvolgimento dei Comuni di Maglie, Tuglie, Ruffano, Scorrano, Carlantino, Bari, insieme a Provincia di Lecce e Foggia, Centro di Formazione Studi e Ricerche, Associazione Culturale Con-Tatto, mira a incentivare il protagonismo giovanile e favorire l'incontro e la socializzazione. Il progetto mira a superare la concezione di una dimensione giovanile legata alle politiche del disagio e stimola azioni che vedano “la gioventù” come l’ambito dell’esistenza in cui, in modo privilegiato, possono crescere ed affermarsi terreni quali il protagonismo, l’auto-organizzazione, la produzione culturale e la cittadinanza attiva.

Gli ambiti di azione del progetto riguardano l’incontro, la socializzazione, la crescita evolutiva nel senso dell’autodeterminazione e della responsabilità da parte dei giovani, in un contesto territoriale e sociale in continua trasformazione che prende forma dal rapporto tra il contesto naturale e la comunità che lo abita, tra le dinamiche sociali e i processi economici e culturali, e i cui cambiamenti richiedono grande competenza e coscienza per garantirne la qualità.

Il Laboratorio-Officina si propone come un campo aperto di sperimentazione in cui l'arte, lo spettacolo, il teatro, la musica, i mestieri tradizionali si offrono come strumento di intervento nel territorio in relazione a specifici obiettivi di governance. Lo scopo è di approdare ad esiti innovativi e condivisi, in cui processi virtuosi sappiano tradursi in pratiche e innescare così nel tempo nuove forme di progettualità territoriale.

da GrandeSalento.org

Sesso e Fuoco a Piazza San Pietro


di Doriana Goracci
“Un giorno uno di quei “signori” è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte del corpo e ha detto: “Dai, brutto frocio negro fammi godere.” Luca non ha risposto a quel “signore” così represso e se n’è andato, è fuggito a Roma dove l’ho conosciuto nel 1998 in occasione della commemorazione del gay siciliano Alfredo Ormando, il quale si era dato fuoco con la benzina il 13 gennaio 1997 davanti al sagrato in piazza San Pietro”.Quanto sopra è un brano della lettera che mi aveva scritto Peter Boom in merito alla scomparsa di Luca, somalo, giovane, omosessuale: suicidato. Parole in Bianco e Nero le avevo definite. Peter malgrado l’età e gli acciacchi è infaticabile, rimane un gran bel signore, pare n’attore, direbbero al paese e avrebbero ragione, ha fatto anche quello. E Peter mi riscrive per ricordare Alfredo Ormando, concludendo una delle sue ultime lettere in cui mi sollecitava a scriverne: “Quando c’è di mezzo il Vaticano la gente soffre di uno storico addormentamento. Noi siamo e rimaniamo sulla breccia, un abbraccio, Peter “

I “signori” a cui fa riferimento Peter Boom, non sono quelli che soggiornano al Vaticano, anche se non ce ne sono molte di belle persone in quello Stato. Ma c’è il sovrano dello stesso, Joseph Alois Ratzinger, alias papa Benedetto XVI, che ha pontificato oggi , non solo su questioni di politica internazionale come l’ambiente, il nucleare e il Medioriente ma anche delle norme sull’omofobia in discussione in varie sedi, dall’Onu ai singoli Stati,e tornando all’ “ecologia umana“ dichiara che ci sono “leggi e progetti che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi” e che rappresentano degli “attacchi” all’uomo e all’ambiente”: il Corpo a cui si rivolge, stavolta non era di Cristo ma Diplomatico.

Alfredo Ormando nella sua ultima lettera autografa scriveva: “Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.”

E siccome a Piazza San Pietro il 13 gennaio non ci si può andare, invio in Rete l’invito comunicato presidio ricordo, chiamatelo come vi pare ad esserci a Roma, alle 18,30, il 13 gennaio 2010,Piazza Pio XII, proprio lì accanto piazza San Pietro. Troverete in ordine cronologico quanto intercorso con Peter Boom,un suo articolo del gennaio 2002, la lettera odierna, quella dove ce lo ricorda, Alfredo Ormando, anche il giudice Luigi Tosti, e infine il comunicato dell’ArciGay di Roma.

Non andatevene in pace perchè siamo in guerra, incivile, e portate pazienza. Oggi mentre scrivevo non solo di questo, mi ha accompagnata la pubblicità costante della fedele amica Rai Tre con l’Ostensione Solenne della Sindone a Torino, e il clic da fare su internet per prenotarsi, gratis. In fondo vi chiediamo solo di esserci, come umani, come Persone Libere.

Doriana Goracci

13 GENNAIO COMMEMORAZIONE DI ALFREDO ORMANDO

Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità



ALFREDO ORMANDO

Alfredo Ormando, orfano di padre e ultimogenito di una famiglia con otto figli di San Cataldo (Sicilia), due anni di seminario e un tormentato periodo universitario, si è immolato con la benzina in piazza San Pietro a Roma il 13 gennaio 1998. Sua madre lo aveva sentito la sera prima. Alfredo le aveva telefonato dicendole che si sarebbe recato a Roma per motivi di studio. Gaetano Mangano, l’uomo che gli aveva affittato una stanza a Palermo, l’aveva visto due giorni prima quando Alfredo gli aveva chiesto in prestito centomila lire.
Una donna che pulisce i gabinetti a piazza San Pietro ha visto Ormando mentre si versava addosso la benzina e poi correva avvolto dalle fiamme verso il centro della piazza. Gli agenti di polizia l’hanno subito soccorso e uno di loro ha anche tentato di spegnere le fiamme usando la propria giacca. Prima di perdere coscienza Alfredo disse: “Non sono neanche stato capace di morire”. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì dopo dieci giorni di atroce agonia. Le lettere che si era portato appresso non furono pubblicate e la sala stampa del Vaticano rilasciò un comunicato stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si era suicidato a causa della sua omosessualità o in protesta contro la chiesa cattolica, ma perchè aveva problemi in famiglia. Ma, subito dopo la sua morte l’ANSA ricevette le sue lettere con la posta e ne pubblicò parte.
Ormando aveva inviato da Palermo una copia all’ANSA, prima di prendere il treno per Roma. Sapeva benissimo che le lettere, una volta nelle mani dei preti, non sarebbero mai state pubblicate. Un mese dopo la sua morte (febbraio 1998) ci siamo recati in nove in piazza San Pietro per porre dei fiori sul luogo dove lui si era bruciato come un bonzo. Arrivò subito la polizia e ci intimò di andar via. Avevano l’ordine del Vaticano di far togliere anche i fiori. Io dissi loro che se Gesù Cristo si fosse trovato sul sagrato della basilica, Lui sarebbe sceso e ci avrebbe abbracciato uno per uno e che quindi il Vaticano aveva dato ancora una volta dimostrazione di essere anticristico. Gli uomini delle Forze dell’Ordine erano visibilmente commossi e dispiaciuti; avevano visto Ormando bruciare e uno di loro mi disse che anche lui era Siciliano; un altro mi raccontò che il poliziotto che aveva tentato di spegnerlo con la propria giacca era ancora sotto shock e di notte non riusciva a dormire. La piu’ bella pianta la regalai per farla dare a quel poliziotto per ringraziarlo per la sua buona azione. Nel 1999, sotto una pioggia battente, eravamo di nuovo a San Pietro per commemorare Ormando. Questa volta erano presenti anche i presidenti Arcigay (Sergio Lo Giudice) e del Mario Mieli (Imma Battaglia). La polizia non poteva permetterci di entrare sulla piazza e cosi’ decidemmo di deporre i fiori sul suolo italiano, al confine con lo Stato del Vaticano, una chiara dimostrazione del comportamento anticristico di quello Stato. Anche gli anni passati andò alla stessa maniera e la Polizia permise la nostra commemorazione.
Peter Boom.

Spero di poter commemorare anch’io, il 22 gennaio prossimo, dinanzi al CSM, Alfredo Ormando, leggendo in pubblica udienza la sua lettera del Natale 1997, a riprova di uno dei tanti crimini della Chiesa cattolica, che bollerò per l’ennesima volta come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra. Saluti
Luigi Tosti

Il 13 c.m. ricorre l’undicesimo anniversario dall’immane sacrificio di Alfredo Ormando e ci sarà (almeno lo voglio sperare) la commemorazione presso il confine con lo stato del Vaticano. Lo Stato Italiano (venduto al Vaticano) non sta facendo niente per sollevare dall’oppressione i milioni di gay, bi- e pan-sessuali italiani. L’anticristica religione cattolica non ha firmato per la depenalizzazione dell’omosessualità proposta presso le Nazioni Unite dalla Francia (Liberté, Egalité, Fraternité) mettendosi di fatto sulle stesse posizioni dei paesi islamici. OMO-, BI_ e PANSESSUALI ITALIANI SVEGLIATEVI, altrimenti Vi cammineranno sopra. Protestate e andate in massa alla commemorazione di Alfredo Ormando (il nostro Jan Palach).
Peter Boom

13 gennaio 2010 Giornata Mondiale per il dialogo tra Religioni e Omosessualità ´UN FIORE PER ALFREDO ORMANDO´ Mercoledì 13 gennaio 2010 | ore 18.30 | Piazza Pio XII (nei pressi di piazza San Pietro) Incontriamoci e portiamo un fiore per non dimenticare, mai. Come ogni anno, la comunità lgbt ricorda Alfredo Ormando, che il 13 gennaio 1998 si tolse la vita dandosi fuoco in piazza San Pietro, in segno di protesta contro l’omofobia vaticana. Fu trasportato all’ospedale Sant’Eugenio dove morì dopo dieci giorni di atroce agonia. A dodici anni di distanza da quel tragico episodio che scosse profondamente la comunità lesbica e gay internazionale, è importante continuare a riflettere su quel gesto disperato e doloroso. Arcigay promuove ‘un fiore per Ormando’. Portiamo un fiore per commemorarlo, riflettere e non dimenticare, mai.

Nazisti d' Europa

Chi sono e da dove muovono i ladri profanatori di Auschwitz? Perché hanno colpito? «È una dichiarazione di guerra», dice secco Avner Shalev, direttore del museo dell' Olocausto a Gerusalemme. Per capire le sue parole bisogna guardare la fotografia della "scena" nazionalista, neonazista e antisemita che sta montando in Europa. Un vento che soffia con forza dall' Est: dalla Polonia all' Ungheria fino all' ex Unione sovietica. Una galassia complessa e frammentata. Che si ispira direttamente al Terzo Reich (anche nei simboli: svastiche, croci runiche e diagonali, sigle e anagrammi e caratteri pangermanici). Che cavalca nazionalismo e localismo per approdare a derive antisemite. In nome della battaglia anti-mondialistaDa lì a definire la Shoah e i forni crematori un "bluff" ebraico, il passo è breve. Il network neonazista estende i suoi confini dal cuore della Germania alla Francia, dalla Spagna "falangista" ai paesi scandinavi, dall' Inghilterra ai nuovi laboratori dell' Est, Polonia, Ungheria, Romania, dalla Grecia a Cipro passando dall' Italia e risalendo fino alla Russia. «Si sta diffondendo un nuovo-vecchio odio verso gli ebrei, che è poi di fatto una continuazione - ragiona Cono Tarfusser, già procuratore capo di Bolzano, oggi giudice della Corte criminale internazionale dell' Aia - . È un sentimento viscerale e al tempo stesso vuoto, messo in giro dalle formazioni nazionaliste a forte impronta xenofoba.
La novità non è tanto che l' ostilità non va più solo contro gli immigrati, gli omosessuali, le minoranze etniche e religiose ma anche contro gli ebrei - quelli di oggi e quelli di ieri. La novità - spiega - è che la società, con la sua assenza di cultura, non riesce più a mettere degli argini naturali in grado di isolare questa gente, di sottrargli spazio, terreno di coltura». Tarfusser a Bolzano ha creato un pool di magistrati anti-naziskin, la nuova "Gioventù hitleriana" che si muove in Alto Adige. «Preoccupa, oltre al qualunquismo rabbioso di queste bande, la precoce età dei militanti, che agiscono perché trovano spazi politicamente fertili. Disagio sociale, crisi economica, globalizzazione degli Stati e immigrazione: tutti elementi chei partitie le organizzazioni paranaziste sfruttano per fare proseliti. Oggi, e dalla fine del comunismo, questo fenomeno ha dimensioni importanti soprattutto nell' Est».
Partiti e partitini, e poi skinhead, hammersin, bonhead, ultrà, picchiatori di strada. Si stima siano oltre 250 mila i militanti neonazisti in Europa. Altri 50 mila nella sola Russia. La rete di collegamento è Internet. E guai a chiamarsi nazisti. In Polonia spopola la Lega delle famiglie polacche, l' alleanza dei partiti nazionalisti che ha eletto presidente della Repubblica Lech Kaczynski. Determinante per la vittoria al ballottaggio del 2007 è stato l' aiuto di Radio Maryja, un' emittente clericale, anti-comunista ma soprattutto anti-semita (più volte condannata dallo stesso Vaticano) che si rivolge a due milioni di elettori. La Polonia confina a ovest con la Germania e a sud con Repubblica Ceca e Slovacchia.
L' Npd (partito nazional democratico tedesco, fondato 45 anni fa da ex appartenenti al partito socialista del Reich tedesco) di Ugo Voight continua a piazzare suoi rappresentanti nei lander. Nonostante la maggior parte della popolazione lo definisca un partito filo-nazista, razzista e anti-semita. Ancora Europa centrale. Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia: tre giovani democrazie risorte dopo mezzo secolo di comunismo, oggi nella Ue. A Bratislava l' estremismo antisemita è stato sdoganato al governo dal premier socialdemocratico-populista Robert Fico. «La fine del comunismo ha fatto saltare il tappo che comprimeva l' estrema destra, allora era marginale ma oggi cresce più che da ogni altra parte», spiega Giuseppe Scaliati, autore del saggio La destra radicale in Europa (Bonanno editore).
A Budapest i 7 mila adepti della Guardia Ungherese sfilano in centro in uniforme nera, sventolando i gagliardetti delle "Croci frecciate" alleate di Hitler. Evocano l' Olocausto, sognano una "soluzione finale alla questione zingara", affrontano la polizia in violenti scontri nelle strade di Praga. Zingari e rom sono finiti anche nel mirino dei romeni di Noua Dreapta (Nd), gli estremisti che si rifanno alla Guardia di Ferro dell' anti-semita Corneliu Zelea Codreanu (attiva negli anni ' 30). Giovani, camicie nere o verdi, si considerano la più importante organizzazione neo-legionaria della Romania. «Vogliamo risvegliare le coscienze avvertendo dei pericoli che minacciano il popolo romeno», tuona il leader 30enne, Tudor Ionescu. L' opera di proselitismo si è allargata agli immigrati che vivono in Italia (Padova, Roma).
Come quella dei partiti oltranzisti cresciuti nell' ex Jugoslavia. In Serbia e Croazia il "nostalgismo" per i vecchi leader nazional socialisti fautori della pulizia etnica si mischia all' insofferenza verso le lobby ebraiche. «Sono le zone balcaniche il laboratorio privilegiato dei nuovi nazisti - ragiona Saverio Ferrari, Osservatorio democratico sulle nuove destre - una cinghia di raccordo tra i movimenti dell' Europa occidentale e quelli dell' Est. I neofascisti italiani hanno rapporti intensi con le organizzazioni di questi paesi». La Russia. Sarebbero oltre 50mila, secondo fonti di polizia, i militanti neonazisti attivi nell' ex impero sovietico.
Solamente San Pietroburgo conta 20 mila skinhead. Autori di aggressioni contro cittadini stranieri, al grido di "la Russa ai russi". "Unità nazionale russa", "Gruppo socialismo nazionalista-potere bianco": sono le due sigle più importanti. Accanto ai picchiatori di Combat 18, quelli dei video coi pestaggi e le parate naziste su Youtube. Nel 2007 ne girò uno drammatico: neonazisti che decapitano un prigioniero caucasico ("negro", poiché originario del Caucaso). La firma: i nazionalsocialisti di "Rus" (termine usato dai neonazi per definire la madre patria). Altri partiti di riferimento sono il Partito nazionale del popolo (15mila militanti, la metà sotto i 22 anni) e il Partito liberal democratico di Vladimir Zhirinovsky, già vice presidente della Duma, il parlamento russo, costretto nel 2003 ad ammettere le sue origini ebraiche. Fanno paura i Nazional socialisti di Konstantin Kasimovsky, riferimenti all' ideologia hitleriana, per simbolo una croce nera che richiama il labarum cristico (PX). Si sa che le gesta dei capi vengono sempre ammirate.
In Inghilterra, dopo l' aggressione del leader del British national party Nick Griffin ai danni di un insegnante ebreo, è cresciuta l' intolleranza verso la popolazione di origine israeliana. Come in Francia, dove il Front national di Jean Marie Le Pen dopo la flessione seguita all' exploit elettorale del 2002 (17,79%), sta risalendo la china. In Spagna avanzano i neonazisti della Falange, che fanno breccia tra i giovanissimi. In Grecia Alleanza patriottica ha eletto il proprio leader in parlamento,e gli estremisti di Laose Albadoro vogliono bissare l' edizione 2006 di Eurofest, una Woodstock neonazista. Poi ci sono quelli che non dissimulano. In Svezia sta tornando di moda il Partito del Reich nordico, fondato nel 1956 e ancora guidato dal battagliero Assar Oredsson. Scendendo a Sud, riecco gli oltranzisti austriaci del Bzoe di Jorg Haider, partito che ancora governa in Carinzia. Informative dei servizi tedeschi parlano di gruppi neonazisti attivi sul confine tra Austria e Germania. Meta di riferimento: Branau, la città natale di Hitler. Infine l' Italia. Che non si fa mancare niente. Compreso un disciolto (da poco) Movimento dei lavoratori ispirato al Partito nazional socialista dei lavoratori (nel 2006 riuscì a far eleggere dei consiglieri nelle province di Varese, Como e Novara).
Anche da noi l' arcipelago dell' estrema destra antimondialista è frammentato. Da una parte Forza Nuova (il leader Roberto Fiore è segretario generale del Fronte nazionale europeo, la casa comune dei partiti europei di estrema destra); dall' altra il circuito Casa Pound, che si ispira al poeta antisemita Ezra Pound. A Casa Pound aderisce anche Cuore nero, circolo neofascista milanese. Agosto 2008, copertina di "Doppio Malto", la fanzine ufficiale di Cuore nero: uno skinhead che brinda con un boccale di birra. Sullo sfondo, la "porta dell' inferno" del lager di Auschwitz. La scritta "Il lavoro rende liberi" - che allora era ancora al suo posto - fu sostituita da una più commerciale, e vergognosa, insegna. "Birrificio Cuore nero". A proposito.

da Indymedia

Maria Stella la razzista


Il tetto del 30% tra demagogia e discriminazione

di Augusto Illuminati
Razzista la Gelmini a imporre il limite del 30% di alunni “stranieri” nelle classi scolastiche? Ma come, non è stata proprio lei a sostenere l’abilitazione ad avvocato a Reggio Calabria per rialzare la percentuale dei bresciani in quella sede remota? Certo, gli idonei risultavano colà il triplo di quanti si erano incautamente presentati a Brescia, ma conta l’intenzione di mescolarsi ai laureati del Mezzogiorno. E adesso contano le intenzioni a distribuire, per il loro bene, i figli dei migranti fra le classi “bianche”. Sarà più agevole insegnare loro la lingua e soprattutto non ritarderanno i ritmi di apprendimento degli italiani, che altrimenti se ne vanno nelle scuole private e white, come il Xmas di Coccaglio, provincia di Brescia, guarda caso. Si sposteranno a piedi nei quartieri limitrofi (tanto sono abituati a camminare a piedi nudi) oppure saranno smaltiti con appositi autobus –recita Maria Stella intervistata da una perplessa Lucia Annunziata. Al contrario degli Usa, dove la sentenza della Corte Suprema sul caso Keyes e l’adozione generalizzata della politica di busing, cioè dello spostamento degli studenti neri in scuole bianche a fini desegregazionisti, voleva promuovere l’integrazione razziale (riuscendovi solo in parte), qui si vuole complicare l’integrazione, creando artificialmente una situazione di visibile minorità e sradicamento territoriale. Anche gli improvvidi consensi dei pieddini Penati e Luigi Berlinguer (ti pareva!) prendono il provvedimento come una misura pedagogica, ignorandone il significato emblematico di annuncio. Se si trattasse di pedagogia occorrerebbe provvedere con finanziamenti, insegnanti di sostegno, differenziazione secondo gruppi linguistici e alfabeti (cos’è la lingua “non italiana”?), corsi per adulti, metodologie di apprendimento concordate con le università per stranieri, ecc. Così si vuole soltanto marcare una discriminazione a fini demagogici: non a caso il provvedimento è stato annunciato in contemporanea con la deportazione (in autobus, ovviamente) dei migranti troppo numerosi e riottosi dall’inospitale distretto di Reggio (già, quello in cui la ministra ha conseguito l’abilitazione). Le misure, che poi difficilmente saranno applicate per ragioni logistiche e di dispersione burocratica, riguardano al massimo il 5% degli istituti, ma l’effetto annuncio serve a ingraziarsi la Lega e a denunciare l’eccesso di extracomunitari come causa di tutti i mali, distribuendo l’insofferenza in aree finora indifferenti. La concentrazione scolastica riflette quella abitativa. Perché allora non distribuire i migranti nei quartieri bene, invece di relegarli nelle sezioni dormitorio della città diffusa o nelle aree degradate? Come si concilia il provvedimento con le precedenti iniziative di creare classi speciali o con le misure vessatorie di spostamento continuo dei nomadi, che davvero poco si armonizzano con le stabile frequenza scolastica? E’ terribilmente più semplice smembrare le classi o demolire i tuguri, come all’ex Rognetta, periferia di Rosarno. Poi ci si lamenta che gli Usa si accaparrano studenti dall’estero mentre da noi i cervelli scappano. E la Gelmini resta. Of cause.

da Global Project

NoTav - In Val di Susa non partono i sondaggi!no tav

Autoporto, Susa - 500 persone hanno presidiato lungo tutta la notte il nuovo presidio NoTav sorto sabato scorso nei pressi del sito S68. Intorno alle 5.00 della mattina giungevano le prime voci di movimenti di mezzi blindati nei dintorni del presidio.

Alle 6.15 un drappello di poliziotti in borghese e Digos, accompagnati da capi e vice della Questura torinese si avvicinavano all'area presidiata annunciando la volontà di prendere possesso dei terreni. Di fronte alla ferma indisponibilità del movimento NoTav ad abbandonare i terreni, venivano minacciate azioni legali e rischi di denunce.
Ad "accogliere" le forze dell'ordine, tutto il presidio riversatosi in strada e aperto da una delegazione di donne NoTav (tra loro anche una sindaca) che reggevano lo striscione "NoTav No Sondaggi".

L'atteggiamento della questura si mostra in questi primi momenti molto timido e accondiscendente a causa del folto numero di partecipanti. Non è al momento chiaro se altri siti destinati al sondaggio geo-gnostico sono invece stati aperti (magari a Torino o nell'immediata cintura). Certamente numeri e qualità della risposta valsusina consigliano ai comandi di polizia e carabinieri un approccio "differenziale" tra città e valle.

Per la mattinata è previsto un momento di protesta pubblica nel comune di Susa contro l'atteggiamento collaborazionista dell'amministrazione comunale (unico comune della valle ad aver autorizzato i sondaggi) intorno alle 10. Domani pomeriggio alle h 18 un 'assemblea cittadina a Palazzo Nuovo discuterà delle tattiche per tentare boicottaggi e blocchi anche in città e cintura.

Questa prima vittoria valligiana è stata dedicata a Raul e Alessio recentemente scomparsi ma sempre cari alla memoria del movimento.

P.S. - (dall'Ansa) Scritte contro la linea ferroviaria ad alta velocita' Torino-Lione sono apparse a Venaria Reale, sul cui territorio dovrebbe passare il treno. ''Qui (non) passa il Tav'' e' lo slogan tracciato sui muri con vernice nera. I punti sono in via Alessandria, via Amati e via Traves, dove e' in programma l'effettuazione dei sondaggi preliminari.


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011-2495660 3466673263



da infoaut

Il calcio come metafora

In Africa il calcio è onnipresente. Spesso fa da catalizzatore delle frustrazioni locali, esasperando sentimenti nazionalisti (com’è successo negli scontri tra Algeria ed Egitto durante le qualificazioni ai Mondiali). Altre volte semplicemente affolla il panorama delle città.

Dai campi profughi in Sudan alle macerie di Mogadiscio e alla moderna Abidjan, i calciatori sono ovunque, scrive Der Spiegel. Forse per la sua semplicità: basta mettere su due porte e arrangiare un pallone, anche fatto di stracci.

Per questo la Coppa d’Africa è così seguita in tutto il continente. L’attacco alla nazionale del Togo, gli Sparvieri, ha fatto riemergere vecchie paure, che non hanno niente a che fare con lo sport. Il quotidiano Le Togolais mette insieme alcuni elementi del passato per ricostruire una rete di vecchi rancori panafricani.

Il 3 giugno 2007 l’elicottero che trasportava i funzionari della Federazione togolese di calcio era esploso misteriosamente mentre tornava dalla Sierra Leone dopo un’eliminatoria (per questo era stata scelta la via di terra, per raggiungere l’Angola?). E l’attacco del 10 gennaio scorso in Cabinda è stato concentrato, secondo alcuni testimoni, proprio contro il bus che trasportava i funzionari della federazione. Forse c’entra il fatto che l’ex dittatore di Lomé, Gnassingbé Eyadéma, fosse uno dei principali sostenitori dei guerriglieri angolani e sierraleonesi?

E potrebbe non essere finita qua, continua Le Togolais, visto che il terzo amico di Eyadéma era Mobutu, che aveva affidato al dittatore togolese tutte le sue fortune prima di abbandonare la Repubblica Democratica del Congo.

da Internazionale

lunedì 11 gennaio 2010

ANCORA SU ROSARNO



LO SCORSO 20 LUGLIO 2009 "L'ALBERGO" DOVE ALLOGGIAVONO I BRACCIANTI AFRICANI DATO ALLE FIAMME



28 GIUGNO 2009 - ROSARNO - LICEO PIRIA



ROSARNO DICEMBRE 2008

CIAO FABRIZIO


Ciao Faber (ti chiamavano così vero???).
Molte volte succede che ci si rende conto di quello che si ha, quando improvvisamente quel qualcosa o qualcuno svanisce, va via, evapora.
Solo in quel momento abbiamo la sensazione di come la nostra vita sia fragile, vuota e costruita per farci del male, per avere rapporti ipocriti e senza senso, abbagliati da mille luci che rendono tutto artificioso e artificiale.
Il mondo costruito da noi uomini è veramente un feticcio e ancor di più quando vengono a mancare persone con le quali ti senti vivo, anche se solo per un attimo. Con te è così, ascoltando le tue canzoni mi sento rinascere, ricomincio credere in qualcosa, ritorno a sperare. Ma è un attimo. Finita la canzone mi ritrovo a scontrarmi con tutto ciò che tu volevi combattere.
E' molto difficile qua giù, amico mio. Non ho la più pallida idea di dove ti possa trovare, ma la terra sta marcendo sempre più, stiamo quasi per toccare il fondo. Da quando sei andato via c'e' stato un lento deteriorarsi sia dei rapporti sociali (tra uomo e uomo), sia del rapporto dell'uomo con la natura (sempre più umiliata e aggredita).
Dicono che la Terra sia solo un puntino minuscolo nell'universo, spero (sono un pò qualunquista in questo) che la tua vita continui in un'altro mondo migliore di questo. E spero, inoltre, che tu non abbia perso quella tua personalità e quel tuo amore per tutto quello che era vivo o che pulsava di vita, rimanendo il Fabrizio "anarchico" (lo so che le etichette ti danno fastidio) che sto imparando sempre più ad apprezzare e conoscere.
La morte è la liberazione degli uomini, ma le tue canzoni sono state la liberazione degli uomini sulla terra.
Ciao amico fragile, aiutaci da lassù perchè veramente, io, non ho santi in paradiso.

Nico Musardo

CIAO FABRIZIO - AMICO FRAGILE




FABRIZIO DE ANDRE' - AMICO FRAGILE

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

Amico fragile è una canzone completamente autobiografica alla quale Fabrizio è sempre stato molto attaccato, riproponendola in tutti i suoi concerti, con un arrangiamento a volte leggermente modificato ed il finale che diventa spesso: "per raggiungere un posto che si chiamasse / Anarchia" invece dell'originale "Arrivederci".

Nacque in un momento di rabbia e di alcol, dopo una serata in compagnia di persone con le quali avrebbe voluto discutere di ciò che stava succedendo in Italia in quel periodo; in particolare le dichiarazioni di Paolo VI sull'esistenza del diavolo e sugli esorcismi. La gente insisteva perché lui suonasse anche quella sera; così, evaporato in una nuvola rossa, se ne andò a rintanarsi dove non poteva essere disturbato e compose questa canzone in una sola notte.

È la riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, ma, nello stesso tempo, sulla necessità di averne e quindi sul senso di vuoto che nasce quando questi vengono meno o restano superficiali. Il risultato è una dichiarazione di amore-odio di un borghese pentito alla propria gente.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 109-110]

Amico fragile è nata così: quando ero ancora con la mia prima moglie, fui invitato una sera a Portobello di Gallura, dove m'ero fatto una casa nel '69, in uno di questi ghetti della costa nord sarda: d'estate arrivavano tutti, romani, milanesi... in questo parco residenziale, e m'invitavano la sera che per me finiva sempre col chiudersi puntualmente con la chitarra in mano. Una sera ho tentato di dire: "Perché piuttosto non parliamo di...". Era il periodo, ricordo, che Paolo VI se n'era venuto fuori con la faccenda - ripresa poi mi pare da quest'altro qui, della stessa pasta - degli esorcismi. Insomma dico: "Parliamo un po' di quello che sta succedendo in Italia..."; nemmeno per sogno, io dovevo suonare. Allora mi sono proprio rotto i coglioni, mi sono ubriacato sconciamente, ho insultato tutti, me ne sono tornato a casa e ho scritto Amico fragile. L'ho scritta da sbronzo, in un'unica notte. Ricordo che erano circa le otto del mattino, mia moglie mi cercava, non mi trovava né a letto né da nessun'altra parte: c'era infatti una specie di buco a casa nostra, che era poi una dispensa priva anche di mobili, dove m'ero rifugiato e mi hanno trovato lì che stavo finendo proprio questa canzone.
[F. De André, in Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 60]

Il narratore di Amico fragile, "evaporato in una nuvola rossa", osserva con il distacco e l'immaginazione di chi è "più curioso", "meno stanco" e "più ubriaco" i "luoghi meno comuni e più feroci", la diplomazia dei rapporti, le convenzioni del mondo in cui è immerso. Amico fragile da un lato sembra rifiutare qualsiasi ipotesi conciliativa, di comprensione, di accettazione delle contraddizioni e dei limiti umani e sembra voler evadere in uno spazio onirico, ricercando l'obnubilamento del sé; d'altro canto, ribadisce ancora una volta la funzione "infinitante" del canto ed esprime comunque la volontà di mettersi in gioco e in discussione così come continua ad affermare il valore della libertà e della ricerca. Amico fragile forse è l'elogio della sconfitta di chi ha scelto nello stesso tempo il ruolo dell'inquisitore e dell'eretico, del sacerdote e della vittima sacrificale, del moralista e del libertario.
[Ezio Alberione, in Fabrizio De André. Accordi eretici, p. 110]

Materiale estrapolato da: giuseppecirigliano.it
da Antiwarsongs




















domenica 10 gennaio 2010

Boccia-Vendola: l'incontro finisce in un nulla di fatto


Si sono visti per tutto il pomeriggio fino alle 21 circa della serata in zona Borgo Antico. Incontro quasi segreto, trapelato in un secondo momento, quello tra il governatore Nichi Vendola e il candidato del Pd Francesco Boccia. I due 'contendenti' erano accompagnati dal portavoce regionale di SeL Nicola Fratoianni e dal segretario pugliese del Pd Sergio Blasi.

Incontro fermo e senza molto spazio alla cordialità e alle formalità. Momento utile per "una discussione franca, lunga e utile, perchè il confronto è sempre utile, ma senza passi in avanti" secondo Fratoianni. Lungo ma infruttuoso, appunto. Se qualcuno si aspettava il passo indietro di uno dei due, si sbagliava di grosso. Nichi Vendola e Francesco Boccia sono e rimangono sulle proprie posizioni.
"Boccia ha chiesto nuovamente a Vendola di aderire alla sua coalizione", continua Fratoianni, "e Nichi ha riproposto la sua richiesta di andare alle primarie per non spaccare il centrosinistra". Ma nulla.
Le consultazioni popolari non servono a tenere in piedi l'accordo con il partito di Casini. Che non accetterà mai di sostenere Vendola. Così, il 'mandato esplorativo' può ritenersi concluso, così come probabilmente ogni possibilità di dialogo.

Dunque, al momento, la palla sembra di nuovo nelle mani del Pd che domani dovrebbe rilanciare la riunione della propria assemblea regionale per decidere il da farsi. Il parlamentino pugliese, a quanto si è capito, dovrebbe riunirsi venerdì o sabato della prossima settimana. "Il tema alla fine del mandato esplorativo è chiaro ed evidente", ha ribadito Francesco Boccia, "la costruzione di una nuova coalizione che va da sinistra all'Udc. Su questa proposta si esprimerà nei prossimi giorni il Pd".

Vendola, dunque resta al momento, l'unico candidato certo che intende sfidare alla regione il centrodestra, che oggi ha partorito il nome di Antonio Distaso, probabilmente solo un candidato civetta.

http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=15906

Roma: cariche della polizia al presidio in solidarietà con i migranti di Rosarno


La protesta in solidarietà con i migranti vittime del razzismo (di stato e non solo) a Rosarno

Ieri pomeriggio a Roma alcune centinaia di migranti e antirazzisti, studenti e attivisti dei centri sociali si sono dati appuntamento all'Esquilino, a poche centinaia di metri dal Viminale, per esprimere una forte indignazione rispetto alle politiche razziste di questo governo e per portare solidarietà ai migranti di Rosarno, al centro in questi giorni di un inquietante e gravissimo episodio di razzismo.
Quando circa trecento manifestanti hanno tentato di raggiungere pacificamente in corteo il Viminale per esprimere dissenso rispetto al ministro razzista Maroni la polizia, in assetto antisommossa ha tentato di fermare il corteo. A quel punto centinaia di persone hanno aggirato il blocco di celerini e carabinieri correndo in maniera spontanea e selvaggia per alcune centinaia di metri.

La polizia ha iniziato a manganellare violentemente i manifestanti e ha poi effettuato una violenta carica per circa un centinaio di metri. Diversi sono i contusi a causa della violenza delle forze dell'ordine.

Il corteo è poi ripartito verso piazza Vittorio sciogliendosi a San Lorenzo, dopo aver attraversato le vie del quartiere denunciando il razzismo di stato e quello diffuso che abbiamo visto in maniera estremamente pesante dispiegarsi per le strade di Rosarno.

Un razzismo fatto di ronde, C.I.E. e leggi di questo come di altri precedenti governi, un razzismo diffuso che oggi in Italia abbiamo tutti il compito, etico e politico, di smascherare, combattere, sconfiggere.

Mentre ci giungono notizie di ronde di cittadini alla ricerca di immigrati a Rosarno, diventa esplicito il disegno razzista di questo governo: il problema è la troppa tolleranza, dice Maroni.

Abbiamo oggi voluto esprimere rabbia e indignazione per quanto sta accadendo, ma non ci fermeremo, continueremo a mobilitarci contro il nuovo razzismo, quello peggiore, perchè nessuno, o quasi, ha il coraggiodi nominarlo come tale.

da GlobalProject

sabato 9 gennaio 2010

VIVERE A ROSARNO

Rosarno e la Rognetta degli schiavi africani in rivolta


di Doriana Goracci
Hanno ammazzato un negro di merda, questo era il titolo che provocatoriamente dava la notizia dell’omicidio di Ibrahim M’Bodi, da 8 anni in Italia, a Biella, a firma di Marco Sansoè: “Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. Da qualche mese lavorava per un artigiano edile, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore. Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo!
Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti. Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo. L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava. Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese. Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”…”

Questo accadeva e accade al Nord e al Sud. A maggio, venivano arrestati 3 imprenditori agricoli per associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, induzione della prostituzione ed estorsione, a Rosarno: “li destinavano al lavoro di braccianti agricoli in condizioni disumane con ogni condizione climatica per nove-dieci ore di seguito al giorno senza alcun dispositivo di protezione, li percuotevano in caso di rallentamento nel ritmo di raccolta degli agrumi e li obbligavano ad accettare un salario giornaliero pari a 23,00 euro, cifra di molto inferiore rispetto alla normale retribuzione giornaliera spettante ai braccianti”.



La cronaca riporta quella calabrese, oggi, di Rosarno…io l’ho letta su Indymedia Calabria: “Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e rovesciati sull’asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. E’ il bilancio di un pomeriggio di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la protesta di alcune centinaia di extracomunitari, lavoratori dell’agricoltura, accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un’altra struttura abbandonata. Risale a maggio dello scorso anno l’arresto di tre imprenditori, sempre a Rosarno, per “riduzione in schiavitù” di alcuni immigrati. A dicembre del 2008, invece, un episodio simile a quello di oggi: due giovani a bordo di un’auto spararono alcuni colpi di pistola contro due ragazzi africani di ritorno dai campi. Anche in qual caso gli extracomunitari reagirono con una violenta protesta.
A fare scoppiare la rivolta è stato il ferimento con un’arma ad aria compressa, da parte di un gruppo di sconosciuti, di alcuni cittadini extracomunitari. I feriti – tra i quali c’è anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno – non destano particolari preoccupazione, ma la volontà di reagire che covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura in condizioni ai limiti del sopportabile (e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell’Ex Opera Sila) non ci ha messo molto ad esplodere.Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari in larga parte provenienti dall’Africa hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto – in qualche caso anche con persone a bordo – alle abitazioni, ai cassonetti dell’immondizia. A nulla è valso l’intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, schierati di fronte ai più agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo. In serata sono arrivati i rinforzi e si è tentata una trattativa per far rientrare la protesta. Anche la popolazione ha reagito e, in queste ore, alcuni giovani di Rosarno, circa un centinaio, stanno seguendo l’evolversi della situazione ad alcuni metri dalle forze dell’ordine. Sul posto tutti i dirigenti dei commissariati di Pubblica sicurezza e delle compagnie di carabinieri della Piana. Tra Rosarno, l’ex fabbrica in disuso, e Gioia Tauro, sono circa 1.500 gli extracomunitari che lavorano come manodopera nell’agricoltura”.

Un commento, proveniente da Terre Libere, racconta anche questo:”Dormono in tubi di metallo, vivono in ex fabbriche abbandonate, sono diventati l`occasione per progetti fumosi e strampalati, lavorano per pochi soldi in condizioni durissime. E soprattutto non ne possono più di sopportare la violenza gratuita di mafiosi e balordi. La polizia ha effettuato alcuni arresti. Ci sarebbero feriti italiani, oltre ai due ragazzi stranieri colpiti con fucili ad aria compressa. In contrada Spartimento, nei pressi dell`ex Opera Sila di Gioia Tauro che ospita centinaia di raccoglitori di arance, due africani sono stati feriti con un fucile ad aria compressa nel pomeriggio. Uno di loro è un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno. Le condizioni delle persone ferite portate nell`ospedale di Gioia Tauro non sarebbero gravi. A seguito dell`episodio alcune centinaia di africani hanno iniziato a protestare bruciando dei copertoni. Stessa reazione, appena si è diffusa la notizia dei ferimenti, c`è stata nell`ex fabbrica Rognetta di Rosarno. Più tardi, in serata, sono state danneggiate diverse auto nella cittadina della Piana. Dopo l`arrivo dei rinforzi di polizia e carabinieri, si è cercata una mediazione. La trattativa si è svolta in un clima di grande tensione. Gli abitanti di Rosarno avevano inveito contro gli immigrati mentre questi, nel loro tragitto, danneggiavano tutto ciò che incontravano sulla loro strada. Tra Rosarno e Gioia Tauro ci sono almeno 1.500 immigrati che lavorano nella raccolta delle arance. Gli africani vivono in due strutture abbandonate, la Rognetta nel centro di Rosarno e l`ex Opera Sila nei pressi Gioia Tauro. Sono l`ultimo anello di un sistema malato, segnato da sfruttamento e leggi razziste. Una filiera mafiosa che penalizza i lavoratori, un sistema di regole che impedisce loro di vivere in maniera dignitosa. Nel corso degli anni sono sempre stati vittime di atti di violenza. L`anno scorso hanno detto basta, dopo il ferimento di due di loro. Sembrava fosse chiara la determinazione della comunità africana a non accettare ulteriori atti di violenza nei loro confronti. Ed invece, è accaduto ancora una volta”.



Nel passaggio tra la fine e l’inizio del nuovo anno, scrivevo che mi mancavano gli auguri scomodi di Tonino Bello, di come se la passano quegli africani, regolari, che sono sistemati al Ferrhotel di Bari,di certe cene in solidarietà per fargli avere acqua e luce …roba da carità cristiana…?

Rosarno passa alla cronaca per ben altro oggi e campeggia tragicamente su wikipedia il brano di Ferdinando Nunziante introduttivo:«Dalla terrazza di Largo Bellavista, ove sorge il Monumento ai Caduti, si gode uno splendido panorama: “lo sguardo abbraccia tutta la conca circoscritta dal capo Vaticano ad Aspromonte ed al Monte Sant’Elia. Olivi, vigne, profumati aranceti verdeggiano sino alla bianca fascia della spiaggia in mezzo alla quale si scorge S. Ferdinando, lambito dal mare. E all’estremo orizzonte, magnifico sfondo al mirabile quadro, le isole Eolie raggruppate intorno a Stromboli e la Sicilia con l’Etna che non abbandona d’inverno il suo candido manto di neve. Pochi paesaggi, specialmente la sera verso il tramonto, quando il sole va a nascondersi dietro alle isole ed il cielo arrossa di bagliori di porpora e d’oro, son più belli e suggestivi! »

Rosarno dichiara 15.885 abitanti e da un rapporto di Medici Senza Frontiere “ospita più di 5000 immigrati, 23 diverse nazionalità, tra extra-comunitari e comunitari, che ne fanno la terza zona d’Italia ad alta densità di stranieri in rapporto alla popolazione residente, dopo Napoli e Foggia”. Nel 2004 il presidente della Repubblica la eleva al titolo di Città su proposta del Ministro dell’Interno: “Il suo territorio (di cui 120 ettari sono parte del Piano Regolatore predisposto dall’ASI – Area Sviluppo Industriale – per gli insediamenti industriali) è la porta di ingresso terrestre (ferroviaria ed autostradale) al porto di Gioia Tauro ed alle aree destinate agli insediamenti produttivi”.

Questa mattina un’ascoltatrice di Prima Pagina, si chiedeva se saranno loro, gli schiavi clandestini, a liberarci dalla Mafia, ‘che se volete gli date un’altra connotazione campanilistica alla parola, che non ci manca l’Offerta di ‘ndrangheta,camorra,sacra corona unita raccontata dal Cantastorie.


Talvolta gli schiavi si ribellano, l’ Apartheid come quello israeliano e il molto più noto afro americano, combina a volte anche di questi scherzi, rendendo incivile la rivolta, la città, gli abitanti.La Produzione combina anche di questi incidenti di percorso, una vera e propria Rognetta, era sugli schermi a dicembre del 2008.

Diamo da mangiare agrumi ai nostri figli, contengono tante vitamine che proteggono da certe malattie spaventose…e magari a ritmo di una tarantella che fa colore in tanto buio come La bampa di lu focu cantata da Otello Profazio, a Rosarno.


Doriana Goracci



«Ci furono tempi felici in cui si poteva scegliere liberamente: meglio morti che schiavi, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. E ci furono tempi infami in cui intellettuali rincretiniti hanno dichiarato che la vita è il sommo dei beni. Oggi sono arrivati i tempi terribili in cui ogni giorno si dimostra che la morte dà inizio al suo governo del terrore esattamente quando la vita è diventata il sommo bene; che chi preferisce vivere in ginocchio, muore in ginocchio; che nessuno può essere ucciso più facilmente di uno schiavo. Noi viventi dobbiamo imparare che non si può nemmeno vivere in ginocchio, che non si diventa immortali se si corre dietro alla vita, e che, se non si vuole più morire per nulla, si muore nonostante non si sia fatto nulla.»“

Dall’antisemitismo non si è al sicuro che sulla Luna” (Hannah Arendt)

SOLIDARIETA' AGLI IMMIGRATI DI ROSARNO

di Andrea De Luca
A Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, ormai è caccia all’immigrato e la tensione in paese si è fatta altissima. Ieri alcuni giovani hanno sparato contro il dormitorio dove gli immigrati sono costretti a vivere. Ci sono stati anche dei feriti. Le violenze si susseguono. È la conseguenza della rabbia dei cittadini per il mancato sgombero immediato degli immigrati che qualcuno avrebbe voluto. Non è la prima volta che a Rosarno succede. Già nel dicembre del 2008 ci furono episodi simili.Oggi la situazione non è tanto cambiata. Gli immigrati di Rosarno vivono in condizioni igieniche e sanitarie pessime. Sono pagati in nero e vengono sfruttati come delle bestie. Gli immigrati si sono ribellati proprio per questo motivo. Si parla, però, solo della loro reazione e dei loro scontri. Ma non si parla del modo in cui vengono sfruttati e di come vivono. Questo non è importante...

Questa povera gente ha avuto coraggio. Si è ribellata contro la criminalità. Ha mostrato risentimento e rabbia, conseguenze dello sfruttamento e dell’oppressione della mafia e di chi con questa fa gli affari. Gli immigrati che protestano potrebbero essere nostri alleati nella battaglia all'illegalità. Non devono essere criminalizzati. Solidarietà agli immigrati di Rosarno.


Andrea De Luca
Fonte: http://andreainforma.blogspot.com/2010/01/solidarieta-agli-immigrati-di-rosarno.html

ROSARNO - LA DISPERAZIONE CHE SI TRASFORMA IN RIVOLTA







ROSARNO: si infiamma la rivolta dei migranti-schiavi

Ancora degli spari contro gli immigrati di Rosarno ed è di nuovo rivolta.

Anche ieri sera due immigrati sono stati feriti alle gambe con colpi esplosi da un automobile da fucili a pallini.
La stessa dinamica che ieri sera aveva innescato la rivolta dei migranti che si sono ribellati alle quotidiane vessazioni e al razzismo di cui sono vittime da anni. Portati d'urgenza all'ospedale di Polistena, i due non verserebbero in gravi condizioni. La sparatoria si è verificata nel tardo pomeriggio di oggi nei pressi dell'accampamento degli immigrati di Rosarno, nel comune di Laureana di Borrello.

Nel pomeriggio invece si sono registrate tensioni fra polizia e un centinaio di cittadini italiani che hanno cercato di aggredire alcuni migranti: la polizia ha impedito il contatto disperdendo la manifestazione dei residenti italiani. Il gruppo è quindi ripiegato lungo la statale 18 effettuando un blocco stradale e chiedendo l'allontanamento dei migranti sfruttati.
Un altro gruppo è invece entrato in municipio occupando temporaneamente alcune sale e presidiano anche adesso la piazza antistante e chiedendo anch'essi lo sgombero dei immigrati residenti in zona.
A fare da detonatore di una situazione già esplosiva il ferimento di due lavoratori di origine africana colpiti dagli spari di un fucile a pallini esplosi da un automobile in corsa nella tarda serata di ieri. Armati quindi di spranghe e bastoni i migranti hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno, mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali della cittadina.

Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull'asfalto, pietre e sassi contro diverse troupe di televisioni nazionali. La situazione è tornata alla calma solo dopo l'intervento in forze della polizia, che ha sedato la rivolta e arrestato 7 migranti che sono accusati di devastazione, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. 14 invece quelli feriti secondo fonti ufficiali dalle cariche poliziesche, anche se in realtà le vittime sarebbero molte di più: in tanti infatti non si sono presentati all'ospedale per evitare l'arresto. Arrestato anche un italiano, accusato di avere aperto il fuoco ieri nei confronti dei migranti.

Come a settembre 2008 a Castevolturno quindi i migranti , quotidianamente sfruttati nei tanti campi agricoli della zona e accampati in condizioni disumane in vecchie fabbriche in disuso, hanno risposto all'ennesimo tentativo di intimidazione da parte di un gruppo di persone, che secondo una prima lettura degli inquirenti però non sarebbero legate alla ndrangheta.
Alla luce di quanto accaduto è stata costituita una task force del ministero dell'Interno, di quello del Welfare e della Regione Calabria. Si dovrebbe occupare secondo il governo di ordine pubblico, criminalità e sfruttamento del lavoro nero In questo clima da caccia all'uomo assumono comunque ancora piu' gravità le parole del ministro Maroni, che non ha saputo fare altro che dire: C'è troppa tolleranza verso i clandestini,

da Indymedia

''Africani coraggiosi alleati contro la mafia''

di Roberto Saviano
Roma. "La rivolta di Rosarno e' la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie", per questo secondo quello che dice Roberto Saviano in una dichiarazione all'Ansa, sono piu' coraggiosi di noi e non vanno criminalizzati ma scelti come alleati contro l'illegalita'.
"La prima - ricorda ancora Saviano all'Ansa - ci fu a Villa Literno nel 1989, la seconda a Castelvolturno nel 2008 e le ultime due a Rosarno, sempre in seguito ad aggressioni subite da membri della comunita' africana. Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli italiani hanno perso poiche' per loro contrastare le organizzazioni criminali e' questione di vita o di morte. E qualunque sia la nostra opinione sulle modalita' della rivolta e' necessario comprendere che ad essersi ribellata e' la parte sana della comunita' africana che non accetta compromessi con la 'ndrangheta". Per l'autore di Gomorra "gli immigrati che protestano sono nostri alleati nella battaglia all'illegalita' e non dovremmo criminalizzarli. Mi piace sottolineare, a questo proposito, ancora una volta, che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono piu' fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono piu' difendere."

Tratto da: rainews24.it

da AntimafiaDuemila



venerdì 8 gennaio 2010

BARI - Ecco l'inferno del Centro immigrati - "Campo di concentramento al San Paolo"


Per la prima volta diffuse immagini scattate all'interno del Cie del San Paolo. In duecento costretti a vivere in condizioni umane e igieniche molto precarie

di Fulvio Di Giuseppe
Costretti a mangiare per terra, dormire su panni stesi sul pavimento e usare delle latrine per i propri bisogni fisiologici. Quello che fino a ieri erano dei racconti più o meno credibili dai quali uscirsene con ipocrita disinvoltura, ora sono immagini inconfutabili. Arrivano dal C. i. e., il centro di identificazione ed espulsione nel quartiere San Paolo di Bari e sono state diffuse sul sito informa-azione. info, da alcuni volontari che, rimanendo nel contesto natalizio, si firmano "renne scorbutiche". Di natalizio, però, il loro messaggio non ha nulla, anzi.

«Diffondiamo queste foto in modo che tutti sappiano di che morte si "vive" all´interno della struttura - spiegano in una nota - non sperando che un giorno quel lager si dipinga di azzurro, o che gli "ospiti" possano finalmente mangiare su tavoli e sedie, o che un giorno, magari, arrivino letti e coperte, o che i militari di guardia non rispondano col manganello alle richieste dei reclusi. Diffondiamo queste foto - evidenziano - perché tutti sappiano che a Bari è in funzione un vero e proprio campo di concentramento. Ed è compito di tutti far si che di questo posto rimangano solo macerie».

Al Cie vivono al momento quasi duecento persone. Sono quelli che burocraticamente vengono definiti "ospiti" e che certo non serberanno un buon ricordo dei loro padroni di casa, quando saranno rimpatriati. È questo infatti il destino che accomuna coloro che, quasi tutti di origine africana, con il passaggio nella struttura vivranno solo un´ulteriore agonia di massimo 180 giorni, prima del rientro forzato. Un´agonia condita da condizioni di vita che i vari deputati in visita - tra i pochi ad avere il diritto a entrare nei Cie - non hanno potuto che definire «inumane e insostenibili». E scorrendo le immagini riportate sul sito, è difficile trovare altri aggettivi che riescano a rendere meglio questa realtà. Come definire altrimenti i lividi che campeggiano sul corpo nudo di uno dei ragazzi all´interno della struttura.

Segni evidenti di colluttazioni, che potrebbero essere stati provocati anche dallo scontro fisico con altri "ospiti", perché nella terra di nessuno non vige alcuna regola e quando accade, spesso, è quella della violenza. E di altre norme, quelle sanitarie e igieniche, sembra esserne altrettanto sprovvisto l´intero edificio: muri scrostati, bottigliette vuote abbandonate ai piedi di quello che dovrebbe essere un box doccia, ma che in realtà non è neppure servito da un idoneo servizio idrico. Il bagno è una latrina, di quelli che non ti affacceresti neppure a dargli un´occhiata. Eppure qui ci vivono. Anzi sopravvivono, dato che anche mangiare e dormire, per i quasi duecento del San Paolo diventa un´avventura. Il pasto c´è, servito in piatti di plastica ma senza "coperto": è il pavimento il loro tavolo imbandito, su cui lasciare anche bottiglie e posate.

Il rischio di infezioni e malattie raggiunge così dei picchi esagerati e, non a caso, a lamentarsi sono anche agenti e volontari che sono a stretto contatto. Ci si siede per terra, che di notte diventa anche il proprio giaciglio: un telo, una coperta leggera tra due sgabelli e l´augurio che non faccia troppo freddo, abbandonandosi intanto ai propri sogni. Quelli, probabilmente, di vedere al proprio risveglio delle panche su cui sedersi o un materasso confortevole sulle reti metalliche. Dei sogni, per adesso, perché l´ulteriore beffa è che per ora bisogna attendere che si concluda il primo passo: l´iter - hanno spiegato in un recente incontro i vertici istituzionali - per verificare cosa prevede il contratto di manutenzione della struttura e a chi debbano essere imputate tali inadempienze.

Le immagini mai come in questo caso sono lo specchio di una realtà volutamente celata. Ma se in qualche modo emerge la disperazione degli immigrati, quello che le foto non hanno bisogno di immortalare è il senso di rabbia e inadeguatezza di chi convive con quest´agonia, che spesso viene soppiantata dalla protesta. Probabilmente vedendo queste immagini, sembreranno più comprensibili le forme e le manifestazioni, tanto disparate quanto disperate, di chi non avendo altra voce deve provarci con ogni mezzo a disposizione, anche il tentativo di suicidio. Sedie, armadi, tavoli non si possono più usare, sono inchiodati al pavimento, come nei manicomi, perciò, per i piani alternativi si ricorre a pezzi di plastica, posate, flaconi ingoiati.

L´ultimo disperato tentativo che può significare "libertà". E a chi non ci riesce o non ha il coraggio di "morire", resta un´ultima speranza. Scrivere sopra un lenzuolo un messaggio emblematico: «Noi non siamo delinquenti e neppure criminali: perché ci trattate peggio dei cani?». Già, perché?













da La Repubblica Bari

Per il Sudan si apre un anno decisivo

Le organizzazioni non governative e gli osservatori internazionali hanno lanciato un appello per il Sudan che entrerà in un anno difficile, con le elezioni nazionali ad aprile e un referendum sull’autonomia delle regioni meridionali previsto per il gennaio del 2011. “Tutti temono che lo spettro del conflitto possa tornare a farsi realtà”, scrive il Mail&Guardian.

“Questo nervosismo è comprensibile”, afferma Simon Tisdall sul Guardian. “Il ricordo del conflitto durato 21 anni tra nord e sud, in cui sono morte due milioni di persone, è ancora fresco. L’accordo di pace, firmato nel 2005, tra il governo e il Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm) ha significato la fine della guerra e la costituzione di un governo di unità nazionale. Ma molte delle questioni che avrebbero dovuto essere risolte sono ancora sul tavolo”, continua Tisdall.

La principale preoccupazione delle ong è che la violenza possa scoppiare proprio in vista delle elezioni e del referendum e che possa aumentare l’instabilità nel paese. “C’è un rischio di guerra civile”, ha detto Maya Mailer, un consigliere di Oxfam che vive a Juba autrice dello studio Rescuing the peace in Southern Sudan pubblicato insieme ad altre dieci ong.

“Non è tardi per evitare la crisi”, ha detto la rappresentate di Oxfam, che ha chiesto ai governi occidentali di stanziare dei fondi consistenti per fare fronte ai problemi delle regioni meridionali del Sudan, come la povertà, la crisi alimentare, la mancanza d’infrastrutture e di prospettive di sviluppo. “Obiettivi che il governo non è riuscito a risolvere dal 2005 a oggi. Prima del referendum è necessario garantire più sicurezza per i civili e accesso ai beni di prima necessità”, spiega il Guardian.

da Internazionale

Al Mukawama - Flowers Of Filastin




Al Mukawama - Flowers Of Filastin

Sto cercando di trovare le parole, ho bisogno di parole
Parole convincenti, parole penetranti,
che ti fanno un buco in testa e che poi lasciano frammenti in ogni dove
schizzi di miseria
chiazze di paura
brandelli di sogni e
resti di cultura,
parole come raffiche di mitra in un mercato
o come missili sparati al terzo piano di un palazzo,
che facciano male cazzo,
parole tanto forti da zittire tutto il mondo occidentale,
solo per un attimo, soltanto per provare ad ascoltare,
l’impotenza, il rancore…
parole a fare male, picchiate sulla faccia come calci di fucile
e pugni e sputi e schiaffi, parole… parole a ricordare,
per non dimenticare che lo stato d’Israele si è insediato in Palestina con la guerra, trentacinche anni fa’, e che nun se ne vonno ‘i,
e la grande israel già se chiamma Filastin, e duecentomila ‘e lloro
nun tenevano ‘o diritto ‘e s’insedià, ma quale equidistanza qui
parole partigiane a fare agguati a carri armati che rincorrono ambulanze
parole per cercare di fermare la mattanza
coscienti che farebbero più effetto un po’ di missili anticarro e che in sostanza
parliamo per parlare mentre in Filastin si lotta e muore coltivando la speranza di veder nascere un fiore…
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN
Tre quatt’ migliara ‘e civili innocenti e sotto a mille creature
Massacrati senza ragione ‘a gli israeliani int’ e’ territorje
Hanno abbattuto seiciento palazzi e deportato ruimila persone
In 15 anni ‘e chella ca loro ‘a chiammano ‘a guerra contro o’ terrore
E o’ lato allà se chiamma Intifada e sta per rivolta rà popolazione
Contro o’ terrorismo ‘e Israele, contro e’ surdate, contro ‘e colonie
Che a chù ‘e trent’anni umiliano a’ gente impedendo la libera circolazione
Aroppo che l’hanno arrubbato ‘a terra, ‘ a voglia ‘e campà,’o lavoro e l’ammore e allora
A’ Paura d’Israele nuje forse nunn’a capimmo, ma poiché nun simmo sciemi ‘a contestualizzammo e nà cosa ‘a capimmo,
capimmo ca n’ommo trattato trent’anni comm’ a n’animale
addiventa nà bestia affamata, impaurita e pertanto feroce e chiena ‘e cazzimma, è normale, è naturale…
E chiù ‘a bestia è feroce, chiù ‘a bestia è o’ padrone
‘ a bestia chiù bestia è sempre ‘o padrone
‘ a bestia è l’impero ca se fa dottrina
a morte la bestia…
viva Palestina
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN
For over 50 years, blood, sweat and tears, but the struggle for freedom continues, our pride never shall disappear,
the People will never give in, land and freedom for Filastin
cause we know we have the will to keep on existing, keep on surviving
Laken ha hia arty huna Yajibu an auda, ila arty, ila Filastin
Aud min ajli hauiaty mithla jady, qabla an yatrukù Filastin
Audu hurru kay aktaru, an akuna usfuran au akuna shajarah(tun)
Kamà raghiba jady
(Ma eccola là, la mia terra, voglio ritornare nella mia terra, in Palestina.
Tornare per una identità, come mio nonno, prima di lasciare la Palestina.
Tornare, libera di scegliere se essere un uccello, come sempre avrei voluto, oppure un albero, come il nonno aveva sempre desiderato.) Mona Zaarour, 12 anni, campo profughi di Chatila.
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN
FILASTIN FILASTIN FILASTIN FILASTIN
I WILL CARRY MY BUCKET OF WATER FOR THE FLOWERS OF FILASTIN

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Scontri tra polizia egiziana e attivisti Viva Palestina

Dopo gli scontri con la polizia egiziana il convoglio di Viva Palestina è riuscita a spezzare il braccio di ferro con le autorità d'Egitto, ha infatti ottenuto dal governo di Mubarak l'ok per il transito degli aiuti umanitari da Arish a Rafah, per poi prendere la strada di Gaza. I 7 attivisti arrestati dalla polizia in seguito agli scontri con le forze di sicurezza saranno liberati. Ad alcune vetture è stato però impedito questo viaggio dentro la Striscia: saranno spedite da una ditta turca verso i campi profughi palestinesi in Libano e Siria. Intanto arrivano notizie di scontri e sassaiole anche dalla Turchia, dove si sono tenute diverse manifestazioni di solidarietà con gli attivisti di Viva Palestina sotto i consolati egiziani.


Caricati i solidali con la Palestina dalla polizia egiziana

Striscia di Gaza ancora assediata e recintata, Egitto ancora poliziotto d'Israele. Nella tarda serata di ieri sera sono scoppiati scontri al porto egiziano di Arish: 2mila poliziotti in assetto anti-sommossa vs oltre 500 attivisti del convoglio Viva Palestina. La tensione è divampata quando le autorità egiziane ed israeliane hanno nuovamente negato l'accesso nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah agli oltre 60 mezzi della carovana umanitaria. Gli attivisti si sono radunati davanti ai cancelli del porto egiziano per oltrepassarli, le forze di sicurezza hanno caricato usando idranti, pietre, sabbia bagnata, gas lacrimogeni e manganelli. 55 i feriti tra i manifestanti. 10 vetture del convoglio sono state danneggiate.

A tutto ciò si è arrivati nonostante, nei giorni scorsi, ad Aqaba, in Giordania, il convoglio di Viva Palestina avesse raggiunto un accordo, attraverso la mediazione della Turchia, per l'accesso di tutti gli attivisti e di tutti i mezzi. Anche ad Aqaba delegazione di Viva Palestina costretta ai girotondi: dalla Giordania è stata fatta tornare in Siria, da dove poi, con un cargo turco, era tornata in Egitto. L'ostracismo dell'Egitto contro la delegazione Viva Palestina, il suo erigersi a garante securitario d'Israele e dei suoi voleri, il comportamento repressivo adottato attraverso la violenza delle forze dell'ordine, sono gli stessi inaccettabili ingredienti usati contro la Gaza Freedom March.


Comunicato
Il Convoglio "Viva Palestina" (Lifeline3) è bloccato a al-Arish, in Egitto


Quello che segue è il messaggio inviato dal responsabile, Kevin Ovenden

A tutti gli amici della Palestina. La nostra situazione è a un punto di crisi! Sono scoppiati disordini al porto di al-Arish.

Questo pomeriggio tardi (ieri, ndr), abbiamo negoziato con un dirigente di spicco del Cairo, che ha lasciato le trattative due ore fa e non è più tornato. Nelle trattative con il dirigente abbiamo chiesto di far entrare a Gaza i veicoli con gli aiuti.

Ci ha lasciati due ore fa e non è più tornato. Le autorità egiziane hanno radunato oltre 2.000 poliziotti anti-sommossa che sono arrivati nel nostro campo, al porto.

Ora siamo bloccati all'ingresso del porto e stiamo affrontando la polizia anti-sommossa e gli idranti, ma siamo determinati a difendere i nostri automezzi e gli aiuti.

Le autorità egiziane, con la loro ostinazione e ostilità nei nostri confronti, ci hanno portato a un punto di crisi.

Lanciamo ora un appello a tutti gli amici della Palestina affinché organizzino proteste, di persona, laddove è possibile, davanti alle sedi di rappresentanza dell'Egitto, ai consolati e alle ambasciate, e chiedano che il convoglio sia autorizzato a entrare in sicurezza a Gaza, domani (oggi, ndr).

Kevin Ovenden
Viva Palestina Convoy Leader



da Infoaut

giovedì 7 gennaio 2010

Storia di Ordinaria Ingiustizia..... - Chi dice la verità viene punito


Ci siamo già occupati del caso, ma vi riproponiamo l'incredibile storia del M.llo capo Vincenzo Lo Zito dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell'Aquila.
La verità è scomoda se detta nuda e cruda, cioè per quello che è. Sistematicamente quando si urtano i potentati di turno, tutto deve tacere, ed è così che un maresciallo che mette i pratica le leggi e svela gli abusi, viene punito.
Si è proprio così, viene punito per aver fatto il proprio dovere.


Il M.llo capo Vincenzo Lo Zito, è un dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare, in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell’Aquila con incarico di Funzionario Amministrativo qualifica C2. fino al secondo TRASFERIMENTO D'AUTORITA' , con un esoso danno all’erario, per aver svolto solo il proprio lavoro e aver presentato dopo che i vertici della Croce Rossa Informati dei fatti tacevano.... regolari esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di competenza per presunte irregolarità amministrativo-contabile, rilevate all’interno del Comitato Locale di Carsoli (AQ) prima e del Comitato Regionale Abruzzo in L’Aquila in ultimo, da parte dei rispettivi Presidenti.
Nello specifico e ultimo fatto in essere, il Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta sorella di Gianni Letta, con carica esclusivamente di Presidente Regionale e quindi, né di Direttore né di Funzionario amministrativo, firmava mandati di pagamento e quant’altro avendo anche la firma depositata in Banca presso Avezzano (AQ), sua città di residenza e non a l’Aquila unica sede della struttura CRI, contrariamente a tutti i regolamenti di amministrazione che prevedono che tali compiti spettino solo ed esclusivamente al Direttore Regionale.
Anche lo stesso Direttore, aveva lamentato l'anomalia gestionale e le irregolarità alla Banca dove era depositato il C/C del Comitato Regionale Abruzzo, ma la stessa Presidentessa ha continuato a firmare unitamente a un’altra dipendente, che non aveva nessuna qualifica per la firma ed assunta a tempo determinato.
I Mandati di pagamento e le reversali d'incasso li firmavano entrambi, una come Presidente, (figura non deputata a tale compito), l'altra come Responsabile Amministrativo, violando due principi essenziali, uno che il Direttore era presente in sede, la seconda, non avendo il requisito essendo precaria.
La cosa grave è che oltre a questi evidenti abusi, nei confronti del Maresciallo Lo Zito, è stata attuata una vera e propria “guerra”: per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici. Vengo trasferito due volte su indicazione della stessa Presidentessa Regionale CRI, Maria Teresa Letta, la quale addirittura come motivazione, adduce al fatto, che il Maresciallo Lo Zito le impedisce di svolgere il suo lavoro (illegale) e pertanto richiede il trasferimento immediato per “INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE” cosi si legge sull’ennesimo provvedimento del 11 Agosto 2008 e questa volta addirittura fuori Regione e precisamente all' Ufficio Arruolamento e Addestramento di ASSISI (PG), della regione Umbria.
Tutto questo oltre al notevole disagio creatomi per gli spostamenti, anche in seguito al recente e delicato intervento cardiaco cui sono stato sottoposto e ancora convalescente, ha comportato un esoso esborso di denaro pubblico....... come riportato anche nel verbale dell’Ispezione del Ministero Economia e Finanza.
Si precisa che l’apertura dei Centri di Mobilitazione con Ordinanza Presidenziale 223/06 contestata anche dall’ispezione, “non comportava impiego di fondi”…… cosa che non è stata, come dalla tabella riportata nell’ispezione stessa.
Inoltre per l’apertura dei Centri è stato trasferito d’Autorità del personale che ha percepito regolare indennità di trasferimento, nonostante fossero inutili come evidenziato anche dall’indagine svolta dal “Corriere della Sera" Nel Centro di Assisi (Perugia) per costutuirlo appositamente vengono trasferiti da Roma i militari Ten. Col. Reali Antonello e Mar. Muto Silvio che risultano rispettivamente in ordine, il primo già con incarico ad Interim anche del Centro di Roma per farlo rientrare e Comandante, dopo aver percepito l’indennità di trasferimento e il secondo in attesa, mentre il sottoscritto Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito viene trasferito con tanto di oneri in una sede che risulta inutile… e tra l'altro, nonostante ci sia una copiosa certificazione sanitaria, che mi vieta nel modo più assoluto di allontanarmi dalla mia residenza e raggiungere una destinazione così lontana, che comporterà la sospensione del trattamento riabilitativo e il degenerare della mia patologia cardiaca sottoponendomi a notevole stress psico-fisico e non potendo rispettare le norme prescritte di alimentazione e riposo..
Il Soggiorno avverrà in Auto e l'alimentazione alla meglio.. dato che non è previsto un alloggio di servizio e non posso permettermi il carico di un ulteriore affitto dato che ho già una casa da pagare e il mantenimento di due figli di cui uno all'università.... e tutto questo: PER PROTEGGERE una persona che meriterebbe Lei l'allontanamento o la radiazione dalla Croce Rossa italiana.. Ma tutto questo non è possibile perchè è la SORELLA di Gianni Letta....

da http://vincenzoozito.blogspot.com/2009/08/storia-di-ordinaria-ingiustizia.html