È da poco passata la mezzanotte di Ferragosto quando all´interno del Cie (il Centro identificazione ed espulsione) di Bari esplode l´ennesima rivolta.
Una cinquantina di extracomunitari, tutti di nazionalità tunisina e marocchina, ha divelto i tubi del bagno, scardinato i letti dal pavimento, facendone spranghe di ferro con cui ha distrutto tutto quello che si poteva mandare in pezzi. Mandato per aria gli infissi, devastato una ventina di rubinetti e una quarantina di materassi all´interno di due moduli, per poi scagliarsi come una furia verso i tetti e i muri perimetrali nel tentativo di fuggire da quel Centro dove la permanenza si era rivelata più lunga del previsto.
Sarebbe stata, infatti, la notizia che dopo esserci rimasti già due mesi avrebbero dovuto attenderne altri due, come previsto dal nuovo decreto sulla sicurezza, a provocare la rabbia degli extracomunitari ospiti del Cie. Dei 50 che avrebbero provocato la sommossa, sarebbero stati una ventina i più facinorosi, gli stessi che di recente sarebbero stati portati a Bari dopo essere rimasti altro tempo nel centro di Milano. Di questi, solo due sono stati inquadrati chiaramente dalle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso e per questo identificati: un tunisino di 25 anni e un marocchino di 30 sono stati così arrestati dalla polizia con le accuse di devastazione e saccheggio.
I due sono stati fermati nella giornata di lunedì, quando gli animi si erano ormai calmati ed è stato possibile fare un bilancio dei gravi danni, ammontanti a decina decine di migliaia di euro. I disordini sono durati infatti cinque ore e sono terminati all´alba di lunedì, lasciandosi dietro una scia di rovine. Nella rivolta, per fortuna, nessuno del personale (composto da militari dell´esercito e poliziotti) è rimasto ferito, al contrario di quanto avvenuto in altri episodi simili in passato.
Solo una settimana fa, era scattato l´allarme sulla capienza, ormai esaurita del Centro di viale Europa dove, secondo i numeri della Prefettura, erano ospiti già duecento extracomunitari contro i 196, come quota massima prevista. Eppure proprio Bari era stata scelta come destinazione per ospitare i primi sette stranieri irregolari denunciati per clandestinità a Firenze. Il trasferimento è poi saltato per l´assenza dell´alloggio alla scorta, ma il problema rimane. Il centro del quartiere San Paolo, insieme a quello dei richiedenti asilo politico di Bari Palese, è stato spesso oggetto di proteste e polemiche.
Anche per questo il servizio di sorveglianza nelle due strutture è stato potenziato e i soldati di stanza, nell´ambito dell´operazione "Strade sicure", sono saliti da 115 a 180. Numerose sono state le iniziative messe in atto nei mesi scorsi dalle associazioni impegnate per la chiusura dei centri di detenzione, per sensibilizzare l´intera cittadinanza barese, con volantinaggi sugli autobus e sit-in in piazza, allarmi lanciati sui siti Internet e sui blog.
mercoledì 19 agosto 2009
Congresso Pd, la guerra dei sondaggi.
La guerra dei sondaggi: Franceschini, dagli inizi di agosto, tiene nel cassetto una ricerca commissionata all'Ispos di Nando Pagnoncelli che ribalta i risultati del pronostico dell'Ipr. Altro che 20 punti di vantaggio per Bersani. Il segretario, a due mesi dalle primarie del 25 ottobre, è in testa di 10 punti e sfonda nei territori dello sfidante. La guerra delle parole: Franceschini ha atteso di vedere lo slogan dell'avversario ("un senso a questa storia") e ha deciso di giocare di contropiede. Nel "titolo" della sua campagna ci sarà un riferimento al "futuro" in contrapposizione alla "storia" di Bersani (e di Vasco Rossi...). Nuovo contro vecchio, in poche parole. La guerra della simbologia: Franceschini sfida Massimo D'Alema, grande sponsor di Bersani, nella tana del lupo, a Gallipoli. In Salento, dopo il debutto alla festa democratica di Genova lunedì, farà una delle sue prime tappe dopo le vacanze mercoledì 26 invitato dall'ex fedelissimo dalemiano Flavio Fasano (l'ex ministro è stato anche suo testimone di nozze), oggi capo della mozione del segretario in Puglia.
Il congresso del Partito democratico sta per entrare nel vivo e le promesse di fair play rischiano di andare a farsi benedire. Per esempio, la lettura del sondaggio di Pagnoncelli che si fa nello staff di Franceschini è molto maliziosa. Di più: tendenziosa. Il segretario avrebbe dieci punti complessivi di vantaggio su Bersani nelle primarie del 25 ottobre. E il suo successo verrebbe costruito proprio nelle regioni che per storia e competenze (le piccole e medie imprese, l'artigianato) dovrebbero invece favorire lo sfidante. In Piemonte, Liguria, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia Franceschini è largamente in testa. Lo sarebbe, e qui il dato va sicuramente verificato, persino in Emilia Romagna, l'orticello di casa bersaniano, roccaforte del dalemismo, con il governatore Vasco Errani schierato ventre a terra dalla parte dell'uomo delle liberalizzazioni. Franceschini ha un largo vantaggio nelle grandi città, cioè dove si forma il voto di opinione. È in difficoltà invece nel Sud, al massimo regge un testa a testa ma in molti casi si ferma sotto la quota di Bersani. Come dire: nelle aree dominate dai signori delle tessere, Bersani corre in discesa.
Ma Franceschini non si ferma qui. Ha già commissionato un nuovo sondaggio per il 15 settembre, quando sarà finita la sarabanda delle feste di partito, dei convegni post vacanzieri e dei dibattiti in riva al mare. E un nuovo pronostico Pagnoncelli dovrà sfornarlo tra il 5 e il 10 ottobre, alla vigilia del congresso quando la sfida interna, quella del voto degli iscritti, sarà già decisa. Mancheranno però ancora due settimane prima del bagno popolare delle primarie, il verdetto definitivo. Il sondaggio dice anche che potenzialmente Franceschini è più forte nell'elettorato di centrosinistra, Pd a parte. Mentre Bersani gode di un maggiore apprezzamento tra i cittadini del centrodestra. Questa sottolineatura a occhio e croce è un'altra stoccata. Ma lo stesso studio conferma il pronostico sugli iscritti: quella partita molto probabilmente la vincerà lo sfidante.
Ai sostenitori di Franceschini non è piaciuto il mancato invito al Meeting di Cl, dove invece sarà protagonista Pierluigi Bersani. Franceschini comunque rilancia sul fronte cattolico annunciando la sua partecipazione all'assemblea delle Acli. Ma è Di Pietro a scaldare gli animi tra i duellanti. Bersani liquida l'Italia dei Valori come fenomeno passeggero. "Se costruiamo un'alternativa credibile al governo, tanti torneranno con noi e non soffriremo più il fenomeno Di Pietro". Capitolo chiuso, perciò, l'alleanza del 2008. Franceschini risponde telegraficamente su Twitter: "Il nostro avversario è Berlusconi, non Di Pietro".
Il congresso del Partito democratico sta per entrare nel vivo e le promesse di fair play rischiano di andare a farsi benedire. Per esempio, la lettura del sondaggio di Pagnoncelli che si fa nello staff di Franceschini è molto maliziosa. Di più: tendenziosa. Il segretario avrebbe dieci punti complessivi di vantaggio su Bersani nelle primarie del 25 ottobre. E il suo successo verrebbe costruito proprio nelle regioni che per storia e competenze (le piccole e medie imprese, l'artigianato) dovrebbero invece favorire lo sfidante. In Piemonte, Liguria, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia Franceschini è largamente in testa. Lo sarebbe, e qui il dato va sicuramente verificato, persino in Emilia Romagna, l'orticello di casa bersaniano, roccaforte del dalemismo, con il governatore Vasco Errani schierato ventre a terra dalla parte dell'uomo delle liberalizzazioni. Franceschini ha un largo vantaggio nelle grandi città, cioè dove si forma il voto di opinione. È in difficoltà invece nel Sud, al massimo regge un testa a testa ma in molti casi si ferma sotto la quota di Bersani. Come dire: nelle aree dominate dai signori delle tessere, Bersani corre in discesa.
Ma Franceschini non si ferma qui. Ha già commissionato un nuovo sondaggio per il 15 settembre, quando sarà finita la sarabanda delle feste di partito, dei convegni post vacanzieri e dei dibattiti in riva al mare. E un nuovo pronostico Pagnoncelli dovrà sfornarlo tra il 5 e il 10 ottobre, alla vigilia del congresso quando la sfida interna, quella del voto degli iscritti, sarà già decisa. Mancheranno però ancora due settimane prima del bagno popolare delle primarie, il verdetto definitivo. Il sondaggio dice anche che potenzialmente Franceschini è più forte nell'elettorato di centrosinistra, Pd a parte. Mentre Bersani gode di un maggiore apprezzamento tra i cittadini del centrodestra. Questa sottolineatura a occhio e croce è un'altra stoccata. Ma lo stesso studio conferma il pronostico sugli iscritti: quella partita molto probabilmente la vincerà lo sfidante.
Ai sostenitori di Franceschini non è piaciuto il mancato invito al Meeting di Cl, dove invece sarà protagonista Pierluigi Bersani. Franceschini comunque rilancia sul fronte cattolico annunciando la sua partecipazione all'assemblea delle Acli. Ma è Di Pietro a scaldare gli animi tra i duellanti. Bersani liquida l'Italia dei Valori come fenomeno passeggero. "Se costruiamo un'alternativa credibile al governo, tanti torneranno con noi e non soffriremo più il fenomeno Di Pietro". Capitolo chiuso, perciò, l'alleanza del 2008. Franceschini risponde telegraficamente su Twitter: "Il nostro avversario è Berlusconi, non Di Pietro".
Contro la fuga di cervelli In Puglia il progetto con clausola di ritorno
«Ritorno al futuro» è la speranza di poter valorizzare il territorio grazie a risorse e ingegno locali. Il titolo del celebre film degli anni ‘80 denomina anche il progetto della Regione Puglia mirato a limitare la cosiddetta fuga di cervelli, un fenomeno odioso che negli ultimi lustri ha assunto dimensioni sempre più corpose. Un trend da bloccare per evitare il rischio di rallentamento della crescita produttiva, economica e sociale della regione. Sono ben 40 i milioni di euro stanziati dall’ente regionale per offrire un’oppor tunità, in Italia o all’estero, ai giovani laureati pugliesi di arricchire le proprie conoscenze, migliorare il proprio bagaglio culturale, accrescere la propria professionalità. In cambio viene chiesto loro di non recidere il cordone ombelicale con le proprie origini: onorare un patto attraverso il cosiddetto Contratto etico giovanile. In pratica quanto acquisito presso le migliori università del mondo deve poi essere messo a disposizione della propria terra. Al momento sono ben 1.700 ad aver usufruito di una borsa di studio in discipline umanistiche, economiche- giuridiche e scientifiche per un esborso di poco superiore a 22 milioni
L’assessore regionale Michele Losappio approdato alle deleghe al Lavoro e alla Formazione professionale (dopo essere stato per 4 anni alla ripartizione Ambiente) in virtù del rimpasto estivo voluto dal presidente Vendola, crede fermamente nel progetto avviato dal suo precess ore.
«Il progetto - spiega - utilizza i fondi strutturali europei (Fse) che vengono affidati al settore della formazione professionale. Una parte di questi soldi, anziché essere indirizzata ai tradizionali enti storici viene destinata a specifiche borse di studio».
A chi sono riservate? Ai laureati che decidano di partecipare a master di qualità in Italia oppure all’estero. Grazie a questo progetto la Regione Puglia copre il costo di questi corsi di specializz azione.
Con una particolare clausola? Esatto. Chi usufruisce del finanziamento, al termine del master deve tornare in Puglia per mettere a disposizione del territorio le competenze acq uisite.
È un primo passo importante, ma serve anche qualcos’altro. Non è una garanzia. Né sarà sufficiente per evitare nuovi fenomeni di fuga, perché per far ciò è necessario legare la ricerca al mondo delle imprese. Solo in tal modo sarà possibile coniugare la crescita con la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma se tutto ciò è difficile se legato solo al possesso di titoli e attestazioni. Penso ai brevetti, alle invenzioni e a tutto ciò che può modernizzare la regione.
Sotto questo aspetto, com’è il rapporto col mondo imprenditoriale? Le imprese preferiscono fare la ricerca in proprio, al loro interno, e lo fanno sfruttando i fondi messi a disposizione della Regione. Borse di studio e formazione interna da parte delle imprese sono importanti, perché tutto il mercato delle professioni che fa da cintura al mondo produttivo ha bisogno di nuovi innesti qualitativi. Lo ribadisco: la sinergia con le imprese è fondamentale.
L’assessore regionale Michele Losappio approdato alle deleghe al Lavoro e alla Formazione professionale (dopo essere stato per 4 anni alla ripartizione Ambiente) in virtù del rimpasto estivo voluto dal presidente Vendola, crede fermamente nel progetto avviato dal suo precess ore.
«Il progetto - spiega - utilizza i fondi strutturali europei (Fse) che vengono affidati al settore della formazione professionale. Una parte di questi soldi, anziché essere indirizzata ai tradizionali enti storici viene destinata a specifiche borse di studio».
A chi sono riservate? Ai laureati che decidano di partecipare a master di qualità in Italia oppure all’estero. Grazie a questo progetto la Regione Puglia copre il costo di questi corsi di specializz azione.
Con una particolare clausola? Esatto. Chi usufruisce del finanziamento, al termine del master deve tornare in Puglia per mettere a disposizione del territorio le competenze acq uisite.
È un primo passo importante, ma serve anche qualcos’altro. Non è una garanzia. Né sarà sufficiente per evitare nuovi fenomeni di fuga, perché per far ciò è necessario legare la ricerca al mondo delle imprese. Solo in tal modo sarà possibile coniugare la crescita con la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma se tutto ciò è difficile se legato solo al possesso di titoli e attestazioni. Penso ai brevetti, alle invenzioni e a tutto ciò che può modernizzare la regione.
Sotto questo aspetto, com’è il rapporto col mondo imprenditoriale? Le imprese preferiscono fare la ricerca in proprio, al loro interno, e lo fanno sfruttando i fondi messi a disposizione della Regione. Borse di studio e formazione interna da parte delle imprese sono importanti, perché tutto il mercato delle professioni che fa da cintura al mondo produttivo ha bisogno di nuovi innesti qualitativi. Lo ribadisco: la sinergia con le imprese è fondamentale.
martedì 18 agosto 2009
Pronti, VIA! "La domenica Neretina"
Da domani partirà la nuova rubrica “La domenica Neretina” che ogni lunedì vi terrà aggiornati sui risultati della ASD NARDO’ CALCIO che milita nel campionato di eccellenza. Ogni lunedì per curare al meglio questa rubrica ci avvarremo della collaborazione di alcuni appassionati sportivi Neritini per avere la possibilità di riportare opinioni diverse e di inserire foto e video della squadra con commenti sulle partite che tutti voi potrete inviare all'indirizzo email:bloginfonardo@gmail.com .Iniziamo domani con le immagini, i video e i commenti della presentazione ufficiale della squadra granata che si svolgerà questa sera a partire dalle ore 21, in Piazza Cesare Battisti, con lo splendido sfondo del Castello degli Acquaviva, cuore della città e storica sede del municipio.
Nel corso della serata, che sarà presentata da Raffaele Pappadà, verranno presentate inoltre le nuove maglie, gli staff al completo e tutti i giocatori dell'Asd Nardò Calcio e della Nuova Pallacanestro Nardò unite da un solo colore, il granata, e dalla stessa ambizione di ritornare a calcare palcoscenici più prestigiosi.
In 7 mesi evasi 3,3 miliardi di redditi in Italia
Ammonta a 3,3 miliardi di euro la cifra dei redditi evasi 'oltre confine' e constatata dalla Guardia di Finanza nei primi sette mesi dell'anno; di questi, 1,1 miliardi sono stati scovati nelle transazioni e nelle operazioni finanziarie con i cosiddetti paradisi fiscali. A fornire i dati sono le stesse Fiamme Gialle, con il bilancio dell'attivita' svolta nel periodo gennaio-luglio 2009. Del valore complessivo, inoltre, oltre 600 milioni di euro sono stati trovati a soggetti e imprese che, per sfuggire al fisco, avevano falsamente localizzato la propria residenza o la sede della propria attivita' all'estero ed altri 1,6 miliardi nelle stabili organizzazioni di imprese estere operanti in Italia non dichiarando nulla al fisco.
Sono oltre 5.690 le indagini, le verifiche e i controlli conclusi dalla Guardia di Finanza dall'inizio dell'anno, nel periodo gennaio-luglio 2009, contro l'evasione e le frodi fiscali di rilievo internazionale e i trasferimenti illeciti di capitale oltre confine. I dati sono forniti dalle stesse Fiamme Gialle.
La Guardia di Finanza acquisisce da ''Libero'' una lista di correntisti Ubs
La Guardia di Finanza ha acquisito presso il quotidiano 'Libero' una lista di 200 nomi di correntisti italiani con depositi dopra il milione di euro della banca Ubs. A darne notizia questa mattina e' lo stesso giornale in prima pagina con il titolo 'Sequestro a Libero'. Il quotidiano scrive che i finanzieri "hanno acquisito quattro pagine fitte di nomi di societa', fiduciarie, blasonate famiglie, ricchi e super-ricchi, insomma centinaia di correntisti". Un'operazione che giunge dopo l'articolo pubblicato venerdi scorso da Libero. Si tratta di depositi legittimi custoditi in Italia, precisa il giornale "ma gli investigatori vogliono capire se hanno analogia con tenore di vita e dichiarazioni dei redditi".
Sono oltre 5.690 le indagini, le verifiche e i controlli conclusi dalla Guardia di Finanza dall'inizio dell'anno, nel periodo gennaio-luglio 2009, contro l'evasione e le frodi fiscali di rilievo internazionale e i trasferimenti illeciti di capitale oltre confine. I dati sono forniti dalle stesse Fiamme Gialle.
La Guardia di Finanza acquisisce da ''Libero'' una lista di correntisti Ubs
La Guardia di Finanza ha acquisito presso il quotidiano 'Libero' una lista di 200 nomi di correntisti italiani con depositi dopra il milione di euro della banca Ubs. A darne notizia questa mattina e' lo stesso giornale in prima pagina con il titolo 'Sequestro a Libero'. Il quotidiano scrive che i finanzieri "hanno acquisito quattro pagine fitte di nomi di societa', fiduciarie, blasonate famiglie, ricchi e super-ricchi, insomma centinaia di correntisti". Un'operazione che giunge dopo l'articolo pubblicato venerdi scorso da Libero. Si tratta di depositi legittimi custoditi in Italia, precisa il giornale "ma gli investigatori vogliono capire se hanno analogia con tenore di vita e dichiarazioni dei redditi".
Afghanistan sotto attacco
Nessun italiano coinvolto
E' di almeno 7 morti e 33 feriti il bilancio ancora provvisorio dell'ennesimo attentato terroristico perpetrato oggi in piena Kabul. La violentissima esplosione sarebbe stata provocata da un kamikaze il quale, a bordo di un'auto-bomba, si sarebbe lanciato contro un convoglio di truppe americane, provenienti dalla vicina base di Camp Phoenix e in marcia lungo un'importante arteria nella parte est della capitale, che collega quest'ultima a Jalalabad, verso il confine con il Pakistan.
Nessun italiano coinvolto a Kabul
Non ci sono militari italiani coinvolti nell'attentato di questa mattina a Kabul contro le forze dell'Isaf. Lo ha confermato il comando del nostro contingente nella capitale afghana. Le vittime sarebbero per lo piu' civili locali.
Attacco ai militari italiani a Farah, nessuna vittima
Militari italiani ed afghani sono stati attaccati nei pressi di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan: nessuno e' rimasto ferito e la minaccia e' stata "neutralizzata". E' quanto si apprende al comando del contingente italiano a Herat.
Attacco suicida nel sud: tre soldati e due civili morti
Tre soldati e due civili sono morti oggi nel sud dell'Afghanistan in un attentato suicida, compiuto da un kamikaze che si e' fatto esplodere davanti a un check point dell'esercito. Lo ha riferito la polizia locale. L'attentato e' stato compiuto a 35 chilometri a nord est di Tirin Kot, capitale provinciale dell'Oruzgan. "Un kamikaze e' arrivato a piedi e ha fatto saltare l'ordigno che aveva con lui. Tre soldati e due civili sono morti", ha detto all'Afp il capo della polizia provinciale, Juma Gul Hemat. L'Oruzgan e' una roccaforte talebana.
Razzi contro il palazzo presidenziale e il quartier generale della polizia a Kabul
Ad appena due giorni dalle cruciali elezioni del 20 agosto in Afghanistan, razzi hanno colpito pressocche' simultaneamente il Palazzo Presidenziale e il quartier generale della polizia, entrambi situati nel cuore di Kabul: non ci sono stati feriti, ma il duplice attacco ha rappresentato la sfida forse piu' eclatante della guerriglia alle istituzioni afghane.
Secondo fonti delle forze di sicurezza locali, un primo ordigno si e' abbattuto sulla Presidenza della Repubblica, causando gravi danni anche all'interno della struttura; poco dopo e' stata la volta della sede centrale delle forze dell'ordine, che si trova a poca distanza. Gli attacchi sono quindi stati rivendicati a nome dei Talebani da un loro portavoce, Zabihullah Mujahid, il quale parlava via telefono satellitare da un'ignota localita'; Mujahid ha anzi accennato a quattro razzi, ma senza specificarne i bersagli.
Soltanto sabato scorso era stato preso di mira con un camion-bomba condotto da un kamikaze il Comando dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato: sette civili afghani erano morti e un centinaio di altre persone erano rimaste ferite, compresi diversi militari occidentali; tra questi ultimi, lesioni aveva riportato anche un soldato italiano. E' la terza volta dall'inizio di agosto in cui i guerriglieri ultra-islamici assaltano la capitale con salve di razzi, un tipo di attacco che negli anni precedenti era sempre rimasto estremamente raro.
Ucciso un candidato alle provinciali nel nord
Un candidato alle elezioni provinciali e' stato ucciso ieri in una imboscata nel nord dell'Afghanistan. Lo ha riferito oggi la polizia afgana. La vittima si chiamava Abdul Rahim, ed era uno dei 72 candidati in lizza per un seggio nel consiglio della provincia di Jawzjan. Finora sono almeno tre i candidati alle elezioni provinciali uccisi durante la campagna elettorale. "I talebani hanno teso un'imboscata al candidato provinciale e lo hanno ucciso", ha riferito la polizia. Dopodomani 17 milioni di afgani sono chiamati alle urne per le provinciali e le presidenziali.
E' di almeno 7 morti e 33 feriti il bilancio ancora provvisorio dell'ennesimo attentato terroristico perpetrato oggi in piena Kabul. La violentissima esplosione sarebbe stata provocata da un kamikaze il quale, a bordo di un'auto-bomba, si sarebbe lanciato contro un convoglio di truppe americane, provenienti dalla vicina base di Camp Phoenix e in marcia lungo un'importante arteria nella parte est della capitale, che collega quest'ultima a Jalalabad, verso il confine con il Pakistan.
Nessun italiano coinvolto a Kabul
Non ci sono militari italiani coinvolti nell'attentato di questa mattina a Kabul contro le forze dell'Isaf. Lo ha confermato il comando del nostro contingente nella capitale afghana. Le vittime sarebbero per lo piu' civili locali.
Attacco ai militari italiani a Farah, nessuna vittima
Militari italiani ed afghani sono stati attaccati nei pressi di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan: nessuno e' rimasto ferito e la minaccia e' stata "neutralizzata". E' quanto si apprende al comando del contingente italiano a Herat.
Attacco suicida nel sud: tre soldati e due civili morti
Tre soldati e due civili sono morti oggi nel sud dell'Afghanistan in un attentato suicida, compiuto da un kamikaze che si e' fatto esplodere davanti a un check point dell'esercito. Lo ha riferito la polizia locale. L'attentato e' stato compiuto a 35 chilometri a nord est di Tirin Kot, capitale provinciale dell'Oruzgan. "Un kamikaze e' arrivato a piedi e ha fatto saltare l'ordigno che aveva con lui. Tre soldati e due civili sono morti", ha detto all'Afp il capo della polizia provinciale, Juma Gul Hemat. L'Oruzgan e' una roccaforte talebana.
Razzi contro il palazzo presidenziale e il quartier generale della polizia a Kabul
Ad appena due giorni dalle cruciali elezioni del 20 agosto in Afghanistan, razzi hanno colpito pressocche' simultaneamente il Palazzo Presidenziale e il quartier generale della polizia, entrambi situati nel cuore di Kabul: non ci sono stati feriti, ma il duplice attacco ha rappresentato la sfida forse piu' eclatante della guerriglia alle istituzioni afghane.
Secondo fonti delle forze di sicurezza locali, un primo ordigno si e' abbattuto sulla Presidenza della Repubblica, causando gravi danni anche all'interno della struttura; poco dopo e' stata la volta della sede centrale delle forze dell'ordine, che si trova a poca distanza. Gli attacchi sono quindi stati rivendicati a nome dei Talebani da un loro portavoce, Zabihullah Mujahid, il quale parlava via telefono satellitare da un'ignota localita'; Mujahid ha anzi accennato a quattro razzi, ma senza specificarne i bersagli.
Soltanto sabato scorso era stato preso di mira con un camion-bomba condotto da un kamikaze il Comando dell'Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla Nato: sette civili afghani erano morti e un centinaio di altre persone erano rimaste ferite, compresi diversi militari occidentali; tra questi ultimi, lesioni aveva riportato anche un soldato italiano. E' la terza volta dall'inizio di agosto in cui i guerriglieri ultra-islamici assaltano la capitale con salve di razzi, un tipo di attacco che negli anni precedenti era sempre rimasto estremamente raro.
Ucciso un candidato alle provinciali nel nord
Un candidato alle elezioni provinciali e' stato ucciso ieri in una imboscata nel nord dell'Afghanistan. Lo ha riferito oggi la polizia afgana. La vittima si chiamava Abdul Rahim, ed era uno dei 72 candidati in lizza per un seggio nel consiglio della provincia di Jawzjan. Finora sono almeno tre i candidati alle elezioni provinciali uccisi durante la campagna elettorale. "I talebani hanno teso un'imboscata al candidato provinciale e lo hanno ucciso", ha riferito la polizia. Dopodomani 17 milioni di afgani sono chiamati alle urne per le provinciali e le presidenziali.
20-23 AGOSTO CAMPEGGIO DI LOTTA ANTINUCLEARE IN SALENTO
clicca per ingrandire

COMUNICATO STAMPA
CAMPEGGIO ANTINUCLEARE IN SALENTO DAL 20 AL 23 AGOSTO 2009
LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE A 2 KM DA PORTO CESAREO (LE)
IL COMITATO PROMOTORE PUGLIESE "NO AL NUCLEARE" ED IL COORDINAMENTO NAZIONALE
ANTINUCLEARE AMBIENTE ENERGIA E SALUTE ORGANIZZANO, DAL 20 AL 23 AGOSTO, UN
CAMPEGGIO DI LOTTA ANTINUCLEARE IN SALENTO,LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE, A 2 KM DA PORTO CESAREO, NEI PRESSI DI AVETRANA,LUOGO SIMBOLO DELLE LOTTE ANTINUCLEARI IN PUGLIA DEGLI ANNI 80.
Dopo le lotte contro il nucleare degli anni 80, culminate con la vittoria del referendum del 1987, l´opzione Nucleare viene riproposta in Italia dal Governo Berlusconi. Il 9 Luglio, con l´approvazione del Decreto Sviluppo, il Parlamento riapre ufficialmente al Nucleare.
Entro sei mesi il Governo indicherà i siti ove realizzare inizialmente 4 centrali Nucleari da 1600 Mw. Siti che verranno definiti di "Interesse Nazionale" per essere quindi militarizzati e, attraverso l´esercito, controllati direttamente dal Governo; esautorando in tal modo le Amministrazioni Locali, alla faccia della democrazia e del federalismo tanto sbandierato.
La Puglia è uno dei territori che furono individuati nel vecchio piano elaborato per l´individuazione delle aree per la realizzazione delle Centrali Nucleari che il governo ha più volte dichiarato di voler ripresentare.
Ostuni, Avetrana, Carovigno, questi i possibili siti che verranno proposti per la
costruzione delle nuove centrali nucleari.
Dopo il carbone di Cerano, le turbo gas, gli inceneritori, ora termovalorizzatori, le discariche con l´emergenza rifiuti sempre più prepotente, il nostro territorio è, ancora una volta, sotto attacco: l´Energia-Padrona, con le sue logiche di sfruttamento, si appresta al nuovo banchetto. Un modello di sviluppo basato su grandi opere con il loro corredo di grandi devastazioni ambientali e di morte
che, nel pieno della maggiore crisi capitalistica dal 1929 ad oggi, sembra essere l´unica via di uscita per un capitalismo in profonda crisi.
Pensiamo occorra ripartire da quelle lotte, per questo abbiamo deciso di organizzare un CAMPEGGIO DI LOTTA. Un momento iniziale di discussione e confronto, ma anche di convivialità e piacere dello stare insieme, per riorganizzare un movimento capace di
contrastare le scelte nucleari.
Un incontro che si pone come obiettivo, per il prossimo autunno, quello di approntare
un´agenda politica capace di contrastare la crisi che, ancora una volta, vogliono far pagare a noi cittadini.
La precarietà diffusa, il basso reddito, la deriva razzista e xenofoba delle politiche securitarie, le grandi opere dalla TAV al Ponte sullo Stretto, i termovalorizzatori e le discariche, i rigassificatori, anche di questo pensiamo sia necessario discutere per riannodare le fila di un movimento spesso frammentato nelle mille vertenze che sui territori si aprono.
Per questo motivo, invitiamo a partecipare al campeggio di lotta antinucleare, che si svolgerà dal 20 al 23 agosto, nel bel Salento, per fortuna ancora incontaminato (Località Masserie Fattizze a 2 Km da Porto Cesareo), tutti coloro che da sempre si sono battuti contro questo modello di sviluppo, chiunque voglia parteciparvi, ma anche giornalisti e addetti dei media affinché possano informare e dare un megafono in più alla cittadinanza attiva che è, al tempo
stesso, opinione pubblica, teoricamente, espressione della classe politica di un Paese.
VI ASPETTIAMO!!!
Comitato Promotore Pugliese No al Nucleare
Coordinamento Nazionale Antinucleare Salute - Ambiente - Energia
PER ADESIONI ED INFO CONTATTARE
Bobo Aprile
Tel 368.582406 - Mail boboaprile@tiscali.it
PROGRAMMA
CAMPEGGIO ANTINUCLEARE IN SALENTO DAL 20 AL 23 AGOSTO
2009
LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE A 2 KM DA PORTO CESAREO (LE)
GIOVEDÌ 20 AGOSTO ORE 18,00
- Presentazione del Campeggio Antinucleare
- Piano energetico ambientale della Regione Puglia, ovvero come si consegna il territorio agli
speculatori anche con il solare ed il fotovoltaico
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 10,00
Workshop ecofemminista sul tema "Globalizzazione e leadership delle donne nelle lotte per la
difesa della salute e dell´ambiente"
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 18,00
- Ripresa della scelta nucleare in Italia e necessità di una forte opposizione popolare
SABATO 22 AGOSTO ORE 10,00
Battaglia per i beni comuni e contro le grandi opere speculative:
la ricostruzione Aquilana, il Ponte , la Tav, il piano rifiuti
SABATO 22 AGOSTO
ORE 18,00
Iniziativa di controinformazione a Melpignano per la chiusura della "NOTTE DELLA TARANTA"
(Sono graditi striscioni e bandiere delle lotte territoriali-sociali)
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 10,00
Assemblea Antinucleare, percorsi e iniziative per i prossimi mesi
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 18,00
Manifestazione pubblica a Porto Cesareo con musica
SONO PREVISTE ALTRE INIZIATIVE , AL MOMENTO, IN VIA DI DEFINIZIONE

COMUNICATO STAMPA
CAMPEGGIO ANTINUCLEARE IN SALENTO DAL 20 AL 23 AGOSTO 2009
LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE A 2 KM DA PORTO CESAREO (LE)
IL COMITATO PROMOTORE PUGLIESE "NO AL NUCLEARE" ED IL COORDINAMENTO NAZIONALE
ANTINUCLEARE AMBIENTE ENERGIA E SALUTE ORGANIZZANO, DAL 20 AL 23 AGOSTO, UN
CAMPEGGIO DI LOTTA ANTINUCLEARE IN SALENTO,LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE, A 2 KM DA PORTO CESAREO, NEI PRESSI DI AVETRANA,LUOGO SIMBOLO DELLE LOTTE ANTINUCLEARI IN PUGLIA DEGLI ANNI 80.
Dopo le lotte contro il nucleare degli anni 80, culminate con la vittoria del referendum del 1987, l´opzione Nucleare viene riproposta in Italia dal Governo Berlusconi. Il 9 Luglio, con l´approvazione del Decreto Sviluppo, il Parlamento riapre ufficialmente al Nucleare.
Entro sei mesi il Governo indicherà i siti ove realizzare inizialmente 4 centrali Nucleari da 1600 Mw. Siti che verranno definiti di "Interesse Nazionale" per essere quindi militarizzati e, attraverso l´esercito, controllati direttamente dal Governo; esautorando in tal modo le Amministrazioni Locali, alla faccia della democrazia e del federalismo tanto sbandierato.
La Puglia è uno dei territori che furono individuati nel vecchio piano elaborato per l´individuazione delle aree per la realizzazione delle Centrali Nucleari che il governo ha più volte dichiarato di voler ripresentare.
Ostuni, Avetrana, Carovigno, questi i possibili siti che verranno proposti per la
costruzione delle nuove centrali nucleari.
Dopo il carbone di Cerano, le turbo gas, gli inceneritori, ora termovalorizzatori, le discariche con l´emergenza rifiuti sempre più prepotente, il nostro territorio è, ancora una volta, sotto attacco: l´Energia-Padrona, con le sue logiche di sfruttamento, si appresta al nuovo banchetto. Un modello di sviluppo basato su grandi opere con il loro corredo di grandi devastazioni ambientali e di morte
che, nel pieno della maggiore crisi capitalistica dal 1929 ad oggi, sembra essere l´unica via di uscita per un capitalismo in profonda crisi.
Pensiamo occorra ripartire da quelle lotte, per questo abbiamo deciso di organizzare un CAMPEGGIO DI LOTTA. Un momento iniziale di discussione e confronto, ma anche di convivialità e piacere dello stare insieme, per riorganizzare un movimento capace di
contrastare le scelte nucleari.
Un incontro che si pone come obiettivo, per il prossimo autunno, quello di approntare
un´agenda politica capace di contrastare la crisi che, ancora una volta, vogliono far pagare a noi cittadini.
La precarietà diffusa, il basso reddito, la deriva razzista e xenofoba delle politiche securitarie, le grandi opere dalla TAV al Ponte sullo Stretto, i termovalorizzatori e le discariche, i rigassificatori, anche di questo pensiamo sia necessario discutere per riannodare le fila di un movimento spesso frammentato nelle mille vertenze che sui territori si aprono.
Per questo motivo, invitiamo a partecipare al campeggio di lotta antinucleare, che si svolgerà dal 20 al 23 agosto, nel bel Salento, per fortuna ancora incontaminato (Località Masserie Fattizze a 2 Km da Porto Cesareo), tutti coloro che da sempre si sono battuti contro questo modello di sviluppo, chiunque voglia parteciparvi, ma anche giornalisti e addetti dei media affinché possano informare e dare un megafono in più alla cittadinanza attiva che è, al tempo
stesso, opinione pubblica, teoricamente, espressione della classe politica di un Paese.
VI ASPETTIAMO!!!
Comitato Promotore Pugliese No al Nucleare
Coordinamento Nazionale Antinucleare Salute - Ambiente - Energia
PER ADESIONI ED INFO CONTATTARE
Bobo Aprile
Tel 368.582406 - Mail boboaprile@tiscali.it
PROGRAMMA
CAMPEGGIO ANTINUCLEARE IN SALENTO DAL 20 AL 23 AGOSTO
2009
LOCALITÀ MASSERIA FATTIZZE A 2 KM DA PORTO CESAREO (LE)
GIOVEDÌ 20 AGOSTO ORE 18,00
- Presentazione del Campeggio Antinucleare
- Piano energetico ambientale della Regione Puglia, ovvero come si consegna il territorio agli
speculatori anche con il solare ed il fotovoltaico
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 10,00
Workshop ecofemminista sul tema "Globalizzazione e leadership delle donne nelle lotte per la
difesa della salute e dell´ambiente"
VENERDÌ 21 AGOSTO ORE 18,00
- Ripresa della scelta nucleare in Italia e necessità di una forte opposizione popolare
SABATO 22 AGOSTO ORE 10,00
Battaglia per i beni comuni e contro le grandi opere speculative:
la ricostruzione Aquilana, il Ponte , la Tav, il piano rifiuti
SABATO 22 AGOSTO
ORE 18,00
Iniziativa di controinformazione a Melpignano per la chiusura della "NOTTE DELLA TARANTA"
(Sono graditi striscioni e bandiere delle lotte territoriali-sociali)
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 10,00
Assemblea Antinucleare, percorsi e iniziative per i prossimi mesi
DOMENICA 23 AGOSTO ORE 18,00
Manifestazione pubblica a Porto Cesareo con musica
SONO PREVISTE ALTRE INIZIATIVE , AL MOMENTO, IN VIA DI DEFINIZIONE
lunedì 17 agosto 2009
Battitura e intimidazioni nel Cie di Bari
Dopo due giorni un po’ deprimenti passati ad ambientarsi, i rivoltosi di Milano trasferiti nel Cie di Bari Palese nella notte hanno dato vita ad una lunga battitura.
“Se non la piantate vi carichiamo tutti!” - hanno intimato i soldati del battaglione San Marco che sono di stanza nel Centro, dopo aver convocato un bel po’ dei ribelli dentro ad una stanza. I ribelli sono stati zitti, sono ritornati delle loro camerate e hanno continuato a battere: testardaggine premiata, nessuna carica.
Hanno esperienza di lotta, del resto, i nuovi arrivati di Bari: e sono pure temuti, tanto che nell’aereo che li ha trasferiti venerdì avevano un poliziotto ciascuno seduto accanto a loro, alla faccia di Maroni e della sua ostentata tranquillità. (Un particolare pratico: gli Eichmann della situazione sono gli abruzzesi della ItAliairlines.)
Alla mattina la polizia ha fatto un giro tra le gabbie, forse con dei giornalisti, ed ha filmato le strutture del Centro che sono pesantemente danneggiate. Non da rivolte recenti, però: come si sa Bari Palese è in condizioni pessime e i detenuti sono costretti a vivere in mezzo alla sporcizia, con tavoli divelti e detriti.
da Indymedia
“Se non la piantate vi carichiamo tutti!” - hanno intimato i soldati del battaglione San Marco che sono di stanza nel Centro, dopo aver convocato un bel po’ dei ribelli dentro ad una stanza. I ribelli sono stati zitti, sono ritornati delle loro camerate e hanno continuato a battere: testardaggine premiata, nessuna carica.
Hanno esperienza di lotta, del resto, i nuovi arrivati di Bari: e sono pure temuti, tanto che nell’aereo che li ha trasferiti venerdì avevano un poliziotto ciascuno seduto accanto a loro, alla faccia di Maroni e della sua ostentata tranquillità. (Un particolare pratico: gli Eichmann della situazione sono gli abruzzesi della ItAliairlines.)
Alla mattina la polizia ha fatto un giro tra le gabbie, forse con dei giornalisti, ed ha filmato le strutture del Centro che sono pesantemente danneggiate. Non da rivolte recenti, però: come si sa Bari Palese è in condizioni pessime e i detenuti sono costretti a vivere in mezzo alla sporcizia, con tavoli divelti e detriti.
da Indymedia
La Fondazione Craxi e Di Pietro
ministro Bondi ha rifinanziato per il 2009 la Fondazione Craxi, ma quelle dedicate a Pertini e Di Vittorio non riceveranno un euro...
Antonio Di Pietro scrive:
l ministro della Cultura Bondi ha rifinanziato per il 2009, con soldi pubblici, la Fondazione Craxi. Fin qui, sapendo che il Pdl accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell’Utri.
Ma quando si apprende che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D’Annunzio non riceveranno un euro, questo deve indignarci.
Su Wikipedia si legge: “La Fondazione Craxi è una fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l’immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica”. Mi viene il dubbio, leggendo questa definizione, se nel “patrimonio” di cui parla siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico.
Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?
Il Giornale risponde:
Sono passati 27 anni da Mani Pulite ma l’ex magistrato trova ancora l’occasione per definire il leader socialista «un incallito corrotto». Ieri Di Pietro ha criticato il ministero dei Beni culturali per la decisione di finanziare la Fondazione Craxi. «Una porcata estiva», ha detto, annunciando anche una campagna contro i fondi alla Fondazione Agnelli «dedicata all’omonimo corruttore». Replica di Stefania Craxi: «Di Pietro non è un moralizzatore, ma un cancro della politica che va isolato». E di Sandro Bondi: «L’ex Pm è la persona meno adatta per impartirci lezioni, non avendone nessun titolo morale né politico».
SI, MA IL GOVERNO CHE TITOLO HA PER FINANZIARE LA FONDAZIONE DELLA FIGLIA DI UNO CHE E’ STATO PRESO A MONETINE DI INSULTI DAGLI ITALIANI E POI -GRANDE ESEMPIO MORALE PER IL PAESE - E’ MORTO IN ESILIO PUR DI NON ANDARE IN CARCERE?
da Indymedia
Antonio Di Pietro scrive:
l ministro della Cultura Bondi ha rifinanziato per il 2009, con soldi pubblici, la Fondazione Craxi. Fin qui, sapendo che il Pdl accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell’Utri.
Ma quando si apprende che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D’Annunzio non riceveranno un euro, questo deve indignarci.
Su Wikipedia si legge: “La Fondazione Craxi è una fondazione nata il 18 maggio 2000 allo scopo di tutelare la personalità, l’immagine, il patrimonio culturale e politico di Bettino Craxi attraverso la raccolta di tutti i documenti storici che riguardino la sua storia politica”. Mi viene il dubbio, leggendo questa definizione, se nel “patrimonio” di cui parla siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico.
Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?
Il Giornale risponde:
Sono passati 27 anni da Mani Pulite ma l’ex magistrato trova ancora l’occasione per definire il leader socialista «un incallito corrotto». Ieri Di Pietro ha criticato il ministero dei Beni culturali per la decisione di finanziare la Fondazione Craxi. «Una porcata estiva», ha detto, annunciando anche una campagna contro i fondi alla Fondazione Agnelli «dedicata all’omonimo corruttore». Replica di Stefania Craxi: «Di Pietro non è un moralizzatore, ma un cancro della politica che va isolato». E di Sandro Bondi: «L’ex Pm è la persona meno adatta per impartirci lezioni, non avendone nessun titolo morale né politico».
SI, MA IL GOVERNO CHE TITOLO HA PER FINANZIARE LA FONDAZIONE DELLA FIGLIA DI UNO CHE E’ STATO PRESO A MONETINE DI INSULTI DAGLI ITALIANI E POI -GRANDE ESEMPIO MORALE PER IL PAESE - E’ MORTO IN ESILIO PUR DI NON ANDARE IN CARCERE?
da Indymedia
Salerno. Francesco Mastrogiovanni muore all'ospedale psichiatrico: era stato legato ai polsi e alle caviglie
Salerno. Francesco Mastrogiovanni muore all'ospedale psichiatrico: era stato legato ai polsi e alle caviglie
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/6332
Francesco Mastrogiovanni è deceduto per un edema polmonare provocato da un’insufficienza ventricolare sinistra. Sul suo corpo sono state riscontrate lesioni su polsi e caviglie, segno dell’utilizzo di legacci abbastanza spessi, plastica rigida o addirittura filo di ferro. Comunque, lesioni derivanti da una forte pressione esercitata con strumenti non leciti.
Ma ora i medici legali della procura vorranno capire anche il motivo scatenante di un edema polmonare che ha poi determinato l’infarto.
Sono alcuni dei dati emersi dall'autopsia effettuata ieri mattina sul cadavere di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di scuola elementare di Castelnuovo Cilento sul cui decesso sta indagando la procura di Vallo della Lucania.
Mastrogiovanni fu coattamente ricoverato il 31 luglio scorso all'ospedale San Luca in seguito ad una crisi di nervi e dopo che gli è stato certificato il trattamento sanitario obbligatorio è morto dopo quattro giorni di degenza.
La procura della Repubblica ha aperto una indagine, diretta dal pm Francesco Rotondo, a carico del primario Michele Di Genio e i medici Rocco Barone, Raffaele Basto, Amerigo Mazza, Annunziata Buongiovanni, Michele Della Pepa, Anna Angela Ruberto.Ieri l’autopsia e la scoperta di profonde lesioni a polsi e caviglie. È soprattutto su quest'ultimo aspetto che si incentrano le indagini della Procura di Vallo della Lucania.
Le lesioni, infatti, starebbero ad indicare l'allettamento forzato del paziente e sull'eventuale accanimento dei sanitari si incentrano le indagini. Durante l’esame del corpo è stata rilevata in effetti la presenza di profonde lesioni ai polsi e alle caviglie, dovute a uno stato di contenzione prolungato.
Una pratica estremamente invasiva e violenta, che però nella cartella clinica di Mastrogiovanni non viene menzionata né, tanto meno, motivata come prevede la legge. È, infatti, ammessa solo in uno stato di necessità e deve durare poche ore, fino alla terapia chimica.
Mastrogiovanni, invece, secondo l’ipotesi choc all’esame degli inquirenti, sarebbe rimasto legato al letto per più giorni fino alla morte.
Nella sua cartella clinica, inoltre, ci sarebbe un “buco” di oltre 10 ore rispetto ai trattamenti a cui il maestro è stato sottoposto prima di morire, ovvero dalle ore 21 del 3 agosto fino alle 7,20 del giorno successivo, quando i medici del reparto ne hanno constatato il decesso. Durante l’autopsia sono stati eseguiti anche prelievi di tessuti che saranno analizzati in un centro specializzato di Napoli.
L’ipotesi di reato, di cui devono rispondere i sanitari, è omicidio colposo, salvo che dall’esame della cartella clinica e delle video registrazioni sequestrate non emergano differenti profili di responsabilità. Ad essere determinanti sono soprattutto le riprese girate nella camera di Mastrogiovanni durante il trattamento di ritenuta e subito dopo la sua morte, per verificare le azioni degli indagati.
da Indymedia
http://emiliaromagna.indymedia.org/node/6332
Francesco Mastrogiovanni è deceduto per un edema polmonare provocato da un’insufficienza ventricolare sinistra. Sul suo corpo sono state riscontrate lesioni su polsi e caviglie, segno dell’utilizzo di legacci abbastanza spessi, plastica rigida o addirittura filo di ferro. Comunque, lesioni derivanti da una forte pressione esercitata con strumenti non leciti.
Ma ora i medici legali della procura vorranno capire anche il motivo scatenante di un edema polmonare che ha poi determinato l’infarto.
Sono alcuni dei dati emersi dall'autopsia effettuata ieri mattina sul cadavere di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di scuola elementare di Castelnuovo Cilento sul cui decesso sta indagando la procura di Vallo della Lucania.
Mastrogiovanni fu coattamente ricoverato il 31 luglio scorso all'ospedale San Luca in seguito ad una crisi di nervi e dopo che gli è stato certificato il trattamento sanitario obbligatorio è morto dopo quattro giorni di degenza.
La procura della Repubblica ha aperto una indagine, diretta dal pm Francesco Rotondo, a carico del primario Michele Di Genio e i medici Rocco Barone, Raffaele Basto, Amerigo Mazza, Annunziata Buongiovanni, Michele Della Pepa, Anna Angela Ruberto.Ieri l’autopsia e la scoperta di profonde lesioni a polsi e caviglie. È soprattutto su quest'ultimo aspetto che si incentrano le indagini della Procura di Vallo della Lucania.
Le lesioni, infatti, starebbero ad indicare l'allettamento forzato del paziente e sull'eventuale accanimento dei sanitari si incentrano le indagini. Durante l’esame del corpo è stata rilevata in effetti la presenza di profonde lesioni ai polsi e alle caviglie, dovute a uno stato di contenzione prolungato.
Una pratica estremamente invasiva e violenta, che però nella cartella clinica di Mastrogiovanni non viene menzionata né, tanto meno, motivata come prevede la legge. È, infatti, ammessa solo in uno stato di necessità e deve durare poche ore, fino alla terapia chimica.
Mastrogiovanni, invece, secondo l’ipotesi choc all’esame degli inquirenti, sarebbe rimasto legato al letto per più giorni fino alla morte.
Nella sua cartella clinica, inoltre, ci sarebbe un “buco” di oltre 10 ore rispetto ai trattamenti a cui il maestro è stato sottoposto prima di morire, ovvero dalle ore 21 del 3 agosto fino alle 7,20 del giorno successivo, quando i medici del reparto ne hanno constatato il decesso. Durante l’autopsia sono stati eseguiti anche prelievi di tessuti che saranno analizzati in un centro specializzato di Napoli.
L’ipotesi di reato, di cui devono rispondere i sanitari, è omicidio colposo, salvo che dall’esame della cartella clinica e delle video registrazioni sequestrate non emergano differenti profili di responsabilità. Ad essere determinanti sono soprattutto le riprese girate nella camera di Mastrogiovanni durante il trattamento di ritenuta e subito dopo la sua morte, per verificare le azioni degli indagati.
da Indymedia
Iraq, Hrw denuncia ondata di violenze contro i gay
Ritrovati numersi corpi con scritte infamanti o lasciati in mostra come monito
In Iraq gruppi paramilitari stanno torturando e uccidendo esponenti della comunità gay in un clima di sistematica impunità: è la denuncia di Human Rights Watch che in un rapporto di 67 pagine testimonia l'ondata di violenze che da Baghdad ha investito anche le altre città.All'inizio dell'anno, molti corpi di uomini, considerati omosessuali, furono ritrovati a Baghdad, soprattutto nel distretto sciita di Sadr City, con scritte offensive sul petto. Da allora, denuncia Humar Rights Watch, gli abusi si sono diffusi anche a Najaf, Kirkuk e Basra. "Gli omicidi sono commessi nella più totale impunità, con l'intento di ammonire gli omosessuali, con corpi buttati nella spazzatura o lasciati appesi per le strade come avvertimento", si legge nel rapporto. Dati precisi sul fenomeno non ci sono, data la mancanza di indagini da parte delle autorità competenti e la vergogna dei parenti a denunciare gli attacchi, ma un ufficiale delle Nazioni Unite citato dall'organizzazione newyorkese parla di "centinaia" di vittime. Imputati della campagna di violenze sembra siano gli estremisti sciiti, che intenderebbero "correggere" un comportamento considerato "non musulmano". Human Rights Watch ha chiesto al governo iracheno di agire urgentemente contro questa forma di "pulizia sociale" che pone una nuova minaccia alla sicurezza del Paese come è accaduto in passato per altre forme di violenza settaria.
da PeaceReporter
In Iraq gruppi paramilitari stanno torturando e uccidendo esponenti della comunità gay in un clima di sistematica impunità: è la denuncia di Human Rights Watch che in un rapporto di 67 pagine testimonia l'ondata di violenze che da Baghdad ha investito anche le altre città.All'inizio dell'anno, molti corpi di uomini, considerati omosessuali, furono ritrovati a Baghdad, soprattutto nel distretto sciita di Sadr City, con scritte offensive sul petto. Da allora, denuncia Humar Rights Watch, gli abusi si sono diffusi anche a Najaf, Kirkuk e Basra. "Gli omicidi sono commessi nella più totale impunità, con l'intento di ammonire gli omosessuali, con corpi buttati nella spazzatura o lasciati appesi per le strade come avvertimento", si legge nel rapporto. Dati precisi sul fenomeno non ci sono, data la mancanza di indagini da parte delle autorità competenti e la vergogna dei parenti a denunciare gli attacchi, ma un ufficiale delle Nazioni Unite citato dall'organizzazione newyorkese parla di "centinaia" di vittime. Imputati della campagna di violenze sembra siano gli estremisti sciiti, che intenderebbero "correggere" un comportamento considerato "non musulmano". Human Rights Watch ha chiesto al governo iracheno di agire urgentemente contro questa forma di "pulizia sociale" che pone una nuova minaccia alla sicurezza del Paese come è accaduto in passato per altre forme di violenza settaria.
da PeaceReporter
Il Grande Gioco
Gazprom e Eni, Putin e Berlusconi, Obama e il suo Nabucco: come gira l'energia, e la guerra
Sorvoliamo attenti il Grande Gioco, come i Compari del Caso pynchoniani a bordo dell’Inconvenience, e troviamo in diversa combinazione i medesimi protagonisti: americani, russi, inglesi, tedeschi, turchi, ujguri e banditi delle steppe. Bisogna studiarlo su quattro dimensioni, non perché sia uno spazio riemaniano come in Against the Day con la sua invisibile città sepolta di Shambhala, ma perché sotto il territorio tridimensionale dell’Asia centrale e dei mari contigui dobbiamo immaginarci i due percorsi dei gasdotti South Stream e Nabucco, che convogliano i preziosi flussi energetici verso la Turchia e poi l’Europa: con la sottile differenza che il primo attraversa territori russi e il secondo no. Dunque South Stream –come giacimenti e percorso– è soggetto a Gazprom e Putin (e a suoi docili alleati, Ukraina dunque esclusa), mentre Nabucco (i cui giacimenti peraltro non sono ancora definiti) scavalcherebbe il controllo russo (ma non quello turco) e alimenterebbe direttamente l’Europa, senza possibili ricatti né russi né ukraini. L’Italia, ovverosia l’Eni, è socia ai mezzi di South Stream (come la Germania lo è di Nord Stream, a presidenza Schröder, che parte dalla Russia traversando il mare del Nord); entrambe, con molta calma fruirebbero anche di Nabucco come oggi si alimentano con i gasdotti soggetti ai capricci invernali ukraini. L’operazione Eni-Gazprom ha per complemento gli accordi triangolari con Putin e Gheddafi per il gas e il petrolio libici.
Per questo nelle steppe di Shambhala, fra gli altri avventurieri, intravediamo dalla nostra aeronave un nanerottolo con il riporto, ma è proprio lui, il Papi! Il suo precipitarsi prima a Corfù e poi ad Ankara ha suscitato una certa ilarità, ma in fin dei conti il suo saltellante protagonismo è plausibile, se si pensa che dietro c’è l’Eni di Scaroni e dopo tutto anche il rampante cavallerizzo a torso nudo Putin è un fantoccio di Gazprom. Ma che ne pensa Obama? La geopolitica Usa non è cambiata, logico, con il cambio di Presidenza. Obama dunque continua a presidiare il progetto Nabucco e le sue sorgenti in territori poco governati e corrompibili dell’Asia ex-sovietica. Con la stessa mossa tiene al cappio l’Europa, almeno quella parte che a differenza di Italia e Germania non ha altre alternative. Nel gioco rientra il sostegno alla Georgia e soprattutto la presenza in Afghanistan, costi quel che costi (tanto meglio se una parte del costo in dollari e sangue è addossata agli Europei). Oltre tutto in tal modo si tengono sotto pressione India e Cina, che non possono senza permesso approvvigionarsi del petrolio irakeno e iraniano – dare un’occhiata a Google Earth per capire. Il pagliaccio che si ficca in mezzo fra Erdogan e Putin, scammella con Gheddafi e ancora si vanta di aver mediato l’armistizio fra Russia e Georgia comincia a dar fastidio. Vero che ha buttato qualche Tornado e blindato Lince in più in Afghanistan, ma a che gioco sta giocando? Anche con gli iraniani non si capisce. La stampa internazionale (e i deferenti quotidiani “indipendenti” nazionali) riaprono allora le ostilità, lasciano filtrare vecchie intercettazioni e foto, cercano di rianimare le opposizioni in coma.
Dietro questa farsa mediatico-ricattatoria (non riusciamo neppure a immaginarci quante siano le cimici elettroniche e le escort-spie annesse al regalo putiniano del famoso “lettone”) c’è però una contraddizione oggettiva e drammatica: il nostro impegno in Afghanistan. Tutti sanno benissimo che si tratta di una guerra coloniale e perdente, a sostegno di un alleato (Karzai) impresentabile, infido e colluso con fondamentalisti e mercanti d’oppio, in cui per di più l’unico a guadagnare da una sia pur risicata vittoria sarebbero gli Usa, controllori delle fonti energetiche e dei relativi condotti, mentre l’Europa paga il prezzo della campagna senza trarne vantaggi per il rifornimento petrolifero e le esportazioni nell’area asiatica. Di qui la riluttanza a un impegno reale da parte dei contingenti italiano e tedesco, mentre funziona (con rilevanti proteste interne) quello tradizionale inglese. Karzai, nel frattempo, fa il doppio gioco con Iran e Russia, entrambi interessati soltanto al mantenimento di una fase di stallo, che logora gli americani senza lasciar accedere al potere gli antipatici talebani. In Italia le incertezze di Berlusconi e la spaccatura nella maggioranza fra i tiepidissimi leghisti (contrari a suo tempo anche all’aggressione contro la Serbia) e i filo-americani alla La Russa producono il paradosso per cui gli unici favorevoli senza se e senza ma all’intervento a tutto campo (perfino all’estensione del codice militare per coprire specificamente gli interventi “in vista della pace”) siano Udc e Pd. Tocca ai movimenti rilanciare una campagna politica contro la guerra in Afghanistan, inserendosi in questa contraddizione e non solo agitando la sempre nobile bandiera della pace e del rifiuto del colonialismo. Non è in gioco (solo) una causa umanitaria ma anche un interesse beninteso dell’Europa nella nuova dinamica geopolitica multipolare.
Spostandoci più a Ovest sorvoliamo il tacco dello stivale e, proprio sopra la Puglia, osserviamo con minore curiosità il Piccolo Gioco. Sono le beghe interne del Pd, ovvero di come l’astuto D’Alema stia fottendo l’irascibile Vendola per prendere il potere dentro il Pd dietro lo schermo dell’onesto Bersani. Anche qui si delinea una bella contraddizione, dato che lo sbocco naturale di Sinistra e libertà sarebbe stata la confluenza in un Pd dalemiano, sbarazzato dalle fantasie sulla vocazione egemonica, socialdemocratico aperto a sinistra. Far fuori così brutalmente l’attuale leader di SeL non sembra un buon viatico. Sostituirlo con un esponente dell’Udc, sia la transfuga dal PdL ed efficiente Poli Bortone sia un altro, indica che il prezzo del recupero a sinistra è l’apertura a destra. Non è detto che questo travagliato passaggio (sul presupposto del permanente antagonismo fra Udc e Lega) consenta il mantenimento della presidenza regionale nel 2010. E’ una vecchia storia: lo scorpione D’Alema sa benissimo che pungendo la rana che lo traghetta annegherà lui stesso, ma non può far nulla contro la sua intima natura. Il congresso dilania il Pd e disperde le forze alla sua sinistra (l’enfatico sostegno bertinottiano a Vendola assomiglia a una lapide tombale), lasciando campo libero a Berlusconi almeno per qualche mese. Proprio quelli decisivi per la ripresa delle lotte, che dunque andranno gestite fuori del quadro asfittico della “sinistra”.
di di Augusto Illuminati da GlobalProject
Sorvoliamo attenti il Grande Gioco, come i Compari del Caso pynchoniani a bordo dell’Inconvenience, e troviamo in diversa combinazione i medesimi protagonisti: americani, russi, inglesi, tedeschi, turchi, ujguri e banditi delle steppe. Bisogna studiarlo su quattro dimensioni, non perché sia uno spazio riemaniano come in Against the Day con la sua invisibile città sepolta di Shambhala, ma perché sotto il territorio tridimensionale dell’Asia centrale e dei mari contigui dobbiamo immaginarci i due percorsi dei gasdotti South Stream e Nabucco, che convogliano i preziosi flussi energetici verso la Turchia e poi l’Europa: con la sottile differenza che il primo attraversa territori russi e il secondo no. Dunque South Stream –come giacimenti e percorso– è soggetto a Gazprom e Putin (e a suoi docili alleati, Ukraina dunque esclusa), mentre Nabucco (i cui giacimenti peraltro non sono ancora definiti) scavalcherebbe il controllo russo (ma non quello turco) e alimenterebbe direttamente l’Europa, senza possibili ricatti né russi né ukraini. L’Italia, ovverosia l’Eni, è socia ai mezzi di South Stream (come la Germania lo è di Nord Stream, a presidenza Schröder, che parte dalla Russia traversando il mare del Nord); entrambe, con molta calma fruirebbero anche di Nabucco come oggi si alimentano con i gasdotti soggetti ai capricci invernali ukraini. L’operazione Eni-Gazprom ha per complemento gli accordi triangolari con Putin e Gheddafi per il gas e il petrolio libici.
Per questo nelle steppe di Shambhala, fra gli altri avventurieri, intravediamo dalla nostra aeronave un nanerottolo con il riporto, ma è proprio lui, il Papi! Il suo precipitarsi prima a Corfù e poi ad Ankara ha suscitato una certa ilarità, ma in fin dei conti il suo saltellante protagonismo è plausibile, se si pensa che dietro c’è l’Eni di Scaroni e dopo tutto anche il rampante cavallerizzo a torso nudo Putin è un fantoccio di Gazprom. Ma che ne pensa Obama? La geopolitica Usa non è cambiata, logico, con il cambio di Presidenza. Obama dunque continua a presidiare il progetto Nabucco e le sue sorgenti in territori poco governati e corrompibili dell’Asia ex-sovietica. Con la stessa mossa tiene al cappio l’Europa, almeno quella parte che a differenza di Italia e Germania non ha altre alternative. Nel gioco rientra il sostegno alla Georgia e soprattutto la presenza in Afghanistan, costi quel che costi (tanto meglio se una parte del costo in dollari e sangue è addossata agli Europei). Oltre tutto in tal modo si tengono sotto pressione India e Cina, che non possono senza permesso approvvigionarsi del petrolio irakeno e iraniano – dare un’occhiata a Google Earth per capire. Il pagliaccio che si ficca in mezzo fra Erdogan e Putin, scammella con Gheddafi e ancora si vanta di aver mediato l’armistizio fra Russia e Georgia comincia a dar fastidio. Vero che ha buttato qualche Tornado e blindato Lince in più in Afghanistan, ma a che gioco sta giocando? Anche con gli iraniani non si capisce. La stampa internazionale (e i deferenti quotidiani “indipendenti” nazionali) riaprono allora le ostilità, lasciano filtrare vecchie intercettazioni e foto, cercano di rianimare le opposizioni in coma.
Dietro questa farsa mediatico-ricattatoria (non riusciamo neppure a immaginarci quante siano le cimici elettroniche e le escort-spie annesse al regalo putiniano del famoso “lettone”) c’è però una contraddizione oggettiva e drammatica: il nostro impegno in Afghanistan. Tutti sanno benissimo che si tratta di una guerra coloniale e perdente, a sostegno di un alleato (Karzai) impresentabile, infido e colluso con fondamentalisti e mercanti d’oppio, in cui per di più l’unico a guadagnare da una sia pur risicata vittoria sarebbero gli Usa, controllori delle fonti energetiche e dei relativi condotti, mentre l’Europa paga il prezzo della campagna senza trarne vantaggi per il rifornimento petrolifero e le esportazioni nell’area asiatica. Di qui la riluttanza a un impegno reale da parte dei contingenti italiano e tedesco, mentre funziona (con rilevanti proteste interne) quello tradizionale inglese. Karzai, nel frattempo, fa il doppio gioco con Iran e Russia, entrambi interessati soltanto al mantenimento di una fase di stallo, che logora gli americani senza lasciar accedere al potere gli antipatici talebani. In Italia le incertezze di Berlusconi e la spaccatura nella maggioranza fra i tiepidissimi leghisti (contrari a suo tempo anche all’aggressione contro la Serbia) e i filo-americani alla La Russa producono il paradosso per cui gli unici favorevoli senza se e senza ma all’intervento a tutto campo (perfino all’estensione del codice militare per coprire specificamente gli interventi “in vista della pace”) siano Udc e Pd. Tocca ai movimenti rilanciare una campagna politica contro la guerra in Afghanistan, inserendosi in questa contraddizione e non solo agitando la sempre nobile bandiera della pace e del rifiuto del colonialismo. Non è in gioco (solo) una causa umanitaria ma anche un interesse beninteso dell’Europa nella nuova dinamica geopolitica multipolare.
Spostandoci più a Ovest sorvoliamo il tacco dello stivale e, proprio sopra la Puglia, osserviamo con minore curiosità il Piccolo Gioco. Sono le beghe interne del Pd, ovvero di come l’astuto D’Alema stia fottendo l’irascibile Vendola per prendere il potere dentro il Pd dietro lo schermo dell’onesto Bersani. Anche qui si delinea una bella contraddizione, dato che lo sbocco naturale di Sinistra e libertà sarebbe stata la confluenza in un Pd dalemiano, sbarazzato dalle fantasie sulla vocazione egemonica, socialdemocratico aperto a sinistra. Far fuori così brutalmente l’attuale leader di SeL non sembra un buon viatico. Sostituirlo con un esponente dell’Udc, sia la transfuga dal PdL ed efficiente Poli Bortone sia un altro, indica che il prezzo del recupero a sinistra è l’apertura a destra. Non è detto che questo travagliato passaggio (sul presupposto del permanente antagonismo fra Udc e Lega) consenta il mantenimento della presidenza regionale nel 2010. E’ una vecchia storia: lo scorpione D’Alema sa benissimo che pungendo la rana che lo traghetta annegherà lui stesso, ma non può far nulla contro la sua intima natura. Il congresso dilania il Pd e disperde le forze alla sua sinistra (l’enfatico sostegno bertinottiano a Vendola assomiglia a una lapide tombale), lasciando campo libero a Berlusconi almeno per qualche mese. Proprio quelli decisivi per la ripresa delle lotte, che dunque andranno gestite fuori del quadro asfittico della “sinistra”.
di di Augusto Illuminati da GlobalProject
Fondi: l’informazione e’ la nostra unica "ronda" per il ripristino della legalità
Non e’ stato possibile rispondere al Presidente del Consiglio che ha tenuto una conferenza stampa sul tema della sicurezza con i Ministri Maroni e Alfano nel giorno di Ferragosto. Non e’ stato possibile neanche replicare sui giornali che ieri non sono usciti per via della pausa festiva. E cosi’ quelle parole del Presidente del Consiglio relative alla vicenda del mancato scioglimento del Comune di Fondi per mafia, sono suonate come un verdetto, come una pietra tombale. Ha detto Berlusconi che “alcuni Ministri hanno rilevato come non sia possibile sciogliere un Comune in assenza di un rinvio a giudizio nei confronti di un componente della giunta o del consiglio comunale”. Un messaggio rassicurante per il senatore Claudio Fazzone e per Armandino Cusani, Presidente della Provincia di Latina, che da sempre sostengono l’inesistenza della mafia nel sud pontino e che certamente dopo questa riabilitazione si sentiranno piu’ tranquilli. Nelle ultime settimane Cusani era arrivato a chiedere la rimozione dei Ministri Maroni e Prestigiacomo perche’ non “allineati”, l’allontanamento del Prefetto di Latina “reo” di aver inviato la commissione d’accesso al Comune di Fondi e il commissariamento del Presidente del Parco del Circeo per la fermezza dimostrata nell’apporre i vincoli al lago di Sabaudia.
Berlusconi, nel silenzio di un Paese in ferie, ha detto ad Alberto Custodero di Repubblica che Fondi non si puo’ sciogliere perche’ nessun componente dell’amministrazione e’ indagato. Ora, non piu’ tardi di un mese fa sono state arrestate diciassette persone per sospetti legami con i clan della camorra e le n’drine calabresi. Tra questi figurano assessori e dirigenti di quel Comune. Le indagini della Procura Antimafia vanno avanti da alcuni anni ed hanno portato elementi e prove nelle cinquecento cartelle che giacciono secretate dall’On. Pisanu in Commissione Antimafia. Ma Fondi e’ caput mundi? Fondi purtroppo e’ l’epifenomeno del legame tra politica e affari. Un esempio: se per sciogliere un Comune ci devono essere indagati di mezzo- come ha detto in conferenza stampa il Presidente - allora che dire del Comune di Sabaudia che annovera tra i consiglieri tale Rosa di Maio, sotto processo a Napoli per una indagine della Procura antimafia che ricostruisce la presenza del clan Cava in Provincia di Latina? E Formia dove un esponente dell’amministrazione locale si vanta di essere amico del boss Bardellino? E che dire del fatto che nel basso Lazio piu’ di un Comune e’ stato gia’ sciolto per mafia e si susseguono incessanti le confische dei beni frutto del riciclaggio del denaro sporco ? Tutto questo il Presidente Berlusconi non lo sa. O almeno sembra non saperlo.
E comunque quei Ministri che hanno riferito su Fondi nell’ultimo Consiglio dei Ministri lo hanno male informato. Allora bisogna alzare la voce. Tirare fuori le notizie che inchiodano tutto il sud pontino alla triste realta’ del voto di scambio, delle intimidazioni, degli abusi di potere e degli illeciti amministrativi. Solo l’informazione puo’ obbligare chi ha responsabilita’ di Governo ad assumere decisioni fondamentali per uno sviluppo nella legalita’. Solo l’informazione puo’ obbligare la politica ad una scelta di campo. Solo l’informazione puo’ dimostrare con cifre e dati concreti che su Fondi si sta giocando una partita molto piu’ grande. La posta in gioco e’ la tenuta di un sistema economico-elettorale dai contorni inquietanti . Alle parole di Berlusconi devono rispondere le Forze dell’Ordine, la magistratura che indaga, i cittadini onesti stanchi di essere minacciati , gli amministratori coscienziosi. Anche il Prefetto con la sua ennesima relazione e pure il Ministro Maroni che esce distrutto dal “niet” del Presidente dopo che per sei mesi ha confermato in sede parlamentare la necessita’ dello scioglimento urgente del Comune.
Sarebbe ovvio chiedere anche a tutti i leader dell’opposizione di battersi. Dalla vicenda Fondi potremmo uscirne tutti sconfitti con la consapevolezza che il territorio è in mano alle Forze del Male. In una parola: in mano alla mafia. L’informazione è la nostra unica “ronda per il ripristino della legalita’”.
di Anna Scalfati da Articolo21
Voglio ringraziare Anna Scalfati, Nello Trocchia, la redazione di Libera informazione e la redazione di Articolo2, perchè, ferie o non ferie, non hanno mai smesso di illuminarele tante oscurità di questa stagione senza rincorrere i falsi e finti dibattiti sul dialetto, sulla bandiera e sulla fiera del fragolone. Spiace invece dover constatare che anche oggi quasi tutti i giornali hanno preferito dedicarsi al gioco estivo della Lega piuttosto che dedicare attenzione alla brutta vicenda di Fondi che quì trovate descritta con grande attenzione e rigore. Leggendo capirete meglio perchè i tg e i media Rai e non solo loro abbiano preferito occuparsi di Bossi e delle previsioni del tempo.
Giuseppe Giulietti
Berlusconi, nel silenzio di un Paese in ferie, ha detto ad Alberto Custodero di Repubblica che Fondi non si puo’ sciogliere perche’ nessun componente dell’amministrazione e’ indagato. Ora, non piu’ tardi di un mese fa sono state arrestate diciassette persone per sospetti legami con i clan della camorra e le n’drine calabresi. Tra questi figurano assessori e dirigenti di quel Comune. Le indagini della Procura Antimafia vanno avanti da alcuni anni ed hanno portato elementi e prove nelle cinquecento cartelle che giacciono secretate dall’On. Pisanu in Commissione Antimafia. Ma Fondi e’ caput mundi? Fondi purtroppo e’ l’epifenomeno del legame tra politica e affari. Un esempio: se per sciogliere un Comune ci devono essere indagati di mezzo- come ha detto in conferenza stampa il Presidente - allora che dire del Comune di Sabaudia che annovera tra i consiglieri tale Rosa di Maio, sotto processo a Napoli per una indagine della Procura antimafia che ricostruisce la presenza del clan Cava in Provincia di Latina? E Formia dove un esponente dell’amministrazione locale si vanta di essere amico del boss Bardellino? E che dire del fatto che nel basso Lazio piu’ di un Comune e’ stato gia’ sciolto per mafia e si susseguono incessanti le confische dei beni frutto del riciclaggio del denaro sporco ? Tutto questo il Presidente Berlusconi non lo sa. O almeno sembra non saperlo.
E comunque quei Ministri che hanno riferito su Fondi nell’ultimo Consiglio dei Ministri lo hanno male informato. Allora bisogna alzare la voce. Tirare fuori le notizie che inchiodano tutto il sud pontino alla triste realta’ del voto di scambio, delle intimidazioni, degli abusi di potere e degli illeciti amministrativi. Solo l’informazione puo’ obbligare chi ha responsabilita’ di Governo ad assumere decisioni fondamentali per uno sviluppo nella legalita’. Solo l’informazione puo’ obbligare la politica ad una scelta di campo. Solo l’informazione puo’ dimostrare con cifre e dati concreti che su Fondi si sta giocando una partita molto piu’ grande. La posta in gioco e’ la tenuta di un sistema economico-elettorale dai contorni inquietanti . Alle parole di Berlusconi devono rispondere le Forze dell’Ordine, la magistratura che indaga, i cittadini onesti stanchi di essere minacciati , gli amministratori coscienziosi. Anche il Prefetto con la sua ennesima relazione e pure il Ministro Maroni che esce distrutto dal “niet” del Presidente dopo che per sei mesi ha confermato in sede parlamentare la necessita’ dello scioglimento urgente del Comune.
Sarebbe ovvio chiedere anche a tutti i leader dell’opposizione di battersi. Dalla vicenda Fondi potremmo uscirne tutti sconfitti con la consapevolezza che il territorio è in mano alle Forze del Male. In una parola: in mano alla mafia. L’informazione è la nostra unica “ronda per il ripristino della legalita’”.
di Anna Scalfati da Articolo21
Voglio ringraziare Anna Scalfati, Nello Trocchia, la redazione di Libera informazione e la redazione di Articolo2, perchè, ferie o non ferie, non hanno mai smesso di illuminarele tante oscurità di questa stagione senza rincorrere i falsi e finti dibattiti sul dialetto, sulla bandiera e sulla fiera del fragolone. Spiace invece dover constatare che anche oggi quasi tutti i giornali hanno preferito dedicarsi al gioco estivo della Lega piuttosto che dedicare attenzione alla brutta vicenda di Fondi che quì trovate descritta con grande attenzione e rigore. Leggendo capirete meglio perchè i tg e i media Rai e non solo loro abbiano preferito occuparsi di Bossi e delle previsioni del tempo.
Giuseppe Giulietti
Giorgiana Masi

Il 12 maggio 1977, nell'anniversario della vittoria referendaria sul divorzio, i radicali decidono di tenere un sit-in in piazza Navona, nonostante l'assoluto divieto di manifestare in vigore a Roma dopo la morte, il 21 aprile, dell'agente Passamonti nel corso di scontri di piazza. Il movimento e i gruppi della nuova sinistra aderiscono all'iniziativa, per protestare contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e il pesante clima repressivo, favorito dall'appoggio esterno del PCI al cosiddetto "governo delle astensioni", il monocolore democristiano guidato da Andreotti. Per far rispettare, a qualsiasi costo, il divieto, il Ministro dell'Interno Francesco Cossiga schiera migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali, in alcuni casi travestiti da "autonomi". Fin dal primo pomeriggio la tensione è molto alta. A quanti difendono il diritto di manifestare con brevi cortei e fortunose barricate, le forze di polizia rispondono sparando candelotti lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Anche numerosi fotografi, giornalisti, passanti e il deputato Mimmo Pinto sono picchiati e maltrattati. Con il passare delle ore la resistenza della piazza si fa più decisa, e vengono lanciate le prime molotov. Mentre nelle strade sono in corso gli scontri, i parlamentari radicali protestano alla Camera contro le aggressioni e le violenze della polizia, fra gli insulti di quasi tutte le forze politiche. Mancano pochi minuti alle 20 quando, durante una carica, due ragazze sono raggiunte da proiettili sparati da Ponte Garibaldi, dove erano attestati poliziotti e carabinieri. Elena Ascione rimane ferita a una gamba. Giorgiana Masi, 19 anni, studentessa del liceo Pasteur, viene centrata alla schiena. Muore durante il trasporto in ospedale.
Le chiare responsabilità emerse a carico di polizia, questore, Ministro dell'Interno, porteranno il governo a intessere una fitta trama di omertà e menzogne. Cossiga, dopo aver elogiato il 13 maggio in Parlamento "il grande senso di prudenza e moderazione" delle forze dell'ordine, modificherà più volte la propria versione dei fatti. Costretto dall'evidenza ad ammettere la presenza delle squadre speciali - tra gli uomini in borghese armati furono riconosciuti il commissario Gianni Carnevale e l'agente della squadra mobile Giovanni Santone - continuerà però a negare che la polizia abbia sparato, pur se smentito da vari testimoni e dalle inequivocabili immagini di foto e filmati. L'inchiesta per l'omicidio si concluse nel 1981 con una sentenza di archiviazione del giudice istruttore Claudio D'Angelo "per essere rimasti ignoti i responsabili del reato". Successive indagini hanno tentato, senza risultati significativi, di individuare gli autori dello sparo mortale in un "autonomo" deceduto da tempo, oppure nel latitante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti condannati per il massacro del Circeo.
Scheda a cura di Paola Staccioli
SANITA': PUGLIA, ESENZIONE TICKET PER GLI EXTRACOMUNITARI
Nuovo provvedimento della Regione Puglia.
17 ago. - (Adnkronos) - E' entrata in vigore in Puglia l'esenzione dalla spesa farmaceutica per i cittadini stranieri extracomunitari. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione hanno diritto all'esenzione del ticket anche gli stranieri temporaneamente presenti (stp), gli europei non in regola (eni), i rifugiati politici o con protezione umanitaria che presenti sul territorio pugliese ma che non sono in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno.
Le AA.SS.LL. della Regione dovranno disporre il rilascio dei relativi certificati di esenzione a tutti i cittadini stranieri extracomunitari che ne faranno richiesta.
17 ago. - (Adnkronos) - E' entrata in vigore in Puglia l'esenzione dalla spesa farmaceutica per i cittadini stranieri extracomunitari. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione hanno diritto all'esenzione del ticket anche gli stranieri temporaneamente presenti (stp), gli europei non in regola (eni), i rifugiati politici o con protezione umanitaria che presenti sul territorio pugliese ma che non sono in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno.
Le AA.SS.LL. della Regione dovranno disporre il rilascio dei relativi certificati di esenzione a tutti i cittadini stranieri extracomunitari che ne faranno richiesta.
Kabul, l'ultima sfida dei mullah "Taglieremo le dita a chi vota"
Una minaccia diretta contro le imminenti elezioni: i talebani hanno dichiarato esplicitamente la loro intenzione di attaccare i seggi, durante le prossime consultazioni presidenziali del 20 agosto. Un annuncio fatto, ovviamente, per scoraggiare la popolazione a recarsi a votare. Il proclama contenuto in volantini distribuiti nelle ultime ore in alcuni villaggi del sud del Paese. Già alcune settimane fa gli insorti avevano rivolto un appello al boicottaggio del voto, ma questa è la prima volta che essi ipotizzano una violenza contro i seggi. I talebani, oltre a minacciare l'attacco ai seggi, fanno sapere che taglieranno le dita a chi andrà a votare (le dita saranno marchiate con inchiostro indelebile a chi voterà).
Intanto, nelle ultime 24 ore, sue soldati impegnati in operazioni dell'Isaf (la forza militare Nato in Afghanistan) sono morti, per le ferite riportate in due separati incidenti. Lo ha reso noto oggi un portavoce. In un comunicato, in cui secondo la prassi non si specifica nè la nazionalità nè l'identità delle vittme, l'Isaf indica che in entrambi i casi si è trattato dello scoppio in province meridionali di Ied, rudimentali ordigni esplosivi utilizzati dai talebani per danneggiare i veicoli militari avversari.
Il primo soldato, si precisa, è morto per le ferite riportate in uno scoppio avvenuto il 13 agosto. Il ministero della difesa britannico da Londra ha fatto sapere che si tratta di un soldato del reggimento Royal Welsh. Per un simile attentato realizzato ieri è deceduto il secondo militare.
Dall'inizio di agosto a oggi sono 35 i membri dell'Isaf e della Nato hanno perso la vita in Afghanistan. Le vittime militari nel conflitto dal 2001 sono invece 1.312.
Intanto, nelle ultime 24 ore, sue soldati impegnati in operazioni dell'Isaf (la forza militare Nato in Afghanistan) sono morti, per le ferite riportate in due separati incidenti. Lo ha reso noto oggi un portavoce. In un comunicato, in cui secondo la prassi non si specifica nè la nazionalità nè l'identità delle vittme, l'Isaf indica che in entrambi i casi si è trattato dello scoppio in province meridionali di Ied, rudimentali ordigni esplosivi utilizzati dai talebani per danneggiare i veicoli militari avversari.
Il primo soldato, si precisa, è morto per le ferite riportate in uno scoppio avvenuto il 13 agosto. Il ministero della difesa britannico da Londra ha fatto sapere che si tratta di un soldato del reggimento Royal Welsh. Per un simile attentato realizzato ieri è deceduto il secondo militare.
Dall'inizio di agosto a oggi sono 35 i membri dell'Isaf e della Nato hanno perso la vita in Afghanistan. Le vittime militari nel conflitto dal 2001 sono invece 1.312.
Bossi ora attacca l'Inno di Mameli Ciampi: "La Lega vuole la secessione"
"Amarezza" e una grande "tristezza" per le esternazioni di Bossi. E non potrebbe essere altrimenti perché Ciampi, nel suo settennato, non ha mai smesso di battersi per l'unità del Paese anche esaltando il ruolo di simboli "primari" come Tricolore e Inno. E' proprio per questo che oggi Bossi critica con rudezza l'ex capo dello Stato. L'ex presidente della Repubblica non vuole alimentare polemiche, ma la provocazione sull'Inno non la può ignorare.
Bossi dice che la gente non canta l'Inno di Mameli perché simbolo della "prepotenza" di Roma mentre conoscerebbe benissimo il "Và pensiero". Solite provocazioni estive o c'è qualcosa di più grave?
"Io e la Lega la pensiamo diversamente. Ma c'è libertà di parola e non voglio far polemica anche se è noto che su questi argomenti siamo molto lontani. Comunque, quando ero presidente e andavo in visita nelle provincie e nelle valli del Nord ho sempre visto la gente sventolare il tricolore. Ricordo le mie visite a Bolzano e a Bressanone, con schiere di sindaci con la fascia tricolore e le bandiere nazionali alle finestre".
Non pensa che le "sparate" della Lega siano solo un modo per alzare il prezzo con Berlusconi? Ad esempio sulle presidenze di Lombardia e Veneto?
"Come io la pensi su questi argomenti è ben noto. Il vero scopo della Lega è la secessione, ma credo che la maggioranza degli italiani e anche gran parte dell'attuale maggioranza di governo la secessione non la voglia. La Lega era contraria anche all'ingresso dell'Italia nella zona-euro. L'ingresso nell'euro fu un modo concreto per affermare l'Unità d'Italia".
A distanza di anni - dice il centrodestra - molti italiani si sono pentiti dell'euro. Almeno così sostiene il centrodestra. Hanno qualche ragione?
"Se non ci fosse stato l'euro, per l'Europa, e in particolare per l'Italia, sarebbero stati guai. E invece è stato un successo. Paesi come Francia, Olanda e Germania erano molto scettici sull'ingresso dell'Italia, pensavano che non ce l'avremmo mai fatta. Ora i leader di quei paesi mi considerano un loro amico. Di recente quando sono stati festeggiati i dieci anni dell'euro il presidente della Bce Trichet ha voluto che anch'io fossi presente a Francoforte. Ho svolto la relazione e sono stato premiato come artefice di questa grande battaglia per la moneta unica".
Che effetto le fa vedere rappresentanti del governo che cercano di dividere il Paese?
"Fa tristezza sentire certe frasi che mettono in cattiva luce l'Italia mentre ripenso a quanti sforzi abbiamo fatto per il Paese. Non voglio fare polemica perché tra me e la Lega c'è una enorme distanza, ma non posso nascondere il mio disagio. Anche perché sono manifestazioni che vengono da personaggi che rappresentano le istituzioni. Purtroppo c'è un decadimento dei valori fondamentali dell'individuo e delle istituzioni. Ma io sono convinto che alla fine i valori fondamentali del nostro paese riemergeranno. Ho fiducia nelle nuove generazioni. C'è un'élite solida di 20-40enni che è pronta a prendere la guida del paese e a dargli un nuovo impulso".
Però oggi - lo ha detto lei stesso - queste esternazioni arrivano da politici che sono alla guida del Paese e gli elettori continuano a premiarli.
"Certo, arrivano dal governo, che è stato votato dagli italiani. Non c'è dubbio che esercitano un diritto che viene loro dall'investitura popolare. Ma questo non mi impedisce di dire che c'è un sentimento diffuso di amarezza per questo modo di intendere la funzione di governo".
Nonostante la sua fiducia nella nuova generazione si avverte molto pessimismo nelle sue parole.
"Sarebbe meglio che mi imponessi di non parlare perché l'amarezza è troppo grande. Ma attenzione: ho quasi 89 anni, possiamo dire che faccio parte della categoria dei vegliardi, eppure mi sento di affermare che i valori fondamentali della nostra Nazione terranno. Sono convinto che le nuove generazioni sono una risorsa ricca di ottimismo e di fedeltà ai valori di base".
Bossi dice che la gente non canta l'Inno di Mameli perché simbolo della "prepotenza" di Roma mentre conoscerebbe benissimo il "Và pensiero". Solite provocazioni estive o c'è qualcosa di più grave?
"Io e la Lega la pensiamo diversamente. Ma c'è libertà di parola e non voglio far polemica anche se è noto che su questi argomenti siamo molto lontani. Comunque, quando ero presidente e andavo in visita nelle provincie e nelle valli del Nord ho sempre visto la gente sventolare il tricolore. Ricordo le mie visite a Bolzano e a Bressanone, con schiere di sindaci con la fascia tricolore e le bandiere nazionali alle finestre".
Non pensa che le "sparate" della Lega siano solo un modo per alzare il prezzo con Berlusconi? Ad esempio sulle presidenze di Lombardia e Veneto?
"Come io la pensi su questi argomenti è ben noto. Il vero scopo della Lega è la secessione, ma credo che la maggioranza degli italiani e anche gran parte dell'attuale maggioranza di governo la secessione non la voglia. La Lega era contraria anche all'ingresso dell'Italia nella zona-euro. L'ingresso nell'euro fu un modo concreto per affermare l'Unità d'Italia".
A distanza di anni - dice il centrodestra - molti italiani si sono pentiti dell'euro. Almeno così sostiene il centrodestra. Hanno qualche ragione?
"Se non ci fosse stato l'euro, per l'Europa, e in particolare per l'Italia, sarebbero stati guai. E invece è stato un successo. Paesi come Francia, Olanda e Germania erano molto scettici sull'ingresso dell'Italia, pensavano che non ce l'avremmo mai fatta. Ora i leader di quei paesi mi considerano un loro amico. Di recente quando sono stati festeggiati i dieci anni dell'euro il presidente della Bce Trichet ha voluto che anch'io fossi presente a Francoforte. Ho svolto la relazione e sono stato premiato come artefice di questa grande battaglia per la moneta unica".
Che effetto le fa vedere rappresentanti del governo che cercano di dividere il Paese?
"Fa tristezza sentire certe frasi che mettono in cattiva luce l'Italia mentre ripenso a quanti sforzi abbiamo fatto per il Paese. Non voglio fare polemica perché tra me e la Lega c'è una enorme distanza, ma non posso nascondere il mio disagio. Anche perché sono manifestazioni che vengono da personaggi che rappresentano le istituzioni. Purtroppo c'è un decadimento dei valori fondamentali dell'individuo e delle istituzioni. Ma io sono convinto che alla fine i valori fondamentali del nostro paese riemergeranno. Ho fiducia nelle nuove generazioni. C'è un'élite solida di 20-40enni che è pronta a prendere la guida del paese e a dargli un nuovo impulso".
Però oggi - lo ha detto lei stesso - queste esternazioni arrivano da politici che sono alla guida del Paese e gli elettori continuano a premiarli.
"Certo, arrivano dal governo, che è stato votato dagli italiani. Non c'è dubbio che esercitano un diritto che viene loro dall'investitura popolare. Ma questo non mi impedisce di dire che c'è un sentimento diffuso di amarezza per questo modo di intendere la funzione di governo".
Nonostante la sua fiducia nella nuova generazione si avverte molto pessimismo nelle sue parole.
"Sarebbe meglio che mi imponessi di non parlare perché l'amarezza è troppo grande. Ma attenzione: ho quasi 89 anni, possiamo dire che faccio parte della categoria dei vegliardi, eppure mi sento di affermare che i valori fondamentali della nostra Nazione terranno. Sono convinto che le nuove generazioni sono una risorsa ricca di ottimismo e di fedeltà ai valori di base".
Benigni a Onna: urlate se le promesse non saranno mantenute

Con un applauditissimo spettacolo nell'auditorium della scuola della Guardia di finanza di Coppito, si e' appena chiusa la giornata di Roberto Benigni all'Aquila.
Accolto da piu' di mille persone, mentre altre ottocento lo seguivano su un maxischermo nella palestra adiacente, il premio Oscar e' entrato in sala da par suo, saltellando sulle poltrone della prima fila e lanciando fiori al pubblico: "Mi verrebbe voglia di saltarvi addosso - ha esordito -, di prendere il primo che capita e baciarlo sulla bocca. Anche le pietre di questa citta' bacerei". Poi l'immancabile battuta sul premier Berlusconi: "E' come l'Italia: giusto o no che sia, e' il mio Paese. Sbagliato o sbagliato che sia, e' il mio presidente. Ma non vi preoccupate, perche' manterra' le promesse: io e Bertolaso siamo andati a trovarlo, vestiti di nero e con poco trucco, come piace a lui, e glielo abbiamo raccomandato". Per chiudere, Benigni ha recitato il monologo di Ulisse dal canto XXVI dell'Inferno della Divina Commedia: "Spero di tornare quando la ricostruzione sara' avvenuta, per gioire con voi e andare tutti insieme a riveder le stelle", ha concluso l'attore, citando l'ultimo verso del Purgatorio di Dante, quello che prelude al Paradiso.
Ma quella di benigni è stata una lunga giornata con gli abitanti dell'Abruzzo colpiti dal terremoto, farcita di battute su Berlusconi e di inviti alla speranza.
"Ieri e' venuto Berlusconi, ma non mi hanno avvertito. Se venivo anch'io, c'era un altro terremoto, si verificavano delle scosse veramente... avremmo fatto Verdone, Berlusconi e Benigni: i tre piu' grandi comici italiani all'Aquila".
Era l'ora di pranzo quando Roberto Benigni è arrivato al campo tre di Paganica, sotto il tendone allestito dalla Protezione civile di Trento per accogliere una parte degli sfollati colpiti dal terremoto dello scorso 6 aprile in Abruzzo.
Appena arrivato, il premio Oscar si e' messo a scherzare con la gente: la prima battuta, un riferimento alla sua visita, il giorno dopo il ventesimo sopralluogo del premier e la visita dell'attore e regista Carlo Verdone.
Accolto con affetto dai terremotati, Benigni - che ha accettato l'invito del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e del capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali, Salvo Nastasi - ha pranzato nella tendopoli: prima, pero', e' sgusciato sotto i banchi delle cucine per provare a prendere in braccio la corpulenta cuoca Valeria e servire lui stesso alcuni pasti.
"Dovrei pagare io voi per la soddisfazione di essere qui", ha detto Benigni, giunto in tarda mattinata in Abruzzo con la sua auto privata.
Prima di fare tappa a Paganica ha fatto un breve giro nel centro storico dell'Aquila; poi a Onna, cittadina simbolo del sisma, e infine nella scuola della Guardia di finanza di Coppito.
"Controlleremo che le promesse vengano mantenute: se le cose non accadono, urlate e chiedete, non vi zittate mai": e' il messaggio di impegno e di speranza che Roberto Benigni ha portato nella tendopoli di Onna, che con i suoi 40 morti e' forse il paese simbolo del terremoto che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile. Accompagnato dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, e dal capo di Gabinetto del ministero dei Beni Culturali, Salvo Nastasi, Benigni ha visitato i resti del paese martoriato dal sisma, ma anche i cantieri delle nuove costruzioni e i primi prefabbricati gia' allestiti. Ad accoglierlo, con la moglie, Giustino Parisse, il vice caporedattore del Centro che nel terremoto ha perso due figli e il padre. Con Parisse, Benigni ha fatto una breve sosta davanti all"albero della memoria', il possente acero sotto il quale sono stati depositati i corpi delle quaranta vittime di Onna. Visibilmente provato, l'attore e' poi arrivato nella tendopoli, dove ha trovato la forza di scherzare: "Sono qui, con Nastasi e Bertolaso, che ci proteggono dalle calamita'. Ci devono proteggere anche dallo straripamento di Berlusconi. Bertolaso, proteggici! Berlusconi sta straripando, e' in piena". Poi piu' serio, rivolto ai terremotati, ha detto: "I comici devono far ridere, i politici devono fare i fatti. A loro i fatti e a noi le parole, ma talvolta una parola aiuta piu' di mille cose vere". E ancora: "Dante insegna che per andare in paradiso e' necessario passare dall'inferno. Voi avete vissuto l'inferno. Grazie per la gioia che mi avete dato e per la possibilita' di passare attraverso questa morsa di dolore. La scoperta piu' grande della vita e' capire che il dolore puo' essere trasformato in gioia: dobbiamo riuscire a portare il dolore sulle spalle con gioia".
domenica 16 agosto 2009
Comune di Nardò: ..."ce sta succede"....?
Il Sindaco Antonio Vaglio ha dato le dimissioni e da domani dovrebbero avere effetto legale. Scaduto il termine di venti giorni se non dovesse riuscire a compattare questa recalcitrante maggioranza la gestione corrente di amministrazione passerà per le mani del commissario prefettizio che farà le "veci" del sindaco fino al termine di nuove elezioni. Le nuove elezioni comunali a quel punto, dovrebbero accorparsi a quelle regionali di giugno del prossimo anno.
Questa decisione di Vaglio dovrebbe mettere in allarme quanti, sotto la sua giuda, hanno scaldato le poltrone di questo governo comunale; ma se non dovesse ritirare le dimissioni il centro-sinistra ne uscirà con le ossa rotte, dando il là ad una possibile eventuale vittoria del centro-destra che da questa ceisi di potere non sembra intaccato minimamente ma che paradossalmente ne esce rinforzato.
Denunciamo comunque, ancora una volta, lo stato dell'informazione a Nardò e l'incapacità di attingere notizie su questa vicenda. E' vergognoso che i filtri dell'informazione siano un controllo monopolista e che se non fosse per Biagio Valerio e Giuseppe Tarantino non si avrebbero notizie a mezzo stampa.
Non ci resta che stare a guardare e capire che cosa succederà nelle prossime ore. Bisogna ricordare che la situazione finanziaria del nostro comune è molto grave e che non solo le dimissioni creano instabilità ma la gestione stessa è ormai diventata acrobatica.
Questa decisione di Vaglio dovrebbe mettere in allarme quanti, sotto la sua giuda, hanno scaldato le poltrone di questo governo comunale; ma se non dovesse ritirare le dimissioni il centro-sinistra ne uscirà con le ossa rotte, dando il là ad una possibile eventuale vittoria del centro-destra che da questa ceisi di potere non sembra intaccato minimamente ma che paradossalmente ne esce rinforzato.
Denunciamo comunque, ancora una volta, lo stato dell'informazione a Nardò e l'incapacità di attingere notizie su questa vicenda. E' vergognoso che i filtri dell'informazione siano un controllo monopolista e che se non fosse per Biagio Valerio e Giuseppe Tarantino non si avrebbero notizie a mezzo stampa.
Non ci resta che stare a guardare e capire che cosa succederà nelle prossime ore. Bisogna ricordare che la situazione finanziaria del nostro comune è molto grave e che non solo le dimissioni creano instabilità ma la gestione stessa è ormai diventata acrobatica.
Nardò: la lettera di dimissioni del sindaco Antonio Vaglio
...sarà la volta buona?
"Cari cittadini
non posso non aprire questa lettera di dimissioni senza in primo luogo ringraziare i singoli consiglieri ed i gruppi politici che hanno accettato con fiducia ogni mia proposta sull'assetto politico-amministrativo che avrebbe dovuto guidare la città fino alla scadenza del mandato, da ultimo con il fax pervenutomi in data di ieri (13 agosto 2009) che rimetto alla stampa per le dovute valutazioni. Per il resto, però, devo ammettere di non essere riuscito a contenere le mire egemonistiche di qualcuno, forte anche di appoggi esterni alla città, ed allo stesso tempo di svegliare dal torpore l'altra grande componente della maggioranza che sarebbe dovuta essere, ad ogni livello, il faro e la guida dell'amministrazione di centro-sinistra.
Purtroppo, però, visti i risultati di Galatina, non c'è da meravigliarsi di questo ulteriore fallimento.
Ho avuto la sensazione, anche per ciò che riguarda la parentesi esplorativa verso l'Udc, che l'interesse per il bene della città, tanto sbandierato, era in secondo piano rispetto agli interessi che ruotano intorno al neo-eletto Consiglio Provinciale e dell'Amministrazione di centro-destra.
Le dichiarazioni rilasciate dall'europarlamentare Raffaele Baldassarre negli ultimi giorni la dicono lunga su quale sarà il destino dell'Udc in provincia a scapito della collettività neritina.
Ma questo vale anche per altre formazioni.
I meri interessi di bottega ai quali ho cercato di oppormi hanno spinto qualcuno a chiamarsi fuori ed altri a sperare in un trascinarsi sonnolento dell'amministrazione.
Per evitare il commissariamento, e per dare ascolto ad altri esponenti di spicco del centro-sinistra, ho tentato ogni strada percorribile ed ho subito, in questo interminabile periodo, una infinità di umiliazioni ed offese gratuite, anche sul piano personale, apparse perfino sugli organi di informazione, che hanno suscitato il mio disappunto per la pubblicità negativa fatta non tanto al sindaco ma all'immagine della città intera.
Non riesco a vedere più soluzioni di alcun tipo.
E dopo le farneticanti dichiarazioni di queste ultime ore che mettono in fuori gioco i rappresentanti dei partiti locali e provinciali che mi invitavano ad andare avanti, non credo sia mia colpa se consegno la città al commissario ed il centro-sinistra alla storia.
Un'ultima battuta: nel 2009, e mi sembra davvero anacronistico, parlare ancora di regie occulte sa tanto di vetero-comunismo.
Il tutto, con buona pace di quanti da tempo l'auspicavano, mi porta a rassegnare lunedì 17 agosto le dimissioni da Sindaco di Nardò.
Mi preme ringraziare le persone che ho chiamato a collaborare con me nell'amministrazione, sottolineando come le stesse abbiano speso le loro migliori energie per fare qualcosa di buono e di utile per la nostra città.
Ringrazio chi ha saputo collaborare, discutere e dare il suo contributo in silenzio e senza teatralità.
"Ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno aiutato con passione ed abnegazione sopperendo alle mie lacune e tutti quei dipendenti e collaboratori che hanno operato con professionalità e competenza.
Ringrazio soprattutto tutti voi, cittadini di Nardò, che costituite la causa ed il fine di tanti impegni.
Vi ringrazio per l'affetto ed il sostegno che non mi avete fatto mai mancare, anche nei momenti difficili, e mi scuso per questo forzato e sofferto saluto anticipato.
Se in questi lunghi anni di amministrazione ho commesso degli errori, o non sono riuscito a realizzare pienamente il mio programma, vi prego di non volermene.
Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto nell'interesse di questa nostra città e sempre vi ho rappresentato portando onorato e con onore la fascia di Sindaco".
"Cari cittadini
non posso non aprire questa lettera di dimissioni senza in primo luogo ringraziare i singoli consiglieri ed i gruppi politici che hanno accettato con fiducia ogni mia proposta sull'assetto politico-amministrativo che avrebbe dovuto guidare la città fino alla scadenza del mandato, da ultimo con il fax pervenutomi in data di ieri (13 agosto 2009) che rimetto alla stampa per le dovute valutazioni. Per il resto, però, devo ammettere di non essere riuscito a contenere le mire egemonistiche di qualcuno, forte anche di appoggi esterni alla città, ed allo stesso tempo di svegliare dal torpore l'altra grande componente della maggioranza che sarebbe dovuta essere, ad ogni livello, il faro e la guida dell'amministrazione di centro-sinistra.
Purtroppo, però, visti i risultati di Galatina, non c'è da meravigliarsi di questo ulteriore fallimento.
Ho avuto la sensazione, anche per ciò che riguarda la parentesi esplorativa verso l'Udc, che l'interesse per il bene della città, tanto sbandierato, era in secondo piano rispetto agli interessi che ruotano intorno al neo-eletto Consiglio Provinciale e dell'Amministrazione di centro-destra.
Le dichiarazioni rilasciate dall'europarlamentare Raffaele Baldassarre negli ultimi giorni la dicono lunga su quale sarà il destino dell'Udc in provincia a scapito della collettività neritina.
Ma questo vale anche per altre formazioni.
I meri interessi di bottega ai quali ho cercato di oppormi hanno spinto qualcuno a chiamarsi fuori ed altri a sperare in un trascinarsi sonnolento dell'amministrazione.
Per evitare il commissariamento, e per dare ascolto ad altri esponenti di spicco del centro-sinistra, ho tentato ogni strada percorribile ed ho subito, in questo interminabile periodo, una infinità di umiliazioni ed offese gratuite, anche sul piano personale, apparse perfino sugli organi di informazione, che hanno suscitato il mio disappunto per la pubblicità negativa fatta non tanto al sindaco ma all'immagine della città intera.
Non riesco a vedere più soluzioni di alcun tipo.
E dopo le farneticanti dichiarazioni di queste ultime ore che mettono in fuori gioco i rappresentanti dei partiti locali e provinciali che mi invitavano ad andare avanti, non credo sia mia colpa se consegno la città al commissario ed il centro-sinistra alla storia.
Un'ultima battuta: nel 2009, e mi sembra davvero anacronistico, parlare ancora di regie occulte sa tanto di vetero-comunismo.
Il tutto, con buona pace di quanti da tempo l'auspicavano, mi porta a rassegnare lunedì 17 agosto le dimissioni da Sindaco di Nardò.
Mi preme ringraziare le persone che ho chiamato a collaborare con me nell'amministrazione, sottolineando come le stesse abbiano speso le loro migliori energie per fare qualcosa di buono e di utile per la nostra città.
Ringrazio chi ha saputo collaborare, discutere e dare il suo contributo in silenzio e senza teatralità.
"Ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno aiutato con passione ed abnegazione sopperendo alle mie lacune e tutti quei dipendenti e collaboratori che hanno operato con professionalità e competenza.
Ringrazio soprattutto tutti voi, cittadini di Nardò, che costituite la causa ed il fine di tanti impegni.
Vi ringrazio per l'affetto ed il sostegno che non mi avete fatto mai mancare, anche nei momenti difficili, e mi scuso per questo forzato e sofferto saluto anticipato.
Se in questi lunghi anni di amministrazione ho commesso degli errori, o non sono riuscito a realizzare pienamente il mio programma, vi prego di non volermene.
Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto nell'interesse di questa nostra città e sempre vi ho rappresentato portando onorato e con onore la fascia di Sindaco".
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