HOME       BLOG    VIDEO    EVENTI    GLI INVISIBILI    MUSICA    LIBRI    POLITICA LOCALE    POST PIU' COMMENTATI

giovedì 21 gennaio 2010

Nardò: mobilitazione per Vendola presidente

In questi pochi giorni che ci separano dalle primarie di domenica 24, Sinistra Ecologia e Libertà - Nardò si mobilita a sostegno del presidente uscente Nichi Vendola con banchetti in giro per la città per la distribuzione di volantini e materiale informativo per difendere l’esperienza innovativa di governo di questi anni.


....E VENERDI' 22 tutti a LECCE hotel Tiziano con Vendola ore 19!


Queste sono le iniziative:

- 21 Gennaio Volantinaggio e raccolta firme Corso Galliano 18- 21

- 21 Gennaio Volantinaggio a fine partita del Nardò vicino lo stadio

- 22 Gennaio volantinaggio 9-12 Mercato

- 22 Gennaio tutti a Lecce hotel Tiziano con Vendola ore 19 incontro in sede alle 18 per organizzare auto

- 23 Gennaio chi può a Bari per comizio finale Vendola

- 23 Gennaio volantinaggio ore 18-21 Piazza Salandra

- 24 Gennaio tutti a votare ore 8-21 Seggio Chiostro dei Carmelitani

Sono stati indicati scrutatori del seggio per Vendola
Renato Negro
Salvatore De Benedittis

Rappresentanti di lista
Danio Aloisi
Antonio Pagliula

Votiamo Vendola per la Puglia e per l'Italia

di Luigi Bosco

Appartenendo come tanti altri alla diaspora salentina, non voterò alle prossime primarie, ma se ci fossi sono sicuro che voterei per Nichi Vendola.
E’ stato un buon governatore anche se, come tutti, ha fatto degli errori ed è sicuramente il migliore fra i candidati possibili al di qua e al di là del centro sinistra. Sebbene importante, non è questa la ragione principale per la quale lo voterei; non lo voterei tanto per amore della Puglia quanto per amore dell’Italia.io del post.

Quello che si sta consumando in Puglia è uno scontro fra due visioni diverse del centrosinistra. La prima è quella dalemiana che vuole un centrosinistra che sia una mera espressione di apparati politici e di gruppi dirigenti che quando da soli non bastano, cercano alleanze con altri apparati e altri gruppi dirigenti in accordi tattici e necessariamente poco chiari. L’altra è quella che si ricollega all’esperienza dell’Ulivo che vuole un centrosinistra che nasca dal basso e coinvolga direttamente i cittadini chiamandoli all’impegno diretto e alla partecipazione. Un centrosinistra di apparato contro un centro sinistra di popolo, si potrebbe dire con un pizzico di retorica.
L’unico centrosinistra che si merita la mia attenzione e il mio impegno è il centrosinistra di popolo che inviti i cittadini a farsi parte attiva nel processo decisionale e che sia in grado di catalizzare tutta la grande voglia di partecipazione politica che esiste nel Paese, ma che non trova referenti politici credibili.
Questa preferenza non è dettata da romantico idealismo, quanto dalla banale osservazione realistica che solo il centrosinistra di popolo ha possibilità di vincere perché è l’unico in grado di porre al centro della sua politica un sistema di valori alternativo alla destra e al berlusconismo anche nei modi della politica. Un centrosinistra che escluda i cittadini e che si chiuda nelle segrete stanze del potere non solo sarebbe tristemente simile al PdL, ma sarebbe anche condannato a perdere senza speranza.
Per questo nell’interesse dell’Italia e della sinistra spero proprio che vinca Vendola e la visione dalemiana della politica venga sconfitta. E invito i pugliesi ad aiutare gli italiani a ritrovare un centrosinistra che riscopra i propri valori fondanti e l’entusiasmo e l’orgoglio necessari per far uscire il nostro paese dal medioevo berlusconiano.

"Lascio il Pd per sostenere e votare Nichi Vendola"


In una lettera, che riportiamo di seguito in versione integrale, Carlo Salvemini spiega le motivazioni che lo hanno portato a dimettersi da componente le assemblee provinciale, regionale e nazionale del Partito democratico

Al segretario provinciale
al segretario regionale
al presidente dell'assemblea regionale
al presidente dell'assemblea nazionale


Cari amici,

vi comunico la mia decisione di dimettermi da componente dell'Assemblea Provinciale, Regionale e Nazionale del PD.
E' una decisione che considero dolorosamente inevitabile, avendo personalmente deciso di votare Niki Vendola alle prossime primarie del 24 gennaio e non Francesco Boccia, candidato ufficiale del partito.
Non è la mia, naturalmente, una semplice preferenza personale, un giudizio sulla qualità delle persone. Ma una decisione politica che scaturisce dalla valutazione di una vicenda che da mesi vede impegnato il partito regionale e nazionale.
Per chi come me ha partecipato alle primarie del 2007 e del 2009 affidando al progetto del PD passione, impegno, entusiasmo e illusioni, lasciare il partito è una manifestazione di sofferenza che giunge dopo lunghe riflessioni personali. Nel corso delle quali ho pazientemente tentato di convincermi che il dissenso sulla gestione della candidatura per la Regione Puglia potesse essere vissuto, come in altre occasioni pure è avvenuto, da iscritto in distonia con la linea ufficiale legittimamente assunta dalla maggioranza, senza tuttavia mettere in discussione l'appartenenza al progetto del PD.
Sono giunto alla conclusione che così non è.
Decidere di votare e far votare Niki Vendola alle primarie, non è compatibile, a mio avviso, con il ruolo di dirigente, pur marginale e periferico, del PD che presenta agli elettori di Puglia un suo candidato ufficiale.
Da oggi al 24 gennaio non intendo nascondere le mie opinioni.
Mi rendo perfettamente conto che il mio impegno per l'avversario di Francesco Boccia sarebbe vissuto con comprensibile disagio, e qualche irritazione, tra molti dei nostri iscritti. Né desidero mettere in imbarazzo nessuno, ora che si parla di possibili espulsioni e richiami alla disciplina di partito. Avverto in pieno il supplemento di responsabilità, trasparenza e rigore cui è chiamato un dirigente di partito. E poiché non intendo in alcun modo contribuire ad ambiguità e ipocrisie, dichiaro da subito con chi sto e ne traggo le conseguenze. Nel mio piccolo mi sono sempre speso per fare del PD il luogo in cui poter parlare il linguaggio della verità, della coerenza, della trasparenza e della responsabilità. E non intendo venire meno a questo impegno in un passaggio così importante.
Ho partecipato ai lavori dell'Assemblea regionale che ieri ha approvato la candidatura di Boccia e il ricorso alle primarie, dopo mesi di stallo e di posizioni ondivaghe e contraddittorie.
Non ho trovato nelle sue parole, né in quelle di Sergio Blasi e dei tanti, D'Alema in testa, che hanno argomentato sull'inevitabilità di questa scelta, motivi e ragioni tali da indurmi a fare mia la posizione ufficiale del partito.
Non riesco a fare mia l'idea che si possa celebrare un congresso regionale che si conclude con l'impegno unanime del PD a ripartire da Vendola e poi disattenderne l'esito argomentando il diritto del nostro partito a candidare un suo rappresentante.
Non riesco a fare mia la retorica di chi rivendica al PD la guida della coalizione, intende affermare un'egemonia politico-culturale nel campo del centrosinistra e decide di subire le arroganti decisioni di un alleato, l'UDC, che non condivide con noi il giudizio sull'attività del governo regionale, tanto da essere tuttora all'opposizione; che non intende partecipare allo strumento cardine del primarie, iscritto nello statuto del nostro partito; che pone pregiudizi politici e personali nei confronti del Presidente in carica, al punto da non considerarlo candidato naturale neanche in caso di una sua eventuale vittoria.
Non riesco a fare mio l'argomento di chi descrive il caos politico di questi mesi, il venir meno del PD al rispetto doveroso del principio di coerenza, come semplice rappresentazione di un confronto libero e trasparente; e non anche come l'esito di errori, incertezze, contraddizioni e ambiguità di un gruppo dirigente indisponibile a fare autocritica e che si consegna alle primarie, dopo averle a lungo avversate, come rimedio e non come scelta.
Non riesco a fare mia la posizione di chi parla da mesi di indispensabile e condivisibile allargamento delle forze della coalizione senza impegnarsi a scrivere i punti politico-programmatici fondamentali della nuova alleanza per la Puglia.
Non riesco a fare mia la conclusione che il PD possa accettare di andare alla primarie consapevole che il perimetro della coalizione, di cui ci si dichiara perno e garanti, è condizionato dall'esito del voto: con un alleanza, cioè , che include l'UDC e Sinistra e Libertà solo se vince Boccia e invece si priva dell'apporto di Casini e compagni se s'afferma Vendola.
Non riesco a fare mia la suggestione di un fronte politico alternativo al centrodestra costruito con chi, l'UDC, in altre regioni intende aiutare alla vittoria il PdL.
Non riesco a fare mia la tattica di una santa alleanza per il Mezzogiorno con chi, l'UDC, ancora governa con il PDL nella Lombardia di Bossi e Formigoni, o è suo prossimo alleato in Lazio e Campania; o con chi indossa da mesi la bandiera della difesa di un Sud mortificato e offeso dalle politiche del governo e poi si reca da Berlusconi per contrattare un suo rientro nel PDL di Puglia (Adriana Poli Bortone).
Non riesco a fare mia la considerazione che non c'è contraddizione nel raccontare una "Puglia migliore" nell'urbanistica, nei servizi sociali, nel turismo, nell'ambiente, nelle politiche giovanili, nel sostegno alle imprese, nella cultura grazie anche al lavoro di uomini e donne del PD, e poi decidere che per proseguire il lavoro svolto bisogna fare a meno di Niki Vendola, suo mentore e simbolo.
Sono argomenti che già conoscete, anche perché largamente condivisi in tanti elettori del nostro partito. A me paiono troppo seri e dirimenti per immaginare di poterli eludere attraverso il semplice richiamo alla disciplina di partito, alla sua unità, alla solidarietà doverosa nei confronti di chi ha accettato questa difficile sfida delle primarie.
Ho tentato, invano, di condividere un'occasione pubblica di confronto per ascoltare le reciproche ragioni e garantire un momento di partecipazione tra iscritti, elettori, e dirigenti prima di assumere decisioni definitive. Ma la mia lettera del 12 dicembre scorso, accompagnata da sessanta firme di segretari di circolo, eletti, semplici iscritti e indirizzata al segretario regionale e a quello provinciale, è stata totalmente ignorata. A ulteriore conferma di un'idea di coinvolgimento dei circoli e di protagonismo della base evocata spesso e praticata mai. Un silenzio incomprensibile che rivela, evidentemente, un'idea diversa di quel partito comunità che a parole diciamo di voler costruire. Che non può essere un luogo immaginario, ma lo spazio reale dove il semplice tesserato diventa protagonista consapevole.
Ecco perché, dopo aver contribuito marginalmente a costruirlo, oggi lascio il PD dopo quindici anni di appassionata militanza.
E' una decisione personale che non impegna nessuno oltre il sottoscritto. Del resto, come sapete, in coerenza con le posizioni espresse durante il nostro ultimo congresso, la mozione Marino, di cui sono stato coordinatore provinciale, non s'è costituita in corrente, area politica, associazione culturale. Chi con me ha condiviso quella esperienza, dal 25 ottobre è un semplice iscritto al PD con le proprie idee e la propria autonomia di pensiero.
Lascio il PD, non per approdare altrove, ma semplicemente per sostenere e votare chi penso oggi ancora meriti, nonostante errori e ritardi, di essere il nostro rappresentante alla guida della Puglia.
Nessuna intenzione di santificare Vendola facendone un martire.
Ma neanche nessuna intenzione di subire una linea politica che considero sbagliata nel merito e nel metodo.
Durante il congresso più volte ci siamo detti che dopo le tante attese deluse dei nostri militanti il PD non si sarebbe potuto permettere ulteriori false partenze pena la fine anticipata del progetto del partito e il divorzio politico con gran parte del suo elettorato.
Per quel che mi riguarda tutto questo è purtroppo accaduto.

Cordialmente
Carlo Salvemini

Da Port-au-Prince pezzi di un viaggio.


di Doriana Goracci
Questo pezzo non apparirà io credo sul Fatto o sul Manifesto, come il precedente, sta sulla pagina da stanotte di RadicalShock. A maggior ragione passo anche a voi. Come si fa tra amici, quando resta poco e si condivide. Un pezzo, pezzi, brandelli, pezzi di Carta…il racconto verrà poi.Condivideremo anche quello mentre la luna avanza: so che tu ci stai veramente sul posto.Hola Federico!





diario da Port-au-Prince. Il viaggio.

Lascia perde che la gente ridotta a cadavere sta in mezzo alla strada da giorni. Lascia perde che come te giri trovi palazzi schiacciati come dei sènduicc. Lascia perde pure che le strade brulicano di persone che non si sa che cazzo fanno, do vanno, che non si capisce che cazzo dicono, che manco loro sanno che stanno a fa. Lascia pure perde che gli ospedali che sono rimasti in piedi sono stracolmi di poveracci a pezzi, e di fuori c’è gente che aspetta. Quello che proprio non si riesce a sopportare è l’idea che il peggio comincia mo.

Arrivando dalla strada sterrata che dalla Repubblica Dominicana porta a Port-au-Prince uno arriva piano piano dall’America latina all’Africa. Le facce, le espressioni, la lingua, un creolo bastardo che ha di francese molto poco che comunque non si capisce.

Poi si arriva alla capitale. Si capisce perché ci sono i palazzi. No. Si capisce perché ci sono tutti dei mucchi di robba sfondata che se uno ci guarda bene e ha immaginazione potrebbero essere stati palazzi.

Le strade sono piene di gente che cammina cammina cammina. Loro vanno. cercano di uscire. Cercano di entrare. si spostano. E tutti hanno una faccia a punto interrogativo.

C’è un gruppo di gente ammassata al bordo della strada. non del marciapiede perché mi sa che qua marciapiede non ci sta manco sul vocabolario straniero/creolo, proprio sulla strada dove scorre un rigagnolo di acqua sporca vicino a una specie di tubo che spunta da terra. Lì si prende l’acqua. Da bere.

Tra qualche giorno una dottoressa che viene dal Cile a riconoscere i cadaveri negli hotel mi dirà che la malaria e il colera si trasmettono bevendo acqua infetta con gli umori dei cadaveri lasciati per strada. Ma questo adesso ancora non lo so. E non ho ancora visto il sorriso stanco di questa donna mentre cerca di spiegarmi l’orrore. Per cui per me sono solo persone che si procurano l’acqua in questo primo pomeriggio torrido di Haiti. Sono passati poco meno di tre giorni dal terremoto e non si cammina per la strada.

La nostra formazione, partendo alle 2 di notte accodati al convoglio CNN con una Honda ad assetto ribassato da Santo Domingo 12 ore fa è la seguente: al volante Juan, un taxista dominicano che si fa un sacco di risate fino alla frontiera, pure se gratta pesantemente l’albero motore e la coppa dell’olio ad ogni cazzo di dosso (contati almento 17mila). Dopo la frontiera capisce che ha fatto una cazzata a farsi trascinare qui. Capisce che la macchina la butterà. Se non se lo mangiano prima. Chiede informazioni in spagnolo alle donne sul ciglio della strada (che con ogni probabilità potrebbero ucciderlo a mani nude in tre mosse) rivolgendosi a loro dicendo “hola morena, como ehtá?”. Credo che pensasse che Port au Prince fosse un quartiere popolare di Santo Domingo.

A lato del pilota c’è il fotografo di Centocelle che vive nella Repubblica Dominicana, Emiliano Larizza. Capelli ricci biondastri tenuti in una coda alta. Occhio azzurro e macchina fotografica sempre in mano. Parla uno spagnolo con accento romano, poi all’improvviso parla romano con tutti. E tutti lo capiscono. Ha un cuore gigante e divide con tutti le razioni di crackers e barrette energetiche. A vederlo così non diresti che tra una settimana gli pubblicano un intero reportage sul Guardian. Soprannome: “er Principe”

sedile posteriore. Alla sinistra il Maestro Fabietto Cuttica. Uno dei membri anziani della spedizione. Fotografo raffinato noto nell’ambiente della malavita colombiana. Vive a Bogotà. è un fotografo Contrasto, riccetto, brizzolato, occhialetti e battuta sempre pronta. Grazie al fatto che è uno di quelli che piace alle donne ma anche alle loro madri, il suo soprannome di battaglia sarà: “Cutie”

Nel mezzo, buttato, accartocciato, lamentoso, alla continua ricerca di un cellulare (tanto che alcuni giorni dopo verrà accusato ingiustamente di volerne rubare uno dalle mani di una donna rimasta sotto le macerie, informazione poi smentita completamente), il mio fratello colombiano, l’ex rasta, quello che si è trasferito in Colombia per l’unica ragione che vale veramente la pena, la fauna femminile senza pari. Il fotoreporter d’assalto Simone Bruno. Nome di battaglia, a causa della storia del cellulare e di altre situazioni estreme: “lo Sciacallo” (o semplicemente “Shacky”)

Infine sul lato destro della macchina risiedo io. Il vostro reporter preferito. Che ancora non capisce cosa sta facendo qui, quando 24 ore prima era intento a trovare un buon posto per mangiare con una donna nella rutilante vita cosmopolita di Città del Messico. Nome di battaglia che mi porto appresso da avventure precedenti: “el Zopilote” (che vuol dire avvoltoio). Ma qui, dato che ho scritto un romanzo di grande successo, che ancora non è stato pubblicato mi chiamano: “er Famoso” (anche per una torbida storia di sesso di cui si racconterà nelle mie biografie)

Dunque l’ingresso in città non è affatto trionfale. Rimaniamo bloccati tra le tragedie altrui per un’ora. Prima di capire che dobbiamo cercare al più presto una base operativa.

Intorno a noi c’è la morte. Ma noi cominceremo a vederla nei prossimi giorni. Per ora cerchiamo un riparo. O magari un pavimento su cui dormire.

La giornata sarà ancora lunga. Ma qui la luna avanza e i ricordi faticano ad affiorare. Seguirà nei prossimi giorni il racconto


da Reset-Italia

GIU' LE MANI DALLA VAL SUSA - IDEALMANETE INSIEME AI RESISTENTI NO TAV











Processo-breve, condonati 500 mln


Il processo breve approvato oggi non cancellerà solo i dibattimenti ma anche «almeno 500 milioni di euro» che sindaci, parlamentari, ministri e sottosegretari hanno rubato allo Stato truffando e sprecando. Soldi che devono essere restituiti in base alle sentenze della Corte dei Conti. Ma che il ddl 1880 Gasparri-Quagliariello, più noto come «processo breve», nella sua versione corretta e allargata anche ai procedimenti contabili e societari cancella in un colpo solo.
Quando ieri pomeriggio l’aula di palazzo Madama ha messo ai voti la norma transitoria che cancella i processi in corso, il senatore Casson (Pd) lo ha detto chiaro: «Siamo arrivati al vero motivo di questa legge, la norma che non serve solo per cancellare ui processi di Berlusconi ma serve anche anche ad un vostro sindaco, ad un vostro ministro e ad altri che non dovranno più risarcire lo Stato di circa 500 milioni di euro».

Ancora più esplicito Gianpaolo D’Alia (Udc) che rivolto ai banchi della Lega avverte: «Una volta passata questa legge non potrete più fare gli sbruffoni in nome della certezza della pena e contro Roma ladrona perchè non approvate non solo un’amnistia ma anche un clamoroso condono contabile che salverà molti vostri amministratori». Mentre le opposizioni prendono la parola in aula, l’agenzia Ansa pubblica l’intervista al procuratore della Corte dei Conti del Lazio Pasquale Iannantuono che fa nomi e cognomi dei possibili beneficiari della norma: il viceministro Roberto Castelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti ma anche lo stesso relatore del processo breve, il senatore Giuseppe Valentino, i deputati Iole Santelli e Alfonso Papa, tutti del pdl. E ancora, cinque membri del vecchio Cda Rai in quota centrodestra tra cui l’ex dg Flavio Cattaneo e l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco per la nomina di Meocci.

I gregari imitano il Capo. E se il Capo governa approvando leggi su misura, altrettanto fanno i gregari. Inutile stupirsi, quindi, se il relatore al Senato del processo breve Giuseppe Valentino introduce una norma per salvare se stesso dalla Corte dei Conti. E, se lo stesso fa il viceministro Castelli che, membro della Commissione Giustizia, ha aiutato Valentino a buttar giù il testo del maxiemendamento che oltre alla prescrizione penale ha introdotto anche quella contabile e per le società.

I benefici per la casta sono solo «l’ultimo scempio» - dice il Pd - in tema di giustizia di cui «questa maggioranza si dovrà assumere tutta la responsabilità politica e morale davanti al Paese». Il Pd ieri ha fatto l’unica cosa che ormai poteva fare: ripetere fino all’ossessione «lo scempio» e il «cinico progetto di disarticolazione della giustizia». Sotto la regia di Silvia Della Monica (capogruppo in Commissione Giustizia), di Giovanni Legnini e di una infaticabile Maria Incostante, i senatori hanno ricordato ad ogni dichiarazione di voto «lo scempio della giustizia» e «la rinuncia dello Stato a combattere la corruzione» accusando «una maggioranza ridotta a meri esecutrice di ordini».

Prima Carofiglio, poi Adamo, Maritati, Fassone, Franco... Al quarto intervento maggioranza e Lega hanno capito e hanno cominciato a fischiare, a lamentarsi. Il senatore Piero Longo, il vero king maker del processo breve, ha creduto a un certo punto di spezzare il gioco definito «elegante tantra che ha creato in aula un’atmosfera vagamente orientaleggiante». Voleva dire mantra, ma chissà. E comunque, per non essere da meno, il tutto-d’un-pezzo Longo ha intonato a sua volta il coretto: «Are krishna-krishna are». E via di questo passo. Anche il presidente Schifani ha provato ad interrompere la provocazione dei senatori del Pd, chiedendo interventi nel merito dopo che nelle ultime settimane ha fatto di tutto per non far discutere nel merito articoli ed emendamenti. Ha perso la pazienza anche uno come Luigi Zanda (Pd) che ha accusato Schifani «di aver avuto fin dall’inizio un atteggiamento negativo nei confronti delle opposizioni. Un modo di fare che non ci ha convinto affatto». La seduta finisce con l’Idv che occupa i banchi del governo. Un pessimo clima. E nessuno parla più di dialogo.

Poi arriva l'immancabile colpo finale. Le corti di tribunale in Italia sono come «plotoni di esecuzione», ha detto Berlusconi, precisando di non sapere se si presenterà in aula nelle udienze che lo vedono come imputato. «I miei avvocati insistono che se andassi in tribunale non mi troverei davanti a corti giudicanti ma a dei plotoni di esecuzione», ha detto Berlusconi al termine dell'incontro con Camillo Ruini, a cui ha partecipato anche il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. «Non so se andrò, sto discutendo con gli avvocati», ha aggiunto il capo del governo.

da Indymedia

I sorrisi dei bambini prima del lager

Rastrellati il 16 ottobre 1943, uno solo tornò

C'è un ossario digitale di bambini ebrei, da questa mattina, online: le foto di Fiorella e Samuele, Roberto e Giuditta e tutti gli altri piccoli, coi fiocchi tra le trecce e il triciclo e il vestito da marinaretto, scattate prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz. Dal solo ghetto di Roma ne portarono via 288: quelli che passarono per il camino furono 287.E intanto gli opuscoli del Terzo Reich incoraggiavano le mamme germaniche: «Offrite un bambino al Führer ché ovunque si trovino nelle nostre province tedesche gruppi di bambini sani e allegri. La Germania deve diventare il Paese dei bambini».

Ferma il respiro, rileggere quelle righe propagandistiche della dispensa Vittoria delle armi, vittoria del bambino o i proclami nel Mein Kampf di Adolf Hitler («Lo Stato razzista deve considerare il bambino come il bene più prezioso della nazione») mentre riaffiorano su internet quelle immagini di piccola felicità familiare e domestica. Per questo, 66 anni dopo la retata del 16 ottobre 1943 e dieci dopo l’istituzione nel 2000 del Giorno della memoria, il Cdec, il Centro documentazione ebraica contemporanea, ha deciso di metterle online. È sulla rete, inondata di pattume razzista, che si trovano migliaia di rimandi a siti che strillano «L’olocausto, una bufala di cui liberarsi» e «Il diario di Anna Frank: una frode» o arrivano a sostenere che ad Auschwitz c’era una piscina «usata dagli ufficiali delle SS per guarire i pazienti». È sulla rete che siti multilingue di fanatici sedicenti cattolici («Holywar»: guerra santa) si spingono a indire un «giorno della memoria» per ricordare «l’olocausto comunista perpetrato dalla mafia razzista ebraica responsabile dello sterminio di 300 milioni di non ebrei». È sulla rete che sono approdate canzoni naziskin come quella dei «Denti di lupo» che urlano «quelle vecchie storie / sui campi di sterminio / abbiamo prove certe / son false e non realtà» e «Terra d’Israele, terra maledetta! / I popoli d’Europa, reclamano vendetta!» e ancora «Salteranno in aria le vostre sinagoghe / uccideremo tutti i rabbini con le toghe...». Ed è sulla rete, perciò, che doveva essere eretto questa specie di sacrario virtuale che ci ricorda come l’ecatombe successe solo una manciata di decenni fa. Un battere di ciglia, nella storia dell’uomo.

Sono le fotografie che i parenti scampati al genocidio consegnarono via via, a partire dalla liberazione di Roma, al Comitato ricerche deportati ebrei (Crde) che tentava in quegli anni di ricostruire il destino degli italiani marchiati dal fascismo con la stella gialla e mandati a morire nei lager: «Questa è mia sorella Rachele...» «Questo è mio fratello Elio con sua moglie...» «Questi sono i miei nipotini Donato e Riccardo...». Quelli del Crde raccoglievano le immagini, le pinzavano su un cartoncino azzurro, ci scrivevano i nomi e inserivano le schede al loro posto, negli archivi dell’orrore. Furono rarissimi, ad avere la fortuna di veder tornare un loro caro. Dei 1.023 ebrei rastrellati quel maledetto «sabato nero» dell’ottobre ’43, rientrarono vivi a Roma solo in 17. E tra questi, come dicevamo, solo un bambino dei 288 che erano stati portati via. Una strage degli innocenti. Uguale in tutta l’Italia. Il dato più sconvolgente della strage, scrivono appunto Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida ne Il futuro spezzato: i nazisti contro i bambini, è «l’altissimo numero delle vittime più giovani, dei bambini e dei ragazzi ebrei: complessivamente i morti, da zero e 20 anni, ammontano a 1.541». Di questi, i figlioletti con pochi mesi o pochi giorni di vita furono 115.

Fatta salva una mostra organizzata a Milano per ricordare la Liberazione, le foto di quei piccoli, accanto a quelle di distinti signori con il panciotto come Enrico Loewy, floride matrone come Lucia Levi, ragazze nel fiore della bellezza come Laura Romanelli, famigliole intere come quella di Benedetto Bondì, sono rimaste per anni e anni dentro un faldone dell’archivio del Cdec. Riaprire oggi quel faldone, per far vedere a tutti i volti di quegli italiani schiacciati sotto il tallone dai nazi-fascisti, non è solo un recupero della memoria. Restituire a quegli ebrei una faccia, un nome, un cognome, qualche briciola di storia personale, come già aveva fatto ad esempio ne Il libro della memoria — Gli ebrei deportati dall’Italia quella Liliana Picciotto di cui è in uscita L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli 1943-1944, vuol dire strappare ciascuno di loro all’umiliazione supplementare. L’essere stati uccisi come anonimi. Riconoscibili l’uno dall’altro, come il bestiame, solo per i numeri marchiati a fuoco sul braccio. Ed ecco il passato restituirci bambini, bambini, bambini. Come Fiorella Anticoli, che aveva due anni e due grandi nastri bianchi tra i boccoli. Graziella Calò, che in piedi su una sedia pianta le manine sul tavolo per non cadere. Olimpia Carpi, infagottata in un cappottino bianco. E Massimo De Angeli che dall’alto dei suoi quattro o cinque anni bacia il fratellino Carlo appena nato. E poi Costanza e Franca ed Enrica il giorno che andarono al mare a giocare col tamburello sulla battigia. E Sandro e Mara Sonnino, un po’ intimoriti dalla macchina fotografica mentre la mamma Ida sprizza felicità. Sono 413, gli ebrei delle foto messe in rete all’indirizzo www.cdec.it/voltidellamemoria. Quelli tornati vivi furono due: Ferdinando Nemes e Piero Terracina. Tutti gli altri, assassinati. Buona parte lo stesso giorno del loro arrivo ad Auschwitz, come il 23 ottobre 1943 la romana Clelia Frascati e i suoi dieci figli, il più piccolo dei quali, Samuele, aveva meno di sei mesi. «Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata», ha scritto ne La notte lo scrittore e premio nobel Elie Wiesel, «Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede».

Sono in troppi, ad aver fretta di dimenticare. O voler voltar pagina senza riflettere su quello che è successo. A rovesciare tutte le colpe sui nazisti. Quelle foto, due giorni dopo l’amaro riconoscimento del Papa su quanti restarono indifferenti, ci ricordano come andò. E magari è il caso di rileggere, insieme, qualche passo di quel libro di Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida. «I bimbi ebrei sono anche vittime di una ulteriore piaga che infuria nei mesi dell’occupazione nazista, quella della delazione: secondo la sentenza emessa dalla corte di assise di Roma nel luglio 1947, un gruppo di sei spie italiane che agiscono nella capitale vendono i bambini ebrei a mille lire l’uno e i militi italiani si distinguono in dare loro la caccia, come l’appuntato dei carabinieri che arresta nel febbraio 1944 a La Spezia Adriana Revere, di nove anni...».

Gian Antonio Stella

http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_19/ossario-virtuale-stella_f02e8b56-04c4-11df-aece-00144f02aabe.shtml

da Antifa

Bettino Craxi, una vergogna italiana


In questi giorni si è assistito alla vergognosa celebrazione di un corrotto e ladro uomo politico,Bettino Craxi.

Trovo vergognoso che una classe politica e giornalistica faccia passare quest'uomo per un grande statista quando ha portato il debito pubblico a livelli altissimi,dove la corruzione regnava sovrana,dove ogni opera pubblica costava il doppio o il triplo per via delle tangenti che il suo ed altri partiti riscuotevano ai danni dei cittadini.

Trovo vergognoso il discorso di Napolitano che da questo momento (già avevo dei dubbi) non mi rappresenta più.
E' ovvio che i ladri e i corrotti celebrino il loro leader carismatico ma un paese che non si ribella a questo scempio della verità è un paese che non ha futuro.Un paese allo sbando in mano ad una accolita di cialtroni corrotti servi di un padrone che era un intimo amico di Craxi e che ha usufruito del suo aiuto per espandere il suo potere,al punto da prenderne il posto.

Trovo vergognoso che un direttore del tg1 paragoni Craxi ad un martire.

SVEGLIA POPOLO ITALIANO CACCIAMO VIA QUESTI LADRI DAL NOSTRO PARLAMENTO,la nave affonda e loro sono al sicuro con i loro doppi e tripli stipendi,un nanetto insolente e presuntuoso dice ai ragazzi di 18 anni che per legge dovrebbero andar via di casa,per andare dove? A mettersi al servizio di un politico e leccargli il culo nella speranza di un posto di lavoro?Ci viva lui con 500 euro al mese in un un call center.

Questo paese sta sprofondando nella merda fino al collo e loro ci dicono che va tutto bene.Le poche voci libere che cercano di stabilire la verità vengono zittite e additate come seminatori di odio.Bisogna fare qualcosa è al più presto o sarà troppo tardi.
Povera Italia.

da Indymedia

mercoledì 20 gennaio 2010

MASSIMO CARLOTTO - 20 GENNAIO 1976


- 20 Gennaio 1976: viene uccisa a Padova, nella sua abitazione, una studentessa di 25 anni, Margherita Magello, con cinquantanove coltellate. Massimo Carlotto, diciannove anni, studente e militante di Lotta Continua, scopre casualmente la vittima, insanguinata e morente, e si reca dai Carabinieri per raccontare il fatto; viene fermato, arrestato e imputato di omicidio.

- 15 Maggio 1978: Massimo Carlotto, dopo oltre un anno di istruttoria a seguito di tre dibattimenti (il primo termina con un'ordinanza che dispone il rifacimento delle perizie e un supplemento di istruttoria, il secondo vien interrotto per la malattia del Presidente) è assolto per insufficienza di prove dalla Corte di Assise di Padova. -

- 19 Dicembre 1979: la Corte d'Assise d'Apello di Venezia rovescia il verdetto e condanna Massimo Crlotto a diciott'anni di reclusione.

- 19 Novembre 1982: La Corte di cassazione respinge il ricorso delle difesa e conferma la condanna

- il 2 Febbraio 1985 Massimo Carlotto torna dal Messico e si costituisce alle autorità italiane. Nel corso dello stesso anno nasce il "Comitato Internazionale Giustizia per Massimo Carlotto", con sede a Padova, Roma, Parigi e Londra, che organizza una campagna di informazione e una raccolta di firme a favore della revisione del processo. Ne vengono raccolte migliaia. Il Primo firmatario in Italia è Norberto Bobbio, a livello internazionale lo scrittore Jorge Amado che nel giugno 1986, con altre decine di intellettuali, lancia dalle pagine di "Le Monde" un appello internazionale per la revisione del processo. Nel frattempo Massimo Carlotto si ammala gravemente in carcere ed inizia una nuova campagna per la sua scarcerazione.

- Febbraio 1987: scende in campo la "Federatiòn Internationale des Droits de l'Homme" che apre un'inchiesta sul caso e invia a Padova una commissione, guidata dallo stesso segretario generale, l'avvocato Patrik Baudoin. Dopo aver esaminato gli atti processuali e sentite le parti, la federazione si schiera a favore della recensione del processo.

- 12 Novembre 1987: Massimo Carlotto dopo una serie di perizie e udienze di fronte al Tribunale di Sorveglianza, ottiene il diferimento della pena per gravi motivi di salute.

- 20 Giugno 1988: i difensori, al termine di un lungo iter propedeutico di fronte alla Corte d'Appello di venezia, presentano l'istanza di revisione alla Corte di Cassazione.

- 30 Gennaio 1989: la cassazione concede la revisione del processo sulla base di tre nuove prove. Annulla la sentenza di condanna e rinvia gli atti alla Corte d'Appello di Venezia per il nuovo giudizio.

- 20 Ottobre 1989: quattro giorni prima dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, ha inizio il nuovo processo davanti alla Corte d'Assise d'Apello di Venezia. - Nel 1990, nel corso del processo, per la prima volta nella storia della giustizia italiana, la "Federaziòn Internazionale des Droits de l'Homme" invia in qualità di osservatori alcuni esperti, tra cui il capo di gabinetto della polizia scientifica di Parigi, al fine di accertare la correttezza delle indagini peritali. Ma il loro rapporto, totalmente a favore dell'imputato, non viene acquisito dalla Corte per limiti procedurali.

- 22 Dicembre 1990: dopo quattordici mesi di istruttoria dibattimentale, la Corte non emette una sentenza bensì un'ordinanza che rimette gli atti alla Corte costituzionale. Ritenendo pienamente provata una delle tre prove nuove e sostenendo, come giudizio finale, che l'imputato dovrebbe essere assolto per insufficienza di prove, la Corte dichiara di non sapere quale applicare tra il vecchio e il nuovo codice da poco in vigore.

- 05 Luglio 1991: con sentenza interpretativa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, la Corte Costituzionale stabilisce che la Corte di Venezia avrebbe dovuto applicare al caso il nuovo codice e assolvere Massimo Carlotto con formula piena già il 22 Dicembre 1990

- 21 Febbraio 1992: tornati gli atti della Corte Costituzionale, ha inizio il secondo giudizio di fronte a una nuove Corte d'Assise d'Appello perché nel frattempo il Presidente era andato in pensione. La Corte decide di non procedere a una nuova istruttoria dibattimentale e di recuperare la precedente tramite lettura degli atti.

- 27 marzo 1992: la Corte conferma la sentenza di condanna del 1979, ribaltando le conclusioni della Corte precedente.

- 28 Marzo 1992: la Procura Generale di venezia emette l'ordine di carcerazione per l'esecuzione della pena.

- 13 Maggio 1992: dopo quarantasette giorni di carcere, Massimo Carlotto viene nuovamente scarcerato per gravi motivi di salute e gli viene concesso un anno di differimento della pena.

- 24 Novembre 1992: la Corte di Cassazione conferma la sentenza di condanna. Già dalla sera stessa si comincia a parlare di grazia "come unico strumento, correttivo ed equilibrato dei rigori della legge, in grado di chiudere il caso con giustizia e umanità". Anche in considerazione delle condizioni di salute di Carlotto, nel frattempo ulteriormente peggiorate.

- 25 Novembre 1992: dopo neanche vetiquattr'ore dalla sentenza, alcuni consiglieri comunali di Padova consegnano al Presidente della Repubblica, in occasione di una sua visita in città, un dossier sul caso. Interpellato sulla grazia nel corso di un incontro pubblico con la cittadinanza, il Presidente risponde che esaminerà con estrema attenzione il caso.

- 14 Dicembre 1992 i genitori di Massimo Carlotto presentano la domanda di grazia al Tribunale di Venezia per l'istruttoria formale.

- 1993: i comitati internazionali lanciano un appello per una raccolta di firme a favore del provvedimento. Ne raccoglieranno diciottomila in tre mesi. Primo firmatario l'ex presidente della Corte Costituzionale Ettore Gallo. In tutta Italia si organizzano iniziative, dibattiti, spettacoli; il Consiglio Comunale di Padova vota un ordine del giorno a sostegno della richiesta.

- 7 Aprile 1993: il Presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, concede la grazia a Massimo Carlotto.

NUMERI E CURIOSITÀ DEL CASO GIUDIZIARIO PIÙ LUNGO DAL DOPOGUERRA:

- 18.000, è il numero di firme raccolte in soli tre mesi, in virtù delle quali è stata concessa la grazia a Massimo Carlotto.

- 30 Maggio 1993: è la data in cui è stata depositata presso la Corte Europea di Strasburgo, la richiesta di ricorso contro la sentenza di Cassazione che condannò Massimo colpevole in ultimo grado. A tutt'oggi la lentezza burocratica e l'altissimo costo delle spese legali fanno disperare una possibile riapertura del caso.

Massimo Carlotto è comunque il cittadino europeo che ha denunciato uno Stato per il maggior numero di violazioni, sia per quanto riguarda i diritti umani, sia per quanto riguarda il diritto alla difesa.

-140 chili è il peso raggiunto da Massimo nel periodo della detenzione, a causa del dismetabolismo cronico nato dallo stress della vita carceraria.

- 5 pacchetti di Marlboro rosse al giorno erano la media da fumatore di Massimo Carlotto in carcere.

- 11 è il numero di processi a cui è stato sottoposto.

- 86 i giudici che lo hanno giudicato

- 50 i periti che l'hanno "vivisezionato".

- 18 gli anni di odissea giudiziaria

- 2 le revisioni di processo avvenute, e conclusesi con esito opposto.

Massimo carlotto compì i suoi diciannove anni (era stato arrestato nel gennaio '76, a diciotto anni) nel carcere di Padova dove fu rinchiuso, e dove sostenne gli esami di stato per la maturita', e metà degli esami di laurea in scienze politiche.

Padova, Cuneo, Treviso, San Vittore, sono le carceri in cui ha soggiornato.

da MassimoCarlotto.it

La rivoluzione gentile delle donne pugliesi

Anche a Lecce si mobilita la Rete “Le donne pugliesi per Nichi Vendola Presidente”.


Mobilitiamoci tutte insieme per sostenere la continuità del progetto politico che la Giunta Vendola ha intrapreso in questi anni e che necessita di almeno un altro quinquennio per essere portato a compimento.

Siamo donne che operano nel tessuto sociale per lo sviluppo del territorio pugliese, attive da sempre contro lo svilimento delle pratiche democratiche.

Siamo donne che vogliamo guardare alla società e affrontare i suoi problemi con “sguardo di donna”, con la convinzione che si può costruire una comunità a misura di donne, uomini, bambini e anziani.
Associazioni, Imprese, Istituzioni, Organizzazioni Sindacali: è questo il mondo da cui proveniamo.
Abbiamo verificato in questi cinque anni la validità e l’efficacia delle politiche di sviluppo attuate dal governo Vendola, abbiamo visto la costante attenzione alla crescita della coscienza, al potenziamento della soggettività e alla partecipazione di tutte le cittadine i cittadini.
La legge per l’emersione del lavoro sommerso è stata punto di riferimento nel dibattito europeo; importanti processi di cambiamento sono stati avviati con la legge sulla trasparenza, sulle politiche sociali e sulla salute, per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; finalmente i giovani e le donne hanno avuto nel governo regionale un interlocutore attraverso i programmi destinati ai giovani per l’alta formazione e l’auto imprenditorialità e la rete capillare di servizi per la prima infanzia; c’è stata una ferma difesa dei beni comuni, come l’ambiente, il paesaggio, l’acqua e la salute pubblica, con la legge sull’amianto, la legge sull’abbattimento delle emissioni di diossina a Taranto, l’opposizione al nucleare e l’incremento della produzione di energie da fonti rinnovabili; la questione immigrazione ha ricevuto tutta l’attenzione che merita come questione centrale del nostro territorio, anche in contrasto con le attuali politiche nazionali e senza dimenticare la promozione di politiche di accoglienza; un grande lavoro è stato fatto per costruire relazioni tra i popoli del Mediterraneo e valorizzare così la posizione geopolitica della Puglia, con vantaggio per tutti.
Questi atti hanno lasciato intravedere la presenza di un disegno politico non di parte e non fazioso, la cui realizzazione non può esaurirsi in una legislatura. E' necessaria la continuità affinché i processi innovativi avviati e gli input di crescita possano agire nel tessuto socio-economico e lasciare tracce sul piano culturale.
Il nostro Presidente risponde alla richiesta di una politica trasparente, coerente, efficace, cresciuta in questi anni nel territorio e culminata nella scelta delle primarie. Attraverso quello strumento gli uomini e le donne di Puglia hanno avuto la forza di appropriarsi della propria rappresentatività al di là degli schieramenti partitici.
Non sostenendo Vendola si fermerà il nuovo vento politico che ha alimentato e attraversato la Puglia. Siamo donne che nell’operato della Giunta Vendola hanno potuto riconoscere un significativo ed efficace contrasto a quel totalitarismo sessista che ormai domina incontrastato nel paese, da quando si è instaurata la “controrivoluzione culturale delle veline”.
Donne che rifiutano la politica che sacrifica la buona amministrazione in nome di interessi di potere, poco trasparenti, e di politiche di spartizione.
Abbiamo imparato ad amare Vendola per il suo linguaggio diretto e sincero, perché ha saputo coniugare il sentimento di giustizia sociale con una buona amministrazione, fatta di concretezza.
Il nostro Presidente assumendosi la propria differenza ha dato spazio e ha reso possibile esprimere tutte le differenze.
La politica di Nichi Vendola, è la testimonianza che esiste ed è possibile un nuovo modo di far politica, quel modo che noi vogliamo non smetta di esistere. Dicono di Vendola che fa troppo il poeta, noi diciamo che tutta la politica deve imparare dalla poesia, se poesia vuol dire mantenere un legame con sé stessi, praticare la difficile arte della relazione, cercare una lingua che sappia parlare ai sentimenti di tutti, guardare alla realtà con sguardo creativo. O, come lui dice, “portare nella contesa i corpi e l’esperienza viva dei lavoratori, dei bambini, delle donne e degli uomini”.
In quella politica noi siamo in vario modo coinvolte e per questo chiediamo di sostenere la candidatura di Nichi Vedola.


Info: Irene Strazzeri: 320/8583982
Alessia Bleve: 328/7031973
mail: donnepugliesi.pernichi@virgilio.it

Rocco Palese, il candidato bocciato da Silvio per “questione estetica”


Questa è la strana storia di Rocco Palese, così come l’hanno raccontata, senza smentita per tre giorni filati, sia il “Corriere della Sera” che “La Stampa”. Raccontano i due quotidiani che Raffaele Fitto, ex governatore della Puglia, oggi ministro e, come si dice, plenipotenziario del Pdl a Bari e dintorni, abbia accompagnato e condotto Rocco Palese a Palazzo Grazioli. Non per prendere un caffè ma per accreditarlo come candidato alle prossime elezioni di marzo. Raccontano anche che Silvio Berlusconi abbia deluso Raffaele Fitto, “plenipotenziario” ma stavolta mica tanto.Racconto vuole che Berlusconi abbia guardato e ascoltato Rocco Palese e poi abbia detto no, grazie, non è il caso. Perché? “Per come si presenta e come parla”. Insomma il candidato non ha passato il “provino”. Il racconto trova anche conferme indirette: Luigi Vitale, parlamentare pugliese del Pdl riassume: “E’ stata sollevata una questione estetica”.

Rocco Palese, capogruppo Pdl alle Regione Puglia ed ex assessore al Bilancio, questa è la storia che raccontano di lui e della sua candidatura. Sorge domanda e curiosità, entrambe legittime: ma “come parla e si presenta” il candidato che inciampa e scivola sulla “questione estetica”?

http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/rocco-palese-il-candidato-bocciato-da-silvio-per-questione-estetica-209246/
da GrandeSalento.org

METALLICA - NOTHING ELSE METTERS



METALLICA - NOTHING ELSE METTERS

So close no matter how far
Couldnt be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I dont just say
And nothing else matters

Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know

So close no matter how far
Couldnt be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Never cared for what they do
Never cared for what they know
But I know

Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I dont just say
And nothing else matters

Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

Never cared for what they say
Never cared for games they play
Never cared for what they do
Never cared for what they know
And I know

So close no matter how far
Couldnt be much more from the heart
Forever trusting who we are
No nothing else matters

METALLICA - NON IMPORTA NIENT'ALTRO

Così vicino, non importa fino a dove
non potrebbe essere molto più lontano dal cuore
dobbiamo sempre credere in chi siamo
E non importa nient'altro

Non mi sono mai aperto in questo modo
La vita è nostra, la viviamo a modo nostro
non è solo per dire tutte queste parole
E non importa nient'altro

Fidati, io cerco e trovo in te
Ogni giorno per noi è qualcosa di nuovo
Mente aperta per un modo diverso di vedere le cose
E non importa nient'altro

Non mi è mai importato di quello che fanno
Non mi è mai importato di quello che sanno
ma io so

Così vicino, non importa fino a dove
non potrebbe essere molto più lontano dal cuore
dobbiamo sempre credere in chi siamo
E non importa nient'altro

Non mi è mai importato di quello che fanno
Non mi è mai importato di quello che sanno
ma io so

Non mi sono mai aperto in questo modo
La vita è nostra, la viviamo a modo nostro
non è solo per dire tutte queste parole
E non importa nient'altro

Fidati, io cerco e trovo in te
Ogni giorno per noi è qualcosa di nuovo
Mente aperta per un modo diverso di vedere le cose
E non importa nient'altro

Non mi è mai importato di quello che dicono
Non mi è mai importato dei giochi che fanno
Non mi è mai importato di quello che fanno
Non mi è mai importato di quello che sanno
ed io so

Così vicino, non importa fino a dove
non potrebbe essere molto più lontano dal cuore
dobbiamo sempre credere in chi siamo
no, non importa nient'altro

Haiti: aiuti in divisa

Polemiche con gli Usa per aver accentrato tutta la macchina dei soccorsi. L'infaticabile lavoro dei medici

di Simone Bruno
Al settimo giorno dopo il sisma sono arrivati gli americani.
La scusa è stata la sicurezza: saccheggi, scontri e linciaggi. Come se Port Au Prince normalmente fosse un paradiso. La realtà è che, date le circostanze, la situazione è fin troppo tranquilla. Però Obama ha comunque deciso di inviare 10000 soldati, tra cui 2200 Marines e una poraerei, per sistemare le cose e ristabilire l'ordine.
Intanto non finisce la sfilata di personalità, dopo la Clinton e Ban Ki-Moon è toccato al Clinton con Chelsea. Rituale giro in elicottero per verificare i danni, al sicuro dai mali odori, incontro con la stampa in cui portano la loro solidarietà e ponte aereo per gli aiuti bloccato, per garantire la sicurezza dei VIP.

Questa volta la Francia ha protestato ufficialmente davanti all'Onu per bocca del segretario di Stato della cooperazione Alain Joyandet, per le difficoltà cheun aereo francese, che trasportava un ospedale da campo, ha avuto ad atterrare. Joyandet ha chiesto anche di precisare il ruolo Usa ad Haiti, dato che li statunitensi controllano di fatto l'aeroporto e coordinano gli aiuti.
Catherine Ashton, capo della diplomazia dell' Unione Europea è arrivata ad affermare che: "oggi ad Haiti più che di aiuti militari c'è bisogno di una maggior coordinazione per far sì che gli aiuti arrivono a chi ne ha bisogno".
Eppure i marines sono arrivati comunque.
Nessuno degli Haitiani si è accorto che un altro VIP, il presidente Preval, è partito oggi per Santo Domingo, per partecipare ad una riunione preparatoria della conferenza dei paesei donatori del prossimo 25 gennaio. Del resto nessuno lo hai mai visto in un campo profughi o alla guida dei soccorsi e ha parlato più ai mezzi di comunicazione stranieri che a quelli Haitiani.
Intanto, fuori dale istallazioni dell' ONU la folla continua ad aumentare, alcuni sono alla ricerca di un lavoro come guide, interpreti o autisti, altri invece, la maggior parte, arrivano per capire dove finiscono gli aiuti che vedeno arrivare ogni giorno in aereo.In questa situazione ci sono stati i primi tafferugli con le forze dell' ordine, finiti, per fortuna, solo con qualche ferito.
I Marines, a differenza degli aiuti umanitari, non sono rimasti in aeroporto, anzi. Sono subito entrati in azione e hanno lanciato bottiglie d'acqua dagli elicotteri sulle tendopoli. A terra li scortavano i caschi blu armati di M-16 per disperdere i terremotati e i bambini che accorevano.
Obama sembra applicare strategie geopolitiche sulle spalle dei terremotati, da una parte ha espropriato il controllo dal Paese ai cashi blu a guida Brasiliana, dall'altra guadagna consenso in casa cooperando con gli ex presidenti.

Ma mentre si fanno giochi politici e si decide chi salvare o quante razioni non distribuire, c'è chi non dorme da una settimana. Sono i dottori che: operano, aggiustano ossa, amputano estremità e sono vicini ai feriti.
Claudio è Brasiliano ma vive a New York da quattro anni, il suo indice è abbracciato da una manina, e lui sorride alla padrona. Il cartello, appiccicato con un pezzo di scotch ai piedi della brandina, recita, nome: orfana; età: circa 18 mesi. Non si sa chi sia o da dove venga, ma sorride a tutti e per il momento la sorvegliano i suoi vicini di letto. C'è un secondo foglio sulla sua brandina: "per favore, se dorme non svegliatela". "Abbiamo dovuto attaccare questo messaggio - racconta Claudio liberandosi il dito - perchè in tanti tornano a trovarla e lei deve riposare".
"Ieri è stata la prima sera che ho dormito da quando sono arrivata - racconta Jennifer, uno dei pediatri accorsi dagli Stati Uniti - non abbiamo un posto dove stare, quindi riposiamo qui con i pazienti". Sarah ha studiato con Jennifer e ha quasi 28 anni, anche se ne dimostra parecchi di meno. Quando parla di Jackson si commuove: "guarda quanto è bello quel ragazzo - dice indicando un adolescente che ricambia il saluto con un sorriso - ero lì quando non sono riusciti a salvargli la mano. Lui ha una forza incredibile e ci ringrazie perché è ancora vivo".
È ormai sera nell' ospedale da campo dell' Onu, alcuni malati si lamentano cantando una litania che li aiuta a sopportare il dolore, molti dottori si sdraiano sui sacchi a pelo ai piedi delle brandine. Altri dormono su due sedie unite, appena fuori della tenda, vicino alla amontagna delle loro valige accatastate.
Anche l'orfana senza nome si è addormentata. Ci allontaniamo senza fare troppo rumore
.

da PeaceReporter

Empoli, cartello razzista contro i cinesi in un negozio


"Voglio segnalare un grave episodio di discriminazione, attuato da un negoziante in Empoli, in zona stazione. Come ben visibile nelle foto allegate da qualche giorno fa bella mostra sulla porta di ingresso, tra il manifesto degli sconti e la placca che avverte della sorveglianza video dell'area un cartello, scritto a mano nero su bianco, che vieta l'ingresso nel negozio ai cinesi che non conoscono l'italiano. Il gesto ed il messaggio stesso sono talmente discriminanti da non poter avere alcuna giustificazione, tantomeno si può pensare di avviare una qualunque discussione rispetto ad un fatto tanto violento quanto pericoloso. La cosa che colpisce, poi, è che il messaggio è indirizzato, secondo logica, al gruppo dei "cinesi che non sanno parlare italiano": ora, la domanda -apparentemente banale quanto apparentemente banale appare il paradosso- immediata è: come è possibile che i tali "cinesi che non sanno parlare italiano" leggano ed intendano il contenuto del cartello stesso? A nostro avviso il messaggio può essere indirizzato solamente ad un altro tipo di destinatari, ad esempio quegli italiani che considerano migliore o maggiormente degno di visita un negozio che rifiuta apertamente gli stranieri.
Rimaniamo in attesa di un segnale da parte dell'amministrazione e delle associazioni, nonché una risposta civile da parte di ogni cittadino offeso nella dignità dall'episodio".

Francesco, educatore, facilitatore linguistico, operatore interculturale
da PeaceReporter

GIPI - L’opinionista dice la sua sul dibattito sorto intorno alla figura di Bettino Craxi

martedì 19 gennaio 2010

La smentita di Laudati: Vendola non è indagato

La bolla mediatica creata ad arte nelle ultime ore sulla figura di Vendola si rivela una bufala con l'unico intento di deleggittimare l'operato di Vendola. Ciò che la maggior parte degli organi di stampa ha riportato questa mattina è stato smentito categoricamente dal procuratore Laudati. Un'ennesimo atto ignobile della mala politica perpetrato dai mezzi di informazione a pochi giorni dalle primarie!

Riportiamo la nota di Antonio Laudati, procuratore capo della Procura di Bari, in merito alle presunta iscrizione di Nichi Vendola nel registro degli indagati. “La Procura prende atto delle possibili strumentalizzazioni delle indagini per finalità diverse da quelle processuali così come delle precedenti fughe di notizie sugli accertamenti in corso: allo stato, non può escludersi che esse siano riferibili a componenti del gruppo investigativo. Nei confronti del presidente della giunta regionale pugliese, Vendola, non vi sono nel registro degli indagati di questa procura iscrizioni suscettibili di comunicazione”, ha sottolineato il procuratore Laudati.

“Su queste fughe di notizie – prosegue il procuratore Laudati – sarà compiuto ogni sforzo al fine di identificare eventuali responsabili in relazione alle conseguenti ipotesi di illecito configurabili. Questo ufficio assicura il massimo impegno per garantire, nel rigoroso rispetto della legge, l’ espletamento delle indagini preliminari per finalità esclusivamente processuali”.

VENDOLA NON SAREBBE INDAGATO. FONTI INVESTIGATIVE, NON RISULTA

Il nome del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non sarebbe al momento iscritto nel registro degli indagati della procura di Bari. Lo si apprende da fonti vicine alle indagini dopo che, nella serata di ieri, si sono diffuse indiscrezioni relative ad un coinvolgimento di Vendola in una vicenda che riguarda la sanità pugliese. Secondo le voci, il governatore sarebbe indagato per tentativo di concussione.

A quanto si apprende, "nulla è cambiato e non ci sono fatti nuovi" rispetto alla smentita fatta dal procuratore della repubblica di Bari, Antonio Laudati, l'11 novembre 2009. Laudati all'epoca assicurò che il governatore non era indagato e che a suo carico ci sarebbero state "valutazioni future".



Il procuratore smentì l'esistenza di una indagine a carico di Vendola dopo che 'Libero' aveva pubblicato stralci di un'informativa dei carabinieri che accostava al nome di Vendola, e a quello di altre 10 persone, il reato di tentativo di concussione per aver imposto a direttori generali delle Asl la nomina di dirigenti e funzionari, manovra questa che sarebbe servita per rafforzare il loro peso politico sul territorio.

Laudati è tornato a smentire 'categoricamente' ai cronisti l'esistenza di un'indagine a carico di Vendola all'inizio di dicembre 2009. In quella circostanza si seppe che il procuratore aveva dato disposizioni ai suoi sostituti che eventuali iscrizioni nel registro degli indagati relative alle indagini sulla sanità pugliese dovevano essere preventivamente autorizzate direttamente da lui.

(ANSA).

PER VENDOLA PRESIDENTE 2010


Appello ai cittadini del circolo di sinistra ecologia libertà - Nardò

Sicché primarie furono. E già questa è una vittoria : di democrazia innanzitutto. Il modello di consultazione popolare, che, ormai cinque anni fa,aveva sconvolto e contraddetto le logiche di “burokràzia” del carrozzone del sistema giurassico degli apparati di partito, è tornato a imporsi grazie alla forza di mobilitazione dal basso.

Sarebbe miope politicamente non cogliere la novità organizzativa e la forza propositiva che è venuta dalle vicende di questi ultimi due mesi circa. Noi, popolo di sinistra,abbiamo detto ac chiare lettere che agli accordi di palazzo, ai sistemi di scambi di poltrone, alle investiture di nomenclatura non ci stiamo : vogliamo che la leadership sia scelta, eletta, appunto; che rappresenti il nostro sentire comune; che dia voce alle istanze di giustizia e diritti che costituiscono la base rivendicativa dalla quale l’azione di governo, a qualsiasi livello, deve partire; che garantisca trasparenza e legalità nella pratica amministrativa. Per questo abbiamo voluto riproporre la candidatura Vendola, che consideriamo magnifico simbolo di questo sentire.
Vendola significa buon governo :la realizzazione del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, la chiusura della discarica di Castellino, il sostegno alle imprese in difficoltà, i provvedimenti a favore dei precari,l’internalizzazione dei lavoratori della sanità, gli investimenti a favore dei giovani “cervelli” della nostra regione,il “no” al nucleare, l’avvio della de privatizzazione dell’AQP sono solo alcuni degli impegni programmatici realizzati dalla sua amministrazione.
Vendola significa trasparenza : esempio unico in Italia, non ha esitato ad azzerare la vecchia giunta, operando un deciso rinnovamento nella rappresentanza assessorile quando inchieste giudiziarie alcuni esponenti della maggioranza per altro appartenenti a forze politiche a lui estranee.
Vendola significa diritti : le misure a favore degli immigrati, il pieno riconoscimento della loro dignità di persone, il sostegno alle fasce socialmente più deboli sono emblematici della portata di trasformazione culturale che è stata operata.
Vendola significa dialogo : l’appello lanciato a tutte le forze democratiche, al di là di schieramenti precostituiti, per un’ azione comune contro la politica revanchista e reazionaria del governo Berlusconi e per la difesa del popolo del sud, della sua economia e tradizione, hanno costituito una sfida, un modo nuovo di creare intese larghe a partire da proposte concrete e non, come è purtroppo costume, da accordi di palazzo su scambi di “favori”.
Vendola significa la realizzazione tangibile di un sogno utile : una puglia migliore per tutti, adesso.
Per noi di “Sinistra Ecologia Libertà”, poi, Vendola significa l’avvento di uno stile nuovo nel fare politica; quell’alternativa di meccanismi e metodi partecipativi che costituiscono l’anima del nostro partito, i modelli ispiratori dei contenuti programmatici del nuovo soggetto politico che stiamo costruendo : una sinistra plurale, variegata, rappresentativa dei bisogni e dei desideri delle persone; una sinistra schierata, di parte, in difesa dei diritti; una sinistra ispirata ai principi di giustizia e uguaglianza, una sinistra garantista e legalitaria, una sinistra ecologista e moderna…cioè “la” sinistra.
Vendola è il nostro presidente, speriamo che lo resti.

per il circolo “sinistra ecologia libertà” - nardò
Claudia Raho

LETTERA AI GIOVANI

di Lorenzo libero cittadino
Cari amici e care amiche,
come Sinistra, Ecologia e Libertà chiedeva già in Ottobre, sono state ottenute le primarie per il "centro sinistra".
I partiti sono UDC, Partito Democratico, Italia dei Valori, Rifondazione e PdCI e Sinistra, Ecologia e Libertà. Il PD e l'UDC hanno per lungo tempo rifiutato l'ipotesi delle primarie (andando anche contro le regole dei loro stessi partiti) e solo venerdì hanno accettato questa opzione. In questo modo, Sinistra Ecologia e Libertà ha solo una settimana per organizzare la campagna elettorale e, senza soldi, strumenti e materiale è molto, molto difficile!
Le primarie sono il 24 gennaio prossimo, cioè Domenica!!! Il tentativo di imporre l'on. Boccia come candidato presidente da parte del PD (nella persone del Seg. Naz. Bersani) è fallito, ma questo "pericolo" rischia di concretizzarsi attraverso le primarie.
L'on. Boccia è stato imposto dal Segr. Naz. del PD, Bersani e da nessun altro! Già questo basta a spiegare che Boccia è il solito politico manovrato dai soliti poteri
forti, vittima della (pseudo)politica dei soliti politici assetati di potere.
L'opportunità che abbiamo Domenica è quella di dire NO alla politica dei potenti e di essere persone critiche, capaci di scegliere!
Se sceglieremo Boccia alle primarie dovremo sostenerlo anche alle elezioni Regionali ed in seguito, sia in caso di vittoria che di sconfitta.
Dopo non potremo lamentarci di politiche inefficienti, di assesori alla sanità corrotti e di intrighi di potere (anche se non saranno nostre politiche, nostri assessori e nostri interessi)! La nostra politica non deve essere questa, l'abbiamo già sperimentata ed ha portato il centro sinistra al collasso!

Per questo DOBBIAMO scegliere e scegliere bene, tenendo a mente il lavoro di Vendola in cinque anni di governo. Lavoro che fa della Puglia la prima regione in Italia per la produzione di ricchezza, per la tutela dell'ambiente e dei lavoratori!!!

Potranno votare tutti i cittadini italiani ed extracomunitari con regolare permesso di soggiorno purchè abbiano compiuto 16 anni di età.

Domenica 24 Gennaio difendi la Puglia migliore, Nichi Vendola presidente!!!

Lorenzo,
libero cittadino

Nomine dei primari, dodici indagati c'è anche Vendola? "Una bufala"


Iscritti Vendola e Loizzo. Il governatore: "Chiesi informazioni su un luminare"

di Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini
In «un mondo dove primari diventano i raccomandati dei partiti, mi si accusa di aver spinto per fare tornare qui da noi in Puglia, uno scienziato di livello mondiale, un cervello che negli anni scorsi era purtroppo fuggito dalla sua terra e ora invece era pronto a tornare per fare del bene alla sua gente». Risponde così Nichi Vendola alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati. «Una bufala, un´accusa incredibile» ripete nella tarda serata di ieri.
Al governatore pugliese e ad altri undici (tra loro c´è anche l´assessore regionale ai Trasporti Mario Loizzo) viene contestato il reato di concussione. Una iscrizione a cui ha proceduto due mesi fa il sostituto procuratore Desirèe Digeronimo al quale sono stati affiancati i colleghi Francesco Bretone e Marcello Quercia. L´ipotesi di reato richiede però approfondimenti, nuovi accertamenti. Il caso è quello della nomina di un primario all´ospedale "Miulli" di Acquaviva e delle presunte raccomandazioni del mondo politico perché fosse uno dei candidati a vincere. L´informativa dei carabinieri, depositata a novembre, è un punto di partenza. Ma la procura vuole capire se davvero l´episodio, al centro della relazione, rappresenti un reato o niente di più che una semplice dialettica per la designazione del responsabile di un reparto. Prima di decidere (con l´archiviazione o con la richiesta di rinvio a giudizio) i magistrati attendono il deposito dell´informativa finale, in modo tale da avere un quadro più generale e dunque più chiaro della vicenda.

Lo scenario richiama il contenuto di un´altra inchiesta, sfociata giovedì in nove provvedimenti cautelari. Il caso è diverso certo perché per il concorso per l´incarico di allergologia all´ospedale di Altamura, accusa la procura, erano state fatte carte false. La procedura era stata pilotata perché il candidato Eustachio Nettis, lo stesso che nella sua pen drive, nascondeva una delibera e i verbali della commissione, prima ancora delle prova, vincesse la selezione. Ma anche in questa storia compaiono i nomi del politici ai quali Nettis si era rivolto, Mario Loizzo, appunta il gip, si sarebbe speso per il dottore che alla fine non si è aggiudicato la selezione, rimasta in sospeso.
Che la gestione della sanità sia oramai diventata il principale terreno d´indagine della procura oramai è chiaro. Solo in una settimana due inchieste sono sfociate in provvedimenti cautelari. Una si basa anche sulle dichiarazioni dell´imprenditore Gianpaolo Tarantini, ma non solo.

Ci sono anche le intercettazioni telefoniche e ambientali nell´ultimo e più recente fascicolo sulla sanità. Il giovane uomo d´affari che, da settembre è ai domiciliari perché accusato di aver distribuito cocaina alle feste, in tre interrogatori davanti ai pm Giuseppe Scelsi, Ciro Angelillis e Eugenia Pontassuglia, ha parlato e ha svelato quelle che era il suo sistema. Dopo la sua deposizione ai domiciliari sono finiti i dirigenti dell´Asl Antonio Colella e Michele Vaira. Sarebbero stati pagati da Tarantini per agevolare le sue pratiche.

da La RepubblicaBari