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martedì 22 dicembre 2009

*Audio* - discorso di Nichi Vendola all' assemblea costituente del 19-20 dicembre 2009


Di seguito il discorso in tre parti dell'inervento conclusivo di Vendola all'assemblea costituente di Sinistra Ecologia e Libertà di Roma











Puglia, il Pd verso il sì a Vendola: si decide domani - Nel Lazio cresce Marazziti

Sotto l’albero il Pd pugliese potrebbe trovarsi Nichi Vendola. Dopo mesi di tensioni, domani, antivigilia di Natale, l’assemblea regionale dei democratici prenderà finalmenteuna decisione: sostenere il governatore di sinistra o dare vita a una nuova coalizione con Udc, Idv, verdi e socialisti e un altro candidato. Definitivamente tramontate le primarie, anche perché nessuno del Pd se la sente di sfidare Vendola. «Uno strumento non utile in questo momento», ha detto ieri il segretario regionale Sergio Blasi. «L’Udc ha già detto che non parteciperebbe, e neppure l’Idv. Che senso avrebbe farle noi contro Vendola? ». Così anche D’Alema, che ieri a Bari ha partecipato a un vertice del Pd pugliese. «Sarebbero disastrose, solo un conflitto a sinistra».

Molti segnali fanno pensare che il Pd alla fine sceglierà Nichi, cercando di recuperare almeno l’Idv e tentando di mettere in campo delle liste civiche per acchiappare consensi al centro, sperando che l’Udc corra da sola. Difficile, visto che gli uomini di Casini ripetono «mai da soli in Puglia». E allora Vendola potrebbe spuntarla. Nonostante le bordate che anche ieri D’Alema gli ha rifilato alla riunione, accusandolo di «irresponsabilità politica». «Per mesi ha trattato con l’Udc, poi quando ha visto che mon lo volevano si è autocandidato. Eppure allargare all’Udc resta la strada più opportuna, bisogna pescare voti anche dall’altra parte, non rinchiudersi a sinistra: pure Ferrero è arrivato a dire che sosterrebbe Casini premier...». «Siete adulti e responsabili, decidete voi», ha concluso D’Alema rivolto ai “compagni” della Puglia, sottolineando i problemi che emergerebbero candidando il sindaco di Bari Emiliano (che ieri ha ribadito di non volersi candidare). Non mancano i supporter della nuova coalizione contro Vendola: da Nicola Latorre, al capogruppo in Regione Antonio Maniglio al deputato Ludovico Vico. Ma sono di più i supporter di Vendola. Dice Blasi: «Non siamo ostili a Vendola, con lui abbiamo governato e ottenuto risultati importanti ».

NEL LAZIO CRESCE LA CARTA MARAZZITI
Nel Lazio la situazione è ancora più intricata. Ieri il tavolo del centrosinistra è saltato (Idv e Prc non volevano partecipare). Zingaretti ha ribadito il suo no: «Le condizioni che avevo posto non esistono. Ora il Pd deve partire con un nome che non può essere il mio». Stamane si riunisce il Pd, l’unica buona notizia è che, se in Puglia saltasse l’alleanza con l’Udc, nel Lazio l’accordo sarebbe praticamente cosa fatta. «Per riequilibrare », spiegano gli uomini di Casini. Sul tavolo del Pd c’è la proposta fatta a Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, che per ora sta a guardare ma non esclude l’ipotesi. «Per me sarebbe più naturale restare nella società civile», dice a l’Unità. «Credo che altre candidature di qualità si possano trovare... ». Ma non è un no.

http://www.unita.it/news/italia/92946/puglia_il_pd_verso_il_s_a_vendola_si_decide_domani_nel_lazio_cresce_marazziti

Negrindia


Cosi' sono qua, io, Guaicaipuro Cuautemoc, sono venuto a incontrare i partecipanti a questo incontro.
Cosi' sono qua, io, discendente di coloro che popolarono l'America quarantamila anni fa, sono venuto a trovare coloro che la trovarono cinquecento anni fa.
Cosi' ci troviamo tutti: sappiamo chi siamo, ed e' gia' abbastanza. Non abbiamo bisogno di altro.
Il fratello doganiere europeo mi chiede carta scritta con visto per scoprire coloro che mi scoprirono.
Il fratello usuraio europeo mi chiede di pagare un debito contratto da traditori che non ho mai autorizzato a vendermi.
Il fratello leguleio europeo mi spiega che ogni debito si paga con gli interessi, anche fosse vendendo esseri umani e paesi interi senza chiedere il loro consenso.
Questo è quello che sto scoprendo.

Anch'io posso pretendere pagamenti.
Anch'io posso reclamare interessi.
Fa fede l'Archivio delle Indie.
Foglio dopo foglio, ricevuta dopo ricevuta, firma dopo firma, risulta che solamente tra il 1503 ed il 1660 sono arrivati a San Lucar de Barrameda 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento provenienti dall'America.
Saccheggio? Non ci penso nemmeno!! Perché pensare che i fratelli cristiani disobbediscano al loro settimo comandamento?
Spoliazione? Tanatzin mi guardi dall'immaginare che gli europei, come Caino, uccidano e poi neghino il sangue del fratello!
Genocidio? Sarebbe dar credito a calunniatori come Bartolomeo della Casa che considerarono quella scoperta come la distruzione delle Indie, o ad oltraggiosi come il dottor Arturo Pietri che sostiene che lo sviluppo del capitalismo e dell'attuale civiltà europea sia dovuto all'inondazione di metalli preziosi!

No! Questi 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento devono essere considerati come il primo di vari prestiti amichevoli dell'America per lo sviluppo dell'Europa.
Pensare il contrario vorrebbe dire supporre crimini di guerra, il che darebbe diritto non solo a chiedere la restituzione immediata ma anche l'indennizzo per danni e truffa.

Io, Guaicaipuro Cuautemoc, preferisco credere alla meno offensiva delle ipotesi.
Una così favolosa esportazione di capitali non fu altro che l'inizio del piano Marshalltezuma teso a garantire la ricostruzione della barbara Europa, rovinata dalle sue deplorabili guerre contro i culti musulmani, difensori dell'algebra, della poligamia, dell'igiene quotidiana e di altre superiori conquiste della civiltà.

Per questo, avvicinandosi il Quinto Centenario del Prestito, possiamo chiederci: i fratelli europei hanno fatto un uso razionale, responsabile, o perlomeno produttivo delle risorse così generosamente anticipate dal Fondo Indoamericano Internazionale?
Ci rincresce dover dire di no.
Dal punto di vista strategico le dilapidarono nelle battaglie di Lepanto, nelle armate invincibili, nei terzi Reich ed in altre forme di reciproco sterminio, per finire poi occupati dalle truppe yankee della Nato, come Panama (ma senza canale).
Dal punto di vista finanziario sono stati incapaci - dopo una moratoria di 500 anni - sia di restituire capitale ed interessi che di rendersi indipendenti dalle rendite liquide, dalle materie prime e dall'energia a basso costo che gli esporta il Terzo Mondo.

Questo deplorevole quadro conferma l'affermazione di Milton Friedman secondo il quale un'economia assistita non potrà mai funzionare e ci obbliga a chiedere - per il loro stesso bene - la restituzione del capitale e degli interessi che abbiamo così generosamente aspettato a richiedere per tutti questi secoli.

Detto questo, vorremmo precisare che non ci abbasseremo a chiedere ai fratelli europei quei vili e sanguinari tassi d'interesse variabile del 20 fino al 30% che i fratelli europei chiedono ai paesi del Terzo Mondo. Ci limiteremo a esigere la restituzione dei materiali preziosi prestati, piu' il modico interesse fisso del 10% annuale accumulato negli ultimi trecento anni, condonando quindi gli altri 200.
Su questa base, applicando la formula europea dell'interesse composto, informiamo gli scopritori che ci devono, come primo pagamento del loro debito, soltanto 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento ambedue elevati alla potenza di trecento.
Come dire, un numero per la cui espressione sarebbero necessarie piu' di trecento cifre, e il cui peso supera ampiamente quello della terra.
Com'è pesante questa mole d'oro e d'argento! Quanto peserebbe calcolata in sangue? Addurre che l'Europa in mezzo millennio non ha saputo generare ricchezze sufficienti a cancellare questo modico interesse sarebbe come ammettere il suo assoluto disastro finanziario e/o la demenziale irrazionalità delle basi del capitalismo.

Tuttavia queste questioni metafisiche non affliggono noi indioamericani. Però chiediamo la firma immediata di una carta d'intenti che disciplini i popoli debitori del vecchio continente e li obblighi a far fede al loro impegno tramite un'immediata privatizzazione o riconversione dell'Europa perché ci venga consegnata per intero come primo pagamento di questo debito storico.

Dicono i pessimisti del Vecchio Mondo che la loro civiltà versa in una bancarotta tale che gli impedisce di tener fede ai loro impegni finanziari o morali.
In tal caso ci accontenteremo che ci paghino dandoci la pallottola con cui uccisero il poeta.
Ma non potranno.
Perché quella pallottola è il cuore dell'Europa.

di Guaicaipuro Cuautemoc da Indymedia

Morto il nigeriano che 'assistette' al pestaggio nel carcere di Castrogno


Si era sentito male al mattino, portato in infermeria solo il pomeriggio, secondo l'avvocato. 'Il negro ha visto tutto', erano le parole del capo della polizia penitenziaria.

Il carcere di Castrogno, alla porte di TeramoUzoma Emeka, il detenuto nigeriano di 32 anni che avrebbe assistito il 22 settembre scorso al pestaggio di un altro detenuto italiano nel carcere di Castrogno, e' morto all'ospedale civile di Teramo.
Le circostanze del decesso sono ancora ignote, ma gia' si specula sulle ombre che la morte di Emeka proietta nuovamente sulla casa circondariale abruzzese. Emeka era probabilmente stato il testimone di una delle pagine buie della storia penitenziaria italiana, rivelata dall'invio al quotidiano locale 'La Citta'' di una registrazione delle guardie carcerarie. "Non si massacrano così i detenuti in sezione, si massacrano sotto... il negro ha visto tutto". Questa era la frase che il capo delle guardie carcerarie, Giuseppe Luzi, rivolgeva a un suo sottoposto. A seguito dell'episodio si succedettero interpellanze parlamentari e inchieste interne al corpo di Polizia penitenziaria che portarono alla rimozione dall'incarico di Luzi per ordine del ministro della Giustizia Alfano.

Il carcere di Teramo accoglie oltre 400 detenuti, ma e' concepito per contenerne 250. La struttura versa in condizioni di estremo disagio, e ripetuti sono i tentati di suicidio, le aggressioni alle guardie carcerarie e gli scioperi della fame. Uzoma Emeka si e' sentito male venerdi' mattina, nel carcere dove era rinchiuso per spacio di stupefacenti. Secondo il legale del nigeriano, Giulio Lazzaro, Emeka e' giunto all'ospedale di Teramo cinque ore dopo, all'una di pomeriggio. L'uomo soffriva di depressione e faceva uso di farmaci. I giudici hanno disposto che l'autopsia venga filmata. Il perito di parte sarà il professor Giulio Sacchetti dell'Università di Roma, lo stesso medico che seguì la vicenda processuale di Marta Russo.

da PeaceReporter

BOB MARLEY - ZION TRAIN



BOB MARLEY - ZION TRAIN

Zion trein is coming our way
Zion train is coming our way
Oh people get on-board
You better get on board
Thank the Lord, praise Fari
I gotta catch this train
'Cause there is no other station
Then you going in the same direction
Zion train is coming our way
Zion train is coming our way
Which man can save his brother soul
Oh man it's just self control
Don't gain the world and lose your soul
Wisdom is better silver and gold
To the bridge
Oh where there is a will
There always is a way
Where there is a way
Where there is a will, there's always a way
Soul train is coming our way
Zion train is coming our way
Two thousand years of history
Could not be wiped away so easily
Two thousand years of history, black history
Could not be wiped so easily
Oh children Zion train is coming our way
Get on board now
Zion train is coming our way
You got a ticket so thank the Lord
Zion train Is, Zion train is, Zion train is,
Zion train
Soul train is coming our way
Soul train is coming our way


BOB MARLEY - IL TRENO DI ZION

Il treno di Zion sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Oh gente, salite a bordo
Farete meglio a salire a bordo
Sia lodato e ringraziato il Signore
Devo prendere questo treno
Perché non vi è altra stazione
Allora andate nella medesima direzione
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Quale uomo può salvare l'anima del fratello
Oh l'uomo è soltanto autocontrollo
Non conquistare il mondo perdendo l'anima
La saggezza è meglio di argento e oro
Per arrivare al ponte
Oh, dove c'è una volontà
C'è sempre una strada
Dove c'è una strada
Dove c'è una volontà c'è sempre una strada
Il treno dell'anima sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Duemila anni di storia
Non possono essere cancellati tanto facilmente
Duemila anni di storia, di storia nera
Non possono essere cancellati tanto facilmente
Oh il treno di Zion sta arrivando da noi
Ora salite a bordo
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Hai un biglietto, così ringrazia il Signore
Il treno di Zion, il treno di Zion, il treno di Zio
Il treno di Zion
Il treno dell'anima sta arrivando da noi
Il treno dell'anima sta arrivando da noi

Gli errori e la lezione di Copenaghen

“Tra qualche anno i libri di storia ci mostreranno che Copenaghen è fallita perché è stato l’ultimo tentativo di risolvere le sfide del ventunesimo secolo con gli strumenti del ventesimo secolo. Il summit è naufragato perché ha riconosciuto diritti di decisione solo ai governi e ha tenuto fuori la società civile, gli imprenditori, i governi locali, i giovani che sono rimasti a guardare. Si è cercato il consenso tra 193 stati senza condurre negoziati troppo articolati”, afferma Simon Zadek su Opendemocracy.

“John Maynard Keynes, uno degli economisti più straordinari del novecento, diceva che ‘la difficoltà non sta nel credere alle nuove idee ma nel fuggire dalle vecchie’. Se lui aveva ragione, e sospetto che avesse ragione, il contributo di Cop15 al bene comune è stato quello di distruggere una volta per tutte una maniera antica e datata di governance globale. Un risultato come questo, che è triste da riconoscere oggi, potrebbe essere un’eredità importate per il futuro”, continua Zadek, che è il fondatore e il direttore dell’associazione Accountability21, un’associazione che promuove in tutto il mondo l’innovazione per uno sviluppo più sostenibile.

“I negoziati sono stati caotici, ma alla fine ci sono stati dei risultati che possono essere dei buoni punti di partenza”, scrive Ed Miliband sul Guardian. “Non abbiamo raggiunto un accordo sulla riduzione fino al 50 per cento delle emissioni entro il 2050, o l’80 per cento di riduzione di gas serra da parte dei paesi sviluppati. Entrambe le risoluzioni hanno avuto il veto della Cina, mentre una coalizione di paesi sviluppati e di paesi emergenti ha appoggiato il progetto. Questa è una delle nuove tendenze del futuro: la vecchia divisione tra paesi sviluppati e paesi emergenti è stata rimpiazzata da alleanze molto più interessanti”, continua Miliband.

Per Laurent Joffrin, direttore di Libération, invece, il bilancio è negativo. Joffrin parla di fallimento della democrazia: “La repubblica universale cara a Immanuel Kant non è vicina. Abbiamo assistito a un festival dell’impotenza diplomatica, i governi nazionali hanno impedito che fosse raggiunto l’accordo che noi, forse troppo ingenuamente, ci aspettavamo”.

da Internazionale

Natale ad AnarcoPaperopoli


Una bomba anarchica a Milano, nell’anniversario della morte di Pinelli. Una bomba anarco-insurrezionalista, mentre al vertice di Copenaghen i black bloc attiravano (o distoglievano, a seconda del punto di vista) l’attenzione del pubblico mondiale. Una bomba in un ateneo privato, mentre gli studenti italiani manifestavano per la scuola pubblica. Una bomba gravida d’odio proprio mentre Berlusconi, percosso al volto ma non domo, si dichiarava sicuro della “Vittoria finale dell’Amore”. Tanto maldestre in fatto di detonatori, queste Sorelle, quanto raffinate nella scelta dei luoghi e dei momenti più suggestivi. Raffinatezza che molti hanno voluto trovare sospetta – non saremmo più in Italia se pochi minuti dopo il ritrovamento della bomba non fosse già fiorita una specifica dietrologia.Ma bisogna anche capirci: abbiamo stragi che aspettano un colpevole da trent’anni, poliziotti che piazzano molotov… con simili precedenti è effettivamente dura per un’organizzazione terroristica alle prime armi farsi prendere sul serio.

Il comunicato non aiuta, perché le citazioni che fino a qualche anno fa avrebbero dimostrato inoppugnabilmente il radicamento delle Sorelle nell’anarcoinsurrezionalismo ‘latino’ (la citazione dell’anarchico spagnolo Pombo da Silva, il richiamo all’anarchico cileno Mauricio Morales), nell’era di google diventano facilmente falsificabili: chiunque può farsi una cultura su da Silva o Morales in dieci minuti, e magari condirla con un verso di De Andrè che fa sempre anarchia. Questo in effetti è il punto meno credibile del comunicato: un anarchico che cita De Andrè è un po’ banale, ma un anarchico che cita De Andrè fraintendendolo così (il Bombarolo che vuole terrorizzare per non “ammalarsi di terrore” è un borghesotto figlio di papà) o è un ragazzino o un impostore. Brutta storia in entrambi i casi.

L’attenzione dei giornalisti si è concentrata sulla sillaba finale. Bastano infatti tre lettere, la sigla Fai, per trasformare la bomba di un gruppo sconosciuto nell’ultima azione del più temibile gruppo terroristico italiano. La Fai, spiegano, sta per Federazione Anarchica Informale: e se ti dicono così, significa che la Fai ha già vinto. Non la guerra, ma almeno una battaglia di immagine contro la vera FAI, la Federazione Anarchica Italiana nata nel 1945, editrice della malatestiana Umanità Nova e depositaria della storia più nobile dell’Anarchia italiana. La storica FAI non ha mai perso un’occasione per dissociarsi dal gruppo di bombaroli che ne usurpa il nome: anche in questo momento sul suo sito compare un comunicato che “denuncia la natura oggettivamente provocatoria e antianarchica delle esplosioni di Milano e Gradisca d’Isonzo”. Fatica sprecata: ormai per il grande pubblico la Fai sono gli anarchici che mettono le bombe. “La principale minaccia terroristica di matrice anarco-insurrezionalista a livello nazionale», secondo l’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna). Se non proprio l’unica.

Una “galassia”, scrive Paolo Colonnello sulla Stampa, addirittura un “universo che nel 2003 provò a colpire Prodi”. Visti gli effettivi attentati portati a termine sarebbe il caso di parlare, più che di galassia, di una costellazione. Una manciata di gruppetti, disseminati in tutt’Italia, senza nessuna velleità di costituire un movimento armato unitario (anzi, la frammentarietà è quasi rivendicata), che tra il 2003 e il 2006 hanno piazzato e spedito ordigni che anche quando sono scoppiati non sempre sono riusciti a guadagnarsi le prime pagine. Unico risultato concreto: oggi la sigla Fai è cosa loro. Fino al 2006 le periodiche consegne esplosive della Fai informale ribadivano l’esistenza di una corrente sotterranea violenta annidata tra le pieghe del “Movimento dei Movimenti”. Per i Movimenti invece la Fai informale non è mai esistita: si trattava di infiltrati, servi del potere. I loro comunicati, come s’è visto, non appaiono molto convincenti.

Forse la sola testimonianza a favore della ‘genuinità’ della Fai è l’unico bizzarro comunicato divulgato su internet, dal sito Anarchaos.it (ma “a semplice scopo informativo”). Risale al Natale del 2006 e porta il nome di “Documento-Incontro della Federazione Anarchica Informale a 4 anni dalla nascita”. Dopo una cronistoria accurata delle azioni compiute dai gruppi prima e dopo la nascita della Fai informale, il Documento riporta i verbali di una riunione natalizia in… “casa di Paperino”. Sì, perché per ragioni di segretezza i nomi degli esponenti dei vari gruppi (“COOPERATIVA ARTIGIANA FUOCO E AFFINI, BRIGATA 20 LUGLIO, CELLULE CONTRO IL CAPITALE, IL CARCERE, I SUOI CARCERIERI E LE SUE CELLE, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE”) sono sostituiti da quelli della banda Disney.

E così, insieme a Paperino abbiamo Paperina (che milita nello stesso gruppo, ma con qualche dubbio in più), Pippo che insiste per vedere il bicchiere sempre mezzo pieno (“la crescita anche se minima c’è stata”), Archimede Pitagorico, che opera da solo e sembra il più pratico di esplosivi, Qui Quo e Qua che vorrebbero passare alle pistole, (“noi invece andiamo avanti a dinamite, diserbante e qualche manciata di polvere nera”), eccetera. Si capisce che siamo a mille miglia dallo stile serioso e contorto dei comunicati brigatisti. I quali, proprio perché seriosi e contorti, non erano poi così difficili da falsificare. Mentre la lunga conversazione dei Paperi con Pippo ha tutta la freschezza di una bicchierata in un casolare di campagna, il camino in un angolo, i cani sotto il tavolo a rosicchiare costolette. I Paperi che festeggiano il Natale del 2006 e i quattro anni di Fai Informale non hanno per niente l’aria di infiltrati dei servizi: sono i primi a riconoscere che qualcosa non ha funzionato, ad esempio le bombe (“Magari fossimo degli specialisti, con tutte ste bombe e bombette in questi anni siamo riusciti a fare solo un paio di sbirri feriti! Fanno di più allo stadio la domenica!”), ma anche la comunicazione (“Internet per noi, che con l’informatica siamo a zero, è un problema”). Da bravi anarchici informali, non si troppo il problema di stabilire obiettivi comuni. L’unica idea accettata universalmente è la propaganda armata, poi ognuno per sé. E Archimede, che termina la riunione ansioso di “socializzare” con gli altri gruppi i suoi “fuochi d’artificio”, è il ritratto perfetto del bombarolo isolato, un po’ criminale e un po’ bambino, affamato di botti la notte di Natale.

Troppo realista per essere finto? Diciamo che se è un falso, nel suo genere è un capolavoro. I dialoghi sono credibili e vanno giù che una meraviglia, come nei romanzi di Wu Ming (in effetti, se fossi un agente dei Servizi e dovessi inventarmi dialoghi del genere, da chi altri scopiazzerei?) Gli errori di ortografia non sono troppi, né troppo pochi. I paperi si scambiano le esperienze, battibeccano un po’, poi brindano all’Anarchia, senza trovare nessuna sintesi, perché la sintesi non c’è. “Mi sembra che l’indicazione sia quella di continuare”, dice Archimede, ed è il Natale del 2006. Ma nei tre anni successivi, la Fai informale non piazzerà più nessuna bomba. Un lunghissimo “silenzio operativo”, come lo chiama l’AISI, interrotto una settimana fa alla Bocconi. Eppure c’è qualcosa di veramente singolare in un gruppo che non è un gruppo, ma una costellazione di gruppetti scarsamente coordinati tra loro, che in quattro anni piazzano una trentina di bombe, e poi all’improvviso tacciono all’unisono. È difficile immaginare Paperina, Pippo e Qui Quo Qua che da città diverse aderiscono a un “cessate il fuoco” unilaterale. Se anche qualcuno l’avesse proposto, certo qualcun altro lo avrebbe rigettato. E allora cos’è successo?

Magari niente di speciale. Forse Paperina è tornata a casa con più dubbi di quelli che aveva prima, ha mollato l’eterno fidanzato vestito da marinaretto e si è laureata in zootecnia. Forse Qui ha trovato una rivoltella, si è sparato in tasca e ha accantonato la propaganda armata. Forse Archimede è esploso mentre preparava un attentato a capodanno, passando inosservato nei bollettini dei caduti del primo gennaio. Forse. Forse, più in generale, tra 2006 e 2007 è stato l’intero Movimento dei Movimenti a sfaldarsi, con migliaia di Paperine e Paperini che hanno cominciato a disertare cortei e centri sociali, mentre i loro leader si trovavano sistemazioni istituzionali (l’onorevole Caruso!) che alla lunga avrebbero danneggiato il loro carisma. Forse, svaporato il Movimento, non c’era nemmeno più bisogno delle frange anarco-insurrezionaliste con le loro bombe demodé.

Finché, all’improvviso, tre anni dopo quel Natale anarchico… non ve l’aspettavate, scrivono le Sorelle in armi, lontane parenti di Paperino e Paperina. In effetti no, ma è solo perché non sappiamo guardarci intorno. La scuola e l’università sono in fermento, la piazza si riempie di antiberlusconiani a cui non serve più nemmeno un partito per radunarsi (basta Facebook). Il Presidente, colpito da un pazzo, denuncia un clima d’odio montato da internet e dai giornali… no, decisamente, una bomba avremmo potuto anche aspettarcela.

di Leonardo Tondelli da Indymedia

lunedì 21 dicembre 2009

REGIONALI: PUGLIA; RIUNIONE PD CON D'ALEMA PER CANDIDATURA

Emiliano attacca Vendola, ma dimentica che l'assessore sbagliato di cui parla è proprio del suo partito: il PD

Sarà l'assemblea regionale del Pd in Puglia che "dovrà decidere tra il sostegno a Nichi Vendola o le primarie": è questa la strada indicata, nella sua relazione, dal segretario regionale del Pd Sergio Blasi, nella riunione che si sta tenendo a Bari tra i parlamentari del Pd e i consiglieri regionali del partito per scogliere il difficile nodo della scelta del candidato del centrosinistra per le Regionali del 2010.

Il Pd in Puglia è diviso: una parte sostiene l'autocandidatura che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Sel), ha annunciato alcune settimane fa, e un'altra vuole lavorare per l'allargamento della coalizione a Udc e Idv, partiti che sul nome di Vendola hanno posto il veto. L'allargamento della coalizione viene sostenuto e auspicato, tra gli altri, da Massimo D'Alema, presente all'incontro di questa mattina.

A sostegno della candidatura di Vendola si sono apertamente schierati quasi tutti gli assessori regionali del Pd.

E' assente, invece, nella riunione di stamani, il sindaco di Bari e presidente regionale del Pd, Michele Emiliano: il suo nome è stato fatto più volte perché sulla candidatura di Emiliano c'é il parere favorevole di Udc e Idv. Lo stesso Emiliano, prima sostenitore di Vendola, ieri ha fatto alcune dichiarazioni ai giornalisti indicando il presidente della Regione Puglia quale responsabile della spaccatura che si è creata all'interno del Pd pugliese.
«Vendola usa la sua candidatura per costruire il secondo partito della sinistra». Lo ha detto il sindaco di Bari e presidente regionale del Pd in Puglia, Michele Emiliano, in una intervista all’emittente televisiva salentina "Telerama". «Manifesti rossi che dicono difendi la Puglia migliore. Il Pd - ha continuato Emiliano - non può consentirglielo; Bersani e D’Alema lo richiamino alla responsabilità di presidente». «Non può fare due lavori, - ha continuato Emiliano sempre riferendosi a Vendola - sta giocando questa partita col Pd sulla pelle dei pugliesi che vogliono sapere se il prossimo presidente sarà persona per bene che non nominerà più assessori alla sanità sbagliati e non avrà in mente di fondare nuovi partiti». Forse Emiliano dimentica che quell'assessore "sbagliato era priprio del PD!!!!

La replica del coordinatore regionale pugliese di Sinistra Ecologia e Libertà, Nicola Fratoianni non si fa attendere«A parlare - afferma Fratoianni - è lo stesso che qualche mese fa ha dichiarato ai cittadini baresi che se fosse stato rieletto avrebbe lasciato l’incarico di segretario del Pd per poi, con una magica giravolta, candidarsi nuovamente alla segreteria del partito dopo le votazioni comunali». «E ancora, mi pare di ricordare - aggiunge Fratoianni - che fosse Michele Emiliano in quella campagna elettorale per la segreteria del partito ad invitare pubblicamente i cittadini a sputargli in faccia se mai si fosse candidato alla presidenza della Regione Puglia». «Siamo purtroppo abituati - prosegue - a una brutta politica che è fatta soprattutto di incoerenza e di doppiezze». «I cittadini pugliesi - conclude Fratoianni - hanno bisogno soprattutto di buona politica ed è per difendere la buona politica che Nichi Vendola è candidato alla presidenza della Regione Puglia».

(ANSA).

FEDERICO SALVATORE - SUL PRESEPE DEL 2000



Sul presepe del 2000

C'è un bambinello e non è circonciso perché il suo regno non è il Paradiso
La mangiatoia di paglia e verdura è un cassonetto della spazzatura.
Del vecchio bue ormai superato meglio una mucca col certificato
E un produttore con 30 denari che paga l'ingaggio di due zampognari.
C'è un falegname maestro d'ingegno che inchioda piccole barche di legno
Approderanno fra Bindisi e Bari le notti che dormono ormai i commissari.
C'è una Madonna vestita di nero che non distingue più il falso dal vero Porta l'accento di un altro paese e quando prega lei paria albanese.

Sul presepe del 2000 quante cose c'ho messo in fila
Sul presepe del 2000 passa un angelo che non vola.

Ci sono due Magi che intonano salmi l'oro è il petrolio, l'incenso le armi
Non porta mirra il terzo, si affianca con un vassoio di polvere bianca.
Sulla montagna a sfiorare le stelle si alzano in cielo due torri gemelle
Per il castello ricordo di Erode lasciato a Bin Laden suo ultimo erede.
C'è il pescatore che pesca sirene e paga in dollari perle cubane
E il cacciatore che cerca una preda fra i giovani acerbi di una discoteca
Sul ponticello che affaccia sul fiume Babbo Natale stilista in costume Riempie la slitta di volpi e visoni e vende le renne per farne giacconi.

Sul presepe del 2000 quante cose c'ho messo in fila
Sul presepe del 2000 passa un angelo che non vola.

L'angelo appeso sui nostri ricordi grida la pace fra spari e petardi
Ma non distingue guardando la terra se sono botti di festa o di guerra.
Sulla capanna la stella cometa traccia la strada dell'ultima meta:
Uno scienziato che possa clonare un altro Gesù per poterci salvare.

La novella che qui si conclude può sembrare blasfema, lo so, Ma se oggi Edoardo mi chiede: "Te piace 'o presepe?"
Rispondo di no.

Ritrovata la scritta simbolo di Auschwitz


VARSAVIA - E' stata ritrovata la scritta 'Arbeit macht frei' ('Il lavoro rende liberì), il simbolo dell'Olocausto che campeggiava all'ingresso di Auschwitz e il cui furto all'alba di venerdì ha sollevato un'ondata di indignazione nel mondo intero. Lo ha reso noto in nottata la polizia polacca, precisando che i presunti ladri, cinque uomini, sono stati arrestati nel nord della Polonia.

Il pannello in ferro battuto, lungo cinque metri, è stato ritrovato spaccato in tre, secondo la televisione di Stato polacca. Il portavoce della polizia di Cracovia (Polonia meridionale), Dariusz Nowak, ha detto che i cinque arrestati hanno età comprese fra i 20 e i 39 anni e sono finiti in manette poco prima della mezzanotte nel nord del Paese. La scritta è stata ritrovata in un'abitazione privata, ha aggiunto.


I cinque sono stati trasferiti a Cracovia per essere interrogati, secondo la tv. L'ex lager nazista di Auschwitz-Birkenau si trova nel sud. Il movente della profanazione non è ancora chiaro, anche se la prima pista seguita dagli inquirenti dopo il furto - che è parso il frutto di un'accurata preparazione - è stata quella dei neonazisti. Nel frattempo la scritta è stata sostituita con una copia e la polizia polacca ha offerto una ricompensa di 5.000 zloty (1.190 euro) per indicazioni utili alla cattura dei ladri.

Il furto del simbolo della Shoah ha sollevato, a meno di un mese dalla Giornata mondiale della memoria, sdegno e condanna ovunque, in particolare in Israele e nella diaspora ebraica. Il museo di Auschwitz e diverse istituzioni hanno offerto una ricompensa pari a 30mila euro per potere ritrovare la scritta, che fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940 da un prigioniero polacco, il fabbro Jan Liwacz, schedato col numero di matricola 1010. L'uomo, che peraltro sopravvisse e alla fine della guerra reclamò la restituzione della sua opera.

da Indymedia

La bufala di Piazza Duomo

di Andrea De Luca
L'attentato subito domenica scorsa da Silvio Berlusconi in Piazza Duomo, a Milano, sembra essere una montatura, una messa in scena, una bufala. Ci sono alcuni particolari che sembrano non convincere. Guardate attentamente queste foto:












Guardate anche questi 3 video con attenzione:







Strano, no?

da http://andreainforma.blogspot.com/2009/12/la-bufala-di-piazza-duomo.html

La Giustizia assassina

Grazie al senso di giustizia e di amore della famiglia Cucchi, a cui va tutto la mia solidarietà e affetto, le indagini sulla morte di Stefano stanno andando avanti.

Con la speranza che questo possa servire ad aprire una fessura di verità e trasparenza su quello che accade fra queste mura.

Molti si chiedono perché i prigionieri quando vengono picchiati non denunciano le botte.

Alcuni detenuti non lo fanno per cultura, altri invece non parlano, non reagiscono, non protestano, in particolar modo i più deboli, perché hanno paura della “giustizia” e dello Stato, più che delle botte.

Hanno paura della Polizia Penitenziaria e della Magistratura perché sanno che i giudici non credono mai a loro, credono solo ai “buoni” con la divisa.

E poi non tutti i detenuti hanno una famiglia meravigliosa come Stefano che sta lottando per avere giustizia.

È solo grazie al coraggio della famiglia Cucchi che sta emergendo la verità, ma poi tutto ritornerà come prima e quando accadranno questi fatti si dirà che la colpa è di solo poche mele marce.

I sindacati di Polizia Penitenziaria anche di fronte a questi gravi episodi rivendicano più soldi, più uomini, più mezzi.

Non regge questo ragionamento secondo cui le guardie carcerarie sono poche e stressate e quindi ci sta che possano avere la mano pesante con qualche detenuto. E’ come legittimare che si va a fare una rapina perché si ha bisogno di denaro per cambiare la macchina.

Fare reati fuori è un conto, farli dentro, da chi indossa una divisa, è ancora più da criminale.

In un paese la giustizia dovrebbe essere il bene più prezioso e maltrattare, istigare al suicidio, picchiare, a volte uccidere, un prigioniero che non si può difendere, è il più disumano dei delitti.

Nei carceri italiani ci si toglie la vita più che in qualsiasi altro carcere nel mondo non tanto per mancanza di libertà, ma soprattutto per carenza di giustizia e umanità.

In carcere le parti si invertono e ti accorgi di essere migliore e meno criminale di chi porta una divisa.

E io mi sono accorto che c’è più legalità nella malavita che nello Stato.

Il carcere in Italia è dominato dall’ingiustizia e qualsiasi cosa accada è sempre colpa del detenuto.

Il carcere, così com’è, quando ti va bene, ti annienta, ti stritola, ti elimina, quando ti va male, ti uccide o ti fa suicidare.

Non lo dico solo io che sono brutto, sporco, cattivo e pure ergastolano, ma lo dice anche la Fondazione Farefutura, vicina all’attuale Presidente della Camera, che dichiara

-In Italia troppi casi Cucchi. (“Il Manifesto” di sabato 14 novembre 2009).

E Vincenzo Cerceo, colonnello in congedo della Guardia di Finanza di Trieste, sulla rubrica “Lettere” di “Liberazione” di domenica 15 novembre 2009 scrive:

“I detenuti picchiati (da sempre)… Ho prestato servizio per oltre 28 anni per compiti di polizia giudiziaria ed ho potuto costatare che il fenomeno, purtroppo, esiste da sempre, almeno fino a quando sono stato in servizio, ed è comune a più corpi di polizia.”


Carmelo Musumeci

Carcere Spoleto dicembre 2009

domenica 20 dicembre 2009

«Oggi partiamo»


ROMA – «Oggi partiamo». Nichi Vendola ha concluso con queste due parole l’intervento all’Assemblea costituente Sinistra, Ecologia, Libertà, che lo ha nominato portavoce del Movimento. Il governatore della Puglia ha ribadito che Sel «si colloca nel centrosinistra» e che lavorerà perchè «si possa realizzare una estensione dell’alternativa» capace di «allargare le crepe e le contraddizioni del blocco di consenso al governo delle destre»

Nel lungo intervento, Vendola ha criticato l’esecutivo definendo l'azione del governo Berlusconi una sorta di «fascismo moderno». Ha affrontato poi i temi dell’ecologia, con la promessa, fra l’altro, di opporsi «con le unghie e con i denti» alla prospettiva del nucleare.

Il governatore pugliese ha espresso forti preoccupazioni sul futuro non solo del Paese ma di tutto il continente definendo l'Europa sempre più prigioniera di fantasmi razzisti.

ELETTO IL COORDINAMENTO NAZIONALE
Sul sito del movimento (www.sinistraeliberta.eu) è stato pubblicato anche l'elenco dei membri del coordinamento nazionale:

1. BANDOLI Fulvia
2. BOCCHINO Valentina
3. CATIZONE Eva
4. CENTO Paolo
5. CERUTTI Monica
6. CLARK Lisa
7. CREMONESI Chiara
8. DE PETRIS Loredana
9. DEIANA Elettra
10. DI PALMA Dino
11. FARINA Daniele
12. FAVA Claudio
13. FERRARA Ciccio
14. FRATOIANNI Nicola
15. FUMAGALLI Marco
16. FURFARO Marco
17. GUIDONI Umberto
18. LEONE Betty
19. MATTIOLI Gianni
20. MIGLIORE Gennaro
21. PALAZZOTTO Erasmo
22. PALMA Mauro
23. PARMENDOLA Mariella
24. PERUGIA Chicca
25. RAGOSTA Michele
26. ROBOTTI Luca
27. SALACONE Simonetta
28. SASSO Alba
29. SCOTTO Arturo
30. SGRENA Giuliana
31. VENDOLA Nichi
32. ZAN Alessandro

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=294912&IDCategoria=1

Berlusconi apprezza l'inciucio. D'Alema mette in difficoltà Bersani


E' mai possibile che uno come D'Alema, non un ragazzino alle prime armi, torni a valorizzare gli inciuci dicendo che a volte sono utili? Non solo. E' mai possibile che per sostenere le sue tesi balzane chiami in causa Togliatti, dando uno schiaffo alla storia, facendo apparrire il Pci come un partito dedito agli intrighi di palazzo?

Non c'è pace per il Pd. Sembrava che con il congresso, con le primarie, polemiche e veleni che avevano caratterizzato l'era veltroniana fossero destinate, se non a scomparire, perlomeno a non mettere in forse le scelte politiche di fondo. Bersani era stato chiaro nella reazione con la quale aveva aperto l'assemblea nazionale proprio sul punto più controverso, quello del rapporto fra maggioranza e opposizione: tutto alla luce del sole, confronto nelle aule del Parlamento, nervi saldi a fronte dell'attacco berlusconiano alla Costituzione.

Le riforme, aveva detto, si fanno per rispondere alle resigenze dei cittadni, in primo luogo quelle dei lavoratori colpiti dalla crisi economica. Aveva detto che questione democratica e questione sociale erano strettamente legate. Insomma Berlusconi andava combattuto non perché si chiama Berlusconi, ma perché le scelte del suo governo erano inadeguate, sbagliate. Da qui, lo aveva ribadito ad ogni piè sospinto, no alla leggi ad personam che sono altra cosa da una riforma della giustizia. Poi le incertezze cominciano ad emergere, il partito si divide sulla partecipzione al No-B.day.

Alla straordinaria manifestazione di Piazza San Giovanni c'è chi va, in tanti, ma anche chi non la digerisce. Bersani si trova in difficoltà. Prima dice che, comunque, chi vuole andare può. Un po' poco perché sul web arriva l'ondata di adesioni. Allora Bersani esprime l'augurio che si realizzi una grande manifestazione, pur non dando l'adesione ufficiale " per non mettere il cappello sopra". Va Rosy Bindi, la Presidente che nel congresso ha sostenuto Bersani, ma va anche Franceschini che rappresenta, di fatto, tutta l'area che lo ha appoggiato nello scontro per la carica di segretario. Con lui torna in campo Veltroni che dice "se ne vedono di tutti i colori", con chiaro riferimento a posizioni "inciuciste". Le aree si compongono e si scompongono. Torna anche D'Alema con i dalemiani che storcono la bocca, non apprezzano la piazza telematica che promuove il "No- B. day".

I danni della teoria del " minor danno"
E' un segnale, che pochi colgono, che nel Pd si vanno ricostituendo vecchi schieramenti, tornano vecchie ruggini, antichi veleni. Prendono corpo concretamente subito dopo l'aggressione a Berlusconi. E' vero che tutti ribadiscono il no alla leggi ad personam ma comincia a prendere piede anche una singolare teoria, del resto già suggerita da D'Alema, quella del "minor danno". Insomma visto che bisogna stemperare il " clima" e che la maggioranza punta comunque a far approvare, visto che ha i voti in parlamento ( ma non è detto ndr), tre leggi fra cui il processo breve che danneggerebbero tante persone per favorirne una, si approvi una legge che favorisca una sola persona, Berlusconi, ma non ne danneggi tante altre. In questo modo il clima si rasserenerebbe e si potrebbe riaprire il dialogo per le riforme. Dialogo, non confronto che è altra cosa.

Resta un mistero su quali riforme. Quelle che riguardano le grandi scelte economiche e sociali? Provvedimenti che possono dare sollievo a milioni di lavoratori e delle loro famiglie in cassa integrazione, ai disoccupati, ai precari? O si prosegue con lo scudo fiscale? Si parlerà di giustizia per portare avanti un disegno riformatore che, nel segno dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, sia nel penale che nel civile si abbiano quei risultati positivi che i cittadini attendono? O si punerà sulla seperazione delle carriere, manomettendo il Consiglio superiore della Magistratura e la stessa Corte Costituzionale? Con gli interrogativi si potrebbe continuare all'infinito, ma uno li racchiude tutti: le riforme si muovono per dare sostanza ai valori affermati nella Costituzione, ai diritti che la Carta garantisce ai cittadini, al lavoro, alla conoscenza, alle libertà o la si vuole smantellare come pretende Berlusconi per mutare il carattere della democrazia parlamentare e puntare ad un regime assolutista dove il capo è uno solo privo di alcun controllo?

L'incauta chiamata in causa di Togliatti
Da questi interrogativi ne nasce un altro: se questa è la posta in gioco è mai possibile che, uno come D'Alema, non un ragazzino alle prime armi, torni a valorizzare gli inciuci dicendo che a volte sono utili? Non solo. E' mai possibile che per sostenere le sue tesi balzane chiami in causa Togliatti, dando uno schiaffo alla storia, facendo apparrire il Pci come un partito dedito agli intrighi di palazzo . E ' mai possibile che D'Alema confonda inciucio con compromesso, che è lecito e praticabile in politica, fra forze diverse che si confrontano alla luce del sole, in Parlamento per adottare provvedimenti orientati al bene comune ? Quale "bene" risulterebbe da un inciucio per fare un favore al capo del governo rendendo legittima la sua lontananza dai processi, non consentendo ai giudici di svolgere il loro lavoro? Sarebbe , al contrario, un nuovo tassello nella strategia che punta alla demolizione della Costituzione. L'area che fa capo a Franceschini è costituita all'interno del Pd, ha preso le distanze da "teorie" inciucistiche".

Bersani ha una brutta gatta da pelare. Non è una questione interna, di partito, riguarda la maggior forza dell'opposizione. C'è il diritto, non solo degli iscritti, dei votanti per quel partito, ma di tutti i cittadini mobilitati a difesa della democrazia, della Costituzione, di chiedere al Pd di essere, fino in fondo, un partito di opposizione, solare, trasparente. Solo così la sinistra, le forze riformatrici possono aspirare a tornare a governare questo paese. Non con gli inciuci, non in tempi biblici.

da Indymedia

RIDIAMO UN PO'









Questa guerra vi è offerta da …

di Rita Pani
Non so se alla fine, nascosta tra le righe cavillose della finanziaria appena approvata a colpi di fiducia, ci fosse la brillante idea del ministro per la guerra la russa: privatizzare le spese di gestione dell’esercito. Io sono malfidata, e pensando tutto il peggio di questo governo sarei pronta a credere che a breve avremo l’Esercito S.P.A.

Come ogni privatizzazione italiana che si rispetti, nessuna trasparenza e molte imposizioni, a partire dal potere decisionale dello stesso ministro in merito alla spartizione di un intero ministero, e nemmeno uno qualunque. In sintesi, le forze armate italiane – la potente macchina bellica a difesa dello stato – diventerà una società privata e come tale avrà come unico obiettivo il profitto.
Lo scopo ultimo di questa lucida follia è infatti consentire una spesa annuale intorno ai 5 miliardi di euro, senza l’intervento parlamentare, e in più il modo in cui è stata studiata, permetterà di annientare la volontà e il dissenso popolare, attribuendo all’esercito compiti specifici anche nella gestione del settore energetico. Il progetto golpistico infatti, prevede di cedere non solo la gestione delle forze armate, ma di tutto il patrimonio immobiliare che passerebbe ai privati mantenendo le prerogative delle zone militari, nelle quale in piena logica “della casa della libertà” si potrà fare un po’ come cazzo gli pare. Non sappiamo dove mettere una centrale nucleare? Montiamola a Teulada, o al Salto di Quirra. Un termovalorizzatore per cui i cittadini del partito del No protestano? Facciamola nella caserma dei Carabinieri.

Questo ovviamente è solo uno dei pericoli più tangibili dell’ultima geniale trovata per lo smantellamento dello stato, perché come ogni cosa italica, nulla è chiaro e ben definito. Né la composizione del consiglio d’amministrazione dell’Esercito, né quali siano le reali competenze. Quel che è certo è l’utilizzo delle sponsorizzazioni in campo militare. C’è chi già si figura l’utilizzo delle frecce tricolori a scopi pubblicitari, che ne so? Magari le frecce tricolori utilizzate per messaggi pubblicitari da scrivere in cielo; ma perché non marchiare le bombe da lanciare in Afghanistan con: “Questa bomba ti è stata offerta da Divani e Sofà?” Magari le macchine dei Carabinieri potranno utilizzare il display a scorrimento sul tettuccio: “Rallentare… Hai la diarrea? Imodium … Pericolo Incidente … Rallentare … Mangiato pesante?...”

Ironia a parte, mi pare chiaro che ormai il popolo, il paese, la democrazia, la libertà, i diritti e persino i doveri dello stato, siano cose sorpassate. Il paese azienda inizia ad assumere una forma più inquietante di quella che qualunque teoria fantasiosa avrebbe mai potuto immaginare. Sono gli ultimi colpi per lo smantellamento definitivo dello stato. Fare danaro è l’unico scopo di questo governo. Persino gente come Craxi e De Lorenzo appaiono oggi dilettanti ladri di polli, al confronto di questi veri criminali.

Auguri, eh.

da Indymedia

ELIO E LE STORIE TESE - PARCO SEMPIONE



Nella canzone, gli Elii puntano il dito contro la giunta regionale rea, sostengono, di avere raso al suolo il bosco di Gioia all’interno del parco milanese citato nel titolo per fare posto a un grattacielo, ignorando una raccolta di firme e uno sciopero della fame promossi da Rocco Tanica, il tastierista del “Complessino”.

ELIO E LE STORIE TESE - PARCO SEMPIONE

Parco Sempione, verde e marrone dentro la mia città.
Metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po’ di relax.
All’improvviso, senza preavviso, si sente un pim, pam, pum:
Un fricchettone forse drogato suona e non smette più.
Bonghi: questo fatto mi turba perché suona di merda,
Non ha il senso del ritmo e non leggo più il libro.
Quasi quasi mi alzo, vado a chiedergli perché
Ha deciso che, cazzo,
Proprio oggi niente lo fermerà.
Piantala con ’sti bonghi, non siamo mica in Africa.
Porti i capelli lunghi ma devi fare pratica.
Sei sempre fuori tempo, così mi uccidi l’Africa
Che avrà pure tanti problemi
Ma di sicuro non quello del ritmo.
Dai barbun cerca de sunà mei
Che sun dree a fa balaa i pee
Anca si go vutant’ann
Vu gio’ in balera cun la mia miee
Oeh che du bal
Te me scepet l’uregia
Ti, i to sciavatt e i bonghi
“Caro signore, sa che le dico? Questa è la libertà.
Sono drogato, suono sbagliato anche se a lei non va.
Non vado a tempo, lo so da tempo, non è una novità.
Io me ne fotto; cucco di brutto grazie al mio pim, pum, pam”
Bonghi: questa cosa mi turba e mi sento di merda.
Quasi quasi mi siedo ed ascolto un po’ meglio.
Forse forse mi sbaglio, forse ho preso un abbaglio.
Forse? Forse un bel cazzo.
Fai cagare, questa è la verità.
Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa,
Quella che cucinava l’esploratore in pentola
Ti vesti come un rasta ma questo, no, non basta:
Sarai pure senza problemi, ma di sicuro ci hai quello del ritmo.
Te tiri ‘na pesciada in del cuu
Va a ciapaa i ratt
Te podet vend domaa el to ciculatt
“Ecco spiegato cosa succede in tutte le città:
Io suono i bonghi, tu me li sfondi.
Di questo passo, dove si finirà?”
Ecco perché qualcuno pensa che sia più pratico
Radere al suolo un bosco considerato inutile.
Roba di questo tipo non si è mai vista in Africa,
Che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi.
Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa,
Sotto la quercia nana in zona Porta Genova.
Sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica
Ma poi il bosco l’hanno rasato mentre la gente era via per il ponte
Se ne sono battuti il cazzo, ora tirano su un palazzo.
Han distrutto il bosco di Gioia questi grandissimi figli di troia.

«Ridevano mentre mi davano fuoco»


di Andrea Palladino
Aveva venduto le terre per lasciare l'India, per il suo viaggio verso l'Europa, verso l'Italia. Oggi Navtej Singh, 35 anni, cammina a stento, si muove quasi solamente sulla sedia a rotelle, e la notte i dolori atroci sulle gambe distrutte dalle fiamme gli impediscono di dormire. La sua vita è cambiata la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, nella piccola stazione di Nettuno, sul litorale romano. «Erano in tre, uno ha gettato la benzina e l'altro ha dato fuoco, era come un animale», ha raccontato ieri nel Tribunale di Velletri, davanti alla sezione penale che sta giudicando due dei tre ragazzi che tentarono di ucciderlo con il fuoco dieci mesi fa. Il più giovane, il sedicenne S.F., è già stato condannato per tentato omicidio dal tribunale dei minori di Roma e dovrà scontare nove anni e quattro mesi di reclusione.
La deposizione di Navtej Singh è durata più di due ore, in un'aula stipata, davanti ai due imputati Francesco Bruno, 20 anni, e Gianluca Cerreti, 30 anni. «Si, li riconosco - ha detto alla fine della deposizione - e sono sicuro al cento per cento: quello più magro ha gettato la benzina e l'altro si è avvicinato con l'accendino e mi ha dato fuoco». Nessuna parola, nessuna giustificazione: «Ridevano, dicevano solo dai, dai...». Un male tanto banale da sembrare irreale, irriconoscibile, insensato.
Poi il pianto finale di Navtej Singh, quando il presidente gli ha chiesto come reagisce oggi quando vede il fuoco: «Se lo vedo in televisione ho paura, tanta paura».
La dinamica ricostruita dal giovane indiano spiega senza bisogno di commenti quella che sembra una vera e propria volontà omicida. Navtej Singh era arrivato alle 23 a Nettuno, con l'ultimo treno partito da Roma. Si spostava per cercare lavoro, non aveva un posto dove dormire. Quella notte la pioggia era intensa e non c'era più nessuno nell'atrio della piccola stazione di Nettuno. Dorme su una panchina poco più di un'ora e poi inizia a girare sui marciapiedi. «Erano le 2 e sono arrivati i tre ragazzi - ha ricordato - che mi hanno chiesto una sigaretta; gli ho detto che non l'avevo e sono andati via». Passano circa venti minuti e i tre tornano. «Si sono avvicinati, ero seduto sulla panchina e senza dire nulla, solo ridendo, mi hanno spruzzato della vernice in faccia», ha raccontato con l'aiuto di un interprete. Poi sono partite le botte: «Ho abbassato il viso, cercando di pulirmi gli occhi ed ho sentito una colpo sulla nuca, sembrava una bottiglia. E poi le botte, sul fianco, sulle gambe, mi sembrava che usassero un bastone». Colpi duri, in silenzio, fino a lasciarlo tramortito.
Sono quasi le due e mezza di notte, in una stazione di fatto abbandonata, dove solo chi è senza casa passa le ore notturne. I tre lasciano Navtej Singh solo per una ventina di minuti, il tempo di preparare il secondo assalto. «Tornano in fila, l'ultimo aveva con se una piccola tanica - ha continuato - e quello più grasso (probabilmente il minore, ndr) si posiziona sull'ingresso della stazione». E' un attimo, uno dei due maggiorenni - secondo quanto è stato ricostruito ieri - gli versa la benzina sul petto e sulle gambe, mentre il secondo con un accendino accende il fuoco. «Ridevano, ridevano», ricorda Singh.
I volti dei due ragazzi erano impassibili. Solo per un attimo il trentenne abbassa lo sguardo, accenna appena ad un sorriso, per poi scuotere la testa. Non guardano verso i genitori sul fondo dell'aula, anche loro lividi, tesi.
Non sono solo due ragazzi balordi ad essere giudicati dal Tribunale di Velletri. «So' normali, ridevano, erano come sempre», ricorda una loro amica, che li vide subito dopo, verso le sei del mattino. «Parlavano tra loro ridevano, ma non so cosa si sono detti», ha spiegato mentre il pm cercava di strappare almeno un pezzo della verità che nessuno ancora è in grado di trovare. E si scopre che già altre volte il gruppo di ragazzi aveva insultato dalla macchina dei senza tetto, gridando «Vattene, puzzi, qui non ci puoi stare». Ma a Nettuno capita anche che il ragazzo che soccorse il povero Singh oggi non possa più uscire di casa: «Mi chiamano infame, e vengo aggredito, a Nettuno non posso più farmi vedere», ha raccontato ieri ai giudici E.M., poco più che trentenne. Tremava e la notte non riesce più a dormire: «Scusatemi, ho ancora gli incubi, preferisco non parlare più».

da Il Manifesto

Campagna di Natale contro i respingimenti. Partecipa anche tu



MARSIGLIA - "Come uno uomo sulla terra" vince il premio internazionale Gran Prix CMCA del documentario e reportage Mediterraneo di Marsiglia. E insieme a Asinitas, Zalab e Fortress Europe lancia una nuova campagna contro i respingimenti in Libia. Fate un regalo a un politico. Regalategli una copia del documentario che per primo ha raccontato le violenze delle carceri libiche finanziate dall'Italia dove sono respinti migranti e rifugiati intercettati nel Canale di Sicilia. Perché nessuno dica che non sapeva.

L'editore del dvd+libro Infinito ha garantito per l'iniziativa un prezzo speciale di 13 euro anziché 15. Gli autori rinunciano ai propri diritti sulle copie vendute durante la campagna, i cui proventi andranno ai protagonisti del film.

Da oggi e fino al 6 gennaio sul sito del film ognuno di voi potrà regalare una copia del documentario sulla Libia a un parlamentare, un ministro, un prefetto, un parlamentare europeo, un segretario di partito, un sindaco, un assessore. E poi spediteci il loro nome.

Già perché pubblicheremo sul blog i nomi di tutti i politici a cui il film sarà stato spedito. E a loro chiederemo tutti insieme, noi autori e voi "donatori", risposte concrete alla drammatica situazione di abuso e violenza che vivono migliaia di uomini, donne e bambini nei centri di detenzione libici finanziati dall'Italia.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/2007/12/natale-come-un-uomo.html


da Fortress Europe

sabato 19 dicembre 2009

Copenaghen COP15, astrofisico italiano ancora in carcere

Trieste I ricercatori e i docenti dell’Università di Trieste si mobilitano a favore della liberazione del collega Luca Tornatore. I due appelli presenti in rete hanno già superato i 400 firmatari. Tra le prime a firmare Margherita Hack, docente emerita dell’Ateneo triestino.

Il ricercatore del Dipartimento di Fisica di Trieste è stato arrestato nella notte tra il 14 e il 15 dicembre durante gli scontri in occasione del vertice mondiale sul clima di Copenaghen.

“Rischia di stare in carcere fino a metà gennaio – ha spiegato Daniele Andreozzi, un suo collega ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche, aggiungendo –ho avuto modo di conoscerlo durante gli ultimi incontri di noi ricercatori, quando si discuteva della crisi dell’università italiana, e sebbene, talvolta, le sue posizioni fossero diverse dalle mie, sono convinto della sua innocenza”.
Tanti i messaggi di solidarietà arrivati da piazzale Europa, sede dell’Ateneo cittadino. Non da ultimo quello del Rettore dell’Università di Trieste, Francesco Peroni, che ha scritto all’Ambasciatore di Danimarca a Roma, Gunnar Ortman.
Peroni definisce Tornatore “persona impegnata politicamente e civilmente”. “Tale impegno, a quanto risulta dalla mia esperienza – prosegue il Rettore- si è sempre manifestato con modalità rispettose delle regole democratiche. La notizia dell’arresto, inviata per conoscenza anche al Ministero degli Esteri, sta destando viva impressione tra coloro che operano e studiano in questo Ateneo”.

Tra i più attivi c’è il collega e compagno di stanza di Luca, Pierluigi Monaco che, insieme ad altri ricercatori, ha lanciato un appello su internet, firmato da oltre 300 persone. “Ora – informa lo stesso Pierluigi – la prima raccolta di firme è conclusa. Ma vi prego di mandare le vostre email a freelucatornatore@gmail.com, vi contatteremo al più presto”. “Luca conferma la sua totale estraneità ai fatti”, sottolinea ancora Pierluigi Monaco.

Gira tra la rete e tra i tavoli accademici e non, anche un altro appello. Ha come prima firmataria niente meno che Margherita Hack. E conta ormai più di 100 adesioni di persone legate al mondo universitario ma anche di normali cittadini.

Oltre al presidio davanti al consolato danese a Trieste, alle dimostrazioni di solidarietà e ai due appelli, il gruppo parlamentare dei verdi avrebbe già avanzato due interrogazioni parlamentari sul caso dell’arresto del ricercatore. Un partito danese, invece, ha offerto a Tornatore una degna copertura legale per il processo in programma il 12 gennaio.

Fatto sta che ad oggi non è ancora chiara la dinamica dei fatti.
Da un lato c’è chi, come Il Piccolo on line, afferma che Luca Tornatore è stato incriminato da tre agenti per il lancio di una molotov.
Dall’altro chi, come il suo collega Pierluigi Monaco, ritiene che la dinamica del suo arresto “sia un po’ diversa da quello che è trapelato dal lancio dell’ansa” e spiega come queste manifestazioni sono state caratterizzate “da arresti preventivi”.
A tale proposito Naomi Klein, famosa autrice di “No Logo, Economia globale e Nuova contestazione”, ha riportato la sua esperienza di quanto successo il 14 dicembre su un articolo apparso su L’Espresso .
A detta della Klein ci sarebbe stata una reazione esagerata della Politi che “ha preso a pretesto un piccolo vetro andato in frantumi per mettere dentro quasi un migliaio di persone, centinaia delle quali oltretutto sono state ammassate tutte insieme, costrette a restarsene sedute per ore sul marciapiedi gelido, con i polsi legati e in qualche caso anche le caviglie”.
Certo è che, anche dai video caricati da globalproject.info, il clima di Copenhagen sembra tutt’altro che quello della “città della speranza”, Hopehagen, nome con cui il centro cittadino era stato ribbattezzato in occasione del vertice sul clima. Mentre la speranza di Luca Tornatore di passare il Natale tra Trieste e Mestre, si affievolisce ogni ora di più.

(ANSA)- TRIESTE, 18 DIC - Luca Tornatore, il ricercatore italiano in carcere a Copenaghen,fermato dalla polizia dopo gli scontri,ringrazia per la mobilitazione. Si e' detto ''semplicemente senza parole'' per la forza dell'appello per la sua liberazione, ha riferito a Trieste la sua compagna, Federica Vedova, che ieri e' riuscita a parlargli al telefono.''Sta bene - ha spiegato- e ieri gli hanno portato un pacco con dei libri e della carta per scrivere. La sua reazione e' positiva''.

Per chi volesse mettersi in contatto con Luca, riesta la possibilità di inviare cartoline, telegrammi e lettere alla casella postale del carcere:

Vestre Fængsel Kirke, Vigerslev Allé 1, 2450, København Ø, Danmark

qui i gruppi di sostegno
http://www.facebook.com/group.php?gid=206529773226
http://www.facebook.com/group.php?gid=205296253660

da Indymedia