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martedì 8 giugno 2010

BOCCIATURA DELLA CENTRALE A BIOMASSE DI CAVALLINO(LE)


Mai più altre Copersalento nel territorio!

Il “Forum Ambiente Salute” ringrazia la gente del Salento e condanna la sua attuale classe dirigente gravemente non all’altezza della maggiore cultura, saggezza e forte sensibilità ecologista dell’intero territorio!

Basta con l'aberrante "IDEOLOGIA DELL'ENERGIA" in Puglia!


Il Forum Ambiente e Salute esprime grande soddisfazione e ringrazia le centinaia di persone senza il cui grido, di fermo “No”, non si sarebbe facilmente giunti a questo importante risultato nella storia della terra salentina: la bocciatura della pazzesca mega-centrale a biomasse di Cavallino oleose che avrebbe portato inquinamento nel Salento e danni irreparabili alla foresta tropicale e alle genti del terzo mondo! «Come un fulmine d’una tempesta atteso nella siccità, che annuncia la pioggia agognata, così le tante persone, che si sono e si stanno ritrovando nel Forum Ambiente e Salute, hanno accolto con grande gioia e speranza l’annuncio del parere, sfavorevole, espresso da Arpa, Asl e Provincia di Lecce contro il progetto d’una centrale a biomasse da 37 MW in feudo di Cavallino, – dice Oreste Caroppo del direttivo del Forum, che continua, - si sono espressi pareri sfavorevoli per carenze progettuali dell’impianto, e questo ha salvato i cittadini del Salento da un'altra grave fonte di inquinamento, che si stava per addizionare alle tante già presenti e contro cui il Forum, con decine di comitati e associazioni, si sta battendo. Ma ci chiediamo oggi: se la presentazione del progetto fosse stata meglio supportata da studi e belle promesse di mitigazione dell’impatto ambientale e di stretto monitoraggio degli inquinanti emessi, cosa sarebbe accaduto? Gli enti tecnici di provincia e regione avrebbero dovuto esprimere parere favorevole, e i cittadini sarebbero stati ugualmente vittime di una burocrazia acefala e meccanicista. Da qui la critica forte, a 360°, senza distinzioni di colore politico e distinzioni di campanile, si solleva alle oltre cento amministrazioni comunali del Grande Salento, dove siamo certi, o vogliamo sperare, vi siano comunque, lontani dai riflettori, micro-esempi positivi, e così alle province e alla Regione: è in corso un fenomeno di grave svendita del territorio, dei suoi valori preesistenti ed ereditari del Salento, da parte di tanti amministratori, per un piatto di lenticchie o per un sacchettino di trenta denari; tutto ciò riguarda le autorizzazioni che si stanno concedendo a piene mani agli impianti industriali di mega-eolico, mega-fotovoltaico e non ultimo di biomasse d’ogni tipo, solide e liquide. Mentre si chiude l’emergenza cavallinese, ne sono in corso centinaia altre, ancora pericolosamente aperte, nel territorio, e legate e scaturite dallo stesso meccanismo folle dei “certificati verdi” e degli spropositati incentivi pubblici concessi dallo Stato agli imprenditori che investono in mega centrali d’energia rinnovabile, fisiologicamente ad alto impatto, tanto sulla terraferma quanto nel nostro mare. Dai “Paladini del No alla devastazione del Salento e del suo mare”, dalla casa del Forum, si leva un messaggio forte che chiede di non continuare a prendere in giro questa terra e la sua gente, strumentalizzando il Protocollo di Kyoto e l’ “effetto serra”, per distruggere e speculare! L’appello forte a porre fine, con una “moratoria urgente di tutti gli impianti”, a tutta questa “corsa all’oro” delle rinnovabili industriali come l’hanno definita i giudici del Tribunale Amministrativo di Puglia-Bari, dagli effetti catastrofici sull’ambiente come ha denunciato il direttore dell’ARPA Puglia, il Prof. Giorgio Assennato, epidemiologo di fama mondiale, e che rischia di cancellare la nostra identità territoriale come ha messo in guardia l’Arch. Ruggero Martines, Direttore Generale della Soprintendenza ai Beni culturali e Paesaggistici della Puglia. Tutto ciò, anche al fine di avviare un percorso politico-amministrativo realmente virtuoso, che abbia come punti cardine la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza energetica, e che miri davvero a salvare il nostro pianeta iniziando a salvare la Puglia, tornando a rimboschire il territorio con politiche di rinaturalizzazione di migliaia di ettari, che devono tornare saggiamente alla natura e all’agricoltura di qualità, d’eccellenza e del biologico, non svenduti, profanati e stuprati in nome della produzione d’energia in una terra che già produce, anche da fonti rinnovabili, ben oltre il proprio fabbisogno contro ogni buon principio di federalismo energetico e solo in sottomessa ipnotica obbedienza ad un’ "ideologia dell'energia" , inculcata con ogni mezzo pubblicitario, da una corrotta lobby politico-imprenditoriale, da cui tutti dobbiamo liberarci per tornare a vivere in pace, salute e serenità nel nostro futuro quotidiano; l'ideologia della produzione ossessiva d’energia ed energia senza limite e da ogni fonte da esportare ed esportare! »


8 giugno 2010

Il Forum Ambiente & Salute
gruppo d'azione locale a difesa della salute e del territorio,
rete coordinativa di comitati, associazioni e movimenti.

Sito web: http://forumambientesalute.splinder.com/

La verità dovuta ai morti

di Claudio Fava
A ben guardare, in questo tempo sottosopra ciò che fa paura non sono i fatti ma le loro conseguenze. I fatti ci dicono che più o meno da vent’anni pezzi importanti delle istituzioni dello Stato e dei servizi di sicurezza ci mentono. Menzogne raffinate, come le “menti raffinatissime” a cui si riferì Falcone dopo il fallito attentato dell’Addaura. Ci hanno mentito e ci hanno ingannati decidendo di stare dalla parte dei nostri nemici.Le stragi del ’92, le bombe del ’93, le incursioni di Cosa Nostra in politica a partire dal ’94, le eterne latitanze di certi capi mafia… l’elenco è lungo, e porta in calce una firma sbiadita ma non illeggibile: servizi segreti.Con i loro padrini politici, con i loro aiutanti di campo mafiosi. Questi i fatti, che in un paese normale dovrebbero portare a una ricerca rigorosa sulle responsabilità del passato e a un supplemento di attenzione per il futuro su questi corpi dello Stato, troppo spesso animati da vocazioni che nulla hanno a che fare con il rispetto delle leggi. In un paese normale, a questi fatti sarebbe seguita un impegno di limpidezza, uno sguardo più vigile sulle nostre strutture di sicurezza, la garanzia di strumenti di investigazione efficaci per i magistrati. In un paese normale, non in Italia.

Il cui governo ha appena sfornato un emendamento che intende estendere il segreto di Stato alle intercettazioni dei funzionari e degli agenti dei servizi segreti. Come dire: prima di mettere sotto controllo il telefono di uno “007”, dovremo chiedere permesso all’esecutivo. Che quel permesso potrà negarcelo senza doverci nemmeno una spiegazione. Reazione singolare dopo i furti di verità che abbiamo subito in questi vent’anni. Invece di promettere chiarezza, si stabilisce per decreto il diritto all’opacità e all’impunità per i servizi di sicurezza e per i loro infiniti affluenti.

Uno dei quali, tanto per far nomi e cognomi, porta al costruttore Anemone, il grande ristrutturatore di case auguste e potenti. Il signor Anemone aveva ottenuto dal Viminale il NOS, un Nulla Osta Sicurezza, che equiparava la sua persona, le sue funzioni e le sue attività a quelle dei funzionari dei servizi segreti. Insomma, con questo emendamento in vigore non avremmo potuto sapere nulla non solo dei depistaggi e delle collusioni sulla morte di Falcone e di Borsellino ma nemmeno sugli affari miserabili della “cricca” che passavano attraverso la generosità (e le telefonate) di Anemone.

In un’Italia normale, di fronte a un simile atto di sciacallaggio istituzionale non sentiremmo solo le voci indignate di alcuni magistrati (uno per tutti, Armando Spataro, un giudice con la schiena dritta che di segreti di Stato ne ha subiti parecchi), non vedremmo solo qualche irruento sciame di folla occupare le piazze romane. In un’Italia normale, di fronte alla rivendicazione del diritto all’impunità, vorremmo sentire tutte le voci oneste di questo Stato. A cominciare dal Presidente della Repubblica che su un emendamento gaglioffo come quello proposto dal governo potrebbe pretendere dai partiti qualcosa in più di un generico senso di responsabilità.

E non vorremmo che, nel nome di un italianissimo volemose bene, questa trattativa da angiporto sul Ddl Alfano lasciasse tutti contenti. Il punto non è, come reclamano i finiani, estendere a 75 giorni la durata delle intercettazioni o evitare che s’abbatta sui processi in corso. Questi, ci sia consentito, restano dettagli. Il cuore mai scalfito del problema è che con questa legge verranno secretati i processi, i giornalisti non potranno più raccontare le inchieste in corso e agli italiani verrà negato il diritto di sapere. Questa è la posta in palio, non altre.

Post scriptum. Questa mattina ho incontrato un sopravvissuto. Uno di quelli che, grazie alla leggina di Alfano, sarebbe crepato da tempo. Si chiama Lirio Abate, ha l’età dei vostri figli, fa il cronista a Palermo e Cosa Nostra aveva deciso di ammazzarlo per qualche articolo poco cortese. E’ vivo perché alcune telefonate sono state intercettate, bel oltre il limite dei 50/75 giorni oggi graziosamente concessi dal sovrano. In quelle telefonate si spiegava perché il giornalista doveva morire, chi se ne sarebbe occupato, dove e quando. Se un appuntato dei carabinieri non fosse stato messo dai magistrati in condizioni di ascoltarle, Abate oggi sarebbe morto. E Alfano sarebbe stato in prima fila, ad ogni anniversario, a battersi il petto e a compiangere un altro siciliano caduto sul dovere.

Claudio Fava

ERGASTOLO OSTATIVO E CERTEZZA DELLA PENA

di Pierfrancesco Palattella
In Italia si fa un gran parlare di ergastolo, situazione dei nostri detenuti, carcere rieducativo e certezza della pena; è di poche ore la notizia di un detenuto in gravissime condizioni di salute nel carcere di Cagliari a letto con le bombole di ossigeno, si continua a discutere in queste ore di rimedi efficaci per eliminare il sovraffollamento.

Alcune di queste tematiche sono anche affrontate dalla nostra Carta Costituzionale come nel caso dell’art. 27 nel quale è affermato che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. La giustizia italiana è accusata non certamente a torto di essere talvolta troppo lassista, la certezza della pena non è quasi mai tale e spesso chi delinque finisce per tornare in libertà troppo presto; discorsi sentiti più volte cui comunque è difficile controbattere con argomentazioni efficaci.
A fronte di tutto questo vi è tuttavia, come si conviene, un’eccezione che ai più risulterà sconosciuta ma che infligge la sua austerità in maniera perentoria sui condannati, attuando la legge con un’attenzione che a molti appare del tutto efficiente, ad altri esagerata ma non lasciando spazio ad interpretazioni di dubbia certezza della pena; il regime del carcere ostativo che consiste, questo si, nel passare in carcere praticamente tutta la vita.

E’ importante spiegare bene il concetto di ergastolo ostativo per evitare equivoci: si tratta di una pena che viene data per reati di associazione a delinquere, per intenderci non è previsto l’ergastolo ostativo per stupratori, pedofili e tutti coloro che ledono una persona fino ad ucciderla.
Con legge 356/92 si introduce in sostanza nel sistema di esecuzione delle pene detentive una sorta di doppio binario, in virtù del quale per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale è stato previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento beneficiario extramurario i condannati a meno che questi collaborino con la giustizia.

Un ergastolano che ha ammazzato e violentato una o più donne ha la possibilità di uscire, chi invece ha ucciso in una guerra fra bande in un territorio mafioso, in virtù del carcere ostativo non potrà mai uscire se non diventando collaboratore di giustizia.

A questa categoria è negato ogni beneficio penitenziario, dai permessi premio alla semilibertà e liberazione condizionale a meno che non si collabori con la giustizia per far arrestare altre persone. Chi non collabora, spesso, lo fa per paura di vendette una volta uscito o di rappresaglie sulla propria famiglia e non necessariamente per omertà; costui è destinato a restare tutta la vita in carcere escluso da ogni sorta di beneficio.

Al di là di ogni considerazione morale o presa di posizione è importante notare come si sia venuta a creare una doppia connotazione dell’aspetto e come sia stata tracciata una profonda linea di demarcazione tra due modi diversi di intendere l’ergastolo; da un lato, uno che lascia un barlume di speranza di uscire in permesso dopo dieci anni, dopo venti anni in semilibertà e dopo 26 anni in condizionale. Dall’altro, come detto, vi è quello ostativo circoscritto a determinati reati di associazione ed a casi di non collaborazione con la giustizia.


A lottare contro questo tipo di ergastolo ed a cercare di dar voce agli internati vi è l’'Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII", fondata nel 1973 Don Oreste Benzi ed attiva nel vasto ambiente dell'emarginazione e della povertà. Tra le altre attività dell’associazione vi è quella di occuparsi di carcerati ed in quest’ottica, da alcuni membri de gruppo particolarmente dediti al problema è nato da circa un anno il blog “Urla dal Silenzio”, nome anche dell’omonimo gruppo su Facebook, con l'intento di far conoscere a tutti la disumana realtà dell'ergastolo ostativo; il blog è diventato nel tempo la voce degli ergastolani con testi, poesie, drammatici racconti di vita pubblicati di volta in volta. Incontriamo una delle responsabili del progetto “Urla dal Silenzio”, Nadia Bizzotto.
Come è nato e cos'è il progetto “Urla dal Silenzio”?
Iniziamo dicendo che faccio parte della comunità fondata da don Oreste Benzi, "Comunità Papa Giovanni XXIII" e che tra le tante attività ci occupiamo di carcerati. Siamo stati a Spoleto in carcere per la prima volta nel 2007 accedendo come art. 17, ossia persone esterne che entrano per fare colloqui. In quell’occasione abbiamo scoperto cos’è il carcere ostativo e da allora abbiamo iniziato ad entrare in carcere sistematicamente per cercare di dar sostegno a quelle persone. Don Oreste Benzi ha appoggiato subito la loro battaglia, è stato il primo a dare un supporto a questi detenuti; era veramente un tipo eccezionale, un prete sui generis che si è sempre distinto per l'attenzione prestata ai più emarginati, fondatore della comunità e conosciuto tra l’altro per essere il prete delle prostitute, dormiva con i barboni, andava per strada ad aiutare i bisognosi. Quindi era abituato a questo tipo di situazioni. Quando i carcerati di Spoleto hanno visto che c’era una persona di quel calibro cui poter raccontare il loro dramma sono stati estremamente entusiasti. Il blog è nato da circa un anno, all’interno vi sono testimonianze dirette dei carcerati stessi, storie e testi scritti da loro.”
Cosa si intende per ergastolo ostativo?
Quando parliamo di ergastolani ostativi non stiamo parlando di pedofili o di gente che ha ammazzato figli e mogli; stiamo parlando di chi è stato condannato per reati di associazione mafiosa. Il carcere ostativo è per gli imputati che hanno preso l’ergastolo per reati di mafia e sono ostativi perché nessuno di loro collabora con la giustizia; chi non collabora non ottiene i benefici penitenziari. Ma è bene precisare che il padre di famiglia che rimane dentro perché ha scelto di non collaborare non lo fa sempre per scelta consapevole o omertà, ma è anche paura di ripercussioni su loro stessi una volta usciti o sulla loro famiglia. Gli ergastolani in Italia oggi sono circa 1400, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dal sud; l’ostatività nasce dall’inasprimento delle pene come risposta dello Stato dopo i reati di mafia, più o meno negli anni 90. La maggior parte di loro ha già scontato all’incirca 20 anni e l’ergastolo ostativo sta venendo fuori adesso perché, dopo i 20, normalmente uno può chiedere la semi - libertà. A tutti quanti è stata negata poiché in base all’art. 4 bis O.P. non vi è traccia nelle loro cartelle di collaborazione con la giustizia. Non è che uno nasce con l’ergastolo ostativo; molte volte non si sa neanche di averlo finchè non si scopre che la magistratura ti rifiuta i benefici in quanto non risulti collaboratore.
Perché si dice che in Italia non c’è la certezza della pena?
Non è assolutamente vero il luogo comune che qui in Italia non c’è la certezza della pena. Esiste eccome. Ma è circoscritta a determinati reati. Se uno domani mattina si alza ed uccide 3 o 4 persone molto probabilmente non si farà l’ergastolo e sicuramente non farà quello ostativo; è questo il problema, la certezza della pena esiste, ma esiste solo per alcuni tipi di reato. Parlando di cronaca attuale prendiamo ad esempio il famoso caso Izzo. Nessuno dice che lui era un collaboratore di giustizia ed è stato messo fuori perché ha fatto i nomi di altri; allora ecco che viene agevolato il pentito, che poi esce ed ammazza nuovamente, piuttosto di chi sta in galera perché non vuole esporre la propria famiglia a rischi. Allo stesso modo non sono d’accordo sul fatto che il carcere non ti cambia; 20 o 30 anni di carcere ti cambiano profondamente, non sono uno scherzo.
Come affrontate il problema morale sapendo che si parla comunque di persone che hanno commesso reati?
Quando andiamo in carcere a parlare con loro sappiamo bene che di fronte non abbiamo dei santi; se stanno lì dentro è perché hanno commesso reati. E lo sanno anche loro; io però cerco di relazionarmi con l’uomo che ho davanti adesso, non con il colpevole di 20 o 30 anni fa che non è più il ragazzo di allora. È un uomo che non ha alcuna prospettiva reale di uscire dal carcere, se non da morto. Un ragazzo di 18 anni per quante ne possa ave fatto non può essere il boss della mafia che ha distrutto l’Italia, può esser stato al massimo manovalanza a servizio della mafia. Persone che sanno di aver fatto errori molte volte anche grossi, che stanno pagando e che vogliono pagare e che l’unica cosa che chiedono è una data certa. Ormai sono anni che li conosciamo, abbiamo rapporti quasi familiari con alcuni d loro. Addirittura con le famiglie dei detenuti, con i figli, con le mogli, siamo spesso in contatto anche perché il dramma dell’ergastolo si ripercuote non solo su chi lo sconta ma su tutta la famiglia.
Qual è la vera contraddizione del'ergastolo ostativo?
Non si tratta di tirar fuori delinquenti dalla galera a tutti i costi, ma di dare una possibilità a chi ne avrebbe diritto. In carcere, per ottenere i benefici occorrono il diritto ed il merito: per gli ostativi non si arriva al merito, non si arriva a stabilire se hai fatto un percorso tale per cui psicologi, direttore del carcere ecc.. possano presentare una relazione su di te e su quanto tu sia cambiato; non ne hai diritto perché non ha collaborato. Allora qui il principio educativo non c’è proprio, il famoso art. 27 non serve assolutamente a niente. Che senso ha tenere in galera uno tutta la vita con la prospettiva di non uscire mai; educarlo per cosa, per portarlo alla tomba? Il nostro è uno Stato che per certi versi ha una giustizia assolutamente lassista e ch per altri, invece, fa pagare in maniera ingiusta e spropositata.

da LaVeraCronaca

ECCO PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN… (ALMENO SUL NUCLEARE!)

di Gaspare Serra
Mi rendo conto di come questo titolo possa bastare per attrarmi addosso critiche e condanne, specie da parte dei lettori più “distratti” (di coloro pronti a giudicare senza aver nemmeno letto “una riga in più” della mia analisi!).

La riflessione che pongo alla sua attenzione è semplicemente un tentativo (non so se riuscito) di analizzare la “Questione iraniana”:
- sganciandomi dai parametri di giudizio più “scontati”;
- rifuggendo dai “topos” propri della politica internazionale;
- ed evitando il ricorso ai più banali “luoghi comuni” con cui si tende sempre più spesso a dividere la realtà in “piani contrapposti” (Occidente/ Oriente; Democrazie/ “Stati canaglia”; Cristianesimo/ Islam…).

“La vera libertà di stampa è dire alla gente quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire”, ripeteva lo scrittore britannico George Orwell (1903/1950, in realtà Eric Arthur Blair).
Io non sono “la stampa” né detengo alcuna verità “tascabile”!
Possiedo ancora, però, quella libertà di pensiero e onestà intellettuale sufficiente:
- per interrogarmi “criticamente” sulla gestione della politica internazionale statunitense (seguita passivamente “a ruota” da molti paesi europei, in primis l’Italia);
- per dubitare persino della presunta “superiorità morale” dell’Occidente rispetto al resto del Mondo (in materia di rispetto della legalità internazionale, uso legittimo della forza e proliferazione nucleare);
- e per arrivare a sostenere (pur da “convinto” pacifista e antinuclearista!) che, a queste condizioni, l’Iran ha “tutte le ragioni del mondo” per rivendicare finanche il diritto di dotarsi di armi nucleari!

Senza voler dare minimamente l’impressione di sostenere il governo teocratico, reazionario, illiberale e antisionista di Ahmadinejad, infatti, mi sento comunque in dovere di giustificare le pretese nucleari iraniane, almeno finché le nove potenze nucleari “già esistenti”:
I- non ammettano che la fonte primaria d’“instabilità e insicurezza” nel Mondo è rappresentata anzitutto dai propri arsenali atomici;
II- e non accettino di affrontare il problema mettendo anzitutto in discussione la propria “politica nucleare”!

lunedì 7 giugno 2010

Il premio RENATA FONTE alla Carfagna: uno schiaffo alla memoria di Renata.


Oltre ad essere il titolo di questo post, quello che leggete in alto è anche il "lamento", la "protesta", la denuncia che parte da FACEBOOK e che speriamo possa coinvolgere la memoria e la coscienza di quante piu' persone è possibile.

Giovedì 3 giugno 2010, in occasione della XI Edizione della Festa della Legalità, l’associazione “Donne insieme” – Centro Antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce ha consegnato il premio RENATA FONTE al ministro Mara Carfagna. Non è dato sapere a che titolo.
Crediamo che con questo premio sia stato dato uno schiaffo alla memoria di Renata, una donna simbolo della legalità e della lotta per la tutela del territorio, una donna vittima di una violenza inaudita, vilmente uccisa da due sicari il 31 marzo 1984 per aver difeso la sua terra, una donna che rappresenta un’idea di legalità, di pulizia e di difesa del proprio territorio. Una donna che ha pagato il prezzo di una battaglia politica combattuta con tenacia guidata da grande rigore morale e dall’amore per la sua terra. Una donna giovane, onesta, decisa a non cedere, a difendere la sua terra dall’assalto famelico e violento dell’imprenditoria mafiosa e della politica corrotta e connivente.
Ci chiediamo a che titolo il premio sia stato dato al Ministro Carfagna.

Se condividete questo pensiero iscrivetevi in tanti a questo gruppo e passate parola.


..."IO LA CONOSCEVO RENATA"

di Claudia Raho

Io la conoscevo, Renata.
Sabrina che mangia un gelato, Viviana il giorno della sua prima comunione, Renata che versa il caffè nelle tazzine, Sabrina che accarezza il gatto, Viviana che guarda la tv, Renata che legge il giornale, Sabrina che si passa la
mano fra i capelli, Viviana con le ginocchia sbucciate, Renata che prende il sole...Sabrina che piange, Viviana che non parla, Renata che non c'è...più.
Istantanee scolpite nella mente, momenti insignificanti eppure preziosissimi, di vita normale, di quella che non c'entra con gli eroi e avresti preferito non c'entrasse mai; di quella che si interrompe, come il suo respiro, e quando
riprende non è più la stessa; e quello che facevi prima non ha più alcun senso e solo sai che ogni momento ogni ora ogni gesto si porta con sè, come treno che sferraglia, quel rumore sordo nel cervello di quelle parole ripetute
incessantemente e che ancora cerchi inutilmente di 'comprendere': hanno ucciso Renata.
E chiedersi come, chi, paradossalmente è quasi meno importante, o meglio, arriva un secondo dopo quello che senti di dover fare: andare da loro, stare con loro, esserci per loro. perché il dolore ha molte sfumature ed è grande il
dolore e può essere grande come l'amore sa essere grande.
E convivi: da una parte con l'offesa che brucia per la dignità ferita di cittadina e donna; dall'altra con la tristezza infinita, la malinconia muta per quel racconto interrotto.
All'inizio hanno fatto di tutto, anzi di niente, per 'rimuoverla' renata, come se i suoi capelli sporchi di sangue, la sua giacca bianca macchiata di rosso, le riviste sparse, la sua scarpa sfilata fossero solo fotogrammi di un film.
poi hanno tentato di liquidare il suo omicidio come fatto piccolo piccolo, secondario, un incidente drammatico ma insignificante nella vita politica 'tranquilla' della provincia; infine hanno celebrato il personaggio finto, senza mettere In discussione il costume politico di intrallazzi e corruzione che ha armato gli assassini.
Tutti hanno usato il legittimo desiderio di riconoscimento e rivalsa delle figlie di renata, che hanno avuto l'unico torto di fidarsi di furbi senza scrupoli, quelli che hanno usato e continuano a farlo, il nome di Renata e la sua vicenda, violentando la realtà e travisando i fatti, strumentalizzando la sua figura, saccheggiando i ricordi e bruttando la memoria.
L'ennesimo episodio di questi giorni scandalizza chi è stufo di targhe e premi e chiede a gran voce verità e giustizia
.

sabato 5 giugno 2010

Vendola scrive ai direttori generali della Asl e ne chiede le dimissioni


"Un atto di grande sensibilità ma insieme di rilevanza politico-istituzionale"


Il presidente della giunta regionale Nichi Vendola in una lettera inviata ai direttori generali delle Asl pugliesi e ai direttori delle aziende ospedaliere universitarie di Bari e Foggia chiede di rimettere, nelle sue mani, il mandato fiduciario che a suo tempo la giunta regionale gli affidò. «Un atto – per il presidente - di grande sensibilità ma insieme di rilevanza politico-istituzionale». Vendola chiede nel contempo ai direttori «di continuare serenamente nel loro lavoro, in attesa di affrontare il percorso previsto per tutti i candidati».

Si tratta di avviare concretamente «un percorso che porterà al riposizionamento del rapporto tra la politica e la sanità in Puglia, permettendo alla giunta regionale di esercitare le sue doverose scelte previste dalla legge nazionale, all’interno di una rosa di nomi selezionati al di fuori di qualsiasi indicazione partitica».

Ecco il testo completo della lettera inviata dal presidente della Regione:


"Caro Direttore, come Lei sa venerdì della scorsa settimana si è insediata la commissione di valutazione degli aspiranti direttori generali delle ASL pugliesi. Si tratta dell’avvio concreto del percorso che porterà al riposizionamento del rapporto tra la politica e la sanità in Puglia, permettendo alla Giunta Regionale di esercitare le sue doverose scelte previste dalla legge nazionale, all’interno di una rosa di nomi selezionati al di fuori di qualsiasi indicazione partitica.

L’applicazione della recente norma regionale fa quindi i suoi primi importanti passi avendo l’ambizione di proseguire e completarsi con il corso di formazione manageriale dedicato. Le chiedo quindi un atto di grande sensibilità, ma insieme di rilevanza politico-istituzionale: quello di rimettere nelle mie mani il mandato fiduciario che a suo tempo la precedente Giunta da me diretta Le affidò. Le chiedo al contempo di continuare serenamente il suo lavoro, in attesa di affrontare il percorso previsto per tutti i candidati. Sono certo che comprende pienamente non solo l’opportunità, ma la necessità dell’atto che Le viene chiesto, nell’interesse di una nuova stagione per la sanità pugliese, cui non Le è precluso di partecipare e che potrà averLa ancora tra i suoi protagonisti"

giovedì 3 giugno 2010

ONU, INCHIESTA SU BLITZ. IL REGIME FASCISTA ITALIANO VOTA NO CON USA

Onu, inchiesta su blitz. Il regime fascista italiano vota no con USA
Espulsi tutti gli attivisti stranieri arrestati dopo l'attacco alla flottiglia diretta a Gaza

BEER SHEVA/TEL AVIV - Sono stati rilasciati e sono in viaggio verso la Turchia i sei italiani detenuti da lunedì in Israele, con altre centinaia di attivisti filopalestinesi, dopo il sanguinoso blitz contro la flottiglia di aiuti in navigazione verso la Striscia di Gaza. La notizia del rilascio, annunciata fin dalle ore precedenti, é stata formalizzata in tarda mattinata da Betlemme (Cisgiordania) dal sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, che si trova in visita nella regione. Ed è stata subito dopo confermata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, il quale si è detto "particolarmente grato al governo israeliano per la collaborazione offerta" e ha dato atto dell'impegno profuso dall'ambasciata italiana a Tel Aviv. I sei - Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin - sono stati caricati su un pullman con altri attivisti stranieri, sotto scorta e senza possibilità di contatti con l'esterno.
All'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove è prevista la presenza di rappresentanti diplomatici italiani, li attende un volo verso la Turchia, da dove proseguiranno per l'Italia. L'accelerazione delle procedure di espulsione è scattata sull'onda delle crescenti pressioni internazionali e dopo il via libera di ieri sera del gabinetto di sicurezza israeliano, presieduto dal premier Benyamin Netanyahu, al rimpatrio "immediato" di tutti gli stranieri fermati: inclusi quei turchi che in un primo momento avevano rischiato di finire sotto processo per la reazione violenta all'abbordaggio della Mavi Marmara, la nave guida del convoglio denominato 'Freedom Flotilla'. Già in mattinata una cinquantina di turchi aveva lasciato il centro di detenzione di Beer Sheva, mentre nella notte era stata completata l'espulsione via terra verso la Giordania di altre 124 persone - originarie di diversi Paesi arabi e musulmani - nonché quella di tre libanesi: tutti accolti, al di là del ponte di Allenby - che collega le due sponde del fiume Giordano - da una folla inneggiante alla "libertà della Striscia di Gaza" (l'enclave palestinese controllata dal 2007 dagli islamico-radicali di Hamas) da slogan ostili verso Israele.
A bordo delle navi della flottiglia c'erano in totale 682 persone di 42 diverse nazionalità. Almeno 9 sono state uccise nell'assalto delle forze speciali della marina israeliana, mentre più di 40 sono state ferite e sono tuttora ricoverate in ospedale; una cinquantina di persone, infine, era stata rimpatriata già fra lunedì sera e ieri, avendo accettato di firmare un provvedimento amministrativo d'espulsione. Tutti gli altri stranieri - rinchiusi temporaneamente nel centro di detenzione per essersi rifiutati di firmare tale provvedimento, che li avrebbe costretti ad ammettere di essere entrati illegalmente in Israele e non catturati in acque internazionali - dovrebbero essere rimpatriati entro domani in via extra giudiziale, sulla base di quanto stabilito dal gabinetto di sicurezza.

ONU, SI' A INCHIESTA INTERNAZIONALE - Il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu ha adottato oggi a Ginevra una risoluzione che chiede una "missione di inchiesta internazionale" sul blitz delle forze israeliane contro la flottiglia di pacifisti diretta a Gaza. La risoluzione è stata approvata da 32 dei 47 membri del Consiglio dei diritti umani. Il testo approvato a Ginevra chiede di "inviare una missione internazionale per indagare su violazioni delle leggi internazionali". Una sessione straordinaria dell'organismo sul blitz israeliano era stata convocata su iniziativa del rappresentante palestinese e di quelli del Sudan, del Pakistan a nome della Lega Araba e dell'Oci, l'Organizzazione della conferenza islamica.

ITALIA VOTA CONTRO INCHIESTA INTERNAZIONALE CON GLI USA - L'Italia ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu che ha adottato una risoluzione che chiede una 'missione di inchiesta' internazionale sul blitz israeliano contro la flottiglia diretta a Gaza. Lo si è appreso da fonti della Farnesina che sottolineano come non ci sia stata "una posizione comune europea".

FARNESINA, ISRAELE IN GRADO DI INCHIESTA CREDIBILE - L'Italia ha votato contro il testo di risoluzione approvato dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani - che chiede una missione di inchiesta internazionale sul blitz israeliano nei confronti della flottiglia di attivisti - perché ritiene Israele "uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale". Lo ha puntualizzato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, spiegando che il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato uno dei primi a chiedere che vi fosse un'inchiesta credibile e democratica per accertare i fatti. L'Italia, in tal senso, condivide pienamente il testo della dichiarazione approvato ieri mattina dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si chiedeva un'inchiesta "rapida, imparziale, credibile e trasparente".
"L'Italia era incline verso un voto negativo perché il testo, a differenza di quello approvato ieri dal Consiglio di Sicurezza, conteneva toni fortemente polemici, poco costruttivi, che in questa fase delicata non erano in grado di creare le premesse per una diminuzione delle tensioni che l'Italia invoca per mantenere in vita il negoziato israelo-palestinese, che è la nostra priorità". Nonostante questo, ha aggiunto il portavoce della Farnesina, "abbiamo offerto la nostra più ampia disponibilità per cercare una posizione comune europea d'intesa con i nostri partner che avrebbe potuto coagulare il consenso intorno all'astensione". Una soluzione che avrebbe consentito una posizione comune dell'Europa ma che ha incontrato l'opposizione della Slovenia. Lubiana aveva deciso di votare sì al testo presentato dai palestinesi e ha voluto mantenere la propria posizione, ha spiegato ancora. Posizione che non ha quindi consentito di coagulare il consenso intorno all'astensione. "L'inchiesta per accertare i fatti, democratica ed indipendente - ha concluso comunque Massari - è comunque assolutamente necessaria per ristabilire la fiducia nella regione e sul piano internazionale".

TUTTI GLI ATTIVISTI FUORI DA PRIGIONE BEER SHEVA - Tutti gli attivisti stranieri della flottiglia filo-palestinese intercettata lunedì dalle forze speciali israeliane al largo della Striscia di Gaza sono usciti dalla prigione di Beer Sheva (sud di Israele), dove erano stati detenuti in attesa di rimpatrio. Lo ha reso noto oggi la direzione del centro di detenzione, confermando che le operazioni di rilascio sono state completate nel primo pomeriggio. Non tutti gli attivisti sono peraltro pienamente liberi: per diverse decine di loro proseguono infatti in queste ore le procedure di espulsione, senza contatti esterni e sotto la sorveglianza della polizia israeliana, che cesserà solo al momento dell'imbarco aereo o dell'arrivo a un valico di confine terrestre. Secondo fonti di polizia, due dei reduci della flottiglia, entrambi turchi, sono inoltre già tornati in stato di detenzione temporanea in una camera di sicurezza dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Entrambi sono accusati di aver dato in escandescenze durante i minuziosi controlli che precedono gli imbarchi e di essere stati per questo rinchiusi dietro una porta blindata. Saranno liberati, hanno riferito le fonti, soltanto al momento dell'imbarco su uno dei sei voli speciali allestiti oggi per la circostanza.

NETANYAHU: FLOTTIGLIA TERRORISTI, NON LOVE BOAT - Quella intercettata in alto mare dai commando israeliani "non era una 'Love Boat', bensì una flottiglia terroristica". Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. "Continueremo a difendere i nostri cittadini, è nostro diritto, nostro dovere" ha aggiunto il premier, confermando che il blocco a Gaza sarà mantenuto anche in futuro, malgrado "l'attacco internazionale di ipocrisia" nei confronti di Israele.

da Indymedia

COMUNICATO DEGLI ANARCHICI ISRAELIANI

Anarchici Contro il Muro e la sinistra radicale in Israele manifestano la loro solidarietà a Gaza
Sapevamo che non sarebbe stato bello, ma non potevamo immaginare questa brutalità e insensata violenza. Avevamo fatto i preparativi in queste ultime settimane e, appena venuti a sapere degli orari precisi, ci siamo preparati per le azioni reciproche. Ma la sorpresa, lo sgomento che abbiamo provato quando sono giunte le notizie di questo atto di pirateria nei mari dell'Israele - anzi, in acque internazionali - a circa 150 kilometri dalle coste di Gaza, non si riesce a descrivere. Israele ha fatto del suo "meglio" per evitare un confronto diurno con la Flotilla al largo di Gaza, che avrebbe attirato troppa attenzione da parte dei media. Invece, il vergognoso, triste attacco militare notturno è finito lo stesso sulle prime pagine dei media internazionali ed israeliani. Durante la notte abbiamo ricevuto la triste notizia dei compagni e delle compagne morti e feriti, e si è subito mobilitato la sinistra radicale del paese. Circa 200 militanti - la maggior parte della coalizione per la solidarietà
con Gaza di cui fa parte anche Anarchists Against the Wall - sono confluiti al porto di Ashdod, vicino al punto dove le navi entrano nel porto. Sulle vie che portano alla città, le forze di Stato hanno fatto di tutto per impedire ai militanti di arrivarvi, ma siamo tutti riusciti ad esserci in orario.
Portavamo manifesti e striscioni e per ore abbiamo gridato e cantato. Abbiamo visto alcune delle navi sequestrate arrivare al porto.
La sera, ci sono state tre manifestazioni di massa a Gerusalemme, Haifa e Tel Aviv.
A Tel Aviv, una manifestazione, sorprendentemente ben partecipata, di circa due mila persone è confluita davanti al ministero di guerra.
Presente anche spezzoni della sinstra sionista. Per circa due ore abbiamo espresso il nostro sdegno e la nostra rabbia nei confronti dello Stato d'Israele. Dopo qualche tempo noi anarchici, con bandiere rossonere e tamburi, ci siamo ritirati da una parte, da dove abbiamo continuato a
cantare i nostri slogan non diluiti.
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

da Indymedia

mercoledì 2 giugno 2010

NARDO' - SI SVEGLIA LA CITTA' CON LA COSTITUZIONE

Il circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Nardò ricorda alla cittadinanza quanto sia importante e intoccabile la COSTITUZIONE ITALIANA.



SULLE SCALINATE DEL COMUNE: ART. 21 - TUTTI HANNO DIRITTO A MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO



AL CENTRO DELLA NOSTRA BELLA PIAZZA: ART.7 - LO STATO E LA CHIESA SONO INDIPENDENTI E SOVRANI



SULLA VETRATA DI UNA BANCA: ART. 1 - L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO



SUL CANCELLO DI UNA SCUOLA: ART. 33 - L'ARTE E LA SCIENZA SONO LIBERE E LIBERO NE E' IL LORO INSEGNAMENTO



SULLA RECINSIONE DEL TRIBUNALE: ART. 3 - TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA' E SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE



SULLA STATUA COMMEMORATIVA DEI CADUTI DI GUERRA: ART. 11 - L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA



SUL MURO DELLE POSTE ITALIANE: ART. 53 - TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE NELLE SPESE PUBBLICHE



SULLA STATUA COMMEMORATIVA DEI CADUTI SUL LAVORO: ART. 2 - LA REPUBBLICA RICONOSCE E GARANTISCE I DIRITTI INVIOLABILI DELL'UOMO



ALL'INGRESSO DEL PARCO REGIONALE DI PORTO SELVAGGIO: ART. 9 - LA REPUBBLICA TUTELA IL PAESAGGIO E IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO DELLA NAZIONE

Liberi, ma non tutti


Tornano a casa 450 attivisti della Freedom Flotilla, italiani compresi, ma alcuni restano in carcere

''La Rachel Corrie, cargo da 1200 tonnellate allestito dalla associazione internazionale Free Gaza Movement, partito dall'Irlanda è in navigazione nel Mediterraneo. Si sta dirigendo verso un porto per imbarcare giornalisti e personalità di spicco - non più di 15 persone - Non si esclude che tra di esse vi potranno essere alcuni italiani. Quindi proseguirà alla volta del porto di Gaza City.

La decisione è stata presa in primo luogo dal comandante e dall'equipaggio del cargo che, pure a conoscenza di quanto accaduto all'alba del 31 maggio a 75 miglia dalla costa palestinese, sono fortemente determinati a portare a termine la missione che si sono assunti di portare aiuti e solidarietà alla popolazione di Gaza, per sostenere il suo diritto alla libertà, e di affermare il rispetto delle norme del diritto internazionale cui anche Israele deve sottostare''.

Questo il testo di una nota diffusa questa mattina da Nino Lisi, della Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese, che in questi giorni confusi sta tirando le fila dell'iniziativa in Italia.
Adesso bisogna aspettare per vedere se e come la marina militare israeliana reagirà. Secondo la stampa in Israele, che cita fonti del ministero della Difesa, la reazione potrebbe essere addirittura più violenta dell'assalto costato la vita ad almeno nove persone. In realtà, considerato il gelo internazionale verso lo Stato Ebraico e la rabbia della Turchia è difficile immaginare un altro massacro, ma allo stesso tempo è impossibile che il cargo, con un'altra imbarcazione, venga fatto arrivare nella Striscia di Gaza.

Un comunicato del free Gaza Movement, sempre oggi, chiarisce la dinamica del rilascio degli attivisti. Secondo l'organizzazione, non sono stati rilasciati tutti come chiesto dall'Onu e dalla Nato.
''Almeno quattro Palestininesi/Israeliani non sono liberi. Si tratta di un membro direttivo del Free Gaza Movement , Lubna Masarwa, dello sceicco Raed Salah, leader del sezione nord dell'Islamic Movement in Israel, Mohammed Zeidan, direttore dell' International Advocacy Programme per l ' Arab Association for Human Rights e di Hamed abu Dabis, su cui gravano serie accuse di reati criminali per aver partecipato ad un viaggio pacifico per interrompere l'assedio di Gaza - continua il comunicato - Dopo una intera giornata di udienza in aula, rappresentati da avvocati eccellenti di Adalah, l'udienza è stata aggiornata all'8 giugno, rendendo evidente quanto sia seria la situazione per questi attivisti per i diritti umani.L'incarcerazione illegale è solo un altro esempio della politica brutale di Israele. Primo, hanno abbordato la nostra nave, mentre viaggiava in acque internazionali e carica di materiale per Gaza. Hanno ucciso almeno nove dei nostri passeggeri, altre decine sono stati feriti, hanno dirottato le nostre barche dirigendole forzatamente nel porto di Ashdod. Hanno sbattuto oltre 600 passeggeri in prigione. Nessuno di questi passeggeri aveva intenzione di andare in Israele ma sono stati trasportati a forza e poi deportati. Ora detengono quattro famosi attivisti per i diritti umani, leader politici e religiosi per aver espresso solidarietà ai loro fratelli e sorelle di Gaza''.

Sono stati rilasciati con certezza almeno 450 attivisti, tra i quali il gruppo degli italiani. Si tratta di sei persone. Giuseppe Fallisi, detto Joe, cantante milanese 50enne da anni impegnato nella lotta a sostegno dei palestinesi. Nei mesi scorsi, al Cairo, aveva iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il governo egiziano che impediva a un gruppo di attivisti il passaggio verso Gaza per portare aiuti umanitari. Angela Lano, 47 anni, giornalista e saggista specializzata nel mondo arabo e islamico. Ha collaborato con numerose testate in Italia, prima di dirigere l'agenzia Infopal. Manolo Luppichini, 47 anni, documentarista free lance di Roma. Ha collaborato a lungo con Riccardo Iacona per la trasmissione Presa Diretta e non solo.
Manuel Zani, 30 anni, foto-videoreporter di Longiano, che documentava le iniziative delle ong che sostiene anche come attivista. Gli ultimi due sono Marcello Faracci, in possesso di doppio passaporto italo-tedesco, motivo per il quale non era considerato nella prima lista. Stessa sorte per Muhim Qaqer, italo-palestinese. Secondo l'Unità di Crisi della Farnesina dovrebbero essere trasportati in Turchia e poi in Italia. Per la Rete Romana di Solidarietà nessuno di loro ha firmato l'ammissione di 'colpa' chiesta dalle autorità israeliane. Un portavoce del premier israeliano Netanyhau ha fatto sapere che gli altri attivisti saranno rilasciati entro domani.

di Christian Elia da PeaceReporter

Un ergastolano commenta il libro "LOTTA CIVILE" di Antonella Mascali

Durante il “corso di lettura” con la psicologa del carcere abbiamo letto il libro di Antonella Mascali, a cui invio queste riflessioni.

Credo che il perdono ti faccia amare il mondo e che la vendetta te lo faccia odiare.
Giustizia dovrebbe significare verità e non vendetta.

Mi potrei fare i fatti miei, ma sono un ergastolano, un uomo “libero” che non ha più nulla da perdere e quindi mi posso permettere di dire quello che penso.
Premetto che condanno la mafia, sia quella che spara, sia quella politica, giudiziaria, religiosa, finanziaria, mediatica e lobbistica che comanda e che in carcere non ci va mai.
Premetto che va tutta la mia sincera solidarietà a tutte le vittime innocenti della mafia.


Detto questo, ho trovato questo libro molto omertoso perché non dice che il più grande mafioso dei mafiosi è lo Stato Italiano;
che la mafia esisterà fin quando lo Stato la farà esistere perché gli è utile;
che lo Stato conosce bene la mafia, la comprende e la usa;
che molti assassini di vittime innocenti sono fuori perché collaboratori di giustizia;
che moltissimi di loro hanno ammazzato più da collaboratori di giustizia che da mafiosi;
che in carcere ci sono solo gli esecutori, i mandanti politici e i notabili sono tutti ai loro posti e molti di loro sono passati all’antimafia;
che non è logico e razionale pensare che la mafia sia solo quella contadina quasi analfabeta che si trova in carcere sottoposta al regime di tortura del 41bis da tanti anni;
che il Sud è sempre stato un serbatoio di voti di chi governa perché chi vince le elezioni in Sicilia governa l’Italia, per questo l’ex partito comunista non è mai andato al potere;
che molti ergastolani sono pure loro vittime della mafia;
che molte persone normali per sopravvivere sono stati costrette a diventare mafiosi; che molti mafiosi non hanno mai ammazzato degli innocenti ma si sono spesso ammazzati tra di loro;
che molti mafiosi sono nati mafiosi a causa di uno Stato mafioso, assente, fuori legge, perché la legalità prima di pretenderla va donata.

Antonella, molti fanno finta di non sapere una verità vera: i mafiosi sono spesso usati dai poteri forti.
Antonella, voglio farti una domanda semplice: secondo te chi è più mafioso, chi accetta la sua pena, giusta o sbagliata che sia, o chi usa la giustizia per uscire dal carcere diventando collaboratore?
Antonella, la pena non va evitata, ma va espiata, per fargli svolgere la sua funzione rieducativa.
Ma non credo che sia giusto punire i detenuti che accettano di espiare la loro condanna con il carcere a vita senza nessun beneficio fino alla morte, quando molti di questi sono stati arrestati a diciotto, diciannove, vent’ anni.

Antonella, non mi dire che anche tu non conosci l’ergastolo ostativo?
Se lo vuoi conoscere leggi su www.informacarcere.it e su www.urladalsilenzio.wordpress.com e scoprirai “La pena di morte viva”, una pena che non avrà mai fine, se al tuo posto in cella non ci metti un altro.
Antonella, apri gli occhi, la mafia e lo Stato sono spesso la stessa cosa, le persone per bene sono diverse, ma sono influenzate dai mass media quando pensano che è tutta colpa di un pugno di uomini murati vivi dal 1992.
Il nemico è tra voi che vi usa e ci usa.

Carmelo Musumeci
Giugno 2010

martedì 1 giugno 2010

GIOVANI MERIDIONALI SENZA FUTURO CONDANNATI ALLA MORTE CIVILE

L’ Italia è un paese per vecchi, alla domanda di futuro che emerge dalle viscere della società non v’è risposta.
Scorrendo il rapporto annuale dell’ Istat si arriva alla conclusione che i giovani meridionali sono senza futuro, un milione fra essi non studia e non lavora.
Gli istituti di ricerca per definire questa tipologia di cittadini usano l’ acronimo “ Neet “ ( not in education, employment or traning ) e l’ Italia vanta il primato europeo di Neet.
La metà dei Neet è concentrata nel Mezzogiorno.
Si resta a vivere in famiglia non perché si è bamboccioni, ma perché la famiglia è l’ unica forma di protezione sociale, nonostante che il reddito disponibile delle stesse sia sceso del 2,7% e il potere d’ acquisto si sia contratto del 2,5%.
Dal 1983 i 30-34enni che rimangono in famiglia sono triplicati: in tutto sono 7 milioni.
Coloro che rimangono in famiglia non lo fanno per scelta ma per questioni inerenti alla sopravvivenza stessa.
Inoltre le giovani donne, i giovani in generale, stanno subendo i contraccolpi più feroci della crisi economica senza avere su le proprie spalle alcuna responsabilità.
Occorre tenere presente che la crisi italiana parte da lontano e se guardiamo solo l’ ultimo decennio si evince che l’ Italia è sempre cresciuta meno rispetto alle medie europee: l’ 1,4% contro il 10% dell’ Eurozona e il 12,1% della UE.
Il tasso di occupazione giovanile femminile nell’ ultimo anno è sceso al 46,4% ( la media europea è del 58,6% ): nel Sud fino al 30,6% ( 105mila posti di lavoro in meno ), contro il 57,3% del Nord-Est.
Il direttore dell’ Istat Giovannini nel suo rapporto enuclea evidenze che segnalano gravi debolezze del sistema formativo e lavorativo, alcuni rischi per la coesione sociale e segnali di disagio espressi direttamente dai giovani.
I laureati sono solo il 21,6% dei giovani tra i 25 e i 29 anni, valore lontano dal 40% proposto da Europa 2020, progetto UE.
I nostri quindicenni, poi, sono incompetenti non solo nelle materie scientifiche perché anche nella lettura mostrano una capacità inferiore alla media internazionale: 469 punti contro 492.
Non deve sorprendere quindi se nel 2009 il 13,2% dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni, cioè più di un milione e 200mila, non ha letto neanche un libro.
Record negativo per l’ Italia è rappresentato dal numero di giovani, tra i 18 e i 24 anni, che abbandona gli studi senza aver conseguito il diploma di scuola superiore: siamo al 19,2% nel 2009, pari a 4 punti percentuali in più della media europea e 9 punti sopra l’ obiettivo fissato dalla strategia di Lisbona e riproposto in strategia Europa 2020.
Occorre aggiungere che il titolo di studio conseguito spesso non corrisponde al tipo di lavoro richiesto dalle imprese, con due conseguenze:
c’è un gruppo di persone comprese tra i 15 e i 34 anni che ha un livello di istruzione medio-alto che, arrivato nel mondo del lavoro, deve accontentarsi di contratti a termine e la crisi dell’ ultimo biennio si scaglia soprattutto su queste fasce di lavoratori; il secondo gruppo è costituito da sottoinquadrati di almeno 35 anni: ci sono 2 milioni e 600mila persone con scarse possibilità di migliorare le proprie condizioni di lavoro.
I dati dell’ Istat dimostrano che il Paese ha fallito il suo compito fondamentale: dare un futuro ai giovani. Che ormai sono diventati solo un tema dei varietà domenicali.
A dirlo è il Presidente delle Puglie Vendola che proseguendo la sua analisi sui dati forniti dall’ Istat continua esclamando: “ la nuova generazione ha saltato il turno del diritto al lavoro, candidandosi involontariamente alla morte civile “. Oltre ad esser d’accordo con Vendola credo, scientemente che
noi giovani del meridione senza un’ organizzazione politica capace di inoltrare una lotta di civiltà rischiamo di perdere oltre al lavoro anche il treno della natalità e dell’ esistenza stessa.

LA MAGGIOR QUESTIONE D’ ITALIA


Perché se lo tolgano bene dalla mente i fautori del reclutamento territoriale, i partigiani del decentramento regionale: l’ unione spirituale della patria, che è quanto dire la stessa vita della nazione, resta ancora da fare.
L’ unità politica fu una magnifica sorpresa, dovuta, non all’ identità etnografica che non esiste, non alla geografia così diversa da un estremo all’ altro del Regno, non alla storia divisa in due da quando Roma non signoreggiò più, ossia, dacchè la sua posizione topografica non le giovò più a signoreggiare su tutte le terre italiche- ma alla sola tarda comunanza della lingua, al solo vincolo di una religione rifatta dall’ antico ingenito paganesimo; e, quindi, per molti anni ancora la maggiore questione d’ Italia- io temo- sarà sempre l’Italia, stessa moralmente ed economicamente una.
Troppa distanza di civiltà e di ricchezza corre tra una parte e l’ altra del nostro paese…
Le idee, che dico? , le bestemmie separatiste non hanno mai avuto come ora terreno più propizio; non mai come ora è stato con maggiore impudenza proclamato insuperabile il dissidio fra l’ Alta Italia, conglomerato di antichi comuni, di antiche diocesi, di antiche provincie, già annesse o all’ impero austriaco o al reame di Francia, e l’ Italia meridionale, che è stata bensì signoreggiata da dinastie straniere, ma ha sempre costituito un grande Stato e italianizzato tutti i suoi dominatori.
E’ cieco chi non prevede il pericolo, è matto chi nega le necessità di convergere tutte le nostre forze all’ impresa ardua, lunga, di rifarci nella vita fisica e morale, tenendo dietro a’ progressi degli altri popoli d’ Europa, non mai memori di quanto dobbiamo alla dea Fortuna, che per nessun altro paese ha fatto più che per l’ Italia, sebbene in nessun altro se ne parli meno…
Mandiamo alla malora gli epifenomeni delle glorie passate, un passato così remoto da noi, e invidiamo i corpi vivi delle altrui grandezze, le presenti grandezze del pensiero umano.
O vogliamo noi forse imitare la Spagna, che ancora tre secoli fa imperava su tutte le Potenze, ed ora, perché ha tanto disprezzata l’ educazione dello spirito e della mente, è alla coda di tutte nelle vie dell’ ordine morale e civile?

Giustino Fortunato, 1897.

Comprendere il pensiero (meridiano) di scrittori illustri del passato, illuminati fuori dal loro tempo, perché proiettati nel futuro è per noi essenziale per vivere il presente.
Tecnicamente questo scritto di oltre un secolo fa sembra pensato per i nostri giorni.
Unica variabile intervenuta in tanti anni di storia è che adesso non è la Spagna la “ coda di tutte le Potenze nelle vie dell’ ordine morale e civile “, ma la nostra Italia purtroppo.

Nestore, contro l'abbandono degli amici a quattro zampe


di Nestore
All’arrivo dell’estate, ogni anno, il fenomeno del randagismo registra un notevole incremento, con circa 135 mila nuovi abbandoni.
Le autostrade si popolano di cani abbandonati a sé stessi e ad un triste destino: morire di stenti, di sete sotto un solo cocente, sull’asfalto bollente, o peggio investiti da una macchina, marcendo sul ciglio di una strada. Un gesto vigliacco da parte degli pseudo amanti degli animali che mentre si godono il sole, il mare e le bibite fresche, lasciano crudelmente che il povero animale a quattro zampe gema disperato nella speranza che qualcuno torni a prenderlo.

In realtà i cuccioli vengono considerati come degli autentici giocattoli viventi da questa assurda razza di esseri umani. Dei giocattoli utili ad intrattenere per un po' i propri figli.

Esattamente come dei giocattoli, al cambio di stagione, verranno poi rimpiazzati da altri cuccioli di animale, magari più alla moda dei precedenti. Tutto ciò mi pare assurdo, si tratta di un terribile modo di educare le nuove generazioni, queste cresceranno senza alcun senso di responsabilità, non saranno in grado di affezionarsi a nessuno e di conseguenza non riusciranno a costruire dei sani rapporti impersonali poiché così come sono stati abituati nell'infanzia con gli animali domestici, tratteranno anche le persone come un Kleenex.

Forse la mia analisi può sembrare estrema, ma secondo me, il fenomeno dell'abbandono dei cuccioli va inserito in un contesto sociale più ampio. La crudeltà dell'uomo in questi casi, non si limita al solo rapporto con gli animali ma indubbiamente va a riflettersi nella sfera dei rapporti interpersonali della moderna società, dove assistiamo ad una costante crescita del fenomeno della disgregazione familiare. I due fenomeni ritengo siano legati. Laddove i genitori mancano, per motivi diversi,
nel corrispondere la giusta educazione ed affetto verso i propri figli, tendono a fornire loro dei surrogati che vengono rappresentati dai cuccioli di animali. I cuccioli di uomo, però, non sono in grado di dare amore. Mi spiego meglio: i bambini, perchè non ancora maturi, ricambiano l'amore solo se ricevono amore. Se invece di ricevere amore ricevono regali, giochi, vestiti, cuccioli, saranno di conseguenza abituati a voler bene ai genitori o chi per loro solo in cambio di
qualcosa. Per questo i giovani di oggi non hanno rispetto di niente o di nessuno. Mancano di rispetto per le persone, per gli anziani, per i genitori, per i disabili, per l'ambiente, per gli animali, per gli educatori e la lista potrebbe continuare all'infinito.

Il rispetto invece non manca per chi ostenta il successo, il potere economico o
politico. Il messaggio distorto che hanno appreso è semplice: “ognuno conta per quello che possiede, non per ciò che è oppure conosce”.

Forse, di fronte a gesti di crudeltà come questi, bisognerebbe farsi un esame di coscienza collettivo. Non basta solo condannare coloro che si rendono protagonisti di imprese del genere, cercando di arginare il fenomeno con la sensibilizzazione fatta di spot pubblicitari e di iniziative, ma andando a recuperare certi valori che oggi si sono persi in nome del progresso e della società consumismo.

Concludo con i dati del ministero, nei canili, vivono 600 mila cani dietro le sbarre, senza contare i 2,6 milioni di gatti abbandonati a sé stessi. Con l’arrivo
delle vacanze estive la situazione precipita ogni anno.
Nestore, consiglia di scegliere per le vacanze strutture attrezzate ad ospitare il vostro animale domestico, o di optare per le pensioni.
Qualsiasi alternativa è migliore di un gesto così crudele come l’abbandono sul
ciglio di una strada.

La sterilizzazione è una scelta responsabile nei confronti degli animali con cui viviamo perché se anche si riesce a dare una casa a tutti i cuccioli generati dal proprio cane o dal proprio gatto, si toglieranno possibilità preziose di affidamento per uno dei tanti animali rinchiusi nei canili o abbandonati per la strada.

Alle istituzioni nazionali e locali, ma anche ai singoli cittadini, la richiesta di fare prevenzione attraverso alcuni comportamenti responsabili.
Oltre alla sterilizzazione e all’adozione come alternativa all’acquisto, denunciare chi abbandona animali, reato questo punito con l’arresto fin ad un anno con con l’ammenda da mille a 10 mila €.

lunedì 31 maggio 2010

Israele assalta Freedom Flotilla in acque internazionali! Almeno 16 morti, decine i feriti


Dalla Freedom Flottilla, così InfoPal, riporta dell'attacco sionista subito in mare:

Israele attacca la Freedom Flotilla: almeno dieci morti e vari feriti tra i partecipanti

[Acque internazionali, al largo della Striscia di Gaza - Infopal] All'alba di quest'oggi, 31 maggio, Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni. Vi sono almeno dieci morti (ma probabilmente di più) e vari feriti sulla nave turca della Flotilla. L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria. È degno di nota il fatto che i partecipanti sono persone assolutamente pacifiche, disarmate, il cui unico scopo è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.


Il Comunicato degli attivisti sulla Freedmo Flotilla

Nel cuore della notte, commandos israeliani hanno abbordato la nave passeggeri Turca "Mavi Marmara" sparandole contro. Il filmato in diretta streaming dall'imbarcazione mostra che 2 persone sono state uccise e 31 ferite. Al Jazeera ha appena confermato questi numeri. Israele ha dichiarato che sta entrando in possesso delle imbarcazioni. Lo streaming video mostra i soldati Israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio spot diceva: ‘Aiutateci, siamo stati abbordati dagli Israelian'. La coalizione formata dal Free Gaza Movement (Fg), European Campaign to End the Siege of Gaza (Ecesg), Insani Yardim Vakfi (Ihh), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino. L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale.

da Infoaut

Per un 2 agosto contro ogni revisionismo


di Nodo Sociale Antifascista – Bo
Non è davvero difficile capire quanto, in questi ultimi anni, lo slogan bipartisan della “memoria condivisa” sia stato un eufemismo per manipolare e demolire la memoria collettiva.

Oggi si sa molto della stagione dello stragismo neofascista. Sappiamo persino di che colore era l’auto con cui fu portata la bomba in Piazza Fontana il 12 dicembre 1969. Conosciamo i nomi degli esecutori materiali della strage di Piazza della Loggia e di quella del 2 agosto 1980. Sappiamo anche che quasi tutti gli stragisti sono riusciti a farsi assolvere, o a ritornare in libertà, grazie a prescrizioni, coperture, complicità, favoritismi, polveroni mediatici. Oppure sono riparati in dorate residenze all’estero: il generale Gianadelio Maletti in Sudafrica, i neofascisti Delfo Zorzi in Giappone, Giovanni Ventura in Argentina, ecc.


Ogni 12 dicembre i giornali scrivono che quella di Piazza Fontana sarebbe «una strage senza colpevoli», quando invece i processi hanno stabilito senza ombra di dubbio precise responsabilità e assolto però gli assassini neofascisti: Zorzi, Freda, Ventura e altri militanti di «Ordine nuovo».

Ogni 2 agosto i giornali si interrogano sulla colpevolezza di Mambro e Fioravanti esibendo fantomatiche «piste alternative» imbastite sul nulla, senza che vi sia alcun elemento nuovo, con esercizi di fantasia contraddittori e offensivi.

È una tecnica manipolatoria che da anni si esercita con grande fervore anche sulla strage del 2 agosto 1980. Prima è stata la volta della famigerata, fumosissima “pista palestinese”: o un’azione di rappresaglia per l’arresto in Italia di tal Abu Saleh, oppure un incidente durante il trasporto di una grossa quantità di esplosivo. Peccato che le due ipotesi siano solo bugie con le gambe cortissime: Abu Saleh non fu rilasciato il 14 agosto 1980, ma due anni dopo; e l’esplosivo T4 – un esplosivo militare – non può esplodere senza innesco e nessuno lo trasporterebbe innescato se non per farlo esplodere.

Così, in mancanza di meglio, nel 2009 è tornato di moda Carlos “lo sciacallo”, presentato dai giornali come “il più feroce terrorista di tutti i tempi” o “il più famoso e sanguinario terrorista del mondo” a fronte dei poveri “innocenti” Mambro e Fioravanti, quando invece le vittime del primo sono qualche decina e quelle della coppia neofascista sono nell’ordine delle centinaia (la loro è una lunga carriera da assassini e stragisti già prima del 2 agosto 1980). Secondo Carlos – nemico degli Stati Uniti e di Israele nonché bugiardo incorreggibile – la strage di Bologna sarebbe stata fatta dai servizi segreti statunitensi e israeliani per addossarla ai palestinesi e rompere quei margini di tolleranza di cui godevano in Italia. Un piano così abile ed efficace che in quegli anni nessuno pensò di addossare la strage ai palestinesi! Comunque sia, si tratterebbe di una smentita della “pista palestinese”, fermamente sostenuta da Cossiga, Alemanno, Enzo Raisi & C.

Come in un romanzo di quart’ordine, pare insomma che il 2 agosto 1980 la stazione di Bologna brulicasse di spie, terroristi, trafficanti d’armi e tipacci d’ogni risma. Anzitutto c’era Thomas Kram che dormì nella notte fra l’1 e il 2 agosto all’Hotel Centrale di Bologna, si registrò con il proprio nome e cognome, ed era un personaggio conosciuto e controllato dalla polizia italiana. Pare fosse esperto nella falsificazione di documenti e non di esplosivi (come scrivono caparbiamente i giornali ogni anno). E apparteneva a certe “Cellule rivoluzionarie” e non al gruppo del sopracitato Carlos. Poi pare ci fosse un’altra terrorista, tal Christa-Margot Frohlich che “sarebbe stata vista”, forse, all’Hotel Jolly di Bologna l’1 agosto 1980. Ovviamente la preziosa testimonianza vien fuori adesso: il tempo è galantuomo. Poi c’erano palestinesi, agenti della CIA e del Mossad, “sciacalli” vari. Basta moltiplicare gli enti senza il minimo indizio e senza alcuna logica, e la storia diventa un balletto dove tutto è possibile: è il revisionismo della moltiplicazione immaginifica. Di fatto, qualsiasi cosa va bene, anche la più incredibile, pur di far dimenticare che i mandanti stavano verosimilmente ai piani alti dello Stato.

Analogamente, nel macchinoso volume Il segreto di Piazza Fontana, Paolo Cucchiarelli l’anno scorso ha sostenuto che per la strage di piazza Fontana erano necessarie due bombe: una anarchica e una fascista, poste nello stesso luogo, una sopra l’altra. Basta sovrapporre la realtà accertata (la bomba fascista collocata da Ordine Nuovo) e l’irrealtà fantasiosa (l’immaginaria bomba anarchica) per rendere pienamente manipolabile – o quantomeno sempre più evanescente – la verità storica.

Quest’anno, per il consueto depistaggio sul 2 agosto, i postfascisti al governo cercheranno di inventarsi l’ennesima “pista internazionale”. Così ora c’è un gran fervore di magistrati intorno alle presunte “rivelazioni” della Commissione Mitrokhin e alle carte provenienti da Germania Est, Ungheria, Grecia, ex Cecoslovacchia... Negli archivi ex-comunisti, dove la Stasi e altre polizie segrete fabbricavano dossier buoni per tutti gli usi, si vorrebbe trovare un qualche pezzo sbrindellato di carta, una nota spese, uno scarabocchio che supporti le fantasie autoassolutorie dello Stato.

Di recente, anche Giorgio Napolitano si è unito al coro dei revisionisti sulla strage del 2 agosto: «Le ombre e i dubbi che sono rimasti, hanno stimolato un nuovo filone di indagine, dagli sviluppi imprevedibili». Oggi lo Stato ha bisogno di «sviluppi imprevedibili» e di celebrazioni generiche di «tutte le vittime del terrorismo» per far dimenticare che lo Stato stesso ha avuto un ruolo attivo nel promuovere la «strategia delle stragi» e ha poi sempre mantenuto un atteggiamento opaco e reticente impedendo in ogni modo l’accertamento della verità.

Da ogni parte oggi si cerca di manipolare e negare quella che è un’evidenza difficilmente confutabile: la «strategia della tensione» fu di «matrice neofascista» e di regia istituzionale. Una lunga, incalzante serie di stragi indiscriminate (Piazza Fontana, il treno Freccia del Sud, Peteano, la Questura di Milano, Piazza della Loggia, il treno Italicus, la Stazione di Bologna...) fu portata avanti da uomini degli apparati più coperti dello Stato e da neofascisti da essi personalmente organizzati, indirizzati, finanziati e protetti. Lo scopo era quello di promuovere con la violenza un clima di paura e smarrimento per scoraggiare e sconfiggere le lotte operaie e le proteste sociali.

E fin dal principio lo stragismo fu neofascista, come confermò già la condanna definitiva di Freda e Ventura per le bombe del 1969 pre-piazza Fontana: attentati per i quali alcuni anarchici erano già stati condannati e sarebbero stati incastrati se a Treviso il giudice Stiz nel 1971-1972 non avesse riportato gli accertamenti sulle prove di fatto.

A lungo preparata, anche la strage di Bologna fu uno di questi capitoli e la sua verità storica non può essere staccata dalla storia dello stragismo neofascista e dei suoi appoggi istituzionali di ieri e di oggi. Dimenticare la specificità delle stragi di Stato pare diventato ormai un obbligo istituzionale a cui nessuno più si sottrae. Dopo il revisionismo su fascismo e Resistenza, il revisionismo sul neofascismo stragista è un passo decisivo sulla via di un totalitarismo aggiornato alla contemporaneità.

Per questo crediamo che il 2 agosto non si tratti solo di ricordare come ogni anno la strage neofascista, ma anche di preparare – a trent’anni da quell’evento doloroso – un corteo nazionale contro ogni revisionismo che sappia smascherare le operazioni ideologiche di manipolazione della memoria. Se e come questo corteo debba seguire, sovrapporsi o contrapporsi a quello “ufficiale”, è decisione che spetta a chi intende costruirlo e promuoverlo.

Riteniamo altresì che il luogo più adatto di discussione, riflessione, elaborazione di materiali informativi, possa essere il Festival Sociale delle Culture Antifasciste programmato a Bologna dal 28 maggio al 6 giugno. Il Festival ci pare infatti un’occasione da non sprecare assolutamente per tessere relazioni e plasmare progettualità comuni che possano poi dare frutti, creando spazi di agibilità collettiva per tutto il resto dell’anno.

Dimenticare la storia vuol dire condannarsi a subirla di nuovo. Non c’è memoria senza la lotta per un mondo più giusto!

da Indymedia

PIAZZA DELLA LOGGIA



Venerdì 28 maggio ricorreva il trentaseiesimo anniversario della strage di stampo fascista compiuta a Brescia in Piazza della Loggia



sabato 29 maggio 2010

DIRITTI NEGATI

L'altro ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet;

la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".
In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!

In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

venerdì 28 maggio 2010

Imprese, gelo su Berlusconi E lui cita il Duce: non ho poteri


«Come vedreste Emma (Marcegaglia, ndr) a darmi una mano al ministero dello Sviluppo? Come la prenderanno in Confindustria? Alzi la mano chi dice sì». Silvio Berlusconi vorrebbe tornare ai suoi toni eroici, fatti di battute e slogan sostenuti da boatti di approvazione, davanti all’assise annuale di Confindustria. Così davanti alla platea riunita all’Auditorium - quest’anno più «ricca» vista l’occasione dei cento anni dell’Associazione - tenta ancora la carta dello scherzo. Ma sono in pochi a ridere, e ancora meno quelli che rispondono al suo invito: solo un paio di mani alzate . La battuta è tutta fuori tempo: nella grande sala c’è un gelo imbarazzato. Gli imprenditori restano freddi durante tutto il suo intervento, in cui peraltro il premier mostra la corda più volte.

Offre di sé l’immagine di un uomo stanco («cara Emma, sono vecchio non riesco a seguire bene le immagini», esordisce), chiede aiuto («conoscete l’indirizzo di Palazzo Chigi, se qualche imprenditore vuole venire a darci una mano...»), sulla manovra ammette che «è difficile tagliare le spese». Tenta di replicare a quell’attacco sferzato senza esitazione dalla presidented egli industriali contro la (mala) politica, a quel verdetto senza appello che Marcegaglia emette. «Se la maggioranza dovesse ridursi, per litigi o divisioni, all’impotenza - aveva declamato la presidente - si chiuderebbe nell’insuccesso la lunga promessa di una politica del fare». Parole come lame acuminate, che sembrano presagire un fallimento politico complessivo del berlusconismo.
E lui, in trincea a difendersi. «C’è qui Fini - dichiara facendo un cenno alla prima fila dove siede il presidente della Camera - e noi vi garantiamo che nei voti alla Camera la maggioranza sarà coesa». Qualche tempo fa sarebbe bastato un suo cenno, una sula parola: e forse neanche quella. Ma ora le imprese sono stanche. «Non incanta più» dice qualcuno. Soprattutto quando ripete i clichés ormai più che decennali. Come il «tradizionale: «Non potete prendervela con il governo. Noi siamo dei poveracci e abbiamo ereditato una situazione di decenni precedenti». La linea dell’irresponsabilità, dell’impossibilità a proseguire sulla strada del «governo del fare», delle mani legate. Stesso oerientamento espresso anche qualche ora più tardi a parigi. Citando Mussolini - «persona ritenuta un grande dittatore», si perita di specificare - Berlusconi dichiara: «Io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma niente altro».

Gli ostacoli al suo potere (assoluto) sarebbero tutti i dissenzienti: opposizione e soprattutto alleati non allineati. Nonostante tutto, tuttavia, il premier si ritiene ancora «in una posizione fortunata», sostiene, visto che ha ancora «il 60% dei consensi.
In casa confindustriale non sembrava proprio. Marcegaglia approva l’ultima manovra («di Tremonti» dichiara), ma chiede di più. Invoca riforme strutturali e sferra un attacco frontale al mondo della politica, incassando l’applauso più lungo. «Diciamolo chiaro: la politica dà occupazione a troppa gente in Italia - declama - Ed è l’unico settore che non conosce né crisi, né cassa integrazione». Il messaggio di fondo che parte dalle imprese punta dritto a un nuovo corso, ispirato alla concordia nazionale e sociale. Basta liti, basta contrapposizioni. Di fronte all’emergenza serve altro. Sul fronte del lavoro si chiede un patto allargato a tutte le forze in campo. «Serve una grande assise dell’Italia delle imprese e lavoro - dichiara Marcegaglia - Incontriamoci subito, entro l’estate, con l’obiettivo di una grande intesa per la crescita».

L’appello è rivolto anche a chi non ha siglato l’ultimo accordo sul modello contrattuale: la Cgil. Senza il sondacato di Epifani è impossibile cambiare l’Italia - spiegano fonti interne alla struttura - per questo la presidente rivolge l’ennesimo invito a una nuova unità. Ma l’«abbraccio» invocato sul fronte del lavoro, ha il suo «omologo» politico. Quella presa di distanza dalle contrapposizioni spalanca la strada alle ipotesi del Palazzo su un futuribile governo di unità nazionale. «Davanti alle scelte difficili che dovremo compiere - aggiunge la presidente - non ricomincino i soliti giochetti. Dell’opposizione e di parti della maggioranza. Serve unità nazionale, senso del Paese, fare cose per il bene del Paese». I radicalismi sono banditi. Eppure dal tramonto del berlusconismo si salva proprio la sua anima più radicale. Quella leghista, a cui anche ieri le imprese hanno strizzato l’occhio.

da Indymedia

Amnesty International: “l’Italia viola i diritti umani”.


Migliaia di rom residenti a Roma si trovano di fronte alla minaccia di subire molteplici violazioni dei diritti umani come effetto del nuovo piano destinato a chiudere buona parte dei campi della capitale.

Il "Piano nomadi" spiana la strada allo sgombero forzato di migliaia di rom e al trasferimento della maggior parte di essi, ma non di tutti, in campi ampliati o di nuova costruzione situati nella periferia di Roma.


Anche se sono state effettuate alcune consultazioni nei campi coinvolti dal "Piano nomadi", gli standard internazionali sui diritti umani richiedono che vangano consultate tutte le persone di cui è previsto lo sgombero. Coloro che saranno titolati a essere trasferiti verranno portati in altri campi, non in alloggi permanenti in cui molti rom vorrebbero vivere. Non avranno possibilità di scegliere in quale campo andare.

Molti temono che le loro prospettive d'impiego e la carriera scolastica dei figli verranno compromesse. Ma questi sono i fortunati. Agli altri non verrà fornito alcun alloggio alternativo: alcuni lasceranno Roma, altri troveranno un rifugio dove potranno, fino a quando non verranno di nuovo sgomberati.

Firma l'appello.

Commissario straordinario per l'emergenza nomadi a Roma
Prefetto Giuseppe Pecoraro
Prefetto di Roma
Via IV Novembre 119/a
00187 Roma

Egregio Commissario straordinario

Le scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione relativa al "Piano nomadi" che, qualora fosse attuato, causerebbe molteplici violazioni dei diritti umani dei rom.

Il piano contiene numerose disposizioni discriminatorie ed è mal concepito. Non risolverà i problemi sociali da cui ha preso le mosse né assicurerà il godimento del diritto all'alloggio alla maggior parte dei rom interessati.

La esortiamo quindi a rimandare l'attuazione del "Piano nomadi" e a rivederlo sulla base di un'appropriata consultazione con coloro che sono direttamente coinvolti, assicurando che la revisione del "Piano nomadi" rispetti il diritto a un alloggio adeguato.

La sollecitiamo inoltre ad assicurare che gli sgomberi siano eseguiti solo come soluzione estrema e nel pieno rispetto delle salvaguardie previste dagli standard europei e internazionali in materia di diritti umani.

La ringraziamo per l'attenzione.

http://www.amnesty.it/rom_diritto_alloggio

da Indymedia