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domenica 6 settembre 2009

Brevi dalla frontiera

Notizie sfuggite alla «grande» stampa, nelle «brevi dalla frontiera» di Fortress Europe. Come questa: ad Arcevia, nelle Marche, una donna di 83 anni e il figlio di 61 sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina perché ospitavano due badanti senza permesso di soggiorno in una casa che è stata messa sotto sequestro

OSPITANO BADANTI IRREGOLARI, SEQUESTRATO IMMOBILE
ARCEVIA [ANCONA], 30 LUG – I carabinieri di Arcevia hanno sequestrato nella frazione di Piticchio un immobile, del valore di 500 mila euro, dove una donna di 83 anni e il figlio di 61, E.N. e A.F., ospitavano due donne albanesi prive di permesso di soggiorno.
I due sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per aver assunto alle proprie dipendenze come badanti le due straniere irregolari. L’immobile, che ha una superficie di circa 250 metri quadrati, con circa 1.500 mq di giardino annesso, nel caso si dovesse giungere a una condanna di madre e figlio sarà oggetto di confisca e, nel caso sia disposta la vendita, il ricavato potrebbe essere destinato al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina. [ANSA]

FERMATI 4 IRACHENI LUNGO A 14
VASTO [CHIETI], 29 LUG – Quattro iracheni sono stati fermati dalla Polizia autostradale di Vasto sud [Chieti] mentre camminavano a piedi lungo la corsia nord dell’Autostrada A14. I quattro, che secondo gli inquirenti erano appena scesi da qualche tir in transito verso il nord Italia, sono stati trasferiti nella Questura di Foggia per le formalità di rito relative al rimpatrio. [ANSA]

SBARCO A LAMPEDUSA, MIGRANTI A PORTO EMPEDOCLE
PALERMO, 29 LUG – Un’imbarcazione con a bordo 25 migranti è stata intercettata a poche miglia da Lampedusa da una motovedetta dei carabinieri. Gli immigrati sono ancora a bordo dell’unità, in attesa di essere trasferiti a Porto Empedocle. Nei loro confronti non potrà infatti scattare il respingimento, così come avvenuto oggi con altri 14 immigrati che stanno per essere riportati in Libia, perchè in questo caso l’operazione di soccorso è avvenuto all’interno delle acque territoriali. [ANSAmed]

SCATTA RESPINGIMENTO IN LIBIA PER 14 MIGRANTI
LAMPEDUSA [AGRIGENTO], 29 LUG – Un nuovo respingimento di immigrati è stato deciso dalle autorità italiane. Sta facendo infatti rotta verso la Libia la motovedetta della guardia di finanza che ha preso a bordo i 14 immigrati, fra cui due donne e un ragazzo, soccorsi a circa 35 miglia a sud di Lampedusa dal motopesca Florio. Secondo quanto ha reso noto la centrale operativa del comando aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo, saranno affidati a un’unità militare libica già partita da Tripoli. Si tratta di una delle motovedette italiane consegnate alle autorità libiche nell’ambito dell’accordo siglato con il nostro governo. Il trasbordo dovrebbe avvenire a circa 70 miglia a Sud di Lampedusa. Le operazioni di soccorso degli immigrati, alla deriva nel Canale di Sicilia dopo essere rimasti senza carburante, sono state coordinate dalle autorità maltesi visto che il gommone si trovava in acque di competenza Sar della Valletta. [ANSA]

ARRESTI NEL TERAMANO; 10 MILA EURO PER UN VISTO
TERAMO, 29 LUG – Sono 14 le persone finora rintracciate e arrestate nell’ambito dell’Operazione «Money for Visa» della squadra mobile della questura di Teramo e coordinata dalla Procura di Teramo, che ha smantellato una organizzazione che trafficava in visti per lavoro stagionale, riscuotendo da 6 a 10.000 euro per ciascuno di essi da cittadini non comunitari, soprattutto pachistani e bengalesi. Tra gli arrestati figurano i faccendieri di varie nazionalità, deputati al reclutamento di extracomunitari bisognosi dei visti per l’ingresso in Italia, un consulente del lavoro del Teramano che organizzava le pratiche a 5 imprenditori compiacenti che fingevano le assunzioni degli immigrati ai fini del rilascio dei permessi di soggiorno. L’indagine era stata avviata lo scorso mese di ottobre, con la denuncia di un cittadino tunisino che dopo aver sborsato 10.000 euro per «comprare» un visto di ingresso in Italia, una volta nel nostro paese era stato messo alla porta dall’azienda in cui gli era stato detto che avrebbe trovato lavoro. Si è rivolto alla polizia, a differenza di tanti altri che, senza un permesso di soggiorno valido, si sono dati alla strada o in altri casi trasferiti in altri paesi dell’area Schengen. La squadra mobile teramana è così riuscita a individuare almeno un centinaio di richieste di visto presentate nei centri unici di prenotazione delle prefetture di Teramo, Ancona, Macerata, Chieti o delle province di Ascoli Piceno e Pesaro – molte delle quali respinte all’origine – che facevano registrare le stesse modalità di raggiro. [ANSA].

MARONI, A FINE ANNO DECISIONE CENTRI LAMPEDUSA
ROMA, 29 LUG – «A fine anno prenderemo una decisione sui Centri per immigrati di Lampedusa. Le cose stanno andando benissimo sul fronte sbarchi, l’accordo con la Libia funziona bene e se le cose continuano ad andare così per tutta l’estate potremmo pensare ad una diversa destinazione delle strutture». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, conversando con i cronisti alla Camera. [ANSA].

DA GIUGNO 187 STRANIERI RIMPATRIATI DA POLIZIA
ROMA, 29 LUG – Centottantasette stranieri sono stati rimpatriati dal primo giugno scorso ad oggi dalla questura di Roma nel loro paese. Lo ha reso noto la questura spiegando che i servizi di controllo del territorio disposti dal questore Giuseppe Caruso nella capitale e nella provincia nell’ambito del «Patto Roma sicura», nello stesso periodo, hanno portato all’identificazione di 2.125 stranieri [1.371 extracomunitari e 754 comunitari] dei quali 793 donne e 1.332 uomini. In seguito ai controlli contro la prostituzione sono stati portati per accertamenti nell’ufficio immigrazione 35 donne extracomunitarie e 444 comunitarie, trovate a prostituirsi per strada. In base agli accertamenti dalla polizia sono stati emessi 621 provvedimenti di espulsione [in maggior parte nei confronti di bengalesi, nigeriani, marocchini, egiziani] e arrestati 101 stranieri che non avevano rispettato l’ordine di rimpatrio emesso dal questore. Portati nel loro paese d’origine con personale di scorta, 187 stranieri, per la maggior parte romeni, nigeriani, algerini e marocchini. Inoltre, a 100 romene fermate per prostituzione sono stati notificati decreti di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza con intimazione a lasciare l’Italia entro 30 giorni e ad oggi ne sono state rimpatriate 16. Sempre in questo periodo 123 stranieri sono stati trattenuti nel Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria. [ANSA].

TRATTA:MAMAN E PROSTITUZIONE COATTA,VOCI DELLE MIGRANTI
ROMA, 28 LUG – Prostitute coatte per giungere in Italia. È il drammatico destino di molte migranti africane, che dirette a Lampedusa, diventano ostaggio di «maman» [donne che fanno reclutamento delle giovani] e «brother» [il primo adescatore] che le sfruttano e le violentano durante il viaggio che è «della speranza» ma che si trasforma in un incubo. Tripoli e dintorni i luoghi dove sono attive queste ‘case chiusè. Emerge da un dossier di testimonianze di donne migranti, per lo più nigeriane, ospitate nel Cie di Ponte Galeria, a Roma, messo a punto, e presentato oggi, da Be Free, una cooperativa sociale che lavora nel contrasto alla tratta e che gestisce nel Cie romano uno sportello di consulenza ed assistenza. Un documento che segnala «il rischio concreto di sfruttamento della prostituzione anche nel nostro paese». Centoundici le donne intervistate fra l’agosto 2008 e il marzo 2009 da Be Free. «…In questa casa – racconta una giovane – eravamo più di 30 ragazze nigeriane. Sono stata là per circa quattro mesi, dovevo andare a letto con una media di 5 uomini al giorno». Un’altra dice: «lui mi ha condotta in una casa chiusa dove c’erano molte altre nigeriane, costrette alla prostituzione. La casa era gestita da un uomo marocchino in collaborazione con un gruppo di uomini e donne nigeriane. Ogni mese noi dovevamo dargli 50 euro per stare là ed inoltre per ogni cliente con cui dovevamo andare lui prendeva sempre dei soldi. Sono rimasta lì un anno. Dopo sono riuscita a saldare il mio debito e ad imbarcarmi per la Spagna pagando 900 dollari». Tariffe fisse per le prestazioni coatte: «un dinar e mezzo con il preservativo, due dinar senza preservativo. I soldi – fa sapere un’altra migrante – venivano presi da noi che poi li dovevamo dare per intero ad H. Era sempre lui che ci portava i clienti e cosa dovessimo fare con lui. Noi non potevamo rifiutarci di avere rapporti non protetti, se lo facevamo venivamo prese a calci e picchiate violentemente con catene ed oggetti vari». Le migranti parlano di un viaggio verso l’Italia, lungo anche di anni e con numerose le tappe, «illegale dopo una permanenza in Libia, dalle cui coste dopo vengono poi imbarcate verso Lampedusa». Una donna su quattro ha raccontato storie di sfruttamento sessuale, molte di sfruttamento lavorativo; il 25% delle nigeriane che hanno subito abusi sessuali sono state prostituite in Libia, tutte le altre in Italia. Per indurre le donne a prostituirsi di solito viene addotto il risarcimento del debito di viaggio. Nelle ‘case chiusè, gli aguzzini «agiscono con violenze fisiche, psicologiche, sequestri e torture. Le ragazze non possono rifiutarsi di avere rapporti con i clienti né di consegnare i soldi agli sfruttatori; né possono proteggersi con i contraccettivi. All’opera sono trafficanti libici, epicentro della organizzazione criminale transazionale». Con il dossier – dice Oria Gargano, presidente di Be Free – «vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica verso il dramma vissuto da molte migranti e del problema libico. Ecco perché nei respingimenti degli ultimi tempi non c’è niente di umano, è un reato gravissimo». Gargano chiede anche che la protezione prevista dall’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione sia considerato un crimine transazionale». [ANSA]

SPAGNA, SOLO 4.000 RIMPATRIATI CON PIANO GOVERNO
MADRID, 28 LUG – Sono stati solo 3.977 gli immigrati in situazione regolare in Spagna che hanno deciso di ritornare nella loro patria avvalendosi del Piano di ritorno per disoccupazione lanciato lo scorso novembre dal governo socialista: lo riferisce il quotidiano La Vanguardia. La cifra, che annovera i ritorni volontari fino all’inizio di giugno, è ben inferiore alle 100 mila adesioni previste dal governo. Il piano è mirato a far rientrare in patria gli immigrati in situazione regolare che hanno perso il lavoro in Spagna. Lo stato offre il pagamento degli assegni di disoccupazioni in due sole volte: circa metà prima della partenza e metà all’arrivo. In cambio chiede agli immigrati di rinunciare ai permessi di lavoro e soggiorno e di impegnarsi a non farne richiesta per almeno tre anni. La grande maggioranza degli immigrati che si avvalgono del piano è di origine latinoamericana. [ANSA]

GRECIA, HRW DENUNCIA ARRESTI E ESPULSIONI
ROMA, 28 LUG – Human Rights Watch, l’organizzazione che difende i diritti dell’uomo, lancia accuse contro la Grecia, rea a suo giudizio di arrestare o espellere un gran numero di immigrati e di persone che fanno richiesta di asilo politico. In un comunicato diffuso alla stampa, Hrw afferma di avere ricevuto segnalazioni «da fonti credibili» circa il trasferimento di un gruppo di immigrati dall’isola di Chios in una zona alla frontiera con la Turchia, da dove sono stati costretti ad attraversare il confine. Ci sarebbero stati altri casi analoghi e quando gli attivisti sono riusciti a bloccare i trasferimenti gli immigrati sono stati arrestati. «Temiamo – ha detto Bill Frelick, direttore di Hrw per i rifugiati – che si impedisca agli immigrati di chiedere asilo politico, che i bambini che arrivano soli non ricevano protezione, che gli immigrati siano tenuti in inaccettabili condizioni di detenzione e anche che siano espulsi in Turchia», Hrw denuncia altri episodi considerati inaccettabili avvenuti nel mese di luglio. Si fa menzione in particolare di quando ad Atene centinaia di immigrati sono stati rinchiusi in un tribunale abbandonato e chi cercava di andarsene veniva messo in carcere. [ANSA].

IMMIGRAZIONE: BARCONE CON 200 HAITIANI NAUFRAGA AI CARAIBI
ROMA, 28 LUG – Un barcone sul quale si stima vi fossero almeno 200 migranti provenienti da Haiti si è rovesciato nel Mare dei Caraibi al largo delle isole di Turks e Caicos. Lo rende noto la guardia costiera statunitense citata dal sito della Bbc. Finora sono stati salvati 70 dei naufraghi, aggrappati alla barriera corallina, mentre sono stati recuperati in mare quattro cadaveri. Ma si teme che il bilancio sarà molto più elevato. Barconi pieni di haitiani attraversano spesso i Caraibi e diretti per lo più alle Bahamas o alla Florida. [ANSA]

AL PORTO DI BARI SCOPERTI 5 AFGHANI NASCOSTI IN UN TIR
Cinque afghani sono stati scoperti al porto di Bari da militari della Guardia di Finanza, in collaborazione con agenti della polizia di frontiera e funzionari dell’Agenzia delle Dogane. Viaggiavano a bordo di un camion cipriota guidato da un cittadino rumeno, sbarcato dalla motonave «Ionian King», proveniente dalla Grecia. Erano nascosti in un doppiofondo ricavato nel serbatoio dell’automezzo con accesso attraverso una botola creata sul pianale di carico. Gli extracomuntari, tutti di origine afghana, tra i quali tre minorenni, erano sprovvisti dei documenti idonei per l’ingresso nel territorio nazionale. I cinque, in considerazione delle condizioni di salute precarie, dovute alla lunga permanenza in un vano angusto e alla temperatura elevata, sono stati accompagnati all’Ospedale per le cure del caso. Gli immigrati sono stati affidati alla Polizia per l’identificazione. L’autista del camion, un cittadino rumeno di 40 anni, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tir è stato sequestrato.

SBARCO IN CALABRIA, ARRIVANO IN 24
AFRICO [REGGIO CALABRIA], 27 LUG – Ventiquattro immigrati di etnia curda, tra i quali quattro donne e due bambini, sono giunti stamani sulle coste calabresi a bordo di un motopeschereccio che si è arenato nelle vicinanze di Bianco, nella Locride. I 24 immigrati stanno tutti bene ed hanno detto di provenire da Iraq ed Iran. Il battello su cui sono giunti in Calabria, denominato «Istambul», batte bandiera greca. Sul luogo dello sbarco sono intervenuti carabinieri, polizia e guardia di finanza che hanno soccorso i migranti che saranno trasferiti in giornata nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. [ANSA].

ARRESTATI ROMENI IN PORTO BRINDISI
BRINDISI, 27 LUG – Avevano nascosto nel vano posteriore modificato della loro Volkswagen passat station vagon, due cittadini afghani, uno dei quali minorenne. Lo hanno scoperto agenti di polizia di frontiera nel porto di Brindisi che hanno arrestato due cittadini romeni, entrambi di 42 anni. I due erano sbarcati dalla nave ‘Ionan Sky’ proveniente da Igoumenitsa a bordo dell’auto, con targa svizzera, il cui vano posteriore era stato adattato per consentire di nascondere persone. Al momento del controllo dell’auto gli agenti hanno notato movimenti sotto alcune masserizie poste per celare il vano ricavato dove è la ruota di scorta ed hanno scoperto i due afghani, che erano quasi in stato di asfissia. [ANSA].

MINI SBARCO A LAMPEDUSA, BLOCCATI DUE TUNISINI
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 26 LUG – Due tunisini sbarcati a Lampedusa sono stati bloccati dalle forze dell’ordine mentre vagavano per le strade del paese. I due hanno detto di essere giunti con una piccola barca in vetroresina, che però non è stata trovata. Secondo gli investigatori, invece, sarebbero stati lasciati sull’isola da un peschereccio che si è poi allontanato. Gli extracomunitari sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza, in contrada Imbriacola, dove in questo momento sono gli unici ospiti; da diverse settimane, infatti, non si registrano sbarchi a Lampedusa. [ANSA].

fonte-Fortress Europe
da Carta

"La passione ultras non si tessera!" No alla tessera del tifoso


Questa tessera è un reale e incombente pericolo. E' necessario batterci per i nostri diritti e la nostra libertà". Più di 100 tifoserie quest'oggi convergeranno, da tutt'Italia, in direzione dello Spazio Roma di Tor di Quinto (vicino lo stadio Olimpico), per l'annunciato raduno ultras contro la tessera del tifoso. Una battaglia comune, degli ultras, contro il provvedimento voluto dall'ex ministro dell'interno Giuliano Amato (subito dopo la morte a Catania del commissario Raciti) e realizzato adesso dal suo successore, Roberto Maroni. La tessera dovrebbe prendere servizio dal prossimo anno, per ora restano tutte le altre misure restrittive che hanno battuto il terreno per quest'ennesimo strumento di controllo e gestione nei confronti delle curve, laboratorio ad uso e consumo degli architetti della repressione, uno dei pochi ambiti sociali e genuini sopravvissuti al deserto e alla frammentazione pauperizzante che domina il resto della società capitalistica.

La lotta contro, come viene scritto nel manifesto che indice il raduno ultras, "questa tessera del tifoso" è stata abbozzata, da un fronte che si sta sempre più allargando, nel maggio scorso, con una prima riunione a Sesto San Giovanni. A giugno 74 gruppi si sono ritrovati a Latina per cominciare a mettere in piedi una prima campagna, nel giro di un paio di settimane il dissenso contro la tessera è stata manifestata nelle città con murales striscioni e dibattiti. Con l'inizio del campionato la questione è tornata attuale, critiche sono state mosse anche da parte di presidenti (Maurizio Zamparini) e allenatori (Marcello Lippi).

Tessera del tifoso presentata come strumento di contrasto degli episodi di violenza (...) da parte dei club, la cui natura di schedatura liberticida (altro passaggio securitario, schedatura progressiva; esempio: biglietto nominativo) prende forma anche nella misura con la quale viene gestita: a discrezione delle questure! Espressione della paranoia securitaria ne è l'articolo 9 della legge 401/89: la card sarà vietata per qualsiasi persona che sia stata sottoposta a Daspo o condannata, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.


"No alla tessera di Maroni, la passione ultras non si tessera!"

da Infoaut

Ancora su Saviano: ah come lo odio!

Due agenzie su Roberto Saviano: che goduria! Ricordate l’ultima sparata sull’Eta che secondo il neo-eletto “genio” d’Italia sono un gruppo di mafiosi che si finanzia con la cocaina? Bhé, l’ETA non s’è certo sprecata a rispondere, ma l’ha fatto addirittura il governo spagnolo, nella figura del ministro dell’interno. Eheheh.
La seconda è ancora più bella: una proposta di candidatura che io approvo!

1- Il ministro dell’Interno spagnolo, Alfredo Rubalcaba, ha detto che non vi e’ ‘nessuna prova’ di un collegamento dell’Eta con il traffico di droga, di cui aveva parlato a Santander lo scrittore napoletano Roberto Saviano.

In un intervento all’universita’ Menendez Pelayo, Saviano aveva affermato, secondo El Pais, che l’Eta ‘traffica con la cocaina’ per finanziarsi in coordinamento con le Farc colombiane e ottiene in cambio ‘appoggi e armi dalla Camorra’. Rubalcaba oggi ha detto ai cronisti che ‘non abbiamo alcuna prova che l’Eta sia implicata nel traffico di cocaina’. Secondo El Pais Saviano ha inoltre affermato ieri che la ‘Spagna e’ infettata dalla Mafia’, sostenendo che ‘molti mafiosi russi e italiani’ vivono ‘in tutta tranquillita” nel paese iberico.

2-“Propongo a Roberto Saviano di candidarsi alle prossime regionali della Campania. L’ho contattato per un incontro, mi piacerebbe che tutte le forze politiche che dicono di combattere la Camorra, lo incentivassero e lo sostenessero per convincerlo a scendere in politica in una forza trasversale”. Lo afferma il Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore. “L’Italia intera ha bisogno di uomini come lui, candidati indubitabilmente onesti e coraggiosi. Una sua eventuale candidatura sarebbe rappresentativa del popolo che cerca rappresentanti della cui integrita’ morale si puo’ essere certi, altrimenti rischiamo di vedere come prossimo presidente della Regione un politico notoriamente colluso con la malavita”, afferma il Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore.

Se non avesse voglia di accettare gli ripropongo il link con l’invito di Peres: http://baruda.net/2009/02/26/grande-peres/

da Indymedia

Un grido da Ganfuda: "Venite a vedere come ci fanno morire"

BENGASI – “La comunità internazionale deve sapere. Siamo pronti a morire. Da ieri abbiamo iniziato uno sciopero della fame. Abbiamo paura. Questi ci ammazzano. Meglio tornare. Meglio tornare nel nostro paese, fanculo la guerra, in Somalia almeno eravamo liberi. Qua dentro stiamo tutti impazzendo. Nessun essere umano potrebbe tollerare quello che sta accadendo qui. La comunità internazionale deve sapere”. Dopo aver pubblicato le foto delle torture inflitte dalla polizia libica ai rifugiati somali arrestati sulla rotta per l'Italia e detenuti a Ganfuda, vicino Bengasi, siamo riusciti a raggiungere telefonicamente uno di loro. Questo è il suo drammatico racconto. Alle sue parole non rimane niente da aggiungere.
“È cominciato tutto di sera, intorno alle venti. Dopo cena. Sai Ganfuda è una grande prigione. E al centro c'è un grande cortile. Dove ci portavano la sera per l'ora d'aria. All'epoca eravamo un migliaio, di cui la metà somali. Quella sera, a un certo punto, somali e nigeriani hanno assaltato in massa il cancello per fuggire. I poliziotti erano sbalorditi. Erano in minoranza, non sapevano cosa fare. All'inizio ci hanno attaccato con i manganelli. Poi con i coltelli, e alla fine, quando la situazione era ormai completamente fuori controllo, hanno iniziato a sparare, per spaventarci. Sparavano in aria. Ma alcuni sono stati feriti. Hai visto le foto che abbiamo mandato a Shabelle? Lì si vedono! Sono quelli con le garze alla schiena, loro li hanno portati in ospedale, e li hanno riportati in carcere dopo due o tre giorni. Da quel giorno è un inferno. Ci tengono rinchiusi in cella 24 ore su 24, non possiamo nemmeno affacciarci alla feritoia della porta.

Io di cadaveri personalmente ne ho visti cinque. È stata la polizia a dirci il giorno dopo che i morti erano 20. Non conoscevo bene le vittime. Però due cari amici fanno parte del gruppo dei 130 che sono scomparsi. Tutti i giorni mi telefonano i loro familiari, da Mogadiscio, e mi chiedono notizie. Ma nessuno sa che fine abbiano fatto. Se siano riusciti a fuggire, o se siano in un altro carcere. Con uno di loro avevamo fatto il viaggio insieme. Eravamo partiti dal Sudan sulla stessa macchina. Quando ci hanno arrestato, sei mesi fa, avevamo appena attraversato il Sahara. Prima ci hanno portato nel carcere di Kufrah. Siamo stati lì per un mese. Poi ci hanno trasferito qui a Ganfuda. Dicevano che questo era il centro dei somali.

Dopo il massacro ci hanno chiamato Amnesty e Human Rights Watch, dicendo che avrebbero avvisato le Nazioni Unite. Ma non abbiamo visto nessuno. Intanto dicono che ci sia stata una specie di amnistia. Un accordo tra la Libia e il governo somalo per cui una parte dei somali detenuti in Libia saranno rilasciati. Ma quell'accordo non vale per noi? Perché il nostro primo ministro non ci viene a visitare? L'unico modo per uscire è la corruzione. C'è uno strano giro sai. C'è un accordo tra gli intermediari somali e certi poliziotti libici. Paghi 1.100 dollari e sei fuori.

Voi da fuori non potete immaginare. Siamo disperati, ci lasceremo morire con questo sciopero della fame! Siamo persone, non possono trattarci come animali!Guarda, davanti a me c'è un ragazzo di 16 anni. Mi fa una pena. L'hanno accoltellato cinque volte, nella coscia. Siamo profughi, non possono trattarci così. Prendi il mio caso. Io ho 25 anni. Ho lasciato Mogadiscio alla fine del 2008. In Somalia non avevo un lavoro vero e proprio. Sai com'è la situazione. Il paese è allo sbando, è difficile avere un impiego stabile. E sono dovuto fuggire. L'inglese lo parlo così bene perché ho un fratello e una sorella a Londra. Il mio progetto era di raggiungerli. Ma non so se lo sia ancora. Vedi in Libia abbiamo perso la speranza. Non ci resta che la morte. È molto triste. Non riesco a spiegarti. Dovresti vedere con i tuoi occhi. Scrivi. Scrivi sul tuo giornale che chiediamo alla comunità internazionale, alle Nazioni unite e al governo somalo di venire qui a Ganfuda a vedere di persona quello che stiamo passando.

Scrivi sul tuo giornale, che qui in carcere è peggio che in guerra. Perché non siamo liberi, perché abbiamo perso la nostra dignità. Perché siamo torturati. Prima non ti ho detto una cosa. Tu non sai cosa è successo dopo la rivolta. Per sette giorni, ogni giorno, a ogni cambio di turno, i militari entravano nella cella, senza dire niente, si guardavano intorno e poi iniziavano a picchiare. Ci prendevano a bastonate. Seminavano il terrore. Poi uscivano. E dopo qualche ora arrivava un altro gruppo. Che poi hanno una specie di manganello elettrico. Ma quello lo usavano soprattutto per torturare gli eritrei. Credimi. Ti ho detto la verità e voglio essere sincero fino in fondo. Gli eritrei sono stati torturati più dei somali. Molto di più. E sai perché? Perché sono cristiani. Per un problema di religione, i poliziotti sono così ignoranti… Alcuni ragazzi stanno impazzendo. Li vedi la notte, quando tutti dormono a terra. Loro restano in piedi e continuano a parlare al muro, come se avessero le allucinazioni.

Adesso che mi dici che l'Italia sta respingendo in Libia i somali fermati in mare, non so, forse sarebbe meglio rispedirci tutti direttamente in Somalia. Non so come se la passano i respinti nei campi a Zuwarah e Tripoli, ma se è come da noi a Ganfuda, tanto vale che ci rimpatriate tutti. Portateci via. Dove volete. Anche in Somalia. Ma fateci uscire da qua”.

Fonte:http://fortresseurope.blogspot.com/2009/09/un-grido-da-ganfuda-venite-vedere-come.html

Gheddafi-Berlusconi connection


Il Guardian scava nelle operazioni finanziarie e lancia l'accusa di conflitto d'interessi. I negoziati tra i due paesi potrebbero essere influenzati dagli affari comuni dei due leader

LONDRA - Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell'amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste "un altamente discutibile comune interesse negli affari". Così scrive il Guardian, in un articolo che, andando a scavare dentro una serie di operazioni finanziarie, accusa Berlusconi di un "decisamente sconcertante conflitto d'interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia".
Il quotidiano londinese titola il suo scoop "La Gheddafi-Berlusconi connection" secondo il Guardian si tratta di una faccenda che "meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo". Le rivelazioni fatte dal giornale di Londra contengono inoltre, secondo quanto appurato da Repubblica, un errore; ma una "connection d'affari" tra Berlusconi e Gheddafi indubbiamente esiste.

Il Guardian scrive che in giugno, come riportato "da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor", una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, "con circa il 22 per cento" del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.

Il quotidiano londinese aggiunge un altro motivo di conflitto d'interesse: il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l'impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. Interpellato da Repubblica, Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L'ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell'ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l'aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell'operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento.

Il Guardian sottolinea comunque il fatto che il legame d'affari tra Gheddafi e Berlusconi rappresenta un conflitto d'interessi: i negoziati tra i due paesi su immigrazione, compensazioni coloniali, investimenti, la visita del premier italiano a Tripoli alla vigilia delle celebrazioni per il quarantennale della presa del potere da parte del colonnello, sarebbero solo una parte della storia, se "i due leader sono connessi da qualcosa di più della convenienza politica". E il quotidiano londinese si meraviglia che sulla stampa nessuno abbia finora "richiamato l'attenzione" su questo collegamento.

da Indymedia

RINO GAETANO - TI TI TI



TI TI TI

A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

Colpo di coda. Vaglio ritira le dimissioni.

"La gente non voleva il commissariamento". Queste le parole di Antonio Vaglio che in estremis ritira le dimissioni e si appresta a varare un nuovo esecutivo forte dell'appoggio di Giuseppe Fracella come sedicesimo uomo.
Non è ancora ufficiale, ma la "stampella" sembra essere proprio lui, lo si evince dalle dichiarazioni inequivocabili di ieri del cordinatore cittadino di "Io Sud" Andrea Frassanito: "La politica a Nardò deve tornare a mirare all'interesse generale. Lo sviluppo socio economico del territorio è l'obiettivo del movimento politico Io Sud. Siamo una forza territoriale pronta al dialogo con tutti"
A questo punto una riflessione sorge spontanea: potrà anche essere vero che la gente non voleva il commissariamento,ma noi crediamo che le proposte fatte alle forze di minoranza di cambiare casacca sono irrispettose della volontà degli elettori e offensive nei loro confronti, proprio come dichiarato in un comunicato di qualche giorna fa dal movimento politico culturale neretino (PD ) "Costruire Insieme".

sabato 5 settembre 2009

Nardò, nuova giunta: ancora fumata nera!


Dopo la riunione di ieri pomeriggio, Antonio Vaglio raccoglie solo 14 consiglieri della sua ex maggioranza disposti a sostenerlo. Con lui sarebbero 15, ma non raggiungerebbero comunque il minimo indispensabile per mettere su un nuovo esecutivo che è di 16 .
E allora che succede adesso?

Come annunciato, ieri i gruppi consiliari Pd, Sdiu, "Nardò Insieme", "Uniti per Antonio Vaglio", Fernando Bianco del gruppo Misto, si sono ritrovati intorno alle 18 ed hanno steso un documento di sostegno a Vaglio:
"Riteniamo incomprensibile il protrarsi della crisi politico-amministrativa in atto. E' inammissibile che l'amministrazione e la sua massima istituzione siano ostaggio e sotto continua pressione di questa o quella forza politica o, di questo o quel singolo consigliere". Con queste motivazioni i 14 consiglieri chiedono al sindaco il ritiro immediato delle sue dimissioni e la costituzione di una maggioranza forte e coesa in grado di portare a termine il suo mandato.
L'impressione è che ciò sia difficile che avvenga, anche perchè domani scade il termine ultimo perchè Vaglio possa ritirare le dimissioni e quindi salvo apparentamenti dell'ultima ora con forze esterne alla maggioranza eletta dai cittadini Neretini la soluzione sarà il commissariamento fino a marzo 2010, mese in cui con molta probabilità avremo insieme elezioni regionali e comunali!

PRESA DIRETTA - 6 SETTEMBRE SPECIALE SUI RESPINGIMENTI


PRESADIRETTA
di Riccardo Iacona, Francesca Barzini e Domenico Iannacone
presenta


“RESPINTI”
Domenica 6 settembre ore 21.00 su Rai Tre

Da quando sono cominciati i respingimenti in mare sono stati finora 800 gli uomini e le donne che le autorità italiane hanno riconsegnato alla Libia. Eppure di tutti questi respingimenti non abbiamo mai visto neanche un’immagine:nessun telegiornale italiano, nè pubblico nè privato ha potuto documentare che cosa sia successo.

PRESADIRETTA per la prima volta è riuscita ad alzare il velo sul primo respingimento, quello fatto nei giorni 6 e 7 maggio dalla motonave BOVIENZO della guardia di finanza insieme ad altre due unità della capitaneria di porto . In esclusiva la RAI manderà in onda le foto scattate da Enrico Dagnino l’unico giornalista che si trovava a bordo della BOVIENZO e che ha assistito al primo respingimento dal momento in cui è stato avvistato il gommone carico di migranti fino a quando sono stati letteralmente “buttati” sui pontili del porto di Tripoli.

Non solo. PRESADIRETTA è riuscita anche a dare un nome e cognome a 24 dei primi respinti: 13 eritrei e 11 somali, tutta gente che scappa dalla guerra e dalla dittatura, gente che se fosse riuscita ad arrivare a Lampedusa avrebbe potuto ottenere lo status di rifugiato e il permesso di restare in Italia. E invece agli uomini e alle donne trovati allo stremo delle forze in mezzo al mare nessuno ha chiesto il nome e il cognome e sono stati rimessi nelle mani della polizia libica.

Che fine hanno fatto? Che cosa succede nelle carceri libiche ? Come vengono trattati i i migranti e hanno la possibilita’ in Libia di vedere riconosciuto il loro diritto di asilo come sostenuto da Berlusconi durante la conferenza stampa che ha fatto con Gheddafi durante la visita a Roma nel giugno scorso?

E infine la politica dei respingimenti ha contribuito al successo elettorale della Lega Nord? Per capirlo PRESADIRETTA è andata a Reggio Emilia dove la Lega è diventata il secondo partito della città e il terzo della provincia.

da Fortress Europe

SALERNO - SCONTRI TRA I DOCENTI E I POLIZIOTTI



Questi due video risalgono al 1 Settembre.

Fallita fuga dal CIE di Bari

Fuga fallita, questa notte, dal Centro di Bari Palese. Un piccolo gruppo di reclusi ha cercato di guadagnare la libertà passando dai tetti: intercettati dai soldati di guardia sono stati tutti fatti scendere, non si sa con quanto garbo. Sta il fatto che un soldato ci ha guadagnato otto punti di sutura ad una guancia, a suo dire a causa di una bottiglia piena d’acqua lanciatagli da un aspirante fuggiasco che ora è in arresto. Non sappiamo il nome dell’arrestato né in che condizioni sia. E non ci sono neanche notizie sulla salute dei suo compagni. Sicuramente, però, la tensione è ancora alta: oggi, almeno in un modulo del Centro, i reclusi hanno buttato fuori dalle gabbie il cibo che era stato portato loro per pranzo. A presto aggiornamenti.

da Indymedia

Merano: 15 naziskin indagati

BOLZANO - La Questura di Bolzano ha aperto un'inchiesta per violazione della legge Mancino a carico di una quindicina di giovani, di cui 7 minorenni - tutti residenti a Naturno, vicino Merano - che hanno organizzato sul sito Netlog una sorta di nucleo della 'Nuova gioventu' hitleriana'.
Il quotidiano di lingua tedesca 'Tageszeitung' pubblica oggi stralci di un dossier in cui emerge un armamentario di nomi in codice che richiamano al Fuehrer e collegamenti con il gruppo tedesco di
estrema destra 'Blood and Honour', dichiarato fuorilegge in Germania. (RCD)

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache/Merano-naziskin-indagati/04-09-2009/1-A_000044618.shtml
da Antifa

Il momento perduto di Barack Obama

Per Barack Obama l’autunno si annuncia caldo, anzi rovente. Basti pensare al putiferio che sta suscitando una quisquilia come il discorso – annunciato per martedì mattina – del presidente a tutti gli scolari per la riapertura delle scuole. Un atto rituale, quindi scontato, ma i genitori di destra sono insorti: «Non voglio che mio figlio sia indottrinato da un presidente marxista», «voglio prima leggere quel che dirà per non esporlo ai veleni liberal». Alla fine Obama ha detto che renderà pubblico il testo del discorso lunedì. Ma non è bastato a placare gli animi.
È solo un sintomo del veleno che ormai circonda una presidenza nata sotto i migliori auspici appena otto mesi fa. E non importano tanto i nuovi minimi di consenso toccati dai sondaggi: conterà solo il sondaggio del novembre 2010, per le elezioni di metà mandato, per rinnovare tutta la Camera e un terzo del Senato.
Obama si trova in un impasse su tre fronti: Afghanistan, disoccupazione e riforma sanitaria. In Afghanistan, è ormai preso nella trappola che si era costruito da solo in campagna elettorale: allora aveva promesso escalation a Kabul per bilanciare il disimpegno da Baghdad e non alienarsi tutto il complesso militar-industriale. Ora lo sganciamento dall’Iraq è ancora parzialissimo (ma almeno i soldati Usa non muoiono più, chiusi come sono nelle loro basi), mentre l’Afghanistan si sta confermando come “il cimitero degli imperi”: le perdite della coalizione toccano record mai raggiunti in sette anni di guerra.
Lo staff di Obama e si rende conto delle implicazioni politiche di un’equazione escalation afghana = escalation in Vietnam. Il problema per il presidente è che non ha la forza per opporsi ai generali, ma nessuno sa in che cosa potrebbe mai consistere una vittoria sul terreno: spazzare via i taleban è chiaramente impossibile. Né c’è la minima idea su una strategia di sganciamento.
A prima vista l’economia parrebbe più favorevole a Obama, se (e solo se) è vero che la recessione sta esaurendosi. Ma le banche e, in parte, Wall street, si sono riprese solo perché la maggior parte del denaro riversato dal governo (cioè dai contribuenti) è fluito sulle banche stesse che lo hanno usato anche per giocare di nuovo in Borsa: da qui il rialzo dei vari mercati. Ma quanto è stato fatto finora va catalogato sotto la voce «socializzazione delle perdite», mentre pochissimo è andato ad alimentare l’occupazione e accrescere il potere d’acquisto della «classe media»: senza queste due misure, qualunque rilancio dell’economia potrà basarsi solo su un’altra bolla del credito e cioè sullo stesso meccanismo che ha provocato la crisi. Un piccolo indizio della gravita della situazione: gli acquisti per la riapertura delle scuole sono crollati, cioè i genitori sono restii a comprare persino zainetti, quaderni e accessori. Senza contare i dolori prossimi venturi per General Motors e Chrysler (e quindi per Fiat), ora che gli incentivi alla rottamazione sono finiti, aggravando ancora i problemi di disoccupazione.
Sulla riforma sanitaria, ormai non passa giorno senza che Casa bianca e leadership democratica non annuncino un passo indietro o un ridimensionamento. Gli strateghi repubblicani sono riusciti a dare un seguito e un’eco mediatica inauditi all’«Obama stacca la spina a nonnina», cioè alla tesi che la riforma imporrà l’eutanasia su tutti gli anziani per ridurre i costi del servizio sanitario. Di fronte alle assemblee comunali prese d’assalto da vegliardi imbufaliti, la reazione dei parlamentari democratici è stata inefficace, se non imbelle. Ormai l’obiettivo è portare a termine non la migliore riforma sanitaria possibile, ma una riformetta qualunque, pur di averla alle spalle l’anno prossimo.
Obama è perciò prigioniero delle piattaforme bipartisan su cui ha costruito la sua vittoria elettorale. Per vincere aveva proposto: 1) uno scambio tra Kabul e Baghdad per accontentare la sua base di colombe (che esigeva il ritiro dall’Iraq) ma non irritare i falchi; 2) un’uscita dalla crisi favorevole al mondo della finanza e delle banche, in cambio dell’appoggio elettorale che Wall street gli ha garantito; 3) una riforma sanitaria al ribasso per non avere contro di sé le lobbies: e infatti case farmaceutiche e assicurazioni avevano foraggiato la sua campagna assai più di quella di Bush, anche perché scommettono sempre sul cavallo favorito.
Il risultato è quindi il contrario di quello a cui punta ogni buon stratega, da Clausewitz in poi: invece di animare le proprie truppe e scoraggiare i nemici, Obama sta infiammando gli avversari e demotivando i sostenitori: in questa dinamica delle forze, più che nell’istantanea del potere, sta il suo vero impasse politico. Di fronte a una destra scatenata che brandisce il bisnonno morente e i discorsi agli scolaretti, il popolo di Obama è ora preso da scoramento per i regali alle banche e il delinearsi di una riformetta sanitaria e un’escalation in Afghanistan. Nei siti di discussione delle sinistra Usa leggi sempre più domande tipo: «Dove è finito il movimento della pace? Perché non ci mobilitiamo per la riforma sanitaria con la stessa aggressività con cui la destra si mobilita contro di essa?» Il paradosso è che, in economia, come sulla sanità, Obama è considerato un pericoloso rivoluzionario marxista dalla destra, proprio mentre la sinistra si sente abbandonata da lui e lo vede pronto ai compromessi più disonorevoli.
Nella politologia Usa il concetto critico è il momentum, quel che in fisica si chiama impulso o quantità di moto: non tanto la forza di cui disponi, ma lo slancio: puoi essere davanti, ma se stai frenando, stai per perdere, mentre puoi stare dietro, ma se in accelerazione, la vittoria ti arriderà. Ecco, per Obama il problema è che ormai ha perso momento, si è esaurita la spinta propulsiva dovuta alla sua elezione. Ora, riacquistare un impulso perso è assai più difficile che mantenerlo. Ma è questo il compito che l’aspetta. In altre parole, si gioca tutto nei prossimi mesi.

da IlManifesto

Sud in lotta. Operai Fincantieri paralizzano Castellammare di Stabia. A Cosenza bloccata la Salerno-Reggio

Un autunno di lotta, tanti lo temono, molti di più lo sperano. L'ultimo scorcio d'estate ne è un buon aperitivo, soprattutto al Sud Italia, dove la situazione è storicamente grave e potenzialmente esplosiva (che se ne dica di costo della vita più basso e altre correlate statistiche, visto il deserto e la carenza imperante in ogni sfaccettatura dei servizi sociali). E proprio dal Sud sono partite le mobilitazioni oggi più significative, che stan facendo da volano, nel settore della scuola così come del lavoro.
Conseguenza delle tensioni che attraversano il meridione ne è la giornata di quest'oggi. Castellammare di Stabia è da questa mattina completamente paralizzata dai blocchi degli operai della Fincantieri, contro cassa integrazione mobilità e licenziamenti. La Fincantieri annovera 150 operai in cassa da lunedì, tra una settimana altri 150 ci andranno, mentre 400 addetti delle aziende dell'indotto sono assolutamente privi di ammortizzatori sociali, sprovvisti di reddito da mesi. Il blocco della viabilità più importante 300 operai lo stanno effettuando al bivio di Pozzano, chiusa la strada statale Sorrentina. Impossibile raggiungere Napoli, dal bivio la coda si allunga fino a Vico Equense, ogni inversione di marcia è proibitiva per gli automobilisti (molti turisti) perchè un terzo blocco è attuato dai lavoratori all'altezza del ponte di Seiano.

Interessante notare come dinnanzi al blocco completo della città da parte degli operai della Fincantieri anche i lavoratori della Manutention coop, addetti ai servizi di pulizia dell'Asl Napoli 3, hanno deciso di entrare in sciopero anche loro con gli operai, dando loro manforte con un blocco in viale Europa, chiudendo l'ingresso in città.

Altro focolaio di lotta continua ad esserlo Cosenza, con gli operai del Consorzio Valle Crati che questa mattina, come già fatto in diverse occasioni durante l'estate (provocando la paranoia delle istituzioni, che hanno militarizzato per tutto agosto lo svincolo), hanno bloccato la Salerno-Reggio Calabria, in entrambe le direzioni, tra gli svincoli di Cosenza nord e Rose Montalto. Questo avviene mentre i tetti della Provincia sono ancora occupati da un'altra parte di lavoratori dell'azienda!

Il prefetto di Napoli Pansa ha passato la mattina nell'agitazione, cercando di metter una pezza alla situazione di Castellammare di Stabia che è andata ad evolversi nel crescendo della protesta. Il sindaco Vozza, i rappresentanti sindacali ed una delegazione degli operai della Fincantieri sono stati convocati in prefettura in fretta e furia... L'amministratore delegato della Fincantieri è stato costretto ad accettare l'aut-aut delle Rsu: li riceverà lunedì. Anche a Cosenza il mondo politico è impegolato nella vertenza della Valle Crati, con dinnanzi un'assoluta fermezza dei lavoratori in lotta, che fin dallo scorso agosto hanno chiarito: "non ci interessano le chiacchere, vogliamo garanzie per il nostro futuro!".

Dopo la vicenda Innse e la sua riproduzione diffusa, mentre s'infiamma la mobilitazione dei precari della scuola, un'altra preziosa indicazione per l'autunno...!

da Infoaut

Salento: dieci immigrati bloccati dopo lo sbarco dalla GDF



(AGI) - Lecce, 5 set. - I militari della compagnia della Guardia di Finanza di Gallipoli (Le), verso le tre di stamani, hanno rintracciato, lungo il litorale salentino nella zona di Tricase, dieci extracomunitari, dai primi accertamenti sembra che si tratti di afgani. I migranti sarebbero sbarcati poco prima sulla costa leccese, nel tratto compreso fra Torre San Gregorio e Punta Ristola. Secondo una prima ricostruzione gli immigrati sarebbero giunti a bordo di un'imbarcazione che unita' aeronavali della Guardia di Finanza stanno cercando di rintracciare.

Nigeria, leader del Mend si arrende con 3mila uomini


Farah Dagogo è l'ennesimo comandate del gruppo ad accettare l'amnistia

Il gruppo militante guidato da Farah Dagogo, composto da circa 3000 guerriglieri, si è arreso accettando l'amnistia proposta dal governo. Insieme ad altri due leader del Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (MeND), Ateke Tom e Government Tompolo, aveva da giorni stabilito contatti informali col governo, principalmente per avere garanzie specifiche sulla sua incolumità.
Il MEND aveva annunciato pochi giorni fa che avrebbe ripreso gli attacchi alla fine della tregua pattuita col governo, 15 settembre. Il gruppo ha dichiarato in un cdispaccio a Reuters che "ci stiamo liberando dei comandanti la cui identità è ormai nota per garantire la nostra sicurezza".
La resa di Dagogo si inserisce in una serie di rese. avvenute negli ultimi due mesi. che hanno privato il MEND di molti leader storici. Secondo il governo, la proposta di amnistia ha diviso il movimento e lo ha privato di migliaia di effettivi.

da PeaceReporter

Il ragazzo che imbrigliò il vento

Due anni fa un ventenne del Malawi è salito sul palco della Ted conference per spiegare come aveva costruito un mulino. Quel giorno ha cambiato la sua vita, scrive Ethan Zuckerman.

Credevo di conoscere la storia di William Kamkwamba: nel 2007 ero tra il pubblico della Ted conference di Arusha, in Tanzania, quando è salito sul palco per presentare l’incredibile mulino a vento che aveva costruito accanto alla casa della sua famiglia, in una zona rurale del Malawi.

Come molti altri spettatori, all’inizio mi è venuto da ridere ma poi mi sono commosso fino alle lacrime mentre William spiegava come era riuscito a trasformare alcuni tubi in pvc, una bicicletta rotta e dei pali di legno in una macchina capace di generare la corrente necessaria per alimentare le lampadine e la radio della casa dei suoi genitori.

Da quel giorno la vita di William è molto cambiata: si è trasferito a Lilongwe per frequentare un’importante scuola superiore del Malawi, è stato ammesso in un’accademia di Johannesburg e ha ricevuto vari premi negli Stati Uniti.

Avevo dato per scontato che la sua storia fosse iniziata quel giorno sul palco di Arusha. Ma nel libro che ha appena pubblicato, The boy who harnessed the wind (Il ragazzo che imbrigliò il vento), William sottolinea con chiarezza che la realtà è ben diversa.

Nel libro, scritto insieme al giornalista Bryan Mealer, William Kamkwamba ci porta nel piccolo paese di campagna dove è cresciuto, tra i campi di mais e tabacco in cui lavorava con il padre e le sorelle, e tra la fatica e le sfide affrontate da chi cresce in uno dei paesi più poveri del mondo.

Il libro racconta di scienze e magia, fame e miseria, creatività e scoperta: la storia del giovane talento dell’ingegneria deciso a sperimentare idee un po’ folli è solo la parte finale della sua avventura.

Sotto i riflettori
Nelle campagne del Malawi la magia è viva e vegeta: durante la notte gli stregoni rubano la testa agli uomini e ci giocano a calcio, e le gomme da masticare potrebbero essere avvelenate da una pozione magica. Considerate le calamità che affliggono il paese, dove la siccità e le piogge improvvise possono distruggere il raccolto di un anno intero, è facile credere in poteri invisibili.

William teme che la magia impedisca a chi vive in Malawi di adottare un approccio scientifico per risolvere i problemi cronici di sviluppo del paese. Quando gli abitanti del villaggio hanno cominciato a chiedersi se la siccità era colpa del suo mulino a vento, ha scoperto che anche il suo lavoro era visto con sospetto.

Questo ambiente, però, si è anche rivelato un terreno fertile per le scoperte scientifiche. Il libro è costellato delle soluzioni creative che gli amanti dell’Africa conoscono bene: macchine giocattolo fatte di fil di ferro e tappi di bottiglia, vecchie radioline riportate in vita, fionde per gli uccelli. Ne viene fuori il ritratto di un giovane che è diventato quasi un Thomas Edison del Malawi a forza di cercare soluzioni originali ai suoi problemi.

L’aspetto più stupefacente della storia non è l’improbabile sequenza di eventi che lo hanno portato dall’anonimato alla prima pagina del Wall Street Journal, ma il fatto che la sua creatività e le sue ambizioni non siano state cancellate dalle circostanze.

Quasi metà del libro racconta la carestia che ha colpito il paese nel 2001. All’epoca William era un adolescente che non vedeva l’ora di iscriversi alla scuola superiore, ma la povertà gli ha impedito di studiare per cinque anni.

I risultati che ha ottenuto sembrano ancora più straordinari se pensiamo alle condizioni in cui hanno vissuto lui e la sua famiglia. Immagino che William consideri questo libro una sfida lanciata agli africani per spingerli a impegnarsi e a innovare. Guardando al di là del suo paese, il ragazzo non fa che chiedersi: “Perché questo non possono farlo anche gli africani?”.

In ogni angolo del pianeta ci sono persone eccezionali e spesso le loro capacità non riescono a emergere. Permettere alle persone di talento, dovunque sono, di sviluppare le loro potenzialità fino in fondo è una delle sfide più complesse dello sviluppo internazionale, e questo libro dimostra che vale la pena di raccoglierla.

Ethan Zuckerman lavora al Berkman center for internet and society. Nel 2004 ha fondato il sito Global Voices insieme a Rebecca MacKinnon. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo The boy who harnessed the wind (altri articoli di Ethan Zuckerman pubblicati da Internazionale).

da Internazionale

Puglia: guerra di D'Alema a Vendola per allearsi con Casini

Dietro il polverone di inchieste pugliesi, che stanno frugando nel centrosinistra (Pd in particolare) e nella gestione della sanita', si sta consumando anche un feroce scontro politico. La posta in palio sono le regionali del prossimo anno, e la candidatura a governatore. La polemica tra Nichi Vendola e il Riformista, che ha sbattuto in prima pagina gli ultimi scampoli di inchiesta, con gli assessori regionali alle prese con signorine piu' o meno prezzolate, e' eloquente. L'attacco piu' duro alla giunta Vendola arrivava da un presunto alleato, l'esponente Pd Francesco Boccia, intervistato dal quotidiano di Antonio Polito. E il governatore, alla festa Pd di Genova, ha denunciato che "e' in atto un omicidio politico". Il suo. E i mandanti sono tutti interni al suo schieramento, e stanno utilizzando le inchieste per "un cecchinaggio politico", come lui lo definisce.
La Puglia, com'e' noto, e' terra dalemiana. E a Massimo D'Alema (cui fa riferimento anche Boccia) sta estremamente a cuore evitare di perderla alle prossime elezioni, e addirittura farne il vero laboratorio di nuove, possibili alleanze. Con l'Udc in primo luogo: in Puglia Pierferdinando Casini sembra ben deciso a costruire un'intesa con il Pd, e lo ha spiegato anche agli emissari di centrodestra che lo stanno corteggiando. Ma Casini ha posto una condizione ben chiara per allearsi: il candidato governatore non puo' essere Nichi Vendola, un ex esponente di Rifondazione non e' proprio digeribile da parte dell'elettorato moderato e cattolico dell'Udc. Dunque va cambiato: e l'Udc e' pienamente disposta ad appoggiare un esponente del Pd, purche' concordato. Il problema e' che Vendola non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro, e che - nonostante gli inciampi della sua giunta - il governatore conta ancora su una sua autonoma forza elettorale. E su un'alleanza importante con un altro outsider di grande seguito elettorale come il sindaco di Bari Emiliano, schierato dalla sua parte. Quindi farlo fuori non e' facile, anche perche' nel Pd locale serpeggia il terrore che - sgambettato - Vendola decida di scendere in pista comunque con una sua lista personale contro il candidato Pd-Udc. Con un risultato praticamente certo: la vittoria del centrodestra.

Sparate di fine estate

Mihai Mircea Butcovan è uno scrittore romeno. Vive in Italia dal 1991.

L’estate è trascorsa tra le sparate agostane della Lega nord sui dialetti, le bandiere regionali e l’inno nazionale. Sì, quel brano che impariamo a farfugliare alle partite di calcio, e di cui qualcuno conosce gli autori solo grazie a una canzone di Rino Gaetano.Poi, su Facebook è comparso un gioco intitolato Rimbalza il clandestino: uno sciocco trastullo estivo per militanti leghisti. Gli stessi che smentiscono la paternità di un’altra campagna ripugnante: “Immigrati clandestini. Torturali! È legittima difesa”.

Nel deserto vacanziero di un supermercato non stupisce, quindi, la vacuità delle riflessioni di una signora che chiacchiera con la cassiera e un altro cliente. Ed è più facile individuare l’origine delle frasi che la signora inserisce nelle orecchie dei presenti mentre riempie le buste della spesa: “Gli extracomunitari li prenderei tutti a calci nel sedere, via!”. Già, avrà in mente i giochi di cui sopra. “Che se li prendano tutti la chiesa e i comunisti”. Già, la prima faccia il suo mestiere, i secondi sono mangiabambini o terroristi islamici. “Noi italiani siamo troppo deboli, dovremmo riprendere in mano le mazze”. Già, i fucili erano caldi e pronti già a primavera dell’anno scorso. “Dobbiamo ribellarci e difendere il nostro paese. Ma purtroppo siamo in pochi”. Già, d’estate hanno sospeso le ronde a Milano.

Ma la Lega non si preoccupa solo degli immigrati. Un parlamentare europeo, noto per aver proposto carrozze della metropolitana riservate ai milanesi, afferma che per il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, “senza federalismo non ci sarà niente da festeggiare”. In attesa del 2011, nel Mediterraneo i migranti respinti dall’Italia continuano a morire. In effetti, in questo paese c’è poco da festeggiare. Mihai Mircea Butcovan

da Internazionale

venerdì 4 settembre 2009

Nardò: nuova giunta?


La telenovela di Palazzo Personè potrebbe giungere ad un epilogo. Il sindaco Antonio Vaglio nel pomeriggio, alle 18, incontra tutti i consiglieri di maggioranza senza i segretari e senza il gruppo consiliare di Città Nuova per richiedere loro i nomi degli assessori e varare la nuova giunta. Secondo le prime indiscrezioni il nuovo esecutivo dovrebbe essere composto da sedici consiglieri più il Primo cittadino La notizia giunge quasi in concomitanza con l’appello del segretario provinciale del PD Salvatore Capone e della segretaria cittadina di Nardò affinchè il Sindaco ritiri immediatamente le sue dimissioni. Queste le loro parole: “È giunto il momento che il Sindaco Antonio Vaglio continui a guidare la città di Nardò e lo invitiamo a ritirare le dimissioni.L’attività amministrativa sin qui svolta a favore della città e dei suoi cittadini, l’impegno futuro con i conseguenti progetti da realizzare indurranno, ne siamo sicuri, il Primo Cittadino a tornare sui suoi passi ritrovando nuova forma e motivazione nell’azione di governo che potrà sviluppare una nuova maggioranza”.