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domenica 30 agosto 2009

La politica del linciaggio - Violenza, volgarità e barbarie nella maggioranza che scricchiola


E poi se la prendono con Svastichella o con i ragazzotti che si dedicano imparzialmente a ronde-safari contro gay, zingari e migranti. Come se l’incitamento al linciaggio non provenisse dagli organi dello Stato, altro che dalla “pancia” del popolo. Ieri era l’apologia del “cattivismo” fatta niente meno che dal Ministro degli Interni Maroni a proposito del trattamento dei migranti in mare, oggi il giornale della famiglia-Stato Berlusconi, con il suo neo-assunto editorialista Feltri che infanga il direttore dell’Avvenire con una tattica obliqua ma non insolita: un’accusa diretta leggera e un sottinteso pesante, cioè un pretesto formale che farà sorridere i lettori di quel fogliaccio (molestie telefoniche) e un sottinteso che ne scatenerà le pulsioni selvagge (collegate a una “relazione omosessuale” –editoriale del 28 agosto–, meglio sghignazzata –replica del 29 agosto– come “vizietto“). Il tutto condito con l’inevitabile scusa che lui, Feltri, riguardoso com’è della proprietà anzi del proprietario Berluschino, non ha nulla contro l’omosessualità, magari ha tanti amici gay, ebrei, zingari (zingari no, non esageriamo). Però, come si permette di dare lezioni di moralità, un gay! Che ci vogliamo fare se poi quattro teppisti accoltellano passanti gay o presunti tali o ne incendiano i locali. Per dirla con Marcello Veneziani (sul medesimo Giornale del 29 agosto), «l'occasione delle recenti aggressioni ai gay è stata ghiotta per riprendere la celebrazione pubblica dell'omosessualità e la condanna di chi non si compiace per la pervasiva presenza di un immaginario gay che colonizza ormai la società». Mentre, perbacco, si tratta pur sempre di una «distorsione del disegno naturale» («sovrannaturale per chi ci crede»), ovvero della sessualità orientata alla procreazione. Come se in un disegno intelligente, naturale o sovrannaturale, potesse inserirsi l’esistenza di uno scapigliato “provocatore” intellettuale come Veneziani. Legittima, per carità, ma non proprio attestante l’intelligenza del disegno.
Se non esiste un ID (Intelligent Design) nell’universo, tanto meno esiste nel PdL. Visto che lo sconsiderato attacco alla Cei è stato effettuato su commissione di Berlusconi, come l’assalto legale di Ghedini a tutta la stampa nazionale e internazionale, c’è da chiedersi se questa sovraesposizione mediatica, con tutti i rischi di scollamento della maggioranza e delle istituzioni, sia un semplice errore, un tentativo di sviare l’attenzione dall’incombente autunno caldo o la risposta anticipata a qualche complotto mirante a far fuori il Papi, i suoi cammelli gheddafiani e i tubi del gasdotto South Stream. In ogni caso si produce un indebolimento oggettivo della tenuta politica della maggioranza (il cui fulcro è il disperato peronismo tremontiano) e una dispersione dell’alternativa Pd tra gossip e leccate alla Chiesa. Si apre dunque uno spazio per gestire politicamente, da parte di movimenti non subalterni alla “sinistra”, la crescente ondata di proteste, puntando tanto sugli effetti materiali della crisi quanto sulla degenerazione, accuratamente promossa dall’alto, di sentimenti e stili di vita. Su quel razzismo, cioè, che viene declinato in una scala di sfumature dal più brutale al più sofisticato: l’odio di razza vero e proprio verso lo straniero (povero) e verso il meridionale (concorrente), l’odio di genere verso il sessualmente diverso (dichiarato) e verso le donne (incontrollabili), l’odio per l’eguaglianza. Già, credete che i discorsi di Giavazzi sul merito o quelli di Sacconi contro il livellamento salariale differiscano tanto dalle sbrasate di Borghezio e Salvini o dagli editoriali di Feltri? Il discrimine fra cultura e barbarie è sottile, come ci ricordò Walter Benjamin, ma forse nel nostro caso parlare di cultura è un eufemismo.

di Augusto Illuminati da GlobalProject

Per noi la legge Alfano. Negli Usa il Freedom Information Act dal '66. Un'altra domanda a Berlusconi

Viviamo da tempo in un paese nel quale, grazie agli errori della sinistra e alla vittoria ultima (ma ormai tre volte ripetuta) di Berlusconi, la libertà di informazione è a tutti i livelli un genere optional, una sorta di piccola lampada che oggi è limitata a poche testate, a un piccolo angolo della Rai sul quale si preparano nuovi assalti, probabilmente vittoriosi, se non ci sarà una forte mobilitazione di una parte rilevante della società italiana.
Eppure oggi abbiamo conferme costanti della situazione drammatica in cui ormai versa l’articolo 21 della costituzione repubblicana e ogni altra legge che si conformi ad essa.

La ripresa parlamentare ormai imminente porterà con ogni probabilità l’approvazione del disegno di legge Alfano che ripercorre, senza differenze rilevanti, il cammino del regime fascista, con l’effetto di intimidire i magistrati, in particolare quelli che non hanno un minimo di sensibilità democratica, e i giornalisti.
Avrà l’effetto, come sanno da tempo i lettori del nostro sito, di seppellire la cronaca giudiziaria e di ostacolare in maniera determinante tutte quelle indagini in grado di mettere in difficoltà la corruzione e il malaffare che caratterizzano il nostro paese.

Sicchè lo stato di diritto tramonterà in maniera ancora più ampia e generalizzata di quanto è già avvenuto finora e il populismo autoritario, che ha già in buona parte sostituito la democrazia parlamentare iscritta nel nostro dettato costituzionale, dispiegherà tutti i suoi effetti negativi sul piano culturale, politico e sociale.
Con buona pace della classe politica del centro-sinistra, occupata a litigare ogni giorno e tesa soprattutto ad isolare quelle forze, come l’Italia dei Valori, che vanno avanti nella loro opposizione netta e intransigente al governo attuale, al punto da mettere in discussione l’alleanza elettorale e parlare in continuazione di alleanza stabile con l’Unione di centro di Pier Ferdinando Casini o, secondo l’ultima uscita di Piero Fassino, addirittura con il PDL del Cavaliere-Caudillo che ci governa.

Ebbene, grazie al silenzio dei nostri giornali più diffusi, se si esclude qualche rara eccezione, poco o nulla sanno i lettori italiani di quel che succede negli altri paesi dell’Occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, nostro maggior alleato internazionale sempre osannato dal governo Berlusconi, che dice di ispirarsi alla politica di Washington. Grossolana menzogna, si intende, ma che le televisioni pubbliche e private cercano di accreditare, giorno dopo giorno.

Negli Stati Uniti, invece, il Freedom Information Act, una legge che è in vigore con modifiche migliorative dal 1966, epoca della presidenza Johnson, consente ai cittadini, a tutti i cittadini, di ottenere non solo la desecretazione di importanti documenti segreti di tutte le presidenze americane ma anche di ottenere, fra le tante altre informazioni, il registro delle telefonate fatte dagli uffici dei ministri in carica.

Ebbene un grande giornale come il New York Times ha chiesto e ottenuto le telefonate del ministro del Tesoro di G. W. Bush, Hank Paulson. Attraverso quelle telefonate ha potuto accertare che il ministro, fino a poco tempo prima dirigente della Lehman Brothers fallita per la crisi, ha venduto, all’atto di diventare ministro, le proprie azioni GS della società ma successivamente ha avvantaggiato con la sua politica proprio i possessori di azioni di quella società cui il ministro ha dimostrato di continuare ad essere legato, malgrado la vendita delle sue azioni.

Dopo questa indagine il quotidiano americano ha scritto un severo articolo di critica all’ex ministro rimproverandogli di non essersi liberato del suo conflitto di interessi e di aver fatto gli interessi del gruppo di affaristi di cui fa parte piuttosto che quelli generali della comunità nazionale.
Ora un episodio come questo, di cui ha parlato qualche giorno fa, il 13 agosto Salvatore Bragantini sul “Corriere della Sera”(ma nessun altro giornale ne ha dato notizia) appare particolarmente significativo se confrontato alla situazione italiana.

Noi non abbiamo una legge paragonabile a quella americana, o a quella inglese che ne ha ripercorso le orme, e siamo ancora addirittura alle prese con la persistenza di un segreto di stato esteso oltre ogni limite ma, soprattutto, abbiamo una formidabile disattenzione di tutti i mezzi di comunicazione rispetto a quel che fa l’esecutivo come i vari ministri.

E ci chiediamo se una democrazia repubblicana, come prevede ancora la nostra costituzione, è in grado i propri compiti essenziali in una situazione così lontana da quella americana, cui pure dice di ispirarsi.
E’ una domanda che sarebbe da aggiungere alle dieci domande che Repubblica ha già fatto al presidente del Consiglio sui suoi comportamenti, spingendolo addirittura, nei giorni scorsi, a querelare con particolare arroganza il giornale che ha esercitato una normale attività di critica democratica.

da Articolo21

Lega, campagna d’estate sulla pelle dei naufraghi

La campagna d'estate della Lega, contro gli sbarchi e per i "respingimenti" dei disperati che arrivano per mare sulle coste italiane, si sta dispiegando con almeno due risultati.

1. Il primo è quello di far assumere alla Lega la leadership di fatto, dentro il centrodestra e dentro il governo Berlusconi, delle politiche sull'immigrazione e sulla sicurezza, parte importante ed elettoralmente determinante della politica tout-court del centrodestra. Ma direi di più: le posizioni su clandestini e sbarchi fanno assumere alla Lega, più in generale, la leadership "culturale" del centrodestra. Sono Bossi, Calderoli e soci a dare il tono alla destra italiana, a connotarla con spietata precisione. Creando quello che l'ex ministro Giuseppe Fioroni chiama "cinismo di popolo", diffondendo cioè l'idea che gli immigrati si meritino tutto ciò che subiscono, compresi i processi dopo i naufragi e i naufragi senza salvataggio (mai in mare si era vista una cosa simile).
Il gioco estivo di Bossi jr, Renzo (detto dal padre la Trota: Delfino sembra troppo anche a papà), e cioè "Rimbalza il clandestino", lanciato su Facebook, non è soltanto una ragazzata: è coerente con la politica della Lega e più potente di cento editoriali.

2. Il secondo risultato ha a che fare con la laicità e i rapporti con la Chiesa cattolica. «I vescovi fanno il loro mestiere e noi facciamo il nostro», ha detto Bossi. Una frase che a sinistra si sognano. Sì, perché la Lega, sulla battaglia (sbagliata e razzista) dei respingimenti, coglie l'occasione per fare una battaglia (giusta) sulla laicità dello Stato e della politica. Ha ragione quando rivendica (seppur rozzamente) la libertà di dire e di fare ciò che ritiene politicamente più opportuno, senza interferenze del Vaticano e dei vescovi italiani. Semmai mostra tutta la strumentalità del suo agire quando invece alza la croce come vessillo politico della sua crociata anti-islam, o dice che a Milano non si devono costruire moschee perché in periferia mancano tante chiese. Ma è il mondo cattolico (o meglio: una parte di esso) a cadere nella trappola: quando accetta tutto della destra (dal razzismo di Bossi alle escort di Papi Silvio) pur di avere una legislazione in linea con la dottrina cattolica su famiglia, bioetica, finevita, scuola... Un baratto cinico come chi lo concede.
Così i ragazzi di Cl hanno applaudito al Meeting di Rimini le dichiarazioni "moderate" (in quel caso) di Roberto Calderoli. È la dimostrazione di un pregiudizio positivo nei confronti della Lega che tra i cattolici (o meglio: tra una parte di essi) fa valorizzare le aperture "ragionevoli" e dimenticare la sostanza: quel "cinismo di popolo" che la Lega diffonde ogni giorno con scelte e dichiarazioni, parole e fatti, oltre che giochini su Facebook, imbellettandolo appena con qualche furba dichiarazione d'occasione davanti a una platea cattolica, per rivendicare subito dopo una autonomia e una laicità che la sinistra si sogna.

di Gianni Barbacetto da Micromega

Di Pietro : IdV da sola alle regionali pugliesi

'L'Italia dei Valori crede che sia necessario in Puglia un cambio generazionale e non contesta a Vendola responsabilità personali, perchè crediamo che sia davvero una brava persona'. Lo ha detto a Bari il presidente dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, parlando con i giornalisti delle prossime elezioni regionali. Di Pietro ha spiegato: Vendola lo 'contestiamo politicamente perchè non ha rinunciato ad affiancarsi a personaggi che doveva tenere lontano e non ha controllato a sufficienza; per questo con quella squadra, pur se c'è la foglia di fico di Vendola, noi non possiamo metterci insieme'. 'L'Italia dei valori - ha aggiunto - cercherà in tutti i modi di costruire un'alternativa che dia alla Puglia il riscatto morale di cui ha bisogno, dopo l'esperienza disfattista del centrodestra e dopo questa cattiva esperienza della giunta di centrosinistra nei cui meandri si è inserito il malaffare di cui, purtroppo, il presidente della Regione non si è ancora scrollato in modo adeguato'. 'Ecco perchè - ha concluso - noi ne facciamo una questione di cambio generazionale di classe dirigente perchè, se non cambiano le facce, la politica è sempre quella'.

Dario Franceschini a Gallipoli motiva la riconferma di Vendola: “Perché governa bene”

C’è una bella differenza tra la difesa d’ufficio del senatore Nicola Latorre, per la ricandidatura alla presidenza della Regione Puglia di Nichi Vendola (“E’ un fatto naturale che il dibattito riparta dall’uscente”), e la valutazione più specifica e tutta politica di Dario Franceschini, che a Gallipoli motiva la riconferma di Vendola: “Perché governa bene” (notare l’uso attento del presente indicativo). Spostare l’ago della discussione sulle considerazioni di merito, relative ai fatti amministrativi dei cinque anni di governo regionale, anziché sulle ipotesi di schieramenti, strategie e tattiche di corto respiro elettorale, non può che far bene a quel cosiddetto “laboratorio Puglia”, che si vorrebbe modello innovativo per i futuri progetti sugli assetti politici nazionali e sponda cruciale per l’auspicato riscatto dell’intero Mezzogiorno.

Un merito certo da attribuire al duo Emiliano-Vendola è la loro capacità di mantenere la vicenda pugliese al centro dell’agenda politica generale. Continuando a gestire il pallino, dovrebbero riuscire ad evitare che le sorti di questa regione possano essere condizionate da giocate politiche fatte altrove. Che per una volta, almeno, la Puglia non diventi merce di scambio, per la salvaguardia di equilibri politici più lontani. Questa volta il punto fermo non potrà che essere quel laboratorio. Provassero altri, ogni tanto, ad essere funzionali a ragioni superiori di alleanza.

Ma il laboratorio non è tale solo se destinato alle alchimie catalizzatrici della difficile emulsione con l’Udc, almeno così fa intendere il segretario del partito più grande del centrosinistra. Dopotutto, proprio in Puglia, oltre all’esperimento Brindisi, è ancora fresca la controversa vicenda barese di Russo Frattasi (buono per attirare voti, ma non per far parte della giunta, a favore del segretario provinciale del partito). Il laboratorio pugliese ha prodotto anche altro, per cui sono in molti a sollecitare la battuta di ogni strada, per la riaffermazione prioritaria del presidente in carica. E non innanzitutto della cosiddetta “intesa”.

E’ chiaro che le vicende congressuali del PD, prima, e le primarie, poi, determineranno la piega del percorso elettorale immediatamente successivo. Ma, in un inevitabile gioco di specchi, le stesse elezioni regionali condizioneranno inevitabilmente i lavori di un congresso già abbastanza delicato e destinato ad essere decisivo sul futuro del Partito Democratico.

La sua evoluzione e la stessa partita delle alleanze dipenderà anche dalla consapevolezza di dover passare tutti alla pratica di un tempo indicativo meno precario. Dalla tendenza spontanea nell’uso nostalgico del passato prossimo o da quello decisamente più ambizioso del futuro. Dato che, per il momento, è inutile sperare nella temerarietà declinata in altro modo: quello di un più coraggioso e corretto uso del congiuntivo.

sabato 29 agosto 2009

SAGRA DELL'APOLOGIA DI REATO

Prove tecniche di libertà d'espressione

L'iniziativa è davvero originale. E' stata lanciata su facebook da Gruppo Anarchico!

Inizio:
sabato 29 agosto 2009 alle ore 16.10

Fine:
lunedì 14 settembre 2009 alle ore 19.10

DESCRIZIONE

L'illegittimità dell'apologia di reato costituisce un forte freno, potenzialmente devastante se interpretata in maniera restrittiva, alla nostra libertà d'espressione. Postate come commenti le vostre apologie di reato, sostenete le peggiori nefandezze...io al massimo sono responsabile di apologia di apologia di reato.

Ritratto di signora: incontro con Suad Amiry


La scrittrice palestinese si racconta, combattendo l'occupazione con l'arma più temuta: un'intelligente ironia

Ironico, pungente, diretto, che non si abbandona al vittimismo ne all'autocommiserazione, il libro Sharon e mia suocera (ed. Feltrinelli, 2003) rispecchia appieno il carattere della sua autrice, la palestinese Suad Amiry.

Questo eclettico personaggio della scena culturale locale é una rifugiata orginaria di Jaffa, cresciuta tra Giordania e Siria, che è tornata a vivere a Ramallah nel 1981; è un architetto donna che si occupa di creazione di impiego nei villaggi di campagna; membro della delegazione palestinese ai colloqui pre Oslo (1991-93) e disillusa dai negoziati, ora combatte la sua battaglia aiutando le comunità rurali; e' una donna in menopausa che trabocca di energia e buonumore a differenza della sua amata terra, e ha addirittura un cane, animale impuro per la religione musulmana, che riesce a mimetizzare grazie all'aspetto da roditore.

Suad definisce la Palestina "terra in menopausa", in quanto sta attraversando quel periodo della vita in cui si stila il bilancio di cio' che si e' fatto, e l'idea che lei ci da' e' che interpreti questa difficile tappa come occasione da cui trarre nuova forza e consapevolezza per reinventarsi umanamente e professionalmente.
Entrando nella sede di Riwaq, centro di restaurazione e conservazione degli edifici storici fondato da Suad Amiry nel 1991, incontriamo una delegazione della International Women's Commission (Iwc), formata tra l'altro da Luisa Morgantini, ex vice presidente del Parlamento Europeo e l'ex Ministra degli Affari Esteri islandese, Ingibjorg Solrun Gisladottir. Suad cerca di far adottare alle signore europee qualche villaggio palestinese in modo da finanziare il restauro degli edifici storici abbandonati o in disuso. Ad Ottobre RIWAQ sara' presente alla Biennale di Venezia con un progetto intitolato "A geography: 50 villages", luoghi in cui la Amiry ha attivato progetti di recupero architettonico.

La battaglia di Suad riguarda la preservazione dell'identita' grazie all'architettura tramite il restauro del patrimonio culturale palestinese e la creazione di spazi di aggregazione alternativi alle moschee - "spesso unici punti di accesso culturale nei villaggi"- che siano a disposizione della comunita' intera, sottolinea Suad. "Il governo israeliano dal '48 al '51 ha raso al suolo 420 villaggi palestinesi", dice, "cancellando ogni traccia dell'esistenza dei palestinesi in quello che sarebbe poi diventato il territorio israeliano". Il principio sul quale si fonda Riwaq e' Riabilitazione attraverso la creazione di impiego: Riwaq offre il finanziamento e la supervisione del restauro di un edificio ad associazioni o ONG esistenti sul territorio a costo zero, dando cosi' lavoro ai numerosissimi dispoccupati delle zone rurali e utilizzando per la maggior parte materiale di costruzione locale. A Suad risulta relativamente facile scrivere un libro: "quando scrivo un libro lo concepisco come un edificio, cerco sempre di mostrare la complessita' dell'identita', voglio essere sicura di considerarmi multiculturale".

Paragona se stessa alla Palestina "abbiamo un carattere complesso" dice, "spesso i politici semplificano e purificano questo carattere per negare o togliere i diritti che spettano a tutti gli individui". Sostiene che la riduzione di un individuo ad una etichetta di appartenenza perpetua quegli stereotipi che deumanizzano le persone.
La Amiry ha partecipato nel '91 e '93 ai colloqui di pace presso il Dipartimento di Stato a Washington come unico membro donna della delegazione palestinese: "ho ricevuto una chiamata, ero spaventata, ma ho accettato. Hanno scelto me come membro della PLO, ma anche perche' ero attiva mantenendo il mio lavoro di architetto come attivita' principale". "Ho avuto la possibilita' di vedere come pensano gli israeliani, e cio' che posso dire di quei due anni, e'che sono stati una perdita di tempo, non erano seri riguardo alla negoziazione. E' stata comunque una delle esperienze piu' intense che abbia mai vissuto ", e magari, ci dice, scrivera' un libro dal titolo Un punto di vista femminile sulla politica.

A Suad non piacciono gli stereotipi che troppo spesso caratterizzano i Palestinesi: "non voglio essere un simbolo di morte, ma di vita. Nella mia scrittura cerco di mostrare che esiste un popolo che vuole vivere in modo semplice, andare al cinema, passeggiare, vivere". "Sono legata ai dettagli, alla texture (trama) della vita. Un bambino che non puo' andare a scuola per me e' una notiza piu' importante rispetto ad Hamas che ha fatto questo o quello". Dalle alte sfere della politica alla vita semplice dei palestinesi Suad non ha cambiato la sua visione degli stereotipi: "come Palestinese ho sempre sofferto a causa di essi. La generazione della PLO ha speso il suo tempo a dire siamo vittime dell'occupazione. Gli stereotipi sono uno degli strumenti principali delle occupazioni, l'abbiamo visto in Vietnam ed in Sudafrica ad esempio. Quando scrivo cerco si enfatizzare quanto gli esseri umani siano simili: simpatia ed empatia sono estremamente importanti per realizzare che cio' di cui ho bisogno io corrisponde a cio' di cui ha bisogno l'altro".

Le chiediamo se il distruggere gli stereotipi e' il motivo per cui i suoi libri sono tanto famosi e Suad ci risponde che non pensava che il suo primo libro, Sharon e mia suocera, avesse un pubblico di lettori tra i suoi connazionali, in quanto tutti i palestinesi vivono le stesse esperienze di occupazione, corpifuoco, impossibilita' di vivere una vita quotidiana semplice proprio come lei. Afferma di aver imparato che: "che cio' che esce dal cuore va diretto al cuore del lettore".
Per questo nel suo libro "Niente sesso in citta'" la Amiry racconta storie personali di sue amiche attive nella PLO, tutte nel periodo della menopausa, come la Palestina: " la situazione della PLO e'che ha perso potere a vantaggio di Hamas, che ora si propone come la PLO negli anni '70, con la solo differenza della componente religiosa. Io e le mie amiche dobbiamo rivalutare la nostra vita e in questo momento il sesso e' altamente simbolico, come per Hamas, che vorrebbe una societa' religiosa conservativa in cui il sesso e' bandito".

Chiediamo alla Amiry come sia cambiato il ruolo delle donne dagli anni '70 ad oggi e ci risponde che " le attivita' per la liberazione della palestina erano connesse con quelle della liberazione delle donne. Molte di noi erano politicamente attive nella PLO, specialmente quelle appartenenti al DFLP e al partito comunista, ma non in quanto femministe, solo come politiche". Sostiene che nel processo di liberazione della terra si vada incontro alla liberazione della donna in quanto e' spinta a muoversi, viaggiare e conoscere. Sottolinea che le donne di cui si parla sono sempre di classe medio borghese, che, nonostante dicano di rappresentare la classe proletaria, hanno agende politiche e sociali corrsipondenti ai propri bisogni e legate alle loro possibilita'. Si definisce piu' simile ad una donna italiana per via del suo grado di istruzione, delle possibilita' di conoscere e viaggiare e per lo standard di vita, che non ad una di Hebron: "probabilmente dando a lei le stesse opportunità di educazione e di viaggiare avremmo molti più punti in comune."
"Ora le donne sono piu' qualificate e specializzate, non hanno un interesse spiccato per i temi generali, ora c'e' un vuoto, ed e' il prezzo che dobbiamo pagare". Aggunge che"questo vuoto cerca di essere riempito da Hamas, dalla sua agenda politica attenta al sociale.Le donne di Hamas sono molto attive nel mobilitare la gente, il loro credo e' Dio, per noi erano Marx o Mao Tse-tung".

La Amiry crede nei partiti politici, senza i quali non puo' avvenire alcun cambiamento, ma dice che "stiamo vivendo la fine di un'era. L'UnioneSovietica e il Socialismo sono crollati, ci e' voluto molto tempo per capire cosa stesse succedendo.Tutti parlano di Hamas ma nessuno menziona il DFLP, il PFLP o il partito comunista. Abbiamo bisogno di nuovi movimenti che si propongano come alternativa, il movimento delle donne si e' disperso".
Chiediamo alla scrittrice se crede in Obama e lei sorridendo ci risponde che Obama rappresenta la nuova era, l'alternativa che nominava prima. Descrive il neo presidente americano come qualcuno che ha capito che il mondo e' cambiato: " i nostri cervelli colonialisti devono accettare questi cambiamenti. Obama e' il presidente delle nuove realta', riassume in se' tratti diversi, e' multiculturale, multi strato come un vero statunitense". "Dimentichiamoci della Palestina" dice provocativamente "non mi importa della Palestina, quando e' arrivato Obama ho pensato all'Iraq, agli afroamericani negli USA, la mia terra non e' l'unico argomento al mondo. Si' sono molto ottimista riguardo al futuro dell'umanita' non solo per la Palestina".

Ines Gramigna e Virginia F. da PeaceReporter

Argentina, nuovi metodi di lotta alla droga


La Corte Suprema di Buenos Aires: "Uso personale di marijuana non è più illegale"

Un intero continente, quello americano, da molto tempo ha dichiarato guerra alla droga. E ai cartelli che ne controllano produzione e vendita.

Dalla Colombia al Paraguay, passando per Argentina e Bolivia e arrivando fino in Messico, montagne di marijuana e cocaina invadono le strade di ogni paese dell'area. In tutto il continente, isole comprese, è facilissimo acquistare un po' d'erba da fumare. Purtroppo non è difficile nemmeno trovare qualche grammo di cocaina pura da sniffare. I prezzi sono bassi e la percentuale di giovani che si approcciano per la prima volta alla droga (sia essa pesante o leggera) aumenta ogni anno. I metodi usati finora per cercare di contrastare produzione e vendita di sostanze stupefacenti sono stati quasi inutili. Il proibizionismo, ad esempio, ha fallito. I mega finanziamenti e i progetti Usa (vedi Plan Colombia) si sono rivelati inutili: la roga circola ancora e sempre in maggiori quantità. Che fare, dunque? L'unica via da seguire sembra essere quella di legiferare in materia e giungere a una sorta di legalizzazione delle droghe, soprattutto quelle leggere. Diverse nazioni hanno già preso una decisione. Come l'Argentina. Buenos Aires, infatti da oggi dichiara guerra alla droga facendo in modo diametralmente opposto a prima. La Corte Suprema infatti ha deciso: il possesso di marijuana per uso personale non sarà più illegale e quindi perseguibile dalla legge. Secondo la Corte "Ogni adulto è libero di decidere per la sua vita senza l'intervento dello Stato. Lo Stato non può stabilire cos'è morale e cosa non lo è" e per questo non è costituzionale perseguire chi fa uso di marijuana.

Altri Paesi hanno già più o meno deciso di seguire la stessa strada. Alcuni lo stanno già facendo. Come ad esempio il Messico (conosciuto come uno dei maggiori produttori di ganja del pianeta). L'amministrazione messicana si è addirittura sbilanciata è ha legiferato anche su droghe pesanti. Da qualche tempo in Messico detenere 5 gr. di erba, 0,5 gr. di eroina, 0,4 gr. di cocaina e qualche grammo di oppio non è più reato. La volontà era quella di non punire più il consumatore finale e alleggerire le forze si sicurezza da compiti di minore importanza per concentrarsi sulle indagini per scovare i grandi narcotrafficanti. Ecuador e Brasile hanno già fatto sapere di voler valutare la situazione ma che le decisioni come quella argentina sono fra le più positive.
E non va dimenticato come nei mesi scorsi il governatore della California, uno degli stati Usa dove dal confine messicano entra più droga, Arnold Schwarzenegger, aveva ipotizzato una nuova legislazione in materia di marijuana spiegando l'intenzione di voler tassare la coltivazione, il commercio e l'uso di cannabis, così da rimpinguare facilmente in modo veloce le casse dello Stato da lui governato.

"Forse il motivo principale che ha spinto uno stato come il Messico a una revisione così radicale del tema droghe è stata la violenza. Si è fatta troppo visibile e feroce e negli ultimi anni la lotta fra bande di narcos e lo stato centrale ha assunto i connotati di una vera e propria guerra. Combattuta senza esclusione di colpi e con l'uso frequente di armi da guerra" dice Pietro Moretti, vicepresidente dell'Aduc, l'associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori. "E' stato giusto pensare a soluzioni diverse dal proibizionismo, mentalità fallita. Ed è giusto rivalutare i danni. Fa più male uno spinello o stare in carcere per pochi grammi di erba? Nel secondo caso il danno è maggiore perchè si rovina la vita a un ragazzo e alla sua famiglia. Il suo futuro è compromesso. Legiferare in materia di droga e ripensare al tutto sarebbe più positivo. E poi oggi - continua Moretti - la lotta alla droga oggi è visto anche come un argomento di politica internazionale".

di Alessandro Grandi da PeaceReporter

Caro Silvio, adesso denunciaci tutti. Appello per la libertà di stampa


Caro Silvio Berlusconi.

Noi sottoscritti, cittadini italiani, pretendiamo che lei, Presidente del Consiglio dei Ministri, risponda alle domande che Repubblica le sta ponendo da mesi. Riteniamo che per il ruolo che lei ricopra abbia il dovere di fornirci chiarimenti e non di denunciare chi da lei vuole avere delle semplici risposte. Noi cittadini, infine, a seguito della sua denuncia, lanciamo questo appello. Che tutte le radio, che tutti i siti, che tutti i blog, che tutti i giornali anche quelli più distanti e che odiano lo stile giornalistico di Repubblica decidano assieme di ripubblicare le 10 domande perché quello che accade oggi a Repubblica potrà capitare a chiunque.
E allora, caro Presidente del Consiglio, adesso denunciaci tutti!!

Dear Mr. Berlusconi,
being our First Minister, Italian's citizen expect that you answer to the questions that the Daily “Repubblica” is asking you since several months.
We think that for the role you fill you must give us explanations and you have not to inform against who wants to have only answers.
Following your complaint Italian's citizen appeal all radios, web sites, blogs, newspapers, even far from us, and even those who doesn't like Repubblica's journalistic style to decide on publish this ten questions, because what is happening today to Repubblica could happen to whoever. At now, dear Mr. Berlusconi, inform all of us!!

(FIRMA L'APPELLO, ANCHE IN INGLESE PER I CITTADINI EUROPEI) / E' la prima volta, in Europa, che si censurano delle domande – di Giuseppe Giulietti / LIBERTA' DI STAMPA, L'APPELLO DI TRE GIURISTI SU REPUBBLICA



da Articolo21

Crisi alimentare in Kenya. L'Onu lancia l'allarme


L`Organizzazione delle Nazioni Unite per l`alimentazione ha lanciato un allarme sulla gravissima crisi alimentare causata dalla scarsità di piogge che sta colpendo il Kenia, sollecitando aiuti per 230 milioni di dollari per sfamare nei prossimi sei mesi quasi quattro milioni di kenioti, cioè un decimo circa della popolazione del Paese africano. "Ci sono campanelli d`allarme in tutto il paese" dice Burkard Oberle, direttore del Programma Alimentare Mondiale (WFP) del Kenia. "La gente sta soffrendo la fame e la malnutrizione colpisce sempre più bambini piccoli; il bestiame muore. La nostra è una sfida davvero grande perciò sollecitiamo la comunità internazionale affinché ci fornisca i mezzi necessari per potercela fare", ha aggiunto ancora Oberle.


Attualmente, il WFP sta fornendo assistenza alimentare a 2,6 milioni di persone in Kenia colpite dalla siccità e spera di poterne aiutare altre 1,2 milioni.
Molte regioni del Kenia sono state colpite da diverse stagioni consecutive di siccità e si presume che le condizioni peggiorino ulteriormente. I pascoli e l`acqua per il bestiame sono rapidamente in calo e il governo prevede inoltre che il principale raccolto di mais sarà ridotto di quasi un terzo rispetto alla media dei cinque anni precedenti.
La popolazione keniota maggiormente colpita è dovuta ricorrere a misure drastiche come ridurre il numero di pasti giornaliero, mangiare cibi più economici e di scarso valore nutritivo, migrare verso i centri urbani e accollarsi ingenti debiti.
In alcune aree, la percentuale di grave malnutrizione in bambini al di sotto dei cinque anni d`età supera il 20 per cento, molto più della soglia di emergenza stabilita al 15 per cento.
"La vita non è mai stata facile per i poveri del Kenia, ma ora le condizioni sono ancor più disperate di quanto non lo siano state nell`ultimo decennio" sottolinea Burkard Oberle. "L`obiettivo del WFP", continua Oberle, "è di aiutare approssimativamente un keniota su dieci ad affrontare questa gravissima crisi, ma non lo possiamo fare senza soldi." L`agenzia ONU spera inoltre che l`afflusso di fondi permetterà di estendere ad altre centomila unità il programma di alimentazione per le scuole raggiungendo così 1,2 milioni di bambini.
Attualmente, seguendo un proprio piano interno, il governo keniota garantisce il pranzo scolastico a circa altri cinquecentomila giovani.
In tutto il Corno d`Africa, il WFP si trova ad affrontare carenze di finanziamenti, tra i quali più di 160 milioni di dollari per la Somalia e quasi 100 milioni per l`Etiopia.
Il mese scorso, Josette Sheeran, Direttore Esecutivo del WFP, ha reso noto che milioni di persone che soffrono la fame in varie parti del mondo non riceveranno quest`anno aiuti alimentari a causa di un "pericoloso e senza precedenti" deficit di bilancio di tre miliardi di dollari.
Quest`anno, il WFP spera di fornire assistenza alimentare a 108 milioni di persone in 74 Paesi, ma prevede di ricevere solamente 3,7dei 6,7 miliardi di dollari necessari per il 2009.

da http://africa.blog.ilsole24ore.com/2009/08/crisi-alimentare-in-kenya-lonu-lancia-lallarme.html

I pm Ingroia, Marino, Scarpinato: i registi non raccontano la realtà

«Mafia finta in tv e al cinema. Così si rischia di favorire i boss»

Perché il cinema e la televisione italiana raccontano solo certe storie di mafia e non altre? E ancora: siamo proprio sicuri che quei film e quelle fiction trasmettano allo spettatore un’immagine negativa della mafia o c’è il rischio che finiscano per esaltarne il fascino sinistro? Domande pesanti, che mettono in discussione anni di cinema e di televisione, soprattutto perché a farle non è un qualche cinefilo maniaco del dibattito, ma tre magistrati impegnati in prima persona nella lotta contro la malavita organizzata: Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia della procura di Palermo e Raffaele Marino di quella di Torre Annunziata. E le fanno dalle pagine del prossimo numero di duellanti , in edicola dal 2 settembre, che dedica uno speciale al rapporto tra film, fiction e mafia. Perché proprio adesso queste do­mande, si chiede nell’editoriale il di­rettore della rivista Gianni Canova? Perché «in un momento di sbanda­mento del nostro cinema, ma anche di ricerca e di riflessione» è particolar­mente importante che «ci si metta in­sieme — almeno fra coloro che han­no ancora a cuore le sorti di un paese che si sta a poco a poco perdendo — per provare a immaginare di racconta­re storie diverse». Diverse, per esempio, dalla rappre­sentazione della mafia come un grup­po di «brutti, sporchi e cattivi», che si esprime in un italiano approssimati­vo, figli del degrado economico e am­bientale, contro cui lottano coraggio­samente un pugno di paladini-eroi pronti ad arrivare fino all’estremo sa­crificio. È così la realtà? No, risponde Scarpi­nato, portando a testimonianza la sua esperienza sul campo e i tantissimi processi di cui è stato protagonista: quella della mafia è una storia fatta di delitti e stragi «decise in interni bor­ghesi da persone come noi, che han­no fatto le nostre stesse scuole, fre­quentano i nostri stessi salotti, prega­no il nostro stesso Dio (...), un terribi­le e irrisolto affare di famiglia, inter­no a una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e pre­datrici della storia occidentale». Di fronte a cui è difficile «spiegare il si­lenzio, la distrazione — che talora sembra sconfinare nell’omertà cultu­rale — di tanti sceneggiatori e regi­sti ».

Antonio Ingroia, che a fine giugno aveva organizzato a Palermo un incon­tro da cui ha preso le mosse lo specia­le di duellanti , è ancora più diretto quando invita a non sottovalutare l’impatto che certe rappresentazioni distorte possono avere sul lavoro di chi combatte la mafia: «È accaduto, accade e accadrà che certe rappresen­tazioni finiscano per propagare, spes­so al di là delle migliori intenzioni, il fascino sinistro dell’eroe del male» e fa l’esempio della fiction Il capo dei capi (su Riina), che veicola «una certa idea dell’immutabilità e dell’eternità della mafia stessa, difficile da vincere in una terra incline al fatalismo come la Sicilia». Mentre ricorda che altri film (a cominciare da Salvatore Giu­liano di Rosi per continuare con quel­li di Damiani e Petri) e altre fiction (come l’americana I Soprano ) sanno restituire la complessità e la ferocia dei comportamenti mafiosi senza ce­dere a indulgenze celebrative o facili ammiccamenti. Un compito così diffi­cile? Sempre Ingroia scrive: «In anni più recenti abbiamo colto questo in­tento in titoli come Gomorra e Il divo. Basta volerlo, assumersi qualche ri­schio e qualche responsabilità».

Allo stesso modo Raffaele Marino si chiede perché il serial La nuova squadra , che nelle precedenti stagio­ni «era fortemente agganciata alla re­altà di Napoli che non è mai stata tut­ta bianca, ma nemmeno tutta nera», adesso sia stato ridotto a «un campio­nario di luoghi comuni e incongruen­za che difficilmente si poteva riuscire a concentrare in un’opera che, seppur di fantasia, ha (o per meglio dire ave­va) la pretesa di ritrarre un ambiente e un territorio complesso come la Na­poli odierna». E una realtà complessa e sfuggente come quella napoletana è raccontata facendo ricorso a «una sor­ta di duello all’O.K. Corral fra polizia e inverosimili boss, o addirittura a guer­re intestine fra rappresentanti delle forze dell’ordine». Non sono rilievi da poco, perché chiamano in causa direttamente regi­sti e sceneggiatori italiani e i troppi luoghi comuni delle loro storie: «È co­sì impossibile raccontare la mafia co­me una narrazione della realtà che ro­vesci gli stereotipi», si chiede ancora Antonio Ingroia? Mettendo in scena «i retroscena del Potere mafioso inve­ce della sua dimensione più colorita e folcloristica»? Si aspettano risposte...

Prezzi bassi dell’uva: la Regione Puglia a fianco dei produttori per fronteggiare la crisi

“Una crisi congiunturale senza precedenti che ha incrociato le vicissitudini di una globalizzazione senza regole e mal governata"

“La Regione Puglia è già da tempo impegnata, accanto ai produttori di uva, a tenere testa agli effetti drammatici dell’attuale crisi”. Così l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno, intervenendo sul tema del calo dei prezzi dell’uva pugliese. “Una crisi congiunturale senza precedenti – prosegue - che ha incrociato le vicissitudini di una globalizzazione senza regole e mal governata, che ci ha chiamato all’imperativo di fare il possibile per accompagnare il sistema pugliese che, senza dubbio, avverte in maniera ancora più acuta e sofferente le difficoltà congiunturali a causa della perdurante frammentarietà e della mancata organizzazione dell’offerta”. “E proprio con tale senso di responsabilità – sottolinea Stefàno - abbiamo avviato già da diverse settimane, d’intesa con i produttori, alcune iniziative con l’obiettivo di attivare tutte le possibili misure di intervento a sostegno della filiera”.

Il riferimento dell’assessore Stefàno è al tavolo tecnico con la GDO, al tavolo di crisi convocato d’urgenza il 12 agosto con i produttori dell’area foggiana e alle istruttorie con le sedi provinciali necessarie al Comitato consultivo vitivinicolo regionale, che si riunirà il prossimo 31 agosto.

“Sono solo alcune iniziative che dimostrano la volontà della Regione Puglia di non starsene certo con le mani in mano. Auspichiamo – conclude l’assessore Stefàno - che la stessa responsabilità caratterizzi ora l’atteggiamento del governo centrale e del ministro Zaia che, purtroppo mi duole dirlo, non sta dimostrando forse adeguata sensibilità istituzionale, dal momento che da diversi giorni risulta praticamente assente nonostante le mie ormai quotidiane sollecitazioni”.

venerdì 28 agosto 2009

Finalmente l'acqua! Questa volta le istituzioni sono state di parola e disponibili

Nardò- Questa epopea,questa situazione dei migranti si sta trasformando in una serie a puntate .
Da ora quello che succederà nei prossimi giorni sarà raccontato sottoforma di diario.
Quello che mi piace considerare è come questo blog stia diventando sempre più il luogo adatto per ribadire la nostra verità,per spiegare come si realizza la nostra opera e quante insidie ogni giorno devono essere affrontate.
Da quando i signori che gestiscono la masseria Boncuri sono andati via, lasciando i migranti senz’ acqua e infischiandosene delle condizione di disagio, da quando mi hanno detto che sono un “moccioso “ e che dovrei portarli a casa mia si sono susseguiti momenti di tensione.
Per questa grave situazione di indigenza non era stata approntata alcuna soluzione ; ho deciso di armarmi di pazienza e di riferire al Comune quale era l’emergenza in questione.
Parlando con il delegato dal sindaco, facente funzioni, il sign.Cavallo e il direttore generale siamo giunti alla conclusione che trovare delle misure per fronteggiare questa crisi era indispensabile.
Mettendomi in contatto con la signora Anna Dell’Angelo Custode, gestore dei servizi sociali di Nardò, ho potuto verificare, da parte delle istituzioni, la volontà di risolvere il problema dell’acqua.
Mi sono recato inoltre presso la sede dei servizi sociali assieme ad altri membri del movimento per la sinistra per discutere con la dottoressa Dell’Angelo Custode.
Era stato riscontrato un guasto alla pompa dell’acqua del pozzo.
I signori della Finis-Terrae sono stati richiamati e le loro mansioni sono state prorogate sino al 15 di Settembre; il dormitorio è stato riaperto.
Bisogna però svelare dei retroscena che in questi giorni si sono succeduti.
Devo, per onor del vero, specificare che anche se responsabile della gestione del centro di accoglienza, il signor Giuseppe Arrivo è un esterno, chiamato a progetto dalla Fins-Terrae per svolgere il suo lavoro.
Dopo l’articolo dell’altro giorno, reiterate sono state le richieste da parte dei gestori del centro di cancellare il mio precedente articolo dal blog, ma indarno.
Chi impara a conoscerci deve sapere che non siamo disposti a piegarci :
il blog è l’organo di controllo e fonte di verità. Chi vuole può ribattere, noi non eserciteremo censure se non costretti dall’uso di volgarità; LA FONTE è distante da altri blog presenti sul circuito neritino.
Ancora l’altro ieri, mentre svolgevamo il lavoro quotidiano che va avanti da quasi 2 mesi, ossia quello di portare acqua ai migranti bisognosi, ci siamo imbattuti, io soprattutto, in una aggressione verbale da parte di Gianluca Nigro. Prendendomi a muso duro,mi è stato detto da questo energumeno che sono un mongoloide e che mi manda all’ospedale , che non conosco e non so niente di Finis-Terrae, che per l’articolo mi querela e che non ci faranno più metter piede nel centro di accoglienza della masseria. Occorre specificare che questi stessi signori avevano detto di aver richiesto la proroga per restare ancora li a prestar servizio, mentre a colloquio con Cavallo mi è stato specificatamente detto che non era stata chiesta alcuna proroga e che anzi la fase di dismissione del servizio non era stata ortodossa in quanto al Comune si aspettavano consegne precise :questi figuri hanno lasciato il centro e i gazebo erano rimasti li, incustoditi, mentre il dormitorio era stato chiuso e negato l’acceso all’acqua, seppur non fruibile in quanto la pompa del pozzo era fuori uso.
Ora queste persone sono state richiamate e quello che chiedo è di lavorare e di farsi carico delle responsabilità che spettano a loro. Certo è che quanto a umanità hanno ancora tanto da imparare dai migranti bisognosi e non ho dubbi che senza questa dose di virtù nessuno può fare accoglienza. Da ieri finalmente dopo alcuni giorni questi lavoratori possono lavarsi.
Noi siamo tornati nella masseria, e abbiamo potuto appurare che l’ acqua è tornata anche se il mediatore culturale giordano che era presente non si è degnato di salutarci.
Questa volta le istituzioni sono state di parola e disponibili.
Quello che per noi è importante è cercare di alleviare le sofferenze di questi poveri disgraziati, controllare e monitorare il lavoro delle istituzioni e di chi gestisce l’ accoglienza, per cercare di capire come è possibile che una tragedia di questa portata, della quale dovrebbe occuparsi l’ Europa, passi inosservata per la maggior parte degli abitanti di questa Nardò, apatica e poco solidale col prossimo..

Angelo

Fatti non parole! Suggerimenti M.p.S.( Nardò) in merito alla situazione degli stagionali

Al Sindaco
Al Dirigente Servizi Sociali
Comune di Nardò

Oggetto : suggerimenti M.p.S. in merito alla situazione dei lavoratori stagionali immigrati

Facendo seguito all’incontro sollecitato dal Movimento per la Sinistra – Sinistra e Libertà con la dirigente ai Servizi Sociali dott. Anna Dell’Angelo Custode, tenutosi il 26/08/2009, in merito alla situazione degli immigrati che vivono accampati in condizioni di estrema precarietà ed emergenza in un uliveto nelle vicinanze della Masseria Boncuri, centro gestito dalla associazione “Finis Terrae”, si riportano nella presente le osservazioni, suggerimenti e le proposte avanzate dal M.p.S., in base all’esperienza diretta da volontari di alcuni suoi militanti.

Tali osservazioni partono da alcune constatazioni:

• L’inadeguatezza ricettiva e di servizi del Centro ubicato presso la masseria Boncuri rispetto al numero effettivo
• di lavoratori stagionali che nei periodi “caldi” dei lavori agricoli convergono nella nostra zona;
• L’imprevedibilità del numero di stagionali temporaneamente presenti nonostante la regolare periodicità;
• L’assoluta priorità di accesso diretto e libero all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati;
• Il potenziale pericolo per i cittadini di emergenze sanitarie e di sicurezza, stanti le condizioni vergognose di emarginazione e necessità in cui gli stagionali sono costretti a causa dell’assenza di misure adeguate.

M.p.S. suggerisce per l’immediato:

1. l’istituzione di un bus-navetta dalla Masseria Boncuri verso le strutture d’interesse (ASL, ambulatorio medico, ospedale, farmacia, guardia medica, ufficio postale) per almeno due corse giornaliere
2. il posizionamento nei pressi della stessa masseria di cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti in numero adeguato alle necessità
3. una visita almeno settimanale di un assistente sociale che raccolga le richieste o rilevi le situazioni particolari
4. l’accertamento di potabilità dell’acqua del pozzo presente nella stessa masseria

M.p.S. suggerisce per il prossimo futuro:

1. l’ubicazione di una fontana pubblica di acqua potabile, che consenta l’approvvigionamento necessario, il più possibile vicina alla zona interessata (sentito il responsabile di zona dell’Acquedotto Pugliese tale sito potrebbe essere individuato nel giardinetto adiacente la Chiesa dei Santi Medici);
2. l’utilizzo di parte di fondi destinati dalla Regione Puglia alla ristrutturazione della Masseria Boncuri per la realizzazione, sui terreni di proprietà della masseria stessa, di un’area attrezzata a campeggio (con adeguati sistemi di ombreggiatura provvisori in attesa di apposito rimboschimento, aree per servizi igienici, docce, lavanderia, cucina) per l’accoglienza di quegli stagionali che non dovessero trovare sistemazione nell’apposito centro;
3. la convocazione di una riunione operativa degli enti e/o uffici interessati (Servizi Sociali, Protezione Civile, ASL, Ispettorato del Lavoro, Sindacati, associazioni di volontariato e forze dell’ordine) all’inizio della primavera di ogni anno per avviare in tempo utile le misure necessarie all’accoglienza;
4. che il Comune di Nardò si faccia promotore di una conferenza di Servizi su questo tema coinvolgendo anche gli altri Comuni della zona.

Certi che codesto ufficio considererà con la dovuta attenzione i suggerimenti avanzati, restiamo in attesa di un cenno di riscontro, dichiarando fin d’ora la completa disponibilità di M.p.S. a collaborare a una soluzione efficace e duratura della questione.

Distinti saluti.

Nardò, 27/08/09 per M.p.S. - Nardò
Claudia Raho

Insabbiare

Ezio Mauro oggi su "La Repubblica" firma l'editoriale dal titolo “Insabbiare” è dedicato al premier che “usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale”. Un retroscena spiega che questo è il primo passo della “campagna d'autunno” del premier, che ha intenzione di “ribattere colpo su colpo” alle accuse. Anche per i timori di un “settembre nero dell'economia”, di “scenari da incubo” con la chiusura di centinaia di imprese sotto i 15 dipendenti. “Per questo il controllo dell'informazione è vitale”, scrive il quotidiano romano.

LEGGI L'EDITORIALE

Non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire: insabbiando così - almeno in Italia - la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.

E' la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l'estate dell'uomo più potente d'Italia. La questione è semplice: poiché è incapace di dire la verità sul "ciarpame politico" che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l'accertamento della verità, impedendo la libera attività giornalistica d'inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta.

In questa svolta c'è l'insofferenza per ogni controllo, per qualsiasi critica, per qualunque spazio giornalistico d'indagine che sfugga al dominio proprietario o all'intimidazione di un potere che si concepisce come assoluto, e inattaccabile. Berlusconi, nel suo atto giudiziario contro Repubblica vuole infatti colpire e impedire anche la citazione in Italia delle inchieste dei giornali stranieri, in modo che il Paese resti all'oscuro e sotto controllo. Ognuno vede quanto sia debole un potere che ha paura delle domande, e pensa che basti tenere al buio i concittadini per farla franca.

Tutto questo - la richiesta agli imprenditori di non fare pubblicità sul nostro giornale, l'accusa di eversione, l'attacco ai "delinquenti", la causa alle domande - da parte di un premier che è anche editore, e che usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale. Altro che calunnie: ormai, dovrebbe essere l'Italia a sentirsi vilipesa dai comportamenti di quest'uomo.

(28 agosto 2009)

Bomba carta in un bar, torna l’allarme racket in città

Lecce (Salento) – Un nuovo attentato in città fa crescere l’allarme e rende sempre più visibile la presenza del racket. Nel mirino, questa volta, un bar al quartiere Salesiani: un ordigno , non potente, ma comunque inquietante è esploso l’altra notte danneggiando la saracinesca del bar ‘Bellini’ di via Monti. Nuovo attacco alla criminalità. Un episodio che fa seguito ad altri gravi che si sono verificati tempo fa. L’ennesimo colpo è stato inflitto l’altro ieri sera ad un bar leccese, il ‘Bellini’ situato nel quartiere Salesiani. Un avvertimento, forse, che fa salire la preoccupazione su una presunta recrudescenza della criminalità organizzata a Lecce. La bomba, di ridotte dimensioni, potrebbe essere stata posta nello spazio tra la saracinesca e la vetrina, causando danni materiali minimi. Secondo gli investigatori, lo scoppio potrebbe essere avvenuto tra 22.30 e le 23.00 di mercoledì sera . Nessuno ha però sentito l’esplosione , tanto che il titolare del bar si è accorto del danno, ieri mattina, al momento di riaprire le saracinesche ed ha subito chiamato la Polizia. Il danno è stato causato solo all’esterno del locale, lasciandone intatto l’interno.

Quello di mercoledì sera, nonostante i lievi danni, è un attentato che fa riflettere soprattutto alla luce delle altre azioni criminali avvenute a Lecce e che hanno riguardato altri esercizi commerciali. Attacchi intimidatori infatti, sono avvenuti nelle scorse settimane nella palestra “Wellmess Salento Fitness” in via Pitagora distrutta da una bomba, e i colpi di pistola e fucile contro le concessionarie “Tondo Moto” in via Taranto, e “Dmj” di Surbo. Attacchi di un’entità diversa di quella che ha interessato il bar Bellini, ma che comunque fanno balenare l’ipotesi di un collegamento tra gli attentati che hanno scosso Lecce e i paesi limitrofi nelle ultime settimane. Nella mente degli investigatori fa sempre più paura l’idea della nascita di un nuovo gruppo criminale dedito alle estorsioni.

Noi, Giorgio Bocca, la mafia e la politica

La cosa che più mi ha stupito delle reazioni dei politici italiani, è che per definire l’articolo di Bocca hanno usato un aggettivo tipicamente... mafioso: "infame". Cosa dovremmo dedurre?

A molti, anzi a tutti i meridionali è capitato qualche volta (più probabilmente molte volte) di andare in un bel parcheggio non a pagamento e trovare il famoso “posteggiatore”, che ti indica gentilmente dove parcheggiare, ti aiuta nella manovra e promette di badare alla macchina e di stare attento che nessun delinquente tenti di rubarla. Così noi (anche io) ci allontaniamo, facciamo quello che dobbiamo fare e quando torniamo paghiamo 50 centesimi o un euro (l’ultima volta anzi il tizio mi ha proposto una vera e propria tariffa a seconda del tempo che stavo lontano dalla macchina) al simpatico parcheggiatore. Tecnicamente tutto ciò si definisce estorsione o pizzo, ma, non so a voi, a me viene automatico, quando il parcheggiatore mi ringrazia, rispondere con un “di nulla” o un “grazie a lei” o un “prego” (che vuol dire: ti prego di non ringraziarmi). Se non si trattasse di un reato a cielo aperto, la situazione sarebbe comica, visto che ringraziamo chi ci deruba.



Ora, si capisce che tutti quelli che pagano questo pizzo (anche io) non sono criminali ed anzi spesso possono anche essere persone onestissime, che non hanno mai commesso un reato in vita propria. Tuttavia, nessuno di fronte al parcheggiatore si rifiuta di pagare, perché, in sostanza, ha paura. Paura del parcheggiatore e paura di come possa trovare la macchina dopo essere tornato, se la trova. Per quanto ci si ostini a dire che l’Italia, e specialmente il Sud, non è solo mafia, la verità è che quotidianamente ci scontriamo con una realtà mafiosa. Dire “mafioso” è diverso, molto diverso da dire “criminale”. Perché la mafia è un’organizzazione e ciò si capisce immediatamente quando il parcheggiatore ti chiede il pizzo e a venti metri c’è un gruppo di carabinieri. Non sto parlando di un fatto fantasioso, ma della pura realtà. A me è successo qualche giorno fa, ma sono sicuro che a tutti i meridionali sia successo spesso. I carabinieri che si trovano a venti metri sanno benissimo, e non potrebbe essere altrimenti, che di fronte al loro naso fioccano molteplici reati di estorsione. Sanno benissimo che c’è un delinquente che si fa pagare minacciando, più o meno esplicitamente, gli automobilisti. Sanno tutto benissimo, eppure non si muovono di un metro.

Allora la cosa più immediata che verrebbe da fare, se ci si trovasse in un Paese non mafioso, sarebbe andare dai carabinieri e dire: “Ma voi sapete che lì c’è uno che chiede il pizzo per posteggiare?” Chi vive in un posto in cui la legge ha valore e vigore probabilmente non avrebbe esitazioni e si rivolgerebbe al carabiniere con la pretesa di far cacciare quel delinquente. Ma se vivi qui al Sud, la situazione è diversa. Tu sai che loro sanno senza dubbio che lì c’è un delinquente. Sai quindi che se avessero voluto fare rispettare la legge, l’avrebbero già fatto. Se l’estorsore è lì, vuol dire che i carabinieri non hanno nessuna intenzione di mettersi contro di lui, di far rispettare la legge. Allora, ancora una volta, hai paura. Hai paura anche a chiedere spiegazioni ai carabinieri: che ne sai se loro non si sono messi d’accordo precedentemente col parcheggiatore? Se non si muovono, è solo perché hanno paura (anche loro) o perché hanno un interesse e sono in combutta col parcheggiatore? Il risultato è che tu non ti ribelli al parcheggiatore, non chiedi niente ai carabinieri e taci. E hai paura.

Naturalmente non succede sempre questo. Ogni tanto qualcuno parla. Una decina di giorni fa Giorgio Bocca ha pubblicato su l’Espresso l’articolo “Quanti amici ha Totò Riina”, che ha scatenato un putiferio di polemiche. Cosa diceva di così scandaloso Bocca? Semplicemente che la mafia ha avuto nel passato e ha tuttora rapporti più o meno amichevoli con lo Stato e con chi lo rappresenta, ovvero politici (l’ex sindaco di Palermo Ciancimino, per citarne uno di tanti) e spesso anche forze dell’ordine, come è stato comprovato da diversi processi (chi vuole maggiori dettagli su tali processi può leggere uno degli ultimi articoli di Travaglio). In particolare, Bocca scrive molto chiaramente ciò che noi abbiamo sempre di fronte ai nostri occhi: “i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia... I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo. Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?” Questa frasi, tuttavia, hanno scatenato una reazione violenta da parte dei politici, che si sono precipitati a difendere l’Arma dei carabinieri e il suo valore, come se Bocca avesse detto che tutti i carabinieri sono criminali e non ci sono mai stati carabinieri che si sono impegnati contro la mafia.

Anche senza conoscere Bocca, che è un esperto conoscitore della mafia, leggendo l’articolo a nessuno può venire mai in mente che il giornalista si riferisse indistintamente a tutti i carabinieri. Eppure molti politici hanno creduto o hanno fatto finta di credere ciò. Delle due l’una: o i politici non sanno leggere o fanno finta di non saper leggere. A questo punto, speriamo che non sappiano leggere, perché se fanno finta vuol dire che hanno solo cercato un pretesto per attaccare uno che aveva osato alzare la voce sopra il coro di stupide dichiarazioni sulla mafia. Il fatto che ci siamo ridotti a sperare che chi ci governa sia analfabeta non è proprio confortante.

Puglia- Emiliano: D'Alema si faccia da parte

Michele Emiliano, segretario regionale uscente del Pd, come sta evolvendo la trattativa con l’Udc per le Regionali?

Purtroppo è un’esclusiva di D’Alema, la trattativa con Casini la gestisce direttamente lui. Io, da segretario regionale, l’ho potuta gestire solo per le amministrative a Bari e per l’accordo su Brindisi. Questa impostazione è quella che sta provocando tante difficoltà: c’è un percorso politico sul teritorio che porta ad una visione comune con i centristi, ma finché i due leader dialogano in esclusiva e l’unico che parla è Latorre, non la vedo messa bene.

Non è un po’ duro con D’Alema?


È che io e Vendola non abbiamo nessun problema ad aprire una dialettica con chiunque voglia sostenere il governo uscente della Puglia e rilanciarlo alla sfida del 2010, ma questa trattativa sta sfuggendo di mano sia al governatore ricandidato che al segretario del partito.

E cosa propone?

Un’autonomia del partito da D’Alema: è la più importante personalità del Pd nazionale, ma per far nascere questo partito lo deve liberare dal peso della sua personalità, tanto più in Puglia. Dovrebbe farlo come un padre con un figlio: tutti i democratici pugliesi sono pronti ad utilizzare questa libertà con rispetto e gratitudine nei suoi confronti. Se non ci prova adesso ad emanciparci tutti, vestendosi invece del ruolo di segretario del partito regionale, quando lo farà? Quando costruiremo un’autentica classe dirigente in Puglia? Sono convinto che su questa mia richiesta, che gli ho espresso da tempo, ci stia riflettendo.

Insomma, D’Alema le ha chiesto di farsi da parte nel congresso, ora glielo chiede lei. O no?

No, affatto. È che sono molto preoccupato delle lacerazioni che stanno venendo fuori, per arginare le quali ho lanciato la mia mozione «Semplicemente pugliesi» fuori dagli schieramenti pro-Franceschini e pro-Bersani. Avevo proposto a D’Alema, proprio perché prevedevo che sarebbe scattato il «tutti contro tutti», di sostenere la strada della ricandidatura unitaria del segretario regionale uscente e avevo ottenuto l’avallo di Franceschini. Comprendo la questione del doppio incarico, ma la norma nazionale è ancora inesistente e laddove fosse stata approvata, sarei stato pronto a dimettermi subito dopo le elezioni onde guidare il partito alla campagna delle Regionali. Far guidare il Pd da una persona che ha consensi è meglio che farlo guidare, sotto elezioni, da un candidato sconosciuto perfino a parte del popolo delle primarie. E poi c’è un altro problema.

Quale?

Che lo scannatoio che si è innescato non è solo tra sostenitori dei due candidati leader nazionali: è paradossale che i candidati segretari pugliesi, tutti vicini a Vendola, siano divisi tra loro e lo siano anche sulla ricandidatura di Nichi alla guida della Regione. Chi la prepara la campagna elettorale in un clima del genere? Io non posso farlo, dovendo stare un passo indietro nella guida del partito per rispetto degli altri candidati. Assicuro il mio impegno per evitare divisioni drammatiche, ma noto che le schizofrenie ormai sono partite.

Si spieghi.

Minervini, come me, ha messo nero su bianco nella sua mozione la ricandidatura di Vendola. Prendo atto, invece, che sebbene la mozione Bersani abbia rilanciato la candidatura per bocca di Latorre, il candidato segretario di quella mozione ancora non ha proferito parola. E il suo silenzio mi dà l’impressione che sia stato ispirato da D’Alema. Blasi dica ciò che pensa, parlando a nome della mozione pugliese, altrimenti quella miccia non sarà disinnescata nonostante i miei tentativi di tenere unito il partito.

E come metterla con i lettiani, che sostengono quella mozione e non vogliono la ricandidatura di Vendola?

È un paradosso di quella mozione e deve essere il suo titolare a scioglierlo. Quando Boccia si candiderà alla guida della Regione, come credo farà, come si comporterà Blasi che oggi gli chiede sostegno? È la prova del caos che si è creato e del grave errore nell’aver convocato un congresso con le regionali alle porte.

Con l’Idv come la metterete? Sembrate ai ferri corti.

Definire l’Idv un alleato è davvero difficile, visto che il partito è guidato da un coordinatore che parla di questione morale senza nessun elemento obiettivo e solleva polemiche pretestuose perfino sulla nomina a vicesindaco a Bari del suo segretario provinciale. Chiedo al leader Di Pietro di riflettere su questo: lo schema che sta portando avanti in Puglia sta creando solo un vantaggio tattico al Pdl e rischia di rimettere le lancette dell’orologio all’indietro, facendo tornare il centrodestra al governo della Regione. Considero legittime le critiche a Vendola per la scarsa attenzione che ha avuto in 4 anni di governo per l’Idv, ma ora che il governatore ha offerto un ingresso in giunta e l’Idv vi ha rinunciato, non si può continuare a sparare contro. Occorre ricucire un’alleanza politica, ma prima l’Idv deve manifestare rispetto e obiettività.

VERSO SUD: PRIMO FESTIVAL DELLA CULTURA EBRAICA IN PUGLIA

(AGI) - Bari, 28 ago. -Negba - Verso il Mezzogiorno e' il titolo del primo Festival della cultura ebraica in Puglia. In ebraico biblico negba significa verso Sud, quindi in direzione di Gerusalemme, ma anche verso il Mezzogiorno d'Italia, i suoi territori e le sue comunita', in un cammino di conoscenza, riscoperta e valorizzazione. L'evento, che prendera' il via la sera del 6 settembre a Trani, citta' capofila della decima edizione della Giornata Europea della Cultura ebraica, e' promosso dall'Unione Comunita' Ebraiche Italiane (Ucei) e dalla Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo con la collaborazione e il sostegno di 7 Amministrazioni comunali: Andria, Bari, Lecce, Oria, Otranto, San Nicandro Garganico e Trani. L'annuncio ufficiale dell'evento sara' dato nel corso della conferenza stampa del 2 settembre a Bari, presso la Presidenza della Regione Puglia (ore 11.00 - via N. Sauro, 33).A presentarlo, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, Magda Terrevoli, assessore al Turismo, il rabbino Roberto Della Rocca, tra i curatori del programma culturale, Victor Magiar, supervisore del progetto e assessore alla Cultura Ucei, e Renzo Gattegna, presidente Ucei. Alla conferenza stampa interverranno anche il presidente della Comunita' Ebraica di Napoli, Pierluigi Campagnano e sindaci e assessori dei Comuni coinvolti (Michele Emiliano, sindaco di Bari; Vincenzo Zaccaro, sindaco di Andria; Luciano Cariddi, sindaco di Otranto; Costantino Squeo, sindaco di San Nicandro Garganico con Riccardo Tricarico, assessore alla Cultura; Antonio Lovato, assessore alla Cultura di Trani e Glauco Caniglia, delegato del sindaco di Oria per la valorizzazione della presenza ebraica).

giovedì 27 agosto 2009

Ci scrive Paola, una lettrice esterrefatta, probabilmente anche un po’ distratta?

Dove eravamo noi quest’anno? Tu dov’ eri? Bastava che fossi venuta un solo giorno sul campo di ulivi che ospita questi poveri disgraziati per trovarci! Da quasi due mesi ormai, sistematicamente tutti i santi giorni c’è chi pur essendo impegnato con lavoro e famiglia ha alzato il proprio sedere e si è sporcato le proprie mani per garantire a TUTTI i lavoratori stagionali presenti sul territorio di Nardò acqua e quando possibile assistenza sanitaria vestiario e cibo!
Grazie al nostro lavoro, alle nostre pressioni (e non grazie al Sen. Maritati che avrebbe fatto meglio a rimanere a casa sua) circa 150-200 di queste persone hanno avuto la possibilità di trasferirsi dall’uliveto alla Masseria Boncuri dove grazie allo stanziamento tempestivo del comune di 15000 euro hanno potuto usufruire di 6 docce aggiuntive e 5 gazebi.
Accanto all’azione umanitaria abbiamo anche avviato un’azione di monitoraggio a livello istituzionale, in modo da capire dove stanno gli intoppi, per capirci: dov’è che finiscono i soldi che la regione stanzia da anni per far fronte al problema?
Il problema dello sfruttamento invece è come saprai un problema gigantesco, che va affrontato a più livelli, e che non si risolve firmando un accordo formale. Anzi, neanche con un accordo ufficiale: i contratti di lavoro per gli stagionali prevedono già condizioni dignitose, vitto e alloggio, il problema è che nessuno vigila su questo e quindi poi succede che qualcuno lavora 30 giorni per 12 ore al giorno senza pausa e poi riceve solo la paga striminzita per 3 giorni di lavoro.
Il nostro lavoro non finirà quando andranno via tutti, perchè quello sarà il momento per concentrare le forze per impedire che lo stesso scempio si ripeta l'anno prossimo!
LA LETTERA INTEGRALE


“Sono esterrefatta: ancora una volta la disinformazione e la pura propaganda la fanno da padrone dinanzi ai veri problemi, che non si affrontano millantando azioni, proclami e ideali, che sono belli solo da leggere sulla carta, ma che poi non si traducono in alcun modo in fatti.
Certo, il prossimo anno non starete a guardare, certo certo, ma dove eravate quest’anno, lo scorso, l’altro ancora e andando ancora a ritroso, quando l’emergenza immigrati colpiva la ns. terra? Ah si si, non c’eravate voi, c’erano i vs. amici, che si chiamavano con altri nome e avevano altri simboli, ma che si raggruppavano sotto una bandiera dello stesso colore e proclamavano gli stessi ideali e come voi facevano comizi, raccoglievano firme, scrivevano sui giornali, però poi erano tutti troppo impegnati con lavoro e famiglia per alzare il proprio sedere e sporcarsi le proprie mani.
Bhè si. La ASL ha ragione: bisogna garantire le norme minime di igiene per i servi, ecc. ecc. poi però vai a chiedere un’autorizzazione e non te la danno nemmeno a morire e gli immigrati nel frattempo cosa fanno secondo voi, che sicuramente sarete profondi conoscitori dei tempi biblici della burocrazia?? Aspettano l’autorizzazione della asl fermi al casello, indecisi se passarlo o no? Soggiornano nel canale di sicilia, informandosi, tra un tuffo e l’altro, se le autorizzazioni la asl di nardò le ha rilasciate oppure vengono comunque qui a lavorare, occupando la “pretura”, come hanno fatto sino a qualche anno fa, vivendo in condizioni indegne, nell’indifferenza generale, anzi spesso nella intolleranza generale?? Tutto ciò mentre i tuoi amici erano impegnati a parlare, raccogliere firme, fare vetrina, chiamare le telecamere e pubblicare foto ma…”no scusa, volevo venire oggi, davvero, ma ho un appuntamento di lavoro, per domani non trovo la baby-sitter, e poi devo andare dal parrucchiere e poi c’è l’aperitivo a s. caterina…”
Bhè io sono stanca di sentir parlare a sproposito, perché questo è: parlare a sproposito e niente di più. E scusami se parlo io, che in africa ci sono stata quasi un anno, come volontaria, lasciando il mio lavoro (bhè per me è stato facile no? me lo son potuta permettere: sono partita senza una euro e sono tornata che ne avevo ancora meno, ma sai, a noi al sud mamma e papà non negano un pasto caldo…). Io che ho visto gli africani in africa e ho il cuore a pezzi, sapendo che scappano dalla miseria, pensando di trovare la civiltà e trovano invece solo lo sfruttamento. Io, che non ho mai visto la tristezza nei loro occhi lì, ma l’ho vista qui: x la delusione, x l’amarezza di vivere come bestie nella civilissima Italia.
Però a me davano il rimborso spese sai…Come? Da volontaria??? Bhè dovevo pur mangiare, anche i volontari mangiano, non vivono respirando beneficenza e saziandosi di gratitudine (quando c’è, se c’è)!!! Quanto? 100 (cento) euro al mese. Che ti bastano solo x sopravvivere, in un modo o nell’altro.
Non parlo quindi dalla mia privilegiata postazione internet, con il culo comodamente rilassato sulla mia poltrona in pelle umana, davanti al mio nuovo pc, con touch screen, millantando proclami e ideali. Parlo perché quel culo io l’ho messo in gioco e le mani me le son sporcate di tutto e so che è facile parlare e sbandierare i ns. nobilissimi ideali, raccogliendo firme e scattando foto artistiche, di degrado e miseria. Ma i conti con la realtà son diversi. Ci sono i compromessi da raggiungere, ci son le mezze misure da porsi come obiettivi, perché non puoi fare tutto, allora da qualche parte inizi, allora qualcosa la fai muovere: ci vogliono i fatti. Perché fare volontariato, lavorare nel no-profit non significa non avere costi, non significa non essere professionali, non significa non portare uno stipendio a casa. Si può migliorare, certo, si può migliorare sempre e lo si deve fare, ma da qualche parte bisogna iniziare….e non è di certo dai titoli dei giornali o dalle accuse mediatiche.
Perché non si incarica la vs associazione di stipulare un accordo formale, scritto, impugnabile dinanzi ad un giudice, con gli imprenditori agricoli locali, che li vincoli ad assicurare agli immigrati IRREGOLARMENTE assunti il vitto, alloggio e condizioni di lavoro dignitose??? Quando sarete in grado di farlo, bhè allora avrete dato una lezione a qualcun altro, allora potrete dire di essere riusciti a far qualcosa di concreto, non solo chiacchiere. Finché saranno solo parole vuote, mentre gli immigrati aspettano una sistemazione di fortuna che non è certo una stanza all’Hotel Riviera, bhè allora sarebbe meglio tacere e sprecare le proprie risorse impegnandosi a raggiungere dei risultati concreti.
Avrei ancora tanto altro da dire davanti alle sciocchezze che vengono camuffate da nobili ideali e lodevoli propositi, davanti alla incapacità delle ns menti di sviluppare un minimo di senso critico che ci permetta di parlare con cognizione di causa. Ma l’indignazione nel vedere che si approfitta di questo per fare propaganda elettorale, la vergogna nel vedere in che condizioni il mio paese “accoglie” gli immigrati, il senso di impotenza davanti all’effettiva impossibilità di aiutare davvero tutti (io personalmente, non GLI ALTRI, che lo so di non essere wonder woman!), l’amara consapevolezza di quanto la gente parli di cose che conosce superficialmente, di situazioni che ignora, di mondi sconosciuti, che con le parole e i proclami sia così lontana dalla realtà e dalle vite di queste persone, mi serrano la gola e mi impediscono di continuare a scrivere. Oggi. Adesso.”

Grazie per lo spazio.

Paola De Pascalis