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giovedì 7 gennaio 2010

Storia di Ordinaria Ingiustizia..... - Chi dice la verità viene punito


Ci siamo già occupati del caso, ma vi riproponiamo l'incredibile storia del M.llo capo Vincenzo Lo Zito dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell'Aquila.
La verità è scomoda se detta nuda e cruda, cioè per quello che è. Sistematicamente quando si urtano i potentati di turno, tutto deve tacere, ed è così che un maresciallo che mette i pratica le leggi e svela gli abusi, viene punito.
Si è proprio così, viene punito per aver fatto il proprio dovere.


Il M.llo capo Vincenzo Lo Zito, è un dipendente della Croce Rossa Italiana Corpo Militare, in servizio presso il Comitato Regionale Abruzzo dell’Aquila con incarico di Funzionario Amministrativo qualifica C2. fino al secondo TRASFERIMENTO D'AUTORITA' , con un esoso danno all’erario, per aver svolto solo il proprio lavoro e aver presentato dopo che i vertici della Croce Rossa Informati dei fatti tacevano.... regolari esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti di competenza per presunte irregolarità amministrativo-contabile, rilevate all’interno del Comitato Locale di Carsoli (AQ) prima e del Comitato Regionale Abruzzo in L’Aquila in ultimo, da parte dei rispettivi Presidenti.
Nello specifico e ultimo fatto in essere, il Presidente del Comitato Regionale Abruzzo della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta sorella di Gianni Letta, con carica esclusivamente di Presidente Regionale e quindi, né di Direttore né di Funzionario amministrativo, firmava mandati di pagamento e quant’altro avendo anche la firma depositata in Banca presso Avezzano (AQ), sua città di residenza e non a l’Aquila unica sede della struttura CRI, contrariamente a tutti i regolamenti di amministrazione che prevedono che tali compiti spettino solo ed esclusivamente al Direttore Regionale.
Anche lo stesso Direttore, aveva lamentato l'anomalia gestionale e le irregolarità alla Banca dove era depositato il C/C del Comitato Regionale Abruzzo, ma la stessa Presidentessa ha continuato a firmare unitamente a un’altra dipendente, che non aveva nessuna qualifica per la firma ed assunta a tempo determinato.
I Mandati di pagamento e le reversali d'incasso li firmavano entrambi, una come Presidente, (figura non deputata a tale compito), l'altra come Responsabile Amministrativo, violando due principi essenziali, uno che il Direttore era presente in sede, la seconda, non avendo il requisito essendo precaria.
La cosa grave è che oltre a questi evidenti abusi, nei confronti del Maresciallo Lo Zito, è stata attuata una vera e propria “guerra”: per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici. Vengo trasferito due volte su indicazione della stessa Presidentessa Regionale CRI, Maria Teresa Letta, la quale addirittura come motivazione, adduce al fatto, che il Maresciallo Lo Zito le impedisce di svolgere il suo lavoro (illegale) e pertanto richiede il trasferimento immediato per “INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE” cosi si legge sull’ennesimo provvedimento del 11 Agosto 2008 e questa volta addirittura fuori Regione e precisamente all' Ufficio Arruolamento e Addestramento di ASSISI (PG), della regione Umbria.
Tutto questo oltre al notevole disagio creatomi per gli spostamenti, anche in seguito al recente e delicato intervento cardiaco cui sono stato sottoposto e ancora convalescente, ha comportato un esoso esborso di denaro pubblico....... come riportato anche nel verbale dell’Ispezione del Ministero Economia e Finanza.
Si precisa che l’apertura dei Centri di Mobilitazione con Ordinanza Presidenziale 223/06 contestata anche dall’ispezione, “non comportava impiego di fondi”…… cosa che non è stata, come dalla tabella riportata nell’ispezione stessa.
Inoltre per l’apertura dei Centri è stato trasferito d’Autorità del personale che ha percepito regolare indennità di trasferimento, nonostante fossero inutili come evidenziato anche dall’indagine svolta dal “Corriere della Sera" Nel Centro di Assisi (Perugia) per costutuirlo appositamente vengono trasferiti da Roma i militari Ten. Col. Reali Antonello e Mar. Muto Silvio che risultano rispettivamente in ordine, il primo già con incarico ad Interim anche del Centro di Roma per farlo rientrare e Comandante, dopo aver percepito l’indennità di trasferimento e il secondo in attesa, mentre il sottoscritto Maresciallo Capo Vincenzo Lo Zito viene trasferito con tanto di oneri in una sede che risulta inutile… e tra l'altro, nonostante ci sia una copiosa certificazione sanitaria, che mi vieta nel modo più assoluto di allontanarmi dalla mia residenza e raggiungere una destinazione così lontana, che comporterà la sospensione del trattamento riabilitativo e il degenerare della mia patologia cardiaca sottoponendomi a notevole stress psico-fisico e non potendo rispettare le norme prescritte di alimentazione e riposo..
Il Soggiorno avverrà in Auto e l'alimentazione alla meglio.. dato che non è previsto un alloggio di servizio e non posso permettermi il carico di un ulteriore affitto dato che ho già una casa da pagare e il mantenimento di due figli di cui uno all'università.... e tutto questo: PER PROTEGGERE una persona che meriterebbe Lei l'allontanamento o la radiazione dalla Croce Rossa italiana.. Ma tutto questo non è possibile perchè è la SORELLA di Gianni Letta....

da http://vincenzoozito.blogspot.com/2009/08/storia-di-ordinaria-ingiustizia.html

mercoledì 6 gennaio 2010

IL POPULISMO E LA DEMAGOGIA TRASFORMATI IN BENEFICENZA

“No grazie preferiamo non ricevere i vostri giocattoli”.
Don Pasquale Rizzo,parroco della chiesa di Boncore chiude la porta all’iniziativa
"La befana tricolore" di Azione Giovani-Giovane Italia di Nardò.


Nardò--Nella nostra cittadina da un po’ di tempo ormai assistiamo ad una escalation di attività propagandistiche: vi è un gruppo di giovani che, oltre a imbrattare i muri delle scuole e del centro storico con scritte oltraggiose per la dignità degli esseri umani che hanno memoria, crede che la politica sia l’equivalente del farsi pubblicità per prendere voti. Dal mio punto di vista noi giovani oggi siamo vittime di questa mercificazione anche dei sentimenti, perché dietro ad ogni gesto si cela l’interesse ed il profitto.È cosi che invece di far del bene verso chi è più bisognoso si preferisce mettere l’etichetta (come fa Azione Giovani) sulla beneficenza per riscattare consensi.
Una concezione sgradevole del fare che sacrifica i buoni propositi e nasconde segni inquietanti.
Che significa la parola tricolore per questi ragazzi?
Non vorrei fosse un modo per sdoganare la parola fascista sotto a quel tricolore.
E poi voglio ricordare che per tanti anni a Nardò l’associazione culturale Punto Rosso ha raccolto giocattoli nuovi per portarli anche nelle zone di guerra senza mai agitare polemiche e tanto meno il tricolore!
Inoltre il parroco di Boncore aveva chiesto semplicemente una mano per il gasolio e se proprio si voleva aiutare perché non provvedere a questo invece che investire in pubblicità?
C’è qualcuno che ha voglia di farsi vedere e magari per sedere su una poltrona comunale, ma non è questo il protagonismo di cui la nostra società ha bisogno.
Occorre fare politica concependola come un atto volontario e non in proposizione affaristica.
Per mia profonda educazione e formazione sono sensibile alle tematiche che riguardano il protagonismo giovanile e sono fautore di un messaggio di unità nei confronti delle giovani generazioni perché razionalmente so bene che i problemi sono generalizzati e che per affrontarli non si può andare in ordine sparso .
Siamo tutti sulla stessa barca ma invece di parlarci e conoscerci preferiamo assumere posizioni divergenti proprio per essere qualcosa. Ma è finzione,apparire e non essere.
I valori, oggi, contano poco per alcuni e grande esempio di ciò è dato dai più grandi, tanto che per molti giovani la politica non è altro che un luogo di scambio fra favori, promesse e voti e questo è dato solo dall’insegnamento dei padri.
Dobbiamo ribellarci a questa concezione della politica che alimenta il consociativismo locale ed il corporativismo di Stato.
Dobbiamo liberarci dall’ipocrisia e conoscerci per dare noi esempio ai più grandi di cosa significhi amore per la cosa pubblica.
Siamo in Italia e questo dovrebbe bastare per sapere che non tanti anni fa vi era un regime che reprimeva le libertà politiche e costituzionali, abbiamo studiato e sappiamo che negare le libertà corrisponde a degradare l’uomo al rango di schiavo e di animale.
Non entro nel merito della faccenda Azione Giovani- Don Pasquale, ma rispetto in pieno la decisione del parroco e spero che i ragazzi di AG non stiano fermi a farsi indottrinare. Spero che un motore di ricerca interiore ed un nuovo spirito di interrogazione li spinga a rifiutare demagogie e insegnamenti deviati; che capiscano che per vivere meglio ed essere protagonisti in questa città occorre amore per la politica, unità dei giovani e reciproca conoscenza, voglia di cambiare e soprattutto la prospettiva di far meglio dei nostri padri e non fare mai, e dico mai, ciò che hanno fatto altri padri agli inizi del 900’ d’Italia soffocando le aspirazione e le libertà di intere masse di popolo costrette alla fame e decurtate della creatività delle giovani menti che salva il mondo.
Per vivere degnamente nel presente, occorre avere consapevolezza degli orrori del passato per non ripeterli mai più! A questi ragazzi dico di alzare la testa per avere maggiori diritti e prima delle risposte esiste un tempo, quello delle domande.
Ecco non smettete mai di chiedervi i perché…
Le risposte saranno ciò che sapremo fare per migliorare lo stato di cose esistente.

Redazione

L'Udc apre alla candidatura Boccia


VENDOLA: RESTO IN CAMPO, PRONTO ALLE PRIMARIE
"La mia candidatura a presidente rimane confermata. Non contesto il nome che è stato scelto dal Pd, quello di Francesco Boccia, ma il metodo. L'unico metodo legittimo per l'eventuale scelta di un candidato alternativo è quello della consultazione popolare tramite le primarie: per questo ribadisco che l'unica modalità per garantire l'unità della coalizione è quella di confermare la scelta di larga partecipazione e di confronto con l'elettorato, metodo che darebbe la legittimità a chiunque fosse scelto. Senza le primarie, al contrario, resterebbe confermata la mia ricandidatura".

CINZIA CAPANO: SI' A BOCCIA SE TIENE INSIEME VENDOLA E UDC
Prendiamo atto della dichiarazione dell'UDC e della sua dichiarata disponibilità a perdere le elezioni. Ricordiamo, tuttavia, a Boccia che egli è stato indicato come candidato, a condizione che riuscisse ad allargare la coalizione da Vendola all'UDC e non a fare il commissario liquidatore dell'esperienza del centro sinistra in Puglia. Attendiamo di verificare se innanzi a questa scontata adesione dell'UDC ad un candidato diverso da Vendola, corrisponda un coinvolgimento anche del Presidente della Regione Puglia, da compiersi le 48 ore che scadono domani pomeriggio alle 17.

Sarebbe il caso che immediatamente dopo Boccia venisse a portare i risultati del suo lavoro nell'assemblea regionale, unica deputata a decidere, ed a verificare se anche lì vi sia la stessa disponibilità a perdere le elezioni.

CASINI: BOCCIA VA BENE, MA DEVE FARE PRESTO
''Noi chiediamo al Pd di scegliere una volta per tutte e presto: noi siamo disponibilio ad appoggiare Boccia, che e' un moderato, indipendentemente dalle scelte di Vendola. E se Vendola sara' appoggiato da una coalizione di sinistra siamo disposti anche a perdere''.

Cosi Pier Ferdinando Casini, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, scioglie la 'riserva' sull regionali in Puglia, aprendo alla candidatura di Boccia, a patto che il Pd si dimostri ''una forza blairiana''.

''A chi ci dice che tentenniamo - scandisce Casini - rispondo che noi siamo interessati ad una evoluzione del Pdl nel solco del Ppe, cosi' come siamo interessati a una sinistra riformista di stampo blairiano. Il Pd - continua Casini - e' chiamato oggi a scegliere, e noi ci prendiamo la responsabilita' di dire al Pd della Puglia 'non perdiamo altro tempo', usciamo da questo gioco che ci sta impantando tutti. E' il momento, per il Pd, di scegliere tra il riformismo e i veti dell'ultrasinistra. Se ci dicono di si' - annuncia Casini - andiamo immediatamente alla coalizione, perche' Boccia e' apprezzato da tutti noi in quanto e' un moderato. Ma - insiste Casini - ci vuole una frattura tra la sinistra no global ed estremista e una sinistra riformista e blairiana''.

Insomma, esorta il leader dell'Udc: ''Ragazzi, le chiacchiere stanno a zero. Noi non solo ci stiamo, ma siamo pronti anche a perdere, non ci interessano i giochini di Vendola!''.

IL MANDATO A BOCCIA
Il deputato Francesco Boccia verifichera' il consenso dei partiti del centrosinistra sulla sua candidatura alla presidenza della Regione Puglia. E' questo l'esito della riunione che si e' svolta oggi pomeriggio a Roma tra il vicesegretario Enrico Letta e i vertici pugliesi del Pd. Boccia, che sfido' Nichi Vendola alle passate primarie in Puglia, ha ricevuto il mandato pieno del Pd per sondare tutti i partiti, dall'Udc, alla Sinistra radicale, sulla sua candidatura.

''Oggi abbiamo detto - ha affermato Boccia - una parola chiara: noi stiamo costruendo una nuova alleanza e coalizione e sentiremo tutti i segretari di partito Vendola compreso''. Nessuna decisione dal vertice del Pd, riunitosi a Roma, per chiudere il caso pugliese e indicare il candidato alle prossime elezioni regionali. Nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato il vicesegretario Enrico Letta, il coordinatore Maurizio Migliavacca e i parlamentari pugliesi, si e' deciso di dare un mandato esplorativo di 48 ore al deputato Francesco Boccia per sondare partiti e candidati su un nome che possa allargare il piu' possibile l'alleanza di centro-sinistra.

Alla riunione, alla quale non ha partecipato il segretario Pier Luigi Bersani, si e' ribadito l'obiettivo di allargare la coalizione pur cercando di non escludere alcun candidato in corsa, compreso il governatore Nichi Vendola.

MARITATI: NESSUN CANDIDATO E' ESCLUSO
''Nessun candidato e' escluso e non si esclude neanche il ricorso alle primarie'', ha spiegato il senatore Alberto Maritati lasciando la riunione. Se i vertici del Pd hanno dato oggi una forte spinta alla candidatura di Boccia, c'e' chi tiene a sottolineare che la partita non e' ancora chiusa. Come il senatore Alberto Maritati e Paola Concia, che oggi hanno partecipato alla riunione di tre ore a largo del nazareno con il vicesegretario Enrico Letta e il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca, oltre al segretario pugliese Sergio Blasi e a diversi parlamentari. Sono ancora in predicato, ha assicurato Maritati, sia il governatore uscente Nichi Vendola, che nel 2005 batte' Boccia alle primarie di coalizione, sia il sindaco di Bari Michele Emiliano.

MIGLIAVACCA: A BOCCIA MANDATO PIENO
''Nessuno di questi e' escluso'', ha detto, cosi' come ''non sono escluse le primarie''. Comunque, ha riferito, il lavoro di Boccia dovrebbe concludersi ''in 36-48 ore'' al massimo''. ''Non vogliamo perdere tempo'', ha chiarito. E' un mandato ''pieno'' quello che Francesco Boccia ha ricevuto oggi dai vertici del Pd per tentare di costruire una maggioranza intorno a se' in vista delle Regionali in Puglia. A spiegarlo e' stato il coordinatore della segreteria del Pd Maurizio Migliavacca, al termine della riunione che si e' tenuta oggi a Largo del Nazareno.

''Abbiamo deciso di affidare a Boccia il mandato pieno di costruire attorno a se' le condizioni politiche e programmatiche di una nuova e larga alleanza'', ha spiegato. Boccia si muovera' ''in raccordo con il segretario regionale'' Sergio Blasi, ha aggiunto.

BOCCIA: PARLERO'ANCHE CON VENDOLA
''Con Vendola ci confronteremo sui numeri e sui contenuti. Con Nichi confidiamo di parlare sul bene della Puglia e non su alchimie tattiche che non ci porterebbero da nessuna parte''. Cosi' Francesco Boccia, appena indicato dal vertice del Pd per sondare il centrosinistra in Puglia sulla sua candidatura, risponde ai giornalisti che gli chiedono come il Pd tentera' di convincere il governatore a fare un passo indietro.

MINERVINI: ROMA NON PUO' DECIDERE PER BARI
''L'idea che a Roma possano decidere per Bari e' un'ulteriore offesa all'autonomia e all'intelligenza dei pugliesi'', secondo l'assessore regionale pugliese del Pd Guglielmo Minervini, per il quale nel suo partito ''continuano ad emergere dal cilindro candidature improbabili e definite dagli stessi nostri interlocutori anche deboli, pur di non ritornare sulla strada maestra, cioe' quella che abbiamo tracciato in questi cinque anni per la Puglia nel Mezzogiorno''.

Minervini, che ha partecipato alle primarie del 25 ottobre scorso e ha raccolto il 20% dei consensi, aggiunge che ''invece di riconvocare l'assemblea, recuperando la figura poco edificante dei giorni scorsi, il Pd continua sordo e insofferente a perseverare nell'errore di costruire un'improbabile alternativa, non a Vendola ma a se stesso e al proprio popolo''. ''Come ha dimostrato la capriola della Poli Bortone, senza il riconoscimento'' del ''patrimonio accumulato'' dalla giunta Vendola negli ultimi cinque anni, ''non c'e' una alleanza per il mezzogiorno ma solo una nuova pagina del trasformismo meridionale''.

AMATI: AUTOGOL L'INCARICO A BOCCIA
"Sono certo che la comicita' del mandato attribuito a Francesco Boccia, il quale dovrebbe riuscire niente poco di meno in cio' che Emiliano non ha potuto, si rivelera' entro 36-48 ore un ulteriore autogol''. Lo afferma l'assessore regionale alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati, dirigente del Pd pugliese. Amati afferma che ''nemmeno nei piu' raffinati manicomi e' accaduto cio' che sta accadendo nel mio partito al punto che sarebbe opportuno lanciare un appello ai cittadini pugliesi, agli iscritti al PD e alla stampa: abbiate pieta' di noi e, se potete, trattenetevi da risate eclatanti''. ''Sapevo - aggiunge - che il segretario Blasi e la delegazione sarebbero andati a Roma per decidere l'alternativa tra le primarie e Vendola; apprendo che con un'ennesima capovolta sono tornati da Roma con un mandato a Francesco Boccia rubricato come mandato pieno, senza sapere che gli unici mandati, per altro pieni, li puo' dare solo l'assemblea regionale del partito''. Per l'assessore, ''forse questa prova di muscoli e' la conseguenza della consapevolezza che i componenti pugliesi dell'assemblea PD non tollerano decisioni assunte sulla propria testa, soprattutto ora che il piano si sta svelando: sacrificare la vittoria in Puglia per vincere puntigli personali nei confronti del Presidente Vendola che allo stato risulta molto gradito ai cittadini pugliesi''. ''Aspettando - conclude Amati - che il segretario regionale Blasi, che spero non sia stato commissariato rispetto alla fiducia di 175 mila pugliesi, si preoccupi di far convocare l'assemblea regionale, mi viene da rivolgere un unico invito per il risparmio energetico: quando avrete finito questo casino, siete almeno pregati di spegnere la luce''.

LOSAPPIO: DECISIONE INCOMPRENSIBILE
''Le conclusioni del vertice del Pd sono incomprensibili e inapplicabili''. Ne e' sicuro l'assessore regionale pugliese al lavoro, Michele Losappio, di Sinistra ecologia e liberta', il partito del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. ''Incomprensibili - spiega - perche' la debolezza della candidatura di Francesco Boccia e' gia' stata pubblicamente e politicamente stigmatizzata da Casini e dall'Udc. Inapplicabile perche' senza le primarie non si puo' rimuovere la candidatura del presidente della Regione. A meno che non si voglia determinare la rottura della coalizione con l'amputazione a sinistra''.

BOCCIA AGLI ASSESSORI: NON SPARATE NEL MUCCHIO
''A Minervini, Amati e Losappio, e a tutti coloro che amano definirsi parte dei gruppi dirigenti dei partiti del centrosinistra, chiedo rispetto verso Sergio Blasi che ha svolto un lavoro, come oggi ha definito lo stesso Maurizio Migliavacca, straordinario stante la condizione degli stessi gruppi dirigenti''. Lo ha detto il deputato Francesco Boccia, candidato dal Pd a sondare i partiti del centro-sinistra, dall'Idv all'Udc, sul suo nome.

''Il Pd - sottolinea Boccia - ha chiesto 48 di rispetto e silenzio per le valutazioni politiche che saranno fatte nelle prossime ore con i segretari dei partiti e poi sottoposte al vaglio degli organi stessi. Di una cosa possono star certi, come ho gia' detto oggi accettando un mandato pieno con la riserva delle 48 ore: guardero' negli occhi ogni interlocutore e le intese politiche si faranno nell'esclusivo interesse dei pugliesi e saranno caratterizzate da legalita' e trasparenza, sia nell'idea di amministrazione della cosa pubblica che nei rapporti tra i gruppi dirigenti. Saranno tutti coinvolti a partire dal presidente Vendola, e chi spara nel mucchio senza sapere cosa c'e' non fa altro che continuare ad alimentare inutili conflitti''.

''Solo una persona saggia e pulita come Sergio Blasi poteva reggere fino ad oggi. Tra 48 ore - conclude - ci renderemo tutti insieme conto del grado di responsabilita' della nostra classe dirigente. Poi Amati, Minervini e Losappio saranno liberi, come e' giusto che sia, di criticare le proposte politiche dopo averle almeno conosciute''.

da La Repubblica Bari

Renata Polverini è la vera candidata della sinistra?


di Sandro Medici
È una delle poche cose che solleva gli umori di una sinistra sempre più incupita. Il perdurare delle polemiche sulla candidatura alla presidenza della regione Lazio di Renata Polverini. «Piace a tutti, non la voterei», aveva qualche giorno fa osservato il direttore del Giornale Vittorio Feltri, ricevendo varie e irritate repliche e anche qualche autorevole rimprovero. Fino all'argomentata reprimenda, ieri, sul sito di Farefuturo: Feltri è «un capopolo senza popolo e un generale senza esercito» e la sue invettive ricordano quelle dei «fascisti della prima ora» che si arrogavano l'esclusiva sulla coerenza, la quale coerenza è comunque «la virtù degli imbecilli».Una disputa a destra, agita tra le destre. In mancanza di una qualche reattività, neanche quella d'ufficio che non si nega a nessuno, da parte della sinistra. Che si astiene non solo per l'inerzia catatonica che da tempo l'attraversa, ma anche perché in parte vede compensate le sue travagliatissime dispute a proposito di candidature regionali.
Ma c'è forse qualcosa di più, in questo rispettoso immobilismo. Non sarà che la signora Polverini, per la sua suadente ambiguità, abbia già neutralizzato quel poco di antagonismo che dovrebbe contrastarla? Non sarà che, sotto sotto, si ritenga la candidata di Gianfranco Fini il male minore, in vista di una contesa elettorale che si considera già persa, con cui ipotizzare rapporti di collaborazione a schieramenti variabili, spericolate sperimentazioni politiche? Quasi a confermare i dubbi di Feltri sulla tenuta a destra dell'ex segretaria dell'Ugl.
Certo è che l'inconcludenza che anima la discussione a sinistra sulla candidatura nel Lazio, qualche sospetto l'autorizza. Davvero non si capisce tutta questa esitazione, quando si tratterebbe di fare semplicemente quel che va fatto: ovvero, cominciare a battersi contro una candidata e uno schieramento di destra esplicita. Cosa volete che significhi un'alleanza politica del tutto sovrapponibile all'amministrazione Alemanno, con l'aggiunta di Storace e probabilmente della stessa Udc? Dobbiamo ancora ragionare sui se e sui ma di Renata Polverini? Ma tant'è, siamo ancora qui, prigionieri di liturgie politiciste ed estenuanti tatticismi, condizione che impedisce di scegliere un candidato alla presidenza, con o senza primarie.
E intanto la candidata del dialogo, dalle decine di migliaia di manifesti che incartano città e paesi del Lazio, con il suo sguardo ammiccante e rassicurante manda a dire che è per le centrali nucleari a Montalto di Castro e a Borgo Sabotino, che non vede male qualche altro inceneritore, che per lei «l'importante sono i lavoratori», cioè l'incremento dei finanziamenti alla sanità privata, e chissà cos'altro ancora nel prosieguo.
E' disperante, questa situazione. Di fronte al fondatissimo rischio di consegnare alla destra, dopo Roma, anche il Lazio, la capacità di reagire della sinistra è al di sotto della linea vitale. E quel ch'è peggio è che, proprio per mancanza d'iniziativa e di soggettività, ci si affida a improbabili alchimie di laboratorio. La fallimentare, quanto dolorosa, candidatura di Rutelli è come se non avesse insegnato nulla. A sinistra non c'è più il voto d'appartenenza, quell'acritico richiamo di scuderia che, sia quel che sia, corrisponde a un consenso fiduciario. Eppure, come il voto romano di due anni fa ha dimostrato, una platea sociale disponibile c'è ed è maggioritaria, e forse, con Alemanno in Campidoglio, è perfino desiderosa di esprimersi.
Si tratta di offrirle condizioni politiche convincenti e plausibili affinché si senta partecipe e si coinvolga. Purtroppo, per come è ridotta la sinistra, sembrano condizioni impossibili.

da Il Manifesto

martedì 5 gennaio 2010

Una Befana a muso duro come nel 1928


di Doriana Goracci
Torna a Viterbo il giorno della Calza della Befana più lunga del mondo:”Maxi calza realizzata in tela di iuta lunga 52,30 del peso di kg 400 circa, internamente riempita con palloni gonfiabili, sacchi di carta e doni per bambini, trasportata a spalla da 100 figuranti tipicamente vestiti da befana, intervallate da 15 Fiat 500 sul cui tettino poggia la calza”.L’Occasione è da non perdere, mi dico che va presa al volo, da tempo.Non si ripeterà l’assenza del Tricolore Befano, motivata da Azione Giovani lo scorso anno con un Niente Befana Tricolore, colpa della federazione.

Quest’anno è un Trionfo patriottico! Come nel 1928, con l’ istituzione della Befana Fascista ” la Befana mette le Ali, simili a quelle degli aeroplani italiani – evviva gli aeroplani – avrebbe potuto valicare il mare. “Questa è l’Italia di Mussolini, che già s’avanza verso l’Impero: va tu Befana dai soldatini, a dir che sempre laggiù è il pensiero…le maghe si accostavano l’una all’altra per formare la bandiera italiana, anche la Befana lasciava cadere il mantello disvelando la sua vera entità: lei era l’Italia! Di fronte a tale portento, un coro di fanciulli alto levava il canto: “Per la nostra civiltà, eia, eia alalà”.

E’ stato anticipato dall’Informazione che “Nel solco della tradizione delle Befane Tricolori, anche quest’anno, con l’organizzazione del Popolo della Libertà e di Realtà Nuova, e la collaborazione del senatore Domenico Gramazio, dell’onorevole Tommaso Luzzi, consigliere regionale del Lazio e di Luca Gramazio, consigliere comunale di Roma, saranno distribuiti circa 5mila pacchi dono nel nome della Befana Tricolore. Le iniziative sono partite ieri dalla provincia di Roma e, in particolare…”

Ed ecco Viterbo con la Macchina della Fantasia: “Torna la Befana Tricolore…la novità di questa edizione 2010, organizzata dal Gruppo PdL del Comune di Viterbo in collaborazione con il movimento Giovane Italia, fondato dai giovani provenienti dai vecchi partiti di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Popolari Liberali, non è fine a se stessa. “L’appuntamento dedicato ai bambini… si sposerà con la solidarietà. L’ingresso alla festa del 6 sarà gratuito…“Un kilo di auguri”. Il tutto verrà destinato alla mensa Caritas che proprio in questi giorni di festa ha visto aumentare notevolmente la richiesta di pasti”… “Dal Movimento Sociale, passando per Alleanza Nazionale e arrivando al Popolo della Libertà, la Befana Tricolore ha conservato l’originario nome. Un segnale che,indipendentemente dai partiti che l’hanno organizzata e tramandata negli anni, testimonia il valore di questa importante tradizione italiana, dedicata all’Epifania e ai bambini.”

Insomma un pasto fisso è assicurato come un posto da piccoli spettatori, l’onorevole Domenico Gramazio avrà di che stappare nuovamente una bottiglia di champagne, come suo figlio Luca Gramazio che sottolineava la necessità di una destra forte in Campidoglio, che sappia interpretare i reali bisogni dei cittadini e avviare finalmente una politica amministrativa fatta di cose concrete”.

Leggo per stare alla cronaca concreta, oggi 5 gennaio: “Un romeno di 30 anni si è buttato nel Tevere dal ponte Sublicio, vicino all’isola Tiberina. L’uomo era in fila al pronto soccorso del Fatebenefratelli dove aspettava da quattro ore il ricovero. Secondo alcuni testimoni si è lanciato dopo essere salito in piedi sul parapetto. E’ disperso”.

Devo aggiungere altro? Ma si, l’ impegno del Pd e del suo Presidente alla provincia Mazzoli, nel far volare l’Aereoporto che non vola e le Befane Tricolori che uniscono i Grandi Impegni: Il PD è impegnato nella costruzione di una forte alleanza. A breve la formalizzazione della richiesta di un incontro con l’Udc:”Per avere l’aeroporto serve un’ulteriore sinergia tra le istituzioni locali”. E’ la Cultura della solidarietà.

Che vi lascio io per domani? Il racconto per l’Epifania di Troisi, della sua infanzia col papà ferroviere, quella mai negata che faceva stupire i miei figli il 6 gennaio, quando i giocattoli, passavano attraverso una cappa, magicamente. Perchè certe affermazioni, certe sfilate con 100 replicanti befani, certi primati mi ricordano più che mai con rimpianto infinito lo sguardo fermo e dritto al futuro di Pierangelo Bertoli, il suo A Muso Duro. La Befana sa benissimo con chi e quando essere dolce, altro che polveri sottili da spargere, che dovremmo pulire noi, tanto per non cambiare.




PIERANGELO BERTOLI - A MUSO DURO

“e adesso che farò non so che dire fa freddo come quando stavo solo ho sempre scritto i versi con la penna non ho ordini precisi di lavoro ho sempre odiato i porci ed i ruffiani e quelli che rubavano un salario falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro ho speso quattro secoli di vita e ho fatto mille viaggi nei deserti perchè volevo dire ciò che penso volevo andare avanti ad occhi aperti adesso dovrei fare le canzoni con i dosaggi esatti degli esperti magari poi vestirmi come un fesso per fare il deficente nei concerti canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro non so se sono stato mai poeta e non m’importa niente di saperlo riempirò i bicchieri del mio vino non so com’ è però v’invito a berlo e le masturbazioni cerebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro e non so se avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto volti sconosciuti canterò le mie canzoni a tutti loro e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti…”

da Reset-Italia

NICHI VENDOLA FA UN BILANCIO DI QUELLO CHE E' DIVENTATA LA PUGLIA NEI CINQUE ANNI DEL SUO GOVERNO

Regionali, il Pd tenta la carta Boccia

Il deputato Francesco Boccia verifichera' il consenso dei partiti del centrosinistra sulla sua candidatura alla presidenza della Regione Puglia. E' questo l'esito della riunione che si e' svolta oggi pomeriggio a Roma tra il vicesegretario Enrico Letta e i vertici pugliesi del Pd. Boccia, che sfido' Nichi Vendola alle passate primarie in Puglia, ha ricevuto il mandato pieno del Pd per sondare tutti i partiti, dall'Udc, alla Sinistra radicale, sulla sua candidatura.
''Oggi abbiamo detto - ha affermato Boccia - una parola chiara: noi stiamo costruendo una nuova alleanza e coalizione e sentiremo tutti i segretari di partito Vendola compreso''. Nessuna decisione dal vertice del Pd, riunitosi a Roma, per chiudere il caso pugliese e indicare il candidato alle prossime elezioni regionali. Nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato il vicesegretario Enrico Letta, il coordinatore Maurizio Migliavacca e i parlamentari pugliesi, si e' deciso di dare un mandato esplorativo di 48 ore al deputato Francesco Boccia per sondare partiti e candidati su un nome che possa allargare il piu' possibile l'alleanza di centro-sinistra.

Alla riunione, alla quale non ha partecipato il segretario Pier Luigi Bersani, si e' ribadito l'obiettivo di allargare la coalizione pur cercando di non escludere alcun candidato in corsa, compreso il governatore Nichi Vendola.

MARITATI: NESSUN CANDIDATO E' ESCLUSO
''Nessun candidato e' escluso e non si esclude neanche il ricorso alle primarie'', ha spiegato il senatore Alberto Maritati lasciando la riunione. Se i vertici del Pd hanno dato oggi una forte spinta alla candidatura di Boccia, c'e' chi tiene a sottolineare che la partita non e' ancora chiusa. Come il senatore Alberto Maritati e Paola Concia, che oggi hanno partecipato alla riunione di tre ore a largo del nazareno con il vicesegretario Enrico Letta e il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca, oltre al segretario pugliese Sergio Blasi e a diversi parlamentari. Sono ancora in predicato, ha assicurato Maritati, sia il governatore uscente Nichi Vendola, che nel 2005 batte' Boccia alle primarie di coalizione, sia il sindaco di Bari Michele Emiliano.

MIGLIAVACCA: A BOCCIA MANDATO PIENO
''Nessuno di questi e' escluso'', ha detto, cosi' come ''non sono escluse le primarie''. Comunque, ha riferito, il lavoro di Boccia dovrebbe concludersi ''in 36-48 ore'' al massimo''. ''Non vogliamo perdere tempo'', ha chiarito. E' un mandato ''pieno'' quello che Francesco Boccia ha ricevuto oggi dai vertici del Pd per tentare di costruire una maggioranza intorno a se' in vista delle Regionali in Puglia. A spiegarlo e' stato il coordinatore della segreteria del Pd Maurizio Migliavacca, al termine della riunione che si e' tenuta oggi a Largo del Nazareno.

''Abbiamo deciso di affidare a Boccia il mandato pieno di costruire attorno a se' le condizioni politiche e programmatiche di una nuova e larga alleanza'', ha spiegato. Boccia si muovera' ''in raccordo con il segretario regionale'' Sergio Blasi, ha aggiunto.

BOCCIA: PARLERO'ANCHE CON VENDOLA
''Con Vendola ci confronteremo sui numeri e sui contenuti. Con Nichi confidiamo di parlare sul bene della Puglia e non su alchimie tattiche che non ci porterebbero da nessuna parte''. Cosi' Francesco Boccia, appena indicato dal vertice del Pd per sondare il centrosinistra in Puglia sulla sua candidatura, risponde ai giornalisti che gli chiedono come il Pd tentera' di convincere il governatore a fare un passo indietro.

MINERVINI: ROMA NON PUO' DECIDERE PER BARI
''L'idea che a Roma possano decidere per Bari e' un'ulteriore offesa all'autonomia e all'intelligenza dei pugliesi'', secondo l'assessore regionale pugliese del Pd Guglielmo Minervini, per il quale nel suo partito ''continuano ad emergere dal cilindro candidature improbabili e definite dagli stessi nostri interlocutori anche deboli, pur di non ritornare sulla strada maestra, cioe' quella che abbiamo tracciato in questi cinque anni per la Puglia nel Mezzogiorno''. Minervini, che ha partecipato alle primarie del 25 ottobre scorso e ha raccolto il 20% dei consensi, aggiunge che ''invece di riconvocare l'assemblea, recuperando la figura poco edificante dei giorni scorsi, il Pd continua sordo e insofferente a perseverare nell'errore di costruire un'improbabile alternativa, non a Vendola ma a se stesso e al proprio popolo''. ''Come ha dimostrato la capriola della Poli Bortone, senza il riconoscimento'' del ''patrimonio accumulato'' dalla giunta Vendola negli ultimi cinque anni, ''non c'e' una alleanza per il mezzogiorno ma solo una nuova pagina del trasformismo meridionale''.

AMATI: AUTOGOL L'INCARICO A BOCCIA
"Sono certo che la comicita' del mandato attribuito a Francesco Boccia, il quale dovrebbe riuscire niente poco di meno in cio' che Emiliano non ha potuto, si rivelera' entro 36-48 ore un ulteriore autogol''. Lo afferma l'assessore regionale alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati, dirigente del Pd pugliese. Amati afferma che ''nemmeno nei piu' raffinati manicomi e' accaduto cio' che sta accadendo nel mio partito al punto che sarebbe opportuno lanciare un appello ai cittadini pugliesi, agli iscritti al PD e alla stampa: abbiate pieta' di noi e, se potete, trattenetevi da risate eclatanti''. ''Sapevo - aggiunge - che il segretario Blasi e la delegazione sarebbero andati a Roma per decidere l'alternativa tra le primarie e Vendola; apprendo che con un'ennesima capovolta sono tornati da Roma con un mandato a Francesco Boccia rubricato come mandato pieno, senza sapere che gli unici mandati, per altro pieni, li puo' dare solo l'assemblea regionale del partito''. Per l'assessore, ''forse questa prova di muscoli e' la conseguenza della consapevolezza che i componenti pugliesi dell'assemblea PD non tollerano decisioni assunte sulla propria testa, soprattutto ora che il piano si sta svelando: sacrificare la vittoria in Puglia per vincere puntigli personali nei confronti del Presidente Vendola che allo stato risulta molto gradito ai cittadini pugliesi''. ''Aspettando - conclude Amati - che il segretario regionale Blasi, che spero non sia stato commissariato rispetto alla fiducia di 175 mila pugliesi, si preoccupi di far convocare l'assemblea regionale, mi viene da rivolgere un unico invito per il risparmio energetico: quando avrete finito questo casino, siete almeno pregati di spegnere la luce''.

LOSAPPIO: DECISIONE INCOMPRENSIBILE
''Le conclusioni del vertice del Pd sono incomprensibili e inapplicabili''. Ne e' sicuro l'assessore regionale pugliese al lavoro, Michele Losappio, di Sinistra ecologia e liberta', il partito del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. ''Incomprensibili - spiega - perche' la debolezza della candidatura di Francesco Boccia e' gia' stata pubblicamente e politicamente stigmatizzata da Casini e dall'Udc. Inapplicabile perche' senza le primarie non si puo' rimuovere la candidatura del presidente della Regione. A meno che non si voglia determinare la rottura della coalizione con l'amputazione a sinistra''.

BOCCIA AGLI ASSESSORI: NON SPARATE NEL MUCCHIO
''A Minervini, Amati e Losappio, e a tutti coloro che amano definirsi parte dei gruppi dirigenti dei partiti del centrosinistra, chiedo rispetto verso Sergio Blasi che ha svolto un lavoro, come oggi ha definito lo stesso Maurizio Migliavacca, straordinario stante la condizione degli stessi gruppi dirigenti''. Lo ha detto il deputato Francesco Boccia, candidato dal Pd a sondare i partiti del centro-sinistra, dall'Idv all'Udc, sul suo nome.

''Il Pd - sottolinea Boccia - ha chiesto 48 di rispetto e silenzio per le valutazioni politiche che saranno fatte nelle prossime ore con i segretari dei partiti e poi sottoposte al vaglio degli organi stessi. Di una cosa possono star certi, come ho gia' detto oggi accettando un mandato pieno con la riserva delle 48 ore: guardero' negli occhi ogni interlocutore e le intese politiche si faranno nell'esclusivo interesse dei pugliesi e saranno caratterizzate da legalita' e trasparenza, sia nell'idea di amministrazione della cosa pubblica che nei rapporti tra i gruppi dirigenti. Saranno tutti coinvolti a partire dal presidente Vendola, e chi spara nel mucchio senza sapere cosa c'e' non fa altro che continuare ad alimentare inutili conflitti''.

''Solo una persona saggia e pulita come Sergio Blasi poteva reggere fino ad oggi. Tra 48 ore - conclude - ci renderemo tutti insieme conto del grado di responsabilita' della nostra classe dirigente. Poi Amati, Minervini e Losappio saranno liberi, come e' giusto che sia, di criticare le proposte politiche dopo averle almeno conosciute''.

da La Repubblica Bari

Proposte per il clima

di Riccardo Petrella
È inutile che i dirigenti politici, economici e scientifici cerchino di arrampicarsi sui vetri: Copenhagen si è risolto in un vergognoso ipermediatizzato megavertice mondiale. La Cop 15 è stata preceduta da anni di annunci clamorosi sulla gravità e sull'accelerazione dei processi di riscaldamento dell'atmosfera, di grandi programmi di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sull'urgenza di misure drastiche e strutturali da prendere, e di impegni solenni da parte di governi, imprese, università.Si è conclusa con un documento insulso, convenuto all'ultimo momento tra quattro paesi (Usa, India, Cina e Sudafrica, senza nemmeno l'Ue, il Brasile, la Russia), di cui la plenaria della Conferenza ha solo «preso atto». A partire da questa considerazione si possono elaborare alcune proposte di azione.
La prima proposta, di valenza immediata, s'impone da sola: è quella di rifiutare di minimizzare il fallimento di Copenhagen e metterne in risalto eventuali risultati positivi (quale il fatto che la conferenza abbia avuto luogo con la partecipazione di migliaia di delegati ufficiali di tutti i paesi del mondo, o che il documento scarabocchiato alla fine parla della necessità di non superare i due gradi centigradi di riscaldamento al 2100). Bisogna invece denunciare le mistificazioni e le scelte operate dai gruppi dominanti, documentandone con rigore i presupposti sbagliati e gli inevitabili errori di prospettiva.
Per questo, propongo la diffusione di "Quaderni della vergogna", con l'obiettivo di documentare le responsabilità dirette per il fallimento di Copenhagen. Un "Quaderno" dovrebbe essere dedicato al rifiuto da parte degli Usa e dell'Ue di modificare il regime dei diritti di proprietà dei brevetti industriali e di quelli sul vivente (una delle principali cause dell'impossibile accordo politico). Un altro dovrebbe essere dedicato alle disfunzioni e alle derive dei mercati delle emissioni e, in particolare, dei Clean development mechanisms.
Inoltre, non si può accettare come positivo il fatto che niente sia stato detto su come modificare il sistema energetico ed economico di produzione e di consumo attuale al fine di migliorare le condizioni di vita di tre miliardi di esseri umani sotto la soglia della povertà assoluta. Questi tre miliardi di persone non sanno cosa farsene del "piccolo passo" compiuto a Copenhagen. E, viceversa, l'oligarchia mondiale non dà alcuna priorità al diritto alla vita di quest'ultimi. Non si può accettare il fatto di non identificare i colpevoli della vergogna di Copenhagen, primi fra tutti gli Usa.
Tenaci sostenitori della «non negoziabilità del modo di vita americano», della loro sicurezza nazionale e del principio dell'unilateralismo decisionale in materia di impegni internazionali da parte di ogni Stato, e fedeli indefessi del mercato e della finanza liberi, gli Usa hanno reso impossibile la redazione e la firma di un accordo mondiale sul clima. Hanno preso in ostaggio il futuro dell'umanità e del pianeta. Come nel 1997 a Tokyo, gli Stati Uniti hanno imposto la ragione della loro forza e dei loro interessi. A Copenhagen è rispuntato un detto assai eloquente: «Obama non è certamente Bush, ma gli Stati Uniti restano gli Stati Uniti». Spinti dalle stesse logiche (preservare la loro sicurezza nazionale, mantenere la competitività delle loro imprese e tirare il massimo dei vantaggi dalla transizione verso un'economia fondata sulle energie rinnovabili) gli altri paesi sviluppati si sono allineati su posizioni intransigenti. L'Unione europea, in particolare, non ne esce più amata e rispettata, nonostante prima di Copenhagen abbia giocato a fare la migliore allieva della classe.
Pertanto, se e fintantoché i poteri forti dei principali Stati negoziatori resteranno abbarbicati ai principi negoziali imposti a Copenhagen (abbandono del Protocollo di Kyoto come quadro giuridico di riferimento, mercificazione dell'aria, dell'acqua, della terra e del sole, monetizzazione delle foreste, mantenimento dei diritti di proprietà intellettuale sul vivente), la seconda proposta consiste nel suggerire che la società civile abbandoni di correre dietro i negoziati intergovernativi nella speranza di farvi una "piccola" breccia positiva. Propongo invece che la società civile mondiale, approfittando della convergenza intervenuta in preparazione e nel corso di Copenhagen tra le grandi correnti dell'altermondialismo (a vocazione sociale, anticapitalista e politica) e quelle dell'ecologismo e della giustizia climatica, lanci l'organizzazione di un'Assemblea costituente cittadina mondiale. L'obiettivo sarebbe quello di definire e precisare le grandi linee (principi fondatori, valori fondamentali, regole di base mondiali) di un Patto mondiale del vivere insieme (una specie di Carta Costituzionale dell'umanità e del pianeta) centrata sull'idea «salviamo la vita e il pianeta».
A tal fine, l'Assemblea costituente mondiale dovrebbe: a) affermare il carattere di beni comuni pubblici, patrimonio dell'umanità e della madre-terra di cinque beni essenziali e insostituibili alla vita e al vivere insieme: l'acqua, l'aria, il sole, la terra, la conoscenza. L'Assemblea dovrebbe solennemente riconoscere la loro indisponibilità al mercato, la loro destinazione universale, il loro legame con la sacralità della vita e il diritto alla vita per tutti;
b) elaborare delle soluzioni alternative di economia pubblica e cooperativa per la promozione di un'economia di giustizia ambientale e di condivisione sociale. Le soluzioni esistono. Non v'è bisogno di far ricorso al mercato delle emissioni o al prezzo mondiale della tonnellata di CO² per impedire che l'atmosfera si riscaldi più di 1,5 gradi centigradi da qui al 2.100;
c) a partire da quanto sopra, riconcettualizzare i principi di sovranità e di sicurezza per arricchirli sul piano dei contenuti e delle istituzioni in funzione della co-responsabilità, della condivisione, della mutualità e della comunanza mondiale e planetaria.
Il World political forum presieduto da Mikhaïl Gorbaciov, il cui compito è di promuovere la riflessione, il dialogo e l'innovazione di favore di una "Nuova Architettura Politica Mondiale", potrebbe dare il suo sostegno. Non si tratta di snobbare e boicottare i lavori dell'Unfccc Cop 16, ma di darsi un luogo proprio e un momento operativo finalizzato all'elaborazione di un Patto per il Pianeta (alcune settimane prima della Cop 16) e poi cercare di modificare le scelte dei negoziati sul clima in coerenza con le proposte dell'Assemblea costituente.
La terza proposta si situa sulla scia precedente. Fra i perdenti di Copenhagen, è stato fatto notare da molti parti, v'è non solo l'Ue ma soprattutto la democrazia rappresentativa europea. Mentre tutto il destino della Conferenza è stato pregiudicato dai limiti e vincoli posti ai negoziatori degli Usa dal Senato americano (dove i forti gruppi di potere economico e finanziario hanno un peso enorme), il Parlamento europeo non ha potuto svolgere che un piccolo ruolo discreto di lobbying politico per iniziativa dei vari gruppi parlamentari. Si tratta di un deficit democratico che non è più tollerabile e accettabile. La vergogna di Copenhagen deve e può diventare l'occasione di un passo avanti del potere rappresentativo del Parlamento europeo. È urgente e indispensabile che l'Europarlamento abbia i poteri formali che appartengono a una istituzione rappresentativa di 570 milioni di cittadini. Propongo che alla ripresa dei lavori il Parlamento esamini le condizioni giuridiche e istituzionali necessarie per dare alla rappresentanza eletta europea, a partire dalle Commissioni parlamentari più direttamente incaricate dei temi relativi al cambio climatico, un potere speciale di co-decisione in materia di sicurezza ambientale e di negoziati mondiali sul clima. Certo, il Parlamento europeo non garantisce per se stesso che le scelte da lui operate e promosse vadano nel senso dell'interesse generale e non siano fortemente influenzate dai potenti gruppi economici e finanziari privati europei, com'è il caso del Congresso americano. Però si potrà almeno affermare che, se rispettose del Trattato di Lisbona, tali scelte hanno la duplice legittimità derivata dalle elezioni e dalla conformità ai principi fondatori del Trattato.
Infine la quarta proposta. È indispensabile che l'Italia si interroghi sul misero ruolo svolto a Copenhagen affinché ciò non si riproduca più. Non si tratta solo del duplice ridicolo (il ministro italiano per l'ambiente è stato obbligato a fare la coda per ottenere l'entrata nel luogo ufficiale dei negoziati. Inoltre, l'intervento ufficiale dell'Italia è stato programmato tra l'1.30 e le 2 del mattino del 18 dicembre e ministro ha parlato dinanzi a soli due spettatori) . Si tratta soprattutto dell'assenza di qualsiasi influenza del governo italiano sui negoziati globali. L'unico peso avuto dall'Italia è stato in senso negativo all'interno dell'Ue, dove insieme alla Polonia si è battuta per ottenere una debole riduzione dei loro livelli di emissioni di CO²! Occorre promuovere una forte "Coalizione italiana per i beni comuni, la vita e la sostenibilità" per far cambiare gli orientamenti attuali del governo. Il mondo del lavoro e dell'educazione/scienza dovrebbero parteciparvi con maggior forza di quanto ne abbiano messa finora in questi campi. Il 2010 è stato dichiarato dall'Onu l'anno della biodiversità.. Approfittiamone per far fare un salto culturale importante al mondo italiano della politica.

da Il Manifesto

Un’ondata omofoba travolge l’Africa


Ha suscitato reazioni indignate in tutto il mondo la proposta di una legge in Uganda che prevede la pena di morte per gli omosessuali. Intanto in Malawi una coppia gay “rischia di essere condannata a scontare 14 anni in prigione se verrà dimostrato attraverso una visita medica che i due hanno avuto un rapporto sessuale”, racconta il Mail&Guardian.

Tiwonge Chimbalanga e Steven Monjeza avevano scandalizzato il Malawi, dove le unioni omosessuali sono illegali, celebrando qualche settimana fa un matrimonio simbolico. Ora rischiano il carcere per “pratiche innaturali tra uomini e atti osceni”. Il pubblico ministero li accusa di convivere da agosto e di avere avuto rapporti sessuali. L’avvocato della coppia ha denunciato l’illegalità dell’indagine medica sui due uomini che, secondo la costituzione, non può essere effettuata senza il consenso degli interessati.

“Speriamo che la corte si renda conto che questi uomini non hanno commesso nessun reato e non devono essere incarcerati né essere sottoposti a questo trattamento che li ridicolizza sui mezzi d’informazione”, commenta Cary Alan Johnson dell’International gay and lesbian human rights commission.

In Uganda i gay rischiano l’ergastolo o la pena di morte a causa di una nuova legge che rende ancora più dure le leggi contro gli omosessuali. La legge ha suscitato proteste e manifestazioni in tutto il mondo, e i governi occidentali hanno minacciato il governo di Yoweri Museveni di ridurre gli aiuti al paese se il governo non farà un passo indientro. Le associazioni per i diritti degli omosessuali sostengono che ci siano almeno 500mila gay in Uganda, che ha una popolazione di 31 millioni di persone. Ma ovviamente è difficile fare delle stime ufficiali.

“I sostenitori della legge contro i gay dicono che l’omosessualità sia il frutto di costumi immorali importati dall’occidente. L’Uganda è un paese rurale e molto conservatore, preso di mira da gruppi evangelici statunitensi ultraconservatori che esportano le loro campagne per la verginità e sostengono che l’omosessualità sia una malattia. Molti gruppi di gay e lesbiche temono che l’approvazione di questa legge possa incoraggiare fenomeni di linciaggi e persecuzione”, avverte il New York Times.

da Internazionale

lunedì 4 gennaio 2010

Pornoduce ferito, ricorsi storici, similitudini e stranezze


A proposito del pornoduce ferito.
E' davvero singolare che anche il duce dovette andare in giro col naso incerottato a causa dell'attentato di una psicolabile. Avvenne nel 1926 ad opera di Violet Gibson, una donna irlandese in seguito rimpatriata e morta in un manicomio. Pensate se non avesse sbagliato mira, quante sofferenze avremmo risparmiato. L'attentato fu utilizzato per accelerare la politica fascista verso la dittatura.
Viene in mente anche Pisistrato, il tiranno ateniese del 500 a.c. "Per ottenere l'appoggio popolare, Pisistrato ricorse a uno stratagemma: si procurò delle ferite per mostrarle in pubblico quale prova di un'aggressione subita da parte dei propri rivali. Il popolo decretò per lui l'istituzione di una guardia del corpo di 300 mercenari con la quale Pisistrato occupò l'Acropoli, senza resistenza da parte degli opliti, nel 561/560 a.C., ottenendo il potere assoluto"

Ed e' ancora piu' strano che le ferite del ponoduce si spostino, a sinistra poi. Ma non era stato ferito alla bocca? Con due denti rotti e le labbra spaccate come si vede in questa foto?

E allora come mai in questa foto diffusa oggi, in cui festeggia il complenno del solito personaggio di notevole spessore politico con una torta poi che ricorda il dito indice signorilmente mostrato ad un comizio elettorale del 2005 della suddetta gnocca da politica, il cerotto e' a sinistra quasi sull'orecchio e la bocca appare perfettamente illesa?





da Indymedia

Ronde, i leghisti tornano alla carica e provano a iscriversi in Prefettura


Niente tesserati in strada per aggirare la legge Maroni. “Saremo davanti a scuole Opera San Francesco e Navigli”
In città tornano le ronde leghiste. Un gruppo di “simpatizzanti” del partito di Bossi è pronto a iscriversi all’albo aperto in prefettura per chi voglia «segnalare alle forze dell’ordine le situazioni di rischio». Dell’associazione, registrata dal notaio come “Milano più sicura”, fanno parte anche vigili e poliziotti in pensione.

Aspettando di sapere se il prefetto darà l’ok (il decreto Maroni esclude dalle ronde i gruppi politici) i rondisti hanno già individuato i luoghi da sorvegliare: le scuole elementari, per aiutare i ragazzini ad attraversare la strada, la mensa dell’Opera San Francesco al Gratosoglio, dove la convivenza fra residenti e senzatetto è difficile, e i Navigli, frequentati di notte da spacciatori di droga africani.

Ispiratore del gruppo è Alessandro Morelli, consigliere della Lega in zona 5, che però non parteciperà alle ronde: «In strada non ci saranno nostri tesserati — dice — così, la legge sarà rispettata».

“Milano più sicura” nasce dalle ronde notturne in via Crema e piazza Trento: per anni, decine di iscritti alla Lega e comuni cittadini, con pettorine blu, hanno presidiato i marciapiedi per contrastare la prostituzione maschile. Un’esperienza interrotta la scorsa estate, proprio con l’entrata in vigore del decreto Maroni, che all’articolo 1 dispone che le associazioni «non debbano essere espressione di partiti politici».

Ma la Lega è certa che, avendo escluso i tesserati, arriverà il lasciapassare. «Ogni cittadino ha diritto di avere idee politiche — dice Davide Boni, assessore leghista al Territorio in Regione — escludere qualcuno perché vota un partito sarebbe assurdo. Appoggiamo e promuoviamo l’iniziativa dei nostri simpatizzanti». E Matteo Salvini, capogruppo del Carroccio in consiglio comunale, rilancia: «Sono pronto a combattere politicamente perché questi ragazzi possano scendere in strada — dice — dimostrano impegno civile e incarnano il vero spirito del decreto Maroni».

L’associazione conta di mettere in strada tre gruppi da tre persone, ciascuno composto da un ex agente a riposo e due attivisti. I volontari vestiranno le pettorine previste dal ministero dell’Interno. «Non vogliamo fare gli sceriffi, ma dare una mano dove serve — dice Morelli — i ragazzi sono pronti a partire, attendiamo solo l’ok delle istituzioni».

Il limite per l’iscrizione in prefettura è fine febbraio, e dopo l’e ventuale nulla osta del prefetto sarà necessaria l’approvazione del sindaco. «Sappiamo che al vicesindaco De Corato le ronde non piacciono — continua Morelli — ma ci appelliamo alla Moratti, sicuri che apprezzerà lo sforzo di chi ama la città e ha a cuore la sicurezza di tutti».

A oggi, l’unica associazione registrata all’albo in prefettura è quella dei poliziotti in pensione (Api), che il Comune paga per sorvegliare luoghi “a rischio” come scuole, parchi e metropolitana. Ma la convenzione è a rischio: il decreto Maroni prevede infatti che i servizi di vigilanza affidati alle associazioni «non debbano costituire oneri a carico della finanza pubblica».

Un tentativo di inserire in Finanziaria un “rimborso” ai rondisti è stato bocciato dal parlamento prima di Natale. E gli ex poliziotti, che ancora due settimane fa facevano corsi con gli psicologi per essere “accomodanti” con i cittadini, annunciano ora di non essere disposti a fare vigilanza senza essere rimborsati.
(04 gennaio 2010)

http://www.inmilano.com/notizie/milano-piu-sicura-con-i-militari
da Indymedia

Che razza di gioco e' questo?


Un libro sulla discriminazione nel calcio italiano

di Elvis Lucchese
"Che razza di gioco è questo?" è la domanda alla quale cercano di dare una risposta tredici autori (giornalisti, storici, sociologi, ma anche gente di spettacolo) nel libro pubblicato da Sedizioni con il sottotitolo "La discriminazione razziale nel mondo del calcio".Partendo dai recenti fatti riguardanti Mario Balotelli, accolto negli stadi da striscioni che affermano che "un nero non può essere italiano", il libro articola una riflessione su un fenomeno che un sistema sportivo sempre più lontano dalla società e dominato dal business minimizza continuamente, quando non lo smentisce del tutto. Ne parliamo con l'editore di "Che razza di gioco è questo?", Diego Dejaco.

da GlobalPoject

Dibattito sul razzismo

Il quotidiano francese Le Monde si occupa del razzismo in Italia. “‘Sono italiano e ho la pelle nera. Un ‘black italian’, come mi sono sentito dire al controllo passaporti dell’aeroporto di Boston da due afroamericani della sicurezza. Ma avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera?’Pap Khouma, scrittore italiano d’origine senegalese, ha trovato le parole per spiegarlo in un articolo pubblicato sulla Repubblica. Il suo racconto di una ‘vita a ostacoli’ ha aperto un dibattito sul razzismo in Italia”.

Libération, invece, racconta l’episodio dell’esplosione di una bomba a Reggio Calabria. “Un ordigno artigianale ad alto potenziale è esploso durante la notte tra il 2 e il 3 gennaio davanti al tribunale di Reggio Calabria provocando dei danni all’edificio. L’attentato è stato immediatamente attribuito alla ‘ndrangheta. Secondo il procuratore generale del tribunale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro, la mafia calabrese avrebbe voluto intimidire i magistrati che stanno confiscando i beni dei clan mafiosi e stanno portando avanti una serie di processi contro la criminalità organizzata”.

da Internazionale

domenica 3 gennaio 2010

Regionali: ecco il prezzo dell'Udc in termini programmatici e di poltrone

L'Udc chiede l'esclusione di sinistra, radicali e moderati + tre assessorati (compresa la vicepresidenza), tre posti nel listino e una carica all’interno dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale.
E' questo quanto richiesto dall'Udc al Partito Democratico del Piemonte per fermare l'avanzata a Nord della Lega.
Stessi ragionamenti sentiamo anche noi in Puglia.

Nonostante in Calabria, in Campania e in Lazio l'Udc si allei con il Pdl, in Puglia ci si ostina a contrapporre a Vendola l'alleanza per il Sud.
Oggi Antonio di Pietro ha sparpagliato le acque come suo solito ed ha svelato il gioco: il Pd non utilizzi l'Idv come alibi per contrapporre veti a Nichi Vendola.
I segretari nazionali dei partiti, i dirigenti regionali e i parlamentari pugliesi che lunedì 4 gennaio si debbono incontrare per decidere il futuro della nostra regione e della nostra gente adesso sono avvertiti di quale sia la richiesta dell'Udc.

Ci segnalano che all’incontro dovrebbero partecipare oltre Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, anche il segretario regionale Sergio Blasi, Michele Emiliano, il capogruppo regionale Antonio Maniglio e i parlamentari Ludovico Vico e Alberto Maritati. Molto probabile anche la presenza del senatore Nicola Latorre.

Non deve essere facile per quelli del Pd piemontese trattare con gli uomini di Pierferdinando Casini proprio nel giorno in cui il loro vicesegretario nazionale, Enrico Letta, spiega la necessità di un accordo ampio con l’Udc con il fatto che se «fossero andati dall’altra parte sarebbe stato serio il rischio di perdere». Una situazione che il segretario subalpino, Gianfranco Morgando, ha fatto di tutto per scongiurare conoscendo perfettamente la possibilità di pagare un prezzo in termini programmatici e di poltrone. E il 31 dicembre il conto è arrivato. Salato, salatissimo.
Il Letta/pensiero, infatti, è servito ad Alberto Goffi, segretario piemontese dei centristi, per chiedere ai dirigenti democratici e alla presidente della Regione, Mercedes Bresso, un adeguato riconoscimento politico.
Affermazione che tradotta nel linguaggio comune significa tre assessorati (compresa la vicepresidenza), tre posti nel listino e una carica all’interno dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

E poi ci sono le richieste sulla scelta dei futuri compagni di strada: rottura con la sinistra e forti perplessità su un’eventuale presenza dei radicali e anche dei Moderati all’interno della coalizione.

Centrale, comunque, resta la richiesta delle sette poltrone in grado di garantire spazio e potere anche a quelle che un tempo erano le Province bianche del Piemonte. Il problema di Goffi e del presidente vicario del gruppo alla Camera, Michele Vietti, infatti è di motivare i quadri del partito fuori dalla provincia di Torino. E se l’obiettivo politico - evitare di consegnare il Nord alla Lega - può essere condiviso da tutto il partito per ottenerlo è necessario che interessi dei cuneesi e delle altre realtà dove la scelta dell’Udc di correre da sola alle provinciali ha spinto i centristi all’opposizione, siano rappresentanti nel Palazzo.

MAURIZIO TROPEANO da LaStampa

ASCANIO CELESTINI - PONZIO PILATO

In Italia cresce la disuguaglianza sociale


La crisi ha accresciuto le disuguaglianze e ci consegna un Paese spaccato in due: i ricchi sono rimasti ricchi, ma i poveri sono ancora più poveri. Il ceto medio progressivamente si sta impoverendo avvicinandosi alle tante famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. È la fotografia che emerge dall'anticipazione del Rapporto Ires-Cgil su salari, fisco e produttività 2009, che sarà presentato entro gennaio, nel quale si conferma la crescita zero delle retribuzioni.

A preoccupare ulteriormente, la stima dell'istituto di una contrazione pari allo 0,5% del reddito disponibile delle famiglie in termini reali, che al sud si traduce in un -0,8%. Un quadro, questo, che porta la Cgil a proporre un'imposta di solidarietà sulle grandi ricchezze: un prelievo aggiuntivo su quel 10% di famiglie che detiene una ricchezza complessiva in media trenta volte superiore alla famiglia media italiana con un patrimonio mobiliare e immobiliare oltre 800 mila euro.

I nuovi dati sulla ricchezza netta delle famiglie di Bankitalia «su cui abbiamo svolto alcuni elaborazioni - spiega il segretario confederale, Agostino Megale - illustrano come, a fronte di un generale abbattimento del reddito, la vera ricchezza rimane nella mani di pochi: solo 2.380.000 famiglie italiane (il 10% del totale), infatti, posseggono il 44,5% della ricchezza netta complessiva, che ammonta a 3.686 miliardi (su un totale di 8.284 miliardi), che vuol dire 1.547.750 euro per ogni famiglia di quel 10% più ricco.

Mentre il 50% delle famiglie italiane (le più povere) che, sempre per Bankitalia, detengono appena il 9,8% della ricchezza netta complessiva, sono 11.908.000 e posseggono mediamente 68.171 euro». «La distanza (circa 1.480.000 euro) tra le famiglie più ricche e quelle più povere - aggiunge - è palese, soprattutto se consideriamo che questa distanza contribuisce ad alzare la media »di Trilussa«, che si attesta a 137.956 euro di ricchezza netta familiare. La distanza tra questa media e la ricchezza detenuta dalle famiglie più ricche (10%) è di circa 1.200.000 euro, mentre la forbice con le famiglie più povere è di quasi 280 mila euro.

Megale sottolinea le difficoltà di una famiglia su quattro ad arrivare a fine mese. «Il tutto - rileva - sapendo che quelle a rischio povertà sono 2 milioni 737 mila e rappresentano l'11,3% delle famiglie residenti (nel complesso sono 8 milioni i poveri, il 13,6%). «Nel 2008, la ricchezza delle famiglie italiane (evidentemente soprattutto quella delle più ricche) risulta complessivamente 7,6 volte superiore al reddito disponibile.

L'imposta di solidarietà sulle grandi ricchezze dovrebbe agire sul patrimonio mobiliare e immobiliare oltre gli 800mila euro. »
L'hanno già fatto in passato i Paesi scandinavi e il Regno Unito. Recentemente l'ha reintrodotta anche la Francia, con l'imposta di solidarietà sulle grandi fortune«, ricorda Megale, secondo il quale una misura di questo tipo in Italia potrebbe comportare entrate aggiuntive per oltre 6 miliardi di euro che, combinate con una vera ed efficace lotta all'evasione (ripristinando le norme sulla tracciabilità), all'armonizzazione della tassazione sulle rendite (20%), alla tassazione sulle transazioni finanziarie internazionali, possono far recuperare 19 miliardi di euro di gettito.

da Indymedia

Contro la mafia. Nonostante il governo

di Pietro Orsatti su Terra
Un anno particolare per la lotta alla mafia quello appena trascorso. Un anno di grandi successi della magistratura e delle forze di polizia e dei carabinieri che hanno condotto, in particolare in Sicilia negli ultimi mesi, a un numero impressionante di arresti “eccellenti” di latitanti di rango quali Baglisi, Raccuglia, Nicchi e Fidanzati.
Alcuni di loro boss locali di peso, altri capi in ascesa ai vertici di Cosa nostra come Domenico Raccuglia, detto il “veterinario”.
«La migliore stagione di contrasto alla mafia che sia stata vissuta in Italia – ha dichiarato prima di Natale il ministro dell’Interno Maroni -. A indicarlo sono in numeri: in questi ultimi 14 mesi sono state svolte 309 operazioni di polizia giudiziaria contro i clan (+35% rispetto ai 14 mesi precedenti), sono state arrestate 3.315 persone (+32%) e 235 latitanti (+78%)». Successi, però, non tanto per l’azione del governo, quanto per la cocciutaggine di magistrati e forze di polizia che hanno proseguito l’azione di contrasto alla criminalità nonostante le difficoltà. Anche se poi il governo ha rivendicato un proprio ruolo di «guida e indirizzo», di «antimafia dei fatti» in contrapposizione all’«antimafia delle parole ». «Non scherziamo, siamo davanti a successi ottenuti nonostante i tagli sulle risorse alle forze di polizia, gli straordinari non pagati da anni, i continui attacchi mirati a criminalizzare i magistrati, e nonostante i tanti provvedimenti che ne hanno limitato gravemente l’efficienza come nel caso delle intercettazioni telefoniche, delle nuove regole per lo scioglimento dei Comuni, e non ultimo il provvedimento inserito in Finanziaria sulla vendita dei beni confiscati», dichiara a Terra Anna Garavini, capogruppo del Pd nella commissione parlamentare Antimafia.
«Il nostro giudizio politico è molto severo – prosegue la parlamentare -. Perché questo governo, al di là di quelle che sono state le dichiarazioni propagandistiche, sotto il piano legislativo sta facendo dei grossissimi favori alla mafia. Sta cercando di smantellare da un lato le forze dell’ordine e dall’altro la magistratura che sono invece i veri protagonisti degli ultimi successi. Sappiamo molto bene che la lotta alla mafia non si può fare solo con la repressione del fenomeno, ed è un errore clamoroso limitarsi a questo. E per di più gli attacchi continui alla magistratura a lungo andare ne depotenzieranno la capacità di far fronte anche soltanto all’ala cosiddetta militare della criminalità organizzata. Ormai le mafie si sono infiltrate e hanno investito in ambiti paralegali e legali dell’economia e della finanza, condizionano politiche e appalti, determino spesso la
sopravvivenza o meno di un’azienda».

E mentre si festeggiano i 95 miliardi di euro rientrati grazie allo scudo fiscale, pochi dicono che fra quell’enorme quantità di denaro probabilmente ci sono molti miliardi di soldi appartenenti alle mafie che rientrano “ripuliti” con un costo ben inferiore di quello usuale per riciclarli (il 5% invece che il solito 15-20%). Insomma, anche lo scudo è stato un bell’aiuto all’impresa mafia che, nonostante un’evidente crisi militare, continua a rappresentare un terzo del Pil grazie alle imprese infiltrate o direttamente collegate alla crimine spa e che detiene circa il 30 cento della liquidità nel nostro Paese.

Ma torniamo agli ultimi successi nella lotta all’ala militare, in questo caso di Cosa nostra. La cattura di Bernardo Provenzano a Montagna dei Cavalli, condotta dalla squadra Catturandi della mobile di Palermo, ha rappresentato uno spartiacque. Sia per la rilevanza del personaggio criminale sia per il numero e l’importanza dei documenti (i famosi “pizzini”) che furono trovati in seguito al suo arresto. Ma questa cattura non è, ovviamente, uno spartiacque solo per Cosa nostra. Succede qualcosa anche all’interno delle forze dello Stato che in pochi mesi, fra l’operazione “Gotha”, la cattura dei Lo Piccolo e quella di Provenzano, avevano messo a segno un’impressionante serie di successi, impedendo di fatto anche l’esplosione di una guerra di mafia causata dalle ambizioni egemoniche del clan Lo Piccolo. Succede che si interrompe l’azione in particolare della Catturandi, che a partire dall’arresto di Giovanni Brusca dieci anni prima, aveva avuto un ruolo fondamentale nella lotta alla mafia e nella cattura dei latitanti. Il modello Catturandi, ormai, era rodato. Veniva perfino esportato in altre regioni d’Italia, in particolare in Calabria e Campania, ma la Catturandi originale veniva messa da parte, le indagini sugli altri latitanti di peso nel palermitano affidate ai carabinieri. Per tre anni. Perché l’azione di indagine viene delegata ad altri, perché non vi sono più soldi. Se si pensa che un latitante “medio” spende alcune decine di migliaia di euro a settimana per garantirsi la latitanza, è ovvio che per prenderlo bisogna quantomeno mettere in campo risorse uguali se non maggiori. Agli uomini della Catturandi, invece, non sono stati pagati, se non parzialmente, gli straordinari e le missioni della cattura dei Lo Piccolo del 2006. Da questa constatazione è facile capire che le catture dei tre latitanti di spicco nel palermitano negli ultimi mesi, Domenico Raccuglia, Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati, non sono state il frutto di uno sforzo estremo del governo, ma di una sorta di scatto morale di alcuni magistrati e di alcuni reparti della polizia, Catturandi in primis.

Successivamente, proprio alla vigilia del nuovo anno e dopo la battuta del premier Silvio Berlusconi su una promessa di sconfiggere la mafia entro la fine del suo mandato, arriva la dichiarazione di guerra di Roberto Maroni, con tanto di un programma speciale di lotta ala crimine organizzato per «debellarlo» definitivamente dal nostro Paese e dalla nostra società. Con tanto di benedizione di Roberto Saviano che ha dichiarato: «Roberto Maroni? Sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre». Dimenticando, Saviano, dei tagli ai fondi della polizia, dimenticando lo spostamento (centinaia di milioni di euro) di risorse alle cosiddette “ronde”, dimenticando anche la devastante politica di gestione sia dei testimoni di giustizia che, oggi, anche dei pentiti da parte del suo sottosegretario Alfredo Mantovano. Ormai le vicende dei testimoni quali Ulisse, Pino Masciari e Piera Aiello, in pratica abbandonati dallo Stato o in fuga da esso vista l’assenza di una politica di protezione coerente con le necessità umane, affettive e lavorative dei teste a rischio, sono sulla bocca di tutti.

Ma Mantovano, che gestisce da anni il settore testimoni e pentiti (praticamente in tutti i governi Berlusconi) e presiede la commissione che gestisce i programmi di protezione, ha raggiunto l’apice durante e dopo le dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza nel processo Dell’Utri, mettendo in dubbio pubblicamente la sua testimonianza e la correttezza della magistratura (entrambi giudizi che non spettano a lui e soprattutto che paventano un suo parere negativo alla richiesta dell’applicazione di un programma di protezione per il pentito). «Una posizione e dichiarazioni gravissime – spiega Anna Garavini -. Per questo in commissione Antimafia abbiamo chiesto e ottenuto con urgenza una sua audizione a gennaio. Sia per i toni sia per le implicazioni che avrebbero, e forse hanno già avuto, le sue dichiarazioni». Saviano dimentica molto e cerca la battuta a effetto anche in questo caso. Mantovano è uomo (e di fiducia) di Maroni, sul contrasto alle mafie ha un ruolo determinante. E quindi Saviano, alla luce dei fatti e non delle ipotesi, ha di nuovo sottovalutato il peso che, dopo il grande successo mediatico del suo libro e della sua figura, ottiene ogni sua battuta. Anche per le molte cose dette con leggerezza e superficialità quest’anno di lotta alla mafia è stato un anno particolare.

da AntimafiaDuemila

Italia, farsa o tragedia?

Quest’anno Berlusconi ha dato molto lavoro ai giornalisti, dai suoi battibecchi con la moglie a quelli con i giudici. È possibile che stia in realtà cercando di far tacere i giornalisti? Se lo chiede il mensile Foreign Policy, che ricostruisce anche un anno di gaffes del premier italiano.

“Il presidente del consiglio italiano ha da tempo una reputazione di politico carismatico e irriverente, noto per il suo gusto per l’eccesso, le sue gaffes e l’amore per la dolce vita. Ma nel 2009 il suo comportamento si è tramutato in farsa”, scrive Foreign Policy.

“Berlusconi è stato coinvolto in storie di sesso e corruzione, diventando ridicolo anche per i suoi standard da opera buffa. Ci sono un mafioso, delle prostitute e delle ragazzine, foto imbarazzanti e forse delle orge. Ma molti segnali lasciano prevedere un peggioramento del rapporto simbiotico con i mezzi d’informazione, suggerendo che la farsa potrebbe diventare una tragedia”.

da Internazionale

sabato 2 gennaio 2010

Al via il premio Giuseppe Fava 2010


Il ricordo del giornalista a ventisei anni dall'omicidio

A che serve essere vivi se non c'è il coraggio di lottare"? Questo il testamento di Giuseppe Fava, intellettuale, scrittore, drammaturgo, giornalista direttore de "I Siciliani", straordinaria stagione di risveglio delle coscienze nella nostra terra.


Ora a ventisei anni dalla sua morte un ricordo della sua poliedrica figura è affidato alla collettività ma anche a un premio che in suo nome valorizza il lavoro di quanti si stanno battendo per i suoi stessi ideali


PDF -Ricordando Pippo Fava
PDF -Locandina Premio Fava Giovani 2010
PDF -Manifesto premio Fava 2010


http://www.liberainformazione.org/

venerdì 1 gennaio 2010

Difendi la puglia migliore : Nichi Vendola presidente


Alcuni obiettivi raggiunti in questi 5 anni di governo:

1)Il piano casa in versione ecologica (25/07/2009)
2) Politiche Sociali: Protocollo Intesa su misure per persone non autosufficienti (10/07/2006)
3) Rapporto Svimez,Puglia regina del Sud, nel 2007 il Pil è cresciuto del 2%(1,8%l’Italia 0,7%il sud)
4) Il turismo nel solo 2007 inoltre ha visto incrementi di presenze italiane e straniere intorno al 3%
5) La Legge Regionale per limitare le diossine (16/12/2008)
6) Ilva Taranto firmato accordo a Palazzo Chigi sull’Ilva e le emissioni di diossina
da Governo, regione Puglia, azienda, provincia e comune di Taranto.
7) Sette i premi alla Puglia al Forum PA di Roma, risultato eccezionale di una partecipazione innovativa della Regione alle manifestazioni del Forum PA (11-14/05/2009)


Stop ai servizi esterni, 7.600 assunti Piano della Regione: Il nuovo ente assorbirà lavoratori di mense, portierato e 118 negli ospedali per una riduzione costi di 170 milioni. (28/11/2008)
9) Piano Sanità: approvato il nuovo piano che prevede tra l’altro cure di pazienti a casa per quanto il più possibile
10) Precari della scuola, la Regione Puglia: pronti ventidue milioni di euro per ridurre il precariato scolastico
11) L’Onu promuove la Puglia:”terra più accogliente d’Italia” (27/05/2009)
12) Energie rinnovabili: Puglia, prima regione italiana per la produzione di energia eolica (18/06/2009)
13) “Bollenti spiriti”, nuove borse di studio dalla Regione Puglia, 40 milioni di euro a sostegno del desiderio dei ragazzi di proseguire gli studi, accompagnandoli nel percorso (febbraio 2008)
14) Badanti contributi regionali per regolarizzarne 800 (21/10/2008)
15) I successi dell’economia pugliese sulla stampa estera a giugno sul prestigioso settimanale economico francese, «Le nouvel Economiste», a maggio ad occuparsi della Puglia è stato il Times prestigioso giornale londinese
16) Popolazioni migranti: Le politiche e gli interventi per l’accoglienza abitativa, l’albergo diffuso per i lavoratori stranieri stagionali (04/08/2006)
17) Fotovoltaico, la Puglia regione leader in Italia “Il Sole 24 Ore (dati Anie-Gifi riferiti all’anno 2008).
18)Regione Puglia-INPS per i lavoratori in mobilità e CIG: 140 milioni di euro di fonte regionale saranno dunque a disposizione dei nostri lavoratori. (16/04/2009)
19) Referti medici a domicilio: convenzione tra Poste e Regione Puglia (09/07/2009)
20) Bruxelles: la Regione Puglia vince primo premio per legge contro lavoro nero (09/10/2009)
21)Assegno di cura per i malati di SLA triennio 2009-2011 €2.000.000,00 per la prima annualità (10/2009)
22) Dati rapporto Svimez premiano la Puglia: dal 2006 al 2008 la Puglia cresce di più rispetto alla media del Mezzogiorno e d’Italia (+2,6%) e nel 2008, anno di crisi internazionale, perde solo lo 0,2%, meno di tutte le Regioni italiane escluso il Trentino che lascia il 0,1% (18/07/2008)
23) Primi contro il fuoco: indagine Ecosistemi Incendi 2009 diminuzione di incendi tra il 2007 e il 2008 (20/07/2009)
24) Manovra anticrisi: 60 milioni alle zone industriali (17/11/2008)
25) 6,2 milioni per formazione lavoratori (25/08/2009)
26) Bando a sostegno dei lavoratori “somministrati”: stanziamento di 5.200.000 euro (27/04/2009)
27) Assegnato il premio SensoriABILIS per il turismo accessibile (10/10/2009)
28) Piano ‘Welfare to work’ per soggetti più deboli (24/11/2006)
29) Abitare sostenibile: incentivare interventi di elevata qualità e criteri di compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile, ridurre i consumi di energia e acqua, garantire il benessere e la salute degli abitanti, favorire l’utilizzo di materiali naturali e in particolare quelli di provenienza locale (29/01/2008)
30) Potenziati e rifinanziati i bandi anticrisi come chiesto dalle Categorie: Centottanta milioni di euro in più per le imprese pugliesi (04/08/2009)
31) delibera di Giunta Regionale :avvio della ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese (20/10/2009)
32) Politiche Sociali: Protocollo Intesa su misure per persone non autosufficienti (06/08/2009)
33) Alluvioni 2003, la Regione risarcisce gli agricoltori (23/09/2009)
34) Sicurezza degli edifici scolastici pugliesi: subito 20 milioni (marzo 2008)
35) Ritorno al futuro: 40 i milioni di euro stanziati per offrire un’opportunità, in Italia o all’estero, ai giovani laureati pugliesi. In cambio viene chiesto loro stringere un patto attraverso il cosiddetto Contratto etico giovanile (23/04/2009)
36) istituzione del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano (15/03/2006)
37) legge regionale 30 “no al nucleare” (04/12/2009)