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martedì 9 marzo 2010

ESTORSIONI A NARDÒ "PER CONTO DEI MESAGNESI": 4 ARRESTI

Le investigazioni hanno consentito di individuare tre esponenti della Sacra corona unita di Nardò, che hanno spalleggiato, con intimidazioni reiterate, il rappresentante di una ditta del brindisino

di Emilio Faivre
NARDO’ – Quando si parla di estorsioni, il metodo, bene o male, è sempre lo stesso, passa dall’intimidazione, magari senza atti concreti di violenza. Il peso del curriculum criminale può bastare a mettere in soggezione la vittima.Semmai, questa volta, cambia il quadro della questione. Ad agire non è la criminalità organizzata salentina per se stessa, ma, se rientra in azione, lo fa per conto di altri, in un’ottica di scambio di favori. E, dunque, sotto il profilo dell’analisi sociale, l’operazione messa a segno questa mattina dai carabinieri della compagnia di Gallipoli e della stazione di Nardò, al termine di un’indagine durata diversi mesi, svela dinamiche in parte inedite.

La novità, che il procuratore capo Cataldo Motta ha tenuto a rilevare, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta questa mattina presso il comando provinciale dell’Arma, a Lecce, è l’intreccio fra due territori storici, per la Sacra corona unita, per quanto segnati da una relativa distanza: Nardò e Mesagne. Erano i mesagnesi ad avanzare un presunto credito. Sono stati i neretini a tentare di incastrare l’imprenditore, avanzando pretese di denaro.

Quattro le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba, nel cuore di Nardò. Ai domiciliari finisce Salvatore Alligri, 46enne. In carcere, invece, Antonio Duma, 49enne, già sorvegliato speciale e condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso, Roberto Longo, 43enne, in liberà vigilata, già condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso, e Salvatore Maceri, 45enne, a sua volta già condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso. Per quanto riguarda il caso specifico di Alligri, il procuratore capo Motta ha già annunciato “impugnazione, perché con la nuova legge, non sono consentiti, in casi come questi, aggravati dal metodo mafioso, i domiciliari”. La firma sulle ordinanze di cattura è stata posta dal gip Andrea Lisi, su richiesta del pm Guglielmo Cataldi. I provvedimenti sono stati eseguiti da oltre quaranta carabinieri della compagnia jonica, coordinati dal capitano Stefano Tosi, e coadiuvati dal 6° elinucleo di Bari e dal nucleo cinofili di Modugno.

L’estorsione, piaga che s’insinua nella crisi economica

Tutto è nato da una denuncia. Nel dicembre scorso in caserma, a Nardò, si è presentato un noto commerciante del settore agroalimentare. E’ nella querela stessa che emerge il quadro in cui s’insinua la presunta estorsione. La crisi economica, una scure che si abbatte sul settore. Ad inizio del 2009, la decisione, sicuramente medita e mai facile, di cedere le armi. Ovvero, vendere la propria società ad altri imprenditori dello stesso settore. Nel contratto stipulato sarebbe stato previsto il trasferimento, in capo ai nuovi proprietari, sia dei debiti, sia dei crediti maturati nel tempo. Ma nonostante la vendita fosse ormai andata in porto, con la clausola che l’avrebbe sollevato da qualsiasi obbligo, l’imprenditore sarebbe comunque stato avvicinato da Alligri, rappresentante di una società brindisina, creditrice e grossista della precedente azienda agroalimentare, per invitarlo ad estinguere comunque il debito contratto in precedenza.

Motivo? Secondo quanto denunciato, Alligri avrebbe fatto cenno a ragioni d’incolumità personale; ovvero, la società brindisina, secondo lui, sarebbe stata gestita da persone poco raccomandabili e ritenute vicine ad ambienti di criminalità organizzata locale. Meglio pagare, insomma, quei 18mila euro e mettere una pietra su tutto. L’imprenditore si sarebbe però inizialmente rifiutato, portando Alligri a reiterare più volte le richieste, sempre accompagnate da chiari riferimenti alla pericolosità della criminalità brindisina. Fino a quando la presunta vittima non avrebbe ceduto, sottoscrivendo svariati effetti cambiali con scadenza mensili, da 300 euro ciascuno. Pagati, però, solo i primi due e non potendo più versare a causa di nuove difficoltà economiche, l’imprenditore avrebbe posto un definitivo diniego ai versamenti, tanto più che non dovuti.

E, a quel punto, sarebbe entrato in ballo un nuovo personaggio. Non più Alligri, ma Antonio Duma Antonio, ben conosciuto dalla vittima per i sui trascorsi giudiziari. Duma stesso avrebbe informato la vittima di essere stato incaricato dalla ditta brindisina per la riscossione del debito residuo. Ma anche in questo caso, l’imprenditore non si sarebbe piegato. Niente soldi a disposizione, niente versamenti. Poiché le pressioni di Duma non avrebbero avuto gli esiti sperati, si sarebbe a quel punto fatto avanti, in un vero e proprio meccanismo di logoramento psicologico, un nuovo incaricato. Ed ecco comparire un altro pluripregiudicato, Roberto Longo. Ma il tempo sarebbe trascorso senza riscontri, fino a muovere Alligri a ritornare sulla scena, per proporre all’imprenditore un incontro diretto e risolutore della faccenda. Incontro che sarebbe avvenuto, ma alla presenza (di certo inattesa) anche di Duma. Una figura che avrebbe intimorito l’uomo, il quale, per evitare ritorsioni, avrebbe promesso di tornare ad emettere cambiali.

Tant’è. Di denaro sembra davvero che non ne avesse, e di fronte alle inevitabili inadempienze, per convincere il debitore a dare un taglio definitivo, ecco che improvvisamente si sarebbe fatta avanti una nuova figura, quella di Salvatore Maceri, altro personaggio di spicco della malavita di Nardò. E Maceri non si sarebbe limitato agli avvertimenti, arrivando, piuttosto, in uno scatto d’ira, a mollare in faccia all’imprenditore un violento ceffone.

L’uomo, divincolatosi, si sarebbe poi recato presso la caserma dei carabinieri (dov’era già stato in precedenza), presentando una nuova denuncia. L’ultimo atto, prima delle manette. Tutta la vicenda, infatti, è stata tenuta sotto controllo dai miliari, nella sua evoluzione. L’attività d’indagine si è sviluppata con intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, ma anche registrazioni video e riproduzione fotografiche. Importante pure lo studio di tabulati telefonici acquisiti. Migliaia di pagine, per accertare collegamenti ed arrivare all’emissione degli ordini d’arresto.

I neretini in supporto dei mesagnesi: nuove dinamiche

L’imprenditore sarebbe stato scelto, rispetto alla nuova società, per muovere le richieste di denaro, giacché ritenuto probabilmente l’anello debole della catena. “Ma la peculiarità di questa storia – ha spiegato Cataldo Motta -, è l’intervento di tre esponenti ben conosciuti della criminalità organizzata neretina, condannati con il 416 bis. Si tratta di un territorio storico per le vicende della Sacra corona unita, insieme a quello della vicina Galatone. E c’è un collegamento con la criminalità organizzata, sempre della Scu, di un territorio lontano, della provincia di Brindisi”.

Un collegamento importante – ha rimarcato -, perché nell’intimidazione che viene posta in essere, si fa riferimento alla necessità di pagare in quanto, se fosse stata direttamente interessata la criminalità organizzata di Nardò, si sarebbe potuti addivenire ad una conclusione diversa. Per esempio, si sarebbe potuta versare una quota a favore dei detenuti della Scu, e questo avrebbe costituito il pagamento di quanto era ritenuto dovuto. Ma qui – ha proseguito Motta - l’intervento era fatto per conto dei mesagnesi, altro gruppo storico. Uno scambio di favori di carattere interprovinciale. La conferma che si è tornati ad operare in un settore più sommerso, senza manifestazioni clamorose, come attentati incendiari”.

Un’ultima analisi, doverosa, il procuratore Motta, l’uomo che ha piegato la Scu negli anni di piombo, per alcuni meccanismi legislativi che non ha esitato a definire “perversi”. “Ritengo che uno dei mali della giustizia sia l’incertezza della pena”, ha detto, in riferimento al fatto che i tre esponenti fossero a piede libero. “Un esempio esplicativo su tutti: forse Salvatore Padovano sarebbe ancora vivo se non avesse avuto cinque anni di libertà anticipata, cioè se avesse scontato l’intera pena”.

“E’ motivo di soddisfazione la notizia che arriva da Nardò relativa agli arresti effettuati dai carabinieri di quattro autori di estorsioni ai danni di un imprenditore leccese”. Questo il commento a caldo del sottosegretario al ministero degli Interni, Alfredo Mantovano. “Il felice esito delle indagini, avviate nel dicembre scorso a seguito della denuncia della vittima, dimostra ancora una volta che la fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria porta a immediati risultati positivi; ciò deve indurre gli onesti ad affidarsi sempre di più alle Istituzioni. Al comandante provinciale dell’Arma, colonnello Maurizio Ferla, e ai militari della compagnia di Gallipoli ribadisco stima e gratitudine”.

da LeccePrima

3 commenti:

  1. Cleopazzo Angelo10 marzo 2010 11:31

    Da ricordare che il signor Salvatore Alligri nel 1998 era candidato fra le liste del CCD( allora contro cristiani democratici ) a sostegno del candidato Sindaco Rino Dell' Anna.
    E Dell' Anna poi vinse...

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  2. e che vuoi dire anche Enzo Russo è candidato con Vendola.......

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  3. ricordate che il signor de florio che a fatto la denuncia a cuei signori e un grandissimo merda e un bidonista

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