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martedì 26 maggio 2009

ASSALTI PER CARLO




ASSALTI FRONTALI - ROTTA INDIPENDENTE

E ora nella dignita` mi specchio, nella dignita`
del fratello che era insieme a noi nel mucchio, lui ha lottato,
quando ha avuto I' occasione
non ha voltato gli occhi e questa e la lezione da insegnare nelle scuole,
nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere, io porto con me il nome di Carlo Giuliani noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a genova quel giorno, niente rumori di fondo
e noi ali' assedio ai padroni del mondo
usciti dal Carlini, non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
In marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all' orizzonte e gi` alto denso e nero
e un bel dito medio alzato dritto verso il cielo

Noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l'onda umana sale alta, potente

Il venti luglio è segnato è un segnale
il venti luglio per noi e I' introduzione alla guerra globale
ho studiato strade, tutta la cartina, ma ormai la Palestina è Genova e Genova in Argentina
dietro contadine in marcia dalla a Fancia
davanti bocche dei fucili puntate alla pancia
elicotteri battono il cielo, motoscafi il mare
ministri infilano mimetiche per comandare
ed arrivano, li vedo arrivare
ho già` negli occhi le bombe da intervento speciale
eccoli arrivano i carabinieri, i mercenari
oggi sono pronti a fare straordinari
noi ci stringiamo, ci facciamo forza a vicenda
ci passiamo acqua
e intanto cresce la faccenda
è un tempo questo pieno di violenza
e su strade senza tempo noi facciamo resistenza.

Noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente ...
e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite
e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite ...

Ci siamo dentro ormai
ormai è ovunque la battaglia
meglio muoversi in fretta e muoversi in passamontagna
parlare ora di non ... nonviolenza
a questo punto a inutile nella mia esperienza
attaccano col gas combinato col cianuro
poi le pistole sparano per stare più al sicuro
hanno studiato bene quelli, sanno che il panico
ti penetra alla gola, ti afferra lo stomaco
ma non spegni il sole solo perchh chiudi gli occhi
e noi in combinazione difendiamo i nostri blocchi
comunità le fermiamo, diamo ossigeno all' aria
barricate le alziamo e respiriamo nell' aria incendiaria
mentre mezzi militari vanno a palla sui viali
addosso alle persone, ma siamo persone speciali
avanziamo e indietreggiamo come una molla
mentre ambulanze prendono feriti tra la folla
un blindato è li, rimane in panne
e svuotato e dato in cibo alle fiamme
siamo una folla chiara promessa al ricordo
in marcia nel mondo gettando grano fecondo, siamo in tanti, siamo da tutte le parti
e Carlo fino ali' ultimo è rimasto davanti
fino a alzarsi, con un estintore in primo piano
lui ha insegnato a vedere cos'h un essere umano.

Noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente...

Noi andiamo avanti, andiamo oltre i limiti
siamo un sole che sorge tra colori lividi
e nessuno pur spegnere il sole
nessuno pur imbrigliare sei miliardi di persone

Gli Assalti Frontali sono un gruppo hip hop italiano di Roma nato nel 1991. Sono noti per il loro impegno politico, esplicitamente rappresentato anche nella loro musica. Gli Assalti Frontali nascono nel 1991 dalle ceneri del collettivo romano Onda Rossa Posse e dalle trasmissioni di Radio Onda Rossa. Grazie ad autoproduzione e distribuzione indipendente nell'ambiente universitario e dei centri sociali, l'Onda Rossa Posse vendette circa diecimila copie dell'album Batti il tuo tempo. Batti il tuo tempo”, autoprodotto con il sostegno dello spazio occupato “32” di Via dei Volsci è il lavoro che ha fatto conoscere questo gruppo in tutta Italia per i testi mai banali e pregni di poesia urbana e desiderio di lotta. Dopo quell'anno inizia l'esperienza Assalti Frontali, un gruppo aperto che di volta in volta ha avuto dentro la sua formazione artisti come Castro X, NCOT, 00199, Brutopop, Ice One, Lou X, Valerio AKA Guerra, SanSante, Sioux, Penni, LaTLaO, oltre alla presenza costante di Militant A che ha permesso la produzione di dischi divenuti ormai leggenda nell’hip-hop italiano, come "Terra di nessuno” (autoprodotto 1992), "Conflitto" (autorprodotto e distribuito da il manifesto cd - 1996), "Banditi" (primo – ed ultimo – con una major, la Bmg, 1999), e concerti in tutti i posti occupati del paese, sui camion durante le manifestazioni, all'estero in occasione di azioni di solidarietà come a Valona o a Gerusalemme est. Il grande contributo di decine di fratelli e sorelle che hanno partecipato anche solo per poco all'esperienza di Asalti Frontali e la predisposizione a mutare mantenendo ferma la sua identità militante nelle lotte che si sono succedute in Italia e nel mondo è stato il motore che ha permesso di trovare sempre forza e ispirazione in tutti questi anni. Nel 1993 partecipano alla colonna sonora di "sud", film di Gabriele Salvatores, per cui hanno scritto la canzone che apre la pellicola. Nel 2008 Assalti Frontali producono il disco numero sette, “Un’intesa perfetta”, prodotto con la stessa formazione del precedente e ancora a Torino a Casasonica. Tra gli estratti di quest’ultimo lavoro discografico ricordiamo “Enea Super Rap”, un rifacimento in rap dell'Eneide di Virgilio, nata da un incontro degli Assalti Frontali con i ragazzi di una scuola elementare romana. Nella canzone Enea è un migrante che fugge dalla guerra (come tanti che arrivano nel nostro paese, dopo viaggi stremanti, senza permesso di soggiorno), e da clandestino arriva sulle coste del Lazio e fonda Roma . Il testo di questa canzone, è stato poi rivisitato dagli stessi Assalti Frontali in una nuova versione: “il rap di Enea - No Gemini Day and Night”. Il remake diventa la colonna sonora delle contestazioni scolastiche e universitarie contro i tagli del decreto 137 e della legge 133. Per finanziare e promuovere i coordinamenti dei genitori insegnanti e il coordinamento “ Non Rubateci il Futuro”, nel dicembre del 2008 il brano diviene un mini cd in tiratura limitata. Da “Un’intesa perfetta” esce un video della canzone “Mappe della libertà” girato e montato da Esa. In occasione del 1 dicembre, Giornata Mondiale Contro L’AIDS, Assalti Frontali realizzano il brano "Quando sei lì per lì” per la Campagna di Prevenzione Aids 2008. Il brano parla del preservativo in modo esplicito per avere una sessualità serena. Continuate così ragazzi.

29 – 30 Maggio 2009 Nardò

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La campagna elettorale per il rinnovo del consiglio provinciale e del parlamento europeo vede il "Movimento per La sinistra" impegnato con convinzione ed entusiasmo a sostegno delle due liste che ne sono espressione : "Sinistra e Libertà" e "Sinistra per il Salento". Queste settimane ci vedono impegnati nelle piazze e nelle strade dei quartieri della nostra città a parlare con le persone, a raccoglierne perplessità, delusioni, malcontento, come pure aspettative, speranze e bisogni. Consideriamo infatti quest'impegno elettorale un'occasione importante per riallacciare il rapporto

diretto con gli uomini e le donne, con i giovani e le giovani di questo paese, per illustrare il grande, ambizioso progetto di Nichi Vendola di "una" sinistra, che riunisca tutte le anime e le identità dei partiti già esistenti, e sia pure espressione di chi sente la necessità di un'azione politica alternativa e "di parte", decisa, convinta, incisiva.

La nostra campagna elettorale, autosovvenzionata per spese e presenze, sta vedendo tutti gli aderenti del Movimento per La Sinistra di Nardò coinvolti e impegnati personalmente a sostegno di questo progetto e del suo programma.

Tra le varie iniziative due sono gli appuntamenti che riteniamo qualificanti :
29 maggio comizio di Imma Battaglia e Claudia Raho, un comizio di piazza come nella tradizione storica della sinistra italiana;
30 maggio conversazione pubblica del prof. Luigi Bosco dell'Università di Siena su "Economia e Felicità", una visione originale e inconsueta dei meccanismi economici nell'ottica del perseguimento del benessere per tutti.
Entrambe le manifestazioni si svolgeranno a Nardò in Piazzetta delle Erbe alle 19.30.

Per il "Movimento per la Sinistra" - Nardò
Claudia Raho

UNA STORIA ITALIANA

Mauro Rostagno è stato ammazzato dalla mafia ventun anni fa. E' stato ammazzato per far tacere le sue trasmissioni con cui tutti i giorni denunciava amministrazioni locali e malavita organizzata. E' stato ammazzato alla vigilia di un potenziamento del segnale della sua stazione trasmittente che avrebbe esteso il suo ascolto dalla provincia di Trapani a tutta la Sicilia. E' stato ammazzato, verosmilmente, anche perché era sulle tracce di un gigantesco traffico di armi che coinvolgeva mafia e servizi segreti. Ma è stato ammazzato soprattutto all'indomani della sua pubblica e conclamata incriminazione comemandante, insieme ad altri ex dirigenti di Lotta Continua, dell'omicidio, avvenuto diciassette anni prima, del commissario Luigi Calabresi. Questo è stato sicuramente l'elemento scatenante che, delegittimandolo come ex-terrorista agli occhi dell'opinione pubblica, ha messo la mafia sull'avviso che il «momento giusto» per mettere a tacere Mauro era arrivato. Mauro è stato ammazzato dalla mafia e per qualsiasi persona onesta e di buon senso non c'era, fin da subito, alcuna possibilità di ipotizzare un movente del suo omicidio diverso dalla volontà di interrompere le sue denunce svolte con l'intelligenza, la creatività e il rigore che lo avevano sempre caratterizzato. Ma ci sono voluti ventun anni perché questa verità evidente venisse fatta propria dal documento giudiziario che da ieri prescrive la «custodia cautelare» per due mafiosi già in carcere. E' il risultato di una rigorosa inchiesta, ripresa dopo che la denuncia e le pressioni di migliaia di cittadini hanno invalidato le conclusioni della magistratura trapanese e di una folta schiera di giornalisti che perseguivano e pubblicizzavano piste differenti per evitare di riconoscere a Mauro Rostagno quello che, una volta morte, non è mai stato negato a tutte le altre vittime della mafia, con l'eccezione - anche qui per anni - di Peppino Impastato. Dopo aver tenuto in assoluto non cale la evidente coincidenza tra l'uccisione di Rostagno e la sua incriminazione per l'omicidioCalabresi, si era voluto dapprima sostenere che Mauro era stato ucciso dai suoi ex compagni di Lotta Continua per bloccarne la deposizione con cui avrebbe confermato l'impianto accusatorio che aveva portato all'incriminazione e all'arresto di Sofri, Bompressi e Pietrostefani per l'omicidio Calabresi. Questa tesi era stata avanzata da un ufficiale dei carabinieri che ne aveva attribuito la paternità al giudice istruttore del procedimento per l'omicidio Calabresi (il quale ha negato quella paternità, senza però procedere, come era suo dovere, contro l'ufficiale che gliela aveva attribuita). In ogni caso quella tesi era stata «tirata fuori» e sbandierata per la prima volta - anzi urlata nel corso di un'intera seduta - dal legale di parte civile della famiglia Calabresi durante il processo di appello contro Sofri, Bompressi e Pietrostefani, come prova del carattere criminale degli imputati e dell'organizzazione Lotta Continua, di cui si è sostenuto a lungo che era un'organizzazione ancora attiva (a vent'anni dal suo scioglimento) e dedita ad attività terroristiche.
La famiglia Calabresi, che ha seguito tutte le udienze di questo interminabile procedimento, e che ha avutomolteplici occasioni e ampie ragioni per deplorare i toni e il modo con cui era stata condottala campagna di denuncia contro il commissario, non ha ritenuto, né allora né in seguito - quando era ormai emersa l'assoluta infondatezza di questa calunnia - di dissociarsi da modo in cui la difesa di parte civile ha condotto la criminalizzazione di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Dopo Lotta Continua è stata la volta di Saman. Il delitto, si è sostenuto, con inchieste giudiziarie, trasmissioni televisive in prima fascia, libri, false inchieste e corsivi di quotati columnist di tutte le parti, era maturato negli ambienti della comunità di cui Mauro era uno dei responsabili, per mettere a tacere traffici di droga che si svolgevano al suo interno. Altre persone incriminate - questa volta anche arrestate - e un'inchiesta finita in fumo per assoluta mancanza di indizi. Nel tritacarne di quella inchiesta è stata messa, con provvedimenti giudiziari e arresti corroborati da autorevoli avvocati e giornalisti, Chicca, la compagna di Mauro: con una pubblica esibizione di tutti i particolari, intimi quanto irrilevanti, della sua vita personale, elevandola per alcuni mesi al rango di «vedova nera», mandante o complice dell'assassinio del suo compagno. Una sorte che prima di allora era toccata solo, negli anni '50, alla vedova del commissario Tandoi, messa alla gogna per proteggere gli assassini mafiosi del marito. Le vicende delle indagini sull'assassinio di Rostagno sono uno spaccato del modo in cui l'informazione è stata governata e la mafia è stata coperta in questi ultimi vent'anni e, ovviamente, anche prima. Perché il delitto all'origine di tutte queste vicende, e per il quale sono stati puniti, è la partecipazione di Mauro Rostagno, come quella di Sofri, Bompressi e Pietrostefani al movimento del '68 e alle lotte sociali degli anni seguenti. Una tesi alla fine ammessa anche dal finto avvocato difensore di Leonardo Marino.
di Guido Viale

da Il Manifesto

Pisa - OCCUPATO IL RETTORATO: Contro l'aumento delle tasse l'Onda non si arresta

Pisa - Lunedi 25 maggio : Prendiamo in ostaggio chi aumenta le tasse! Occupato il rettorato! Si è tenuta questa mattina l'assemblea di Lettere sulla questione dell'aumento delle tasse, ci saranno oggi pomeriggio le assemblee di facoltà di Scienze e Ingegneria. Gli studenti di lettere hanno occupato il rettorato contro l'aumento delle tasse, decisi a tenerselo fino a quando il Cda non accetterà un confronto.Domani, Martedì 26 Maggio, verrà approvato un nuovo aumento delle tasse, che mira a dividere il corpo studentesco, a scaricargli addosso i costi della crisi, portandosi dietro un’ ideologia aziendalista del merito e della gestione dell’università.
Non siamo nuovi a questo genere di prevaricazioni. Nel corso degli anni gli studenti hanno capito che la pratica del lancio di un presidio, seguito dal blocco delle sedute del senato accademico o de cda era riproducibile ed efficace.

Questo schema negli ultimi tempi ha collezionato una serie di successi (si pensi al blocco della commissione che avrebbe dovuto limitare la possibilità di accesso agli spazi universitari). La sua efficacia e la sua trasparenza, hanno in più occasioni messo seriamente in crisi il governo dell’università, che ha dovuto organizzarsi per una controffensiva.

Non era tollerabile per il rettore, per Baggiani, Grasso e per tutti quelli che imporre il loro potere, trovarsi davanti un corpo studentesco e precario capace di esercitare reale meccanismo di controllo sulle loro decisioni, attraverso l’azione politica diretta.
E’ per questo che il rettorato ha dovuto ristrutturarsi e ha militarizzato i vari senati accademici. Il momento culminante è stato il cda sul bilancio, che si è svolto dentro un Palazzo blindato da agenti della digos e della polizia in borghese, con la celere schierata in strada, mentre gli studenti che cercavano di entrare venivano violentemente respinti.
Di fronte a questo nuovo aumento delle tasse, che dovrà essere approvato, naturalmente, in periodo di esami e di difficoltà per gli studenti di mobilitarsi, noi, l’Onda che ha riempito le piazze a partire da Ottobre, l’eccedenza che non si fa ingabbiare da questi dispositivi di controllo, abbiamo scelto di occupare Palazzo alla Giornata.
Questa non vuole essere solo un’occupazione simbolica, ma un blocco che si protrarrà fin quando il punto inerente all’aumento delle tasse non verrà ritirato dall’ordine del giorno del c.d.a di domani.

Sappiamo quale forma di ricatto pensano di mettere in campo: domani si discuterà, fra i vari punti, anche quello inerente alla stabilizzazione di alcuni precari tecnici-amministrativi, una conquista ottenuta attraverso le lotte di questo anno. Lo vogliamo mettere in chiaro da subito: nostra intenzione è impedire l’aumento delle tasse, il Rettore si prenderà la piena responsabilità di eventuali decisioni che possano impedire, rallentare, ostacolare la stabilizzazione del personale tecnico-amministrativo…



Oggi abbiamo preso in ostaggio il rettorato. A chi mesi fa ci dava per morti rispondiamo con il sorriso di chi sa di lasciarsi alle spalle questa università, i suoi rettori, i suoi
baroni, valvassori e valvassini, bianchi, rossi o a pallini.
Perché noi siamo il futuro, loro solo una triste appendice, il disastro del presente.
da uniriot

lunedì 25 maggio 2009

SACERDOTE PEDOFILO

Un sacerdote di Nardò (LE) è stato condannato, in primo grado, a 3 anni e mezzo di carcere, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici (era docente di religione) e interdizione ad avvicinare i minore anche se per il solo catechismo (Gazzetta del Mezzogiorno del 24 giugno).
"Stupore, sgomento e condanna eccessiva" è il commento, riportato sul Nuovo Quotidiano di Puglia di oggi 25/5, come manifestato dalla diocesi di Nardò ed dai fedeli della parrocchia di S.Caterina, retta da don Enzo Greco, "stimato sacerdote" per i diversi impegni profusi nel sociale...aveva costituito una banda per ragazzi, chiamata "La cittadella dei ragazzi".
Per il prete però ora la musica cambia. Si è già pensionato. Le colpe addebitategli: aver in borghese per anni adescato nei modi più gravi ("offerte" di materiale pornografico, invito in macchina con la presenza di un giovane di colore, varie insistenze) un pastorello di Erchie.
Il ragazzo, divenuto adulto, aveva denunciato tutto ai carabinieri che, dal numero della targa dell'auto, usata dal Greco, sono risaliti alla sua ufficiale identità!
E' sconcertante come diocesi e fedeli per il buon credito della loro comune ideologia confessionale, scoprano il fenomeno e sorvolino sulla gravità di un comportamento distorto per percentuale il più diffuso negli ordini religiosi.
Giacomo Grippa, circolo Uaar Lecce

G8 GENOVA 2001


Prima di Genova l’Italia aveva ospitato altri due summit internazionali, uno a Venezia nel 1987 e l’altro a Napoli nel 1994.
Proprio da Napoli vorrei partire. Nel ’94 infatti il G7 (ancora la Russia non faceva parte dei potenti della terra) di Napoli era stato un grande successo per l’Italia e per il capoluogo campano, un evento che la città aveva saputo sfruttare. E’ nel G7 di Napoli che viene stabilito che le politiche sul lavoro dei singoli stati verranno concordate stabilmente e che di concerto con gli organismi internazionali; il G7 stabilirà i principi generali a cui tutti si devono conformare. E’ proprio a Napoli che nasce la parola no-global (dico la parola perché come movimento non esistono ancora) e nasce per un equivoco in quanto, era nato il global forum, il movimento che si era creato si chiamava no –global forum ma per i giornali era una parola troppo lunga. Il termine no-global in inglese non vuol dire niente (nessun globale) non ha un significato, però è un marchio che piace.
I movimenti che sono nati per rispondere ai potenti del mondo, combattono il neo-liberismo che vede il denaro, il profitto, come unico motore della società.
Certamente attaccano anche le multinazionali che, con il loro enorme potere, condizionano le scelte dei singoli governi, indirizzandole verso politiche non sostenibili da un punto di vista ambientale ed energetico, non rispettose delle esigenze locali e dannose per i lavoratori.
Dopo Napoli, dove tutto si è svolto senza particolari preoccupazioni, si vola verso gli Stati Uniti a Seattle, in occasione del Millennium Round, la riunione dei 134 ministri dell’economia di tutto il mondo. Scendono in piazza molte migliaia di persone e il bilancio è di 500 arresti e ingenti danni economici.
Dopo Seattle è il turno di Davos; poi Praga, Nizza fino alla contestazione di Napoli nel marzo 2001 in occasione del vertice sul Digital Devide (divario tecnologico).
Gli scontri avvenuti a Napoli rappresentano una novità per il paese e le forze dell’ordine reagiscono con particolare fermezza (c’era in carica un governo di centrosinistra).
In occasione del vertice europeo a Goterborg 15 Giugno 2001, ci sono nuovi scontri e questa volta il bilancio è più pesante: un manifestante di 19 anni viene gravemente ferito da un proiettile sparato dalla polizia. Il ragazzo è un “black block” un’altra novità nel panorama della contestazione radicale. I “black block” sono un movimento nato negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90, si tratta di giovani che esprimono il loro rifiuto verso qualsiasi forma di globalizzazione e lo esprimono attraverso azioni violente.
Per Genova è sempre l’evento è sempre più vicino.
In quel periodo in Italia nascono vari coordinamenti di protesta. Il Genoa Social Forum di Vittorio Agnoletto che si inizia a riunire già dal 2000. Le istanze sono svariate: dalla richiesta di cancellazione del debito dei paesi più poveri al no alla privatizzazione dell’acqua, dalla possibilità di accesso ai farmaci per le popolazione del terzo mondo alla riconversione dell’industria militare. Lo slogan era “Voi otto noi sei miliardi”.
Un’altra figura dello scenario Italiano è quella di Luca Casarini, leader delle tute bianche, l’ala radicale del movimento, i cosiddetti “Disobbedienti”, giovani vicini agli ambienti dei centri sociali.
E’ il 18 Luglio del 2001 a Genova migliaia di giovani si ritrovano ad ascoltare il concerto di Manu Chao e dei 99 Posse. Non ci sono episodi di violenza, così come pacifica è la manifestazione dei 50.000 “migranti” del 19 Luglio.
20 Luglio 2001 la città di Genova completamente militarizzata e suddivisa in tre zone una “verde” dove è consentito manifestare liberamente, una “gialla” dove la circolazione è limitata e la tristemente famosa “zona rossa” con grate di cinque metri di altezza a protezione del vertice. A orchestrare la situazione c’era il neoeletto Silvio Berlusconi da poco più di un mese presidente del consiglio (11 Giugno 2001) e il Ministro degli Interni Claudio Scajola che ha il compito di coordinare e garantire la sicurezza.
Vari cortei si snodano ognuno con i loro slogan e con il loro modo di protestare.
I black block mettono a ferro e fuoco la città, indisturbati, fino ad arrivare al carcere di Marassi. C’è molta confusione in quelle ore una cosa è certa che ha inizio una vera e propria guerra per le strade.
A sostegno dei carabinieri, viene mandato il “Battaglione Sicilia” quello in cui presta servizio Mario Placanica che come egli stesso racconta si sente male forse per i lacrimogeni e si ripara in un defender. Lo stesso defender che poco dopo rimane isolato in Piazza Alimonda e caricato dal corteo. Alle 17:27 del 20 Luglio 2001 in Piazza Alimonda parte un colpo di pistola dal fuoristrada dei carabinieri e un ragazzo si accascia a terra privo di vita, era Carlo Giuliani che muore sul colpo. Ma non finisce qui; il giorno successivo alla morte di Carlo si decide di stanare i Black block. Lo si poteva fare benissimo prima perché all’interno del corteo erano facilmente individuabili soprattutto per l’abbigliamento, tutto nero appunto, e per una particolarità che marciavano a ritmo di tamburi. Il luogo indicato è la scuola Diaz e la sera del 21 Luglio la polizia sfonda la porta ed entra. Inizia la violenza arbitraria nei confronti dei manifestanti che dormivano all’interno. Si è parlato di macelleria messicana.
Poco tempo fa una nuova ricostruzione video fatta dalla BBC dimostra che è un agente ad introdurre nella Diaz bottiglie incendiare usate come prova per giustificare lo scempio o come i bastoni e le spranghe di ferro recuperate in un cantiere all’interno della scuola (in quel periodo si stava rifacendo il look della Diaz).
Oltre alla morte di Carlo Giuliani, al massacro fatto nella scuola Diaz, c’è Bolzaneto.
Il carcere di Bolzaneto si trova fuori dalle mura della città e doveva essere usato come centro di identificazione, foto segnalamento e rivelamento delle impronte digitali. Dall’immatricolazione all’infermeria per una perquisizione come da prassi. Tutto questo ovviamente non è successo perché il carcere si e’ trasformato in un vero e proprio campo di concentramento e gli arrestati erano sottoposti a vere e proprie torture di ogni genere. Venivano strappati i piercing dal corpo, dovevi camminare a 4 zampe, dovevi gridare “viva il duce” altrimenti erano botte, gli agenti in fila indiana e l’unica possibilità per accedere al carcere era quella di passare in mezzo, un poliziotto racconta che "nella polizia c'è ancora tanto fascismo, c'è la sottocultura di tanti giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della penitenziaria". Solito scarica barili.
C’era un vero e proprio gioco di posizioni che si faceva a Bolzaneto:
Cigno: inpiedi faccia contro il muro, braccia alzate e (a volte) appoggiate contro il muro, gambe divaricate.
Sospeso: in piedi al centro della stanza senza potersi appoggiare.
A “L”: in ginocchio con le gambe a squadra contro il muro.
A “X”: Schiena contro il muro con le arti divaricati.
Ballerina: mani in alto in punta di piedi e con alcune dita poggiate al muro.
Musulmano: accovacciato con testa appoggiata a terra e mani sulla nuca.
Fetale: per terra con la testa tra le gambe.
A palla: per terra, raggomitolato.
A stantuffo: per terra, raggomitolato ma costretto a fare dei balzi durante l’accompagnamento ai mezzi per le traduzioni.
Ci sono troppe cose da dire ma mi fermo qui.
Il G8 si chiude con: 1 morto, 560 feriti, 360 tra arrestati e fermati, 25 milioni di danni, 62 manifestanti sotto processo e 85 tra le forze dell’ordine.
A distanza di otto anni dai fatti del G8 il processo a Mario Placanica è stato archiviato il 5 maggio del 2003, legittima difesa. E’ stato anche congedato dall’Arma perché “non idoneo per infermità dipendente da cause di sevizio”.
Nessuno degli agenti si farà un minuto di galera perché il processo ormai è caduto in prescrizione.
Per la scuola Diaz il verdetto sono stati chiesti 110 anni di pena complessiva nei confronti di 28 poliziotti, tra i quali figurano funzionari di vertice come Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, accusati di falso ideologico, calunnia e arresto illegale.
Il 14 luglio 2008 si è nel frattempo concluso il processo per le violenze e i soprusi nella caserma della Polizia di Bolzaneto, con 15 condanne da 5 mesi a 5 anni e 30 assoluzioni: il mondo politico e l'opinione pubblica si dividono sulla sentenza.
76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione: era la condanna complessiva chiesta l'11 marzo 2008 dai PM Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, dopo sette udienze e 200 testimonianze da parte delle vittime, per i 44 imputati.
Massimo Luigi Pigozzi, l’agente che strappò le dita a Giuseppe Azzolina. Lui è stato sospeso da tempo, ma per un’altra storia: avrebbe violentato due prostitute straniere nelle guardine della Questura di Genova.Gli altri dodici, due erano medici, restano ben saldi al loro posto.
30 ottobre 2007 - La votazione in commissione Affari costituzionali della Camera ha respinto l’istituzione della commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova del 2001. Italia dei Valori e Udeur hanno votato con l'opposizione facendo bocciare, con 22 voti contro 22, la proposta del centrosinistra.
Restiamo in attesa. Ubriachi di giustizia.

ASCANIO CELESTINI - POVERI PARTIGIANI






ASCANIO CELESTINI - POVERI PARTIGIANI

Poveri partigiani portati in processione,
nei telegiornali, alla televisione,
sopravvissuti un tempo alle fosse comuni,
ma seppelliti in questo tempo dall’informazione.

Sfilano il 25 aprile, con le medaglie appese alle bandiere
accanto alle mogli dei sottosegretari appena uscite dal parrucchiere
dicono sottovoce: “viva la costituzione
ma adesso è tardi mi chiude la posta... devo prendere la pensione…”

Poveri deportati che mostrano la matricola alle telecamere
tra una pubblicità e l’altra il tetro tatuaggio
“questo sterminio vi è gentilmente offerto da una bibita gassata e da un famoso formaggio”

Poveri nomi e cognomi dei caduti di tutte le guerre
che stanno sempre sulla bocca degli onorevoli politici
con tutti quei morti in bocca c'avranno sicuramente un alito pesante
la loro lingua è un camposanto... dove resuscitano ogni tanto…

Poveri morti di Nassirya che forse ci credevano davvero
chi muore muore con onore... chi sopravvive vive nel dolore
povero Nicola Calipari che gli hanno pure intitolato un’isola pedonale
sarà contenta la moglie che ha sposato
una zona a traffico limitato?

Poveri parenti degli eroi, che almeno per un giorno
sono stati eroi anche loro, nei funerali in mondovisione
ma appena il giorno dopo, erano morti anche loro…
erano morti… che ricordavano altri morti.

Ma voi:

Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
Ricordate i morti ma ricordateli vivi
….

"Parole sante", album premiato con il Premio Ciampi 2007 come "Miglior debutto discografico dell'anno"
Trasmesso nella puntata di "Parla con me" precedente al 25 aprile.


Ci sono due palazzi.

Uno è il centro commerciale con la sua bella insegna, il tetto iperbolico e le vetrate lucide che lo fanno sembrare un autogrill da superstrada per Marte. L'altro, un parallelepipedo dritto pensato da qualche geometra con le coliche è il call center. Uno è fatto per essere guardato e infatti lo vedono tutti. L'altro è invisibile un po' perché non fa piacere vederlo, un po' perché il gemello sgargiante che gli sta accanto si prende tutta l'attenzione. Però si fa sentire. Ci parli al telefono quando ti chiama a casa per venderti un aspirapolvere o un nuovo piano tariffario. Ci parli quando chiami il numero verde scritto sull'etichetta di una bevanda gassata o un assorbente interno. Accanto ai gemelli di cemento armato ci passa la strada e intorno ci sta la borgata. Affianco alla borgata ci sta la città, o forse è il contrario. E in mezzo ci si muove il popolo.

Il popolo che è un bambino.

Si arrabbia per le ingiustizie, si commuove davanti al dolore, si illude e si innamora. Poi spenge la televisione e va a dormire sereno. Il popolo lavora, guadagna e spende. L'hanno convinto che l'economia funziona così. Bisogna far girare la ruota. Ma poi tra i neon del centro commerciale e i telefoni del call center qualcuno smette di girare. Forse è solo il bruco che esce dal buco, il cadavere che prova a resuscitarsi da solo. Forse è il ladro e si rende conto che non basta rubare ai ladri per pareggiare i conti. E infatti è un collettivo di lavoratori, ma è anche un pezzo di popolo. Christian dice "abbiamo incominciato perché non avevamo niente da perdere". Maurizio dice "quel posto è come il Titanic. Il transatlantico affonda e i passeggeri fanno finta di niente. Ma noi non affonderemo cantando".

Parole sante!

Docenti italiani per Berlusconi

Illustre Presidente del Consiglio,
è con vero piacere che la nostra Associazione sottoscrive e promuove questo pubblico riconoscimento alla Sua inestimabile opera. La scuola italiana è da tempo piagata dallo squilibrio che negli anni ha trasformato il corpo docente in un petulante gineceo, privando alunni ed alunne del necessario esempio virile e di una mano sicura capace di accompagnare ragazzi e ragazze alla scoperta della vita.
La sovrabbondanza di personale docente femminile, figlia delle malsane idee educative propagate dai catto-comunisti e dalla canea femminista, ha trasformato le scuole del paese in un luogo nel quale si coltiva la formazione di personalità deboli ed incerte.
La figura del docente, svalutata dalla debolezza femminile, ha così perso la sua autorevolezza e la sua capacità di preparare i nostri giovani ad affrontare la vita con la sicurezza e la coscienza dei propri mezzi che deriva dal poter contare su esempi forti e non equivoci. Il dilagare dell'omosessualità nel nostro paese ne è la migliore dimostrazione, la scuola è il Cavallo di Troia attraverso il quale la debolezza di spirito, la perversione e la promiscuità sono state introdotte nelle menti dei nostri giovani, producendo ogni anno un numero sempre maggiore di italiani privi dei necessari attributi e di italiane impreparate a ricoprire il ruolo di moglie e madre con la necessaria abnegazione e il necessario rispetto dei ruoli.
Oggi, grazie al Suo esempio, possiamo legittimamente sperare in un'inversione di tendenza, che consenta finalmente ai pochi docenti rimasti di dispiegare tutto il loro potenziale educativo. Oggi grazie a Lei possiamo raccogliere il nostro coraggio e dedicarci senza paura all'educazione dei nostri ragazzi e ragazze, ricostruendo l'antico e giusto rapporto di sudditanza degli alunni verso i docenti, loro maestri di vita.
Grazie a Lei da domani non avremo più timore ad intraprendere le necessarie azioni educative, le intimidazioni femministe non ci spaventano più. Da domani potremo fieramente, e a viso aperto, dedicarci in prima persona all'educazione sessuale e sentimentale delle allieve, fornendo allo stesso tempo gli allievi del corretto modello comportamentale, ristabilendo così il rispetto delle gerarchie attraverso la sottomissione esemplare al docente.
Il paese tutto ne avrà grande giovamento, liberi da condizionamenti e dalle critiche dei moralisti rossi potremo finalmente introdurre le nostre giovani allieve ai piaceri della vita senza interferenze, fornendo loro quelle conoscenze e quelle attenzioni, rifiutate loro da genitori sempre più assenti, senza le quali sarebbero costrette ad affrontare disarmate le difficoltà della vita. Ma allo stesso tempo impedendo loro, e ai loro giovani compagni di riempirsi la testa con idee tanto confuse, quanto pericolose per la conservazione delle radici giudaico-cristiane del nostro paese e per la sua reputazione virile.
Grazie allo stimolo del Suo esempio ci siamo riuniti e abbiamo deciso che fin da subito abbandoneremo ogni residuo timore e ci butteremo anima e corpo in questa che è una vera e propria sacra missione. Non lasceremo nulla di intentato e non trascureremo una sola delle delle nostre allieve, pronti ad affrontare le eventuali reazioni di genitori degenerati a testa alta e senza vergogna, ignorandole con fierezza, come Lei ha ignorato con fierezza e grande eleganza il lamento della Sua consorte, incapace di comprendere la grande missione che Lei, in qualità di leader del paese, ha intrapreso con grande sprezzo degli ipocriti moralisti e dei rischi fisici connessi alla sua età senatoriale.

Con imperitura riconoscenza

Roma, 25 maggio 2009

Ernesto Girolimoni
Segretario Generale AIDV
(Associazione Italiana Docenti Virili)

da Indymedia

domenica 24 maggio 2009

SCUOLA & GIOVANI

Lettere dei dirigenti per chiedere soldi. Manca tutto: dagli insegnanti alla carta
"Gli istituti vantano un credito di un miliardo dallo Stato e i fondi residui sono finiti"

Scuole, una colletta tra le famiglie
"Troppi tagli, dovete aiutarci voi"

di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Per salvare la scuola pubblica dalla bancarotta i genitori devono mettere mano al portafogli. Più di 250 dirigenti scolastici dell'Asal (l'Associazione scuole autonome del Lazio) hanno consegnato ai genitori una lettera sulla "grave situazione finanziaria". Faremo "di tutto per garantire il diritto allo studio e, nello stesso tempo, il contenimento della spesa - scrivono - Ma nelle attuali condizioni le due cose non sono più conciliabili e diventa indispensabile il versamento del contributo deliberato dal Consiglio d'istituto per contribuire alla sopravvivenza". Insomma: senza l'intervento dei genitori la scuola pubblica si ferma. "Non è una situazione nuova - spiega Paolo Mazzoli, presidente dell'Asal - ma ora è diventata grave e, per il prossimo anno, è giusto che l'opinione pubblica conosca la realtà".

La situazione è critica ovunque. Le scuole italiane, in questi cinque mesi del 2009, non hanno ricevuto neppure un centesimo per le cosiddette spese di Funzionamento didattico-amministrativo (toner, fotocopie, cancelleria, detersivi), i fondi per le supplenze sono stati ridotti del 40 per cento e per le visite fiscali, obbligatorie col decreto Brunetta anche per un giorno d'assenza, non ci sono fondi. Mancano, inoltre, i soldi per i corsi di recupero estivi nella scuola superiore che coinvolgeranno mezzo milione di studenti. Finora, gli istituti hanno tamponato con i cosiddetti residui di bilancio che sono presto svaniti. "Le scuole - segnala Francesco Scrima, leader della Cisl scuola - vantano un credito nei confronti dello Stato per un miliardo di euro". Dal 2007 il budget per le supplenze è stato ridotto di 250 milioni. E da ottobre le scuole sono costrette ad richiedere, e pagare, alle Asl le visite fiscali anche per un solo giorno di malattia.

"Abbiamo calcolato - spiega Mazzoli - che la spesa complessiva nazionale per pagare i medici di controllo si aggira attorno ai 100 milioni". Ma non è dato sapere se il calo delle assenze di questi mesi compensa questa spesa aggiuntiva. Così le scuole sono costrette a richiedere "contributi volontari" alle famiglie che oscillano tra i 20 ai 120 euro l'anno. Il ministero sa perfettamente che la scuola sta per crollare sotto il peso dei debiti. Basta vedere le tante interpellanze presentate in aula e in commissione. Le ultime sono del 21 e del 12 maggio, dell'8 aprile e del 5 marzo. Il grido d'allarme arriva dalle scuole di Parma, Piacenza, Settimo milanese, Crema, Bologna, Firenze, Palermo. E qualche settimana prima da Lecco, Ancona, Bergamo e dalla Sardegna. "Istituti costretti ad elemosinare la carta igienica, alunni che restano senza docente per molte ore, forte riduzione del recupero scolastico, annullamento dell'ora alternativa alla Religione, aule chiuse perché inagibili e aumento del rischio". "Le misure di contenimento della spesa - ha risposto due giorni fa il sottosegretario all'Istruzione, Giuseppe Pizza - hanno comportato, come in altri settori pubblici, una riduzione delle risorse finanziarie determinando le note difficoltà".

LE ORIGINI DI FORZA ITALIA

Milano: in piazza il protagonismo dei migranti. In 20mila al corteo nazionale contro crisi e razzismo

Migliaia e migliaia di persone in piazza ieri a Milano per il corteo nazionale contro la crisi ed il razzismo. Una manifestazione voluta fortemente visto il contesto politico e culturale presente nel nostro paese, il galoppare di una crisi che dall'alto si vuol scaricare verso il basso colpendo come sempre i soggetti più deboli ed espropriati dei propri diritti, l'isteria securitaria forgiata da istituzioni razziste volte a guardare all'inasprimento di un pacchetto sicurezza già bollato come inaccettabilmente discriminatorio e diserbante dei diritti. E proprio in opposizione al pacchetto sicurezza si sono espresse nei mesi scorsi tante soggettività migranti sui territori, capaci di attivarsi e prendere in mano il proprio futuro non delegando il dissenso ai pur giusti e necessari momenti di solidarietà dei soggetti politici di movimento.



Migliaia di migranti, rifugiati e profughi hanno attraversato le strade delle città del nostro paese contro il pacchetto sicurezza, tanti altri hanno compiuto passi ancor più decisi per la rivendicazione dei propri diritti, ne sono un esempio le occupazioni migranti di Torino e Milano.

Il protagonismo dei e delle migranti dei mesi scorsi si è riproposto quest'oggi, con forza: pressochè 20mila persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale milanese, in un corteo con una composizione fortemente caratterizzata dalla presenza e dalla decisa presa di parola migrante. Da tante città d'Italia si sono mosse centinaia e centinaia di persone, italiani e migranti, per partecipare all'importante appuntamento di piazza di quest'oggi a Milano, gridando "noi la crisi non la paghiamo" e "no al razzismo".

sabato 23 maggio 2009

La favola di Vetrinopoli

A Vetrinopoli era una splendida giornata di Sole, come sempre:
gli uccelli cantavano e sembravano dividersi con dovizia gli immensi spazi di cui Vetrinopoli disponeva, chiarendo che l' habitat non è un' invenzione ma un fatto.
Allora, i piccioni vivevano il centro della città mentre lì, per le campagne, erano per lo più i merli,
le gazze e i passeri a prender maggior possesso della zona;
sul mare poi danzavano beatamente i gabbiani grandi e forti come se i veri guardiani delle coste
fossero solo loro...
D' un tratto però gli uccelli volarono via e lasciarono gli abitanti di Vetrinopoli.
Nei primi giorni ci si sentiva un pò sgomenti poichè quei posti, un tempo resi vivi dalla presenza degli uccelli, davano l' impressione di morire pian piano, e anche la vista degli abitanti sembrava patirne, poichè non si potevan più ammirare le parabole dei pennuti che svolazzavano nell' aere in prossimità di un orizzonte rosso che si butta nel mare;
ma il deprimersi di questo senso non comportava grossi patemi visto che gli abitanti di Vetrinopoli
avevano già perso il " dono delle orecchie " ( non sentivano più bene ), forse per il cerume che copioso rendeva afono qualsiasi suono emesso da chicchessia.
E poi, a Vetrinopoli era proprio una libertà particolare quella di non voler sentire alcuno, rappresentava una conquista ed una possibilità che con tanti sforzi gli abitanti di Vetrinopoli si erano garantito.
Era, inoltre, stabilito per legge e sommamente vietato vendere e comprare qualsiasi articolo per la pulizia delle orecchie.
Ma questa grossa civiltà poteva fregiarsi di tante libertà conquistate nel tempo, una pletora di diritti civili aquisiti con immensi sforzi..
avevano costituito, non ascoltandosi più, una struttura sociale d' avanguardia:
un meccanismo che si sostanzia solo nell' effetto visivo; non serve parlare, basta mirarsi per vivere nella società di Vetrinopoli:
i Vetrini e le Vetrine dovendo per forza comunicare ( per vivere) avevano imparato a darsi lustro in ogni dove per acquiatare la veste più ambita confezionata dal più elegante e innovativo stilista di Vetrinopoli, il famosissimo Gianni Prestigio.
E' infatti a lui che si rivolgono i cittadini per comprare l'abito che da qesti prende il nome.
Col Prestigio addosso "preconfezionato" i Vetrini potevano pavoneggiarsi e si auspicavano di colpire con l'effetto luccicante di quell'abito tutte le Vetrine che gionzolavano bellamente per la città.
Le Vetrine tutte imbellettate e truccatissime venivano dalla grande Scuola dell'Artefattesimo, tutte istruite al culto del mostrare agli altri la propria bellezza o presunta tale; molte di loro avevano anche vinto dei master in Zoccolagine, ma la lmaggior parte di loro aveva fatto la Scuola Elementare di Dabbenaggine, di via Menefraga.
Tutto andava a gonfie vele, gli abitanti di Vetrinopoli sapevano bene che per giudicare una persona bastava guardar la superficie; e il metro di giudizio più in voga veniva direttamente da un assunto matematico: quanto più ampio è il ventaglio dei possedimenti ostentati, tanto più meritevole è una persona di affrancarsi affetti, vantaggi, privilegi e posizioni di prim'ordine.
Tutti allora, a Vetrinopoli, si davano un gran da fare per comprare quei beni che potevano conquistare i cuori delle Vetrine e queste ultime , correvano da un parrucchiere all'altro, dall'estetista ai solarium per vedersi belle e appetibili specie a quelli che avevano acquistato il Prestigio.
Visto che il levoro andava bene, molti fra i Vetrini poterono comperarsi un Prestigio e fu così che per competere fra loro alcuni dovettero spendere una somma sconsiderata per acquistare l' invenzione dell'ingenere meccanico più ispirato, sua Persona Verolino Importanza. Fecero una corsa spietata per accaparrarsi questa macchina:
l'Importanza, una super-accessoriata delux che correva fino a 300Km/h col tettuccio scoperto e con due ruote alte quasi 2 m (proprio per destare una certa importanza).
Molti che non la potevano avere, rossi di invidia si indebitarono e fu così che Vetrinopoli iniziò a perdere gra parte della ricchiezza di cui godeva.
Ma un grande ingegnere delle nuove tecnologie, Girolamo Tuttimicercano, per limitare la vendita di Importanza si mise a costruire un marchingegno sofisticatissimo che costava certamente meno dell'auto e perciò faceva gola specie a chi non poteva permettersi l'Importanza.
Scoppò il boom per comprare il "Micercano" che si illuminava e segnalava la presenza di una possibile video-comunicazione.
Per un pò funzionò, perchè le Vetrine sembravano rapite da chi possedeva quest'ultima tecnologia; i Vetrini allora fecero di tutto, anche quando non potevano permetterselo più cercarono con tutte le forze di comprare Prestigio, Importanza e Micercano con grave detrimento delle risorse e delle finanze di Vetrinopoli.

Angelo

L'Onda non si arresta! Confermati gli arresti per Alessandro e Domenico

E' arrivata la notizia che l'Onda sperava di non ricevere: il gip ha deciso per la conferma degli arresti di Alessandro e Domenico, restano alle Vallette. Quindi è assolutamente confermato il presidio di domani sera fuori dal carcere, gli studenti e le studentesse dell'Onda torneranno alla cinta del penitenziario per portare la loro solidarietà agli arrestati e per continuare la battaglia per la loro scarcerazione.
Nel frattempo oggi pomeriggio l'Onda milanese ha fatto un'incursione al rettorato della Statale, tappezzando gli uffici del rettore Decleva per esigere la liberazione del loro compagno Alessandro e chiedendo al rettore dell'università frequentata da Alex, oltre che presidente della Crui promotrice del G8 University Summit, di prendere posizione.

Guarda l'appuntamento torinese: presidio fuori dalle Vallette, Alex e Domenico liberi!

Alessandro e Domenico liberi subito!

Nella straordinaria giornata dell'Onda del 19 maggio 2 compagni sono stati arrestati, Alessandro e Domenico. Alessandro, studente milanese della Statale ed esponente dei Circoli degli emigrati sardi, è stato tratto in arresto durante gli scontri di piazza in corso Marconi. Domenico, torinese, è stato invece fermato prima del corteo, l'accusa che gli viene rivolta è di detenzione di materiale esplosivo.


Questa mattina vi sono state le udienze per le convalida o meno degli arresti al carcere delle Vallette. Entro stasera, massimo domattina, vi sarà il pronunciamento del gip sui compagni detenuti alle Vallette. In parallelo, questa mattina vi è stato un primo momento di solidarietà con gli arrestati: gli studenti e le studentesse dell'Onda Anomala torinese e milanese hanno tenuto un presidio fuori dal carcere, con i familiari e con gli avvocati. Sono stati appesi 2 striscioni: "Alessandro e Domenico liberi subito!", "L'Onda non si arresta! Alessandro e Domenico liberi subito!".


Nell'eventualità che il gip non decidesse per la scarcerazione immediata di Alessandro e Domenico, l'Onda di Torino ha già indetto un nuovo presidio per domani sera alle 18 fuori dalle Vallette, per far arrivare la solidarietà ai compagni, per richiedere la loro l'immediata liberazione.


Ma la solidarietà e la presa di posizione dell'Onda non è ferma al territorio torinese: questa mattina negli atenei di tutt'Italia sono comparsi striscioni e scritte richiedenti l'immediata liberazione di Alessandro e Domenico. "L'Onda non si arresta! L'Onda vi travolge!"

19 Maggio - Torino: L'Onda perfetta. In 10.000 contro il G8, cariche e scontri nella zona rossa

L'Onda anomala torna ad invadere le strade, a bloccare le città e a rilanciare il conflitto intorno al nesso formazione-lavoro a partire dalla contestazione dell'illeggittimo e insostenibile G8 University Summit . Diecimila studenti a Torino decidono di attraversare il centro dopo il concentramento al Block G8 Building, sanzionando banche e agenzie interinali, urlanco ancora che "Noi la crisi non la paghiamo". Tutta l'Onda decide di violare la zona rossa, di non accettare divieti rispetto alla libertà di movimento e di tentare di raggiungere il luogo dell'illeggittimo summit della lobby baronale dei rettori: abbiamo difeso il corteo dalle cariche e denunciamo l'uso pesante e spropositato di lacrimogeni lanciati ad altezza uomo contro gli studenti. Ancora un'altra Onda che travolge il G8 dell'Università, ancora un'altra volta manifestiamo il nostro dissenso, giorno dopo giorno in ogni facoltà costruiamo l'autoriforma, la riappropiazione di reddito, la produzione autonoma di saperi!
Comunicato dell'Onda - L'Onda Perfetta è l'onda migliore, quella da cavalcare che vale una vita per tutti i surfisti. Quella espressasi questa mattina a Torino è stata l'Onda migliore possibile. Abbiamo dimostrato, a mesi di distanza dalla mobilitazione dell'autunno, dopo che in molti già ci davano per morti, di esserci e di essere.Oggi siamo scesi in piazza per una nuova grande mareggiata, invadendo le strade di una Torino blindata per proteggere Baroni e feudatari dell’università in crisi. Siamo giunti da tutta Italia (qualcuno anche da oltre confine) per esprimere tutta la nostra contrarietà a questo insostenibile G8 dell’università. Abbiamo respinto l'arroganza del G8 dei rettori, asserragliati al castello del Valentino, tentando di stanarli, provandoci, credendoci, con la determinazione e la partecipazione di chi sa che in ballo c'è il proprio futuro.

Abbiamo contestato l’illegittimità del G8 University Summit ribadendo che i rettori e la CRUI, che promuoveva il vertice, sono i rappresentanti (il)legittimi di una università che sopravvive tra le macerie. Noi siamo invece l’espressione concreta di una rappresentanza impossibile che non delega a nessuno istanze, vertenze, progetti.

10.000 studenti da tutta Italia in una marcia veloce, gioiosa ma incazzata, determinata e convinta, che in fretta e furia ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro), per tentare di sfondare il muro di un esercito frapposto tra i propri bi-sogni e le autorità di un'università che di sostenibile non ha assolutamente nulla.


Oggi, abbiamo fatto presente, ancorauna volta, che la crisi noi non la pagheremo e che anzi utilizzeremo qualsiasi occasione per rovesciarle contro.
Sapendo che questo è solo un momento di passaggio, tra lo straordinario autunno che ci siamo lasciati alle spalle e quello a venire, denso di aspettative e nuovi spazi di azione dentro la crisi.
A fine corteo, un’assemblea pubblica, collettiva e condivisa cui hanno partecipato tutte le articolazioni locali dell’onda, ha deciso di assumersi nella totalità gli eventi e le pratiche messe in campo in questa giornata di conflittualità e riappropriazione di spazi e visibilità. L’assemblea ha inoltre espresso solidarietà ai due arrestati, richiedendone l’immediata liberazione. Non li lasceremo soli!

Ecco l’onda perfetta…

Onda Anomala_Italia
Block G8 Building, Torino (h 16)

MEDIASET IN SCIOPERO - BELLA NOTIZIA (OSCURATA)

Udite udite. E diffondete. Forse è l'unico modo per permettere a questa notizia di raggiungere più orecchie possibile: i lavoratori di Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate le "normali relazioni sindacali". Ma oggi devono prima di tutto lottare contro il silenzio. La loro astensione dal lavoro, infatti, sembra non interessare a nessuno. Di loro non parlano neanche le agenzie di stampa. Paradossale ma vero: accade "qualcosa" - qualcosa di inedito, c'è da dire - nella più grande azienda di comunicazione italiana, e i protagonisti faticano a bucare lo schermo. Ma tant'è, a Berluscolandia.I fatti: Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per oggi uno sciopero dei lavoratori della Videotime di Roma. La Videotime è la società licenziataria di Mediaset-Rti che lavora nei centri di produzione "Palatino" e "Elios". Qui vengono registrati programmi molto seguiti: dal Tg5 a Matrix a Forum. I lavoratori della Videotime si occupano anche del programma "Uomini e Donne" di Maria De Filippi, che però viene registrato a Cinecittà. Si tratta dei tecnici, della parte di produzione, dei parrucchieri, dei truccatori, dei sarti. Insomma, di tutto il personale che serve per mettere in piedi un programma. Ebbene, dall'anno scorso sono tempi di magra. Mediaset dice di essere in crisi (ricavi netti nell'anno 2008: +9%, utile netto: +14,3%) e per questo stringe la cinghia: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione, azzeramento della politica retributiva. Questo è quanto denunciano i sindacati: "Un esempio - spiega Roberto Crescentini, delegato fistel-Cisl della Rsu di Videotime - sabato registriamo Matrix. I lavoratori hanno chiesto di lavorare in straordinario. Ma l'azienda ha chiesto ai parrucchieri solo quattro ore di lavoro, e non sette. Alla domanda: perché? La risposta è stata: l'azienda è in crisi. Figurarsi - dice Crescentini - noi siamo i primi a non voler affossare l'azienda e a capire che è in corso una grave crisi economica e finanziaria. Ma Mediaset è in crisi?". La domanda è pertinente, visto che, racconta Crescentini: "Alla puntata di Forum in cui era ospite Barbara D'Urso, Mediaset ha pagato un parrucchiere 1.300 euro. Come anche viene pagato tutti i giorni un parrucchiere per la conduttrice Rita Dalla Chiesa, ad un prezzo che ci pare esorbitante, visto il momento: 700 euro". Insomma, dicono i lavoratori, se bisogna fare sacrifici che li facciano tutti.
Secondo il dato dei sidnacati lo sciopero è andato benissimo: l'adesione ha sfiorato il tetto del 95%. Ultima chicca: il Comitato di redazione del Tg5 ha inviato un comunicato di solidarietà ai lavoratori di Videotime. Il comunicato, a quanto pare, doveva essere letto durante l'edizione odierna. Ma è stato stoppato. Ci sono notizie più importanti.

A 17 anni dalla strage di Capaci

PALERMO - «A diciassette anni dalla strage di Capaci, la giunta dell'Associazione nazionale magistrati ha scelto di ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani con una frase del Mahatma Gandhi: «Il mondo di oggi ha bisogno di persone che abbiano amore e lottino per la vita almeno con la stessa intensità con cui altri si battono per la distruzione e la morte».

NAPOLITANO E MARONI - In tutta Italia e in particolare a Palermo, viene ricordata la figura di Giovanni Falcone. Presente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al convegno su «Legalità, impresa e sviluppo» nell'aula bunker dell'Ucciardone e alla cerimonia di commemorazione di Giovanni Falcone e delle altre vittime della strage di Capaci. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni alle 8,30 sarà alla caserma Lungaro per incontrare i familiari delle vittime delle stragi, e alle 9,15 interverrà presso l'aula bunker e successivamente deporrà una corona di alloro alle 11 in via D'Amelio e alle 12 a Capaci.

L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA - «Le idee di Falcone e Borsellino non sono state uccise dal tritolo e da 17 anni camminano su gambe forti: quelle di una nuova società civile e di un nuovo modo di sentire del mondo politico e imprenditoriale che lottano contro la mafia e contro la cultura mafiosa». Così il presidente dell'Ars, Francesco Cascio: «In Sicilia si respira un vento nuovo anche se la strada per il riscatto e per lo sviluppo dell'isola è ancora in salita. Le recenti operazioni delle forze dell'ordine sono importanti successi per mettere all'angolo la criminalità organizzata. La politica - ha concluso il presidente dell'Ars -deve sapere cogliere i segnali positivi che emergono dalla società civile, approvando quelle leggi, come le misure contro il racket, che tolgono linfa al parassitismo mafioso che soffoca la rinascita della Sicilia».

VEDOVA AGENTE SCHIFANI - Rosaria Schifani, la vedova di Vito, agente della scorta di Giovanni Falcone che fu ucciso nell'attentato a Falcone: «Non si può andare avanti giudicandosi a vicenda, come se ognuno di noi fosse titolare di diritti sugli altri. Così scattano diffidenze, astio, distanza. Non possiamo fare come i mafiosi che s'ammazzano fra loro». In un'intervista esclusiva che sarà pubblicata sul pediodico «S». Rosaria Schifani chiede al fronte antimafia di sfuggire «alle gelosie interne, a quei chiacchiericci, divisioni, malumori, troppi distinguo, acidità, incomprensioni, piccolezze. Con qualcuno pronto a dire che la mia antimafia è meglio della tua, che la mia è pura e la tua no». «Credo che siano nate tante cose importanti negli ultimi anni a Palermo - dice -. Penso ai ragazzi di Addiopizzo, ai volontari di Libera, alle testimonianze che imprenditori coraggiosi fanno in tribunale. Il mio dubbio è però che i continui attriti e i malumori dell'antimafia portino se non a una vittoria della mafia, a una sua rivincita in alcuni quartieri dove i soliti personaggi aggiungono fiele e denigrazione».

LUMIA - «L'insegnamento di Falcone è ancora vivo e attuale, - afferma il senatore del Partito Democratico Giuseppe Lumia - molte delle sue intuizioni sono ancora da attuare. Nella lotta al riciclaggio e al sistema delle collusioni siamo appena all'inizio. È giunto il momento di andare fino in fondo con coraggio, pronti anche a far emergere le più dure verità sulle responsabilità della politica e delle istituzioni relative al periodo stragista avviato da Cosa nostra negli anni 92 e 93». «La politica - prosegue - deve fare la sua parte adottando dei provvedimenti che metterebbero in ginocchio le mafie: consentire agli inquirenti di accedere velocemente, attraverso password, all'anagrafe tributaria per indagare sui patrimoni dei boss; rendere obbligatoria la denuncia delle estorsioni per tutti gli operatori economici e scatenare così una rivolta senza precedenti; aumentare la durata delle pene per i reati di stampo mafioso; riorganizzare il 41 bis per impedire la comunicazione dei boss con l'esterno delle carceri; ridurre il numero delle stazioni appaltanti, la cui frammentazione nel territorio riduce l'efficacia dei controlli e favorisce le infiltrazioni mafiose; istituire un'agenzia dei beni confiscati per rendere più efficace il loro riuso sociale; consentire la tracciabilità dei flussi di denaro soprattutto nel mondo degli appalti pubblici». «I tempi sono maturi - conclude Lumia - per sferrare un attacco decisivo. La politica non può più tergiversare».

BELGRADO - E dalla lontana Belgrado giunge la notizia che l’aula 2 della Sezione speciale del Tribunale distrettuale sarà intitolata al magistrato italiano. L’annuncia in una nota del ministero della Giustiza serbo, informando che, prima dell’inaugurazione della targa, sarà tenuta una presentazione della «stretta cooperazione italo-serba tra organi giudiziari e tra i ministeri della Giustizia».

Lettera di Nichi Vendola a tutte le forze di opposizione (parlamentari e non) su emergenza democratica

da Nichi Vendola SINISTRA E LIBERTA' a:

- Pierferdinando Casini - Leader nazionale UDC
- Lorenzo Cesa - Segretario nazionale UDC
- Antonio Di Pietro - Presidente Italia dei Valori
- Dario Franceschini - Segretario nazionale PD
- Flavia D'Angeli - Portavoce nazionale Sinistra Critica
- Oliviero Diliberto - Segretario nazionale PdCI
- Marco Ferrando - Portavoce nazionale PCdL
- Paolo Ferrero - Segretario nazionale PRC
- Marco Pannella - Leader nazionale Radicali Italiani
- Luciana Sbarbati - Segretaria naz. Mov. Repubblicani Europei


Carissima, Carissimo

vi sono molti, troppi, inquietanti segnali che indicano che il nostro paese sta attraversando una fase particolare, e per molti versi originale, nella quale il sistema democratico che tutti noi abbiamo conosciuto e nel quale abbiamo vissuto e operato è messo a serio rischio.
Sta crescendo nel nostro paese una vera e propria emergenza democratica rispetto alla quale tutti noi abbiamo il dovere e la necessità di reagire in modo adeguato e tempestivo.
Per questa ragione mi assumo la responsabilità di scrivere a te a ai segretari di tutte le forze dell’opposizione e di proporvi un incontro a brevissimo termine per assumere assieme le iniziative adeguate, come compete ad un’opposizione parlamentare ed extraparlamentare, come è la forza politica cui appartengo, non certo per sua scelta.

Conviene evitare paragoni con il passato, sempre difficilmente proponibili, ma certamente abbiamo avuto modo, e con noi le italiane e gli italiani, di cogliere nei recenti comportamenti della maggioranza, del governo e segnatamente del Presidente del Consiglio, atteggiamenti, comportamenti, dichiarazioni e atti che entrano in collisione con le regole più elementari di una repubblica democratica e parlamentare.
Non credo sia sfuggito a nessuno il carattere ricattatorio del discorso pronunciato da Silvio Berlusconi di fronte all’assemblea di Confindustria. Un Presidente del Consiglio che controlla direttamente o indirettamente quasi l’intero sistema mediatico minaccia di rivolgersi direttamente al popolo per sovvertire gli assetti costituzionali aggirando o, peggio, ignorando con esplicito disprezzo il Parlamento.
Questo atteggiamento arrogante e, temo, non privo di venature eversive era già evidente nella vicenda apertasi con la sentenza sul caso Mills. Siamo di fronte ad un assurdo: chi è stato destinatario di un atto di corruzione viene condannato dalla Magistratura, mentre il suo eventuale corruttore è protetto da una legge vigente, contro la quale l’opposizione si è fortemente battuta, che lo sottrae a qualunque tipo di giudizio. Non compete a noi entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Così come il Presidente del Consiglio non dovrebbe abbandonarsi ad una pubblica sequela di insulti rivolti alla Magistratura giudicante in ragione di una sua presunta intenzione persecutoria motivata addirittura da una altrettanto presunta collocazione politica dei singoli magistrati.
Ma noi non possiamo assistere impassibili ad una nuova recrudescenza di dichiarazioni e atti che mirano a sottoporre la Magistratura sotto il controllo politico dell’Esecutivo, stravolgendo l’equilibrio dei poteri di uno stato democratico e la sua Costituzione.
E’ da notare come tali comportamenti costituiscano di per sé un motivo di uno scontro ora strisciante, ora esplosivo con le più alte cariche dello stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, i cui ripetuti, ponderati e preziosi interventi a tutela degli equilibri istituzionali e della nostra Costituzione sono stati disattesi e persino svillaneggiati dal Presidente del Consiglio.
La stessa vicenda della oscura relazione tra il presidente del consiglio e la famiglia Letizia non può essere confinata nella sfera del privato, il confine tra pubblico e privato essendo, come segnalano tutti i migliori studiosi delle moderne democrazie, diverso per chi ricopre cariche istituzionali e per il comune cittadino. E di fronte a denunce che partono dagli stessi famigliari del Presidente del Consiglio, non credo si possa tacciare di indebita invasione nel privato la richiesta formale di pubblici chiarimenti da parte di chi un ruolo pubblico riveste.
La mia elencazione potrebbe continuare ma sarebbe superflua poiché già così la misura appare colma. Ad un’emergenza democratica si deve rispondere con un’eccezionale sussulto democratico nel paese e nelle istituzioni. Non credo che il Parlamento possa limitarsi ad attendere che il Presidente del Consiglio decida, a seconda dei suoi desideri e delle sue convenienze, se presentarsi di fronte ad esso o meno. L’opposizione parlamentare è in possesso di precisi strumenti regolamentari per giungere, nel modo e nelle forme opportune, a un dibattito parlamentare la cui urgenza mi sembra ormai massima.

Per questo mi rivolgo a Voi, pur in un momento come l’attuale che ci vede in competizione nella campagna elettorale per le elezioni dei Parlamento Europeo e di molti Consigli provinciali e comunali. L’imminente confronto elettorale non può fare venire meno, neppure per un attimo, il nostro senso di responsabilità verso la Costituzione italiana e l’ordinamento democratico del nostro paese.
Mi auguro quindi che vogliate concordare con la necessità di un’immediata riunione di tutte le forze dell’opposizione, presenti o no nell’attuale Parlamento, per concordare e assumere tutte le iniziative unitarie, nel Parlamento italiano e in quello europeo, nelle Istituzioni locali, nella società civile per fare uscire il nostro Paese indenne dall’attuale emergenza democratica che lo investe.
In attesa di un Vostro tempestivo cenno di riscontro, Vi saluto augurando a tutti noi un presente e un futuro di democrazia e libertà.



Nichi Vendola
Sinistra e Liberta’



Roma, 22 maggio 2009

venerdì 22 maggio 2009

A Padova serve il permesso di soggiorno per la maturità

Vuoi sostenere l'esame di maturità? Se sei straniero a Padova ci vuole il permesso di soggiorno.Così recita la circolare urgente diffusa il 4 maggio scorso dalla preside di un istituto professionale di Padova, il Leonardo Da Vinci. E’ una delle ricadute perverse del pacchetto sicurezza.

Una richiesta perentoria: gli alunni sotto elencati devono portare entro domani 5 maggio 2009 una fotocopia del permesso di soggiorno da esibire, su richiesta, alla commissione esami di terza area e depositare nel fascicolo personale, segue l’elenco di nomi.
Così recita la circolare urgente diffusa il 4 maggio scorso dalla preside di un istituto professionale di Padova, il Leonardo Da Vinci. La segnalazione è arrivata al Progetto Melting Pot Europa, ai Cobas Scuola ed all’Associazione Razzismo Stop di Padova che in una conferenza stampa hanno denunciato l’accaduto.
Già negli scorsi giorni, a Genova, un’altra preside era intervenuta durante le lezioni scrivendo alla lavagna i nomi degli alunni senza il permesso di soggiorno.
Oggi tocca anche a Padova, in uno tra gli istituti con la maggior densità di alunni stranieri. E’ una di quelle ricadute perverse del pacchetto sicurezza che comincia a produrre i suoi effetti ancor prima di essere approvato. Era stato così per i medici-spia, quando negli ospedali erano comuncate le segnalazioni degli irregolari, mentre la legge che cancellava il divieto di denuncia era ancora al vaglio del Senato.

Per quanto riguarda la scuola, la legislazione in vigore [per l’iscrizione scolastica è stata inserita una deroga alla richiesta del permesso anche nel pacchetto sicurezza] prevede all’art 45, comma 1, del testo Unico, senza lasciare spazio a dubbi, che i minori stranieri presenti sul territorio nazionale abbiano diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva. E al comma 2 specifica che l’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado.

A prescindere dall’avere o non avere il permesso di soggiorno quindi, un minore straniero può iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado e la prevista iscrizione con riserva, per chi non è in possesso dei documenti, non può inibire il conseguimento del titolo di studio.
Si presume quindi che al diritto all’iscrizione debba essere conseguente anche un diritto ad ottenere il titolo.
Ma il dibattito intorno l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare sembra aver condizionato qualche preside troppo zelante che preventivamente all’approvazione ha ordinato agli alunni di portare il permesso in vista di una eventuale richiesta della commissione.

Anche se la legge non specifica nessun divieto di richiesta del permesso di soggiorno per gli esami di maturità, rappresenta una discriminazione la richiesta di un qualsiasi documento aggiuntivo a quelli prescritti dalla legge, aggravata proprio dal fatto di avvenire su base etnica. Quando ognuno di noi si iscrive all’anagrafe deve esibire i documenti richiesti, nessuno ha titolo di chiedere per esempio il contratto di lavoro, o se le multe pendenti sono state pagate o un qualsiasi altro certificato. La preside in questione non ha alcun titolo per chiedere un documento non previsto dalla normativa per svolgere gli esami di stato, tantomeno ha il diritto, ma questo attiene ad una presunta deontologia professionale ed alla sensibilità morale, di intimorire senza alcuna motivazione gli alunni prevedendo che la commissione possa richiedere il permesso di soggiorno.
Ma in questo periodo di sicurezza a pacchetti, di respingimenti e negazione dei diritti sembra valere tutto.

Un problema ulteriore sembra quello che riguarda gli studenti stranieri che prima dell’esame di maturità [questo è il caso di Padova] hanno compiuto la maggiore età.
Il diritto all’istruzione è infatti garantito ai minori, ma immaginate cosa vogliia dire studiare per 5 anni per poi vedersi negato il diritto al titolo di studio proprio nel rush finale?
L’Associazione Razzismo Stop ed il Progetto Melting Pot Europa, investiti insieme ai all’Adl Cobas scuola dicono che: «la preside avrebbe dovuto al limite preoccuparsi di proteggere i suoi alunni da eventuali richieste discriminatorie della commissione d’esami, far valere i loro diritti e non a sua volta far ricadere sugli stranieri il problema».

A Padova proprio per sabato 23 maggio, alle ore 16, davanti alla stazione fs, è previsto un happening anti-razzista lanciato dall’Associazione Razzismo Stop e dall’Associazione Difesa Lavoratori, tema della giornata sarà ovviamente l’opposizione al pacchetto sicurezza. L’accaduto non potrà che spostare nuovamente l’attenzione sul tema della scuola, dopo le classi separate e i presidi spia, ora nuovi diritti negati per gli esami di maturità.

Mafia, nuovo colpo ai Badalamenti

PALERMO - Badalamenti. Uno dei cognomi 'illustri' di mafia, torna alla ribalta con una operazione internazionale dei carabinieri del Ros che stanno eseguendo arresti e sequestri in Italia, Spagna, Venezuela e Brasile su richiesta della Procura distrettuale antimafia di PalermoIn manette venti persone, indagate per associazione mafiosa, corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori. In corso anche un sequestro di beni, aziende e quote societarie, del valore di oltre 5 milioni di euro.

L'inchiesta, non a caso chiamata 'centopassi', ha permesso di sgominare il clan guidato da Leonardo Badalamenti, figlio di Tano storico boss di Cinisi, il cui nome è legato alla morte di Peppino Impastato (delitto per cui venne condannato all'ergastolo) e ad alcune rivelazioni rese dal primo pentito di mafia, Tommaso Buscetta, al giudice Giovanni Falcone.

Al centro delle indagini del Ros alcuni imprenditori ritenuti espressione di famiglie mafiose, attivi sia in toscana sia nella realizzazione di opere residenziali e turistiche in provincia di Palermo. L'organizzazione era impegnata nella gestione di titoli di credito venduti per centinaia di milioni di dollari, ai danni di istituti di credito esteri.
da La Repubblica

TRENO IN BIANCO E NERO

Compagne/i...di viaggio, appunto, vi racconto un cosa.

Oggi con i miei colleghi ho accompagnato le mie classi a Tuglie, per visitare il museo della civiltà contadina. Carino. Ci siamo andati in treno, ferrovie Sud Est.
All'andata tutto bene, un' intera carrozza riservata a noi, perfino l'aria condizionata. Al ritorno un gran caldo ma, soprattutto, un pugno nello stomaco...
Tre vagoni: a bordo del primo, gente varia, sul secondo noi, sul terzo solo ragazzi neri.
Non so che nome avreste dato voi a quella situazione, quale categoria mentale sarebbe riaffiorata alla vostra mente. Io ho avvertito l'urgenza di pronunciare a voce alta due parole: SEGREGAZIONE RAZZIALE.
Trovo che tutto ciò sia molto triste e terribilmente pericoloso, indipendentemente dalle circostanze che possano variamente determinare certi fatti.
Sarebbe ora di riuscire a rompere il ghiaccio, di programmare un'iniziativa per l'estate in modo da lanciare un segnale di solidarietà, ma anche culturale, nei confronti di tutti questi fantasmi che sempre più popolano i nostri luoghi.
Dobbiamo sradicare quella legge non scritta che si è insinuata tra "noi" e "loro" e che ci toglie la parola. Nessuno fa un passo vero l'altro, semmai ci si limita ad osservarsi, spesso con occhi che vorrebbero raccontarsi tante cose.
Tutti come paralizzati da catene invisibili che ci rendono muti.
Invece no, anche qui a Nardò dovremmo trovare il modo per incontrarci, ascoltare e, anche, far sapere che in Italia non siamo tutti come Maroni e Borghezio. In fondo, quali elementi concreti ha questa gente per capirlo? Avremmo dovuto scendere tutti in piazza quando hanno cominciato a rispedire all'inferno della tortura e dei lager tutta quella povera gente che fuggiva dalla fame. Non lo abbiamo fatto e questo, a mio avviso, è una colpa. Non possiamo renderci complici di un razzismo che sempre più pericolosamente ci gira intorno. Bisogna reagire, o i nostri figli si vergogneranno per noi.
Non è facile, lo so bene, davanti a certe cose spesso ci si arrende, impotenti o sopraffatti, ma...
...forse ci aiuterebbe qualche viaggio in treno.
Ferrovie Sud Est.

Grazie per avermi "ascoltata".
Claudia Cantatore