ROMA - Maxi operazione dei carabinieri del Ros contro la tratta di esseri umani: 30 le ordinanze di custodia cautelare in corso di esecuzione in queste ore in Italia, Nigeria ed altri Paesi europei. Smantellata un'organizzazione a delinquere che reclutava ragazze nel Paese africano e le costringeva a prostituirsi in Italia, riducendole in stato di schiavitù, con minacce di vario genere. Tra gli indagati anche due medici italiani che avrebbero fatto abortire alcune delle giovani.
A coordinare le indagini è la Procura distrettuale antimafia di Ancona, che ha chiesto ed ottenuto provvedimenti restrittivi nei confronti 30 persone, tutte accusate di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Al centro degli accertamenti del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma un sodalizio transnazionale, di matrice prevalentemente nigeriana, dedito allo sfruttamento di connazionali, fatte giungere illegalmente in Italia e ridotte in schiavitù con il ricorso a violenza, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine. Documentate anche numerose interruzioni di gravidanza delle vittime da parte di due medici italiani e di due nigeriani, considerati dagli investigatori "referenti del sodalizio nella capitale", che sono stati raggiunti da un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Procura della Repubblica di Roma.
Tra le persone arrestate anche un cittadino nigeriano ricercato in Italia per traffico di esseri umani finalizzato all'immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione. L''uomo è stato arrestato ad Atene dalla divisione contro il crimine organizzato della polizia greca in collaborazione con l'ufficiale di collegamento dell'Interpol in territorio ellenico Giovanni Accardo. La cattura di Steve Baker di 39 anni, che era ricercato su mandato di cattura della magistratura di Ancona, fa parte, secondo quanto si apprende, di un'operazione denominata 'foglie nere' che ha portato ad altri arresti in altri paesi europei, grazie ad un alto grado di collaborazione tra tutte le forze di polizia dei paesi coinvolti. Baker, che sarà posto a disposizione della magistratura greca per valutare la richiesta di estradizione, era il referente di un'organizzazione criminale che introduceva giovani nigeriane attraverso la Grecia destinate allo sfruttamento sessuale in Italia ed altri paesi europei,
BOOK FOTOGRAFICI E RITI VOODOO
Venivano selezionate e reclutate in Nigeria anche attraverso book fotografici le ragazze africane avviate alla prostituzione in Italia e in altri paesi europei dall'organizzazione internazionale scoperta dal Ros e dalla Dda di Ancona. Per il viaggio le vittime dovevano versare al gruppo criminale somme comprese tra i 40.000 ed i 60.000 euro, e il contratto era sancito da riti voodoo. Munite di documenti contraffatti, le ragazze venivano imbarcate su aerei diretti in Olanda o in Francia, dove altri referenti dell'organizzazione provvedevano ad accompagnarle in Italia via terra e a consegnarle a cellule capeggiate da 'madame' che le avviavano allo sfruttamento sessuale. In altri casi le giovani venivano mandate in Turchia e poi fatte proseguire per la Grecia.
Da qui venivano accompagnate in Italia a bordo di traghetti di linea o in aereo, via Parigi. Un'altra rotta consisteva invece in viaggi via terra fino alle coste del Marocco o della Libia, e il trasbordo in Spagna o in Italia su imbarcazioni di fortuna. Dell'organizzazione facevano parte soggetti attivi in Nigeria, Spagna, Francia, Olanda, Germania, Grecia e nella Repubblica di San Marino. In Italia controlli e perquisizioni hanno interessato le Marche, il Lazio, l'Emilia Romagna e la Lombardia. L'indagine si è intrecciata con un'inchiesta della Direzione distrettuale di Ancona su un traffico internazionale di stupefacenti, che nell'aprile del 2008 aveva già portato in carcere 15 indagati. Da Madrid la droga veniva consegnata a referenti in Piemonte e nelle Marche, con il sistema dei corrieri a pioggia: spesso proprio giovani donne nigeriane, poi avviate alla prostituzione lungo il litorale marchigiano.
ABORTI CLANDESTINI PER 300-2 MILA EURO
Poteva contare su due medici italiani residenti a Roma pronti a praticare aborti clandestini nel loro studio medico, l'organizzazione criminale che sfruttava giovani prostitute nigeriane sgominata dalla Dda di Ancona e dal Ros.
I due professionisti finiti in carcere, insieme ad una coppia di nigeriani residenti nella capitale, eseguivano aborti anche su ragazze in stato di gravidanza avanzatissimo, con un tariffario che oscillava fra i 300 e i 2.500 euro. Una giovane ormai vicina al parto è stata sottratta all'interruzione di gravidanza dai carabinieri, che l'hanno inserita nel programma di assistenza previsto dalla legge 228 del 2003 per chi collabora alle indagini sullo sfruttamento e la tratta. La ragazza ha partorito e sta bene. Di questa tranche dell'inchiesta si occupa la procura di Roma, cui la Distrettuale di Ancona ha trasmesso gli atti di indagine
Ansa 24/06/2009
giovedì 25 giugno 2009
Mafia Pulita, holding del crimine e alta finanza
Roma. La mafia sporca, che uccideva senza problemi e in modi clamorosi, ha lasciato il campo a una affermata multinazionale del crimine dagli obiettivi molto più ambiziosi: la conquista dei mercati finanziari.
Cosa Nostra non punta più a eliminare degli avversari ma a comprare ed è diventata la più grande azienda italiana per fatturato. Su questo scenario concentrano l' attenzione il parlamentare Elio Veltri e il magistrato Antonio Laudati con il libro "Mafia Pulita" in uscita nei prossimi giorni. Il volume sarà presentato a Roma il 24 giugno in Campidoglio in un incontro al quale parteciperanno il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Capo della Polizia Antonio Manganelli,e il ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi.
Come un "golpe strisciante" la mafia si è infiltrata nelle banche, in ampi settori della vita pubblica e reinveste in economia legale l' enorme volume di denaro proveniente dalle attività illegali. Il patrimonio della Mafia potrebbe colmare da solo il debito pubblico italiano. Nel 2003 - scrivono gli autori - il fatturato globale messo insieme dai gruppi criminali ha toccato quota 85 miliardi di euro, l'equivalente al 7 per cento del prodotto interno lordo nazionale. Le mafie italiane "costituiscono una grande holding con un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi". Stando ad un documento della Direzione Investigativa Antimafia, l' industria del crimine da lavoro il 27 per cento degli abitanti della Calabria, il 12% dei campani il 10 dei siciliani e il 2 dei pugliesi. "Dati Istat alla mano, si tratta di quasi un milione e 800 mila italiani. Un cittadino su dieci residente nel Sud". La conquista dell' alta finanza e dei settori imprenditoriali più redditizi (edilizia, smaltimento rifiuti, commercio, immobiliare, sanità, filiera agroalimentare...) è l' ultimo dei territori su cui Cosa Nostra ha messo gli occhi e vuole mettere le mani, dopo aver il controllo degli stupefacenti, della prostituzione, dell' usura e delle estorsioni, dell' immigrazione clandestina. "Una enorme massa di denaro posseduta dai gruppi criminali - rilevano Veltri e Laudati - è presente sui nostri mercati ed è in grado di condizionare lo sviluppo delle nostre economie. La situazione è tale che è difficile distinguere le attività economicamente pulite rispetto a quelle illecite, perché molto spesso gli stessi soggetti le gestiscono contemporaneamente e si mimetizzano come veri imprenditori".
da Indymedia
Cosa Nostra non punta più a eliminare degli avversari ma a comprare ed è diventata la più grande azienda italiana per fatturato. Su questo scenario concentrano l' attenzione il parlamentare Elio Veltri e il magistrato Antonio Laudati con il libro "Mafia Pulita" in uscita nei prossimi giorni. Il volume sarà presentato a Roma il 24 giugno in Campidoglio in un incontro al quale parteciperanno il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Capo della Polizia Antonio Manganelli,e il ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi.
Come un "golpe strisciante" la mafia si è infiltrata nelle banche, in ampi settori della vita pubblica e reinveste in economia legale l' enorme volume di denaro proveniente dalle attività illegali. Il patrimonio della Mafia potrebbe colmare da solo il debito pubblico italiano. Nel 2003 - scrivono gli autori - il fatturato globale messo insieme dai gruppi criminali ha toccato quota 85 miliardi di euro, l'equivalente al 7 per cento del prodotto interno lordo nazionale. Le mafie italiane "costituiscono una grande holding con un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi". Stando ad un documento della Direzione Investigativa Antimafia, l' industria del crimine da lavoro il 27 per cento degli abitanti della Calabria, il 12% dei campani il 10 dei siciliani e il 2 dei pugliesi. "Dati Istat alla mano, si tratta di quasi un milione e 800 mila italiani. Un cittadino su dieci residente nel Sud". La conquista dell' alta finanza e dei settori imprenditoriali più redditizi (edilizia, smaltimento rifiuti, commercio, immobiliare, sanità, filiera agroalimentare...) è l' ultimo dei territori su cui Cosa Nostra ha messo gli occhi e vuole mettere le mani, dopo aver il controllo degli stupefacenti, della prostituzione, dell' usura e delle estorsioni, dell' immigrazione clandestina. "Una enorme massa di denaro posseduta dai gruppi criminali - rilevano Veltri e Laudati - è presente sui nostri mercati ed è in grado di condizionare lo sviluppo delle nostre economie. La situazione è tale che è difficile distinguere le attività economicamente pulite rispetto a quelle illecite, perché molto spesso gli stessi soggetti le gestiscono contemporaneamente e si mimetizzano come veri imprenditori".
da Indymedia
Maturità: ecco le tracce

(AGI) - Roma, 24 giu. - Sono circa 500mila gli studenti che partecipano da questa mattina agli esami di Stato della scuola superiore. Prima prova lo scritto di italiano. Al lavoro 13mila commissioni e 42mila i commissari esterni. Diverse poi sono le novita' che interessano l'esame di maturita'. Da quest'anno - sottolinea il ministero dell'Istruzione - sara' dato maggior peso al curricolo scolastico degli studenti. Saranno percio' valorizzati i risultati positivi ottenuti negli ultimi tre anni di scuola e verra' premiato il merito. Da quest'anno, poi, la valutazione del comportamento concorre alla determinazione della media dei voti necessaria per l'ammissione all'esame.
A pochi minuti dall'inizio della maturita' e il toto-esame impazza sul web. Non si capisce, infatti, se siano i ragazzi sul banco di scuola ad essere piu' tesi o quelli che da casa cercano disperatamente su internet le possibili tracce, forse per aiutare gli amici maturandi via cellulare. Le piu' quotate nei forum del sito 'Studenti.it' e nel sito 'Cnrmedia.com', che le ha pubblicate prima delle 9, sembrano essere la Coscienza di Zeno. L'Innamoramento e l'amore-Catullo e altri. Il 2009, l'anno dell'innovazione-il boom dei social network. A 20 anni dal muro di Berlino. 2011-I 150 anni dall'Unita' d'Italia.
ECCO LE TRACCE
- La coscienza di Zeno di Italo Svevo.
- L'innamoramento e l'amore con testi di Dante, Alberoni, ecc.
- Le origini e lo sviluppo delle culture giovanili (con
immagini allegate tipo 'la Vespa').
- I socialnetwork, internet e newmedia.
- 2011, 150 anni dall'Unita' d'Italia: monarchica, fascista e
repubblicana.
- Venti anni dalla caduta del muro di Berlino: liberta' e
democrazia.
mercoledì 24 giugno 2009
Un campagna elettorale e Nardò e io e Claudia e Imma e la notte che carezza

La mia vecchia “fiesta” che un tempo fu rossa borbotta e sfumacchia ma a Nardò ci arriva.
Cerco la piazza e a senso seguo la strada fin quando non rimango bloccato dai gonfaloni di una processione, inverto il senso di marcia e guidato dall’istinto m’imbuco per viuzze dal selciato scosceso, d’un tratto uno slargo. Decido e stabilisco d’essere arrivato, la mia macchina mi ringrazia vivamente.
Mi avvio lento guardando cornicioni barocchi sfregiati dal tempo e dall’incuria, se non fosse per il colore chiaro, così diverso dalle cariatidi di lava delle mie parti, mi sembrerebbe quasi d’esser tornato bambino nella mia isola.
D’un tratto sento la musica, svolto l’angolo e riconosco ormai i gesti rapidi di Claudia, il sole cala e spalma ombre lunghe sulla scalinata del palazzo, l’abbraccio e così le altre compagne, gli altri compagni. Mi sembra di conoscerli da sempre, ci sono tutti, mi sembra, forse di più, c’è l’orecchino penzolante seminascosto dai capelli lunghi, ci sono i ricci brizzolati e pure i capelli tirati su con una matita, qualcuno non zoppica più, non vedo i riccioloni giovani e biondi. Si comincia, mi siedo sugli scalini e l’oscurità che cala mi fa sentire in una bolla irreale sfiorato dalla neve lieve e carezzante delle parole che si diffondono nella piazza, parole calme ma così forti, parlano di sentimenti, quasi chiedendo scusa, quasi fosse sbagliato parlare di ciò che si sente, dei ricordi, dell’amore per le persone care e per gli esempi che segnano la vita.
Per un attimo mi ritrovo a pensare a quant’è imponderabile ciò che ci accade, ricordo due settimane prima quando mi stupì di vedere montato il palco per i comizi in una piccola piazza seminascosta, quasi che qualcuno volesse che la gente non andasse. Avevo saputo per caso che avrebbe parlato Imma Battaglia e volevo andare a sentirla. Ero arrivato in anticipo e avevo cominciato a girare per Nardò da piazza Delle Erbe fino ad un centro sventrato dai lavori in corso. Si intuiva una bellezza antica, quasi persa nel tempo, sfiorita ma ancora lì, evidente. Poi, tornato alla piazzetta avevo visto montare un tavolino, esporre manifesti, m’ero avvicinato e avevo conosciuto i primi compagni, la candidata alle provinciali, mi chiedevo cosa stavano pensando di questo strano tipo che s’era fatto 60 Km per andare a Nardò, poi era arrivata Imma dall’abbraccio candido, dalle parole semplici e fluenti come se un cannello di una fontana fosse stato aperto.
Lascio i ricordi e guardo Claudia, il buio ci accarezza alle spalle ormai, lei ci scuote senza variare il tono della voce, non la alza mai, è composta tanto quanto prima era il solito moto perpetuo sotto i corti capelli lisci, lei ricorda e ci regala la sua emozione pura, bella nel nominare “la sua Renata” e rivediamo quella forza ostinata delle donne del sud che rimangono, che lottano, che non si arrendono. Mi chiedono di parlare, li guardo, sento questo silenzio incuriosito e carico d’affetto, racconto di me, della mia campagna elettorale, del valore delle nostre diversità, dell’importanza di mantenere vivi i contatti e mi sento a casa.
Il tempo concesso scade, nell’aria va “One” mentre il moto perpetuo si rimette in moto e mi accompagna alla macchina e il raccontare diventa normale, quasi ovvio, incastonato tra la pietra chiara dei palazzi barocchi e il sorriso aperto dei “miei” neretini.
Natty Patanè
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DOPOVOTO: appuntamento al 3 luglio
L’analisi dopo i ballottaggi di Marco Di Lello. Uno spunto di riflessione per mettere in atto un porcesso, a cominciare dal 3 Luglio,che riunisca dirigenti politici, candidati, personalità ed intellettuali che hanno dato la disponibilità a contribuire a dar forza alla nuova Sinistra italiana.
di Marco Di Lello*
I risultati di questo lungo Giugno elettorale ci consentono di fare una prima riflessione: europee, referendum ed amministrative sembrano confermare quel che Sinistra e Liberta’ afferma da tempo, e cioè che c’è una domanda di una nuova sinistra, moderna, laica ed ecologista, che i referendum sulle leggi elettorali non interessano gli italiani, come confermato dalla più’ bassa partecipazione al voto di tutti i tempi,
che il Pd da solo è tutt’altro che autosufficiente e che Berlusconi e questa maggioranza sono tutt’altro che imbattibili.
Sulla costruzione della nuova sinistra ci confronteremo a partire già dal seminario del 3 luglio il che consente di soffermarsi a riflettere sugli esiti dei ballottaggi: nel turno amministrativo si è votato in 62 province : il centro-sinistra ne governava 50 ora 28, il centro destra prima 8 ora 34. Berlusconi e Franceschini cantano vittoria, entrambi con qualche ragione e molti torti: i risultati dei ballottaggi indicano infatti una evidente difficolta’ dei rapporti tra il premier e l’opinione pubblica e quella vittoria che si voleva schiacciante è in realtà dimezzata, mentre il secondo può vantare una tenuta nelle regioni rosse (Bologna con Flavio Delbono e le Province di Ferrara, Rimini, Parma da un lato e Firenze con Matteo Renzi e le province toscane) che almeno evitano il tracollo.
In realtà le considerazioni che discendono sono molteplici: innanzitutto la scarsa affluenza ai ballottaggi, che impone una riflessione sul sistema elettorale dal momento che, può sembrare paradossale ma è così, non c’è sindaco o presidente di provincia eletto che non abbia preso meno voti rispetto al primo turno e sopratutto che il centrosinistra, quando unito, e’ ancora maggioranza nel paese.
E’ questo un dato decisivo nella costruzione di una necessaria coalizione di centrosinistra che si candidi credibilmente a guidare il paese, che non potrà che essere nuova e diversa e di cui c’è da augurarsi che Franceschini e l’intero gruppo dirigente del Pd se ne facciano una ragione.
Al di là delle alchimie politiche, che hanno sempre il fiato corto, del rapporto con l’Udc o con la sinistra radicale, i risultati delle amministrative raccontano di territori che sempre più hanno l’esigenza di identificarsi con i candidati, di un’esigenza di rinnovamento sempre più sentita e di un problema di rappresentanza, in casa nostra, delle aspettative del nord del paese. Se, infatti, il centrosinistra tiene al centro e nel mezzogiorno è evidente che una coalizione che voglia governare l’Italia non può sfuggire al tema del confronto con le aspettative di ampi strati dell’elettorato lombardo, veneto, di buona parte del Piemonte a cui nè il Pd, nè Sinistra e Libertà hanno sinora saputo dare risposte.
Quello della costruzione di una nuova coalizione, che non potrà prescindere dal Pd ma neanche da SeL, è dunque il lavoro che ci attende a partire dalle prossime settimane, per riuscire a capitalizzare le inefficienze, prima ancora degli scandali, che rischiano di travolgere Berlusconi e la sua maggioranza senza che noi, in questo campo, ci si dimostri capaci e credibili nel rappresentare un’alternativa di governo.
Occorre dunque, da parte nostra, intensificare ogni sforzo, da un lato nella costruzione di quella nuova sinistra che dovrà necessariamente essere diversa da quella conosciuta finora, capace di prendere il meglio del pensiero e della tradizione socialista, comunista, ambientalista, laica, e che abbia l’ambizione di ritrovare sintonia con quei settori del Paese che alla sinistra avevano consegnato le proprie ambizioni e che dalla sinistra sono stati traditi, e dall’altro costruire una rete di rapporti e relazioni con tutte le forze che, fondandosi su valori e programmi condivisi, scelgono di dar vita ad un patto con gli elettori candidandosi a governare l’Italia.
E’ un percorso lungo e non facile, in cui personalismi, settarismi identitari, gelosie e miopia politica rappresenteranno ostacoli significativi, ma che non ha alternative se, come credo, abbiamo ancora voglia di cambiare questo paese.
*Coordinatore del Ps- Esponente di Sinistra e Libertà
di Marco Di Lello*
I risultati di questo lungo Giugno elettorale ci consentono di fare una prima riflessione: europee, referendum ed amministrative sembrano confermare quel che Sinistra e Liberta’ afferma da tempo, e cioè che c’è una domanda di una nuova sinistra, moderna, laica ed ecologista, che i referendum sulle leggi elettorali non interessano gli italiani, come confermato dalla più’ bassa partecipazione al voto di tutti i tempi,
che il Pd da solo è tutt’altro che autosufficiente e che Berlusconi e questa maggioranza sono tutt’altro che imbattibili.
Sulla costruzione della nuova sinistra ci confronteremo a partire già dal seminario del 3 luglio il che consente di soffermarsi a riflettere sugli esiti dei ballottaggi: nel turno amministrativo si è votato in 62 province : il centro-sinistra ne governava 50 ora 28, il centro destra prima 8 ora 34. Berlusconi e Franceschini cantano vittoria, entrambi con qualche ragione e molti torti: i risultati dei ballottaggi indicano infatti una evidente difficolta’ dei rapporti tra il premier e l’opinione pubblica e quella vittoria che si voleva schiacciante è in realtà dimezzata, mentre il secondo può vantare una tenuta nelle regioni rosse (Bologna con Flavio Delbono e le Province di Ferrara, Rimini, Parma da un lato e Firenze con Matteo Renzi e le province toscane) che almeno evitano il tracollo.
In realtà le considerazioni che discendono sono molteplici: innanzitutto la scarsa affluenza ai ballottaggi, che impone una riflessione sul sistema elettorale dal momento che, può sembrare paradossale ma è così, non c’è sindaco o presidente di provincia eletto che non abbia preso meno voti rispetto al primo turno e sopratutto che il centrosinistra, quando unito, e’ ancora maggioranza nel paese.
E’ questo un dato decisivo nella costruzione di una necessaria coalizione di centrosinistra che si candidi credibilmente a guidare il paese, che non potrà che essere nuova e diversa e di cui c’è da augurarsi che Franceschini e l’intero gruppo dirigente del Pd se ne facciano una ragione.
Al di là delle alchimie politiche, che hanno sempre il fiato corto, del rapporto con l’Udc o con la sinistra radicale, i risultati delle amministrative raccontano di territori che sempre più hanno l’esigenza di identificarsi con i candidati, di un’esigenza di rinnovamento sempre più sentita e di un problema di rappresentanza, in casa nostra, delle aspettative del nord del paese. Se, infatti, il centrosinistra tiene al centro e nel mezzogiorno è evidente che una coalizione che voglia governare l’Italia non può sfuggire al tema del confronto con le aspettative di ampi strati dell’elettorato lombardo, veneto, di buona parte del Piemonte a cui nè il Pd, nè Sinistra e Libertà hanno sinora saputo dare risposte.
Quello della costruzione di una nuova coalizione, che non potrà prescindere dal Pd ma neanche da SeL, è dunque il lavoro che ci attende a partire dalle prossime settimane, per riuscire a capitalizzare le inefficienze, prima ancora degli scandali, che rischiano di travolgere Berlusconi e la sua maggioranza senza che noi, in questo campo, ci si dimostri capaci e credibili nel rappresentare un’alternativa di governo.
Occorre dunque, da parte nostra, intensificare ogni sforzo, da un lato nella costruzione di quella nuova sinistra che dovrà necessariamente essere diversa da quella conosciuta finora, capace di prendere il meglio del pensiero e della tradizione socialista, comunista, ambientalista, laica, e che abbia l’ambizione di ritrovare sintonia con quei settori del Paese che alla sinistra avevano consegnato le proprie ambizioni e che dalla sinistra sono stati traditi, e dall’altro costruire una rete di rapporti e relazioni con tutte le forze che, fondandosi su valori e programmi condivisi, scelgono di dar vita ad un patto con gli elettori candidandosi a governare l’Italia.
E’ un percorso lungo e non facile, in cui personalismi, settarismi identitari, gelosie e miopia politica rappresenteranno ostacoli significativi, ma che non ha alternative se, come credo, abbiamo ancora voglia di cambiare questo paese.
*Coordinatore del Ps- Esponente di Sinistra e Libertà
Napoli. Ragazza pestata a sangue, rischia di perdere l’occhio.
La folla pietrificata dalla paura, Piazza Bellini, skinheads scatenati: hanno insultato ragazzi omosessuali, solo la 27enne è intervenuta.
Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito. Solo quando il raid omofobo è terminato, qualcuno si è avvicinato alla ragazza ferita, offrendo dell’acqua, ma lei ha rifiutato rispondendo sdegnata: «L’acqua mi serviva prima».
Già dal loro ingresso nella piazza si è capito quali fossero le loro intenzioni. I bulli skinheads hanno cominciato a dare fastidio a un gruppo di giovani, che frequentano la sede dell’Arcigay. Prima hanno cominciato con gli insulti, poi è volato qualche schiaffo. Le parole sono diventate sempre più pesanti, come gli schiaffoni, inferti in mezzo al divertimento dei membri del gruppo.
Coloro che erano intorno hanno fatto finta di non vedere. Solo una ragazza di 27 anni, non ce l’ha fatta a trattenere lo sdegno per l’aggressione verbale che si stava compiendo. Ha avvicinato il gruppetto e ha urlato: «Basta fermatevi! Ma che volete? Perché non ci lasciate in pace?». Per tutta risposta, la giovane ha ricevuto uno spintone, è caduta per terra ed è stata presa a calci. La violenza dei colpi è stata così forte che la ragazza, ora ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio».
Le associazioni omosessuali napoletano hanno fatto un comunicato congiunto, denunciando l’insicurezza vissuta dai gay in piazza Bellini: «La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire” che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza” che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese». (Giorgio Mottola – il Corriere della Sera)
Omofobia, ma soprattutto indifferenza. A meno di una settimana dalla diffusione del video della morte del suonatore romeno Petru a Montesanto (spirato in mezzo alla folla che fuggiva), ancora una volta i napoletani devono interrogarsi sulla difficile conciliazione tra paura e senso civico. In piazza Bellini, intorno alle due di notte, un gruppetto di delinquenti con il capo rasato ha malmenato alcuni giovani omosessuali e mandato all’ospedale una ragazza che era intervenuta (unica a farlo) in loro soccorso. Tutto si è svolto all’aperto, al centro di Napoli, sotto gli occhi di centinaia di persone che non hanno mosso un dito. Solo quando il raid omofobo è terminato, qualcuno si è avvicinato alla ragazza ferita, offrendo dell’acqua, ma lei ha rifiutato rispondendo sdegnata: «L’acqua mi serviva prima».
Già dal loro ingresso nella piazza si è capito quali fossero le loro intenzioni. I bulli skinheads hanno cominciato a dare fastidio a un gruppo di giovani, che frequentano la sede dell’Arcigay. Prima hanno cominciato con gli insulti, poi è volato qualche schiaffo. Le parole sono diventate sempre più pesanti, come gli schiaffoni, inferti in mezzo al divertimento dei membri del gruppo.
Coloro che erano intorno hanno fatto finta di non vedere. Solo una ragazza di 27 anni, non ce l’ha fatta a trattenere lo sdegno per l’aggressione verbale che si stava compiendo. Ha avvicinato il gruppetto e ha urlato: «Basta fermatevi! Ma che volete? Perché non ci lasciate in pace?». Per tutta risposta, la giovane ha ricevuto uno spintone, è caduta per terra ed è stata presa a calci. La violenza dei colpi è stata così forte che la ragazza, ora ricoverata in ospedale, rischia di perdere un occhio».
Le associazioni omosessuali napoletano hanno fatto un comunicato congiunto, denunciando l’insicurezza vissuta dai gay in piazza Bellini: «La vera vergogna che denunciamo è la “licenza di aggredire” che viene così indirettamente concessa a chi viola i corpi e la dignità di altri esseri umani e la deriva violenta di false propagande: un “Decreto sicurezza” che non tutela un bel nulla, le istigazioni allo squadrismo violento e la cancellazione dell’omofobia dal novero degli allarmi sociali di questo Paese». (Giorgio Mottola – il Corriere della Sera)
IRAN DISERTA G8 TRIESTE. OBAMA CONDANNA 'AZIONI INGIUSTE'
Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, ha detto che non sara' domani alla riunione allargata dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste sull'Afghanistan e il Pakistan. Lo riferisce l'agenzia Isna.
L'invito all'Iran per la conferenza di Trieste sull'Afghanistan era partito mesi fa ma Teheran non aveva mai dato una risposta. Negli ultimi giorni, in seguito agli avvenimenti provocati dalle contestate elezioni del 12 giugno, vi era stato un cambiamento di atteggiamento da parte di molte capitali e anche di Roma. "A tre giorni dalla conferenza non ho ancora una risposta: devo ritenere che l'Iran abbia declinato l'invito... La presidenza G8 non può aspettare molto". aveva detto lunedì il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ieri Frattini aveva dichiarato che, vista l'incertezza sull'esito del voto e la violenta repressione delle manifestazioni, "a Trieste non si sarebbe potuto fare finta di niente". Ma rinunciando a partecipare alla riunione del G8, aveva aggiunta, l'Iran ha "perso un'occasione per dare un proprio contributo positivo".
ARRESTATI DIPENDENTI GIORNALE MUSSAVI
Venticinque fra giornalisti e dipendenti del giornale Kalemeh Sabz del candidato moderato Mir Hossein Mussavi, sconfitto nelle contestate elezioni presidenziali iraniane del 12 giugno, sono stati arrestati due giorni fa, secondo quanto denunciato oggi all'agenzia France Presse da un membro della redazione. "Si tratta di cinque o sei membri del personale amministrativo, mentre gli altri sono giornalisti. Sono stati arrestati lunedì", ha dichiarato Alireza Beheshti, aggiungendo che "gli agenti presentatisi al giornale non hanno esibito un mandato". Il giornalista ha detto che cinque donne che figuravano fra le persone arrestate sono state rilasciate ieri sera. Il giornale Kalemeh era stato autorizzato poco prima dell'elezione presidenziale ed è stato invece proibito dopo lo scrutinio, i cui risultati sono stati contestati da Mussavi.
MUSSAVI: SITO PUBBLICA DETTAGLI SU DENUNCE DI BROGLI
Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell'opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti: sono queste alcune accuse di brogli lanciate dall'opposizione sconfitta in Iran alle elezioni del 12 giugno. E' quanto emerge da un comunicato di tre pagine pubblicato sul sito del principale candidato sconfitto, il moderato Mir Hossein Mussavi.
Nel testo, il "Comitato per la protezione dei voti" chiede la creazione di una "commissione", "accettabile per tutte le parti in causa", che operi "per esaminare tutta la procedura elettorale". Il documento denuncia "l'utilizzo su larga scala di mezzi del governo in favore del proprio candidato", il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Viene poi criticata la scelta dei componenti dei comitati incaricati di organizzare le elezioni, selezionati fra i sostenitori di Ahmadinejad. "Schede sono state stampate la sera delle elezioni senza numero di serie, cosa senza precedenti nella storia del paese", si sostiene ancora nel comunicato (non è chiaro se si tratti del rapporto completo sui brogli annunciato dallo staff di Mussavi o solo di una sua sintesi). Il documento comunque denuncia anche la fabbricazione di timbri utilizzati per convalidare i voti in un numero "2,5 volte superiore" a quello dei seggi, "cosa che può favorire brogli". Secondo il comitato di Mussavi, ai rappresentanti di lista dei candidati alle presidenziali è stato impedito, per diversi motivi, di essere presenti nei seggi e di sorvegliare le operazioni di voto. Viene denunciata inoltre l'interruzione del servizio "della rete sms" che, se attivo, avrebbe permesso ai rappresentanti di Mussavi di avvertire il quartier generale di eventuali irregolarità. Infine vengono formulati "seri dubbi" sul fatto che le urne fossero vuote nel momento in cui sono state consegnate ai seggi: eventualità che non può essere esclusa proprio per l'assenza dei rappresentanti di lista.
CANDIDATO REZAI RITIRA SUO RICORSO
Il candidato conservatore alle elezioni presidenziali iraniane Mohsen Rezai ha deciso di ritirare il suo ricorso presentato per presunte irregolarità nello scrutinio del 12 giugno. Lo riporta l'agenzia ufficiale Irna, citando una lettera dello stesso Rezai. Il candidato conservatore ha giustificato la sua decisione affermando che "la situazione politica, sociale e di sicurezza del Paese è entrata in una fase sensibile e determinante che è più importante delle elezioni". Rezai ha però criticato "il poco tempo accordato dalle autorità per esaminare i ricorsi", nonostante ieri il Consiglio dei Guardiani della Costituzione ne abbia annunciato una proroga di cinque giorni.
BARACK OBAMA CONDANNA ''AZIONI INGIUSTE''
NEW YORK - Barack Obama ha abbandonato le cautele sull'Iran. Il presidente americano ha usato per la prima volta la parola "condanna" per caratterizzare le "azioni ingiuste" del regime iraniano sui cittadini che protestano e ha evocato "seri dubbi" sulla legittimità delle elezioni. E tuttavia con Teheran l'opportunità di un dialogo resta: se gli iraniani risponderanno all'offerta di dialogo diretto, gli Stati Uniti hanno la porta aperta. E' una condanna vibrante di indignazione quella di Obama, sull'onda emotiva delle drammatiche immagini di Neda Soltan morente e coperta di sangue sul selciato di Teheran, un video che ha "spezzato il cuore" al Commander in Chief degli Usa oltre che a milioni di altri cittadini del mondo che credono nel rispetto dei diritti umani: "C'e qualcosa di profondamente ingiusto".
Secondo Obama "la protesta di Teheran non è un esempio isolato, una piccola esplosione di rabbia qua e là". In assenza di osservatori internazionali allo scrutinio del 12 luglio, "ci sono seri dubbi sulla legittimità delle elezioni". Ciò nonostante, secondo il presidente americano, resta "aperto un sentiero" per Teheran, perché l'Iran possa migliorare i suoi legami con la comunità internazionale "nel rispetto della sua sovranità, delle sue tradizioni culturali, delLa sua fede". A parole la linea Obama non è cambiata, ma è cambiato il tono e non poteva essere altrimenti alla luce del video di Neda ma anche delle ammissioni sui voti in esubero fatte ieri dai leader di Teheran. L'Iran, a cui il presidente si è sempre riferito usando la denominazione ufficiale (Repubblica Islamica di Iran, segno di riconoscimento della sovranità), ha dominato la conferenza stampa dopo dieci giorni di reazioni misurate da parte di Obama che avevano provocato alla Casa Bianca accuse di eccessiva timidezza di fronte alla protesta. Pur usando toni più duri che in passato, il numero uno degli Usa ha ribadito che sta all'Iran decidere del suo futuro e che le manifestazioni non hanno niente a che fare con gli Stati Uniti e l'Occidente: "Ci sono tentativi di distrarre la gente da quel che sta succedendo veramente nel paese. La strategia stantia di fare di altri paesi un capro espiatorio non funzionerà più in Iran. Stati Uniti e Occidente non c'entrano. Questa crisi riguarda i cittadini iraniani, e il futuro che spetta a loro scegliere, e solo a loro".
Cautela dunque (anche perché le accuse di ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni iraniani "sono assurde e palesemente false"). Obama non ha voluto entrare in merito a possibili conseguenze per le violenze degli ultimi giorni: "Non sappiamo ancora come andrà a finire", ha detto il presidente aggiungendo che c'é ancora tempo perché le autorità iraniane riconoscano e rispettino "le norme universali e i principi della liberta". La conferenza stampa, affollatissima nella sala dei briefing della Casa Bianca, era stata convocata per le 12:30, le 18:30 in Italia: un orario che ha messo il presidente fuori raggio del grosso del pubblico americano ma probabilmente mirata a un'altra audience: l'Iran. E in un momento in cui Internet ha avuto un ruolo chiave nel trasmettere informazioni sulle proteste, il presidente ha accettato la domanda di un giornalista del blog Huffington Post che a sua volta si è fatto portatore dell'interrogativo sulla legittimità delle elezioni posto da un "coraggioso" cittadino iraniano. E' stato in risposta a questa domanda che Obama ha osservato che "non sappiamo esattamente cosa sia successo ai seggi. Sappiamo che una vasta percentuale del popolo iraniano considera questa elezione illegittima. Non è un esempio isolato. Ci sono seri dubbi sulla legittimità delle elezioni".
KHAMENEI PROROGA ESAME VOTO, SCOPPIA CRISI CON GB
La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha concesso oggi cinque giorni supplementari al Consiglio dei Guardiani per esaminare i ricorsi presentati contro le presidenziali del 12 giugno, da cui e' uscito rieletto Mahmud Ahmadinejad. Una notizia diffusa questa sera a sorpresa dalla televisione di Stato, dopo che negli ultimi giorni lo stesso Consiglio aveva insistito nel dire di non avere riscontrato ''irregolarita' importanti'' nello scrutinio e quindi la consultazione non sarebbe stata annullata. Oggi lo staff elettorale del candidato moderato sconfitto, Mir Hossein Mussavi, aveva annunciato che avrebbe presto presentato un rapporto dettagliato sui presunti brogli, a sostegno della richiesta di annullamento. Secondo la televisione, e' stato il Consiglio dei Guardiani ad avanzare la richiesta di proroga a Khamenei, che l'ha accettata. Impossibile dire se possa trattarsi di un primo passo verso un compromesso nel braccio di ferro che ha visto finora la Guida suprema sostenere la validita' dei dati ufficiali resi noti dal ministero dell'Interno e, sull'altro fronte, le proteste di Mussavi e del candidato riformista Mehdi Karrubi, con il tacito appoggio dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani.
La magistratura ha intanto preannunciato oggi condanne ''esemplari'' contro le centinaia di arrestati nelle manifestazioni dei giorni scorsi, mentre un giornalista greco che lavora per il quotidiano americano Washington Times e' stato arrestato. Tra l'Iran e la Gran Bretagna, accusata da Teheran di avere ordito un complotto contro le elezioni presidenziali, esplode nel frattempo una crisi diplomatica. Il premier britannico Gordon Brown ha reso noto oggi che la Repubblica islamica ha espulso ieri due diplomatici di Londra, la quale ha risposto espellendo due diplomatici iraniani. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, Londra si sarebbe servita per il suo complotto sia dell'Intelligence sia dei suoi mezzi d'informazione. Domenica era stato espulso il corrispondente permanente della Bbc da Teheran, Jon Leyne. Ma piu' dure sono state le misure prese nei confronti di altri giornalisti.
L'agenzia Fars ha dato notizia dell'arresto di un reporter greco che lavora per il quotidiano americano Washington Times, Iason Athanasiadis-Foden. Mentre non si hanno ancora notizie di un giornalista di Newsweek, Maziar Bahari, con doppia cittadinanza iraniana e canadese, arrestato nei giorni scorsi. La televisione di Stato iraniana ha trasmesso presunte confessioni di alcuni arrestati durante i disordini dei giorni scorsi, che hanno affermato di essere stati ''provocati'' dai canali televisivi in persiano della Bbc e della Voice of America e di avere approfittato degli incidenti per darsi al saccheggio. Sempre sul fronte internazionale, l'Iran ha accusato di ''interferenza'' nei suoi affari interni il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che la notte scorsa aveva chiesto a Teheran ''lo stop immediato degli arresti, delle minacce e dell'uso della forza'' da parte delle autorita'.
Il Parlamento iraniano ha fissato tra il 26 luglio e il 19 agosto il periodo nel quale il presidente dovra' giurare per assumere la carica, senza tuttavia dire chi sara'. Ma il ministero dell'Interno, in un comunicato, ha invitato Mussavi ad accettare il risultato del voto, come aveva fatto in sostanza la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, parlando alla preghiera collettiva a Teheran venerdi'. Il vice capo della magistratura, Ebrahim Raisi, ha preannunciato che le centinaia di arrestati nelle proteste dei giorni scorsi riceveranno condanne talmente severe da ''dare una lezione'' a tutta la popolazione. ''L'intera nazione deve fare attenzione a quello che dice'' e i giornalisti ''a quello che scrivono'', ha ammonito Raisi. Ma nonostante il divieto delle manifestazioni, l'ex candidato riformista Mehdi Karrubi ha chiesto agli oppositori di commemorare con speciali cerimonie giovedi' gli uccisi nelle proteste: almeno 17 secondo il bilancio ufficiale.
da ANSA.it
L'invito all'Iran per la conferenza di Trieste sull'Afghanistan era partito mesi fa ma Teheran non aveva mai dato una risposta. Negli ultimi giorni, in seguito agli avvenimenti provocati dalle contestate elezioni del 12 giugno, vi era stato un cambiamento di atteggiamento da parte di molte capitali e anche di Roma. "A tre giorni dalla conferenza non ho ancora una risposta: devo ritenere che l'Iran abbia declinato l'invito... La presidenza G8 non può aspettare molto". aveva detto lunedì il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ieri Frattini aveva dichiarato che, vista l'incertezza sull'esito del voto e la violenta repressione delle manifestazioni, "a Trieste non si sarebbe potuto fare finta di niente". Ma rinunciando a partecipare alla riunione del G8, aveva aggiunta, l'Iran ha "perso un'occasione per dare un proprio contributo positivo".
ARRESTATI DIPENDENTI GIORNALE MUSSAVI
Venticinque fra giornalisti e dipendenti del giornale Kalemeh Sabz del candidato moderato Mir Hossein Mussavi, sconfitto nelle contestate elezioni presidenziali iraniane del 12 giugno, sono stati arrestati due giorni fa, secondo quanto denunciato oggi all'agenzia France Presse da un membro della redazione. "Si tratta di cinque o sei membri del personale amministrativo, mentre gli altri sono giornalisti. Sono stati arrestati lunedì", ha dichiarato Alireza Beheshti, aggiungendo che "gli agenti presentatisi al giornale non hanno esibito un mandato". Il giornalista ha detto che cinque donne che figuravano fra le persone arrestate sono state rilasciate ieri sera. Il giornale Kalemeh era stato autorizzato poco prima dell'elezione presidenziale ed è stato invece proibito dopo lo scrutinio, i cui risultati sono stati contestati da Mussavi.
MUSSAVI: SITO PUBBLICA DETTAGLI SU DENUNCE DI BROGLI
Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell'opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti: sono queste alcune accuse di brogli lanciate dall'opposizione sconfitta in Iran alle elezioni del 12 giugno. E' quanto emerge da un comunicato di tre pagine pubblicato sul sito del principale candidato sconfitto, il moderato Mir Hossein Mussavi.
Nel testo, il "Comitato per la protezione dei voti" chiede la creazione di una "commissione", "accettabile per tutte le parti in causa", che operi "per esaminare tutta la procedura elettorale". Il documento denuncia "l'utilizzo su larga scala di mezzi del governo in favore del proprio candidato", il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad. Viene poi criticata la scelta dei componenti dei comitati incaricati di organizzare le elezioni, selezionati fra i sostenitori di Ahmadinejad. "Schede sono state stampate la sera delle elezioni senza numero di serie, cosa senza precedenti nella storia del paese", si sostiene ancora nel comunicato (non è chiaro se si tratti del rapporto completo sui brogli annunciato dallo staff di Mussavi o solo di una sua sintesi). Il documento comunque denuncia anche la fabbricazione di timbri utilizzati per convalidare i voti in un numero "2,5 volte superiore" a quello dei seggi, "cosa che può favorire brogli". Secondo il comitato di Mussavi, ai rappresentanti di lista dei candidati alle presidenziali è stato impedito, per diversi motivi, di essere presenti nei seggi e di sorvegliare le operazioni di voto. Viene denunciata inoltre l'interruzione del servizio "della rete sms" che, se attivo, avrebbe permesso ai rappresentanti di Mussavi di avvertire il quartier generale di eventuali irregolarità. Infine vengono formulati "seri dubbi" sul fatto che le urne fossero vuote nel momento in cui sono state consegnate ai seggi: eventualità che non può essere esclusa proprio per l'assenza dei rappresentanti di lista.
CANDIDATO REZAI RITIRA SUO RICORSO
Il candidato conservatore alle elezioni presidenziali iraniane Mohsen Rezai ha deciso di ritirare il suo ricorso presentato per presunte irregolarità nello scrutinio del 12 giugno. Lo riporta l'agenzia ufficiale Irna, citando una lettera dello stesso Rezai. Il candidato conservatore ha giustificato la sua decisione affermando che "la situazione politica, sociale e di sicurezza del Paese è entrata in una fase sensibile e determinante che è più importante delle elezioni". Rezai ha però criticato "il poco tempo accordato dalle autorità per esaminare i ricorsi", nonostante ieri il Consiglio dei Guardiani della Costituzione ne abbia annunciato una proroga di cinque giorni.
BARACK OBAMA CONDANNA ''AZIONI INGIUSTE''
NEW YORK - Barack Obama ha abbandonato le cautele sull'Iran. Il presidente americano ha usato per la prima volta la parola "condanna" per caratterizzare le "azioni ingiuste" del regime iraniano sui cittadini che protestano e ha evocato "seri dubbi" sulla legittimità delle elezioni. E tuttavia con Teheran l'opportunità di un dialogo resta: se gli iraniani risponderanno all'offerta di dialogo diretto, gli Stati Uniti hanno la porta aperta. E' una condanna vibrante di indignazione quella di Obama, sull'onda emotiva delle drammatiche immagini di Neda Soltan morente e coperta di sangue sul selciato di Teheran, un video che ha "spezzato il cuore" al Commander in Chief degli Usa oltre che a milioni di altri cittadini del mondo che credono nel rispetto dei diritti umani: "C'e qualcosa di profondamente ingiusto".
Secondo Obama "la protesta di Teheran non è un esempio isolato, una piccola esplosione di rabbia qua e là". In assenza di osservatori internazionali allo scrutinio del 12 luglio, "ci sono seri dubbi sulla legittimità delle elezioni". Ciò nonostante, secondo il presidente americano, resta "aperto un sentiero" per Teheran, perché l'Iran possa migliorare i suoi legami con la comunità internazionale "nel rispetto della sua sovranità, delle sue tradizioni culturali, delLa sua fede". A parole la linea Obama non è cambiata, ma è cambiato il tono e non poteva essere altrimenti alla luce del video di Neda ma anche delle ammissioni sui voti in esubero fatte ieri dai leader di Teheran. L'Iran, a cui il presidente si è sempre riferito usando la denominazione ufficiale (Repubblica Islamica di Iran, segno di riconoscimento della sovranità), ha dominato la conferenza stampa dopo dieci giorni di reazioni misurate da parte di Obama che avevano provocato alla Casa Bianca accuse di eccessiva timidezza di fronte alla protesta. Pur usando toni più duri che in passato, il numero uno degli Usa ha ribadito che sta all'Iran decidere del suo futuro e che le manifestazioni non hanno niente a che fare con gli Stati Uniti e l'Occidente: "Ci sono tentativi di distrarre la gente da quel che sta succedendo veramente nel paese. La strategia stantia di fare di altri paesi un capro espiatorio non funzionerà più in Iran. Stati Uniti e Occidente non c'entrano. Questa crisi riguarda i cittadini iraniani, e il futuro che spetta a loro scegliere, e solo a loro".
Cautela dunque (anche perché le accuse di ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni iraniani "sono assurde e palesemente false"). Obama non ha voluto entrare in merito a possibili conseguenze per le violenze degli ultimi giorni: "Non sappiamo ancora come andrà a finire", ha detto il presidente aggiungendo che c'é ancora tempo perché le autorità iraniane riconoscano e rispettino "le norme universali e i principi della liberta". La conferenza stampa, affollatissima nella sala dei briefing della Casa Bianca, era stata convocata per le 12:30, le 18:30 in Italia: un orario che ha messo il presidente fuori raggio del grosso del pubblico americano ma probabilmente mirata a un'altra audience: l'Iran. E in un momento in cui Internet ha avuto un ruolo chiave nel trasmettere informazioni sulle proteste, il presidente ha accettato la domanda di un giornalista del blog Huffington Post che a sua volta si è fatto portatore dell'interrogativo sulla legittimità delle elezioni posto da un "coraggioso" cittadino iraniano. E' stato in risposta a questa domanda che Obama ha osservato che "non sappiamo esattamente cosa sia successo ai seggi. Sappiamo che una vasta percentuale del popolo iraniano considera questa elezione illegittima. Non è un esempio isolato. Ci sono seri dubbi sulla legittimità delle elezioni".
KHAMENEI PROROGA ESAME VOTO, SCOPPIA CRISI CON GB
La Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ha concesso oggi cinque giorni supplementari al Consiglio dei Guardiani per esaminare i ricorsi presentati contro le presidenziali del 12 giugno, da cui e' uscito rieletto Mahmud Ahmadinejad. Una notizia diffusa questa sera a sorpresa dalla televisione di Stato, dopo che negli ultimi giorni lo stesso Consiglio aveva insistito nel dire di non avere riscontrato ''irregolarita' importanti'' nello scrutinio e quindi la consultazione non sarebbe stata annullata. Oggi lo staff elettorale del candidato moderato sconfitto, Mir Hossein Mussavi, aveva annunciato che avrebbe presto presentato un rapporto dettagliato sui presunti brogli, a sostegno della richiesta di annullamento. Secondo la televisione, e' stato il Consiglio dei Guardiani ad avanzare la richiesta di proroga a Khamenei, che l'ha accettata. Impossibile dire se possa trattarsi di un primo passo verso un compromesso nel braccio di ferro che ha visto finora la Guida suprema sostenere la validita' dei dati ufficiali resi noti dal ministero dell'Interno e, sull'altro fronte, le proteste di Mussavi e del candidato riformista Mehdi Karrubi, con il tacito appoggio dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani.
La magistratura ha intanto preannunciato oggi condanne ''esemplari'' contro le centinaia di arrestati nelle manifestazioni dei giorni scorsi, mentre un giornalista greco che lavora per il quotidiano americano Washington Times e' stato arrestato. Tra l'Iran e la Gran Bretagna, accusata da Teheran di avere ordito un complotto contro le elezioni presidenziali, esplode nel frattempo una crisi diplomatica. Il premier britannico Gordon Brown ha reso noto oggi che la Repubblica islamica ha espulso ieri due diplomatici di Londra, la quale ha risposto espellendo due diplomatici iraniani. Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, Londra si sarebbe servita per il suo complotto sia dell'Intelligence sia dei suoi mezzi d'informazione. Domenica era stato espulso il corrispondente permanente della Bbc da Teheran, Jon Leyne. Ma piu' dure sono state le misure prese nei confronti di altri giornalisti.
L'agenzia Fars ha dato notizia dell'arresto di un reporter greco che lavora per il quotidiano americano Washington Times, Iason Athanasiadis-Foden. Mentre non si hanno ancora notizie di un giornalista di Newsweek, Maziar Bahari, con doppia cittadinanza iraniana e canadese, arrestato nei giorni scorsi. La televisione di Stato iraniana ha trasmesso presunte confessioni di alcuni arrestati durante i disordini dei giorni scorsi, che hanno affermato di essere stati ''provocati'' dai canali televisivi in persiano della Bbc e della Voice of America e di avere approfittato degli incidenti per darsi al saccheggio. Sempre sul fronte internazionale, l'Iran ha accusato di ''interferenza'' nei suoi affari interni il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che la notte scorsa aveva chiesto a Teheran ''lo stop immediato degli arresti, delle minacce e dell'uso della forza'' da parte delle autorita'.
Il Parlamento iraniano ha fissato tra il 26 luglio e il 19 agosto il periodo nel quale il presidente dovra' giurare per assumere la carica, senza tuttavia dire chi sara'. Ma il ministero dell'Interno, in un comunicato, ha invitato Mussavi ad accettare il risultato del voto, come aveva fatto in sostanza la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, parlando alla preghiera collettiva a Teheran venerdi'. Il vice capo della magistratura, Ebrahim Raisi, ha preannunciato che le centinaia di arrestati nelle proteste dei giorni scorsi riceveranno condanne talmente severe da ''dare una lezione'' a tutta la popolazione. ''L'intera nazione deve fare attenzione a quello che dice'' e i giornalisti ''a quello che scrivono'', ha ammonito Raisi. Ma nonostante il divieto delle manifestazioni, l'ex candidato riformista Mehdi Karrubi ha chiesto agli oppositori di commemorare con speciali cerimonie giovedi' gli uccisi nelle proteste: almeno 17 secondo il bilancio ufficiale.
da ANSA.it
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da Indymedia
Obama condanna le violenze in Iran: la giustizia prevarrà
Nell’attesissima conferenza stampa convocata lunedì, Barack Obama ha condannato la violenza usata dalle autorità iraniane. Il presidente ha condannato le azioni con cui il regime ha soffocato le proteste, ma ha anche respinto l’accusa che dietro le manifestazioni ci sia una manipolazione occidentale.
In giornata il governo di Teheran aveva accusato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di intromettersi nelle questioni interne del paese, dopo che aveva chiesto all’Iran di rispettare la volontà del popolo.
Obama ha ribadito che le accuse sono completamente false, ma “gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono rattristate e indignate dalle minacce, le violenze e gli arresti degli ultimi giorni. Condanno con forza queste azioni ingiuste e mi unisco al popolo americano nel lutto per la perdita di ogni vita innocente”.
Alla fine, Obama fa una delle sue citazioni prefertite, una frase di Martin Luther King: “L’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizià. Crediamo che alla fine la giustizia prevarrà”. Il Consiglio dei guardani, intanto, ha annunciato che le elezioni del 12 giugno non sarano annullate.
da Internazionale
In giornata il governo di Teheran aveva accusato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di intromettersi nelle questioni interne del paese, dopo che aveva chiesto all’Iran di rispettare la volontà del popolo.
Obama ha ribadito che le accuse sono completamente false, ma “gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono rattristate e indignate dalle minacce, le violenze e gli arresti degli ultimi giorni. Condanno con forza queste azioni ingiuste e mi unisco al popolo americano nel lutto per la perdita di ogni vita innocente”.
Alla fine, Obama fa una delle sue citazioni prefertite, una frase di Martin Luther King: “L’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizià. Crediamo che alla fine la giustizia prevarrà”. Il Consiglio dei guardani, intanto, ha annunciato che le elezioni del 12 giugno non sarano annullate.
da Internazionale
martedì 23 giugno 2009
IMPRESSIONI SULLE ELEZIONI 2009
Oggi, 23 giugno, si chiude ufficialmente una fase turbolenta della politica, quella che ha decretato l’insediamento alla presidenza della provincia di Lecce, il rappresentante delle destre Gabellone.
Andando a ritroso, appare forse inutile definire gli stadi che questa campagna elettorale ha contraddistinto. Può invece essere utile e forse opportuno delineare il cammino intrapreso dal Movimento per la Sinistra a Nardò. La nostra giovane formazione si è trovata subito innanzi la patata bollente delle elezioni. Da un movimento critico come il nostro ci si sarebbe potuti aspettare un disimpegno dal punto di vista della militanza attiva ma piuttosto una lotta per screditare tutte le candidature, in una fase della rappresentanza politica davvero asfittica e povera di personalità perlomeno rispettabili.
L’imposizione della candidata presidente Loredana Capone è stata subita dai membri del Movimento per la Sinistra Nardò: crediamo che ogni elezione abbia garanzia democratica solo se si ricorre all’istituto delle primarie.
Per quanto riguarda questa elezione, invece, è stato differente poiché la signora Capone non è stata sottoposta ad alcuna verifica da parte del corpo elettorale dei gruppi politici di base ma per pura cooptazione ella si è scoperta candidata. Gli unici a chiedere primarie all’interno della coalizione di centro e sinistra sono stati i gruppi del Movimento per la Sinistra mentre gli altri hanno tutti, all’unisono, imposto la Capone.
Da questo passo falso nasce questa contesa elettorale. Noi del Movimento per la Sinistra Nardò, dopo vari chiarimenti (inter-nos) abbiamo deciso di scendere al fianco del presidente Vendola più che sostenere la Capone, e per quanto ci è stato possibile cercare di spostare quanto più a sinistra i consensi della coalizione.
Troppe volte, schifati dai metodi poco trasparenti dell’attuale politica ci siamo ritirati e abbiamo riversato le nostre angosce e paure su noi stessi ma questa volta abbiamo deciso di cambiare strategia.
Ci siamo presi per mano e abbiamo costituito a Nardò una barriera contro le falsità, il malcostume e il malaffare: siamo contro LA POLITICA DEL FAVORE. Dopo una campagna elettorale d’avanguardia siamo riusciti a coagulare intorno a noi, con le candidature di Claudia Raho a Nardò e Maurizio Maccagnano al collegio di Galatone, 345 voti liberi. E Nardò non è libera affatto; vista dal mio cannocchiale è una roccaforte di amoralità presa in mezzo fra interessi padronali e feudali e organizzazioni mafiose che fanno il servizio. Ma da un paio di mesi può annoverare nel cuore della città una luce che è alimentata da fiamme di speranze composte da liberi volontari e coraggiosi prodi, uomini e donne che vogliono liberarla e liberarsi da ataviche oppressioni, da miserie umane e materiali.
A tutti i politicanti di ogni livello e grado, ai dilettanti della gestione della cosa pubblica, agli equilibristi come D’Alema, Latorre, Casini, Pellegrino, Poli Bortone e Fitto voglio dire che devono fare i loro conti col presidente Vendola e con i giovani. Per tutto il danno che stanno arrecando a noi e ai più piccoli prima o poi dovranno pagare e allora arriverà il momento della verità. Per noi, giovani del Movimento Per La Sinistra Nardò, quel momento, “l’operazione verità”, è già cominciato.
Per questo chiedo a tutte le persone oneste e ai più giovani che sicuramente son più puliti, di partecipare e avvicinarsi a questo nuovo soggetto politico.
Ci potete trovare tutti i giorni al circolo di via Nicola Ingusci n°6.
NARDO’ LIBERA !!!!!!!!!!!!
P.S.
“L’onda del pensiero meridiano prima o poi ci coglierà e alla fine tutto ci parlerà d’Africa……………………………”
Angelo Cleopazzo
Andando a ritroso, appare forse inutile definire gli stadi che questa campagna elettorale ha contraddistinto. Può invece essere utile e forse opportuno delineare il cammino intrapreso dal Movimento per la Sinistra a Nardò. La nostra giovane formazione si è trovata subito innanzi la patata bollente delle elezioni. Da un movimento critico come il nostro ci si sarebbe potuti aspettare un disimpegno dal punto di vista della militanza attiva ma piuttosto una lotta per screditare tutte le candidature, in una fase della rappresentanza politica davvero asfittica e povera di personalità perlomeno rispettabili.
L’imposizione della candidata presidente Loredana Capone è stata subita dai membri del Movimento per la Sinistra Nardò: crediamo che ogni elezione abbia garanzia democratica solo se si ricorre all’istituto delle primarie.
Per quanto riguarda questa elezione, invece, è stato differente poiché la signora Capone non è stata sottoposta ad alcuna verifica da parte del corpo elettorale dei gruppi politici di base ma per pura cooptazione ella si è scoperta candidata. Gli unici a chiedere primarie all’interno della coalizione di centro e sinistra sono stati i gruppi del Movimento per la Sinistra mentre gli altri hanno tutti, all’unisono, imposto la Capone.
Da questo passo falso nasce questa contesa elettorale. Noi del Movimento per la Sinistra Nardò, dopo vari chiarimenti (inter-nos) abbiamo deciso di scendere al fianco del presidente Vendola più che sostenere la Capone, e per quanto ci è stato possibile cercare di spostare quanto più a sinistra i consensi della coalizione.
Troppe volte, schifati dai metodi poco trasparenti dell’attuale politica ci siamo ritirati e abbiamo riversato le nostre angosce e paure su noi stessi ma questa volta abbiamo deciso di cambiare strategia.
Ci siamo presi per mano e abbiamo costituito a Nardò una barriera contro le falsità, il malcostume e il malaffare: siamo contro LA POLITICA DEL FAVORE. Dopo una campagna elettorale d’avanguardia siamo riusciti a coagulare intorno a noi, con le candidature di Claudia Raho a Nardò e Maurizio Maccagnano al collegio di Galatone, 345 voti liberi. E Nardò non è libera affatto; vista dal mio cannocchiale è una roccaforte di amoralità presa in mezzo fra interessi padronali e feudali e organizzazioni mafiose che fanno il servizio. Ma da un paio di mesi può annoverare nel cuore della città una luce che è alimentata da fiamme di speranze composte da liberi volontari e coraggiosi prodi, uomini e donne che vogliono liberarla e liberarsi da ataviche oppressioni, da miserie umane e materiali.
A tutti i politicanti di ogni livello e grado, ai dilettanti della gestione della cosa pubblica, agli equilibristi come D’Alema, Latorre, Casini, Pellegrino, Poli Bortone e Fitto voglio dire che devono fare i loro conti col presidente Vendola e con i giovani. Per tutto il danno che stanno arrecando a noi e ai più piccoli prima o poi dovranno pagare e allora arriverà il momento della verità. Per noi, giovani del Movimento Per La Sinistra Nardò, quel momento, “l’operazione verità”, è già cominciato.
Per questo chiedo a tutte le persone oneste e ai più giovani che sicuramente son più puliti, di partecipare e avvicinarsi a questo nuovo soggetto politico.
Ci potete trovare tutti i giorni al circolo di via Nicola Ingusci n°6.
NARDO’ LIBERA !!!!!!!!!!!!
P.S.
“L’onda del pensiero meridiano prima o poi ci coglierà e alla fine tutto ci parlerà d’Africa……………………………”
Angelo Cleopazzo
LA VITTORIA DEL CENTRO-DESTRA
Sono veramente contento di come sia andato l’esito del ballottaggio, è normale che mi idigna l’avanzamento così pericoloso delle destre; la conseguente elezione di Gabellone mi fa capire che occorre fare tanta strada prima di vedermi esultante per la vittoria DELLA VERA SINISTRA. Contento, ma si fa per dire, nel vedere sconfitta (parlo della provincia di Lecce e di Nardò in particolare) una coalizione, progettata per il ballottaggio quindi in seguito alla prima tornata elettorale, nella quale convivevano accanto alla Capone, se non in maniera ufficiale ma quantomeno ufficiosa, persone come l’ex sindaco di Nardò Dell’Anna (UDC) o come la Poli Bortone di estrazione missina ed ex sindaco di Lecce.Incredibile ma vero. Nello stesso calderone convivevano amorevolmente PD, Partito Socialista, Italia dei Valori, Sinistra per il Salento, Rifondazione Comunista, Io Sud, UDC ed altri.
Sono molto deluso e amareggiato rispetto a tutto questo. Una coalizione del genere, parlo di me e tutta soggettiva come sensazione, non me la sarei mai immaginata. Non è il partire che volevo.
Immaginavo una rivoluzione culturale che partendo da sinistra avesse tentato di modellare e modificare una mentalità bigotta che ormai si sta radicando sempre più.
Appoggiare in questo modo la candidatura della Capone non fa altro che screditare il Movimento e soprattutto l’elettorato che ha creduto e crede nella verginità di questo “partito”.
La situazione neretina è molto particolare e quindi un accordo del genere sembrava surreale.
Ho paura di questo tipo di logiche, di queste strategie perverse che non fanno altro che confondere sempre più.
Ma in che modo vogliamo fare quest’unica sinistra?????????
Io spero non così, spero che sia stato solo un tentativo disperato per tentare di avere qualche consigliere provinciale (Sinistra per il Salento appena 2). Spero che non sia così anche in futuro, preferirei far passare degli anni e tentare di costruire qualcosa che sia veramente di sinistra, che cercare accordi stupidi solo per una questione di voti.
Mi sono stancato della solita frase cretina della politica intesa solo come uno strumento di voto. Io la intendo in maniere differente. Non è solo voti ma è anche quotidiano dialogo con chi ha bisogno, ma non per avere un voto di ritorno; è scendere in piazza e urlare contro le varie ingiustizie che giornalmente ci colpiscono; è creare una comunità capace di accogliere chi sta in difficoltà (mi riferisco per esempio ai lavoratori stagionali extracomunitari; per loro –non vorrei dire una cazzata, se è così fatela pure una correzione- si sono raccolte delle firme per non farli sostare nelle vicinanze dello stadio); politica è anche cercare di scardinare ciò che di clientelare e mafioso c’e’ all’interno di qualsiasi ente che dovrebbe tutelare e salvaguardare il cittadino.
Dobbiamo cacciare i vampiri dai palazzi del potere.
Ora ritornando ai risultati del ballottaggio vorrei informarvi di una cosa: ieri sera ero con un mio amico, tornandome a casa e percorrendo l’eterno cantiere aperto della Nardò-Pagani, mi sono trovato d’avanti ai miei occhi dei festeggiamenti un po’ particolari. Erano i ragazzi di estrema destra che esultavano per la vittoria (ormai è usanza nel nostro paese fare dei caroselli dopo vittorie politiche, è successo prima del ballottaggio con il candidato dell’UDC Cosimo Frasca, addirittura uno slogan diceva “santo subito” ), sventolando una bandiera sulla quale non era mica disegnato il simbolo del PDL ma una bella croce celtica.
A questi stronzi vorrei dire che non si può inneggiare al fascismo e che possono essere oggetto di denunce, in quanto il loro comportamento va contro quella che è la nostra costituzione, scritta da chi il fascismo lo aveva subito per vent’anni.
ORA E SEMPRE RESISTENZA
P.S.
Vorrei ricordare che il blog è aperto a tutti i componenti del nostro gruppo e non solo –se volete rispondere al mio sfogo io sarò felice di pubblicare l’articolo
Nico Musardo
Sono molto deluso e amareggiato rispetto a tutto questo. Una coalizione del genere, parlo di me e tutta soggettiva come sensazione, non me la sarei mai immaginata. Non è il partire che volevo.
Immaginavo una rivoluzione culturale che partendo da sinistra avesse tentato di modellare e modificare una mentalità bigotta che ormai si sta radicando sempre più.
Appoggiare in questo modo la candidatura della Capone non fa altro che screditare il Movimento e soprattutto l’elettorato che ha creduto e crede nella verginità di questo “partito”.
La situazione neretina è molto particolare e quindi un accordo del genere sembrava surreale.
Ho paura di questo tipo di logiche, di queste strategie perverse che non fanno altro che confondere sempre più.
Ma in che modo vogliamo fare quest’unica sinistra?????????
Io spero non così, spero che sia stato solo un tentativo disperato per tentare di avere qualche consigliere provinciale (Sinistra per il Salento appena 2). Spero che non sia così anche in futuro, preferirei far passare degli anni e tentare di costruire qualcosa che sia veramente di sinistra, che cercare accordi stupidi solo per una questione di voti.
Mi sono stancato della solita frase cretina della politica intesa solo come uno strumento di voto. Io la intendo in maniere differente. Non è solo voti ma è anche quotidiano dialogo con chi ha bisogno, ma non per avere un voto di ritorno; è scendere in piazza e urlare contro le varie ingiustizie che giornalmente ci colpiscono; è creare una comunità capace di accogliere chi sta in difficoltà (mi riferisco per esempio ai lavoratori stagionali extracomunitari; per loro –non vorrei dire una cazzata, se è così fatela pure una correzione- si sono raccolte delle firme per non farli sostare nelle vicinanze dello stadio); politica è anche cercare di scardinare ciò che di clientelare e mafioso c’e’ all’interno di qualsiasi ente che dovrebbe tutelare e salvaguardare il cittadino.
Dobbiamo cacciare i vampiri dai palazzi del potere.
Ora ritornando ai risultati del ballottaggio vorrei informarvi di una cosa: ieri sera ero con un mio amico, tornandome a casa e percorrendo l’eterno cantiere aperto della Nardò-Pagani, mi sono trovato d’avanti ai miei occhi dei festeggiamenti un po’ particolari. Erano i ragazzi di estrema destra che esultavano per la vittoria (ormai è usanza nel nostro paese fare dei caroselli dopo vittorie politiche, è successo prima del ballottaggio con il candidato dell’UDC Cosimo Frasca, addirittura uno slogan diceva “santo subito” ), sventolando una bandiera sulla quale non era mica disegnato il simbolo del PDL ma una bella croce celtica.
A questi stronzi vorrei dire che non si può inneggiare al fascismo e che possono essere oggetto di denunce, in quanto il loro comportamento va contro quella che è la nostra costituzione, scritta da chi il fascismo lo aveva subito per vent’anni.
ORA E SEMPRE RESISTENZA
P.S.
Vorrei ricordare che il blog è aperto a tutti i componenti del nostro gruppo e non solo –se volete rispondere al mio sfogo io sarò felice di pubblicare l’articolo
Nico Musardo
BALLOTTAGGIO ELEZIONI PROVICIALI LECCE 2009
Provincia di LECCE
Elettori 730.915
I turno
Votanti 499.751 68,37%
Schede bianche 18.888 3,77%
Schede nulle 14.529 2,90%
Schede contestate 12 0,00%
e non assegnate
II turno
Votanti 331.127 45,30%
Schede bianche 7.911 2,38%
Schede nulle 5.748 1,73%
Schede contestate 24 0,00%
e non assegnate
Sezioni scrutinate 804 su 804
Antonio Maria Gabellone eletto con 162.179 51,08%
Lordana Capone 155.265 48,91%
La coalizione di Gabellone andrà a governare con 22 seggi, quella del cento-sinistra ne avrà 8 e la Io sud e unione di centro ne avranno 2 a testa.
da sito della prefettura di Lecce
Elettori 730.915
I turno
Votanti 499.751 68,37%
Schede bianche 18.888 3,77%
Schede nulle 14.529 2,90%
Schede contestate 12 0,00%
e non assegnate
II turno
Votanti 331.127 45,30%
Schede bianche 7.911 2,38%
Schede nulle 5.748 1,73%
Schede contestate 24 0,00%
e non assegnate
Sezioni scrutinate 804 su 804
Antonio Maria Gabellone eletto con 162.179 51,08%
Lordana Capone 155.265 48,91%
La coalizione di Gabellone andrà a governare con 22 seggi, quella del cento-sinistra ne avrà 8 e la Io sud e unione di centro ne avranno 2 a testa.
da sito della prefettura di Lecce
Berlusconi, a modo suo
“Se dovessimo scegliere il politico più sessista d’Europa, Silvio Berlusconi sarebbe sicuramente il vincitore”, sentenzia oggi il Guardian in un editoriale sul presidente del consiglio.
“In Italia sta venendo alla luce una serie di scandali che riguardano la sua relazione con alcune belle donne. Dovrebbe essere una causa di grande imbarazzo per il premier italiano, che sperava di potersi concentrare solo sulla preparazione del G8, ma il suo atteggiamento verso le donne è solo uno della miriade di motivi per cui gli italiani non avrebbero dovuto eleggerlo tre volte. E il suo successo è in gran parte dovuto al crollo del sistema politico italiano negli anni novanta, che ha lasciato spazio a opportunisti e xenofobi”.
Berlusconi’s way, The Guardian, Gran Bretagna
da Internzaionale
“In Italia sta venendo alla luce una serie di scandali che riguardano la sua relazione con alcune belle donne. Dovrebbe essere una causa di grande imbarazzo per il premier italiano, che sperava di potersi concentrare solo sulla preparazione del G8, ma il suo atteggiamento verso le donne è solo uno della miriade di motivi per cui gli italiani non avrebbero dovuto eleggerlo tre volte. E il suo successo è in gran parte dovuto al crollo del sistema politico italiano negli anni novanta, che ha lasciato spazio a opportunisti e xenofobi”.
Berlusconi’s way, The Guardian, Gran Bretagna
da Internzaionale
Referendum: altro che fallimento, uno scossone
La stampa straniera si occupa del mancato raggiungimento del quorum ai referendum in Italia. Secondo Miguel Mora, sul País, la disaffezione degli italiani per la politica ha toccato il suo picco massimo“Lo scorso fine settimana gli italiani hanno dato uno scossone alla loro deludente classe politica. Il messaggio delle urne è chiaro: non ne possono più. Da un lato, lo spettacolo di veline e prostitute offerto dal presidente del consiglio, dall’altro, la retorica fasulla e la falsa opposizione. Così un referendum elettorale appoggiato dai due grandi partiti del paese ha raggiunto il quorum del 23 per cento. È la partecipazione più bassa nella storia del paese”.
da Internazionale
da Internazionale
La Somalia dichiara lo stato di emergenza
Il presidente somalo, Sharif Sheikh Ahmad, assediato nel suo palazzo di Mogadiscio, ha proclamato lo stato di emergenza, per cercare di contenere l’offensiva dei ribelli che dura ormai da sei settimane.L’annuncio del presidente arriva mentre si intensificano i colloqui su un possibile intervento militare da parte degli stati vicini per combattere i gruppi islamici. Lo stato di emergenza non avrà un grande impatto in un paese dove regna il caos dal 1991 e dove le forze governative non hanno più alcun controllo, ma potrebbe favorire l’intervento di altri stati. Per diventare effettivo, il decreto deve ancora essere approvato dal parlamento, ma non è ancora chiaro dove e quando si riunirà l’Assemblea nazionale. -Mail & Guardian, Sudafrica
Termini Imerese, bloccati i treni dagli operai in sciopero
Le tute blu dello stabilimento Fiat protestano contro l'ipotesi di eliminare la produzione di auto nella fabbrica siciliana.
L'avevano promesso: sarebbe statauna settimana di fuoco quella che comincia oggi. E cosi' e'. Il lunedi' delle tute blu dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto e' iniziato con uno sciopero di due ore che dovrebbe concludersi alle 9.30. Ma la protesta di oggi contro la decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica siciliana, potrebbe andare ben oltre. Di sicuro gli operai non si fermeranno al blocco delle catene di montaggio.
Per oggi gli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno bloccato la circolazione dei treni alla stazione ferroviaria di Fiumetorto. Protestano contro la decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica siciliana. Molta tensione tra i circa 2 mila lavoratori che non credono alla possibilità di un futuro sganciato dalle auto.
Tra grida e rabbia inizia la nuova fase di dura protesta che ricorda, nei toni e nei metodi, quella che sette anni fa impedì la chiusura, che sembrava ormai scritta e inevitabile, dello stabilimento. "Come allora anche oggi - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - impediremo i piani di quanti vogliono ancora una volta penalizzare Termini Imerese. Iniziamo con lo sciopero e l'occupazione dei binari della stazione, ma non ci fermeremo".
Domani è atteso il vertice alla Regione, con Raffaele Lombardo e i sindacati, che dovrà definire una posizione e un documento unitari da sottoporre a Sergio Marchionne.
da Infoaut
L'avevano promesso: sarebbe statauna settimana di fuoco quella che comincia oggi. E cosi' e'. Il lunedi' delle tute blu dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto e' iniziato con uno sciopero di due ore che dovrebbe concludersi alle 9.30. Ma la protesta di oggi contro la decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica siciliana, potrebbe andare ben oltre. Di sicuro gli operai non si fermeranno al blocco delle catene di montaggio.
Per oggi gli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno bloccato la circolazione dei treni alla stazione ferroviaria di Fiumetorto. Protestano contro la decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica siciliana. Molta tensione tra i circa 2 mila lavoratori che non credono alla possibilità di un futuro sganciato dalle auto.
Tra grida e rabbia inizia la nuova fase di dura protesta che ricorda, nei toni e nei metodi, quella che sette anni fa impedì la chiusura, che sembrava ormai scritta e inevitabile, dello stabilimento. "Come allora anche oggi - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - impediremo i piani di quanti vogliono ancora una volta penalizzare Termini Imerese. Iniziamo con lo sciopero e l'occupazione dei binari della stazione, ma non ci fermeremo".
Domani è atteso il vertice alla Regione, con Raffaele Lombardo e i sindacati, che dovrà definire una posizione e un documento unitari da sottoporre a Sergio Marchionne.
da Infoaut
GIANNI LETTA INDAGATO A POTENZA
L'alter ego di Silvio Berlusconi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e' indagato dalla procura di Potenza per una sfilza di reati che vanno dalla turbativa d'asta alla corruzione (articoli 416, 110, 353, 354 e 640 bis del codice di procedura penale). Altri inquisiti eccellenti il casertano Mario Morcone, capo dipartimento per le Liberta' Civili e la Immigrazione al ministero degli Interni, e i fratelli Chiorazzo, Angelo e Pietro Francesco, potentini, a capo di una vera e propria holding che ha fatto della solidarieta' (trovando ora la manna nei centri d'accoglienza per immigrati) il suo grande business.
Il procuratore capo di Potenza, John Woodcock, ha raccolto una impressionante mole di documenti, verbalizzazioni, intercettazioni, poi trasmesse per competenza al tribunale dei ministri di Roma. Che, a quanto pare, ha chiesto al pm anglo-napoletano gia' autore di inchieste al calor bianco, ulteriori approfondimenti, vista la delicatezza dei temi trattati e soprattutto per le cariche istituzionali ricoperte da alcuni indagati.
A cosa porteranno questi approfondimenti? Si andra' a rapidi stralci ed eventuali archiviazioni in istruttoria? Oppure l'inchiesta si allarghera' ulteriormente e poi portera' alla richiesta di rinvii a giudizio? Noi qui proviamo a ricostruire lo scenario, che vede in campo pezzi da novanta dell'establishment istituzionale, politici di livello nazionale e locale, perfino vip del Vaticano, fino a una ciurma di lacche' e faccendieri secondo il piu' consumato costume nostrano.
LAe#8200;PROVAe#8200;DEL 49
«La vicenda e' tanto piu' inquietante perche' arriva non solo a toccare la vicepresidenza del consiglio - c'e' chi fa notare al ministero della Giustizia - ma anche gli Interni, proprio in queste settimane alla prese con la patata bollente dell'immigrazione e con il prolungamento della permanenza nei cosiddetti CIE (gli ex CTP) e CARA fino a sei mesi, il che significa un affare che s'ingrossa per chi gestisce quei centri». Al Viminale, comunque, fin da novembre era allarme rosso. Quando gli 007 del Noe (nucleo operativo ambiente) fanno irruzione proprio negli uffici del dipartimento per le Liberta' Civili (sic) con una precisa richiesta di esibizione atti: in sostanza, dopo il provvedimento governativo che decideva in tutta fretta di aprire - per la solita, comoda emergenza - 49 centri provvisori di accoglienza, gli inquirenti decidono di verificare se tutti gli atti amministrativi sono a posto, a partire dalla scelta (a quanto pare del tutto discrezionale) delle societa' che devono gestire i centri, fino all'acquisizione delle strutture, per finire con i servizi e tutto quanto fa business immigrazione.
«L'inchiesta e' partita dalla procura di Potenza - c'e' chi spiega in via Arenula - perche' a Policoro, nel materano, e' stato aperto in tempo reale un centro. La Auxilium che fa capo ai Chiorazzo ha infatti ottenuto l'assegnazione dell'appalto per la gestione di quel centro ancor prima di aver presentato documenti e certificazioni necessarie». Solite storie di appalti aggiudicati a societa' che nascono il giorno dopo; fatto sta che le antenne di Woodcock si drizzano ugualmente in tempo reale e si arriva al blitz nelle ovattate stanze del Viminale.
La notizia ha scarso rilievo sui media nazionali, poche righe nelle cronache locali di Stampa e Corsera. Qualcosina in piu' trapela circa tre mesi fa, a meta' marzo, quando Repubblica Bari parla dei fratelli Chiorazzo indagati per la gestione del Cara di Bari, sulla cui aggiudicazione provvede a mettere la mano sul fuoco il prefetto del capoluogo pugliese Carlo Schilardi. «Agli atti - precisa il quotidiano diretto da Ezio Mauro - ci sono centinaia di telefonate dei tre indagati (il terzo e' un dipendente del gruppo Auxilum, Salvatore Manolascina, ndr) con dirigenti del ministero degli Interni: non a caso a Roma e' indagato Mario Morcone, l'attuale capo del dipartimento immigrazione». Dell'imputazione per Letta neanche un cenno; si' perche' il nome del possibile, prossimo capo dello Stato (Cavaliere permettendo) finisce nella lunga lista dei telefonisti, nella mole di intercettazioni che vedono costantemente da un capo del filo un Chiorazzo (o uno della band) e dall'altro pezzi da novanza dei palazzi (da Clemente Mastella alla segreteria di Giulio Andreotti, fino al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al suo vice ed ex senatore di An Mauro Cutrufo), anche sull'altra sponda del Tevere (un nome su tutti, quello del cardinal Tarcisio Bertone, il vice di Ratzinger).
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Il nome dei Chiorazzo - raccontano nel Palazzaccio della Cassazione a Roma - comincia a far capolino nelle cronache giudiziarie anni 80: alcune vicende realtive ai soliti appalti solidali finite nell'altrettanto solita bolla di sapone. I fratelli, del resto, hanno spalle forti e, soprattutto, amicizie che contano, soprattutto in ambienti politici vicini alla Curia, tanto che il numero uno della dinasty potentina, Angelo, veniva soprannominato o vaticanista. I nomi piu' gettonati? Giulio Andreotti, Gianni Letta e Clemente Mastella. A quanto pare, e' proprio lui, l'Angelo delle mense per immigrati, a organizzare piu' di un incontro fra l'ex ministro della Giustizia e il cardinal Bertone. E' proprio lui uno dei superaficionados al seguito del leader ceppalonese nella celebre trasferta su Aerbus presidenziale per il gran premio di Monza. E' lui, del resto, uno dei principali referenti al Sud (e non solo) per Comunione e Liberazione, gomito a gomito con Antonio Saladino, l'altro faccendiere legato a CL e inquisito numero uno della maxi inchiesta Why Not portata avanti (e poi scippatagli) dall'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
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Ma diamo uno sguardo all'impero societario targato Chiorazzo. Al vertice della piramide il Consorzio Gruppo La Cascina. Da brivido le cifre: un fatturato annuo che supera i 200 milioni di euro; oltre 6 mila dipendenti (localizzati soprattutto al Sud, quasi la meta'); 1 milione 800 mila i pasti erogati attraverso le strutture societarie; superfici immobiliari trattate (cosi' viene precisato nel sito del gruppo) pari a ben 30 milioni di metri quadrati. Il tutto attraverso un agguerrito drappello di sigle: Vivenda spa (che puo' contare sul contributo pubbico e allegro di Sviluppo Italia, che concorre al 30 per cento delle azioni), Cascina Global Service (secondo alcune fonti la vera cassaforte dei Chiorazzo), NAER (che a sua volta controlla La Cascina scpa), Cater Bio srl (tanto per un tocco di biologico), Villa Ombrellino srl (stavolta per un tocco glamour, essendo specializzata in Doney Ricevimenti).
Insomma, un pacchetto completo, una full list per immigrati, diversamente abili, disadattati, minoranze e ladies: da accudire, servire, ristorare e, soprattutto, mungere come vacche d'oro, visto che - per fare un solo esempio, come spesso e volentieri sottolineato dai Chiorazzo nelle disinvolte conversazioni telefoniche - «per ogni pasto giornaliero ci mettiamo in tasca 49 euro». Che moltiplicato per il numero dei centri e degli immigrafi fa una cifra letteralmente astronomica.
Il principale capo di imputazione individuato dalla procura di Potenza a carico di Letta, Morcone e dei Chiorazzo sarebbe quello di aver messo in piedi un'associazione a delinquere finalizzata a reati come turbativa d'asta e corruzione, in grado di operare sul territorio nazionale. Punto di partenza, la decisione di aprire a settembre 2008 il Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo politico (C.A.R.A.) di Policoro. Negli stessi giorni veniva stipulata una convenzione tra la prefettura di Matera e la Auxilium, sottoscritta in data 12 settembre 2008. Lungo questi passaggi ci sarebbe stata l'intromissione illecita di Gianni Letta e del prefetto Morcone per favorire l'assegnazione della gestione del CARAe#8200;di Policoro alla Auxilium dei Chiorazzo. Una scelta che sarebbe addirittura stata imposta.
E tanto per precisare meglio, piu' avanti, si parla di regia impositiva svolta da Letta, di procedura illecita, clientelare e contraria agli interessi della pubblica amministrazione, organizzando in epoca antecedente all'8 agosto 2008 l'affidamento diretto della gestione del centro CARA di Policoro a favore della Auxilum. Un rilievo di tutta valenza politica, visti i tempi e i modi di mettere in campo i provvedimenti sull'immigrazione.
Una catena d'interessi, abusi e collusioni, quella che viene ipotizzata alla Procura, con i fratelli Chiorazzo e le loro societa' in veste di monopolisti delle attivita' economiche connesse all'emergenza immigrazione per ricavarne illeciti profitti.
E che il business sia consistente, lo dicono le cifre: il gruppo La Cascina-Auxilium e' all'opera presso i centri Cara di Bari (circa 1200 immigrati), Policoro (circa 200) e Taranto (400 immigrati, di prossima apertura). Il giro d'affari viene per giunta ammantato da intenti caritatevoli e solidali. Tanto solidali che i Chiorazzi avevano cercato di ottenere anche la gestione dei Cara di Crotone e Foggia, benche' quest'ultimo fosse gia' gestito dalla Croce Rossa.
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Non solo i cari centri per immigrati tra i business dei Chiorazzo. La clientela e' vastissima e variegata, per catering e servizi. Si va dalle piu' prestigiose sedi istituzionali (dalla Presidenza del Consiglio al Senato, passando per la bouvette del Campidoglio e le scuderie del Quirinale, fino a Regione Lazio e Comune di Roma, Comune di Genova, Regione Basilicata) ai piu' celebri centri d'arte (Palazzo Ducale di Venezia, Arena di Verona, Reggia di Caserta, caffetteria di Palazzo Pitti a Firenze), dalle piu' rinomate Universita' e accorsate Scuole (La Sapienza di Roma, Superiore di Sant'Anna a Pisa, Marymount International School, St.George's e St.Stephen's English School) ai centri sanitari pubblici e privati (San Raffaele e Luigi Sacco a Milano, Gesu' Bambino, Fatebenefratelli e Sant'Andrea a Roma, San Carlo a Potenza), oltre ad una sfilza di societa' e sigle di grido e non. Tra le prime, Pirelli, Ansaldo Energia, Johnson e Johnson, eBay.
Tra le seconde spicca il Castello di Utveggio, a Palermo, il luogo dei misteri nella strage di via D'Amelio, sede del Cerisdi, organismo dei servizi segreti, appena passato sotto la guida di Elio Cardinale: ma che cosa ci fa la Auxilium al Cerisdi? Fornisce pasti o quali altri servizi?
Puo' aver peso la circostanza che Angelo Chiorazzo risulti appartenente ad una loggia massonica? Staremo a vedere, dovra' essere la maxi inchiesta potentina a chiarirlo.
Ed e' proprio nelle pagine dei faldoni investigativi che farebbero capolino svariati altri affaire. Nel mirino ci sarebbero i rapporti con la Agenzia delle Entrate, con il municipio della Capitale, una gara d'appalto al ministero della Difesa, un appalto Policlinico Gemelli di Roma. Ancora, i rapporti con un magistrato in servizio al tribunale di Roma, e gare alla Asl 1 di Venosa e all'azienda ospedaliera San Carlo, entrambe nel potentino.
Quello del fisco e' un tasto che scotta. Ammonterebbe infatti a 150 miliardi di vecchie lire un debito nei confronti dell'Agenzia delle Entrate che i Chiorazzo vorrebbero risolvere nel modo piu' conveniente possibile. Per questo cercano di mettere in campo pezzi da novanta come Gianni Letta, il quale a sua volta sarebbe intervenuto sul direttore dell'Agenzia delle Entrate di Roma, Attilio Befera, per agevolare La Cascina riducendo e diluendo nel tempo l'ammontare della somma da pagare. Al punto che un deferente Befera avrebbe personalmente telefonato ai Chiorazzo per sollecitare un incontro transattivo.
Una vicenda che sta molto a cuore (e alle tasche) dei Chiorazzo, i quali pensano bene di mobilitare anche Mastella. E fu proprio al ministero della Giustizia, non presso l'Agenzia delle Entrate, che i Chiorazzo erano riusciti ad incontrare un funzionario dell'Agenzia. Ma come aveva avuto origine un'evasione cosi' colossale? Semplice. Non e' stata versata allo Stato l'Iva sulle vendite dal 2001 al 2005 (e tenuto conto del fatturato arcimilionario annuo fa presto a lievitare) e neanche le ritenute sugli emolumenti corrisposti ai dipendenti (basta calcolare 6.000 unita' e passa). Ma La stessa denuncia fatta dall'Agenzia delle Entrate alla Procura della capitale contestava solo il mancato versamento di ritenute per i compensi erogati dalla cooperativa nel 2004, vale a dire solo per circa 1 milioni e settecentomila euro. E la montagna degli altri 73 milioni e spiccioli? Dimenticata per strada? Chicca finale - sempre nel ramo fiscale - il gioco di prestigio inventato dai Chiorazzo relativo ai rami d'azienda trasferiti da La Cascina ad altre societa' del gruppo. Transazioni che secondo gli investigatori servivano per sottrarre ai creditori e all'erario i flussi dei pagamenti disposti da enti pubblici in favore di societa' del gruppo. E si parla di decine di milioni di euro.
SALDIe#8200;ee#8200;APPALTIe#8200;
Sempre in tema milionario, passiamo ai rapporti con il comune di Roma. Anche stavolta si tratta di ottenere in tempi rapidi il saldo di una fatturina emessa da Vivenda spa - una controllata della solita La Cascina - nei confronti dell'amministrazione capitolina. L'amico del giaguaro, stavolta, si chiama Maurizio Cutrufo, senatore di An, all'epoca dei fatti vice di Gianni Alemanno in Campidoglio. Grazie agli ottimi rapporti con Cutrufo, Angelo Chiorazzo riesce ad incontrare, nel corso di una cena, il sindaco Gianni Alemanno. Passano appena 48 ore e Emilio Fusco Roussier, responsabile di Vivenda, fa sapere ad Angelo Chiorazzo di aver appena ricevuto una missiva firmata da Alemanno in cui viene sottolineato che per garantire la continuita' del servizio ristorazione scolastica, i crediti derivanti dalle prestazioni rese da settembre 2008 saranno gestiti nell'ambito dell'amministrazione ordinaria degli organi comunali. Un'utile e indispensabile garanzia - commentano in Campidoglio - di solvibilita' per Vivenda, tanto piu' perche' la societa' e' in attesa di un anticipo del credito da parte dello Sviluppo Italia Factoring.
ILe#8200;GIUDICEe#8200;AMICO
Sempre a Roma l'appalto per il servizio mensa al Policlinico Gemelli, che i Chiorazzo sarebbero riusciti ad aggiudicarsi grazie alla presentazione del sottosegretario Letta presso Amerigo Cicchetti. Per rimanere all'ombra del Cupolone e ritrovarci di nuovo in compagnia dei soliti Chiorazzo e del dinamico Cutrufo, eccoci alla story dei rapporti con una toga romana. Tutto parte da Giuseppe Sangiuliano, segretario particolare di Cutrufo, cui sta a cuore un procedimento giudiziario pendente davanti alla Corte d'Appello di Roma. Pensa bene, Sangiuliano, di contattare l'amico Angelo affinche' possa perorare la sua causa presso un giudice amico. Che si chiama, in questo caso, Vincenzo Vitalone. «La cortesia che sarebbe stata concessa da Vitalone a Sangiuliano - commentano a Potenza - per intercessione dello stesso Chiorazzo, dovra' poi essere ricambiata da quest'ultimo sponsorizzando presso un influente personaggio la candidatura di Vitalone ad un'ambita carica istituzionale». Nipote del piu' celebre Claudio Vitalone, il giudice Vincenzo e' stato in servizio presso la decima sezione del tribunale civile di Roma.
Nelle cronache giudiziarie il suo nome fa capolino fra i componenti della fallimentare (presieduta da Giovanni Briasco) tempo fa al centro delle polemiche e di un'indagine degli ispettori del ministero della giustizia, con l'accusa di essere un vero e proprio comitato d'affari per spartirsi la torta dei fallimenti.
Accuse finite nel nulla, come del resto e' capitato a Napoli dove la superchiacchierata fallimentare e' uscita candida come una mammola dopo una serie di inchieste (sic) superbollenti...
SORELLA CRI CRI
Una Thatcher in salsa abruzzese. Ma poi non troppo... Cosi' la etichettano in Abruzzo, Maria Teresa Letta. Una lady bifronte: sorella del gran ciambellano di Sua Emittenza, il sottosegretario Gianni Letta, e zia del Pd ed ex margheritino Enrico Letta. Come dire, una sintesi governo-opposizione, un mix che piu' consociativo non si puo'.
Tutto formazione e solidarieta', il suo credo: e' infatti in prima linea nel promuovere le sorti della super univerista' Sant'Anna di Pisa, una vera e propria enclave per studenti d'elite, fortemente sponsorizzata da uomini del calibro di Giuliano Amato, il dottor sottile caro a Bettino Craxi prima e a Massimo D'Alema poi, e Pierfrancesco Guarguaglini, plenipotenziario del colosso Finmeccanica.
Nel pedigree di lady Letta pero' spicca l'impegno speso in favore della Croce Rossa Italiana. E' infatti al vertice - in qualita' di presidente - della Cri abruzzese. Non senza suscitare dubbi e polemiche circa il suo operato. Ad accendere la miccia un maresciallo troppo zelante, Vincenzo Lo Zito, in servizio presso la direzione regionale della Cri. Il quale vuol vederci chiaro sulla gestione dei fondi, sulla firma dei mandati di pagamento, sui rapporti con le banche (come documentano una serie di esposti al calor bianco inviati a magistratura penale, contabile e amministrativa). Su Lo Zito arriva ben presto la mannaia: trasferimento (sede, Assisi, forse per riflettere meglio). A decretarlo i vertici Cri, ossia il direttore generale Andrea Des Dorides («il maresciallo Lo Zito da settimane svolge una grave e costante opera di denigrazione del proprio datore di lavoro», la motivazione) e il neo vertice Cri Francesco Rocca: voluto con forza da An, Rocca occupa la poltrona prima di Maurizio Scelli (il liberatore delle due Simone in Iraq, a suon di milioni di euro!) e poi di Massimo Barra, le cui gestioni avevano portato ad un buco contabile da 400 milioni di euro e passa.
Guarda caso, i rilievi di Lo Zito vengono ripresi pari pari dal direttore generale della Cri abruzzese, Maria Rita Salvetti, che quindi entra in rotta di collisione con lady Letta. Salvetti mette nero su bianco le «pesanti difficolta' operative incontrate nel corso della conduzione del comitato regionale Abruzzo, aggravate dalla chiusura a qualsiasi forma di collaborazione dimostrata dal vertice politico regionale». Nonche' dai vertici della Banca Toscana, che non vuol far chiarezza su tante, anomale transazioni di danaro. Non basta, perche' Salvetti chiede subito il reintegro in servizio di Lo Zito, il cui operato e' giudicato essenziale per «la specifica competenza». Niet.
Arriva il terremoto che squassa l'Abruzzo. Lo Zito lavora da volontario fra le macerie. A suo rischio e pericolo. Perche' doveva essere ad Assisi...
da Indymedia
Il procuratore capo di Potenza, John Woodcock, ha raccolto una impressionante mole di documenti, verbalizzazioni, intercettazioni, poi trasmesse per competenza al tribunale dei ministri di Roma. Che, a quanto pare, ha chiesto al pm anglo-napoletano gia' autore di inchieste al calor bianco, ulteriori approfondimenti, vista la delicatezza dei temi trattati e soprattutto per le cariche istituzionali ricoperte da alcuni indagati.
A cosa porteranno questi approfondimenti? Si andra' a rapidi stralci ed eventuali archiviazioni in istruttoria? Oppure l'inchiesta si allarghera' ulteriormente e poi portera' alla richiesta di rinvii a giudizio? Noi qui proviamo a ricostruire lo scenario, che vede in campo pezzi da novanta dell'establishment istituzionale, politici di livello nazionale e locale, perfino vip del Vaticano, fino a una ciurma di lacche' e faccendieri secondo il piu' consumato costume nostrano.
LAe#8200;PROVAe#8200;DEL 49
«La vicenda e' tanto piu' inquietante perche' arriva non solo a toccare la vicepresidenza del consiglio - c'e' chi fa notare al ministero della Giustizia - ma anche gli Interni, proprio in queste settimane alla prese con la patata bollente dell'immigrazione e con il prolungamento della permanenza nei cosiddetti CIE (gli ex CTP) e CARA fino a sei mesi, il che significa un affare che s'ingrossa per chi gestisce quei centri». Al Viminale, comunque, fin da novembre era allarme rosso. Quando gli 007 del Noe (nucleo operativo ambiente) fanno irruzione proprio negli uffici del dipartimento per le Liberta' Civili (sic) con una precisa richiesta di esibizione atti: in sostanza, dopo il provvedimento governativo che decideva in tutta fretta di aprire - per la solita, comoda emergenza - 49 centri provvisori di accoglienza, gli inquirenti decidono di verificare se tutti gli atti amministrativi sono a posto, a partire dalla scelta (a quanto pare del tutto discrezionale) delle societa' che devono gestire i centri, fino all'acquisizione delle strutture, per finire con i servizi e tutto quanto fa business immigrazione.
«L'inchiesta e' partita dalla procura di Potenza - c'e' chi spiega in via Arenula - perche' a Policoro, nel materano, e' stato aperto in tempo reale un centro. La Auxilium che fa capo ai Chiorazzo ha infatti ottenuto l'assegnazione dell'appalto per la gestione di quel centro ancor prima di aver presentato documenti e certificazioni necessarie». Solite storie di appalti aggiudicati a societa' che nascono il giorno dopo; fatto sta che le antenne di Woodcock si drizzano ugualmente in tempo reale e si arriva al blitz nelle ovattate stanze del Viminale.
La notizia ha scarso rilievo sui media nazionali, poche righe nelle cronache locali di Stampa e Corsera. Qualcosina in piu' trapela circa tre mesi fa, a meta' marzo, quando Repubblica Bari parla dei fratelli Chiorazzo indagati per la gestione del Cara di Bari, sulla cui aggiudicazione provvede a mettere la mano sul fuoco il prefetto del capoluogo pugliese Carlo Schilardi. «Agli atti - precisa il quotidiano diretto da Ezio Mauro - ci sono centinaia di telefonate dei tre indagati (il terzo e' un dipendente del gruppo Auxilum, Salvatore Manolascina, ndr) con dirigenti del ministero degli Interni: non a caso a Roma e' indagato Mario Morcone, l'attuale capo del dipartimento immigrazione». Dell'imputazione per Letta neanche un cenno; si' perche' il nome del possibile, prossimo capo dello Stato (Cavaliere permettendo) finisce nella lunga lista dei telefonisti, nella mole di intercettazioni che vedono costantemente da un capo del filo un Chiorazzo (o uno della band) e dall'altro pezzi da novanza dei palazzi (da Clemente Mastella alla segreteria di Giulio Andreotti, fino al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al suo vice ed ex senatore di An Mauro Cutrufo), anche sull'altra sponda del Tevere (un nome su tutti, quello del cardinal Tarcisio Bertone, il vice di Ratzinger).
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Il nome dei Chiorazzo - raccontano nel Palazzaccio della Cassazione a Roma - comincia a far capolino nelle cronache giudiziarie anni 80: alcune vicende realtive ai soliti appalti solidali finite nell'altrettanto solita bolla di sapone. I fratelli, del resto, hanno spalle forti e, soprattutto, amicizie che contano, soprattutto in ambienti politici vicini alla Curia, tanto che il numero uno della dinasty potentina, Angelo, veniva soprannominato o vaticanista. I nomi piu' gettonati? Giulio Andreotti, Gianni Letta e Clemente Mastella. A quanto pare, e' proprio lui, l'Angelo delle mense per immigrati, a organizzare piu' di un incontro fra l'ex ministro della Giustizia e il cardinal Bertone. E' proprio lui uno dei superaficionados al seguito del leader ceppalonese nella celebre trasferta su Aerbus presidenziale per il gran premio di Monza. E' lui, del resto, uno dei principali referenti al Sud (e non solo) per Comunione e Liberazione, gomito a gomito con Antonio Saladino, l'altro faccendiere legato a CL e inquisito numero uno della maxi inchiesta Why Not portata avanti (e poi scippatagli) dall'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
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Ma diamo uno sguardo all'impero societario targato Chiorazzo. Al vertice della piramide il Consorzio Gruppo La Cascina. Da brivido le cifre: un fatturato annuo che supera i 200 milioni di euro; oltre 6 mila dipendenti (localizzati soprattutto al Sud, quasi la meta'); 1 milione 800 mila i pasti erogati attraverso le strutture societarie; superfici immobiliari trattate (cosi' viene precisato nel sito del gruppo) pari a ben 30 milioni di metri quadrati. Il tutto attraverso un agguerrito drappello di sigle: Vivenda spa (che puo' contare sul contributo pubbico e allegro di Sviluppo Italia, che concorre al 30 per cento delle azioni), Cascina Global Service (secondo alcune fonti la vera cassaforte dei Chiorazzo), NAER (che a sua volta controlla La Cascina scpa), Cater Bio srl (tanto per un tocco di biologico), Villa Ombrellino srl (stavolta per un tocco glamour, essendo specializzata in Doney Ricevimenti).
Insomma, un pacchetto completo, una full list per immigrati, diversamente abili, disadattati, minoranze e ladies: da accudire, servire, ristorare e, soprattutto, mungere come vacche d'oro, visto che - per fare un solo esempio, come spesso e volentieri sottolineato dai Chiorazzo nelle disinvolte conversazioni telefoniche - «per ogni pasto giornaliero ci mettiamo in tasca 49 euro». Che moltiplicato per il numero dei centri e degli immigrafi fa una cifra letteralmente astronomica.
Il principale capo di imputazione individuato dalla procura di Potenza a carico di Letta, Morcone e dei Chiorazzo sarebbe quello di aver messo in piedi un'associazione a delinquere finalizzata a reati come turbativa d'asta e corruzione, in grado di operare sul territorio nazionale. Punto di partenza, la decisione di aprire a settembre 2008 il Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo politico (C.A.R.A.) di Policoro. Negli stessi giorni veniva stipulata una convenzione tra la prefettura di Matera e la Auxilium, sottoscritta in data 12 settembre 2008. Lungo questi passaggi ci sarebbe stata l'intromissione illecita di Gianni Letta e del prefetto Morcone per favorire l'assegnazione della gestione del CARAe#8200;di Policoro alla Auxilium dei Chiorazzo. Una scelta che sarebbe addirittura stata imposta.
E tanto per precisare meglio, piu' avanti, si parla di regia impositiva svolta da Letta, di procedura illecita, clientelare e contraria agli interessi della pubblica amministrazione, organizzando in epoca antecedente all'8 agosto 2008 l'affidamento diretto della gestione del centro CARA di Policoro a favore della Auxilum. Un rilievo di tutta valenza politica, visti i tempi e i modi di mettere in campo i provvedimenti sull'immigrazione.
Una catena d'interessi, abusi e collusioni, quella che viene ipotizzata alla Procura, con i fratelli Chiorazzo e le loro societa' in veste di monopolisti delle attivita' economiche connesse all'emergenza immigrazione per ricavarne illeciti profitti.
E che il business sia consistente, lo dicono le cifre: il gruppo La Cascina-Auxilium e' all'opera presso i centri Cara di Bari (circa 1200 immigrati), Policoro (circa 200) e Taranto (400 immigrati, di prossima apertura). Il giro d'affari viene per giunta ammantato da intenti caritatevoli e solidali. Tanto solidali che i Chiorazzi avevano cercato di ottenere anche la gestione dei Cara di Crotone e Foggia, benche' quest'ultimo fosse gia' gestito dalla Croce Rossa.
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Non solo i cari centri per immigrati tra i business dei Chiorazzo. La clientela e' vastissima e variegata, per catering e servizi. Si va dalle piu' prestigiose sedi istituzionali (dalla Presidenza del Consiglio al Senato, passando per la bouvette del Campidoglio e le scuderie del Quirinale, fino a Regione Lazio e Comune di Roma, Comune di Genova, Regione Basilicata) ai piu' celebri centri d'arte (Palazzo Ducale di Venezia, Arena di Verona, Reggia di Caserta, caffetteria di Palazzo Pitti a Firenze), dalle piu' rinomate Universita' e accorsate Scuole (La Sapienza di Roma, Superiore di Sant'Anna a Pisa, Marymount International School, St.George's e St.Stephen's English School) ai centri sanitari pubblici e privati (San Raffaele e Luigi Sacco a Milano, Gesu' Bambino, Fatebenefratelli e Sant'Andrea a Roma, San Carlo a Potenza), oltre ad una sfilza di societa' e sigle di grido e non. Tra le prime, Pirelli, Ansaldo Energia, Johnson e Johnson, eBay.
Tra le seconde spicca il Castello di Utveggio, a Palermo, il luogo dei misteri nella strage di via D'Amelio, sede del Cerisdi, organismo dei servizi segreti, appena passato sotto la guida di Elio Cardinale: ma che cosa ci fa la Auxilium al Cerisdi? Fornisce pasti o quali altri servizi?
Puo' aver peso la circostanza che Angelo Chiorazzo risulti appartenente ad una loggia massonica? Staremo a vedere, dovra' essere la maxi inchiesta potentina a chiarirlo.
Ed e' proprio nelle pagine dei faldoni investigativi che farebbero capolino svariati altri affaire. Nel mirino ci sarebbero i rapporti con la Agenzia delle Entrate, con il municipio della Capitale, una gara d'appalto al ministero della Difesa, un appalto Policlinico Gemelli di Roma. Ancora, i rapporti con un magistrato in servizio al tribunale di Roma, e gare alla Asl 1 di Venosa e all'azienda ospedaliera San Carlo, entrambe nel potentino.
Quello del fisco e' un tasto che scotta. Ammonterebbe infatti a 150 miliardi di vecchie lire un debito nei confronti dell'Agenzia delle Entrate che i Chiorazzo vorrebbero risolvere nel modo piu' conveniente possibile. Per questo cercano di mettere in campo pezzi da novanta come Gianni Letta, il quale a sua volta sarebbe intervenuto sul direttore dell'Agenzia delle Entrate di Roma, Attilio Befera, per agevolare La Cascina riducendo e diluendo nel tempo l'ammontare della somma da pagare. Al punto che un deferente Befera avrebbe personalmente telefonato ai Chiorazzo per sollecitare un incontro transattivo.
Una vicenda che sta molto a cuore (e alle tasche) dei Chiorazzo, i quali pensano bene di mobilitare anche Mastella. E fu proprio al ministero della Giustizia, non presso l'Agenzia delle Entrate, che i Chiorazzo erano riusciti ad incontrare un funzionario dell'Agenzia. Ma come aveva avuto origine un'evasione cosi' colossale? Semplice. Non e' stata versata allo Stato l'Iva sulle vendite dal 2001 al 2005 (e tenuto conto del fatturato arcimilionario annuo fa presto a lievitare) e neanche le ritenute sugli emolumenti corrisposti ai dipendenti (basta calcolare 6.000 unita' e passa). Ma La stessa denuncia fatta dall'Agenzia delle Entrate alla Procura della capitale contestava solo il mancato versamento di ritenute per i compensi erogati dalla cooperativa nel 2004, vale a dire solo per circa 1 milioni e settecentomila euro. E la montagna degli altri 73 milioni e spiccioli? Dimenticata per strada? Chicca finale - sempre nel ramo fiscale - il gioco di prestigio inventato dai Chiorazzo relativo ai rami d'azienda trasferiti da La Cascina ad altre societa' del gruppo. Transazioni che secondo gli investigatori servivano per sottrarre ai creditori e all'erario i flussi dei pagamenti disposti da enti pubblici in favore di societa' del gruppo. E si parla di decine di milioni di euro.
SALDIe#8200;ee#8200;APPALTIe#8200;
Sempre in tema milionario, passiamo ai rapporti con il comune di Roma. Anche stavolta si tratta di ottenere in tempi rapidi il saldo di una fatturina emessa da Vivenda spa - una controllata della solita La Cascina - nei confronti dell'amministrazione capitolina. L'amico del giaguaro, stavolta, si chiama Maurizio Cutrufo, senatore di An, all'epoca dei fatti vice di Gianni Alemanno in Campidoglio. Grazie agli ottimi rapporti con Cutrufo, Angelo Chiorazzo riesce ad incontrare, nel corso di una cena, il sindaco Gianni Alemanno. Passano appena 48 ore e Emilio Fusco Roussier, responsabile di Vivenda, fa sapere ad Angelo Chiorazzo di aver appena ricevuto una missiva firmata da Alemanno in cui viene sottolineato che per garantire la continuita' del servizio ristorazione scolastica, i crediti derivanti dalle prestazioni rese da settembre 2008 saranno gestiti nell'ambito dell'amministrazione ordinaria degli organi comunali. Un'utile e indispensabile garanzia - commentano in Campidoglio - di solvibilita' per Vivenda, tanto piu' perche' la societa' e' in attesa di un anticipo del credito da parte dello Sviluppo Italia Factoring.
ILe#8200;GIUDICEe#8200;AMICO
Sempre a Roma l'appalto per il servizio mensa al Policlinico Gemelli, che i Chiorazzo sarebbero riusciti ad aggiudicarsi grazie alla presentazione del sottosegretario Letta presso Amerigo Cicchetti. Per rimanere all'ombra del Cupolone e ritrovarci di nuovo in compagnia dei soliti Chiorazzo e del dinamico Cutrufo, eccoci alla story dei rapporti con una toga romana. Tutto parte da Giuseppe Sangiuliano, segretario particolare di Cutrufo, cui sta a cuore un procedimento giudiziario pendente davanti alla Corte d'Appello di Roma. Pensa bene, Sangiuliano, di contattare l'amico Angelo affinche' possa perorare la sua causa presso un giudice amico. Che si chiama, in questo caso, Vincenzo Vitalone. «La cortesia che sarebbe stata concessa da Vitalone a Sangiuliano - commentano a Potenza - per intercessione dello stesso Chiorazzo, dovra' poi essere ricambiata da quest'ultimo sponsorizzando presso un influente personaggio la candidatura di Vitalone ad un'ambita carica istituzionale». Nipote del piu' celebre Claudio Vitalone, il giudice Vincenzo e' stato in servizio presso la decima sezione del tribunale civile di Roma.
Nelle cronache giudiziarie il suo nome fa capolino fra i componenti della fallimentare (presieduta da Giovanni Briasco) tempo fa al centro delle polemiche e di un'indagine degli ispettori del ministero della giustizia, con l'accusa di essere un vero e proprio comitato d'affari per spartirsi la torta dei fallimenti.
Accuse finite nel nulla, come del resto e' capitato a Napoli dove la superchiacchierata fallimentare e' uscita candida come una mammola dopo una serie di inchieste (sic) superbollenti...
SORELLA CRI CRI
Una Thatcher in salsa abruzzese. Ma poi non troppo... Cosi' la etichettano in Abruzzo, Maria Teresa Letta. Una lady bifronte: sorella del gran ciambellano di Sua Emittenza, il sottosegretario Gianni Letta, e zia del Pd ed ex margheritino Enrico Letta. Come dire, una sintesi governo-opposizione, un mix che piu' consociativo non si puo'.
Tutto formazione e solidarieta', il suo credo: e' infatti in prima linea nel promuovere le sorti della super univerista' Sant'Anna di Pisa, una vera e propria enclave per studenti d'elite, fortemente sponsorizzata da uomini del calibro di Giuliano Amato, il dottor sottile caro a Bettino Craxi prima e a Massimo D'Alema poi, e Pierfrancesco Guarguaglini, plenipotenziario del colosso Finmeccanica.
Nel pedigree di lady Letta pero' spicca l'impegno speso in favore della Croce Rossa Italiana. E' infatti al vertice - in qualita' di presidente - della Cri abruzzese. Non senza suscitare dubbi e polemiche circa il suo operato. Ad accendere la miccia un maresciallo troppo zelante, Vincenzo Lo Zito, in servizio presso la direzione regionale della Cri. Il quale vuol vederci chiaro sulla gestione dei fondi, sulla firma dei mandati di pagamento, sui rapporti con le banche (come documentano una serie di esposti al calor bianco inviati a magistratura penale, contabile e amministrativa). Su Lo Zito arriva ben presto la mannaia: trasferimento (sede, Assisi, forse per riflettere meglio). A decretarlo i vertici Cri, ossia il direttore generale Andrea Des Dorides («il maresciallo Lo Zito da settimane svolge una grave e costante opera di denigrazione del proprio datore di lavoro», la motivazione) e il neo vertice Cri Francesco Rocca: voluto con forza da An, Rocca occupa la poltrona prima di Maurizio Scelli (il liberatore delle due Simone in Iraq, a suon di milioni di euro!) e poi di Massimo Barra, le cui gestioni avevano portato ad un buco contabile da 400 milioni di euro e passa.
Guarda caso, i rilievi di Lo Zito vengono ripresi pari pari dal direttore generale della Cri abruzzese, Maria Rita Salvetti, che quindi entra in rotta di collisione con lady Letta. Salvetti mette nero su bianco le «pesanti difficolta' operative incontrate nel corso della conduzione del comitato regionale Abruzzo, aggravate dalla chiusura a qualsiasi forma di collaborazione dimostrata dal vertice politico regionale». Nonche' dai vertici della Banca Toscana, che non vuol far chiarezza su tante, anomale transazioni di danaro. Non basta, perche' Salvetti chiede subito il reintegro in servizio di Lo Zito, il cui operato e' giudicato essenziale per «la specifica competenza». Niet.
Arriva il terremoto che squassa l'Abruzzo. Lo Zito lavora da volontario fra le macerie. A suo rischio e pericolo. Perche' doveva essere ad Assisi...
da Indymedia
VENDOLA: "L'11 Luglio partirà il processo costituente per il nuovo partito della Sinistra"
Nichi Vendola, capolista nella circoscrizione Nord-Est alle europee, in una intervista al Corriere della Sera, che riportiamo, racconta la sua lunga campagna elettorale e annuncia il prossimo appuntamento di Sinistra e Libertà: “l’11 luglio, a Roma è già convocata un’assemblea nazionale per dar vita alla Costituente del Partito della nuova sinistra italiana. Con gli alleati di oggi e tanti altri soggetti. Un partito con due gambe: unità di popolo e innovazione”.
Nichi Vendola, leader di ‘Sinistra e libertà’, racconti cosa ha visto.
«Ho visto punti di crisi come le miniere del Sulcis e i cantieri di Monfalcone. E poi, operai dello zinco, dell’alluminio, tessili, elettronici, lavoratori Fiat».
In questa campagna elettorale si è parlato molto di erotismo.
«L’Italia è rimasta prigioniera di un reality che cela le crepe, il dolore sociale. Ho sotto gli occhi due diciassettenni».
Chi sono?
«La prima è Noemi. Che avrebbe avuto il diritto di non diventare una specie di eroe del nostro tempo. La seconda è Ester Ada, la nigeriana morta, incinta, sulla nave Pinar al largo di Lampedusa. Poi, ho in mente due capi di governo».
Quali?
«Uno è Obama che legge Corano, Bibbia e Talmud e cerca l’incontro di culture e civiltà. L’altro è Berlusconi impegnato a mobilitare le forze dell’ordine per requisire album fotografici sulla sua vita privata».
Si parla molto poco di Europa.
«Vedo manifesti imbarazzanti: ‘Portare Trapani, o la Calabria, in Europa’. Il problema è riportare l’Europa nel Mediterraneo. Finora l’Unione è stata vincoli di bilancio, monetarismo, fuga di fronte alle responsabilità davanti alla questione della Palestina».
Ci sono ancora inviti al voto utile.
«È stato utile dare il voto al Pd, l’ultima volta? Utile per la contrattazione collettiva, la scuola pubblica, il Sud, la laicità dello Stato? Oggi il Pd è tutto e il contrario di tutto, ma spero che riesca a produrre speranze positive».
Ha nostalgia di falce e martello?
«Le porto stampate nel cuore. Io mi dico comunista, ma non posso più sentire nostalgie per il muro di Berlino o le adorazioni di Diliberto per la salma di Lenin. Io fui fra i fondatori di Rifondazione, non di Restaurazione».
Non è pentito di essere uscito da quel partito?
«No. L’Italia non ha bisogno di una sinistra mummificata, in naftalina, ma di una grande sinistra che metta assieme socialismo riformista, ecologismo, comunismo berlingueriano, nuovo pacifismo, non violenza».
Funziona l’alleanza con Sinistra democratica, Verdi, Socialisti?
«L’11 luglio a Roma è già convocata un’assemblea nazionale per dar vita alla costituente del Partito della nuova sinistra italiana. Con gli alleati di oggi e tanti altri soggetti. Un partito con due gambe: unità di popolo e innovazione».
Nichi Vendola, leader di ‘Sinistra e libertà’, racconti cosa ha visto.
«Ho visto punti di crisi come le miniere del Sulcis e i cantieri di Monfalcone. E poi, operai dello zinco, dell’alluminio, tessili, elettronici, lavoratori Fiat».
In questa campagna elettorale si è parlato molto di erotismo.
«L’Italia è rimasta prigioniera di un reality che cela le crepe, il dolore sociale. Ho sotto gli occhi due diciassettenni».
Chi sono?
«La prima è Noemi. Che avrebbe avuto il diritto di non diventare una specie di eroe del nostro tempo. La seconda è Ester Ada, la nigeriana morta, incinta, sulla nave Pinar al largo di Lampedusa. Poi, ho in mente due capi di governo».
Quali?
«Uno è Obama che legge Corano, Bibbia e Talmud e cerca l’incontro di culture e civiltà. L’altro è Berlusconi impegnato a mobilitare le forze dell’ordine per requisire album fotografici sulla sua vita privata».
Si parla molto poco di Europa.
«Vedo manifesti imbarazzanti: ‘Portare Trapani, o la Calabria, in Europa’. Il problema è riportare l’Europa nel Mediterraneo. Finora l’Unione è stata vincoli di bilancio, monetarismo, fuga di fronte alle responsabilità davanti alla questione della Palestina».
Ci sono ancora inviti al voto utile.
«È stato utile dare il voto al Pd, l’ultima volta? Utile per la contrattazione collettiva, la scuola pubblica, il Sud, la laicità dello Stato? Oggi il Pd è tutto e il contrario di tutto, ma spero che riesca a produrre speranze positive».
Ha nostalgia di falce e martello?
«Le porto stampate nel cuore. Io mi dico comunista, ma non posso più sentire nostalgie per il muro di Berlino o le adorazioni di Diliberto per la salma di Lenin. Io fui fra i fondatori di Rifondazione, non di Restaurazione».
Non è pentito di essere uscito da quel partito?
«No. L’Italia non ha bisogno di una sinistra mummificata, in naftalina, ma di una grande sinistra che metta assieme socialismo riformista, ecologismo, comunismo berlingueriano, nuovo pacifismo, non violenza».
Funziona l’alleanza con Sinistra democratica, Verdi, Socialisti?
«L’11 luglio a Roma è già convocata un’assemblea nazionale per dar vita alla costituente del Partito della nuova sinistra italiana. Con gli alleati di oggi e tanti altri soggetti. Un partito con due gambe: unità di popolo e innovazione».
Perché bisogna appoggiare I Siciliani

Il clima morale della società è questo. Il potere si è isolato da tutto, si è collocato in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca più e nemmeno lo offende, né accuse, né denunce, dolori, disperazioni, rivolte. Egli sta là, giornali, spettacoli, cinema, requisitorie passano senza far male: politici, cavalieri, imprenditori, giudici applaudono. I giusti e gli iniqui. Tutto sommato questi ultimi sono probabilmente convinti d'essere oramai invulnerabili”.
E' una città del sud - anni '80 - quella di cui ci parla Giuseppe Fava. Con la sua mafia, la sua violenza, e soprattutto il suo stretto rapporto con poteri politici, imperi economici e monopolio dell'informazione. Quest'ultimo è l'anello essenziale, quello che dei vari elementi fa un Sistema. Lo sappiamo tutti. Sappiamo come funziona Catania, come funziona il
La novità è che oggi Giuseppe Fava non parla più di Catania. Parla di tutta Italia, parla di Milano, parla di Roma. La mafia - com'era facilmente prevedibile – ha risalito il nord. La volgarità d'un Graci o d'un Rendo riempie oggi, con altri nomi, le chronicles from Italy della stampa internazionale. Tutto ormai è dilagato dappertutto. Ancora una volta, il centro è il monopolio dell'informazione. Non solo per la rimozione delle notizie (che è ormai abituale), ma soprattutto per la decostruzione sistematica dei pensieri comuni e la loro sostituzione con altri congrui al sistema, non civili.
Come ci vorrebbe adesso un Giuseppe Fava, un Siciliani! Allora, la lotta sua e dei suoi ragazzi fu durissima, e non priva - per quella fase - anche di successi. Lui la pagò come sappiamo. I suoi redattori con vite durissime, ai limiti del tollerabile, fra miseria e minacce. Eppure, nessuno tradì. Molti continuarono. I Siciliani, in realtà, non sono finiti mai. Hanno strade diverse, diversi nomi. Ma ci sono.
L'Ordine dei giornalisti, il sindacato (la corporazione insomma: nel senso antico e tecnico, di mestiere) negli anni di Giuseppe Fava sono stati lontanissimi da lui. Sembrava un mestiere tranquillo, una “professione”; qualcosa che garantisse insieme uno status sociale e una funzione. Che non ci sono più. “Giornalista”, in questi anni, è tornata ad essere una parola ambigua, su cui fare scelte: o Ministero dell'Informazione, o militanza civile. La nostra “corporazione”, spalle al muro, sta scegliendo ora. Alcuni pochi tradiscono; per molti invece è l'ora della dignità.
La Lega delle Cooperative (di cui I Siciliani facevano parte) tradì Giuseppe Fava e i suoi redattori. Preferì fare affari con gli imprenditori collusi. Questo l'abbiamo pagato con infiniti dolori. Cosa intendono fare, dopo un quarto di secolo, coloro che la reggono ora? Possono rimuovere, certo, queste righe. Ma sappiamo che in questo momento le leggono. E aspettiamo la loro risposta.
Al tempo di Giuseppe Fava, il nuovo movimento antimafia era agli albori. Noi abbiamo contribuito a fondarlo (l'Associazione I Siciliani, Siciliani Giovani, l'idea di distribuire i beni confiscati) ma da allora se n'è fatti di passi su questa strada. C'è Libera di don Ciotti e dalla Chiesa, ci sono le associazioni locali, c'è Addiopizzo. Ci sono addirittura dei politici che sono saliti a Roma o Bruxelles grazie principalmente alle tematiche antimafiose; ed interi partiti che si appoggiano ad esse. Dall'Ordine e dal Sindacato dei giornalisti, dai dirigenti di Legacoop, dagli esponenti dell'antimafia civile, ci aspettiamo una pubblica e combattiva presa di posizione sul caso dei Siciliani.
La sottoscrizione è già partita (l'appello è a pagina otto) e hanno già cominciato a rispondere i cittadini. Ma è evidente che non avrà successo senza l'appoggio aperto e organizzato di forze ben più grandi di noi. Servono soldi e serve appoggio politico, (forse ancora di più).
La lotta dei Siciliani è stata, e in un certo senso è ancora, una delle lotta più dense del dopoguerra: contro il sistema mafioso, per l'informazione. E' un caso esemplare, un modello; e come tale va usato. Schierarsi pubblicamente coi Siciliani, qui ed ora, è la cosa più “politica” che si possa fare.
info:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/17106/78/
http://www.fondazionefava.it/
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