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venerdì 19 marzo 2010

Claudia Raho, classe 1958 : cresciuta "a pane e politica".


Di claudia raho, classe 1958, si può dire che sia letteralmente cresciuta "a pane e politica".
Il padre, Vittorio Raho, socialista lombardiano, le ha subito trasmesso la passione viscerale per la politica, così come per la letteratura e lei, che già da bambina assiste ai dibattiti e manifestazioni di ideali, vede ben presto nascere dentro di sè quella personale idea politica, che l' ha spinta, per più di quarant'anni, a battersi senza essere ingabbiata in questo o quel partito.
E' una dei primi quattro rappresentanti di istituto del liceo classico di nardò, fa parte di quel gruppo di ragazzi che fonda il circolo arci della città; trascorre gli anni dell'università fra lo studio della letteratura inglese e tedesca e la partecipazione al movimento studentesco che, a partire dal 1976, inaugura una seconda ondata di manifestazioni, occupazioni e scioperi; si diverte a pensare slogan di protesta contro il modello di società maschilista e si impegna tra le file del movimento femminista che vede la luce proprio negli anni '70.


Lotta per il suo futuro, per la libertà di realizzare quei sogni che a vent'anni sono tutto: diventare un'affermata traduttrice, vuole, vivere masticando le parole di quegli scrittori e di quei poeti che le avevano rubato l'anima. Ma, a volte, la vita prende delle pieghe inaspettate, semina degli imprevisti che fanno prendere in considerazione delle strade a cui, in precedenza, non si era nemmeno lanciata un'occhiata. Quando ti svegliano nella notte per dirti che non potrai più ridere, chiacchierare, confrontarti con una delle tue più care amiche, non hai più tanta voglia di sognare: prende il sopravvento il desiderio di fare giustizia, e soprattutto, di far vivere renata nella memoria delle persone, che non devono dimenticare, che devono sapere la verità. Ecco l'inizio della sua lotta contro la mafia, che è ormai regina degli ambienti politici, ecco la voglia di insegnare ai ragazzi come difendersi dalla realtà di facciata che sta invadendo i tempi: insegna loro che l'unica arma veramente efficace per difendere se stessi e la propria libertà è pensare con la propria testa, analizzare la superficie per capire cosa c'è sotto, il significato connotativo delle cose. "Pensare globale, agire locale: non è uno slogan, ma una sfida vitale", cantano i Modena City Ramblers. Claudia, ormai trentenne, li anticipa di molto, perchè in quei versi è riassunta la scelta, che lei fa negli anni '80, di rimanere a nardò per sconfiggere il cancro della mafia. La politica continua così a far parte della sua vita, che cambia: viene assunta all'istituto marcelline (il liceo privato delle suore marcelline) di Lecce per la cattedra di tedesco e poi di inglese. Deve ricredersi sui suoi pregiudizi sulla scuola privata e sulla scuola cattolica: le marcelline dimostrano una mente ben più aperta di tante altre persone che si definiscono laiche, e Claudia sperimenta sulla sua pelle la differenza fra un diplomificio e una scuola di qualità, come effettivamente si rivela l'istituto. Le marcelline diventano la sua seconda famiglia, o forse la terza sarebbe meglio dire, perchè Claudia lascia la sua amata casa in via Po, dove suo papà continuerà ad apparecchiare per lei ancora per qualche tempo, dimentico ogni giorno che la figlia si è sposata. Tre anni dopo il matrimonio nasce la figlia, che Claudia e suo marito Alessandro decidono di chiamare Margherita non in memoria di una bisnonna, come per qualche tempo le hanno fatto credere, ma in memoria, invece, di Margherita Cagol, fondatrice del primo nucleo delle Brigate Rosse (la figlia fu molto sollevata quando lo seppe, perchè la nonna Margherita aveva la fama di essere un'antipatica nda [il contenuto della parentesi è stato scritto per farti ridere ma ovviamente va tolto:)]). Claudia, infatti, non apprezza la piega presa dalle Brigate Rosse dopo l'uccisione di Mara e del suo compagno Renato Curcio e ancora di più si convince della tesi anarchica fatta propria molti anni prima: non ci sono poteri buoni.
L'impegno, già politico ed educativo, prende anche la forma di impegno sociale: dopo qualche anno di volontariato per i bambini neritini con situazioni difficili, decide di diventare socia di Amnesty International e, successivamente, di Emergency, credendo fermamente che l'uomo, per essere libero (dal bisogno, in primo luogo), debba prima di tutto vedersi riconoscere i diritti fondamentali. La sua lotta cresce, e pochi mesi dopo torna ad occuparsi anche dell'ambiente schierandosi attivamente contro la proposta di realizzare un porto nel parco di Porto Selvaggio. Successivamente dovrà battagliare, con gli altri membri del comitato appositamente costituito, contro il progetto di insediamento di diverse pale eoliche nello stesso territorio, ormai divenuto parco naturale sotto il governo regionale Vendola. Vendola per lei è stato un "colpo di fulmine" già negli anni in cui l'attuale presidente della regione Puglia è ancora membro della commissione parlamentare antimafia. Nel momento in cui lui si candida alle primarie del centro- sinistra per le elezioni del 2005, Claudia entra a far parte immediatamente del comitato pro-Vendola di Nardò, che ha continuato a sostenerlo fino alla sua vittoria.
Ma sebbene riconoscesse un legame fra le parole di Vendola e i suoi pensieri, non vede comune collocazione in un partito (Vendola allora è ancora in Rifondazione Comunista). Mentre lui è presidente della regione Puglia, Claudia si separa dal marito, ma riprende il suo impegno sul piano politico, sociale e culturale con l'associazione fondata assieme ad altri cittadini neritini: "Il Cantiere", che avrà però vita breve. Eppure, il filo rosso che la lega a Vendola è ancora presente: per caso, o forse no, il presidente decide di creare un nuovo movimento politico che prende proprio il nome di "il cantiere della sinistra", che si propone gli stessi obiettivi che aveva il "cantiere" neritino. Successivamente, Vendola abbandona rifondazione, per fondare un nuovo gruppo politico da cui partire per la formazione della nuova sinistra, che deve unire le diverse anime "sinistroidi" che non si riconoscevano però in un partito. "non un partito, ma un partire": Claudia sentiva quest'esigenza già da diverso tempo e la espresse in diverse occasioni, come nella manifestazione a roma dell'ottobre 2007, quando il popolo di sinistra è sceso in piazza per gridare il bisogno di cambiare, stanco ormai, della logica dei partiti. Fu in quel momento che decise di aderire al "movimento per la sinistra", che si propone di costruire un partito che applichi il principio di democrazia dal basso, e che qualche mese dopo si trasforma in "sinistra ecologia e libertà". Il circolo di Nardò, di cui Claudia Raho è oggi portavoce, si impegna giorno per giorno per la crescita del partito, affinchè i meccanismi della vecchia politica soccombano sotto il peso di una consapevolezza entusiasta di una riacquistata partecipazione democratica.

Oggi Caludia é candidata alle regionali del 2010. Niente di nuovo. E' la stessa ragazza che si batteva perché i diritti dei suoi compagni di scuola e di tutte le donne venissero rispettati, é la stessa donna che lottava contro il cancro della mafia ed ogni forma di ingiustizia e discriminazione; é quella stessa donna che ha lottato per proteggere l'ambiente che giorno dopo giorno viene depauperato sotto i nostri occhi o, ancor più gravemente, per nostra mano.

Oggi Claudia, insieme al gruppo di sinistra, ecologia e libertà, difende quei valori che l'hanno sempre accompagnata, difende la sua terra da chi la vuole sfruttare, difende i diritti dei giovani, delle donne, di chiunque non abbia i mezzi per difendersi da solo; difende la Puglia migliore.

p.s. non mettere la mia firma nè quella di fiore perchè
- ci vergognamo;
- siamo tua figlia e tua nipote e non delle giornaliste (e si vede!)
- modificherai tutto fino a lasciare solo 1958.. perchè sono l'unico elemento che ti sembrerà obiettivo, essendo composto da numeri!!! :DDDDD


nota della candidata: grazie a margherita merendino, mia figlia, e fiorenza fonte, mia nipote : due della mie ragioni per una politica 'di servizio' : per una vita migliore per tutti

2 commenti:

  1. Angelo Cleopazzo21 marzo 2010 13:43

    Questo anonimato è deprimente.
    Impara a sognare e a vivere caro anonimo e spiegaci come vedi il tuo di mondo.
    Adesso le chiarisco una cosa: esistono persone in questo paesotto che non vendono la propria dignità al migliore offerente e dimostrano coi fatti che è possibile vivere onestamente senza leccare.. Ma forse, caro anonimo, per lei vivere così è difficile quasi impossibile e vede questo come un sogno!
    Nardò deve liberarsi dalle catene della corruzione e della mediocrità; per uscire dal baratro in cui è sprofondata abbisogna di esempi cristallini di impegno e militanza appassionata come quello di Claudia.
    Nardò libera dai servi dei servi dei servi dei servi...
    Caro anonimo lei che punto occupa della scala gerarchica della infinita servitù? A chi rende i suoi favori ed i suoi servigi?
    Io a nessuno e neanche Claudia!!!!!

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