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martedì 25 agosto 2009

Assemblea di Napoli: interrogativi e necessità

di Francesco Indovina*

Si può far finta di non capire che alcuni “soci” di Sinistra e Libertà non si sentano impegnati (almeno ora) alla costruzione di un nuovo soggetto politico? Si può far finta di non capire che alcuni soci di Sinistra e Libertà hanno una spiccata preferenza per una “federazione” che non per una nuova forza politica? Si può far finta di non avere sentito che qualche “socio” dichiara “lunga vita” per la propria organizzazione politica? Si può chiudere gli occhi sul fatto che un “socio” ha votato in Toscana a favore di una legge elettorale regionale con uno sbarramento al 4%? Si può far finta di non cogliere il pericolo in una rivendicazione identitaria (su una parola e non su un simbolo) nella simbologia della nuova forza politica? si può far finta… Si! si può far finta , per il semplice fatto che Sinistra e Libertà come nuovo soggetto politico sta nascendo nei territori, in modo autonomo. Che cosa spinge tanti compagni già militanti, o tante persone che intendono rinvestire o investire per la prima volta, il loro tempo e la loro energia nella costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra? La risposta banale a questo interrogativo molto serio potrebbe essere il bisogno di una “casa politica” o l’entusiasmo per la novità. Il bisogno di una “casa politica”, ammesso che sia una vera motivazione, potrebbe riguardare gli “orfani”, che certo ci sono in SeL ma sono solo una parte. L’entusiasmo per la “novità”, intanto non è una motivazione da sottovalutare, e il riconoscimento della “novità” mi pare una cifra molto importante per un “nuovo” soggetto politico.

Ma c’è dell’altro, c’è la percezione di una necessità politica che pare estranea ai dirigenti di alcuni dei soci di SeL. Va detto che i militanti di queste organizzazioni sentono molto di più dei loro dirigenti questa necessità politica, infatti sono spesso tra i costruttori dal basso del nuovo soggetto politico.

Il degrado sociale, economico e culturale del paese, la crisi economica, la diffusione di una cultura razzista, la mistificazione sulla sicurezza, il tentativo continuo di asservire le istituzioni autonome agli interessi della maggioranza, l’indifferenza, di fatto, su quanti perdono il lavoro, o la vita nel lavoro, i tagli sui settori vitali per il futuro del paese, come la ricerca, le boutade sulla “terra ai contadini”, i ripetuti appelli ottimistici relativamente alla crisi economica, mentre migliaia di lavoratori perdono l’occupazione, ecc. ecc. sono le basi materiali che spingono migliaia di persone ad individuare la necessità politica di un nuovo soggetto politico in grado non solo di contribuire a rispondere a queste vere e proprie emergenze ma anche ad elaborare, facendosi forte di tutte le esperienze avanzate, un ideale politica di sinistra per il XXI secolo e quindi un progetto di società.

Ma non basta, nonostante le molte sirene, il convincimento della necessità politica di un nuovo soggetto politico dipende anche dal panorama offerto dalla “sinistra” fuori da SeL. Tra una rivendicazione identitaria che non fa i conti con le trasformazioni sociali e con le nuove domande, che si sommano alle vecchie ma danno un tono diverso alla politica, così come avanzate espressamente o implicitamente da individui e soggetti collettivi, e un partito impegnato in una congresso di cui non sono chiari né le divergenze tra i contendenti, né i progetti di società proposti, il modesto tessuto di SeL pare una grande opportunità e soprattutto una necessità.

SeL ha anche lo scopo di misurarsi con le altre forze politiche per costruire un “nuovo” centro sinistra, in grado di mobilitare, di contrastare la destra e di essere il punto di riferimento di una nuova Italia meno ingiusta e libera, in grado di coniugare crescita economica e sostenibilità sociale e ambientale, di essere patria di accoglienza, di tornare ad avere un ruolo a livello internazionale, luogo di attrazione e non di fuga di giovani ricercatori, esempio di libertà di stampa e di informazione e per il sostegno ai più deboli, in cui impera il diritto e non l’arbitrio. Alla costruzione di questo nuovo centro sinistra SeL intende spendere le sue energie, portare il contributo della propria riflessione e delle proprie esperienze. Certo sarà un “compromesso” ma i capisaldi dovranno essere fondamentali.

Ma può bastare l’iniziativa dal basso, anche se molto entusiasta, motivata ed estesa per costruire un nuovo soggetto politico? Sicuramente no, è necessario costruire un legame organizzativo ed ideale tra tutte queste iniziative, a questo dovrebbe rispondere l’assemblea di Napoli. Quello che sta sorgendo a livello di territorio, e non solo, non ha bisogno di legittimazione, né all’assemblea di Napoli si chiede questo, ma si chiede una cosa diversa: di rendere chiaro che quello che si sta realizzando a livello organizzativo diffuso costituisce parte sostanziale del processo di costituzione della nuova forza politica. Si chiede ancora una struttura, temporanea ma solida e rappresentativa, di coordinamento di quanto c’è, di sollecitazione e di promozione di quanto può ancora svilupparsi e crescere. Una struttura di coordinamento che dovrebbe avere anche il compio di promuovere l’organizzazione di fasi di discussioni e di riflessione sulla natura ideale di questa nuova organizzazione politica.

Per fare questo è necessario che l’assemblea di Napoli sia in qualche modo ordinata e rappresentativa, e in grado di prendere decisioni non unanimi.

L’assemblea di Napoli deve essere anche l’occasione di un grande atto di generosità. Proprio a partire dalla necessità politica per la costruzione di un nuovo soggetto politico, sentita dai militanti dei “soci” di SeL, questi dovrebbero liberare il simbolo Sinistra e Libertà da ogni pretesa “proprietaria”. Non credo che la grettezza che caratterizza in generale questioni di simboli elettorali possa trovare posto in qualcuno dei soci di SeL anche perché il simbolo servirà alla costruzione di un nuovo soggetto politico e resta disponibile, come già concordato, per le prossime elezioni regionali. Se così non fosse, se a prevalere non fosse una “generosità produttiva”, ma piuttosto una grettezza disgregante, propongo di riprendere la iniziale dizione Sinistra, con l’aggiunta da qualche parte “da sinistra e libertà”, all’affermarsi di quest’ultimo simbolo hanno contribuito soprattutto i militanti (partecipi o meno delle organizzazioni associate) e tanti elettori che hanno visto in Sinistra e Libertà una speranza e di questo bisogna rendere conto.

SeL, comunque, non vive e non può vivere di elezioni e di riunioni nazionali o locali, essa vive tra la gente, discute i loro problemi, propone delle campagne. Fermo restando che a livello locale saranno i compagni che individueranno i temi più pertinenti, pare interessante l’individuazione di alcune campagne nazionali che possono portare fino ad una proposta legislativa. Dei sedici tempi proposti a me pare che quella sulla revisione delle aliquote irpef per i redditi più bassi sia una delle più importanti se coniugata con il mantenimento complessivo del gettito irpef e con la lotta all’evasione. Non mi pare convincente una generica “diminuzione delle tasse” ma piuttosto la proposta potrebbe essere l’occasione per l’elaborazione di un nuovo patto fiscale tra stato e società, fondato sul gettito necessario per garantire i servizi necessari e sulla trasparenza. Questioni non marginale ora, che sebbene con molta difficoltà, il governo si avvia ad elaborare i regolamenti per il federalismo fiscale.

Un’altra proposta importante mi pare quella denominata scuola e ospedali sicuri dove, certo la priorità non può che andare alle zone soggette a rischio sismico, ma vanno anche considerate in generale le situazioni di degrado, soprattutto della scuola, anche nelle altre zone. Per questi interventi esistono già dei progetti e delle richieste, che giacciano al ministero, e si tratta di interventi di immediata attuazione e diffusa attivazione anche in termini di occupazione.

La terza questione è l’abolizione delle “ronde”, che va collegato alla cultura della convivenza, dell’appropriazione della città da parte dei cittadini, e all’attività di controllo da parte delle forze dell’ordine.

Mi sembrerebbe utile che sulle proposte che fossero scelte per eventuali campagne nazionali fossero incaricati dei compagni ad elaborare, per ciascuno, un ragionamento politico, non si tratta solo di propagandare degli slogan, ma di fare opera di formazione e di cultura tra i cittadini.

L’assemblea di Napoli costituisce un passaggio importante e non semplice, una sorta di capo Horn, speriamo di riuscire a sfuggire alla furia del diavolo che è incatenato nel suo fondo, Una sua felice e positiva conclusione costituirà un buon viatico per la nuova formazione politica, altrimenti le difficoltà non saranno poche, ma la determinazione non verrà meno.

*militante di Sinistra e Libertà

1 commento:

  1. ANGELO CLEOPAZZO17 settembre 2009 16:30

    è ora di prendere parte e chi non parteggia semplicemente non crede in se stesso.
    DA SINISTRA E LIBERTà SI VA VERSO SUD E VERSO IL PARTITO DEL MEZZODì

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