sabato 6 marzo 2010
Bolzaneto: reati prescritti, ma obbligo di risarcimento

Condannati tutti e 44 gli aguzzini di Bolzaneto. Reati prescritti, ma obbligo risarcimento per tutti.
Non c' é giustizia per Genova, ma continua la saga giudiziatia. Gli aguzzini di Bolzaneto non faranno un giorno di galera. Ma i trenta e fischia che erano stati assolti in prima istanza con la sentenza pronunciata questa sera in appello almeno sulla carta ora sono stati dichiarati colpevoli.Tutti gli accusati sono stati condannati a pagare i risarcimenti. Questo sul piano civile. In sette casi sono state poi pronunciate anche lievi condanne penali da uno a tre anni, ma rimane la cassazione. Avremo da temere sorveglianza e manganelli ancora piú pesanti per aver insistito anche per via legale, nonostante sapessimo delle prescrizioni galoppanti, perché la storia siamo noi? Ebbene: noi ci rifiutiamo di avere paura! Rifiutarsi di avere paura é una delle risposte obbligate, dopo quello che é successo nei tribunali che dibattono Genova.
da Indymedia
L'Olanda dove vince l'odio

Yves Meny è uno dei maggiori esperti di populismo. Direttore fino all'anno scorso delle Scuola europea di Firenze, gli abbiamo chiesto come valuta il successo elettorale di Geert Wilders.
Prima Pim Fortuyn, ora Geert Wilders, cosa succede in Olanda?
Dalla fine della II Guerra mondiale il paese ha vissuto su un sistema consociativo basato sull'appartenenza a un gruppo: o religioso o socialista, come in Belgio e Austria. Un sistema a pilastri, fatto di partito, sindacati, associazioni, che viveva su un'intesa tra le élite, per cui tutti concordavano sul convivere preservando le proprie tradizioni. Poco a poco questo accordo è andato sgretolandosi per l'indebolimento dei partiti tradizionali e perché l'opinione pubblica era stanca di un sistema congelato. Inoltre, dopo anni di apertura all'immigrazione, per realizzarsi completamente questo sistema avrebbe dovuto inglobare un «pilastro musulmano». Invece è crollato, soprattutto a causa del radicalismo islamico. A quel punto sono nati i movimenti di protesta contro la presenza di musulmani.
Quella olandese è vera tolleranza?
Il mito della tolleranza olandese è nato sulle spalle altrui. Si è forgiato nel 1600-1700, quando si poteva stampare tutto ciò che era impossibile stampare nei paesi vicini, ma lo si faceva per vendere all'estero. Una tolleranza con motivazioni economiche che proiettava i suoi effetti altrove.
Ha parlato di crisi dei partiti tradizionali, a perdere sono però soprattutto quelli di sinistra.
In Olanda come dappertutto. Una parte dell'elettorato più povero che votava tradizionalmente a sinistra si è lasciato incantare dalle sirene populiste. C'è un declassement della classe operaia più povera, quella che si trova a condividere il tenore di vita degli immigrati.
E la crisi non aiuta...
Il grande problema di questa epoca è che la sinistra ha poco da offrire sul piano della redistribuzione. La capacità dei governi di sinistra di realizzare una politica diversa è pressoché zero: è quasi impossibile farlo quando le frontiere non esistono più, con la globalizzazione e l'Unione europea. I governi - Germania esclusa, perché controlla la politica monetaria - non hanno spazio di manovra. C'è uno scarto colossale tra il discorso politico e ciò che i politici possono fare e questo scarto fa vincere i populisti, che possono promettere tanto, senza dover mantenere. Ma il problema ancora più grave è che la sinistra non ha saputo offrire una visione del futuro: in parte si è fatta affascinare dal blairismo, che faccio fatica a chiamare di sinistra, oppure si è arroccata nella difesa del passato. Ha perso una-due generazioni.
L'economia non è in mano ai governi, ma le politiche sull'immigrazione sì. E in Olanda, pur essendo durissime, non hanno bloccato l'ascesa di Wilders.
I partiti populisti nascono da un problema, quello dell'immigrazione. Su questo terreno la sinistra e parte della destra hanno avuto una visione «angelica». Se arrivano centinaia di migliaia di immigrati e una parte di loro trova lavoro, ma non casa, né strutture, è chiaro che si rafforza la delinquenza. Per i populisti è stato facile urlare «il Re è nudo», il problema è che lo fanno con proposte folli e razziste.
In Olanda c'è già chi pensa ad allearsi con Wilders. È meglio isolarlo, con il rischio di rafforzarlo, o farlo partecipare al governo, sperando che emerga il suo vuoto populismo?
L'alleanza con questi partiti è inconcepibile. Oltretutto il Pvv non esiste: è Wilders e due-tre assistenti, è una creatura carismatica. La domanda non è qual è la strategia migliore, ma qual è quella accettabile. Il compromesso non può superare l'etica della responsabilità.
Wilders riuscirà a consolidarsi?
Vedremo cosa farà il Pvv alle politiche del 9 giugno. Le forze populiste, che spesso sono un fenomeno carismatico, o spariscono - come la Lista Fortuyn o i partiti di Haider, ora in crisi - o fanno come la Lega nord: si consolidano prima in una zona geografica e poi si integrano nel sistema politico. Per Wilders è un'occasione fantastica presentarsi prima in due città e poi, a giugno, alle elezioni nazionali.
Oggi Wilders metterà piede in Inghilterra, dove un anno fa era persona non grata. Quanto aiutano queste etichette?
È stata una pubblicità meravigliosa. I leader populisti cercano questo: sono dei provocatori, per loro essere stigmatizzati è come ricevere acqua benedetta. Le formazioni populiste non si chiamano quasi mai partiti, ma movimenti, unioni, leghe, e scelgono parole come libertà, popolo, parole chiave per attrarre un elettorato che non sa a che santo votarsi. In questo Berlusconi è il campione.
Hanno una vita spesso effimera, il più delle volte non arrivano al potere, ma fissano l'agenda dei governi. C'è da attendersi un'Europa «Superfortezza»?
Sono partiti che hanno solo due-tre tematiche, ma diventano un punto di riferimento, spostano il perno del dibattito, definiscono la posizione degli altri. Ma anche così, quella dell'immigrazione è una battaglia persa: l'Europa può fare tutti i discorsi che vuole, ma non fermerà l'onda. Nel 2050 ci saranno 2 miliardi di africani alle porte della Ue. Viviamo in contraddizione permanente: si parla di chiusura e si fanno le eccezioni, come in Italia per le badanti, quando quello che servirebbe è coordinare le politiche migratorie con quelle commerciali e allo sviluppo. Dobbiamo creare un polo economico a sud, iniziando ad aprire i nostri mercati agricoli ai prodotti africani. Ma, al contrario, si naviga a vista, l'azione politica non è più sostenuta da un pensiero, da un'etica, manca una visione e la capacità di difenderla e attuarla. E così crescono i populisti.
venerdì 5 marzo 2010
LA PUGLIA PER LA SCUOLA - COSTRUIRE INSIEME
Per non dimenticare, durante la campagna elettorale, le problematiche della scuola, non certo irrilevanti in un momento caratterizzato da una decisa controriforma, e per conoscere e discutere le politiche scolastiche attuate dalla Regione Puglia, "Costruire insieme" invita tutti a partecipare all'incontro "La Puglia per la scuola" che si terrà martedì 9 marzo alle ore 18,00 presso il Chiostro di S. Antonio.
All'incontro parteciperà anche l'assessore regionale Gianfranco Viesti e lo scrittore e dirigente scolastico Antonio Errico.
Incontro dibattito
Nardò, Chiostro S. Antonio
Martedì 9 marzo 2010
Ore 18,00
Introduce e coordina
Rina Calignano coordinatrice associazione
“Costruire Insieme”
Intervengono
Gianfranco Viesti assessore regionale
diritto allo studio e sud
Antonio Errico dirigente scolastico
liceo A. Moro Maglie
All'incontro parteciperà anche l'assessore regionale Gianfranco Viesti e lo scrittore e dirigente scolastico Antonio Errico.
Incontro dibattito
Nardò, Chiostro S. Antonio
Martedì 9 marzo 2010
Ore 18,00
Introduce e coordina
Rina Calignano coordinatrice associazione
“Costruire Insieme”
Intervengono
Gianfranco Viesti assessore regionale
diritto allo studio e sud
Antonio Errico dirigente scolastico
liceo A. Moro Maglie
Perché nelle carceri italiani ci si può togliere la vita ma non si può fare l’amore?
Nel Corriere della Sera di martedì 2 marzo 2010 ho letto che nel carcere di Bollate una detenuta è rimasta incinta da un detenuto.
Radio carcere sostiene che erano fidanzati e che si potessero vedere solo nell’aula scolastica dell’istituto.
La cosa mi ha fatto sorridere, perché fa tenerezza che in un luogo di sofferenza e dolore nasca l’amore e la vita.
Ho continuato a leggere l’articolo, ad un tratto ho smesso di sorridere.
-Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria SAPPE, che ha denunciato l’accaduto, chiede che il ministro Alfano predisponga approfondimenti.
Incredibile!
Il carcere di Bollate, l’unico che in Italia funzioni e che applichi il principio rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione, fa scandalo perché i detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore.
Pazzesco!
Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria invece di chiedere approfondimenti nei carceri dove si muore come mosche, (da gennaio dodici suicidi dietro le sbarre, al 26/02/2010) chiede approfondimenti nell’unico carcere dove non si è suicidato nessuno, ma è stata concepita una vita.
Tutti parlano e scrivono dei morti in zone di guerra in Afghanistan o in Iraq, ma nessuno ormai parla e scrive più dei morti in carcere in Italia.
Che strano paese è l’Italia: fa notizia che due detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore, ma nessuno scrive e parla del fatto che le persone che si sono tolte la vita nel nostro paese in carcere sono superiori ai soldati americani morti in Afghanistan o in Iraq.
Ricordo ai politici di questo nostro strano Paese che il desiderio d’amore è naturale e istintivo; che l’affettività è da sempre considerata un diritto fondamentale;
che la pena dovrebbe privare le persone soltanto della loro libertà;
che sono ormai tantissimi i Paesi nei quali sono permessi i colloqui intimi, persino paesi come l’Albania, considerato fanalino di coda dell’Europa;
che è disumano il divieto di dare e ricevere una carezza o un bacio dalla persona che ami;
che la mancanza di contatti intimi reca danni alla psiche e alla sfera emozionale;
che un individuo in carcere non perde il diritto di avere diritto;
che un carcerato resta un membro della famiglia umana: anche i detenuti, piangono, sorridono, si nutrono, respirano e pensano, eppure molti di noi non hanno rapporti intimi con le loro compagne da decenni.
Non è naturale questo modo di vivere: in carcere i detenuti non dovrebbero perdere il diritto di amare e di essere amati.
Perché nelle carceri italiani ci si può togliere la vita ma non si può fare l’amore?
Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto marzo 2010
Radio carcere sostiene che erano fidanzati e che si potessero vedere solo nell’aula scolastica dell’istituto.
La cosa mi ha fatto sorridere, perché fa tenerezza che in un luogo di sofferenza e dolore nasca l’amore e la vita.
Ho continuato a leggere l’articolo, ad un tratto ho smesso di sorridere.
-Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria SAPPE, che ha denunciato l’accaduto, chiede che il ministro Alfano predisponga approfondimenti.
Incredibile!
Il carcere di Bollate, l’unico che in Italia funzioni e che applichi il principio rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione, fa scandalo perché i detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore.
Pazzesco!
Il segretario del sindacato di polizia penitenziaria invece di chiedere approfondimenti nei carceri dove si muore come mosche, (da gennaio dodici suicidi dietro le sbarre, al 26/02/2010) chiede approfondimenti nell’unico carcere dove non si è suicidato nessuno, ma è stata concepita una vita.
Tutti parlano e scrivono dei morti in zone di guerra in Afghanistan o in Iraq, ma nessuno ormai parla e scrive più dei morti in carcere in Italia.
Che strano paese è l’Italia: fa notizia che due detenuti invece di ammazzarsi fanno l’amore, ma nessuno scrive e parla del fatto che le persone che si sono tolte la vita nel nostro paese in carcere sono superiori ai soldati americani morti in Afghanistan o in Iraq.
Ricordo ai politici di questo nostro strano Paese che il desiderio d’amore è naturale e istintivo; che l’affettività è da sempre considerata un diritto fondamentale;
che la pena dovrebbe privare le persone soltanto della loro libertà;
che sono ormai tantissimi i Paesi nei quali sono permessi i colloqui intimi, persino paesi come l’Albania, considerato fanalino di coda dell’Europa;
che è disumano il divieto di dare e ricevere una carezza o un bacio dalla persona che ami;
che la mancanza di contatti intimi reca danni alla psiche e alla sfera emozionale;
che un individuo in carcere non perde il diritto di avere diritto;
che un carcerato resta un membro della famiglia umana: anche i detenuti, piangono, sorridono, si nutrono, respirano e pensano, eppure molti di noi non hanno rapporti intimi con le loro compagne da decenni.
Non è naturale questo modo di vivere: in carcere i detenuti non dovrebbero perdere il diritto di amare e di essere amati.
Perché nelle carceri italiani ci si può togliere la vita ma non si può fare l’amore?
Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto marzo 2010
28 e 29 marzo Ci aspettano (ai seggi)

di Doriana Goracci
La salvezza attraverso la sofferenza? Bombardamenti Mediatici e Aree di Protezione crescono febbrilmente in queste giornate,dell’Urna.La parola dovrebbe essere chiara, nel suo significato funebre. Lasciateci lavorare: fino dai tempi dei garibaldini, hanno lavorato per loro, tutte e tutti. In una società basata sulla delega, ci scaricano addosso responsabilità e malcostume, corruzione e violenza.Vogliamo crescere, anche se l’età è raggiunta, fosse la prima dei 18 anni o la terza, prenderci tutta la responsabilità. Vogliamo emanciparci liberamente, vogliamo farlo senza ricatti e scambi di favori. Non ci saremo in quelle giornate del seggio: sono due giornate qualunque, senza maiuscola. Non abbiamo perso la memoria e viviamo nel presente: la nostra storia vede la Liberazione come un esercizio quotidiano. Non votiamo, non ci rechiamo all’Urna, non ci rendiamo complici con il nostro voto di nessun potere e partito. Giornate comuni, dove la storia la facciamo noi. NON VOTO, non votiamo, ieri oggi e dopodomani. Siamo attesi ai seggi? Anticipiamo l’Evento. Il voto è bandito.Non saremo mai complici.
Carriolate di Cordiali Saluti
“Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza poi le persone oneste devono fare lo stesso “ Lev Nikolaevič Tolstoj
da Reset-Italia
Eravamo in trecentomila
Tahar Lamri è uno scrittore algerino nato nel 1958. È in Italia dal 1987. Con il suo articolo si chiude la serie sulla giornata senza immigrati del 1 marzo.
Stefania Ragusa, presidente nazionale dei comitati Primo marzo 2010, fa il bilancio della prima giornata senza immigrati in Italia: “Si sono mobilitate almeno trecentomila persone e in moltissime aziende ci sono stati scioperi nel senso tradizionale della parola. Tutto questo ci riempie di gioia e dimostra quanto sia ancora viva, forte e avanzata la società civile italiana”.
Cristina Seynabou Sebastiani, del coordinamento nazionale dei comitati Primo marzo 2010, racconta che a Milano “alle 9.30, davanti a palazzo Marino, eravamo in 1.500. C’erano tantissime bandiere gialle e persone di tutte le provenienze. Almeno un migliaio venivano da aziende in sciopero. Alla sera circa 20mila persone si sono unite al corteo”.
Secondo Fernand Didier Manga, che era a Pordenone, la giornata è stata storica: “Per la questura eravamo 400. Ma abbiamo superato il migliaio. Il sit in è durato dalle 15 alle 20 ed è cominciato nel segno delle seconde generazioni con delle lezioni tenute all’aperto”.
Thierry Dieng, da Varese, incalza: “Nel territorio della Lega, un lunedì pomeriggio d’inverno siamo riusciti a mobilitare 500 persone. Il 70 per cento di loro veniva da paesi extraeuropei”. A Genova c’era il professore universitario Luca Guzzetti: “Eravamo circa cinquemila. Abbiamo fermato il traffico su via Gramsci, sotto alla sopraelevata che costeggia il porto, al grido di ‘Libertà!’”.
A Reggio Emilia le aziende in sciopero sono state dieci, sette a Parma, tre a Suzzara, oltre cinquanta a Brescia con un corteo di circa diecimila persone che ha attraversato la città. Un successo. Tahar Lamri
da Internazionale
Stefania Ragusa, presidente nazionale dei comitati Primo marzo 2010, fa il bilancio della prima giornata senza immigrati in Italia: “Si sono mobilitate almeno trecentomila persone e in moltissime aziende ci sono stati scioperi nel senso tradizionale della parola. Tutto questo ci riempie di gioia e dimostra quanto sia ancora viva, forte e avanzata la società civile italiana”.
Cristina Seynabou Sebastiani, del coordinamento nazionale dei comitati Primo marzo 2010, racconta che a Milano “alle 9.30, davanti a palazzo Marino, eravamo in 1.500. C’erano tantissime bandiere gialle e persone di tutte le provenienze. Almeno un migliaio venivano da aziende in sciopero. Alla sera circa 20mila persone si sono unite al corteo”.
Secondo Fernand Didier Manga, che era a Pordenone, la giornata è stata storica: “Per la questura eravamo 400. Ma abbiamo superato il migliaio. Il sit in è durato dalle 15 alle 20 ed è cominciato nel segno delle seconde generazioni con delle lezioni tenute all’aperto”.
Thierry Dieng, da Varese, incalza: “Nel territorio della Lega, un lunedì pomeriggio d’inverno siamo riusciti a mobilitare 500 persone. Il 70 per cento di loro veniva da paesi extraeuropei”. A Genova c’era il professore universitario Luca Guzzetti: “Eravamo circa cinquemila. Abbiamo fermato il traffico su via Gramsci, sotto alla sopraelevata che costeggia il porto, al grido di ‘Libertà!’”.
A Reggio Emilia le aziende in sciopero sono state dieci, sette a Parma, tre a Suzzara, oltre cinquanta a Brescia con un corteo di circa diecimila persone che ha attraversato la città. Un successo. Tahar Lamri
da Internazionale
PIERANGELO BERTOLI - EPPURE SOFFIA
PIERANGELO BERTOLI - EPPURE SOFFIA
E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte
un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
e presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori
Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli
Eppure il vento soffia ancora!!!
giovedì 4 marzo 2010
I danni costano 5 volte di più.
Basterebbero 4,1miliardi di euro per mettere in sicurezza l’Italia, riducendo il dissesto idrogeologico: frane, alluvioni, smottamenti. Altro che i 6,3 miliardi previsti per il ponte di Messina. I calcoli sono nel piano presentato venerdì dall’Anbi (Associazione nazionale bonifiche, Irrigazioni e miglioramenti fondiari).
Nel 1994-2004 si sono spesi 20,946 miliardi di euro – più di cinque volte tanto – per cercare di rimediare alle catastrofi idrogeologiche. C’è un problema: gli appaltatori intascano molto di più a rimediare che a prevenire.
L’Ambi prospetta una miriade di piccoli e piccolissimi interventi. C’è un altro problema. Con un’unica grande opera e un solo grande appaltatore è più facile indirizzare i soldi pubblici verso gli amici e gli amici degli amici.
Secondo il ministero dell’Ambiente, il 68,6% dei Comuni ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico. Esse interessano 2.150.410 ettari, pari al 7,1% della superficie italiana.
Negli ultimi cinquant’anni i cosiddetti fenomeni naturali sono costati in media sette morti al mese. Sempre in media, un’alluvione o una frana ogni giorno e mezzo.
La fragilità dell’italico stivale si è aggravata in seguito al consumo del territorio e all’abusivismo edilizio. Come avverte l’Anbi, il risanamento è possibile solo a patto di rispettare le regole sull’uso del suolo. E questo è un ulteriore problema.
Il piano dell’Anbi non è una stima più o meno campata in aria. Discende, dice l’associazione, dalle osservazioni inviate dai Consorzi di bonifica e dal monitoraggio effettuato sul territorio ed è molto dettagliato: per ogni regione sono indicati sia la spesa sia gli interventi. Quasi tutti, sottolinea l’Anbi, possono essere immediatamente avviati.
Si tratta di sistemare torrenti, rogge, canali artificiali per adeguarli ai cambiamenti climatici e all’aumento della superficie cementificata, sulla quale l’acqua scorre invece di essere assorbita dal suolo.
E poi far manutenzione sugli argini, creare laminatoi (aree non edificate nelle quali le piene, in caso di necessità, possano sfogarsi senza creare danni), stabilizzare pendii, adeguare la rete delle fognature urbane. Piccoli interventi che creerebbero, oltretutto, diffuse occasioni di lavoro.
Cz Green
Nel 1994-2004 si sono spesi 20,946 miliardi di euro – più di cinque volte tanto – per cercare di rimediare alle catastrofi idrogeologiche. C’è un problema: gli appaltatori intascano molto di più a rimediare che a prevenire.
L’Ambi prospetta una miriade di piccoli e piccolissimi interventi. C’è un altro problema. Con un’unica grande opera e un solo grande appaltatore è più facile indirizzare i soldi pubblici verso gli amici e gli amici degli amici.
Secondo il ministero dell’Ambiente, il 68,6% dei Comuni ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico. Esse interessano 2.150.410 ettari, pari al 7,1% della superficie italiana.
Negli ultimi cinquant’anni i cosiddetti fenomeni naturali sono costati in media sette morti al mese. Sempre in media, un’alluvione o una frana ogni giorno e mezzo.
La fragilità dell’italico stivale si è aggravata in seguito al consumo del territorio e all’abusivismo edilizio. Come avverte l’Anbi, il risanamento è possibile solo a patto di rispettare le regole sull’uso del suolo. E questo è un ulteriore problema.
Il piano dell’Anbi non è una stima più o meno campata in aria. Discende, dice l’associazione, dalle osservazioni inviate dai Consorzi di bonifica e dal monitoraggio effettuato sul territorio ed è molto dettagliato: per ogni regione sono indicati sia la spesa sia gli interventi. Quasi tutti, sottolinea l’Anbi, possono essere immediatamente avviati.
Si tratta di sistemare torrenti, rogge, canali artificiali per adeguarli ai cambiamenti climatici e all’aumento della superficie cementificata, sulla quale l’acqua scorre invece di essere assorbita dal suolo.
E poi far manutenzione sugli argini, creare laminatoi (aree non edificate nelle quali le piene, in caso di necessità, possano sfogarsi senza creare danni), stabilizzare pendii, adeguare la rete delle fognature urbane. Piccoli interventi che creerebbero, oltretutto, diffuse occasioni di lavoro.
Cz Green
Licenziamenti, via libera del Senato alla legge che aggira l'art. 18precariato sociale

Sono passati 8 anni dallo scontro sull’art.18, ovvero quella norma dello Statuto dei Lavoratori che prevede il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. Oggi si ripresenta lo stesso attacco, ma questa volta in maniera indiretta, eppure probabilmente più invasiva, arrivando di fatto a smantellare le tutele contro gli ingiusti licenziamenti.
Il Senato ha infatti dato il via libera all'articolo 31 del disegno di legge, collegato alla Finanziaria, che contiene la norma sull'arbitrato e la conciliazione. Il ddl è stato poi approvato in via definitiva da Palazzo Madama ed è dunque divenuto da oggi norma di legge.
Tale legge mira a svuotare dall'interno l'impianto normativo di tutela, aggira l’articolo 18, liquida la "giusta causa" nei licenziamenti, rende non più impugnabili le deroghe a leggi e contratti collettivi, impone, nei fatti, l’arbitrato, aprendo una voragine che porta dritto al contratto individuale.
Già nel contratto di assunzione, anche in deroga ai contratti collettivi, potrebbe infatti essere stabilito (con la cosiddetta clausola compromissoria) che in caso di contrasto le parti si affideranno a un arbitro, che giudicherà "secondo equità". Cosa, quest'ultima, che implica la possibilità di bypassare diritti come l'articolo 18, da una parte, ma anche come le retribuzioni o le ferie. Un simile accordo può essere stretto anche in corso di rapporto di lavoro e il giudizio dell'arbitro sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali.
E così, mentre il teatrino della politica vede in queste ore contrapporsi da una parte un Sacconi che dichiara che queste erano norme che facevano parte della stesura originaria della legge Biagi (cosa assai probabile), e accusa l'opposizione di non aver mosso un dito nei due anni di iter parlamentare della legge, e dall'altra una sinistra (ed un sindacato) che neanche su temi su cui solo 8 anni fa riusciva ancora a smuovere milioni di lavoratori riesce a trovare risposte immediate e forti, si decreta un' ulteriore subordinazione del lavoratore all'impresa.
Da un lato, con il contratto individuale che diventa sempre più "la norma", si sancisce l'ulteriore frammentazione del lavoratore-classe, che viene lasciato sempre più solo nella "libera" dinamica dei rapporti di forza con il datore di lavoro, dall'altra tutto ciò è reso possibile e viene disposto già dall'assunzione, che sappiamo bene essere il momento di maggior debolezza negoziale, tanto più in tempo di crisi.
da Infoaut
CAPAREZZA - LA FITTA SASSAIOLA DELL'INGIURIA
CAPAREZZA - LA FITTA SASSAIOLA DELL'INGIURIA
C'é chi mi vuole folle e chi follemente spera che toppi carriera, da sera a mattina si ostina, ficca aghi nella mia bambolina; mina la via che l'anima mia cammina, mi pedina, il fatto é che se sfuggo alla logica tragica é la fine che mi si propina. L'acqua che butti sul mio fuoco diventa benzina, ogni insulto manichino per la mia vetrina, sappi che la mia dottrina se ne fotte di chi sta dopo e chi prima. Chi mi stima mi istiga a stilare sti suoni, sti versi e stikaa! Godo se penso all'amaro che mastica chi pronostica la fine della mia vitalità. Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell'ingiuria, l'agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura. Fonda la tua gloria sull'ingiuria, lavati i denti col seltz come Furia, smile, siamo in aria, canta vittoria ma io ti sputerò come un seme d'anguria. C'é penuria di muri adibiti alla memoria, pura vanagloria, fa male come un dente che si caria il mio debole per le vittime della storia; le hanno odiate, umiliate, lasciate alla sorte per fargli la corte dopo la morte. Mi faccio forte di un simile supplizio, ed é per questo che schivo ogni giudizio, ho la riflessione come vizio, il mio fine é di fare di ogni fine un buon inizio, mi sazio di un dizionario vario più dei santi del calendario. Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell'ingiuria, l'agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura. Mi piace sapermi diverso, piacere perverso che riverso in versi su fogli sparsi, nei capoversi dei giorni persi nei miei rimorsi, che cosa c'é da aspettarsi da chi come me non sa adeguarsi a sette, mafiette, etichette e se tutti fanno lui smette? Chi manomette le tette della scultura, ne ignora l'amore e la cura, ciocca dopo ciocca mi son fatto sta capigliatura, come un tiranno tra le mura non ho paura, C A P A, no fregatura, monnezza pura, senti che attrezzatura, é la mistura che infuria nella fitta sassaiola dell'ingiuria. Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell'ingiuria, l'agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura.
Vogliamo la verità sull'assassinio di Pasolini
di Carla Benedetti
Perché il processo non viene riaperto?
Nel 2008 abbiamo consegnato al Presidente della Repubblica un appello per la riapertura del processo Pasolini diffuso dal "Primo amore" e firmato da un migliaio di persone in Italia e all'estero. La lunga lista delle adesioni riempiva sei pagine fitte del primo numero della rivista nel 2006.
Ma niente si è mosso.
Eppure, molti nuovi elementi sono emersi negli ultimi cinque anni e tali da aprire interrogativi inquietanti, tuttora sospesi. La versione ufficiale sull'assassinio di Pasolini (rissa sessuale tra due persone), che è circolata per tanto tempo, troppo, e di cui molti si sono finora accontentati, appare ormai sempre più chiaramente come una messa in scena servita a sviare le indagini e a coprire un altro tipo di omicidio.
Prima c'era stata la dichiarazione pubblica di Pino Pelosi, che dopo aver scontato la pena, ha sostenuto di non essere lui l'assassino di Pasolini e di essersi accusato dell'omicidio perché sotto minaccia. Poi è stata diffusa la testimonianza filmata del regista Sergio Citti, da cui emergevano inconguenze e negligenze degli inquirenti. Poi la notizia, anch'essa comparsa sui giornali, che Pelosi già conosceva e frequentava Pasolini prima della notte dell'omicidio (come si legge in un articolo del "Messaggero"). Per non paralre della lunga serie di testimonianze e di indizi trascurati.
Ma nonostante questo il processo non fu riaperto.
Oggi una nuova notizia, sconcertante. Il senatore Marcello dell'Utri , condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, dichiara di essere in possesso di un capitolo di Petrolio, presumibilmente trafugato dalla casa di Pasolini. Si tratterebbe della parte intitolata "Lampi sull'Eni". Nell'edizione Einaudi di Petrolio di quel capitolo era rimasto solo il titolo. Gli eredi di Pasolini negano però che vi sia stato, nei giorni dell'omicidio, alcun trafugamento di carte dalla casa dello scrittore. Quale sarà la verità? Da chi Dell'Utri ha avuto quelle carte?
Riproponiamo qui sotto il testo dell'appello del "Primo amore" e il lungo articolo di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli uscito uscito su "Micromega" n. 6 del 2005, sperando che il Presidente della Repubblica voglia farsi carico di questa urgenza di verità sentita già da tempo da tanti cittadini e da molte voci della cultura italiana e internazionale, e oggi non più eludibile.
Anche noi parte offesa: riaprire il processo Pasolini
A trent'anni dalla morte, non sappiamo ancora da chi è stato ucciso Pasolini e perché. Questo suo assassinio va ad allungare la lista impressionante di omicidi, attentati, sparizioni, finti suicidi e finti incidenti di cui è costellata la storia d'Italia dal dopoguerra a oggi e che, a decenni di distanza, non sono stati ancora chiariti. Responsabili e mandanti impuniti, verità sottratte per decenni non solo ai tribunali ma anche al discorso pubblico.
Noi non sappiamo se a far tacere uno degli artisti più fervidi e una delle voci più scomode e tragiche di questo paese sia stata una decisione politica. Quello che però sappiamo - come lo sa chiunque abbia prestato attenzione alla vicenda - è che la versione blindata della rissa omosessuale tra due persone non sta in piedi. Sappiamo che essa è stata solo una copertura servita a sviare le indagini e a coprire un altro tipo di delitto. Quella versione, del resto, non ha mai retto, nemmeno per il tribunale di primo grado, che infatti condannò il diciassettenne Pino Pelosi assieme a ignoti. Ma oggi, dopo che il reo confesso ha dichiarato pubblicamente di non essere l'assassino di Pasolini e di essersi accusato dell'omicidio perché sotto minaccia, e dopo la diffusione della testimonianze del regista Sergio Citti, sono ancora più evidenti le negligenze e le coperture che hanno accompagnato fin dall'inizio quell'atroce vicenda.
In seguito alle dichiarazioni di Pelosi, la Procura di Roma ha riaperto e subito richiuso - per mancanza di riscontri - il fascicolo sul delitto Pasolini. Questa nuova inchiesta è stata archiviata ancor prima di iniziare! Eppure non si sono sentite molte voci indignarsi per questa reiterata non-volontà di fare chiarezza su quella morte. Uno strano silenzio ha circondato la notizia, e questo proprio mentre ricorreva il trentennale della morte di Pasolini e dappertutto fervevano le celebrazioni del poeta, dell'artista, dell'intellettuale che pure tanti fanno mostra di rimpiangere.
Dopo quanto è successo, non possiamo più accontentarci della versione ufficiale, perché significherebbe diventare complici degli assassini di Pasolini. Chiediamo perciò che vengano finalmente svolte le indagini che non si sono mai volute fare e che venga detta finalmente la verità su quel delitto.
Ci sono cose di cui, come scriveva Pasolini, è impossibile parlare senza indignazione, senza cioè far capire l'enormità di ciò che è avvenuto. Il più atroce assassinio di un poeta dell'età contemporanea, più turpe dell'assassinio di Garcia Lorca, un vero massacro di gruppo, è avvenuto a Roma, in Italia, per mano di italiani. E invece, per trent'anni, sono state cancellate prove, sono stati ignorati indizi, testimonianze e documentate contro-inchieste di giuristi e intellettuali italiani. In una situazione simile, spetta in prima persona agli scrittori, ai poeti, agli artisti, agli intellettuali, ai giornalisti, e a tutte le persone libere che hanno a cuore la verità, chiedere (come ha già fatto il comune di Roma, che si è costituito parte offesa) la riapertura del processo e l'accertamento della verità.
Ci sembra questo il modo migliore di ricordare Pasolini a trent'anni dalla sua tragica morte.
Hanno aderito finora:
Andrea Bajani
Marco Baliani
Sergio Baratto
Laura Barile
Carla Benedetti
Mauro Bersani
Giuseppe Bertolucci
Mariella Bettineschi
Luca Briasco
Franco Buffoni
Romolo Bugaro
Andrea Camilleri
Anna Cascella Luciani
Maria Giulia Castagnone
Benedetta Centovalli
Roberto Cerati
Mauro Covacich
Ninetto Davoli
Sandrone Dazieri
Gianni D'Elia
Alba Donati
Tecla Dozio
Marco Drago
Sergio Fanucci
Angelo Ferrante
Ivano Ferrari
Gian Carlo Ferretti
Gabriella Fuschini
Marco Tullio Giordana
Giovanni Giovannetti
Giorgio Gosetti
Bernard Henri-Lévy
Dario Lanzardo
Liliana Lanzardo
Attilio Lolini
Teo Lorini
Rosetta Loy
Carlo Lucarelli
Giovanni Maderna
Angela Madesani
Dacia Maraini
Teresa Marchesi
Mario Martone
Eliseo Mattiacci
Silvana Mauri Ottieri
Guido Mazzon
Lea Melandri
Raul Montanari
Antonio Moresco
Sergio Nelli
Aldo Nove
Maria Pace Ottieri
Vincenzo Pardini
Massimiliano Parente
Fabrizio Parenti
Laura Pariani
Andrea Pinketts
Michele Placido
Oliviero Ponte di Pino
Paolo Repetti
Mario Richter
Luca Ronconi
Anna Ruchat
Gabriele Salvatores
Evelina Santangelo
Tiziano Scarpa
Marco Senaldi
Enzo Siciliano
Maurizio Totti
Simona Vinci
Dario Voltolini
(L'intera lista delle adesioni, raccolte durante diversi mesi in Italia e all'estero, è stata pubblicata sul N. 1 della rivista "Il primo amore")
da Indymedia
Perché il processo non viene riaperto?
Nel 2008 abbiamo consegnato al Presidente della Repubblica un appello per la riapertura del processo Pasolini diffuso dal "Primo amore" e firmato da un migliaio di persone in Italia e all'estero. La lunga lista delle adesioni riempiva sei pagine fitte del primo numero della rivista nel 2006.
Ma niente si è mosso.
Eppure, molti nuovi elementi sono emersi negli ultimi cinque anni e tali da aprire interrogativi inquietanti, tuttora sospesi. La versione ufficiale sull'assassinio di Pasolini (rissa sessuale tra due persone), che è circolata per tanto tempo, troppo, e di cui molti si sono finora accontentati, appare ormai sempre più chiaramente come una messa in scena servita a sviare le indagini e a coprire un altro tipo di omicidio.
Prima c'era stata la dichiarazione pubblica di Pino Pelosi, che dopo aver scontato la pena, ha sostenuto di non essere lui l'assassino di Pasolini e di essersi accusato dell'omicidio perché sotto minaccia. Poi è stata diffusa la testimonianza filmata del regista Sergio Citti, da cui emergevano inconguenze e negligenze degli inquirenti. Poi la notizia, anch'essa comparsa sui giornali, che Pelosi già conosceva e frequentava Pasolini prima della notte dell'omicidio (come si legge in un articolo del "Messaggero"). Per non paralre della lunga serie di testimonianze e di indizi trascurati.
Ma nonostante questo il processo non fu riaperto.
Oggi una nuova notizia, sconcertante. Il senatore Marcello dell'Utri , condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, dichiara di essere in possesso di un capitolo di Petrolio, presumibilmente trafugato dalla casa di Pasolini. Si tratterebbe della parte intitolata "Lampi sull'Eni". Nell'edizione Einaudi di Petrolio di quel capitolo era rimasto solo il titolo. Gli eredi di Pasolini negano però che vi sia stato, nei giorni dell'omicidio, alcun trafugamento di carte dalla casa dello scrittore. Quale sarà la verità? Da chi Dell'Utri ha avuto quelle carte?
Riproponiamo qui sotto il testo dell'appello del "Primo amore" e il lungo articolo di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli uscito uscito su "Micromega" n. 6 del 2005, sperando che il Presidente della Repubblica voglia farsi carico di questa urgenza di verità sentita già da tempo da tanti cittadini e da molte voci della cultura italiana e internazionale, e oggi non più eludibile.
Anche noi parte offesa: riaprire il processo Pasolini
A trent'anni dalla morte, non sappiamo ancora da chi è stato ucciso Pasolini e perché. Questo suo assassinio va ad allungare la lista impressionante di omicidi, attentati, sparizioni, finti suicidi e finti incidenti di cui è costellata la storia d'Italia dal dopoguerra a oggi e che, a decenni di distanza, non sono stati ancora chiariti. Responsabili e mandanti impuniti, verità sottratte per decenni non solo ai tribunali ma anche al discorso pubblico.
Noi non sappiamo se a far tacere uno degli artisti più fervidi e una delle voci più scomode e tragiche di questo paese sia stata una decisione politica. Quello che però sappiamo - come lo sa chiunque abbia prestato attenzione alla vicenda - è che la versione blindata della rissa omosessuale tra due persone non sta in piedi. Sappiamo che essa è stata solo una copertura servita a sviare le indagini e a coprire un altro tipo di delitto. Quella versione, del resto, non ha mai retto, nemmeno per il tribunale di primo grado, che infatti condannò il diciassettenne Pino Pelosi assieme a ignoti. Ma oggi, dopo che il reo confesso ha dichiarato pubblicamente di non essere l'assassino di Pasolini e di essersi accusato dell'omicidio perché sotto minaccia, e dopo la diffusione della testimonianze del regista Sergio Citti, sono ancora più evidenti le negligenze e le coperture che hanno accompagnato fin dall'inizio quell'atroce vicenda.
In seguito alle dichiarazioni di Pelosi, la Procura di Roma ha riaperto e subito richiuso - per mancanza di riscontri - il fascicolo sul delitto Pasolini. Questa nuova inchiesta è stata archiviata ancor prima di iniziare! Eppure non si sono sentite molte voci indignarsi per questa reiterata non-volontà di fare chiarezza su quella morte. Uno strano silenzio ha circondato la notizia, e questo proprio mentre ricorreva il trentennale della morte di Pasolini e dappertutto fervevano le celebrazioni del poeta, dell'artista, dell'intellettuale che pure tanti fanno mostra di rimpiangere.
Dopo quanto è successo, non possiamo più accontentarci della versione ufficiale, perché significherebbe diventare complici degli assassini di Pasolini. Chiediamo perciò che vengano finalmente svolte le indagini che non si sono mai volute fare e che venga detta finalmente la verità su quel delitto.
Ci sono cose di cui, come scriveva Pasolini, è impossibile parlare senza indignazione, senza cioè far capire l'enormità di ciò che è avvenuto. Il più atroce assassinio di un poeta dell'età contemporanea, più turpe dell'assassinio di Garcia Lorca, un vero massacro di gruppo, è avvenuto a Roma, in Italia, per mano di italiani. E invece, per trent'anni, sono state cancellate prove, sono stati ignorati indizi, testimonianze e documentate contro-inchieste di giuristi e intellettuali italiani. In una situazione simile, spetta in prima persona agli scrittori, ai poeti, agli artisti, agli intellettuali, ai giornalisti, e a tutte le persone libere che hanno a cuore la verità, chiedere (come ha già fatto il comune di Roma, che si è costituito parte offesa) la riapertura del processo e l'accertamento della verità.
Ci sembra questo il modo migliore di ricordare Pasolini a trent'anni dalla sua tragica morte.
Hanno aderito finora:
Andrea Bajani
Marco Baliani
Sergio Baratto
Laura Barile
Carla Benedetti
Mauro Bersani
Giuseppe Bertolucci
Mariella Bettineschi
Luca Briasco
Franco Buffoni
Romolo Bugaro
Andrea Camilleri
Anna Cascella Luciani
Maria Giulia Castagnone
Benedetta Centovalli
Roberto Cerati
Mauro Covacich
Ninetto Davoli
Sandrone Dazieri
Gianni D'Elia
Alba Donati
Tecla Dozio
Marco Drago
Sergio Fanucci
Angelo Ferrante
Ivano Ferrari
Gian Carlo Ferretti
Gabriella Fuschini
Marco Tullio Giordana
Giovanni Giovannetti
Giorgio Gosetti
Bernard Henri-Lévy
Dario Lanzardo
Liliana Lanzardo
Attilio Lolini
Teo Lorini
Rosetta Loy
Carlo Lucarelli
Giovanni Maderna
Angela Madesani
Dacia Maraini
Teresa Marchesi
Mario Martone
Eliseo Mattiacci
Silvana Mauri Ottieri
Guido Mazzon
Lea Melandri
Raul Montanari
Antonio Moresco
Sergio Nelli
Aldo Nove
Maria Pace Ottieri
Vincenzo Pardini
Massimiliano Parente
Fabrizio Parenti
Laura Pariani
Andrea Pinketts
Michele Placido
Oliviero Ponte di Pino
Paolo Repetti
Mario Richter
Luca Ronconi
Anna Ruchat
Gabriele Salvatores
Evelina Santangelo
Tiziano Scarpa
Marco Senaldi
Enzo Siciliano
Maurizio Totti
Simona Vinci
Dario Voltolini
(L'intera lista delle adesioni, raccolte durante diversi mesi in Italia e all'estero, è stata pubblicata sul N. 1 della rivista "Il primo amore")
da Indymedia
mercoledì 3 marzo 2010
Vendola Presidente, la poesia è nei fatti
Idrogeno da fonti rinnovabili: giovedì la firma del protocollo di intesa tra Regione Puglia -Fondazione H2U, l' Università dell'Idrogeno
Giovedì 4 Marzo alle ore 12 e 30, presso la Presidenza della Regione Puglia (Lungomare Nazario Sauro, 33 Bari), verrà sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra Regione Puglia e Fondazione "H2U The Hydrogen University di Monopoli", per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti legati all'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, così come previsto da una delibera approvata dalla Giunta Regionale il 10 Febbraio scorso.
A porre la firma al documento saranno il Presidente della Regione Puglia e il Presidente della Fondazione Nicola Conenna. Il protocollo, della durata di tre anni, prevede la realizzazione, da parte della Fondazione "H2U The Hydrogen University, di un "Master Plan dell'economia dell'idrogeno in Puglia" e l'organizzazione annuale di una "Conferenza Internazionale Euromediterranea sulla mobilità a idrogeno" e più in generale sull'economia dell'idrogeno. La sperimentazione sarà finalizzata alla costruzione e messa in esercizio della rete pugliese di distributori ad idrogeno e miscela metano-idrogeno, a partire dalle aree ad elevato rischio di crisi industriale, come Brindisi e Taranto, e dall'area metropolitana del capoluogo regionale Bari.
"Il protocollo d'intesa con la Regione Puglia- dichiara il presidente della Fondazione "H2U The Hydrogen University di Monopoli Nicola Conenna - pone le basi per la sperimentazione dell'economia dell'idrogeno nella regione in anteprima mondiale, in un delicato momento in cui la Conferenza di Copenhagen mostra il suo totale fallimento con le dimissioni del Direttore ONU Yvo de Boer, responsabile per il clima, e in Italia in centinaia di Comuni la nocività da emissioni veicolari suggerisce misure drastiche di limitazione del traffico automobilistico. La Regione Puglia con questo accordo mostra di voler puntare sullo sviluppo di tecnologie innovative ad emissioni zero. E' il nostro obiettivo ed inizieremo subito il lavoro coinvolgendo le Università pugliesi e il sistema delle imprese".
Ufficio stampa: Roberto Race 3470885233 3339064533
H2U The Hydrogen University è una Fondazione con sede a Monopoli, finalizzata ad attività di ricerca, formazione e informazione sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e l'idrogeno.
H2U lavora in una prospettiva di generazione distribuita di energia ed in un ambito internazionale Mediterraneo ed Europeo.
Segue il protocollo d''intesa:
Protocollo d'intesa fra la Regione Puglia e la Fondazione Onlus H2U The Hydrogen University – per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Approvazione.
L'Assessore regionale all'Ecologia, Onofrio Introna, sulla base dell'istruttoria espletata presso il Servizio competente e confermata dal Dirigente del Servizio Ecologia, riferisce quanto segue:
Il D.Lgs. 112 del 31/03/1998 trasferisce alle Regioni rilevanti funzioni e competenza in materia ambientale ed energetica;
La delibera CIPE n. 123 del 19 dicembre 2002, che approva il Piano Nazionale di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, fra le opzioni per la riduzione di emissione di CO2 prevede anche progetti pilota per l'impiego di sistemi di propulsione a idrogeno e a celle a combustibile, per la produzione di energia, per le motrici ferroviarie e per i motori auto.
Considerato che le tecnologie collegate all'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili stanno registrando una crescente attenzione a livello internazionale come componente ideale per un sistema energetico sostenibile e privo di emissioni nocive e climalteranti;
Considerato che l'uso dell'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili in miscela con metano rappresenta una valida alternativa all'utilizzo di combustibili fossili;
Considerato che l'Unione Europea ha individuato nelle fonti rinnovabili di energia uno strumento per promuovere contestualmente la competitività del sistema produttivo, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la protezione dell'ambiente;
Considerato che nel campo dei trasporti, un obiettivo prioritario dovrebbe essere il raggiungimento di una quota maggiore di veicoli più rispettosi dell'ambiente, l'introduzione di veicoli a combustibili alternativi può migliorare sensibilmente la qualità dell'aria nelle città e, di conseguenza, anche lo stato della salute pubblica. Quello a idrogeno è considerato un modo di alimentazione pulito dei veicoli del futuro, basata sul riutilizzo delle materie prime e sulle risorse energetiche rinnovabili, in quanto i veicoli a idrogeno non emettono inquinanti a base di carbonio né gas a effetto serra. Dato che l'idrogeno è un vettore di energia e non una fonte energetica, l'utilità dell'alimentazione a idrogeno, dal punto di vista climatico, dipende dalla fonte di provenienza dell'idrogeno. È opportuno pertanto far sì che l'idrogeno combustibile sia prodotto in modo sostenibile per quanto possibile da risorse energetiche rinnovabili, di modo che l'uso dell'idrogeno come combustibile nei veicoli a motore abbia effetti positivi sull'equilibrio ambientale complessivo.
Considerato la manifestazione di volontà espressa dalla Regione PUGLIA a voler realizzare un programma per la realizzazione di una rete di distribuzione di idrogeno e metano-idrogeno sul territorio regionale;
Considerato che la Regione Puglia ha adottato con D.G.R. 827 del 08/06/2007, il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) che prevede che l'idrogeno sia fra le future attività di ricerca, pertanto in parallelo allo studio delle diverse tecnologie di produzione dell'idrogeno, soprattutto da fonti rinnovabili, andrebbe approfondita anche la verifica degli impieghi di questo vettore energetico nelle diverse applicazioni, stazionarie e mobili, considerandone anche gli aspetti relativi alla distribuzione.
Considerato che la Regione Puglia è una delle aree in Europa a maggiore emergenza ambientale soprattutto nelle aree di Taranto e Brindisi, il che rende particolarmente opportuna l'introduzione di tecnologie pulite ad emissioni quasi zero;
Considerato che la Regione Puglia ha un ruolo internazionalmente riconosciuto di ponte fra l'Europa e le Nazioni del Mediterraneo, particolarmente importanti per lo sviluppo delle fonti alternative di energia di origine solare che potrebbero essere diffuse utilizzando il vettore idrogeno;
Considerato che la Regione Puglia in data 9-10 aprile 2008 ha siglato l'Accordo di Programma in materia di "Mobilità sostenibile a idrogeno e a miscele metano-idrogeno"con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; approvato con D.G.R. n. 531 dell'8 aprile 2008;
che in Puglia è presente la Fondazione ONLUS H2U – THE HYDROGEN UNIVERSITY, con sede a Monopoli, realtà avanzata riconosciuta nel campo delle energie rinnovabili e dell'idrogeno, che fa riferimento alla elaborazione teorica dell'economista americano Jeremy Rifkin sulla nuova economia dell'idrogeno, che è finalizzata ad attività di ricerca, formazione e informazione sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e l'idrogeno;
Ritenuto conveniente per la Regione Puglia sottoscrivere un protocollo d'intesa per la sperimentazione e realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili in una prospettiva di nuovo modello di economia dell'idrogeno
COPERTURA FINANZIARIA AI SENSI DELLA LEGGE REGIONALE N. 28/2001
La presente deliberazione non comporta implicazioni di natura finanziaria sia di entrata che di spesa e dalla stessa non deriva alcun onere a carico del bilancio regionale.
Il presente provvedimento rientra nelle competenze della Giunta Regionale così come definite dall'art. 4, comma 4, punto lettere a), d) e k) della L.R. n. 7 del 04/02/1997.
LA GIUNTA
- udita la relazione dell'Assessore all'Ecologia, Onofrio Introna;
- a voti unanimi, espressi nei modi di legge,
DELIBERA
1. di prendere atto delle premesse che costituiscono parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
2. di approvare il protocollo d'intesa fra la Regione Puglia e la Fondazione Onlus H2U The Hydrogen University – per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili che si allega alla presente Deliberazione per farne parte integrante;
3. di delegare l'Assessore all'Ecologia alla sottoscrizione del Protocollo, autorizzandolo ad introdurre le eventuali modificazioni che si dovessero rendere necessarie per procedere alla sottoscrizione, con invito a riferirne alla prima successiva riunione della Giunta;
4. di pubblicare il presente provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.
Il Segretario della Giunta
Dott. Romano Donno
Il Presidente della Giunta
Dott. Nichi Vendola
Giovedì 4 Marzo alle ore 12 e 30, presso la Presidenza della Regione Puglia (Lungomare Nazario Sauro, 33 Bari), verrà sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra Regione Puglia e Fondazione "H2U The Hydrogen University di Monopoli", per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti legati all'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, così come previsto da una delibera approvata dalla Giunta Regionale il 10 Febbraio scorso. A porre la firma al documento saranno il Presidente della Regione Puglia e il Presidente della Fondazione Nicola Conenna. Il protocollo, della durata di tre anni, prevede la realizzazione, da parte della Fondazione "H2U The Hydrogen University, di un "Master Plan dell'economia dell'idrogeno in Puglia" e l'organizzazione annuale di una "Conferenza Internazionale Euromediterranea sulla mobilità a idrogeno" e più in generale sull'economia dell'idrogeno. La sperimentazione sarà finalizzata alla costruzione e messa in esercizio della rete pugliese di distributori ad idrogeno e miscela metano-idrogeno, a partire dalle aree ad elevato rischio di crisi industriale, come Brindisi e Taranto, e dall'area metropolitana del capoluogo regionale Bari.
"Il protocollo d'intesa con la Regione Puglia- dichiara il presidente della Fondazione "H2U The Hydrogen University di Monopoli Nicola Conenna - pone le basi per la sperimentazione dell'economia dell'idrogeno nella regione in anteprima mondiale, in un delicato momento in cui la Conferenza di Copenhagen mostra il suo totale fallimento con le dimissioni del Direttore ONU Yvo de Boer, responsabile per il clima, e in Italia in centinaia di Comuni la nocività da emissioni veicolari suggerisce misure drastiche di limitazione del traffico automobilistico. La Regione Puglia con questo accordo mostra di voler puntare sullo sviluppo di tecnologie innovative ad emissioni zero. E' il nostro obiettivo ed inizieremo subito il lavoro coinvolgendo le Università pugliesi e il sistema delle imprese".
Ufficio stampa: Roberto Race 3470885233 3339064533
H2U The Hydrogen University è una Fondazione con sede a Monopoli, finalizzata ad attività di ricerca, formazione e informazione sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e l'idrogeno.
H2U lavora in una prospettiva di generazione distribuita di energia ed in un ambito internazionale Mediterraneo ed Europeo.
Segue il protocollo d''intesa:
Protocollo d'intesa fra la Regione Puglia e la Fondazione Onlus H2U The Hydrogen University – per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Approvazione.
L'Assessore regionale all'Ecologia, Onofrio Introna, sulla base dell'istruttoria espletata presso il Servizio competente e confermata dal Dirigente del Servizio Ecologia, riferisce quanto segue:
Il D.Lgs. 112 del 31/03/1998 trasferisce alle Regioni rilevanti funzioni e competenza in materia ambientale ed energetica;
La delibera CIPE n. 123 del 19 dicembre 2002, che approva il Piano Nazionale di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, fra le opzioni per la riduzione di emissione di CO2 prevede anche progetti pilota per l'impiego di sistemi di propulsione a idrogeno e a celle a combustibile, per la produzione di energia, per le motrici ferroviarie e per i motori auto.
Considerato che le tecnologie collegate all'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili stanno registrando una crescente attenzione a livello internazionale come componente ideale per un sistema energetico sostenibile e privo di emissioni nocive e climalteranti;
Considerato che l'uso dell'idrogeno prodotto da fonti rinnovabili in miscela con metano rappresenta una valida alternativa all'utilizzo di combustibili fossili;
Considerato che l'Unione Europea ha individuato nelle fonti rinnovabili di energia uno strumento per promuovere contestualmente la competitività del sistema produttivo, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la protezione dell'ambiente;
Considerato che nel campo dei trasporti, un obiettivo prioritario dovrebbe essere il raggiungimento di una quota maggiore di veicoli più rispettosi dell'ambiente, l'introduzione di veicoli a combustibili alternativi può migliorare sensibilmente la qualità dell'aria nelle città e, di conseguenza, anche lo stato della salute pubblica. Quello a idrogeno è considerato un modo di alimentazione pulito dei veicoli del futuro, basata sul riutilizzo delle materie prime e sulle risorse energetiche rinnovabili, in quanto i veicoli a idrogeno non emettono inquinanti a base di carbonio né gas a effetto serra. Dato che l'idrogeno è un vettore di energia e non una fonte energetica, l'utilità dell'alimentazione a idrogeno, dal punto di vista climatico, dipende dalla fonte di provenienza dell'idrogeno. È opportuno pertanto far sì che l'idrogeno combustibile sia prodotto in modo sostenibile per quanto possibile da risorse energetiche rinnovabili, di modo che l'uso dell'idrogeno come combustibile nei veicoli a motore abbia effetti positivi sull'equilibrio ambientale complessivo.
Considerato la manifestazione di volontà espressa dalla Regione PUGLIA a voler realizzare un programma per la realizzazione di una rete di distribuzione di idrogeno e metano-idrogeno sul territorio regionale;
Considerato che la Regione Puglia ha adottato con D.G.R. 827 del 08/06/2007, il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) che prevede che l'idrogeno sia fra le future attività di ricerca, pertanto in parallelo allo studio delle diverse tecnologie di produzione dell'idrogeno, soprattutto da fonti rinnovabili, andrebbe approfondita anche la verifica degli impieghi di questo vettore energetico nelle diverse applicazioni, stazionarie e mobili, considerandone anche gli aspetti relativi alla distribuzione.
Considerato che la Regione Puglia è una delle aree in Europa a maggiore emergenza ambientale soprattutto nelle aree di Taranto e Brindisi, il che rende particolarmente opportuna l'introduzione di tecnologie pulite ad emissioni quasi zero;
Considerato che la Regione Puglia ha un ruolo internazionalmente riconosciuto di ponte fra l'Europa e le Nazioni del Mediterraneo, particolarmente importanti per lo sviluppo delle fonti alternative di energia di origine solare che potrebbero essere diffuse utilizzando il vettore idrogeno;
Considerato che la Regione Puglia in data 9-10 aprile 2008 ha siglato l'Accordo di Programma in materia di "Mobilità sostenibile a idrogeno e a miscele metano-idrogeno"con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; approvato con D.G.R. n. 531 dell'8 aprile 2008;
che in Puglia è presente la Fondazione ONLUS H2U – THE HYDROGEN UNIVERSITY, con sede a Monopoli, realtà avanzata riconosciuta nel campo delle energie rinnovabili e dell'idrogeno, che fa riferimento alla elaborazione teorica dell'economista americano Jeremy Rifkin sulla nuova economia dell'idrogeno, che è finalizzata ad attività di ricerca, formazione e informazione sulle energie rinnovabili, l'efficienza energetica e l'idrogeno;
Ritenuto conveniente per la Regione Puglia sottoscrivere un protocollo d'intesa per la sperimentazione e realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili in una prospettiva di nuovo modello di economia dell'idrogeno
COPERTURA FINANZIARIA AI SENSI DELLA LEGGE REGIONALE N. 28/2001
La presente deliberazione non comporta implicazioni di natura finanziaria sia di entrata che di spesa e dalla stessa non deriva alcun onere a carico del bilancio regionale.
Il presente provvedimento rientra nelle competenze della Giunta Regionale così come definite dall'art. 4, comma 4, punto lettere a), d) e k) della L.R. n. 7 del 04/02/1997.
LA GIUNTA
- udita la relazione dell'Assessore all'Ecologia, Onofrio Introna;
- a voti unanimi, espressi nei modi di legge,
DELIBERA
1. di prendere atto delle premesse che costituiscono parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
2. di approvare il protocollo d'intesa fra la Regione Puglia e la Fondazione Onlus H2U The Hydrogen University – per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti riguardanti l'utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili che si allega alla presente Deliberazione per farne parte integrante;
3. di delegare l'Assessore all'Ecologia alla sottoscrizione del Protocollo, autorizzandolo ad introdurre le eventuali modificazioni che si dovessero rendere necessarie per procedere alla sottoscrizione, con invito a riferirne alla prima successiva riunione della Giunta;
4. di pubblicare il presente provvedimento sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.
Il Segretario della Giunta
Dott. Romano Donno
Il Presidente della Giunta
Dott. Nichi Vendola
Milano e l’Incoronata

In questi giorni, abbiamo appreso dagli organi di stampa dell’egregio risultato ottenuto dal nostro Comune alla B.i.t. di Milano.
La promozione del nostro territorio è importantissima soprattutto se conseguita in manifestazioni di così ampio respiro che permettono di proporre ad un pubblico sempre più ampio le bellezze della nostra terra. Proprio per questo che vogliamo esprimere le nostre congratulazioni al Sindaco ed a tutta l’Amministrazione Comunale.
Allo stesso modo è necessario impegnarsi per rendere ancora più splendente e amabilmente affascinante la nostra cittadina.
A questo scopo vorremmo poter contribuire segnalando, di tanto in tanto, alcune situazioni particolarmente raccapriccianti che, qualora non corrette, contribuirebbero a danneggiare l’immagine del nostro territorio che così abilmente è stata tratteggiata fuori dai nostri confini.
Ieri, alcuni amici ci hanno invitati a percorrere via Incoronata. Oggi ci rivolgiamo a tutta l’Amministrazione affinché si ponga rimedio all’indescrivibile e vergognoso scempio che si è presentato ai nostri occhi e che abbiamo documentato con alcune fotografie.
È nostra premura sottolineare sia l’impraticabilità di detta via, che la sua contiguità con il centro abitato e quindi il pericolo che dei bambini vi possano “giocare”.Inoltre, proprio in relazione alla prossima stagione turistica, vogliamo suggerire che questa strada, se resa percorribile, potrebbe essere assai utile per smaltire una parte considerevole del traffico che oggi si riversa completamente sull’ormai celebre Nardò- Pagani.
Confidiamo fermamente che apprezzerete la nostra collaborazione volta sempre al bene della nostra amata Nardò!Cordialmente.
Nardò Futura
Gli Allegri Spiritelli
Alina e la signora Rosa
Muin Masri è uno scrittore d’origine palestinese che vive in Italia dal 1985.
Alina ha programmato tutto nei dettagli. Vuole bene alla signora Rosa e non vuole che le succeda niente in sua assenza. Nell’ultima settimana ripeteva ogni giorno gli stessi gesti e poi le chiedeva: “Hai capito?”. Nel dubbio, ha lasciato dei post-it sparsi per casa con le istruzioni più importanti. “Signora, non ti preoccupare, è solo per un giorno, dovresti farcela. Non abbiamo scelta”.
Alina è bella e di corporatura robusta, ha circa 45 anni ed è nata in un villaggio vicino a Kiev, dove ha lasciato i suoi due figli per venire in Italia come clandestina. Ha abbandonato il suo vecchio mestiere d’infermiera non sapendo molto del nostro paese, tranne che qui è tutto diverso, la gente, il cibo e il clima. Tutto più mite.
Dopo otto anni ha cambiato opinione e ha deciso che, appena possibile, tornerà dai suoi figli per sempre. Alina e Rosa si sono conosciute per caso, tramite una terz’amica, cinque anni fa. Alina era contenta di lavorare per Rosa, una signora vicina agli ottant’anni che, a parte la frattura del femore e le conseguenti complicazioni, porta bene i suoi anni.
Rosa non ha grosse pretese. Solo la domenica mattina chiede ad Alina di portarla in terrazza per vedere le persone che vanno a messa. Molti dei fedeli Rosa li ha visti crescere perché da giovane dirigeva la scuola elementare del paese. Nel resto della settimana ascoltano l’opera alla radio e ricamano centrotavola. Rosa è brava e insegna ad Alina l’arte dell’ago e filo.
Il rumore degli aghi
Tutto scorreva senza fretta finché un giorno qualcosa è cambiato. Alina ha chiesto alla signora Rosa di metterla in regola, come vuole l’ultimo disegno di legge del governo. Rosa ha cercato di convincere il figlio Bruno ma non c’è stato niente da fare. Bruno è irremovibile: la casa di riposo costa meno ed è più sicura.
“Allora, Rosa, è tutto chiaro? Qui hai tutto il necessario per domani, io sarò assente tutto il giorno, non aspettarmi perché torno tardi”, le ha detto domenica sera. “Non so se mi troverai ancora qui o se sarò già alla casa di riposo”. Forse Rosa l’ha detto tanto per dire o forse per mettere in guardia l’amica. Sta di fatto che Alina e la signora Rosa hanno passato il primo marzo in silenzio, senza radio, astenendosi dalle parole e dal cibo. L’unica cosa che si sentiva era il rumore degli aghi che ricamavono l’ennesimo centrotavola. Muin Masri
da Internazionale
Alina ha programmato tutto nei dettagli. Vuole bene alla signora Rosa e non vuole che le succeda niente in sua assenza. Nell’ultima settimana ripeteva ogni giorno gli stessi gesti e poi le chiedeva: “Hai capito?”. Nel dubbio, ha lasciato dei post-it sparsi per casa con le istruzioni più importanti. “Signora, non ti preoccupare, è solo per un giorno, dovresti farcela. Non abbiamo scelta”.
Alina è bella e di corporatura robusta, ha circa 45 anni ed è nata in un villaggio vicino a Kiev, dove ha lasciato i suoi due figli per venire in Italia come clandestina. Ha abbandonato il suo vecchio mestiere d’infermiera non sapendo molto del nostro paese, tranne che qui è tutto diverso, la gente, il cibo e il clima. Tutto più mite.
Dopo otto anni ha cambiato opinione e ha deciso che, appena possibile, tornerà dai suoi figli per sempre. Alina e Rosa si sono conosciute per caso, tramite una terz’amica, cinque anni fa. Alina era contenta di lavorare per Rosa, una signora vicina agli ottant’anni che, a parte la frattura del femore e le conseguenti complicazioni, porta bene i suoi anni.
Rosa non ha grosse pretese. Solo la domenica mattina chiede ad Alina di portarla in terrazza per vedere le persone che vanno a messa. Molti dei fedeli Rosa li ha visti crescere perché da giovane dirigeva la scuola elementare del paese. Nel resto della settimana ascoltano l’opera alla radio e ricamano centrotavola. Rosa è brava e insegna ad Alina l’arte dell’ago e filo.
Il rumore degli aghi
Tutto scorreva senza fretta finché un giorno qualcosa è cambiato. Alina ha chiesto alla signora Rosa di metterla in regola, come vuole l’ultimo disegno di legge del governo. Rosa ha cercato di convincere il figlio Bruno ma non c’è stato niente da fare. Bruno è irremovibile: la casa di riposo costa meno ed è più sicura.
“Allora, Rosa, è tutto chiaro? Qui hai tutto il necessario per domani, io sarò assente tutto il giorno, non aspettarmi perché torno tardi”, le ha detto domenica sera. “Non so se mi troverai ancora qui o se sarò già alla casa di riposo”. Forse Rosa l’ha detto tanto per dire o forse per mettere in guardia l’amica. Sta di fatto che Alina e la signora Rosa hanno passato il primo marzo in silenzio, senza radio, astenendosi dalle parole e dal cibo. L’unica cosa che si sentiva era il rumore degli aghi che ricamavono l’ennesimo centrotavola. Muin Masri
da Internazionale
LECCE - CIRCOLO ANARCHICO
GIOVEDI 4 MARZO 2010
dalle 21.30
CENA di autofinanziamento per lo spazio di documentazione
CIRCOLO ANARCHICO via Massaglia 62-b LECCE
dalle 21.30
CENA di autofinanziamento per lo spazio di documentazione
CIRCOLO ANARCHICO via Massaglia 62-b LECCE
LA CARICA DELLE POLTRONE…
DIVIETI DI DOPPI MANDATI ED EMOLUMENTI: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!
LA REGOLA: COSA PREVEDE LA LEGGE?
di Giuseppe Serra
L’art. 62 del d.lg. n. 267 del 2000 (“Testo Unico degli Enti Locali”) prevede la “INCOMPATIBILITÀ” TRA LA CARICA DI SINDACO O PRESIDENTE DI PROVINCIA E QUELLA DI DEPUTATO O SENATORE.
Più precisamente, si prescrive l’“automatica decadenza” dalla carica di Presidente della Provincia o di Sindaco (di un Comune con una popolazione superiore a 20 mila abitanti) nel caso di accettazione della candidatura a deputato o senatore.
Gli art. 1 e 2 della legge n. 60 del 1953 (sulle “incompatibilità parlamentari”), inoltre, prevedono il “DIVIETO DI DOPPI INCARICHI” PER I PARLAMENTARI.
In particolare, si introduce il divieto di ricoprire cariche:
- in enti pubblici o privati (per nomina o designazione del Governo o di organi dell’Amministrazione dello Stato);
- o in associazioni o enti che gestiscano servizi per conto dello Stato o della Pubblica Amministrazione (o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria).
La ratio è quella di evitare potenziali “conflitti d’interesse”, ossia l’abuso del proprio incarico al fine esclusivo di condizionare il voto di un pubblico vasto per un proprio tornaconto elettorale.
L’art. 3 della legge n. 1261 del 1965 (sul “trattamento economico dei parlamentari”), invece, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER I PARLAMENTARI.
In pratica, si stabilisce il divieto di cumulare le indennità parlamentari (di deputato o senatore, pari a circa “13 mila euro” mensili) con altri salari derivanti:
- da incarichi di carattere amministrativo (conferiti dallo Stato, da enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale, da enti privati aventi rapporti d’affare con lo Stato o da Regioni, Province o Comuni);
- o da rapporti di pubblico impiego (i dipendenti dello Stato, di altre pubbliche amministrazioni nonché di enti ed istituti di diritto pubblico, eletti deputati o senatori, sono collocati d’ufficio in aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare).
L’art. 83 del d.lg. n. 267 del 2000, infine, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER GLI ASSESSORI ED I CONSIGLIERI DI COMUNI E PROVINCE.
Questi, qualora eletti al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o al Consiglio regionale, se mantengono la loro carica presso l’ente locale, hanno diritto solo al gettone di presenza per la partecipazione ai Consigli o alle Giunte comunali o provinciali.
LO “STATUS QUO”: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!
L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta, però, una lacuna evidente:
- mentre l’art. 62 del Tuel obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale;
- la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali (oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche).
Nel corso della prima Repubblica tale anomala eccezione non si è posta, vista la consuetudine politica di considerare comunque “incompatibili” le due cariche.
Nel corso della legislatura Berlusconi del 2001/2006, invece, la maggioranza politica di centrodestra (con l’avallo “complice” dell’opposizione) ha deciso di stravolgere questa prassi consolidata riconoscendo il diritto di ogni parlamentare:
- di candidarsi a sindaco (o presidente di provincia)
- e di mantenere, contestualmente, il proprio incarico da parlamentare!
Questo quanto ha stabilito per la prima volta la giunta delle elezioni della Camera dei Deputati in relazione al caso di Diego Cammarata (onorevole di Forza Italia dal 2001 al 2006 e, al contempo, sindaco di Palermo).
L’“eccezione Cammarata”, così, ben presto è divenuta “regola”: nelle more di una legge silente e contraddittoria sul punto, la giunta delle elezioni della Camera ha dichiarato finora “compatibili” ben 15 onorevoli che hanno assunto il doppio incarico (di deputato e sindaco)!
Il caso di parlamentari-sindaci, però, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un “malcostume politico” ben più ampiamente e trasversalmente radicato.
Sindaci, presidenti di provincia, assessori e consiglieri locali, amministratori delegati di aziende e società, presidenti di fondazioni, ministri, parlamentari…: ricoprendo contestualmente più cariche, i nostri politici cumulano ormai con disinvoltura incarichi (ed emolumenti):
- anche quando ciò risulta “vietato dalla legge”
- e pur in presenza di tangibili “conflitti di interessi”!
Mentre molti italiani hanno difficoltà a mantenere il proprio posto di lavoro, così, tale preoccupazione è ben lontana dai pensieri di molti politici “tuttofare” (o “fantuttoni”) che godono dell’unico posto “fisso e inamovibile” rimasto!
Forse perché il Parlamento, di fatto svuotato delle sue funzioni dal Governo, risulta un luogo sempre più monotono, i nostri “poveri” parlamentari preferiscono mantenersi attivi e vitali ricomprendo una svariata infinità di cariche e funzioni!
Secondo i dati forniti da Camera e Senato (e pubblicati dal settimanale “l’Espresso” lo scorso 25 febbraio), in Parlamento attualmente cumulano più incarichi:
- 113 deputati (su 630);
- e ben 150 senatori (su 315).
DOPPI (O TRIPLI) INCARICHI: ECCO ALCUNI NOMI ECCELLENTI...
In questi anni i cittadini italiani hanno beneficiato di un alleato in più nella lotta contro i “fannulloni” e gli incapaci della pubblica amministrazione: il ministro “fantuttone” RENATO BRUNETTA, sempre pronto a stigmatizzare la condotta di quegli impiegati pubblici incapaci di restare incollati alla poltrona per tutto l’arco della giornata lavorativa…
I conti, però, sembrano non tornare più se è lo stesso Brunetta a rischiare di assentarsi parecchio dal proprio ufficio ministeriale per svolgere a tempo pieno un nuovo incarico che per lui si configura: quello di sindaco di Venezia!
Il “superministro” della Pubblica Amministrazione, infatti, si è reso disponibile a candidarsi a sindaco di Venezia solo a condizione di non rinunciare né al suo incarico di ministro né al ruolo di parlamentare, triplicando così i suoi impegni!
Il vero “unto dal Signore”, piuttosto che il Cavaliere, sembra essere proprio Brunetta: in confronto alla sua abilità nel moltiplicare incarichi e poltrone, infatti, Gesù Cristo apparirebbe oggi un dilettante nell’arte di moltiplicare soltanto pani e pesci!
Renato Brunetta sembra addirittura voler capitalizzare la propria influenza ministeriale:
- ottenendo da ben otto ministri di Governo l’impegno a sostenerlo in prima persona nella sua campagna elettorale;
- e servendo ai propri elettori su un piatto d’argento la promessa di ottenere ben “25 miliardi” di investimenti in favore della sua Città!
Alle critiche sulla sua “ingordigia di potere”, allora, il “ministrino” taglio corto, un po’ seccato e infastidito, ripetendo di essere un “superuomo” in grado di lavorare anche 18/20 ore al giorno…
Brunetta, però, non è affatto in cattiva compagnia nell’elenco dei i più noti “doppi poltronisti”.
Un esempio è il caso del collega ROBERTO CASTELLI, viceministro alle Infrastrutture:
- pronto a candidarsi a sindaco di Lecco (dopo essere riuscito, appena lo scorso novembre, a far sbloccare dal Cipe “130 milioni” per la costruzione della Lecco-Bergamo);
- ma indisponibile a rinunciare al proprio incarico di viceministro (specie allorquando al suo Ministero toccherà gestire ben “12 miliardi” di euro per l’affare “Expo 2015”!).
Altro caso noto è quello di LUCIO STANCA, ex ministro per l’Innovazione e le Tecnologie del precedente governo Berlusconi e attualmente:
- vicepresidente della Società “Expo 2015” (carica per la quale ha già percepito “450 mila euro” di emolumenti, ovviamente cumulati alla sua rendita da parlamentare);
- e deputato (non a caso di frequente assente dai banchi parlamentari, visto i suoi ben più importanti impegni che lo bloccano a Milano!).
Altro eccellente “doppio poltronista” è ALTIERO MATTEOLI, attualmente:
- sindaco di Orbetello (in Toscana);
- e ministro dei Trasporti.
E che dire di ALFREDO MESSINA:
- senatore del Pdl;
- e consigliere di amministrazione di Mediaset (la società che controlla interamente la Concessionaria Rti, la quale manda in onda Canale 5, Italia 1 e Rete 4)?
Formalmente nessun parlamentare potrebbe rivestire cariche o funzioni in società “concessionarie pubbliche”.
La giunta delle elezioni del Senato, però, ha giudicato “compatibile” il suo doppio incarico, essendo il sen. Messina formalmente consigliere di Mediaset e non della Rti (di fatto, una “società matrioska” creata per aggirare il divieto di legge!).
TRA “CONFLITTI D’INTERESSI” E “CONCENTRAZIONI DI POTERE”…
Lo scenario che questa “lotteria delle cariche” lascia trasparire è alquanto “desolante” e testimonia l’eccessiva “personalizzazione” della politica e i frequenti “abusi” cui il potere è avvezzo.
Il problema di fondo:
- non è tanto (o non solo) economico (la cumulazione di più emolumenti in capo ad uno stesso politico);
- bensì di legalità, efficienza, trasparenza della politica ed autonomia degli enti locali.
I- UN PROBLEMA DI “LEGALITÀ”:
Come può la politica svolgere una funzione pubblica essenziale (la rappresentanza degli interessi della Comunità e la gestione della finanza pubblica) nel più assoluto “dispregio per le regole”?
Per quale ragione a un politico deve essere concesso un “privilegio” vietato a qualsiasi altro pubblico impiegato (parimenti retribuito con i soldi dei contribuenti), ossia la facoltà di svolgere un “doppio lavoro”?
Quale immagine di correttezza, moralità e serietà si trasmette alla pubblica opinione?
II- UN PROBLEMA DI “EFFICIENZA”:
Come si può umanamente immaginare che un politico possa contestualmente svolgere, con la massima “dignità” e dedizione possibile, una pluralità di incarichi così diversi (e “distanti”)?
E come possono i cittadini accettare l’idea di essere amministrati da sindaci “part-time”, pronti a mettersi e sfilarsi la fascia tricolore con la stessa sveltezza con cui le modelle si cambiano i costumi in camerino?
La ratio irrinunciabile del divieto di cumulo delle cariche di parlamentare e di sindaco è proprio quella di evitare il cumulo di funzioni che richiedono un impegno costante e totalizzante, specie per gli enti locali di grandi dimensioni che esigono una gestione a tempo pieno!
III- UN PROBLEMA DI “TRASPARENZA”:
Com’è tollerabile questa eccessiva “concentrazione di potere” in poche mani?
Come si possono ragionevolmente evitare “conflitti di interessi”?
E com’è possibile che un solo personaggio divenga tanto indispensabile e “insostituibile” da essere chiamato a svolgere contestualmente diversi incarichi?
IV- UN PROBLEMA DI “AUTONOMIA” DEGLI ENTI LOCALI:
E’ normale che un amministratore locale debba svolgere altri incarichi di Governo per aver qualche “chance” in più di aver accesso a finanziamenti pubblici da parte dello Stato?
Come si può “mortificare” l’autonomia e l’indipendenza degli enti locali, che hanno diritto ad esser messi in condizioni di parità tra di loro e a non essere discriminati in ragione dei doppi incarichi (più o meno prestigiosi) assunti dal proprio primo cittadino?
L’impressione non può che essere una sola: “si sta superando il limite della decenza. I doppi incarichi abusano della fiducia degli Italiani, che non hanno l’anello al naso!”.
Se questa fosse solo la mia impressione, probabilmente in pochi dovrebbero sentire la preoccupazione di curarsene...
Nel momento, invece, in cui queste sono parole testualmente riferite dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, credo che sia arrivato il tempo di sviluppare una riflessione più seria e profonda sul “malcostume politico italiano”.
Gaspare Serra
Blog “Spazio Libero”:
http://spaziolibero.blogattivo.com
Gruppo facebook “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia”:
http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472
LA REGOLA: COSA PREVEDE LA LEGGE?
di Giuseppe Serra
L’art. 62 del d.lg. n. 267 del 2000 (“Testo Unico degli Enti Locali”) prevede la “INCOMPATIBILITÀ” TRA LA CARICA DI SINDACO O PRESIDENTE DI PROVINCIA E QUELLA DI DEPUTATO O SENATORE.
Più precisamente, si prescrive l’“automatica decadenza” dalla carica di Presidente della Provincia o di Sindaco (di un Comune con una popolazione superiore a 20 mila abitanti) nel caso di accettazione della candidatura a deputato o senatore.
Gli art. 1 e 2 della legge n. 60 del 1953 (sulle “incompatibilità parlamentari”), inoltre, prevedono il “DIVIETO DI DOPPI INCARICHI” PER I PARLAMENTARI.
In particolare, si introduce il divieto di ricoprire cariche:
- in enti pubblici o privati (per nomina o designazione del Governo o di organi dell’Amministrazione dello Stato);
- o in associazioni o enti che gestiscano servizi per conto dello Stato o della Pubblica Amministrazione (o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria).
La ratio è quella di evitare potenziali “conflitti d’interesse”, ossia l’abuso del proprio incarico al fine esclusivo di condizionare il voto di un pubblico vasto per un proprio tornaconto elettorale.
L’art. 3 della legge n. 1261 del 1965 (sul “trattamento economico dei parlamentari”), invece, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER I PARLAMENTARI.
In pratica, si stabilisce il divieto di cumulare le indennità parlamentari (di deputato o senatore, pari a circa “13 mila euro” mensili) con altri salari derivanti:
- da incarichi di carattere amministrativo (conferiti dallo Stato, da enti pubblici, da banche di diritto pubblico, da enti privati concessionari di pubblici servizi, da enti privati con azionariato statale, da enti privati aventi rapporti d’affare con lo Stato o da Regioni, Province o Comuni);
- o da rapporti di pubblico impiego (i dipendenti dello Stato, di altre pubbliche amministrazioni nonché di enti ed istituti di diritto pubblico, eletti deputati o senatori, sono collocati d’ufficio in aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare).
L’art. 83 del d.lg. n. 267 del 2000, infine, prevede il “DIVIETO DI CUMULO” DELLE INDENNITÀ PER GLI ASSESSORI ED I CONSIGLIERI DI COMUNI E PROVINCE.
Questi, qualora eletti al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o al Consiglio regionale, se mantengono la loro carica presso l’ente locale, hanno diritto solo al gettone di presenza per la partecipazione ai Consigli o alle Giunte comunali o provinciali.
LO “STATUS QUO”: QUANDO L’ECCEZIONE SI FA REGOLA!
L’attuale legislazione relativa alla compatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di sindaco o presidente di provincia presenta, però, una lacuna evidente:
- mentre l’art. 62 del Tuel obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale;
- la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali (oppure ad un politico a candidarsi, nella stessa tornata elettorale, contestualmente alle elezioni locali e politiche).
Nel corso della prima Repubblica tale anomala eccezione non si è posta, vista la consuetudine politica di considerare comunque “incompatibili” le due cariche.
Nel corso della legislatura Berlusconi del 2001/2006, invece, la maggioranza politica di centrodestra (con l’avallo “complice” dell’opposizione) ha deciso di stravolgere questa prassi consolidata riconoscendo il diritto di ogni parlamentare:
- di candidarsi a sindaco (o presidente di provincia)
- e di mantenere, contestualmente, il proprio incarico da parlamentare!
Questo quanto ha stabilito per la prima volta la giunta delle elezioni della Camera dei Deputati in relazione al caso di Diego Cammarata (onorevole di Forza Italia dal 2001 al 2006 e, al contempo, sindaco di Palermo).
L’“eccezione Cammarata”, così, ben presto è divenuta “regola”: nelle more di una legge silente e contraddittoria sul punto, la giunta delle elezioni della Camera ha dichiarato finora “compatibili” ben 15 onorevoli che hanno assunto il doppio incarico (di deputato e sindaco)!
Il caso di parlamentari-sindaci, però, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un “malcostume politico” ben più ampiamente e trasversalmente radicato.
Sindaci, presidenti di provincia, assessori e consiglieri locali, amministratori delegati di aziende e società, presidenti di fondazioni, ministri, parlamentari…: ricoprendo contestualmente più cariche, i nostri politici cumulano ormai con disinvoltura incarichi (ed emolumenti):
- anche quando ciò risulta “vietato dalla legge”
- e pur in presenza di tangibili “conflitti di interessi”!
Mentre molti italiani hanno difficoltà a mantenere il proprio posto di lavoro, così, tale preoccupazione è ben lontana dai pensieri di molti politici “tuttofare” (o “fantuttoni”) che godono dell’unico posto “fisso e inamovibile” rimasto!
Forse perché il Parlamento, di fatto svuotato delle sue funzioni dal Governo, risulta un luogo sempre più monotono, i nostri “poveri” parlamentari preferiscono mantenersi attivi e vitali ricomprendo una svariata infinità di cariche e funzioni!
Secondo i dati forniti da Camera e Senato (e pubblicati dal settimanale “l’Espresso” lo scorso 25 febbraio), in Parlamento attualmente cumulano più incarichi:
- 113 deputati (su 630);
- e ben 150 senatori (su 315).
DOPPI (O TRIPLI) INCARICHI: ECCO ALCUNI NOMI ECCELLENTI...
In questi anni i cittadini italiani hanno beneficiato di un alleato in più nella lotta contro i “fannulloni” e gli incapaci della pubblica amministrazione: il ministro “fantuttone” RENATO BRUNETTA, sempre pronto a stigmatizzare la condotta di quegli impiegati pubblici incapaci di restare incollati alla poltrona per tutto l’arco della giornata lavorativa…
I conti, però, sembrano non tornare più se è lo stesso Brunetta a rischiare di assentarsi parecchio dal proprio ufficio ministeriale per svolgere a tempo pieno un nuovo incarico che per lui si configura: quello di sindaco di Venezia!
Il “superministro” della Pubblica Amministrazione, infatti, si è reso disponibile a candidarsi a sindaco di Venezia solo a condizione di non rinunciare né al suo incarico di ministro né al ruolo di parlamentare, triplicando così i suoi impegni!
Il vero “unto dal Signore”, piuttosto che il Cavaliere, sembra essere proprio Brunetta: in confronto alla sua abilità nel moltiplicare incarichi e poltrone, infatti, Gesù Cristo apparirebbe oggi un dilettante nell’arte di moltiplicare soltanto pani e pesci!
Renato Brunetta sembra addirittura voler capitalizzare la propria influenza ministeriale:
- ottenendo da ben otto ministri di Governo l’impegno a sostenerlo in prima persona nella sua campagna elettorale;
- e servendo ai propri elettori su un piatto d’argento la promessa di ottenere ben “25 miliardi” di investimenti in favore della sua Città!
Alle critiche sulla sua “ingordigia di potere”, allora, il “ministrino” taglio corto, un po’ seccato e infastidito, ripetendo di essere un “superuomo” in grado di lavorare anche 18/20 ore al giorno…
Brunetta, però, non è affatto in cattiva compagnia nell’elenco dei i più noti “doppi poltronisti”.
Un esempio è il caso del collega ROBERTO CASTELLI, viceministro alle Infrastrutture:
- pronto a candidarsi a sindaco di Lecco (dopo essere riuscito, appena lo scorso novembre, a far sbloccare dal Cipe “130 milioni” per la costruzione della Lecco-Bergamo);
- ma indisponibile a rinunciare al proprio incarico di viceministro (specie allorquando al suo Ministero toccherà gestire ben “12 miliardi” di euro per l’affare “Expo 2015”!).
Altro caso noto è quello di LUCIO STANCA, ex ministro per l’Innovazione e le Tecnologie del precedente governo Berlusconi e attualmente:
- vicepresidente della Società “Expo 2015” (carica per la quale ha già percepito “450 mila euro” di emolumenti, ovviamente cumulati alla sua rendita da parlamentare);
- e deputato (non a caso di frequente assente dai banchi parlamentari, visto i suoi ben più importanti impegni che lo bloccano a Milano!).
Altro eccellente “doppio poltronista” è ALTIERO MATTEOLI, attualmente:
- sindaco di Orbetello (in Toscana);
- e ministro dei Trasporti.
E che dire di ALFREDO MESSINA:
- senatore del Pdl;
- e consigliere di amministrazione di Mediaset (la società che controlla interamente la Concessionaria Rti, la quale manda in onda Canale 5, Italia 1 e Rete 4)?
Formalmente nessun parlamentare potrebbe rivestire cariche o funzioni in società “concessionarie pubbliche”.
La giunta delle elezioni del Senato, però, ha giudicato “compatibile” il suo doppio incarico, essendo il sen. Messina formalmente consigliere di Mediaset e non della Rti (di fatto, una “società matrioska” creata per aggirare il divieto di legge!).
TRA “CONFLITTI D’INTERESSI” E “CONCENTRAZIONI DI POTERE”…
Lo scenario che questa “lotteria delle cariche” lascia trasparire è alquanto “desolante” e testimonia l’eccessiva “personalizzazione” della politica e i frequenti “abusi” cui il potere è avvezzo.
Il problema di fondo:
- non è tanto (o non solo) economico (la cumulazione di più emolumenti in capo ad uno stesso politico);
- bensì di legalità, efficienza, trasparenza della politica ed autonomia degli enti locali.
I- UN PROBLEMA DI “LEGALITÀ”:
Come può la politica svolgere una funzione pubblica essenziale (la rappresentanza degli interessi della Comunità e la gestione della finanza pubblica) nel più assoluto “dispregio per le regole”?
Per quale ragione a un politico deve essere concesso un “privilegio” vietato a qualsiasi altro pubblico impiegato (parimenti retribuito con i soldi dei contribuenti), ossia la facoltà di svolgere un “doppio lavoro”?
Quale immagine di correttezza, moralità e serietà si trasmette alla pubblica opinione?
II- UN PROBLEMA DI “EFFICIENZA”:
Come si può umanamente immaginare che un politico possa contestualmente svolgere, con la massima “dignità” e dedizione possibile, una pluralità di incarichi così diversi (e “distanti”)?
E come possono i cittadini accettare l’idea di essere amministrati da sindaci “part-time”, pronti a mettersi e sfilarsi la fascia tricolore con la stessa sveltezza con cui le modelle si cambiano i costumi in camerino?
La ratio irrinunciabile del divieto di cumulo delle cariche di parlamentare e di sindaco è proprio quella di evitare il cumulo di funzioni che richiedono un impegno costante e totalizzante, specie per gli enti locali di grandi dimensioni che esigono una gestione a tempo pieno!
III- UN PROBLEMA DI “TRASPARENZA”:
Com’è tollerabile questa eccessiva “concentrazione di potere” in poche mani?
Come si possono ragionevolmente evitare “conflitti di interessi”?
E com’è possibile che un solo personaggio divenga tanto indispensabile e “insostituibile” da essere chiamato a svolgere contestualmente diversi incarichi?
IV- UN PROBLEMA DI “AUTONOMIA” DEGLI ENTI LOCALI:
E’ normale che un amministratore locale debba svolgere altri incarichi di Governo per aver qualche “chance” in più di aver accesso a finanziamenti pubblici da parte dello Stato?
Come si può “mortificare” l’autonomia e l’indipendenza degli enti locali, che hanno diritto ad esser messi in condizioni di parità tra di loro e a non essere discriminati in ragione dei doppi incarichi (più o meno prestigiosi) assunti dal proprio primo cittadino?
L’impressione non può che essere una sola: “si sta superando il limite della decenza. I doppi incarichi abusano della fiducia degli Italiani, che non hanno l’anello al naso!”.
Se questa fosse solo la mia impressione, probabilmente in pochi dovrebbero sentire la preoccupazione di curarsene...
Nel momento, invece, in cui queste sono parole testualmente riferite dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, credo che sia arrivato il tempo di sviluppare una riflessione più seria e profonda sul “malcostume politico italiano”.
Gaspare Serra
Blog “Spazio Libero”:
http://spaziolibero.blogattivo.com
Gruppo facebook “Riformiamo lo Stato, rinnoviamo la Politica, ravviviamo la Democrazia”:
http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472
martedì 2 marzo 2010
lunedì 1 marzo 2010
1 MARZO 2010 L'ITALIA SENZA MIGRANTI RIVENDICHIAMO I NOSTRI DIRITTI,INSIEME LO POSSIAMO FARE
E SE...
E se per un giorno chi lavora ed è invisibile,nelle cucine dei ristoranti,nei bar,nei magazzini,nel silenzio delle case,si fermasse all'improvviso?
Se tutte e tutti noi,che viviamo con lavori precari,senza nessun tipo di riconoscimento previdenziale,che spesso ci versiamo i contributi da soli;noi che abbiamo anche un titolo di studio,ma nessuno lo riconosce;noi che siamo viste e visti come pericolo e allo stesso posto sfruttati come una risorsa;noi che ci sentiamo dire "oggi non lavori più,non ti pago".Noi ricattati.
CHE SUCCEDEREBBE SE NOI,PROPRIO TUTTE E TUTTI NOI A UN CERTO PUNTO INCROCIASSIMO LE BRACCIA?
IL PRIMO MARZO 2010 SARA' UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE,IL PRIMO PASSO VERSO LA COSTRUZIONE COMUNE DI UNO SCIOPERO DIFFUSO E GENERALIZZATO CHE VEDA IN PRIMA FILA I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI IN QUESTO PAESE.
Molte e molti di noi infatti non possono scioperare,perchè lavorano in nero,non hanno il permesso di soggiorno o hanno paura di perdere il lavoro.Ma questa giornata potrebbe essere l'occasione per dare un segnale del fatto che esistiamo.
NON ANDARE AL LAVORO,NON CONSUMARE,ORGANIZZARSI NEI LUOGHI IN CUI VIVIAMO E LAVORIAMO.
Non pensiamo che il lavoro precario e senza diritti sia solo quello che facciamo noi migranti:in Italia,ci sono migliaia di lavoratori e lavoratrici,non importa se italiani o immigrati,che vengono sfruttati in tutti i modi possibili,pagati 3,50 euro all'ora;senza un contratto;con il rischio di dover lavorare anche dodici ore e ritrovarsi senza un braccio,feriti o addirittura di perdere la vita.
PENSIAMO CHE DOBBIAMO SMETTERE DI ACCETTARE DI ESSERE CONSIDERATE E CONSIDERATI COME UNA MERCE.TUTTI.
PER TUTTO QUESTO OGGI DOBBIAMO LOTTARE INSIEME PERCHE' QUESTO GOVERNO RICONOSCA I NOSTRI DIRITTI COME CITTADINI ITALIANI;VOGLIAMO IL RICONOSCIMENTO DEL NOSTRO LAVORO E DEL NOSTRO GRADO DI STUDIO,ANCHE SE PROVENIAMO DA UN ALTRO PAESE.VOGLIAMO CHE I NOSTRI FIGLI NATI IN ITALIA ABBIANO LA CITTADINANZA.
METTIAMOCI TUTTA LA NOSTRA FORZA E LOTTIAMO!SOLO COSI' CI FERMEREMO ALLA FELICITA'
1 MARZO
Ore 10:00 PROTESTA di fronte all'INPS per le pensioni,Via dell'Amba Aradam 5(ROMA)
Ore 15:00 MANIFESTAZIONE,partenza da Piazza di Porta Maggiore(ROMA)
r.a.p@autistici.org
rap.noblogs.org
Tutti i martedì sportello legale gratuito al Volturno Occupato, Via Volturno 37
E se per un giorno chi lavora ed è invisibile,nelle cucine dei ristoranti,nei bar,nei magazzini,nel silenzio delle case,si fermasse all'improvviso?
Se tutte e tutti noi,che viviamo con lavori precari,senza nessun tipo di riconoscimento previdenziale,che spesso ci versiamo i contributi da soli;noi che abbiamo anche un titolo di studio,ma nessuno lo riconosce;noi che siamo viste e visti come pericolo e allo stesso posto sfruttati come una risorsa;noi che ci sentiamo dire "oggi non lavori più,non ti pago".Noi ricattati.
CHE SUCCEDEREBBE SE NOI,PROPRIO TUTTE E TUTTI NOI A UN CERTO PUNTO INCROCIASSIMO LE BRACCIA?
IL PRIMO MARZO 2010 SARA' UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE,IL PRIMO PASSO VERSO LA COSTRUZIONE COMUNE DI UNO SCIOPERO DIFFUSO E GENERALIZZATO CHE VEDA IN PRIMA FILA I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI IN QUESTO PAESE.
Molte e molti di noi infatti non possono scioperare,perchè lavorano in nero,non hanno il permesso di soggiorno o hanno paura di perdere il lavoro.Ma questa giornata potrebbe essere l'occasione per dare un segnale del fatto che esistiamo.
NON ANDARE AL LAVORO,NON CONSUMARE,ORGANIZZARSI NEI LUOGHI IN CUI VIVIAMO E LAVORIAMO.
Non pensiamo che il lavoro precario e senza diritti sia solo quello che facciamo noi migranti:in Italia,ci sono migliaia di lavoratori e lavoratrici,non importa se italiani o immigrati,che vengono sfruttati in tutti i modi possibili,pagati 3,50 euro all'ora;senza un contratto;con il rischio di dover lavorare anche dodici ore e ritrovarsi senza un braccio,feriti o addirittura di perdere la vita.
PENSIAMO CHE DOBBIAMO SMETTERE DI ACCETTARE DI ESSERE CONSIDERATE E CONSIDERATI COME UNA MERCE.TUTTI.
PER TUTTO QUESTO OGGI DOBBIAMO LOTTARE INSIEME PERCHE' QUESTO GOVERNO RICONOSCA I NOSTRI DIRITTI COME CITTADINI ITALIANI;VOGLIAMO IL RICONOSCIMENTO DEL NOSTRO LAVORO E DEL NOSTRO GRADO DI STUDIO,ANCHE SE PROVENIAMO DA UN ALTRO PAESE.VOGLIAMO CHE I NOSTRI FIGLI NATI IN ITALIA ABBIANO LA CITTADINANZA.
METTIAMOCI TUTTA LA NOSTRA FORZA E LOTTIAMO!SOLO COSI' CI FERMEREMO ALLA FELICITA'
1 MARZO
Ore 10:00 PROTESTA di fronte all'INPS per le pensioni,Via dell'Amba Aradam 5(ROMA)
Ore 15:00 MANIFESTAZIONE,partenza da Piazza di Porta Maggiore(ROMA)
r.a.p@autistici.org
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Immigrati/ Vendola: Un 1 marzo di lotta contro leggi parafasciste
Quello di oggi è un primo marzo "di lotta" contro le "leggi parafasciste sul tema dell'immigrazione". Nichi Vendola, portavoce di Sinistra, ecologia e libertà lo scrive nel messaggio di sostegno inviato ieri agli immigrati che scioperano : "Contribuire al successo delle mobilitazioni e delle iniziative dei migranti, allo sciopero dei lavoratori immigrati del primo marzo e quanto altro potrà essere messo in opera, non è solo un doveroso atto di solidarietà. E' anche ricostruire un'idea del mondo, ridare un'anima alla politica nel nostro Paese, macchiato da troppe leggi parafasciste sul tema dell'immigrazione". Continua Vendola: "Un primo marzo di lotta e di impegno di chi lavora nel nostro Paese, contribuendo al nostro benessere, sostenendo i nostri cari anziani o malati, ma che poi è costretto a vivere negli anfratti di un'arida concessione nostrana di permessi, o nella misera clandestinità. Un primo marzo di chi ha il diritto ai diritti e all'integrazione, e che invece troppo spesso trova solo le mille forme indecenti dell'ostilità, del rifiuto, della violenza razzista".
Conclude il portavoce di Sel: "La mobilitazione di domani interessa anche noi e ci dice che vivere in un Italia che perde per strada i suoi connotati di civiltà non fa bene alla democrazia".
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