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lunedì 22 giugno 2009

Benevento: Morto in carcere Khaled Hussein

E’ deceduto questa notte nella Casa Circondariale di Benevento Khaled Hussein di 75 anni, coinvolto nel 1985 nel dirottamento di una nave da crociera italiana, l’Achille Lauro, al largo delle coste egiziane di Bur Said. L’uomo è stato trovato cadavere questa mattina, intorno alle 6, nella sua cella dagli agenti della Polizia Penitenziaria.

A causare la morte, secondo quanto riferisce la direzione del Carcere e il medico del 118 giunto sul posto, un arresto cardio-circolatorio. Si attende ora l’arrivo del medico legale per ulteriori accertamenti. Hussein si trovava nel capoluogo sannita dal gennaio 2008 e cioè da quando a Capodimonte è stata aperta una nuova sezione EIV (Elevato Indice di Vigilanza) riservata ai terroristi di matrice islamica.
In una lettera del maggio scorso, l’uomo parlava positivamente della struttura beneventana: “Starò qui per poco tempo, per un processo. Mi hanno messo in una cella isolata, vicino all’infermeria, comunque riesco pregare con i miei paesani e esco con loro al passeggio. Da quello che vedo le guardie qui sono educate e ci rispettano”.

link autore:
tratto da ilquaderno.it
da Indymedia


27/05/2009: Lettere dal carcere di Khaled Hussein



Serai Khaled è stato trasferito dall’Ucciardone di Palermo al carcere di Macomer.
Da Benevento dove si trova momentaneamente per un processo, ci scrive:

Carissimi amici, amiche, spero che questa lettera vi trovi bene e in ottima salute.
Ho ricevuto l’opuscolo la settimana scorsa a Macomer, in Sardegna, dove il 14 aprile mi hanno trasferito come definitivo.
Arrivato a Macomer non pensavo di essere in Italia perché qui le guardie sono spietate e aggressive, non abbiamo il diritto di avere lenzuola personali, la cintura la dobbiamo comprare nuova, la porta blindata è chiusa 24/24, la socialità avviene solo fra 5 prigionieri alla volta, mentre noi siamo in 22, tutti musulmani, l’aria la prendiamo divisi in due distinti cortili. Il bagno e il rubinetto del cortile dell’aria non funzionano.
Le parole buongiorno, buonasera e buonanotte non esistono. Credetemi non sto esagerando, è la pura verità.
La posta è lenta, niente campo sportivo, niente palestra e niente scuola.
Da un mese a Macomer è in corso uno sciopero della fame e della sete al quale ho preso parte per 4 giorni anch’io. Ho visto quasi la morte. Mi ha fatto male.
Noi a Macomer chiamiamo il carcere “piccola Guantanamo”. Mi auguro che ci aiutiate in questo difficile carcere di Macomer.
Qui a Benevento, al contrario, c’è quasi tutto. Starò qui per poco tempo, per un processo. Mi hanno messo in una cella isolata, vicino all’infermeria, comunque riesco pregare con i miei paesani e esco con loro al passeggio. Da quello che vedo le guardie qui sono educate e ci rispettano.
Auguro a voi una buona salute, buon lavoro, il vostro amico Khaled
Benevento, maggio 2009

***

Carissimi tutti, ringrazio per le belle parole di stima e affetto che mi dimostrate e che mi fa molto piacere ricevere.
Non bisogna mai cedere o rifugiarsi nell’inerzia, ma andare avanti e combattere fino alla fine se si è veramente convinti dei valori più importanti della nostra vita e per il nostro paese.
Il mio libro è terminato da quattro mesi e c’è il problema della traduzione che io, da qui, non posso assolutamente risolvere. Ho qualche amico che se ne sta interessando, ma fino ad ora senza risultati.
Occorre trovare anche un regista (bravo e delle nostre stesse idee!) disposto a trarre un film dal mio racconto, anche perché il film già esistente del cinema americano, non è corrispondente al vero.
Il mio libro, comunque, non è da “adattare” a film, perché l’ho scritto tenendo già presente l’eventualità di farne un film. Vi accludo un breve racconto di come si sono svolti i fatti subito dopo il sequestro dell’Achille Lauro ed una mia poesia nel rimpianto della mia terra lontana.
Sempre felice di ricevere la vostra corrispondenza.

Benevento, maggio 2009

***

Il racconto sul sequestro della nave “Achille Lauro”:

Questa che racconterò è una storia vera accaduta l’11-10-1985, ma ancora attuale, visto lo spazio che ancora occupa sui giornali.
Una storia che, nel sottofondo, parla delle sofferenze di un popolo, del desiderio di libertà, di amor patrio, di sacrifici, di eroismo, ma anche di intrighi internazionali.
Finito il sequestro della nave “Achille Lauro” da parte di commando del “Fronte di Liberazione della Palestina”, inizia, purtroppo, la questione dell’aereo egiziano che conduceva il sopraddetto commando in Tunisia.
Nell’avvicinarsi alle coste tunisine, però, arriva l’ordine, dai vertici militari americani, di non dare asilo ai “terroristi” e, perciò, di non fare atterrare l’aereo che viene così dirottato in Egitto; anche qui però si ripete la stessa storia: l’aereo non deve atterrare!
Il pilota, dovendo fare rifornimento di kerosene, chiede aiuto a tutti i governi vicini, ma nessuno è disposto a mettersi in contrasto con gli americani e, quindi, tutti gli scali sono chiusi!
Al pilota non resta che minacciare di lanciarsi con tutto l’aereo sulla residenza del presidente di uno qualunque dei paesi circostanti, se nessuno lo avesse aiutato.
In questo frattempo arrivano quattro caccia americani F16 ed il capo squadriglia impone via radio, al pilota egiziano, di seguirli senza alcuna reazione, in quanto tutti prigionieri.
Così, l’aereo atterra nella base aerea USA di Sigonella in Sicilia.
Il governo Craxi, però, nega agli Stati Uniti l’autorizzazione all’intervento, affermando che i palestinesi erano in territorio italiano e, quindi, dovevano essere processati in Italia. Si creano contrasti inevitabili con gli americani ed i paesi di tutto il mondo intervengono per placare gli animi ed evitare nuovi conflitti.
Alla fine gli americani accettano la decisione italiana: i palestinesi affrontano il processo in Italia.
Io sono uno di quei palestinesi e, anche se sono “ufficialmente” un terrorista, so di non essere tale, almeno nell’accezione moderna di questo termine.
Io amo il mio paese. Ho combattuto e nel mio cuore combatto sempre per la pace, una pace che sembra non arrivare mai …!
Io sono un combattente, un guerrigliero, come lo erano i vostri carbonari, come lo erano i garibaldini e come tanti altri che hanno sacrificato la loro vita per la libertà e la pace del loro paese.
Il tempo e la storia ne hanno fatto degli eroi!
Purtroppo sono chiuso in una cella, ma nessuno può rinchiudere il mio pensiero che vola libero al di là di queste mura e torna sempre là, dove sono nato e dove spero di poter morire: in Palestina.

Infine la poesia:

Terra mia

Nel buio della notte;
Seduto sotto un cielo stellato
Oltre le mura della libertà
Una grezza grata segna il cammino dei miei occhi.
Accarezzo la barba bianca
Mentre passeggio nei miei pensieri.
Terra mia, lontana dal mio corpo
Dentro la mia anima.
Sogno sotto il fuoco del sole;
Sogno illuminato dalla luna.
Nell’aurora del mattino; ammirando i colori dell’arcobaleno
Sogno di te, mia dolce mamma.
Mi guardo attraversare un mare in tempesta,
Solo per la gioia di baciarti.
Il grido di dolore dei miei fratelli
Accompagna i miei sogni
Scivolo nel mio cuore;
Nel sangue dei tuoi figli.
Palestina, terra santa.
Distrutta dall’avidità altrui.
La tua colpa? ...essere povera;
non puoi dare niente ai grandi del mondo.
Se non la saggezza della tua storia.
Quante altre notti sogno; dobbiamo
Tenerci in compagnia ascoltando il dolore.
Dei tuoi figli terra mia.
Quando finirà il fiume di sangue;
Per dirti ecco! ...a te i semi della pace.
Racconti ai nostri figlia i dolori del padre;
affinché regni la pace per sempre.
Tuo figlio che non ti ha dimenticato;
addio terra mia.

Khaled Hussein

We are your crisis! Misure repressive contro gli occupanti di Bartleby

Bologna - Bartleby di nuovo sotto sgombero. Falsità sui media, provvedimenti disciplinari e minacce di sgombero per gli studenti di via Capo di Lucca da parte della prorettrice agli studenti Monari. Gli studenti rispondono alle falsità e alla gravissima decisione di inviare provvedimenti disciplinari (fino all'espulsione dall'università) agli occupanti di Bartleby.

Leggi il comunicato, ascolta le corrispondenze a cura di Uniriot Flash News e gli audio integrali della conferenza stampa, in cui vengono anche le rilanciate le prossime inizative di Bartleby nella città di Bologna.

We are your crisis. Così le onde si muovono in giro per l’Europa, sfidano la crisi economica, assaltano il Bologna Process e affermano in continuazione nuove pratiche di libertà. Anche a Bologna i processi di autoriforma stanno mettendo in discussione le relazioni di potere interne alla trasmissione del sapere, aprendo dipartimenti e facoltà a percorsi di autoformazione e di costruzione “qui ed ora” di indipendenza e autogoverno.

L’ esperienza di Bartleby dimostra al contempo che non solo sia possibile occupare, liberare spazi e trasformarli in isole di produzione artistica, politica e culturale, ma che spesso, a partire dalla determinazione soggettiva nuovi incontri sono possibili: e così al fianco di tanti artisti ci prepariamo ad occupare il pratone di via Filippo Re, per una serata (il 25 giugno) nella quale i linguaggi di una metropoli a venire, fatta di libera espressione e indipendenza, troveranno casa. “Garden Art”, ovvero come i mille fiori della produzione autonoma possono incontrarsi. Scriviamo queste brevi note non solo per invitarvi a questo evento, ma per mettere in comune punti di vista e informazioni attorno alle quali crediamo sia più che mai utile riflettere e agire.

Bartleby sta ridefinendo la geografia metropolitana: è un punto di incontro e di organizzazione del conflitto in grado di intrecciare studenti e ricercatori, artisti e intellettuali, energie e potenze che- nonostante cinque anni di cofferatismo-fanno di Bologna un territorio che vale ancora la pena di vivere. Ma Bartleby è in primis la consistenza e la capacità di sviluppo politico dell' Onda, di un movimento in grado di lanciare una sfida importante e piena di futuro: come si lotta per non pagare la crisi?

Bartleby è di nuovo sotto sgombero.

Inoltre in questi giorni la prorettrice Monari ci sta facendo recapitare alcuni provvedimenti disciplinari -si tratta di misure repressive rivolte contro gli/le occupanti di Bartleby – che arrivano sino a prevedere la sospensione dall’Università di Bologna per un anno! Motivazioni: abbiamo occupato via Capo di Lucca 30. Inutile dire che chiederemo in tanti e tante il ritiro immediato di questi provvedimenti, che purtroppo ben rappresentano la statuto medievale dell’Università e la cifra politica della gestione Calzolari-Monari. Un precedente gravissimo, un messaggio chiaro di intimidazione e minaccia per tutt@. Un filo di dignità le basterebbe per dimettersi….

A questa provocazione rispondiamo immediatamente con un appello che renderemo pubblico a partire da lunedi: siamo sicuri che gli studenti, i ricercatori e i docenti dell' Università di Bologna non saranno complici, che questo attacco intimidatorio al movimento dell' Onda produrrà solo sdegno e indignazione nei confronti del Rettorato. Inoltre tutta la nostra rabbia e indignazione attraverserà presto le aule, le strade e le piazze dell' Università e della città di Bologna. Siamo liberi, liberi di lottare e di costruire l' università del futuro. In Germania il movimento sta sfidando l’estate: tenetevi pronti, preparate i piani.

Qui è la rosa, qui devi ballare!

Bartleby

da Uniriot

Iran: pugno di ferro contro opposizione e stampa. Ma ci sono alcune crepe

In Iran sono stati due giorni di manifestazioni e repressioni. Ma il muro del regime comincia a mostrare alcune crepe. Per la prima volta, infatti, il Consiglio dei guardiani ha dichiarato che nelle elezioni del 10 giugno ci potrebbero essere state delle irregolarità. Secondo il New York Times, le autorità hanno ammesso che in almeno cinquanta città i voti espressi sono più numerosi degli elettori. Secondo l’opposizione, i casi del genere sono 170.

Ma queste ammissioni non hanno fermato la mano dura contro le manifestazioni. La tv di stato ha annunciato la morte di dieci manifestanti, che secondo la radio sono in realtà almeno 19.

Domenica, a Teheran, sono stati eseguiti centinaia di arresti, tra cui quelli di Faeze Rafsanjani, figlia dell’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, e di altri componenti della famiglia. Pur essendo stati liberati dopo alcune ore, secondo lo scrittore iraniano Meir Javendafar il loro arresto è un segno della debolezza del regime.

Anche la stampa paga il prezzo: il corrispondente della Bbc è stato espulso e domenica è stato arrestato il corrispondente di Newsweek, il giornalista e regista Maziar Bahari. Il settimanale statunitense ne ha chiesto la liberazione immediata.

da Internazionale

Berlino: polizia dalla mano pesante


Impedita l'occupazione dello storico aereoporto Templehof da un massiccio schieramento di forze dell'ordine.

1500 poliziotti sono stati schierati oggi dalla giunta comunale rosso-verde della capitale tedesca per impedire a quasi 3000 manifestanti di condurre in porto un'occupazione simbolica dell'aeroporto situato nel cuore della città, da pochi mesi chiuso in seguito ad un referendum ed ora probabile preda di speculazione immobiliare selvaggia.
I manifestanti volevano dire la loro chiedendo la preservazione di una destinazione sociale dell'area e non una mera valorizzazione capitalistico-immobiliare. Si erano mossi da mesi in questa campagna contro la gentrizzazione di un'area della città a densa composizione multietnica e proletaria.

La polizia ha però fatto subito capire che non c'era possibilità di avvicinamento all'area e ha quindi caricato e arrestato molti partecipanti (difficile dire il numero). Diversi i raggruppamenti (almeno 7) che hanno cercato di cingere d'assedio l'aereoporto e violare le reti che impedivano l'acceso. In un caso (come testimoniato dalla foto) la polizia ha fatto anche ricorso alla minaccia di pistole.

da Infoaut

"RIUNIAMO TUTTI I GRUPPI DI SINISTRA SU FACEBOOK''

-Si è fatto tardi... (di Nicola Bressan)

Tutti pensano che bisogna strutturarsi, associarsi, ecc in mille rivoli di distinguo. Il 28 giugno alle 10 raduniamoci liberamente davanti ai municipi delle nostre città e portiamoci un fiore per le libertà e i diritti sanciti dalla costituzione. Nel frattempo continuate pure a strutturarvi e a decidere le alte strategie,nel frattempo, si è fatto tardi, meglio un fiore, liberamente

se ci credete fate girare

- Avete notato una cosa straordinaria? Stiamo a ripeterci che deve nascere un nuovo partito, movimento, associazione della sinistra... una sinistra unitaria che non rinneghi il suo passato e la sua identità, ma capace di innovare il paese e la classe dirigente ….. poi, senza che nessuno lo noti, lo veda, se ne renda conto il movimento esiste già...In centinaia di gruppi su FB, con le sue petizioni, inviti, iniziative, condivise spesso dalle stesse persone, con nomi che si ripetono e nomi nuovi, compongono un popolo di centinaia di migliaia di persone...ma non solo: tutte queste petizioni, testi, appelli ecc.. disegnano inconsapevolmente il programma della sinistra...incredibile. La sinistra in realtà esiste, tra la gente “comune”, tra i non “eletti”, anche tra chi si è astenuto alle elezioni perché stanco se non addirittura schifato...allora cosa ne facciamo di questa intelligenza e di questa forza? Aspettiamo che qualcuno venga a portarcela via per i propri interessi elettoralistici o di potere? Oppure la facciamo fruttare?
Perché che si voglia o meno le cose avvengono, le situazioni si evolvono.
Non possiamo stare alla finestra a guardare...perché che si voglia o meno la storia passa anche attraverso le finestre.
Non si può essere spettatori perché ne siamo, volenti o nolenti, coinvolti se non travolti.
Allora diveniamone protagonisti. Cambiamo noi questa volta le regole del gioco.
Questa volta ve lo chiedo chiaramente perché ormai si sta facendo tardi...non si può più aspettare.
Passate parola. Fate si che i gruppi a cui appartenete voi o a cui appartengono i vostri amici comunichino con questo. Facciamo si che i documenti e gli appelli appaiano anche in questo gruppo e negli altri. Confrontiamoci e scambiamoci le informazioni, gli atti. Iniziamo ad organizzarci. Mettiamo in campo le nostre migliori capacità, mobilitiamoci per questa democrazia, discutibile e limitata, ma unica base da cui partire per qualcosa di meglio. Vi ho invitati a partecipare ad un atto di testimonianza, portare un fiore davanti ai municipi domenica 28. E' un'azione da poco, qualcuno ha sorriso, altri avranno cancellato...ma con piccoli gesti noi possiamo comunicare che la sinistra esiste, possiamo combattere il senso di annichilimento e disperazione che pervade gran parte del paese...ho chiesto un fiore per testimoniare la voglia di libertà e di democrazia...ma vi chiedo di condividere invece i vostri principi, la vostra etica, la vostra voglia di partecipare...qualcuno scrisse “se non ora...quando?” Siamo cresciuti in un paese figlio di una lotta popolare e partigiana, in cui abbiamo celebrato quegli anni, forse dimenticandone il significato, forse dimenticando che sono le persone che fanno la storia, ma che spesso lasciamo ai potenti la possibilità di scriverne la memoria..torniamo a lottare, adesso è arrivato il momento...

domenica 21 giugno 2009

IL SALENTO SOTT'ACQUA --foto Nardò--


LECCE - Due vittime del maltempo in Puglia. A Cavallino (Lecce) Paola Ronza, 62 anni, è annegata scendendo nello scantinato della palazzina dove viveva senza accorgersi che il locale era completamente allagato. L'ipotesi più probabile è che la cabina si sia bloccata a contatto con l'acqua e la donna non sia riuscita a uscire mentre il vano si allagava. A Lecce città, poco dopo le ore 10, è morto Carlo De Pace, 81 anni, pensionato. Stava percorrendo in auto il sottopassaggio di via Del Mare e quando si è reso conto che era invaso dall'acqua ha sterzato, andando a sbattere contro il muro di cemento. L'anziano è morto, non si sa se per l'impatto o per un malore. Il nubifragio che domenica mattina ha colpito Lecce e la zona nord della provincia è durato un paio d'ore ed è stato particolarmente violento. Numerosi i garage e gli scantinati allagati e le strade bloccate dall'acqua. Vicino a un centro commerciale, sulla Lecce-Maglie, tre auto con altrettante famiglie sono rimaste in panne a causa di oltre un metro d'acqua. L'energia elettrica è andata via per più di due ore, e qualcuno è rimasto bloccato in ascensore. Tutti i pompieri disponibili sono al lavoro. A Lecce sono intervenuti i vigili del Nucleo fluviale, che stanno verificando la tenuta di tavernette e scantinati.
A Nardò la situazione non è stata migliore. Come si può vedere nelle foto, l'acqua ha superato il metro di altezza, tra via XXV Luglio e via Fiume, causando grossi disagi sia ai commercianti che agli abitanti della zona.

COMUNICATO MOVIMENTO PER LA SINISTRA NARDO'

Alla luce delle voci insistenti e non confermate né smentite di trattative e accordi relativi all’appoggio alla candidata del centro sinistra loredana capone da parte di u.d.c. e movimento “io sud”; considerata la particolare gravità che tali accordi assumerebbero per la situazione neritina; vista la reticenza a fornire qualsiasi chiarimento, pur richiesto, da parte dei referenti di schieramento; preso atto della legittimità del parere sia di chi sostiene la necessità di continuare a seguire lealmente le indicazioni della coalizione, valutando anche l’elezione di tre consiglieri delle liste di sinistra in caso di esito favorevole;
sia di chi rifiuta ogni ipotesi di accordi, strutturati o meno che siano, presi in maniera verticistica, imposti senza alcuna consultazione del parere della base, e “oscuri” nei termini, l’assemblea m.p.s. - nardò, riunitasi per discutere la posizione da assumere rispetto al voto sul ballottaggio capone/gabellone, ritiene di dover invitare gli elettori che hanno sostenuto la lista “sinistra per il salento” nel primo turno delle provinciali, a recarsi alle urne esprimendo il proprio voto secondo coscienza, nella libera valutazione degli elementi fin qui forniti.


per “movimento per la sinistra” – nardò
claudia raho



ASSAMBLEA PUBBLICA P.zza CESARE BATTISTI
NARDO’ DOMENICA 14 GIUGNO 2009


L’ennesimo banchetto, la 3^ assemblea aperta di questo movimento e faccio ancora fatica a identificarlo con le due liste che abbiamo sostenuto nel corso di questa campagna elettorale.

Il perché è facile da individuare :
non c’è dubbio che “sinistra e libertà” abbia costituito una sorta di catalizzatore ne abbia contribuito a dare un senso di appartenenza e identità comune alle varie anime della sinistra. Ma chi di noi, e siamo tanti, non si sente rappresentato da nessuno dei “disegnini” ai piedi della scritta, vorrebbe un superamento più convinto dei vecchi organismi e delle vecchie strutture; questi fra noi si sarebbero aspettato la presentazione dello stesso simbolo alle provinciali, ma così non è stato. Segno evidente che ancora prevale, almeno in alcuni settori, la difesa del “feudo” territoriale sul desiderio, che è poi un progetto politico, di “una” sinistra.

Siamo andati comunque incontro alle persone, tentando di spiegare le tre sigle, presentando la piattaforma di impegno programmatico, leali e convinti.

E’ innegabile, comunque, che la nostra idea di campagna elettorale sia stata “altra”, diversa, opposta a quello che abbiamo visto: personalismi, scarso, quasi nullo, il richiamo a propositi e linee ideologiche, promesse di ingaggi di giocatori di calibro per squadre di calcio, l’asfalto di strade o la licenza per esercizio commerciale esibiti come crediti da riscuotere, feste, cene,spaghettate.

Seppure guardate con diffidenza, scetticismo e qualche censura, non una parola pubblica è venuta da noi contro queste iniziative; ci dicevamo :”non avendo argomenti, si giocano quello che possono”.

Un punto di domanda, grande quanto un’urna elettorale, però ce lo ponevamo sui costi :quanto costano gigantografie e feste, quanto costano i vari comitati elettorali, quanto costa tenerli aperti, quanto costano gadgets ed effetti speciali?

Nonostante le perplessità su spese elettorali di questo tipo, niente ha uguagliato lo sconcerto e l’indignazione quando già al secondo giorno di campagna elettorale trapelava il sospetto che l’esercizio di voto a Nardò non fosse libero, soprattutto non fosse libero dal bisogno.

Ci hanno raccontato di soldi, minacce, pesanti condizionamenti usati in cambio di promessa di voto e fotocopia di documento d’identità consegnata all’intermediario del candidato. Non una delle persone che si sono “confidate” con noi ha voluto (viltà o paura, chissà?) fornire il nome di questo candidato; di certo sappiamo che è maschio e non appartiene a nessuna delle nostre liste. Per questo motivo non abbiamo potuto sporgere denuncia alla magistratura, ma abbiamo svelato un sistema.

Noi pensiamo di non avere niente in comune con chi considera il voto merce di scambio; noi non abbiamo niente in comune con chi considera il lavoro un favore da elargire; noi siamo proprio contro chi sfrutta il bisogno della gente per garantirsi privilegi e potere.

I nostri volantini (ve li ricordate? : “problema: se paga il tuo voto, lui quanto ci guadagna?”), fotocopiati e non stampati, per contenere le spese,e i nostri striscioni (quelli che vedete pure oggi) ci hanno accompagnati da quel momento in poi nelle piazze dei quartieri della nostra città.
E da quel momento in poi sono cominciate le disavventure con i vigili urbani, che puntualmente sostenevano che non avessimo le autorizzazioni necessarie che invece avevamo regolarmente chiesto e ottenuto dalle autorità; tutte le autorità competenti. Paradossalmente l’ultimo giorno di campagna elettorale abbiamo chiesto noi l’intervento della pubblica sicurezza in nostra difesa.
Per non parlare di questa piazza, negataci per le nostre iniziative, dirottate sistematicamente su P.za delle Erbe, con la motivazione che era quella indicata da un’ordinanza del comune come sito per le manifestazioni elettorali…solo le nostre, evidentemente, ché tutti gli altri, almeno quelli che ne hanno fatto richiesta, in P.za Castello hanno fatto di tutto.

Con questi sistemi noi non abbiamo nulla in comune, e crediamo nella libertà di espressione, nel diritto fondamentale dei cittadini di esprimere e far circolare e conoscere le proprie idee.

E veniamo alla candidata presidente. La signora Loredana Capone ha fatto affiggere i manifesti con la sua faccia , prima ancora che fossero pronti i simboli e le denominazioni delle liste che l’avrebbero sostenuta; sappiamo tutti che il tentativo (timido per la verità) di tenere le primarie è stato stroncato sul nascere; è noto a tutti che la campagna elettorale è cominciata senza che fosse disponibile il programma dettagliato, ma con i soli punti programmatici, quelli riassunti sui suoi manifesti, per capirci.
Non potevamo spaccare lo schieramento (inutile qui ricordare quando e in che modo M.P.S. di Nardò ha presentato la sua/la mia candidatura per sinistra per il Salento), ma nel momento in cui abbiamo deciso di partecipare con il centro sinistra, abbiamo chiesto alla signora Capone un impegno preciso sui punti che ritenevamo, e riteniamo, imprescindibili : legalità e trasparenza, qualità della vita e sviluppo sostenibile, lavoro e cultura.
Abbiamo chiesto che fosse la sua segreteria a stabilire una data per l’incontro; abbiamo aspettato 10 giorni e, dal momento che nessuna proposta arrivava, abbiamo comunicato le nostre iniziative invitandola a intervenire : nessuna delle nostre date le è andata bene.
Ci siamo accontentati di conoscere dall’esterno le sue intenzioni e pensavamo che bastassero le sue dichiarazioni e le sue promesse.

Fra queste : una domenica di metà maggio, che tutte le liste della coalizione, anche le minoritarie, avrebbero avuto lo stesso peso nella determinazione delle scelte di linea politica per la campagna elettorale e l’eventuale ballottaggio; alla fine di marzo il Forum Ambiente e Salute e la LILt hanno chiesto ai candidati presidenti e ai candidati consiglieri di firmare una dichiarazione d’impegno in tema di sostenibilità ambientale e politiche energetiche : io ho firmato il 6 giugno, non mi risulta che la signora Capone lo abbia ancora fatto; tre giorni fa, giovedì scorso, ha dichiarato che nessun accordo strutturato sarebbe stato concluso con la lista di Adriana Poli; appena venti giorni fa, nel mercato di Nardò, che non avrebbe accettato l’appoggio di nessun grande elettore che non usasse metodi corretti e pienamente legali.

Tre promesse importanti disattese e una dichiarazione d’impegno ignorata, e ancora la campagna elettorale non è finita.

A quest’assemblea la signora Loredana Capone è stata invitata quando ancora la sua agenda non aveva date, neanche oggi ha ritenuto che fosse necessario incontrare il nostro gruppo. Anche in sua presenza avrei sostenuto quello che sto per dire, maturato in due giorni di dubbi conflittuali : su un piatto della bilancia c’è l’esito del ballottaggio, sull’altro la credibilità di chi ha condotto questa campagna elettorale sostenendo la priorità di legalità e diritti, la lotta alla politica del favore e la difesa della dignità delle persone e del rispetto della libertà di espressione e di voto.

Il costo che ci viene chiesto è troppo alto, la mia coscienza non è in vendita, da questo momento io mi tiro fuori.

Continuerò il mio impegno come M.P.S., perché il progetto di unità delle sinistre mi sta a cuore, ci lavoro da almeno due anni e credo nella necessità di un modello politico che sia “alternativo”, sia nelle forme organizzative, che nelle priorità.

Lo sappiamo, lo so bene, si tratta di un processo di maturazione culturale che richiederà investimenti considerevoli in termini di tempo e progettualità, ma non vedo altra strada, sinceramente sono certa che non ci sia altra strada.

Nardò, 14 maggio 2009 CLAUDIA RAHO

VERBALE ASSEMBLEA MOVIMENTO PER LA SINISTRA - 20 GIUGNO 2009

Verbale assemblea mps 20/06/2009

Odg :

-Balottaggio Provinciali
-Posizione sui Referendum
-Adesione iniziativa Legambiente di domenica alle 10.00 a Serra Cicora
-Indicazione portavoce
-Indicazione tesoriere
-Nome del circolo
-Iniziativa Nicola Bressan del 28 luglio
-Accordo con Gory Napoli per l'attuale sede
-Varie ed eventuali

Come sa chi è intervenuto, la discussione del primo punto si è sviluppata per circa tre oree ha evidenziato le perplessità e l’imbarazzo di tutti sulla posizione da assumere rispetto al ballottaggio, non essendo chiari i termini dell’accordo concluso fra lo schieramento di centro sinistra e udc e il movimento “io sud” della .poli

Le valutazioni di tutti gli interventi prendevano in considerazione i diversi aspetti e punti di vista sulle due posizioni possibili : rimanere almeno formalmente sulla linea della coalizione e andare a votare, considerata anche la probabile elezione di 3 consiglieri di area di sinistra in caso di vittoria della coalizione; non votare per non essere complici di intrallazzi di malaffare e inciuci trasformisti, sfiduciando però così i vertici provinciali che non hanno voluto fare chiarezza sull’accordo.

La maggioranza dell’assemblea si è espressa a favore del non voto (non recarsi al seggio, scheda bianca, scheda nulla) al ballottaggio; la minoranza si è espressa per il voto al ballottaggio con croce sul simbolo.

Si è proceduto poi all’elezione di portavoce e tesoriere, dopo aver stabilito che sarebbe risultato eletto chi avesse ricevuto il maggior numero di voti alla prima votazione :

hanno ottenuto voti :

PORTAVOCE
danio aloisi 2
paolo calabrese 2
claudia cantatore 3
antonella colomba 1
alessandra margiotta 1
nico musardo 1
claudia raho 9

TESORIERE
danio aloisi 3
claudia cantatore 1
antonella colomba 1
angelo cleopazzo 2
annarita colopi 1
francesca corvaglia 1
alessandra margiotta 1
nico musardo 13


risultano così eletti :

portavoce c.raho
tesoriere n. musardo

alla fine delle votazioni, l’assemblea ha deciso di stendere un comunicato stampa per manifestare l’imbarazzo mps sul ballottaggio senza dare precisa indicazione di voto agli elettori che si riconoscono vicini al nostro movimento.
Su questa decisione ha espresso il totale dissenso annarita colopi, che ha abbandonato l’assemblea, sostenendo che un tale comunicato estrometterebbe automaticamente il gruppo di nardò dal movimento.

Considerato che i presenti alla fine dell’assemblea erano esattamente la metà e non conoscendo il parere degli altri su questo punto così controverso da aver causato una reazione così estrema, chiedo a tutti di pronunciarsi per la pubblicazione o meno del comunicato che comunque ho steso e allegato a questo verbale.

In caso di parere favorevole alla pubblicazione, questa avverrà prima sul blog “la vera fonte” e solo successivamente diffuso agli altri organi di stampa.

I pareri dovrebbero pervenire entro la prima mattinata di domani.

Dal momento che gli altri punti all’ordine del giorno non sono stati considerati, la prossima assemblea è convocata per martedì 23 alle 19.00.

Per domani è confermata la partecipazione dell’iniziativa di Legambiente “parchi puliti” : appuntamento alle 10.00 alla spiaggia “rinaru”, tempo permettendo.

claudia raho

Baby gang devasta Mondello - "Volevamo divertirci un po'"

PALERMO - Hanno messo a ferro e fuoco le strade di Mondello, la nota località di mare alle porte di Palermo: cassonetti e cestini di rifiuti in fiamme, sassi contro un mezzo pubblico, ostacoli al centro della carreggiata per creare problemi alla circolazione. Hanno seminato il panico tra abitanti e turisti solo per divertirsi, per passare la nottata in modo diverso dal solito. I protagonisti della bravata sono cinque ragazzi, tutti tra i 14 e i 16 anni, che la scorsa notte hanno devastato la borgata marinara.

Ad avvertire gli agenti della polizia del commissariato locale sono state le numerose telefonate dei cittadini che alle 3 del mattino, segnalavano atti di vandalismo tra via Mater Dolorosa e via Margherita di Savoia.
Le pattuglie, giunte sul posto, si sono trovate davanti uno spettacolo desolante: cassonetti incendiati e capovolti, sedie al centro della carreggiata, il danneggiamento di un autobus dell'Amat, la locale azienda dei trasporti, con i finestrini rotti a sassate, e numerosi sassi abbandonati dai ragazzi sulla strada durante la loro scorribanda.

I poliziotti hanno rintracciato il gruppo, composto dai cinque balordi: stavano scappando dopo aver dato alle fiamme un cestino dei rifiuti attaccato su un palo. I cinque sono stati bloccati e identificati. Fra loro, tutti minorenni, ci sono tre sono fratelli gemelli e uno di loro, nonostante la giovane età, ha già precedenti penali. Ha ammesso di aver dato fuoco con un accendino ai cassonetti. "L'ho fatto solo per divertirmi", ha detto alla polizia.

da La Repubblica

sabato 20 giugno 2009

I fatti sono sacri, e di tutti

“Il commento è libero, ma i fatti sono sacri”, è la frase di C. P. Scott che campeggia sulla pagina degli editoriali del Guardian. “I fatti sono sacri, e di tutti”, ha aggiunto il direttore del quotidiano lanciando il progetto Datastore, che ha come obiettivo trasformare i lettori del giornale in citizen journalist che producano video, articoli, grafici, inchieste. “Pubblicheremo ogni giorno”, dice il direttore Alan Rusbridger, “le statistiche e i dati che stanno dietro le notizie, e renderemo facile prenderle dal sito, in qualsiasi formato. Lo facciamo in nome della libertà di circolazione delle informazioni”.

“Non è un processo monodirezionale. Vi chiediamo di utilizzare questi dati come volete, e poi farci sapere”. Il Guardian ha lanciato anche un concorso, che mette in palio una videocamera digitale per il miglior prodotto giornalistico realizzato con i dati messi a disposizione dal giornale. Tra i primi documenti pubblicati, le statistiche sul debito pubblico Usa dal 2001 a oggi e i risultati del censimento sulla popolazione della Gran Bretagna.

Seguendo la sua nuova filosofia, il Guardian ha messo online l’intero database delle spese e dei rimborsi richiesti dai parlamentari britannici e che hanno scatenato uno dei più gravi scandali politici degli ultimi anni. Quasi diecimila pagine di dati e numeri messe a disposizione dei lettori, perché siano analizzate, esaminate e spulciate una per una.

da Internazionale

LA SINDROME DI "FINI" HA COLPITO "IO SUD"

Gianfranco Fini cambia spesso idea. Ora si è ricordato che considerava Benito
Mussolini il più grande statista del secolo. Era il 1994, sette anni prima, a Sorrento, diceva che puntava a rappresentare il fascismo del 2000…
In questi anni è stato evidentemente all’università e si è messo a studiare…. Quanto opportunismo in chi voleva cacciare gli immigrati e ora li vuole far votare; in chi andava a caccia di voti di cardinali per fare il sindaco di Roma e ora si è convertito al laicismo più deteriore; in chi difendeva le radici cristiane dell’Europa e ora si batte per l’ingresso della Turchia nell’Ue.
Davanti ai suoi che salutava al congresso di An, però, tutte queste cose non le ha dette.
Adriana Poli Bortone, è stata colpita dalla stessa sindrome: La sindrome di "FINI". Ha condiviso... responsabilita' di governo e non ha alzato una voce quando, giorno dopo giorno, si costruiva la marginalizzazione e l'umiliazione del Mezzogiorno. Poi è fuoriuscita da An per fondare un movimento di difesa delle ragioni del Mezzogiorno:
11 MAGGIO - “Un federalismo multiculturale per evitare i conflitti ed esaltare il rispetto delle diversità”. E’ quanto affermato dal presidente nazionale di IO SUD Adriana Poli Bortone a proposito del dibattito sull’immigrazione che si è riacceso dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio. “Il nostro pensiero – ha sottolineato il senatore – è sicuramente diverso da quello di chi si dice contrario ad un paese “multietnico” e “multiculturale”. Non si può agevolare alcuna forma di razzismo perché specialmente noi meridionali che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, dal dopoguerra in poi, il problema dell’immigrazione, sappiamo quanto sia giusto pretendere il riconoscimento della persona. Per questo siamo d’accordo con quanto affermato dal segretario nazionale della Cei, mons. Mariano Crociata che ha affermato che l’Italia multietnica e multiculturale è un valore ed esiste già di fatto”.
Ho letto ieri la notizia che IO SUD e il suo smemorato presidente Adriana Poli Bortone terrà una conferenza stampa nel comitato elettorale di via 95° R.to Fanteria n.68 a Lecce per la presentazione del movimento giovanile “Fronte del Sud”.

Si ridia la parola al Mezzogiorno d'Italia. Non bastano gli spot pubblicitari come quelli di Adriana Poli Bortone e del movimento 'Io Sud'. Faccia autocritica prima di vestire i panni di paladina del Sud.

NARDO' - UNA COPPIA SENZA CASA OCCUPA L'ALLOGGIO DI UN 70ENNE

E' successo a Nardò, dove sono dovuti intervenire i carabinieri. I coniugi avevano rotto la serratura e si erano introdotti nell'abitazione dello Iacp già regolarmente assegnata ad un pensionato.

Il dramma occupazionale affligge famiglie, spesso con figli a carico, e su di questo se ne riflette un secondo, quasi sempre collegato in maniera stretta:l’assenza di un tetto sotto il quale riunirsi. L’ennesimo episodio di occupazione abusiva di un alloggio è avvenuto a Nardò, quest’oggi, dove i carabinieri sono dovuto intervenire presso un’abitazione di proprietà dell’Istituto autonomo case popolari per far uscire una coppia di coniugi che s’era rifugiata lì dentro, senza averne però il titolo. D.C., 30enne, e la moglie S.I, di 25, il primo operaio, la seconda senza impiego, sono stati così denunciati a piede libero per occupazione abusiva e danneggiamento di edifici.

I due, infatti, dopo aver forzato la serratura della porta d’ingresso, avevano occupato l’alloggio, situato in piazza I maggio. Un appartamento peraltro già assegnato ad un pensionato di 70 anni, anch’egli di Nardò. L’uomo è così potuto rientrare nella sua abitazione, ma solo dopo l’arrivo dei militari. Nei giorni scorsi casi più o meno simili sono avvenuti a Lecce, in vari rioni popolari, fra San Pio e la 167. Non sono affatto infrequenti e spesso questi abusi, frutto della disperazione, nascono anche per l’eccessivo tempo d’attesa in vista di un’assegnazione. Un problema sociale diffuso più di quanto si sia disposti a credere, quello dell’assenza di una casa.

da LeccePrima

Ancora una volta si alza la voce dei vescovi

"Deve rispondere all'opinione pubblica".
Anche il giornale dei vescovi “diventa comunista” e chiede a Berlusconi parole chiare sulle vicende delle feste con ragazze a pagamento a Palazzo Grazioli. Lo fa con un editoriale firmato da Gianfranco Marcelli, in cui si parla senza mezzi termini di "un clima di smarrimento".

In effetti il clima di smarrimento si avverte nell’aria, la politica italiana ormai da anni non fa più il suo dovere che dovrebbe essere quello di governare i cittadini. Interessi e leggi personali hanno fatto della nostra politica un marasma che fa allontanare la gente da ciò che una volta la politica rappresentava.
Berlusconi è il Presidente del Consiglio e deve rispondere a gli interrogativi su questioni poco chiare che non solo giudici, magistrati ed avversari politici pongono.
L’opinione pubblica non può ascoltare ogni giorno le accuse e le smentite reciproche senza che si giunga ad un definitivo fine. L’Italia ha bisogno di stabilità politica, di una politica sana e seria, specie in questo periodo in cui imperversa la crisi.

Non è accettabile lasciar governare un uomo prima che risolva le sue disavventure personali, anche perché diventa ricattabile da questo o da quest’altro, in qualsiasi altro paese al mondo e per molto meno, leader politici si sono dimessi per definire pubblicamente vicende personali poco chiare che li toccavano da vicino. In Italia questo non può accadere. Perché?

Perché, i cittadini devono subire quotidianamente il gossip e le storie personali del Presidente del Consiglio piuttosto che vedersi risolvere i problemi?
L’intasamento della politica italiana ha provocato nei cittadini un’apatia nei confronti dei problemi che ha la nazione intera.
Se il Presidente del Consiglio è innocente, come lui stesso sostiene, allora non ha nulla da temere, si faccia processare ho si dimetta il gesto credo sarebbe gradito da tanti italiani.


Giovanni Greco

Perù: il gran giorno degli indigeni


Parlare di «giorno storico» è un po’ inflazionato. Ma questi sicuramente sono giorni storici per le etnie indigene del Perú che, pagando un altissimo prezzo di sangue, stanno festeggiando l’annullamento delle leggi che il presidente Alan García aveva voluto a ogni costo per «onorare» il Trattato di libero commercio (Tlc) firmato con gli Stati uniti (anche lui aveva definito «un giorno storico» quello del 14 dicembre 2007 in cui l’«amico» George W. Bush aveva firmato il Tlc).
Ieri Daysi Zapata, vice-presidente della confederazione indigena amazzonica che ha guidato la protesta, ha annunciato la fine dei blocchi dei fiumi e delle strade nei sei dipartimenti del nord che da aprile si erano dichiarati «en insurgencia». «Questo è un giorno storico per i popoli indigeni perché dimostra che le nostre richieste e battaglie erano giuste», ha detto.
La situazione era precipitata il 5 giugno quando il Congresso aveva rinviato il dibattito sulla revoca delle leggi contestate e García aveva ordinato a esercito e polizia la repressione. A Bagua, una cittadina mille km a nord della capitale, ci furono più di 50 morti, 30 indigeni e 22 poliziotti.
La decina di decreti erano stati imposti nel 2008 da García, un ex-socialdemocratico convertitosi al neo-liberismo puro e duro, in teoria per «mettere ordine» nella proprietà delle terre e nella concessione dei diritti di sfruttamento delle enormi risorse naturali - minerarie e agricole - dell’Amazzonia peruviana. In pratica quelle leggi dovevano spianare la strada alla vendita alle grandi compagnie transnazionale di 45 milioni di ettari appartenenti allo stato e alle comunità indie. Le organizzazioni indie, in cui era emersa la figura di Alberto Pizango, aveva cercato invano di farsi ascoltare ma García, un teorico dello «sviluppo» a ogni costo in un paese in cui più del 50% della popolazione è indigena e povera - e quindi dell’apertura totale delle porte alle compagnie straniere - non voleva sentire ragioni. Lui e il suo primo ministro, Yehuda Simon - un ex «socialista» - cercavano di far credere che a muovere gli indigeni fossero agenti stranieri (intanto avevano incriminato Pizango di ogni genere di reati) e che le leggi sarebbero passate. Invece no. Dopo proteste e incidenti cruenti anche nel centro di Lima, Simon ha annunciato le sue dimissioni, García (screditatissimo dopo tre anni di presidenza) è apparso in tv per fare una mezza autocritica e il Congresso, dopo un dibattito di 5 ore, ha annullato le due leggi più controverse con 82 voti contro 12.
Sono due visioni dello sviluppo antitetiche a scontrarsi. Quella dello sfruttamento senza freni delle risorse ambientali e quella delle popolazioni originarie impegnate a sostenere i diritti alla vita e all’acqua prima che al petrolio (e al rame, all’oro, all’etanolo...).
Le vicende peruviane hanno avuto anche riflessi internazionali. Il governo di Lima se l’è presa con il Nicaragua di Ortega, nella cui ambasciata Pizango si era rifugiato, per avergli concesso asilo politico. Poi con il Venezuela di Chávez e la Bolivia di Morales che avevano sostenuto le buone ragioni della rivolta indigena. García ha richiamato l’ambasciatore peruviano da La Paz dopo che Evo Morales aveva definito i massacri di Bagua come «un genocidio provocato dal libero commercio».
La guerra non finirà qui. García ci riproverà. Ma oggi per gli indigeni del Perú e non solo per loro, è un «giorno storico».


da Indymeda

Peppino ''Che'' Impastato l'anticristo


Fango sulla figura di Peppino Impastato dal nipote del boss di Cinisi, Tano Badalamenti

Sono trascorsi più di trent'anni dall'uccisione di Peppino Impastato e il nipote del boss Tano Badalamenti, sostiene oggi che il giovane attivista di Democrazia proletaria, assassinato su ordine di Cosa nostra era "un attentatore", uno che "voleva ammazzare delle persone", mettendo una bomba sulla ferrovia, "e per questo è morto".

Il nipote di Badalamenti, condannato per l'omicidio di Impastato, è Gaspare Ofria, arrestato il 22 maggio scorso per mafia dai carabinieri del Ros nell'operazione "Centopassi" http://www.guidasicilia.it/do/news/35084/operazione-centopassi. L'uomo in una intercettazione definisce Peppino Impastato "l'anticristo", uno che "era contro il sistema", e sostiene che era un attentatore, perché voleva far esplodere un treno.

Si tratta della stessa tesi (in realtà un depistaggio) che venne fatta circolare subito dopo l'omicidio. E che a distanza di vent'anni la procura ha smentito con le indagini che hanno portato sotto processo Badalamenti.
Nella conversazione registrata dal Ros, Ofria tenta di infangare l'immagine di Impastato, sostenendo pure che "era un politico, e di conseguenza anche lui era un po' sporco". E poi attacca il film "I cento passi" sostenendo che "è una grande stronzata", perché per Ofria "la maggior parte delle scene sono completamente inventate...".
Per il nipote di Badalamenti, Peppino "è adesso un fenomeno, un Che Guevara siciliano che la politica si è inventato per strumentalizzare un argomento, e prendere forza per rovesciarla contro altre persone...".
[La Siciliaweb.it]

Nuovo respingimento: 76 persone rispedite in Libia senza rumore

76 persone, tra cui pare ci fossero donne e bambini, sono state rispedite ieri a Tripoli con il supporto della guardia di finanza e costiera italiana.
Dopo avere ricevuto la notizia di una avvistamento di un barcone al largo delle acque di Lampedusa, ieri la capitaneria di porto dell'isola ha scorato lo stesso sino a tripoli trovandosi (così dicono le fonti ufficiali) in acque maltesi.

Un sorridente Schifani, presente ieri sull'isola, dà compiaciuto la notizia rassicurando (su quali basi non si sa) che non vi fossero richiedenti asilo sull'ennesima barca della speranza.

Sconcertante rilevare il carattere di normalità che i respingimenti stanno assumendo, senza più risultare notizia da prima pagina. La notizia si è appresa ieri (19/06) nel primo pomeriggio su fonte ansa ma non vede riscontro sulle edizioni on-line dei principali quotidiani.

Berlino - L'Onda occupa 2 Ministeri e il Municipio: 5 fermati

Ancora in piazza a Berlino l'Onda degli universitari e degli studenti medi. Questa mattina era prevista una conferenza dei rettori dei Lander tedeschi per discutere modi e tempi dell'applicazione del Bologna Process.Ma all'insegna della parola d'ordine Block Kmk sono state condotte una serie di occupazioni temporanee dei ministeri della Finanza, quindi quello dell'Educazione e poi del Municipio cittadino.

L'intensa settimana di mobilitazioni dell'Onda tedesca si concluderà oggi pomeriggio con una KiezParade al Mauerpark.


La cronaca della giornata

h 16.00 - Centinaia di studenti occupano il Ministero della Finanza di Berlino. Lo striscione calato dice "occupato". Chiedono milioni di euro per l`università.

h 16.20 - Viene occupato anche il Municipio dopo una 'Manif Sauvage' per le strade della città

h 17.15 - Il corteo è proseguito fino in centro città ad Alexander Platz, nodo cruciale della viabilità della città, dove è in corso un blocco alla stazione per impedire l'accesso ai binari. Ci sono almeno 5 studenti fermati.

da Infoaut

Nardò Technical Center - 106 lavoratori in cassa integrazione su 126

C'è un emergenza grave su Nardò e molti dei lavoratori della pista....sarebbe opportuno prendere una posizione decisa e ferma sulla vicenza anche in virtù di queste dichiarazioni...

Piero Manni, consigliere regionale di Rifondazione
giovedì 18 giugno 2009

NARDO' - La Regione non deve più versare denaro ad una società cheè in difficoltà e rischia di chiudere. La particolare posizione del consigliere Manni rispetto alla situazione di crisi della pista Prototipo/Ntc.
Meno di un anno fa il vicepresidente della Giunta regionale, Frisullo, inaugurava la nuova pista di collaudo della Nardò Technical Center, una società riconducibile, attraverso una società lussemburghese, alle banche
Centrobanca e Dresdner Bank (: le banche c’entrano dappertutto!).
La Nardò Tecnical Center aveva ampliato il proprio stabilimento grazie ad un finanziamento di 10 milioni di euro ottenuti dalla Regione Puglia, in cambio dell’impegno di assumere 35 persone.
Ora, c’è la crisi dell’industria automobilistica (nonostante il governo italiano abbia ampiamente foraggiato il
settore, mediante il sistema degli incentivi alla rottamazione, che è una tecnica di finanziamento camuffato) e la società lussemburghese non soltanto non sta mantenendo l’impegno delle 35 assunzioni ma sta mettendo incassa integrazione 106 dipendenti su un totale di 126.
La Regione ha già versato 5 milioni di euro, e ne deve versare altrettanti; solo che la Nardò Technical Center non ha mantenuto i propri impegni, non sappiamo se per cause di forza maggiore o per scelte aziendali (la
crisi del settore non credo proprio che fermi la ricerca), e dunque sarebbe ridicolo se la Regione continuasse a versare il denaro pubblico ad una società che sta per chiudere. Quelle risorse vengano piuttosto utilizzate per sollevare le condizioni dei cassintegrati. E per le stesse ragioni ed allo stesso modo
potrebbero essere utilizzati, come chiede la Fim Cisl, i fondi destinati all’Info-point che la Provincia di Lecce intende attivare all’interno dello stabilimento.

Danio

venerdì 19 giugno 2009

LETTERA AL GOVERNATORE

L’altro giorno ero a Copertino, al comizio di chiusura della
campagna elettorale ,
stavi sul palco e sotto c'era un manifesto elettorale con dei simboli e tra questi figuravano insieme ai nostri di Sinistra per il Salento e Movimento per la Sinistra anche l'Udc e Io sud di Adriana Poli Bortone e Casini.
noi di Nardò e Galatone abbiamo fatto tutta la campagna elettorale, prendendo un risulato discreto, con pochi mezzi finanziari a nostra disposizione, anche contro quell'Udc che a Galatone aveva candidati, imprenditori disonesti, politicanti da 4 soldi e farabutti che hanno fatto i milioni con gli appalti, sfruttando la gente, i lavoratori, prendendo migliaia di voti e pagando 100 euro a cranio il voto dei giovani, lo so perchè hanno contattato anche mio figlio che ha vent'anni.
Ha buttato tanti di quei soldi che tu neanche ti puoi immaginare, mentre io non ho potuto dare a Vinicio De Vito neanche 10 euro perchè il mio stipendio di infermiere dopo 25 anni di servizio non mi permette di potermi fare un manifesto, come di comprarmi un paio di scarpe nuove da diversi anni. Ti pare giusto?

E tu a Copertino ci veni a dire che va bene così se la coalizione si allarga?

Ma perchè ci hai fatto questo?
Tanto lo so che neanche questa volta mi/ci risponderai, però voglio dirti lo stesso cosa stiamo passando in queste ore e perchè a casa mia in 5 domenica non andremo neanche a votare.
Una Loredana Capone che fa accordi con i fascisti e tu che fai? Li benedici? No, non ci sto.

No Nichi, questo non dovevi farcelo.
Stai attento a casini e alla poli, ti hanno gridato in coro i ragazzi di Nardò che ti hanno sostenuto e oggi non so.....

Proprio quella Poli che qualche sera prima in quella stessa piazza ti ha chiamato in senso dispregiativo e deridendoti "il solito poeta" ....

Attento Nichi noi ti abbiamo votato e voluto bene - anche se sono due anni che chiedo di parlarti come rappresentante sindacale, venire alla regione e nessuno mi risponde- ti abbiamo votato da sempre e forse non è bastato se adesso vuoi "allargare" ad altri la coalzione. il solito esperimento d'alemiano che ha sempre portato guai alla sinistra.

Però almeno noi siamo stati sinceri, altri lo saranno?
Lo sai che la Poli punta alla presidenza della regione l'anno venturo?

Ma tanto so anche che questo è uno sfogo e non potrai mai rispondermi/ci impegnati come sei.

Tuo compagno da sempre

Maurizio Maccagnano

Blogger perde il diritto all’anonimato


Questa la sentenza della Corte Suprema britannica che ha rifiutato di proteggere l’identità di un giovane ufficiale di polizia impegnato attivamente online come blogger anonimo. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo squotendo non solo il Regno Unito.
Il 45 enne Richard Horton, come spiegato dal Times, era autore del blog, attualmente sospeso , NightJack, attraverso il quale Horton rivelava aneddoti e particolari inerenti le indagini svolte dalla polizia, talvolta criticandone le metodologie.

Con i suoi oltre mezzo milione di visite settimanali, il blog si è aggiudicato, l’aprile scorso, l’Orwell Prize per la scrittura politica. Quando il giornalista del Times ha svelato la vera identità del blogger, questi l’ha denunciato, sottolineando l’importanza di rrimanere assolutamente anonimo per non incorrere in sanzioni disciplinari.

Secondo il giudice al quale è stato affidato il caso, poichè il blog non è considerata un’attività privata, non sussistono validi motivi per poter rimanere anonimi ed è anzi un preciso diritto dei cittadini poter conoscere l’identità di colui che ha scelto di criticare pubblicamente l’attività di polizia.

Cosa ne pensate? I popolari diari online che ad esempio in questi giorni, insieme a Twitter, danno voce alla protesta verde di Teheran, sono più efficaci se anonimi? Se fossero costretti a rivelare la propria identità i blogger sarebbero più cauti? Celare il proprio nome aiuta a denunciare scandali o intorbida le acque lasciando spazio alla disinformazione?