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mercoledì 2 febbraio 2011

CHE IL BALLO ABBIA INIZIO!!!!!!!!!!!


Il popolo delle libertà ha iniziato la campagna elettorale, ed è così che è giunta in redazione una mail con un bel comunicato firmato PDL Nardò.
I giovanotti del popolo delle libertà (negate)invitano la cittadinanza ad accorrere numerosa nella nuovissima sede per risolvere i complicatissimi problemi della città.
A dare sostegno e a venire in nostro soccorso, ogni sabato, ci sarà l'on. Baldassarre che come babbo natale è pronto ad esaudire qualsiasi desiderio.

Vi riporto di seguito il comunicato


Il POPOLO della LIBERTA’ – NARDO’

Rialzati Nardò!


Il Comitato Organizzativo del PDL, presieduto dal commissario cittadino on. Raffaele Baldassare, sta costruendo, intorno al Popolo della Libertà, una squadra di uomini e donne coesa e compatta, tale da permettere al Partito di ribadire la propria leadership nello scenario politico cittadino.
Per poter garantire una Amministrazione forte e stabile alla nostra Città abbiamo sottoscritto un patto d’onore con Partiti, Associazioni e Movimenti che riconoscono la bontà di un progetto comune. Assieme a questi amici stiamo valutando la possibilità di far convergere intorno ad una proposta condivisa anche gli altri soggetti politici che, naturalmente, intendano lavorare assieme a noi per il bene della nostra Comunità.
Ai tanti che desiderano sostenere il PdL ed il centrodestra in questa intesa per Nardò chiediamo coerenza e vivo senso di appartenenza sia all’area politico-amministrativa sia al progetto per Nardò. Nessuna idea sarà preclusa, anzi ognuno potrà e dovrà sentirsi protagonista, ora fornendo il proprio apporto intorno ad un tavolo e domani dagli scranni dell’Amministrazione Comunale.
Oggi più che mai è necessario l’aiuto dei tanti Concittadini che si riconoscono negli ideali del PdL.
Noi desideriamo conoscere le vostre idee e i vostri suggerimenti affinché il programma che la prossima Amministrazione Comunale si appresterà a realizzare non sia una semplice esercitazione stilistica, ma l’effettiva sottoscrizione delle volontà dei tanti Cittadini che si riconoscono nella squadra del centrodestra.
Affinché il nostro sogno di costruire una Città degna di chiamarsi Nardò in cui il Bene Comune sia guida e ispirazione possa realizzarsi è benaccetta e assai gradita la collaborazione dei tanti autentici appassionati alla nostra Città che invitiamo nella nuova sede in via De Gasperi.
Ogni sabato delle 17,00 alle 20,00 l’on. Raffaele Baldassarre sarà a disposizione degli amici che vorranno condividere con noi il proprio impegno per rimettere in piedi Nardò.

Un caldo e cordiale abbraccio a tutti i Neretini di buona volontà!


Nardò, 02 Febbraio 2011


il Popolo della Libertà - Nardò

"Classi solo per i fiorentini". La prof simula le leggi razziali

Voleva far sentire ai suoi ragazzi come la Storia possa bruciare ancora sulla pelle. Così l’altra mattina, giovedì, la giornata della Memoria, la prof è entrata in classe e ha detto: "È arrivata una circolare che un po’ mi preoccupa: entro il 15 di febbraio ciascuno di voi deve portare il certificato di nascita e di residenza". Perché? A cosa serve? Si sono insospettiti fra i banchi. E la professoressa: "Non so se sia per il federalismo o cosa, ma pare che il ministero non paghi più la scuola se non siete nati a Firenze e se non sono prevalentemente nati a Firenze anche i vostri genitori e i vostri nonni. Ci faranno finire l’anno e poi ciascuno di voi deve tornare nei Paesi di provenienza della famiglia...». Sconcerto fra i banchi, del liceo artistico di Porta Romana. «E’ uno scherzo?» e la professoressa Marzia Gentilini seria: «No affatto, vale anche per noi insegnanti. Io dovrò tornare in Emilia Romagna». Stava simulando in classe le leggi razziali del 1938.

Dall’incredulità alla rabbia: «Ma prof, allora io devo tornare in Cina?». «E io in Eritrea dove non conosco nessuno?», «E io a Napoli?». Uno ha posto un problema: «Mio nonno è Piemontese e mia nonna è nata in Calabria: io dove dovrei andare?». Qualcuno ha cominciato a credere di non essere più in una democrazia, qualcuno si è messo a piangere, qualcuno ha abbracciato il compagno in lacrime e gli ha fatto coraggio: «Anche mio nonno è di Napoli, ti ospito a casa mia». Dalle prime file hanno lanciato accuse di razzismo: «Una circolare così è ingiusta, ribelliamoci». Qualcuno ha sospettato: «Prof possibile che la tv non abbia detto niente?». E i giornali? e internet? Lei ha preso in mano un foglio, fingendo fosse una circolare: «è scritto qui».

La simulazione è durata meno di mezz’ora, poi l’insegnante ha svelato il senso di quella strana lezione: «Ragazzi, è andata più o meno così, un po’ di anni fa, in Italia, quando sono state applicate le leggi razziali...adesso forse lo capite meglio».
«Quell’insegnante ha avuto un’idea geniale la promuove l’assessore all’istruzione di Palazzo Vecchio, Rosa Maria De Giorgi mi piacerebbe incontrarla. La giornata della Memoria non deve essere un appuntamento rituale che si ferma a una pagina di un libro. La professoressa del liceo ha trovato la strada migliore per bucare lo schermo e attirare l’attenzione dei ragazzi, ha fatto indossare loro la follia di quel momento storico». Infatti è stato uno shock. Una vertigine. Le lacrime di qualche alunno raccontano meglio delle parole, il dolore, la paura, la solitudine, il muro che si alza quando ti mandano via dal tuo mondo.

Fonte: Repubblica Firenze
da Antifa

Lettera di minacce alla Boccassini: "Morirai in un rogo, rosso come la tua toga"


"Morirai in un rogo - un fuoco rosso - come la tua toga". Una lettera di minacce rivolta al pm di Milano Ilda Boccassini è stata recapitata ieri mattina alla redazione del 'Resto del Carlino' a Bologna. Il documento, scritto a mano su un foglio quadrettato, era contenuto in una busta rossa smistata il 28 gennaio al Centro meccanizzato postale (Cmp) del capoluogo emiliano.
Il plico era privo di mittente e la lettera, non firmata, aveva un'intestazione scritta in stampatello: Fuan, come il movimento universitario del vecchio Msi. Sull'attrobuzione molta cautela da parte degli investigatori della Digos, che hanno sequestrato il materiale.

''La Boccassini deve morire''. ''Farai una brutta fine - scrive l'anonimo - Morirai in un rogo - un fuoco rosso - come la tua toga''. Le minacce sono accompagnate da insulti e non ci sono riferimenti alla vicenda Ruby e al fascicolo che vede indagato il premier Silvio Berlusconi, di cui la Boccassini si sta occupando assieme ad altri colleghi della Procura milanese.

Fonte: Repubblica Bologna
da Antifa

martedì 1 febbraio 2011

BOB MARLEY - RAT RACE



BOB MARLEY - RAT RACE

Ah! Ya too rude
Oh what a rat race
Oh what a rat race
This is the rat race
Some a lawful, some a bastard
Some a jacket
Oh, what a rat race, rat race
Some a gorgan, some a hooligan
Some a guine-gog
In this rat race, yeah!
Rat race
I'm singing
When the cats away
The mice will play
Political violence fill ya city
Yea-ah!
Don't involve rasta in your say
Say
Rasta don't work for no C.I.A.
Rat race, rat race, rat race
When you think is peace and safety
A sudden dastruction
Collective security for surety
Yeah!
Don't forget your history
Know your destiny
In the abundance of water
The fool is thirsty
Rat race, rat race, rat race
Oh it's a disgrace to see the
Human race in a rat race, rat race
You got the horse race
You got the dog race
You got the human race
But this is a rat race, rat race

TRADUZIONE

Ah! Troppo violento
Oh, che corsa di topi
Oh, che corsa di topi
Questa è la corsa dei topi
Alcuni perbene, alcuni bastardi
Alcuni mascherati
Oh, che corsa di topi, corsa di topi
Alcuni mostruosi, alcuni banditi
Alcuni provocatori
In questa corsa di topi, si!
Corsa di topi
Sto cantando
Quando il gatto non c'è
I topi ballano
La violenza politica riempie la città
Sì!
Non coinvolgete i rasta nelle vostre chiacchiere
Chiacchiere
I rasta non lavorano per la CIA
Corsa di topi, corsa di topi, corsa di topi
Quando pensi sia tutto pace e sicurezza
Un'improvvisa distruzione
Sicurezza collettiva quale certezza
Si!
Non scordate la vostra storia
Conoscete il vostro destino
Quando l'acqua abbonda
Lo stupido è assetato
Corsa di topi, corsa di topi, corsa di topi
Oh, è una disgrazia vedere la
Razza umana in una corsa di topi, corsa di topi
C'è la corsa dei cavalli
C'è la corsa dei cani
C'è la corsa degli uomini
Ma questa è una corsa dì topi, corsa di topi

Parma - BiOsteria. Per una riconversione ecologica degli spazi sociali.

Apre la BiOsteria della Casa Cantoniera Autogestita

La Biosteria non è una normale trattoria ma un progetto ambizioso per cambiare il mondo partendo da noi stessi!

Avreste mai creduto che un piatto potesse parlare, raccontare di sè, dei suoi ingredienti, delle sue origini e dei suoi viaggi, fino a narrarvi il suo ingresso all’interno di un’osteria o meglio della BiOsteria?
Avreste mai creduto che all’interno dei centri sociali, da sempre luoghi di sperimentazione collettiva di nuove pratiche politiche, spazi di incontro tra donne e uomini uniti dal desiderio di trasformare il mondo, la nascita di un’osteria potesse parlarci direttamente della volontà di costruire un alternativo modo di vivere e quindi di consumare?
Avreste mai creduto che nel tempo della vita messa al lavoro, mercificata e depauperata dalla precarietà, un piatto potesse disegnare concretamente un orizzonte di sottrazione allo sfruttamento?
Avreste mai pensato, che le relazioni tra individui, sempre più confinate nei luoghi che creano profitti privati, riuscissero a trovare nei centri sociali un nuovo luogo dove realizzarsi liberamente attorno ad un tavolo, attraverso la condivisione di cibi e bevande?
Se a tutto ciò non avreste mai creduto, è arrivato il tempo di conoscere la BiOsteria, di assaggiare i suoi piatti, di condividerne il percorso, convinti che sperimentando nuove strade, il desiderio di trasformazione del mondo e delle nostre vite possa divenire realtà.
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Le produzioni agricole e l’alimentazione nel contesto della crisi globale
La crisi non colpisce solo il nostro presente ma annebbia anche il nostro futuro rendendolo incerto su molti piani del nostro essere. Assumendo il dato che tale crisi è endemica e colpisce in primo luogo l’economia, vediamo i suoi risvolti più cruenti abbattersi sulle produzioni agricole e sulla catena alimentare: l’aumento dei prezzi alimentari di prima necessità è sotto gli occhi di tutto il globo. Ciò è dovuto a diversi fattori, in primis l’aumento dei costi energetici e la crescita della classe media nei paesi in via di sviluppo (Cina, Brasile e India). Questo ha incrementato la domanda di proteine animali, la cui produzione, nei grandi allevamenti zootecnici, richiede grandi quantità di cereali. Come se non bastasse i paesi “ricchi” aggravano questa situazione finanziando la produzione di biocarburanti, paventando in essa una soluzione all’inquinamento provocato dall’utilizzo dei vecchi carburanti di derivazione fossile, quali petrolio e carbone. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, la produzione di etanolo derivato dal mais negli Stati Uniti ha contribuito perlomeno all’aumento del 50% della domanda di mais a livello mondiale negli ultimi tre anni. Ciò ha fatto salire il prezzo del mais. È aumentato il prezzo dei mangimi e anche quello di altre colture, soprattutto semi di soia. Tutto ciò compromettendo la stabilità sociale ed economica di paesi che vivono il ricatto di tali scelte di produzione. E’ anche da qui che nascono le rivolte popolari che proprio in questi giorni interessano parti sempre più estese del pianeta.
Bios e Osteria. Per una nuova pratica politica.
La scelta di sperimentare una Bio-Osteria nella Casa Cantoniera Autogestita di Parma avviene inevitabilmente in continuità con tutti i progetti e le attività svolte all’interno dello spazio sociale. Evidente è la sua stretta connessione con il G.A.S. (gruppo di acquisto solidale) che vive all’interno del centro da anni, e soprattutto con la ” Mercatiniera” un mercato delle genuine autoproduzioni, che coinvolge i produttori agricoli delle campagne intorno alla città di Parma. Il mercato è l’esperimento concreto di un nuovo modello di produzione, di consumo consapevole e sostenibile che aggiunge valore in termini di analisi e pratiche reali alla riconversione in un modello di vita alternativa, rispettosa dell’ambiente e continuamente in relazione con esso.
Ma è anche un terreno concreto su cui costruire una riconnessione sociale tra città e campagna , tra spazio urbano e spazio agricolo, tra due modi diversi di intendere il rapporto dell’uomo con la natura, con due mondi che devono entrare in relazione per rivendicare insieme nuove forme di giustizia, sia ambientale che sociale.
E’ partendo dall’utilizzo di un linguaggio capace di consegnare a tutti l’idea della sfida in atto che abbiamo scelto il termine “biosteria”.
Bios una parola in grado di raccontare la complessità sia della vita messa a lavoro, continuamente sfruttata e espropriata dalla violenza capitalistica ma soprattutto in grado di narrare il desiderio di sottrazione dei corpi e delle intelligenze collettive a tale meccanismo.
Una parola che ci rimanda immediatamente alle relazioni della vita umana con le altre forme di vita, con la natura, con la necessaria responsabilità di difendere l’ambiente dallo sfruttamento, le risorse naturali dalla privatizzazione.
Innestare la parola bios in quella osteria è la nostra prima sfida.
L’osteria non è altro che quel luogo pubblico dove si mesce il vino e si consumano i pasti. Un luogo pubblico, e non privato, dove le persone si incontrano, si conoscono, condividono del tempo, si innamorano. Costruiscono la socialità, quell’intensa rete di relazioni che dà vita alle comunità, rompendo la monotonia dell’individualismo e conferendo senso alla propria esistenza, mai solitaria ma sempre in rete con le altre.
Ma l’osteria è soprattutto un luogo che ci racconta anche la specificità della nostra storia, quella di popolazioni che attorno a questi luoghi comuni hanno costruito un modo di essere, narrato le vicende, inventato le rivoluzioni.
Km Zero, Rifiuti Zero, Inquinamento Zero
La BiOsteria costruisce pratiche che devono necessariamente divenire COMUNI come l’utilizzo di materie prime senza filiera (km 0), il non utilizzo di packaging, la promozione di un’agricoltura naturale, la trasformazione di alimenti nel pieno rispetto delle materie prime e della stagionalità degli alimenti, il tutto correlato da una corretta gestione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, l’abolizione di bicchieri e stoviglie usa e getta e il compostaggio dei rifiuti organici. Tutti accorgimenti che uniti alla prossima realizzazione di pannelli solari, fotovoltaici e termici, realizzeranno una vera e propria BiOsteria ad impatto zero.
Sfruttamento Zero. Reddito e valore sociale del lavoro.
Il progetto della BiOsteria non solo intende costruire un nuovo rapporto con l’ambiente, partendo dalla necessità di rispettarlo e di inventare buone pratiche che ne valorizzino le risorse naturali, entrando in relazione con un mercato alternativo di prodotti naturali e con il g.a.s., ma si assume anche la responsabilità di indagare il rapporto con le forme contemporanee di lavoro.
E’ innegabile che per produrre un qualsiasi bene, sia esso materiale o immateriale, è necessario sviluppare saperi, metterli a verifica nel processo produttivo e confrontarsi con l’elemento che è alla base di tale operazione, ovvero la fatica. E’ altrettanto vero che nel contesto attuale, quello prodotto dalla crisi globale, assistiamo alla riduzione in schiavitù di fasce sempre più estese di popolazione, che con il divenire precario del lavoro, vedono le proprie condizioni materiali di vita raggiungere i livelli di povertà. Il continuo ricatto a cui le generazioni precarie sono costrette ci segnalano la necessità di riprendere in mano la parola lavoro e conferirle un nuovo significato in grado di riconoscere la dignità attraverso nuovi diritti.
Nella BiOsteria vogliamo affrontare il nodo del lavoro riconoscendo il suo valore sociale e facendo i conti con la costruzione di forme di reddito che sottraggano la vita allo sfruttamento. Alla base di tale pratica assumiamo come prioritario sovvertire il meccanismo classico che determina i rapporti tra produttore e consumatore.
Immaginare tale rapporto come uno scambio paritario e quindi non più nell’ottica del profitto privato (elevati prezzi al consumo e continua riduzione dei costi di produzione) ci consegna la possibilità di scambiare conoscenze attraverso la trasformazione di materie prime naturali e di produrre autoreddito grazie a chi usufruisce di tale scambio.
Pratiche territoriali per un comune ecologico
Occorre riportare la centralità su una discussione politica incentrata su un nuovo modello di sviluppo e produzione che non rispecchi più i dettami di un capitalismo ormai messo in totale crisi dal suo stesso essere. Ri-pensiamo la concezione ecologica non più solo come una forma di resistenza alle politiche liberiste che hanno dimostrato il loro fallimento, aumentando le differenze sociali e negando a popolazioni intere la propria sovranità alimentare, ma anche con la capacità di intendere l’ecologia come un nuovo paradigma di COMUNE, reale e sostenibile, raggiungibile solo grazie ad una reale riconversione dei sistemi di produzione in termini di rispetto ambientale e sociale.
Per questo crediamo fermamente che oggi una lotta territoriale dal basso possa realmente cambiare le carte in tavola a livello globale.
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Ogni venerdì e sabato sera
solo su prenotazione
chiamare entro il giovedì per consentire alla BiOsteria di reperire i prodotti naturali.

Menù fisso a 15 euro
elaborato per rispettare la stagionalità dei prodotti
con antipasto, primo, secondo, contorni, vino e caffè
per carnivori, vegetariani e vegani (specificare le esigenze al momento della prenotazione!)

Per info e prenotazioni:
3206466309
3333467642

da GlobalProject.org

lunedì 31 gennaio 2011

Dopo la Tunisia,l’Albania, l’Algeria e l’Egitto forse passando per la Libia toccherà all’Iran “La guerra è vicina”


di Marco Barone da Reset-Italia
Vorrei tanto poter credere nella spontaneità di queste rivolte. Vorrei tanto credere nelle rivolte libere ed incondizionate del popolo, che dopo anni ed anni di dittatura, anche tollerata da forze straniere amiche come gli Usa, ora così all’improvviso esplodono in un senso di rabbia che comporterà morti, distruzione e falsa libertà.
Ho la netta sensazione, vista anche la tempistica che caratterizza questi episodi di rivolta, che esiste una sola regia internazionale governata dai servizi americani/israeliani.
E’ in corso operazione accerchiamento. Vedi Tunisia, Algeria ed Egitto.
Ed ecco che in Libia succede che il governo ha abolito tutte le tasse che gravano sul prezzo dei beni alimentari in vendita nel paese. “Questa misura – si legge in una nota diffusa dal governo – ha come obiettivo quello di impedire che il paese risenta dell’aumento del prezzo di questi prodotti causato dalla crisi economia mondiale”.
La Libia cosi’ in via di apparenza non avrebbe motivi per subire una rivolta popolare guidata e voluta da altri interessi che condurranno al non lontano Iran.
Si specula sulla sofferenza del popolo, vi saranno e vi sono vittime sacrificali non per la democrazia e la libertà ma per rafforzare gli interessi di Israele e dell’Arabia, che vogliono colpire l’Iran il prima possibile.
Ed allora ecco una dietro l’altra rivolte nate dal nulla, nate su elementi che incidono direttamente sul grado minimo di sopravvivenza come il costo del cibo, ed il gioco è fatto.
Mirhoussein Mousavi, principale oppositore del governo di Ahmadinejad ha dato il suo appoggio alle manifestazioni egiziane. Sul suo sito web collega gli ultimi eventi in Egitto e Tunisia a quel giugno del 2009 quando gli iraniani per le strade di Teheran chiedevano “Dov‘è il mio voto?” e ammonisce il regime, questo è il tuo futuro.
Mousawi che per quello che è dato comprendere non è ad oggi raggiungibile. Probabilmente lo sarà nel momento in cui la rivolta partirà anche in Iran, nel momento in cui dovrà prendere il potere su volontà indotta dal popolo e su totale ed integrale indirizzo americano ed israeliano.

WIKILEAKS, sostiene che gli Stati Uniti, pur appoggiando in Egitto il governo alleato di Hosni Mubarak, da almeno tre anni sostengono segretamente alcuni dissidenti che sarebbero dietro la rivolta di piazza di questi giorni come parte di un piano per favorire un «cambio di regime» in senso democratico al Cairo nel 2011.
Mubarak è stato difeso fino all’ultimo secondo, da Obama, ciò dovevano farlo e lo hanno fatto per celare il loro diretto coinvolgimento in tale operazione.
Ora direte ma perchè tutto ciò e anche coinvolgendo un governo amico come quello di Mubarak?
Io credo che il tutto è stato programmato nel corso del tempo e studiato nei minimi particolari per
provocare rivolte popolari, sovvertire ordini non democratici con finti governi democratici protetti direttamente dagli Usa ed Israele, far incrementare il senso di precarietà nel popolo e nel mondo affinchè queste rivolte possano nascere ed affermarsi in via inevitabile in Iran.
Quale miglior intervento in Iran se non tramite una rivolta popolare che segue rivolte come quella tunisina o egiziana? Mubarak può essere sacrificato, probabilmente troverà, guarda caso, ospitalità in Inghilterra, si insedierà governo manovrato da forze amiche e da uomini di fiducia degli Usa utilizzando e sfruttando
Mohammed ElBaradei e uomini fedeli alla causa di Stato.

La rivolta albanese, che territorialmente si colloca in zona distante dall’Egitto, Algeria, Tunisia e probabilmente Libia, Libia ad alto rischio a questo punto di rivolta indotta popolare, è nata forse per colpire un premier comunista, forse per conferire la sensazione che in una certa area del mondo, non molto distante dall’Iran, si verificano rivolte popolari; rivolte popolari apparentemente libere, libere di cambiare i governi, di demolire le dittature,e se ciò succede alle porte dell’Europa ed in un paese che è membro della Nato, allora perchè ciò non può accadere in Iran?

Che sia ben chiaro con ciò non voglio difendere le dittature,anzi, ma credo che sia necessario riflettere su alcuni eventi, sulla tempistica, le coincidenze non esistono. Il tempo anche in questo caso conferirà ogni risposta utile, voglio esser il primo a credere nella spontaneità di queste rivolte, ma ho forti dubbi e molte perplessità che lo siano pienamente ed integralmente.
Ho la sensazione che dietro queste operazioni si celi una sola mano, che vi sia una sola regia internazionale con l’unico scopo di proteggere Israele e le sue bombe atomiche, e colpire l’Iran e le sue centrali nucleari.
Soliti giochi di potere, ma con molte vittime reali, tante vittime sacrificali nel nome del loro Sistema di governo del potere mondiale.

http://baronemarco.blogspot.com/

sabato 29 gennaio 2011

venerdì 28 gennaio 2011

Gioia e Rivoluzione: quando la lotta deve partire dagli intellettuali e dagli artisti


di Fernando Bassoli
Prendo spunto, per il titolo di questo articolo, da una bellissima canzone degli Area, che, nella formidabile interpretazione di Demetrio Stratos, segnò un’epoca per certi versi simile alla nostra.

Stratos, che la cantava nell’ormai lontano 1975, preparando la strada a una generazione di intellettuali impegnati, cercava di spiegare che la vera rivoluzione doveva passare, prima di tutto, attraverso le arti.

Nel caso specifico di “Gioia e Rivoluzione”, il “mitra” da utilizzare per sensibilizzare i potenti era rappresentato da un contrabbasso, ma, a pensarci bene, le armi utilizzate per lottare per costruire un mondo migliore potrebbero essere anche il pennello di un pittore o la penna di uno scrittore, lo scatto particolarmente ispirato di un fotografo o il pezzo illuminante di un giornalista libero di scrivere/dire quello che pensa. Perché tutto ciò che riusciamo a fare con passione estrema è una forma d’arte. E se tutti noi siamo arrabbiati e, invece di restare con le mani in mano, cerchiamo di fare qualcosa di utile e concreto, allora iniziano tempi complicati per chi deve amministrare il potere e non lo fa nel migliore dei modi.

Purtroppo stiamo vivendo in un periodo davvero buio per la nostra società, un periodo di decadenza insopportabile e per alcuni aspetti incomprensibile, proprio nell’anno dell’anniversario numero 150 dell’unità nazionale. “Come abbiamo fatto a ridurci così?” viene da domandarsi.

Nell’epoca delle escort di Stato (non è importante sapere se i rapporti venissero consumati o meno), dove viene messa in discussione perfino la Magistratura, l’idea di un’Italia della quale andare orgogliosi, intesa come patria del diritto e culla di una cultura ispiratrice di valori e nobili ideali, è solo un ricordo sbiadito.

UN DISAGIO DIFFUSO - Come diceva Giorgio Gaber nella canzone “Io non mi sento Italiano” oggi, nel 2011, ci sentiamo paradossalmente stranieri in un Paese che dovremmo invece sentire profondamente nostro. Perché non ci riconosciamo più in chi ci amministra e dovrebbe dare l’esempio. Queste persone ci fanno schifo. Vi pare poco?

Il problema è che l’Italia è diventata una Nazione ridicola, derisa dalla stampa di tutto il mondo, impantanata in una situazione assurda, patetica, sulla quale è superfluo soffermarsi, dato che andiamo sostenendo le medesime cose da anni.

Una cosa è comunque certa: per smuovere le acque serve un cambiamento drastico, radicale, cioè le dimissioni di Silvio Berlusconi. Perché a questo punto è difficile accettare il suo morboso attaccamento alla poltrona di premier, neanche fosse questione di vita o di morte. In questo modo – dimettendosi – uscirebbe di scena con un minimo di dignità, come fece Marrazzo, travolto dallo scandalo-trans mentre occupava l’importante incarico di Presidente della Regione Lazio, mica pizza e fichi. Perché così non si può andare avanti. È vero che nell’immediato non esistono alternative valide – sono il primo a denunciarlo da tempo -, ma questo non vuol dire che Berlusconi debba rimanere inchiodato a quella prestigiosa ed evidentemente comoda poltrona, nonostante mezza Italia non lo voglia più al Governo.

IL DOVERE DI LOTTARE - Se non dovesse liberarci della sua presenza, le soluzioni che ci rimangono sono davvero poche. Le elezioni, certo: è da lì che si deve ripartire. Ma serve anche una sorta di rivoluzione culturale, guidata con intelligenza da intellettuali e artisti illuminati (ci sono, ci sono), perché è necessario recuperare la capacità di scuotere le coscienze addormentate di cittadini sempre più sudditi, stanchi, vinti da un pesante fardello di problematiche infinite che hanno fatto perdere pazienza e lucidità ai più.

A volte chi cerca di cambiare qualcosa in maniera non violenta attraverso la propria arte e le proprie provocazioni viene ostacolato o addirittura censurato, perché scomodo, perché rema contro questa postdemocrazia anomala e strampalata in cui i furbetti la fanno sempre franca. Ma non importa, bisogna insistere perché, come ci insegnarono i Latini, la goccia scava la roccia.

A rigor di logica, alla luce degli ultimi avvenimenti, davvero penosi, la tanto amata poltrona del Premier sarebbe già dovuta essere di qualcun altro.

Un’intera generazione di politici impresentabili ci ha rovinato il futuro, lo sappiamo tutti. Non resta che continuare a portare nel profondo del cuore la voglia di cambiare – in meglio! – questo stato di cose.

Sarà la storia a dirci come e da chi ripartire per fare rinascere questo povero Paese dalle proprie ceneri, come l’araba fenice.

da Reset-Italia

Svuota bugie

di Carmelo Musumeci
“Se vuoi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche voi.” (Matteo 6,14)

Il provvidimento “svuotacarceri” che permette, solo a chi è stato condannato per alcuni reati, di scontare l’ultimo anno di pena agli arresti domiciliare non sta funzionando e i carceri continuano a riempirsi di “pattumiera sociale”.
Eppure verso questa legge i soliti politici, per consensi elettorali, avevano sparato le solite bugie: “ Indulto mascherato “.
E i soliti giornalisti, uno per tutti, Travaglio, che hanno costruito carriere con “ Tutti dentro” avevano abbaiato le solite menzogne: “Indulto insulto”.
Pretendere che extracomunitari, barboni, tossicodipendenti, emarginati, che sono la maggioranza della popolazione detenuta in Italia, scontino fino all’ultimo giorno di galera è follia.
Ricordo a questi politici e giornalisti che probabilmente molte di queste persone, anche se colpevoli e con fedina penale sporca, hanno ancora l’anima pulita.
Il modo con il quale uno Stato di diritto si comporta con i delinquenti dimostra s’è migliore o peggiore di loro.
Ricordo a questi politici e giornalisti che si può essere violenti anche con le buone maniere, soprattutto quando lo si fa per avere l’opinione pubblica dalla propria parte.
Il carcere così com’è, invece di recuperare, esclude ed emargina e fa uscire persone ancora peggiori di come sono entrate.
Ricordo ai forcaioli di destra, di sinistra e di centro che nel detenuto bisogna fare emergere la colpa e non la sofferenza, perché la colpa ti fa diventare colpevole, invece la sofferenza ti fa diventare innocente.
Ricordo alle vittime dei reati che la giustizia come vendetta genera odio e male, invece la giustizia come verità genera amore e perdono per gli altri e per se stessi.
Ci sono persone “buone” che pensano di essere persone perbene, perché non uccidono e non rubano, ma non sanno, o fanno finta di non sapere, che si può rubare in tanti modi.
Si può uccidere la speranza, si può rubare il futuro e si può fingere di essere onesti per continuare a essere cattivi.
Ricordo agli uomini di buona volontà che il colpevole, il cattivo, il criminale per cambiare e guarire ha bisogno di aiuto, passione, amore sociale e non di sofferenza, isolamento, sbarre e cemento armato.
Ricordo a tutti che per svuotare le carceri bisogna svuotare soprattutto il proprio cuore dall’odio.

Carmelo Musumeci
Spoleto, gennaio 2011

VASCO ROSSI - C'E' CHI DICE NO



VASCO ROSSI - C'E' CHI DICE NO

C'È QUALCOSA...
CHE NON VA
IN QUESTO "CIELO"
C'È QUALCUNO...
CHE NON SA
PIÙ CHE ORE SONO!

C'È CHI DICE QUA
C'È CHI DICE LÀ
IO...NON MI MUOVO!

C'È CHI DICE QUA
C'È CHI DICE LÀ
IO NON CI SONO!

TANTA GENTE È CONVINTA CHE CI SIA NELL'ALDILÀ...
QUALCHE COSA...CHISSÀ?!...
QUANTA GENTE COMUNQUE CI SARÀ...
CHE SI ACCONTENTERÀ!!!

C'È QUALCUNO....
CHE NON SA....
....PIÙ COS'È UN UOMO

C'È QUALCUNO
CHE NON HA...
....RISPETTO PER NESSUNO!!!

C'È CHI DICE NO
C'È CHI DICE NO
IO NON CI SONO

C'È CHI DICE NO
C'È CHI DICE NO
IO NON MI MUOVO

TANTA GENTE È CONVINTA CHE CI SIA NELL'ALDILÀ...
QUALCHE COSA...CHISSÀ?!...
QUANTA GENTE COMUNQUE CI SARÀ...
CHE SI ACCONTENTERÀ!!!

SOLIDARIETA' con i 300 lavoratori immigrati che in Grecia fanno lo sciopero della fame dal 25 gennaio


Mettono a repentaglio la loro vita per una vita più umana!

300 immigrati hanno cominciato martedì 25 gennaio lo sciopero della fame ad Atene e Salonicco rivendicando la regolarizzazione sia per se stessi sia per tutti gli immigrati che vivono e lavorano in questo paese senza documenti in regola e senza diritti, affrontando quotidianamente ipersfruttamento, umilia­zioni e l’espulsione.

La loro lotta è giusta, un urlo di dignità e di umanità contro i muri della ver­go­gna che si innalzano alle frontiere e ai ghetti che si costruiscono nelle città, contro la prepotenza dei datori di lavoro e la violenza della polizia, contro il terrorismo fascista e razzista.

Gli immigrati e le immigrate non vengono qui per turismo o per arricchirsi, ci vengono per sfuggire alla povertà, alle guerre, alle dittature, al saccheggio dei loro paesi e delle loro terre da parte delle multinazionali, del Fondo Monetario Internazionale e dei potenti stati capitalistici. Hanno diritto alla vita e, oltre ai capitali, alle merci e agli eserciti, hanno anche loro diritto, come persone, alla libertà di circolazione.

Operai greci e immigrati uniti! Diritto di asilo

Il governo greco, nell’ambito della politica anti-immigrazione dell’Unione Eu­ro­pea e dell’Europa-fortezza, lancia un nuovo attacco contro gli immigrati e i profughi costruendo il muro a Evros, compiendo ogni giorno retate e centinaia di espulsioni, abolendo sostanzialmente l’asilo politico, presen­ta­n­do gli im­mi­grati e i profughi come pericolosi invasori. Questo governo, che partecipava e partecipa alle invasioni imperialistiche in Iraq e in Afghanistan e che dà il suo sostegno allo stato-terrorista di Israele, rifiuta di dare il diritto di asilo ai profughi iracheni, afgani e palestinesi.

È lo stesso governo che ha dichiarato guerra contro la società, il quale calpesta e distrugge i diritti dei lavoratori, assistenziali, previdenziali e sociali, il quale condanna alla povertà e all’insicurezza milioni di lavoratori greci, disoccupati e pensionati. Con il suo attacco contro gli immigrati vuole volgere i lavoratori greci contro i lavoratori stranieri, allo scopo di dividerci e terrorizzarci per poter continuare indisturbato a saccheggiare la vita di tutti noi.

Nessuna vita è clandestina!

Lo sciopero della fame dei 300 operai immigrati vuole essere una risposta al tentativo dello stato di dividere i lavoratori e privarli dei loro diritti, e al ten­tativo razzista di emarginarli socialmente. Per questo motivo ci riguarda tutti e tutte indipendentemente dalla nazionalità, dal colore e dalla religione. L’im­poverimento di un settore della società preannuncia l’impoverimento degli altri. Per questo la nostra solidarietà alla lotta degli immigrati è una lotta per i diritti di tutti noi.

Lottiamo tutti insieme per fermare la vergogna delle espulsioni, la presa in giro delle regolarizzazioni di massa degli ultimi anni e il ricatto del rilascio del permesso di soggiorno in base ai contributi previdenziali versati.

REGOLARIZZAZIONE
SENZA ALCUNA CONDIZIONE
DI TUTTI GLI IMMIGRATI E LE IMMIGRATE
UGUALI DIR​​ITTI PER TUTTI GLI IMMIGRATI
INIZIATIVA DI SOLIDARIETÀ

SCIOPERANTI DELLA FAME SIAMO CON VOI
GRECI ED IMMIGRATI LAVORATORI UNITI
PERMESSO DI SOGGIORNO ADESSO
La polizia alle ore 19.00 ha dato 3 ore di tempo per sgomberare. Atene, 27/01/'11, h. 21.00

Gli immigrati che si trovano nella Facoltà di Giurisprudenza di Atene e che dal 25 gennaio hanno cominciato lo sciopero della fame, possono essere contattati al seguente indirizzo via e. mail
ypografes.allilegyi.stin.apergia@gmail.com

da anarchici salento

giovedì 27 gennaio 2011

PRIMO LEVI - SHEMA


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Se questo è un uomo
Pubblicato nel 1947, “Se questo è un uomo”, è un’opera della testimonianza e insieme un documento storico. È un testo classico della letteratura dedicata agli atroci ricordi del nazismo. In esso l’autore ripercorre in modo drammatico ed efficace la tremenda esperienza da lui vissuta nel campo di concentramento, presentandoci un allucinante quadro di orrori e di sofferenze, che non vuole ridursi a un tragico lamento, ma vuole essere un invito a conoscere, a meditare e riflettere affinché nella storia dell’uomo non si ripetano più le condizioni che hanno permesso la nascita e l’affermarsi di un’ideologia come quella nazifascista. Alla necessità di non dimenticare l’atroce
demolizione della dignità umana fa riferimento anche il titolo dell’opera, tratto da una poesia dell’autore posta all’inizio del romanzo, che ne definisce il tema e ne giustifica il titolo.

Commento
La poesia è nota con il titolo “Shemà” che significa "ascolta" ed è una parafrasi di una preghiera ebraica. Nella poesia Primo Levi racconta le dure regole dei campi di sterminio. L’uomo, di cui parla l’autore, non è un uomo in ,particolare, ma un’intera categoria di persone, gli Ebrei, perseguitati dalle atrocità delle persecuzioni nazifasciste. Nella prima strofa vi è la descrizione della vita normale ed è alle persone che trascorrono un’esistenza nella normalità che l’autore si rivolge, invitandoli a riflettere. La gente in condizioni “umane”, vive nelle propie case, ben riscaldate, accoglienti (tiepide si riferisce al calore umano), in cui la sera chi ha lavorato durante il giorno trova un pasto caldo e volti familiari. A questa situazione di tranquillità si oppone nella seconda strofa quanto d’atroce accade nei campi di sterminio. Levi invita a riflettere, a considerare se è un uomo colui che lavora nel fango, che non conosce pace ed è costretto a lavorare in continuazione. La riflessione dell’autore diventa anche più profonda nel soffermarsi a guardare alla condizione delle donne deportate, donne private del proprio nome di cui la volontà di vivere si è spenta, sapendo di dover morire. L a strofa più importante della poesia è la terza, in cui Levi invita a riflettere su quanto è accaduto e esorta tutti a non dimenticare. Per chi sostiene idee razziste Levi scaglia una maledizione: che si distrugga la loro casa, che li colga la malattia, che i loro figli li abbandonino.

da http://skuola.tiscali.it/appunti-italiano/ottocento-novecento-letteratura/800-900-autori-opere/primo-levi-shema.html

vignetta di Enzo Apicella da Reset-Italia

Ieri orgogliosi di una figlia Suora, oggi di una figlia ospite di Berlusconi


di Alessandro Consonni da Reset-Italia
Amici, l’Italia s’è evoluta, i tempi cambiano! L’alfabetizzazione avvenuta negli ultimi quarant’anni ha regalato al nostro Paese aspetti etico morali di cui le Istituzioni dovrebbero vergognarsi! L’Italia del dopo guerra, quella povera ed ignorante, aveva padri e madri orgogliosi di avere una figlia che potesse divenire contadina, operaia, maestrina, sartina , ragioniera di banca o Suora ! L’Italia di oggi, ricca, opulenta, evoluta con le proprie figli laureate, ha madri orgogliose di avere figlie che aspirano a fare le veline, le cubiste, le protagoniste del Grande Fratello o le allegre e spensierate ospiti di Berlusconi.
Le mamme di oggi hanno scordato quando i padri padroni le trattavano come schiave!Hanno anche dimenticato le femministe degli anni sessanta che hanno lottato contro il maschilismo!
Le mamme di oggi vogliono per le loro figlie il ritorno al feudale maschilismo!

Vorrei chiedere alle mamme italiche che hanno figlie normali, insomma NON «strafighe», (quelle dei reality, nelle file delle veline, sui cubi delle discoteche, e tra le indagate nell’affare Istituzionale del Premier), delle figlie alte un metro e sessanta, grassottelle, modello Onorevole Brunetta, cosa ne facciamo?

Quindi chiedo alle mamme delle figlie modello «Brunetta» , almeno il 50%, cosa sarà di loro oltre che precarie e disoccupate croniche ???

Figlie «NORMALI» di questa Italia evoluta, ribellatevi di NON essere «strafighe» !!!

INVECE - mensile anarchico -


VENERDÌ 28 GENNAIO
dalle 21.30

Diffusione del primo numero di
INVECE - mensile anarchico -

Bar e selezione musicale

Circolo Anarchico via Massaglia 62, Lecce

lunedì 24 gennaio 2011

DONNE CHE SI RIBELLANO


Sinistra Ecologia Libertà Nardò aderisce alla mobilitazione nazionale contro le offese alla dignità della donna e alla sua riduzione ad oggetto.
Assemblea aperta il 25 Gennaio a partire dalle 17 in Piazza Salandra a Nardò

MANEKA' - SUCCEDE A SUD



Il gruppo nasce circa nove anni fa e si afferma nel Salento diventando sin da subito uno dei nomi più importanti nell’ambito della musica popolare salentina.
Strada facendo la loro musica si integra con altri generi musicali, in particolare di tipo etnico, che apre le porte ad un pubblico più vasto.
I Manekà hanno all’attivo tre lavori discografici con brani tradizionali e brani inediti intitolate:
“e lassatila ballare” , “focu miu”, “anemo”
I primi due cd hanno avuto una tiratura dell’ordine delle migliaia di copie, riscontrando grande apprezzamento sia nel salento che in tutta Italia, ed ora il terzo riscuote note positive da parte della critica musicale. Inoltre è in uscita il nuovo disco “Respira” da cui prenderà nome il relativo tour 2010
Tra le varie partecipazioni ad eventi musicali, ricordiamo “La Notte della Taranta”, manifestazione che richiama ogni anno oltre ottantamila persone da tutta Italia e che viene trasmessa oltre che sul satellite anche in tutte le reti private italiane, inoltre i Manekà vantano collaborazioni con artisti del calibro di Angelo Branduardi, con il quale hanno partecipato al Gran Galà per i 50 anni dello Zecchino D’oro, andato in onda in diretta in prima serata su Rai 1.
Inoltre la band viene selezionata da Teresa De Sio per l’inserimento di un brano nel progetto discografico Riddim a sud, progetto che vanta la partecipazione di altri noti artisti italiani come Roy Paci, Apres la Classe ecc. Tra le altre collaborazioni, spiccano quella con il piccolo coro dell’Antoniano, in un tour nel Salento e quelle con numerosi artisti salentini.
Il gruppo ha all’attivo diverse esibizioni nelle maggiori città italiane ed in alcune all’estero, come Zurigo, S. Gallo, Atene, Ioannina, Marsiglia ecc.


La formazione è composta da:
Ermanno Mangia: chitarra,mandola e voce
Leo Klaus Cannazza: basso elettrico
Luisa Greco: voce
Antonio Murciano: tamburo a cornice, batteria.
Gabriele Filieri: violino, chitarra e voce
Andrea Caracuta: supporter animatore.

Biografia presa da http://www.maneka.it/etnicopopolare/biografia

lunedì 17 gennaio 2011

Adulterare cibi non è più reato

Adulterare gli alimenti non è più reato. La legge è stata cancellata dal ’semplificatore’ Calderoli.
La legge 263 del 1962 che puniva le sofisticazioni dannose alla salute è stata cancellata. Sono stati bloccati i processi sulla mozzarella blu e su altri casi simili, ed ora produttori e distributori di alimenti hanno licenza di sofisticazione.
In questi anni abbiamo assistito ad una devastante degenerazione del livello di civiltà della nostra società, un brusco abbassarsi della qualità della vita ha generato un crudele incattivirsi dei rapporti tra le persone; astio e rabbia, menefreghismo e violenza, raggiri e truffe sono ora alla base dei rapporti umani, lavorativi e commerciali nel nostro Paese.
E noi a chiederci come mai stiam diventando cattivi ed insensibili.
Emettere assegni a vuoto ad esempio non è più un reato penale. E allora ecco che ognuno di noi ha il suo bel pacchetto di assegni insoluti, pezzetti di carta coi timbri delle banche che ci ricordano quotidianamente quanto siamo fessi, e quanto sono invece furbi gli altri.
Le normative per la sicurezza del lavoro di fatto annullate. Decretata la responsabilità del lavoratore in caso di incidente.
Il falso in bilancio non è più reato e quindi ci vuole dei deficienti a compilare bilanci corretti no?
L’evasione fiscale è impunita e di fatto tollerata. Come può un’azienda che paga le tasse essere competitiva con una concorrente che non le paga? E che per questo riesce a mettere sul mercato prodotti a prezzo minore, oltre ad avere maggiori introiti?
E’ consentito avvelenare l’ambiente. Ad esempio il DGR Veneto n. 568/05 [adottato in forza della legge regionale n. 3/2000 in materia di rifiuti] che ha introdotto limiti di accettabilità circa la presenza di taluni metalli pesanti nei fanghi di depurazione biologica compatibili col compostaggio e con l’ammendante compostato, limiti corrispondenti a quelli previsti dalla normativa nazionale [d. lgs. n. 99/1992; d. lgs. n. 217/2006] consente di sversare incredibili livelli di diossina, idrocarburi, fenoli e toluene nelle campagne mescolati a fertilizzanti e compost.
Poi è ovvio che ovunque vengano dispersi amianto, sostanze tossiche varie o radioattive … chi se ne frega?
Negli ospedali i nostri familiari sono curati da medici incapaci assunti su raccomandazione dei politici. Ma beccare un medico incapace è già una fortuna, che il rischio è di incappare in uno furbo, che decide che il nostro rene è da asportare per poi venderlo a 5.000 €.
Nel Paese delle Libertà si può fare tutto.
Ma i nostri giovani non hanno una istruzione adeguata, non trovano lavoro e comunque non avranno la pensione; i nostri servizi pubblici non funzionano più, tutto è maledettamente difficile e attorno a noi solo persone tese ed arroganti; sopravvivere in questa lotta quotidiana all’esistenza è sempre più un’impresa.
Un mare in burrasca infestato da squali, dove non è sufficiente saper nuotare perfettamente, per sopravvivere tocca saper mordere per primi.

da Indymedia

La foto del giorno che commuove il Brasile


Il Brasile si commuove per Leao, il cane che veglia la tomba della padrona. Due giorni e due notti al cimitero dove è stata sepolta la donna, morta sotto le colate di fango dell’alluvione.
La fedeltà in mezzo alla catastrofe: ha trascorso due giorni e due notti in cimitero, accovacciato davanti alla tomba dove è stata sepolta la sua padrona, morta sotto i fiumi di fango conseguenti alle piogge torrenziali.

Fonte stralcio & Notizia integrale e foto from Corriere.it 17 Genn.2011
da Reset-Italia

Tunisia, il tempo sospeso


Tunisi è una città fantasma: i cittadini si organizzano, tra ansia e speranza

di Gilberto Mastromatteo da PeaceReporter
Venerdì hanno dato la spallata finale al regime di Ben Alì. Oggi sfidano il coprifuoco, con il beneplacito dell'esercito, per difendere dallo sciacallaggio le vie di Tunisi. Indossano una maglia bianca e sono armati di mazze, li chiamano i "ragazzi di avenue Bourghiba", luogo simbolo della "rivoluzione dei gelsomini". Hanno tutti meno di trent'anni. Una generazione che ha fatto tremare il palazzo presidenziale, fino a farlo capitolare.

I primi gruppi organizzati hanno iniziato a formarsi a Le Kram, poi a La Goulette, a Barcelone, a Ettadhamen, i luoghi più colpiti dai saccheggi notturni, quindi nel resto della capitale. "I veri tunisini siamo noi, non quelli che hanno distrutto la città - dice Maher, giovane medico ventitreenne -. Sono nato che Ben Alì era già al potere. Oggi per noi inizia una Tunisia nuova". Già, ma quale Tunisia?
Euforia e preoccupazione si mischiano per le strade di Tunisi, il giorno dopo la cacciata del Rais. Ai timori di un colpo di stato militare, si è presto sostituita l'incertezza derivante dal limbo pre-elettorale, che non è dato sapersi quanto durerà. Si fa strada, inoltre, la diffidenza nei confronti della polizia, tacciata di essere rimasta fedele al leader deposto. L'atmosfera in città resta spettrale. Colonne di fumo si sollevavano già all'alba in diversi punti del centro. L'effigie dell'ormai ex presidente viene strappata dalle pareti dei palazzi e data alle fiamme.

Spettrale il paesaggio attorno alla sede del ministero dell'Interno, dove oltre ventimila persone hanno dato vita alla storica manifestazione del 14 gennaio. L'intera avenue Bourghiba resta chiusa al traffico e piantonata dai carriarmati. Nei quartieri attorno, tra Barcelone, Farhat Hached e Habir Thameur, sono decine le vetrine frantumate e i roghi sull'asfalto. Mentre lunghe code si creano già dalle prime ore del mattino davanti ai pochi forni e negozi di generi alimentari che restano aperti. Quasi introvabili pane e latte.

Dalle 17 alle 7 del mattino i militari hanno l'ordine di sparare a vista a chiunque si trovi ancora per strada. Ma già dalle prime ore del pomeriggio è raro trovare auto e persone in circolazione. Il divieto è stato infranto per la prima volta ieri notte dalle "camicie bianche". I militari lasciano fare, il sodalizio con la popolazione civile è ormai tangibile. E il bisogno primario è quello di sicurezza. Di notte gli elicotteri sorvolano continuamente le strade più commerciali del centro storico, illuminandole con i fari. Colpi d'arma da fuoco si udivano distintamente anche stamattina, ma questa volta per disperdere gli sciacalli.

Le incursioni notturne continuano. Ieri è stata la volta del supermercato Carrefour e di vari punti vendita della Monoprix. Auto bruciate sono quasi ovunque per le strade di Le Kram. Lungo la route della Goulette, che taglia in due il lago di Tunisi, fino alla stazione marittima, si contano a decine le auto fresche di concessionaria trafugate e abbandonate in strada. Provengono dall'autosalone Porshe di uno dei membri della famiglia presidenziale. Era stato edificato su un terreno statale.

La rivoluzione, accompagnata dal web, ora inizia ad essere visibile anche sul piccolo schermo. La televisione di Stato ha cambiato logo (via il vecchio 7, al suo posto la dicitura "televisione nazionale tunisina"). Ieri notte al-Arabiya ha ospitato un dibattito cui hanno preso parte quattro blogger tunisini, quelli che il Rais aveva messo fuori legge. Sul tavolo il ruolo giocato da social network e siti come facebook, twitter e youtube, nel portare alla ribalta internazionale una protesta che il vecchio regime aveva cercato di nascondere il più possibile, attraverso la censura sistematica.

"Quello che è successo in Tunisia - diceva ieri uno dei giovani blogger - ha dimostrato che il blackout dell'informazione non è più possibile. Ognuno dei manifestanti, con un semplice telefono cellulare dotato di video-camera, era un potenziale giornalista. Ben Alì è stato deposto da un popolo armato di tecnologia".

mercoledì 12 gennaio 2011

RIFONDAZIONE COMUNISTA NARDO' - DISASTROSE CONSEGUENZE DERIVANTI DALL’ APPROVAZIONE DEL "COLLEGATO LAVORO"

Circolo “Giuliani” Rifondazione Comunista - Nardò

LAVORATORE PRECARIO LICENZIATO? RICORDA: HAI TEMPO SOLO FINO AL 23 GENNAIO, PER NON PERDERE IL TUO DIRITTO AL LAVORO!
RIFONDAZIONE COMUNISTA NARDO' - CAMPAGNA DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE SULLE DISASTROSE CONSEGUENZE DERIVANTI DALL’ APPROVAZIONE DEL COLLEGATO LAVORO.


La L.183/2010, altrimenti nota come “Collegato lavoro”, prosegue sulla strada della macelleria sociale del governo BungaBunga, dettata da Marchionne e Confindustria, con la complicità tacita dei sindacati genoflessi, che vuole il massacro dei diritti conquistati dai lavoratori con lotte e sacrifici..
Il guazzabuglio di norme, scientificamente studiato per generare confusione e difficoltà nella sua analisi, è stato approvato con il voto determinante del “nuovo democratico” Gianfranco Fini e dalla Lega, che ancora una volta ha mostrato di essere il partito dei voltagabbana: predica di voler difendere i lavoratori del Nord e poi partecipa alla scientifica distruzione dei loro diritti. Inquietante è, altresì, il silenzio delle cosiddette opposizioni in Parlamento: è proprio il caso di dire che “chi tace acconsente”!!!
Due sono le misure più aberranti e delle quali vogliamo informare:
La prima: se entro il 23 gennaio i lavoratori con contratto a termine, scaduto, non presenteranno un ricorso al proprio datore di lavoro perderanno il diritto di farlo. Vengono, infatti, modificati i termini per l’impugnazione dei licenziamenti per i lavoratori precari (a termine, interinale, a progetto) (art. 32). È una norma micidiale, perché immediatamente operativa e perchè modifica radicalmente le modalità di impugnazione presso il Giudice del Lavoro. In estrema sintesi, il licenziamento va impugnato entro 60 giorni (prima, in tali casi, non vi era un termine) e, poi, entro altri 270 giorni va depositato in tribunale il ricorso, pena la decadenza della possibilità di contestare. Siccome la tempestività delle impugnazioni non è tra le caratteristiche principali dei precari, magari perché non si conosce la normativa oppure perché si spera di farsi riassumere più avanti con un altro contratto precario, questa norma equivale a una mezza sanatoria preventiva. Un autentico colpo di spugna alla conclamata illegittimità di molti contratti a termine (e del loro abuso) come quello delle collaborazioni a progetto che nascondono veri lavori dipendenti e subordinati. Infine, come se non bastasse, l’articolo 32 del suddetto "Collegato Lavoro", introduce anche un tetto massimo al valore di indennità che il datore di lavoro dovrà pagare, qualora venga accertata l’illegittimità del licenziamento: da 2,5 a 6 mensilità, mentre prima la determinazione dell’indennizzo era lasciata, giustamente, al prudente apprezzamento del giudice.
La seconda: viene l’introdotta la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico non a scuola, bensì lavorando. Cioè, puoi fare l’apprendista a 15 anni (art. 48, comma 8 ) e tanti saluti all’obbligo scolastico fino a 16 anni. Incredibile: si recluta la classe operaia di domani, preoccupandosi più del profitto del padronato che della formazione alla vita del giovane. Insomma.. li prendono da piccoli...NOI NON CI STIAMO
Contro tutto questo, il Circolo neretino di Rifondazione Comunista sta organizzando una campagna informativa sul "Collegato Lavoro"ed in queste ore cerca di costituire, uno "sportello legale Precario" e gratuito, per aiutare CHIUNQUE ne avesse la necessità, alla redazione delle lettere raccomandate. Di queste iniziative daremo pubblica comunicazione nei giorni prossimi.
SE SEI STATO PRECARIO NEGLI ULTIMI TRE ANNI, NELLA SCUOLA, NELLA SANITA’ NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO, CON QUALSIASI GENERE DI CONTRATTO A TERMINE, INVIA ENTRO IL 23 GENNAIO AL DATORE DI LAVORO LA RACCOMANDATA PER CHIEDERE L'ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO O IL GIUSTO RISARCIMENTO.
Info 392 3237495 – Circolo “Giuliani” Rifondazione Comunista - Nardò