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mercoledì 4 gennaio 2012

COLLETTIVO ANARCHICO LECCE - TRA UN RICORDO SBIADITO E UN VIVO PRESENTE


(A proposito dell'affondamento della Kater i Rades)

A prima vista potrebbe sembrare un'opera meritoria: una scultura che ricorda una tragedia potrà far sì che quell'avvenimento rimanga impresso indelebilmente nella mente di chi vi passerà vicino. Eppure qualcosa non torna...
Il 28 marzo 1997 una nave carica di immigrati albanesi viene affondata al largo del canale di Otranto dalla nave Sibilla della marina militare italiana, provocando ottantuno vittime. Non è stato il caso, non sono state le condizioni del mare particolarmente avverse, vi sono stati dei responsabili precisi. La giustizia, quella democratica, ha fatto il suo corso, trovando, come spesso accade in questi casi, una soluzione alla “Ponzio Pilato”. Poco importa la sua conclusione, lo Stato non condanna mai se stesso. Ora di questa tragedia si vorrebbe fare un evento da commemorare con un'opera scultorea apprezzabile da addetti ai lavori come un'importante opera d'arte. Per ricordare e farne un inno all'incontro, all'umano bisogno di storie, afferma uno dei testi di presentazione dell'evento.Il fatto è che da commemorare non c'è proprio nulla, perché sono ancora vive nelle nostre menti le grida di chi, cadendo in mare ha perso la vita o i suoi parenti. Vive sono le urla di chi ancora oggi, al largo delle coste del Salento, (l’ultimo naufragio è del 27 novembre scorso - 3 immigrati morti e 30 dispersi) o del Mediterraneo, perde la vita in cerca di una speranza di sopravvivenza. Viva è la rabbia e la disperazione di chi in Italia riesce ad arrivarci ma viene impacchettato e rispedito subito indietro, oppure rinchiuso, fino a diciotto mesi, in Centri di Identificazione ed Espulsione perché non ha un documento regolare. La stessa Otranto che si vanta di essere città dell'accoglienza, dichiarata patrimonio dell'Unesco, è anch'essa un anello di questo sistema dell'esclusione. Il suo centro di accoglienza temporanea “Don Tonino Bello” funge infatti da anticamera proprio verso quei rimpatri e verso quei Cie che sospendono il tempo e la vita di migliaia di immigrati. Questo è ciò che ha deciso il diritto democratico, questo ciò che ha deciso l'Economia, di cui gli Stati sono solo un'appendice (ce ne saremo ormai resi conto?). Migliaia di immigrati sono rinchiusi perché la loro vita deve essere contenuta, proprio come la nostra, trasformata ormai in un’appendice della merce e della tecnica. Anche per chi non è straniero infatti, la reclusione non è cosa così lontana. Nuovi ghetti, nuove aree videosorvegliate, nuove carceri sono pronte a contenere chi semplicemente afferra ciò che non può permettersi, oppure alza la testa davanti a sempre nuovi padroni. Per questo non abbiamo nulla da commemorare ed è per questo che un senso di fastidio e un moto di rabbia ci assale quando sentiamo di queste iniziative. Perché non serviranno a cancellare le morti in mare, perché non libereranno coloro che sono rinchiusi, perché non fermeranno la mano razzista di chi ammazza chi ritiene diverso. Perché non impediranno ad associazioni come “Integra” , tra i fautori dell'evento, di continuare a lucrare sugli immigrati che da quei centri passano (un esempio è il campo di Manduria).
La memoria può essere sovversiva se all'umano bisogno di storie sostituisce l'umano bisogno della libertà.
Nemici di ogni frontiera

lunedì 12 dicembre 2011

IL CIRCOLO SEL "noveaprile" RICORDA LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA -chi E’ STATO ?


Il pomeriggio del 12 dicembre 1969, intorno alle 16:30 a Milano nella Banca dell’Agricoltura, una bomba esplode tra la gente seminando morte.
I cadaveri sono maciullati; brandelli anche consistenti di corpi verranno in seguito staccati dalle pareti della banca tanto devastante è l’entità dell’esplosione.
Alla fine il bilancio sarà di 17 morti e 80 feriti.
Le conseguenze furono terribili, non solo per i morti bruciati a brandelli, ma anche per le evidenti implicazioni di carattere politico che ne scaturirono.
La strage di Piazza Fontana è solo uno dei tanti attentati accuratamente tenuti nascosti e protetti.
Si può ben dire che questa data segni l’inizio della storia del terrorismo politico moderno in Italia: nessun’altra inchiesta giudiziaria ha affrontato nel nostro Paese, le pressioni, le torsioni, le intromissioni, le deviazioni, le “cattiverie” subite da quella di Piazza Fontana.
Ovviamente le reali responsabilità non sono mai state opportunamente accertate e chiarite e non potranno mai essere tali.
La pista anarchica era quella più facilmente percorribile, perchè priva di adeguate coperture politiche, ma come la storia ci insegna, le verità sono altre; un intreccio pauroso tra vecchi fascisti, neofascisti e democristiani, SID e CIA disposti a tutto pur di preservare il potere politico-economico del Paese.
Norberto Bobbio chiama questo intruglio infernale “criptogoverno”, ovvero “l’insieme delle azioni compiute da forze politiche eversive che agiscono nell’ombra in collegamento con i servizi segreti, con parte di essi, o per lo meno da questi non ostacolate”.
Basterebbe questa lucida definizione a spazzare via lo sproloquio negazionista di taluni analisti che vorrebbero negare quella che è stata definita “strategia della tensione”.
Vorrei sottolineare un’ultima cosa: in quegli anni in Europa circolava un manuale in francese intitolato Missions Speciales (Missioni Speciali). Vi era scritto: “il terrorismo spezza la resistenza della popolazione, ottiene la sua sottomissione, e provoca una frattura fra la popolazione e le autorità. Ci si impadronisce del potere sulla testa delle masse tramite la creazione di un clima di ansia, di insicurezza, pericolo; il terrorismo selettivo (…) distrugge l’apparato politico e amministrativo eliminandone i quadri; il terrorismo indiscriminato (…) distrugge la fiducia del popolo disorganizzando la masse, onde manipolarle in maniera più efficace”.
Queste parole appartengono ad un ex-ufficiale dei servizi segreti francesi del quale non si è mai conosciuto con esattezza il nome anagrafico; si pensa si chiamasse Yves Guillou oppure Ralph Guerin Serac. L’uomo era specializzato in operazioni poco trasparenti. Aveva lavorato nell’intelligence francese, a stretto contatto con la CIA. Approdato all’Oas (formazione paramilitare fondata da Gen Salan per impedire l’indipendenza algerina)s’era poi trasferito in Portogallo. Qui nel 1966, tre anni prima di Piazza Fontana, aveva fondato, con i soldi dei regimi fascisti portoghese, spagnolo, greco, sudafricano e l’aiuto statunitense l’Aginter Press, una centrale dedita a “missioni speciali” un po’ in tutto il mondo, specializzata in Europa soprattutto nell’intossicare e infiltrare movimenti di sinistra, inducendoli a compiere sotto “bandiere di sinistra” tutti quegli atti terroristici che hanno poi caratterizzato quel periodo della storia italiana, ma non solo.
Chi E’ STATO, il titolo dell’articolo non è casuale; non posso dire con esattezza che lo Stato possa essere il responsabile di tutto quello che è successo, ma sicuramente si può affermare che una sua colpa sia quella di non essere stato in grado di colpirne almeno gli esecutori.
Ancora una volta tutto tace e la polvere aumenta.
Spetta a noi quindi non dimenticare e ricordare tutti gli innocenti che sono stati ammazzati per sordidi giochi di potere.
Ora e sempre resistenza.

Circolo "noveaprile" Nardò

giovedì 24 novembre 2011

RAPPORTO SAVE THE CHILDREN

17 novembre 2011
Giornata Infanzia: peggiorano le condizioni di vita dei bambini in Italia, e i minori pagano il prezzo più alto della crisi. 1.876.000 vivono in povertà, il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Si allarga la forbice tra Sud e Centro Nord
Sono 10 milioni 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province “verdi” italiane in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65.
La crisi economica rischia di pesare soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Del resto, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli. Questo rileva il secondo Atlante dell'Infanzia (a rischio), diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell'Infanzia: oltre 150 pagine e 80 mappe che restituiscono moltissime informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro
paese: dalle città e territori in cui vivono, alla povertà minorile, dagli spazi di verde e di gioco disponibili, all'inquinamento urbano, dalla dispersione scolastica alla spesa sociale e servizi per l'infanzia. Quest’anno l’Atlante, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’unità d’Italia, include anche un approfondimento sui quasi cento ragazzi garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille, un modo anche per confrontare la “giovane Italia” di allora con quella attuale.
“La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso”commenta Valerio Neri, Direttore Generale Save the
Children Italia. “Tuttavia,se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l’infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all’obesità.
Problemi che l’attuale crisi economica rischia di amplificare se non c’è un’ inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell’infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche di un paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli.”

La distribuzione della popolazione minorile: dalle città all’hinterland cittadino

Rispetto al 1861 – all’Italia appena unificata – il numero di minori si è mantenuto costante ma è nettamente cambiata la loro incidenza pari, allora, al 39% contro il 16,9% dell’attuale. Il risultato è che l’Italia è diventato il primo paese al mondo in cui gli anziani sono maggioranza e le città sono affollate di over 65 rispetto agli under 18, con le poche eccezioni delle province di Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani (1). Al polo opposto, come città più vecchie, Trieste e Savona (2). La tendenza tuttavia emergente analizzando la distribuzione della popolazione minorile nei capoluoghi di provincia e nei principali comuni italiani, è il graduale esodo dei minori dai
centri storici delle aree metropolitane verso le periferie o i comuni limitrofi, città satellite, hinterland di recente costituzione. E’ il caso di Giugliano in Campania cresciuta esponenzialmente e in gran parte abusivamente negli ultimi vent’anni ai margini di Napoli: qui un abitante su quattro – pari al 25,8% - ha meno di 18 anni, una quota assai maggiore di quella che si registra nel capoluogo limitrofo (21,2%). Ma il discorso vale anche per esempio per Monza e Milano (16,5% di minori contro 14,8%), Prato e Firenze, Modena e Bologna. Il fenomeno è in gran parte dovuto al disagio abitativo delle famiglie giovani con figli, sempre più esposte davanti a un mercato immobiliare bloccato, segnato dall’aumento fuori controllo del prezzo degli affitti, dalla mancanza di un deciso intervento pubblico nel settore abitativo, dalla rinuncia
alla pianificazione del territorio. Il paradosso in questo caso è rappresentato dal fatto che un numero sempre maggiore di bambini e di adolescenti finisce per
crescere in territori spesso caratterizzati da una riduzione degli standard (urbanistici, ambientali, sociali) e dalla mancanza di servizi per l’infanzia.

I minori di origine straniera

Un gruppo sempre più rilevante ma ancora non adeguatamente tutelato - rileva l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children - è quello dei minori di origine straniera: quasi 1 milione di cui 572 mila sono bambini e ragazzi nati in Italia, le cosiddette seconde generazioni. L’Emilia Romagna la regione con la percentuale maggiore di nati da genitori stranieri (23%). Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno (3). Ma è la gestione dell’universo minorile di origine straniera nel suo complesso a destare preoccupazione: un giacimento prezioso
che costituisce, sotto vari aspetti, una delle categorie più esposte e meno tutelate. Basti pensare che 1 minore su 2 con il capo famiglia straniero vive oggi in famiglie a basso reddito (4) e che il tasso di bocciati nella scuola secondaria di secondo grado fra gli alunni con cittadinanza non italiana ècirca il doppio di quello registrato fra gli studenti italiani

La povertà e la deprivazione fra i minori

In Italia – sottolinea la sezione dell’Atlante dedicata alle “isole dell’ infanzia a rischio” - ben il 24,4% dei minori è a rischio povertà (5). E sono 1.876.000 i bambini e ragazzi in povertà relativa, cioè che vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media. Sono poi 653 mila i bambini e ragazzi in povertà assoluta (privi dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile). 2 minori su 3 in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta, vivono nel Mezzogiorno. In particolare è la Sicilia ad avere la quota più elevata di minori poveri (il 44,2% dei minori), seguita dalla Campania (31,9%) e Basilicata (31,1%) mentre la Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono le regioni con la percentuale inferiore di minori in povertà relativa. Per quanto riguarda i bambini in povertà assoluta anch’essi si concentrano nel Sud Italia dove rappresentano il 9,3% di tutta la popolazione minorile. Inoltre il 18,6% di minori italiani versa in condizione di deprivazione materiale (6): nel Nord Est ben il 7% delle famiglie con minori dichiara di aver difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni e al Sud il 14,7% di famiglie con minori non ha avuto soldi per cure mediche almeno una volta negli ultimi 12 mesi (7).

Città non a misura di bambini

Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto, Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l’Aquila (4,8)
Inoltre procede senza sosta la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguite da Napoli e Milano (dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale).
E rilevante in molte città italiane è l’inquinamento dell’aria: Ancona (140 giornate), Torino (131) e Siracusa (116) spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell'aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose con 1 solo giorno di sforamento del limite.
E varia è la disponibilità di luoghi – giardini pubblici, campi, prati, strade- dove i bambini possano giocare: nel Nord e al Centro più di 2 bambini su 3 giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l’offerta di verde attrezzato èsensibilmente ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (il 12,2%). Da segnalare il “caso” Campania dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di 3 ogni 100 sulle strade.
Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: 1 ragazzo su 5 dichiara di andarvi almeno una volta a settimana.

In aumento l’obesità infantile

L’Atlante si sofferma anche sulle condizioni di salute e sugli stili di vita dei minori italiani rilevando come - grazie a un’alimentazione abbondante e a stili di vita diversi - rachitismo e gracilità siano problemi ormai relegati ai libri di storia ma, in compenso, ha fatto la sua comparsa l’obesità: si stimano in 1 milione e 100.000 i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. In base a una ricerca di CCM-Istituto Superiore di Sanità del 2010, è la Campania la regione con la più alta percentuale di bambini obesi (20,6% nella fascia di età della terza elementare), seguita da Calabria (15,4%) e Puglia (13,6%) a fronte del 9,2% della media nazionale.


La dispersione scolastica

E un altro indicatore importante della condizione dell’infanzia nel nostro paese è quello relativo alla frequenza e dispersione scolastica. Colpisce, a riguardo, il dato relativo ai cosiddetti early school leavers, giovani tra i 16 e i 24 anni che hanno conseguito soltanto l’attestato di scuola secondaria di Igrado e che non prendono parte ad alcuna attività di formazione: si stima che siano 1 milione. In termini percentuali si va dal 12,1% del Friuli Venezia Giulia alla percentuale più alta della Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da alcune regioni del Nord come la Provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle D’Aosta (21,2%).
E tra i fenomeni di dispersione si segnala la fuoriuscita dal percorso scolastico degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di II grado (licei, tecnici, professionali, eccetera): il 12,3%, più di 1 su 10 degli studenti, interrompe la frequenza e non si iscrive all’anno successivo. I territori in cui il rapporto tra esclusione sociale e fallimento formativo emerge in maniera più drammatica sembrano essere quelli delle aree metropolitane del Sud: le zone di Napoli, Caserta, Palermo, Bari, Taranto,
Cagliari, Reggio Calabria, Catania registrano abbandono scolastico in età molto precoce e percentuali di mancata iscrizione e marcata dispersione molto elevate
negli istituti professionali e tecnici. Da questo punto di vista, la scuola italiana non appare in grado da sola di promuovere la mobilità sociale e l’emancipazione dei ragazzi appartenenti alle fasce più deboli della popolazione

Risorse e servizi per l’infanzia - per esempio asili nido - tra tagli e differenze territoriali

“Il quadro dell’infanzia che emerge dall’Atlante e dalle sue numerose mappe, non può non preoccuparci soprattutto laddove si vanno ad analizzare le risorse e le misure messe in campo a tutti i livelli in favore dei bambini e degli adolescenti presenti sul suolo italiano”, prosegue il Direttore Generale Save the Children Italia.
Per quanto riguarda per esempio i finanziamenti e le risorse economiche il futuro non appare confortante: L’analisi territoriale degli interventi e delle risorse poste in essere dalle amministrazioni pubbliche, nazionali, regionali e comunali, rivela un vero e proprio puzzle, un quadro di interventi frammentato e lacunoso, segnato dalla totale di assenza di indirizzi e pratiche comuni, destinato a peggiorare drammaticamente in un prossimo futuro se si considera, ad esempio, che il Fondo sociale nazionale pari a 1 miliardo di euro nel 2007 sarà ridotto a 45 milioni nel 2013. Rispetto poi ai servizi, posti in essere, emergono grandi differenze da regione a regione. Basta guardare per esempio agli asili nido: in cima alla classifica l’ Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 29,5% dei bimbi tra 0 e 2 anni, l’Umbria (27,7%), Valle D’Aosta (25,4%) a cui fanno da contraltare la Campania – in fondo alla lista con il 2,7% dei bambini presi in carico dai nidi pubblici, o la Calabria, con il 3,5%.

“L’Italia della spesa e dei servizi per l’infanzia colpisce per le differenze fra regione e regione e anche i tanti sprechi e inefficienze. Un dato per tutti è quello dei fondi europei che rischiamo di rimandare indietro a Bruxelles. Con un calcolo un po’ grossolano, abbiamo stimato che basterebbe il 7% dei 29 miliardi di euro ancora non impegnati per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia nel Sud”, commenta ancora Valerio Neri. “In questo quadro la crisi economica non può essere addotta come giustificazione ma anzi deve essere un incentivo a investire sull’infanzia una volta per tutte se vogliamo che oltre la crisi ci sia un futuro per il nostro paese, cioè per le giovani generazioni. Questo significa una serie di misure e provvedimenti urgenti e fondamentali.

Quella che registriamo è piuttosto una rimozione della questione infanzia e adolescenza in Italia. A dimostrazione il fatto che non abbiamo allo stato alcun provvedimento organico in atto per fare fronte alla questione della povertà minorile, per combattere la dispersione scolastica, per un intervento forte a favore dei minori che crescono al Sud, per costruire una rete nazionale di servizi per la prima infanzia. C’è, è vero, un nuovo Piano infanzia varato nel 2010, con contenuti importanti. Ma è solo sulla carta: privo com’è di risorse finanziarie, di obiettivi di avanzamento e di sistemi di monitoraggio.
Un’ulteriore questione”, prosegue Neri, “è la mancanza di dati e conoscenze aggiornate su una serie di problematiche rilevanti relative all’infanzia in Italia, come per esempio l’abuso, le violenze”. Temi che vengono in rilievo da una delle mappe dell’Atlante realizzata in collaborazione con l’Ansa che riporta le parole/notizie più ricorrenti nei notiziari dell’agenzia con riferimento all’infanzia e ai minori.
“L’Italia è ricca di esperienze di eccellenza per la promozione dei diritti dei minori”, commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. “Oggi queste esperienze vivono una condizione di estrema difficoltà e solitudine, dal momento che la questione infanzia è sostanzialmente scomparsa dall’agenda istituzionale. Il compito di Save the Children, con il suo programma Italia, è dare voce anche a questa Italia, valorizzando e mettendo in rete queste competenze che rappresentano un patrimonio che l’Italia non può lasciare morire. L’Atlante sarà la nostra agenda di lavoro”.

E’ possibile scaricare la versione integrale dell’Atlante al seguente link:
http://risorse.savethechildren.it/files/comunicazione/Ufficio%20Stampa/SAVE%20-%
20AtlanteInfanziaNov11BDopPag.pdf
Le principali mappe e la copertina dell’Atlante sono scaricabili da qui:
http://risorse.savethechildren.it/files/comunicazione/Ufficio%20Stampa/Mappe%
20per%20media%20e%20cover.zip

Per le tv è disponibile un beta con testimonianze sulla povertà minorile, la dispersione scolastica, i servizi e la spesa sociale, obesità.

NOTE
1) I cui indici di vecchiaia sono rispettivamente 85,7 (cioè gli over 65 ogni 100 giovani), 88,6, 97,2.
2) I cui indici di vecchiaia sono rispettivamente 243 e 238.
3) Peggior sorte tocca ai non nati ma venuti in Italia da piccoli: malgrado il loro cv italiano alla maggiore età saranno cittadini extracomunitari al pari dei loro genitori, senza alcun canale differenziato.
4) A. Brandolini, Lotta alla povertà, vecchi e nuovi bisogni, conferenza programmatica “Crescere al Sud”, Napoli 2011.
5) Fonte Eurostat che stima la povertà in base al reddito, e considera “a rischio” i minori che vivono in nuclei familiari con un reddito del 60% sotto il livello medio nazionale.
6) Fonte Eurostat che calcola il tasso di deprivazione materiale sulla base del conteggio del numero di persone impossibilitate ad accedere ad un minimo di 3 beni su una lista di 9.
7) Fonte Istat, “Reddito e condizioni di vita”, ultimo trimestre 2010.

Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Save the Children Italia
tel. 06.48070023-071-001
press@savethechildren.it, www.savethechildren.it

Il Programma Italia e i suoi partner

Nel 2011 Save the Children ha attivato un ambizioso programma di cinque anni dedicato ai bambini e agli adolescenti in Italia, proponendosi di rafforzare stabilmente le infrastrutture sociali e di cura per i minori, con particolare attenzione alle aree più deprivate. Gli ambiti principali di intervento sono la lotta alla povertà minorile, la protezione dei minori a rischio di sfruttamento (come i minori stranieri non accompagnati), l’educazione e la scuola, l’uso delle nuove tecnologie, la tutela dei minori nelle emergenze. Una particolare attenzione è dedicata ai minori che vivono nel sud Italia, con l’attivazione di un programma specifico di intervento, “Crescere al Sud”. Tutte le attività promosse da Save the Children prevedono la partecipazione attiva dei bambini e dei ragazzi.

Per la definizione di strategie e la realizzazione dei programmi sul campo, Save the Children nel 2011 ha coinvolto un’ampia rete di organizzazioni partner, nazionali, internazionali e locali, tra le quali: UNHCR, OIM, UNICEF, ANPAS, CISMAI, UISP, CSI, Libera, Caritas, Rete G2 – seconde generazioni, AIMMF, SIP, Consorzio Nova, EIP Italia, Vides Main, CAF, Il Melograno, Pontedincontro, L’Orsa Maggiore, L’Altranapoli, Dedalus, Civitas Solis, Cooperativa ISKRA, Radio Kreattiva, Inventare Insieme.

Save the Children è inoltre capofila di un network (gruppo CRC) composto da 86 organizzazioni e associazioni impegnate nel monitoraggio dell’attuazione, in
Italia, della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

mercoledì 31 agosto 2011

"Vi spiego perchè mangiamo pesticidi"

da blog.ilgiornale.it
Intervista al Prof. Altieri, Agroecologo

Altieri insegna Fitopatologia, Entomologia e Agroecologia all’istituto Agrario di Todi, fa ricerca allo studio Agernova (servizi avanzati per l’Agroecologia e la Ricerca) di Massa Martana in provincia di Perugia e coordina l’accademia di esperti contro l’alimentazione Ogm. Non solo: da vent’anni promuove ricorsi nei tribunali e nelle corti dei conti di mezza Italia. SENTITE PERCHE’:

Le Regioni potrebbero disporre da 600 a 900 euro a ettaro (fondi Ue) per trasformare le attuali coltivazioni – intrise di pesticidi – in agricoltura biologica. In più sui prodotti ortofrutticoli che assorbono la maggior parte dei pesticidi su superfici contenute si può arrivare anche a 2.000 euro a ettaro (come ha fatto l’Austria per gli ortaggi). MA NON LO FANNO (ci sarebbero anche 500 euro a bovino per rendere bio gli allevamenti!)

Spiega Altieri: “Dal 2007 al 2013 sono a disposizione per l’Italia 20 miliardi di euro ma fino ad oggi, di questa cifra, è stato speso solo il 26%. (Fonte: ministero Agricoltura) . Se i soldi non vengono utilizzati andranno automaticamente ad altri Paesi nel periodo 2014-2020. Non ce lo possiamo permettere! ”.

Il professor Altieri ha calcolato che queste risorse basterebbero a RENDERE BIOLOGICI TUTTI I TERRENI AGRICOLI ITALIANI (oggi lo sono solo l’8%) perché le Regioni non usano questo denaro?

“Colpa del grande imbroglio dell’agricoltura integrata – illustra Altieri – ossia quel sistema che sulla carta prevede il ricorso alla chimica solo quando strettamente necessario ma di fatto permette di largheggiare nell’impiego di additivi e pesticidi di sintesi. Così, con questo escamotage (ogni Regione presenta la ricetta chimica che vuole chiamandola “disciplinare di agricoltura integrata”, non rispettando le linee guida europee) i soldi destinati al biologico vengono impiegati per comprare pesticidi”.

Altieri si sta battendo perché la competenza in materia di agro-ambiente torni in mano al ministero e non sia più delegata alle varie Regioni: “Curare l’ambiente eliminando gli inquinanti chimici dai cibi significa preservare la salute degli italiani. Dovrebbe occuparsene il ministero come prevede la Costituzione: poche regole sane e valide per tutti, senza politica di mezzo. Non solo: i venditori di pesticidi potrebbero guadagnare (anche di più) vendendo prodotti naturali e insetti utili al biologico”.

Fra le battaglie di Altieri c’è anche il “Nuovo regolamento europeo dell’agricoltura biologica” approvato il primo gennaio 2009 e valido per 2 anni”, “un pastrocchio giuridico che parla di soglia di tolleranza a proposito degli Ogm nei prodotti bio, peraltro senza l’obbligo di scriverlo sull’etichetta – spiega Altieri – Ma la nostra legge dice tutt’altro. E cioè che i consumatori hanno diritto a essere informati. Ho appena partecipato (il 26 luglio) al seminario “Genomica e biotecnologia applicate all’agricoltura” e ho avuto il piacere di sentire che il ministro alle Politiche Agricole, Saverio Romano, è contrario agli Ogm”.

QUALCHE NUMERO

- Il 30% dei pesticidi europei è in Italia, ci sono 118 varietà presenti nelle acque potabili (Fonti: Ispra, Arpa, Agrisole)

- In Italia ci sono 19 milioni di bovini, ne basterebbero 3 in regime biologico (perché ciascun italiano abbia 500 gr di carne a settimana a testa), non si importerebbero tonnellate di Ogm e mangimi.

- In Italia i tumori aumentano del 3,2 % nei primi 12 mesi di vita. Il cancro è trasmesso ai neonati dalle madri (Fonte Isde, associazione medici per l’ambiente)

Aggiungo: nel documentarmi su Altieri mi sono imbattuta nel pensiero dello scienziato Michele Trimarchi (fondatore della Neuropsicofisiologia) che a proposito dei geni modificati mette in guardia: “Con Ogm si viola il processo evolutivo di millenni, si crea un inquinamento che si riproduce in modo incontrollato, si scatenano effetti che non si conoscono in anticipo… ”. Altro che scorie nucleari…

Sintesi: Se la natura è avvelenata lo diventano anche i corpi, se i cibi sono industriali e infarciti di chimica non serviranno a nutrirci (ma a intossicarci).

E perché dovremmo ingerire una quantità di schifezze (fra pesticidi, disinfettanti, antibiotici, ormoni, Ogm) stabilita da una soglia di tolleranza? NON VI VIENE VOGLIA DI RIBELLARVI ?

venerdì 5 agosto 2011

Nardò (Salento) - Prosegue lo sciopero autorganizzato dei braccianti contro lo sfruttamento

da GlobalProject
Nardò, Giovedì 4 agosto 2011
Stamattina, dopo un partecipato presidio sotto la Prefettura siamo stati ricevuti dal viceprefetto di Lecce, e abbiamo ottenuto alcune prime vittorie:
l’impegno a effettuare controlli contro i caporali
la convocazione di un tavolo coi datori di lavoro per lunedì 8.
Nonostante questa prima vittoria continueremo a lottare per rivendicare i nostri diritti : il diritto al lavoro, a un salario giusto e a contratti regolari.
I Braccianti di Nardò

Nardò, Mercoledì 3 agosto 2011

Nonostante il quinto giorno di sciopero , vediamo i caponeri ( caporali ) che continuano a sfruttare i lavoratori. Non abbiamo ancora notizie rispetto alle nostre richieste per l’incontro in prefettura con isituzioni parti sociali ed aziende. Continueremo la nostra protesta fino a quando questo non verrà concesso. Aderiamo alla richiesta delle associazione antirazziste pugliesi di convocare per sabato pomeriggio un’assembela aperta contro il caporalato lo sfruttamento, ed i diritti.

Nardò, Martedì 2 agosto 2011

Siamo arrivati al quarto giorno di sciopero, per denunciare le condizioni di sfruttamento che siamo costretti a subire e per questo chiediamo l’aiuto di tutte le forze politiche sociali e istituzionali. Chiediamo con forza un’incontro al Prefetto di Lecce, con le aziende i sindacati e le associazioni. Fino a quando non verrà convocato l’incontro continueremo la nostra protesta per avere accoglienza degna e il diritto al lavoro.
Oggi abbiamo distribuito ,insieme alle Brigate di Solidarietà Attiva , circa 200 buste con generi alimentari, acquistate grazie a una sottoscrizione di solidarietà per permetterci di continuare la lotta.

Nardò, Lunedì 1 agosto 2011

Anche questa mattina praticamente nessuno è andato a lavorare nelle campagne di Nardò. Il primo sciopero completamente auto organizzato dei lavoratori braccianti, tutti immigrati, che raccolgono pomodori ed angurie in Puglia continua. Dalla Masseria Boncuri, ci dicono che i braccianti si sono organizzati e si sono divisi i compiti tra loro, utilizzando moltissimo i cellulari riescono a rendere efficace uno sciopero che in Puglia non si era mai visto. Il tutto avviene attraverso forme pacifiche di relazione tra pari, che dimostrano come, al di la dei facili slogan l’auto organizzazione rompe il paternalismo di chi per decenni ha visto i migranti come soggetti dipendenti da assistere senza mai dargli la possibilità di prendere voce. Lo sciopero inoltre mette insieme rivendicazioni di diritti, salari, e rischieste di accoglienza degna, un terreno di lotta inedito e replicabile in molte parti del paese.

Nardò, 31 Luglio 2011

Ieri mattina nella campagna di Nardò è successo qualcosa di sorprendente. Quaranta lavoratori migranti stavano raccogliendo pomodori per 4 euro a cassone, un’ora circa di lavoro. Quando il caporale chiede loro di svolgere un’ulteriore mansione, esigono un adeguato aumento di compenso. Ovviamente non lo ottengono, e fin qui niente di inedito. Ma a differenza delle altre, questa volta tutti e quaranta i lavoratori decidono di non prestarsi all’ennesimo sopruso e di propria spontanea iniziativa abbandonano il campo interrompendo la raccolta.
Da vent’anni in queste campagne si assiste ad uno strutturale e diffuso fenomeno di sfruttamento di centinaia di stagionali migranti. Le condizioni di indigenza e la drammatica precarietà in cui vivono li spingono a sperare, ogni mattina, di essere reclutati dai caporali per paghe da miseria. La quantità di forza lavoro disponibile eccede di gran lunga la reale necessità di impiego, producendo un effetto di livellamento verso il basso dei compensi e della qualità delle condizioni lavorative. In altri termini, per ogni migrante che rifiuta di lavorare per pochi euro l’ora, ce ne sono altri dieci pronti ad implorare di essere reclutati pur di guadagnare almeno i soldi per mangiare.
Ma ieri mattina i migranti della Masseria Boncuri hanno fatto fronte comune incrociando le braccia in un’unica protesta. Per la prima volta li abbiamo visti radunarsi in assemblea e definire i punti salienti delle proprie rivendicazioni. Li abbiamo guardati con compiaciuto stupore mentre nominavano tra loro un rappresentante per ogni comunità: sudanesi, francofoni, nord-africani sono riusciti a superare le differenze di etnia e condizione lavorativa stabilendo una piattaforma comune di richieste e contestazioni. Denunciano lo sfruttamento del lavoro nero e il sistema dei finti ingaggi che consente ai caporali di far lavorare più migranti irregolari sotto un unico ingaggio falso. Pretendono il rispetto dei compensi definiti dal contratto provinciale, stabilendo un minimo sindacale di 6 o 10 euro a cassone a seconda della varietà di pomodoro. Chiedono alle autorità competenti di effettuare in modo sistematico i controlli nei campi ed esigono un impegno reale per l’avvio di meccanismi di incontro tra domanda e offerta in grado di eliminare l’intermediazione del caporalato tra imprenditore e operai. Rivendicano diritti, finalmente consapevoli del ricatto cui ogni giorno si sottopongono e decisi a scioperare finché non vedranno segnali concreti di un’inversione di rotta.
La protesta iniziata ieri è stata completamente spontanea e autogestita. Oggi buona parte dei lavoratori sono rimasti presso la Masseria rifiutandosi di andare a lavorare. La campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero” già dall’anno scorso prevede pratiche, oltre che di assistenza e accesso ai servizi, di sensibilizzazione e informazione dei lavoratori rispetto al fenomeno del lavoro sommerso e alle normative contrattuali vigenti in agricoltura, che speravamo potessero fornire gli strumenti necessari per una presa di coscienza collettiva dei migranti in quanto specifica categoria lavorativa sfruttata. Oggi possiamo dire che dalla consapevolezza dei diritti esigibili possono nascere principi di autorganizzazione che, se tutelati da una presenza concreta e di supporto, trovano il terreno favorevole per permettere ai braccianti di ribellarsi alle condizioni di schiavitù su cui si erge gran parte del sistema agricolo italiano. Auspichiamo che le rivendicazioni emerse fino ad ora siano l’inizio di un processo di emancipazione che a partire dal basso venga riconosciuto dalle istituzioni competenti. Dal campo di accoglienza per braccianti di Nardò è nata un’esperienza che ha prodotto risultati concreti in termini di emersione del lavoro nero che crediamo possa essere un valido modello replicabile anche altrove.
Braccianti della masseria Boncuri - Brigate di Solidarietà Attiva - Nardò

Benvenuta povertà ti aspettavamo


di Moreno Corelli
L’Italia è entrata nel tunnel della povertà a piedi pari. Gli effetti si stanno evidentemente cominciando a vedere con la lente di ingrandimento ma siamo solo all’inizio di un epoca contorta e penosa, l’inizio del precipizio. Siamo sul bordo di quel buco nero da dove non si riesce a scorgere il fondo, sarà un salto nel vuoto del quale nessuno può prevedere nulla.

Si parla in questi giorni del crollo di immatricolazioni che ha colpito il mercato dell’auto, il più disastroso degli ultimi 30 anni. Si parla un po’ meno invece di un altro crollo che è assai più disastroso e che rischi di diventare un emblema della stitichezza sociale nella quale siamo sprofondati, ovvero il mercato immobiliare. Nella sola Bologna sono oltre 40.000 i locali invenduti, e 27.000 sono le richieste di pignoramento avanzate dagli istituti bancari a causa del mancato pagamento dei mutui fiduciari.La richiesta di aiuto economico da parte dei padri di famiglia (cosa ritenuta vergognosa fino a qualche tempo fa) è aumentato del 39,6%. Padri di famiglia che, perché hanno perso il lavoro o perché il costo della vita aumenta vertiginosamente riducendo drasticamente il valore del proprio portafogli, non riescono più a gestire la propria economia familiare anche laddove i componenti siano solo 3, padre, madre e un solo figlio, figuriamoci le famiglia monoreddito dove c’è un solo genitore con figli, e ce ne sono decine di migliaia, è una ecatombe.

Joseph Meyer, uno dei massimi esperti di economia mondiale, dice questo: “ vi sarà un continuo calo del mercato immobiliare, consiglio la gente a investire in materie prime, oltre a tenere contanti in casa in un luogo sicuro nell’eventualità non troppo remota della chiusura degli sportelli bancari. Il mercato azionario, apparentemente altalenante sarà oggetto di continue forti flessioni e perdita di punti e resterà in caduta libera fino al default.

Uno come me, che capisce poco di economia potrebbe pensare che Meyer sia il solito catastrofista e che va bene che tutto va maluccio ma non si deve essere così drastici e pessimisti, perciò meglio guardare cosa dicono altri economisti sempre di fama mondiale.

Lyndon Larouche : “La crisi sta accelerando e peggiorerà settimana dopo settimana fino a che il sistema si sgretolerà e imploderà su stesso, le banche non concederanno soldi nemmeno a chi apparentemente è solvibile e questo sarà il sintomo più vicino alla devastazione economica. Quando accadrà, sarà il crollo più imponente dalla caduta dell’Impero Romano”.

Igor Panarin: “Non riesco a fare nessuna previsione perché tutte quelle che ho fatto sino ad oggi anche le più disastrose si sono rivelate poca cosa a confronto del dramma reale, viviamo un momento storico dove la realtà economico-sociale supera di gran lunga qualsiasi fantasia”

Giulio Tremonti : “ Ma tutto questo è a carattere mondiale, noi siamo in Italia e qui è tutto diverso, l’Italia sta benone e le banche hanno retto all’urto e reggeranno senza problemi fino a che saremo fuori totalmente dalla crisi. Siamo un popolo di risparmiatori e non dobbiamo temere nulla”. (12 Maggio 2011)

Ecco i numeri di Luglio 2011: 8.427.000 famiglie versano in forte disagio e sono sulla soglia della povertà. 2.347.000 famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà. Il 31,4% dei giovani dai 14 ai 25 anni di età sono disoccupati.

Il problema è un altro, siccome questi dati sono stati comunicati dagli organi di informazione di massa, radio e tv in generale, i quali sappiamo essere credibili il 2,2% ad essere ottimisti , non c’è per nulla da stare allegri.

da Reset-Italia

venerdì 29 luglio 2011

I MANDANTI ITALIANI DELLE STRAGI DI OSLO E UTOYA

Articolo tratto dal quotidiano Liberazione (sempre interessante e fuori dal coro a differenza del suo partito di riferimento) del 27/7/2011 sulle reazioni in Italia sulla stampa fascista e leghista a proposito delle stragi compiute dal loro camerata in Norvegia.

Daniele Zaccaria
A tre giorni di distanza dall'orrenda strage di Utoya, fa un certo effetto leggere corsivi, editoriali e commenti che campeggiano sulla cosiddetta stampa di destra. Ancora bruciati dalla delusione che il killer dei ragazzi fosse un sedicente suprematista cristiano di puro sangue scandinavo e non un miliziano jihadista dalla carnagione olivastra, i bollettini neoconservatori, invece di chiedere scusa per lo zelo ideologico con cui hanno inizialmente denunciato la «matrice islamica» degli attentati, rincarano la dose. Con raro sprezzo del ridicolo.
La strategia è semplice: dimostrare che Anders Brievik è "un pazzo isolato" e che l'odioso massacro di cui si è reso responsabile nulla a che vedere con il suo confuso Pantheon culturale. Il razzismo manifesto, il fanatismo vetero-cristiano, l'odio verso gli immigrati musulmani, verso i diritti delle donne, verso qualsiasi forma di uguaglianza sociale, non avrebbero dunque giocato alcun ruolo nella mattanza di venerdì scorso. Un pazzo è solo un pazzo. Punto e a capo.
«Dare patenti intellettuali a un claustrofobico sanguinario come Brievik è una forma di paranoia intellettuale», ammonisce il Foglio di Giuliano Ferrara. Cimentandosi poi in un ardita similitudine: «Quando Volkert van der Graaf, forse aiutato dalle frange dell'ecologismo, assassinò in Olanda Pym Fortuyn, anche lui nemico del multiculturalismo, non ci fu una caccia alle streghe contro la cultura animalista, liberal-vegetariana, perbenista e patologicamente corretta». Sfugge il nesso tra la cultura "liberal-vegetariana" e i deliri nazistoidi di Breivik, ma per il Foglio ogni espediente è buono a potare acqua al proprio mulino.
Il problema di chi pensa e scrive in malafede è che, pur di alimentare il proprio fondo di commercio ideologico, arriva persino a negare la realtà. Preferendo dare ragione a se stesso piuttosto che ai fatti. Il "caso Norvegia" è in tal senso emblematico. Mirabile il fondo firmato da Fiamma Nierestein sul Giornale dal titolo "Se il multiculturalismo ha fallito". Nierenstein ricorda che la pista islamica in fondo era plausibile, che il quotidiano di Alessandro Sallusti ha chiuso i battenti intorno alle 21.00 (sarà) e che fino a quel momento nei dispacci d'agenzia giaceva la sciacallesca rivendicazione di un oscuro gruppetto islamista. Difficile darle torto. A quel punto bastava proferire un elegante: «Ci siamo sbagliati» per chiudere la querelle. E invece no.
Nierestein rivendica il diritto all'errore e la correttezza del suo «fondo analitico». Compiendo un demenziale rovesciamento; in sostanza Brievik è solo un «orribile assassino pazzo» irriducibile a qualsiasi pensiero politico. Al contrario le società multiculturali rappresentano una pericolosa e concreta minaccia sociale e politica. Leggere per credere: «In Norvegia nel 2047 la popolazione musulmana avrà pareggiato quella locale. [...] Le classi elementari dovrebbero includere fino a 15 bambini immigrati, contro 5 locali, che spesso non sanno la lingua. Ciò dimostra che l'integrazione se dilaga è un difficile affare? Sì». Se non fosse un editoriale vergato da una firma in testa, sembrerebbe di leggere un verbatim tratto dai diari di Brievik. Anche perché le tesi sono le stesse.
Fa quasi tenerezza invece, l'accorato commento di Antonio Socci apparso sulla "prima" di Libero: «E' insopportabile che per superficialità o frettolosità si sia fatto passare il folle assassino norvegese per un "cristiano"». In sostanza il giornalista-scrittore s'indigna dell'amalgama tra cristianesimo e stragismo omicida, ricordando che un buon cristiano non ucciderebbe mai nessuno. A parte il fatto che è lo stesso Brievik a definirsi in quel modo, sarebbe ammirevole se una simile prudenza fosse impiegata anche quando i crimini sono compiuti da fedeli all'Islam o sedicenti tali. Ma a un venerabile maestrino della faziosità come Socci, che nella sua breve stagione da conduttore Rai presentava il movimento no-global accostandolo alle immagini dei massacri in Cambogia, con incredibili dissolvenze incrociate tra le bandiere arcobaleno e i cumuli di teschi degli oppositori di Pol Pot, è davvero chiedere troppo.

27/07/2011

www.liberazione.it
da Indymedia

mercoledì 20 luglio 2011

UDS Provinciale di Lecce : "raccolta generi di prima necessità per gli immigrati stagionali di Boncuri"

Ogni anno la città di Nardò viene "invasa" dai cosiddetti “lavoratori stagionali”, immigrati provenienti da varie parti del Mediterraneo in cerca di un lavoro umile da poter svolgere per provvedere alla loro sopravvivenza e per poi tornare nelle loro patrie e offrire sussistenza alle loro famiglie.
Questi immigrati però, per quei pochi spiccioli guadagnati, devono accontentarsi di abitare in tendopoli con problemi idrici, senza il servizio sanitario e con pochi posti a disposizione.
Il rispetto dei diritti e l’accoglienza lasciano dunque posto all’economia e alle entrate e alle uscite. Ci troviamo quindi di fronte a immigrati costretti a stare in cattive condizioni di vita pur di ottenere quei pochi danari in cambio del loro faticoso lavoro. Noi ragazze e ragazzi dell’Unione degli Studenti (UDS) abbiamo quindi deciso di offrire il nostro aiuto organizzando una raccolta dei beni di prima necessità da donare interamente alla tendopoli di Boncuri. La raccolta è iniziata, Lunedì 18 luglio presso gli esercizi commerciali “Dok” (via Pilanuova), “Punto Sma” (Via Bonfante), “Carcagni” (Via Raho), “Conad” (Via XX Settembre), “Sisa” (Via Napoli),“Macelleria da Mimino” (Via Napoli), “Alimentari Liquori” (Via Verga, S. Caterina), “Market Stripi” (Via G.B. Vico, S. Maria al Bagno), “Acqua & Sapone” (Via XV Luglio) dove sarà possibile lasciare in appositi contenitori beni come Riso, Pomodori (Pelati o Salsa), Biscotti, Latte (da ½ litro), Legumi in scatola precotti, Prodotti per l’igiene.
Questi Esseri Umani hanno bisogno di un aiuto, del nostro aiuto: serve solo un piccolo sforzo.


l' Unione Degli Studenti - Nardò
il sindacato studentesco
Piazza Pio XI, Nardò
unionedeglistudenti.nardo@gmail.com
www.udsprovincialecce.blogspot.com

giovedì 7 luglio 2011

Voi dovete avere paura, non del giovane che ha scagliato la pietra ma delle migliaia di persone che lo hanno applaudito.

Dal faccialibro...
Sostieni i prigionieri No Tav
pubblicata da Massimo Bonato il giorno giovedì 7 luglio 2011 alle ore 0.00
Voi dovete avere paura,
non del giovane che ha scagliato la pietra ma delle migliaia di persone che lo hanno applaudito.
Dovete avere paura della signora di mezza età che chiama, senza conoscerli, “nostri figli” gli incarcerati che voi chiamate black block.
Dovete avere paura dell’operaio in tuta che rincorre i giornalisti di una stampa asservita al regime e la mette in fuga, in un clamore che grida Vergogna!, per la manipolazione e le falsità raccontate.
Dovete avere paura degli imprenditori che hanno cominciato a boicottare gli alberghi che ospitano le forze dell’ordine, evitando che se ne servano fornitori e rappresentanti.
Dovete avere paura del pensionato che ascolta con attenzione le istruzioni su come si indossa una maschera antigas.
Dovete avere paura degli amministratori comunali che fan da pacere.
Dovete avere paura del disperato bisogno di non usare la violenza per potersi fare ascoltare.
Dovete avere paura di voi stessi.
Perché siete accecati dalla vostra arroganza. Avete militarizzato una valle e permesso ai vostri pretoriani di sparare per primi, quando la folla era ancora a duecento metri dal presidio dichiarato.
Coprite sgherri che hanno sparato ad altezza uomo gas nocivi e scaduti, vietati addirittura dalla convenzione di Ginevra. Chiamate eroi personaggi che hanno manganellato e massacrato gli arrestati, trascinandoli tra due ali di picchiatori che dessero loro il ben servito e orinassero sui loro corpi, mentre li colpivano e negavano loro per ore il soccorso medico.
Dovete avere paura di tutta la gente che ha visto e che conosce queste cose e non si lascia più abbindolare dalla stampa di regime. Che non ha dubbi sugli articoli scritti perché non deve farsi raccontare cose viste coi propri occhi.
Dovete avere paura della gente comune, perché è questa che sfila davanti a voi.
Sostieni i prigionieri No Tav
Anche solo una lettera o una cartolina può essere molto importante per gli arrestati, soprattutto se viene dalla valle resistente, facciamoli sentire parte di noi, mandiamo i nostri saluti, i nostri pensieri, disegni, sensazioni:
Marta Bifani
casa circondariale
via Pianezza, 300
10151 Torino
Roberto nadalini
casa circondariale
via Pianezza, 300
10151 Torino
Salvatore Soru
casa circondariale
via Pianezza, 300
10151 Torino
Giancarlo Ferrari
casa circondariale
via Pianezza, 300
10151 Torino
scritto a titolo personale

da Indymedia

mercoledì 15 giugno 2011

FUTURO? Solare che funziona anche in assenza di sole e persino di notte -VIDEO-

Il progetto ideato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia e già in fase di sperimentazione al centro Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie

Un impianto solare che funziona anche in assenza di sole e persino di notte: all'indomani del referendum che ha bocciato definitivamente il nucleare in Italia, ecco la risposta green ai bisogni di energia della società contemporanea. Non un'utopia (come sostengono molti detrattori delle celle fotovoltaiche) ma un progetto reale,-- --ideato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia e già in fase di sperimentazione al centro Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie) della Casaccia, a pochi chilometri da Roma, di cui lo stesso Rubbia è presidente.

Marco Casagni, Direttore Unità Trasferimento Tecnologico di Enea, ha presentato questo rivoluzionario progetto nel corso di Green Globe Banking Conference, l'annuale iniziativa organizzata da Globiz e riservata al mondo bancario e finanziario (Guarda il video dell'evento).

giovedì 26 maggio 2011

BENEFIT ANARCHICI ARRESTATI A BOLOGNA

Venerdì 27 maggio dalle 21.30
Bar selezione musicale
Benefit anarchici arrestati a Bologna
Diffusione di stampa e del del mensile anarchico "Invece"n.5 maggio
Circolo anarchico, via massaglia 62 Lecce


Il 6 aprile scorso le case di 60 anarchici in tutta Italia vengono invase e perquisite dalla polizia. A Bologna 5 compagni vengono arrestati e altri 22 indagati per associazione a delinquere. Come sempre padroni e governanti cercano di colpire chi si organizza e lotta contro un mondo fatto di guerre , sfruttamento, gerarchie, galere, centri di reclusione. I terroristi per noi sono i responsabili di tutto questo, non chi contro ciò combatte. Libertà per tutti i prigionieri sequestrati dallo StatoE questo è il resto.

venerdì 20 maggio 2011

VENDOLA: se vince il centrodestra Nardò è in pericolo

"Nardò è una bomboniera barocca della Puglia e del Sud, le sue bellezze e la costa sono sempre oggetto degli appettiti speculativi"




Vi proponiamo un'intervista al Governatore Vendola sul post-elezioni nella quale si parla anche della situazione Neretina.


di BEPI MARTELLOTTA
Gonfia i muscoli Nichi Vendola, un altro assist per il centrosinistra è venuto fuori dalle urne di Milano e Napoli: Sel è una realtà, ha le sue precentuali alle urne e i suoi candidati forti. E in Puglia i sondaggi pre-elettorali gli assegnano un buon 55,6% di gradimento, tra i piani alti dei governatori d’Italia. Il tempo della corsa forsennata alla premiership, contro le barricate dei dalemiani e casiniani, è finito: ora è tempo di andare all’incasso dell’alleanza, sarà il «vento buono» dell’anti - berlusconismo a trascinare tutti, da Nord a Sud, verso le primarie.

Presidente, a Milano sbanca il «suo» Pisapia; a Napoli, invece, l’outsider dell’Idv, De Magistris, sbaraglia il campo dai veti del Pd. Si vedrà ai ballottaggi, ma chi ha vinto e chi ha perso - per ora - dentro il centrosinistra?
Non ho un rendiconto polemico col Pd, la lezione di queste amministrative vale per tutti. Abbiamo due doveri: costruire la più larga unità e mettere in campo la più forte innovazione e il ricambio della classe dirigente. La vecchia politica, ostaggio delle nomenclature, fatta di autoreferenzialità e politicismo, è stata battuta sia nelle primarie che nelle urne. A Milano regnava lo sconfittismo di sinistra, l’opposizione al berlusconismo rampante era distesa sul lettino dello psicoanalista. Ci siamo alzati da quel lettino, migliaia di giovani milanesi hanno costituito un’onda di emozioni, razionalità, aspirazioni che ci ha portato a vincere. A Napoli, nonostante le divisioni, non abbiamo fatto vincere il dispiegamento di forze della destra: vince il candidato più forte in termini di discontinuità e la partita non solo è aperta, ma si concluderà con la vittoria.

Sì, però lei ha scelto l’alleanza col Pd su Morcone invece del sostegno, pure prevedibile, a De Magistris.
Volevo evitare divisioni, la scelta era difficile perché Morcone è una grande servitore dello Stato. Hanno deciso gli iscritti di Sel a Napoli: non sono un boss e neanche un Bossi che tutto decide e comanda. Sono un leader, ho fatto una campagna per sostenere lealmente Morcone, ma dicendo che la cosa più importante all’indomani del voto era riunificare un grande centrosinistra sul candidato con più consensi. Sarò al fianco di De Magistris per la chiusura della sua campagna.

Il fronte del centrosinistra, pur rinvigorito, non sembra ancora compatto. Se cade il governo siete davvero pronti?
Il popolo sta molto più avanti degli stati maggiori di questa coalizione e la domanda di cambiamento investe tutti i protagonisti di questa coalizione, Pd, Sel e Idv. Queste tre forze hanno il dovere di aprire un cantiere, di scrivere un’agenda sull’Italia che vogliamo. Le carte bisogna rimescolarle: non voglio più disputare su quello che dicevamo ieri, sulle biografie ideologiche: io sono di sinistra ma vivo in una storia nuova, in un tempo nuovo, e chiedo agli altri di costruire un’interlocuzione col popolo che ci chiede il cambiamento. C’è uno tsunami politico-culturale nel Paese, è cambiata l’Italia e sono cambiate le categorie della politica: moderati, antagoniiti, riformisti, estremisti.... Quel mondo è morto. Qualcuno si è accorto che il capo della cosiddetta coalizione moderata è Berlusconi e il suo candidato moderato a Milano è la Moratti?

Il Nord sembra cambiato: Berlusconi cala nella sua cittè e la Lega perde consensi nella sua patria. Che sta accadendo?
Per quanto riguarda la Lega, ruggire come leoni in periferia e belare come pecore in Parlamento ha prodotto effetti evidenti. È come se questo voto segnasse u n’ipoteca esistenziale sulla Lega, perché anche la base ha percepito che è entrato in corto circuito il modello «di lotta e di governo». La Lega è stritolata dalle proprie contraddizioni: l’essere stati cavalieri serventi di Berlusconi e «ribelli» sul Po, ha prodotto uno scandalo nella gente. Quanto a Berlusconi, siamo alla deflagrazione finale del centrodestra. I suoi ministri, a cominciare da Tremonti, si comportano sempre come turisti per caso pur governando da 15 anni. La lezione che trae il centrodestra da questa tornata elettorale, poi, è imbarazzante: abbiamo dato poco al Nord e di più al Sud, dicono. È un capovolgimento della realtà, è il segno della deflagrazione.

E Casini? Vi scambiate parole gentili, ma l’allargamento del centrosinistra ai centristi, dopo questa tornata elettorale, sembra più lontano. O no?
Il Terzo polo deve fare i conti con una grande disillusione: avevano coltivato ambizioni elettorali che sono state frustrate da un risultato assai modesto ed ora rischiano la residualità. Quello che non funziona, lo dico con affetto a Casini, è lo schema di gioco: prescindere completamente da un’interlocuzione sul merito delle questioni e mantenersi equidistanti dal centrodetsra e dal centrosinistra rischia di non voler dire nulla. L’Udc vive prigioniera del gioco dei quattro cantoni - «mai con te piuttosto con quello» - cercando soluzioni salvifiche. Ma l’idea che il Pd si congedi dal rapporto con Sel e Idv per andare con il Terzo Polo è sbagliata perché per i Democratici sarebbe un suicidio: il popolo del centrosinistra non può concepire che Bersani vada da un lato e Vendola e Di Pietro dall’altro. Piuttosto, mi dica Casini se i soggetti sociali che lui vuole difendere, le famiglie, sono state impoverite dal gay pride o dalle leggi di Tremonti. E il popolo delle partite iva da chi è stato preso a cazzotti, dagli antinuclearisti o dal governo che ha incitato alla rivolta fiscale e contemporaneamente ha aumentato la pressione fiscale?

Eppure con l’Udc ci sta provando ad avere un dialogo in Puglia: ora sono all’opposizione, ma ci resteranno ancora?
Il dialogo con l’Udc non può essere strumentale, non può avere come finalità quello di avere un supplemento di ossigeno quando andiamo in apnea in consiglio regionale. I numeri risicati della maggioranza sono frutto di una ingiustizia che ci ha colpito, perchè noi non disponiamo di quel premio di governabilità, ma la maggioranza dev'essere in grado così com'è di dimostrare la propria autosufficienza politica, culturale e anche numerica. Con l’Udc parlo da sempre, ho inteso prendere in seria considerazione le loro proposte, la loro sensibililità non è mai stata snobbata nè dall’attività di governo nè dalla vita consiliare. Io credo che il centrosinistra debba, nel merito delle cose, rendere sempre più fitta l’interlocuzione anche con i centristi, senza che si metta il carro davanti ai buoi. Non penso di dover forzare nè la mia maggioranza nè l’Udc, tantomeno ipotizzare rimpasti di giunta. Piuttosto, dobbiamo intensificare ancor di più il dialogo.

Il dato elettorale pugliese è ancora troppo parziale ma racconta di grandi frammentazioni a sinistra. È così?
Abbiamo pagato le divisioni in tante realtà: il centrosinistra perde dove ha il 60-70% dei voti, come a Trinitapoli, ma voglio ricordare che sono state smentite clamorosamente tante previsioni. Ho potuto impegnarmi solo per Barletta, ma abbiamo avuto risultati positivi ovunque. A fronte, pure, di errori di percorso, come a Triggiano, abbiamo vinto al primo turno e non va dimenticato che questo voto arriva all’indo - mani di una stagione aspra per noi, qual è quella del piano di rientro e delle chiusure degli ospedali. Il Pd è primo partito di Puglia e il gradimento verso il governatore aumenta: vuol dire che la gente, nonostante i problemi e gli inciampi che abbiamo avuto, percepisce la buona fede e l’impe - gno che stiamo mettendo.

A Nardò c’è una piccola Napoli: Sel che va con Udc e la Poli Bortone e il Pd che si divide, perdendo il suo candidato per il ballottaggio. Che accadrà? Intanto spero che tutti convergano sul nostro candidato: Nardò è una bomboniera barocca della Puglia e del Sud, le sue bellezze e la costa sono sempre oggetto degli appettiti speculativi e se vincesse il centrodestra Nardò sarebbe in pericolo. La sperimentazione di quest’alleanza è nelle dinamiche locali, l’impor tante è mettere in campo una buona politica.

venerdì 6 maggio 2011

LECCE - TRA L'INDIFFERENZA E LA GUERRA

CIRCOLO ANARCHICO LECCE

Sabato 7 maggio dalle ore 17.30 alle ore 21 presidio e mostra contro la guerra e in solidarietà ai compagni arrestati di Bologna Corte dei Cicala, via V.Emanuele Lecce

GIOVEDÌ 12 MAGGIO, ORE 17 PIANO SEMINTERRATO - ATENEO PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “DELTA OIL’S DIRTY BUSINESS”, SULL’OPPOSIZIONE ALLO SFRUTTAMENTO DELLE MULTINAZIONALI PETROLIFERE; A SEGUIRE DISCUSSIONE SU GUERRA E REPRESSIONE.
MOSTRA SUI RAPPORTI ITALIA-LIBIA: COLONIALISMO PASSATO E PRESENTE DIFFUSIONE DI STAMPA E MATERIALE INFORMATIVO

TRA L'INDIFFERENZA E LA GUERRA
Oggi come ieri, le potenzialità omicide del terrorismo sono poca cosa rispetto a quelle dei poteri statali; […] nessuna organizzazione definita “terroristica” può competere con i governi, quando si tratta di sequestrare, torturare, far sparire persone.
H.M. Enzensberger

È solo di qualche settimana fa la notizia dell’ennesima strage compiuta nel Mediterraneo, al largo delle coste di Malta.
Oltre 250 esseri umani sono morti, andati a picco assieme al barcone su cui erano stipati. Non si è verificato un incidente, ma si è compiuta una vera e propria strage, deliberatamente, scegliendo di non farli entrare nelle “proprie” acque nazionali e di non soccorrerli mentre morivano. E quando accade una cosa del genere bisogna risalire alle responsabilità, rintracciare mandanti ed esecutori. Non è difficile. Quella strage è il risultato finale di un vero e proprio atto terroristico perpetrato dagli Stati – non solo da quello maltese, su cui il governo italiano ha provato a far ricadere l’intera responsabilità.
Quella strage non è stata la prima e, purtroppo, non sarà l’ultima. Si calcola che dal 1988 siano stati oltre 16000 i morti attorno alle frontiere della Fortezza Europa. Genti in fuga da povertà, carestie, persecuzioni, guerre. Tutte condizioni create da governi ed economie – eccoli, mandanti ed esecutori delle stragi – in nome del profitto più alto ad ogni costo. Basta pensare alla guerra in Libia, una guerra a cui – ad un secolo esatto dal primo tentativo coloniale – partecipa anche l’Italia. Ma in realtà in questo secolo il colonialismo italiano in Libia non è mai terminato, e tra una guerra e l’altra si è imposto con la penetrazione economica di aziende italiane e con accordi bilaterali tra i governi italiano e libico. Imprese come Impregilo, Eni, Finmeccanica e Unicredit sono tra i principali sfruttatori delle popolazioni e delle risorse libiche, così come lo sono dei proletari italiani.
Alcuni hanno riconosciuto queste responsabilità – questo essere mandanti di stragi, questo essere terroristi – ed hanno deciso di non tacere. Hanno scelto di denunciare pubblicamente queste responsabilità e complicità nello sfruttamento e nelle stragi, di contrastarle e attaccarle, come unico mezzo di buon senso per non rendersi complici, come atto fattivo di solidarietà. Tra questi ci sono anche alcuni anarchici del circolo “Fuoriluogo” di Bologna, che proprio per essersi interposti tra l’indifferenza e la guerra, tra i mandanti e le stragi, sono stati oggetto di attenzione della Procura di Bologna, che ne ha arrestati cinque e sottoposto altri sette a minori restrizioni, oltre a sequestrare la loro sede, con l’accusa di associazione a delinquere.
Ma se opporsi alle guerre e ai governi che le compiono, se riconoscere le loro responsabilità terroristiche e quelle stragiste di colossi dello sfruttamento mondiale significa essere delinquenti, allora lo siamo anche noi. Se sono le leggi a perpetrare e riprodurre lo sfruttamento e la morte di milioni di disperati – al di qua e al di là del mare – allora è solo facendosi fuorilegge che ci si può sottrarre a questa responsabilità. Contrattaccare non può che essere un’ovvia conseguenza.

Anarchici
Via Massaglia, 62/b – Lecce peggio2008@yahoo.it

lunedì 2 maggio 2011

Torino 1 maggio. Il PD aggredisce lo spezzone contro la guerra

Il servizio d’ordine del PD ha tentato di fermare lo spezzone contro la guerra e il militarismo, promosso da Federazione Anarchica Torinese, Federazione Anarchica del Monferrato, Perla Nera, Zabriskie Point Novara, Collettivo Anarchico Studentesco Torinese. In piazza Vittorio, alla partenza del corteo, il servizio d’ordine degli squadristi democratici del PD ha assaltato il furgone d’apertura degli anarchici. Hanno frantumato il parabrezza e rubato le chiavi del mezzo. Quando gli antimilitaristi, dopo un lungo scontro con i democratici, sono riusciti a riprendersi le chiavi, le hanno trovate spezzate. Gli stalinisti poi, temendo di essere riconosciuti, hanno aggredito un manifestante che stava fotografando il corteo, spaccandogli a pugni la macchina fotografica.Nonostante la violenza incontrata, nonostante il furgone fuori uso, lo spezzone è partito lo stesso per terminare numeroso in piazza San Carlo. Diffusa la notizia dell’aggressione, lo spezzone del PD è stato duramente contestato, insultato e anche schiaffeggiato dai manifestanti. Poi l’azione intimidatoria e repressiva del PD è continuata fuori dal corteo. Un compagno di Alessandria infatti, tornando alla propria auto, si è ritrovato chiodi e viti intorno alle ruote. Questi sono i mezzi adoperati da un partito ora all’opposizione, ma poco tempo fa al potere, che ha sostenuto e finanziato guerre in Afganistan, Iraq e nella ex Jugoslavia. Metodi già utilizzati a Torino nel 1999, quando era presidente del consiglio Massimo D’Alema, per reprimere il dissenso di chi si opponeva ai bombardamenti. Oggi, 1 maggio 2011, non potendo disporre delle truppe dello Stato, hanno assoldato picchiatori prezzolati in divisa rossa e bianca. Dopo questa giornata, resta solo la miseria politica e morale di chi ha il coraggio di scendere in strada il 1 maggio, quando tutto l’anno difende i profitti dei padroni e le guerre degli stati.

Federazione Anarchica Torinese - FAI, Federazione Anarchica del Monferrato - FAI, laboratorio anarchico Perla Nera di Alessandria, circolo Zabriskie Point Novara, Collettivo Anarchico Studentesco Torinese

da Indymedia

mercoledì 27 aprile 2011

Quelli che il 25 aprile non festeggiano


di MATTEO TONELLI
Quelli che il 25 aprile non festeggiano "Basta con la mitologia della Liberazione"
ROMA - Chi invoca "la pacificazione". Chi chiede che si faccia luce "sui massacri dei partigiani". Chi tira in ballo le foibe e Togliatti. Chi attacca manifesti con fascio littorio e chi, più sbrigativamente, brucia gli addobbi sistemati sul monumento alla Resistenza. Eccolo il 25 Aprile di chi non festeggia. Di chi puntualizza. Di chi proprio non riesce a vedere nel 25 aprile una festa di tutti. Di chi, nel giorno della liberazione dell'Italia dalla dittatura nazifascista, preferisce invocare una "pacificazione" tra vincitori e vinti che suona tanto come una parificazione tra chi ha lottato per la liberazione del Paese e chi, di quella oppressione, era autore e complice. Il tutto mentre tre parlamentari del Pdl presentano un disegno di legge costituzionale che abolisce la norma della Costituzione che vieta "la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista".


LE FOTO DEI MANIFESTI FASCISTI
1
"Bisogna ribadire come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza e, in particolare, del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre" scrive il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, deputato del Pdl, in un manifesto fatto affiggere in occasione del 25 aprile. Dove si fa ricadere sull'allora segretario del Pci Palmiro
Togliatti la sorte "delle centinaia di migliaia di nostri connazionali costretti a fuggire sull'onda della feroce pulizia etnica delle foibe scatenata dai partigiani jugoslavi del dittatore Tito, con la complicità morale del leader dei comunisti italiani".

Cirielli, comunque, non è solo. Con lui si schiera Fabio Garagnani, coordinatore Pdl città di Bologna che parla di "mitologia resistenziale", rivendica la sua non partecipazione alle celebrazioni di lunedì, chiede che si indaghi "sui massacri dei partigiani" e vede nel 18 aprile del 1948 "la vera festa unificante del nostro paese, che con la vittoria elettorale della Dc e dei suoi alleati consenti' all'Italia di consolidare la democrazia liberandola dalla minaccia del comunismo".

Da Bologna al Veneto il passo è breve. E i toni analoghi. Stavolta sono gli ex An Elena Donazzan (assessore regionale), Marco Luciani (assessore provinciale), Vittorio Di Dio (assessore comunale) a lanciare l'invettiva contro i partigiani: "Non sono degli eroi, magari qualcuno di loro avrà fatto degli atti coraggiosi, ma sarebbe un errore pensare che la Liberazione sia merito loro. Senza l'intervento degli alleati probabilmente la storia sarebbe stata diversa". La Donazzan si spinge ancor più avanti: "Dobbiamo capire che a quel tempo non c'era una parte giusta e una sbagliata per la quale combattere". Tutti uguali insomma. Fascisti e antifascisti. "Superando ogni divisione per creare una memoria condivisa" invoca il capogruppo del Pdl di Modena Adolfo Morandi. Magari dedicando una strada ad un milite fascista genovese, come chiede Gianni Plinio responsabile sicurezza del Pdl della Liguria.

Nella lista dei non celebranti c'è anche chi sceglie di disertare la ricorrenza per protestare contro l'arrivo dei nomadi nel comune che amministra. Come Fabio Stefoni, sindaco di Castelnuovo di Porto, un piccolo comune alle porte di Roma.

Non poteva mancare Francesco Storace. L'ex fedelissimo di Fini, adesso leader della Destra chiede che si guardi alla storia d'Italia, Ventennio compreso. "Senza manicheismi" e "con le sue luci e le sue ombre". "130 Anni non sono 150 e ci fa pena chi ne elimina 20. E' storia d'italia. E' illusorio pensare di cancellarla" tuona. Niente feste rivendicano i seguaci storaciani di Lamezia Terme: "Non abbiamo mai festeggiato il 25 aprile e non è nostra intenzione neanche pensarci. Continuiamo a considerare la pseudo 'festa nazionale' come 'misera bugia' con la quale si può ricordare solo la sconfitta nella Guerra Mondiale e la fine sanguinosa di una guerra civile".

Chi, sicuramente, lo sciagurato ventennio fascista non lo dimentica, anzi lo rivendica, è colui che ha incollato a Roma centinaia di manifesti con un'immagine di fascisti in trionfo: "25 aprile, buona Pasquetta!". O chi a Corsico, in provincia di Milano, ha bruciato gli addobbi sistemati sul monumento alla Resistenza e asportato quelli presenti su un altro dedicato agli Alpini.

(23 aprile 2011)

http://www.repubblica.it/politica/2011/04/23/news/liberazione_frasi-15308454/

da Antifa

venerdì 8 aprile 2011

Pdl e Fli si ritrovano Ricompattati dal partito fascista...

E chi dice che Pdl e Fli non votano più assieme peggio del diavolo e dell’acquasanta? Su una cosa invece sono d’accordo: l’abolizione del divieto di rifondare il partito fascista. Ebbene sì, non fosse altro che, spiegano, la norma è transitoria da 65 anni. Loro sono Cristiano De Eccher, Fabrizio di Stefano, Francesco Bevilacqua, Achille Totaro del Pdl e Egidio Digilio di Futuro e libertà. Al Senato hanno presentato un disegno di legge che chiede l’eliminazione dalla Costituzione della dodicesima disposizione transitoria e finale che vieta la riorganizzazione del partito fascista. «Sono passati 65 anni e che “transitoria” è? - chiede Bevilacqua - Da transitoria sta diventando definitiva». Da qui, secondo i senatori, l’esigenza di cancellare la norma. Il comma di cui si chiede l’abrogazione è il primo. «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».
Fonte: Il Giornale

Booooom! Breve storia di un timer e di un parlamentare
27 agosto 2008

Cristiano De Eccher e l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana: secondo il giudice Salvini, l’oggi senatore del PdL avrebbe custodito il dispositivo che ha consentito lo scoppio della bomba che ha ammazzato diciassette persone nel dicembre del 1969 a Milano

Tic-tac tic-tac tic-tac tic-tac…Boom. A causa della loro brevità, le biografie dei parlamentari non sempre rendono giustizia alle loro molteplici attività. A puro titolo di esempio, basta leggere questa dedicata al senatore del Popolo delle Libertà in quota Alleanza Nazionale Cristiano De Eccher. Alla voce “professione” il calepino recita soltanto “insegnante di chimica e scienze naturali”. Eppure il buon De Eccher è stato molto di più, ed è giusto che la storia gliene renda merito. Come l’intensa attività politica dentro Avanguardia Nazionale, “un’organizzazione politica della destra estremista ed eversiva italiana, fondata nel 1960 da Stefano Delle Chiaie e disciolta, legalmente, nel 1976″, di cui è stato responsabile per il Triveneto. Oppure il suo ingresso nell’inchiesta sulla bomba di Piazza Fontana a Milano, che il 12 dicembre 1969 provocò la morte di 17 persone (e il volo da un davanzale della questura di un innocente, Pino Pinelli).

QUEI MERAVIGLIOSI SEVENTIES - Ne parla diffusamente e con dovizia di particolari Gianni Barbacetto nell’ultimo numero di Micromega. Il nome di De Eccher entra in gioco nel 1973, quando i carabinieri gli perquisiscono la casa. Il ragazzone promette bene: alto, biondo, nibelungo, diretto discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero, e proprietaria del magnifico castello di Calavino dalle parti di Trento. Ma soprattutto: amicone di Franco Freda, condannato ad anni 15 di reclusione per associazione sovversiva. Le forze dell’ordine trovano il solito florilegio di libercoli, volantini, manifesti e opuscoli; ma anche 78 pile elettriche. Le pile all’epoca facevano parte dell’armamentario del perfetto stragista: servivano a confezionare esplosivi. Gli chiedono che se ne fa, e lui risponde: “mi servono per i miei hobby”. La madre, alla stessa domanda, replica invece che li usano per far giocare i figli di un amico di famiglia, il colonnello Santoro, ufficiale dei carabinieri e superiore di chi sta effettuando la perquisizione. Uno strano riferimento, e ancora più strano è che un documento del Sid (l’allora servizio segreto) che racconta della perquisizione e del particolare delle pile viene inviato in lettura al famigerato generale Gianadelio Maletti.

C’E’ UN GIUDICE A MILANO - La perquisizione rimane senza esito, ma negli anni Novanta il giudice Guido Salvini, ritrovando l’appunto del Sid, ricostruisce la storia. Partendo dal presupposto che, secondo alcune fonti “nere”, De Eccher è il custode del timer della bomba di piazza Fontana. Secondo Salvini, la spiegazione della madre per le pile è un messaggio cifrato: Santoro di figlio ne ha uno solo, ma è famoso per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano; e secondo Azzi è anche il “fornitore del tritolo ufficiale” dei neofascisti, in associazione con “Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura”. Insomma, la genitrice del nostro con quella frase forse voleva mandare un messaggio cifrato, dicendogli più o meno che il figlio era “coperto” dai più alti gradi, e che quindi non ci mettessero troppo zelo nell’indagare su di lui, tanto era inutile. In effetti, emerge che la cellula trentina era in effetti sotto l’ala protettiva del centro Cs di Verona.

Fonte: Giornalettismo

da Antifa

martedì 29 marzo 2011

Violenza sessuale di lieve entità...ecco gli autori...




Emendamento 1707 sulla "Violenza sessuale di lieve entità", ecco gli autori:

Gasparri, Bricolo, Quagliariello, Centaro, Berselli, Mazzatorta, Divina.

Uno dei firmatari dell'emendamento ha dichiarato che serve a non far arrestare i giovani di 17 anni che hanno rapporti con una quattordicenne(!), in quanto quello sarebbe una violenza di minore gravità.


Fonte: blog di Filippo BERSELLI (Sindaco di Montefiore Conca (Rimini))

venerdì 25 marzo 2011

Ergastoli bianchi - Gli inferni legalizzati.


Inchiesta sugli OPG - Ospedali Psichiatrici Giudiziari
di Federica Pennelli

OPG - Ospedali Psichiatri Giudiziari - Cosa sono?
Sono strutture giudiziarie dipendenti dall’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia che, a metà degli anni ’70, hanno sostituito i precedenti manicomi criminali. Il ricovero in Ospedale Psichiatrico Giudiziario è trattato dall’articolo 222 del Codice Penale, su cui si è più volte espressa la Corte Costituzionale.
IL DPCM del 1 aprile 2008 (GU n. 126 del 30-5-2008), entrato in vigore il 14 giugno 2008, sancisce il passaggio della funzione sanitaria in tutti gli Istituti penitenziari (adulti e minori e OPG) dal ministero della Giustizia a quello della Salute.Nella “riforma” dell’attuale DPCM, con il relativo trasferimento della competenza sanitaria al Ministero della Salute (il Titolo V° della Costituzione), si individuano gli interventi clinico-riabilitativi delle funzioni sanitarie (che passano al SSN), e quelli di sicurezza che rimangono di competenza al DAP ed alla Magistratura. Inoltre, viene sottolineato che “l’ambito territoriale costituisce la sede privilegiata per affrontare i problemi della salute, della cura, della riabilitazione delle persone con disturbi mentali” analogamente a quanto aveva previsto, per la psichiatria civile la legge “180”, recepita dalla legge n. 833 del 12 dicembre 1978.
Marzo 2011 - La Commissione d’inchiesta SSN del Senato della Repubblica sta monitorando settimanalmente ciascuna struttura per avere notizie degli internati che dovrebbero essere stati dimessi già da mesi o anni: su 376 internati dichiarati dimissibili per ora solo 65 sono stati effettivamente dimessi, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga della pena.
Di questi ultimi, solo 5 sono ancora internati perché ritenuti "socialmente pericolosi", tutti gli altri non hanno varcato i cancelli dell’ Opg perché non hanno ricevuto un progetto terapeutico, non hanno una comunità che li accolga o una Asl che li assista.
In questi luoghi l’internamento continua a prevalere sulla cura ed è questo che la Commissione ha fatto emergere tramite testimonianze video e audio girate - senza preavviso - all’interno degli OPG: questi lager vanno chiusi, subito.
Testimonianze dei Direttori Sanitari e Penitenziari degli OPG di Reggio Emilia e Aversa
Dott.ssa Valeria Calevro - Psichiatra, Direttore Sanitario OPG Reggio Emilia "[…] io spero che si possa lavorare per superare gli OPG. […] l’OPG prima del 2008 era sicuramente un paradosso, adesso secondo me lo è ancora di più perchè il paradosso - come dice lei di coniugare la custodia con la cura di una malattia psichiatrica dove quindi anche la possibilità di usufruire anche di un ambiente più sereno è molto importante - è stato ulteriormente aggravato. "Dott..ssa Carlotta Giaquinto - Direttore Penitenziario OPG di Aversa "L’indagine ha messo in evidenza una serie di problematiche esistenti purtroppo da molto tempo negli OPG […] il personale sanitario e parasanitario è scarso e non riesce a farci fare quel salto di qualità per farci passare da carcere ad ospedale."

Testimonanze:
On. Ignazio Marino - chirurgo, presidente della "Commissione Parlamentare d'inchiesta sul SSN del Senato della Repubblica"
“[…] nalla maggior parte di questi OPG i malati hanno meno di 30 minuti al mese di contatto con gli psichiatri. Nel primo luogo in cui siamo entrati l’estate scorsa - nell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto - abbiamo trovato un uomo nudo legato con delle garze ad un letto di ferro arrugginito con un buco al centro per la raccolta dell’urina e degli escrementi: condizioni non tollerabili in un paese civile e democratico.”.

Massimo Cirri - psicologo, conduttore di "Caterpillar" (Radio 2) e di "La terra è blu" - Solo “matti” in onda alla radio, un’ora di salute mentale radiodiffusa" (su Radio Popolare di Milano e Roma e Radio Fragola di Trieste).
A lui abbiamo chiesto un parere rispetto le immagini girate all’interno degli OPG italiani e un commento rispetto alle dichiarazioni di alcune Regioni in merito alla difficoltà economiche di reinserimento delle persone che dovrebbero al più presto uscire dagli OPG.
"Guardare le immagine trasmesse a "Presa Diretta" colpisce e ci riporta indietro ad una dimensione di reclusione, di tortura, di annichilimento, di sofferenza. L’idea che devi nostri concittadini siano tenuti in quelle condizioni, legati al letto, colpisce […] mi permetto di dire una cosa ma non in senso provocatorio: stiamo parlando di 1.500 persone all’interno degli OPG (quelle che indica la Commissione) di cui 300 che potrebbero essere dimesse immediatamente. Siamo la quinta, la sesta potenza economica mondiale? Il fatto che non si voglia trovare quella miseria -rispetto a tante altre spese - per cambiare la vita a questi sciagurati concittadini prima di essere una questione economica è una questione etica, politica, di scandalo."

Peppe dell’Acqua - psichiatra, Direttore del "Dipartimento di Salute Mentale" di Trieste
"Il commento a caldo è che era ora che se ne parlasse in maniera così diffusa. Malgrado questo impegno non è così recettiva quell’opinione pubblica ma anche quei Servizi e quegli apparati che su questo devono lavorare. […]e’ un punto programmatico del Forum di salute mentale quello della chiusura degli OPG"

Francesco Paolo Bisanti - ex internato Opg di “Madìa” di Barcellona Pozzo di Gotto
Francesco ci racconta la sua storia all’interno dell’OPG e di come - attraverso l’art. 21 prima e alla semilibertà poi - abbia ricominciato a vivere fuori dalle mura dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario.
Una storia da ascoltare tutta d’un fiato.
Francesco Cordio- regista ed attore che ha realizzato per conto della “Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficenza del Sistema Sanitario Nazionale del Senato della Repubblica” il documentario sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, presentato con degli estratti nel programma "Presa Diretta" di Riccardo Iacona nel 2011.
A lui abbiamo chiesto di raccontare le impressioni rispetto alla situazione che hai trovato all’interno degli OPG e cosa ha significato per lui girare questo documentario.
"Io ho lavorato in molte situazioni gravi e deprecabili - anche nelle Favelas Brasiliane - ma come questo posto mai…non ho mai provato quello che ho provato in questi luoghi orribili […] ho faticato a riprendere le cose che avevo davanti e preferivo guardarlo con gli occhi che attraverso la telecamera"

giovedì 24 marzo 2011

24 marzo, una data più volte tragica


di Lorenzo Repetto

Il 24 marzo è una data tragica, che ricorre nelle nostre menti per, almeno, tre grossi avvenimenti storici.

Il 24 marzo 1944 si verificò il MASSACRO DELLE FOSSE ARDEATINE, in cui morirono 335 civili e militari italiani per mano dei nazisti tedeschi. Questa fu una rappresaglia per l’azione partigiana del giorno precedente in Via Rasella, che vide la morte di 33 soldati tedeschi.

Il 24 marzo 1976, in Argentina, una giunta di militari, guidata dal tenente-generale Jorge Rafael Videla, fece un COLPO DI STATO ai danni dell’allora presidentessa Isabelita Peròn.

La nazione sudamericana cadde preda di una dittatura dalla ferocia inaudita, cancellante ogni diritto umano.

Non fu, peraltro, l’unica nazione centro-sudamericana vittima di golpe militari in quel periodo.La dottrina dei servizi segreti statunitensi, infatti, attraverso l’OPERAZIONE CONDOR, mirava a destituire ogni possibile governo di sinistra o centro-sinistra (in maniera simile all’OPERAZIONE CHAOS e alla cosiddetta STRATEGIA DELLA TENSIONE), in parte per motivi ideologici, ma soprattutto perchè governi di quel tipo, attraverso l’emancipazione delle classi operaie e meno abbienti, avrebbero causato enormi danni economici alle aziende americane presenti sui quei territori.

In 5 anni questa dittatura di estrema destra causò il cosiddetto fenomeno dei DESAPARECIDOS. In pratica sparirono da ogni elenco cittadino, comunale, nazionale almeno 30.000 persone, sequestrate, torturate e poi uccise e fatte sparire in quanto “non allineate” al pensiero del regime, o anche solo per sospetti di non allineamento, quasi sempre infondati.

Il 24 marzo 1999 le truppe NATO iniziarono la cosiddetta GUERRA del KOSOVO.

Questo conflitto fu perpetrato contro la SERBIA e, in particolare, contro il suo primo ministro SLOBODAN MILOSEVIC, reo di una pulizia etnica di rara crudeltà contro la minoranza albanese residente nella nazione slava.

RICORDARE AIUTA A NON DIMENTICARE. NON DIMENTICARE AIUTA A NON RIFARE.

da Reset-Italia

G8 a Genova, Strasburgo assolve l'Italia "Non ha colpe per la morte di Giuliani"


La Corte europea dei diritti dell'uomo scagiona il nostro Paese: non è responsabile per l'uccisione del giovane durante gli scontri per il vertice dei grandi nel 2001. La sentenza è definitiva. Il padre del ragazzo: "Non ci arrendiamo e andiamo avanti"

BRUXELLES - La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto oggi l'Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani avvenuta durante gli scontro tra manifestanti e forze dell'ordine nel corso del G8 di Genova. Con una decisione presa a maggioranza la Corte ha dato torto ai Giuliani su tutti i punti del loro ricorso e anche sulla parte che riguarda la conduzione dell'inchiesta sulla morte del figlio. I giudici della Grande Chambre non hanno rilevato lacune nell'indagine e su questo punto hanno, quindi, rovesciato il giudizio espresso in primo grado.

Con tredici voti a favore e quattro contrari i giudici della Grande Camera hanno stabilito la piena assoluzione di Mario Placanica, il carabiniere che sparò a Giuliani in piazza Alimonda, confermando così la sentenza di primo grado emessa il 25 agosto 2009. Inoltre la Grande Camera ha assolto l'Italia dall'accusa di non aver condotto un'inchiesta sufficientemente approfondita sulla morte di Giuliani: in questo caso la Corte si è espressa con 10 voti a favore e 7 contrari. La stessa maggioranza si è pronunciata anche per l'assoluzione dell'Italia dall'accusa di non aver organizzato e pianificato in modo adeguato le operazioni di polizia durante il summit del G8 a Genova.

Palcanica fu incriminato per omicidio volontario ma il procedimento venne archiviato dal gup Elena Daloiso il 5 maggio 2003. Nella sua ordinanza Daloiso, oltre ad accogliere la richiesta di archiviazione per legittima difesa avanzata dal pm Silvio Franz il 2 dicembre 2002, aveva sostenuto come l'uso dell'arma fosse stato "legittimo" e "assolutamente indispensabile e graduato in modo da risultare il meno offensivo possibile".

Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione, gli avvocati Pisapia e Vinci avevano deciso di fare appello alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. La famiglia Giuliani, nel ricorso a Strasburgo, ha invocato, in particolare, l'articolo 2 della Convenzione dei diritti dell'uomo (diritto alla vita), sostenendo che la morte di Carlo "è dovuta ad un uso eccessivo della forza" e considerando che "l'organizzazione delle operazioni per ristabilire l'ordine pubblico non siano state adeguate".

Nell'agosto del 2009 la Corte Europea dei diritti dell'uomo, cui i familiari di Giuliani erano ricorsi, ha stabilito che Placanica agì per legittima difesa. La stessa Corte ha tuttavia rilevato alcune carenze nel rispetto degli obblighi procedurali previsti dallo stesso articolo, condannando lo Stato italiano a pagare 40.000 euro ai familiari di Carlo Giuliani, 15.000 euro a ciascuno dei genitori e 10.000 euro alla sorella, in quanto "le autorità italiane non hanno condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante" e che non fu avviata un'inchiesta per identificare "le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico". E si arriva così ad oggi ed ha una sentenza che ribalta, in gran parte, la precedente pronuncia.

"Non è la prima brutta notizia che abbiamo. In ogni caso non ci arrendiamo, continuiamo la nostra battaglia per la verità - dice Giuliano Giuliani, il padre di Carlo - Dal punto di vista legale c'è un'ultima possibilità che sarà una causa civile contro chi ha sparato.Non c'è altra possibilità. Mi auguro che nessuno ci venga a dire che vogliamo rifarci su un povero carabiniere. Lo scopo della causa civile è avere un dibattimento processuale. L'unica cosa che non hanno ritenuto degna di un processo è stata l'omicidio di Carlo. E' vergognoso".

da La Repupubblica