HOME       BLOG    VIDEO    EVENTI    GLI INVISIBILI    MUSICA    LIBRI    POLITICA LOCALE    POST PIU' COMMENTATI

giovedì 31 dicembre 2009

Quei 150 milioni bruciati dalla giunta Fitto

L'hanno appena rinviato a giudizio per corruzione, ipotizzando che abbia intascato tangenti per favorire le cliniche private della famiglia Angelucci, e già spunta una nuova inchiesta sulla sua gestione della Puglia.

Stiamo parlando di Raffaele Fitto, rampante ministro per gli Affari regionali e le Autonomie locali. La procura adesso indaga su una spericolata operazione finanziaria condotta dalla sua giunta: l'emissione di due bond da 600 e 270 milioni di euro. Una manovra che è già costata alle casse pubbliche 150 milioni di euro, divorati dai prodotti finanziari impazziti.


Lo stesso problema lo hanno avuto molti enti locali ma secondo i primi accertamenti della procura - descritti dalle pagine baresi di Repubblica - la Regione Puglia si sarebbe mossa con parecchia leggerezza. Incluso un contratto multimilionario in inglese firmato da un dirigente che non conosceva la lingua. Tanto a pagare sono i cittadini.

da L'Espresso

mercoledì 30 dicembre 2009

Vendola traccia un bilancio della "Puglia Migliore"

"La buona politica esiste e la buona politica e' un patto tra la classe politica e il popolo, e la classe dirigente deve sapere indicare una prospettiva alta, non deve essere una classe politica con la panciera". E' un Nichi Vendola sereno, orgoglioso dei risultati raggiunti, quello che si presenta alla consueta conferenza stampa di fine anno per tracciare un bilancio di 365 giorni di azione del Governo regionale.

"Non ci sono state solo le pagine belle - ha detto Vendola, al cui fianco c'erano 12 dei suoi 14 assessori - ma anche tanti problemi, tante difficoltà, tanti errori: ma noi gli errori li abbiamo guardati in faccia e le difficolta' non le abbiamo nascoste sotto al tappeto".

Fra i motivi di orgoglio per Vendola ci sono il no al nucleare e la battaglia per ripubblicizzare l'Acquedotto pugliese: "ribadiamo il nostro no al nucleare, ai rigassificatori, al raddoppio di raffinerie, e se necessario faremo le barricate - ha dichiarato - abbiamo le carte in regola per non essere terra di colonizzazione perche' noi abbiamo detto si' alle energie rinnovabili e siamo diventati da questo punto di vista interessanti per tutto il mondo. Quanto all'acqua, é un diritto della vita e non una merce di mercato. Noi in questi anni abbiamo investito nella rete dell'Acquedotto pugliese, costruendo impianti, depuratori, riducendo le perdite".

"Credo che chiunque abbia occhi per vedere e non sia ammalato di faziosita' o di malafede - ha continuato Vendola - possa vedere in tutta questa regione i mille segni di cambiamento. Quest'anno la Puglia ha potuto spegnere ad esempio 5.000 incendi senza che se ne accorgesse nessuno: abbiamo una delle migliori protezioni civili d'Italia e non avevamo niente. E' un cambiamento?. Cinque anni fa, e faccio degli esempi a casaccio, gli operai della forestazione - ha ricordato Vendola - lavoravano 15 giornate all'anno, oggi lavorano 180 giornate all'anno e dall'anno prossimo saranno non più schiavi ma lavoratori stabilizzati. Per loro e' una Puglia migliore o no?".

Fiore all'occhiello delle politiche giovanili, "Bollenti Spiriti": "ci sono 10.000 ragazzi pugliesi - ha fatto notare il governatore - che hanno fruito dei programmi dei Bollenti spiriti, sono ragazzi a cui é cambiata la vita, che hanno potuto fare alta specializzazione in qualunque università del mondo e oggi possono portare questa loro competenza specialistica nel nostro apparato produttivo, nella nostra economia". E ancora: "i cittadini di Taranto hanno avuto i dati sul monitoraggio dell'abbattimento delle diossine nell'Ilva e quindi questa promessa che avremmo fatto la guerra alla diossina e che l'avremmo cominciata a vincere, dice che a Taranto qualcuno la tocca con mano una Puglia migliore".

Notizie positive anche dalla Sanità: "abbiamo inaugurato una meravigliosa oncologia nell'ospedale Perrino di Brindisi e lì abbiamo oggi una rete sanitaria per la lotta contro il cancro che é un punto di riferimento per tutto il Sud d'Italia"; ma passi avanti, secondo Vendola, ci sono stati in tutti i settori: "possiamo immaginare che i 170 laboratori multimediali di teatro, musica, danza che stiamo inaugurando in tutta la Puglia costituiscono per migliaia di giovani il segno tangibile che c'è una Puglia migliore, oppure possiamo pensare che i 118 asili nido che abbiamo già cantierizzato rappresentino per i bambini che lì saranno accolti una Puglia migliore. E vorrei ricordare la lotta contro la precarietà, la lotta per la qualità ambientale, la lotta per i diritti dei cittadini, la lotta contro il razzismo e la violenza, la riorganizzazione del ciclo di rifiuti, gli investimenti nel campo della scuola, mentre il governo continua a tagliare, nell'agricoltura per fronteggiare una crisi difficilissima, nella ricerca, nel turismo"

"Nessuno - ha concluso Vendola - può pensare che la Puglia sia paragonabile alla terra di Gomorra. Poi naturalmente qualcuno guarderà un difetto. Io dico che ce n'é uno, ce ne sono dieci, ce ne sono cento, ce ne sono mille. Ma non vedere gli straordinari passi in avanti che con tutti gli uomini e le donne di buona volontà di Puglia abbiamo realizzato significa essere veramente prigionieri del settarismo e della faziosità".

http://www.linkredulo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=485:vendola-traccia-un-bilancio-della-qpuglia-miglioreq&catid=35:politica&Itemid=55

E’ ORA DI ROMPERE IL GHIACCIO

Non sono sereno. Mentre mi accingo a scrivere riconosco le difficoltà di questo esercizio: ho il cuore pieno di inquietudine, il cervello violentato da mille variabili impazzite ed il passo lento e sicuro; intanto stringo forte il mio pugno e vicino alle poche “bocche di verità” lo alzo verso il cielo perché così mi faccio forza e provo a dare sostegno a chi con forza lotta contro le ingiustizie e la disfatta della democrazia in Italia.

Tempi duri questi: il panorama della politica italiana è quanto mai decaduto; la realtà per tanti è ormai un ricordo e la finzione è decantata come fosse realtà. A mio giudizio siamo al capolinea delle dimostranze: ciò che si propina come informazione è propaganda e la politica vera non esiste più nel Parlamento italiano, esautorato dai suoi veri compiti e destituito dal surrogato fatto in casa dei “Porta a Porta”.
Facciamo Politica allora.
Con le primarie non è Vendola a giocarsi tutto. Non è la sua ambizione personale che ci spinge a militare ma le speranze che egli alimenta in tutti noi per quella discontinuità evidenziata in tanti modi: MAI UN GOVERNO DI SINISTRA AVEVA OSATO GOVERNARE COSI’ LA COSA PUBBLICA IN QUESTA PUGLIA! MAI SI ERA CERCATO DI DARE SPERANZA E MANFORTE AI GIOVANI! Questo è il momento di essere uniti, di stringerci attorno alla sua figura, a ciò che rappresenta .
Se abbiamo un po’ di coscienza sappiamo che siamo in dovere di dare speranza ai bambini, sappiamo che in questo SUD putrescente c’è chi offre la sua vita per rimanere onesto e pulito in mezzo a tanta puzza di merda; sappiamo chi rappresenta l’anelito di libertà di un popolo stanco. Assumiamoci le nostre responsabilità e veniamoci incontro, sciogliamo il ghiaccio e le riserve e sosteniamo in ogni modo la nostra stessa dignità: UNITI PER VENDOLA PRESIDENTE!


PS. Passate dal circolo di Nardò (LE) di via N. In gusci: c’è tanto da fare ed il tempo stringe.
"Se non combattiamo ora per la nostra libertà che racconteremo ai nostri figli quando ci chiederanno delle loro catene?".

Angelo Cleopazzo-S&L Nardò-

ECCO IL VIDEO DELL'ASSEMBLEA ANNULLATA DEL PD



E' questo la squadrismo politico caro Casini????
E chi sono questi facinorosi che hanno impedito il regolare svolgimento dell'assemblea???

VERGOGNATEVI



Una via per Craxi “L’imbroglio continua”

di Miriam Della Croce
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha deciso di dedicare una via, una piazza, o un giardino a Bettino Craxi. Sconsiglierei la via, perché è difficile poi costruirvi nel mezzo un bel monumento, sul quale scrivere, magari:”Politico, perseguitato dalla giustizia”. Per tale, infatti, lo fece passare con un piccolo evangelico imbroglio il vescovo di Tunisi nel dicembre del 1999. Celebrando i funerali nella cattedrale Saint Louis, lesse dal Vangelo: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli», ed esplose un fragoroso applauso.
E i giornali riportarono la notizia. E nessuno si accorse del sottile inganno. L’ottava beatitudine, infatti, come ben doveva sapere il vescovo, non allude ai perseguitati dalla “giustizia”, ma ai perseguitati in quanto difensori della giustizia. Fa preciso riferimento alle persecuzioni religiose, e significa: beati coloro che saranno perseguitati a causa dell’impegno e del desiderio di attuare e far attuare, in sé e nel mondo, il piano salvifico di Dio. In qualche modo il piccolo imbroglio continua.

Renato Pierri

P.S. Una lettera sul quotidiano Liberazione svelava il piccolo imbroglio. Era intitolata: “Caso Craxi. Che c’entrano le Beatitudini” ed era firmata: “Un docente di religione cattolica”

P.S. Una lettera sul quotidiano Liberazione svelava il piccolo imbroglio. Era intitolata: “Caso Craxi. Che c’entrano le Beatitudini” ed era firmata: “Un docente di religione cattolica”

da Reset-Italia

Il Cairo: manifestazioni sotto le ambasciate.



Ieri martedi 29 dicembre, le varie delegazioni internazionali hanno dato vita a manifestazione sotto le proprie ambasciate di appartenenza. Gli attivisti statunitensi sono stati completamente circondati. La delegazione italiana (Forum palestina, Action for Peace) riunita praticamente in assemblea sotto la legazione diplomatica, si è nuovamente incontrata con il 1° Segretario dell'Ambasciata italiana al Cairo avanzando la proposta di far passare la delegazione per fare arrivare gli aiuti raccolti per le strutture e la popolazione palestinese di Gaza. Tra questi si sottolinea l'impegno preso in Italia con l'ospedale palestinese Al Awda di Jabalya che ha coinvolto decine di città e di associazioni.

Oggi è previsto un incontro con il Sindacato dei Giornalisti egiziani nella cui sede sta attuando lo sciopero della fame Hedy Epstein - 84 anni, ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio. Successivamente è previsto un SIT IN insieme al sindacato degli avvocati convocato per ricordare il primo anniversario del massacro dei palestinesi operato dalle truppe israeliane a Gaza. Due giorni fa la manifestazione degli avvocati egiziani era stata dispersa dalla polizia.


Mentre le autorità egiziano stendono oggi il tappeto rosso per ricevere il premier israeliano Netannyahu, usano il pugno di ferro contro gli attivisti internazionali ed egiziani. Netnayahu è in Egitto per discutere sullo scambio dei prigionieri e degli accordi economici con cui Israele di fatto condiziona pesantemente l'Egitto. Secondo Mila Pernice del Forum Palestina per l'Egitto aver tenuto sequestrati al Cairo gli attivisti della Gaza Freedom March durante la visita di stato di Netanyahu può rivelarsi un boomerang.

Tra i vari presidi sotto le ambasciate e negli appuntamenti in giro per la capitale egiziana si segnala la presenza della giornalista israeliana Amira Hass, mentre nei media arabi - Al Jazeera soprattutto - cominciano a trapelare commenti critici sull'atteggiamento delle autorità egiziane contro gli attivisti internazionali giunti da ben 42 paesi per recarsi a Gaza in solidarietà con la popolazione palestinese ad un anno dal massacro dell'Operazione Piombo Fuso realizzato dalla truppe israeliane.

Gaza Freedom March: l'ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli.

Un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all'interno dell'Ambasciata degli Stati Uniti nel complesso di Garden City. In una intervista telefonica con Aishah Schwartz, direttore del Muslimah Writers Alliance, Marina Barakau - una delle organizzatrici della Gaza Freedom March - ha dichiarato che "i cittadini americani e 1.400 sostenitori della Gaza Freedom March arrivati in Egitto da oltre 43 paesi del mondo, stanno chiedendo che l'assedio illegale di Gaza venga rimosso". "Ci chiediamo anche come sia possibile che un presunto governo democratico possa partecipare di volentieri alla detenzione dei suoi cittadini presso le proprie ambasciate, e inoltre chiediamo che tutti i dovuti sforzi siano esercitati per assicurare il nostro immediato rilascio", ha aggiunto Barakau che poi ha dichiarato di aver contattato il coordinatore del gruppo legale, Sally Newman. Nello stesso momento, tre membri del gruppo statunitense che è stato trattenuto hanno avuto un incontro con un funzionario negli uffici dell'Ambasciata.

Sempre a proposito della repressione delle forze di sicurezza egiziane nei confronti degli attivisti internazionali in Spagna c'è apprensione per la sorte di tre attivisti valenciani che sono stati arrestati domenica a El Arish. I tre insieme ad altri spagnoli e ad attivisti di altre nazionalità avevano cercato di arrivare da El Arish alla frontiera con Gaza con i mezzi di trasporto pubblico, ma erano stati bloccati dai poliziotti egiziani. I tre valenciani non si sono dati per vinti e si sono incamminati verso la frontiera a piedi, ma dopo alcune ore hanno bloccato il traffico sull'arteria stradale in segno di protesta contro il divieto egiziano e quindi sono stati arrestati. Racconta Manuel Tapial, uno dei coordinatori della delegazione iberica, che ad El Arish in più occasioni i poliziotti hanno bloccato e fermato gli attivisti che cercano in ogni modo di depistare gli inseguitori cercando di disperdersi nella città e di prendere qualche mezzo di trasporto diretto a Rafah. "Ieri mattina quando abbiamo tentato di uscire dall'hotel abbiamo trovato le porte sbarrate dall'esterno" ha denunciato Tapial ai media spagnoli.

Dall'altro lato della frontiera ieri la polizia di Tel Aviv ha arrestato 16 attivisti israeliani di organizzazioni dell'estrema sinistra che cercavano di avvicinarsi al confine per entrare nella Striscia di Gaza e partecipare alle manifestazioni contro l'assedio israeliano previste il 31 dicembre prossimo. I 16 attivisti sono entrati senza permesso in un territorio di confine che Israele considera ‘zona militare', e sono stati portati nel commissariato di Sderot per essere interrogati e denunciati. Negli ultimi giorni le dimostrazioni dei gruppi israeliani antiapartheid si sono moltiplicate e alcune decine di attivisti sono arrivati a manifestare molto vicino al confine con Gaza. Racconta sull'edizione online dello Yediot Ahronot Adar Grievsky del gruppo ‘Anarchici contro il Muro': "Abbiamo iniziato a camminare lungo la spiaggia verso Gaza, ma vicino a Zikim la Polizia e l'Esercito ci hanno impedito di continuare verso la Striscia. Un anno dopo il massacro di 1400 persone Israele continua a spargere distruzione e sofferenze a Gaza negando alla sua popolazione la possibilità di ricostruirsi le case perché impedisce l'arrivo dei materiali da costruzione" ha detto l'attivista al giornale che poi ha denunciato che uno degli attivisti arrestati è stato malmenato dalla Polizia.

da Infoaut

STALINGRADO



QUESTA E' LA VERSIONE ORIGINALE CANTATA DAGLI STORMY SIX



STALINGRADO

Fame e macerie sotto i mortai
Come l'acciaio resiste la citta'
Strade di Stalingrado, di sangue siete lastricate;
ride una donna di granito su mille barricate.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi trovera' Stalingrado in ogni citta'.

L'orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffe',
l'inverno mette il gelo nelle ossa,
ma dentro le prigioni l'aria brucia come se
cantasse il coro dell'Armata Rossa.

La radio al buio e sette operai,
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile,
vola un berretto, un uomo ride e prepara il suo fucile.
Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D'ora in poi trovera' Stalingrado in ogni citta'

Teheran, il prezzo del sangue


di Christian Elia
Ore decisive in Iran per cercare di capire cosa accadrà nel futuro

Tutto è troppo fluido ora, ma è possibile che tra qualche tempo la Guida Suprema Ali Khamenei e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad potrebbero rimpiangere l'idea di non permettere manifestazioni pubbliche in onore dell'ayatollah Montazeri, scomparso il 19 dicembre scorso.
Montazeri, dal suo eremo di Qom, finiva per essere una garanzia per una larga parte della società iraniana, che nel suo dissenso vedeva comunque una forma di opposizione, lontana dai cortei e dalle piazze dell'Onda Verde, ma critica verso la linea dura dei falchi di Khamenei.
Una parte di società civile, pezzi interi di ceto medio, che pur storcendo il naso si sentivano tutelati dal nume di Montazeri e, in una qualche misura, rappresentati, rischiano ora di andare a ingrassare le file dei dimostranti. Il 'culto del lutto' nella tradizione sciita dell'Islam ha un peso particolare e vietare le commemorazioni pubbliche non è stata una buona idea.
Gli scontri delle ultime 48 ore sono un punto di svolta: dopo i disastri di giugno il movimento di opposizione si era un po' smarrito, ma adesso potrebbe trarre nuova linfa.

Nel periodo trascorso tra le sommosse di giugno e quelle di dicembre c'è stata la resa anche dei più ottimisti rispetto all'amministrazione Obama e alla sua politica estera. Dopo un inizio ben augurante, Washington sembra ritornata all'epoca Bush, pur con toni meno bellicosi. Sanzioni e ultimatum come unica forma di dialogo con Teheran. L'opposizione è tornata, almeno in alcuni suoi segmenti, a sperare nell'intervento armato Usa in Iran, ipotesi che valutate le difficoltà in Afghanistan e il ritorno della violenza in Iraq sembra per il momento problematica per la Casa Bianca. Di contro, Russia e Cina non hanno alcuna fretta di mettere in difficoltà l'Iran, divenuto partner commerciale fondamentale.

Spettatori interessati anche l'Arabia Saudita e i paesi del Golfo, sempre attenti alle mosse dell'opposizione di Teheran. La guerra in Yemen, dove i ribelli sciiti non cedono e le truppe yemenite e saudite, con armi Usa, non riescono a rendere inoffensivi, hanno alimentato l'idea che Riad e le altre monarchie del petrolio sunnita non ne possano più dell'internazionalismo sciita iraniano, con tanto di finanziamenti e armi alle comunità sciite in giro per il mondo.
Il cerchio, in definitiva, si stringe. L'Onda Verde vive il suo esame di maturità: o arriva fino in fondo, tentando un colpo di mano vero, o si smarrisce tra obitori e carceri. La variabile determinante, però, diventa il potenziale aiuto che arriverebbe o meno dall'estero.

da PeaceReporter

martedì 29 dicembre 2009

IL PD PUGLIESE - EMILIANO, BLASI E D'ALEMA
















Quest'ultimo video e stato registrato il 21 dicembre 2009

COMUNICATO STAMPA - “DEMOCRATICI PER VENDOLA”

Quanto riportato dal nostro segretario non corrisponde al vero. Né tanto meno quanto dichiarato dal Sindaco Emiliano. Il sit-in di protesta è nato spontaneamente dal web in particolare dal comitato “Democratici per Vendola” su Facebook così come già annunciato alla stampa nei giorni scorsi.
Dal canto nostro è stata una manifestazione pacifica e aperta a tutti i simpatizzanti di Vendola. Nessun burattinaio, ma solo gente ancora innamorata della politica che cerca di esprimere il proprio legittimo disappunto riguardo a quanto sta accadendo in Puglia. Tra i manifestanti numerosi erano tesserati e dirigenti del PD che non hanno esitato a mostrare la propria tessera ogni qual volta veniva chiesto.
Sembra inoltre pittoresca la ricostruzione data alla stampa dal segretario Sergio Blasi quando afferma: “è accaduto un fatto grave, che va assolutamente stigmatizzato e fortemente condannato”. Noi abbiamo visto solo tanta gente sostenere la candidatura di Vendola e tanti iscritti chiedere di poter assistere ai lavori dell’Assemblea, così
come previsto dai regolamenti. Inizialmente la richiesta è stata bocciata, anche per la stampa. Poi Michele Mazzarano ha aperto le porte della sala e tutti hanno potuto sedersi e attendere, come in un cinema, l’inizio dei lavori. Peccato che non siano mai iniziati e che mai nessuno abbia provato a chiedere agli ospiti di abbandonare la sala.
I testimoni che potranno confermare questa versione sono tanti, tra i quali gli stessi delegati dell’Assemblea, i giornalisti e le telecamere che avranno certamente ripreso quanto accaduto. Siamo dispiaciuti che neanche oggi si sia arrivati ad una via di uscita e che si tenti di attribuire al Presidente Vendola colpe che non ha. Forse l’unica
“colpa” è quella di aver toccato il cuore di tanti pugliesi e di tanti democratici.

Blasi: Assemblea annullata, "era qualcosa di organizzato". VENDOLA: "non dispongo di eserciti".

BARI - Non è neppure cominciata l'assemblea dei 126 delegati, in rappresentanza di 175mila votanti delle primarie del 25 ottobre, chiamati a votare la proposta della segreteria regionale del pd di candidare alle prossime elezioni regionali il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Non è cominciata perché, secondo la versione ufficiale fornita dal segretario del pd, Sergio Blasi,

"non c'erano le condizioni democratiche per avviare il confronto fra i delegati", riferendosi al fatto che un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali aderenti allo stesso Pd, avevano manifestato fuori e dentro il salone dell'hotel Excelsior contro la decisione dei vertici del Pd di candidare Emiliano.

In realtà, ai più è sembrata una scusa per rinviare la decisione su Emiliano a data da destinarsi, proprio perché ieri il sindaco di Bari ha chiesto come condizione all'accettazione di candidarsi l'unanimità del voto dei delegati, fatto peraltro impossibile da ottenere. Così Emiliano ha preso carta e penna ed ha scritto ai delegati. "Ho riflettuto a lungo ed ho deciso che domani (oggi, ndr) chiederò il voto all'unanimità. Non posso reggere una responsabilità del genere senza unanimità. Altrimenti proporrò all'assemblea di indicare un altro candidato ed in particolare Vendola. Non posso accettare un rischio così grande senza adeguato sostegno. Troppe polemiche interne ucciderebbero il mio ruolo e la campagna elettorale. Persino Boccia ha detto che i suoi si asterranno (Francesco Boccia, deputato ex margherita che ha poi smentito, ndr). Tutto quello che potevo fare L'ho fatto. Adesso è l'ora di decidere. Altrimenti sarò felicemente ancora sindaco. Senza rimpianti". Firmato, Michele Emiliano.

Questa presa di posizione di Emiliano è sembrata a molti l'inizio di una ritirata. Il segretario regionale Blasi spera in una posizione di Emiliano più morbida, cioè che si renda disponibile anche ad accettare la candidatura senza l'unanimità. Del resto, c'è un accordo da onorare, quello firmato solo due giorni fa con l'Udc che appoggerà il centrosinistra in Puglia solo se si candida Emiliano. Di certo c'è che una larga fetta della base del Pd in Puglia, disposta a sostenere l'attuale governatore Nichi Vendola (che correrà da solo) è la vera spina nel fianco dei vertici nazionali del Pd. Che per dirla con un assessore regionale del partito di Bersani "non sa più come uscire da questa situazione".*** www.ilsole24ore.com***

BLASI:"Sicuramente era qualcosa di organizzato"

"E' evidente che quello che e' accaduto questa sera va assolutamente stigmatizzato per quello che e', fortemente condannato perche' il Pd questa sera avrebbe dovuto tenere l'assemblea nel suo organismo dirigente legittimato da 175 mila partecipanti alle primarie del 25 ottobre. Avrebbe dovuto discutere e dibattere sulla proposta politica che io avrei portato all'assemblea e decidere democraticamente". Il segretario del Pd Puglia, Sergio Blasi, ha spiegato cosi' in una conferenza stampa improvvisata le motivazioni con cui e' stata annullata nel pomeriggio l'assemblea regionale del Pd pugliese, inizialmente a porte chiuse e poi aperta a giornalisti e al pubblico, tra cui numerosi sostenitori del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
"E' altrettanto evidente che, dopo aver consultato il presidente dell'assemblea regionale - ha spiegato Blasi parlando di Michele Emiliano - non c'erano le condizioni di agibilita' democratica per tenere questa assemblea. Voglio dirlo con fermezza: credo che abbiamo toccato questa sera un punto di caduta nella possibilita' di un grande partito come il Pd di poter, in condizioni normali, tenere la propria discussione e produrre le proprie scelte. Per queste ragioni ho ritenuto di rinviare l'assemblea ad una data che ci consentira' di poter normalmente e serenamente tenere un confronto in un'assemblea che sia in grado di decidere. E' un fatto grave - ha sottolineato Blasi parlando della presenza dei sostenitori di Vendola all'assemblea del Pd - che va condannato con fermezza. Sicuramente era qualcosa di organizzato"

VENDOLA: "non dispongo di eserciti; nei miei confronti, un assedio popolare, un affetto che si manifesta in mille modi."

"Fuori dall’hotel Excelsior di Bari, luogo dell’assemblea, si è svolta una manifestazione di miei sostenitori, sostenitori di un progetto politico, non organizzati.
Non so esattamente che cosa sia successo, ero a Brindisi a inaugurare il reparto di Oncologia dell’Ospedale Perrino. Mi pare di capire che non sia accaduto nulla di grave.
Io non ho organizzato nulla, non dispongo di eserciti, sono un dirigente politico, sono un militante appassionato. Non do ordini, ma sono consapevole del fatto che questa vicenda crea molte turbolenze, crea la volontà di ciascuno di dire la propria opinione.
In tutta la Puglia c’è, nei miei confronti, un assedio popolare, un affetto che si manifesta in mille modi. Io spero che tutti quanti possano scegliere con serenità. Spero che tutti siano in grado, incluso il Pd, di vivere questi momenti, anche di comprensibile concitazione, mettendo sul tavolo le carte giuste che sono quelle che parlano della vita e della morte della Puglia e del futuro delle giovani generazioni pugliesi. Vorrei fosse questo l’elemento che produrrà una scelta piuttosto che un’altra."

Ecco le dichiarazioni............
Che ne dite??????




Era il 26 ottobre 2009

FRANCESCO GUCCINI - CANZONE DI NOTTE N.2



Francesco Guccini - Canzone di notte n. 2
da Via Paolo Fabbri 43 [1976]


E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire "sono"
o forse perchè è un modo pure questo per non andare a letto
o forse perchè ancora c'è da bere
e mi riempio il bicchiere..

E l' eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
a dir "Dove ho mancato, dov'è stato?",
a dir "Dove ho sbagliato?"

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t'annoi
e tutti i dubbi tuoi...

Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:
è bello ritornar "normalità",
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!

Saranno cose già sentite
o scritte sopra un metro un po' stantìo, ma intanto questo è mio
e poi, voi queste cose non le dite,
poi certo per chi non è abituato pensare è sconsigliato,
poi è bene essere un poco diffidente
per chi è un po' differente...

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano "Pensiero"...

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata...

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno...

E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
o forse per sentirmi meno solo
o forse perchè a notte vivon strani fantasmi e sogni vani
che danno quell' ipocondria ben nota,
poi... la bottiglia è vuota...


Imbarazzismi

di Rita Pani (APOLIDE negra)
Ma poi c’è stata l’operazione “White Christmas”? Non lo so, e non mi sono nemmeno informata, forse per cullarmi nella convinzione che fosse una trovata propagandistica, di quelle che la furba nomenclatura leghista dà in pasto ai suoi scellerati supporter razzisti, tanto per contentarli un po’ e non farli indugiare nell’osservazione della squallida realtà che ci circonda.
La lega ha avallato la promessa del tizio del consiglio: anche loro giurano che il 2010 sarà l’anno delle riforme. Legittimo impedimento, impunità, abrogazione della Carta Costituzionale per tutti i cittadini. Se ne sente davvero il bisogno. Se lo dice la lega significa che berlusconi ha accettato il loro prezzo. È così che funziona da anni, da quando il padrone comprando i suoi servi ha preso possesso anche delle mura del Parlamento.

La speranza è quella che abbiano mire più elevate dei suoi umili e solerti sindaci; insomma speriamo che il fine ultimo della lega sia quella di farsi annettere dall’Austria e non di sbizzarrire ulteriormente le loro hitleriane fantasie.

Si moltiplica lo zelo degli amministratori locali: si va dall’ormai vetusta proibizione di cucinare kebab nei centri storici, alla costruzioni di mura per isolare i quartieri ghetto, dalla creazione delle classi differenziali nelle scuole al tentativo di abolire i matrimoni misti. Le schedature rientrano ormai nelle usanze democratiche di questo paese, insieme agli autobus galera per il rastrellamento clandestini (e poco importa che a volte si rastrelli anche un medico italiano residuato bellico di residuato bellico abissino). C’è chi si è spinto oltre, proponendo la separazione delle degenze al pronto soccorso, o i parcheggi del centro riservati ai residenti, (che dire bianchi pareva politicamente scorretto).

Sì, mi piace quando in questo paese si parla di riforme, anche perché il ministro delle riforme è bossi, e quindi capirete la mia curiosità originaria: cosa avrà chiesto in cambio dell’impunità del tizio innamorato? Pensando bene alla campagna di indottrinamento cattolico fatto dalla lega con tutta la sua tradizione celtica alle spalle, viene il sospetto che vogliano tanti crocefissi in giro per poterli incendiare durante le serate di barbecue di negro. Cappucci verdi, ovviamente.

Ma io parlo così perché non so amare.

da Indymedia

L'anno zero dei diritti

Parlano i rifugiati che hanno occupato l’ex liceo Socrate di Bari

di Silvia Dipinto
Le nuvole che vanno e vengono tradiscono la presenza di un sole pallido, incerto. All'ex liceo Socrate di Bari, occupato da meno di una settimana da un centinaio di rifugiati eritrei ed etiopi, due ragazzi portano qualche coperta e una sedia a sdraio: manca tutto nella struttura, abbandonata da tempo. Probabilmente c'erano scrivanie e computer quando le ultime classi sono andate via, e a guardar bene se ne rintracciano i resti. Finalmente quel debole filo di luce, troppo esile per scaldare giorni di freddo intenso a Bari, serve a qualcosa: Borhan testa la sdraio, "Mettiti al sole", gli dico, "che lì si sta meglio".
Il gruppetto di eritrei che mi si è fatto intorno ride, a chi toccherà quella sdraio, potenziale sostituta di una brandina non ancora disponibile? Le stanze sono state assegnate, le più grandi sono dormitori comuni, le più raccolte ospitano i nuclei familiari: con le prime scope arrivate si comincia a pulire, l'ex scuola è grande e qualcuno vuole farci una casa.

Amlsta, cuore di mamma. Amlsta ha una quarantina d'anni, è in Italia da un anno ma parla poco o nulla la nostra lingua: come tutte le donne qui ha grandi orecchini d'oro sull'elice, mangia un pezzo di focaccia fredda ai funghi, ha una voce morbida che si anima in acuti insospettabili. Dall'Etiopia è arrivata in Calabria via mare su un barcone con 265 persone, ognuna delle quali ha pagato 1.800 dollari per un viaggio di sei giorni, senza cibo e con l'acqua sufficiente per non morire. "Sei giorni senza mangiare?!", non contengo lo stupore. "Anche un mese stiamo così", interviene H., ha paura a parlare, ma anche lei non resiste e interviene, "noi tutti lo proviamo: attraversiamo il deserto, il Sahara, avanti e dietro per scappare, e lì non si mangia". Il marito di Amlsta è ancora in Libia, non riesce a partire. I suoi due bambini sono in comunità e riesce a vederli solo una volta a settimana: "Loro vanno a scuola, io sono contenta, ma vorrei vivere con loro, sono la loro mamma. Nel dormitorio non voglio più stare, alle sei di mattina sei fuori e per tutto il giorno devi stare per strada. Questa non è vita, senza lavoro, senza casa, senza marito e senza figli. Tutti gli africani hanno questi problemi".

Borhan, voglia di casa. "Gli italiani sono razzisti?", chiedo; e tutti ridono. "Beh, sì, l'Italia mi piace, ma non ci fa bene a noi stranieri: solo strada, strada e ancora strada". Borhan, venticinque anni, è venuto in Italia dall'Eritrea con la sorella, la mamma e due nipoti, una delle quali si è innamorata ed è sparita, e nessuna denuncia è servita a farla ritrovare. "In Eritrea ci conosciamo tutti, siamo solo quattro milioni", mi aveva detto Osman; innegabile che le comunità siano unite e coese all'interno, spesso solidali tra loro, ma in città si temono tensioni viste le condizioni disperate. Tanti sono i senza fissa dimora, e tra loro i rifugiati cui spetterebbero casa, lavoro, sussidi economici e assistenza sanitaria, ma nulla di tutto questo gli viene effettivamente e concretamente riconosciuto; la seconda accoglienza, in Italia, non funziona, e questo lo ammettono anche le istituzioni. Però la storia di Borhan mi fa riflettere, e prima di lui parla la stanza che è ora la sua camera: tutto è al suo posto, ordinata e pulita, dietro il tavolino con la tovaglia a quadri e resti di cibo ben conservati, resiste la lavagna con gessetti e cancellino. Borhan ha trovato un letto, ha appeso ai chiodini alle pareti i suoi indumenti e l'ombrello, ha recuperato un cestino per la spazzatura. Sul davanzale c'è un telefono fisso: non ha fili, ma fa tanto casa. Perché Borhan una casa l'ha avuta: "250 euro al mese, un garage senza nemmeno il lavandino, meglio qui, ora che l'aggiusto". In Eritrea lavorava con un italiano e conosce bene la lingua; ha un diploma e ha fatto l'imbianchino per quattro anni: "Tutto a nero, mi pagavano 30 euro al giorno, meno della metà rispetto agli altri operai". Ora ha perso tutto: "Sono iscritto ad un'agenzia, però non mi chiamano mai. Non pretendo nulla: chiedo solo la possibilità di stare qua e guadagnarmi da vivere". Borhan non abbassa la guardia: sa che ogni conquista è labile, che si possono fare passi indietro, regredire, anche se si comincia a camminare, disperati corridori, metri e metri prima della partenza.

da PeaceReporter

lunedì 28 dicembre 2009

Il PD, D'Alema, la Puglia, l’Italia

di Luigi Bosco

Anni fa un Moretti adirato prestò la voce a molti di noi, dicendo che con i leaders allora esistenti il centro sinistra non avrebbe mai più vinto.
Benché un quadro astrale fortunato e l’inanità di statista di Berlusconi (cui per la sfortuna dell’Italia si associa una straordinaria capacità di politico) li riportarono al governo per un pugno di mesi, il teorema morettiano è ancora valido e quei leaders,chi più, chi meno, ancora al loro posto.
E continuano a far danni e a rendere la vita facile al nano malefico anche più di quanto abbia fatto il povero Tartaglia che aveva almeno l’attenuante della insanità mentale.

Quanto sta accadendo recentemente in Puglia sembra portare un ulteriore conferma della lungimiranza di Nanni Moretti. Con un comportamento del tutto inusuale, il PD pugliese (si scrive PD pugliese si legge D’Alema), gravemente compromesso moralmente se non giuridicamente dalle inchieste della magistratura barese, ha scaricato il governatore in carica Nichi Vendola.
Il motivo addotto è che il pur lodato attuale governatore della Puglia non sarebbe gradito all’Udc con
cui il PD vorrebbe stringere un alleanza per le prossime elezioni regionali, prodromica, vien detto, di una possibile alleanza nazionale.
Ma anche posto che questo sia il vero motivo, esso non appareassolutamente convincente.
Da un punto di vista squisitamente tattico-elettorale, infatti, se come è più che probabile Vendola decida di presentarsi anche da solo la vittoria dello schieramento PD-Udc appare molto improbabile (è sufficiente che Vendola si porti a casa un 6-7% - risultato che molti giudicano minimo - per far vincere la destra, visti gli attuali rapporti di forza).
Da un punto di vista politico poi i dirigenti di cui sopra e il baffetto sardonico non hanno capito che il centrosinistra può vincere, in Puglia e a livello nazionale, solo se pone al centro della propria linea politica la questione morale, non solo come l’impegno a non rubare (e sarebbe già tanto), ma come l’impegno a
fondare un nuovo modo di fare politica che restituisca ai cittadini la fiducia nelle istituzioni a tutti i livelli. Lo
schieramento del centrosinistra vince se e solo se si presenta come lo schieramento dei valori (solidarietà e amore per il prossimo, giustizia sociale - intra e intergenerazionale -, libertà di perseguire la propria strada per la felicità) contro lo schieramento degli interessi e del bigottismo sociale. La politica dei politicanti, degli accordi segreti dei do ut des, degli scambi con i proprietari di pacchetti di voti clientelari, al di la di essere moralmente discutibile, è politicamente perdente. Rappresenta un modo di far politica che condanna il centrosinistra alla sconfitta.
Imporre Emiliano come candidato alla regione riproduce un modo vecchio e moralmente compromesso di intendere la politica; la strada naturale sarebbe stata quella delle primarie che avrebbero lasciato la scelta ai cittadini e nel caso di vittoria di Emiliano avrebbero tenuto insieme il centrosinistra.
Peraltro, come possono i cittadini avere fiducia in un politico, Emiliano, che solo due mesi prima aveva impostato la campagna elettorale per la segreteria regionale del PD confermando la scelta di Vendola alla regione? Quali sono i valori di un politico se la propria parola personale non ha alcun valore ? Questi comportamenti allontanano dalla politica chi vota per ragioni di valore e non d’interesse, e quindi penalizza proprio il centrosinistra. Non capire ciò, vuol dire essere anni luce meno bravi di Berlusconi e meritarsi non una ma cento sconfitte.
Lor signori del centro sinistra (avrebbe detto Fortebraccio, per chi se lo ricorda), si meritano infatti di perdere, siamo noi la gente per bene che ha creduto nella forza rinnovatrice e nella superiorità etica dell’Ulivo e anche dell’ Unione che non ci meritiamo che vincano Berlusconi e i suoi.
Le cose appaiono tanto evidenti che forse i veri motivi non sono quelli platealmente presentati. Forse non lo si fa per vincere, forse loro non importa vincere le elezioni. Forse esiste una meta-politica che ai cittadini comuni non è dato conoscere, esiste un meta-partito trasversale i cui interessi occorre difendere specie quando esistono torte succulenti da poter dividere (per esempio la possibile privatizzazione dell’acquedotto pugliese). In questo caso l’unico vero obiettivo è quello di liberarsi di un governatore troppo poco malleabile; poi chiunque vinca, fosse Emiliano o la Poli Bortone o chi altri per lei, il meta partito trasversale avrà i suoi pezzi di torta garantiti.
In tutti e dui i casi, la Puglia è un laboratorio nazionale, ma non perché si prepara qui l’alleanza PD-Udc che se avverrà, avverrà solo a livello nazionale, ma perché se D’Alema non viene fermato in Puglia, Moretti avrà ragione per molti anni ancora a venire.

Boicottiamo i negozi e le aziende razziste, sessiste, fasciste

di Femminismo a sud
Oggi è una splendida giornata. Lo è non perchè dobbiamo ricordare che una trans straniera è morta suicida (leggasi assassinata dal pacchetto sicurezza) in un Cie dove era stata rinchiusa per la sua provenienza geografica. Non lo è perchè un'altra trans straniera è stata trovata morta nell'immondizia. Non lo è neppure perchè ancora una trans straniera è stata sottoposta a Tso e verosimilmente rincoglionita di farmaci perchè lo Stato intende farle accettare il fatto che lei DEVE stare dentro un Cie. Non lo è perchè ci sono altre persone che rimarranno presto senza lavoro e tanti altri stranieri che nel frattempo vengono sfruttati da datori di lavoro che pensano solo al profitto.
Non lo è perchè da qualche parte in Italia altre decine di donne sono state violentate, percosse, usate e neppure perchè quelli che stanno al governo continuano imperterriti a favorire la parte peggiore del genere umano, quella fondamentalmente cattiva che probabilmente non cambierebbe neppure se messa in condizioni di vita differenti.

Oggi è una splendida giornata perchè leggiamo che il presidente dell'Unione immigrati di Vicenza ha comunicato che stanno organizzando uno sciopero in massa degli acquisti per la fine di gennaio perchè le economie locali e anche l'economia nazionale si reggono sulla presenza dei consumatori e delle consumatrici straniere/i.

In fondo è una azione che promuoviamo anche noi quando invitiamo a non acquistare presso negozi o aziende che pubblicizzano i propri prodotti e il proprio marchio usando i corpi delle donne.

La moneta, come giustamente dice il presidente dell'unione immigrati di vicenza, è l'unico argomento che ascoltano e fino a quando non emaneranno provvedimenti per "nazionalizzare" gli acquisti e controllare il regime della nostra spesa potremo scegliere dove, come e quando comprare.

In Sicilia già si promuove l'acquisto presso i negozi che rifiutano la logica del pizzo. In tutta Italia potremmo promuovere l'acquisto presso negozi e aziende dichiaratamente non sessiste, non razziste, non fasciste, non omofobe, lesbofobe, transofobe.

Basta affiggere un cartello fuori, basta inserire la questione in un messaggio pubblicitario, basta dirlo con chiarezza.

Io, noi, non compreremo niente da chi è complice dello scempio che avviene attorno a noi.

da Indymedia

AGGRESSIONE AL PREMIER - OSSERVATE

99 POSSE - NAPOLI



99 POSSE

Napolì
criature vuttate ’mmiez’ ’a na vi’
Napolì
crisciute cu ’e pippate ’e cucaì’
Napolì
guagliune ca se fanno l’eroì’
Napolì
a scola nun ce sò maje putut’ì’
Napolì
Puceriale rint’ ’o destì’
Napolì affiliate rint’a cocche famì’
Napolì
’o guverno ce ra sulo ’a polizì’
Napolì
nisciuno chiù le scippa ’o burzellì’
Napolì
’e benpensante votano Dc
Napolì
’e camurriste votano Psi
Napolì
’e sicchie ’e lota votano Msi
Napolì
ma ’mmiez’ ’a via continuano a murì’
Napolì
ma tenimmo ’o sole ’a pizza e ’o mandulino
tarantelle canzone sole e mandulino
a Napoli se more a tarallucce e vino
Napolì
Na-Na-Na-Na Napolì
Città dimenticata sfruttata abbandonata
da tutti disprezzata ma a Agnelli c’è piaciuto
’o lavoro ’e l’emigrato pacche scassate
famiglie disgregate e a Torino Milano
napulitano terrone e ignorante
magnate ’o sapone lavate cu l’idrante
e tuornatenne a casa felice e cuntento
ce he fatto fà’ ’e miliardi e nun he avuto niente
però sinceramente dico sinceramente
nun te può lamentà’ tiene ’a machina e ’a patente
ma rint’ ’o parlamento ce teneno po’ a mente
rint’ ’o parlamento nun se scordano maje niente
nun se scordano ad esempio ’o curdinamento
ca ce sbatte sempre ’nfaccia ’e prubleme ’e tutt’ ’a ggente

e allora immediatamente dico immediatamente
manneno a Improta cu na cricca ’e malamente
giunto da Roma st’ommo tutt’ ’e nu piezzo
ca ’ncoppa Prefettura va a fà’ ’o gallo ’ncoppa munnezza

giunto da Roma st’ommo tutt’ ’e nu piezzo
giunto da Roma se n’è venuto a Napoli
Na-Na-Na-Na Napolì
Napolì
criature vuttate ’mmiez’ ’a na vi’
Napolì
crisciute cu ’e pippate ’e cucaì’
Napolì
guagliune ca se fanno l’eroì’
Napolì
a scola nun ce sò maje putut’ì’
Napolì
Puceriale rint’ ’o destì’
Napolì
affiliate rint’a cocche famì’
Napolì
’o guverno ce ra sulo ’a polizì’
Napolì
nisciuno chiù le scippa ’o burzellì’
Napolì
’e benpensante votano Dc
Napolì
’e camurriste votano Psi
Napolì
’e sicchie ’e lota votano Msi
Napolì
ma ’mmiez’ ’a via continuano a murì’
Napolì
ma tenimmo ’o sole ’a pizza e ’o mandulino
tarantelle canzone sole e mandulino
a Napoli se more a tarallucce e vino
Napolì
Na-Na-Na-Na Napolì

domenica 27 dicembre 2009

Emiliano : ti sputerei in un’occhio!

-Davvero punta ad approfittarsi di un eventuale indebolimento politico di Vendola? “Sputatemi in un occhio se farò mai il presidente della Puglia. Prometto solennemente: non mi candiderò mai a quel posto.”-

Lo devo ammettere, il camaleontico Emiliano mi ha fregato.
Ha saputo fare da un lato il Vendoliano doc quando serviva, cioè quando correva alla segreteria regionale del PD pugliese, dall’altro invece ha saputo sfruttare alla grande il raffinato lavoro di tessitura curato da Massimo D'Alema per allargare il centrosinistra pugliese all'Udc, anche rimandando gli elettori baresi al voto a solo sei mesi dalla rielezione di Emiliano. Tutto ciò con l’aiuto dell’Italia dei Valori determinatissima anch’essa a cancellare dal panorama politico nazionale l’ultimo rappresentante della sinistra che ancora occupa una carica istituzionale di rilievo in Italia.

“Un gay devoto cattolico, un poeta comunista che, nel mezzo dell’Italia del sud, ha scelto di combattere la Mafia. Vendola, è l’anti-Berlusconi, uno dei pochi punti positivi della politica italiana scrive il settimanale tedesco Der Spiegel Ha trasformato la regione durante i suoi cinque anni al potere introducendo la competitività nelle cariche di governo, creando delle zone high-tech di sviluppo e stabilendo un’autorità costruttiva basata sulle regole invece che sulle bustarelle. Questo comunista è riuscito a mettere in pratica molte delle cose che Berlusconi ha costantemente promesso: l’efficienza, la sburocratizzazione, il governo delle regole”.
In pratica Vendola viene fatto fuori in nome di una discontinuità ingiustificata, ed in nome di un’alleanza per il Mezzoggiorno che non ha motivo di esistere senza quest’ultimo. Non è un caso che Vendola abbia anticipato la sua (auto)investitura con alcune sortite pubbliche sui guasti probabili della legge approvata in Senato, se vista e traguardata sullo sfondo di un ‘partito del Nord’ e di una cultura politica incapace, ancora una volta, di affrontare in senso federalista la questione meridionale (e le realtà dei Sud del mondo).
La Puglia degli ultimi 5 anni di governo è un esempio di sinistra attenta ai territori ma capace di guardare senza ipoteche ideologiche ai processi globali e alle alleanze programmatiche. Una sinistra federalista e unitaria a cui si uniscono quelle misure prese per combattere o fronteggiare il cancro del lavoro nero nelle terre di Capitanata (la legge regionale è stata premiata mesi or sono come migliore azione legislativa a livello europeo); le leggi e le iniziative di sensibilizzazione che battono sul terreno impervio della battaglia contro il razzismo e per l’equa accoglienza ai migranti (riconoscimento pubblico espresso da Laura Boldrini): l’istituzione dell’albo delle badanti per sconfiggere il lavoro sommerso delle immigrate, il potenziamento dell’albergo diffuso per i lavoratori stagionali; la pratica dell’obiezione legislativa contro i provvedimenti firmati Maroni. Vanno registrate, infine, le misure che tentano di arginare le falle dei tagli alla scuola pubblica e dei licenziamenti facili, nei limiti strettissimi concessi da un bilancio zoppicante e su scala regionale.

CARO EMILIANO DIFENDI LA PUGLIA MIGLIORE!!!

sabato 26 dicembre 2009

Vendola o Emiliano? Il dilemma del Partito Democratico

Se il Popolo delle Libertà, con la riunione della scorsa settimana a Palazzo Grazioli, sembra aver risolto il nodo più spinoso delle prossime regionali, il rapporto con la Lega al nord, il Partito Democratico è ancora alle prese con il “caso Puglia”, dove sembra sempre più difficile riuscire a ricomporre lo schieramento di centrosinistra per tentare una già difficile rimonta.

Dopo una prima apertura all’autocandidatura lanciata da Vendola, sembra, infatti, che alla fine stia prevalendo la linea dettata da Roma da D’Alema, che vuole ad ogni costo chiudere l’accordo con l’Udc e la fascista Poli Bortone, candidando un esponente del Pd locale.

Martedì scorso il segretario regionale del partito, Sergio Blasi, aveva chiesto pubblicamente al sindaco di Bari Michele Emiliano, uomo di fiducia di D’Alema, di candidarsi per le primarie contro Vendola, salvo poi dover fare un passo indietro, a fronte delle resistenza interne al Pd, chiarendo che solo l’assemblea che si terrà il prossimo 28 dicembre potrà definire la posizione del partito.

Emiliano si era limitato a dichiarare, al Corriere della Sera, che “questo è il momento della riflessione più che quello delle dichiarazioni pubbliche”, mentre Vendola aveva ribadito che “l’alternativa a me può esserci, a condizione che sia un processo democratico a deciderlo, ovvero le primarie“.
Il Presidente della regione, infatti, è consapevole del consenso conquistato in questi anni all’interno degli elettori del Partito Democratico.

Più netta, invece, la posizione di Vendola sull’ipotesi di approvare una legge per permettere al sindaco democratico di candidarsi senza doversi dimettere dall’incarico attuale qualora non fosse eletto. “La legge ad personam di Michele – ha detto a Repubblica – è una porcata“.
Parole che non hanno certo fatto piacere al sindaco di Bari che ha rilasciato un’intervista natalizia in cui ha sparato a zero contro Vendola: “Se l’Udc sta con noi, – ha spiegato – trionfiamo. Diversamente, ci ammazzeremo tutti. Quanto a Vendola, è un traditore. Al congresso del Pd avrebbe dovuto lavorare per sostenermi e farmi avere la meglio quando celebrammo le primarie [...] Credo che (Vendola, ndr) riuscirà a sopravvivere politicamente solo se entrerà nel Pd”.

Secondo gli ultimi sondaggi il centrosinistra vincerebbe se mettesse in campo uno schieramento compatto, dall’Udc fino alla Federazione della Sinistra. Possibilità che, però, sembra destinata a naufragare. Sicuramente la Federazione della Sinistra non accetterebbe la presenza dell’Udc e della Poli Bortone, come anche, si spera, l’Italia dei Valori che sembra aver rimosso la pregiudiziale contro Vendola, nata in seguito allo scandalo sanità.
Decisiva, quindi, l’assemblea di lunedì del Partito Democratico.

Vendola, a prescindere dalle decisioni del Pd, correrà comunque per la presidenza della regione, con il sostegno di Sinistra Libertà Ecologia, dei Verdi, e dei Socialisti.
“in Puglia appoggeremo la candidatura di Nichi Vendola – ha inoltre detto Ferrero, come portavoce della Federazione della Sinistra – e respingiamo le discriminazioni chieste dai centristi. Ci aspettiamo, ovviamente, che Sinistra e Liberta’ non accetti la discriminante anti comunista che Penati pone in Lombardia”.

http://www.newnotizie.it/2009/12/26/vendola-o-emiliano-il-dilemma-del-partito-democratico/