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sabato 26 dicembre 2009

Kabul, video shock di un ostaggio Usa "Io, soldato, vi dico: è un nuovo Vietnam"

KABUL - I talebani hanno diffuso un video che mostra un soldato americano catturato sei mesi fa in Afghanistan e tenuto in ostaggio. Un video destinato a riaprire le polemiche e mettere i brividi all'opinione pubblica americana.

Nel video il soldato, Bowe Bergdhal, 23 anni, elmetto e occhiali da sole, afferma: "Mi dispiace dirvi che questa guerra ci sta sfuggendo e che si trasformerà in un nuovo Vietnam a meno che il popolo americano non si levi contro tale assurdità".

Il 16 dicembre i talebani avevano preannunciato la diffusione di un nuovo video del militare americano, catturato in giugno nella provincia sud orientale di Paktika. Il soldato, Bowe Bergadhl, 23 anni, era considerato disperso dal 30 giugno scorso ed era già apparso in un video il 19 luglio nel quale sembrava in buone condizioni di salute, anche se spaventato. Il ragazzo è il primo soldato Usa catturato dai talebani dall'inizio dell'intervento americano in Afghanistan alla fine del 2001.

www.repubblica.it

CASA IN FIAMME, PENSIONATA SALVATA DA FINANZIERE NEL SALENTO

Castrignano Dei Greci- Un'anziana pensionata, rimasta intrappolata nella sua abitazione in fiamme, e' stata tratta in salvo da un maresciallo della Guardia di Finanza che si trovava in licenza nel suo paese d'origine per le festivita' natalizie.

E' accaduto a Castrignano Dei Greci (Le), dove il finanziere, in servizio presso la compagnia di Scafati (Sa) richiamato dalle grida di aiuto della donna, e' entrato nella casa, gia' satura di fumo, riuscendo a portar fuori la malcapitata.
Il maresciallo, rimasto intossicato dai fumi, ha dovuto fare ricorso a cure mediche.

(AGI)

venerdì 25 dicembre 2009

Caro Babbo natale

Caro Babbo Natale
Quest'anno come regalo vorrei vedere sparire
magicamente i politici,
persone che vengono pagate profumatamente
per parlare e decidere della mia vita;
le forze dell'ordine,
che con la loro violenza garantiscono
la preservazione di questi soprusi;
le galere e tutte le gabbie,
che riducono gli uomini colpevoli
di non stare alle regole di questo gioco
nella condizione più bieca.
Vorrei vedere le persone per strada
riprendersi la propria vita come in Grecia.

Sai che ti dico caro babbo natale?
.....quest'anno i regali non me li portare,
ME LI PRENDO!

TANTI
AUGURI


per un esistenza libera
dalle catene del potere
e delle autorità, dal consumo
e dalla cultura di massa



da Indymedia

COSA RAPPRESENTA IL 25 DICEMBRE?????



giovedì 24 dicembre 2009

Elezioni regionali, l'incubo pugliese


di Matteo Bartocci
Da «laboratorio Puglia» a incubo Puglia. Lo scenario della regione in vista del voto di marzo svela il volto peggiore della politica. Le primarie chieste dal presidente uscente Nichi Vendola (leader di Sinistra ecologia e libertà) come unica condizione naturale per farsi da parte, se sconfitto dal voto popolare, le ha ufficialmente sepolte una riunione a porte chiuse del Pd locale con Massimo D'Alema lunedì pomeriggio. Una riunione dopo la quale il segretario regionale democratico Sergio Blasi ha letto una nota senza accettare nessuna domanda da parte dei giornalisti. Stesso comportamento ieri, quando invece che leggerla di persona, Blasi ha inviato alle agenzie un semplice comunicato con cui il Pd candida ufficialmente alla poltrona della regione Michele Emiliano, eletto da meno di un anno sindaco di Bari.
Una decisione non condivisa che provoca la reazione durissima della minoranza «franceschiniana». L'assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati (Pd) è furibondo: «Se quella di Blasi non è una bufala dovrei pensare all'impeachment o a una tattica che istiga alla scissione da parte di chi ha perso e ricorre a trucchi per vincere». Il segretario provinciale del Pd di Bari, Dario Ginefra, parla di «una posizione autorevole ma personale» dello stesso Blasi, che secondo lui non può esprimersi prima del parlamentino regionale del Pd convocato il 28 dicembre. Nel frattempo già stamane Blasi dovrebbe convocare i possibili alleati - Udc e Io Sud della ex An Poli Bortone - per ufficializzare la scelta di Emiliano. Ma entrambe le formazioni centriste, corteggiate anche dal Pdl di Raffaele Fitto, hanno già detto che diserteranno l'appuntamento in attesa che il Pd decida che rotta prendere. Se ne parlerà a gennaio.
E Michele Emiliano, che lunedì in consiglio comunale aveva giurato di non volersi candidare alla regione, fa sapere ieri che lui sì potrebbe anche farlo, purché si approvi una leggina ad personam in consiglio regionale che gli consenta di rimanere sindaco anche se è candidato alla regione. La legge elettorale pugliese, infatti, contiene una clausola (originariamente pensata contro Poli Bortone, ex sindaco di Lecce) che vieta ai primi cittadini di candidarsi alla presidenza. In altre parole, se Emiliano correrà a marzo dovrà prima lasciare Bari senza avere garanzie sul suo futuro.
Il Pd è corso ai ripari per tempo e il 19 gennaio ha fatto calendarizzare in consiglio la modifica sui sindaci. Emiliano ci penserà solo allora. E assicura di avere «il 60% dei consensi» in Puglia anche se ammette che «quel 4-6% che Vendola potrebbe portarmi via» potrebbe essere decisivo alla conta finale. Il governatore uscente, dal canto suo, non commenta il caos democratico e insiste sulle primarie: «Rispetto la vita di quel partito ma io non mollo».
Le primarie di coalizione, su cui c'è il veto nazionale dell'Udc, sono scomparse anche nel Lazio, dove Luigi Nieri (assessore uscente sempre di Sel) continua a chiederle per la scelta del successore di Marrazzo.

da IlManifesto

Italia, Emergency nomina il nuovo presidente


Cecilia Strada raccoglie il testimone lasciato dalla madre, Teresa Sarti

L'associazione Emergency, l'Ong fondata da Gino Strada e Teresa Sarti, ha un nuovo presidente. Si tatta di Cecilia Strada, giovane figlia di Gino e Teresa. Cecilia è stata eletta dal Direttivo dell' associazione lo scorso lunedì 21 dicembre.
La carica di Presidente è rimasta vacante dalla scomparsa di Teresa Sarti, avvenuta lo scorso primo settembre a Milano.

Nata a Milano nel marzo del 1979, Cecilia Strada è laureata in Sociologia con una tesi antropologica sulle donne afgane.

Per quindici anni è stata volontaria di Emergency, e negli ultimi due ha lavorato nell'ufficio che si occupa delle missioni estere della associazione. E' stata, per l'Ong, in Afghanistan, Cambogia, Iraq, in Sudan, Sierra Leone e in Palestina.

"Spero di meritare la fiducia che mi viene data" ha detto la neo eletta. "Metterò tutto l'impegno e la passione di cui sono capace in questa storia cominciata quindici anni fa".

da PeaceReporter

FABRIZIO DE ANDRE' - UN BLASFEMO



FABRIZIO DE ANDRE' - UN BLASFEMO

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato.

mercoledì 23 dicembre 2009

Libera rete in libero Stato

Libera Rete in libero Stato: è questo lo slogan con cui oggi torna in piazza (anche) il "popolo viola", dopo la riuscitissima manifestazione del 5 dicembre a Roma.

Questa volta si tratta di una iniziativa dedicata alla libertà di Internet, messa in discussione da un serie di iniziative di parlamentari del centrodestra e, da ultimo, dalle intenzioni manifestate dal governo dopo il caso Tartaglia.

Il sit-in, promosso inizialmente dall'Istituto per le politiche dell'innovazione , ha raccolto subito il favore dei promotori del No-B day e di numerose altre associazioni.

Libera Rete in libero Stato

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono.


Internet è LIBERTA': luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell'innovazione economica.


Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anzichè allargati.


Non lo accettiamo perchè crediamo che in una società libera l'apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.



Non lo accettiamo perchè siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.



Non lo accettiamo perchè un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una rete libera e forte.



Non lo accettiamo perchè internet e un diritto umano.



Libera rete in libero Stato.

Anche a Nardò - Sinistra Ecologia e Libertà - ha organizzato un presidio per il "diritto alla rete" oggi alle ore 17.00 in piazza Osanna.

L’atmosfera si riscalda se è vista dal satellite



Una ricerca della Nasa ha elaborato i dati raccolti da un satellite sulla concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera tra il settembre del 2002 e il luglio del 2008. L’animazione che ne risulta mostra le variazioni delle concentrazioni dei gas serra e mette in discussione alcuni vecchi modelli e studi sulla creazione e sulla concentrazione di questo elemento.

Gli elementi facilmente visualizzabili da questa animazione sono: l’incremento anno dopo anno della concentrazione di Co2 e le variazioni stagionali abbastanza rilevanti di queste concentrazioni. Nell’emisfero nord i picchi di concentrazione sono ad aprile/maggio e il minimo è invece raggiunto a settembre/ottobre. Nell’emisfero meridionale il ciclo è invertito.

da Internazionale

Lettera di Natale di un ergastolano ai figli

Quando siete nati il mio cuore era pieno di stelle e di sogni.
Avevo sognato per voi tutto quello che avevo sognato io da bambino.
Poi è arrivato il carcere e la condanna e sono partito per un lungo viaggio.
Sono partito, ma non sono mai andato via dal vostro cuore, né voi dal mio.
Nei peggiori momenti del mio viaggio i vostri cuori non mi hanno mai lasciato, vi ho sempre sentiti attorno al mio cuore.
La vostra immagine è sempre stata nei miei occhi e il vostro sorriso ha sempre illuminato il mio viaggio.
L’uno e l’altra siete il sole della mia cella, il centro del mio universo e l’energia invisibile della mia anima.
Grazie a voi mi sento un papà e un uomo migliore.
Perdonatemi se sono stato lontano e non vi ho potuto amare come avrei voluto.
Forse vi ho amato più di quello che ho potuto.
Sono passati molti anni, venti, questo Natale ho sognato di venire a casa, ma mi hanno detto ancora di no, mi hanno detto che sarò sempre colpevole e cattivo.
Ora non ho più sogni, né passati e né futuri, da sognare.
Siete solo voi quello che mi resta della mia vita.
Perdonatemi se vi lascio soli anche per questo Natale e per tutti quelli che verranno.
Un ergastolano con l’ergastolo ostativo non può più tornare libero, né vivere, né morire, può solo amare.
Ecco, io vi amo!
Volevo dirvi solo questo perché è bello essere amati da voi, ma è ancora più bello amarvi.
Buon Natale Mirko.
Buon Natale Barbi.
Papà

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto Dicembre 2009

Raimondo Lagostena Bassi, amico del Gran Maestro Loggia massonica P2, Licio Gelli, arrestato ed associato al carcere di Voghera

Milano: finisce in carcere per corruzione l’assessore Pier Gianni Prosperini, storico nemico di immigrati romeni ed africani
Pure l’editore televisivo Raimondo Lagostena Bassi, amico del leader della Loggia massonica deviata P2, Licio Gelli, è stato arrestato ed associato al carcere di Voghera.
E’ l’assessore al turismo in carica della Regione Lombardia ed è iscritto al Pdl, proviene infatti nominalmente da Alleanza Nazionale, anche se il suo cuore da sempre batte per la Lega e per le estremistiche sue tesi anti-immigrati. Note infatti sono le sue tele-predicazioni in cui incita i propri corregionali a ribellarsi verso un destino di “invasione delle terre lombarde”, sono parole sue, da parte di “baluba africani, sempre parole di Prosperini, e romeni cioè zingari nati per delinquere”. Ora il pasdaran del Popolo delle Libertà lombardo che sognava una Lombardia liberata da romeni ed africani avrà tempo per meditare sulle sue tesi in una cella del supercarcere di Voghera, accanto a mafiosi e camorristi di spessore, in cui si trova rinchiuso da ier l’altro, giorno in cui è stato arrestato per una mazzetta da duecentotrentamila euro, pagata presumibilmente dall’editore televisivo Raimondo Lagostena Bassi, il cinquantottenne genovese figlio dell’avvocato Tina la ben nota legale femminista scomparsa pochi anni fa.
Raimondo Lagostena Bassi è il patron di Odeon Tv e Telereporter. Odeon Tv è nota per avere, mesi addietro, ospitato nei suoi studi il leader della loggia massonica segreta P2, l’ottuagenario aretino Licio Gelli, che Lagostena Bassi definì suo amico. Secondo l’accusa il patron televisivo al fine di aggiudicarsi l’appalto della promozione turistica della maggiore regione del settentrione d’Italia sul piccolo schermo ha allungato la cospicua “mancia” al componente della giunta guidata da Roberto Formigoni. Intermediatore Massimo Saini della Publicis, grande azienda pubblicitaria meneghina, anche lui finito in manette. Si è conclusa così, addirittura in diretta televisiva (Prosperini stava rispondendo alle domande di un giornalista e ieri Repubblica Tv ha diffuso il video relativo), in maniera assolutamente ingloriosa l’esperienza dell’estremista del centro-destra lombardo nella terza giunta Formigoni. Il Governatore regionale, dal suo ufficio del grattacielo Pirelli sede dell’ente, si è detto arcisicuro dell’estraneità di Prosperini da ogni colpa ed ha attribuito il suo coinvolgimento in un’inchiesta senza capo né coda alla volontà persecutoria della magistratura che desidererebbe far pagare a Prosperini le sue note posizioni anti-immigrati, mentre Lagostena Bassi è stato coinvolto, secondo personaggi dell’entourage di Prosperini medesimo, semplicemente perché amico di Licio Gelli. Per ora comunque il pericolo di inquinamento delle prove e di fuga da parte degli inquisiti è talmente alto che i magistrati inquirenti hanno deciso di tenere in carcere, in regime di custodia cautelare, i tre maggiori imputati. Poi si vedrà.

da Indymedia

Cannabis: non ha effetti negativi sulle funzioni mentali


di Pietro Yates Moretti
Farsi una canna anche una sola volta distrugge il cervello, lo attacca e lo buca, come sovente dichiarano i responsabili politici della guerra alla droga e ai consumatori? No. Il consumo moderato di cannabis non causa alcuna diminuzione delle funzioni cognitive. Questo il risultato di una sperimentazione clinica pubblicata sulla rivista scientifica Human Psychopharmacology.I ricercatori dell'università Ludwig Maximillian di Monaco hanno studiato il legame fra il consumo moderato di cannabis e le funzioni cognitive su un campione di 284 adulti. I soggetti si sono sottoposti ad una lunga serie di esami neuropsicologici, tra cui esami per valutare le funzioni esecutive (ossia "il processo cognitivo che regola la capacità dell'individuo di organizzare il pensiero e le proprie attività, classificare i propri impegni in ordine di priorità, utilizzare il tempo efficientemente e prendere decisioni"), la memoria e l'impulsività.
Gli studiosi hanno concluso che "per quanto riguarda l'uso saltuario o moderato di queste sostanze, non si nota alcun impatto sulle funzioni esecutive e neanche sulla memoria e l'impulsività. Anche nei consumatori assidui non sembra esserci alcun effetto negativo".
Ovviamente, gli scienziati non hanno preso in considerazione gli effetti -quelli sì devastanti- prodotti dall'incarcerazione, che spesso segue al possesso di cannabis...

da Indymedia

FABRIZIO DE ANDRE' - IL TESTAMENTO DI TITO



FABRIZIO DE ANDRE' - IL TESTAMENTO DI TITO

"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".

martedì 22 dicembre 2009

*Audio* - discorso di Nichi Vendola all' assemblea costituente del 19-20 dicembre 2009


Di seguito il discorso in tre parti dell'inervento conclusivo di Vendola all'assemblea costituente di Sinistra Ecologia e Libertà di Roma











Puglia, il Pd verso il sì a Vendola: si decide domani - Nel Lazio cresce Marazziti

Sotto l’albero il Pd pugliese potrebbe trovarsi Nichi Vendola. Dopo mesi di tensioni, domani, antivigilia di Natale, l’assemblea regionale dei democratici prenderà finalmenteuna decisione: sostenere il governatore di sinistra o dare vita a una nuova coalizione con Udc, Idv, verdi e socialisti e un altro candidato. Definitivamente tramontate le primarie, anche perché nessuno del Pd se la sente di sfidare Vendola. «Uno strumento non utile in questo momento», ha detto ieri il segretario regionale Sergio Blasi. «L’Udc ha già detto che non parteciperebbe, e neppure l’Idv. Che senso avrebbe farle noi contro Vendola? ». Così anche D’Alema, che ieri a Bari ha partecipato a un vertice del Pd pugliese. «Sarebbero disastrose, solo un conflitto a sinistra».

Molti segnali fanno pensare che il Pd alla fine sceglierà Nichi, cercando di recuperare almeno l’Idv e tentando di mettere in campo delle liste civiche per acchiappare consensi al centro, sperando che l’Udc corra da sola. Difficile, visto che gli uomini di Casini ripetono «mai da soli in Puglia». E allora Vendola potrebbe spuntarla. Nonostante le bordate che anche ieri D’Alema gli ha rifilato alla riunione, accusandolo di «irresponsabilità politica». «Per mesi ha trattato con l’Udc, poi quando ha visto che mon lo volevano si è autocandidato. Eppure allargare all’Udc resta la strada più opportuna, bisogna pescare voti anche dall’altra parte, non rinchiudersi a sinistra: pure Ferrero è arrivato a dire che sosterrebbe Casini premier...». «Siete adulti e responsabili, decidete voi», ha concluso D’Alema rivolto ai “compagni” della Puglia, sottolineando i problemi che emergerebbero candidando il sindaco di Bari Emiliano (che ieri ha ribadito di non volersi candidare). Non mancano i supporter della nuova coalizione contro Vendola: da Nicola Latorre, al capogruppo in Regione Antonio Maniglio al deputato Ludovico Vico. Ma sono di più i supporter di Vendola. Dice Blasi: «Non siamo ostili a Vendola, con lui abbiamo governato e ottenuto risultati importanti ».

NEL LAZIO CRESCE LA CARTA MARAZZITI
Nel Lazio la situazione è ancora più intricata. Ieri il tavolo del centrosinistra è saltato (Idv e Prc non volevano partecipare). Zingaretti ha ribadito il suo no: «Le condizioni che avevo posto non esistono. Ora il Pd deve partire con un nome che non può essere il mio». Stamane si riunisce il Pd, l’unica buona notizia è che, se in Puglia saltasse l’alleanza con l’Udc, nel Lazio l’accordo sarebbe praticamente cosa fatta. «Per riequilibrare », spiegano gli uomini di Casini. Sul tavolo del Pd c’è la proposta fatta a Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio, che per ora sta a guardare ma non esclude l’ipotesi. «Per me sarebbe più naturale restare nella società civile», dice a l’Unità. «Credo che altre candidature di qualità si possano trovare... ». Ma non è un no.

http://www.unita.it/news/italia/92946/puglia_il_pd_verso_il_s_a_vendola_si_decide_domani_nel_lazio_cresce_marazziti

Negrindia


Cosi' sono qua, io, Guaicaipuro Cuautemoc, sono venuto a incontrare i partecipanti a questo incontro.
Cosi' sono qua, io, discendente di coloro che popolarono l'America quarantamila anni fa, sono venuto a trovare coloro che la trovarono cinquecento anni fa.
Cosi' ci troviamo tutti: sappiamo chi siamo, ed e' gia' abbastanza. Non abbiamo bisogno di altro.
Il fratello doganiere europeo mi chiede carta scritta con visto per scoprire coloro che mi scoprirono.
Il fratello usuraio europeo mi chiede di pagare un debito contratto da traditori che non ho mai autorizzato a vendermi.
Il fratello leguleio europeo mi spiega che ogni debito si paga con gli interessi, anche fosse vendendo esseri umani e paesi interi senza chiedere il loro consenso.
Questo è quello che sto scoprendo.

Anch'io posso pretendere pagamenti.
Anch'io posso reclamare interessi.
Fa fede l'Archivio delle Indie.
Foglio dopo foglio, ricevuta dopo ricevuta, firma dopo firma, risulta che solamente tra il 1503 ed il 1660 sono arrivati a San Lucar de Barrameda 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento provenienti dall'America.
Saccheggio? Non ci penso nemmeno!! Perché pensare che i fratelli cristiani disobbediscano al loro settimo comandamento?
Spoliazione? Tanatzin mi guardi dall'immaginare che gli europei, come Caino, uccidano e poi neghino il sangue del fratello!
Genocidio? Sarebbe dar credito a calunniatori come Bartolomeo della Casa che considerarono quella scoperta come la distruzione delle Indie, o ad oltraggiosi come il dottor Arturo Pietri che sostiene che lo sviluppo del capitalismo e dell'attuale civiltà europea sia dovuto all'inondazione di metalli preziosi!

No! Questi 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento devono essere considerati come il primo di vari prestiti amichevoli dell'America per lo sviluppo dell'Europa.
Pensare il contrario vorrebbe dire supporre crimini di guerra, il che darebbe diritto non solo a chiedere la restituzione immediata ma anche l'indennizzo per danni e truffa.

Io, Guaicaipuro Cuautemoc, preferisco credere alla meno offensiva delle ipotesi.
Una così favolosa esportazione di capitali non fu altro che l'inizio del piano Marshalltezuma teso a garantire la ricostruzione della barbara Europa, rovinata dalle sue deplorabili guerre contro i culti musulmani, difensori dell'algebra, della poligamia, dell'igiene quotidiana e di altre superiori conquiste della civiltà.

Per questo, avvicinandosi il Quinto Centenario del Prestito, possiamo chiederci: i fratelli europei hanno fatto un uso razionale, responsabile, o perlomeno produttivo delle risorse così generosamente anticipate dal Fondo Indoamericano Internazionale?
Ci rincresce dover dire di no.
Dal punto di vista strategico le dilapidarono nelle battaglie di Lepanto, nelle armate invincibili, nei terzi Reich ed in altre forme di reciproco sterminio, per finire poi occupati dalle truppe yankee della Nato, come Panama (ma senza canale).
Dal punto di vista finanziario sono stati incapaci - dopo una moratoria di 500 anni - sia di restituire capitale ed interessi che di rendersi indipendenti dalle rendite liquide, dalle materie prime e dall'energia a basso costo che gli esporta il Terzo Mondo.

Questo deplorevole quadro conferma l'affermazione di Milton Friedman secondo il quale un'economia assistita non potrà mai funzionare e ci obbliga a chiedere - per il loro stesso bene - la restituzione del capitale e degli interessi che abbiamo così generosamente aspettato a richiedere per tutti questi secoli.

Detto questo, vorremmo precisare che non ci abbasseremo a chiedere ai fratelli europei quei vili e sanguinari tassi d'interesse variabile del 20 fino al 30% che i fratelli europei chiedono ai paesi del Terzo Mondo. Ci limiteremo a esigere la restituzione dei materiali preziosi prestati, piu' il modico interesse fisso del 10% annuale accumulato negli ultimi trecento anni, condonando quindi gli altri 200.
Su questa base, applicando la formula europea dell'interesse composto, informiamo gli scopritori che ci devono, come primo pagamento del loro debito, soltanto 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento ambedue elevati alla potenza di trecento.
Come dire, un numero per la cui espressione sarebbero necessarie piu' di trecento cifre, e il cui peso supera ampiamente quello della terra.
Com'è pesante questa mole d'oro e d'argento! Quanto peserebbe calcolata in sangue? Addurre che l'Europa in mezzo millennio non ha saputo generare ricchezze sufficienti a cancellare questo modico interesse sarebbe come ammettere il suo assoluto disastro finanziario e/o la demenziale irrazionalità delle basi del capitalismo.

Tuttavia queste questioni metafisiche non affliggono noi indioamericani. Però chiediamo la firma immediata di una carta d'intenti che disciplini i popoli debitori del vecchio continente e li obblighi a far fede al loro impegno tramite un'immediata privatizzazione o riconversione dell'Europa perché ci venga consegnata per intero come primo pagamento di questo debito storico.

Dicono i pessimisti del Vecchio Mondo che la loro civiltà versa in una bancarotta tale che gli impedisce di tener fede ai loro impegni finanziari o morali.
In tal caso ci accontenteremo che ci paghino dandoci la pallottola con cui uccisero il poeta.
Ma non potranno.
Perché quella pallottola è il cuore dell'Europa.

di Guaicaipuro Cuautemoc da Indymedia

Morto il nigeriano che 'assistette' al pestaggio nel carcere di Castrogno


Si era sentito male al mattino, portato in infermeria solo il pomeriggio, secondo l'avvocato. 'Il negro ha visto tutto', erano le parole del capo della polizia penitenziaria.

Il carcere di Castrogno, alla porte di TeramoUzoma Emeka, il detenuto nigeriano di 32 anni che avrebbe assistito il 22 settembre scorso al pestaggio di un altro detenuto italiano nel carcere di Castrogno, e' morto all'ospedale civile di Teramo.
Le circostanze del decesso sono ancora ignote, ma gia' si specula sulle ombre che la morte di Emeka proietta nuovamente sulla casa circondariale abruzzese. Emeka era probabilmente stato il testimone di una delle pagine buie della storia penitenziaria italiana, rivelata dall'invio al quotidiano locale 'La Citta'' di una registrazione delle guardie carcerarie. "Non si massacrano così i detenuti in sezione, si massacrano sotto... il negro ha visto tutto". Questa era la frase che il capo delle guardie carcerarie, Giuseppe Luzi, rivolgeva a un suo sottoposto. A seguito dell'episodio si succedettero interpellanze parlamentari e inchieste interne al corpo di Polizia penitenziaria che portarono alla rimozione dall'incarico di Luzi per ordine del ministro della Giustizia Alfano.

Il carcere di Teramo accoglie oltre 400 detenuti, ma e' concepito per contenerne 250. La struttura versa in condizioni di estremo disagio, e ripetuti sono i tentati di suicidio, le aggressioni alle guardie carcerarie e gli scioperi della fame. Uzoma Emeka si e' sentito male venerdi' mattina, nel carcere dove era rinchiuso per spacio di stupefacenti. Secondo il legale del nigeriano, Giulio Lazzaro, Emeka e' giunto all'ospedale di Teramo cinque ore dopo, all'una di pomeriggio. L'uomo soffriva di depressione e faceva uso di farmaci. I giudici hanno disposto che l'autopsia venga filmata. Il perito di parte sarà il professor Giulio Sacchetti dell'Università di Roma, lo stesso medico che seguì la vicenda processuale di Marta Russo.

da PeaceReporter

BOB MARLEY - ZION TRAIN



BOB MARLEY - ZION TRAIN

Zion trein is coming our way
Zion train is coming our way
Oh people get on-board
You better get on board
Thank the Lord, praise Fari
I gotta catch this train
'Cause there is no other station
Then you going in the same direction
Zion train is coming our way
Zion train is coming our way
Which man can save his brother soul
Oh man it's just self control
Don't gain the world and lose your soul
Wisdom is better silver and gold
To the bridge
Oh where there is a will
There always is a way
Where there is a way
Where there is a will, there's always a way
Soul train is coming our way
Zion train is coming our way
Two thousand years of history
Could not be wiped away so easily
Two thousand years of history, black history
Could not be wiped so easily
Oh children Zion train is coming our way
Get on board now
Zion train is coming our way
You got a ticket so thank the Lord
Zion train Is, Zion train is, Zion train is,
Zion train
Soul train is coming our way
Soul train is coming our way


BOB MARLEY - IL TRENO DI ZION

Il treno di Zion sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Oh gente, salite a bordo
Farete meglio a salire a bordo
Sia lodato e ringraziato il Signore
Devo prendere questo treno
Perché non vi è altra stazione
Allora andate nella medesima direzione
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Quale uomo può salvare l'anima del fratello
Oh l'uomo è soltanto autocontrollo
Non conquistare il mondo perdendo l'anima
La saggezza è meglio di argento e oro
Per arrivare al ponte
Oh, dove c'è una volontà
C'è sempre una strada
Dove c'è una strada
Dove c'è una volontà c'è sempre una strada
Il treno dell'anima sta arrivando da noi
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Duemila anni di storia
Non possono essere cancellati tanto facilmente
Duemila anni di storia, di storia nera
Non possono essere cancellati tanto facilmente
Oh il treno di Zion sta arrivando da noi
Ora salite a bordo
Il treno di Zion sta arrivando da noi
Hai un biglietto, così ringrazia il Signore
Il treno di Zion, il treno di Zion, il treno di Zio
Il treno di Zion
Il treno dell'anima sta arrivando da noi
Il treno dell'anima sta arrivando da noi

Gli errori e la lezione di Copenaghen

“Tra qualche anno i libri di storia ci mostreranno che Copenaghen è fallita perché è stato l’ultimo tentativo di risolvere le sfide del ventunesimo secolo con gli strumenti del ventesimo secolo. Il summit è naufragato perché ha riconosciuto diritti di decisione solo ai governi e ha tenuto fuori la società civile, gli imprenditori, i governi locali, i giovani che sono rimasti a guardare. Si è cercato il consenso tra 193 stati senza condurre negoziati troppo articolati”, afferma Simon Zadek su Opendemocracy.

“John Maynard Keynes, uno degli economisti più straordinari del novecento, diceva che ‘la difficoltà non sta nel credere alle nuove idee ma nel fuggire dalle vecchie’. Se lui aveva ragione, e sospetto che avesse ragione, il contributo di Cop15 al bene comune è stato quello di distruggere una volta per tutte una maniera antica e datata di governance globale. Un risultato come questo, che è triste da riconoscere oggi, potrebbe essere un’eredità importate per il futuro”, continua Zadek, che è il fondatore e il direttore dell’associazione Accountability21, un’associazione che promuove in tutto il mondo l’innovazione per uno sviluppo più sostenibile.

“I negoziati sono stati caotici, ma alla fine ci sono stati dei risultati che possono essere dei buoni punti di partenza”, scrive Ed Miliband sul Guardian. “Non abbiamo raggiunto un accordo sulla riduzione fino al 50 per cento delle emissioni entro il 2050, o l’80 per cento di riduzione di gas serra da parte dei paesi sviluppati. Entrambe le risoluzioni hanno avuto il veto della Cina, mentre una coalizione di paesi sviluppati e di paesi emergenti ha appoggiato il progetto. Questa è una delle nuove tendenze del futuro: la vecchia divisione tra paesi sviluppati e paesi emergenti è stata rimpiazzata da alleanze molto più interessanti”, continua Miliband.

Per Laurent Joffrin, direttore di Libération, invece, il bilancio è negativo. Joffrin parla di fallimento della democrazia: “La repubblica universale cara a Immanuel Kant non è vicina. Abbiamo assistito a un festival dell’impotenza diplomatica, i governi nazionali hanno impedito che fosse raggiunto l’accordo che noi, forse troppo ingenuamente, ci aspettavamo”.

da Internazionale

Natale ad AnarcoPaperopoli


Una bomba anarchica a Milano, nell’anniversario della morte di Pinelli. Una bomba anarco-insurrezionalista, mentre al vertice di Copenaghen i black bloc attiravano (o distoglievano, a seconda del punto di vista) l’attenzione del pubblico mondiale. Una bomba in un ateneo privato, mentre gli studenti italiani manifestavano per la scuola pubblica. Una bomba gravida d’odio proprio mentre Berlusconi, percosso al volto ma non domo, si dichiarava sicuro della “Vittoria finale dell’Amore”. Tanto maldestre in fatto di detonatori, queste Sorelle, quanto raffinate nella scelta dei luoghi e dei momenti più suggestivi. Raffinatezza che molti hanno voluto trovare sospetta – non saremmo più in Italia se pochi minuti dopo il ritrovamento della bomba non fosse già fiorita una specifica dietrologia.Ma bisogna anche capirci: abbiamo stragi che aspettano un colpevole da trent’anni, poliziotti che piazzano molotov… con simili precedenti è effettivamente dura per un’organizzazione terroristica alle prime armi farsi prendere sul serio.

Il comunicato non aiuta, perché le citazioni che fino a qualche anno fa avrebbero dimostrato inoppugnabilmente il radicamento delle Sorelle nell’anarcoinsurrezionalismo ‘latino’ (la citazione dell’anarchico spagnolo Pombo da Silva, il richiamo all’anarchico cileno Mauricio Morales), nell’era di google diventano facilmente falsificabili: chiunque può farsi una cultura su da Silva o Morales in dieci minuti, e magari condirla con un verso di De Andrè che fa sempre anarchia. Questo in effetti è il punto meno credibile del comunicato: un anarchico che cita De Andrè è un po’ banale, ma un anarchico che cita De Andrè fraintendendolo così (il Bombarolo che vuole terrorizzare per non “ammalarsi di terrore” è un borghesotto figlio di papà) o è un ragazzino o un impostore. Brutta storia in entrambi i casi.

L’attenzione dei giornalisti si è concentrata sulla sillaba finale. Bastano infatti tre lettere, la sigla Fai, per trasformare la bomba di un gruppo sconosciuto nell’ultima azione del più temibile gruppo terroristico italiano. La Fai, spiegano, sta per Federazione Anarchica Informale: e se ti dicono così, significa che la Fai ha già vinto. Non la guerra, ma almeno una battaglia di immagine contro la vera FAI, la Federazione Anarchica Italiana nata nel 1945, editrice della malatestiana Umanità Nova e depositaria della storia più nobile dell’Anarchia italiana. La storica FAI non ha mai perso un’occasione per dissociarsi dal gruppo di bombaroli che ne usurpa il nome: anche in questo momento sul suo sito compare un comunicato che “denuncia la natura oggettivamente provocatoria e antianarchica delle esplosioni di Milano e Gradisca d’Isonzo”. Fatica sprecata: ormai per il grande pubblico la Fai sono gli anarchici che mettono le bombe. “La principale minaccia terroristica di matrice anarco-insurrezionalista a livello nazionale», secondo l’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna). Se non proprio l’unica.

Una “galassia”, scrive Paolo Colonnello sulla Stampa, addirittura un “universo che nel 2003 provò a colpire Prodi”. Visti gli effettivi attentati portati a termine sarebbe il caso di parlare, più che di galassia, di una costellazione. Una manciata di gruppetti, disseminati in tutt’Italia, senza nessuna velleità di costituire un movimento armato unitario (anzi, la frammentarietà è quasi rivendicata), che tra il 2003 e il 2006 hanno piazzato e spedito ordigni che anche quando sono scoppiati non sempre sono riusciti a guadagnarsi le prime pagine. Unico risultato concreto: oggi la sigla Fai è cosa loro. Fino al 2006 le periodiche consegne esplosive della Fai informale ribadivano l’esistenza di una corrente sotterranea violenta annidata tra le pieghe del “Movimento dei Movimenti”. Per i Movimenti invece la Fai informale non è mai esistita: si trattava di infiltrati, servi del potere. I loro comunicati, come s’è visto, non appaiono molto convincenti.

Forse la sola testimonianza a favore della ‘genuinità’ della Fai è l’unico bizzarro comunicato divulgato su internet, dal sito Anarchaos.it (ma “a semplice scopo informativo”). Risale al Natale del 2006 e porta il nome di “Documento-Incontro della Federazione Anarchica Informale a 4 anni dalla nascita”. Dopo una cronistoria accurata delle azioni compiute dai gruppi prima e dopo la nascita della Fai informale, il Documento riporta i verbali di una riunione natalizia in… “casa di Paperino”. Sì, perché per ragioni di segretezza i nomi degli esponenti dei vari gruppi (“COOPERATIVA ARTIGIANA FUOCO E AFFINI, BRIGATA 20 LUGLIO, CELLULE CONTRO IL CAPITALE, IL CARCERE, I SUOI CARCERIERI E LE SUE CELLE, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE”) sono sostituiti da quelli della banda Disney.

E così, insieme a Paperino abbiamo Paperina (che milita nello stesso gruppo, ma con qualche dubbio in più), Pippo che insiste per vedere il bicchiere sempre mezzo pieno (“la crescita anche se minima c’è stata”), Archimede Pitagorico, che opera da solo e sembra il più pratico di esplosivi, Qui Quo e Qua che vorrebbero passare alle pistole, (“noi invece andiamo avanti a dinamite, diserbante e qualche manciata di polvere nera”), eccetera. Si capisce che siamo a mille miglia dallo stile serioso e contorto dei comunicati brigatisti. I quali, proprio perché seriosi e contorti, non erano poi così difficili da falsificare. Mentre la lunga conversazione dei Paperi con Pippo ha tutta la freschezza di una bicchierata in un casolare di campagna, il camino in un angolo, i cani sotto il tavolo a rosicchiare costolette. I Paperi che festeggiano il Natale del 2006 e i quattro anni di Fai Informale non hanno per niente l’aria di infiltrati dei servizi: sono i primi a riconoscere che qualcosa non ha funzionato, ad esempio le bombe (“Magari fossimo degli specialisti, con tutte ste bombe e bombette in questi anni siamo riusciti a fare solo un paio di sbirri feriti! Fanno di più allo stadio la domenica!”), ma anche la comunicazione (“Internet per noi, che con l’informatica siamo a zero, è un problema”). Da bravi anarchici informali, non si troppo il problema di stabilire obiettivi comuni. L’unica idea accettata universalmente è la propaganda armata, poi ognuno per sé. E Archimede, che termina la riunione ansioso di “socializzare” con gli altri gruppi i suoi “fuochi d’artificio”, è il ritratto perfetto del bombarolo isolato, un po’ criminale e un po’ bambino, affamato di botti la notte di Natale.

Troppo realista per essere finto? Diciamo che se è un falso, nel suo genere è un capolavoro. I dialoghi sono credibili e vanno giù che una meraviglia, come nei romanzi di Wu Ming (in effetti, se fossi un agente dei Servizi e dovessi inventarmi dialoghi del genere, da chi altri scopiazzerei?) Gli errori di ortografia non sono troppi, né troppo pochi. I paperi si scambiano le esperienze, battibeccano un po’, poi brindano all’Anarchia, senza trovare nessuna sintesi, perché la sintesi non c’è. “Mi sembra che l’indicazione sia quella di continuare”, dice Archimede, ed è il Natale del 2006. Ma nei tre anni successivi, la Fai informale non piazzerà più nessuna bomba. Un lunghissimo “silenzio operativo”, come lo chiama l’AISI, interrotto una settimana fa alla Bocconi. Eppure c’è qualcosa di veramente singolare in un gruppo che non è un gruppo, ma una costellazione di gruppetti scarsamente coordinati tra loro, che in quattro anni piazzano una trentina di bombe, e poi all’improvviso tacciono all’unisono. È difficile immaginare Paperina, Pippo e Qui Quo Qua che da città diverse aderiscono a un “cessate il fuoco” unilaterale. Se anche qualcuno l’avesse proposto, certo qualcun altro lo avrebbe rigettato. E allora cos’è successo?

Magari niente di speciale. Forse Paperina è tornata a casa con più dubbi di quelli che aveva prima, ha mollato l’eterno fidanzato vestito da marinaretto e si è laureata in zootecnia. Forse Qui ha trovato una rivoltella, si è sparato in tasca e ha accantonato la propaganda armata. Forse Archimede è esploso mentre preparava un attentato a capodanno, passando inosservato nei bollettini dei caduti del primo gennaio. Forse. Forse, più in generale, tra 2006 e 2007 è stato l’intero Movimento dei Movimenti a sfaldarsi, con migliaia di Paperine e Paperini che hanno cominciato a disertare cortei e centri sociali, mentre i loro leader si trovavano sistemazioni istituzionali (l’onorevole Caruso!) che alla lunga avrebbero danneggiato il loro carisma. Forse, svaporato il Movimento, non c’era nemmeno più bisogno delle frange anarco-insurrezionaliste con le loro bombe demodé.

Finché, all’improvviso, tre anni dopo quel Natale anarchico… non ve l’aspettavate, scrivono le Sorelle in armi, lontane parenti di Paperino e Paperina. In effetti no, ma è solo perché non sappiamo guardarci intorno. La scuola e l’università sono in fermento, la piazza si riempie di antiberlusconiani a cui non serve più nemmeno un partito per radunarsi (basta Facebook). Il Presidente, colpito da un pazzo, denuncia un clima d’odio montato da internet e dai giornali… no, decisamente, una bomba avremmo potuto anche aspettarcela.

di Leonardo Tondelli da Indymedia