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martedì 2 febbraio 2010

Roma:Partito Democratico del Quadraroooo? Ppppppprrrrrrrrrrrrrr!


Il Partito Democratico del Quadraro festeggia lo sgombero del campo nomadi

La Puglia migliore 2005-2010

Il circuito Epolis ha dedicato un dossier alla Puglia, raccontando come, dall'industria al turismo, dalla cultura alle politiche ambientali, energetiche e giovanili, la Puglia è diventata ricca e innovativa.

Clicca il link di seguito
PDF RAPPORTO PUGLIA 2005-2010

Vendola, Poli Bortone, Palese: chi vincerà?


Dal blog di Mauro De Donatis, una lucida sintesi ed una valida analisi di vari sondaggi pre-elettorali.

Ecco un nuovo sondaggio di GPG in cui si notano diverse aspetti molto interessanti: l’incremento notevole del dato di lista di Sinistra, Ecologia e Libertà, il grande valore aggiunto di Vendola come candidato, ma anche una forza numericamente maggiore delle liste di centrodestra.

Per essere più precisi bisognerà attendere la compilazione delle liste. Ad esempio non si sa con certezza se i radicali saranno da soli o se appoggeranno il presidente uscente. La lista Cito invece potrebbe appoggiare Palese, mentre il Nuovo Psi la Poli Bortone. Qualcuno potrebbe pensare che sono sciocchezze ma se veramente l’esito si deciderà all’ultimo voto anche la più piccola delle liste potrebbe essere determinante.

Nel frattempo rivisito i miei calcoli, qui espressi:

Il cdx, costituito da pdl e da partiti minori vale il 48,2 % (+0,5%), l’udc 8,3% (-0,3%), mentre il csx raggiunge il 43,5 (-0,2%)%. Sottraendo al centrodestra il valore di Io Sud e di altre liste minori (compresi i residui dell’Mpa dopo la fuoriuscita di Sardelli), i dati diventerebbero rispettivamente 44,4% (+0,5%), 12,1% (-0,4%) e 43,5% (-o,1%).

Questi sono i dati delle liste. Non dovrebbero variare molto da qui al giorno del voto. Quello che invece potrebbe variare è, invece, il voto disgiunto. Alcuni sondaggisti vedono in Vendola, ma anche nella Poli, un effetto Soru. In altre parole attraggono più voti delle loro liste. Specie per la Poli, però, questo effetto potrebbe essere mitigato dalla campagna di Palese incentrata sul voto utile, sulla (probabile) presenza di Berlusconi a fare da traino (anche se credo che la sua figura sia un po’ decaduta) al candidato del Pdl.

Alcuni sondaggisti non notano affatto il voto disgiunto, altri chiedono solo il voto di lista, altri ancora (come Gpg) lo vedono eccome, con Vendola che potrebbe prendere addirittura 2-3 punti in più delle sue liste. Io mi mantengo prudente, anche perchè l’effetto primarie si esaurirà a breve, anche se alla fine farà guadagnare qualcosa al Presidente uscente.

Ecco allora le mie previsioni sui candidati:

Palese: 43 %

Poli Bortone : 12.5%

Vendola: 44,5%

In pratica Vendola dovrebbe vincere anche se le liste che lo appoggiano potrebbero essere in minoranza. Invito però tutti i sostenitori Vendoliani alla calma, dato che si parla di uno scarto minimo e le cose potrebbero variare nelle prossime settimane.

Senza contare che Berlusconi e Casini alla fine potrebbero mettersi d’accordo. A quel punto sarebbe molto difficile per il leader di Sel sconfiggere una armata così forte.



http://maurodedonatis.altervista.org/blog/?p=190

Disoccupazione: Europa 23 milioni In Italia 400 mila di più in 12 mesi


In dodici mesi in Italia sono stati distrutti 306 mila posti di lavoro e - il dato è di dicembre - il tasso di disoccupazione è salito all'8,5%. A fine dello scorso anno, secondo i dati Istat diffusi ieri, i senza lavoro erano saliti a 2,138 milioni, 392 mila in più del dicembre 2008 con uno spaventoso incremento del 22,4%. Questo dato si accompagna ad un ulteriore incremento di 25 mila unità degli inattivi (giunti a 14,8 milioni), fra i quali si annidano il lavoro nero, i disoccupati scoraggiati, che non cercano più lavoro: in un anno gli inattivi sono cresciuti di 164 mila unità. A completare il quadro, si conferma la posizione dei salari italiani, agli ultimi posti nei paesi dell'area Ocse. Non è solo l'Italia a seguitare a distruggere posti di lavoro: secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, in Europa il tasso di disoccupazione a fine anno è salito al 10,0% nella zona euro e al 9.6% nell'insieme dei 27 stati membri, dove a dicembre il numero dei disoccupati ha oltrepassato quota 23 milioni (15,7 milioni nell'area dell'euro). In un anno i senza lavoro sono cesciuti di 4.7 milioni, di cui 2.8 nella sola zona euro.
Otto paesi Ue viaggiano con una disoccupazione oltre il 10%, con Spagna, Irlanda e le ex tigri baltiche che presentano le situazioni più critiche. In tutta Europa i colpi peggiori li ha subiti la fascia più giovane della popolazione. Il tasso di disoccupazione per coloro che hanno meno di 25 anni è infatti aumentato di 4 punti percentuali in un anno nella zona euro (arrivando al 21%) e di 4,6 punti nell'insieme dei 27 paesi membri: la situazione più critica anche in questo caso si verifica in Spagna, dove l'incremento del tasso di disoccupazione degli under 25 è stato di ben 14 punti (44,5%); in Lettonia il balzo in un anno è stato di 24 punti (al 43,8%).
Si conferma intanto la ben nota criticità dei salari nel nostro paese, che sono fra i più bassi fra quelli dei paesi industrializzati. Rielaborando dati di fonte Eurostat e Ocse, l'ultimo rapporto Eurispes colloca il salario medio netto annuo di un lavoratore senza carichi familiari nel nostro paese a 21.374 dollari (circa 14.700 euro), il che ci pone al ventitreesimo posto sui trenta paesi maggiormente industrializzati, il 23% al di sotto della media dei paesi dell'Europa a 15. Siamo in particolare ben lontani dalla media del Regno unito (38 mila dollari), dell'Irlanda (31 mila), dell'Olanda (31 mila), della Germania (30) e perfino della Spagna (25 mila dollari).
Il tutto senza tenere conto delle differenze nel potere di acquisto, che ci vedono ulteriormente penalizzati, dato il più elevato livello dei prezzi che caratterizza il nostro paese nei vari settori dei beni di consumo, per non parlare delle abitazioni. Tenuto conto di ciò, i 19 mila dollari corrispondenti alla media delle retribuzioni portoghesi valgono senz'altro di più in termini reali dei disastrati salari italiani.

da Indymedia

CAPAREZZA - PIMPAMI LA STORIA



CAPAREZZA - PIMPAMI LA STORIA

Bella prof e che schifo Garibaldi, è vestito dai saldi, peloso come Garfield. Via la camicia rossa e dagli una t-shirt Trussardi su jeans Cavalli. Sulla faccia lenti a goccia Ray Ban e poi taglia la barba a sta capoccia da Imam. Un nunchaku da Jackie Chan gli dà più charme, ora si che Gary ch'ha i più fieri dei fans. Bella! Mondiale la seconda guerra ma su sto libro è dato che abbiamo ingoiato merda! E' regolare che non studia nessuno, scrivi Italia batte resto del mondo 18 a 1. I campioni siamo noi, siamo noi perciò aggiungi "Po po po po po". Il capitano fa goal, bordello come i Gogol, storia XL non una small, pimpala! Questa è la storia prof, la vera storia prof, lo dice uno che se esce dal culo fa plof.

RIT: Bella prof, pimpami la storia... che storia!

Si stava meglio quando si stava peggiorando, gli oppositori traditori peggio di Ronaldo. Non li mandavano al fresco di una cella ma al caldo dei Caraibi su navi di Jack Sparrow. Prof, il ventennio pimpamelo, scrivi che i partigiani quel tempo lo vissero. Di relax in pedalò, piedi nudi nei sabò, 25 aprile giorno dei caduti di Salò. Umberto di Savoia non andò via, ma che repubblica, la gente vota monarchia. Non c'è partita tra re e democrazia, come mettere la PSP col Game Gear.
E la costituzione è un cd con una traccia, l'ultima hit da spiaggia. Il nonno di Eminem minaccia: "Tutta l'Europa deve suonare il piano Marshall!" Questa è la storia prof, mi prende un sacco prof, tipo che quella di un cosacco di nome Popoff. RIT.
Dalla mia storia cancella fricchettoni con la spada nel braccio, non nel cuore come Little Tony. Questi fattoni sempre sotto i riflettori. Scrivi che gli hippy se ne stavano zitti e buoni. Gli anni di piombo, le stragi, i sequestri, ma no, non mi interessano argomenti come questi. Io di quei tempi voglio ricordare solo "La liceale nella classe e i ripetenti".
Così funziona e per fortuna fa trend, il vecchio libro lo rottamo tipo Duna Weekend. Adesso serve un finale potente che terrorizzi l'occidente più dell'urlo di Chen. Da qui in avanti qualunque cosa succeda, scrivi che la colpa è di Al Quaeda.
Me l'hai pimpata di brutto prof, vedrai patiti della storia fin dalla scuola media. Questa è la storia prof, la vera storia prof e non c'è niente da ridere non è Zelig Off. RIT.

Vienna: L’Antifascismo è un crimine?

La polizia e la città di Vienna criminalizzano la protesta contro il WKR-Ball (evento musicale della “Wiener Korporationsring”, l’organizzazione “ombrello” sotto cui si trovano le organizzazioni degli studenti nazionalisti tedeschi).

Soprattutto, la polizia di Vienna ha proibito la manifestazione antifascista nel giorno del sessantacinquesimo anniversario dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.
Il 29 gennaio la festa del WKR avrà luogo nell’ “Hofburg”, quello che una volta fu il palazzo imperiale. Come negli scorsi anni molti sostenitori dell’estrema destra hanno intenzione di incontrarsi lì, dai nazionalisti tedesci ai virulenti antisemiti, nessuno vuol perdere l’occasione per creare reti nell’ala destra.

Mentre queste attività non sono ostacolate dalle autorità in nessuna maniera, la contromanifestazione antifascista è stata proibita.

Alla festa del WKR il “Chi è chi” dell’estrema destra europea si stringerà le mani, facilmente rilevata dando un occhio alla lista dei partecipanti: gli ospiti alla festa includono Le Pen dal Front National francese, il fascista Enrique Ravello, antisemiti come Alexander Dugin e rappresentanti dell’estrema destra tedesca DVU, così come portavoce dei partiti di estrema destra austriaci, tra cui Martin Graf, terzo presidente del Consiglio Nazionale con tendenze a invettive antisemite, Barbara Rosenkranz, esponente di una politica home-stove-mother’s cross e lottatrice contro la “delusione di genere”, e John GUdenus, che è già stato condannato a un anno di libertà provvisoria per aver negato l’Olocausto.

Tutto si svolge senza dire che ci sono mobilitazioni contro questo incontro.
Negli anni scorsi manifestazioni di una certa grandezza hanno già avuto luogo, tipicamente per l’Austria, sono state accompagnate repressivamente da enormi contingenti di polizia, ottenendo il rifiuto della struttura che doveva ospitare il convegno.

Ma anche questo sembra essere troppo ora. La manifestazione, che quest’anno era stata pianificata dalla rete nowkr, di femministe queer, criticalmass, femministe e lesbiche, un numero rappresentativo di studenti e molti altri gruppi, è stata ora completamente proibita.

La ragione fornita dalla polizia è stata: “il pericolo per la pubblica sicurezza”, un argomento che equivale a una totale negazione del diritto a dimostrare.

In questo le autorità seguono scandalosamente gli argomenti che vengono dalle associazioni degli studenti tedeschi nazionalisti, il FPÖ (partito della libertà) e i neonazisti, che per anni hanno cercato alleanze per proibire completamente le manifestazioni antifa o vorrebbero autoamministrare la giustizia.

Un noto sito neonazi riportava in una pagina chiamata “Indicazioni per case e focolari – questo tempo di armi” che avrebbe dovuto essere dedicato alla questione del monopolio statale della violenza, solo per dedicare la successiva pagina contro “Entertete”, un termine nazista che significa “degenerato”, che in questo contesto denunciava le femministe-queer e la “sporcizia subumana”.
Soprattutto è la città di Vienna, che, personificata dal suo sindaco Michael Häupl, ama presentarsi come una fortezza antifascista contro l’avanzare dell’estrema destra, che ora insieme alla polizia serve profondamente i sogni dell’ala destra. Questo fatto dice più sullo stato di questo paese di quanto possa fare un qualsiasi numero di volantini.

Sta solo adattandosi a ciò che la proibizione annunciata durante il Giorno della Memoria, quando rappresentati ufficiali della repubblica si mettono in mostra.

Mentre l’importanza di un impegno antifascista è evidenziato nelle messinscene ufficiali, l’attuale attivismo antifascista è proibito e ai neonazi, estremisti di destra e antisemiti viene offerta una stanza dell’Hofburg, che dopo tutto è ancora la residenza ufficiale del presidente austriaco.
Anche se questi sviluppi mostrano la loro faccia più chiaramente in Austria che in altri paesi, seguono un disastroso trend internazionale.

L’antifascismo è criminalizzato in tutta Europa: appena di recente le manifestazioni contro la più grande marcia neonazi in Europa sono state criminalizzate in Germania, i manifesti sono stati confiscati, bloccati i siti web ed è stata seguita ancora più repressione contro gli organizzotarori della manifestazione antifa.

da Antifa

Haiti, voci da Port au Prince


Interviene Emerico Laccetti team leader della Croce Rossa presente a Haiti

Polvere, calcinacci, strade inagibili. Questa la situazione nella capitale haitiana Port au Prince, nonostante migliaia di uomini e donne giunti sull'isola per dare aiuto alla popolazione stremata.
E' impossibile che la vita torni alla normalità velocemente. Le messe molto partecipate e la minima riapertura delle scuole (pochissime e solo nella zona non devastata dal sisma) creano la falsa illusione che tutto possa tornare come prima, meglio di prima.

I feriti continuano a ammassarsi nei campi allestiti dalla comunità internazionale. Gli edifici semidistrutti sono ancora al centro delle attenzioni degli sciacalli che cercano qualsiasi cosa che possa essere rivenduta o riutilizzata. Le guardie private ingaggiate per difendere i pochi magazzini rimasti in piedi sparano ad altezza uomo. Insomma, una situazione che sembra far sprofondare in un baratro senza fine il Paese.
In più, si aggiungono notizie agghiaccianti come quella relativa a dici cittadini statunitensi che sono stati arrestati mentre tentavano di oltrepassare la frontiera con la Repubblica Dominicana insieme a 33 bambini. Nessun minore aveva documenti e la cosa ha insospettito le guardie. Morale: i dici statunitensi sono stati arrestati e si trovano in un carcere non lontano dalla capitale. Per loro si profila l'accusa di traffico di minori. Probabilmente i giovani erano destinati al mercato degli organi. Forse, cose de genere sono già successe.

"La situazione che abbiamo trovato è terribile. Questo è un popolo poverissimo. Non aveva niente prima e non ha niente adesso. Obiettivamente la situazione è terribile. Tutto è completamente distrutto. E' difficile anche immaginare come si dovrà fare per smaltire quest'enorme montagna di macerie che si sono accumulati per le strade. Ci sono campi nati spontaneamente. Ed è molto complicato riuscire a coordinare tutte le forze, tutti gli aiuti" dice al telefono con PeaceReporter Emerico Laccetti, team leader della Croce Rossa a Haiti. "Forse la questione è anche culturale, politica. Noi nel frattempo abbiamo già montato un campo, Campo Italia, un campo per operatori della Croce Rossa provenienti da tutto il mondo e presenti in Haiti" aggiunge Laccetti.
Ad ogni modo la situazione sembra complicarsi sempre più con il passare delle ore e la condizione sanitarie è una delle maggiori preoccupazioni per il personale medico e paramedico presente sull'isola. Il rischio di epidemie è molto alto. "In effetti ci sono ancora molti cadaveri sotto le macerie. Quelli che erano stati ammassati lungo i marciapiedi sono stati sgombrati e dati alle fiamme. Inoltre, essendoci una carenza di servizi igienici la popolazione si mette a fare i proprio bisogni nel primo luogo a disposizione. Questo non fa altro che aumentare il rischio di epidemie" dice Laccetti.
Infine un pensiero va anche al futuro di questa popolazione. Il tremendo sisma ha causato morte e distruzione, ha distrutto tutto quello che era possibile distruggere e lascerà anche nel futuro il suo segno. Le strade e gli edifici verranno ricostruiti, forse quello è l'ultimo problema. Ma ci si ritroverà davanti a una generazione mutilata. "Abbiamo dovuto ridurre molte fratture. Ma la cosa peggiore sono le amputazioni. Questo sisma avrà ripercussioni molto forti che proseguiranno per i prossimi decenni" conclude Laccetti.

di Alessandro Grandi da PeaceReporter

Aida Habachi il suo bimbo e la solitudine a Osimo


di Doriana Goracci
Depressa, depressione…questa sembra la motivazione certa che ha spinto Aida Habachi, tunisina, separata dal marito italiano, a togliersi la vita e a toglierla al suo bambino di quattro anni, cospargendo entrambi con benzina, in una stanza chiusa: porte e finestre sigillate. Si parla di un matrimonio fallito, di solitudine, di sentirsi straniata e straniera. Ha telefonato ad un conoscente intorno alle 18, dalla sua casa a San Sabino di Osimo in provincia di Ancona, per dire cha la stava facendo finita, non ce la faceva più. Inutili le corse di polizia, carabinieri, vigili del fuoco e ambulanza. La stanza era scoppiata, un incendio, in fumo la sua vita e quella del figlio. La casa, una villetta a schiera, era in campagna, la stessa abitata fino a due anni prima con il marito, titolare di un’impresa di elettronica insieme al padre, trasferitosi a Castelfidardo, in un centro vicino. Sembra che sia stata come quasi sempre, una separazione turbolenta, segnata anche da una serie di querele e controquerele per ingiurie…sembra che fosse anche senza lavoro, senza amicizie o rapporti familiari che non fossero legati all’ex marito. Sembra che fosse sprofondata nella depressione.

Alla voce depressione si legge:La depressione non è un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno…La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista…Un ruolo chiave sembra svolto anche se non sempre dai fattori ambientali. La depressione in età adulta è strettamente correlata con esperienze di vita negative. La malattia, infatti, si può innescare dopo alcune fasi importanti della vita: un lutto, un licenziamento, un grande dispiacere ma anche un abbandono della persona amata, perfino una grossa vincita; in generale qualsiasi cambiamento rilevante può indurre la manifestazione del disturbo in soggetti predisposti alla malattia stessa…La terapia d’elezione nei trattamenti somatici è a base di psicofarmaci…Esistono altri trattamenti somatici che possono essere utilizzati per curare la depressione, come la terapia elettroconvulsiva, la fototerapia e la deprivazione da sonno.

La depressione e la distimia sono maggiormente presenti nelle donne in un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini.Poche decine di ore fa è morto un operaio 35enne che si è dato fuoco a Brembato, disperato per avere perso il lavoro a causa del fallimento della ditta dove lavorava.Andare camminare lavorare…rapide fughe…tutti chiusi a chiave. E che cos’è questo fuoco? Sedare…

Aida ha confermato, tragicamente, un dato statistico. Da un forum, preso a caso, la prima riga:”Ho 23 anni.Buon giorno a tutti voi del forum, vi scrivo con la speranza che qualcuno possa capirmi…”.

Porte e finestre sigillate: ho tentato di aprire una finestra…Buongiorno Aria!



Una rivoluzione con molti rischi


di Maurizio Matteuzzi
In uno dei suoi ultimi numeri il settimanale Usa Newsweek pronostica - in realtà auspica - che nel 2010 in Venezuela ci sarà un colpo di stato contro il presidente Hugo Chávez. Il secondo, dopo quello presto abortito dell'aprile 2002. Ma questa volta presumibilmente definitivo, magari sull'onda del «golpe perfetto» sperimentato (dall'amministrazione Obama) in giugno nel piccolo e marginale Honduras, che ha avuto la sua logica conclusione venerdì scorso a Tegucigalpa nell'insediamento alla presidenza del conservatore Porfirio Lobo e nella concomitante partenza per l'esilio del presidente deposto Manuel Zelaya. Un paese-cavia ideale che però ha o può avere aperto una strada.
Nei giorni scorsi, nel mezzo delle turbolenze che stanno scuotendo il Venezuela - svalutazione del bolívar, tagli dell'energia elettrica e dell'acqua, ri-chiusura dell'emittente golpista Rctv e annesse proteste studentesche (con due studenti morti), brutti indici economici del 2009 e previsioni non proprio rosee per il 2010 -, Chávez ha escluso i rischi di golpe. Il governo bolivariano conta sulla «forza morale» dell'esercito venezuelano e «l'opposizione dovrebbe importare una forza armata» per poter scatenare un colpo di stato («Qui non troveranno dei militari come quelli dell'Honduras»). E venerdì scorso, intervenendo via telefono in un programma del canale statale Venezolana de Televisión, ha ammonito che quanti «stanno pensando alle voci di golpe, non stiano a perdere tempo» perché «le forze armate sono impegnate nella rivoluzione e qui non c'è altra strada che la strada rivoluzionaria». E all'opposizione, che in quei giorni era di nuovo tentata dal ricorso alla piazza come nel 2002, ha ricordato che se «sceglie il cammino della destabilizzazione, potrebbe verificarsi il contrario di quello che cerca: ossia che noi decidiamo di accelerare i cambiamenti». «Volete che io renda ancor più profonda la rivoluzione - ha concluso -? Continuate su questa strada».
E' poco probabile che l'opposizione - per quanto debole e divisa - commetta gli stessi errori del passato e che, nelle importantissime elezioni parlamentari del 26 settembre, torni a giocare la carta suicida del ritiro nell'inutile tentativo di dimostrate la illegittimità di un potere politico che gode ancora di ampi appoggi popolari. E appare poco probabile anche che le forze armate, sempre curate e coinvolte al massimo in questi anni dall'ex colonnello dei parà Hugo Chávez siano propense a tentare l'avventura honduregna.
Ma questo non esclude che il Venezuela chavista, dopo 11 anni di potere, sia a una svolta rischiosa. Il 2009 non è stato un buon anno e il 2010 si annuncia - forse - decisivo.
La crisi economica mondiale dell'anno scorso, anche se è vero come ha detto il presidente che in Venezuela «non ha aumentato la disoccupazione e la povertà», si è fatta sentire. Il crollo dei prezzi del greggio è stato un colpo durissimo per un'economica che si basa ancora e sempre - nonostante le promesse e gli impegni di «cambiare modello - sull'esportazione di petrolio (90% delle entrate di valuta, 50% delle entrate statali). I programmi sociali - le «Misiones» - che sono il cuore della rivoluzione chavista e della popolarità di Chávez (che resiste nonostante sia inevitabilmente caduta), non sono stati toccati. La ripresa del prezzo del barile a livelli accettabili (superiore ai 70 dollari dall'inizio dell'anno) consente di tirare un sospriro di sollievo e la conferma (da una fonte insospettabile: the US Geoligical Survey) che le riserve petrolifere della Fascia dell'Orinoco ammontano a 513 miliardi di barili, più del doppio di quelle stimate finora e più del doppio di quelle dell'Arabia saudita, aprono prospettive confortanti (ma anche preoccupanti: più petrolio c'è in un certo posto, più quel posto fa gola...). Si tratta però di prospettive di periodo medio-lungo. Nell'immediato le cose l'ottica è diversa.
Il 2009, ha detto Chávez, «si è chiuso con un sorriso», perché «nonostante la crisi capitalistica mondiale» i risultati per il Venezuela sono stati positivi: «Anche se gli introiti sono diminuiti, sono state mantenuti gli investimenti e i piani sociali» e il salario minimo anche prima dell'aumento del 16 gennaio scorso per fare fronte alla svalutazione di almeno il 50% del bolívar della settimana precedente, «è il più alto dell'America latina» (ora, facendo la media con il doppio cambio del dollaro a 2.60-4.30, vale intorno ai 342 dollari).
Ma, per la prima volta, l'aumento (25%) è inferiore all'inflazione (27-30%), anch'essa la più alta dell'America latina. Nonostante la chiusura con il sorriso, nel 2009 l'economia venezuelana è entrata in recessione, per la prima volta dall'anno golpista del 2002, ed è caduta in rosso per il 2.9%. E per il 2010, mentre il resto dell'America latina sembra essersi lasciata alle spalle la crisi e prevede una crescita del 4%, secondo l'Fmi il Venezuela continuerà in recessione (-0.4%).
Poi c'è il quadro politico esterno. Il golpe in Honduras è stato un segnale. La riemersione della destra per via democratica con Sebastián Piñera in Cile («l'anti-Chávez», ha detto speranzoso Mario Vargas Llosa), un altro segnale. Gli Usa di Obama hanno completato l'accerchiamento del Venezuela chavista con le 7 basi militari nella Colombia del servizievole Uribe. Soprattutto sembrano essere riusciti, per il momento, a fermare non solo la forza d'urto espansiva del chavismo ma anche l'onda progressista dell'America latina. Il 2010 sarà forse decisivo: per il Venezuela che vota in settembre e per il grande Brasile che vota in ottobre.

da Il Manifesto

lunedì 1 febbraio 2010

Il sì dell'Udc al legittimo impedimento

Il responsabile per la Giustizia dell'Italia dei Diritti: "No a leggi ad personam, sono altre le priorità del Paese".

"Il legittimo impedimento è di fatto uno strumento per riproporre tematiche già contemplate nel Lodo Alfano". Queste le parole di Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell'Italia dei Diritti, in merito al parere favorevole dell'Udc sul legittimo impedimento solo se il Pdl non inserirà nel provvedimento ulteriori "scudi" in favore di ministri e sottosegretari.

"Ci troviamo in presenza - continua Girlando - del tentativo di mettere in atto un Lodo Alfano bis. E' stato lo stesso Avvocato Carlo Taormina, in una recente intervista, a confermare che è questo il vero obiettivo del governo. L'Italia dei Diritti ribadisce il proprio secco no a leggi ad personam che abbiano la finalità di garantire l'impunità del Presidente del Consiglio. La riforma della Giustizia, cavallo di battaglia di questa maggioranza, sembra essere totalmente volta al raggiungimento di tale obiettivo senza tener conto per nulla dell'interesse della collettività. Mi riferisco - conclude l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - al fatto che temi come l'adeguamento e la costruzione di nuove carceri, la mancanza di fondi da investire per i tribunali italiani e per le Forze dell'Ordine sono problemi che non sono in alcun modo presi in considerazione, da quella che viene spacciata per una riforma della giustizia".




Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa
Alessandra Angeletti, Andrea Marinangeli
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 - 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web: www.italiadeidiritti.it

Festa in corso con Massacro Messicano Affari nostri?


di Doriana Goracci

Il messaggio mi arriva sul cellulare, notizie Tim spot, certo che sono legate alla vendita e alla pubblicità.Stavolta si tratta di questo:“Nuova strage in Messico, 10 ragazzi freddati in un bar di Torreon. Ieri 13 persone erano state uccise in un locale a Ciudad Juarez“.

Tante e tanti cercano di mettere il naso in questo massacro che si ripete da anni. Di cosa parleranno oggi i giornali? Qual’è l’Ordine della Velina? Qualcuno ricollega alla violenza globale? Al femminicidio? Al disagio giovanile?O siamo pronti solo all’Alto Richiamo dell’ Urna e del Cupolone? Intanto seguono a Casa Nostra, sgomberi e militarizzazione, per fare Piazza Pulita di ogni spazio occupato che crei emancipazione sociale e autonomia da questi Poteri Forti.O vogliamo parlare dell’accoglienza affettuosa e celebrativa riservata in Israele a Berlusconi? Le prime pagine non sono aggiornate su questa Strage.

Spero che Federico Mastrogiovanni, forse tornato a Città del Messico da Port au Prince, ci possa “raccontare” con il suo sguardo.La storia è vecchia e se volete è raccontata quì, http://www.youtube.com/watch?v=XxP8K-3cSrg, lascio in chiaro, non è solo un film.

Segue la notizia, la prima che ho trovato…di come si è conclusa la Festa…in Messico e il video di poche ore fa, in spagnolo: chiunque, se vuole, lo capisce.



Messico, nuova strage in poche ore

Uccise 10 persone, ieri altro massacro


Dieci persone sono state uccise ed altre 11 ferite da un commando armato che ha fatto irruzione nelle prime ore della notte in un bar di Torreon, nel nord del Messico. Lo rende noto la procura. L’attacco è avvenuto a poche ore dal massacro di domenica a Ciudad Juarez, nel quale almeno 13 giovani sono stati trucidati durante una festa. Anche nell’attacco di Torreon le vittime sarebbero per la maggior parte ragazzi e ragazze.



A sparare contro i giovani – tra i 19 ed i 25 anni - un gruppo di individui armati di fucili d’assalto R15 e Kalashnikov, arrivati a bordo di un 4×4 Hummer.

Poche ore prima, un’altro episodio di violenza a Ciudad Juarez, una delle città più violente del Messico. Almeno 13 persone, la maggior parte adolescenti, sono state uccise e 17 ferite, durante una festa di liceali nella cittadina, vicino al confine con gli Stati Uniti, teatro di una spietata guerra tra narcotrafficanti che solo lo scorso anno ha causato 2.500 vittime. Il massacro si è consumato in una villetta dove era in corso una festa di compleanno. I killer, a bordo di alcune auto, sono arrivati mentre la festa era ancora in corso e hanno cominciato a sparare all’impazzata.

da Indymedia

Che ne sarà di Haiti


di Roberto Di Caro

La gente ricostruisce le case con quello che trova. Senza aspettare gli aiuti e delusa dalle promesse. Il documentario esclusivo del nostro inviato

Arrivano in cinque o dieci su un cumulo di macerie, meglio dove una casa è crollata del tutto, è meno pericoloso, in fondo non c'è che da scegliere. Spostano i detriti, cercano assi di legno lunghi a sufficienza per essere riutilizzati, mattoni o blocchi di cemento abbastanza regolari da sovrapporre uno all'altro, sbarre di ferro, lamiere, persino insegne.Si muovono con lentezza, scelgono con cura, portano via tutto a piedi o su un furgoncino. Con quei materiali di risulta ricostruiscono. Da soli. In quelle stesse piazze, parchi, spartitraffico dove nei giorni immediatamente successivi al terremoto avevano improvvisato tende fissando un lenzuolo a quattro pali e disegnando gli spazi con qualche pietra.

La ricostruzione non è affatto di là da venire: è già cominciata. Fin dai giorni in cui, a una settimana dal sisma, si sono viste le prime grandi ruspe, di privati, trascinare via le macerie delle case insieme ai corpi rimasti là sotto. Ma l'esito che si intravede suona come una beffa ai sogni di sfruttare il disastro quale occasione per rifare Port-au- Prince con i crismi dell'utopia urbanistica, soldi a palate, piani calati dall'alto e passerella di benintenzionate archistar. Tempo tre mesi e la capitale è destinata a diventare un unico enorme slum: baracche dove ora sono le tende, lamiere dove c'erano muri e tetti. Come già sono, da sempre, i suoi sobborghi e le bidonville che si distendono da poco dietro il centro fino al mare, o a sud ovest verso Carrefour e Leogane.

Non hanno la più pallida idea, gli haitiani, del fatto che Un-Habitat, l'agenzia delle Nazioni Unite per una urbanizzazione sostenibile, abbia già speso 250 mila dollari in una prima ricognizione dell'esistente e delineato chissà come strategie d'investimento per 7,6 milioni di dollari proprio per recuperare dalle rovine legno e risorse per la ricostruzione: loro, gli sfollati, i senza casa, lo fanno e basta, per semplice sviluppatissimo istinto di sopravvivenza. Ignorano, le informazioni arrivano a brandelli, che lunedì 25 a Montreal, prima riunione di 15 Paesi donatori più Nazioni Unite, Banca Mondiale, Programma alimentare Pam e un'altra mezza dozzina di organismi sovrannazionali, si è cominciato a immaginare un "piano Marshall" da 2,1 miliardi di dollari subito, 10 in dieci anni (ma forse addirittura 20, a quanto ha detto il presidente della confinante Repubblica Domini cana, Leonel Fernandez); o che per marzo al Palazzo delle Nazioni Unite sia stata convocata la Conferenza che dovrebbe definire tappe, procedure, modalità, reperimento delle risorse e catena di comando: sotto l'egida della Banca Mondiale, stando alle prime ipotesi.


Ma sono decenni che il mondo s'impiccia del loro Paese, l'Onu manda caschi blu brasiliani, nigeriani, pakistani e di altre quaranta nazioni, gli americani insediano e destituiscono presidenti in nome dei diritti civili, Hugo Chávez regala petrolio e Fidel Castro manda medici: mentre loro continuano a vivere sette su dieci in bidonville di lamiera come Cité Soleil e Waf Jeremie che si allagano a ogni pioggia, e a farsi il carbone bruciando legna in buche scavate per strada nella capitale come nei villaggi. Del resto, che credibilità si sono guadagnati i soccorsi giunti da mezzo mondo dopo il devastante sisma del 12 gennaio, se alla popolazione nelle tendopoli arrivavano a stento le taniche dell'acqua potabile, e le prime distribuzioni di riso sono state segnate da incidenti, tafferugli, spari, lancio di gas urticanti? Suona del tutto dunque rituale anche quel dispaccio del "Us Department of State, Diplomacy in action" che, al termine di un vertice tra l'ambasciatore americano e il capo della missione Onu Minustah, il canadese Edmond Mulet, ha annunciato un accordo sui principi fondamentali dell'intervento, riconoscendo ad Haiti la responsabilità di stabilire le priorità degli interventi, e alle Nazioni Unite il coordinamento degli aiuti, sotto il cui comando anche gli americani si adatterebbero a operare.
La verità è un'altra. René Préval, il presidente haitiano, è ben conscio del fatto che il suo governo non è in grado di gestire alcunché, ma conosce quel che resta del suo popolo: quando gli abbiamo chiesto chi dovesse coordinare gli interventi d'emergenza, la tutela della sicurezza e poi la prima ricostruzione, ci ha risposto: «Chiunque è in grado di aiutarci, venga e lo faccia». Quanto all'esercito americano, si muove in modo ambivalente. All'ospedale centrale li vedi ancora un po' spaesati portare barelle tenendo sulle spalle i loro zaini da zona di guerra pesanti 40 chili.

Davanti alla loro ambasciata nella zona di Tabarre, un edificio enorme, smisurato per l'isola, giustificato solo dall'importanza strategica di Haiti nel cuore dei Caraibi e delle rotte di tutti i traffici di droga dalla Colombia alla Florida, ti cacciano già a male parole agitando l'M-16 manco fossimo in Iraq, quando fotografi la fila di haitiani in attesa di un visto perlione di emigrati fonte primaria di reddito con le loro rimesse. Nei sobborghi li vedi passare, ma non scendono dai mezzi. In centro, però, dove fino al giorno prima la gente continuava a rovistare nei magazzini semidistrutti finché qualche poliziotto o vigilante non gli sparava per poi ricominciare subito dopo, da martedì 16 i marines hanno iniziato a muoversi in grande stile. In squadre da una dozzina di uomini. Usando le loro ruspe di piccole dimensioni, color caki come gli humwee. Chiudono strade e passaggi, blindano l'area attorno al Marché au fer. E la gente li acclama.

Ti fanno segno di stare alla larga, ma con buone maniere, anche i caschi blu della Minustah di guardia alla sede, solo danneggiata, della Banca centrale di Haiti, vicino alla Dogana, inagibile, non lontano dalla Posta, crollata. E riaprono gli sportelli bancari, nella avenue del quartiere finanziario e, con lentezza, in qualche altra area di Portau- Prince e della un tempo più ricca Pétionville. Consentire alle persone di ritirare i propri depositi per far fronte all'emergenza, ridare fiato ai microcommerci di cui quasi tutti vivono in un'isola che non produce quasi nulla, è stato uno dei primi obbiettivi diEdmond Mulet capomissione Onu, i cui poliziotti provvedono in forze alla sicurezza degli istituti bancari.

I primi supermercati hanno riaperto solo molto tardi e con guardie armate nelle aree meno devastate; ma i commerci di strada erano ripresi quasi subito, anche senza i contanti chiusi nei caveau: frutta, pasta, sapone così come abiti e cosmetici perché le ragazze hanno gran cura di sé pur dormendo e studiando (sì, le vedi coi libri e i quaderni in mano) per terra, all'addiaccio. Non c'è soluzione di continuità, neanche visiva, tra gli accampati, le loro pentole dove cuociono il riso, i tubi con cui si lavano all'aperto, e quella che prima del 12 gennaio era la brulicante normalità di Haiti.

Nella piazza centrale di Pétionville, quella della cattedrale di Saint-Pierre rimasta in piedi e della più fornita libreria dell'isola, dov'è sorta una delle tendopoli più grandi, i venditori di quadri espongono di nuovo le loro coloratissime tele in mezzo ai bambini che giocano: soggetti tradizionali, palme e mare, mercato, folla di donne che portano sacchi sul capo, il generale da operetta col sigaro in mano, il naufragio del traghetto "Nettuno" nel febbraio '93 in faccia al porto, quando perirono 1500 persone.

Li vedi dipinti, quei disgraziati, mentre cadono in acqua o galleggiano ormai senza vita: senza cattiveria ma senza rimozione, nel modo in cui da noi si riproducevano le disgrazie sugli ex-voto. Qualcuno ha già cominciato a dipingere la terra che si apre, le case che rovinano, i morti abbandonati.

Gli umanitari che si avvicenderanno sull'isola li compreranno per ricordo con animo compassionevole, 5 dollari i piccoli, 10 i grandi, salvo nasconderli in un cassetto perché in salotto metterebbero di malumore. Non siamo attrezzati, noi popoli ricchi, a metabolizzare le sciagure. Questo è rimasto, forse, l'unico privilegio degli haitiani.

da L'Epsresso

Il processo è sospeso

Amara Lakhous è uno scrittore nato ad Algeri nel 1970. Vive a Roma dal 1995.

Il reato d’immigrazione clandestina finirà presto al vaglio della corte costituzionale. Il 15 dicembre 2009 un giudice di pace di Agrigento, Giuseppe Alioto, ha deciso di sospendere il processo a 21 persone sbarcate nell’agosto del 2009 a Lampedusa, accogliendo una richiesta della procura di Agrigento. Secondo la procura, infatti, il reato d’immigrazione clandestina vìola gli articoli 3, 25, 27 e 117 della costituzione.
Il giudice Alioto ha scritto nella motivazione: “Non è consentito che per finalità di mera deterrenza siano introdotte sanzioni che non si ricollegano a fatti colpevoli. In definitiva, l’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero non paiono rappresentare, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante”.
Questo è il primo caso del genere in Italia. Con ogni probabilità, la corte costituzionale darà ragione a chi ha espresso dei dubbi sulla trasformazione della condizione di immigrato irregolare in un reato.
Come hanno affermato molti giuristi, il reato d’immigrazione clandestina non solo va contro la costituzione ma anche contro un principio basilare della giustizia: una persona dev’essere giudicata per quello che fa, non per quello che è. Non si può condannare qualcuno a priori.
Molti sociologi hanno spiegato che la maggioranza assoluta degli immigrati regolari in Italia all’inizio erano clandestini. Moltissimi di loro sono arrivati con dei semplici visti turistici e sono rimasti sul territorio italiano dopo che gli era scaduto. Dal 1986 ci sono state sei sanatorie che hanno regolarizzato complessivamente più di un milione e mezzo di persone.
Quindi, se i clandestini di oggi saranno i regolari di domani, perché demonizzarli? Amara Lakhous

da Internazionale

Chi concede gli spazi a Casapound?

da coll. gramigna
il comune di Padova, nella figura del sindaco Flavio Zanonato (Partito Democratico), ha concesso una sala pubblica all’organizzazione neofascista Casapound

Sabato 30 gennaio una decina di compagni ha organizzato un presidio antifascista, con alcuni striscioni e un volantinaggio davanti ai giardini dell’Arena di Padova. Il presidio è stato indetto per denunciare che il comune della città, nella figura del sindaco Flavio Zanonato (Partito Democratico), ha concesso una sala pubblica all’organizzazione neofascista Casapound (che non ha sedi in città) per una iniziativa dal titolo “contro ogni muro-Padova città del dialogo”, a cui hanno partecipato alcuni assessori di AN e del Partito Democratico. Il presidio dei compagni è stato interrotto dall’arrivo degli sgherri della digos, che hanno subito minacciato, intimato e identificato i compagni.
Nella sua lunga carriera da sindaco Zanonato, e la sua giunta, si è numerose volte contraddistinto per la sua politica “securitaria”, arrivando allo sgombero di un intero quartiere abitato da immigrati e la costruzione di un muro per recintare la zona, e per aver garantito ampia agibilità politica ai fascisti. Infatti sono numerosi gli episodi di concessione della piazza per le manifestazioni, dei parchi per le feste e delle sale per le conferenze! Contemporaneamente, lo stesso sindaco ha ordinato almeno 5 sgomberi del Cpo Gramigna ed è complice, insieme alla questura, della totale negazione di ogni spazio pubblico ai compagni!
Questa logica è coerente con la politica portata avanti dal centro “sinistra” e dai revisionisti in Italia, che contribuisce alla riabilitazione del fascismo anche attraverso la volontà di costruire una “memoria condivisa al di la delle differenze politiche” (la stretta di mano tra la vedova Pinelli e la vedova Calabresi ne è un esempio!). La “sinistra” borghese è la principale responsabile della totale riscrittura della storia del nostro paese, questo per dominare il presente e legittimare le guerre, la disoccupazione e le peggiori nefandezze della borghesia imperialista, oggi attanagliata dalla crisi del sistema economico capitalista. Tutto questo al fine di disarmare culturalmente e politicamente i lavoratori e i proletari del loro passato, nato sul sangue versato dai partigiani che hanno combattuto il fascismo e ci hanno insegnato a conquistare i diritti e la libertà con la lotta. Insegnamenti sempre validi e di cui è nostro compito riappropriarci!
Non c’è nulla da condividere con i neo fascisti, ma anzi c’è molto da raccogliere per rilanciare la cultura e la pratica dell’antifascismo, riappropriandosi dei valori della Resistenza e dell’eroico esempio dei partigiani, di ieri e di oggi!
Antifascisti sempre!
La memoria non è con-divisa. La resistenza continua!
In seguito riportiamo il testo del volantino diffuso:
Sabato 30 gennaio presso la sala pubblica in Via Diego Valeri a Padova si svolge un incontro promosso dall’organizzazione neofascista Casapound, con la partecipazione di assessori di Alleanza Nazionale e di Filippo Pacchiega dell’esecutivo provinciale del Partito Democratico. L’iniziativa, dal titolo “Contro ogni muro-Padova città del dialogo”, pretende di affrontare alcune tematiche politiche costruendo una “memoria storica condivisa” tra vecchi e nuovi fascisti insieme a quello che ancora si proclama il centro”sinistra”. Noi pensiamo che non ci sia nulla da condividere con un’organizzazione come Casapound, capitanata da vecchi stragisti neri come Gabriele Adinolfi implicato per la strage di Bologna, responsabile di molteplici aggressioni squadriste contro chi considerato “diverso” ed emarginato dalle logiche del sistema produttivo (extracomunitari, omosessuali, disabili ecc), e soprattutto infiltrata per dividere chi lotta e scagliarsi contro i compagni, come accadde con il movimento studentesco a Piazza Navona a Roma, al corteo contro la Gelmini nell’ottobre 2008! Casapound è un movimento reazionario, finanziato abbondantemente dalla destra istituzionale, che cavalca le “emergenze“ mediatiche, come la questione abitativa (mutuo sociale, occupazioni ecc), presentandosi così come “coloro che oggi danno risposte concrete alle esigenze delle masse”, colmando il vuoto dello stato sociale! La vera natura di questi è di essere servi del sistema, razzisti, xenofobi che si rifanno agli ideologi del nazifascismo. La complicità del PD si dimostra sia concedendo loro agibilità politica, sia soprattutto partecipando e sostenendo le loro iniziative e fornendo loro legittimità.
Del resto questo episodio è solo l’ultimo di molteplici che vedono la giunta Zanonato concedere ampiamente spazi pubblici e agibilità a formazioni dichiaratamente fasciste: cortei annuali a Forza Nuova e Fiamma Tricolore, concessione del parco Prandina di corso Milano per un festival neonazista la scorsa estate ecc. Mentre dall’altra parte si sgomberano i centri sociali e i luoghi di aggregazione giovanile.
La sinistra istituzionale da tempo ha fatto del revisionismo storico, politico e culturale uno strumento per legittimare le attuali politiche sempre più a destra, “necessarie” ai padroni in questi tempi di crisi. Ecco allora che la sinistra borghese di fronte a 30.000 operai Fiat in cassa integrazione non spende una parola, tantomeno per quelli dell’Alcoa di Cagliari manganellati dalla polizia, giustifica la schiavitù moderna come a Rosarno, vota tutte le costosissime missioni militari all’estero, condivide nuove leggi razziali, come il pacchetto sicurezza, funzionale ai padroni per incanalare il malessere sociale verso un nemico fittizio rappresentato, sempre più spesso, dal proletariato immigrato. È proprio in tale maniera che spiana la strada alla destra xenofoba e alla riabilitazione del fascismo!
Tutto questo rinnegando il patrimonio partigiano, i valori antifascisti della Resistenza e della solidarietà. L’unione con i neofascisti serve per riscrivere la storia ed egemonizzare la realtà.
Al contrario noi pensiamo che l’antifascismo e gli ideali della Resistenza partigiana vadano difesi con le unghie e con i denti, perché sono gli ideali che hanno permesso la lotta contro i nazifascisti e hanno determinato importanti conquiste e diritti per la società intera.

da Indymedia

domenica 31 gennaio 2010

Vendola: per aprire un solo cantiere di centrale nucleare in Puglia devono far venire l’esercito.

31.01.2010 In 1/2 H: Nichi Vendola. from ElaborAZIONI on Vimeo.



"Penso che dovranno anche far venire l'esercito per immaginare di aprire un solo cantiere di centrale nucleare in Puglia''. Lo ha ribadito il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola ospite oggi di Lucia Annunziata a "In mezzora" su Raitre. ''Un segreto di pulcinella le ipotesi sui siti che potrebbero ospitare le future centrali. Ci sono le carte dell'Enea – ha continuato il Governatore - che da cinquant'anni dicono che o si riaprono le vecchie centrali nucleari o le nuove localizzazioni si possono fare soltanto in Puglia per la bassa sismicità e per le caratteristiche del territorio, soprattutto salentino”. “Il dibattito - conclude il governatore uscente della Puglia - è coperto perché ci sono le elezioni ma loro devono sapere che il nucleare per noi è il contrario di quello che la Puglia sta facendo. La Puglia negli ultimi tre anni è diventata la prima produttrice di energia solare e di energia eolica in Italia”.

Documento politico Sinistra Ecologia Libertà Nardò

Riunione comitato provinciale
31 gennaio 2010
-Nardò-


documento del circolo “sinistra ecologia libertà” – nardò

Nella valutazione della situazione politica attuale non possiamo non partire dalla vittoria di vendola alle primarie in puglia. al di là dei toni trionfalistici, però, questo successo dovrebbe indurre tutti quanti a riflettere sui messaggi che esso porta con sé.

la folla da evento mediatico che è accorsa alle urne segnala la voglia di partecipazione che caratterizza l’elettorato di sinistra;
la bocciatura del costume verticistico e della pratica di investitura dall’alto svelano un attivismo vivacemente democratico e contemporaneamente lo scollamento fra nomenclatura e base;
la percentuale esorbitante che ha sancito la vittoria di vendola e lo ha designato candidato governatore, ha sancito pure la sua designazione a leader della sinistra nazionale;
l’inutile tentativo di inquinare e poi strumentalizzare l’esito della consultazione da parte di forze estranee allo schieramento, infine, oltre a risultare squallido, non può che ricompattare l’elettorato di centrosinistra a un’azione comune contro ogni forma di controllo illegale della libera espressione della volontà popolare;
si è pure visto come il voto diretto e il segreto dell’urna siano in grado di capovolgere ogni pronostico basato sulla logica dei numeri scritti a tavolino e dimostrarsi fucina di esiti sorprendenti.

con le vicende di questi ultimi due mesi dalla puglia sembra venire non solo il consenso a una politica regionale caratterizzata da buon governo, trasparenza, diritti e apertura al dialogo; da qui parte un modello politico nuovo, “riformista nella pratica, ma rivoluzionario nei valori”, di parte, con alleanze chiare e impegni precisi.

“sinistra ecologia libertà” non è solo il partito di vendola : è l’unico soggetto politico al momento che sia in grado di rappresentare e concretizzare il bisogno di legalità e partecipazione che le primarie in puglia, ma pure eventi come il “no b day” e la giornata di mobilitazione in difesa della costituzione hanno espresso. a maggior ragione, quindi, la fase costituente che stiamo vivendo e sperimentando deve studiare e darsi meccanismi che garantiscano l’effettiva corrispondenza fra leadership, linea politica e volontà della base.
consultazioni a scrutinio segreto per la proposta dei nominativi per la costituzione degli organismi interni, primarie per la designazione di candidati a qualsiasi livello, ampia rappresentatività territoriale nella struttura organizzativa possono garantire, secondo noi, quella libera e responsabile partecipazione dei militanti auspicata dalle regole espresse dalla recente assemblea nazionale.

per la costituzione delle liste del prossimo appuntamento elettorale, ci sembra irrinunciabile una dichiarazione pubblica da parte dei candidati sui seguenti punti :
• non avere condanne penali
• non essere in situazione di conflitto d’interessi né direttamente, né in riferimento alla loro cerchia familiare
• rendere pubbliche informazioni sulla situazione fiscale e patrimoniale propria e dei propri congiunti
• non avere avuto rapporti di affari o di lavoro con personaggi condannati anche solo in primo grado per reati di mafia, malavita organizzata o per reati contro la pubblica amministrazione
• impegnarsi a evitare qualsiasi comportamento che impedisca o rallenti un’eventuale indagine giudiziaria e/o giornalistica sul loro operato o sull’operato di qualsiasi altro eletto
• impegnarsi contro ogni forma di discriminazione

condividiamo la scelta politica del dispositivo della segreteria nazionale di collegare in tutte le regioni italiane il simbolo di sin eco lib al nome di vendola come garanzia di pulizia e trasparenza che in molti modi, attraverso vari strumenti e canali, sta facendosi sempre più forte nel paese.

sinistra ecologia libertà
circolo di nardò

nardò 31 gennaio 2010

Iniziativa "Acqua Bene Pubblico" a Nardò

L'Unione degli Studenti (UdS), associazione sindacale e culturale, nell'ottica della campagna regionale “Acqua, bene Pubblico” organizza a Nardò, nella data di oggi Domenica 31 Gennaio a partire dalle ore 18.30, un evento pubblico contro la privatizzazione dell'acqua.

Inizialmente, al Chiostro di Sant'Antonio, avrà luogo un dibattito nel quale interverranno: il prof. Graziano De Tuglie (presidente Fare Verde Puglia), Salvatore Caricato (segretario generale della Funzione Pubblica, CGIL Lecce), Frank Quaranta (Emergency Nardò) e Lorenzo Tarantino (Uds Galatone).
Seguirà una mostra artistica e fotografica di giovani artisti e una serata musicale presso l'Aioresis Lab (ore 21.00).

Si invita la cittadinanza a partecipare attivamente all'evento

sabato 30 gennaio 2010

L'unico da cacciare, di nero, è il lavoro


"I neri stanno già tornando nelle campagne della Piana, e l'anno prossimo saranno di nuovo tanti - dice Calogero della Cgil - l'unica è provare a combattere il fenomeno del ‘nero', inteso come lavoro".

di Gian Luca Ursini
"Più immigrati, più crimini". Dopo i gravi fatti di gennaio a Rosarno, il governo di Roma è sbarcato in Calabria. Annuncia grandi misure, per ora sulla carta, contro la ‘Ndrangheta (la parte difficile del problema) ma soprattutto - e subito - "pugno duro all'‘immigrazione incontrollata troppo a lungo tollerata" come detto dal ministro leghista Maroni, nel commentare a caldo la cacciata dei migranti dal paesone calabrese.
Il premier italiano ha perso l'ennesima buona occasione per stare zitto. Forse nell' infelice allocuzione per ‘immigrati' intendeva i clandestini, dimenticando che la clandestinità come reato è una invenzione- del 2009 - dei suoi alleati della Lega-xenofoba-Nord. Ma afferma per di più dati smentiti dalle statistiche; per il sociologo MaurizioBarbagli "dalla creazione del reato di clandestinità, che secondo i leghisti avrebbe cancellato il sottobosco di microdelitti legati all'immigrazione sans papier, il più grave di essi, lo spaccio, è cresciuto in incidenza su tutti i reati dal 32 al 34 per cento del totale". Che dire del territorio che d'ora in poi sarà 'l'Alabama italiana', la Piana di Gioja Tauro? "Negli ultimi 15 anni, con una massiccia presenza di immigrati, alcuni senza documenti - spiega il pm del tribunale di Palmi Giuseppe Creazzo, competente per territorio - non si sono mai, nemmeno una volta, registrate denunce a carico di migranti per i reati di furto con scasso, violenza sessuale, tentata violenza sulle donne, prostituzione e furto semplice, ossia i banali scippi". Questo in un territorio dove l'incidenza degli stranieri sulla popolazione secondo la Cgil è del 18 per cento, ossia la quarta zona a maggiore densità di migranti in Italia dopo Prato Brescia Sassuolo e prima di grandi città come Genova Milano.

Non solo; le incaute parole dei governanti italiani hanno causato sdegno in ambienti di solito vicini alla Destra italiana: in Vaticano. La conferenza episcopale ha subito esposto propri dati in base ai quali, per i vescovi "non c'è nessuna correlazione tra l'incidenza dei crimini e la presenza di migranti, regolari o irregolari". "Non esiste differenza tra il tasso di criminalità dei migranti e quello degli italiani" ribadisce monsignor Crociata a capo della Cei: 1,2 per cento dei regolari contro un tasso di delinquenza dello 0,75 per cento per gli italiani, ma che nelle persone sotto i 40 diventa inferiore per i migranti rispetto agli italiani. Evidentemente a furia di stare qui, gli immigrati imparano la lezione e cominciano a delinquere... E questo discorso come si applica a Rosarno? Gli italiani hanno reagito a presunti abusi dei migranti per razzismo, o per mentalità criminosa, atteso che i Migranti in quella zona delinquono sensibilmente meno dei calabresi? E soprattutto "sono gli unici a ribellarsi alla Mafia", ricorda Antonello Mangano, autore di ‘Gli africani salveranno la Calabria, (forse l'Italia intera)', titolo sottoscritto da uno studioso dell'illegalità meridionale, come Roberto Saviano.
"Nella Piana di Gioja - spiega Antonio Calogero, Cgil locale - la subcultura ‘ndranghetista è dominante, e il problema con la rivolta dei migranti è stato di ordine pubblico, che i mafiosi non potevano vedersi sfuggire di mano. In Calabria è scontato dire che lo Stato assente, va ribadito che solo la ‘ndrangheta fa politica; fare politica vuol dire cercare il consenso della popolazione; per cercare consenso i mafiosi non possono stare indietro rispetto alle mutate percezioni del popolo, e mandare messaggi rassicuranti. Con la cacciata dei migranti hanno voluto dire "Tranquilli qui comandiamo noi", e soprattutto recepire un malessere diffuso verso i migranti, in gran parte disoccupati". " E non solo riaffermazione del dominio - interviene Gigi Genco, segretario Cgil Calabria - la ‘Ndrina funziona anche da regolatore del mercato del lavoro: in città troppi immigrati, grazie alla Bossi-Fini e al reato di clandestinità, non venivano più assunti dai contadini. Tutto in nero. In più sono arrivati a centinaia dal Nord, dove l'industria in crisi caccia per primi i migranti. Troppi e troppo poveri, pronti a esplodere. I calabresi percepivano un disagio foriero di tempesta. La ‘ndrangheta si propone come mediatore sociale per interpretare un bisogno dei rosarnesi: ha detto con le intimidazioni dei fucili e poi con la caccia al Nero: "Andatevene via, non ci servite più nei campi, questa non è casa vostra".

"I neri stanno già tornando nelle campagne della Piana, e l'anno prossimo saranno di nuovo tanti - conclude Calogero - l'unica è provare a combattere il fenomeno del ‘nero', inteso come lavoro: finché si lavorerà in maniera irregolare, verranno più braccianti del necessario, a vivere in condizioni di degrado; bisogna rendere più appetibili i ricavi ai contadini, con la filiera corta: basta intermediari, dal produttore al consumatore, (come nei farmer market, quindi un modo per combattere le Mafie, ndr). Finché il prezzo pagato per chilo di arance, come detto e ridetto, è di 4 centisimi/chilo, ai coltivatori non conviene raccogliere e i migranti rimangono a ciondolare. E il ministro del lavoro deve disporre controlli a tappeto, per essere sicuri che ogni migrante abbia un regolare contratto stagionale e venga pagato il giusto: 60 euro al giorno, non 25, di cui 5 da versare al caporale".

da PeaceReporter

Vergogna nera

di Nicola Mastrangelo
ROMA - Nella giornata del ricordo della Shoà il gruppo neofascista «Militia» oltraggia il museo della Liberazione e copre di scritte il centro di Roma. Insulti per il capo della comunità ebraica. Tutti condannano, la sinistra ricorda i saluti romani al comizio della Polverini
«Olocausto propaganda sionista», e «27 -01 Ho perso la memoria». Sono le vergognose scritte apparse sul muro ieri mattina, giornata della memoria, a Roma in Via Tasso,proprio a due passi dall'entrata del museo della Liberazione. Più avanti, altre scritte,altri insulti rivolti al capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici e al sindaco Gianni Alemanno definiti: «porco judeo» il primo, «verme sionista»il secondo. Ma non sono le sole: sempre sui muri del quartiere Esquilino si legge «Hamas vincerà»e «Israele boia».Un attacco vigliacco, non un atto vandalico.Le scritte sono per la maggior parte firmate dal gruppo neofascista «Militia». La telecamera di sicurezza del museo di via Tasso, ha ripreso un gruppo di quattro ragazzi che muniti di spray e passamontagna in formazione militare hanno imbrattato l'ingresso di quello che un tempo era il comando ed il carcere di tortura delle Ss a Roma. «È stato un omaggio ai nazisti - ha detto il direttore del museo Giuseppe Mogavero - perché le scritte sono apparse al civico 155 dove c'era il comando delle Ss di Kappler e Priebke. E c'è la duplice concomitanza con l'apertura della mostra sulla prostituzione forzata nei lager».
«Militia» è una sigla legata alla figura di Maurizio Boccacci ex leader del disciolto Movimento Politico Occidentale. Boccacci è noto alla Digos per aver rivendicato la paternità di altri striscioni apparsi lo scorso 19 novembre, in via del Muro Torto, che avevano come bersagli sempre Riccardo Pacifici. Il quale ha commentato l'episodio di ieri come «un grande atto di debolezza da parte di questi ragazzotti, perché il paese è cambiato,nessuno resterà indifferente e non è più possibile pensare di ricreare un clima come quello del passato.L'Italia - ha detto Pacifici - è un paese che ha ben chiaro nel preambolo della sua Costituzione,il giudizio sul nazifascimo.Ha una legge che punisce chi inneggia al razzismo,alla xenofobia e all'antisemitismo». Anche il sindaco di Roma, Alemanno (che ieri ha celebrato il giorno della Memoria nel campo rom di Casilino) ha definito le scritte come una «offesa senza pari al rispetto della persona umana.Purtroppo - ha aggiunto - C'è ancora qualche criminale che offende la memoria per ottenere visiblità».
Uniti alla condanna del gesto offensivo,avvenuto proprio nel giorno istituito per commemorare e ricordare le vittime dell'Olocausto, gran parte del mondo politico e delle istituzioni.«Sono scritte offensive,mi auguro che queste persone vengano assicurate alla giustizia», ha detto Andrea Ronchi ministro per le politiche europee che ieri si è recato al museo.Solidarietà al museo di via Tasso e a tutta la comunità ebraica sono arrivate da parte del mondo del lavoro attraverso le parole di Claudio Berardino,segretario della Cgil di Roma e Lazio «scritte infamanti nel giorno in cui si celebra la Memoria e si commemorano tutte le vittime della barbaria nazifascista».Solidarietà e condanne ad un gesto razzista e preoccupante,che dovrebbe far riflettere su quanto sia ancora vivo e serpeggiante il germe del fascismo e del razzismo. Che si nasconde e si mimetizza,che appare sporadico con scritte sui muri e saluti romani in occasione di partite di calcio o manifestazioni di qualche politico,magari candidato alla presidenza della regione Lazio. E' i caso di Renata Polverini,candidata del Pdl,alla regione Lazio. Ieri ha commentato l'episodio parlando di un «atto di gravità inaudita». Il consigliere provinciale di Sinistra e Libertà Gianluca Peciola la invita però a «assumere una decisa presa di posizione nei confronti delle espressioni nostalgiche a cui abbiamo assistito durante la sua campagna elettorale. Affinché le dichiarazioni di condanna non suonino come retoriche e di circostanza ». La candidata del centrosinistra Emma Bonino ha inviato un messaggio alla comunità ebraica: «Siamo sempre con voi».
Scritte razziste e polemiche da campagna elettorale non hanno comunque fermato i volontari del Museo di via Tasso dal celebrare la giornata della memoria. Che hanno indetto insieme all'Anpi un sit-in di fronte al museo per domenica alle 10,30.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100128/pagina/02/pezzo/270088/
da Antifa

La lettera di Giovedì 28 Gennaio 2010


Vi proponiamo una lettere degli onorevoli Italo Bocchino e Fabrizio Cicchitto indirizzata a tutti i parlamentari del PD con la L nella quale vengono esortati affinchè siano presenti in Parlamento "senza eccezzione alcuna" per votare la legge sul legittimo impedimento.

La lettera di Giovedì u.s, la porge PeaceReporter ed è una lettera autografa che hanno ricevuto tutti i deputati del Pdl. In essa si può leggere:
“Caro collega, da martedì prossimo 2 febbraio a partire dalle ore 10 voteremo la legge sul legittimo impedimento. Non serve ricordarti l’importanza che questo appuntamento ha per il PDL, il Presidente Berlusconi e il Governo e ti preghiamo pertanto di garantire la presenza per tutta la prossima settimana senza eccezione alcuna. Cordialmente. Firmato On. Fabrizio Cicchitto e On. Italo Bocchino”.