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sabato 11 luglio 2009

Socialisti fra il Pd e Vendola

Bobo Craxi: "Incompatibile con la nostra cultura, chiamo tutti a raccolta sul web"
La replica di Nencini: "Sono stupefatto, anche lui era d'accordo"


ROMA - Il calvario socialista non è finito. E i figli del garofano si apprestano a vivere un consiglio nazionale da parenti serpenti. Con l'incubo di una nuova scissione, se non formale, nei fatti. E una campagna che corre sul web.
Lo scenario riporta alla memoria i momenti più difficili del socialismo italiano. Gli anni della diaspora che seguirono Mani pulite, e che con difficoltà erano rientrati nel 2008 con la segreteria Boselli. Ora, le tensioni riaffiorano. Il segretario Nencini vuole federarsi con Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. Bobo Craxi non vuole sentirne parlare. Tanto da chiamare i suoi a raccolta su un sito nuovo di zecca: Socialist, il socialista clandestino. Uno strumento per contrastare una scelta definita dallo stesso Craxi "incompatibile con l'impronta politica e culturale dei socialisti italiani".

Il Partito socialista non è più rappresentato nelle istituzioni nazionali ed europee. Dopo il niet di Veltroni, è fuori dal Parlamento italiano. Fuori anche dal Parlamento europeo. Ma la cultura socialista è ancora viva. E attorno tutto si muove. Il Pd va verso il congresso, con uno dei candidati - Marino - che fa della laicità il tema dominante (e infatti incassa l'iscrizione di Beppino Englaro, storico socialista). Il centrodestra, nel quale tanti hanno trovato riparo, che non sembra più l'inattaccabile monolite del dopo elezioni. Ce n'è abbastanza per riaprire il gioco politico. Anche per chi oggi ha difficoltà a trovare copertura mediatica.

Per questo, spiega Bobo Craxi, nasce il sito web. Perché internet è il solo luogo - in queste condizioni - dove una battaglia prima culturale e poi politica può darsi spazio. "C'è chi ha Red tv, noi abbiamo il socialista clandestino", dice Bobo scherzando ma non troppo. Lui è il direttore politico, Biagio Marzo, storica figura del Psi, il direttore responsabile. Lo scopo è quello di farsi veicolo di dibattito, ma non solo. Di essere assieme fonte di notizie e forum dei militanti. Di chi - precisa Craxi - non vuole farsi portatore di una battaglia conservazione, ma "ribadendo la propria identità cerca dialogo" con chi gli è vicino.

I radicali, i verdi, ma anche il Pd. Mentre il progetto federativo che Nencini porterà al Consiglio nazionale di sabato è per gli autonomisti uno schiacciamento su "una tradizione che nulla ha a che fare con noi". Uno "smantellamento di ciò che resta della eredità politica del socialismo italiano.

Sul "socialista clandestino" gli interventi si moltiplicano. Scrivono Rino Formica, Saverio Zavattieri, intervengono i giovani socialisti. Senza novità, Craxi e gli altri sabato chiederanno un congresso. Si andrà verso una sfida diretta per la conquista della leadership, sulla base di strategie e ipotesi di alleanze contrapposte. E senza escludere una separazione, l'ennesima. Che porterebbe i socialisti italiani a dividersi tra chi punterà a federarsi con il Pd e chi invece andrà con Vendola.

In questo caso, Craxi, De Michelis e gli altri hanno già uno strumento. "Il sito web andrà avanti, come strumento di battaglia politica e di raccordo tra iscritti e simpatizzanti". Un sito "clandestino", per uscire dalla clandestinità.

La replica di Nencini. "Sono stupefatto delle critiche di Bobo Craxi. Mi ricordo solo che anche lui, nell'ultima direzione, quella che si è tenuta dopo le elezioni, ha approvato il documento in cui si confermava la volontà di andare avanti con Sinistra e Libertà. Comunque sabato si riunisce il Consiglio nazionalee in quella sede anche Bobo potrà esprimere nel modo migliore le sue
critiche e le sue idee".

DOMENICA 12 LUGLIO A S.CATERINA - RACCOLTA FIRME CONTROLO STAFF DEL SINDACO E CONTRO IL DDL SICUREZZA

Domenica 12 luglio nelle vicinanze del porto di S.Caterina dalle 20 alle 23, banchetto di contro-informazione su DDl Sicurezza a questo si aggiungerà la raccolta delle firme per la diminuzione degli stipendi da parte dello staff del sindaco.
Inoltre abbiamo incontrato Giuseppe Arrivo, uno dei responsabili del Centro di Accoglienza situto nella Masseria Boncuri che ci ha chiarito un pò le idee. Per quanto riguarda il cibo i migranti si sono organizzati da se con apposite cucine e alcuni di loro si occupano solo di quello con menù (se così si possono definire) compatibili con l'alimentazione dei loro paesi e nel rispetto della religione. I migranti sono nella maggior parte Sudanesi e Tunisini con qualche problema fra le 2 etnie ma pare che ci sia un giovane Imam come punto di riferimento e d'incontro. La cosa che ci è stata chiesta è l'acqua e 2 frigo. Diamoci un occhiata intorno per vedere di recuperarne qualcuno usato ma funzionante. Il servizio dell'acqua dovrebbe essere in qualche modo continuativo e ci hanno chiesto collaborazione per alternarci con loro per il recupero e la somministrazione. Ne parleremo dettagliatamente con chi verrà ai banchetti. Utile e necessaria è stata ritenuta la proposta di attivare crediti presso alcune farmacie per medicine da banco e repellenti per zanzare che hanno un costo elevato.

Movimeto per la Sinistra Nardò

L’INDIFFERENZA LA FA DA PADRONA

Ieri, 10 luglio 2009, come Movimento per la Sinistra Nardò, abbiamo organizzato un banchetto per discutere e contro-informare i cittadini sul DDL Sicurezza, chiedendo, inoltre, tramite il nostro blog e tramite sollecitazioni fatte a voce, un piccolo gesto di bontà e generosità nei confronti degli stagionali che da circa un mese vivono nel nostro paese.
Volete sapere il risultato???????
Lo zero assoluto, l’indifferenza più totale.
La gente è impegnata a comprare (ma la crisi????), a passeggiare nelle macchine, a guardare questi “fuoriusciti rossi” da lontano, senza essere spinta da quel dubbio che ti porti semplicemente a chiedere, a cercare di capire cosa vogliono con questo banchetto, con quello striscione e con quei manifesti e bandiere.
Non siamo una nazione disponibile ad accettare il diverso e tantomeno un paese dell’accoglienza e Nardò ne è una conferma.
Come noi, movimento politico, siamo passati così inosservati, i poveri braccianti stagionali questa condizione di indifferenza la vivono periodicamente.
Abbiamo scambiato due chiacchiere con due immigrati provenienti dalla Tunisia. Il primo, un signore che potrebbe avere cinquant’anni, imprecava contro Berlusconi e si lamentava del fatto che per gli stagionali tutto tace; ci ha sottolineato però che si dispongono grandi provvedimenti e precauzioni nei confronti dei cani abbandonati. La sua battuta è stata: “Cosa devo fare camminare a quattro zampe e abbaiare ?????”
In Tunisia aveva un lavoro ma le restrizioni governative gli hanno impedito di portare avanti quella piccola fabbrica che gestiva(non so cosa produceva) e come tanti altri si è ritrovato su un barcone alla ricerca di un paradiso che di certo non e’ l’Italia
Imprecava contro Gheddafi dicendo che è un dittatore e gli sembrava impossibile che un paese come l’Italia abbia fatto accordi con una figura del genere, con un assassino.
Il secondo, invece, era un ragazzo che aveva difficoltà ad esprimersi bene in italiano, però alla fine ci siamo intesi.
Sette anni fa, dopo il diploma di costruttore tecnico, non trovando lavoro nel suo paese, ha deciso di venire in Italia.
Aveva degli amici a Modena che ha raggiunto per primi, sempre in uno dei barconi della speranza.
Da Modena praticamente ha girato l’Italia e non solo: Bologna, Palazzolo, Brescia, Palermo, Foggia, Lecce, ecc…… ma anche Nantes e Francoforte.
Sorridendomi mi ha detto: ”Non come turista ma per cercare lavoro”.
Si è trovato molto bene a Foggia dove viene ospitato insieme ad altri connazionali da una certa signora Maria ogni qual volta si reca nella Capitanata per la raccolta dei pomodori. Si scusava per il fatto che non riuscisse a comunicare bene. “Avete troppi dialetti, cambio paese e cambia dialetto” mi ha detto.
Ora entrambi si trovano a Nardò per la raccolta delle angurie; gli stagionali presenti qui da noi sono più di 500, lavorano però solo 4 squadre per un totale di 24 persone.
Alcuni di loro non si recano al dormitorio (centro di accoglienza Masseria Boncuri) ma preferiscono rimanere nel paese e dormire in un posto di fortuna senza fare 4 Km a piedi su un tratto di strada dove le macchine corrono all’impazzata. Dicevano: “Devo fare 4 Km per arrivare al dormitorio e addormentarmi su un cartone??? No, non ne vale la pena, prendo un cartone e trovo un posto di fortuna qui”.
Perché gli imprenditori richiedono tanto mano d’opera???????
Perché gli imprenditori non predispongono un centro nel quale l’immigrato si senta protetto e nel quale può espletare i propri bisogni?????
Perché, dal momento che gli imprenditori non lo fanno, non è l’istituzione a costringerli ad assolvere a questo dovere??????
Perché il comune non attrezza un servizio di bus navetta per trasportare i braccianti al dormitorio evitando che rischino la vita su un tratto di strada –parlo della strada che porta a Lecce nei pressi del pianeta cinema- pericolosissimo???????
Perché il comune non organizza un servizio mensa che si occupi dei poveri (e ce ne sono) di questa città e durante il periodo estivo si occupi degli stagionali??????
Che fine hanno fatto i finanziamenti della regione Puglia pari a 300.000 euro?????
Dove sta, infine, quest’accoglienza tanto sbandierata?????

Aiutiamoli.
Non continuiamo ad essere indifferenti.

Nico Musardo

PERCHE' IL G8 E' UN FALLIMENTO


Per Berlusconi sarà stato forse un successo (mediatico), ma per l’Africa, il nostro pianeta e le persone in carne ed ossa che subiscono il peso della crisi il G8 dell’Aquila è stato un clamoroso fallimento.
Gli stanziamenti per l’Africa (passati da 25 a 15 per poi assestarsi a 20 miliardi di dollari) non sono altro che merce riciclata (e anche un po’ avariata) delle promesse fatte al G8 di Glenagles e, prima ancora, all’Assemblea del Millennio delle Nazioni unite nel 2000 (ed ad altri appuntamenti internazionali). Non si sa questi soldi chi e come li raccoglierà e da dove verranno, né come – se trovati - verranno spesi. L’accordo sul clima è al di sotto delle aspettative delle Nazioni unite e il loro Segretario generale se ne è lamentato pubblicamente. Fissare tra 41 anni (nel 2050) l’obiettivo della riduzione dei gas serra è il modo più comodo per prendere tempo, salvo poi rivedere al ribasso gli obiettivi ora posti, via via che si dimostreranno irrealizzabili. La conclamata lotta ai paradisi fiscali e agli inusitati profitti dei petrolieri è una pura petizione di principio. E “people first” (prima le persone) è solo un vacuo slogan per nascondere l’assenza di misure vere per fronteggiare la crisi economica e finanziaria globale. Per nuove regole sul commercio si rinvia al vertice di Doha del 2010. E per i mercati l’enfasi è che continuino a rimanere “aperti” (non sia mai, il protezionismo!), non sul fatto che si stabiliscano regole dure e stringenti per evitare il casinò finanziario che ha dominato indisturbato in questi anni. Dei “diritti” del mercato si parla in lungo e in largo nelle dichiarazioni dei G8, dei diritti del lavoro non c’è traccia.
Il G8 continua ad essere un club inutile (per il mondo) e anzi, spesso dannoso. Inefficace nel regolare le politiche globali ed ambientali sullo sviluppo ed egualmente inefficace nel fare fronte comune per rispondere ad una crisi economica e finanziaria senza precedenti nel secondo dopoguerra. Con un’operazione di maquillage politico e mediatico il G8 si allarga – a seconda dei giorni - a G14 e poi a G20, ma nella sostanza nulla cambia. I paesi emergenti rimangono alla finestra, ma soprattutto sono tenuti fuori dalla porta gli altri 180 e passa paesi sulla cui testa ricadono alcune decisioni prese dal G8. Le Nazioni unite sono isolate ed emarginate, fuori dal gioco: eppure sarebbero le uniche titolate a parteciparvi.
Anche l’invito – nella dichiarazione finale - a seguire l’esempio del “trattato di non proliferazione e l’impegno a creare le condizioni di un mondo senza armi nucleari” suona un po’ strano alle orecchie di chi aspira alla pace. Sicuramente giusto. Ma mentre si lavora per creare “le condizioni” di un mondo senza armi nucleari, il G8 si dimentica di dirci che ogni anno si spendono oltre 1.200 miliardi di dollari per le armi (l’80% a carico dei paesi del G8) e basterebbe ridurre del 4% la spesa militare mondiale per avere a disposizione il doppio dei soldi stanziati per l’Africa.
Per l’Africa di soldi ne sono stati stanziati in questi anni. A parole. Infatti gli obiettivi del Millennio – per mancanza di risorse - sono nel frattempo falliti e Berlusconi di promessa in promessa è arrivato a ridurre del 56% i fondi per la cooperazione allo sviluppo nell’ultima finanziaria, portando allo 0,11% la percentuale del PIL destinata ai paesi poveri. Rivendicare il “successo”del G8 è un’ipocrisia assoluta di fronte a tante migliaia di persone che muoiono di fame e di malattia nel continente africano – e ai milioni di lavoratori che perdono il posto - alle quali si fanno continue promesse che non vengono mantenute. Il G8 è ormai un vecchio arnese degli anni del neoliberismo. E’ ora di cambiare rotta, di tornare alle Nazioni unite e ad un’idea di mondo diversa, fondata sulla pace, la democrazia, un’economia di giustizia. Ovviamente di questo al G8 non si è parlato.

di Giulio Marcon da Il Manifesto

TORNA IL NUCLEARE

Con l’approvazione del ddl sicurezza di due giorni fa al Senato l’Italia è tornata ufficialmente, dopo 22 anni, al nucleare. I numeri sono stati schiaccianti: 154 voti a favore, un contrario, un astenuto. Compatto il centrodestra, che ha trovato l’appoggio anche dell’Udc. Partito democratico e Italia dei Valori hanno abbandonato l’aula dopo aver annunciato il loro «no». Bene, si fa per dire. Un bel ritorno al passato, anche in questo campo, era proprio quello che ci voleva.
Ora il governo ha sei mesi di tempo per riempire di contenuti la delega, piuttosto ampia e fumosa, che si è «meritata» dal parlamento. In primis, dovrà indicare i siti adatti alle nuove centrali, «piantare le bandierine» sull’italica cartina. Un rebus di non facile soluzione. A partire dai tempi, sei mesi appunto. Vuol dire che Berlusconi dovrà annunciare entro metà gennaio chi saranno i «fortunati» che si beccheranno una nuova centrale sul loro territorio. A meno di due mesi dalle elezioni regionali, potrebbe essere un boomerang per il Cavaliere, che pagherebbe in termini elettorali la scelta. L’opposizione al nucleare, dopo la schiacciantissima vittoria del fronte del No al referendum del 1987, dovuta anche all’onda emotiva della tragedia di Chernobyl, è ancora viva nel nostro paese. Sono migliaia i comuni «denuclearizzati» sul territorio italiano. Vuol dire che nei loro confini, oltre a non costruire siti, non potrebbero nemmeno passare autoveicoli che trasportano scorie. Non avendo questa dizione «dignità giuridica» è facile immaginare che, di fronte a «interessi superiori» (leggasi business), l’esecutivo se ne «fotterà» allegramente. Ma a «remare contro» la scelta dell’esecutivo c’è, soprattutto, la conformazione fisico-geologica del nostro paese.
Sono ben pochi i siti adatti alla costruzione di una centrale nucleare. Una grande parte del territorio italiano non è adatta perché area sismica. Secondo limite: una centrale ha bisogno di un’ingente quantità d’acqua. La portata dei nostri fiumi, pochi esclusi, non è sufficiente. Quindi, il posto più adatto dovrebbe essere in riva o nelle vicinanze del mare. E di un porto, e anche grande, perché una parte dei macchinari deve essere importato via mare. Posti del genere, in Italia, sono ben pochi e, nonostante il governo mantenga il «segreto di stato» sui siti presumibilmente già individuati, basta un semplice controllo incrociato delle caratteristiche necessarie per mettere in allarme le popolazioni delle aree individuate e provocare le giuste, scontate proteste dei cittadini.

di Alessandro Braga da Il Manifesto

L’Ucraina diffida dei files del terrore del KGB

Migliaia di scatoloni, nel vecchio quartier generale del KGB in Ucraina, sono impilati dal pavimento al soffitto. Ciascuna scatola è accuratamente numerata e contiene centinaia di documenti: note di casi di nemici del precedente Stato sovietico.
Dietro ogni numero c’è una storia e una tragedia personale.
Volodymyr Viatrovych è il capo archivista. Apre una cartella piena di documenti: caso numero 4076. Al centro c’è una lettera, datata 1940 e indirizzata al “Compagno Stalin, il Cremlino, Mosca”.
Nikolai Reva voleva che Stalin sapesse riguardo ai fatti della grande fame del 1932-33, quando milioni morirono per il risultato della collettivizzazione forzata dai Sovietici.
Come molti al suo tempo, Reva credeva che Stalin era tenuto all’oscuro, e che se avesse saputo cosa stava succedendo, avrebbe sicuramente messo fine a tutto ciò. Ma questa lettera lo portò in un Gulag. Ne uscì 25 anni dopo. Molti altri ebbero un destino peggiore.
Un’altra foto mostro Ivan Severin, sparato alla testa dalle forze sovietiche. Sotto l’immagine, in una scrittura a mano molto nitida, è scritto: “Liquidato, 3 Aprile 1947″.

Viatrovych e il suo team stanno aiutando le persone a capire che è successo a parenti e amori perduti, spesso a decenni di distanza da quando sono scomparsi. Ma il Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU), ora incaricato dei files, li sta declassificando con selezione. Si stanno concentrando sui casi più vecchi, come il “liquidato” Severin, che era parte di una guerriglia contro il governo sovietico nell’Ucraina dell’ovest, dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Le autorità si stanno preparando per affrontare un processo contro la carestia e la fame, o Holodomor come è chiamato in Ucraina, anche se è dubbio che ci sia qualcuno ancora vivo da accusare in tribunale.

Ma il capo dell’SBU spera questo sia solo l’inizio. “Quando la Russia comincierà ad aprire i suoi archivi, ci sarà molta più verità riguardo alla vera Storia”, dice. Ma al momento, aggiunge, la Russia non si sta dimostrando molto cooperativa.
L’altro ostacolo è l’SBU in sé. Pur non essendo formalmente il successore dell’KGB in Ucraina, ha tuttavia un 20% degli impiegati che arrivano direttamente dalla vecchia agenzia segreta. Anche se sta cercando di reclutare un personale più giovane.

L’idea di rendere noto il passato come un processo curativo, ed escludere i membri del precedente regime da posizioni di potere – un processo noto come “lustrazione” – è promosso direttamente da alcuni membri dell’amministrazione ucraina. Ma è molto controverso.
Dmytro Tabachnyk, uno storico e avvocato d’opposizione, pensa che la questione sia assurda. “E’ una caccia alle streghe”, dice. “Cominciare un processo di lustrazione 18 anni dopo l’indipendenza potrebbe portare la società a rischio di una guerra civile.”
Nico Lange, il direttore tedesco della Konrad Foundation a Kiev, gli ucraini devono finire di incolpare i russi per il loro passato, e cominciare a guardare dentro il loro paese. “Gli ucraini hanno la tendenza a percepire se stessi come vittime di questi processi storici”.
“Ma il guardare veramente al passato comincia anche nel vostro ambiente: l’oppressione dal vostro stato, i delinquenti che sono la vostra stessa gente. Se farete questo lavoro, questo lavoro molto doloroso, la verità vi renderà liberi. E non inviterete nuovi dittatori ad opprimervi nuovamente”.
Ma ci sarà bisogno di molta unità nazionale in Ucraina per fare ciò. E potrebbe essere, per il momento, che vi siano ancora troppe persone vive e in posizioni di potere collegate al regime Sovietico, in un modo o nell’altro.

tratto da BBCNews

di Alex Buaiscia

Belgio, annullato dal Consiglio di Stato il licenziamento di un'insegnante musulmana

La donna era stata licenziata perchè portava il velo islamico a scuola. Ora può tornare ad insegnare.

Oggi il Consiglio di Stato del Belgio, la maggiore autorità giurisdizionale del paese, ha reso nullo il licenziamento di una giovane insegnante islamica ...............che perse il lavoro a causa dell'uso del velo islamico. L'insegnante, che teneva i corsi di religione musulmana in due scuole pubbliche della capitale, uscita dall'aula si era rifiutata di togliere il velo all'interno dell'edificio scolastico, infrangendone le regole interne. Per questo motivo era stato deciso dalla direzione delle due scuole di licenziarla. Il Consiglio di Stato ha reso noto che "la dichiarazione di neutralità dell'insegnamento"' non può essere utilizzata per vietare il velo islamico, contrariamente a ciò che aveva sottolineato la direzione.

da PeaceReporter

Non ho detto ciò che ho detto

Tutte le organizzazioni internazionali che un giorno sì e un giorno no escono e dicono: più deficit 5 del cento, meno consumi del 5 per cento, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per il 2010, la crisi si chiuderà nel 2001 (sic, ndr). Un disastro! Dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, non date, minacciate di non dare la vostra pubblicità a quei media che sono essi stessi fattore di crisi. Nonostante tutti i miasmi e i veleni e le calunnie che tentano di lanciarci addosso per sommergerci, ma da cui gli italiani vengono fuori con un maggiore attaccamento a noi, alla nostra parte politica e a me personalmente. (Silvio Berlusconi, 26 giugno 2009).

"Io non ho mai detto di chiudere la bocca agli enti o ai media e se l'ho detto non c'era assolutamente nulla di violento o meno che liberale".
(Silvio Berlusconi, 27 giugno 2009).

"Non ho detto ciò che ho detto, e se l'ho detto mi sono frainteso".
(Altan).

di Marco Travaglio

Ucciso e bruciato per 200 euro - I killer imitavano "Il capo dei capi"

Due diciannovenni arrestati a Favara (Agrigento) per il sequestro e l'omicidio
di Luigi Salvo, commerciante di 32 anni. Il cadavere trovato carbonizzato


AGRIGENTO - Hanno tutt'e due 19 anni, hanno ucciso per soli 200 euro, e stavano cercando di imitare i killer della fiction "Il capo dei capi". I carabinieri di Agrigento e Favara hanno arrestato stamane per l'omicidio di Luigi Salvo, l'imprenditore di Serradifalco (Caltanissetta) il cui cadavere carbonizzato è stato trovato ieri sera nelle campagne di Favara (Agrigento), Michele Bongiorno, 19 anni di Favara, ritenuto complice di Rosario Stuto, anch'egli diciannovenne, in carcere dal 24 giugno.


Altre due o tre persone, anche loro giovanissime, potrebbero essere coinvolte e i carabinieri del reparto operativo di Agrigento stanno continuando a controllare i tabulati telefonici e i segnali dei telefonini dei sospettati.

Luigi Salvo, 32 anni era scomparso nella mattinata del 18 giugno, dopo essere arrivato a Favara con la moglie. Il suo cadavere è stato trovato solo ieri, in campagna, in contrada Caltafaraci. L'uomo era sparito nel nulla, dopo essere salito su un'auto insieme a due persone.

I due sono accusati di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Secondo gli investigatori, l'uomo è stato prima ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco e successivamente il cadavere è stato dato alle fiamme per eliminare ogni traccia del delitto.

Alla base del delitto ci sarebbero ragioni economiche. Uno dei due presunti omicidi doveva infatti a Luigi Salvo, commerciante di legname, circa 200 euro. Sarebbe questo il movente del sequestro e dell'omicidio. In un computer di uno dei due arrestati sono state anche trovate delle fotografie che ritraggono i due favaresi con in mano delle armi, in una posa che ricorda "Il capo dei capi".

da La Repubblica

venerdì 10 luglio 2009

ASSALTI FRONTALI - A 30 MIGLIA DI MARE




Artista: Assalti Frontali testi
Album
: Banditi

A Trenta Miglia Di Mare testo

Radio Assalti parla
su tutte le bande
sul cielo rovesciato della Serbia
la terra urla
ferma la guerra
c'è chi l'ha preparata ogni giorno
fino qui al non ritorno
a trenta miglia di mare
e il mio nome è: "senza nazione"
nell'ora più importante se viene
sarò il disertore
il sabotatore
quale strada mi risparmia dalla scelta
infame
di votarmi all'assassino migliore?

Radio Assalti parla
la terra urla
ferma la guerra
c'è chi l'ha preparata ogni giorno
fino a qui al non ritorno
a trenta miglia di mare
a trenta miglia di mare

Radio Assalti sotto questo tuono cupo
un pensiero bandito
ribelle al tuo dovere
e alla tua arte di obbedire
perché il "bene"
a volte
è solo un modo in cui si fa chiamare chi è più forte
nella guerra umanitaria
l'invenzione buona
l'occasione
per regnare sulla polveriera della storia
un inganno da morire
aprile da non dimenticare
guerra da manuale
quando più nessuno ha più un'alternativa
all'Europa bianca che mette finalmente ordine in cantina
peccato per le vittime
uno sbaglio
che facevano lì
tra tante bombe in cerca di bersaglio?

Radio Assalti parla
la terra urla
ferma la guerra
c'è chi l'ha preparata ogni giorno
fino a qui al non ritorno
a trenta miglia di mare

fai la ninna bimbo
finché ti credi in salvo
il tuo benessere qualcuno doveva pur pagarlo
a distanza di gommone
a trenta miglia di mare
puoi anche andare in gita lì a guardare che effetto fa morire
riempi le collette collettive
i capi spendono miliardi per tutte le bombe e le rovine
ora è tardi
dormi tranquillo
la propaganda culla il tuo cervello
fai ciao l'aereo parte
ogni notte
nel vento della morte
domani avrai dimenticato il nome
di quell'assurda regione
ma la guerra rimane
nel buco di un millennio speso a riparare ogni frontiera artificiale
nell'odio sceso dentro le coscienze umane
la guerra chiede sempre il conto a chi rimane
e oggi faccio il mio dovere: il sabotatore

la terra urla
ferma la guerra
c'è chi l'ha preparata ogni giorno
fino a qui al non ritorno
a trenta miglia di mare

Radio assalti parla
quale strada mi risparmia dalla scelta
infame
di votarmi all'assassino migliore?
Radio Assalti sotto questo tuono cupo
un pensiero bandito
oggi faccio il mio dovere: il sabotatore
la guerra chiede sempre il conto a chi rimane
la guerra chiede sempre il conto a chi rimane.

ANNA POLITKOVSKAJA

Era di poche parole. Brusca e spiccia come a volte i russi sanno essere. Avevamo cominciato a pubblicare i suoi articoli perché era la migliore ed era tra i pochi giornalisti che hanno raccontato la guerra in Cecenia. “A chi in occidente mi vede come la principale militante contro Putin rispondo che io non sono una militante, sono una giornalista. E basta. E il compito del giornalista è quello di informare. Quanto a Putin, ne ha fatte di tutti i colori e io devo scriverne”. Anche quest’anno il festival di Internazionale si svolgerà a Ferrara nel primo weekend di ottobre, dal 2 al 4, negli stessi giorni dell’anniversario della morte di Anna Polit­kovskaja. Una delle novità sarà un premio intitolato alla reporter russa uccisa a Mosca tre anni fa e riservato a giovani giornalisti di tutto il mondo che si sono distinti per le loro inchieste. Un modo per ricordare Anna Polit­kovskaja. Ma soprattutto per incoraggiare, far conoscere e aiutare tutti i ragazzi che hanno deciso di raccogliere il suo testimone. -

Giovanni De Mauro

NOTIZIE INTERNAZIONALI

La Cina vieta agli uiguri la preghiera del venerdì.

A Urumqi, capitale della regione dello Xinjiang, le autorità cinesi hanno proibito alla minoranza musulmana degli uiguri il raduno nelle moschee per la preghiera del venerdì.
La divieto arriva dopo i violenti scontri che hanno insanguinato la città nei giorni scorsi, causando la morte di almeno 156 persone e il ferimento di altre mille. Il quotidiano ufficiale del partito comunista, The People’s Daily, dichiara che la decisione fa parte delle misure di sicurezza adottate dal governo per mantenere l’ordine sociale. -The New York Times, Stati Uniti

……………………………………………………

Tentativo di mediazione per l’Honduras.

IL presidente dell’Honduras destituito Manuel Zelaya e quello ad interim Roberto Micheletti hanno avuto ieri due incontri separati con il presidente del Costa Rica Óscar Arias, che si è proposto come mediatore. Zelaya e Micheletti non sembrano volere cedere sulle loro posizioni, ma rimane aperto uno spiraglio di dialogo: entrambi hanno nominato una propria delegazione che rimarrà in Costa Rica per eventuali trattative. -La Nación, Costa Rica

***

Attacco dell’Eta contro una sede del partito socialista.

Una bomba è esplosa davanti alla Casa del pueblo, la sede del Partito socialista operaio di Durango, un comune di 27mila abitanti nei Paesi Baschi. Non ci sono stati feriti, ma l’edificio e le case vicine hanno subito gravi danni. Quaranta persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. La polizia ha attribuito l’attacco all’Eta. La città di Durango era stata protagonista di un altro attentato nel 2007. Quello di stanotte è il sesto attacco del gruppo terroristico contro il partito socialista dopo la fine della tregua col governo dichiarata da Eta nel 2007. -El País, Spagna

da Iternazionale

L’Aquila, passerelle tra le macerie

Anche se il G8 si avvia ormai alla conclusione, i giornali di tutto il mondo continuano a guardare e commentare quello che sta succedendo in Italia.

C’è chi fa ironia sulla virata “glam” del summit. La Vanguardia, per esempio, si sofferma sulla visita di ieri a L’Aquila dei capi di stato, delle loro mogli e di un paio di ospiti a sorpresa.
“Alcune stelle del cinema e le mogli dei leader del G8 si sono ritrovate ieri tra le rovine dell’Aquila, spargendo una spolverata di glamour sulle macerie ancora fin troppo visibili a tre mesi dal terremoto. All’appello mancavano la first lady francese Carla Bruni e il marito di Angela Merkel, Joachim Sauer. In compenso, tra gli edifici danneggiati sono stati visti gli attori George Clooney e Bill Murray, accompagnati dal politico italiano Walter Veltroni”.

Altri, invece, continuano a osservare con toni ironici fino all’incredulità quello che è successo nella politica italiana dall’arrivo in campo di Silvo Berlusconi. È il caso dell’Express, che dedica la copertina al Cavaliere, “il buffone d’Europa”. “Silvio ride sempre, con quella risata larga e rumorosa che è la sua strategia di conquista, la sua arma letale, il suo trucco, la sua promessa di un happy end, la sua storia d’amore con l’Italia”.

Storia d’amore ricostruita anno per anno dal settimanale francese, che però si chiede anche come finirà, visto che Berlusconi è responsabile di una “politicizzazione della prostituzione” (parole di Vincenzo Susca, dell’università la Sapienza). “Berlusconi vende e trasforma il suo corpo, il suo linguaggio e e sue idee per ottenere il consenso, per far innamorare gli italiani”. Quando finirà la luna di miele?

Altri link sull’Italia
Italia: con una buena siesta se pasa todo, Shukri Said sul País
Silvio Berlusconi s’improvise guide touristique pour VIP dans les ruines de L’Aquila, Le Monde
Si seulement les frasques de Silvio Berlusconi pouvaient achever le G8!, Le Monde
Italians break convention with covert listening device, Financial Times
Berlusconi accused of bugging talks, Financial Times

da Internazionale

Cosa farà l’Africa per Obama?

Il Ghana è in fibrillazione per l’arrivo, venerdì sera, della famiglia Obama. Non è il primo presidente degli Stati Uniti ad arrivare nel paese africano: nel 1998 e nel 2008 erano sbarcati Bill Clinton e George W. Bush. Cosa cercano tutti? Le ipotesi della stampa africana sono varie.

Ufficialmente Obama ha scelto il Ghana come meta del suo primo viaggio nell’Africa subsahariana per “rendere omaggio alla democrazia ghaniana”, scrive Le Potentiel, visto che il governo di Accra “ha organizzato con successo le elezioni che hanno portato a una pacifica transizione di potere”, diventando un modello per il continente.

Inoltre la scelta assume anche un significato razziale, continua il quotidiano di Kinshasa: “Il primo presidente afroamericano visita il primo paese nero ad aver ottenuto l’indipendenza”.

Obama arriverà con un bagaglio di sostegni finanziari e promesse d’investimento. Ma anche con alcune richieste.

Da tempo, infatti, giace senza nessuna risposta il progetto di Washington di creare il comando militare statunitense in Africa, l’Africom. Forse Obama cerca casa per il suo quartier generale, come ipotizza il Mail & Guardian. Oppure – scrive ancora più concretamente il keniano Daily Nation – Washington è interessata ai nuovi giacimenti di petrolio e a un alleato affidabile nella lotta al narcotraffico nella regione.

da Internazionale

Ci dichiariamo clandestini

Dal giorno dell’approvazione del cosiddetto «pacchetto sicurezza», insomma le leggi razziali, sta accadendo, qui nella redazione di Carta, qualcosa di non proprio inatteso ma certo sorprendente per dimensione: persone telefonano, vengono qui o visitano il sito bottega.carta.org per assicurarsi una o più magliette «Clandestino». Un nostro amico e abbonato che ho incontrato all’Aquila, al Forum sulla ricostruzione sociale, persona molto seria e mite che aveva sfidato la sorveglianza occhiuta della città del G8 circolando con la nostra maglietta, mi ha raccontato che il sabato prima, alla manifestazione di Vicenza, aveva incrociato molti altri che si «dichiaravano clandestini», come dice il nostro invito a comprarla: «E poi – ha aggiunto il nostro lettore – subito si stabiliva una complicità, tra noi ‘clandestini’». Un altro nostro socio dice che vuole lanciare nella sua regione, il Molise, una campagna simile a quella delle bandiere della pace, a suo tempo: una bandiera «Clandestino» ai balconi e alle finestre di casa [ebbene sì, abbiamo prodotto anche le bandiere]. Il responsabile del settore immigrazione della Cub, sindacato di base, ci scrive invece che dirsi «clandestino» è minoritario, molto meglio dire «siamo tutti cittadini». Gli ho risposto che le due cose non si escludono, e ho citato l’episodio caro al nostro amico Mario Pezzella, docente a Pisa: quando ad Auguste Blanqui, rivoluzionario francese processato per sovversione nell’Ottocento, il giudice chiese di declinare la sua professione, lui rispose: «Proletario». All’epoca la parola non significava altro che «proprietario solo di figli», cioè poveraccio, ma il fatto che Blanqui fosse riuscito a formalizzare su un atto processuale quella condizione, fino ad allora negativa, ne rovesciò il senso: quello che era quasi un insulto, divenne una nuova identità, da cui il celebre «proletari di tutto il mondo unitevi». Senza voler essere immodesti, abbiamo l’impressione che «clandestino» funzioni in modo simile, dato che la si indossa non solo per denunciare pubblicamente la legge razzista, ma anche in quanto cittadini [come dice il compagno della Cub] i cui diritti vengono calpestati, come a Vicenza o all’Aquila. Fatto sta che una maglietta escogitata lo scorso anno, e già diffusa in sei o settemila esemplari, oggi conosce una nuova, grande ondata di richieste [che per la verità non si era mai spenta, anche se era ridotta a uno sgocciolio quotidiano].

Non solo: all’Aquila c’era anche un’amica napoletana che indossava con fierezza professionale la maglietta «Clandestino Doc», inventata e prodotta in mille esemplari da un gruppo di medici dell’ospedale Gemelli di Roma: il «Doc» sta per dottore, infatti, e alle lettere è intrecciato uno stetoscopio. Quando ce lo dissero, noi dichiarammo la nostra contentezza per aver stimolato la loro creatività. «Io sono neonatologa – mi ha spiegato la compagna di Napoli – e lo sai cosa significa quella legge per i bambini dei migranti?». Purtroppo lo so: la paura di partorire in ospedale e di portarci il bambino. Un effetto talmente inumano, tra molti altri, che questa faccenda della maglietta è solo un pallido indizio di quel che sta succedendo nei piani di sotto della società, quella su cui quel tipo di leggi cadono come pietre. La si potrebbe chiamare ribellione civile, disobbedienza, auto-aiuto, o ancora moto di indignazione che tenta di organizzare da sé quel che lo Stato ha deciso di non fornire più, ossia la protezione sociale, la buona relazione tra abitanti, la salute pubblica, la tutela del diritto [quello della Costituzione, secondo la quale tutti gli esseri umani sono uguali, non solo quelli dotati di passaporto italiano]. «Io ospito i clandestini. E tu?», è la sfida che il parroco di Bonefro, in provincia di Campobasso, ha trasformato in uno striscione appeso all’ingresso della chiesa di San Nicola.

Manifestazioni e sit in sono annunciati in varie città, a Cecina si tiene l’annuale Meeting antirazzista e ad Oristano il festival promosso dall’associazione Dromos, il cui titolo è – guarda un po’ – «Clandestino». Moltiplicate per centinaia, per migliaia, le reti e associazioni e parrocchie che si stanno dando da fare per violare una legge inaccettabile per l’etica civile e per quella cristiana, e forse Maroni vi apparirà per quel che è: un mediocre investitore alla borsa dell’odio. La bolla speculativa del razzismo potrebbe scoppiare presto.

di Pierluigi Sullo da Carta

Barcellona: in solidarietà con l'Onda Anomala

Oggi venerdi 10 luglio alle 10 del mattino si è tenuta una manifestazione in solidarietà con i 21 studenti italiani che si trovano in carcere da qualche giorno e anche contro le politiche securitarie del governo Berlusconi in relazione...... .......alla recente approvazione del "Pacchetto Sicurezza" che converte i migranti senza permesso di soggiorno in delinquenti e i gruppi di fascisti in gruppi di "ronde di vicinato". Il concentramento si terrà alle porte del Consolato Italiano alle ore 10 in calle Mallorca 270, cruïlla amb Pau Claris (Metro L3, L5 Diagonal i L2 Girona)

Maggiori informazioni e un comunicato si trovano al blog dell'Assemblea:


assembleaupf.wordpress.com

da Infoaut

Marcia contro il G8 a L'Aquila

E' iniziato intorno alle ore 13 il corteo de L'Aquila contro il G8 che si sta tenendo nel capoluogo abruzzese. Manifestazione partita dalla stazione di Paganica, che si sta snodando lungo un simbolico (per i comitati aquilani ed il territorio colpito dal sisma) percorso in avvicinamento ai giardini comunali, nel centro della città, dove inizia la zona rossa... Sono diverse migliaia le persone che vi stanno partecipando. Seguiranno aggiornamenti nel pomeriggio.

Riproduciamo di seguito l'appello della Rete Nazionale contro il G8 che ha promosso la manifestazione di quest'oggi insieme ai comitati popolari dei terremotati:




Il 10 luglio in marcia verso L'Aquila

Contro il G8 responsabile della crisi globale. Per la ricostruzione sociale al 100% della città




Otto anni dopo Genova il G8 torna in Italia. I responsabili della crisi economica, sociale, ambientale vengono a L'Aquila nel tentativo di dettare ai popoli del pianeta le loro politiche basare sull'esclusione, la guerra, lo sfruttamento, la devastazione ambientale, la precarizzazione del lavoro. Otto anni dopo le ragioni del movimento di Genova si sono rafforzate: il G8 è, ancor più di allora, illegittimo, fiera della vanità dei potenti, luogo impegnato esclusivamente a reiterare lo stato di ingiustizia globale.

Siamo contrari al G8 e lo abbiamo dimostrato in questi mesi, con il sostegno e l'approvazione del Forum Sociale Mondiale di Belem e di quello Europeo di Malmoe, a partire dalla manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma, e poi con quelle di Siracusa, Torino, ancora Roma, Lecce e Vicenza no-Dal Molin, protestando contro i G8 tematici gestiti da coloro che hanno provocato la crisi globale e che vorrebbero continuare a guidare il mondo sulla stessa catastrofica china.

E' il dominio incontrastato del profitto e della mercificazione totale - che il movimento noglobal contesta da almeno un decennio - il responsabile di una crisi mondiale che non è solo economica e finanziaria, ma anche ambientale, climatica, energetica, alimentare e bellica. Abbiamo detto in questi mesi che non vogliamo essere noi - popoli del mondo - a pagare la crisi causata dai padroni del globo: e abbiamo messo in campo, da Belem ad Atene, da Londra a Strasburgo, fino alle città italiane antiG8 , un programma alternativo di uscita dalla crisi, egualitario, solidale, pacifico, ecologico, a favore dei popoli, dei lavoratori, dei più deboli e indifesi.

Siamo in particolare contrari al G8 a L'Aquila. Al meschino tentativo del governo Berlusconi di usare il terremoto e le disgrazie della popolazione aquilana per tentare di impedire le legittime proteste contro il G8 e contro la gigantesca truffa della ricostruzione affaristica , imposta con la gestione proconsolare e militare delle tendopoli da parte della Protezione Civile, che utilizza di nuovo l'emergenza come dispositivo di controllo autoritario dei territori.

Il governo cerca di trasformare la tragedia degli aquilani in una gigantesca speculazione edilizia-vedi il decreto capestro sul terremoto 39/2009 trasformato in legge rigettando ogni emendamento- che ridisegni il territorio a favore di lorsignori, che cerchi di mascherare la più generale crisi economica della provincia e della regione, imponendo condizioni di vita drammatiche agli sfollati, azzerando ogni tentativo di partecipazione e ricostruzione dal basso, sociale e solidale, impedendo persino assemblee e riunioni nei campi e la diffusione di materiale informativo.

Berlusconi vuole usare il G8 per deprimere la crescente protesta degli aquilani - manifestatasi in modo cristallino nelle manifestazioni cittadine e in quella del 16 giugno a Roma davanti al Parlamento - che si sta unendo e rafforzando intorno alla CAMPAGNA 100%.

Ovvero: 100% DI RICOSTRUZIONE con contributi che coprano la totalità dei danni subiti da tutte le case e da tutte le attività; 100% DI PARTECIPAZIONE perché città e paesi vanno ricostruiti dagli abitanti; 100% DI TRASPARENZA, perché ogni euro impiegato va reso pubblico; 100% DI AQUILANI A L'AQUILA perché tutti/e devono tornare nelle loro case , e a settembre in particolare tutti gli studenti devono potere essere a scuola e nelle Università del loro territorio.

Nel quadro del programma condiviso dalle Assemblee nazionali svoltesi a L'Aquila il 1 e il 21 giugno, della mobilitazione antiG8 e contro la militarizzazione dei territori, oltre alle altre forme di protesta che ci hanno visto e ci vedranno impegnati/e in tante città - tra le quali ricordiamo quella del precedente Coordinamento antiG8 La Maddalena, il Forum "Contra su G8" a Sassari il 7-8 luglio - promuoviamo, tenendo conto della presenza anche a Roma delle delegazioni dei potenti del G8, le seguenti manifestazioni a carattere nazionale, a cui invitiamo a partecipare tutte le associazioni e le reti, le forze sindacali, politiche e sociali che hanno sostenuto in questi anni il movimento noglobal, per portare più vicino possibile al vertice G8 la nostra indignazione contro i responsabili della crisi globale e gli sciacalli speculatori del terremoto.



VENERDI' 10 LUGLIO A L'AQUILA ORE 12
marcia dalla stazione Paganica ai Giardini Comunali

Rete Nazionale Contro il G8

da Infoaut

10 luglio - Appuntamenti a l'Aquila, Bologna e Torino

Gli appuntamenti delle mobilitazioni della giornata di oggi:

- L'Aquila, ore 12: Manifestazione nazionale contro il G8. Partenza dalla stazione di Paganica.

- Pisa, ore 17: Manifestazione in solidarietà degli arrestati del 6 luglio. Partenza da Piazza Garibaldi.

- Bologna, ore 19: Manifestazione in solidarietà degli arrestati del 6 luglio. Partenza da Piazza Verdi.

- Roma, ore 20: AGAINST G8 FINAL PARTY in Piazza dell'Immacolata.

- Torino, ore 21: Manifestazione in solidarietà degli arrestati del 6 luglio. Partenza da Palazzo Nuovo.
E questo è il
resto.

Casa Pound: dietro la maschera

Dai colloqui riservati dei dirigenti: un'organizzazione ipercentralizzata con doppi livelli, la paura degli infiltrati, il servizio d'ordine e i rapporti con la Digos
Saverio Ferrari - Osservatorio democratico -

"Duemila tesserati e migliaia di simpatizzanti, sedi su tutto il territorio nazionale, 15 librerie, otto associazioni sportive, una web radio con 25 redazioni in Italia e dieci all’estero”. Con queste parole Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia, il 22 giugno scorso ha introdotto i risultati raggiunti dall'associazione, festeggiando il primo anno di attività, a Roma ad Area 19, una delle quattro occupazioni poste sotto l'egida del gruppo. È stata anche l’occasione per sottolineare come ben 150 siano state le conferenze organizzate e che a Casa Pound Italia fanno ormai riferimento “dieci gruppi musicali, una compagnia teatrale, una galleria d’arte e un circolo di cultura cinematografica”, ma soprattutto il Blocco studentesco che “ha conquistato 120 rappresentanti alle Superiori e 37 mila voti solo a Roma con una media del 18% dei consensi”. “È stato un anno intenso” - ha concluso Iannone - “che ha portato a risultati che vanno oltre quanto sperassimo, a cominciare dalla capacità del Blocco studentesco di guidare la protesta contro la riforma Gelmini”. Un giudizio decisamente ben oltre il vero anche se è indubbio che questa realtà di Casa Pound nel suo complesso rappresenti un fenomeno in crescita. Quasi un piccolo evento mediatico. I riconoscimenti a destra si sprecano: solo negli ultimi mesi la sede romana di via Napoleone III ha ospitato, a febbraio, la presentazione di un libro dell’ex brigatista rosso Valerio Morucci con Giampiero Mughini e il vicecapogruppo del Pdl in Campidoglio Luca Gramazio, occasione per lanciare un appello a “mettere fine al meccanismo diabolico dell’antifascismo”, e successivamente il 2 aprile, la proiezione del film-documentario apologetico su Bettino Craxi “La mia vita è stata una corsa”, con tanto di intervento della figlia, nonché attuale sottosegretario agli esteri, Stefania Craxi. Recentemente è stato anche pubblicato dalle edizioni Contrasto un interessante libro foto-giornalistico su Casa Pound: “OltreNero. Nuovi. Fascisti. Italiani” di Alessandro Costelli e Marco Mathieu. Una ricerca più antropologica che politica. Ultima in ordine di tempo, a fine maggio, l’intervista su l’Altro a Gianluca Iannone da parte di Ugo Maria Tassinari, da sempre loro entusiastico sponsor, che ha suscitato non poche critiche e rimostranze a sinistra.Ma dietro le quinte la realtà sembra ben diversa da quanto appaia. Non proprio nuova, si potrebbe dire, anzi, decisamente datata. Sulla base di alcuni colloqui riservati sfuggiti via internet all’uso esclusivo dei dirigenti, emergerebbe, infatti, la dimensione di un universo non proprio così originale, scevro da dogmi e aperto al dialogo con tutti.Il dibattito interno a cui ci riferiamo è dell’aprile scorso. Ebbene, il capo, ovvero Gianluca Iannone, dietro lo pseudonimo di Geronimo, nel relazionarsi con i dirigenti locali sparsi sul territorio, così illustra e detta le linee organizzative: “Le comunità vanno strutturate in cerchi concentrici, il primo deve essere il direttivo, il secondo cerchio deve essere quello della comunità e poi i vari cerchi con tutti gli altri. Per comunità intendo un insieme di persone che mantengono un segreto, uno zoccolo duro serrato, fido, agguerrito…”. Il terrore è quello delle infiltrazioni: “Siate sempre diffidenti” – dice – “occhio soprattutto a vecchi camerati di vecchie organizzazioni che si riaffacciano dal nulla. Noi vi fidate di nessuno. Siamo una foresta che cresce. Occhio ai parassiti”. In questo quadro, tra citazioni di Alessandro Pavolini e altri, si invitano tutti a “dare informazioni il meno possibile”. “Chi vuole conoscerci realmente” - queste le conclusioni - “chiama e si fissa un appuntamento. In questo periodo dobbiamo essere molto selettivi”. Anche il mondo delle curve è vissuto con un certo sospetto: “Se inteso come contenitore per aggregare e poi formare al di fuori, lo stadio è fondamentale e ho grande rispetto per i gruppi perché anche noi ne abbiamo uno forte e radicato”, ma “gli stadi pullulano di infiltrati. La politica trasportata nello stadio porta dietro un sacco di controlli e situazioni con le forze dell’ordine”.L’impianto sembrerebbe quello già sperimentato delle formazioni neofasciste degli anni Settanta, ipercentralizzate e compartimentate, con doppi livelli, impermeabili e pronte allo scontro non solo politico. “Ogni regione” – è sempre Iannone a parlare – “deve avere un minimo di 10 elementi facenti parte del servizio d'ordine nazionale che faranno capo direttamente al coordinatore regionale e al sottoscritto. Compito dei coordinatori regionali è individuare gli attivisti più portati a discipline marziali e unirli sotto il servizio d'ordine locale. Il servizio d'ordine deve essere basato su un reale allenamento settimanale e una serie di letture mirate che saranno comunicate in seguito. Bell'aspetto (interiore ed esteriore) e sangue freddo sono solo i primi due requisiti per accedere a questa struttura che avrà riunioni nazionali e compiti delicati. Appartenere al servizio d'ordine è un onore che non tutti possono rivestire. Scegliete bene”.

C’è dunque un piccolo Duce al vertice di Casa Pound che tutto decide e comanda, ma soprattutto sarebbe interessante sapere a cosa dovrebbe servire un servizio d’ordine e quali siano “i compiti delicati” di cui si parla. Anche alla luce di alcune inquietanti ammissioni in relazione ai rapporti non sempre conflittuali che sembrerebbero intercorrere tra alcune sedi di Casa Pound e le Digos locali. “Solita amicizia con la Digos” – comunica il responsabile di Siena a cui fa da sponda Perugia – “Qua la situazione è la solita, fanno gli amiconi e i cammarati”. Storie già sentite. Anche queste.

da Antifa

L'Aquila sit-in in mutande

G8: TERREMOTO; PROTESTA COMITATI, ANCHE SIT-IN IN MUTANDE (2) (ANSA) - L'AQUILA, 9 LUG - I comitati dei cittadini sorti spontaneamente dopo il terremoto, durante il sit-in che si sta svolgendo alla Villa Comunale davanti al varco d'ingresso del primo tratto riaperto del centro storico hanno indetto per la sera dell'11 luglio una festa nel parco Unicef di via Strinella. «Ci vogliamo divertire - ha detto un gruppo di rappresentanti dei comitati - perchè finalmente ci saremo liberato delle presenze del G8. E anche la città si sarà liberata». per domani, alle 10.30, sempre verso il parco Unicef, i comitati hanno convocato una conferenza stampa per analizzare le proposte «nulle - ha sottolineato Sara Vegni, del comitato 3 e 32 - e per fare le nostre proposte a partire dai temi sui cambiamenti climatici, la crisi economica e la crisi alimentare»

da Indymedia