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lunedì 29 novembre 2010

Enrico Brizzi - La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio


di Marco Maschietto

Nel 2008 Enrico Brizzi ci aveva accompagnato, con il suo “La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco” (Laterza, 2008), dentro le trasformazioni e le metamorfosi della sua città.
Bologna viene raccontata come mai era stato fatto prima.
Ora, inverno 2010, è tempo di allargare lo sguardo all'Italia per capire com'è cambiata, come siamo cambiati noi e com'è cambiata l'idea che abbiamo della televisione.
Perché raccontare gli ultimi 30 anni di storia italiana significa, voglia o no, seguire le evoluzioni di quel fenomenale elettrodomestico che ha assunto, con il passare degli anni, un'importanza straordinaria diventando IL mezzo di comunicazione per eccellenza.La televisione. Ovvero colei che è riuscita ad orientare e plasmare le preferenze della gente, a rendere celebri e famosi perfetti sconosciuti venuti da chissà dove, a conficcarci nel cervello luoghi comuni, a farci ripetere come macchinette i tormentoni, ad eleggere superficialità e frivolezza come nuove divinità. Rapidità, velocità di consumo, minimo sforzo. Il focolare domestico che chiede solo di essere alimentato e che senza fatica irradia, scalda, illumina e poi accieca.
E poi c'è lui. Silvio, anzi “Il Silvio”. La sua ascesa, il suo trionfo ed una sua presunta fine.
Questo ci narra, con estrema fluidità e leggerezza, Enrico Brizzi con il suo “La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio” uscito ad ottobre per la collana Contromano di Laterza.
(Piccola parentesi: questi si sono inventati un genere nuovo che funziona da dio. Vagamente definibile come “narrazione contemporanea”. Per i veneti si consiglia la lettura di “Bea Vita!” di Romolo Bugaro. Eccezionale.)
È importante sottolineare fin da subito quello che, a tutti gli effetti, risulta essere il punto di forza di questo lavoro. Innanzi tutto non ci troviamo davanti a un “mattonazzo” sulle malefatte, gli inciuci, le manovre politiche oscure del Silvio. Di questi ne escono a bizzeffe. Sempre più dettagliati, sempre più precisi, sempre più specialistici e quindi sempre più “mattonazzi".
Brizzi ha scritto un libro ironico, con un linguaggio lontano da tecnicismi, semplice e diretto. Ha avuto la capacità di raffigurare in maniera dettagliata cos'ha significato crescere con un modello culturale in profonda trasformazione e diffuso a colpi di format televisivi. È la storia di un bombardamento mediatico senza precedenti. È la storia comune a varie generazione cresciute a pane ed etere.
Ce la racconta da una posizione interna, come osservatore attivo e come parte del meccanismo in cui non esiste più un dentro e un fuori. Ha visto e vissuto quello di cui ci parla. Ha subito sulla propria pelle le trasformazioni culturali e di costume dettate dalla televisione:
ha presentato il suo “Jack Frusciante” in TV al Costanzo Show. Non certo una bella esperienza, ma pur sempre un'esperienza.
A metà anni '90 ha partecipato alla creazione di un programma televisivo, Supergiovane, sotto la supervisione di un Carlo Freccero fresco fresco della carica di direttore di Rai 2. Un programma che doveva essere spumeggiante: “Un nuovo contenitore per i giovani, pieno di scambi d'opinione e musica dal vivo”. Tutto saltò “per colpa” di un prete, ma Brizzi, in questa occasione, imparò che “se qualcosa in televisione non funziona, occorre trovare all'istante un capro espiatorio”.
Ancora: “Nell'autunno del '98 non conoscevo più la paura: andai a sottovoce, da Gigi Marzullo”.
Nel 1999 partecipa a San Remo come giurato di qualità. Roba pesa: con lui, fra gli altri, Morricone e la Pivano. Eccetera eccetera...
Insomma, anche per lui non c'è stata via di scampo. E si presenta proprio così.
Una delle cose più interessanti che si possono trovare all'interno di questo libro è la ricerca dell'interpretazione del dato storico dentro il dato dell'esperienza personale. Non certo una cosa nuova, ma Brizzi ci riesce perfettamente.
Ai vari Pertini, Berlinguer, Craxi, sono alternati, da un lato, trasmissioni come Non è la Rai, Drive In, Supergulp, dall'altro gli incontri con gli amici e la sua attività di scrittore.
C'è, fra i tanti, Iuri Giacobbi la cui parabola, che parte dal sottoproletariato e arriva dritta dritta fra le braccia della Lega, è rappresentativa di una grossa fetta d'Italia. Brizzi se lo ritrova, dopo tanti anni, davanti ad una tabaccheria. Il suo amico è furioso e fresco di pestaggio ai danni di un “talebano” lavavetri colpevole di avergli insozzato il parabrezza. Brizzi considera: “L'Italia del Silvio non era un paese per fessi e Iuri si era ritagliato la sua fettina di benessere: era passato dalla vendita di prodotti per il dimagrimento all'attività di promotore finanziario”.
Verso la fine di questo lungo viaggio, dagli anni '80 fino al “papi” nazionale, arriva una boccata d'aria fresca e di insperata speranza. Arriverà un'altra primavera? Sembra di sì. “Non si fermerà l'amore che nasce sull'erba tenera, non si spegnerà la forza delle madri, né l'amicizia più forte di ogni legge. L'Italia sarà sempre l'Italia, con Silvio o senza, e questa è forse l'unica rivincita che il paese reale saprà prendersi ai danni del leader.” Poi arriva, spietata, una precisazione: “Che faccia avremo dopo il Silvio, e con quale voce parleremo, però, possiamo solo provare a immaginarlo”.
Dentro questo libro ci si possono trovare un sacco di cose.
Molte sono state dimenticate. E se sono state dimenticate è perché siamo cambiati. Probabilmente senza che ce ne accorgessimo.
Fa riflettere!
Fra i denti vien da dire che son davvero anni di merda. Detto questo...gambe in spalla e camminare.

da GlobalProject

mercoledì 24 novembre 2010

No Gelmini, il futuro è adesso - Proteste in tutta Italia da Padova a Palermo


Mobilitazioni, agitazioni in tutte le città. Roma: Studenti varcano portone del Senato, lancio di uova contro vetrate. La polizia carica nuovamente, mentre gli studenti provano ad arrivare alla sede del Pdl. Ancora in stato di fermo due studenti



venerdì 19 novembre 2010

La politica per piacere


-Nardò- Questo è S.E.L. : il piacere di fare politica per il piacere di farlo. perché abbiamo a cuore il benessere nostro, dove 'nostro' allude alla comunità della quale siamo parte, individui sociali dell'universo, micro o macro che sia : neritini salentini pugliesi meridionali italiani mediterranei ed europei, di questo mondo di questa terra, del tempo che viviamo che è già passato e non ancora futuro. ogni dimensione e ogni categoria ci interessa, ogni questione e ogni situazione ci interroga, in ogni 'storia' ci sentiamo coinvolti, alla ricerca di risposte di azione concreta, coerenti con i principi che costituiscono la nostra identità e il nostro specifico : sinistra ecologia libertà.

sicché siamo in festa, perché sel è quel partito che volevamo aspettavamo e
abbiamo contribuito a far nascere, è la possibilità di tradurre in buona
pratica un modello di vita, una somma di principi che tendono a un fine
eticamente (prima che politicamente) corretto : il benessere di tutte e di
tutti.

in ogni battesimo che si rispetti fondamentale è l'imposizione del nome, che
il circolo neritino di sel ha scelto insolito, inusuale : non il riferimento a
'una' persona, bensì una data, 'noveaprile', volendo così alludere a un
movimento di popolo generoso, unito in un'impresa epica : conquistare una vita
migliore per tutti adesso.

il circolo 'noveaprile' di nardò invita tutti alla sua festa del 20 e 21
novembre : due giorni di incontro dibattito riflessione cinema arte musica
convivialità gioco e allegria...perché, meglio felici, no?

il circolo sel 'noveaprile' - Nardò

venerdì 12 novembre 2010

Lecce: Mobilitazione popolare di controllo e vigilanza democratica e antifascista

In una nota inoltrata a tutti gli organi di stampa, la "Fabbrica di Nichi" di Lecce, unitamente a tante altre associazioni cittadine, invita tutti ad aderire al presidio di vigilanza democratica e antifascista che si terrà sabato 13 novembre alle ore 17.00, presso l'Hotel Tiziano di Lecce;

-LECCE- Abbiamo avuto notizia che sabato 13 novembre alle ore 17.00, presso l'Hotel Tiziano di Lecce, Casa Pound e Blocco Studentesco, due organizzazioni giovanili di estrema destra che si autodefiniscono l'avanguardia del "Fascismo del Terzo Millennio", terranno un incontro al quale parteciperanno Francesco Polacchi, uno tra i principali responsabili degli scontri di Piazza Navona del 30 novembre 2008, e - in qualità di relatrice - l'Assessore alla Cultura nonchè Vice Presidente della Provincia di Lecce, Simona Manca. Aldilà dell'opportunità di ospitare nella nostra città un "evento" del genere, riteniamo estremamente grave che una rappresentante delle Istituzioni promuova e partecipi a un'iniziativa pubblica, la cui matrice e le cui finalità siano così marcatamente anti-democratiche. La Fabbrica di Nichi di Lecce, unitamente a tante altre associazioni cittadine, invita tutti ad aderire al presidio di vigilanza democratica e antifascista che si terrà, alla stessa ora, davanti all'Hotel Tiziano.

"La fabbrica di Nichi" - Lecce

mercoledì 10 novembre 2010

L'AQUILA CONTESTA IL SULTANO

FABRIZIO DE ANDRE' - CARLO MARTELLO


FABRIZIO DE ANDRE' - CARLO MARTELLO
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor

il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d'identico color

ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor

"se ansia di gloria e sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore

chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura in me grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"

così si lamenta il Re cristiano
s'inchina intorno il grano
gli son corona i fior

lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor

Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d'amor

nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol

"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse Re Carlo scendendo veloce di sella

"De' cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate"

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s'arrestò

ma più dell'onor potè il digiuno
fremente l'elmo bruno
il sire si levò

codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà

alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,

ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì

e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir

veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor

"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"

"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,

anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò

frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor

al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor


giovedì 4 novembre 2010

Il 4 novembre per i caduti in guerra.


Nardò: SEL abbandona la cerimonia, ma non il ricordo dei caduti e delle vittime civili;

Il 21 ottobre u. s. , è stata fatta pervenire una lettera al nostro rappresentante politico, del circolo " noveaprile " di Sinistra ecologia e Libertà di Nardò, da parte del Commissario Prefettizio dove si invitava la nostra compagine politica a partecipare alla cerimonia del 4 novembre di commemorazione dedicata al perenne ricordo dei caduti in guerra.
Una nostra delegazione accogliendo l' invito aveva deciso di aderire.

Inoltre, partecipando a nome del partito e non a titolo personale si è pensato di
portare la nostra bandiera listata a lutto, cioè arrotolata e con un
nastro nero come segno evidente della solennità del momento. Giunti sul luogo della celebrazione siamo stati sollecitati dalle forze dell' ordine a disfarci della nostra bandiera.
Il fatto increscioso ha provocato come reazione quella di abbandonare tale cerimonia.
Ciò che ci preme sollecitare all' attenzione della nostra comunità è che il 4
di novembre non rappresenta solo la festa delle forze armate ma ANCHE il ricordo dei
nostri caduti.
Noi ripudiamo tutte le guerre ma al ricordo dei caduti,come delle vittime civili, non
abdichiamo.
Non abdichiamo neanche alla nostra bandiera.

Circolo "nove aprile" Nardò

Nardò sommersa...... il giorno dopo

Documento fotografico delle conseguenze del nubifragio della notte del 2 novembre 2010 a Nardò. Danni a commercianti e privati cittadini.




Foto di Giovanni Malacari

martedì 2 novembre 2010

INNO ALLA VITA

L' immobilismo dei giovani è il principale agente che cagiona al blocco conservatore la proprietà della vita, propria ed altrui. Si assiste inerti al ballo del potere e ci si isola nei consumi, nelle droghe e nell' alcool. La casa del popolo dei giovani più che da sentimenti è abitata da oggetti che alienano dalla cosa pubblica e ammorbano le giovani menti in un poltrire che mortifica la vita.
I moderni intrattenimenti virtuali e le macchine sostituiscono l' amore e dipingono la solitudine come un luogo accogliente ed appagante. Ma è l' apparenza vestita di modernità che ci inchioda a processi di scollamento dal vivere aggregato.
Il continuo " nascondino " è il pane di questa gioventù che d' inverso dovrebbe esplodere di processi di espansione ed amalgama, integrazione, emancipazione ed unità.
Tutti assistiamo al volgare penetrare del metodo mediatico; e da protagonisti della nostra vita deleghiamo quella al " gran manovratore " . La nostra vita passa in mano ad altri e da coglioni viviamo nel circuito virtuale senza irrompere nei meandri del presente.
Conosco certi che parlano come la televisione: dov'è finita la loro anima, la loro personalità, la loro vita ?
Fratello mio svegliati!
Rompiamo questo muro di apatia e di disimpegno e veniamoci a trovare, prendiamo le nostre vite e mettimole al centro della politica. Soffiamo il vento della ribellione e partecipiamo alla costruzione del riscatto.
Non è tempo di nascondersi ma, di schierarsi, dichiararsi, discutere, aniamrsi e lottare.

La partecipazione è il vero inno alla vita!!

Angelo Cleopazzo

Le condizioni carcerarie in Italia

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha recentemente condannato l’Italia per trattamenti disumani e degradanti a cui sono sottoposti i detenuti nel nostro Paese.
Tutti quelli che pensano che il carcere sia un male necessario, specialmente questo tipo di prigione che c’è in Italia, sono come coloro che pensavano che era il sole che girava intorno alla terra.
Il carcere, in qualsiasi parte del mondo, non dà risposte, il carcere è una non risposta.
Non si dovrebbe andare in carcere, ma se ci si va, non si dovrebbe trovare un luogo disumano e fuorilegge, come nelle patrie galere italiane.
Un luogo dove le persone vengono rinchiuse come in un canile e spesso abbandonate a se stesse.
La pena, in qualsiasi parte del mondo, non dovrebbe produrre vendetta, ma perseguire il fine di riparare e riconciliare.
Solo un carcere aperto e rispettoso della legalità potrebbe restituire alla società cittadini migliori.
Invece le prigioni in Italia, settimo paese più industriale e avanzato nel mondo, produce solo sofferenza, ingiustizia e nuovi detenuti.
Ed è il posto dei poveri, dei tossicodipendenti, degli extracomunitari e degli avanzi della società.
Inoltre, per i detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis, è anche il luogo dove gli esseri umani trascorrono anni e anni della loro vita senza vivere.
I prigionieri sottoposti a questo regime rimangono chiusi in cella nell’inattività, nella noia, nella mancanza di qualsiasi contatto con il mondo esterno, ventidue ore su ventiquattro.
I detenuti sottoposti al “carcere duro” non possono abbracciare e toccare i propri familiari, alcuni anche da diciotto anni.
Vivono in un sostanziale isolamento e con una barriera di plastica nelle loro finestre per impedire loro di vedere il cielo, le stelle e la luna.
Il carcere nel nostro paese produce morte ed è altissimo il numero dei detenuti che per non soffrire più, o perché amano troppo la vita, se la tolgono, più di 50 dall’inizio di quest’anno.
E poi solo in Italia, non in Europa e non nel resto del mondo, esiste una pena che non finisce mai: “La Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio, se al tuo posto non metti un altro in galera
Niente è più crudele di una pena che non finirà mai, perché questo tipo di ergastolo uccide una persona in maniera disumana.
L’ergastolano italiano ostativo ha solo la possibilità di soffrire, invecchiare e morire.
E non avere più futuro è molto peggio di non avere vita, perché nessuno può vivere senza avere la speranza di libertà.
Non può una persona essere colpevole per sempre.
È inumano che una persona continui a essere punita per un reato che ha commesso venti/trenta anni prima
I sogni nei carceri muoiono. E spesso muoiono prima i prigionieri che riescono ancora a sognare, perché è l’unico modo che hanno per realizzare i loro sogni.

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, novembre 2010

martedì 26 ottobre 2010

MACELLERIA CARCERARIA

Amami quando lo merito di meno, perché sarà quando ne ho più bisogno(Catullo)

di Carmelo Musumeci
Dall’inizio dell’anno i suicidi in carcere sono 55 … e nessuno ne parla.
Molte persone aldilà del muro di cinta si domandano perché molti detenuti si tolgano la vita.
Invece molti detenuti al di qua del muro si domandano quale motivo hanno per non togliersi la vita.
La verità è che la morte in carcere è l’unica cosa che può portare un po’ di speranza, amore sociale e felicità, perché quando ti togli la vita hai il vantaggio di smettere di soffrire.
Una volta il carcere era solo una discarica sociale, ora è diventato anche un cimitero sociale.
E da un po’ di anni a queste parte la cosa più difficile in carcere non è più morire, ma vivere.
I detenuti in carcere vengono controllati, osservati, contati, ogni momento del giorno e della notte, eppure riescono facilmente a togliersi la vita.
Diciamo la verità: i detenuti non sono amati e non importa a nessuno se si tolgono la vita.
Ormai le persone perbene si voltano dall’altra parte, mentre altri fanno finta di non vedere quello che vedono.
Diciamoci la verità: questo accade perché la grandissima maggioranza della popolazione detenuta è costituita da individui disperati, poveri cristi, immigrati, tossicodipendenti, disoccupati e analfabeti.
Persone di cui non importa a nessuno.
Eppure di questa “gentaglia”, di questa “spazzatura umana” non andrebbe buttato via nulla, perché con lo slogan “Tutti dentro” e “Certezza della pena” i partiti più forcaioli vinceranno le prossime elezioni.
Nella stragrande maggioranza dei casi la morte in carcere è la conseguenza di un comportamento passivo e omissivo dello Stato, che scaraventa una persona in una cella, la chiude a chiave e se ne va. Eppure l’eutanasia in Italia è proibita.
Lo Stato non fa nulla per evitare la morte in carcere, non per niente l’Italia è il Paese più condannato della Corte Europea dei Diritti Umani.

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, ottobre 2010

sabato 23 ottobre 2010

Radio Padania: “L’omicidio di Sarah? In meridione hanno una predisposizione genetica per simili crimini”


Caso Sarah Scazzi: “Nel meridione hanno una predisposizione genetica per simili crimini”
Un’altra pagina nera per l’Italia, un’ennesima ondata razzista che ha come trampolino di lancio la solita Radio Padania.
Il Blog di Daniele Sensi (vedi la fotogallery) segnala i commenti di alcuni militanti leghisti che vedono nelle cause dell’omicidio di Sarah Scazzi, la 15enne uccisa ad Avetrana, le “predisposizione genetica” per compiere simili crimini.
Infatti l’utente Iperboreo75 scrive: “un livello di ignoranza, di cultura sociale così sottosviluppato, di mentalità così cattiva porta a questi eventi”; oppure Maxx Ebn scrive: “condivido in pieno quello scritto da Iperboreo75 per la predisposizione genetica degli abitanti di certe regioni d’Italia”.
Infine Pittix afferma: “a Sud ci sono più crimini passionali e i delitti avvengono in famiglia, noi del Nord invece siamo più miti, gentili e malinconici”.E’ dunque la pura esaltazione della razza!
Anche se c’è da precisare che negli ultimi vent’anni i più efferati delitti sono avvenuti in località decisamente lontane dalle regioni del Sud: ad esempio Erba, Cogne e Novi Ligure, per citarne alcune.
Ma soprattutto ancora una volta non c’è nessun moderatore della radio che “richiami all’ordine” i militanti o che almeno crei un contraddittorio.
Fa male leggere queste cose, il Metternich due secoli fa affermava che non esistevano gli italiani e che l’Italia era solamente una mera espressione geografica.
Ancora oggi è purtroppo così!
Fonte: http://danielesensi.blogspot.com/2010/10/lomicidio-di-sarah-in-meridione...

da Indymedia

venerdì 22 ottobre 2010

MUORE UNO DEGLI ULTIMI CANTORI DELLA MUSICA POPOLARE SALENTINA......CIAO UCCIO







Firenze: l’appello della madre di un detenuto malato; mio figlio ha già tentato tre volte il suicidio

Firenze: l’appello della madre di un detenuto malato; mio figlio ha già tentato tre volte il suicidi

“Mio figlio ha già tentato di uccidersi tre volte nel carcere di Sollicciano. È malato e ha bisogno di cure: aiutatemi a fargli scontare la pena in una comunità”. A chiederlo è la madre di un giovane di 33 anni, residente in Valdinievole e detenuto nel penitenziario fiorentino dal maggio scorso perché deve scontare una pena di 6 anni e 8 mesi per rapina: la sua salute in bilico e la fragilità psicologica lo hanno già spinto a cercare la morte ingerendo farmaci.
La madre racconta nei dettagli i fatti avvenuti dopo l’ultimo tentativo di suicidio, il 15 ottobre scorso. “Ho telefonato in carcere intorno alle 20, dopo che ero stata informata che lui si trovava in ospedale per aver ingerito un grande quantitativo di farmaci. La notizia mi era stata data da uno psichiatra esterno che lo segue periodicamente.Questa è la terza volta che mio figlio finisce in ospedale per aver ingerito troppi medicinali. La guardia carceraria che mi ha risposto ha detto di rivolgermi a un avvocato (erano circa le 20) e che se mio figlio era lì non era certo colpa sua, poi ha chiuso. Dovrebbe provare quello che proviamo noi familiari dei detenuti... forse avrebbe risposto diversamente”.
La madre ha un lavoro fisso, ma ha a carico un altro figlio, disoccupato da un paio d’anni. L’ex - marito è nullatenente e non può aiutarla in alcun modo. La donna si rivolge a Francesco Faldi, giudice di sorveglianza del tribunale di Firenze. “Chiedo di valutare la situazione alla luce delle numerose patologie di cui soffre. La carcerazione non lo aiuta sicuramente, credo che ci debba essere un’alternativa al carcere. Noi non chiediamo di liberarlo, ma di avere la possibilità di andare in una comunità terapeutica che sarebbe pronta ad accoglierlo a Pistoia.
Giudice Faldi, dipendente tutto da lei. Non credo che voglia un altro morto in carcere, so che lì dentro è un inferno, so che mio figlio ha sbagliato, ma è pur sempre un essere umano. Mi rivolgo anche al direttore del carcere di Sollicciano: prenda provvedimenti disciplinari nei confronti dei collaboratori che fanno abuso di potere contro detenuti e famiglie. Vorrei che venisse aperta un’inchiesta interna per capire come mio figlio, essendo in un reparto psichiatrico da circa due mesi, può abusare senza controllo di grandi quantità di farmaci. Mi rivolgo anche all’onorevole Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti, chiedendo di fare qualcosa per migliorare la vita di tutti e prendere in considerazione il mio sfogo, facendo qualcosa per mio figlio”.

da Indymedia

Congresso Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà 22-23-24 Ottobre Saschall (Firenze)



Start: 10/22/2010 10:30
End: 10/24/2010 15:30



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giovedì 21 ottobre 2010

Una storia già scritta? Alcune note sul processo agli anarchici salentini



L’idea e la legge, la passione e la quiete sociale.

Spesso in questa storia vi sono state forti contrapposizioni tra chi professava liberamente le proprie idee, e chi tentava di reprimerle; tra chi si batteva con determinazione perché degli individui stranieri non fossero reclusi, solo per non avere un documento in regola, e chi invece sbandierava quella reclusione come mezzo per ottenere più sicurezza. Da un lato gli anarchici, dall’altro la polizia, la magistratura, la Chiesa, che gestiva un Cpt, giornali e politici vari. Eppure questo, non può che essere un quadro riduttivo di ciò che vi è stato e vi è in gioco.
Nel marzo 2005 il centro di permanenza temporanea per stranieri irregolari gestito dalla curia leccese chiude definitivamente. Gli ultimi anni della sua esistenza hanno visto in continuazione scioperi, rivolte, fughe da parte degli immigrati all’interno. All’esterno l’opposizione tenace da parte di alcuni anarchici e la contestazione di altri gruppi. Nello stesso tempo diventa di pubblico dominio, la gestione violenta ad opera del direttore Don Cesare Lodeserto, di alcuni suoi collaboratori e dei carabinieri all’interno.
Lodeserto viene arrestato e poi condannato, tra le altre cose, per violenza privata e sequestro di persona. Ma lo Stato non poteva permettere di processare se stesso e i suoi amici e lasciare liberi i suoi più acerrimi nemici. Così, nel maggio 2005, anche alcuni anarchici vengono arrestati con l’accusa di associazione sovversiva e molti altri inquisiti. Dopo una lunga detenzione quattro anarchici vengono condannati per associazione a delinquere, altri tre per reati minori. In otto vengono completamente assolti. Le condanne sono pesanti ma i compagni sono ormai liberi e continuano ad occuparsi dei loro interessi. Cala il silenzio su tutta la vicenda, compresi i vari processi di Lodeserto e company. Intanto i Cpt vengono trasformati in Centri di Identificazione ed Espulsione, le carrette del mare vengono subito rimandate indietro verso altri lager, la caccia allo straniero e al diverso diventa sempre più cavallo di battaglia delle politiche securitarie e xenofobe dei governi che si succedono. I Cie divengono un meccanismo fondamentale per il potere, per gestire con la reclusione e la repressione sia una manodopera ricattabile e in eccesso (gli stranieri irregolari), sia per contenere un’umanità indesiderata. A Lecce di tutto questo si rincorrono gli echi, fino a che non ricominciano gli sbarchi dei disperati stranieri che riportano in auge la questione. Ma non è certo quest’ultimo aspetto ad essere determinante per i giudici che il 9 dicembre emetteranno la sentenza d’Appello nei confronti degli anarchici sotto processo. Molto altro forse si muove sotto e al di là di questo processo, almeno tenendo conto della modalità con cui si è svolto. Il primo
presidente, dopo aver rinviato per varie udienze, ha chiaramente manifestato l’intenzione di non voler andare avanti e passare ad altri la patata bollente. Il secondo ha rinviato per tre volte la sentenza, assumendo pretesti alquanto “anomali” per la procedura corrente.
Il motivo non è facile da individuare ma potrebbe essere cercato nella volontà di peggiorare la condanna di primo grado a carico dei compagni. Se i Cie sono così importanti per il dominio, e lo sono, condannare pesantemente chi ad essi si è opposto duramente, può essere da monito per chi continua a portare avanti queste lotte. D’altro canto i Cie rappresentano una spina nel fianco, date le numerose proteste che si ripetono all’interno e all’esterno sia in Italia che nel resto del mondo. La storia di un ex Cpt, definitivamente chiuso, come di un Cie che brucia, non sono buona propaganda per gli Stati. E poi vi sono le questioni locali. Il potere e l’immagine della curia leccese offuscato da tutta la vicenda. L’influenza e la affiliazione dei suoi uomini con personaggi politici molto potenti a livello istituzionale (come può essere un
Sottosegretario all’Interno). Una procura assetata di vendetta verso alcuni amanti della libertà. La necessità di reprimere chiunque non si adegui alle regole. La fine della storia? Si vedrà! Per il momento possiamo solo dire che circostanze e personaggi non sono puramente casuali, ma si possono trovare in qualunque storia in cui l’autorità si scontri con l’autodeterminazione di chi non chiude gli occhi di fronte all’oppressione e all’ingiustizia. In gioco non vi è solo la repressione di qualcuno, ma la maggiore libertà per tutti.

Alcuni anarchici


peggio2008@yahoo.it

martedì 19 ottobre 2010

NARDO' elezioni amministrative : la posizione di sinistra ecologia libertà


Le prossime elezioni comunali rappresentano un banco di prova molto difficile per il centrosinistra, le recenti (ma anche le più lontane) vicende politiche cittadine evidenziano ormai una coalizione confusa e spaesata;

S&L però ha le idee molto chiare:

Da qualche settimana Sel Nardò ha avviato una serie di incontri con le forze politiche di area centro-sinistra per sondare le diverse posizioni e far conoscere la propria, questo allo scopo di verificare la possibilità di una convergenza su un programma politico comune.

Per quanto riguarda l'individuazione del* candidat* sindaco di schieramento, sia nella felice ipotesi di convergenza su un unico nominativo sia nell'eventualità di primarie, sono condizioni imprescindibili per l' appoggio di Sel:

coalizione dichiaratamente di centro-sinistra
nessun nome 'compromesso' con la passata amministrazione
impegno a dichiarare e risolvere l'eventuale conflitto di interessi
rispetto del patto di schieramento
quanto al programma riteniamo assolute priorità:
gestione oculata e valorizzazione delle risorse
riordino dei pubblici uffici
trasparenza nell'azione politica amministrativa


Per quanto attiene al programma specifico di sel abbiamo approntato un questionario da distribuire nel corso delle assemblee pubbliche di quartiere già in calendario, al fine di conoscere e dar voce alle esigenze concrete delle famiglie e dei cittadini.

Riteniamo sia giunto il momento che tutti i soggetti politici dichiarino apertamente e chiaramente la loro collocazione e le alleanze che intendono perseguire in modo che possa essere finalmente avviato un lavoro concreto di collaborazione alla stesura di un progetto comune e condiviso.

circolo sel 'nove
aprile' nardò

venerdì 15 ottobre 2010

DON GALLO RISPONDE A MARONI........SARA' ACCANTO AI CENTRI SOCIALI

Tako je, Ivan, molto bene!


... intercettazione sfuggita ai controlli alla frontiera ...

di Cristiano Doni
- Pronto?
- Allora, che te pare?
- Molto bene, direi!
- Ascolta il GR, stamattina ci ho messo la ciliegina...
- Cioè?
- Conferenza stampa dell'avvocato dell'animale: voleva solo protestare contro la sua nazionale e la federazione, non immaginava che il caso avrebbe avuto risvolti politici, chiede scusa all'Italia.
- Bene, bene, bene...Così puzza meno.
- Già, e mi serviva per completare il quadretto dell'intervista ai secondini, che lo adorano: Ivan è educatissimo, ha sbagliato per generosità, praticamente un bravo ragazzo! L'accordo è sempre valido, quindi se te ne viene in mente qualche altra prima che lo molliamo...
- Sarei tentato di fargli menare qualche zingaro in galera (ride), ma è meglio che ci fermiamo qua.
- Ah, tanto per quello ci ha già pensato di suo, con i secondini ovviamente (ride), ma non l'abbiamo detto ai giornalisti! (ride) Tanto quando rientra ci pensa lui ad alzare altri casini. Sennò a che servono gli eroi?
- Eh già, a che cazzo servono gli eroi senza guerre? (ride) Piuttosto, i fratellini di Belgrado son rimasti contenti?
- Quelli stanno a festeggià da due giorni!
- E ce credo!
- Dragan, il capo, mi fa: "Ti ha detto io che con calcio si risolve tutto? Ti ha detto o no? Noi ha cominciato guerra di dieci anni allo stadio di Zagreb!". Figurati che quando gli ho letto il testo della telefonata di Tadic a Berlusconi manco me l'hanno fatto finire, stavano tutti là col vivavoce a sbellicarsi. Tra la storia dei froci e questa, il governo di là sta boccheggiando. Il ministro degli interni, che ha mangiato la foglia prima degli altri, con la dichiarazione che ha fatto mò se lo bevono. E manco in vacanza in Italia può venire, Maroni sta incazzato come un bufalo!
- E pure stavolta non c'ha capito un cazzo, il padano! Mo' se ne esce pure con la storia di imputare l'animale per "tentata strage"! Ma sarà idiota? Aspetta almeno che gliene facciamo fare una! (ride) Gli faccio vedere io come si fa una strage VERA a 'sto cretino, tornasse a suonare il flauto invece di rompere i coglioni...
- Beh, se non altro non ci fa la figura di merda di Alzano.
- Ah, quella è insuperabile, ma là ha fatto tutto da solo. Stavolta invece bisogna che si toglie dalle palle subito e che la roba la prende in mano Frattini, sennò rischiamo di non fare il cappotto. Col cazzo che entrano in Europa a fare affari 'sti quattro slavocomunisti.
- Appunto. E c'ha pure ragione Dragan: "Questo è primo governo di puttane di storia di Serbia! Vuole regalare Kosovo a albanesi di merda per fare servi in Europa!".
- Hai chiamato la Farnesina?
- Sì, tutto a posto sembra. Poi però lo sai come sò questi, se a Bruxelles gli fanno brutto... Pure noi, a puttane nel governo...
- Eh, vabbè. Non stiamo a fasciarci la testa prima di cadere. Tanto prima o poi 'sta pagliacciata dell'Europa...
- Massì dài, che tanto son soddisfazioni.
- Eh, ad averne di serate così. Li hai visti 'sti rossi di genovesi, tutti là a cantare l'inno?
- A cantare? A sgolarsi! "Siam-pron-tialla-mor-te, Siam-pron-tialla-mor-te, Italia-oh-oh-oh-oh-oooh-oh".
- Eh, là son stati bravi i ragazzi nostri che han fatto montare i cori. Venissero a raccontarmi ancora che nelle curve non si coltivano i veri valori!
- Ah, ah! Grandioso! oh-oh-oh-oh-oooh-oh! Che imbecilli!
- Ooh-oh-oh-oh-oooh-oh! Ah, ah! Che patrioti vuoi dire!
- (ride) Vabbè, ciao.
- (ride) Ciao, bello.
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da GlobalProject

L'Inascoltato


Di seguito due articoli tratti dal sito www.linkontro.info e inoltarti alla nostra redazione da ergastolani@apg23.org

Una ritorsione contro gli ergastolani di Spoleto?

di Susanna Marietti
Alla fine dello scorso agosto alla sede dell’associazione Antigone arrivò una lettera – una delle antiche lettere di carta, di quelle che oramai arrivano quasi solo dalle galere – firmata da “gli ergastolani di Spoleto”. Sotto questa dicitura collettiva, diciassette nomi e cognomi scritti di proprio pugno. Il breve testo, indirizzato anche “agli organi di Stato e stampa” e per conoscenza al “Tribunale di Sorveglianza di Perugia e al Sindaco del Comune di Spoleto”, denunciava il fatto che nel carcere umbro si intendeva raggruppare gli ergastolani a due a due allocandoli in celle originariamente singole.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, si diceva, aveva dato istruzioni in questo senso alla direzione del carcere di Spoleto. Una seconda brandina doveva essere aggiunta nelle celle dalle dimensioni adatte a ospitare una sola persona. Gli ergastolani firmatari della lettera, “sicuri di morire in carcere”, riferivano di non avere alcun motivo per sottostare a una simile richiesta. Una protesta, insomma. E le proteste, si sa, in carcere si scontano.
Dopo che il documento aveva girato per associazioni, redazioni di giornali, Tribunali e Comuni, l’operazione del raddoppio pare fosse stata sospesa.Tra le firme in calce vi era quella di Sebastiano Milazzo, antica conoscenza di Antigone perché compagno tra i più attivi delle battaglie di Mai dire mai, la campagna promossa dall’associazione Liberarsi per l’abolizione dell’ergastolo, di cui Linkontro.info ha sempre seguito le evoluzioni.
Sebastiano Milazzo chiedeva da anni di essere trasferito in un carcere della Toscana, per poter scontare la propria pena più vicino alla moglie impossibilitata ad affrontare lunghi viaggi. Qualche giorno fa Milazzo è stato trasferito da Spoleto. Con lui pure Angelo Tandurella e Salvatore Maugeri, anch’essi firmatari della lettera incriminata. Ma la moglie non ha avuto il piacere di vederlo avvicinare a casa. Pare si trovi adesso nel carcere di Carinola, in Campania. Tandurella è a Rossano Calabro, Maugeri è forse con lui. Vecchi, noti, abusati, illeciti trasferimenti punitivi?
Gli ergastolani di Spoleto, con la campagna Mai dire mai, la lettera al presidente della Repubblica del maggio 2007, gli scioperi della fame a staffetta e la presentazione di circa 750 ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, hanno costituito un esempio di lotta democratica. Ci auguriamo che le istituzioni mostrino il medesimo rispetto per le leggi che esse stesse si sono date e che sono chiamate a tutelare.

(11 ottobre 2010)

http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3590:una-ritorsione-contro-gli-ergastolani-di-spoleto&catid=44:linascoltato&Itemid=79

http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3596:lettera-di-sebastiano-milazzo-dal-carcere-di-spoleto&catid=44:linascoltato&Itemid=79

L'Inascoltato

Lettera di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto

Per continuare a dar conto di quanto sta accadendo nel carcere di Spoleto pubblichiamo una lettera che Sebastiano Milazzo scriveva circa un mese fa.

Al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, Dott. ssa Grazia Manganaro
Al Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano
Al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia
Alla Direzione della Casa di Reclusione di Spoleto
Alla Direzione del D.A.P. – Ufficio Trattamento Roma

PREMESSO

Di aver chiesto ininterrottamente da anni un trasferimento nel carcere toscano.
Le motivazioni addotte alle mie richieste ritengo avrebbero meritato una seria verifica in quanto si sono sempre basate sull’ispirazione di creare le premesse per non far crescere i miei figli in Sicilia, ma in Toscana, una terra dove avrebbero una casa, un lavoro e la possibilità di realizzarsi, in quanto lì vivevo io sin dal 1970 e vivono da sempre mia madre e mia sorella, la cui presenza e vicinanza poteva rappresentare, in assenza del padre, il miglior punto di appoggio, per una nuova prospettiva di vita dei miei figli.
Altra motivazione riguardava mia madre che è del 1928. L’età non le consente più di venirmi a trovare, soprattutto da quando ha subito due operazioni al cervello.
Erano queste le ragioni per le quali chiedevo di poter essere trasferito in un carcere della Toscana, così che la maggiore vicinanza potesse offrire maggiori occasioni di frequentazione, che mi è stata sempre impedita, senza reali ragioni, perché io conosco la mia vicenda umana e giudiziaria e so che, se qualcuno si fosse assunto l’onere di analizzarla, si sarebbe accorto che io ho condotto la mia carcerazione all’insegna del più totale distacco dal mondo intero e che persino tra le parentele non si troverebbe nemmeno un solo individuo con una multa per divieto di sosta.
A ciò si è aggiunto il fatto che da quasi due anni, causa un incidente, mia moglie non può affrontare il viaggio per venire a trovarmi e accompagnare a Spoleto i miei figli. Situazione fatta presente a tutti gli operatori, che fuggono di fronte alle fastidiose – per loro, ma non per me – rappresentazioni delle difficoltà che vivo. Per dare la misura di questa mia affermazione, dopo l’incidente, un parente si era offerto di portarmi i bambini e avevo richiesto il permesso per poter entrare a colloquio. Sto ancora aspettando una risposta. Intanto il maggiore dei miei figli, che all’epoca era minorenne, sta per compiere diciannove anni.
E intanto i rapporti affettivi, soprattutto con ragazzi che non hanno mai vissuto insieme a me, si sono ridotti fino al punto di non avere più nemmeno argomenti quando li sento al telefono. Mi chiedo, ma la funzione che la Costituzione assegna alla pena è quella di destinare a morire in carcere noi ergastolani, come sostenuto in un intervista dal presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, ponendosi il problema della nostra condizione, e se questa, per completare l’opera, preveda anche la funzione di destabilizzare mentalmente il condannato operando per realizzare il distacco definitivo dai propri affetti.
La pena dell’ergastolo, scontata in queste condizioni, corrisponde, semmai, alle aspirazioni dell’onorevole Bonanno della Lega, di indurci tutti al suicidio, senza nemmeno il bisogno di dover ammettere di averci giustiziato, e bisogna concedergli che almeno lui ha avuto la franchezza di affermare ciò che altri cercano di realizzare, confidando nel fatto che le capacità raziocinanti di una persona non sono senza limiti.
Questo limite, per quel che mi riguarda, il sistema ha fatto di tutto per farlo arrivare alla fine della corsa, anche perché la mia esistenza era basata su un’unica aspirazione. Quella di potere essere d’aiuto ai miei figli. Toltami questa possibilità, non mi resta alcuna ragione per continuare a vivere. Si tratta solo di decidere quando liberarli del peso della mia condizione.
Tutta questa premessa, perché in questi giorni mi è stata montata un’ulteriore branda in cella e ciò lascia prevedere che io sono destinato a convivere con un altro detenuto, nonostante l’art. 22 c.p. tassativamente non prevede forme di deroghe da parte dell’amministrazione penitenziaria circa l’isolamento notturno – come recitano diverse ordinanze, una per tutte la legge 12/2005 R.G. S. 28 N. 3936/05 del Magistrato di Sorveglianza di Livorno.
Malgrado abbia sempre sperato in una mia collocazione in un carcere della Toscana per la ricostruzione dei rapporti con la mia famiglia, oggi sono costretto a far presente che vivo di speranza e di futuro, e il quasi definitivo distacco dai miei affetti mi ha posto in una condizione mentale che non mi consente più di poter convivere in cella con altre eventuali presenze.

Sebastiano Milazzo
Settembre 2010

Diamo un pasto al giorno a chi non ce l'ha