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martedì 19 ottobre 2010

NARDO' elezioni amministrative : la posizione di sinistra ecologia libertà


Le prossime elezioni comunali rappresentano un banco di prova molto difficile per il centrosinistra, le recenti (ma anche le più lontane) vicende politiche cittadine evidenziano ormai una coalizione confusa e spaesata;

S&L però ha le idee molto chiare:

Da qualche settimana Sel Nardò ha avviato una serie di incontri con le forze politiche di area centro-sinistra per sondare le diverse posizioni e far conoscere la propria, questo allo scopo di verificare la possibilità di una convergenza su un programma politico comune.

Per quanto riguarda l'individuazione del* candidat* sindaco di schieramento, sia nella felice ipotesi di convergenza su un unico nominativo sia nell'eventualità di primarie, sono condizioni imprescindibili per l' appoggio di Sel:

coalizione dichiaratamente di centro-sinistra
nessun nome 'compromesso' con la passata amministrazione
impegno a dichiarare e risolvere l'eventuale conflitto di interessi
rispetto del patto di schieramento
quanto al programma riteniamo assolute priorità:
gestione oculata e valorizzazione delle risorse
riordino dei pubblici uffici
trasparenza nell'azione politica amministrativa


Per quanto attiene al programma specifico di sel abbiamo approntato un questionario da distribuire nel corso delle assemblee pubbliche di quartiere già in calendario, al fine di conoscere e dar voce alle esigenze concrete delle famiglie e dei cittadini.

Riteniamo sia giunto il momento che tutti i soggetti politici dichiarino apertamente e chiaramente la loro collocazione e le alleanze che intendono perseguire in modo che possa essere finalmente avviato un lavoro concreto di collaborazione alla stesura di un progetto comune e condiviso.

circolo sel 'nove
aprile' nardò

venerdì 15 ottobre 2010

DON GALLO RISPONDE A MARONI........SARA' ACCANTO AI CENTRI SOCIALI

Tako je, Ivan, molto bene!


... intercettazione sfuggita ai controlli alla frontiera ...

di Cristiano Doni
- Pronto?
- Allora, che te pare?
- Molto bene, direi!
- Ascolta il GR, stamattina ci ho messo la ciliegina...
- Cioè?
- Conferenza stampa dell'avvocato dell'animale: voleva solo protestare contro la sua nazionale e la federazione, non immaginava che il caso avrebbe avuto risvolti politici, chiede scusa all'Italia.
- Bene, bene, bene...Così puzza meno.
- Già, e mi serviva per completare il quadretto dell'intervista ai secondini, che lo adorano: Ivan è educatissimo, ha sbagliato per generosità, praticamente un bravo ragazzo! L'accordo è sempre valido, quindi se te ne viene in mente qualche altra prima che lo molliamo...
- Sarei tentato di fargli menare qualche zingaro in galera (ride), ma è meglio che ci fermiamo qua.
- Ah, tanto per quello ci ha già pensato di suo, con i secondini ovviamente (ride), ma non l'abbiamo detto ai giornalisti! (ride) Tanto quando rientra ci pensa lui ad alzare altri casini. Sennò a che servono gli eroi?
- Eh già, a che cazzo servono gli eroi senza guerre? (ride) Piuttosto, i fratellini di Belgrado son rimasti contenti?
- Quelli stanno a festeggià da due giorni!
- E ce credo!
- Dragan, il capo, mi fa: "Ti ha detto io che con calcio si risolve tutto? Ti ha detto o no? Noi ha cominciato guerra di dieci anni allo stadio di Zagreb!". Figurati che quando gli ho letto il testo della telefonata di Tadic a Berlusconi manco me l'hanno fatto finire, stavano tutti là col vivavoce a sbellicarsi. Tra la storia dei froci e questa, il governo di là sta boccheggiando. Il ministro degli interni, che ha mangiato la foglia prima degli altri, con la dichiarazione che ha fatto mò se lo bevono. E manco in vacanza in Italia può venire, Maroni sta incazzato come un bufalo!
- E pure stavolta non c'ha capito un cazzo, il padano! Mo' se ne esce pure con la storia di imputare l'animale per "tentata strage"! Ma sarà idiota? Aspetta almeno che gliene facciamo fare una! (ride) Gli faccio vedere io come si fa una strage VERA a 'sto cretino, tornasse a suonare il flauto invece di rompere i coglioni...
- Beh, se non altro non ci fa la figura di merda di Alzano.
- Ah, quella è insuperabile, ma là ha fatto tutto da solo. Stavolta invece bisogna che si toglie dalle palle subito e che la roba la prende in mano Frattini, sennò rischiamo di non fare il cappotto. Col cazzo che entrano in Europa a fare affari 'sti quattro slavocomunisti.
- Appunto. E c'ha pure ragione Dragan: "Questo è primo governo di puttane di storia di Serbia! Vuole regalare Kosovo a albanesi di merda per fare servi in Europa!".
- Hai chiamato la Farnesina?
- Sì, tutto a posto sembra. Poi però lo sai come sò questi, se a Bruxelles gli fanno brutto... Pure noi, a puttane nel governo...
- Eh, vabbè. Non stiamo a fasciarci la testa prima di cadere. Tanto prima o poi 'sta pagliacciata dell'Europa...
- Massì dài, che tanto son soddisfazioni.
- Eh, ad averne di serate così. Li hai visti 'sti rossi di genovesi, tutti là a cantare l'inno?
- A cantare? A sgolarsi! "Siam-pron-tialla-mor-te, Siam-pron-tialla-mor-te, Italia-oh-oh-oh-oh-oooh-oh".
- Eh, là son stati bravi i ragazzi nostri che han fatto montare i cori. Venissero a raccontarmi ancora che nelle curve non si coltivano i veri valori!
- Ah, ah! Grandioso! oh-oh-oh-oh-oooh-oh! Che imbecilli!
- Ooh-oh-oh-oh-oooh-oh! Ah, ah! Che patrioti vuoi dire!
- (ride) Vabbè, ciao.
- (ride) Ciao, bello.
CLICK

da GlobalProject

L'Inascoltato


Di seguito due articoli tratti dal sito www.linkontro.info e inoltarti alla nostra redazione da ergastolani@apg23.org

Una ritorsione contro gli ergastolani di Spoleto?

di Susanna Marietti
Alla fine dello scorso agosto alla sede dell’associazione Antigone arrivò una lettera – una delle antiche lettere di carta, di quelle che oramai arrivano quasi solo dalle galere – firmata da “gli ergastolani di Spoleto”. Sotto questa dicitura collettiva, diciassette nomi e cognomi scritti di proprio pugno. Il breve testo, indirizzato anche “agli organi di Stato e stampa” e per conoscenza al “Tribunale di Sorveglianza di Perugia e al Sindaco del Comune di Spoleto”, denunciava il fatto che nel carcere umbro si intendeva raggruppare gli ergastolani a due a due allocandoli in celle originariamente singole.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, si diceva, aveva dato istruzioni in questo senso alla direzione del carcere di Spoleto. Una seconda brandina doveva essere aggiunta nelle celle dalle dimensioni adatte a ospitare una sola persona. Gli ergastolani firmatari della lettera, “sicuri di morire in carcere”, riferivano di non avere alcun motivo per sottostare a una simile richiesta. Una protesta, insomma. E le proteste, si sa, in carcere si scontano.
Dopo che il documento aveva girato per associazioni, redazioni di giornali, Tribunali e Comuni, l’operazione del raddoppio pare fosse stata sospesa.Tra le firme in calce vi era quella di Sebastiano Milazzo, antica conoscenza di Antigone perché compagno tra i più attivi delle battaglie di Mai dire mai, la campagna promossa dall’associazione Liberarsi per l’abolizione dell’ergastolo, di cui Linkontro.info ha sempre seguito le evoluzioni.
Sebastiano Milazzo chiedeva da anni di essere trasferito in un carcere della Toscana, per poter scontare la propria pena più vicino alla moglie impossibilitata ad affrontare lunghi viaggi. Qualche giorno fa Milazzo è stato trasferito da Spoleto. Con lui pure Angelo Tandurella e Salvatore Maugeri, anch’essi firmatari della lettera incriminata. Ma la moglie non ha avuto il piacere di vederlo avvicinare a casa. Pare si trovi adesso nel carcere di Carinola, in Campania. Tandurella è a Rossano Calabro, Maugeri è forse con lui. Vecchi, noti, abusati, illeciti trasferimenti punitivi?
Gli ergastolani di Spoleto, con la campagna Mai dire mai, la lettera al presidente della Repubblica del maggio 2007, gli scioperi della fame a staffetta e la presentazione di circa 750 ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, hanno costituito un esempio di lotta democratica. Ci auguriamo che le istituzioni mostrino il medesimo rispetto per le leggi che esse stesse si sono date e che sono chiamate a tutelare.

(11 ottobre 2010)

http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3590:una-ritorsione-contro-gli-ergastolani-di-spoleto&catid=44:linascoltato&Itemid=79

http://www.linkontro.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3596:lettera-di-sebastiano-milazzo-dal-carcere-di-spoleto&catid=44:linascoltato&Itemid=79

L'Inascoltato

Lettera di Sebastiano Milazzo dal carcere di Spoleto

Per continuare a dar conto di quanto sta accadendo nel carcere di Spoleto pubblichiamo una lettera che Sebastiano Milazzo scriveva circa un mese fa.

Al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, Dott. ssa Grazia Manganaro
Al Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano
Al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia
Alla Direzione della Casa di Reclusione di Spoleto
Alla Direzione del D.A.P. – Ufficio Trattamento Roma

PREMESSO

Di aver chiesto ininterrottamente da anni un trasferimento nel carcere toscano.
Le motivazioni addotte alle mie richieste ritengo avrebbero meritato una seria verifica in quanto si sono sempre basate sull’ispirazione di creare le premesse per non far crescere i miei figli in Sicilia, ma in Toscana, una terra dove avrebbero una casa, un lavoro e la possibilità di realizzarsi, in quanto lì vivevo io sin dal 1970 e vivono da sempre mia madre e mia sorella, la cui presenza e vicinanza poteva rappresentare, in assenza del padre, il miglior punto di appoggio, per una nuova prospettiva di vita dei miei figli.
Altra motivazione riguardava mia madre che è del 1928. L’età non le consente più di venirmi a trovare, soprattutto da quando ha subito due operazioni al cervello.
Erano queste le ragioni per le quali chiedevo di poter essere trasferito in un carcere della Toscana, così che la maggiore vicinanza potesse offrire maggiori occasioni di frequentazione, che mi è stata sempre impedita, senza reali ragioni, perché io conosco la mia vicenda umana e giudiziaria e so che, se qualcuno si fosse assunto l’onere di analizzarla, si sarebbe accorto che io ho condotto la mia carcerazione all’insegna del più totale distacco dal mondo intero e che persino tra le parentele non si troverebbe nemmeno un solo individuo con una multa per divieto di sosta.
A ciò si è aggiunto il fatto che da quasi due anni, causa un incidente, mia moglie non può affrontare il viaggio per venire a trovarmi e accompagnare a Spoleto i miei figli. Situazione fatta presente a tutti gli operatori, che fuggono di fronte alle fastidiose – per loro, ma non per me – rappresentazioni delle difficoltà che vivo. Per dare la misura di questa mia affermazione, dopo l’incidente, un parente si era offerto di portarmi i bambini e avevo richiesto il permesso per poter entrare a colloquio. Sto ancora aspettando una risposta. Intanto il maggiore dei miei figli, che all’epoca era minorenne, sta per compiere diciannove anni.
E intanto i rapporti affettivi, soprattutto con ragazzi che non hanno mai vissuto insieme a me, si sono ridotti fino al punto di non avere più nemmeno argomenti quando li sento al telefono. Mi chiedo, ma la funzione che la Costituzione assegna alla pena è quella di destinare a morire in carcere noi ergastolani, come sostenuto in un intervista dal presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, ponendosi il problema della nostra condizione, e se questa, per completare l’opera, preveda anche la funzione di destabilizzare mentalmente il condannato operando per realizzare il distacco definitivo dai propri affetti.
La pena dell’ergastolo, scontata in queste condizioni, corrisponde, semmai, alle aspirazioni dell’onorevole Bonanno della Lega, di indurci tutti al suicidio, senza nemmeno il bisogno di dover ammettere di averci giustiziato, e bisogna concedergli che almeno lui ha avuto la franchezza di affermare ciò che altri cercano di realizzare, confidando nel fatto che le capacità raziocinanti di una persona non sono senza limiti.
Questo limite, per quel che mi riguarda, il sistema ha fatto di tutto per farlo arrivare alla fine della corsa, anche perché la mia esistenza era basata su un’unica aspirazione. Quella di potere essere d’aiuto ai miei figli. Toltami questa possibilità, non mi resta alcuna ragione per continuare a vivere. Si tratta solo di decidere quando liberarli del peso della mia condizione.
Tutta questa premessa, perché in questi giorni mi è stata montata un’ulteriore branda in cella e ciò lascia prevedere che io sono destinato a convivere con un altro detenuto, nonostante l’art. 22 c.p. tassativamente non prevede forme di deroghe da parte dell’amministrazione penitenziaria circa l’isolamento notturno – come recitano diverse ordinanze, una per tutte la legge 12/2005 R.G. S. 28 N. 3936/05 del Magistrato di Sorveglianza di Livorno.
Malgrado abbia sempre sperato in una mia collocazione in un carcere della Toscana per la ricostruzione dei rapporti con la mia famiglia, oggi sono costretto a far presente che vivo di speranza e di futuro, e il quasi definitivo distacco dai miei affetti mi ha posto in una condizione mentale che non mi consente più di poter convivere in cella con altre eventuali presenze.

Sebastiano Milazzo
Settembre 2010

Diamo un pasto al giorno a chi non ce l'ha

giovedì 14 ottobre 2010

Verità sull’uccisione in carcere di Aldo Bianzino


Muore in carcere dopo l'arresto per marijuana. Giallo a Perugia

(Il Manifesto, 23 ottobre 2007)

di Emanuele Giordana e Tiziana Guerrisi

Una domenica come un’altra un uomo di 44 anni viene trovato morto nel carcere di Perugia. C’è stato trasferito due notti prima, venerdì 12 ottobre, dopo che la polizia lo ha arrestato con la sua compagna. Gli avrebbero trovato in casa, la famiglia di Aldo Bianzino abita nella campagna di Città di Castello, una piccola piantagione con diversi fusti di marijuana.I due vengono trasferiti a Perugia e da lì al carcere. Sabato il legale d’ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta, la compagna, che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un’amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. "C’è un problema", le dicono. Il problema è che Aldo non respira più e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo.

Le indagini autoptiche (ancora in corso) cominciano a confermare, qualche giorno dopo, quel che tutti già pensano nella piccola comunità di amici di Aldo e Roberta. Le voci raccolte dalla stampa locale parlano di lesioni massive al cervello e all’addome, forse, un paio di costole rotte anche se all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Ce n’è abbastanza però per far saltare la prima lettura del decesso, liquidato come un problema cardiaco.

La storia di Aldo Bianzino ha contorni dunque che è poco definire oscuri e la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine sul decesso affidata nelle mani dello stesso pubblico ministero, il magistrato Giuseppe Petrazzini, titolare dell’inchiesta che aveva portato all’arresto di Aldo e di Roberta. Che sta aspettando i risultati definitivi dell’autopsia.

Tutto comincia dieci giorni fa. Aldo è nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di stupefacenti. Accuse pesanti: nella conferenza stampa delle forze dell’ordine si parla di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Rivelazioni che lasciano increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non ritengono possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi rivenderlo.

Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma all’appuntamento col gip non arriva. E non è chiaro se in cella fosse solo o in compagnia di un altro detenuto. "Ufficialmente era solo - dice l’avvocato incaricato dalla famiglia Massimo Zaganelli - perché la procedura richiede l’isolamento prima dell’incontro col gip".

Sulla salute dei due indagati al momento dell’arresto Zaganelli non ha dubbi: "Furono portati in carcere in perfetta salute e durante il viaggio non fu torto loro un capello". I dubbi iniziano dopo: "Per quel che sappiamo il decesso è riconducibile a un trauma ma non a un trauma accidentale" che rimanda quindi "alla responsabilità di terzi". L’avvocato resta prudente: "Non è bene in questi casi fare due più due quattro e abbiamo piena fiducia nella magistratura che, ne siamo certi, sta facendo il suo lavoro".

Lavoro intanto che aspetta i risultati definitivi delle prove autoptiche sulla materia cerebrale di Aldo: l’entità cioè del trauma al cervello. La famiglia non potrà rivedere il corpo di Aldo prima di fine settimana. Il mistero per giorni è rimasto confinato nelle cronache locali dei pochi giornali che, come la Nazione, hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino.

E sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa della polizia, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora resta ancora da chiarire se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove è stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima è sempre più teso e il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma.

Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre che però non ha ancora una data certa. Ma la notizia è circolata rapidamente tra gli amici di Aldo, molti dei quali vicini all’esperienza spirituale maturata da Bianzino attraverso la filosofia indiana e una lunga frequentazione con una comunità allargata di amici incontrata nel suo percorso interiore.

Un aiuto gradito visto che sono molte le persone vicine a Roberta a lamentare una scarsa solidarietà in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. I radicali e gli anti proibizionisti locali però si sono già mossi. E così il sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi. E del caso si sta occupando anche l’osservatorio che fa capo a Heidi Giuliani

da informa-azione

La vita di Aldro


“… ma nessuno purtroppo pagherà per ciò che ci hanno fatto, perché questa è l’Italia.” - Patrizia Moretti Aldrovandi

di Marco Rigamo
Per la nostra missione di pace in Afghanistan – quella per cui il ministro il ministro La Russa chiede che i caccia di pace Amx siano armati di intelligenti bombe di pace – lo Stato spende circa 56 milioni al mese, più di 3 miliardi finora per sedere al lucroso tavolo dell’Esportazione Bellica della Democrazia. Facile perciò intuire la soddisfazione della Ragioneria dello Stato relativamente ai poco meno di due milioni investiti per far sì che la famiglia di Federico Aldrovandi rinunci a costituirsi parte civile nei processi ancora aperti. Quattrini spesi bene se si pensa alla sentenza del 6 luglio dello scorso anno: quel ragazzo non era deceduto pochi minuti dopo il suo fermo in ragione di un malore dovuto all’assunzione di stupefacenti, ma perché massacrato di botte da quatto agenti della polizia di Stato, riconosciuti colpevoli di eccesso colposo in omicidio colposo assieme ad altri tre colleghi condannati per il depistaggio delle indagini. Il linguaggio giuridico ci dice che non volevano ammazzarlo, ma "solo" colpirlo con estrema violenza sulla testa, alle braccia, tra le gambe. Per molti minuti. Poi, purtroppo, è morto.
La vita di Aldro vale più o meno il budget di un giorno di presenza militare in terra Afgana. Un giorno di guerra in meno. Il conto, o almeno questo conto, è chiuso.
Questo conto chiude con le responsabilità processuali dello Stato per un contatto che avviene a Ferrara alle 5,47 del 25 settembre 2005 tra un ragazzo appena tornato da un sabato sera a Bologna e l'equipaggio di una volante della polizia di Stato, tre uomini e una donna, che alle 6,10 chiama il 118: otto minuti dopo l'ambulanza lo trova cadavere, a terra, ammanettato. Per il suo cellulare che, dopo aver più volte squillato a vuoto, è impugnato da un uomo che al padre spiega che stanno facendo accertamenti su un portatile trovato per strada. Per lo scarno annuncio dato alla famiglia alle 11 di mattina. Per le menzogne sul suo aver assunto qualcosa che gli ha fatto male, sul comportamento autolesionistico, sulla testa sbattuta contro il muro, sul malore fatale. Per aver dipinto lui e i suoi amici come dei "drogati". Per le intimidazioni da loro subite in questura. Per le pressioni esercitate sulla stampa locale. Per le ferite lacero contuse alla testa, lo schiacciamento dello scroto, i lividi da compressione sul collo, le ecchimosi ovunque, la felpa e il giubbino inzuppati di sangue. Per il manganello spezzato contro il suo corpo. Per le indagini assegnate agli stessi protagonisti del pestaggio. Per il procuratore e il questore che escludono categoricamente le percosse ancora prima del risultato dell'autopsia, a lungo rimandata. Per il fatto che nessuno sia stato rimosso dal proprio incarico.
Questo conto riguarda la vita di un ragazzo come tanti che 18 anni li aveva compiuti due mesi prima, non aveva ancora la patente, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva sport, salutista, bravo in matematica, impegnato in un progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze. Che il sabato sera spesso andava a Bologna perché lì ci sono i locali, la musica, i centri sociali. Come aveva fatto anche quella volta. Questo conto riporta con forza l'attenzione su tutti quelli che sono ancora aperti. Riguarda tutto ciò che dalle giornate di Genova 2001 in avanti ancora permane non risolto sul terreno dell'abuso della forza da parte delle nostre polizie e su quello dell'esercizio delle libertà individuali e collettive. Riguarda la politica di criminalizzazione della circolazione delle sostanze stupefacenti e di chi ne fa uso e la sua chiave di controllo sociale. Riguarda la cultura di un "diritto di polizia" in ragione del quale i nomi Aldrovandi, Sandri, Cucchi sono solo gli ultimi di un lunghissimo elenco che ha radici antiche. Riguarda quel comandante della polizia penitenziaria secondo il quale "il negro si massacra di sotto, non in sezione". Riguarda Canterini che fresco di condanna promette ai suoi "ragazzi" di indossare ancora il casco assieme a loro. Riguarda tutti quelli che sono ancora lì. Riguarda quella petizione in basso a destra in home di questo sito e quanti non vi hanno ancora aderito. Riguarda noi.

da GlobalProject

La verità nascosta

È da tanti anni, prima di molti altri, persino degli stessi giudici, avvocati e addetti ai lavori, che ho scoperto che in Italia esiste “La Pena di Morte Viva”.
È da tanti anni che parlo e scrivo che la pena dell’ergastolo ostativo è peggio, più dolorosa è più lunga della pena di morte;
che è una pena di morte al rallentatore;
che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni sempre un po’ di più;
che in Italia ci sono giovani ergastolani che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere;
che solo in Italia, in nessun altro Paese in Europa, esiste la pena dell’ergastolo ostativo, una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia o se al tuo posto non ci metti qualche altro;
che la pena dell’ergastolo va contro la legge di Dio e digli uomini, contro l’art. 27 della Costituzione, che dice “Le pene devo tendere alla rieducazione”, e alla Convenzione della Corte europea.
Ora, queste cose non le dico solo più io.
Ora queste cose vengono dette anche dalla Magistratura di Sorveglianza: in Italia esiste una pena che non finisce mai, esiste “La Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo.
Nella rivista Ristretti Orizzonti anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010 pag. 34 leggo che Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:

(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull'ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.
(Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).


Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto
Ottobre 2010

mercoledì 13 ottobre 2010

Italia-Serbia, ennesimo flop del sistema-controllo


Diciassette fermati, trentacinque denunciati, e altre centinaia di persone in via di identificazione: questo il bilancio della serata di scontri che ha tenuto in scacco per ore il servizio di sicurezza predisposto dal ministro Maroni, dimostrando di fatto in Eurovisione l'inutilità del meccanismo preventivo italiano, che da tanti anni ormai viene testato sui tifosi, e che è culminato con l'introduzione della tessera del tifoso.
I tifosi serbi, che dal loro arrivo hanno cercato lo scontro con le forze dell'ordine, sono stati poi incanalati dentro il settorino a loro riservato all'interno dello stadio Marassi, dal quale hanno fatto partire lanci di petardi e fumogeni alla volta del campo. La partita per la qualificazione ad Euro 2012, iniziata con circa 40 minuti di ritardo, è poi stata sospesa pochi minuti dopo, per essere vinta a tavolino 3-0 dalla nazionale italiana.
Ennesima figuraccia, dunque, per il sistema-controllo tanto sbandierato e pubblicizzato da Maroni e dal governo: gli ultras nazionalisti sbarcati a Genova sono gli stessi che solo pochi giorni fa hanno contestato il Gay Pride di Belgrado, scontrandosi per ore con la polizia e mettendo a ferro e fuoco la città, la rivalità tra le squadre slave e quella azzurra hanno in più occasioni prestato il fianco a episodi di carattere nazionalista (vedi Trieste 2002, Sofia 2008, la svastica umana di Livorno etc..), ma soprattutto, i serbi non hanno evidentemente dimenticato la partecipazione italiana nel bombardamento di Belgrado e la posizione assunta nella vicenda Kosovo.

Possibile che ministro e osservatorio, tanto attenti a reprimere qualsiasi iniziativa degli ultras italiani, e tanto preoccupati di far passare messaggi di entusiatica adesione alla tessera del tifoso, si siano semplicemente scordati di tutto questo?

E' difficile dire che tutto va bene, sostenere che le tue regole sono giuste e redditizie, che gli ultras italiani sono tutti delinquenti, quando basta un energumeno incappucciato con un paio di pinze in mano a scardinare la montagna di pressappochismo, menzogne e ipocrisie che voi chiamate ordine. - [Domenico Mungo per Tifonet]

da Infoaut

Il Kosovo a Marassi

I serbi in curva allo stadio Marassi di Genova fanno parte delle milizie parafasciste e nazionaliste. Non sono semplici ultras di Belgrado. I telecronisti non ci hanno capito nulla come al solito: eppure i serbi in curva hanno mostrato uno striscione che diceva “Kossovo cuore di Serbia” e poi hanno bruciato una bandiera albanese. È stata un’azione preordinata: vogliono in qualche modo far pagare all’Italia l’intervento in Kosovo per difendere la minoranza albanese.
I serbi sugli spalti sono fascisti e nazionalisti. Convinti sostenitori della pulizia etnica.
da
http://www.ilpost.it/

da Indymedia

lunedì 4 ottobre 2010

Lega Nord e questione morale. Un argomento da tenere nascosto


Si sa oramai da un po di tempo che la Lega Nord non è certo il partito duro e puro che si pensava che fosse. Anche perchè forse, non lo è mai stato visto che U. Bossi è stato condannato per l'affare tangente - Montedison e secondo un vecchio detto delle nostre parti, effettivamente il "pesce comincia a marcire dalla testa". Se nell' Italia dei Tg targati Minzolini qualche volta seppur a fatica, si parla degli scandali del Pdl è praticamente impossibile che una qualche notizia di uno scandalo leghista venga allo scoperto e portato alla conoscenza dei telespettatori-votanti. Probabilmente per una questione puramente politica, forse neppure propagandistica. L'elettore de Pdl sa cosa vota e chi vota per cui la maggioranza dei militanti, scandalo più o scandalo meno voteranno sempre per sua Emittenza, se non fosse perchè tutti vorrebbero avere il suo potere. Affascinati da ciò difficilmente l'elettore pidiellino si lascerà intimorire da un Denis Verdini, da una cricca o da un Bertolaso qualunque.
Per la Lega Nord la storia è diversa, questo pseudo-partito padronale a gestione familiare (il figlio consigliere regionale in Lombardia, l'altro figlio col fratello per anni impiegati come portaborse al Parlamento Europeo) basa il proprio consenso sulla più grande presa per i fondelli della storia italiana: che la Lega Nord e il suo capo soviet supremo Bossi siano incorruttibili e contro la corruzione e la politica della prima repubblica dedita al ladrocigno.

Questo modo di presentarsi agli elettori che prima usavano l'elmo con le corna, è platealmente falso. Innanzitutto Bossi fu colto con le mani nel sacco con l'affare Montedison proprio in stile prima repubblica. Ma poi a tutti i livelli la Lega Nord non è diversa da qualsiasi altro partito, se c'è da arraffare qualche soldo lo si arraffa in barba alla legalità. Non ci credete? Vi faccio un semplice elenco, rispetto agli ultimi scandali leghisti che son sicuro, in televisione non ne avete sentito parlare nemmeno per errore.

Settembre 2010 - Un assessore della Lega Nord al Comune di San Michele al Tagliamento (Venezia), David Codognotto, è stato arrestato dalla guardia di finanza di Venezia con l’accusa di aver preso una tangente di 15 mila euro. L’arresto sarebbe avvenuto in flagranza di reato.


Anno 2010 - Finanziamenti pubblici per 800 mila euro, in due anni, alla ‘Libera scuola dei popoli padani’, scuola fondata da Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. Un governo generoso, ha deciso di assegnare alla scuola, in soli due anni, 800 mila euro, come si legge alla voce (non meglio precisata) "ampliamento e ristrutturazione" del "Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio", che il Senato, con la commissione Bilancio, ha formalizzato nei giorni scorsi”.
Settembre 2010 - Frodi e tangenti in Veneto: coinvolti senatore e vicesindaco della Lega. Fatture false, soldi nascosti in doppifondi di Mercedes, via vai con banche di San Marino, cene ed escort di lusso, squadra di calcetto usata per false sponsorizzazione: quello che sta emergendo nel distretto di Arzignano, provincia di Vicenza, non farà forse scandalizzare il ministro Brunetta che parla di cancro solo per i distretti del Sud, ma rappresenta una delle più grandi evasioni fiscali del dopoguerra per entità della cifra evasa (300 milioni di euro) e per numero di aziende coinvolte nello stesso comprensorio.

* Settembre 2010 - Il deputato della Lega Nord Fabio Rainieri (famoso per le Quote Latte) è stato rinviato a giudizio dal gup Paolo Scippa per l’ipotesi di reato di false fatturazioni. Rainieri, che possiede il caseificio Giuseppe Verdi di Niviano di Rivergaro, nel 2009 era già stato condannato dal tribunale per il licenziamento illeggittimo compiuto ai danni di Luigi Bianchetti, che lavorava presso la sua azienda. Il deputato del Carroccio ora risponde invece di una vicenda avvenuta nel 2004, quando Rainieri, titolare anche di altre aziende nella Bassa, aveva subito dei controlli da parte dei militari della guardia di finanza.

Luglio 2010 - VENEZIA, Non aveva timbrato il biglietto e ha pagato la multa, ma solo dopo aver protestato con il controllore: «Guardi, sono un consigliere (leghista nrd) e non è che voglia essere trattato meglio degli altri, però..Lei è comunista?». Il protagonista dell'episodio è Santino Bozza, consigliere regionale della Lega in Veneto, che ha sfogato la sua indignazione per il trattamento “subito” in treno con un intervento-fiume davanti ai colleghi della seconda commissione consiliare che aveva all'ordine del giorno proprio l'esame di una proposta di modifica della legge sulle multe a carico degli utenti privi di biglietto o che non lo hanno obliterato sulle tratte venete di Trenitalia.

** Procurava prostitute via internet Indagato assessore della Lega - Alessandro Costa, responsabile della sicurezza nel Comune di Barbarano e vigile urbano, gestiva due siti on line con annunci di prestazioni sessuali. Ragazze dell'est e trans pagavano 150 euro al mese per inserire le loro offerte. Sospeso dal partito

Questo è accaduto negli ultimi 2 o 3 mesi. Per non parlare di un sottosegretario di Stato Leghista che ammette di avere laurea e diploma. Ma la laurea non si trova, non l'ha mai presentate e probabilmente non si trova nemmeno il diploma.



* http://forum.politicainrete.net/politica-nazionale/81250-deputato-leghista-emiliano-rinviato-giudizio-per-false-fatturazioni.html

** http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=3021127534075800

da GrandeSalento.org

La bufala di Belpietro


A pensar male si fa peccato... ma spesso si indovina!

Così recita un antico adagio e a quanto pare, nella vicenda del presunto attentato a Belpietro, siamo in parecchi ad avere il sospetto che si tratti di una bufala.
Non siamo né detective né giornalisti alla ricerca dello scoop, ma ci è bastata una semplice lettura per capire che questa storia fa acqua da tutte le parti.

Non ci interessa qui fare un elenco dettagliato di tutte le contraddizioni, stranezze, incongruenze presenti nel racconto che sono emerse in questi giorni. Il popolo della rete ha già scandagliato sufficientemente ogni fotogramma di questa sorta di film d'azione, andato in onda un paio di sere fa nelle scale del condomino milanese di Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero.
Più che altro si tratta di condividere qualche riflessione in merito a ciò che sta intorno alla vicenda.
Gli elementi e i personaggi ci sono tutti: il giornalista -che si auto considera- "scomodo", un presunto attentatore totalmente incompetente (dalla scelta suicida di addentrarsi da solo nelle scale di un condominio che lui sa essere controllato all'incepparsi della pistola appena tenta di sparare, fino all'abbigliamento di chi non sembra voler passare inosservato - pettorina della Guardia di fFnanza e pantaloni della tuta stile Adidas a righe bianche e nere) e soprattutto c'è Lui, il presunto eroe, che per un caso puramente fortuito decide di non prendere l'ascensore ma bensì le scale, e che di fronte all'uomo che gli punta addosso la pistola spara tre colpi in aria (?!) che fanno fuggire il "bandito" di cui per ora si è persa ogni traccia - e chissà se ne riapparirà alcuna. Ed è proprio il caposquadra della scorta di Belpietro, su cui vale davvero la pena spendere due parole in più.

Il caposcorta Alessandro M. era già balzato agli onori della cronaca nel 1995 come protagonista di un caso che non abbiamo problemi a definire un po' troppo simile a quello di cui sopra. All'epoca era un agente semplice addetto al servizio di scorta dell'allora procuratore aggiunto Gerardo d'Ambrosio. Anche in quella situazione Alessandro M. fronteggiò da solo un uomo armato che si trovava sotto casa di Ambrosio e riuscì a metterlo in fuga. Dopo questa azione l'agente-eroe verrà promosso da agente semplice ad agente scelto. Come oggi, anche allora, solo Alessandro vide il bandito, il quale scappò e di cui si persero per sempre le tracce.

Insomma, due storie che paiono l'una la replica dell'altra e che per quanto ci riguarda rendono legittimi tutti i sospetti che possono nascere nei confronti dell'eroe-caposcorta e della vicenda nel suo insieme.
Chissà se anche questa storia finirà con una medaglia in più, un avanzamento di carriera e un presunto attentatore di cui non si avrà più notizia... personalmente non ci stupirebbe!
E in tutto questo il martire-Belpietro cosa c'entra (o non c'entra)? E se sì, in che modo? Beh, noi non possiamo altro che avanzare qualche riflessione senza troppe pretese basandoci sullo stato generale delle cose in questo momento e nel nostro paese.

Di questa storia nulla ci ha stupito e nemmeno ci stupirebbe se Belpietro si fosse trovato d'accordo anche lui nel mettere in scena questa sorta di puntata di Distretto di polizia in chiave regia dei fratelli Vanzina.
Più probabile forse che debba sottostare ad un ruolo impostogli dalla politica o che si tratti di un infelice diversivo per tentare una campagna mediatica a favore del suo quotidiano e capace di indebolire gli avversari.

Il dubbio finale resta uno solo, ovvero se si tratti di una montatura costruita ad arte per fini politico-finanziari o se ci troviamo di fronte ad un caposcorta con la personalità del carrierista senza scrupoli e disposto a "qualche eccesso" pur di raggiungere i suoi obiettivi.
Sicuramente sono entrambi dei finali interessanti per il nostro film.
In attesa di eventuali nuovi sviluppi non ci resta che augurarvi una buona -e attenta- visione.
Nel frattempo il titolo più adatto e che vi proponiamo potrebbe essere proprio quello proposto da spinoza.it :

"Fallito agguato a Belpietro.... Libero l'attentatore"!

da Infoaut

PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO: TUTTA L’EUROPA ABOLISCA L’ERGASTOLO come ha abolito la pena di morte

Questa petizione vuol coinvolgere tutti i cittadini dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea, essi chiedono che nel Parlamento Europeo venga discusso il tema dell’ergastolo e venga presa una posizione favorevole per l’abrogazione di questa pena disumana e incivile.
Già in alcune nazioni europee l’ergastolo non esiste più, quello che chiediamo è che scompaia questa pena eterna in tutta Europa, come è stata, giustamente, abolita la pena di morte, mostrando a tutto il mondo il nostro grado di civiltà e di umanità.
L’ergastolo per molti aspetti è una pena ancor più dura e incivile della pena di morte. I condannati all’ergastolo sono spesso come schiavi in attesa di essere liberati da un provvedimento legislativo (che può esserci e che può anche non esserci), hanno una pena senza fine, non possono fare progetti, non hanno un futuro. In Italia, nazione da cui parte questo appello, la situazione è ancora più drammatica, circa mille dei condannati all’ergastolo, hanno un ergastolo che impedisce per legge ogni tipo di accesso ad una forma alternativa alla detenzione e quindi sono condannati a morire in carcere, a meno che non inizino a collaborare con la giustizia.
Noi, cittadini europei, che firmiamo questa petizione ci dichiariamo contrari all’ergastolo e chiediamo a coloro che abbiamo eletto al Parlamento Europeo una presa di posizione chiara a favore dell’abrogazione di questa pena così violenta.


Nome .......................................………..Cognome …………………………………………………...
Data di nascita ……………………………….Luogo di nascita ……………………………………...
Nazionalità ………………………………………….........................................................……………
Indirizzo postale ………………………………………………………………………………………
e-mail………………………………………………………………………………………….
Data ………………………………………………


Firma……………………………………………………………………………………………



Invia questo appello firmato a : Associazione Liberarsi, casella postale 30 – 50012 Grassina (Firenze)- Italia o alla mail: assliberarsi@tiscali.it


L’Associazione Liberarsi raccoglierà tutte le firme di questa petizione e le presenterà al Parlamento Europeo.
Puoi chiedere a questi indirizzi ulteriori informazioni e materiale di documentazione. Può essere utile visitare il sito: www.informacarcere.it
Aiutaci a raccogliere firme tra amici, conoscenti, facendoci avere nomi ed indirizzi di persone che pensi potrebbero essere interessate.
Se vuoi essere informato su come procede la raccolta delle firme faccelo sapere.

di Carmelo Musumeci

venerdì 1 ottobre 2010

"Cucù" la poltrona non c'è più!


Nardo': "Cade il sindaco Antonio Vaglio"

16 consiglieri comunali firmano le loro dimissioni facendo cadere la giunta.

...era ora!

Il sindaco non è riuscito a portare avanti un progetto serio per la città di Nardo';

Ora ridiamo un minimo di dignità alla politica!

mercoledì 29 settembre 2010

Esercito, scuola di vita


‘La scuola non è neutrale’, secondo il direttore scolastico della Lombardia non dobbiamo ‘fare dei nostri alunni delle specie di invertebrati'
Il dott. Giuseppe Colosio è il direttore scolastico per la Lombardia. Insieme al generale De Milato ha firmato il protocollo d’intesa tra Ufficio scolastico e Comando militare che prevede di portare l’educazione modello militare nelle scuole della regione.
PeaceReporter lo ha intervistato per farsi spiegare il punto di vista dell’Istituzione scolastica direttamente da chi rappresenta la massima autorità in materia di istruzione regionale.

Il programma ‘Allenati per la vita’ non è una novità, siamo al quarto rinnovo, ma allora quando e perché nasce per la prima volta l’idea di un progetto di questo tipo?

La prima formalizzazione del progetto, così com’è ora, risale al tredici settembre 2007, ma già nel 2005 in provincia di Brescia era stata avviata una sperimentazione. Quanto al perché le dico subito che l’idea non è nostra: si tratta di un tipo di attività diffusa nel nord Europa, soprattutto in Gran Bretagna, multidisciplinare e con un forte carattere sportivo. Come si inserisce il programma nello svolgimento del normale anno scolastico?

L’attività è di tipo extracurriculare e l’adesione avviene su base esclusivamente volontaria, sia per quanto riguarda gli alunni che le istituzioni scolastiche che partecipano.

Sono previsti crediti formativi?

L’attribuzione dei crediti è una decisione che spetta alle scuole, ai consigli di classe e al collegio dei docenti, nessuno può dire che il programma prevede crediti in automatico. Tuttavia come è possibile ottenere crediti per un corso di inglese all’estero, così trovo giusto che sia possibile averli per un’attività di questo tipo.

Qual è il carattere sportivo dell’iniziativa?

Mettere insieme discipline diverse, non tradizionali, comprese un paio di discipline olimpiche legate al tiro, tra le quali il tiro con l’arco. Le discipline di tiro favoriscono l’abitudine alla concentrazione, alla respirazione e al controllo della posizione. Queste attività sono comunque marginali rispetto al resto: ampio spazio viene dedicato a tutta una serie di altre pratiche, come il primo soccorso, che tendono a preparare all’attività di volontariato nella Protezione civile o nella Croce Rossa.
Un’altra particolarità è la commistione tra attività pratiche e teoriche, fisiche e intellettuali, così viene favorita la capacità di risolvere problemi, il cosiddetto ‘problem solving’. Pensi, ad esempio, a quando si deve individuare, con l’uso di coordinate geografiche, il posto in cui si trova una persona che deve essere soccorsa, una capacità di risolvere i problemi di ordine pratico.
Inoltre ogni volta che si doveva decidere se inserire una nuova attività sportiva nel programma abbiamo preteso che fosse una disciplina olimpica.

Al fianco di attività che possono essere classificate come sportive, sono previste tutta una serie di altre pratiche vicine al mondo militare, come cultura militare, trasmissioni, sopravvivenza in ambiente ostile, difesa nucleare batteriologica e chimica, mezzi dell’esercito, che rientrano più difficilmente nel quadro che lei ha tracciato.

Le trasmissioni sono una pratica civile, tutto quello che è civile può essere di uso militare, e comunque questo non vuol dire che si fa un vero e proprio addestramento, c’è solo un passaggio di competenze. Quanto alla difesa nucleare, batteriologica e chimica le faccio un esempio: se io in una scuola faccio un’esercitazione antincendio vuol forse dire che voglio dare fuoco alla scuola?

Guardi se vogliamo esagerare allora le dico, piuttosto, che voglio arruolare gente tra i pompieri. A parte gli scherzi, quello che le chiedo è se dietro tutto questo non c’è la volontà dell’esercito di farsi propaganda tra i più giovani, mentre il sistema pubblico di istruzione dà il suo benestare.

No, assolutamente no, lo escludo nel modo più assoluto. Questo programma al massimo porta i più giovani a conoscere un organo costituzionale importante della Repubblica italiana, come l’Esercito. In Lombardia facciamo anche delle iniziative con barche a vela della Marina militare, per avviare alla pratica della vela. Quello che le posso concedere, al massimo, è che queste attività rientrano in un orientamento alle professioni. Lei sa che in tutti i campus di orientamento sono sempre presenti anche le Forze armate?

A maggior ragione però, quelli sono momenti di orientamento nei quali l’esercito si vende come azienda. Se quel percorso entra nell’anno scolastico, non cambia qualcosa? La scuola non dovrebbe essere neutrale? Altrimenti dovreste permettere l’ingresso anche ad altre aziende.

La scuola non è sotto una campana di vetro, deve interagire con la realtà. Stiamo ampliando le possibilità formative complessive, in un ambiente protetto, e la scuola tiene sempre in mano l’aspetto pedagogico e didattico. Quanto alle altre aziende le cito l’alternanza scuola lavoro, gli stage, le operazioni e i protocolli con altri grossi enti, come la Lega antivivisezione e Legambiente.

Sarà d’accordo però che Legambiente e la Lega antivivisezione non sono realtà forti e strutturate come l’esercito. Non offrono le possibilità di sbocco professionale di quest’ultimo.

Allora le dico che ci sono protocolli attivati anche con le università, stiamo dando opportunità diversificate di formazione ad ampio raggio, di crescita, di consapevolezza e di ampliamento delle proprie capacità e potenzialità.
C’è una relazione stretta tra la scuola e le forze più vitali della nostra società. Noi non possiamo essere neutri, la scuola non può essere neutra, deve affrontare il mondo e la sua varietà. Se gli studenti dovranno poi inserirsi nella società, nel mondo del lavoro, non possiamo insegnarli solo un mondo ideale o mandarli sulla luna, il mondo è questo.
Non sono del parere di fare dei nostri alunni delle specie di invertebrati, bisogna ridare ai giovani il senso dell’impegno, dell’energia, la consapevolezza positiva delle relazioni interpersonali.
Oggi i ragazzi vivono seduti davanti al televisore, capisce quanti problemi abbiamo di fronte? Dobbiamo creare delle condizioni.
Il nostro mondo, quello della scuola, non avvicina all’uso delle armi e alla violenza, sono ben altri i mondi più pericolosi e subdoli che lo fanno. L’Esercito è una meritevole Istituzione della Repubblica.

da PeaceReporter di Alessandro Micci

Sudafrica, la bustina miracolosa


E' come un filtro del tè ma trasforma l'acqua sporca in perfettamente potabile

Circa un miliardo di persone nel mondo non ha accesso a fonti d'acqua potabile e l'acqua contaminata uccide più uomini di tutti i tipi di violenza messi insieme, guerre comprese (fonte: Unep). Nel tentativo di trovare una soluzione al problema, un gruppo di ricercatori dell'Università Stellenbosch del Sud Africa ha sviluppato uno speciale filtro a forma di bustina di tè, che inserito nel collo di una bottiglia trasforma acqua sporca in acqua perfettamente potabile. Maneggevole, pratica e priva di rischi di ricontaminazione, la bustina high-tech sudafricana ha tutte le carte per diventare una grande invenzione.

Il designer che ha ideato l'innovativo filtro, è il professor Eugene Cloete, microbiologo e preside della facoltà di scienza dell'ateneo. Ex vicepresidente esecutivo dell'International Water Association, Cloete ama pensare in grande.La sua scoperta, frutto di anni di ricerca sulla purificazione dell'acqua e di studi avanzati di nanotecnologia e microbiologia alimentare, ha l'ambizioso obiettivo di offrire alle comunità sub sahariane che non hanno accesso a fonti d'acqua potabile la possibilità di bere, in modo semplice e al costo di mezzo cent (0,005 dollari è il prezzo di un filtro-bustina, escluse le spese per la manodopera e la distribuzione). "In Africa" afferma Cloete "si registrano più del 90% di tutti i casi di colera del mondo e 300 milioni di persone nel continente non possono dissetarsi. Dovevo fare qualcosa".

Un indice di rischio sull'acqua realizzato lo scorso giugno da Maplecroft, società di consulenza inglese specializzata nel risk management, mostra che su 165 Paesi analizzati, quelli dell'Africa - guidati da Somalia, Mauritania e Sudan- dispongono delle riserve di acqua più precarie del mondo.

Un filtro miracoloso - Il filtro di Cloete assomiglia a una bustina di tè non solo per forma e dimensione, ma anche per il materiale con cui è fatto: lo stesso biodegradabile dei sacchetti aromatici che si comprano al supermercato. Solo che, al posto di una miscela di foglie, il filtro contiene granuli di carbone attivo in grado di rimuovere in pochi istanti ogni traccia di composto chimico. Basta un solo filtro per purificare un litro dell'acqua più inquinata e renderla potabile al 100%. Cloete è convinto che la sua invenzione rappresenti un vero passo avanti perché si basa su una tecnologia decentralizzata, sfruttabile in ogni momento da chiunque.

L'innovativa invenzione è oggi al vaglio dell'ufficio brevetti del Sud Africa e, se tutto andrà bene, sarà in commercio nei prossimi mesi. Già persuase dell'utilità dell'invenzione, alcune agenzie umanitarie - tra cui quelle del Pakistan recentemente alluvionato - hanno già fatto richiesta per comprare il filtro non appena partirà la produzione.

Hope Project - Il filtro dell'Università Stellenbosh fa parte del progetto Hope, che -come dice il nome- mira ad accrescere la speranza di vita in Sud Africa e nel resto del continente attraverso alcune iniziative di sviluppo. Come ad esempio la fondazione di una scuola, l'Ukwanda Centre for Rural Health (ukwanda è una parola in lingua Xhosa che significa "sviluppo", ndr), che si occupa della formazione dei praticanti dottori e del personale medico nelle zone rurali della Provincia del Capo occidentale.

da PeaceReporter di Camilla Mastellari

lunedì 27 settembre 2010

Dati Google: primato italiano nella censura di YouTube

L’Italia è di gran lunga il Paese del mondo che richiede la cancellazione di video da YouTube. Secondo i dati resi pubblici da Google nell’ambito del loro “ Rapporto sulla trasparenza“, nei primi sei mesi del 2010 il colosso di Mountain View ha ricevuto nel complesso 49 richieste di cancellazione di 1.639 elementi dal portale di condivisione video. Si tratta di quasi il 70 percento di tutti i video di YouTube dei quali è stata richiesta la cancellazione in tutto il mondo (2.372).
Ben 37 delle 49 richieste di cancellazione di video sono arrivate da entità private e solo 12 dall’autorità giudiziaria italiana. E i 1.639 video rappresentano il 99% di tutti gli elementi la cui cancellazione sia stata chiesta ai servizi di Google, inclusi cioè il servizio di ricerca, i blog, ecc.
Negli Stati Uniti, nello stesso periodo, è stata richiesta la cancellazione di soli 169 video (il sette per cento del totale), sulla base di 77 richieste (41 della magistratura e 36 di privati), per una media di 2,1 video per ogni richiesta, contro una media di 34,4 video per richiesta in Italia.Prima di provare a dare una interpretazione, occorre mettere questa cosa in un contesto più ampio.
Già qualche mese fa Google aveva reso pubblici alcuni dati aggregati per Paese, relativi al secondo semestre 2009, sulle richieste di cancellazione di elementi da tutti i suoi servizi (Search, Books, Blogger, YouTube ecc. ecc.), divisi per richieste delle autorità giudiziaria e richieste private e per servizio, corredati dalla percentuale di accoglimento “parzialmente o completo” delle richieste di cancellazione. Non c’era, tuttavia, alcun dato relativo al numero di “elementi” (items) la cui cancellazione era stata richiesta. Ora questi dati ci sono ed è possibile accedervi attraverso una mappa interattiva - non è possibile ovviamente fare un confronto con il semestre precedente.
Nel complesso i Paesi del mondo che hanno fatto una qualunque richiesta di cancellazione di elementi informativi dai servizi di Google sono solo 35 e 17 di questi hanno fatto meno di 10 richieste, per le quali non sono forniti dettagli quanto a servizio coinvolto o numero di elementi da cancellare. Uno, la Cina, proibisce a Google di fornire questi dati perché “considera le richieste di censura un segreto di stato” (!).  Dunque la classifica riguarda 17 Paesi.
Su cosa esattamente voglia dire questo primato italiano nella censura di YouTube possiamo fare solo delle ipotesi. La mia è che si tratti di un massiccio intervento dei canali televisivi che richiedono ed ottengono la cancellazione di clip video tratte dai loro programmi. Anche l’altissima media di elementi da cancellare per ogni richiesta sembra indicare che le richieste siano in gran parte di istituzioni che hanno interessi plurimi.
Ma perché solo in Italia c’è questa incidenza? Perché negli Stati Uniti, un Paese con il sestuplo degli abitanti dell’Italia e un’offerta televisiva incomparabile, queste richieste di cancellazione “di massa” non esistono?
Una possibile spiegazione potrebbe essere che gli utenti americani (e inglesi, francesi, canadesi, australiani ecc.) copino di meno dalla televisione. Un’altra spiegazione è che YouTube si accorga con più facilità delle violazioni dei diritti dei prodotti della televisione di altri Paesi e procedano d’ufficio alla cancellazione senza attendere la richiesta degli interessati.
Una terza spiegazione potrebbe essere che la Televisione italiana, quella con la T maiuscola cioè tutti i canali, abbia un ruolo incomparabile sul piano economico, sociale e politico con quello che altre televisioni hanno in altri Paesi — e che questo si mostri anche nelle richieste di censura.

Camerata Fini o duce Berlusconi? L’estrema destra sceglie il premier


L’eventualità di elezioni politiche anticipate nella prossima primavera sta agitando l’estrema destra. Come sempre, d’altronde, all’avvicinarsi di simili scadenze. Una tendenza ormai storica, segnata da fugaci tentativi di ricomposizione del frastagliatissimo panorama di sigle e movimenti, da inascoltati appelli all’unità d’area e da ennesime nuove microscissioni. Ma soprattutto dai tentativi di trovare un accordo, ieri con Forza Italia, oggi con il Pdl.
Chi si è già accasato è il piccolo partito di Francesco Storace, La Destra, un tentativo di riedizione del vecchio Msi di almirantiana memoria, che ha inglobato i residui del Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher (gli ex di Avanguardia nazionale), e per tempo ha stipulato un accordo direttamente con Silvio Berlusconi, intervenuto di recente, il 18 settembre scorso a Taormina, a benedire l’alleanza in occasione del comitato centrale del partito di Storace.Ormai Gianfranco Fini non è più in grado di porre veti e, d’altro canto, pur con risultati minimi (lo 0,7% su scala nazionale), se si eccettua il Lazio (due eletti con il 4%), La Destra aveva già partecipato alle ultime elezioni regionali nelle coalizioni guidate dal Pdl.
Forza nuova sta invece vivendo una situazione alquanto difficile, attraversata da una profonda crisi. Molti i segnali negativi provenienti dal basso. A Napoli la base forzanovista, sui blog e nelle sezioni, sta duramente contestando la gestione politica e anche economica del coordinatore regionale.
In Calabria, la sezione di Reggio è passata nel Pdl, aderendo all’area del presidente regionale, Giuseppe Scopelliti, l’ultimo segretario nazionale del Fronte della Gioventù.
Così in Lombardia, dove a luglio, almeno un terzo dei militanti di Milano, Bergamo, Pavia e Varese se ne è andato per aderire al Movimento patria nostra: un’associazione culturale costituitasi a Roma e recentemente trasformatasi in organizzazione politica, con il riutilizzo del vecchio simbolo di Ordine nuovo, con tanto di ascia bipenne.
Anche per questo Roberto Fiore, dopo essere approdato negli ultimi tempi a una linea di intransigente critica dell’attuale governo, tacciato di essere composto da «corrotti, mafiosi e massoni» (è stato anche stampato un manifesto con questo titolo con sotto le foto di Berlusconi, Bossi, Fini e Dell’Utri), nelle scorse settimane, secondo alcune indiscrezioni, si sarebbe incontrato riservatamente con Giuseppe Ciarrapico e Alessandra Mussolini per proporre a Berlusconi la desistenza di Fn, in cambio di almeno un deputato eletto come indipendente nel Pdl.
L’intenzione di Roberto Fiore sarebbe quella di candidare il fratello avvocato, Stefano. A Milano, oltretutto, in Forza nuova sono ormai in molti quelli che contestano la sudditanza alla “destra sociale” di An-Pdl e in particolare ai suoi dirigenti milanesi.
Tra gli altri l’europarlamentare Carlo Fidanza.
Costoro stanno infatti a loro volta premendo in favore di una desistenza di Fn alle prossime elezioni comunali. Le contestazioni promosse da sparuti gruppi di militanti di Forza nuova ai ministri Roberto Maroni e Giorgia Meloni (a Roma alla festa dei giovani del Pdl), ma anche a Como contro Marcello Dell’Utri, alla presentazione dei falsi diari del Duce, vanno tutte lette come tentativi di pressione.
La Fiamma tricolore si è invece spaccata in due: da una parte il segretario nazionale Luca Romagnoli, in assoluto stato confusionale, al punto di aver provato improbabili approcci con i finiani (tramite il vecchio cassiere del Msi Donato la Morte), dall’altra Fiamma futura del naziskin veneto Piero Puschiavo, che sta per confluire ne La Destra.
Si aspettano ancora le mosse di Casa Pound.
Ma lì la sponda con il Pdl passerà ancora una volta per i buoni uffici di Marcello Dell’Utri. Il tempo dirà.

da Indymedia

Urla nel silenzio dell'"ergastolo ostativo" Nelle celle dove si distrugge la speranza

Per 1.200 detenuti in Italia sono di fatto cancellati tutti i diritti e i benefici durante la detenzione previsti dalla legge per buona condotta. I volontari denunciano: "Così svanisce ogni ipotesi di reinserimento e sincero pentimento"

di GIULIA CERINO
ROMA - Sono circa 1200 uomini e donne, soprattutto meridionali, colpevoli di reati di stampo mafioso e condannati al cosiddetto "ergastolo ostativo", che preclude - di fatto - ogni beneficio durante il periodo di detenzione. I permessi premio, di necessità o la liberazione condizionale sono concessi molto di rado e solo a chi collabora con la giustizia. Giusta o sbagliata che sia, questa disposizione rende vano ogni possibile reale pentimento interiore e distrugge nei detenuti ogni speranza di reinserimento nella società.A sostenerlo non sono soltanto le numerose associazioni di volontariato che operano nelle carceri, ma soprattutto la maggior parte degli operatori penitenziari: direttori e agenti di custodia. "Nella pena che scontano - spiegano i volontari che operano nel carcere di Spoleto - non c'è nulla di costruttivo e anzi ciò a cui sono sottoposti è inumano. Le loro sono strade senza uscita, ostacolate dalla contraddizione - di cui il sistema penitenziario italiano si fa portatore - tra la forma detentiva perenne ed i fini rieducativi esposti nell'art. 27 della Costituzione, dove si dice che 'le pene devono tendere alla rieducazione del condannato'.

Percorsi sbarrati. Con questa consapevolezza è stato girato il video Percorsi sbarrati 1, un filmato-manifesto prodotto dagli ergastolani e inaugurato con la campagna Mai dire mai per l'abolizione della "pena senza fine". L'idea è sorta all'associazione Pantagruel 2, nata nel 1986 come cooperativa culturale. A raccontarla, nel video, l'accento sardo di Mario Trudu in carcere dal 1979 e le immagini dei carcerati di Spoleto. La pena a cui sono sottoposti i detenuti ostativi - a prescindere dalla colpa di cui si sono macchiati - è contraria alle leggi dello Stato. Questo è il messaggio contenuto nel video su Youtube. E questo è quello che anche gli operatori sociali e i volontari che prestano assistenza nelle carceri d'Italia vogliono che arrivi a chi il carcere non lo conosce.

Solidarietà e amicizie virtuali. Per rendere la detenzione meno amara e anzi, darle un senso, i volontari di Pantagruel hanno dato vita a una serie di progetti volti al reinserimento nella società degli ergastolani e alle ergastolane d'Italia. Perché anche se forse non vedranno mai la luce, è giusto continuare a sperare e a fare come se, un giorno, avverrà. La Poesia delle bambole 3 "Educare con gli asini" e il progetto "Bruno Borghi" sono solo alcune iniziative dell'associazione. Ma ce ne sono altre, più specifiche, sorte apposta per sostenere la causa. Informacarcere 4, per esempio, è il portale dove i detenuti - soprattutto toscani - scrivono cercando contatti con l'esterno.





Il "cerca lavoro". Per uno scambio reciproco e per allacciare rapporti - seppur virtuali - di amicizia. Nella sezione "realtà del carcere" c'è uno spazio dedicato alle richieste e alle offerte: i detenuti - a cui è concesso - cercano lavoro, consigli, consulenze legali, corrispondenza per amicizia o per unione di coppia. Vendono i loro prodotti artigianali e richiedono libri, giornali, francobolli e nastri di musica. La sezione Posta Diretta permette invece agli utenti di rivolgere direttamente delle domande ai carcerati, che rispondono. Carmelo Musumeci, in prigione da venti anni, è uno di questi. Nato in Sicilia, è un ex capo della mafia versiliana e ha ucciso un uomo. Ora è un poeta e non è mai uscito di prigione. "Tempo fa - racconta su Informacarcere - avevo chiesto al Tribunale di Sorveglianza qualche ora d'aria ma 'le motivazioni affettive sottese alla richiesta avanzata dal Musumeci, encomiabili e rispettabili sul piano umano non sono applicabili'". Permesso respinto.

Il reinserimento che non c'è. "Si continua a parlare di pentiti ma in realtà si dovrebbero chiamare collaboratori di giustizia, perché è evidente che la collaborazione è una scelta processuale mentre il pentimento è uno stato interiore. In realtà sono gli anni di carcere e la sofferenza che portano ad una revisione interiore sugli errori del passato. Tutto questo nonostante un sistema carcerario che abbandona i detenuti a se stessi, non agevola la rieducazione e, nel caso degli ostativi, esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale". Nadia Bizzotto, volontaria della comunità "Papa Giovanni XXIII", fondata nel 1973 da don Oreste Benzi, il carcere lo conosce bene.

Non si tratta di tirar fuori i delinquenti. "Piuttosto, per ottenere benefici, agli ergastolani comuni bastano diritto e merito. Per gli ostativi non si arriva al merito. Allora qui il principio rieducativo non c'è proprio e il famoso articolo 27 non serve a niente". Si domanda che senso ha tenere in galera uno tutta la vita con la prospettiva di non uscire mai, Nadia. Lei, come altri, lavora da intermediaria e combatte per rendere 'utilè la detenzione a vita. "Siamo stati nel carcere di Spoleto la prima volta nel 2007 accedendo come esterni che entrano per fare colloqui. La nostra battaglia - spiega - si chiama 'Urladalsilenzio 5'". Con lo stesso nome, è nato anche un blog , che con il tempo è diventato la voce degli ergastolani che con lettere, poesie, testimonianze raccontano l'assenza di ogni speranza. "Il tentativo è quello di far conoscere a tutti la realtà dell'ergastolo ostativo. E' un modo per dare una possibilità a chi ne avrebbe diritto", spiega Bizzotto.

La legge Martelli-Scotti. "La sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario" nei confronti dei carcerati - anche non ergastolani - accusati di associazione mafiosa, fu stabilita nel maggio del 1992. Il decreto Martelli-Scotti, pochi giorni dopo che Giovanni Falcone veniva fatto saltare in aria con la moglie e la scorta, inaspriva le pene già contenute nell'articolo 4 bis della legge antimafia del 1975. Con uno scopo: distruggere la rete malavitosa attraverso le confessioni dei detenuti. Da allora, per varie ragioni, da parte dei carcerati ostativi c'è stato soprattutto silenzio. In merito alla legge del '92, invece, non è mancata la polemica. "Mentre in alcuni paesi - Norvegia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Croazia e Polonia per esempio - la detenzione a vita è stata abolita - spiegano i volontari della comunità "Papa Giovanni XXIIIesimo" - in Italia, unico Paese nel mondo, l'ergastolo puro si sconta per minimo 25 anni. Un provvedimento, questo, in contrasto con l'articolo 5 della Carta europea dei dritti dell'uomo che - in ogni caso - prevede che nessuno venga sottoposto a tortura o trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti".

da Repubblica

venerdì 24 settembre 2010

“CLANDESTINO DAY” SI MOBILITA ANCHE NARDO’


Cosa c’è di reale quando sentiamo parlare di scambi culturali, solidarietà, accoglienza?
In Italia ben poco direi, le leggi del nostro paese sono sempre più razziste e portano di conseguenza alla non interazione degli extracomunitari che arrivano nel nostro paese.
Non si può ignorare il fatto che degli esseri umani rischino la propria vita e quella dei propri figli per lasciarsi alle spalle territori in cui esistono soltanto guerra, fame, miseria e malattie per provare a crearsi una vita degna di tale nome.


Per dare voce a tutti i migranti del nostro paese ieri 23 settembre è stato
ilsecondo “CLANDESTINO DAY” circa 60 città (tra cui Nardò) e 500
organizzazioni si sono mobilitate nei modi più disparati per attirare l’attenzione dei
cittadini su un tema che i media nazionali troppo spesso trascurano, per
ricordare quel concetto spesso tralasciato degli uguali diritti di ogni
essere umano.
La sezione neretina di Sinistra Ecologia e Libertà ha escogitato uno
stratagemma tanto originale quanto efficace: dei cartelli con la scritta
volutamente provocatoria “OGNUNO E’ CLANDESTINO NESSUNO E’ CLANDESTINO” sono
stati posizionati in diversi punti della città e soprattutto alle varie
strade di accesso dov’è esposta la segnaletica “Nardò comune di pace” e “Nardò
città dell’ accoglienza”,proprio ad evidenziare il paradosso di una città che ha
la pretesa di presentarsi come accogliente ed aperta ma che troppo spesso
rimane indifferente all’argomento (facendo un esempio su tutti la situazione degli
immigrati irregolari che vengono sfruttati nella stagione estiva e non solo
per il duro lavoro nei campi, malpagati e in condizioni igienico-sanitarie oltre
ogni forma di degrado).
Al centro dell’attenzione in questa edizione della manifestazione è stato
posto ed evidenziato il duro lavoro che gli insegnanti, partendo dalle
materne per finire alle superiori, svolgono: loro hanno davvero il compito e la
responsabilità di mettere in pratica il processo di integrazione e
interazione tra culture e religioni e di certo non deve essere cosa facile considerando
che gli ultimi decreti o leggi vanno nella direzione contraria, rendendo il
dialogo molto più che difficile e distruggendo molte speranze di chi viene
rimpatriato, sviluppando anche una burocrazia che richiede un notevole spreco di tempo
per quanto riguarda il settore dell’impiego.
A volte mi capita di chiedermi se e quanto sarebbero diverse certe
situazione se riuscissi a vederle con l’ottica del mio bambino di soli 2 anni e mezzo.
Non mi riferisco solo al carico di responsabilità e doveri che noi adulti
siamo costretti a portarci addosso tutto il giorno come fosse uno zaino
invisibile, mi riferisco alla sua capacità di guardare senza quel velo di
ipocrisia, nervosismo e pregiudizio che invece abbiamo noi over 20 sugli
occhi, a quanto è semplice per lui interagire con il resto del mondo: quando sul
banchetto della sua scuola materna sfida ad una lotta tra dinosauri il suo
compagno non gli chiede da dove viene o quale siano la religione o la lingua
madre dei suoi genitori e prima di prendergli la manina non ne guarda di
certoil il colore.


Laura Ragogna

NARDO': SeL denuncia la politica antimeridionalista del governo nazionale

Il ricatto

500 milioni : tanti gli euro che perderebbero le ASL pugliesi senza il piano di rientro 2010-2012, le cui linee sono imposte dal governo nazionale e intese, in realtà, come una sorta di punizione/vendetta nei confronti della regione puglia, ‘colpevole’ di aver voluto avviare un modello nuovo di politica, che contrasta la precarizzazione dei rapporti di lavoro e mira a una modernizzazione del sistema dell’offerta sanitaria.

I tagli imposti alla puglia dal governo berlusconi riguardano la sospensione del processo di internalizzazione, il blocco delle assunzioni, il divieto di superare i tetti di spesa già concordati, la soppressione di circa 2250 posti-letto e la chiusura di 18 piccoli ospedali entro la fine dell’anno. nel piano di rientro imposto dal governo centrale è inoltre prevista l’introduzione del ticket di 1 euro su ogni ricetta e la riduzione della fascia di reddito per l’esenzione.

Alla puglia i 500 milioni negati spetterebbero di per sé e il paradosso che stiamo subendo sta nell’avere i soldi e non poterli utilizzare : in definitiva o si spendono i fondi europei o si rispetta il patto di stabilità. un vero e proprio ricatto imposto da fitto & co., alla faccia di quanto concordato tra i tecnici del ministero e della regione e puntualmente rimesso in discussione dal centrodestra, ostaggio del forte condizionamento della lega, entrambi determinati a ostacolare in tutti i modi l’affermarsi a livello nazionale dell’alternativo modello pugliese che vendola rappresenta. l’assedio con cui le misure di tremonti stanno ‘strangolando’ la puglia vede nei tagli imposti alla sanità l’ amaro risultato dell’ ‘embargo’ diretto contro la nostra regione.

La triste ineluttabile esecuzione delle misure volute dal governo vede il ‘sacrificio’ tra gli altri dell’ospedale neritino. sel nardò non può che unirsi al coro di proteste che si levano dal paese, ma invita i cittadini a forme di mobilitazione dirette contro i soli veri responsabili dell’ulteriore scippo perpetrato ai danni della nostra comunità dalla politica reazionaria e antimeridionalista del governo Berlusconi.

Claudia Raho
Circolo SeL Nardò

giovedì 23 settembre 2010

Sanità, Fiore: "Il piano di rientro è l’adeguamento dei servizi sanitari alla dotazione finanziaria del governo"


Parole grosse all’indirizzo di Rocco Palese da parte di una delegazione di lavoratori che era stata ricevuta dai capigruppo regionali

Il fuoriprogramma arriva alla fine, a leggi ormai approvate: il governatore Nichi Vendola e l’assessore Tommaso Fiore stanno uscendo dalla Consiglio regionale, dove poliziotti e carabinieri sono in assetto antisommossa. Si temono contestazioni per lo stop alle internalizzazioni. Invece sulla coppia VendolaFiore piovono applausi:

la giunta pugliese non si fida dopo che da Roma hanno fatto capire che il ddl in discussione non è adeguato alle condizioni poste per la firma del piano di rientro ed hanno chiesto, oltre che di fermare il turn over e di non sforare i tetti di spesa per le strutture private, di bloccare le procedure di internalizzazione, comprese quelle in corso che il testo della giunta escludeva. E infatti il testo viene modificato ma per essere blindato: le procedure in corso non si toccano e viene introdotta una clausola che fa decadere il blocco delle internalizzazioni nel caso in cui Tremonti decidesse di non firmare nemmeno a ottobre. Quegli applausi si spiegano così, inimmaginabili solo poche ore prima, quando con via Capruzzi bloccata dai manifestanti, una delegazione di lavoratori era stata ricevuta dai capigruppo regionali ed erano volate parole grosse all’indirizzo di Rocco Palese, il capogruppo del Pdl. «Sono stato minacciato e accusato di cose infamanti e il responsabile morale e materiale è Vendola», dirà Palese in aula: riceverà la solidarietà del centrodestra, del presidente del Consiglio, Onofrio Introna, del Pd. Anche del governatore.

Ma ieri il Vendola della situazione è stato Fiore che ha tracciato la linea e rimesso la giunta con la schiena dritta al tavolo ministeriale: «Il piano di rientro è l’adeguamento dei servizi sanitari alla dotazione finanziaria del governo. Non dipende da sperperi, sprechi o altro. Il piano di rientro dipende — ha aggiunto Fiore — dal fatto che il governo dice ‘non dovete spendere un euro in piu’ di quello che io vi dò. E questo per noi significa tagliare servizi. La sospensione delle norme — ha spiegato l’assessore — è un atto che oltre che creare un danno ai lavoratori e alla Regione è una grave perdita di autonomia, uno scippo di decisionismo che il governo centrale ha ordito nei confronti della Puglia. Faremo il possibile per approvare quanto prima il piano di rientro — ha concluso Fiore — ma un attimo dopo faremo il possibile per riprendere il cammino di civiltà e di rispetto dei diritti al quale noi siamo molto affezionati».

Vendola racconta al Consiglio la giornata kafkiana di fine luglio, quella della firma negata. È chiaro che non si fida. E lo dice: «Come faccio a fidarmi? Il film è chiaro, per uno o mille peli nell’uovo, saremo castigati. Tremonti ci ha definiti una epidemia da bloccare». Da qui il tentativo di coinvolgere l’opposizione nella sottoscrizione di un ordine del giorno con cui chiedere al governo di stralciare dalle richieste il blocco delle internalizzazioni che anche il centrodestra pugliese aveva votato a febbraio. L’opposizione che si è astenuta sulle due leggi (internalizzazioni e riserve finanziarie per i deficit asl), ed ha abbandonato l’aula al momento del voto sull’ordine del giorno. «Il piano di rientro — ha detto Palese — è frutto delle inadempienze della giunta Vendola che ha usato le Asl come slot machine per favorire l’aumento del consenso elettorale della sinistra». E sulle internalizzazioni? «Nulla in contrario — ribatte Palese — ma che almeno avvengano nel pieno rispetto delle leggi».