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martedì 11 maggio 2010

Malasanità in carcere

Lettera aperta a Francesco Ceraudo, Presidente Associazione Nazionale Medici Penitenziari.

In carcere per non affogare devi lottare, devi lottare per qualsiasi cosa … e scrivere per far sentire la tua voce.
Nell’Ordinamento Penitenziario, all’articolo 11, si legge:
“L’assistenza sanitaria è prestata, nel corso della permanenza nell’istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli interessati.”
Invece, la sanità in carcere è cattiva, mostruosa e sadica.
Sono un ergastolano, un uomo ombra con l’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio, di cinquantaquattro anni e da quasi venti in carcere.
Passavo le mie giornate in carcere studiando, leggendo, scrivendo e facendo tutte le mattine, nell’orario dell’aria, una corsa di un’ora intorno al cortile del passeggio.
Correvo tutti i giorni, con il sole, il vento, la pioggia e a volte con la neve in faccia.
In questi anni, per almeno un’ora al mattino, mi sono sempre sentito un uomo libero perché i miei pensieri hanno sempre corso insieme alle mie gambe scavalcando il muro di cinta.
Dal mese di luglio 2009 non posso più correre: un problema al ginocchio mi sta impedendo di svolgere qualsiasi attività fisica.
Dal mese di luglio 2009 ho chiesto una risonanza magnetica o una semplice visita ortopedica, senza mai aver avuto nessun riscontro dall’attuale Dirigente Sanitario dell’Istituto.
Mi dicono che c’è d’attendere, che anche fuori i liberi cittadini attendono. Probabilmente è la verità, ma in carcere si campa con poco, con niente si muore: quella corsa che facevo al mattino mi teneva in vita.
Per almeno un’ora, quella corsa mi faceva sognare di correre nei campi pieni d’erba o nella sabbia delle spiagge del mare di dove sono nato.
Quella corsa mi aiutava a fuggire dalla mia pena che non avrà mai fine.
Ora le mie giornate sono ancora più tristi e vuote e la notte non riesco a dormire bene.
In tutti questi mesi ho chiesto a tutti e ho sollecitato a medici e a direttori, ma ancora nulla!
Chiedo solo, dopo oltre dieci mesi, una visita ortopedica e una risonanza magnetica per sapere che cosa ha il mio ginocchio e se ho la speranza di essere curato per ritornare un giorno a correre!

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto, Maggio 2010

lunedì 10 maggio 2010

PROPAGANDA E SIMBOLOGIE DELLA MORTE


Il revisionismo storico, voluto ed organizzato dallo Stato, sta mietendo le prime vittime.
I giovani oggi partecipano alla vita politica da veri e propri tifosi e non da militanti spinti da un NOBILE ideale. Troppe incongruenze, troppi slogan frutto di un’assillante corsa al voto, troppa frenesia di vittoria solo per un “godimento” personale.
L’estrema destra ormai è attiva nel parlamento italiano, da Roberto Fiore a Francesco Storace passando da Daniela Santanchè (complimenti al chirurgo plastico) finendo alla Alessandra Mussolini (bravissima show-girl), ma anche nella televisione pubblica e privata; paradossalmente non si parla più di incostituzionalità o di apologia del fascismo. Infatti per i nostri amministratori i vari movimenti o veri e propri partiti politici nati dagli ideali del ventennio non costituiscono una minaccia.
E’ di pochi giorni fa l’affissione a Nardò (LE) di un manifesto che onorava la morte del giovane militante di estrema destra Sergio Ramelli. Una gigantografia della croce celtica capeggiava al centro del manifesto, una scritta PRESENTE! (non vi ricorda qualcosa?) e ai piedi del manifesto una frase davvero commovente: “I tuoi camerati neretini”.
Recitava proprio così, nessuno si scandalizza, nessuno si chiede come sia possibile rispolverare senza nessun pudore parole e simboli che riecheggiano morte e terrore!
Per i giovani ragazzi di estrema destra, per esempio, la croce celtica, è questa la loro spiegazione, non è altro che il trapasso dalla vita alla morte. Nulla di più, solo questo.
Delle migliaia di morti che quel vessillo nazista ha provocato, nessuno si preoccupa. “Sono piccoli dettagli”.
Dobbiamo stare molto attenti, l’allarme è sempre più insistente e rumoroso.
Mi chiedo, come mai quel manifesto sia stato affisso su di un muro comunale, e ancora, chi ha dato l’autorizzazione a fare questo? forse sarà stata la “nostra” amministrazione comunale di centro-sinistra? (mi viene da ridere a ripensare alla parola centro-sinistra).
Inoltre mi è stato comunicato che lo stesso manifesto è stato fatto girare su facebook dai ragazzi della Giovane Italia Nardò.
Quegli stessi che pochi giorni fa hanno avuto le onorificenze sul Secolo D’Italia per l’iniziativa su Peppino Impastato (il 9 maggio 1978 il giovane compagno di democrazia proletaria e lotta continua fu ucciso dalla mafia).
Anche in questo caso le incongruenze sono tante: come fanno a ricordare una figura così importante, sia per la Sicilia che per l’Italia tutta, nella lotta alla mafia, quando il loro leader, il loro capo supremo, il nostro beneamato presidente del consiglio, dichiara che: “Vittorio Mangano è un eroe”.
Qui si parla di stupidità, stupidità figlia dell’arrivismo; non trovo altre spiegazioni.
Ritornando all’argomento centrale dell’articolo, vorrei capire in che modo si può agire affinchè queste manifestazioni destrofile possano avere fine.
Sono stanco di confrontarmi con ragazzini che non sanno nulla della storia del nostro paese ma che in compenso hanno un portachiavi con la celtica e una tessera nelle fila della Giovane Italia.
Sono stanco dei muri imbrattati da svastiche o croci celtiche, sono stanco della calcistizzazione della politica.
Stiamo molto attenti alla sventolio sfrenato di vessilli, dalla croce cristiana alla croce celtica: la storia e stata già scritta una volta.
Vorrei la fine della politica partitocratica e un inizio nuovo all’insegna del movimentismo e del buon senso.
Vorrei che i popoli si autodeterminassero senza i ladroni in giacca e cravatta, seduti sulle loro poltrone concesse grazie al nostro voto.
Non esistendo poteri buoni, vorrei che ogni individuo fosse libero di esprimere se stesso. Forse morirò con questa speranza, ma almeno continuo a sognare. Sogno e mi sento libero.
Se dicessi che vorrei un mondo senza leggi, la gente mi prenderebbe per pazzo ma ve lo posso garantire che le mie facoltà intellettive godono di buona salute.
Osserviamo in che mondo viviamo, miliardi di articoli, leggi e leggine e nessuno che le rispetta, i poveri aumentano in maniera esponenziale, l’odio etnico fa parte della quotidianità, la crisi che stringe sempre di più il cappio al collo e loro spendono 1.800.000 euro per un appartamento con vista sul Colosseo.
La Grecia è molto vicina.
E’ ora che la sinistra si dia una mossa, che i centri sociali e i movimenti anarchici escano allo scoperto per presidiare giornalmente le strade.
Non nascondiamoci più, i topi sono loro, non lasciamoli più campo.
Ricominciamo a mordere, la lotta sarà durissima.
Quanto dovrò aspettare ancora per vedere in Italia una vera rivoluzione che modifichi radicalmente sia la classe dirigente che la coscienza degli italiani?
Ragazzi di estrema destra e amministrazione comunale neretina è arrivato il momento di guardarci in faccia e di capire che la strada intrapresa è senza uscita.
Cominciano a provare un pò di vergogna.
L’amore tanto decantato dai ragazzetti di destra si ferma proprio davanti ad una celtica.
Ma come si fa a non avere rispetto dei morti ? probabilmente perché non lo si ha nemmeno per i vivi.
Cosa presenteremo alle future generazioni? Una storia già vista?
No, è arrivato il momento di cambiare.
Uniamoci e occupiamo le strade, la poesia è proprio li.

I MISTERI DELL’ADDAURA…

ANTONINO AGOSTINO ED EMANUELE PIAZZA: “SERVITORI DELLO STATO” UCCISI DALLA MAFIA CON LA COMPLICITA’ DELLO STATO!

GLI “EROI SILENTI”…


di Gaspare Serra
Accostare la Sicilia alla Mafia è un’operazione molto semplice, spesso scontata, a volte doverosa…
Parlare di Cosa nostra, denunciare i suoi malaffari e le inevitabili collusioni con la politica, però, non significa affatto “diffamare” questo territorio, “gettar fango” su un’intera regione e sui suoi cittadini!
Vuol dire, piuttosto, denunciare “il male” alla radice affinché venga finalmente diagnosticato e curato dalle Istituzioni e dalla Società civile insieme.


La Sicilia non è solo terra di “boss, picciotti e colletti bianchi”.
Quest’Isola “maledetta”, piuttosto, è soprattutto terra di gente per bene che ha lottato contro l’arroganza mafiosa, spesso pagando a caro prezzo il proprio coraggio, orgoglio o senso dello Stato.
Scorrendo il lungo elenco di protagonisti dell’antimafia vittime della mafia, dunque, non a caso si scopre una verità di certo scontata ma spesso sottovalutata: a morire per mano mafiosa sono spesso siciliani, gente onesta che pagato al prezzo della vita il proprio rifiuto a sottostare al racket mafioso o il coraggio di denunciare certi malaffari o il semplice adempimento del proprio dovere al servizio delle Istituzioni!

Spesso a rimanere nella memoria collettiva, però, sono solo in pochi: i giudici Facole e Borsellino su tutti, ad esempio, certamente protagonisti di una lotta a viso aperto contro la Mafia “fuori” e “dentro” le Istituzioni.
Così ragionando, però, si rischia di fare un torto imperdonabile alla storia: quello di dimenticare o sminuire il ruolo di tutti quei semplici cittadini per bene, mai arrivati alla ribalta dei giornali o della televisione, che hanno comunque contribuito a loro modo e in determinante alla stessa lotta di Falcone e Borsellino!


QUAL’E’ LA VERITA’ SUI FATTI DELL’ADDAURA?

In questi giorni, in particolare, sta emergendo un’altra verità sul fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone del giugno 1989, la quale:
- smentirebbe tutte le ricostruzioni all’epoca alimentate ad arte con la probabile complicità di uomini dello Stato (della Magistratura e dei Servizi deviati);
- e, soprattutto, riabiliterebbe la memoria di Nino Agostino ed Emanuele Piazza.

Nino ed Emanuele erano due giovani poliziotti palermitani che -rivelano solo adesso nuovi pentiti- hanno avuto il merito di sventare per tempo l’attentato esplosivo progettato ai danni di Falcone nella villa dove il giudice trascorreva le sue vacanze estive.
Proprio per questo, allora:
- Nino è stato brutalmente ammazzato a colpi di pistola (assieme alla moglie incita) appena 2 mesi dopo i fatti di quel giugno;
- mentre Emanuele è stato rapito e strangolato 9 mesi dopo il fallito attentato!
Nino ed Emanuele, dunque, sono morti fuori servizio ma a causa dell’esemplare “servizio” da loro svolto!

In tutta questa vicenda, però, la cosa che più indigna e lascia esterrefatti è il comportamento tenuto dallo Stato nei confronti di questi suoi servitori, evidentemente finiti nel mirino di quelle “forze oscure” dello Stato che lavoravano per “altri interessi”.
Nino ed Emanuele, così, sono stati per questo oggetto della peggiore infamia possibile (e più comune in questi casi): la delegittimazione, l’isolamento e il discredito!
In un primo momento, allora, sono stati addirittura sospettati di aver partecipato alla preparazione dell’attentato dell’Addaura (ossia, di essere “talpe” dello Stato in mano a Cosa nostra!).
Dopo la loro morte (ad opera certamente della Mafia, non sappiamo se su ordine di uomini di Cosa nostra o dello stesso Stato), invece, si è tentato di mettere a tacere la loro memoria depistando le indagini sui loro omicidi spacciandoli per fantomatici e improponibili “delitti passionali”!

Questa è la nuova verità che sta lentamente emergendo grazie allo straordinario lavoro di altri uomini dello Stato come i pm di Palermo Antonio Ingroia ed Erminio Amenio, che hanno riaperto le indagini sull’attentato dell’Addaura col supporto di nuove dichiarazioni di due collaboratori di giustizia.
Adesso, dunque, è venuto il momento che si faccia finalmente piena luce sulla vicenda!

Al sacrificio di Antonio ed Emanuele il nostro Paese deve “enorme riconoscenza”.
Ciò non per far mero sfoggio di “retorica”, bensì perché è loro merito quello di aver salvato la vita al giudice Falcone nell’89, consentendogli di proseguire ancora per qualche anno la propria preziosa attività antimafia.
Agostino e Piazza non sono degli eroi (e come tale, sono sicuri, non vorrebbero essere ricordati): sono soltanto un esempio di uomini dello Stato che hanno compiuto fino in fondo il proprio dovere, di uomini “di” e “con” valori!

Sul punto, invito a visionare:
- l’interessantissimo video-inchiesta realizzato da “la Repubblica” su: http://tv.repubblica.it/le-inchieste/la-verita-sull-attentato-a-falcone/46713?video
- e il sito costruito dal padre di Emanuele, Giustino Piazza, su: www.emanuelepiazza.it


PEPPINO NON E’ SOLO, PEPPINO NON E’ UNO!

In questi giorni, contestualmente, a Cinisi si riunisce il “Forum Sociale Antimafia” per ricordare:
- l’impegno antimafia di un altro giovane, Peppino Impastato
- e la lunga lotta per la verità della madre, Felicia Bartolotta.

Anche Peppino Impastato è stato assassinato dalla mafia, il 9 maggio del 1978, per ordine del boss Tano Badalamenti.
Anche intorno all’assassinio di Peppino, inoltre, non sono mancati i depistaggi e le collusioni Stato-Mafia:
- le forze dell’ordine, in un primo momento, hanno tentato di far passare l’omicidio per un suicidio o, addirittura, per un tentativo di attentato terroristico dalla stessa vittima orchestrato ma andato a male;
- e si sono dovuti attendere molti anni prima che le sentenze della Magistratura riconoscessero in Badalamenti il mandante del delitto.

Di Peppino Impastato, però, ce ne sono ancora tanti nel nostro Paese, spesso ignoti!
Di genitori come Felicia Impastato che da anni chiedono semplicemente verità e giustizia alle Istituzioni per i propri figli morti “ammazzati” apparentemente “senza un perché” ce ne sono ancora troppi!

Per questo il mio invito è quello di non perdere questa l’occasione di questa celebrazione (che si terrà a Cinisi dal 6 al 9 maggio):
- per ricordare tutti gli altri Peppino Impastato (noti e ignoti) che la storia siciliana ci ha lasciato;
- e per mostrare solidarietà e vicinanza ai familiari di Nino Agostino ed Emanuele Piazza (cosa che, credo, faccia più di ogni altra onore alla memoria di Felicia Impastato…).

sabato 8 maggio 2010

Stabilizzazioni precari Regione Puglia, la FP Cgil contro il Governo che impugna la legge


“E´ cominciata la rappresaglia del governo nazionale contro le politiche per il lavoro stabile della Giunta Vendola e della Puglia”. E´ il commento della segretaria generale della FP CGIL Puglia, Antonella Morga, rispetto alla decisione dell´esecutivo di impugnare la legge regionale che ha stabilizzato gli operatori della sanità. “L´instancabile Ministro Brunetta colpisce ancora e ora ha preso di mira le politiche della Giunta Vendola che fatto del lavoro buono e garantito la priorità dell´agenda politica.

L´invasione apposta contro i provvedimenti della amministrazione regionale pugliese, per sospetta incostituzionalità, sono a nostro parere illegittimi perché intervengono in una potestà che è completa prerogativa regionale, così come garantito della riforma del titolo V della Costituzione. Si tratta di materie che riguardano la esclusiva competenza regionale e che si occupano di organizzazione e gestione del SSR”, sottolinea Morga.

I provvedimenti che sono stati approvati in Puglia “e che riguardano percorsi di stabilizzazione dei precari di vari Enti regionali e la proposta di assunzione di personale esternalizzato, attraverso la costituzione di società in house afferenti alle ASL pugliesi, hanno seguito e rispettato procedure e norme che assegnano alla Giunta tale potestà”. In particolare per circa 8 mila lavoratori, che sarebbero coinvolti nel processo di internalizzazione di servizi nelle società a totale capitale pubblico delle ASL, “si fa presente che la contestata Legge n. 4/2010 ha inserito una norma definita clausola sociale per evitare che si determinassero estromissioni di personale ,ormai permanentemente occupato attraverso appalti esterni, dalle strutture sanitarie pugliesi”



Noi difendiamo le norme approvate dal governo regionale pugliese e diciamo a Brunetta. Conclude Antonella Morga, “così come lo diciamo a Fitto e Berlusconi, di tenere giù le mani dalla Puglia e dalle leggi che garantiscano un futuro stabile, lavoro a tempo indeterminato, legalità, trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. La Giunta pugliese non si farà intimidire dalle prese di posizione del Governo nazionale e bene ha fatto a proporre nella ricorrenza del 1° Maggio la opposizione al provvedimento del Ministro della P.A.”

LA FP CGIL della Puglia ritiene l´operato della Giunta Vendola in linea con le rivendicazioni sindacali che valorizzano il lavoro ed i servizi pubblici,che ritiene per il SSR i processi di esternalizzazione dei servizi antieconomici, inefficaci nella qualità e palesemente lesivi dei diritti degli operatori interessati.

Per sostenere la prosecuzione del processo di internalizzazione da parte della Giunta regionale la FP CGIL agirà ogni possibile azione a sostegno di provvedimenti che emancipano i cittadini pugliesi dalla schiavitù, dal sottosalario, dal precariato e perché sia pienamente affermato il diritto alla salute,attraverso la garanzia di prestazioni e di lavoro di qualità .

da GrandeSalento.org

Il fiasco del Blocco Studentesco

Grande flop per i neofascisti del Blocco Studentesco: in piazza della Repubblica arrivano, invece delle 5mila persone previste dagli organizzatori, solo in alcune centinaia, sicuramente meno di mille. Numerosi i camerati accorsi da tutta la penisola, a dare forfait è stata quella fantomatica "base studentesca" di cui tanto Casa Pound si faceva vanto... Il leaderino Polacchi al microfono sbraita, e dopo un dovuto ringraziamento al Pdl, che tanto si era speso negli ultimi giorni affinchè venisse loro concessa una piazza, leva finalmente la maschera dichiarando "coloro che ci contestano sono infami come i loro nonni partigiani".

Nel frattempo migliaia di persone, soprattutto studenti, animano il presidio antifascista in piazza Santi Apostoli: numerosi i cortei che partono dalle scuole superiori capitoline per raggiungere la piazza, mentre un centinaio di studenti universitari fa un blitz al ministero dell'istruzione per denunciare connivenza e protezione garantite dal governo e dalle forze dell'ordine al Blocco.



Il commento di Giuliano Santoro su Carta
In piazza c'è Casa Flop: pochi neofascisti a Roma

Poche centinaia di estremisti di destra in piazza a Roma per la «manifestazione nazionale» di CasaPound e del Blocco studentesco. Il «fascisti del terzo millenio» falliscono alla prima prova della piazza.

Mesi di preparazione, sparate mediatiche, manifesti aulici, appelli trafelati e slogan fascistoidi per un flop clamoroso. La «manifestazione nazionale» di CasaPound e della sua organizzazione Blocco studentesco si è rivalata un fallimento: qualche centinaia di «fascisti del terzo millennio» hanno occupato a fatica - disponendosi radi e sprecandosi in bandieroni e fumogeni per dare un segno di vita - un pezzo di piazza della Repubblica. Dall'altra parte di via Nazionale, almeno duemila antifascisti riempivano piazza Santi Apostoli.

Chi conosce la geopolitica del rancore dei gruppuscoli della galassia dell'estrema destra aveva previsto che CasaPound, alla sua prima vera manifestazione di piazza, avrebbe deluso. Fino ad ora i neofascisti si erano limitati, oltre che a campagne aggressive contro studenti e antifascisti, ad azioni simboliche di «squadrismo mediatico» [scimmiottamento della «guerriglia comunicativa» dei movimenti], ad attacchinaggi selvaggi e alla produzione in serie di tshirt con slogan mutuati dal ventennio. Ieri, con sprezzo del ridicolo, i dirigenti del gruppo avevano annunciato «Saremo cinquemila». Alle 12, nei forum di CasaPound si riconosceva a mezza bocca «Siamo circa duemila». Poi sono arrivati i racconti di chi ha visto la manifestazione: «Sono cinquecento, non di più».

Dall'altra parte, a piazza Santi Apostoli, assieme ai centri sociali e ai partiti della sinistra, c'erano gli studenti delle scuole superiori e delle università, che questa mattina erano andati al ministero dell'istruzione di Trastevere mostrando una foto dell'incontro tra Maria Stella Gelmini e i dirgenti del Blocco studentesco. «Siamo qui per ricordare che CasaPound è funzionale ai tagli alla formazione e alle politiche antisociali del governo», hanno spiegato. C'erano anche quelli del «popolo viola»: «Chiediamo a tutti i cittadini democratici di vigilare e denunciare - affermano i viola - documentandolo anche fotograficamente, su ogni atto di apologia del fascismo che si verifichi durante la manifestazione». «I ‘fascisti del terzo millennio', come amano essere chiamati, hanno definito infami i partigiani minacciando di ‘distruggere' chi li attacca», sottolinea invece la parlamentare del Pd Ileana Argentin. E Fabio Nobile del Pdci ha ricordato che quelli di CasaPound «inneggiano a Salò, al ventennio, al duce e che fanno manifesti con le squadristi del ‘22 definendoli la squadra del cuore».

Ma, il flop della manifestazione neofascista non è solo numerico, è anche politico e comunicativo. Fin dalla sua comparsa, CasaPound ha cercato di sottrarsi dal ghetto dell'estrema destra, facendo sfoggio di iniziative culturali ambigue e parole d'ordine che cercano di riesumare il fascismo più «rivoluzionario» delle origini. Ma questa operazione, cui qualche mente illuminata ha abboccato, è completamente fallita grazie alla costante opera di denuncia e informazione che i movimenti sociali hanno portato avanti in questi anni. Tutti i giornalisti, anche i più distratti, non hanno potuto fare a meno di notare che si tratta di «neofascisti». Un impianto che si voleva teorico e che è stato quantomeno propagandistico, quello che risale alle velleitarie «terze posizioni», è stato sbugiardato clamorosamente. In piazza della Repubblica, a Roma, c'erano i fascisti: tutti hanno dovuto ammetterlo. Non era una manifestazione «normale», magari di giovani un po' esuberanti: trattavasi di neofascismo, di un movimento estremista che costruisce la sua nicchia lucrando sugli effetti peggiori del tele-populismo berlusconiano. E il fatto che, nonostante gli appoggi del partito di governo, l'estrema destra non riesca a uscire dalla sua nicchia, è una buona notizia per tutti.

da Infoaut

Dal Duce a spese nostre

di Gianluca Di Feo
Con i contributi pubblici per l'editoria, Ciarrapico pagava anche le trasferte dei neofascisti sulla tomba di Mussolini a Predappio. Un risvolto inedito emerso dall'indagine della procura di Roma

Tutti dal Duce, tanto paga lo Stato. Giuseppe Ciarrapico siede nel parlamento della Repubblica nata dalla sconfitta del fascismo ma non ha mai negato la sua passione per la camicia nera. E questa sua dedizione alla causa mussoliniana emerge anche dall'indagine della magistratura, che lo accusa di avere frodato ventidue milioni di euro: soldi pubblici destinati a sovvenzionare l'editoria e ottenuti mentendo sui conti e sulla reale proprietà del suo impero editoriale.
In un file intitolato "Edizioni Giuseppe Ciarrapico" contenuto in una pen drive sequestrata nel 2007 dalla Guardia di Finanza a una collaboratrice dell'attuale parlamentare Pdl, si scopre il vero uso di un fido da 75 mila chiesto per «un'iniziativa editoriale relativa a un'opera di Gianpaolo Pansa». Pansa è l'autore, tra l'altro, de "Il sangue dei vinti" sulle esecuzioni sommarie commesse da alcuni ex partigiani all'indomani del 25 aprile 1945. Ma Ciarrapico ha liberamente interpretato la questione organizzando con i quattrini dello Stato (il fido sarebbe stato saldato con i contributi per l'editoria) una grande gita collettiva al sepolcro di Benito Mussolini.

In questa contabilità parallela si scrive infatti che con il fido viene pagata una trasferta in autobus a Predappio. Il file riporta due voci: "10.780 euro per pulmann Predappio" e "7.370 Rosati per servizio Predappio". La seconda spesa dovrebbe indicare un servizio di catering fornito dal bar Rosati di Piazza del Popolo, che secondo le indagini appartiene allo stesso Ciarrapico ed è uno dei più noti della capitale.

Sul Web c'è ancora traccia di una comitiva organizzata il 28 ottobre 2007 dalla associazione Campo della Memoria, «d'accordo con il dottor Giuseppe Ciarrapico, la X Mas e la federazione combattenti Repubblica sociale». Sono le principali organizzazioni di reduci repubblichini, molto care a Ciarrapico: gruppi che non raccolgono soltanto veterani novantenni che scelsero di andare a Salò ma hanno una platea crescente di giovanissimi neofascisti come dimostrano i siti che hanno rilanciato la trasferta a Predappio.


A Predappio si va per un solo motivo: "Rendere omaggio alla tomba di Benito Mussolini", come spiega l'annuncio della comitiva. La data poi ha un forte valore simbolico: è quella del 85mo anniversario della marcia su Roma, la fine della democrazia. L'avviso rimasto sulla Rete offre un autobus cinquanta posti per i camerati romani. Ma dalla spesa si può dedurre che i fan del Duce partiti grazie alla sovvenzione del "Ciarra" dovevano essere parecchi: almeno tre pulman.

Ai magistrati della procura di Roma tutto questo interessa per dimostrare tutta la falsa contabilità con cui - secondo l'accusa - il parlamentare si sarebbe fatto consegnare 22 milioni di euro di denaro pubblico: fondi destinati ad aiutare l'editoria e finiti indirettamente anche per pagare i picnic in camicia nera. Perchè anche il fido servito a finanziare la spedizione repubblichina poi confluiva in quei bilanci beneficiati dal denaro dei contribuenti italiani.

E in tema di saluti romani nell'ordinanza dei giudici c'è la ricostruzione di un altro episodio diventato celebre: i manifesti fatti stampare da Ciarrapico nell'autunno 2007 contro la svolta antifascista di Gianfranco Fini e affissi in tutte le strade di Roma. Poster che mostravano il leader di An con il braccio teso e la scritta "Fini, una garanzia ideale e politica". Quando la Digos convoca il responsabile della tipografia per interrogarlo come testimone, Ciarrapico gli telefona e lo invita a tacere. Viene intercettato mentre lo apostrofa: "Tu gli devi dire che non hai motivo di rispondere...Io non devo rendere conto a nessuno...Rendo conto al mio amministratore delegato che è il dottor Giuseppe Ciarrapico". E dopo l'interrogatorio, il "Ciarra" chiama direttamente la questura per protestare: «Nella mia azienda è stato prelevato un dipendente...». Sostiene che questo era avvenuto senza informare l'autorità giudiziaria «circostanza appresa direttamente dal procuratore capo di Frosinone». Solo sei mesi più tardi Francesco Storace rivelò che i manifesti erano opera di Ciarrapico: «Mi ha telefonato e mi ha detto: Hai visto cosa gli ho fatto...».
(05 maggio 2010)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dal-duce-a-spese-nostre/2126298&ref=hpstr2

da Antifa

venerdì 7 maggio 2010

“La Puglia stabilizza, il governo precarizza”. Manifesto provocatorio di Sel

Il governo ricorre alla Corte Costituzionale contro la Regione Puglia che ha “internalizzato” nelle Asl per legge i dipendenti di cooperative e società che operano nel settore sanitario. Sinistra, Ecologia e Libertà, il partito del governatore Vendola, risponde con un manifesto provocatorio: “La Puglia stabilizza. Il governo precarizza”.

Sarà questa la prima iniziativa del neocostituito gruppo di Sel nel Consiglio regionale pugliese. Lo ha annunciato il consigliere Michele Ventricelli, in una conferenza stampa di presentazione dei dieci consiglieri del gruppo consiliare.


“Faremo in modo che la giunta Vendola sostenga in sede di Corte Costituzionale questa legge importante – ha aggiunto Ventricelli – anche con un’azione sul territorio. Sarà una battaglia che faremo tra la gente”. Il consigliere ha parlato di “un’iniziativa di qualità, in continuità con quanto fatto finora: la legge che consente d’internalizzare i lavoratori dipendenti delle aziende esterne della sanità ha come obiettivo quello di dare maggiore stabilità e sottrarre dalla precarietà economica”.

Il governo Berlusconi ha già presentato un altro ricorso contro la Regione Puglia in Corte Costituzionale: l’esecutivo non vuole infatti accettare la legge regionale che si oppone all’installazione di siti nucleari sul territorio pugliese.

giovedì 6 maggio 2010

Grecia in fiamme: la popolazione non vuole pagare la crisi!


Centinaia di migliaia persone scendono in piazza ad Atene contro gli accordi costruiti sulle teste del popolo greco. 3 morti accidentali per l'incendio scoppiato in uno degli edifici parlamentari. La protesta contro il piano di austerità imposto da Ue e Fmi incendia la Grecia e preoccupa un'Europa che finora ha visto solo la questione finanzaria.

Nel giorno del nuovo sciopero generale contro il governo Papandreu e le politiche di ristrutturazione concordate con FMI e UE, la Grecia si ferma. E non sta a guardare. Violentissimi scontri sono in corso nei pressi del Parlamento.Neanche la polizia resta inerme, caricando violentemente il grande corteo che attraversa Atene, dopo aver tentato di disperdere i manifestanti a botte di lacrimogeni. Gli scontri si sono concentrati nell'area centrale del Parlamento, dove almeno un edificio è in fiamme. La mattina è cominciata subito con una clima da guerriglia urbana ad Atene mentre si formava l'immenso corteo. Nella capitale i manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro negozi e banche e hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza attorno al Parlamento lanciando pietre e bottiglie. La polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni e granate stordenti. Un palazzo del centro attaccato dai manifestanti è stato evacuato dopo che è scoppiato un incendio. Fiamme anche in una una banca colpita da una molotov dove tre persone sono morte. Manifestazioni e scontri sono in corso anche a Patrasso e Salonicco.

La posta in gioco è sul chi dovrà pagare la crisi e sul futuro dei diritti sociali nel paese all'alba delle nuove crisi in Portogallo e Spagna E, come alcuni analisti indicano, in Italia. La rabbia degli uomini e delle donne greche si sta concentrando contro le principali istituzioni statali e bancarie del paese, individuate come le reali responsabili del disastro in atto, senza però dimenticare la natura sistemica e strutturale della crisi in corso. Il popolo greco sta dimostrando di non essere disposto a subire l'applicazione di oltre 110 miliardi di euro in tagli allo stato sociale e aumento della tassazione diretta e indiretta. Lo sciopero generale, iniziato ieri dal sindacato del pubblico impiego Adedy, a cui si è aggiunto oggi il settore privato ha praticamente paralizzato il paese.

L’oggetto della protesta è il piano anticrisi messo a punto dal governo Papandreou, definito da lui stesso ‘lacrime e sangue’. Per le retribuzioni si provvede all’abolizione di tredicesima e quattordicesima, licenziamenti più veloci dei dipendenti attraverso l’adozione di contratti di lavoro elastici. Le pensioni subiscono un ulteriore congelamento, ed è stato progettato un sistema di scivolamento, in tre anni, verso l’innalzamento dell’età pensionabile, livellando anche il limite d’età tra i due sessi; stabilita, inoltre, la perdita dei bonus per i pensionati sotto i sessant’anni, mentre entro il 2018 i fondi pensioni, al momento numerosi e non regolamentati, verranno accorpati i tre grandi unità. Quello di ieri e di oggi è il terzo sciopero generale in pochi mesi, e come sembrava promettere, è effettivamente il più partecipato degli ultimi anni. Si parla di centinaia di migliaia di persone scese in piazza: dalle 3 alle 500.000 nella sola Atene secondo gli organizzatori.


•Una diretta dal corteo con Mariangela, insegnante ad Atene (h 12.30)

A proposito di colpe e responsabilità

Giornali e media mainstream non mancano in queste ultime settimane di accompagnare la crisi greca con tanto di commenti ed editoriali su quali siano le gravi responsabilità della crisi greca e sul perché il sistema europeo dovrebbe o meno finanziare con "aiuti" un ipotetico risollevamento delle finanze elleniche. Nessuno sembra però preoccuparsi di spiegare come avverrebbe questo finanziamento. C'è da credere che molta parte di questo, uscito dalle porte europee, rientrerebbe presto dalle finestre di quelle stesse banche (in specie anche tedesche) lasciando alle popolazioni locali nient'altro che anni di sottomissione alle nuove regole dei piani di aggiustamento, senza alcuna vera possibilità di ripresa, così stanti le regole generali.

Negli ultimi due decenni la Grecia ha visto una veloce mutazione della propria composizione sociale senza che a questa sia corrisposto un parallelo piano di sviluppo. La distribuzione e gli introiti (in bustarelle, tangenti e clientelarismo) permessi e sviluppatisi intorno all'evento olimpico hanno contribuito non poco a creare l'illusione di un'economia sviluppabile esclusivamente intorno a turismo, servizi e micro-imprese.

Come riportato oggi su Carta:

"La Grecia ha un settore pubblico tra più sviluppati, a livello percentuale, d’Europa, e ora che i nuovi ‘metra’ minacciano la maggioranza degli appartenenti al settore, la protesta s’irrobustisce. [...] La Grecia, a detta di tutti i suoi cittadini, ha sempre sofferto della mancanza dell’industria, di un polo attrattivo forte intorno al quale far crescere una nazione, e vedeva nel turismo e nelle microimprese un potenziale inizio di salvezza. «Le politiche seguite dal governo portano i lavoratori e la società alla povertà, alla miseria, all’insicurezza,mentre sostengono e fanno crescere i privilegi delle potenze economiche, delle banche e delle imprese», così Adedy presenta la due giorni di sciopero. Sono le misure straordinarie di Papacostandinou e Papandreou per riuscire ad ottenere gli aiuti europei e rimettere in sesto l’economia. Gli interventi rischiano di creare un doppio disastro, nei rapporti internazionali e nella nazione stessa. Unione Europea e FMI hanno erogato gli aiuti, ma al prezzo di un’umiliazione politica della Grecia nel panorama europeo e dell’ancora più grave incertezza degli analisti, come Moody’s, riguardo all’efficacia che avranno gli aiuti a la loro distribuzione".


Dall'altra parte della barricata però, è cresciuta, specie negli ultimi anni, una nuova generazione precaria e soggettivamente poco disponibile a pagare i costi di una crisi di cui non capisce (né è interessata a capire!) i meccanismi. Una generazione che ha però le idee fin troppo chiare circa le finalità nemiche di politiche economiche che non fanno i suoi interessi. Staremo a vedere! Certo però le preoccupazioni della Merkel («Sulla Grecia si gioca il futuro dell'Unione europea») non possono che essere rovesciate - da parte nostra - in speranza aperta sul futuro circa pratiche massificabili d'indisponibilità e non collaborazione con i differenti (ma complici) ceti politici nazionali.

P.s: Certo la morte non voluta di 3 persone causata da una pratica degli obiettivi discutibile non mancherà di laciare il segno in un contesto segnato da percorsi sociali radicali in via di massificazione. Certo si tratta di effetti "collaterali e involuti". Resta il fatto che le conseguenze saranno purtroppo pagate da tutto il movimento d'opposizione greco ai piani di aggiustamento strutturale costruiti sopra le sue teste!

da Infoaut

Penne in equilibrio indifferente e fascisti che scagazzano: in memoria di Carlo Giuliani, ragazzo!


di FF
Quando leggi sulla bacheca Facebook di un Direttore di giornale, Paride Leporace de "Il Quotidiano della Basilicata", il commento di una terza persona secondo la quale “Carlo Giuliani ha cercato la morte e purtroppo l'ha trovata”, un brivido freddo ti assale e il sangue torna tutto al cervello. Non puoi credere che ancora esista ciurmaglia di questo tipo. Invece è scritto proprio così, nero su bianco, anche se la carta é solo digitale. Ed allora tu, che quella stagione politica la conosci abbastanza bene, che hai visto e rivisto mille e più volte il peso morto di Carlo per terra, devi fare qualcosa. E rispondi a tono, perché in quel momento difendere la memoria di Carlo é difendere una memoria collettiva, parare l'ennesimo oltraggio, e scrivi: " 'ha cercato la morte'? Ma come parla questo qui!?
Semmai é il mercenario Quattrocchi, la cui citazione diventata famosa grazie al tam-tam fascistoide fa bella mostra sul blog del signor Panuccio, ad aver cercato la morte. Carlo Giuliani é morto ammazzato ed alla sua morte una poliziotta ha esultato al walkie-tolkie: "1 a 0 per noi". Si vergogni Panuccio...”. E tu pensi che sia finita lì, invece un altro energumeno della vergogna si fa avanti, e lo sostiene questo signor Panuccio Giovanni: “Perfettamente in accordo con Giovanni. PARTIAMO DALLA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA : Il carabiniere che nel luglio del 2001 ha ucciso durante il G8 di Genova Carlo Giuliani , non ha fatto un uso sproporzionato della forza e per questo non c'è stata alcuna violazione dell'articolo 2 della Convenzione Europea sui diritti umani. Lo hanno deciso all'unanimita' i giudici della Corte Europea dei diritti dell'uomo, motivando come il carabiniere abbia sparato per difendersi da una aggressione che avrebbe potuto essere mortale e per difendere la sua vita e quella dei suoi colleghi. Visto che mi piace affrontare le cose in modo chiaro, chiarisco subito la mia posizione in modo netto sul G8 di Genova. Sono stufo, infatti, dell'utilizzo parziale di fb, soprattutto da parte di quelli che attaccano gli organi tradizionali di informazione e poi loro stessi ne fanno un uso scorretto. C'e' gente, tra noi, che ha paura anche della sua ombra. Leggendo alcuni commenti di utenti, mi sono rafforzato nella triste convinzione che ogni popolo ha la classe politica che si merita. Ecco la mia posizione sulla vicenda :sono solidale con il 99% delle forze dell'ordine, come lo sono con la magitratura, ma non posso non rilevare in modo inconfutabile, di come all'interno della Diaz e a Bolzaneto, ci sia stata una sospensione democratica delle garanzie costituzionali. Furono commesse violenze e crimini insopportabili, misfatti da regime argentino. Prendo atto , con soddisfazione, delle condanne emesse dalla magistratura italiana nei confronti di coloro che sono stati ritenuti colpevoli. Pene forse troppo lievi, ma comunque condanne ci sono state. Sarei anche favorevole ad una Commisisone di Inchiesta sui fatti di Genova, se non fossimo in Italia. Questa richiesta ipotizzata in modo trasversale dal Parlamento, mi ricorda quella vergognosa proposta dal mafioso Dell' Utri sulle stragi del 92 e del 93. Andiamo quindi avanti, ma non criminalizziamo tutte le forze dell'ordine. Sarebbe semplicistico e sbagliato. La morte di Carlo Giuliani, come stabilito in modo ineccepibile dalla Corte Europea, merita invece un discorso a parte e affonda le sue radici in questioni antropologiche e culturali. Carlo Giuliani era una personalita' interrotta, un perditempo, un fallito, un ragazzo con problemi di droga e di giustizia. Una persona incapace di relazioni sentimentali stabili, una persona condizionabile dal gruppo, una persona che ha rappresentato benissimo, purtroppo fino al suo tragico epilogo finale, quel distacco con la realta' che possiamo riscontrare in molti giovani del nostro tempo. Insignificanti nella loro dimensione personale, forti, dissacratori e violenti, nel branco. Il suo esempio negativo, l'esempio negativo di come un figlio non debba essere, '' de facto'', abbandonato dalla famiglia, ed educato in questo barbaro modo, andrebbe spiegato ai ragazzi delle scuole medie. Se avesse passato meno tempo in ambienti non antagonisti, anziche vegetare e maturare programmi omicidi in qualche squallido ed illegale centro sociale, forse non staremmo parlando della sua morte. La sua famiglia, se cosi' si puo' chiamare questo modo ad intermittenza di prendersi cura del proprio figlio, non lo ha cresciuto ed educato all'insegna di sani valor riferimento : solidarieta', gratuita', altruismo, rispetto verso il prossimo. Non hanno favorito la sua naturale capacita' di relazione con con la societa'. Lo hanno infarcito , quotidianamente, di becera ideologia, lo hanno cresciuto nel rispetto fasullo di quegli ideali di comunismo, nei quali avevano fondato loro stessi la propria misera ed inutile esistenza. Anticlericalismo spicciolo, cinismo, indifferenza, aggressivita, contestazione. Non lo hanno fatto crescere, non lo hanno minimamente responsabilizzato, lo hanno gradualmente ed irresponsabilmente perso nel difficle cammino della sua esistenza. Anticlericalismo spicciolo, cinismo, indifferenza, aggressivita, contestazione. Non lo hanno fatto crescere, non lo hanno minimamente responsabilizzato, lo hanno gradualmente ed irresponsabilmente perso nel difficle cammino della sua esistenza. Questi non sono genitori, sono esseri spregevoli. Anziche' piangere il figlio con ''pietas, anziche' chiedersi conto del loro fallimento assoluto come genitori, hanno preferito buttarsi in politica, hanno preferito svendersi e sottoporsi al clamore mediatico, scaricando le responsabilita' del loro figlio e le proprie, contro tutto e tutti. Una vergogna, uno schifo....! Aborro questo modo di fare il genitore, sono lontano anni luce da queste dinamiche malate.Parentesi : ho gia' avuto modo di esprimere tutta la mia solidarieta' verso i manifestanti pacifici...”.

Ed eccolo Panuccio, che torna alla carica più rozzo di prima: “ Ho di che vergognarmi, ma non di questo, Fumarola. Giuliani stava per scagliare violentemente un corpo contundente verso un carabiniere che ha reagito sparando. Si chiama "legittima difesa". Confermo il "cercato la morte" ed il "purtroppo ha trovato". Quattrocchi è andato a fare in Iraq un lavoro molto ricercato anche dalle organizzazioni non governative con simpatie antioccidentali anche se giustamente aborrito dalle persone totalmente sane di mente. Ma la sua vita e le sue opere m'interessano fino ad un certo punto: m'interessa il modo nel quale ha saputo morire e che considero esemplare per chiunque si venisse a trovare nella sua situazione”.
Non ci posso credere: ancora ciarlano questi infami! E tu replichi: “Ma come si permette questo Mastronardi. Imbecille e perditempo sarà lei...Si vergogni...Lei ed il signor Panuccio siete due infami destri. Carlo Giuliani era un compagno, un ragazzo che credeva in una società giusta, di persone perbene, che manifestava per la pace, per la libertà e lo hanno ammazzato come un cane. Come è stato ammazzato Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, come sono stuprate nei CIE le immigrati o manganellati i manifestanti a Chiaiano o in Val di Susa. Si verognino Mastronardi e Panuccio...Invito il Direttore Leporace a disfarsi di questo canagliume imbeccille e fascista...Se non lo farà andrò via io....non ho bisogno di interloquire con merda umana. P.S. per la cronaca Giuliani non era un drogato..Drogati siete voi, destri infami!”.
Di nuovo il Panuccio, più scagazzante che mai: “Intanto segnalo il suo account per attacchi personali”. TU, tu avresti attaccato “alla persona!”. Intanto lo rassicuri: “segnala, segnala....sei un fascista...segnala....”. E torna l'altro, il Mastronardi, con nuove specifiche: “ Francesco, il suo linguaggio la contraddistingue.Io sono un liberale di sinistra. La foto del mio profilo e' quella di Piero Gobetti, pensatore, filosofo e politico ucciso dai fascisti.P.S. Il suo linguaggio ed i suoi insulti, sono la dimostrazione tangibile che zero, piu' zero, piu' zero, da' sempre zero. Lei e' un '' finto'' democratico cheinvita il padrone di casa, e per giuNta uno stimato giornalista e scrittore, ad effettuare una pietosa censura. P.S. Lei non mi intimorisce, ho uno spiccato senso di legalita', ho in famiglia un giudice, anzi un presidente di sezione stimato da tutti, uno che non ha svenduto la sua toga per fini politici. Rivendico ogni parola detta. Lei faccia quello che vuole.....Caro direttore,
ho appena segnalato alla Polizia Postale gli attacchi personali e gli insulti gravi e diffamatori che mi sono stati rivolti dal signor Francesco Fumarola dalla sua bacheca. A difesa della mia onorabilita', mi riservo di rivolgermi al mio legale, onde verificare se ci siano, come mi sembra, gli estremi per una querela penale. Buona serata. Con immutata stima”.
TU, tu lo insulti. Insulti LUI che ha sul profilo la foto di Gobetti..TU, tu lo intimorisci, intimorisci la persona per la quale Giuliani Carlo era una “personalita' interrotta, un perditempo, un fallito, un ragazzo con problemi di droga e di giustizia” mentre la sua famiglia [“se cosi' si puo' chiamare questo modo ad intermittenza di prendersi cura del proprio figlio”, ndr] “non lo ha cresciuto ed educato all'insegna di sani valor riferimento : solidarieta', gratuita', altruismo, rispetto verso il prossimo”.
Incredibile! E ti dici: “prima o poi il Direttore arriva e gliene dice quattro!”. Eccolo, é lui, il Direttore: “La mia bacheca si contraddistingue per la pluralità di opinioni che raccoglie e utili alla mia persona e al mio lavoro. Osservo un linguaggio poco civile da parte di Francesco (conosco gli ardori della passione) e trovo poco liberale appellarsi alla polizia postale per una dire polemica come intende fare Gianluca”. Tutto qui Direttò? Una parolina, un commento interessato? Solo una lezioncina delicata di bon ton ed un invito al fascio scagazzante di non rivolgersi con leggerezza alla polizia postale? E nel merito? Che cosa ci può dire sulle insinuazioni di questa gentaglia, nulla? Tutti accademici della Crusca, vero?
Carlo Giuliani vive, e nei nostri cuori...ed il suo esempio brilla sulle teste di tutti.
Si vergognino coloro i quali ne infangano il nome e, parimenti, si vergognino gli indifferenti. Ricorda la citazione di Gramsci, Direttò?

Da: Mercante di Venezia

da Indymedia

La destra sociale da Salò a Tremonti»


di Guido Caldiron.(ManifestoLibri)
«Mentre la crisi economica divide i lavoratori e rievoca oscuri fantasmi ideologici, le parole d'ordine della destra sociale, le reazioni identitarie e i nuovi comunitarismi regressivi prendono sempre più piede. Questo libro cerca di rintracciarne nel passato le radici e i dispositivi tuttora operanti nel
liberismo populista italiano e nelle forze politiche che ne sono espressione».

Ne discutono l’autore e Alessandro Portelli, docente di letteratura angloamericana, giornalista e scrittore.

Giovedì 6 maggio ore 21

Astra19, via Capraia 19, Tufello

Horus Project

...VERSO IL 7 MAGGIO, BLOCCA IL BLOCCO!
ROMA RIFIUTA LA GIOVINEZZA DEL POTERE


da GlobalProject

Armeni, Azzaro, Sansonetti, Pace, Colombo, Bordin: INFAMI!


Ecco l'appello di alcuni giornalisti de "Gli Altri" (ex: l'Altro) a sostegno di Casa Pound. Sansonetti & c. hanno decisamente passato il segno! E questa cosa non può passare sotto silenzio... Una cosa è aver da ridire circa un'opposizione a Casa Pound che a Roma si è solo più in grado di fare a mezzo questure, altro intercedere per il loro "democratico" diritto di manifestare.

Del resto, con chi ha dietro le spalle il disatro editoriale(-politico) di Liberazione, l'ancoraggio dentro i peggiori talk-show pomeridiani, il plauso ad una liberazione sessuale "conquistata" a mezzo de "L'isola dei famosi" (quando è in questi programmi che si compie la più completa esposizione mercificata dei corpi) è davvero difficile pensare di averci ancora qualcosa da spartire.


Spendersi però pubblicamente per la difesa di nazi-fascisti (quando ogni difesa pubblica di compagn* incriminati per generica "violenza" - magari per antifascismo - viene prontamente snobbata) è decisamente un'altra cosa. Certo non è la prima volta che succede ma quando si passa il segno, bisogna dirlo e chiudere tutti i ponti.

Non ci sembra ci sia altro da aggiungere al sottostante commento del blog di Baruda:

ORA VOMITO!

NON HO PAROLE!
ADESSO ABBIAMO PROPRIO SUPERATO TUTTI I LIMITI!
CHE SCHIFO, VERAMENTE SENZA PAROLE

Il comunicato della vergogna:

Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni. Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l'aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato.

Firmato: Ritanna Armeni, Angela Azzaro, Massimo Bordin, Andrea Colombo, Lanfranco Pace, Piero Sansonetti

da Infoaut

mercoledì 5 maggio 2010

La polizia non ama l’ironia


Il 30 aprile si è svolto a Lecce, in pieno centro, un presidio antireligioso con mostra, volantinaggio, megafonaggio. Si era in piazza a parlare di sessualità, aborto, libertà personali, oscurantismo. Tutte questioni ossessivamente trattate dalla Chiesa con l’intento di intromettersi violentemente nell’intimità di ognuno. Fin qui niente di strano se non che i terribili manifestanti, per divertirsi un po’, offrivano anche un piccolo menù a base di vino della madonna, pen di spagna, caramelle del libero amore, ostie sconsacrate. Inoltre un po’ di giochi divertenti allietavano il pomeriggio assolato della bigottissima e borghesissima Lecce città. Ma si sa, gli sgherri in divisa non amano divertirsi se non massacrando di botte i malcapitati che finiscono nelle loro caserme e nei loro commissariati, così hanno gridato allo scandalo.Vilipendio, vilipendio, questo è vilipendio! Così, dopo che alcuni digossini avevano tentato di filmare con una videocamera una foto di Ratzinger che veniva bersagliata di freccette da manifestanti e passanti, ed essere stati allontanati dal presidio, hanno ben pensato di intervenire in forze, addirittura con caschi alla mano per prendersi la vituperata foto. Tutto questo mentre decine di persone passeggiavano e potevano rendersi conto dell’agire violento e censorio della polizia, diretta in quel momento dal vicequestore e capo della Digos Raffaele Attanasi, il quale, non pago dello scompiglio creato, ha anche minacciato di morte un compagno anarchico se lo avesse sfiorato.
“Ti cerco e ti ammazzo” sono state le sue parole. Inutile dire che il casino creato dalla polizia (ma non dovrebbero mantenere l’ordine pubblico?), ha suscitato molto interesse nei passanti, che si sono fermati a guardare la mostra e a prendere il volantino. Intanto, polizia e carabinieri accorsi indietreggiavano davanti ai manifestanti che li apostrofavano come fascisti mentre, al megafono,si spiegava alla gente l’accaduto.

anarchici

Di seguito il volantino

D I V E R S A M E N T E
Affermare che violenze e abusi sessuali sui minori siano conseguenza dell’essere omosessuali, è un atto terroristico in piena regola. Significa negare la libera scelta sessuale degli individui, considerandola, in taluni casi, come una vera e propria malattia da debellare, onde evitare di commettere uno dei crimini più disgustosi che si possano immaginare. È questo il discorso che si sono sentite in dovere di fare le alte cariche della Chiesa, nel bel mezzo della bufera del cosiddetto “scandalo pedofilia”, in cui sono coinvolti preti di tutto il mondo, coperti dalle più alte cariche del Vaticano – Pontefice compreso.
Un discorso del genere, oltre a sopprimere ogni possibilità di autodeterminazione della propria esistenza, getta le basi per la messa al bando dei “diversi” e legittima, socialmente e culturalmente, le persecuzioni nei loro confronti. Le aggressioni che sempre più spesso si ripetono ne sono un chiaro esempio. Si tace quando un gay viene accoltellato per inveire contro l’uso della “pillola abortiva” in nome della difesa della vita dei “non-nati”, per tornare a tacere quando un
integralista cattolico ammazza un medico abortista. Evidentemente non tutte le vite sono uguali e degne di essere vissute nello stesso modo. Tale concezione, del resto, si pone in continuità con tutta la storia di discriminazione che accompagna la Chiesa cattolica e le religioni di tutto il mondo.
Ma se da un lato, con simili affermazioni, il Vaticano prova a distogliere l’attenzione dalle orribili malefatte dei suoi rappresentanti, dall’altro, forte di un clima socio-politico particolarmente favorevole, prova a condizionare la vita di ognuno per mezzo di pratiche di controllo sul corpo e sulla mente, perseguendo il suo scopo millenario: la sottomissione e l’obbedienza delle masse per mezzo dell’oscurantismo.
Intromettersi nell’utero di ogni donna e sbirciare sotto le lenzuola degli individui sono infatti pratiche finalizzate esclusivamente al controllo sociale: la Chiesa affianca in questo modo lo Stato nel compito fondamentale per la sua sopravvivenza e perenne riproduzione. Non a caso la campagna contro la distribuzione della pillola abortiva è stata portata avanti con indicazioni di voto precise a favore degli schieramenti politici più conservatori e reazionari. È un chiaro esempio
di questa nuova forma di collaborazionismo tra Stato e Chiesa, la cui contropartita è stata la presa di posizione dei neogovernatori di Veneto e Piemonte contro la distribuzione della pillola abortiva negli ospedali delle regioni da loro governate, nonché l’assordante silenzio di qualsiasi esponente politico dopo le dichiarazioni del cardinal Bertone sul rapporto tra omosessualità e violenza sui minori.
A qualcuno potrebbe sembrare strano sentir parlare di collaborazionismo tra Stato e Chiesa, ma basta guardare indietro alla storia per vedere come l’autoritarismo di queste due istituzioni sia sempre andato a braccetto.
Durante la guerra civile in Spagna, per combattere questo stesso collaborazionismo, i rivoluzionari fucilavano i preti e incendiavano le chiese. Se si fosse percorsa ovunque quella strada, forse ora non staremmo parlando di tutto ciò…
Eretici
Via Massaglia 62/b - 73100 Lecce
Ogni lunedì e giovedì dalle 21
D I V E R S A M E N T E
F.i.p. 28/4/10 Via G. Bruno, 27 Roma

DUE INIZIATIVE DEGLI ANARCHICI SALENTINI

Giovedì 6 MAGGIO
Ore 17.00

Ateneo dell’Università - piano seminterrato
LECCE
Proiezione: «Grecia, dicembre 2008»
(la rivolta sociale dopo l’assassinio di Alexis)

Venerdì 7 MAGGIO
dalle 17.00

Corte dei Cicala LECCE
Presidio e Mostra sugli Omicidi di Stato in Italia


Terrorista è la polizia che ammazza per strada, nelle caserme, nelle galere (Cucchi, Aldrovandi, Frapporti…). Che esegue le retate fra gli stranieri per rinchiuderli nei CIE o manganella chi manifesta la propria opposizione.
Terrorista è l’esercito che massacra intere popolazioni per il controllo delle risorse dei loro territori (Iraq, Afghanistan...).
Terrorista è questa organizzazione economica che costringe gli esclusi a sopravvivere in condizioni sempre più inaccettabili, mentre i ricchi si ingrassano. Che crea obbedienza con il ricatto di un misero posto di lavoro che troppo spesso è solo produzione di nocività.
Terrorista è il sistema giudiziario che rinchiude in carcere quanti non accettano passivamente lo svuotamento della propria vita e si ribellano.
Terrorista è chi fa «uso indiscriminato della violenza al fine di conquistare, consolidare e difendere il potere politico», pratica indispensabile alla sopravvivenza di ogni Stato.

Ma di tutto questo, ovviamente, non potrà esservi traccia nella «giornata in ricordo delle vittime del terrorismo» che le istituzioni italiane si accingono a celebrare… poiché altrimenti lo Stato dovrebbe giudicare se stesso...

Per contatti: peggio2008@yahoo.it - via Massaglia 62-b Lecce

Josef Ratzinger: santo protettore dei PEDOFILI e degli OMOFOBI

Nel 1985, Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, in una lettera si oppose alla riduzione allo stato laicale di un sacerdote pedofilo Usa, padre Stephen Kiesle. Lo rivela l'agenzia di stampa Usa Associated Press. Secondo quest'ultima il Vaticano ha confermato la firma di Ratzinger sulla missiva. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, non commenta: "Non rispondiamo a singoli documenti".L'agenzia stampa statunitense ha ricostruito così i fatti. Nel 1981 la diocesi di Oakland chiese al Vaticano che padre Kiesle venisse rimosso, dietro indicazione dello stesso sacerdote; era l'anno di nomina di Ratzinger alla testa della Congregazione per la Dottrina della fede. In precedenza, nel 1978, il sacerdote era stato condannato a tre anni di libertà vigilata dopo non aver contestato le accuse di molestie e condotta lasciva a danno di due ragazzi nel rettorato di una chiesa nella zona della Baia di San Francisco. Nel 1982, il vescovo di Oakland, John Cummins, scrisse alla Congregazione per la dottrina della fede sostenendo la necessità che il sacerdote non venisse riammesso nel lavoro pastorale. "E' mia convinzione - scriveva - che non ci sarebbe scandalo se questa richiesta venisse accolta e che ci sarebbe maggiore scandalo alla comunità se a padre Kiesle fosse accordato di tornare al ministero attivo".

Ratzinger rispose nel 1985. Nella missiva, che l''Ap' ha fatto tradurre dal latino, il futuro Papa afferma che gli argomenti a favore della rimozione del sacerdote sono di "grande significato", ma aggiunge che simili azioni necessitano grande cautela e più tempo. Il cardinal Ratzinger consigliava al vescovo americano di assicurare al sacerdote "la massima cura paterna possibile". Ratzinger sottolineava poi che qualunque decisione relativa alla riduzione allo stato laicale di padre Kiesle doveva tenere in considerazione "il bene della Chiesa universale" e il "danno che concedere la dispensa può provocare nella comunità dei credenti in Cristo, in particolare considerando la giovane età" del sacerdote, che all'epoca aveva 38 anni. L''Associated Press' riferisce che, a quanto documentato dagli archivi di Oakland, la diocesi tornò a chiedere che il sacerdote venisse rimosso.

A padre Kiesle furono rimossi i poteri sacerdotali nel 1987. I documenti non indicano che ruolo ebbe Ratzinger nella decisione. Nel 2002 il sacerdote fu arrestato con 13 accuse di molestie dagli anni Settanta. Nel 2004 fu condannato a sei anni di prigione per gli abusi su una bambina di sei anni. Oggi ha 63 anni.

In serata il Vaticano ha smentito il significato della lettera. "L'allora cardinale Ratzinger non coprì il caso ma, come si evince chiaramente dalla lettera, fece presente la necessità di studiare il caso con maggiore attenzione. Da tener presente che la rimozione dall'incarico era allora competenza del vescovo locale e non della Congregazione della Dottrina della fede" dichiara il vicedirettore della sala stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. In precedenza, il portavoce vaticano padre Lombardi aveva affermato che il Papa "è un Pastore all'altezza di affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate".

Questa è la Chiesa, questa è la cristianità e il cattolicesimo!

da Indymedia

"INTELLETTUALI" PER CASA POUND

di tartaruga con la IIIa media
Non sono piu' i tempi di Balbo (Italo non Abel) che affermava "Quando sento la parola intellettuale, la mano corre rapida alla pistola» ...".
Eh no proprio no!
Ora i fasciofuturisti del Blocco Conigliesco scrivono appelli che mandano in giro sperando che qualcun di loro gli elemosini una firma (ste cose le facevamo gia' 40 anni fa).
L'appello contro l'odio (che fa tanto PDL) lo stanno cominciando a firmare i loro amici intellettuali, anzi direi proprio presunti tali!
Notare nella lista l'intellettuale Tassinari (ahahah fatte nantra bira), l'intellettuale Mia Grassi (la giornalista del giro loro e di ADN Kronos che je fa passa' tutti i comunicati), l'intellettuale Raffaele Morani (ahahah ve prego dai!) etc etc etc
tutti amici loro ma soprattutto INTELLETTUALI.
Ah dimenticavo, tra gli intellettuali c'hanno messo pure il Kapò loro, Gabriele Adinolfi (dacce le quote!) quello che ha messo su er giochetto de CPI e che insieme ai "prescelti" campano sulle spalle dei camerati NON intellettuali.

Ma a voi la lista destinata ad ingrossarsi di altri super intellettuali:
Luciano Lanna - vicedirettore de Il secolo d'Italia
Enzo Raisi - deputato del Pdl
Ugo Maria Tassinari - saggista
Annalisa Terranova - giornalista de Il secolo d'Italia
Annamaria Gravino - giornalista de Il secolo d'Italia
Massimo Malpica - giornalista de Il Giornale
Mia Grassi - giornalista
Vitaldo Conte - critico d'arte
Carlo Gambescia - Saggista ed economista
Adriano Scianca - giornalista de Il secolo d'Italia
Raffaele Morani - giornalista
Daniele Petraroli - giornalista
Corrado Delfini - pittore
Antonio Pannullo - giornalista del Secolo d'Italia
Antonio Rapisarda - giornalista di FareFuturo webmagazine
Gabriele Adinolfi - Noreporter
Federico Brusadelli - giornalista di FareFuturo webmagazine
Marco Guerra - Ufficio Stampa Ministero Ambiente
Giovanni Damiano - scrittore
Domenico di Tullio - scrittore
Alfio Krancic - vignettista
Maurizio Murelli - società editrice barbarossa
Augusto Grandi - giornalista de Il Sole 24 ore
Federico Zamboni - giornalista
Marco Battarra - Ritter Edizioni
Alberto Manca - Ritter Edizioni
Andrea Benzi - giornalista
Vito Orlando - caporedattore Ufficio stampa Regione Sicilia

A CAMERA' GRAZIE DI ESISTERE

ps
c'e' pure un tale Sandro Solinas che nei loro forum, siccome ha scritto (dice) un libro sugli stadi, vorrebbe esse annoverato tra ste menti eccelse. beh come biasimarlo infondo?!

da Indymedia

martedì 4 maggio 2010


Lo scorso 30 aprile Claudio Scajola ha dato a Shell Italia il permesso di compiere ricerche petrolifere nel Golfo di Taranto. Una notizia preoccupante proprio a pochi giorni dal disastro nel Golfo del Messico che, oltre ad aver causato molti morti, è una forte minaccia per la biodiversità di questi luoghi.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha rilasciato proprio il 30 aprile a Shell Italia il permesso di ricerca petrolifera offshore nel Golfo di Taranto, mentre il Presidente Obama impone il blocco delle trivellazioni petrolifere in mare a seguito del disastro nel Golfo del Messico.

Il WWF è preoccupato delle conseguenze che potrà avere il decreto, firmato il 29 aprile, che “semplifica le procedure per le attività di ricerca petrolifera svolte d'intesa con le Regioni”.

Il WWF chiede forti rassicurazioni sul fatto che la valutazione di impatto ambientale, necessaria nel caso di trivellazioni a scopo di ricerca come quella approvata nel Golfo di Taranto, sia stata fatta nel migliore dei modi e che ogni misura di prevenzione sia stata adottata per limitare e mitigare i danni che ogni trivellazione in ogni caso comporta.

Speciali precauzione vanno adottate in quei tratti di mare o nelle vicinanze di coste ad elevato valore per la biodiversità. Ricordiamo infatti che il Mediterraneo, una delle 200 ecoregioni a più alta biodiversità del mondo, è tutt'ora uno dei mari con la più alta concentrazione di idrocarburi dovuti non a disastri, ma al cronico sversamento di petrolio effettuato illegalmente dalle navi cisterna.

Quasi un quarto delle petroliere del mondo passa dal Mediterraneo.

“Ma in tutto questo sconsolante panorama, l’unico effetto positivo potrebbe trovarsi nell’aumentata consapevolezza che così non si può andare avanti e che la spinta verso energie alternativa meno pericolose e devastanti dovrà crescere sempre più rapidamente. Anche per non accelerare la corsa verso la fine del mondo che, potrebbe arrivare anche prima del 21 dicembre del 2012 , data prevista dalla profezia del calendario Maya” dice Fulco Pratesi Presidente onorario WWF Italia nel suo nuovo blog “Biodiversamente” ospitato su National geographic, a commento del disastro nel Golfo del Messico.

da Indymedia

Soffiare sul fuoco


Brevi considerazioni sul crac greco e l'attacco al welfare europeo

di Francesco Raparelli
E così la sciagura economica della Grecia e in generale dell'eurozona sembra per il momento rinviata. Il primo ministro Papandreou ha annunciato di aver raggiunto l'intesa con Ue e Fmi, il prestito di 45 miliardi di euro (tra 100 e i 120 in tre anni) garantirà il debito greco nel breve periodo. Accordo ‒ precisa Papandreou ‒ che impegna la Grecia in una cura dimagrante senza precedenti: è facile intuire che a dimagrire saranno i salari (le stime parlano di un 30%) e le prestazione sociali del welfare. L'obiettivo dell'emergenza speculativa di questi giorni probabilmente è stato centrato: non solo l'euro esce molto provato dal crac greco, in generale per una buona parte dei paesi europei (Portogallo, Spagna e anche Italia) si presenta la necessità non rinviabile di ridurre ulteriormente la spesa pubblica.
Lo scenario che abbiamo visto all'opera in questi giorni ci aiuta a riflettere, seppur molto stenograficamente, su almeno tre punti: la crisi della dinamica costituente europea; la piena riaffermazione dei mercati finanziari dopo il collasso del 2007-2008; il ruolo nefasto degli istituti di valutazione.


1. E' evidente che il comportamento tedesco in questa drammatica occasione di crisi ci consegna una novità assoluta. La Germania, il paese che più ha investito in questi decenni nella costituzione dello spazio europeo, si è presentata per la prima volta egoista, segnata dai propri interessi nazionali. Il cosmopolitismo kantiano, ricordato (anche) sulle pagine di Repubblica da Ulrich Beck, è stato largamente soppiantato da un realismo carico di prudenza e di paura. La Merkel, infatti, sa che i tedeschi sono almeno per due terzi contrari al prestito di 9 miliardi di euro (la quota tedesca) nei confronti della Grecia, per questo ha tenuto duro fino alla fine, spaventata dai possibili esiti elettorali (le elezioni regionali del 9 maggio) di uno strappo troppo cruento. Altrettanto, la Merkel ha utilizzato in termini propriamente politici la crisi greca per ridefinire i rapporti di forza all'interno dello spazio europeo. Non è casuale, infatti, che oggi le sue dichiarazioni siano inequivocabili: nuove regole per lo spazio europeo, meglio, Europa a due velocità, chi non rispetta gli accordi finanziari non ha più diritti politici.


La crisi greca mette in evidenza due processi tra loro connessi: per un verso il nuovo ruolo degli stati-nazione dentro la crisi economica e globale; per l'altro il declino non tanto e non solo dell'ipotesi costituente europea, ma dell'Europa come forza politica ed economica continentale. Nel primo caso l'esempio Merkel è assolutamente illuminante: dentro la crisi riemergono con forza, nella società, gli egoismi e gli interessi nazionali (oltre alle piccole patrie xenofobe) e la politica, che naviga a vista a caccia di consensi, non può far altro che assecondare (seppur in modo strumentale) e alimentare queste spinte. Possono insistere quanto vogliono Prodi e Beck sulla necessità di riconsegnare la politica ad una solida rigidità normativa (e universalistica), ma la destra vuole vincere e sa che per farlo c'è solo la parzialità del realismo, seppur a breve termine e priva di prospettiva. Più in generale la crisi economica globale ci presenta un mondo sempre più multipolare e sempre meno multilaterale: la nuova potenza cinese e il rapporto di comando Usa-Cina dimostrano ampiamente questo nuovo quadro. Ed è proprio in questo quadro che emerge con chiarezza il secondo punto precedentemente presentato: nel nuovo mondo multipolare l'Europa procede verso un inesorabile declino. Se la Cina, infatti, sembra essere già uscita dalla crisi economica e gli Stati Uniti sembrano ancora in grado di rilanciare una potente deterritorializzazio-ne tecnologica e delle risorse umane (la riorganizzazione della frontiera), la vecchia Europa sembra del tutto inadeguata a dare risposte efficaci. Non è casuale dunque che sia proprio il welfare europeo a definire il bersaglio degli hedge fund.


2. Mentre la Sec presenta il conto alla Goldman Sachs e Obama presenta al congresso la riforma dei mercati finanziari, sono ancora una volta i mercati finanziari a mettere il mondo nei guai. Vittima dei derivati e della speculazione, questa volta, l'euro e il welfare state europeo. Ritornano in scena, infatti, i big del collasso del 2007-2008: le agenzie di rating Standard & Poor's, Moody's e Fitch; le grandi banche americane, dalla Goldman a JP Morgan Chase; i grandi hedge fund (Soros, Paulson, Grenlight, Sac capital). La strategia è semplice: consapevoli del buco di bilancio imposto dal risanamento dei mercati e delle banche zeppe di titoli spazzatura, meglio, fiutato il rischio di insolvenza degli stati sovrani, gli hedge fund si mettono a lavoro favorendo la proliferazione di Cds (credit default swaps) che scommettono sulla banca rotta per guadagnarci. Il ruolo delle agenzie di rating in questa missione è del tutto evidente: declassare i titoli sovrani impedisce agli stati di rifinanziare il debito sul mercato (il rischio e l'innalzamento dei rendimenti è ingestibile) e dunque li spinge verso il precipizio. Nel mercato ‒ come ci segnala Andrea Fumagalli nel suo editoriale di venerdì 30 aprile (http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Il-biopotere-della-finanza/4767) ‒ il tema della convenzione è tutto: la razionalità degli agenti di mercato è definita da un elevatissimo tasso di gregarietà e di mimetismo (vedi C. Marazzi Capitale & Linguaggio, Derive Approdi). Non stupisce allora se in pochissimi giorni l'esplosione del panico non solo dilaga e condiziona i mercati, ma determina, ed è forse questa la cosa che ci interessa di più, la definizione di un accordo drammatico per il welfare greco, ma più in generale europeo. Il prestito della Bce e del Fmi, ampiamente caldeggiato da Obama che vede nella crisi del debito pubblico greco un nuovo “rischio Lehman Brothers”, ha come contropartita una stretta senza precedenti sulla spesa pubblica. Sembra una presa in giro ma non lo è: se la spesa pubblica è stata allargata a dismisura per sostenere le banche in crisi di liquidità e di fiducia, ora la stessa spesa pubblica deve essere compressa e a pagare saranno di nuovo gli stessi. Ancora, se nel primo caso le tasse hanno sostenuto il delirio finanziario e le speculazioni private di banche e agenzie assicurative, adesso la compressione dei salari e delle prestazioni pubbliche sosterranno il debito pubblico sempre più appesantito dalle nuove speculazioni finanziarie. E non è detto, inoltre, che risolto con i prestiti e i tamponamenti il problema di liquidità degli stati si risolva anche il problema di solvibilità: la solvibilità del debito, infatti, è indisgiungibile dalla tendenza alla crescita, tendenza che in questo momento è bassissima, tanto in Grecia, quanto in buona parte dell'eurozona.


3. In un recente articolo dal titolo estremamente esplicativo, I Signori del rating che declassano le nazioni (http://www.repubblica.it/economia/2010/04/30/news/signori_rating-3717987/), Federico Rampini ci illustra la storia delle agenzie di valutazione dei titoli di mercato che con i loro giudizi condizionano le caotiche vicende di imprese e speculazioni, banche e risparmiatori. Chiunque, per piazzare obbligazioni sul mercato utili a finanziarsi, deve passare per le tre agenzie Moody's, Standard & Poor's, Fitch: il giudizio favorirà il successo o determinerà la sconfitta. Sono proprio queste agenzie che, neanche tre anni fa, hanno mentito sull'affidabilità dei titoli derivati dai mutui subprime favorendone l'acquisti in gran quantità. Il resto è storia ormai nota. Altrettanto, sono queste agenzie che, in accordo con hedge fund e grandi speculatori, hanno deciso di sferrare un attacco senza pari all'euro e al welfare europeo.

E' interessante riflettere sulle agenzie di rating in un momento in cui il tema della valutazione, in particolare della valutazione delle ricerca e del lavoro cognitivo, sembra essere diventato, a destra e a sinistra, la panacea di tutti i problemi politici del nostro tempo. Dove c'è valutazione c'è merito e efficienza, quindi giustizia. Questa equivalenza ormai indiscutibile ci sembra quanto meno problematica se rivista alla luce della bufera dei mercati finanziari. Cosa ci insegna, infatti, l'ultima crisi economica? Che non c'è valutazione buona se non esiste controllo pubblico dei valutatori. È evidente, allora, l'assonanza con le tematiche universitarie: chi valuta i valutatori delle università e della ricerca? Esiste una valutazione buona o piuttosto il problema è riappropriarsi dal basso del dispositivo della valutazione e qualificare dei nuovi terreni di decisione comune sulla ricerca?

da GlobalProject

Siamo già a 250mila firme


Un'onda che cresce di giorno in giorno. Una settimana fa eravamo a 100 mila. Dopo il primo maggio siamo a metà dell'opera: duecentocinquantamila firme in otto giorni per la ripubblicizzazione dell'acqua. Un successo che travolge il Forum dei movimenti per l'acqua, che si erano posti come obiettivo di arrivare a 700 mila firme entro luglio. E la campagna sta producendo effetti anche sulla politica: ai banchetti delle firme ieri si sono visti numerosi dirigenti e amministratori locali del Pd, che a livello nazionale invece non appoggia apertamente il referendum. Mentre in Sicilia, nella finanziaria approvata il primo maggio con 53 voti favorevoli e 25 contrari (a scrutinio segreto), l'articolo 50 prevede il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Come? Attraverso la rescissione dei contratti tra gli Ato idrici e i gestori privati nel caso in cui non siano stati fatti almeno il 40 per cento degli investimenti previsti. Cosa che sull'isola non è mai accaduta. Così l'acqua tornerà in mani pubbliche. In ballo c’è il blocco degli appalti affidati a privati per 6 miliardi di euro. Anche in questo caso la norma è stata proposta dal Pd locale.

Per sapere dove si può firmare guarda la mappahttp://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=65


da Il Manifesto

domenica 2 maggio 2010

CECILIA STRADA RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE SONO STATI VICINI AD EMERGENCY


Grazie

Cari amici,
vorrei ringraziarvi dello straordinario sostegno che avete dato a Emergency in questa difficile situazione.
Insieme a voi abbiamo vissuto un periodo di grande preoccupazione per i nostri operatori umanitari e per l'ospedale di Lashkar-gah, l’unica struttura nella regione in grado di offrire cure chirurgiche gratuite e di qualità alle tante vittime di guerra.
Come sapete, i nostri tre colleghi italiani sono stati rilasciati con tante scuse. Un rilascio, come hanno detto gli stessi servizi di sicurezza afgani, frutto non di pressioni di sorta ma dovuto a una semplice, banale verità: sono innocenti. L’avevamo detto fin dal primo, durissimo giorno, e voi con noi. Dei sei collaboratori afgani che erano stati prelevati insieme agli italiani, cinque sono stati rilasciati il 28 aprile; sul sesto stanno proseguendo le indagini. I nostri avvocati e il nostro personale a Kabul continuano naturalmente a monitorare la situazione.

Stiamo già lavorando per la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah: continuare ad assicurare assistenza alle vittime di guerra – per il 40 percento bambini – è la nostra priorità, come lo è stata per i quindici anni della nostra storia.
Siamo riusciti ad affrontare a testa alta questi giorni durissimi grazie a due fattori. Il primo, naturalmente, era la consapevolezza che i nostri fossero innocenti. Ma l’altro ingrediente fondamentale siete stati voi: il vostro sostegno, le mail e le telefonate, la presenza a piazza San Giovanni (con il corpo o con lo spirito), le quattrocentomila firme in quattro giorni. Di tutto questo, non sappiamo come ringraziarvi. Anzi, lo sappiamo: continuando a fare sempre di più e sempre meglio il nostro lavoro, curando chiunque ne abbia bisogno. E siamo sicuri che voi non ci farete mancare il vostro sostegno in futuro, anche con un gesto che a voi non costa nulla, come la devoluzione del 5 per mille per gli ospedali di Emergency.

Ancora una volta, grazie di cuore. A presto,

Cecilia Strada
Presidente di Emergency

IL TUO 5 PER MILLE PER GLI OSPEDALI DI EMERGENCY
codice fiscale 971 471 101 55

sabato 1 maggio 2010

LE ORIGINI ANARCHICHE DEL PRIMO MAGGIO

Oggi e' semplicemente una festa come le altre. Non molta gente sa perchè il primo maggio e' diventato il giorno internazionale dei lavoratori e perche' noi dovremmo celebrarlo. Un pezzo in piu' della nostra storia che ci e' stato nascosto.

Tutto e' cominciato piu' di un secolo fa quando la Federazione Americana del Lavoro ha adottato una risoluzione storica che asseriva: " otto ore costituiranno la durata legale della giornata di lavoro dal 1 maggio 1886 ".

Nei mesi precedenti a questa data migliaia di operai avevano combattuto per la giornata piu' corta. Esperti e non qualificato, neri e bianchi, uomini e donne, nativi ed immigrati, tutti erano stati coinvolti nella causa.
CHICAGO
Nella sola Chicago in 400.000 erano in sciopero. Un giornale di quella città' riportava che «nessun fumo usciva dagli alti camini delle fabbriche e dei laminatoi, e le cose avevano assunto l'apparenza di un giorno di festa».

Questo era il centro principale delle agitazioni, e qui gli anarchici erano all'avanguardia del movimento dei lavoratori. E' anche merito dei loro attivisti se Chicago e' diventato un centro sindacale d'eccezione ed ha dato il piu' grande contributo al movimento per le otto ore.

Quando il primo maggio del 1886 gli scioperi per le otto ore paralizzarono la città', una meta' della manodopera della ditta McCormick usci'dalla fabbrica.

Due giorni dopo parteciparono ad una assemblea di massa seimila lavoratori del legno, anch'essi in sciopero.

I lavoratori stavano ascoltando un discorso dell'anarchico August Spies a cui era stato chiesto di organizzare la riunione dal'Unione Centrale del Lavoro. Mentre Spies stava parlando, invitando i lavoratori a rimanere uniti e a non cedere ai capi, i crumiri stavano cominciando a lasciare la McCormick.

Gli operai, aiutati dai lavoratori del legname, marciarono lungo la strada e spinsero i crumiri nuovamente dentro la fabbrica.

All'improvviso giunsero 200 poliziotti e senza alcun preavviso attaccarono la folla con manganelli e revolver. Uccisero uno scioperante, ne ferirono un numero indeterminato di cui cinque / sei seriamente.

Oltraggiato dai brutali assalti di cui era stato testimone, Spies ando' agli uffici dell'Arbeiter Zeitung (un quotidiano anarchico per gli operai immigrati tedeschi) e li' compose una circolare invitante i lavoratori di Chicago a partecipare ad un meeting di protesta per la notte seguente.

Il meeting di protesta ebbe luogo in Haymarket Square e fu tenuto da Spies e da altri due attivisti anarchici del movimento sindacale, Albert Parsons e Samuel Fielden.
L'ATTACCO DELLA POLIZIA

Durante i discorsi la folla rimase tranquilla.

Il sindaco Carter Harrison, che era presente dall'inizio della riunione, non aveva ravvisato nulla che richiedesse l'intervento della polizia.

Avviso' di questo il capitano della polizia John Bonfield e suggeri' che il grosso delle forze di polizia che attendevano alla Station House fossero mandate a casa.

Erano quasi le dieci di sera quando Fielden stava per dichiarare chiusa la riunione.

Stava piovendo molto forte e solo duecento persone circa erano rimaste nella piazza.

Improvvisamente una colonna di polizia di 180 uomini guidata da Bonfield entro' nella piazza ed ordino' alla gente di disperdersi immediatamente. Fielden protesto': «Siamo pacifici».
LA BOMBA

In quel momento una bomba venne gettata fra le file della polizia.

Una persona fu uccisa, 70 rimasero ferite di cui sei in maniera grave.

La polizia apri' il fuoco sulla folla.

Quante persone siano state ferite o uccise dalle pallottole della polizia non e' mai stato accertato esattamente.
CHICAGO NEL TERRORE

La stampa e i governanti chiedevano vendetta, insistendo che «la bomba era un lavoro di socialisti e anarchici».

Furono perquisiti luoghi di riunione, uffici del sindacato, stamperie e case private.

Tutti coloro che erano conosciuti come socialisti ed anarchici vennero portati dentro.

Anche molte persone ignare del significato di socialismo e anarchismo vennero arrestate e torturate.

«Prima le perquisizioni, poi il rispetto dei diritti di legge»: questa fu l'asserzione pubblica di Julius Grinnell, il procuratore di Stato.
IL PROCESSO

Otto uomini furono processati con l'accusa di essere assassini.

Questi erano: Spies, Fielden, Parsons e cinque altri anarchici coinvolti nel movimento dei lavoratori: Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe.

Il processo inizio' il 21 giugno 1886 nella Corte di Cooke County.

I candidati della giuria non furono scelti nel modo usuale, cioe' ad estrazione. In questo caso il procuratore Grinnell nomino' un apposito funzionario per selezionare i candidati.

Alla difesa non fu consentito di presentare le prove che questo funzionario speciale aveva pubblicamente dichiarato: «sto gestendo questo caso e so di cosa parlo. Questi imputati stanno sicuramente andando alla forca».
LA GIURIA

La composizione finale della giuria era chiaramente di parte, essendo essa costituita da uomini d'affari, loro impiegati ed un parente di uno dei poliziotti morti.

Nessuna prova venne presentata dallo Stato che uno qualunque degli otto uomini davanti alla corte avesse tirato la bomba, e che fosse in qualche modo connesso col suo lancio o avesse persino approvato tali atti.

In effetti, solo tre degli otto uomini erano stati in Haymarket Square quella sera.

Nessuna prova venne offerta che uno qualunque degli oratori avesse incitato alla violenza.

Persino il sindaco Harrison nel suo intervento al processo descrisse i discorsi come «addomesticanti».

Nessuna prova venne offerta che qualunque violenza fosse prevista. In effetti, Parsons aveva portato i suoi due figli piccoli al comizio.
SENTENZA

Che gli otto fossero a processo per il loro credo anarchico e per le loro attivita' nel sindacato fu chiaro fin dall'inizio. Il processo si concluse cosi' com'era cominciato, com'e' testimoniato dalle parole finali del discorso alla giuria di Grinnell:

«La legge e' sotto processo. L'anarchia e' sotto processo. Questi uomini sono stati scelti, selezionati dal Gran Giuri' e indicati perche' essi erano capi. Non sono piu' colpevoli delle migliaia che li hanno seguiti. Signori della giuria, condannate questi uomini, fate di loro degli esempi, impiccateli e salvate le nostre istituzioni, la nostra societa'.».

Il 19 agosto sette degli imputati furono condannati a morte

e Neebe a 15 anni di prigione. Dopo una massiccia campagna internazionale per la loro liberazione, lo Stato commuto' le sentenze di Schwabb e Fielden nella prigione a vita. Lingg truffo' il boia suicidandosi nella sua cella il giorno prima dell'esecuzione. L'11 di novembre 1887 Parsons, Engel, Spies e Fischer furono impiccati.
PERDONO

Seicentomila lavoratori parteciparono al loro funerale. La campagna per liberare Neebe, Schwabb e Fielden continuo'. Il 26 giugno 1893 il governatore Altgeld li libero'. Egli chiari' che non stava concedendo il perdono perche' pensava che gli uomini avessero sofferto abbastanza, ma perche' essi erano innocenti del crimine per il quale erano stati processati. Essi e gli uomini impiccati erano stati vittime di «isteria, giurie impacchettate e un giudice di parte».

Le autorita' ai tempi del processo credettero che questa persecuzione interrompesse il movimento per le otto ore, invece in seguito emerse che la bomba poteva essere stata tirata da un agente di polizia che lavorava per il capitano Bonfield. Una cospirazione che coinvolgeva alcuni capi per screditare il movimento dei lavoratori.

Quando Spies parlo' alla corte dopo essere stato condannato a morte, egli affermo' di credere che questa cospirazione non avrebbe avuto successo. «Se pensate che impiccandoci potete fermare il movimento dei lavoratori, il movimento da cui milioni e milioni di persone che lavorano nella miseria vogliono e si attendono salvezza, allora impiccateci! Qui voi spegnete una scintilla, ma dovunque intorno a voi le fiamme divampano. E' un fuoco sotterraneo: non potete spegnerlo.».

E questo, il primo maggio, rappresentò per molti decenni successivi: una scadenza annuale comune a tutto il movimento dei lavoratori, in ogni parte del mondo.
UNA GIORNATA DI LOTTA E DI MEMORIA STORICA

E molto spesso, fu proprio da questa giornata che la mobilitazione di massa dei lavoratori segnò momenti storici particolari, durante le due guerre mondiali, durante la resistenza e l'antifascismo.

Oggi parlarne ha un senso non solo per conservarne la memoria storica, ma per il contenuto, il significato che essa rappresenta in termini di coscienza di classe e di lotta degli sfruttati dove, in tema di orario di lavoro, diritti, salari, emancipazione, cambiamento della società liberista imperante, c'è molto da fare, non solo per riconquistare diritti e dignità rubati, ma per gettare sullo scenario dello scontro di classe in atto, gestito solo dal padronato attualmente, la forza e l'utopia delle masse lavoratrici.

da Indymedia